martedì 13 novembre 2007

L'insostenibile leggerezza dell'informazione

I fatti di domenica non hanno fatto altro che riproporre, in rapida sequenza e a prezzo di un atroce sacrificio umano, alcuni annosi ed irrisolti problemi del nostro paese: la facilità con la quale si spara in strada per neutralizzare dei presunti malviventi, il modo in cui si divulgano le notizie da parte della stampa, la difficoltà da parte delle autorità ad ammettere gli errori e la piaga degli ultras.

Faccio ancora fatica a pensare che l’agente Spaccarotella, nonostante il nome, possa aver sparato volontariamente impugnando la Beretta 92FS armata con proiettili “full metal racket” con entrambe le mani dall’altra corsia dell’autostrada su non si sa chi e per quale motivo, con il rischio di colpire uno qualsiasi degli automobilisti di passaggio.
Ammesso che il testimone che afferma di averlo visto mirare ad altezza d’uomo alla ispettore Callaghan sia attendibile, se non interverranno elementi nuovi, come per esempio la presenza di armi impugnate da qualcuno nel gruppo dei ragazzi della rissa, che potrebbe aver fatto credere all’agente di essere sotto tiro, questo fatto tragico si configurerebbe come un momento di pura follia, un blackout della ragione. Oltre che l’ennesima manifestazione del famigerato “effetto arma”, il fenomeno che spinge un individuo che impugna un’arma ad usarla, anche a sproposito.

Se ci fermassimo ad analizzare solo i fatti dell’autogrill potremmo notare che non è la prima volta che qualcuno viene colpito a morte da un agente delle forze dell’ordine a causa di un uso sconsiderato delle armi o per eccesso di legittima difesa e dovremmo chiederci quindi perché non vi sia la volontà, da parte delle autorità, di evitare il ripetersi costante di tali tragedie. Solo pochi giorni fa un ragazzo colpito e ucciso a Napoli perché fuggito ad un posto di blocco. L’ennesimo di una lunghissima fila.

Non possiamo dimenticare però che, a seguito della notizia della morte di Gabriele Sandri, domenica scorsa si è scatenato l’inferno di una guerriglia urbana che ha messo a soqquadro il paese. Merito anche di come è stata data la notizia.
Si è detto subito che il ragazzo stava andando a Milano a vedere la partita della sua squadra. Le prime notizie lo hanno identificato come tifoso laziale morto in seguito ad una rissa con altri tifosi juventini (per altro svaniti nel nulla).
Se, per paradosso, nessuno avesse identificato Gabriele come tifoso ma solo come DJ la cosa sarebbe finita lì e nessuno avrebbe, per dire, chiesto la chiusura delle discoteche d’Italia.

La pura fatalità e la leggerezza del dare la notizia colorandola di significato calcisticamente rilevante ha permesso che i gruppi di ultras violenti che cercano lo scontro con la polizia prendendo il calcio come pretesto si scatenassero in saccheggi e violenze, proprio il giorno in cui un poliziotto aveva colpito a morte un tifoso. E’ un miracolo che non sia morto nessun altro.
Si è data la notizia con una leggerezza sorprendente e senza pensare alle conseguenze, visto che si era di domenica e migliaia di persone, tra le quali migliaia di violenti, stavano per andare allo stadio. Non si è pensato prima di agire.

Altra gravissima responsabilità, questa volta da parte della polizia: si è provato a riutilizzare lo schema del sasso che devia sfortunatamente il colpo sparato in aria, come per Genova, senza pensare che la cosa sarebbe stata interpretata come provocazione da chi non aspetta altro che il pretesto per menare le mani. La cosa tra l'altro ha messo a repentaglio l'incolumità dei tanti colleghi che si trovavano nei commissariati assaltati.

