domenica 19 ottobre 2008

Della Palestina non si parla, quindi la Palestina non esiste

E' per caso scoppiata la pace in Palestina e hanno dimenticato di avvertirci? No, perchè, da quanto tempo non sentiamo più parlare del conflitto arabo-israeliano nei titoli del telegiornale?
Eppure a nessuno risulta che palestinesi ed israeliani si siano seduti attorno ad un tavolo ed abbiano finalmente firmato la tanto agognata pace. A quanto ci risulta non è stato creato alcuno stato palestinese che possa convivere accanto a quello israeliano come richiesto da innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite. Temo perfino che continuino la violenza e le morti.
E allora? Accanto al muro che separa i due popoli, è stato forse innalzato un muro di omertà che travalica i confini del medioriente e si insinua nelle nostre menti, facendoci solo preoccupare del fatto che scarpette rosse non può andare in Israele se insiste a voler far santo Piododici il pavido (che è pure un andare a cercarsela, se vogliamo essere sinceri?)

Me lo domando, visto che i telegiornali preferiscono informarci sul fatto che lo spazio puzza di McDonalds, motivo in più per non desiderare di andarci, e che le V.I.P. (very important puttans) come la signora Beckham ed altre cortigiane extralusso si spalmano la cacca di usignolo e la pomata contro le emorroidi in faccia per non invecchiare. (Oh Signore, falle campare fino a centododici anni affinchè anche l'ultima ruga sulla terra si sia accomodata sulla loro pelle).

A noi deve interessare quella megera di Madonna che divorzia dal ganzo e le cazzate a raffica di questo governo, come la Lega che vuole togliere l'assistenza sanitaria gratuita ai clandestini (sottinteso: che crepino, così i loro parenti, spaventati dalla nota ospitalità del nord, rimarranno a casa loro). Possiamo berci tutti queste stronzate ma non dobbiamo rompere con la Palestina.
Ho cercato invano notizie recenti provenienti da quel pezzo di terra, anche facendomi largo tra i liquami fognari che rappresentano ormai il giornalismo contemporaneo, tranne poche eccezioni.

Eppure il 10 ottobre scorso i giornali seri, non le gazzette dei puttanieri, hanno riportato la notizia di gravi scontri tra arabi ed ebrei ad Akko (S. Giovanni d'Acri).
Scontri iniziati a causa di un arabo che ha pensato bene di transitare in auto per le strade di un quartiere ebraico il giorno di Yom Kippur, quando cioè non si dovrebbe mai guidare e Dio solo sa perchè il mondo non si ferma e la Terra non smette di girare.
L'arabo è stato bloccato da alcuni coloni inviperiti e sequestrato all'interno di una casa. Nel quartiere arabo si è sparsa la voce che la sua vita era in pericolo e gruppi di giovani altrettanto inviperiti si sono mossi per andare a mettere a ferro e fuoco il quartiere ebraico. Dal canto loro, i soliti gruppi di coloni fascisti ne hanno approfittato per bruciare alcune abitazioni arabe e così via, di faida in faida.
Akko, come spiega Uri Avnery in un articolo pubblicato su Gush Shalom, è oggi una città israeliana ma le sue origini arabe non la farebbero annoverare tra le città ebraiche. E' una città mista, dove le tensioni possono esplodere in qualunque momento. Una città con periferie arabe sovraffollate costruite gomito a gomito con colonie di sionisti ultraortodossi che praticano volentieri il tiro all'arabo quando se ne offre loro l'occasione. Una gabbia troppo stretta dove i topi si scannano tra di loro. La prova, scrive ancora Avnery, di come uno stato unico dove convivano le due etnie sia matematicamente improponibile e che l'unica scelta percorribile sia "due popoli, due stati".

Ho letto anche di altri coloni che vanno a sradicare gli ulivi dei vicini palestinesi. Un atto che racchiude molta più simbologia di quanta se ne possa immaginare e che rappresenta la contraddizione di voler occupare una terra della quale però non si rispettano i frutti. Un atto odioso che fanno bene a non divulgare tra un McSatellite doppio formaggio marcio e un colpo di reni delle ministre-genio, perchè ci farebbero pensare "ma quanto sono stronzi quei coloni".

