martedì 8 dicembre 2009

C'è un brutto clima



Un mondo senza uomini. No, non è un delirio separatista iperfemminista o una sciagurata evenienza che ci priverebbe per sempre dei nostri amatissimi compagni di lavoro, amici, mariti ed amanti.
Qui ci riferiamo agli uomini come specie. All'Uomo, quindi.
Devono esserci rischi proprio gravi se si sono decisi a sedersi attorno ad un tavolo a discutere di ambiente, riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Compresi coloro che hanno sempre svuotato i portacenere senza rispetto fuori dal finestrino, gli americani, e gli attuali maggiori inquinatori mondiali, sia per numero che per quantità di sostanze tossiche, i cinesi.
A proposito, mi piacerebbe sapere se c'è ancora e se non c'è più dove è finita quella famosa gigantesca nube tossica che aleggiava nel 2005 sul continente asiatico.

Se vi è sembrato scioccante - a me è parso solo una paraculata con uso furbetto di bambini - il corto presentato all'inaugurazione della conferenza di Copenhagen allora guardatevi questo bellissimo documentario di History Channel, "La terra dopo l'uomo", i cui argomenti sono trattati anche dal libro "Il mondo senza di noi", di Alan Weisman.
Cosa succederebbe al pianeta Terra nella malaugurata (per noi) evenienza che un cataclisma o un virus mortale - altro che suina, eradicasse la specie umana?

Il documentario illustra, su base scientifica e dati preesistenti su zone spopolate del pianeta, cosa accadrebbe 1 - 10 - 100 - 1000 e più anni dalla scomparsa dell'uomo.
Da un punto di vista antropocentrico sarebbe una catastrofe. Pressocché tutte le nostre opere architettoniche, tranne paradossalmente quelle in pietra dell'antichità come le piramidi egizie, verrebbero distrutte. La nostra cultura, affidata a supporti deperibili come la carta stampata, la pellicola cinematografica, i supporti magnetici, verrebbe perduta per sempre, anch'essa corrosa dagli agenti atmosferici. Anche in questo caso sopravviverebbero i geroglifici egizi e non i film di Kubrick. La nostra civiltà, dipendente quasi interamente dall'energia, non sopravviverebbe allo spegnimento delle centrali ed alla mancanza di manutenzione.

Per la natura sarebbe solo un riappropriarsi del suo spazio. La vegetazione coprirebbe le città, gli animali si riadatterebbero ad un ecosistema basato sul binomio preda-predatore e ripopolerebbero l'ambiente.
Gli animali domestici, dipendenti dall'uomo per il procacciamento del cibo, a parte il caso dei cani di taglia piccola che non sopravviverebbero, avrebbero modo di adattarsi ad un mondo human-free. I gatti, ad esempio, potrebbero tornare al loro antico status di predatori, cibandosi di topolini e uccelli. I cani di razza più simile al lupo non solo sopravviverebbero ma, incrociandosi con i lupi, riprenderebbero possesso dei territori di caccia di un tempo.
Il mare trarrebbe solo beneficio dalla scomparsa di navi, pescherecci e rifiuti umani. In pochi anni pullulerebbe di vita come non mai.

La conclusione angosciante che si trae dalla visione del documentario è che la scomparsa dell'uomo sarebbe una tragedia solo per noi. Il pianeta andrebbe avanti ed anzi, ne avrebbe vantaggio.
Forse aveva ragione l'agente Smith, il personaggio di Matrix, nel definire l'essere umano come virus. Una forma di vita dannosa che, se non troverà il modo di convivere con l'ambiente rispettandolo, verrà da esso distrutta e della quale, una volta sparita, non resterà nemmeno un brutto ricordo.

6 commenti:

  1. Adetrax00:34

    A proposito, mi piacerebbe sapere se c'è ancora e se non c'è più dove è finita quella famosa gigantesca nube tossica che aleggiava nel 2005 sul continente asiatico.

    Perchè non dovrebbe esserci, semmai si sarà estesa ... giusto ?

    E poi questa cosa è niente a confronto dell'area di rifiuti plastici, di quasi 2000 km. di diametro, presente nell'Oceano Pacifico.

    La conclusione angosciante che si trae dalla visione del documentario è che la scomparsa dell'uomo sarebbe una tragedia solo per noi. Il pianeta andrebbe avanti ed anzi, ne trarrebbe beneficio.

