sabato 24 febbraio 2007

Ecco DI COsa hanno paura

In questo strano paese borderline con un piede nel G8 e l’altro nel quarto mondo culturale, può capitare che in una mostra fotografica allestita a Bari il Sovrintendente alle Belle Arti ordini di rimuovere la foto qui a lato, raffigurante un bacio tra uomini. Oltre ad augurare al signore di essere immediatamente trasferito nella capitale emiliana così da potersi fregiare del titolo di Sovrintendente alle Belle arti bolognesi vorrei dire qualcosa a margine della nota faccenda dei DICO, la legge discount sulle unioni civili per le coppie di fatto sul cui destino post-crisi di governo tutti ci interroghiamo.

L’altissimo prelato dal ciuffo sbarazzino ci strapazza ogni giorno le gonadi con i suoi appelli alla salvezza della Famiglia dall'assalto dei DICO, ma oggi ha finalmente detto, seppure per allusioni, che cosa veramente gli fa paura. Una specie di coming-out.
Se già era imbarazzante scoprire che le scempiaggini dette sull’argomento dalla deputatessa già sfasciafamiglie Carfagna erano in realtà apporti ectoplasmatici del pensiero del sedicente filosofo Pera, rimango ancora più allibita nello scoprire che il Papa si è ridotto a citare, spero involontariamente, proprio la Carfagna con il suo accenno alle “convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale”. Pera-Carfagna-Ratzinger, il cerchio si chiude e non c’è più religione.

Dunque il problema sono le unioni omosessuali. E ci voleva tanto a dirlo? Sono mesi che ci girano attorno. Non sono le coppie di fatto qualsiasi, quelle talmente simili alle altre coppie che quasi non si distinguono dalle “origginali”, tanto sono ben imitate, ma le scandalose unioni tra uomo e uomo o donna e donna, magari più stabili e felici di quelle eterosessuali, a togliere il sonno al santo padre e magari anche a padre Georg.

Qui lo DICO e qui non lo nego. Secondo me una società si definisce veramente civile quando non discrimina più la sua componente omosessuale. Quando è capace di non scandalizzarsi di fronte a due donne o due uomini che si baciano, e permette a queste persone di vivere la propria vita liberamente, anche e soprattutto quando accolgono su di sé le responsabilità di una vita in comune. Non ci dovrebbe neanche essere bisogno di chiederlo un “matrimonio” gay. Dovrebbe esistere naturalmente, come esiste il matrimonio civile.

Ieri guardavo una vignetta su Verosudamerica a corredo di un post di Antonio sulla situazione della legislazione per le coppie gay in America Latina, decisamente più avanzata che da noi. La vignetta diceva: “La Chiesa si oppone alle unioni omosessuali?” “Dipende, se un ragazzo omosessuale sposa una ragazza omosessuale non c’è problema”.
E’ proprio ciò che accade di frequente e che fa capire come l’idea di matrimonio esclusivamente tra uomo e donna sia un qualcosa a volte di profondamente ipocrita.

Ma si rendono conto i signori bigotti di quale strada lunga e tortuosa sia quella che porta ciascuno di noi, una volta adulto, a potersi definire “eterosessuale” o “omosessuale” e a vivere la propria situazione accettandosi serenamente? E si rendono altresì conto di cosa significhi per una persona doversi sentire reietta a vita per qualcosa che non ha deciso di essere? E’ una cosa che mi ha sempre fatto sentire malissimo per empatia, e non solo per aver ricevuto le confidenze dolorose di amici gay.

Il Papa, facendo sospettare un tratto leggermente maniacale nel suo pensiero, si ostina a osannare la Famiglia, come se la Famiglia con la effe maiuscola, quella per intenderci formata da padre (uomo)-madre (donna) e ragazzini non si facesse già abbastanza male con le proprie mani. C’è ancora bisogno di ripetere che l’80% delle violenze sessuali sui bambini avvengono non nell’antro dell’orco nel bosco ma nell’intimità della propria casa, ad opera di persone di famiglia che proprio perché si sentono onnipotenti e patentati con bollo abusano dei piccoli come fossero una loro proprietà? Non sto a ricordare ancora una volta la cappa di omertà che le autorità vaticane hanno sempre steso sulla pedofilia e di come non siano altrettanto solerti nel denunciare la piaga degli abusi in famiglia.

Senza arrivare a questi estremi, la famiglia è spesso origine di sofferenza per i propri membri. Le famiglie dei vari mulini bianchi della pubblicità con le mamme strafighe già alle sei e tre quarti del mattino e mai con le mestruazioni dolorose, i babbi giulivi e i figlietti tanto buoni da sembrare finti ci mostrano un qualcosa che non esiste ed è per questo che queste pubblicità ci fanno tanta rabbia. La famiglia sarebbe una cosa bellissima ma raramente riesce ad esserlo, perchè siamo esseri umani.
La famiglia l’abbiamo assaggiata tutti e qualche volta il boccone è stato amaro. Ma anziché metterci a lavorare tutti per migliorare i rapporti tra le persone, per imparare a conoscerci, a rispettarci e ad amarci anche nelle differenze, ci si ostina – loro si ostinano – a voler tener in piedi a tutti i costi un simulacro dell’ordine costituito.

