mercoledì 20 giugno 2007

Esami di immaturità

Stamattina, da Galatea, ho letto della burla realizzata dai ragazzacci di Giornalettismo ai danni dei maturandi, con la pubblicazione sul web di false tracce per la prova scritta di italiano. Una pesca a strascico miracolosa nelle cui reti sono stati acchiappati migliaia di bei pesciolini, e qualche tonno che nuota nelle redazioni dei giornali.
Oggi leggo post di replica dove li si accusa di aver voluto prendere in giro i poveri ragazzi in attesa dell’esecuzione, nel braccio della morte. La burla era in realtà troppo raffinata per la maggior parte dei palati. Vi rimando ai link sopra citati per comprendere qual’era invece il lodevole senso dell’iniziativa.

Di mio voglio solo dire che questa storia dell’esame di maturità è francamente ridicola.
Ogni anno, tra il venti e il trenta di giugno, va in scena in Italia il grande psicodramma collettivo che coinvolge insegnanti, studenti e famiglie.
Quella che all’estero è una normale prova scolastica, vissuta forse come un poco più impegnativa di altre ma senza che da essa sortiscano morti, contusi e traumatizzati a vita, da noi è addirittura oggetto di libri, canzoni e film. Celebrata come la guerra, come l’amore. Oggetto di sacro e riverente timore come il totem.

Diciamo la verità e un’enorme banalità al tempo stesso. Di una banalità da far tremare i vetri. Se uno ha studiato durante l’anno e negli anni addietro, l’esame di maturità non è che una pura formalità, come lo è l’esame di laurea. La probabilità di essere bocciati è equivalente a quella che ho io di passare tra poche ore una notte di fuoco con George Clooney.

L’esame di maturità, che ripeto, non ossessiona affatto e altrettanto i nostri colleghi terrestri, abituati all’esistenza dei doveri nella vita, oltre che dei piaceri, è per noi italiani in realtà una prova simbolica, iniziatica. Percepita quasi come quelle prove tribali dove ti appendono per i pettorali con un mega piercing tipo “Un uomo chiamato cavallo”, avete presente? Non l’ho capito fintanto che non ci sono passata anch’io, tanti anni fa, da privatista.

Come viene vissuta la preparazione all’esame dallo studente tipo? Non studiando le materie in oggetto, come sarebbe logico, ma i metodi più raffinatamente truffaldini per farcela comodamente senza sforzo. Ai miei tempi era la cartucciera. Tanti piccoli rotolini del mar morto con ipotetiche tracce d’esame infilati in una cintura. E poi altri pezzi di carta infilati in ogni dove, misteriose formule tatuate sugli avambracci, sulla pancia. Oltre ai famosi Bignamini, per molti effettivamente il livello massimo di cultura possibile.

Siamo il paese dove fregare il prossimo è un’arte; la furbizia, nel senso di passare davanti agli altri non avendone diritto, una medaglia. Siamo il paese dove l’ignoranza più nera è un vanto; dove il giorno dopo la fine della scuola bisogna sbarazzarsi dei libri di testo scolastici al più presto, come di un cadavere in decomposizione. Per carità che poi al ragazzo un giorno non venga voglia di leggerli davvero, quei libracci.
Un ben consolidato pregiudizio attribuisce ai meridionali il primato in questo tipo di arte di arrangiarsi. In realtà, da quando sono andati al governo i pionieri dell'imprenditoria del nord-est e i cantori padani dell’evasione fiscale si è scoperto che il malvezzo è ahimè diffuso dalle Alpi a Lampedusa, che il furbetto sta in ogni quartierino del bel paese.

Gli ultimi dati sull’evasione ed elusione fiscali sono agghiaccianti. Mentre milioni di dipendenti e pensionati le tasse le pagano automaticamente, il capo del governo viene fischiato da chi denuncia redditi ridicoli, tiene dipendenti in nero e passa il resto del tempo a piangere miseria. Non vi vanno bene gli studi di settore? Scegliete lo scontrino fiscale. No, lo scontrino no, perché bisogna rilasciarlo. E se ve ne andaste a fare in culo? Un'altra banalità da incrinare il bicchiere: se le tasse le pagassimo tutti le pagheremmo tutti meno.