    Quindi ?

    Ovvero, se scomparissimo tutti, che ci importerebbe di cosa accadrebbe dopo ?

    Certe ipotesi sono lecite ma sospette; qui si sente odore di piramidine ... quando la base è troppo grande ed è un problema, la si taglia; in effetti i filmatini spingono verso la direzione di: "lo sai che sei un problema" ?

    Se una popolazione nulla fosse un toccasana per il pianeta, una ragionevole via di mezzo non potrebbe apparire come qualcosa di auspicabile / accettabile ?

    Dopotutto il male non è ovviamente la presenza dell'uomo sulla Terra e la sua quantità, ma i suoi comportamenti deteriori moltiplicati su larga scala; se non si riesce a intervenire sui comportamenti si interviene sul numero di persone che li pone in essere.

    Se osserviamo i grafici della crescita umana negli ultimi 10.000 anni possiamo notare come essa sia cresciuta tantissimo negli ultimi 3000 anni e sia letteralmente esplosa negli ultimi 2 secoli.

    Questo in se non sarebbe un problema insolubile se non fosse stato accompagnato da ogni sorta di malefatta ambientale in numeri sempre crescenti.

    In buona sostanza se la nostra tecnologia o altri fattori psico-somatici particolarmente diffusi, non ci permettono una via di uscita a breve, che ne dite di un bel taglio alla popolazione così come si fa con gli "inferiori" quando ci sono i bilanci aziendali in rosso ?

    Detto questo, ci deve essere qualcosa di anomalo in molte persone quando non percepiscono come un problema lo sporcare e distruggere quello che gli sta intorno pur di evitare costi o fatiche anche minime.

    Credo che questo comportamento dipenda non solo da aspetti culturali, ma anche dall'influenza genetica del passato, dall'istinto consuetudinario del "taglia e brucia" e del "chiagni e fotti".

    continua ...

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  2. Adetrax00:35

    ... continuazione.

    In questo senso è probabile che se questo ed altri atteggiamenti, persisteranno in chi è al potere, come è stato nell'ultimo secolo, allora non ci sarà la minima possibilità di evitare la catastrofe perchè con i soldi, la corruzione, le menzogne o anche le minacce fisiche si troverà sempre il modo di convincere gli "inferiori" a collaborare verso il disastro.

    Insomma penso che, dal punto di vista logico, sia evidente che non si dovrebbe produrre o trasformare qualcosa senza essere certi di poter recuperare tutti gli scarti e di poter sempre riciclare tutti gli oggetti a fine vita degli stessi, e allora perchè non lo si fa sul serio su larga scala e soprattutto perchè non si è cominciato 40-50 anni fa ?

    Tutto l'impegno è stato indirizzato nel creare le cose, nell'abbreviare il loro ciclo di vita per poterne consumare sempre di più, ma non per il fine vita delle stesse.

    Nano-nano vorrebbe introdurre su larga scala i termovalorizzatori per bruciare / atomizzare i rifiuti e gli oggetti che non si usano più; questa non può essere una soluzione accettabile se applicata su larga scala, ma solo la dimostrazione della pazzia (a questo punto incurabile) che pervade certi ambienti.

    Un esperto USA soleva ripetere: "Dio ricicla, il diavolo brucia" e tutta questa passione, che pervade certi vertici, per il fuoco e i "bruciatori" è un po' sospetta.

    Qualcuno dice poi che non solo i combustibili petroliferi stanno cominciando a scarseggiare ma che di questo passo, entro 30-40 anni, potrebbero scarseggiare o finire anche i metalli di largo consumo come il ferro.

    In breve il nostro problema è la mostruosa capacità di trasformare materie prime in oggetti per poi produrre rifiuti non riciclabili.

    Il problema della scarsità di tempo per eventuali soluzioni riferite alla velocità nell'aumento esponenziale d'uso di oggetti tecnologici l'aveva già individuato negli anni '80 - '90 la Thatcher: l'evoluzione della tecnologia nei veicoli non sarebbe un problema se fosse usata solo da 100 milioni di persone nel mondo; stesso discorso per i condizionatori d'aria e il problema dell'ozono; fintanto che li usavano qualche milione di persone il problema nel breve periodo quasi non esisteva, essere passati a quasi 2 miliardi di utilizzatori ha creato un problema di urgente soluzione.