Mi viene in mente una cosa interessante. Ricordate quando “Ultimo Tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci fu sequestrato e addirittura bruciato sul rogo come opera indegna e indecente? Lessi qualche tempo fa che la cosa che aveva fatto andare in bestia i censori erano stati, più che le situazioni sessuali i dialoghi che le accompagnavano, come questo: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”, che accompagnava la famosa scena di sodomia.

Non so che fine farà la legge sui DICO (già PACS) nonostante la buona volontà delle ministre Pollastrini e Bindi. Nei 12 punti-regalo con il governo in premio non ve n’è traccia e sono pessimista. Nel fuoco di fila degli ipocriti, delle bolle papali e delle puttane sante probabilmente o si farà o un papocchio o si accantoneranno in attesa di millenni migliori. Prodi se non ha il coraggio non se lo può dare.
Io però continuo a sperare che un giorno anche il mio paese possa chiamarsi veramente civile.

15 commenti:

  1. Ottimo pezzo: concordo pienamente!
    buon fine settimana carissima Lameduck ;-)

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  2. pero' loro vanno in giro con la sottanina... :-D
    Sono pienamente d'accordo con te cara lameduck!

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  3. Un articolo con il quale mi trovo d'accordo al 110% e, fosse per me, domani lo farei leggere in tutti i telegiornali a pranzo e cena, al posto del solito carosello di ciance.

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  4. Ah, qualcuno provi a spiegare un po' di cose, un ABC della vita reale, ai "baluardi del cattolicesimo" come questo qui:

    www.sergiodegregorio.com

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  5. Anonimo06:49

    GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT

    Finalmente liberi!

    di Antonello De Pierro

    Era ora! La legge che pone fine all’obbligatorietà del servizio di leva è finalmente una realtà. Termina così la girandola di amarezze e delusioni che la stragrande maggioranza dei nostri giovani, chiamati ad assolvere gli obblighi di leva, è stata da sempre costretta ad incassare, perdendone abbondantemente il conto. Il festival dell’ingiustizia, delle assegnazioni e dei trasferimenti incredibili, decisi al tavolo delle raccomandazioni e dei clientelismi, senza nessuna logica o pudore di sorta: soldati spediti da Palermo a Udine, braccia “rapite” dallo Stato a famiglie bisognose, e rampolli privilegiati, parcheggiati nell’ufficio dietro casa. Il Rubicone della vergogna, attraversato sfacciatamente dai burattinai degli uffici di leva e delle caserme, muovendo inesorabilmente i fili del destino di ragazzi impotenti, spesso sacrificati sull’altare di frustrazioni personali dei superiori, finalmente sta per prosciugarsi. La “pacchia” dei graduati, abilissimi nel sottomettere giovani inermi, facendosi scudo con le opinabilissime leggi militari, che schiacciano, marciandoci sopra con i cingoli, la loro dignità, inizia a intravedere il tramonto. Chi pulirà le caserme, i “cessi” putridi e puzzolenti, le stanze e gli uffici degli ufficiali e dei “marescialloni” spocchiosi? Chi spazzerà i cortili per ore, spettacolo preferito dalle pupille dei graduati, attenti affinché venisse raccolta anche la “cicca” più minuscola (ottimo esercizio per chi avesse voluto impiegarsi come operatore ecologico al termine del servizio di leva, ma perfettamente inutile per la formazione di un soldato)?Chi impartirà lezioni gratuite di latino, greco, matematica o fisica ai figli “somari” di colonnelli e generali, quando il ragazzo laureato preferirà affrettassi a trovare qualche spiraglio nel muro di gomma del mondo del lavoro, piuttosto che seppellire un anno della sua vita nello squallido grigiore di una caserma? Particolarmente difficile appare in questi giorni penetrare quel guscio di riservatezza, che protegge come un’armatura l’universo militare dal mondo dei civili. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha dribblato con sorprendente abilità la richiesta di un’intervista da parte del nostro giornale. Ma noi, che non amiamo assolutamente mettere il morso alla nostra inarrestabile voglia di verità, non possiamo sorvolare su gravi episodi legati alla moritura “naja”, nutrendoci al banco della nostra esperienza diretta, dove troviamo ricordi che ancora passeggiano vivi nella nostra memoria. Come possiamo non toglierci il sassolino dalla scarpa, foderandoci gli occhi con il prosciutto, di fronte alla verità che preme per scivolare tra le righe di un foglio provvisorio di giornale? Per ognuno un film lungo un anno e con all’incirca lo stesso copione, fatto di angherie, soprusi, arbitrarie privazioni della libertà personale. Un anno trascorso vivendo di nulla ai margini del nulla, con la rassegnazione pronta a spegnere immediatamente qualsivoglia ruggito di vitalità. Finalmente si volta pagina. Agli occhi di chi scrive la memoria mette a fuoco fotogrammi spaventosi. Ragazzi avviluppati dalla spirale del sistema militare, privati della volontà, della dignità stessa di esseri umani, ridotte a puro sussurro. Costretti a subire turpiloqui e ingiurie a più non posso, senza la possibilità di reagire; a mangiare con le mani e ad elemosinare un bicchiere d’acqua nella desolazione dell’Ospedale Militare di Firenze; a dormire con cinque coperte e cinque maglioni in gelide camerate senza riscaldamento (naturalmente nelle camere confortevoli degli ufficiali il caldo era insopportabile); a subire incredibili atti di “nonnismo”, a fare flessioni sulle braccia, portando il naso a due dita da una nauseante quantità di “merda”, troneggiante in bella mostra sul biancore di una “turca”. E molto altro congelato nei file mnemonici degli sventurati protagonisti. Spesso qualcuno più debole non ha retto e ha deciso di chiudere i conti con la vita prima del congedo. Con sorprendente rapidità, sugli scandali sanguinolenti, è sceso sempre puntualmente il velo del silenzio e dell’omertà.
    Tutto ciò sarà presto finito. Finalmente!