Il ministro degli Interni da parte sua ha pasticciato parlando di trasparenza nell’accertare i fatti come se in altri casi non vi fosse stata, e i soloni che appestano i media non hanno trovato di meglio che dire le solite stronzate sul campionato da sospendere, i club da sciogliere ed altre assurdità. Chi dice che il campionato sarebbe da sospendere sa benissimo che ciò non potrebbe mai succedere, se non altro perché non fu sospeso dopo la morte dell’agente Raciti, appena nel febbraio scorso e nemmeno quando a morire furono a decine, all’Heysel. Troppi soldi in ballo, ma vogliamo scherzare? Anche le autorità del calcio hanno gettato benzina sul fuoco, tergiversando e rinviando partite con le belve scatenate già sguinzagliate per le strade a far danno. Una caporetto su tutta la linea.

Una vecchia lezione di psicologia sociale dei miei tempi universitari fu dedicata al ruolo del calcio come succedaneo della guerra. E’ un classico, come il complesso di Edipo.
In tempi in cui le guerre non sono più frequenti come una volta sul proprio territorio, un gioco ad alto significato rituale come il calcio funge da valvola di sfogo per tensioni che normalmente sono liberate nel combattimento. In un certo senso, se l’uomo sfogasse la propria frustrazione come tifoso allo stadio immedesimandosi nei colori del proprio “esercito” poi eviterebbe di praticare la violenza in altro luogo.

Il problema è che in Italia oltre al tifo allo stadio entra anche la politica. La stragrande maggioranza del tifo organizzato, i cosiddetti ultras, è connotata politicamente alla destra estrema. Una parte più piccola all’estrema sinistra. Sono dati ufficiali delle forze dell’ordine. Questi gruppi non vanno a giocare alla guerra allo stadio, portano la guerra allo stadio. Portano la violenza dal di fuori, la violenza dello scontro con gli sbirri per motivi che nulla hanno a che fare con lo sport. Questa violenza esterna, politica, si fonde con la violenza catalizzata dal gioco del calcio ed il cocktail diventa micidiale come le molotov.
Ciò che io trovo criminale è che i club non solo tollerino ma incoraggino e finanzino questi gruppi. Se i tifosi violenti sono terroristi allora i club sono fiancheggiatori del terrorismo.
Aggiungo che esiste un altro elemento intollerabile che aggiunge pericolo a pericolo: la politicizzazione di alcune frange della polizia, per cui manganellare certi gruppi di tifosi diventa manganellare gli avversari politici. Mi capitò una volta, in treno, di ascoltare i discorsi di due poliziotti, ragazzi giovani, come quelli che avrebbero affrontato allo stadio: “vai a Livorno domenica?” Si, e ci sarà da menare un bel po’ di rossi”.

Illudiamoci che la morte di Gabriele, ragazzo popolare e ammirato che ha dovuto pagare il conto della vita tutto in una volta una domenica mattina, possa servire a raddrizzare le storture che ho descritto, anche se personalmente non ci credo. Ieri, non so dove, forse proprio sul blog di Gabbo DJ, nel turbine della navigazione, ho trovato uan frase di questo tipo, agghiacciante: “Resterai sempre nel ricordo di quanti ti vollero bene, più o meno fino a mercoledì mattina”.

14 commenti:

  1. E' "full metal jacket" ;)

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  2. Anonimo00:52

    Politici e giornalisti sono lo specchio del popolo,il popolo è contento quando non è obbligato a pensare ma può indignarsi(è meravigliosa la pompata di adrenalina che da il sacro fuoco dell'indignazione),pontificare(so IO come sono andate le cose,a ME le balle non le raccontano),giudicare e condannare[se ci fossi IO li metterei a posto tutti(sopratuto il mio capo che mi tartassa tutti i giorni)].
    Politici,giornalisti,delinquenti eterroristi,hanno un grande pantano in cui sguazzare.
    Ho pensato troppo, è ora che vada a prendere la mia dose di indottrinamento da qualche TG della notte.
    Migliore domani a tutti.
    Alberto

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  3. guarda, penso che alla fine si voglia volutamente spostare l'attenzione sul pallone, in modo da mandare tutto a puttane e trincerarsi dietro il trito "il mondo del calcio deve intervenire". Imperativo che non ho mai capito... cioè, perché un criminale con una sciarpa di una squadra al collo non è più un criminale normale?

