domenica 17 agosto 2008

Il fisco pieno e il contribuente ubriaco

Prima approvano l'abolizione dell'ICI accodandosi agli strombazzamenti ed ai colpi di grancassa populisti del PDL, poi si rendono conto che era una tassa federale e siccome tutto ciò che è federale è buono e giusto (perfino le tasse!) gli statisti polenta e faidate, scoprono che è stato ingiusto toglierla perchè i Comuni cominciano a dover tagliare i servizi.

L'ICI foraggiava i Comuni con fiumi di soldi sicuri. Sicuri perchè siamo un popolo di proprietari di case e perchè se per caso non pagavi l'imposta o ne sbagliavi il conteggio, una mattina ti trovavi davanti alla porta il messo comunale con la cartella di contravvenzione da consegnarti a mano.
I Comuni, se erano ben amministrati, utilizzavano i fondi raccolti creando servizi (asili nido, assistenza agli anziani, sanità pubblica ecc.)
Il governo precedente aveva già ridotto l'imposta basandosi sul reddito e privilegiando i proprietari meno abbienti ma, come sempre, non era stato capace o non aveva voluto vendere la propria iniziativa all'opinione pubblica.

Togliendo l'ICI di brutto, il governo Berlusconi non ha evidentemente pensato a come compensare l'ammanco nelle casse degli enti locali che ora cominciano giustamente a lamentarsi, comprese le amministrazioni di centrosinistra.
Il fatto è che quella dell'ICI era una mossa ad effetto, a fini propagandistici, che non poteva essere elusa. Qualunque sbaglio farà Berlusconi in futuro, qualunque mascalzonaggine, dovesse pure fuggire alle Barbados con la cassa, potrà sempre dire "io vi ho tolto l'ICI". Non importa se è stata una manovra errata che ha portato la nave sugli scogli, andava fatta. E' questo il pericolo di un governo che si regge sullo spot pubblicitario.

Basterebbe studiare un fisco più efficente che desse la possibilità di scaricare tutto, anche lo scontrino del bar, come negli Stati Uniti, e che invogliasse a rilasciare e richiedere regolari fatture; basterebbe fare in modo che pagassero tutti, soprattutto coloro che non pagano e non ci sarebbe bisogno di nuove tasse. Tantomeno quelle odiose sulla casa di proprietà, create per difendere e non voler bastonare gli illustri evasori.

Bossi non può non sapere che, anche chiamandole tasse federali, il suo elettorato non ha piacere di pagarle comunque. E' gente che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Vuole i servizi, l'asilo, la scuola, la sanità aggratis, che lo Stato gli fornisca il respiratore e i pannoloni per l'anziano, pretende Robocop che gli pattugli il cortile di casa e gli sbatta via i négher ma senza sborsare una lira (visto che l'euro non gli piace). Pensa davvero che in nome del federalismo sarebbero contenti di pagare nuovamente l'ICI? Non ci credo nemmeno se li vedo.

Comunque il pericolo è un altro. Che reintroducano l'ICI sotto mentite spoglie, aggiungano qualche altra tassa per condimento e alla fine andiamo a pagare più di prima. Tanto se il tg e i giornali non ne parlano non ce ne accorgeremo nemmeno. Rimarrà sullo schermo l'immagine di Berlusconi che dice: "vi ho tolto l'ICI, adoratemi".


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10 commenti:

  1. Guarda che il gioco è quello della coperta corta. I soldi sono quelli. Finché non cominceranno a colpire davvero l’evasione fiscale, a tagliare i costi della politica, a colpire corporazioni e consorterie varie, a fottere di meno fondi pubblici e razionalizzare la spesa, ecc. (cosa impensabile: i privilegi non si toccano. Soprattutto i loro), la coperta resterà corta. Ed allora alle detrazioni fiscali (come nel caso dell’ICI) si contrapporranno inasprimenti fiscali di diversa natura o l’arretramento netto e progressivo dello stato sociale.

