venerdì 27 marzo 2009

Magliette fine

A proposito di preservativi. Questo soldato israeliano, che pensa di essere spiritoso mentre invece i suoi antenati che abitavano gli shtetl e ci regalarono l'impagabile umorismo yiddish si rivoltano nella tomba, suggerisce ad una madre palestinese che ha appena perso un figlio di usare la prossima volta il Durex, cioè il gondone. Sottosignificato: sono troppi e si riproducono troppo numerosi.

Avrete letto di queste magliette, delle quali ha parlato Haaretz e che pare vadano a ruba tra gli integerrrimi soldati di Tsahal. Sono più o meno tutte sullo stesso tenore e dimostrano un disprezzo assoluto, a livello di pseudospeciazione, per il palestinese, nemico che si può dileggiare ed offendere, tanto lo abbiamo mentalmente espulso dalla razza umana per farne una cosa senza alcun valore.


La maglietta qui sopra recita: "1 tiro 2 colpiti", e raffigura una madre incinta.
Pare ve ne sia una particolarmente ributtante che mostra una donna dal volto tumefatto e la scritta: "Scommetto che sei stata stuprata".

Beh, che volete, sono ragazzi sottoposti a stress da mortaretti e devono sfogarsi in qualche modo, quando gli finisce il fosforo bianco. Non si sa se il fosforo bianco provenga dal prosciugamento dei cervellini di chi partorisce tali amenità con chissà quali conati mentali. Io le trovo semplicemente ributtanti, altro che di cattivo gusto, e sono d'accordo con Haaretz che ne ha denunciato l'esistenza.

C'è chi va oltre e si chiede il perchè di tale disumana brutalità anche ideologica nei confronti del nemico ed è Gilad Atzmon, in questo suo nuovo articolo pubblicato sul web. Un saggio di una lucidità agghiacciante, spietato come un'autopsia, del quale vi consiglio la lettura.

Guerra al terrore interiore: la fine della storia ebraica - di Gilad Atzmon

"Il tema che discuterò oggi è probabilmente la cosa più importante che abbia mai detto sulla brutalità israeliana e l'identità ebraica contemporanea. Immagino che avrei potuto dar forma al mio pensiero in un libro ad ampio respiro o in un'analisi accademica. Invece farò proprio il contrario, cercherò di scriverne nel modo più semplice e breve possibile.

Nelle settimane appena trascorse abbiamo assistito a una campagna israeliana di genocidio contro la popolazione civile a Gaza. Abbiamo visto uno degli eserciti più forti del mondo schiacciare donne, anziani e bambini. Abbiamo visto tormente di armi non convenzionali esplodere su scuole, ospedali e campi profughi. Avevamo visto e sentito parlare di crimini di guerra commessi in precedenza, ma questa volta la trasgressione israeliana era categoricamente diversa. Era appoggiata dalla totale assoluta maggioranza della popolazione ebraica israeliana. La campagna militare dell'Esercito di Difesa Israeliano (IDF) a Gaza ha goduto del sostegno del 94% della popolazione israeliana. Il 94% degli israeliani apparentemente ha approvato i bombardamenti aerei contro civili. Gli israeliani hanno assistito al massacro alla TV, hanno ascoltato le urla, hanno visto ospedali e campi profughi in fiamme. Eppure non si sono turbati. Non hanno fatto molto per fermare i loro spietati capi “democraticamente eletti”. Anzi, alcuni di loro si sono portati una seggiola e si sono sistemati sulle colline che si affacciano sulla Striscia di Gaza per ammirare il loro esercito che trasformava Gaza in un moderno colosseo ebraico traboccante di sangue.
Anche adesso che la campagna sembra essersi conclusa e le proporzioni del massacro di Gaza sono note, gli israeliani non mostrano segni di rimorso. E come se non bastasse, durante tutta la guerra ci sono stati ebrei in giro per il mondo che hanno manifestato il loro sostegno allo “Stato per soli ebrei”. Un simile appoggio a espliciti crimini di guerra è inaudito. Gli stati terroristi uccidono, certo, ma mantengono un certo riserbo al riguardo. L'Unione Sovietica di Stalin l'ha fatto in remoti GULAG, la Germania nazista giustiziava le sue vittime in profonde foreste e dietro recinzioni di filo spinato. Nello Stato ebraico gli israeliani massacrano donne, bambini e vecchi indifesi alla luce del sole, impiegando armi non convenzionali per colpire scuole, ospedali e campi profughi.
Un tale livello di barbarie di gruppo esige a gran voce una spiegazione. Il ragionamento che segue può essere definito semplicemente come un tentativo di comprendere la brutalità collettiva israeliana. Com'è che una società è riuscita a perdere ogni senso di compassione e di misericordia?

Il terrore interiore
Più di qualsiasi altra cosa, gli israeliani e le loro solidali comunità ebraiche sono terrorizzati dalla brutalità che scoprono dentro di sé. Più sono spietati, più sono spaventati. La logica è semplice. Più sofferenza si infligge all'altro, maggiore è l'angoscia per la qualità potenzialmente mortale di tutto ciò che ci circonda. In senso ampio, gli israeliani proiettano sui palestinesi, gli arabi, i musulmani e gli iraniani l'aggressività che hanno dentro. Tenendo conto del fatto che la brutalità israeliana ha ora dimostrato di non avere limiti né paragoni, la loro angoscia è almeno altrettanto grande.