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  3. Al tal proposito ricordo il dialogo tra non mi ricordo chi e non mi ricordo cosa di Leopardi (un bue e un folletto, possibile o mi sono drogato troppo nel corso degli ultimi dieci anni?), o in alternativa la canzone "Ma noi non ci saremo" di Guccini coi Nomadi.

    Comunque la specie umana si è rivelata incredibilmente adattabile, più di qualsiasi altro mammifero; la nostra diffusione geografica è, per dire, superiore a quella delle formiche (che non credo prosperino in Groenlandia). Difficile che scomparirebbe per i mutamenti climatici; anche una pandemia lascerebbe dei superstiti (grazie all'enorme variabilità genetica). Penso che ci estingueremmo solo per un grande cataclisma, tipo meteorite, di proporzioni tali da eliminare una grossa parte dei vertebrati di superficie.

    Più facile la fine della civiltà umana con la persistenza di piccoli gruppi isolati che ripopolerebbero la Terra poco a poco, e là sì è interessante pensare a cosa sopravviverà e cosa no. Le piramidi sì, i film no, come dici tu, ma forse neanche i quadri in tela (della pittura greca non è rimasto nulla, solo i riflessi nella pittura murale romana e nei ritratti funerari greco-egizi).

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  4. eppure la maniera per vivere in simbiosi con l'unico pianeta di cui disponiamo ci sarebbe, ed in questo i pellerossa nordamericani potrebbero insegnarci molto.non fu forse quel eminente profeta, passato nel dimenticatoio dimenticatoio,col nome di "toro seduto"
    il discorso di tatanka lyotake
    Sono nato sulle Colline Nere, le montagne madri del mio popolo. Mi chiamarono Lento, ma sapevo che un giorno, mi sarei conquistato un altro nome. Allora non sapevo neppure dell'esistenza dei bianchi.
    Toro Seduto - Tatanka Iyotanka 1831-1890 Lakota
    Ero un Indiano, e prima ancora di essere indiano, ero un Lakota, e tra i Lakota appartenevo alla tribù guerriera più valorosa: gli Hunkpapa.La nostra fierezza era immensa. I nostri guerrieri erano temuti da tutte le tribù vicine. Il nostro territorio di caccia era enorme, nel cuore delle grandi pianure. Avevamo molti cavalli e il nostro popolo non conosceva la fame da molte lune. Sì, posso dirlo, ero fiero di essere un Lakota, fiero di essere un Hunkpapa .....Toro Seduto fu assassinato con un colpo alla testa, mentre quarantatre poliziotti indiani rinnegati cercavano di arrestarlo, nel dicembre 1890, pochi giorni prima del massacro di Wounded Knee.
    Fratelli, vogliono la nostra terra, la nostra madre, per renderla irriconoscibile con i loro recinti, le loro costruzioni e i loro rifiuti. La loro nazione è come l'acqua che straripa e travolge tutto quello che trova al suo passaggio.
    l'uomo bianco morirà seppellito dalla montagna dei propri rifiuti

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  5. Cara amica Lameduck,

    tempo fa ho visto sulla sette un programma, la gaia scienza, dove si spiegava quanto hai detto.

    Sono rimasto sbalordito nel vedere con che rapidità le nostre grandi città, fatte di cemento e ferro, verrebbero completamente cancellate dalle foreste.

    Le piramidi egizie resisterebbero più di tutto, soprattutto per via del clima del deserto. Ma ogni tot migliaia di anni piove anche nel Sara (una volta c'era la savana nel Sara) e a quel punto delle piramidi non resterebbe più niente.

    Dopo 10.000 anni sul pianeta terra non resterebbe più nessuna traccia che dimostri che l'uomo sia mai esistito.

    Ciao Davide

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  6. Icy Stark18:31

    La realtà, che chiaramente è dimenticata dalla stragrande maggioranza delle persone, è che non è in pericolo il pianeta o il clima, ma solo la sopravvivenza della specie umana. Gaia è sopravvissuta a catastrofi ambientali ben peggiori (molto peggiori), l'essere umano è una macchiolina per ora, e non ci sono motivi attualmente per presupporre che durerà abbastanza per influenzare davvero la terra.

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