giovedì 11 gennaio 2007

Le iene della porta accanto

Oggi, mentre disfacevo presepe e albero di Natale, segno inequivocabile di feste terminate, ho seguito la trasmissione “L’Italia sul due” dedicata agli sviluppi della vicenda di Erba, la mattanza di quattro persone tra le quali un bimbo di due anni ad opera, si è scoperto, dei vicini di casa delle vittime. Mi sono goduta per l’ennesima volta l’imperdibile intervento del collega Merluzzi che si è detto meravigliato che “persone apparentemente normali” possano compiere stragi del genere.
Un bel caffè forte, una doccia gelata e magari quattro schiaffoni sarebbero di prammatica per darsi una bella svegliata.
Caro Merluzzo, sono proprio quelli che non sono pazzi con il colapasta in testa ma solo magari un po’ nevrotici che un bel giorno scoppiano e fanno queste belle cose.

Una ripassatina di casi famosi di cronaca non fa mai male.
Primi anni del secolo scorso, Francia, interno giorno. Henri Désiré Landru, specialità: la vecchia al forno. Vittime dieci signore benestanti e un ragazzino. Seduceva le signore con il suo fare da gentiluomo e con il suo aspetto da persona perbene e loro non avevano motivo di diffidarne.
Rostov, ex Unione Sovietica, anni 80. L’uomo che ha fatto tristemente diventare vera la storia che i comunisti mangiavano i bambini era Andrej Chikatilo, uno dei peggiori serial killers del secolo, assassino di più di 50 tra ragazzi, ragazze e bambini. Eppure era un bravo compagno, un membro del partito e quindi godeva di un certo prestigio. Quando fu arrestato una prima volta come sospetto fu rilasciato anche a causa della sua “rispettabilità sociale”.
1991, Stati Uniti, Milwaukee. Jeffrey Dahmer ama i frigoriferi spaziosi perché ci conserva le teste e i cuori dei suoi amanti occasionali. Una volta una delle sue vittime riesce a fuggire dalle sue grinfie e chiede aiuto in strada. I poliziotti che passano di lì credono si tratti di una banale lite tra omosessuali e credono alla versione di Jeffrey che è bianco, bello, di aspetto signorile piuttosto che a quella del ragazzo, di origine asiatica, e gli riconsegnano la sua vittima. Jeffrey è un cannibale e dalla sua casa provengono orrendi fetori ma quando finalmente viene arrestato dalla polizia i vicini fanno le meraviglie, come Merluzzi, “Era un ragazzo così simpatico e ammodo”.

Dal Manzanarre al Reno e da che mondo è mondo, il mostro non va in giro con i rasoi al posto delle dita come Freddie Kruger o imbracciando la sega elettrica di Faccia di cuoio ma è una persona come noi, indistinguibile dalla nostra faccia media borghese che vista una volta non te la ricordi mai più.
Spesso è stralucido, programmatore, capace di agire nell’ombra senza farsi scoprire per anni. A volte, certo, è fuori come un balcone, ma non necessariamente. E’ la famosa “banalità del male” coniata da Hannah Arendt per Adolf Eichmann, l’uomo qualunque dall’aspetto innocuo divenuto l’architetto dello sterminio degli ebrei.

Un punto che si deve sottolineare nel caso di Erba è che i vicini si, erano dei maniacali, dei frustrati, forse si tratta di un caso di folie-à-deux, ma comunque si sentivano intoccabili. Osservate quando intervistano le persone che abitano vicino al luogo dove si è consumato un fattaccio di sangue e viene chiesta loro un’opinione sul colpevole. Tutti che ripetono: “Era una persona normale, tranquillissima, salutava tutti. Una persona perbene”.

I coniugi assassini hanno potuto pianificare il loro delitto e andar lì sicuri con coltelli e spranghe e colpire la manina di un bimbo che cercava di difendersi perché nessuno avrebbe mai sospettato subito di loro, delle persone perbene. Nonostante si sapesse delle liti, delle denunce tra le famiglie delle vittime e dei carnefici. I media hanno poi inconsapevolmente fatto il loro gioco additando per giorni come colpevole il marito della donna uccisa Azouz, senza alcun serio indizio, come ha ben descritto A.I.U.T.O, ma solo perché tunisino.

E’ questo il fatto sensazionale della vicenda ed è qui che casca il Merluzzo. Fintanto che ci si stupirà e si faranno gli occhioni spalancati davanti all’uomo o alla donna qualunque che hanno cotto e mangiato la nonna e non si farà un’esame di coscienza sulla nostra ipocrisia non si capirà una cippa dell’animo umano, che è veramente capace di tutto, che ci piaccia o no.
Ad Erba, e non solo ad Erba, l’erba del vicino non è sempre più verde.
***
Leggete anche questo bellissimo post di Meslier sull'argomento.