    http://www.italymedia.it

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  6. Di solito non leggo i post "troppo" lunghi, ma per te un'eccezione è d'obbligo. Sono d'accordo con te: è la "differenza" ma soprattutto è l'amore che non essendo platonico, turba quelle "mammolette", perché in fondo in fondo preferirebbero tornare a quelle tonacone con un bico ad una certa altezza, e con su scritto "non lo fo per piacer mio, ma per amor di dio!" cioè non sesso ma pura procreazione, con la donna sottomessa (ed umiliata). D'altro canto, invece, li hai mai sentiti strillare contro gli ignobili spettacoli in TV, vera mercificazione di bassa lega del sesso? Chissà perché? Buona domenica!

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  7. Anonimo11:11

    Il fulcro della cultura cattolica è nell'imporre agli altri la propria morale, morale assoluta e perciò indiscutibile: risolvendo le contraddizioni della condotta in privato, nel confessionale. Credo che i cattolici sono assillati, prima ancora che dal controllo sulle persone, dal fondamento di questo pensiero unico, che non sia posto in crisi, in discussione. E, peggio, non credo che in loro vi sia tanto l'assillo di verità, perché altrimenti non accetterebbero che i loro dogmi di fede fossero posti da una assemblea di vescovi: è il conforto di sottomettersi ad uno stato autoritario, che si nutre della loro coscienza e li assolve, sottraendoli alle contraddizioni del libero pensare, al margine di dubbio che è nella vita degli uomini. Sono falsi e convenzionali, puniscono lo scandalo piuttosto che curare i malanni. Non mi sorprenderebbe che il censore di quell'immagine innocente, che esprimeva un atto d'amore, fosse un omosessuale. In privato.

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  8. candido11:12

    e mannaggia, dimentico la firma!

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  9. hanno paura dell'amore!

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  10. Veramente un bel post.
    Condivido tutto in pieno.
    Grande il mio personale sdegno per i DICO sacrificati in onore del grande centro e del vaticano per permettere a questo governo di continuare a vivere.
    tristissimo, se ci penso provo solo rabbia e disgusto.

    si è persa un occasione per far evolvere la nostra società retrograda e vecchia.

    p.s. grazie per avermi citato.

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  11. Lame, sul blog di DeGregorio un mio intervento in cui linkavo questo tuo articolo è stato pubblicato, passando le ristrette maglie della moderazione :D

    Qualche No-Dico-No-Pacs fan boy potrebbe scoprire quanto sono medievali le convinzioni che gli sono state indotte dall'armata di Ruini :)

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  12. Si ha sempre paura di ciò che è in noi stessi, infatti si dice: il peccato è negli occhi di chi lovede...

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  13. Io non riesco proprio a capire perchè le coppie omosessuali o eterosessuali conviventi diano loro tanto fastidio. Nel peggiore dei casi, se la vedranno dopo morti loro con il padreterno incazzato. Perdonano i mafiosi, i guerrafondai, gli assassini, i macellai...ma le coppie conviventi no. Ma saranno strani, eh?

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  14. Anonimo18:52

    Oggi pomeriggio ho ascoltato Fassino, intervistato dalla Annunziata, dire che i Dico sono al vaglio della Commissione Giustizia del Senato, dove sembra giacciano almeno 7 progetti di legge diversi in materia.
    Non sono citati nei 12 punti da Prodi perchè, in qualche modo, il loro iter prosegue senza che ci sia bisogno di metterli tra le prossime priorità del governo.
    Sarò ingenua, ma voglio fidarmi.
    Complimenti per l'articolo.
    Miriam

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  15. Il mio odio per l'uomo sta diventando sempre più vasto... l'essere umano ha completamente dimenticato di avere un "cuore". Come si può ordinare di rimuovere una foto da una mostra solamente perchè questo urta una non-meglio-definita "morale"?!?!? Sono inorridito dal livello d'ignoranza raggiunto nel nostro paese.... altro che 2007, qui il medioevo regna sovrano! Crepi l'uomo e si porti nella tomba tutto il suo disgustoso odio. Baci

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