    Vorrei far notare che l'articolo 422 del nostro codice penale dice:

    "Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 285, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumita' e' punito, se dal fatto deriva la morte di piu' persone, con l'ergastolo. Se e' cagionata la morte di una sola persona si applica l'ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni."

    Il reato si chiama STRAGE, sparare da un pizzo all'altro di un'autostrada vi rientra.

    Il problema però è diventato delle società di calcio che non sanno gestire i violenti. Pare sia difficile accettare il fatto che "fra i tifosi ci sono dei violenti", ben diverso da "i tifosi sono violenti".

    perché quelli che hanno fatto i guerrieri della notte a Roma erano affiliati a gruppi di estrema destra prima che alla Roma o alla Lazio...

    Insomma, la vedo molto sfocata pure 'sta volta.

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  4. Dayan10:22

    Il poliziotto che ha sparato è stato molto sfortunato, non perché ha colpito mortalmente il ragazzo da una distanza notevole, ma perché ha ucciso un tifoso di calcio. Se fosse stato solo un Dj la vicenda sarebbe stata rubricata come "tragico incidente con colpo partito accidentalmente dalla pistola del poliziotto" come erano pronti a fare se non vi fosse stata la testimonianza di un agente di commercio che passava di lì. In tanti anni ne ho sentite parecchie di storie così, di colpi che scappano dalle pistole, di persone che senza motivo forzano un posto di blocco e vengono sparate ecc. ecc.
    Ci sono alcune cose evidenti ma che non si possono dire, succede assai spesso che il primo colpo venga sparato in aria e il secondo ad "alzo zero", che vengano usati i manganelli d'ordinanza per colpire con il manico i manifestanti, che i lacrimogeni vengano sparati non in aria ma verso le persone (c'è la prova tv, qualcuno direbbe).
    So benissimo che non bisogna criminalizzare le forze dell'ordine e sono profondamente convinto che la parte sana sia la maggioranza, ci mancherebbe.
    La cosa che mi preoccupa ed indigna è che in questo caso come in molti altri (i fatti di Genova, la morte di Federico Aldovrandi) non c'e mai la denuncia di un collega ma prevale sempre lo spirito di appartenenza sulla ricerca della verità e della giustizia. E' il silenzio delle persone oneste che dovrebbe preoccuparci, più che la punizione del copevole.

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  5. Analisi lucida e condivisibile. Vorrei, comunque, che si facesse chiarezza una volta per tutte sui metodi usati dalla polizia, sui manganelli usati al contrario e i lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo, sulla politicizzazione di agenti e tifosi.
    Perché non indagano e chiudono i posti dove questi tifosi di estrema destra si riuniscono e si organizzano? In Italia esiste l'apologia di fascismo.
    C'è un grosso problema connaturato addirittura alla scelta degli agenti, ma nessuno intende farsene carico e ne soffre la stessa libertà di pensiero e di parola, soffocata dalla violenza di atti illegali e anticostituzionali.

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  6. Anonimo12:16

    parlate di cose che ignorate e con superficialità delirante.
    Non avete mai messo piede in una curva e nn conoscete nulla dell'universo che ci gira intorno.

    Negli stadi è in atto una repressione violenta degna dei paesi sudamericani. Quella parte dell'opinione pubblica che solitamente è molto sensibile alle tematiche della democrazia o della violenza delle forze dell'ordine dimostra in questo caso tutta la sua viltà.

    Come detto in precedenza quando le manganellate e in questo caso i copli d'arma da fuoco, invece che abbattersi sui culetti paffuti dei noglobal, colpiscono un aggregato sociale che non partecipa ai banchetti radical chic, diventano legittime.

    Il ragionamento è semplice e disarmante: siccome gli ultras (e chi sia ultras o meno è difficile capirlo con chiarezza) sono brutti cattivi e fascisti vanno bastonati e se necessario accoppati.

    E via con una retorica degna di Belpietro: guerrigilia urbana per un auto in fiamme, devastazioni e saccheggi per il tentativo di impedire una partita di calcio, reati da Bulgaria dei bei tempi per chi manifesta il suo sdegno verso un omicidio.