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  2. Panty00:33

    Mi conscenta,signora Lameduck,lei è polemica e faziosa,come tutte le persone che non capiscono la mia visione illuminata e liberale della politica.
    Ancora non ha capito che il Ministro Bossi è un giovanotto scherzoso che si diverte,ogni tanto,a lanciare qualche piccola facezia,ma tutto ciò non mina la coesione granitica del Popolo Delle Libertà.
    Anzi posso annunciarle che dopo aver abolito l'ICI,porterò l'IVA al 5%,si ha capito bene,porterò l'IVA al 5%.
    Se vi è stata qualche incomprensione finanziaria,la colpa è stata solo del precedente governo Prodi,perchè,come ha detto il Ministro Tremonti:"POVCA PUTTANA,IL TESOVETTO NON CEVA,NON CEVA IL TESOVETTO,POVCA PUTTANA".

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  3. Roberta da Sydney05:23

    Mi associo a Caio: le cose stanno proprio cosi`.
    Ciao a tutti e .... coraggio!

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  4. Io con l'Ici quest'anno ho risparmiato. Ma darei volentieri quello che ho risparmiato ed anche qualche cosa di più, se ci fosse qualche posto/materasso/cuscino in più all'ospedale San Giovanni Bosco non lontano da casa mia.

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  5. Adetrax13:20

    Stanno tagliando tutti i costi possibili nell'amministrazione pubblica, quindi non credo che introdurranno nuove tasse, al massimo dovranno dirottare degli introiti (sicuramente minori di quelli dell'ici) verso i comuni.

    L'indebolimento dello stato sociale continua.

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  6. Mi sa che hai proprio ragione...

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  7. Brava Lame,stavolta ci hai anticipato!!
    Comunque abbiamo messo in blog un'articoletto sulla stessa cosa(la pseudo-abolizione dell'ICI) con qualche fonte e dato.Usala come integrazione,ciao!!

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  8. Francesca15:57

    "Basterebbe studiare un fisco più efficente che desse la possibilità di scaricare tutto, anche lo scontrino del bar, come negli Stati Uniti, e che invogliasse a rilasciare e richiedere regolari fatture; basterebbe fare in modo che pagassero tutti, soprattutto coloro che non pagano e non ci sarebbe bisogno di nuove tasse. Tantomeno quelle odiose sulla casa di proprietà, create per difendere e non voler bastonare gli illustri evasori."

    Concordo.
    Ma è così difficile da mettere in pratica?