A quanto pare, gli israeliani temono di essere i tirapiedi di se stessi. Sono impegnati in una lotta mortale con il terrore che hanno dentro. Ma non sono soli. L'ebreo della Diaspora che manifesta il suo appoggio a uno stato che lancia fosforo bianco su una popolazione civile è finito nella stessa devastante trappola. Da entusiastico sostenitore di un crimine immenso, prova orrore al pensiero che la crudeltà che scopre in sé possa manifestarsi in altri. L'ebreo della Diaspora che appoggia Israele è devastato dalla possibilità immaginaria che una volontà brutale, simile alla sua, possa un giorno rivoltarglisi contro. La paura ebraica nei confronti dell'antisemitismo si riassume tutta in questa preoccupazione. È fondamentalmente la proiezione sugli altri della crudeltà tribale incentrata sul sionismo.

Non c'è alcun conflitto israelo-palestinese
Ciò che vediamo qui è la formazione evidente di un circolo vizioso in cui l'israeliano e i suoi sostenitori stanno diventando un'insulare e vendicativa palla infuocata alimentata da un'esplosiva aggressività interiore. Tutto ciò è estremamente rivelatore. Dato che i palestinesi non possono fronteggiare militarmente l'aggressività e la capacità distruttiva di Israele, siamo autorizzati a supporre che non esista alcun conflitto israelo-palestinese. C'è soltanto la psicosi israeliana, nella quale Israele è distrutto dall'angoscia causata dal riflesso della sua crudeltà. Essendo considerati i nazisti della nostra epoca, gli israeliani sono così condannati a vedere un nazista in chiunque. Analogamente, di fatto non c'è neanche un aumento dell'antisemitismo. L'ebreo sionista della Diaspora è semplicemente devastato dalla possibilità che qualcuno, là fuori, sia eticamente corrotto e spietato quanto ha dimostrato di essere lui. In breve, la politica israeliana e l'attività della lobby sionista dovrebbero essere considerate niente meno che come una letale paranoia collettiva incentrata sul sionismo che minaccia di trasformarsi in una psicosi totale.

C'è un modo per redimere il sionista dalla sua deriva sanguinaria? Esiste un modo per cambiare il corso della storia, salvare gli israeliani e i loro sostenitori dalla depravazione totale? Probabilmente il modo migliore di porre questa domanda è chiedersi se ci sia un modo per salvare gli israeliani e i sionisti da se stessi. Come potrete immaginare non sono particolarmente interessato a salvare gli israeliani o i sionisti, tuttavia capisco che redimere i sionisti dai loro crimini può portare una prospettiva di pace alla Palestina, all'Iraq e probabilmente a tutti noi. Per chi non l'avesse capito, Israele è solo la punta dell'iceberg. A conti fatti, l'America, la Gran Bretagna e l'Occidente sono ora soggetti a forme simili di “politica della paura” che sono il diretto risultato dell'ideologia e della mortale pratica interventista dei neo-conservatori.

Lo psicanalista di Nazareth
Molti anni fa, così narrano, c'era un israelita che viveva in mezzo ai suoi fratelli nella terra di Canaan. Come gli israeliani di oggi, era circondato dall'odio, dalla vendetta e dalla paura. A un certo punto aveva deciso di intervenire e di cambiare le cose, e si era accorto che non c'era altro modo per combattere la spietatezza che cercare la grazia: “Porgi l'altra guancia” era il suo semplice suggerimento. Identificando la psicosi dell'israelita come “una guerra contro il terrore interiore”, Gesù comprese che l'unico modo per contrastare la violenza è guardarsi allo specchio e cercare dentro di sé il Bene.

È piuttosto evidente che la lezione di Gesù aprì la strada alla formazione dell'etica universale occidentale. Le ideologie politiche moderne impararono dalla prospettiva cristiana. La ricerca normativa dell'uguaglianza da parte di Marx può essere vista come una riscrittura laica del concetto di fratellanza di Gesù. E tuttavia non una sola ideologia politica è riuscita a integrare il concetto più profondo che Gesù aveva della grazia. Cercare la pace è fondamentalmente cercare la pace dentro di sé. Mentre gli israeliani e i loro gemelli neocon vorrebbero raggiungere la pace attraverso la dissuasione, la vera pace si raggiunge solo cercando l'armonia interiore. Come potrebbe suggerire uno studioso lacaniano, amare il tuo prossimo è in realtà amare te stesso che ami il tuo prossimo. Il caso degli israeliani è l'esatto opposto. Come riescono a dimostrare costantemente, loro amano se stessi che odiano il loro prossimo, o semplicemente amano se stessi che odiano. Odiano quasi tutto: il prossimo, gli arabi, Chavez, i tedeschi, l'Islam, i gentili, la carne di maiale, i palestinesi, la Chiesa, Gesù, Hamas, i calamari e l'Iran. Voi fate un nome, loro lo odiano. Si deve ammettere che odiare così tanto deve essere un progetto molto spossante, a meno che non dia piacere. E infatti il “principio del piacere” degli israeliani potrebbe essere così articolato: spinge costantemente gli israeliani a cercare piacere nell'odio continuando a infliggere dolore agli altri.