Eppure la pace è necessaria, come recita l'ultimo annuncio fatto pubblicare da Gush Shalom, che si riferisce alla situazione economica:
All our governments
Have assumed that
As long as the American
Support us,
We can ignore the whole world
And oppress the Palestinians.

But no Empire lasts forever
And the message is written
On the Walls of
Wall Street.

The only way of ensuring
The future of Israel:
To make peace with
The Palestinians,
To be accepted by the
Arab world -
And do it quickly,
While we can.
Tutti i nostri governi hanno dato per scontato che, fino a quando gli americani ci appoggeranno, possiamo ignorare il mondo intero e continuare ad opprimere i palestinesi.

Gli imperi non durano per sempre, però, e il messaggio è scritto sui muri di Wall Street.


L'unico modo di assicurare il futuro di Israele è fare la pace con i palestinesi, farsi accettare dal mondo arabo, e farlo in fretta, fin che siamo in tempo.
(Gush Shalom, 10 ottobre 2008)


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14 commenti:

  1. Baluba23:24

    Eeeeh, niente di nuovo sotto il sole... Il deficit informativo sulla questione (sulla quale tutti si sentono però sempre in diritto di parteggiare per qualcuno, anche se sanno zero sull'argomento) dura da parecchio tempo. Ad es. Lame, sei tra i pochi che sanno che nel novembre del 1947 l'ONU sancì la creazione SIA di Israele, SIA della Palestina. Non dico avere letto diversi libri sull'argomento come il sottoscritto, ma qualcosina, almeno... La totale ignoranza di ciò che avvenne in quei luoghi nel dopoguerra e nei decenni successivi fa sì che sull'argomento io senta in continuazione discorsi che non stanno nè in cielo nè in terra. Quindi che adesso sui media non si parli della questione a me un po' mi solleva... ;-)

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  2. Adetrax23:58

    Nella piantina, lo stadio 4 non mi torna molto dato che fino al 2005 la striscia di Gaza era ufficialmente sotto il controllo israeliano.

    Comunque la pace la faranno prima o poi, bisogna solo convincere i disobbedienti che le litigiosità sono diventate controproducenti e avere il coraggio di ridisegnare i confini.

    Se fosse per me assegnerei alla Palestina un profilo a T, ovvero l'attuale parte a est di Israele (magari ridotta in profondità) e una nuova parte nord, che si dovrebbe estendere dalle alture del Golan al mare.

    La striscia di Gaza potrebbe:

    1) essere ridata agli israeliani (soluzione ottimale);

    oppure

    2) mantenuta creando un corridoio largo (ad es. m. 200) e lungo 40-50 km. di proprietà palestinese e dotato di autostrada + ferrovia e/o metropolitana leggera per collegare la striscia con la parte nord est della Palestina;
    tale corridoio dovrebbe essere ovviamente completamente isolato ed essere intersecato da numerosi sottopassi (es. 1 ogni 500 - 2000 m.) ad uso israeliano; Israele avrebbe diritto di volo sopra il corridoio.

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  3. Adetrax00:24

    Da un certo punto di vista forse è meglio che della questione palestinese e delle violenze non ne parlino più di tanto; l'intera questione ha già creato troppo stress e poi ci sono altri 100 altri conflitti dimenticati che dovrebbero essere parimenti trattati.

    Da un altro punto di vista è senz'altro grave che ci sia un occultamento delle notizie perchè secondo lo stesso principio si può pensare che non siano le sole ad essere occultate.

    Come alternativa all'estensione dei territori palestinesi verso nord, si potrebbe estendere la striscia di Gaza verso sud (es. per 10-15 km.) in modo da concedere ai palestinesi dei campi coltivabili e del deserto sfruttabile in vari modi (anche dal punto di vista energetico).

    Oltre a questo se proprio l'Egitto volesse potrebbe concedere una piccola parte del suo territorio a ovest della striscia di Gaza.