    Siete complici e mandanti.


    Zoommantik

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  7. Io credo che ai "presunti" tifosi di domenica servisse un pretesto per poter fare quello che hanno fatto.
    La cosa tragica è che questo pretesto gli è stato fornito, prima con la solita stronzata del colpo sparato in aria (deviato da un UFO?), poi con la non sospensione delle partite e l'aver dato loro la possibilità di poter paragonare la differenza che passa tra la morte di un poliziotto e quella di "uno di loro".
    Il ritardo di 10 minuti sull'inizio delle partite è stata una cosa ridicola, ma visti gli interessi economici in gioco...
    THE SHOW MUST GO ON
    Su cosa e chi ci sia dietro queste frange di ultras sarebbe ora di fare un discorso molto serio

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  8. Anonimo ma che stai a 'ddì?

    Ma ti pare normale che una tifoseria sportiva debba essere politicizzata a tal punto da arrivare a scontrarsi con lo Stato? In una situazione normale ci sarebbe bisogno della repressione?

    Gli ultras sono una anomalia da normalizzare, perché non mi risultano altri sport in cui ( in Italia o altrove ) accadono tutte le domeniche disordini e tensioni.

    E non si devasta una città per manifestare sdegno, bella scusa per fare casino, fammi il piacere va...

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  9. Mi dispiace dirlo.
    Ma l'alzata di scudi degli ultrà
    farà sì che il poliziotto responsabile venga forse giudicato come un qualsiasi altro cittadino


    Pensatoio

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  10. Zoommantik10:57

    le tifoserie non si scontrano con le fdo perchè politicizzate. La politica nelle curve serve a fare del facile sensazionalismo e dare un mostro in pasto all'opinione pubblica cialtrona.
    Basta vedere le foto di ieri di repubblica con i ragazzi che facevano i saluti romani. In realtà stavano facendo un coro a mani alzate solo che nelle foto la dinamicità del movimento non appare e diventano saluti romani.

    Spesso nelle curve appaiono simboli politici o si fanno cori estremisti ma non credo serva una laurea in solciologia per capire come ciò faccia parte della costruzione di un identità "forte" di curva. Sarebbe sennò assasi curioso da scoprire il motivo perchè una curva a bergamo debba essere "rossa" e un'altra a Verona "nera". E che ti chiedono la tessera elettorale all'ingresso?
    Queste son ocazzate da mentecatti.

    A partire dalla discesa in campo delle tv si è cercato di rendere impossibile la vita ai tifosi da stadio e la morbosa attenzione verso qualsiasi cazzata avvenisse in uno stadio ha portato la politica a fare a gara a chi la sparasse più grossa per guadagnare visibilità televisiva.

    Le violenze brutali sui tifosi vengono salutate come necessarie e il caso del tifoso laziale assassinato è emblematico: invece che parlare della folle violenza della plizia sono 3 giorni che si discute del tifo violento!

    le leggi speciali varate negli anni oltre che un vulnus graivssimo ai più elementari diritti costituzionali hanno portato alla convinzione in chiunque ama seguire la sua squadra (non credo sia un reato) che lo stato e le forze dell'ordine siano un carnefice.

    La vpoce dei tifosi è totalmente oscurata e l'intero mondo che gira intorno agli stadi è ridotto a una caricatura simil al quaeda.
    Questo stato bulgaro di cose ha armato la mano dell'agente che si è sentito in diritto di sparare a un ragazzo uccidendolo perchè convinto che i tifosi, gli ultras, o chiamateli come vi pare fossero carne da macello.

    Su questo vorrei una risposta: cosa ne pensate dell'accusa di terorismo verso chi ha protestto per l'assassinio del tifoso? se quest'accusa fosse mossa verso ragazzi a voi più "simili" dreagireste in questo modo?

    Per concludere sulla cazzata dell'estrema destra all'assalto dello stato vi invito a riflettere sul fatto che le due curve che hanno bloccato la partita sono quelle del Taranto e dell'Atalanta. Curve rosse secondo le deliranti analisi di polizia che tanto pvi piacciono.