11 commenti:

  1. candido23:19

    I due coniugi sono pazzi. Senza sofismi psichiatrici, sono da dichiarare maniacali tutti gli atteggiamenti che sfociano in omicidi efferati; conseguentemente gli assassini non dovrebbero essere carcerati per due motivi: non sono persone sane e non è possibile un recupero sociale che prescinda dalla loro cura. Andrebbero internati in un manicomio criminale. Poi ci si mette il pietismo di marca cattocomunista, con tutti i pregiudizi che ne derivano: la privazione della libertà è un torto a prescindere dalle motivazioni; la sicurezza sociale è assolutamente sottostimata; il garantismo produce situazioni aberranti, in cui situazioni di violenza vengono coperte e tollerate dalle istituzioni fino a che scoppia la tragedia, perché si è restii ad attuare misure preventive. Dulcis in fundo, il sistema perverso della medicina forense, che alimenta un business ricchissimo di perizie e gruppi di lavoro. C'è una cultura latente che esorcizza la malattia mentale rimuovendola, ed ha un catalizzatore potente nella psichiatria forense, decisa a non lasciarsi ridimensionare dall'evoluzione infausta di moltissimi episodi di follia. Considerati la generale inefficienza dello Stato, la corruzione, il regime permissivo, consideriamo quanti pazzi assassini circolano tra di noi dopo una condanna, senza il minimo controllo di medici ed autorità. Io ne conosco uno, che ha scannato letteralmente la moglie: gli è stato riconosciuto il raptus e dopo un breve isolamento gli hanno affidata la figlioletta... Ma era una persona molto in vista e per bene.
    Tutto giusto quello che dici, ma tanto per essere propositivo propongo che la Legge stabilisca norme preventive molto più rigide per i casi di violenza domestica, in famiglia o condominio. Sono tantissimi e non si muove foglia se non ci scappa il morto.

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  2. Ottimo post, complimenti! Ma se rifletto mi viene la pelle d'oca...l'insospettabile è per definizione quindi totalmente imprevedibile...che tristezza, però, un mondo dove ognuno sospetta del proprio simile!!Dove ci guardiamo in cagnesco l'un l'altro...Ma si può vivere così? Senza mai poter abbassare la guardia (neanche in casa propria)??

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  3. E se fossimo prigionieri dell'ipocrisia perché non riusciamo a liberarci della prigionia della paura?
    Accettare che le "persone per bene" che si incontrano ogni giorno
    siano in realtà foriere di assassini come qualsiasi altra categoria, classe o gruppo che dir si voglia, per molti vuol dire condannarsi ad una vita di sospetto nei confronti di ogni persona che non appartenga alla propria famiglia (ma di questo passo anche la famiglia diverrà un luogo inaffidabile). Di fronte alla paura del "diverso" si cerca la protezione del gruppo di persone "uguali", per questo anche di fronte all'evidenza di tutti questi fatti criminali non si vuole accettare la realtà. Essere ipocriti per non essere soli.

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  4. candido20:19

    Quei due non erano insospettabili, c'erano a loro carico precedenti molto seri. La nostra società usa una tolleranza esagerata verso la violenza quotidiana.
    Un mio amico musicista fu investito e picchiato perché voleva ragione, da un pregiudicato e sconsigliato di sporgere denuncia. In condizioni analoghe un anziano di mia conoscenza ha perduto un occhio senza ottenere alcun risarcimento dall'assalitore, un energumeno di cento chili censurato, che subì una condanna simbolica. Un pazzo picchiò una signora mia amica perché sostava davanti alla sua bottega: trascinata a terra e percossa con calci e pugni, mantiene un avvocato mentre questo cane rabbioso circola in libertà. La stragrande maggioranza delle vittime di scippi subiscono lesioni da criminali recidivi, per i quali la pena poi è minima. Il numero delle persone (spesso anziani e donne) permanentemente invalide a causa di queste aggressioni è notevole, sarebbe una idea unirle in una istituzione volontaria... Una mia collega indossa un collare da vent'anni. No, la Legge deve essere cambiata, prima che il cittadino si convinca di dover fare giustizia da sé: una cultura strisciante e pericolosa, che si annida nel cuore delle istituzioni, se a Catania il Viceprefetto plaude sulla stampa l'iniziativa di un corso di autodifesa nele scuole, contro il bullismo. Roba da andar fuori di testa! Io sono un genitore e pretendo che mia figlia sia tutelata dalla Scuola, non che scateni una rissa. Voglio che lo Stato sia presente e garante...