Va detto a questo punto che la “Guerra al terrore interiore” non è esattamente un'invenzione ebraica. Tutti, che siano popoli, nazioni o individui, ne sono suscettibili. Le conseguenze del massacro nucleare americano a Hiroshima e Nagasaki trasformarono gli americani in una collettività terrorizzata. Questa angoscia collettiva è nota con il nome di “guerra fredda”. L'America deve ancora liberarsi dalla paura che là fuori possa esistere qualcuno che è altrettanto spietato. In un certo senso l'operazione Shock and Awe ha avuto un effetto molto simile sulla Gran Bretagna e l'America. Ha condotto alla creazione di masse terrorizzate e facilmente manipolabili da parte di un'élite altamente motivata. Questo tipo di politica è chiamato “politica della paura”.

E tuttavia nel pensiero occidentale è in atto un meccanismo di correzione. Diversamente dallo stato ebraico, che si sta radicalizzando attraverso la sua stessa paranoia autoalimentata, a Occidente il male è in qualche modo affrontato e arginato. L'assassino viene denunciato e la speranza di pace viene ristabilita fino a nuovo avviso. Non che mi aspetti che il Presidente Obama possa portare qualche cambiamento. Ma una cosa è chiara: è stato votato perché portasse un cambiamento. Obama è il simbolo di un autentico tentativo di limitare il male. Nello Stato ebraico non solo questo non succede, ma non potrà succedere mai. La differenza tra Israele e l'Occidente salta agli occhi. A Occidente la tradizione cristiana ci fornisce una possibilità di speranza che si basa sulla fede nella bontà universale. Anche se corriamo costantemente il pericolo di essere esposti al male, tendiamo a credere che il bene alla fine vincerà. Invece nel pensiero tribale ebraico il Bene è proprietà esclusiva degli eletti. Gli israeliani non vedono bontà o gentilezza nei loro vicini, li vedono come dei selvaggi e come un'entità che minaccia la loro esistenza. Per gli israeliani la gentilezza è loro proprietà esclusiva, e guarda caso sono anche innocenti e vittime. Nel pensiero universale occidentale la bontà non appartiene a un solo popolo o a un'unica nazione, appartiene a tutti e a nessuno nello stesso tempo. Non appartiene a un partito politico né a un'ideologia. Il principio trascendente della grazia e di un Dio Buono è in ciascuno di noi, ci tocca da vicino.

Che razza di padre è questo?
“Quando il Signore tuo Dio ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti – quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato”. [Deuteronomio 6:10-11].

“Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni… tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia”. [Deuteronomio 7:1-2]

A questo punto possiamo tentare di comprendere le cause prime della grave assenza di compassione nel pensiero israeliano e all'interno dei suoi solidali gruppi di pressione. Credo che un'elaborazione sul travagliato rapporto tra gli ebrei e i loro diversi dei possa far luce su questo tema. È perfettamente evidente che la lista sempre più lunga di “Dei”, “Idoli” e “figure paterne” degli ebrei è un po' problematica, almeno per quanto riguarda l'etica e la bontà. Va esplorata la relazione stessa tra “il figlio” e il “padre amorale”. La filosofa Ariella Atzmon (che tra l'altro è mia madre) definisce la complessità della falsa partenza o cattivo inizio come “Sindrome di Fagin”. Il personaggio dickensiano di Fagin è un “kidsman”, un adulto che recluta bambini e li addestra al furto e al borseggio, dando loro vitto e alloggio in cambio della refurtiva. Benché i bambini non possano che essere riconoscenti al loro padrone, essi non possono neanche fare a meno di disprezzarlo per averli trasformati in ladri e borseggiatori. I bambini si rendono conto che tutte le cose che Fagin possiede sono rubate e che la sua gentilezza è lungi dall'essere sinceramente onesta o pura. Prima o poi i bambini si rivolteranno contro il loro padrone Fagin nel tentativo di liberarsi da quella morsa immorale.

Nella prospettiva padre-figlio, il Dio Yahweh biblico degli ebrei non è diverso da quello che possiamo osservare nella sindrome di Fagin. Il padre di Israele guida il suo popolo eletto attraverso il deserto verso la terra promessa perché possa derubare e saccheggiare i suoi abitanti indigeni. Non è esattamente quello che ci si aspetterebbe da un padre etico o da un “Dio buono”. Dunque, per quanto i figli di Israele amino Yahweh, devono anche leggermente diffidare di lui per averli trasformati in ladri e assassini. Forse anche la sua bontà li mette in apprensione. Dunque non dovrebbe sorprenderci che in tutta la storia ebraica più di qualche ebreo si sia rivoltato contro il padre celeste.

Comunque, tenendo a mente la comune percezione laica secondo la quale gli dei sono un'invenzione degli uomini, ci si potrebbe chiedere cosa porti all'invenzione di un simile “Dio amorale”. Cosa fa sì che la gente segua i precetti di un Dio simile? Sarebbe anche interessante scoprire che genere di dei alternativi hanno scelto o inventato gli ebrei una volta abbandonato Yahweh.

Emancipandosi, più di qualche ebreo si è dissociato dal contesto tribale tradizionale e dall'ebraismo rabbinico. Molti si sono mescolati con le realtà circostanti, hanno lasciato cadere la loro condizione di eletti e si sono trasformati in persone normali. Molti altri ebrei hanno abbandonato Dio ma hanno continuato a conservare la loro affiliazione tribale etnicamente orientata. Hanno deciso di fondare la loro appartenenza tribale su basi etniche, razziali, politiche, culturali e ideologiche più che sul precetto ebraico. Anche se hanno evidentemente abbandonato Yahweh continuano ad adottare una visione laica che ha preso ben presto la forma di un precetto monolitico e simil-religioso. Nel XX secolo le due ideologie politiche simil-religiose che le masse ebree hanno trovato più attraenti sono state il marxismo e il sionismo.

