giovedì 6 dicembre 2007

Martiri del lavoro

Si prova un'immensa tristezza ma anche una profonda rabbia per l'ennesima tragedia del lavoro, del lavoro duro, pesante, di fatica, una volta si sarebbe detto alienante.
Nei media la notizia sta già scendendo in secondo piano. Meglio parlare del "la ci darem la mano" di Veltroni e Berlusconi.

Muore un operaio bruciato e altri sei sono in condizioni disperate. Domani non se ne parlerà già più.
Lo sdegno e il corrusco dei politici che esortano non si sa chi a prendere provvedimenti contro le morti sul lavoro, quando sono loro che dovrebbero farlo, sarà l'ennesima formalità da sbrigare e poi tutti a casa per il weekend. Tutti meno Antonio, che a casa dai suoi figli non ci tornerà.

Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall'economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant'anni perchè se no a lui, all'economista, gli tocca mantenerlo.
Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l'attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.
Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli.

Update: In questo blog il video dell'intervista ad un superstite, che parla degli estintori scarichi (!!) nello stabilimento Thyssen-Krupp.
Quest'oggi sono morti anche Roberto e Angelo.

16 commenti:

  1. Anonimo21:27

    molti sono martiri del precariato;leggendo il sito wwww.cadutisullavoro.it ci sono testimonianze che davvero fanno piangere;
    "In Italia il lavoro è peggio della guerra, ma l’informazione sembra non accorgersene;le morti sul lavoro secondo i media tra il 21 e il 28 novembre sono 9. La media è di 25 a settimana!"
    e anche questo e' una delle cause per cui si dimentica troppo in fretta.
    Fai un ottimo servizio nell'affrontare spesso questo tema

    un caro saluto da
    Lorenzo Anne (Loreanne) e Veronica
    http://giramundo.splinder.com

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  2. Comicomix21:52

    Il mio sorriso è scomparso di colpo.
    Ciao.
    :-(

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  3. E le leggi di prevenzione ci sono, ma quando si tratta di interessi economici tutti chiudono più di un occhio...

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  4. Cara amica,
    passo tutti i giorni davanti alla Tyssen, e ho vissuto tutte le battaglie di quegli operai sballottati da un gruppo industriale ad un altro. Talvolta le ho vissute con insofferenza, perchè impedendo l'ingresso in tangenziale, per difendere il loro, ostacolavano il mio lavoro.
    Mi pento di questa insofferenza, e concordo con te sul fatto che siano martiri, e che la loro assurda morte era ampiamente annunciata. A nulla sono servite le loro molte battaglie.

    un saluto

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  5. @luposordo: sai che nel cantiere del parlamento gli operai girano senza casco...ti pare possibile...eppure chi fa le leggi li trova tutti i giorni sotto il naso...almeno loro che siano a norma!!
    @lame: non si tratta dei 1000€, ovvero tutti (indipendentemente dal reddito percepito) dovrebbero lavorare in condizioni di sicurezza

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  6. mario07:56

    Ai tanti che parlano di produttività senza mai aver mosso un dito, di lavoro flessibile rigidi come dei baccalà sui loro scranni da migliaia di euro al mese,di classe operaia che non c'è solo perchè fa comodo non vedere le fabbriche che circondano la città. di libertà per la Birmania dimenticando di liberare la loro coscienza quando parlano di casa nostra, insomma ai tanti che fanno ancora un cazzo da una vita e no una preghiera occupatevi di fuffa e di filosofia, di economia e di massimi sistemi perchè abbiamo bisogno di gente che si occupi di questa cazzo di vita fatta di sveglia all'alba, baracchino e merda da ingoiare tutti i giorni.
    Insomma qualcuno che ci rappresenti veramente.
    Un saluto
    Mario

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  7. Caporalmaggiore Porta10:16

    Non solo Antonio: uno dei feriti gravi è morto questa mattina...

    [notizia su Repubblica.it]

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  8. La priorità della politica italiana di questo periodo è la sicurezza dei cittadini con le crociate contro lavavetri e rom, con le ordinanze razziste dei sindaci leghisti.
    E quella del lavoro non è anch'essa una questione di sicurezza?
    Certi comportamenti delle imprese non sono anch'essi criminali?