Cosa volete quindi, che i piccoli italiani figli di coloro che non rilasciano la fattura, che sono degli analfabeti di ritorno con il panico da foglio bianco e il cervello ottenebrato dai Grandi Fratelli possano concepire di doversi impegnare per un misero esame? Meglio cercare la pappa già fatta su Internet e incazzarsi quando si scopre che era solo una bufala. Io, sarò sadica e stronza, ma ho goduto.


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8 commenti:

  1. Pure io goddi (godetti?) copiosamente ;-)

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  2. La cosa triste è che in questo rituale (spesso scaramantico, c'è da dire) vengono spinte anche personcine davvero dabbene... :-)

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  3. Andaron per fregare e vennero fregati.

    E' la fotografia d'insieme dei commenti di diciassettenni inferociti ( e persino qualche loro genitore ! ) apparsi su giornalettismo. Quasi tutti rigorosamente sgrammaticati.

    Vennero fregati pur non essendoci alcuna fregatura sotto, era solo una burla tanto per ridere e sdrammatizzare. Ma loro no, sono convinti, è un bastardissimo complotto intergenerazionale.



    "Il prossimo scherzo andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre ridotte facoltà mentali"

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  4. Premetto che io affronterò questo "rito iniziatico" l'anno prossimo. Trovo assurdo tutto questo affannarsi per degli esami, ma, avendo due genitori insegnanti, so che buona parte del panico è creata dal fatto che molti studenti che hanno superato gli anni precedenti grazie ad interventi divini (es.3 debiti e 2 aiuti), improvvisamente si rendono conto che per entrare in molte facoltà o accedere a concorsi pubblici è necessario un voto di diploma di almeno 70/100. Un risultato irraggiungibile, ma che molti sperano comunque di ottenere "fregando" i prof.

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  5. #lame: appunto, tu sei sadica e stronza. ed e' per qusto che mi piaci.

    a proposito degli studi di settore, ieri sera ascoltavo su radio24 una trasmissione in cui intervenivano gli ascoltatori e dicevano la loro sull'argomento. c'era da mettersi le mani nei capelli (ad averceli).
    la perla:
    "sei costretto ad aderire allo studio di settore perche' se ti fai venire in casa il controllo della finanza, quelli qualcosa ti trovano per forza. mica possono fare un'uscita a gratis"

    ah, i piccoli imprenditori. come sono piccoli a volte.

    #cima: visto la fauna maturanda, il rituale non e' scaramantico ma scamarcico

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  6. @ jinga
    hai ragione e hai colto un punto importantissimo. Alle scuole superiori i ragazzi vivono quasi in una botte di ferro. Poi vanno all'università e scoprono che lì si può essere bocciati e dover ridare un esame tre-quattro volte. Magari non perchè sei un somaro, ma perchè il prof vuole "quella certa risposte con quelle esatte parole". Ho visto gente crollare psicologicamente di fronte a queste cose, che succedono poi normalmente in quella cosa che chiamiamo vita. Anche sul lavoro, quante volte ciò che fai non viene riconosciuto, boicottato, devi combattere con il titolare, con i colleghi?

    @ poldone
    posso essere ancora più sadica e stronza, se vuoi! ;-)
    Ma certo, li sento anch'io. Lo Stato percepito solo come nemico. La Finanza al soldo dei comunisti... Si cerca solo un minimo di equità, ecco tutto. Tutti avremmo piacere di pagare meno tasse ma che le paghino tutti, perbacco!

    @ tutti gli altri
    quotovi

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  7. Ricordo che cercavo di aiutare un caro amico a fare il tema d'italiano (non all'esame però).
    Dovemmo desistere.
    Infatti io , per non evidenziare che il compito non fosse farina del suo sacco, cercavo di fare un compito sintatticamente corretto che però rispecchiasse le sue idee ed il suo livello di erudizione. Cercavo di immedesimarmi nel mio amico, senza contare poi che dovevo fare anche il mio di compito.
    Tentammo due volte : prese due volte 3.

    Pensatoio

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