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  11. @ alberto
    mai smettere di pensare. Ciao.

    @ rumenta
    la penso anch'io come te, scaricare sul pallone tutto per non risolvere niente, tanto sappiamo che con gli interessi che girano attorno alla palla nessuno ferma i campionati.

    @ dayan
    quoto ogni tua parola.

    @ guccia
    ad essere maligni e premettendo che i morti sono morti e bisogna rispettarli tutti: per il DJ si sono ammesse le responsabilità di un poliziotto, salvo vedere come andrà a finire, per Carlo e Aldrovandi si continua sulla falsariga del colpo sparato per caso.

    @ zoommantik
    sono stata allo stadio per la prima volta la scorsa primavera. Partita della Juve con il Cesena, serie B. Perquisizione all'ingresso, tifoserie divise rigorosamente, cori simpatici il più leggero dei quali era "cesenate (o juventino) pezzo di merda". Arrivando allo stadio sono passata in mezzo agli ultras juventini e devo dire che mi hanno fatto paura nonostante si trattasse della mia squadra e non dovessi temere alcunchè.
    Io penso che gli ultras ci marcino con questo alone minaccioso che si portano dietro e facciano la faccia feroce per professione.
    Tu dici che non sono politicizzati? Alla faccia, ma le svastiche, i simboli nazifascisti, gli striscioni razzisti chi li mette fuori, li trovano già li stesi? Ma per favore. Ai funerali di Sandri erano proprio saluti fascisti, credici. Non vedo perchè negarlo. La Lazio è tradizionalmente legata alla destra, non è mica una novità e non mi scandalizzo più di tanto.
    L'accusa di terrorismo ai tifosi mi pare fuori luogo, visto che in teoria il terrorismo colpisce alla cieca e quelli invece l'obiettivo da colpire lo avevano ben preciso.
    Non condivido, scusa, il vittimismo degli ultras. Mi risulta che siano ben foraggiati dai club di appartenenza con biglietti omaggio, gadgets da rivendere e quant'altro. Hanno un grande potere nel mondo del calcio. Se poi si sentono in guerra contro la polizia (i cui metodi vanno contestati, se sbagliati, sempre e non solo quando fa comodo) è un problema loro. Ti domando, è necessario utilizzare il calcio come contorno al proprio desiderio di violenza? Non basterebbe andare a vedere la partita, fare il tifo, mandare anche violentemente affanculo gli avversari e basta? Che cazzo c'entra l'identità di curva? Avete bisogno delle svastiche per dotarvene?

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  12. Cachorro Quente17:43

    "Oltre che l’ennesima manifestazione del famigerato “effetto arma”, il fenomeno che spinge un individuo che impugna un’arma ad usarla, anche a sproposito."

    Lo chiamerei piuttosto "effetto Cechov", in onore alla nota legge della drammaturgia secondo cui "se c'è una pistola in scena, sparerà".

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  13. Cachorro Quente17:48

    P.S. oltre a Carlo Giuliani e Aldrovandi citerei Aldo Bianzini... un caso incredibile, in un paese normale si sarebbe parlato di lui per settimane, non della povera inglese. Il poliziotto degli eventi di domenica può essere stato vittima di un "raptus", i secondini che hanno picchiato a morte Aldo no.
    http://www.wikio.it/news/Aldo+Bianzino

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  14. Sono d'accordo praticamente su tutto, è solo che è accertato che le due macchina di laziali avessero preparato un "agguato" alla macchina di juventini. E' poi praticamente sicuro che avessero oggetti contundenti, coltelli, di tutto, per cui che non si parli di "tifosi innocenti". Poi, tutto il resto, a partire dallo sparo, è stato un enorme sbaglio, ma la verità è che questi si sono scontrati per il calcio. Tra l'altro ho visto ieri sera la ricostruzione di Sandro Ruotolo ad Annozero che cita "fonti certe", e magari non è giusto, ma se lo dice Sandro Ruotolo mi fido un pò di più...
    Interessante e probabilmente corretta l'analisi sul calcio come "simulazione di guerra".

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