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  9. Dayan11:49

    Le notizie passano veloci e nessuno presto se ne occuperà, manderanno i soliti messaggi di cordoglio di sdegno e di condanna che si addicono a queste circostanze e tutto finirà. Siamo vicino alle feste del Santo Consumo e bisogna essere ottimisti e pieni di fiducia, i Tg e i programmi di "informazione" ci daranno utili consigli su come preparare il cenone, mica possono prestare attenzione a cose così.
    Ieri è stato dato microfono ad un evaso che si diceva fosse in fin di vita e che ha attaccato il pubblico ministero che lo sta indagando. La giornalista, premurosa, non faceva domande ma si preoccupava della sua salute e amorevolmente lo invitava a tornare in ospedale per dimostrare le sua innocenza.
    Che cosa ci possiamo aspettare di meglio da un paese così?

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  10. Io ho passato la fase in cui m'incazzavo con i padroni che - in quanto tali - speculano. Facile, in Italia, è speculare sulla sicurezza. Ora invece, dopo due stagioni in fabbrica, sono in piena fase d'incazzatura dura col mondo operaio, un mondo che ha buttato nel cesso la solidarietà, un mondo di formiche istupidite che non capiscono che nel 2007 non si può morire di lavoro, che trovano miliardi di scuse per non chiedere quello che gli spetta... la più diffusa delle quali è che hanno una famiglia da mantenere. Allora adesso parlo a nome di tutti i figli di tutti gli operai, pur essendo stata borghesissima figlia di medico. Caro papà, preferisco vederti vivere sotto un ponte, che vederti morto!

    Se non si organizzano loro mettendosi in testa che il licenziamento di uno è la sconfitta di tutti e che la morte di uno è la morte di tutti, io non so proprio cosa farci.

    Ho passato cinque mesi d'incazzature in fabbrica, ma non serve a niente, perché sono ricattabili, vanno a lavorare nello stesso stabilimento della moglie e se ne fregano dei colleghi per guadagnare tre € al mese in più...

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  11. Anonimo18:26

    Proletari di tutto il mondo unitevi!!!
    Quante morte ci vorranno ancora per capire che senza una forte coscienza di classe i lavoratori saranno sempre più deboli e sfruttati?

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  12. anto18:50

    ...nel frattempo se ne è andato anche un terzo ragazzo della Thyssen, Angelo, a cui si aggiungono un operaio morto nello stabilimento fiat di cassino ed un altro in un cantiere edile ad avellino.

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  13. Anonimo19:59

    Guccia, hai ragione a dire che manca quella che un tempo si chiamava solidarietà di classe tra gli operai, anche se direi che manca in generale la solidarietà tra le persone. Penso che in questo i "padroni" hanno vinto alla grande, la cultura dominante ha reso un valore assoluto l'individualismo e la ricerca del tornaconto personale. Il paradosso è che ognuno pensa così di pararsi il culo ed invece è esattamente il contrario: è nella divisione che gli operai sono vulnerabili e fanno il gioco dei padroni.
    Anni di lotta per dare dignità ai lavoratori sono stati buttati nel cesso, il lavoro è considerato una grazia ricevuta e non un diritto fondamentale.
    Però è vero anche che gli operai sono soli perché non c'è più nessuno che rappresenta i loro interessi, ed è molto difficile sottrarsi ai ricatti quando si ha famiglia e mutuo da pagare.

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  14. Adetrax23:51

    Il dlgs. 626/94 e` una normativa che non sempre e` rispettata nella sua interezza anche se si occupa di un tema - la sicurezza dei lavoratori - che dovrebbe essere di primario interesse per ogni azienda seria; consiglio quindi a tutti la rilettura del dlgs. 626/94 e successive modifiche.

    Dopo una tragedia sorgono le consuete domande.

    Il documento di valutazione dei rischi e` stato fatto e se si` e rimasto in un cassetto ?

    Ne sono state fatte delle sintesi comprensibili per capisquadra e operai ?

    Dov'erano gli addetti alla prevenzione incendi ?