È possibile descrivere il marxismo come un'ideologia etica laica universale. Tuttavia, all'interno del suo processo di trasformazione in un precetto tribale ebraico, il marxismo è riuscito a perdere ogni traccia di umanitarismo o di universalismo. Come sappiamo, inizialmente l'ideologia e la pratica sioniste furono ampiamente dominate da ebrei di sinistra che si consideravano veri seguaci di Marx. Credevano davvero che celebrare la loro rinascita nazionale ebraica a scapito dei palestinesi fosse un gesto legittimamente socialista.

È interessante constatare che i loro oppositori, l'anti-sionista Bund (la Federazione generale dei lavoratori ebrei in Lituania, Polonia e Russia), non credevano nella spoliazione istituzionalizzata dei palestinesi. Credevano invece che espropriare i ricchi europei fosse un precetto, una grande universale mitzvah sul cammino verso la giustizia sociale.

Quelli che seguono sono pochi versi dell'inno del Bund:

Giuriamo di perseverare nel nostro odio
Verso chi deruba e uccide i poveri:
Lo Zar, i padroni, i capitalisti.
La nostra vendetta sarà rapida e sicura.
Dunque giuriamo tutti insieme: vivere o morire!

Senza addentrarci in questioni che riguardano l'etica o l'affiliazione politica, è perfettamente evidente che l'inno ebraico-marxista è completamente saturo d'“odio” e “vendetta”. Per quanto gli ebrei fossero entusiasti di Marx, del marxismo, del bolscevismo e dell'uguaglianza, si sa come è andata a finire. Gli ebrei hanno abbandonato in massa Marx molto tempo fa. Hanno, in un certo senso, lasciato la rivoluzione a qualche gentile illuminato come Hugo Chavez ed Evo Morales, leader che hanno interiorizzato il significato autentico di uguaglianza ed etica universali.

Benché alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo il marxismo contasse molti seguaci tra gli ebrei europei, in seguito all'Olocausto fu il sionismo a diventare gradualmente la voce dell'ebraismo mondiale. Come Fagin, gli dei e gli idoli sionisti – Herzl, Ben Gurion, Nordau, Weizmann – promisero ai loro seguaci un nuovo inizio privo di etica. Derubare i palestinesi era parte del loro percorso verso una giustizia storica attesa da troppo tempo. Il sionismo trasformò l'Antico Testamento da testo spirituale a libro del catasto. Ma ancora una volta, come nel caso di Yahweh, il Dio sionista trasformò l'ebreo in ladro, gli promise la proprietà di qualcun altro. Già questo può spiegare il risentimento degli israeliani verso il sionismo e l'ideologia sionista. Gli israeliani preferiscono considerarsi come i naturali abitanti della loro terra piuttosto che come pionieri in un amorale progetto coloniale della Diaspora ebraica. L'ebreo israeliano mantiene la propria posizione politica attraverso un pericoloso escapismo etico. Questo può spiegare il fatto che nonostante gli israeliani amino le loro guerre detestino però combatterle. Non sono disposti a morire per una grande ideologia astratta e remota come la “nazione ebraica” o il “sionismo”. Preferiscono di gran lunga sganciare da lontano bombe a grappolo e fosforo bianco.

Tuttavia, nella storia relativamente breve del moderno nazionalismo ebraico, il Dio sionista ha fatto amicizia con altri dei e idoli kosher. Nel 1917 Lord Balfour promise agli ebrei che avrebbero costruito la loro casa nazionale in Palestina. Inutile dire che, come nel caso di Yahweh, Lord Balfour trasformò gli ebrei in ladri e saccheggiatori, con la sua promessa del tutto amorale. Promise agli ebrei la terra di qualcun altro. Non poteva esserci inizio peggiore. Evidentemente non ci volle molto perché gli ebrei si rivoltassero contro l'Impero britannico. Nel 1947 le Nazioni Unite fecero esattamente lo stesso stupido errore, diedero alla luce lo “Stato per soli ebrei” ancora una volta a scapito dei palestinesi. Legittimarono la spoliazione della Palestina nel nome delle nazioni. Come nel caso di Yahweh, che aveva finito per essere accantonato, non ci volle molto perché gli ebrei si rivoltassero anche contro le Nazioni Unite. “Non importa quello che dicono i gentili, importa solo quello che fanno gli ebrei”, disse il Primo Ministro israeliano David Ben Gurion. Di recente gli israeliani sono riusciti perfino a mettere in disparte i loro migliori e più servizievoli amici della Casa Bianca. Alla vigilia delle ultime elezioni presidenziali americane alcuni generali israeliani sono stati filmati mente denunciavano il Presidente Bush per “aver danneggiato gli interessi israeliani con il suo appoggio schiacciante” (Generale di Brigata in congedo Shlomo Brom). I generali israeliani fondamentalmente accusavano Bush di non aver bloccato Israele nella distruzione dei suoi vicini. La morale è piuttosto chiara: i sionisti e gli israeliani si rivolteranno inevitabilmente contro i loro dei, idoli, padri e altri che cercano di aiutarli. È questo il vero significato della sindrome di Fagin nel contesto politico israeliano. Dovranno sempre rivoltarsi contro i loro “padri”.