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  9. Anonimo08:39

    L’esperienza della sinistra al governo nella scorsa legislatura potrebbe presto arricchirsi di un altro primato: quello del «falso in bilancio» più grande della storia, una cifra vicina ai 30 miliardi di euro (sessantamila miliardi delle vecchie lire) con i quali si sarebbero inutilmente «sporcati» i conti pubblici italiani allo scopo di far sembrare peggiore la situazione ereditata dal governo Berlusconi e accreditarsi come risanatori.
    Di questa cifra Eurostat ha già accertato l’inesistenza di quasi 15 miliardi e, secondo quanto risulta al Giornale, i conti italiani sarebbero «sotto revisione» per quanto riguarda la somma rimanente.
    Facciamo un passo indietro: l’indicatore più popolare per misurare la «performance» della politica economica di un governo è l’evoluzione del rapporto fra il deficit e il Prodotto interno lordo. Questa misura è importante sia in senso assoluto (perché se eccede stabilmente il 3% l’Europa apre una procedura di infrazione) sia in senso relativo perché si possono confrontare i comportamenti dei diversi Stati fra di loro e rispetto alla media europea. Ogni governo è «responsabile» degli anni per i quali firma la legge finanziaria che, come è noto, stabilisce spese e entrate per l’intero anno. Pertanto economicamente vengono per convenzione attribuiti al centrosinistra i risultati degli anni dal 1997 al 2001, al centrodestra quelli degli anni dal 2002 al 2006, di nuovo a Prodi gli anni 2007 e 2008. Ebbene, Prodi, Padoa-Schioppa e Visco si inventarono delle voci «una tantum» che pesarono sul deficit italiano del bilancio 2006 per circa due punti in modo da consegnare alle stampe e a un’imbarazzata Istat un dato pesantissimo: meno 4,4%, il risultato peggiore dal 1996 e che sarebbe rimasto alle cronache come responsabilità del governo di centrodestra. Peccato però che queste voci fossero inesistenti.
    La prima di queste voci fantasma, relativa a possibili rimborsi sull’Iva delle auto aziendali e pesante per ben 15 miliardi di euro, è già stata cassata da mesi (nel silenzio generale) da Eurostat che ha provveduto a classificare come «metodologicamente scorretto» il carico di spese solo eventuali e non ancora verificatesi sul bilancio 2006. La cosa è immediatamente verificabile dal sito di Eurostat dove il rapporto deficit/Pil per l’Italia nell’anno in questione appare ora ridotto al 3,4 per cento.
    Nella stessa nota in cui Eurostat accerta il primo falso nel bilancio statale però c’è anche una nota che indica come le voci relative a «investimenti infrastrutturali» siano sotto esame. Di cosa si tratta? È una storia incredibile, che indica con quanta spregiudicatezza si sia mosso il governo Prodi pur di poter addossare al governo precedente responsabilità non sue. L’ultimo dei 1.364 commi della legge finanziaria per il 2007 (quella famosa del «più tasse per tutti») è molto strano: dice, come da prassi, che la legge entra in vigore il 1° gennaio «tranne» quattro commi che, in modo del tutto irrituale, entrano in vigore il 27 dicembre. Tali commi prevedono l’accollo dello Stato dei debiti delle Ferrovie dello Stato per 13 miliardi che quindi, per tre soli giorni, venivano caricati totalmente sull’esercizio 2006. Un vero e proprio colpo di mano che era inoltre finanziariamente indeterminato, perché il decreto attuativo sarebbe stato emesso solo in seguito. C’è di peggio: esiste la prova che Eurostat aveva imposto sin dal 2005 un diverso criterio di imputazione del deficit. L’istituto europeo aveva classificato tale somma come debiti dello Stato nel 2005 e, secondo quanto si può leggere sul rapporto che accompagnava la riclassificazione, aveva stabilito tassativamente che fossero imputate come deficit solo e solamente le cifre relative a debiti giunti a scadenza e non onorati dalle Ferrovie e, in ogni caso, solo per gli anni in cui queste scadenze fossero avvenute. Non c’era quindi nessuna ragione per disporre l’accollo di una simile cifra e soprattutto nessuna motivazione per una così clamorosa forzatura contabile, congegnata in modo da gonfiare il deficit 2006, anzi, Eurostat aveva espressamente deciso tutt’altro.
    Alla luce di tutto ciò si capisce l’imbarazzo dei contabili europei nell’avere «sotto revisione» dei numeri che risultano falsati per quasi 30 miliardi con conseguente difficoltà di raccordo di cifre che impattano l’intero bilancio dell’eurozona. Se, come pare, anche l’accollo dei debiti delle Ferrovie – dato il palese artificio contabile e l’esplicita indicazione contraria del 2005 – verrà cassato da Eurostat, bisognerà riscrivere la storia economica delle ultime legislature, ammettendo che il risanamento era stato in effetti iniziato dal governo Berlusconi, dato che il centrodestra, senza il «superfalso» in bilancio della sinistra, risulta aver ricevuto un deficit/pil al 3,1% ed averlo riconsegnato migliorato al 2,5% (in controtendenza con la media dell’Europa a 15 nazioni che, nel periodo, ha al contrario leggermente peggiorato tale rapporto). Risulterebbe invece così pressoché nullo il risultato dell’ultimo governo di Prodi, Diliberto e Di Pietro, ai quali potrebbe rimanere invece il poco ambito riconoscimento come «autori del massimo falso in bilancio» in Europa: curioso destino per chi ne aveva fatto un simbolo delle malefatte del centrodestra.

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  10. @ caio
    prefiguro lunghe notti a cercare di coprirsi le terga...

    @ panty
    :-)

    @ pensatoio
    anch'io ho risparmiato ma spero che non scenda la qualità della sanità pubblica della mia regione.

    @ anonimo
    peccato aver copincollato cotale capolavoro senza però avere l'accortezza di firmarsi.

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