    Sono state fatte delle simulazioni di condizioni di emergenza per verificare la corretta gestione delle stesse ?

    Guarda caso il servizio prevenzione e protezione deve essere interno all'azienda solo se ci sono piu` di 200 lavoratori.

    Spesso le tragedie succedono quando qualcuno non ha fatto il massimo per proteggere gli altri e la protezione e` sempre vicendevole, perche` nessuno puo` rimanere perfettamente all'erta 24 ore su 24 per decine e decine di anni.

    Oggi ho passato 5 ore in uno stabilimento produttivo, con un rumore assordante e un caldo africano (figuriamoci d'estate) e per l'ennesima volta ho pensato a come lo stress da rumore e da pericolo incombente possano far reagire una persona nel caso di una minaccia inattesa.

    Quando si hanno pochi secondi per decidere come agire, se non c'e' stato uno specifico e periodico addestramento, si puo` fare la cosa sbagliata in perfetta buona fede.

    P.S. a proposito di datori di lavoro responsabili, ricordo il caso di un datore di lavoro che, circa 10 anni fa, dopo aver esaminato attentamente varie statistiche (numero di infortuni, produttivita`, ecc.), aveva deciso di eliminare il terzo turno notturno in quanto secondo lui c'erano troppi rischi legati al fatto che molti operai erano lasciati soli senza gli addetti alla gestione delle emergenze.

    Da allora in quell'azienda, grazie anche alla costante attenzione per le condizioni di lavoro degli addetti (alle volte le giuste attenzioni contano molto), non ci sono stati quasi piu` infortuni mentre l'efficienza produttiva e` progressivamente aumentata, con grande soddisfazione di tutti (lavoratori inclusi).

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  15. Ringrazio tutti di cuore, perchè avete fatto dei commenti interessantissimi e avete arricchito questo post.

    @ loreanne
    il sito wwww.cadutisullavoro.it fa riflettere, dovrebbero visitarlo tutti, specialmente quelli che parlano tanto di aumentare l'età pensionabile.

    @ mario
    hai ragione da vendere. Sottoscrivo anche le virgole.

    @ alessandro
    è vero però che i più esposti all'incidente anche mortale sul lavoro sono i più deboli, quelli che guadagnano i famigerati 1000 euro.

    @ franca
    Le campagne contro gli immigrati, contro i diversi, servono per creare paura irrazionale e per non far vedere cosa questa classe dirigente (a 360°) non riesce a fare. Per esempio una seria politica di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

    @ dayan
    anche nel tuo caso sottoscrivo anche gli spazi tra le parole. Sacro Consumo... bellissimo.

    @ guccia
    Siamo schiavi del denaro. Per 50 euro in più ce ne freghiamo della stanchezza, del fatto che non dovremmo essere noi a fare quel lavoro in più. C'è chi specula su questo fatto e chi dovrebbe controllare non lo fa.
    I sindacati abbaiano ma non mordono più.

    @ anonimo
    "il lavoro è considerato una grazia ricevuta e non un diritto fondamentale".
    E' vero, ringrazia iddio se lavori.

    @ adetrax
    bellissima la tua testimonianza.