    Se Israele volesse, potrebbe fare lei il corridoio, fra la striscia di Gaza e la Cisgiordania, in meno di 3-4 anni; come contropartita potrebbe chiedere un po' più di territorio a est di Gerusalemme per rendere più sicuri i confini.

    In fondo, che cosa se ne fanno i palestinesi di tutta Gerusalemme ?

    Per loro non ha un significato particolare come per ebrei e cristiani; che fondino un'altra città se vogliono una capitale tutta per loro.

    Quello che voglio dire è che trovo assurdo che si impuntino su cose superabilissime, ad es. a parte la spianata delle moschee, potrebbero benissimo cedere o acquistare delle parti di territorio per rendere più lineari e semplici i confini.

    Se per esempio riuscissero a fare questa divisione (e magari se la piantassero con gli atti terroristici) si potrebbe anche permettere una maggiore libertà di circolazione, escludendo ovviamente l'immigrazione clandestina.

    In ogni caso quello che è sconcertante è la difficoltà a trovare soluzioni; in questa difficoltà ravviso qualcosa di anomalo, fortemente voluto da entrambe le parti.

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  4. Adetrax00:29

    Un ultimo pensiero: a me non interessa nulla se i palestinesi vogliono aumentare fino a 100 milioni, basta che restino nella loro parte senza creare problemi; se vogliono fare 10 figli a testa poi si devono anche arrangiare per mantenerli !

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  5. Il silenzio è la conseguenza mediatica della connivenza politica. In altri contesti, si chiama "omertà", e la sua denuncia è sempre meritoria. Dobbiamo ripartire dalla lettura della storia, dal racconto della cronaca, e dalla ricostruzione della società; al flusso irrefrenabile di parole e di silenzi, bisogna contrapporre la solida concretezza della realtà per quel che è, almeno da parte di coloro che credono ancora che la realtà esista al di là del tubo catodico.

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  6. In verità, paradossalmente, è che è Israele a non esistere.

    Che goduria, dove lavoro io gli aiuti umanitari allo "stato" di Israele sono catalogati come "Occupied Palestinian Territory".

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  7. Baluba13:47

    Ciclofrenia, lo stato di Israele esiste da 60 anni, è stato creato dall'ONU e su questo non ci piove. I territori occupati invece sono un altro paio di maniche. Si tratta di conquiste di guerra, un po' come le nostre Trieste e Bolzano. Hanno uno status ancora un po' nel limbo perchè la prospettiva è quella di renderli, prima o poi (non perchè sia obbligatorio restituire in territori conquistati in guerra, ma nell'ambito della strategia "pace in cambio di territori").
    Uno dei grandi scogli per la pace è la questione demografica. La pretesa del "diritto al ritorno" per qualunque palestinese in Israele è inaccettabile, perchè farebbe diventare gli ebrei minoranza etnica nel loro stesso paese. Pregasi notare che la questione etnica sta alla base anche della restituzione di Gaza, fonte di un mucchio di problemi a fronte di una popolazione in cui gli ebrei erano una minuscola percentuale. Gli israeliani si sono resi conto che - per ragioni puramente demografiche - non si possono avere insieme Grande Israele, stato democratico e stato ebraico, a una cosa si deve per forza rinunciare ed è stata scelta la prima delle tre.

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  8. Panty15:21

    Fra i cento argomenti,apparentemente discontinui ma,in realtà,intimamente interconnessi nell'economia del testo,(qualche maligno direbbe"saltare di palo in frasca") utilizzati da Lame
    nell'esposizione dei propri post,ha attirato la mia morbosa attenzione,una frase,messa li quasi per caso ma che indica chiaramente, anche trattando argomenti di rilevanza internazionale, la volontà (tipicamente Comunista) di non perdere occasione per "lavorarsi ai fianchi"il nostro beneamato PersDelCons.

    "Un atto odioso che fanno bene a non divulgare ..........un colpo di reni delle ministre-genio,"

    Appare evidente che,oltre all' ormai arcidiscusso SUSSURRO AL MICROFONO PRESIDENZIALE,vengano insinuati altri metodi per PRENDERE SALDAMENTE IN MANO LO 'SCETTRO' DEL POTERE.