Ritengo che il più interessante tra tutti i sistemi ebraici di convinzioni sia la religione dell'Olocausto, che il filosofo israeliano Yeshayahu Leibowitz ha giustamente definito la “nuova religione ebraica”. L'aspetto più interessante della religione dell'Olocausto è il suo Dio, che è l'“Ebreo”. Il seguace ebreo di questo nuovo precetto dogmatico crede nell'“Ebreo”, colui che ha redento se stesso. Colui che è “sopravvissuto” all'evento definitivo, il genocidio. I seguaci credono nell'“Ebreo”, vittima “innocente” e tormentata che ha fatto ritorno alla sua “terra promessa” e ora celebra il racconto della sua resurrezione riuscita. In una certa misura, nel pensiero religioso dell'Olocausto, l'ebreo crede nell'“Ebreo” in quanto espressione dei suoi poteri e delle sue qualità eterne. All'interno di questa nuova matrice religiosa, la Mecca è Tel Aviv e il Santo Sepolcro è il Museo dell'Olocausto di Yad Vashem. La nuova religione ha tanti santuari (musei) sparsi nel mondo e molti sacerdoti che diffondono il messaggio e puniscono chi vi si oppone. Dal punto di vista ebraico, la religione dell'Olocausto è un'espressione assolutamente trasparente dell'amore di sé. È il luogo in cui il passato e il futuro si uniscono in un presente ricco di significato, in cui la storia si traduce in prassi. Consapevolmente o inconsapevolmente, chiunque si identifichi politicamente e ideologicamente (più che religiosamente) come ebreo finisce per soccombere, in pratica, alla religione dell'Olocausto e si trasforma in seguace della figura paterna rappresentata dall'“Ebreo”. E tuttavia ci si potrebbe chiedere che ne è della bontà: esiste una qualche bontà in questa nuova “figura paterna”? Esiste una qualche grazia in questa versione della storia che parla di vittime innocenti e che viene celebrata ogni giorno a scapito del popolo palestinese?

Se la storia ha una fine, la religione dell'Olocausto incarna la fine della storia ebraica. Alla luce della religione dell'Olocausto il “Padre” e il “Figlio” finiscono per unirsi. Almeno nel caso di Israele e del sionismo si fondono in un amalgama di ideologia e realtà genocide. Alla luce della religione dell'Olocausto e della sua epica etica della sopravvivenza, lo Stato ebraico si considera autorizzato a lanciare fosforo bianco su donne e bambini che ha ingabbiato in una prigione a cielo aperto senza vie di fuga. Tristemente, i crimini commessi dallo Stato ebraico sono commessi per conto del popolo ebraico e nel nome della loro tormentata storia di persecuzioni. La religione dell'Olocausto porta alla vita quello che sembra essere l'ultima forma possibile di brutale incarnazione insulare.

Storicamente gli ebrei hanno accantonato molti dei: hanno abbandonato Yahweh, hanno mollato Marx, alcuni non hanno mai seguito il sionismo. Ma alla luce della religione dell'Olocausto, ricordando le scene di Gaza, di Jenin e del Libano, l'ebreo potrebbe essere costretto a tener fede alla tradizione e ad accantonare anche l'“Ebreo”. Dovrà accettare il fatto che la sua nuova figura paterna è stata creata a sua immagine e somiglianza. Ma più preoccupante è il fatto devastante che il nuovo padre, come è ormai dimostrato, è in sé un'incitazione all'omicidio. A quanto pare, il nuovo padre è il supremo Dio cattivo.

Mi chiedo quanti ebrei saranno tanto coraggiosi da abbandonare la loro nuova esoterica figura paterna. Saranno tanto coraggiosi da unirsi al resto dell'umanità nell'adozione di un pensiero etico universale? Solo il tempo saprà dirci se l'ebreo saprà disfarsi dell'“Ebreo”. Tanto per chiarire e per dissipare ogni dubbio, io l'ho fatto molto tempo fa e vivo benissimo".

Oltre a suonare i suoi connazionali, Gilad Atzmon suona anche il sax.


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12 commenti:

  1. Come falene giriamo intorno al concetto di "bene" e di "male" bruciandoci ogni volta. Ad ogni battaglia persa, sempre meno ci facciamo domande, fino a spegnerci. Desiderando forse non vedere più questo scempio. Ogni generazione ricomincia da zero; l'unico rimedio potrebbe essere la cultura, ma la cultura è un lascito, uno sforzo, una volontà. Chi vorrebbe opporsi non ha più forze, e chi sguazza nel disastro non ha modo di comprendere quanto sia impresentabile il suo pensiero. Nulla è più terribile della mancanza di indignazione, e nulla è più normale del vuoto. Trovarsi tra simili attutisce il senso di sconfitta. Ormai mi basta questo. Come diceva Gaber, siamo una razza in estinzione. Noi che ci indignamo. Mi accorgo di non aver più voglia di convincere nessuno, e per questo mi commuovono slanci come il tuo. Rischierei di pensare all'inutilità di ogni denuncia, se non ci fossero voci come la tua. Leggendoti giustifico il mio malessere, ma in cambio mi sento vivo.