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  16. shijiokingo18:28

    Questa storia singolare, la mia storia, ha inizio nel lontano settembre del 1989. Grazie ai buoni uffici di un potente sindacalista della cgil battipaglia, , ricordiamo questo signore per capire che ruolo svolgerà in questa vicenda; vengo assunto immediatamente alla Esmalglass di Fisciano (SA) colorificio ceramico. inquadrato operaio polivalente e subito addetto alla conduzione di un forno fusorio rotativo. Meno male che ero affiancato da un compagno che mi istruì in tale compito. Nel corso degli anni ho ricoperto quasi tutte le mansioni esistenti in quell’azienda, per brevi o medi periodi, ma la mia mansione prevalente è stata quella di magazziniere. In azienda era presente il sindacato, lo stesso del potente sindacalista di cui sopra, che nel frattempo aveva fatto assumere altre sette persone. Quasi subito venni eletto RSU e successivamente, con l’applicazione della 626/94, i miei compagni mi designarono RLS.
    Il nostro stabilimento adottava un contratto diverso da quello adottato in tutte le altre sedi di questa multinazionale, cioè, a Fisciano, si adottava il contratto “ceramica e abrasivi” in vece di quello “chimico”, evitando così tutti gli obblighi che tale contratto prevede sia nei riguardi dell’ambiente sia per la salute dei lavoratori. Infatti, nessuna valutazione dell’impatto ambientale e nessuna informazione e formazione per il rischio chimico,né per altri rischi, era stata prevista dalla nostra azienda. Solo cambiando il nostro sindacato di riferimento, nel 2000, siamo riusciti a costringere l’azienda ad adottare il contratto chimico, cosa avvenuta solo nel gennaio 2002. Per questi motivi, ritenni opportuno dissociarmi dalla valutazione dei rischi(assolutamente generica ed enunciatrice) e chiesi una visita ispettiva alla competente ASL SA2. Ispezione effettuata per 4 giorni ma purtroppo con tutti e due gli occhi chiusi. Nel verbale di cui conservo copia si legge la violazione di alcune norme e vari adempimenti ma non si nota la assoluta mancanza di informazione e formazione rispetto a tutti i rischi che tale lavorazione comporta. La stessa asl successivamente ad un mio esposto assicura alla procura la totale regolarità dell’azienda da non credere dalle documentazione prodotte alla procura(Proc. N°1629 del 01-02-2002 archiviato?) In un successivo incontro con il dott. Iesu,dirigente del servizio prevenzione dell’asl, per chiedere chiarimenti fu concordato che ponessi domande per iscritto a cui ebbi risposte per iscritto(allego domande e risposte). L’evento certo che tutto questo produsse fu il mio licenziamento. Era il giugno del 2001. Prontamente impugnai il licenziamento chiedendo, come previsto dall’art.2 della legge 604, che mi fosse data contezza analitica delle assenze contestatemi ai fini del licenziamento, spedita in foglio piegato alla sede legale dell’azienda a Sassuolo(MO)con raccomandata RR recapitata. Anche il nuovo sindacato mostra presto la sua faccia e senza motivi mi impone di scegliere un solo avvocato scelto da loro. Al mio rifiuto, mi abbandona. Dimenticavo, il 29 giugno del 2001 era previsto un incontro presso l’associazione industriali per la definizione delle qualifiche relative al nuovo contratto e benché il giorno prima avessi ricevuto la lettera di licenziamento, su insistenza dell’amministratore delegato dell’azienda, che s’ impegnò a revocare il mio licenziamento, il sindacato accettò che a quell’incontro partecipassi anch’io in virtù della promessa revoca del licenziamento resa come preambolo e condizione alla svolgimento della riunione stessa. Successivamente, la revoca fu rimangiata. Dopo il tentativo obbligatorio di conciliazione, il mio avvocato istruì il procedimento del caso presso il tribunale di Salerno, ed è da questo momento che la vicenda da assurda diventa incredibile.
    La sentenza di primo grado, benché architettata in maniera discutibile dagli avvocati (ho scoperto in seguito che il mio avvocato non aveva depositato agli atti la mia impugnativa ma bensì la lettera di licenziamento. Un lapsus?) giunge, dopo due anni, ad un epilogo a me favorevole visto che ero riuscito a dimostrare di non aver superato il periodo di comporto, tesi che l’azienda aveva sostenuto avallandola con un numero imprecisato di certificati in fotocopia, la maggior parte, illeggibile. Era stata presunta la mia colpevolezza ma le mie prove, tutte autentiche, mi avevano dato ragione. Il dott. Mancuso sentenziava: licenziamento illegittimo, reintegra, due anni di contributi assicurativi e previdenziali ma solo 12 mensilità al posto delle 24 spettatemi, motivando cosi quest’ultima decisione:
    “ … poiché le numerose assenze dell’attore hanno potuto in astratto indurre l’azienda a sbagliare il calcolo.”(sentenza N°3927/03 cron. N°4989 del 04/07/03)
    Proponiamo appello sia noi, per la singolare motivazione dell’attribuzione di 12 e non 24 mensilità, che l’azienda, la quale, a questo punto, sostiene che il giudice non abbia contato tre giorni di assenza relativi ad un infortunio sul lavoro, (dimenticavo ancora: l’azienda, grazie al contratto ceramico applicato, a tutto il 2001 ha risparmiato un bel po’ sul premio assicurativo) fatto nuovo non menzionato in primo grado se non verbalmente e pertanto escluso dal giudice nella sentenza. Rispetto al suddetto infortunio, ero stato chiamato a visita dall’INAIL e l’oculista aveva diagnosticato una congiuntivite reattiva da polvere ceramica confermando la prognosi. Erano passati due anni e nessuna comunicazione mi era arrivata in merito. Mi recai pertanto all’INAIL e con somma meraviglia scoprii che il mio infortunio era stato equiparato al comune rischio del vivere quotidiano, quindi non riconosciuto, in barba al principio stabilito dalla corte di cassazione che la mera presenza sul posto di lavoro è sufficiente per ritenere qualsiasi incidente infortunio sul lavoro. Purtroppo per me, la corte di appello non la pensa così, accetta questa nuova prova anche a dispetto dell’opposizione presentata contro l’INAIL e solo nove mesi dopo riforma la sentenza di primo grado,(sentenza N°1502/03) legittima il mio licenziamento correggendo un conteggio, il mio, fatto da un consulente del lavoro, con copie conformi alle originali rilasciatemi dall’INPS e da tutte le buste page relative al periodo in esame, avendo come controprova i soliti certificati in fotocopia illeggibili e una nuova prova, peraltro impugnata, e ancora in attesa di esito. Dico inoltre che l’INAIL nel 2002, ben due anni dopo la denuncia, rigetta la mia domanda di malattia professionale contro il parere della CONTARP e della sovrintendenza medica che definisce il mio caso meritevole di attenzione in virtù del nesso eziopatologico dichiarato plausibile dalla CONTARP stessa.
    La mia patologia viene definita “malattia non constatata” (mi è sparita l’ernia al disco?). Questa definizione torna utile anzi necessaria all’azienda perchè il riconoscimento di una malattia professionale prolunga il periodo di comporto per il lavoratore e nel mio caso avrebbe invalidato il licenziamento; malattia professionale rilevata dal mio perito di parte dell’ASL di Napoli e dalla Clinica del lavoro Luigi Devoto del policlinico di Milano in data 02/03/07 allegata (c’entra qualcosa che il potente sindacalista sia in quel momento presidente della commissione dell’INAIL?) . Ma facciamo un passo indietro, dopo la reintegra, l’azienda si rifiuta di farmi lavorare e si limita a pagarmi lo stipendio. Qualche mese, prima della sentenza di appello, mi rilicenzia includendomi nella lista di mobilità contro ogni principio che regola la scelta della lista stessa:
    mi scaricano semplicemente all’INPS, stanchi di pagare la mia già personale mobilità.
    Scrivo perché non ho smesso di credere nella giustizia e nella legalità ma soprattutto per non sentire più parlare di morti bianche. Dimenticavo in un altro esposto presentato alla procura, chiaramente e incomprensibilmente ancora archiviato, il potente sindacalista interviene ancora a favore dell’azienda con una dichiarazione che allego agli atti.(esposto N°8013/04/21 N.R.G.)
    Dulcis in fundo Il dottor Attilio Celentano giudice relatore e la sezione lavoro della suprema corte do cassazione con la sentenza N° 15478.07 del 11/07/07 cancellano di fatti il famigerato art. 18 dello statuto dei lavoratori. Ora vorrei solo capire come è possibile negare l’evidenza in favore di un’azienda che ha operato ed opera nella completa illegalità a dispetto non solo delle leggi, ma della salute e della vita di tutta la comunità inquinando e smaltendo in maniera illecita i rifiuti tossici ed altamente pericolosi, prodotti. Ecco Signori Giudici ciò che avete favorito. Ma certamente sono pochi ed in genere vengono uccisi i FALCONE,BORSELLINO, e tutti gli ALTRI che credevano nella GIUSTIZIA pronti a sfidare la morte per non essere come i mafiosi.


    Luigi Rinaldi

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