mercoledì 12 agosto 2009

Che l'Insee?

Toh, si rivedono le lotte operaie. Perfino nella Milano che si vorrebbe restìa ad ascoltare le istanze dei lavoratori perchè gli operai sono talmente soddisfatti del governo di centropadania che di istanze non sembrerebbero averne più. Con un presidente operaio che ghe pensa tutto lu, oltretutto.
Le lotte operaie invece sono sempre più necessarie in tempi di crisi e, mi piace ricordarlo a chi è distratto dal pettinar bambole estivo e dai drammi della privacy violata dei miliardari, riguardano una questione di pura sopravvivenza per intere famiglie.

Essere legati ad un salario o stipendio (chiamiamolo come preferiamo), significa dover contare su una ricchezza, o semplice benessere, che ci cade goccia a goccia ogni mese e che basta solo a placare una sete momentanea, non certo per riempire una piscina.
Se la goccia viene a mancare perchè il rubinetto viene stretto, non si campa più. Possiamo avere qualcosa da parte ma senza lo stipendio, una volta esaurita la riserva, si muore. Con lo stipendio ci si paga l'affitto, ogni mese. Ogni mese arrivano bollette, rate di mutuo, scadenze varie da pagare e quelli mica dicono "Ok, va bene, me li darete quando potete".

Per noi che viviamo di salario sono cose ovvie e per questo non ci meravigliamo che degli operai minacciati di perdita del lavoro senza garanzie per il futuro siano rimasti otto giorni sul carroponte per difendere la loro capacità di sopravvivenza. Perchè hai voglia di credere alle promesse di riassunzione. Io ci passai, anni fa. "Stai tranquilla, solo pochi mesi e poi ti riprendiamo". Risultato: sei anni di disoccupazione.

Siamo felici come pasque che si sia giunti ad un accordo alla Insee, quando la dirigenza solo pochi giorni fa dava la colpa del fallimento dell'azienda agli operai. Siamo felici che lottare per i propri diritti sia ancora possibile e porti ad una scelta di giustizia. Auguri all'Insee ed alle persone che ci lavorano.

Piuttosto, qualcuno ha visto il presidente operaio aggirarsi sul carro ponte come promesso? No? Ah, sta a Villa Certosa con Fede? Me pareva.


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4 commenti:

  1. Panty22:24

    Il Presidente non è a Villa Certosa con FEDE ma è in ferie nella casa affittata all'Aquila per dirigere i lavori con SPERANZA,CARITà e Bertolaso"L'occhio del padrone fa....."e per smentire di aver parlato di Gabbie Salariali.

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  2. Anonimo23:25

    Il gruppo Camozzi è un bel gruppo questo vuole dire che garantirà le promesse fatte. Sono contento per il lieto fine ma soprattutto per la voglia di lottare enon mollare che è tornata.
    La classe operaia non va in paradiso e nemmeno a villa certosa, che almeno viva decentemente.
    Prim

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  3. E se avessimo un Presidente vero al posto di quell´ameba di Napolitano, una decorazione al valor civile se la meriterebbero...

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  4. Il malcontento, oggi, ha un nome, la novità un volto: comunismo.
    In questo senso, comunisti lo siamo un po’ tutti: anche coloro che ne hanno paura e ne dicono male.
    Se vogliamo veramente qualche cosa di di­verso di quanto è stato fatto sin qui, è bene che ci disponiamo a fare un po’ di strada con i co­munisti.
    Perché se il comunismo è quella dottrina po­litica con premesse filosofiche e previsioni eco­nomiche ben determinate e con prassi rivolu­zionaria che va dalla dialettica o lotta delle clas­si alla loro cancellazione attraverso una più o meno lunga dittatura del proletariato: se il co­munismo è questo o quel partito operante in questo o quel paese, oggi è soprattutto uno « stato d’animo » di rivolta contro il male so­ciale di qualsiasi nome, un interiore tempo d’avvento, l’attesa di una novità che, senza farci di­menticare le sofferenze patite, renda impossi­bile il loro ripetersi.
    Saggio tratto da "Cattolici e Comunisti", ed. La Locusta, 1978

    di Primo Mazzolari
    son ben felice di come sembra essersi risolta la lotta per questi padri,mariti,fratelli,nonni.
    purtroppo ci ricordiamo di essere tutti un po' comunisti quando ci tolgono il pane,se lo fossimo piu' spesso penso sarebbe meglio per tutti

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