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  2. rossoallosso01:47

    inoppugnabile.andrebbe diffuso il piu' possibile.BRAVA LAME

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  3. Panty09:39

    Carissima Lame,post bellissimo.
    Però (e come me la maggior parte degli italiani),non ho capito la cosa più importante.
    .
    Quelle magliette,così carine,si trovano su ebay ?

    Devo trovarle prima che il Papa condanni quella,amorale e contro l'Etica Cattolica,che incita all'uso del preservativo.

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  4. Anonimo13:04

    Di bene in meglio Lame. Solo che ci ricaschi anche tu: per stigmatizzare l'operato di Israele (da 60 anni) e l'ideologia politica sionista (da oltre un secolo: la pulizia etnica in Palestina è iniziata prima del nazismo), senti l'insopprimibile bisogno di pararti il culo citando un ebreo. Ti risulta che per dire peste e corna dei nazisti ci sia mai stato bisogno di essere tedeschi o almeno di citare pensatori tedeschi? Joseph.

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  5. Cara amica Lameduck,

    per far capire meglio certe cose, dovresti spiegare che nelle scuole palestinesi si insegna ai BAMBINI come uccidere i luridi ebrei.

    Quando un ragazzino bomba palestinese si fa esplodere uccidendo donne, vecchi e bambini israeliani, nel mondo arabo e mussulmano si festeggia e si ride.

    Ciao Davide

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  6. Vinz14:55

    una sola parola: Grazie.

    a davide, dopo la lettura di questo scritto (ammesso che tu lo abbia letto e capito) che tratta di filosofia, storia, religione e sociologia tu riesci a dire solo 'sta fregnaccia? ma piantala e rileggi l'articolo, và

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  7. Adetrax16:54

    Sottosignificato: sono troppi e si riproducono troppo numerosi.

    Se il sottosignificato è solo questo allora è un dato di fatto.

    C'è chi va oltre e si chiede il perchè di tale disumana brutalità anche ideologica nei confronti del nemico ....

    La brutalità avviene quando si ha paura dell'intolleranza e dell'irragionevolezza altrui.

    Per quale scopo si addestrano soldati se non per essere sicuri che al momento opportuno agiranno senza tanti scrupoli mentali ?

    Le magliette sono solo una microscopica evidenza dei pensieri che albergano in molte menti.

    Inoltre ribadisco che gli scontri isreliano-palestinesi hanno una sola modalità per un fine ben preciso: il logoramento psicologico.

    Se Israele avesse voluto, negli ultimi bombardamenti di Gaza avrebbe potuto fare 1000 volte più morti di quanti ne ha fatti e il tutto non in parecchie settimane ma in pochi giorni.

    E' chiaro però che con un'azione simile, ovvero con un parziale genocidio del popolo palestinese, si sarebbe scatenata una nuova guerra sia interna (con i propri cittadini) che esterna con molti stati limitrofi e questo sarebbe stato molto poco desiderabile.

    Invece c'è stato un chiaro e forte intento di contenimento nelle quantità di violenza e brutalità per privilegiare l'azione di sfiancamento dei civili affinchè a loro volta esercitassero una qualche pressione su Hamas ad abbandonare posizioni sgradite, in particolare le velleità di riconquista territoriale.

    Quello che è accaduto finora è quindi solo la punta dell'iceberg di quello che potrebbe accadere se le tensioni aumentassero ancora fino a livelli ingestibili.

    Nel 1917 Lord Balfour promise agli ebrei che avrebbero costruito la loro casa nazionale in Palestina. Inutile dire che, come nel caso di Yahweh, Lord Balfour trasformò gli ebrei in ladri e saccheggiatori, con la sua promessa del tutto amorale.

    Data la bassa densità abitativa di allora e la presenza di vaste aree semi-disabitate, ci sarebbe stato lo spazio per la manovra dato che l'impero Ottomano (turco) si era dissolto e che i confini potevano essere redisegnati.

    Nel 1947 le Nazioni Unite fecero esattamente lo stesso stupido errore, diedero alla luce lo “Stato per soli ebrei” ancora una volta a scapito dei palestinesi.

    Mi pare alquanto semplificata questa sintesi e non del tutto corretta.

    In realtà prima di questo evento ci furono varie proposte britanniche di creare 2 stati separati con adeguate opere irrigue per entrambi, poi un unico stato multietnico poi con l'ONU prevalse l'idea di 2 stati separati che, onestamente, avevano demarcazioni assolutamente bizzarre e probabilmente non eque come si può notare nella pagina dedicata alla Palestina.

    Da parte arabo-palestinese ci fu comunque un netto rifiuto dell'idea dei due stati e quindi la costituzione del solo stato israeliano fu un atto unilaterale.

    Le ragioni del rifiuto potevano essere discusse con più attenzione e rispetto reciproco ma è evidente che queste qualità non sono molto presenti in quelle zone.

    Il risultato è che oggi l'entità palestinese appare separata in 3 zone non comunicanti che non hanno alcun senso di esistere e di questo i primi a rendersene conto dovrebbero essere gli israeliani.

    Se follia c'è stata questa non è durata solo qualche anno.

    Mi chiedo quanti ebrei saranno tanto coraggiosi da abbandonare la loro nuova esoterica figura paterna.

    Molto pochi.

    Saranno tanto coraggiosi da unirsi al resto dell'umanità nell'adozione di un pensiero etico universale?