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  5. @ candido
    hai pienamente ragione. Il problema è proprio la rimozione personale e collettiva della malattia psichiatrica. Quanti preferiscono lasciare che il congiunto arrivi al punto di non ritorno piuttosto che vergognarsi di mandarlo dallo psichiatra? Guarda il caso di Cogne, hanno smosso le montagne per evitaredi affrontare la banale verità, un raptus di follia maturato in chissà quanti anni di rimuginìo nella casa isolata. La malattia, il disagio mentale VANNO CURATI!!
    Sia chiaro, i manicomi una volta erano luoghi orrendi dove i malati erano alla mercè spesso di veri e propri aguzzini molto più disturbati di loro. Si finiva in manicomio anche per un banale "esaurimento nervoso". Gli abusi, anche sessuali, erano molto frequenti sui pazienti. Una mia conoscente subì danni irreversibili per una terapia elettroconvulsivante sbagliata.
    E' stato un bene chiudere "quel" tipo di manicomio, ma se ne doveva creare un'alternativa in grado veramente di curare. Invece abbiamo un'accozzaglia di case protette, comunità ecc. dove spesso si parcheggiano i problemi invece di risolverli.
    La vera rivoluzione culturale sarebbe il considerare la malattia mentale come le altre e non vergognarsi più di doversi curare.
    Anche per evitare la cronicizzazione e la degenerazione nello scoppio di violenza del problema.
    Riguardo al tuo secondo commento. E' verissimo ciò che dici. Anche per piccole molestie spesso è impossibile essere difesi da uno Stato che interviene solo quando è troppo tardi. Avere un T.S.O. è molto difficile e se la persona è potente, praticamente impossibile.

    @ skeight
    non credo sia necessario vivere nella paura, altrimenti non è più vivere. In passato questa paura ha partorito mostri che si sono concretizzati nell'isolamento ed eliminazione fisica di interi gruppi sociali considerati "pericolosi". Come non accettiamo l'idea della morte altrettanto non accettiamo l'idea della follia. Ma non è nascondendosi o rifugiandoci nel pregiudizio che risolviamo la questione.
    Bisogna imparare a considerare la possibilità che il nostro vicino possa farci del male, il che vuol dire che non necesariamente lo farà veramente.

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  6. Anonimo08:35

    Ma come e` possibile che la nevrosi sia scoppiata a tutti e 2 insieme?
    O anche se vogliamo credere alla follia: lo stesso tipo di follia omicida?
    Bah!

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  7. Anonimo08:42

    Comunque, caro Candido, faccio mie le tue considerazioni.
    Grazie Lameduck per la segnalazione di quanto scritto da Meslier.
    Roberta

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  8. @ anonimo
    esiste la "folie à deux", e vi sono innumerevoli casi in criminologia di persone che hanno agito in coppia. Non è una cosa infrequente, specialmente se due anime si incontrano sulla stessa lunghezza d'onda nevrotica o psicotica. Ciao!

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  9. candido10:03

    La follia collettiva si rafforza esponenzialmente: due pazzi che interagiscono fanno per tre. E questo contesto comunicativo, patologico, non vale soltanto per i pazzi clinici, ma per le cosiddette persone sane: pensa al linciaggio, a intere società assassine come avvenne in Germania col nazismo, alla voglia di far guerra... Si può ammalare una intera società. Trovo molto saggio parlare di ecologia della mente

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  10. Io sono contrario ad una liberalizzazione delle armi da fuoco perché credo che ognuno di noi, sottoposto a una o più umiliazioni, potrebbe usarle per "liberarsi" del problema.
    Immagino quindi che sia possibile uccidere d'impulso chi ti vessa e ti umilia (o chi credi ti vessi e umili).
    Ma una strage no.

    E' vero, infine, che la nostra società non sia in grado di far valere il diritto di chi subisce continui torti all'apparenza di piccolo conto o minacce (la famiglia di mia moglie, anni fa, denunciò un pazzo che li minacciava nel condominio con un coltellaccio da cucina: la polizia rispose che fino a quando il pazzo non avesse commesso un delitto loro non avrebbero potuto fare nulla...).

    (Mi sono perso nei periodi ipotetici... grazie per il link ;-))

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  11. @ cima
    ecco, è quello che fa più paura. Avere un pazzo che ti minaccia ma le autorità non possono farci niente. Non so se negli Stati Uniti sono così tolleranti...
    E' scientificamente provato ("effetto arma") che tenere un'arma in casa come una pistola significa potenzialmente usarla. Quindi meglio evitare, anche se le iene hanno utilizzato coltelli da cucina e mazze.

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