    Resta da stabilire se si tratta di COLPO DI RENI anterogrado o retrogrado,nell'accezione fisica del termine.

    P.S
    Ricordo che il 25 Ottobre ricorrono: il 90° anniversario della Rivoluzione BOLSCEVICA nata dalla RABBIA DEL POPOLO ed il primo raduno popolare del pARTITO dEMOCRATICO
    nato da una pacata,serena contrarietà di alcuni politici.

    Sarà questa, per UOLTER, l'occasione per proclamare una GIORNATA DI RISPETTOSO SILENZIO in commemorazione del DEFUNTO COMUNISMO e per sancire una definitiva epurazione dei MENSCEVICHI DIPIETRISTI???

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  9. fai bene a parlare di questa cosa. in effetti ciò di cui i media non parlano per noi non esiste. ad esempio cosa accade ora inc ecenia? e in somalia? in sudan? ora che accade in georgia, in ossezia? ecco, uguale per la palestina.

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  10. hai fatto bene a postare questa cosa. E i media dove sono???

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  11. Anonimo18:43

    "le due etnie sia matematicamente improponibile e che l'unica scelta percorribile sia "due popoli, due stati".
    Però curiose eccezioni ci sarebbero: la Svizzera, caso piuttosto noto; la Spagna dove catalani e cstigliani convivono ragionevolmente bene; alla lunga lista (ancora, proprio a braccio: Mauritius, Finlandia, Inghilterra, India, Cina e me ne mancano a dozzine) si potrebbe financo aggiungere l'Italia dove convivono la bellezza di 12 etnie diverse (e riconosciute).
    etienne64
    Forse McDonald ha fatto più danni di quanto si possa pensare.

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  12. Anonimo18:48

    Ps McDonald il diplomatico, non McDonald's quello che vende hamburger
    etienne64

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  13. @ adetrax
    mi pare che tu non veda la soluzione della questione palestinese con la creazione di uno stato ma con una specie di protettorato. Il che non sposterebbe una virgola del potere che ha attualmente Israele sull'intera regione.

    @ abdel nur
    omertà è la parola giusta.

    @ baluba
    la soluzione iniziale prevedeva la creazione di due stati per due popoli. I paesi arabi commisero un errore storico nell'attaccare Israele, permettendo così ad essa di espandersi e di non mollare più l'osso da allora.

    @ panty
    il purgante di Uolter ti fa cacare, ma anche no.

    @ rigitans'
    la Cecenia, già. Da quanto non sappiamo più cosa combina l'amico Putin in quelle province?

    @ etienne64
    parlo di due etnie in guerra ed in lotta per il predominio sul territorio. L'esempio svizzero non mi pare così calzante.

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  14. @Lameduck
    mi pare che tu non veda la soluzione della questione palestinese con la creazione di uno stato ma con una specie di protettorato.

    Non esattamente, da una parte sarebbe possibile la convivenza, ma certo non con gli attuali sentimenti, dall'altra stanti così le cose, ritengo che si debba creare quanto prima questo stato palestinese.

    Purtroppo lo spazio da dividere non è molto e a questo si aggiunge il fatto che attualmente c'è un grosso problema, ovvero quello dell'assurda creazione di 3 isole separate (striscia di Gaza, Cisgiordania e alture del Golan) che non comunicano fra di loro.

    Per questo l'unica soluzione decente sarebbe un drastico ridisegno dei confini (almeno lungo la Cisgiordania), ma se proprio non si riesce a raggiungere un accordo su questi, bisognerebbe almeno:

    1) ampliare leggermente la striscia di Gaza;

    2) collegarla alla Cisgiordania con un corridoio, di 50 km., protetto contro possibili sconfinamenti.

    Questa soluzione, pur essendo assurda, potrebbe essere quella più a portata di mano; le altre le ho delineate nei commenti precedenti.

    P.S.
    Quando si tratta di grandi opere si può sempre raggiungere un accordo quindi non sprecherei questa possibilità.

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