    No, avendo scritto sopra che:
    Obama è il simbolo di un autentico tentativo di limitare il male. Nello Stato ebraico non solo questo non succede, ma non potrà succedere mai.

    Il solito ottimismo ebraico.

    Insomma, non prendiamoci per i fondelli, gli israeliani hanno una visione della vita tutta loro e applicano i loro schemi per far funzionare le cose.

    Gli arabi-palestinesi fanno lo stesso ma in tutt'altra maniera, fra l'altro molti dei loro leader non fanno alcun mistero di voler restaurare una teocrazia islamica e questo se permettete è assolutamente inaccettabile per chiunque abbia avuto trascorsi europei (cosa che interessa la maggior parte degli israeliani).

    Quindi l'idea di un unico stato, benchè sia la migliore, è quasi impraticabile a meno di non voler sopportare parecchi secoli di insostenibili tensioni interne.

    Per evitare tutto questo basterebbe applicare il principio dell'ubi maior, minor cessat; ad esempio sottraendo tutti i neonati sia israeliani che soprattutto palestinesi alle loro famiglie per rieducarli in altri ambienti per un periodo sufficientemente lungo (100 anni dovrebbero bastare), un po' come si è tentato di fare per una parte degli aborigeni australiani.

    I restanti motivi per i quali questi conflitti sono mantenuti artificialmente in vita sono noti: l'economia e gli interessi militari.

    Se si eliminano i conflitti, le guerre, ecc. le spese militari non possono che cadere a picco e questa cosa non piace per niente a molte persone che gestiscono il potere economico e politico; questo è un dato di fatto, era così 2000 anni fa e oggi è infinitamente più vero.

    Non per niente si assiste a periodiche crisi di ansia (da prestazione ?) dovute alla necessità di svuotare i magazzini di armi e ravvivare il relativo indotto.

    Per quanto riguarda la pseudo-speciazione questa è in atto da sempre, se fosse pacifica non sarebbe neanche una brutta cosa invece sembra che la moda sia quella di fare il prima possibile un gran pastone e relegare tutti all'età della pietra; forse anche questa deriva è l'applicazione del principio ubi maior, minor cessant.

    RispondiElimina
  8. Caro amico Vinz,

    ""a davide, dopo la lettura di questo scritto (ammesso che tu lo abbia letto e capito) che tratta di filosofia, storia, religione e sociologia tu riesci a dire solo 'sta fregnaccia?""


    Capito una bf.


    Ho la strana abitudine di seguire il filo conduttore di chi mi parla. Anche a distanza di tempo.

    Questo post esprime concetti non nuovi a chi segue l'amica Lameduck da un po’ di tempo. Si incasella perfettamente nel suo sistema ideologico.

    Anche se hai ragione a dire che il mio commento c'entra poco con l'articolo di Lameduck, resta il fatto che sotto sotto, traspare la sua simpatia per i palestinesi e l'antipatia per gli israeliani.

    Questo è ingiusto, perchè una persona intelligente come
    l'amica Lameduck avrebbe l'obbligo di essere al di sopra delle parti.

    Ciao e un bacio Davide

    RispondiElimina
  9. @ citrante
    a sentirci vivi siamo in due.

    @ Panty
    no, per fortuna pare non siano in vendita su Ebay.

    @ Joseph
    Sinceramente non capisco quale sia il problema. Se uno dice cose condivisibili non vado a controllare prima se è circonciso o meno.

    @ davide
    no, non è necessario quando si parla di un argomento applicare sempre la par condicio. E' un modus operandi che non mi appartiene ma che è tipico di voi nanofili.

    @ adetrax
    Per evitare tutto questo basterebbe applicare il principio dell'ubi maior, minor cessat; ad esempio sottraendo tutti i neonati sia israeliani che soprattutto palestinesi alle loro famiglie per rieducarli in altri ambienti per un periodo sufficientemente lungo (100 anni dovrebbero bastare), un po' come si è tentato di fare per una parte degli aborigeni australiani.

    Ecco, vedi, vuoi passare per razionale, sciorini le tue cifre e percentuali, poi ti lasci fregare da queste assurdità utopistiche. Rieducare?? Oddio che brutto concetto...

    @ Davide
    "essere al di sopra delle parti", traduco per i non nanofili, significa prostrarsi si fronte alle ragioni di Israele. A me stanno simpatici i palestinesi e gli israeliani come Gilad Atzmon.

    RispondiElimina
  10. Adetrax23:42

    Ecco, vedi, vuoi passare per razionale, sciorini le tue cifre e percentuali, poi ti lasci fregare da queste assurdità utopistiche.

    Utopistiche nel caso in oggetto (bisognerà pur alleggerire ogni tanto la gravità dei discorsi), nel caso degli aborigeni ha funzionato a meraviglia, in ogni caso a livello teorico sarebbe una soluzione che potrebbe funzionare mentre molte soluzioni proposte per il caso palestinese hanno seri problemi anche di fronte a una simulazione di funzionamento pratico.

    Ironia a parte (bisognerà introdurre degli appositi tag irony), l'indicazione di un metodo improbabile che però potrebbe teoricamente funzionare, serve a evidenziare l'assurdità delle posizioni e delle soluzioni "pratiche" adottate finora (e dire che si sono perfino impegnati a svilupparle) anche se, come ho scritto nel commento precedente, la chiave di lettura del problema palestinese è essenzialmente e spregevolmente economica, basata sulla consapevolezza del buon funzionamento dell'ubi maior, minor cessat.

    In breve siamo arrivati al punto in cui è probabile che in molte menti israeliane stia facendo capolino la soluzione finale ma prima di fingere indignazione per questa possibilità, ammettiamo subito che in quelle di Hamas c'è da sempre e non ci si deve sorprendere perchè l'unica cosa abbondante sulla Terra è la stupidità o forse la malvagità umana.

    Per fortuna fra i motivi che impediscono l'attuazione della soluzione finale c'è il fatto che lo stato attuale delle cose è molto conveniente per un'importante fetta del potere economico-politico israeliano e forse, in piccolissima parte, anche per qualche dirigente palestinese.

    Detto questo è giusto sottolineare che l'articolo di Atzmon è interessante (soprattutto perchè disvela un certo modo di vedere determinate problematiche), anche se pare avere qualche piccolo salto logico, forse anche volutamente criptico, tipicamente ebraico.

    Per esempio.
    A quanto pare, il nuovo padre è il supremo Dio cattivo.

    Ma come, si stava parlando della figura mitica dell'Ebreo e ora si indica un fantomatico "supremo dio cattivo" (fra l'altro con la D maiuscola) come continuazione dei precedenti abbandonati ?

    Chi sarebbe realmente questo dio cattivo, la materializzazione del noumeno "Ebreo" ?

    Come da questa figura idealizzata dell'Ebreo si fa derivare la definizione di "supremo dio cattivo" ?

    E' forse il culto di se stessi elevato a divinità ?

    La frase successiva:

    Mi chiedo quanti ebrei saranno tanto coraggiosi da abbandonare la loro nuova esoterica figura paterna.

    ... pare escludere questa semplice mitizzazione, per far intendere piuttosto più qualcosa che si avvicina a un Moloch.

    E in effetti i sacrifici umani paiono essere abbastanza di moda di questi tempi.

    ---

    Ci sarebbero molti altri punti di discussione ma a questa domanda:

    Com'è che una società è riuscita a perdere ogni senso di compassione e di misericordia?

    ... vorrei aggiungere qualche considerazione, a completamento della variegata spiegazione psicanalitica che ne ha dato l'autore.

    1) Innanzitutto la domanda è retorica e sottende un'assunzione non del tutto vera se non limitatamente al fatto che i media non hanno riportato in modo evidente reazioni significative alle modalità di aggressione a Gaza.

    Una società è composta da molte posizioni e far intendere che tutte erano coincidenti al momento dei fatti non è molto corretto.

    2) Non si deve mai dimenticare una cosa, ovvero che molti ebrei hanno inconsapevolmente subito un discreto imprinting dalla società tedesca da cui sono fuggiti i loro padri, nonni e bisnonni; è inutile negarlo, dentro di loro hanno sviluppato allo stesso tempo un timore e una segreta ammirazione per l'efficienza di certi metodi e forse hanno elevato alla potenza la sensazione della gravità della disobbedienza di fronte al potere costituito.

    Questa è una delle chiavi per comprendere la reazione "passiva" all'attacco di Gaza.

    E' probabile che l'opinione pubblica israeliana abbia percepito che Hamas e i palestinesi non capissero la situazione reale e contro ogni logica avvessero ripetutamente disubbidito agli inviti a non attaccare ovvero a non lanciare razzi; pertanto quando è scattata la punizione collettiva la reazione è stata: dovevate capirlo prima che queste cazzate non si fanno.

    E' stato un po' come assistere a una lapidazione, una cosa bruttissima che però evita un male ancora peggiore.

    Certo, che poi la realtà sia e fosse leggermente diversa da quanto percepito, è un altro argomento su cui si può discutere ma questa è la sensazione che ne ho ricavato.

    RispondiElimina
  11. Ciao Lame. Mi credi se ti dico che mi aspettavo un post del genere? E che anzi mi meravigliavo che ancora non lo avessi fatto? Tu ed io (e probabilmente molti altri) abbiamo la serendipity! :-) Non ho avuto tempo di scriverne (come avrai notato sto trascurando un po' i miei blog) né di leggere ora il pezzo di Atzmon, cercherò di farlo domani con calma. Ma per adesso scrivo due cose:
    1)Ci può stare la faccenda delle magliette, ma la condanno e mi vergogno io stesso.
    2)Dopo aver letto l'articolo su Haaretz che citi tu e anche dopo questo più che altro, visto che in una guerra purtroppo ci sta tutto, mi sono chiesto come mai adesso vengono fuori queste cose? Regolamenti di conti interni all'esercito come il dopo Libano? Regolamenti politici interni quasi come se un governo di estrema destra prossimo venturo potrà essere migliore di quello della Livni? Davvero...mi interesserebbe sapere la tua opinione.

    RispondiElimina
  12. Ciao Lame,
    ti segnalo un link (da "Altre Notizie")
    "Sparare e piangere, confessioni di soldati israeliani viste da un Refusenik" ( http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=98543&mode=thread&order=0&thold=0 ).
    Io lo trovo estremamente interessante.
    Concordo, poi, con te: essere al di sopra delle parti significa avvallare la tesi dei buoni israeliani tormentati da Hamas e dimenticare la pulizia etnica sinista, ai danni del popolo palestinese, perpretata da decenni.
    Ancora prima della nascita dello Stato di Israele.

    Buona domenica.

    RispondiElimina

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