lunedì 31 maggio 2010

Chiudetegli il rubinetto

L'unico modo per far smettere ad Israele di fare il bimbetto viziato al quale, caso unico al mondo, è consentito attaccare paesi della Nato senza che la Nato abbia nulla da ridire, perchè la Imperial Mom lo permette, è che quel bell'uomo che sta alla Casa Bianca, oltre alla falla del Golfo del Messico, si convinca della necessità di chiudere il rubinetto che da decenni sottrae risorse agli Stati Uniti per deviarle verso un paese ultra-armato anche in senso atomico, prepotente, che tiene sotto apartheid un intero popolo, che fa strame delle leggi internazionali e che, francamente, ha già da tempo rotto i coglioni.

domenica 30 maggio 2010

KolchozVille

"Time", la rivista che elesse uomo dell'anno del 1938 Adolf Hitler e Stalin per ben due volte, nel '39 e nel '42, ha deciso che FarmVille è tra le 50 peggiori invenzioni dell'umanità. Addirittura!
Che sia una classifica imbecille come poche lo dimostra il fatto che mescola cose magari fastidiose ma innocue come la mollettina della suite Office di Microsoft e le orrende ciabatte Crocs a vere e proprie piaghe d'Egitto come l'Agent Orange, il DDT, i coloranti alimentari e l'amianto.

La motivazione per l'anatema nei confronti della fattoria virtuale della Zynga - definita quest'ultima addirittura "genio del male" - è perchè distoglierebbe milioni di persone dal lavoro, obbligandole a passare ore ed ore a cliccare su raccolti ed animaletti vari senza un vero scopo se non quello di portare avanti il gioco all'infinito.
Ecco in azione la grigia e deprimente etica protestante del capitalismo. Quella secondo la quale si va in paradiso solo se ce lo siamo meritati sulla Terra e se abbiamo pensato per quarant'anni solo al lavoro.

Forse quegli scassaminchia snob di "Time" hanno capito che FarmVille, aldilà di tutti i suoi difetti, è un gioco che sviluppa la cooperazione tra gli individui, li obbliga a socializzare con i vicini e ad aiutarli nella coltivazione e nell'allevamento delle bestie. Nella fattoria di Farmville, che è quanto di più simile ad un Kolchoz esista, l'utopia collettivista si realizza finalmente senza sforzi. Non c'è mai la grandine, nessun raccolto va a remengo se non per la svogliatezza del contadino e c'è perfino la possibilità che un solerte vicino ti rianimi i raccolti ormai perduti con lo spruzzetto.
Insomma FarmVille è il gioco più subdolamente comunista che sia mai stato inventato. Soprattutto ora che ha perfino introdotto le cooperative!
E' indubbiamente un arma di distrazione di massa ed io sospetto che possa essere perfino il più formidabile esperimento psicologico su vasta scala mai realizzato, dal modo in cui si può svelare l'organizzazione mentale di chi ci gioca.

E' un gioco stupido che dà dipendenza. Chi lo nega? Ieri che si era impallata a causa di un aggiornamento venuto male c'erano milioni di giocatori in pura scimmia, che intasavano i forum alla ricerca della soluzione per poter accedere di nuovo alla propria amata fattoria.
Però ci sono cose più gravi a questo mondo. Diciamolo, è molto peggio uscire di casa e andare in cerca di gay da pestare a sangue, torturare e dar fuoco ad un animale, ciondolare senza arte nè parte.
E' un gioco che dà dipendenza e che ti prende la mano. Prendi questa mano, Zynga.
Si, però fateci capire: i giochi sparatutto no perchè sono violenti. Quelli agresti e che insegnano ai bambini, solo per fare un esempio, ad amare gli animali, che sviluppa un certo senso architettonico e ti fa riavvicina alla natura no perchè distolgono dal lavoro e sono stupidi.
Parliamoci chiaro. Con la vita di merda che facciamo con qualcosa bisogna pur stordirsi. La droga no, e va bene. Le sigarette, l'alcool e il gioco d'azzardo no. Almeno lasciateci FarmVille.

giovedì 27 maggio 2010

Delirium premier

Ha ragione Marco Travaglio. Dobbiamo lasciarlo lavorare, il piccoletto, perchè sta scavandosi la fossa da solo e ormai è arrivato ai fatidici six feet under.
Un Berlusconi sotto osservazione da parte di numerosi poteri forti internazionali per le sue tendenze autoritarie e le minacce alla libertà di stampa che fa? Va a Parigi e cita Mussolini, sottilmente paragonandovisi e lamentando che "i capi di governo non hanno potere". Parla di gerarchi, di cavalli, neanche fosse Caligola, insomma un delirio totale ed ormai irreversibile. Si può pensare che se il prossimo 25 luglio Fini e Bocchino non lo faranno cadere durante un Gran Consiglio dei Ministri, ne farà una malattia.
Non abbiamo visto le facce di chi lo ascoltava durante il vertice parigino dell'OSCE ma possiamo immaginarle simili a quella dell'impietrito Gianfranco Fini all'epoca dello Schultz-suggerito-nel-ruolo-di-Kapo nella famosa guittata in "chiacchiere&distintivo mode" di Strasburgo.

La cosa incredibile comunque è che abbia scelto, come fonte della sua citazione odierna, i "diari di Mussolini". Diari sbandierati tempo fa da Marcello Dell'Utri come una grande scoperta storica e in seguito bocciati come falsi clamorosi dagli esperti. Non si accontenta più delle sue, di bugie, utilizza anche quelle altrui, raccatta le cicche.

Il suo rapporto con la menzogna è a dir poco cosmico. Giorni fa ha inanellato una sequela di balle sull'operato del suo governo che ad un certo punto il naso ha sfondato la vetrata.
Durante un incontro con la Lega ha affermato che "con me tecnico il Milan sarebbe campione" e "Avrei vinto lo scudetto con 5-6 punti di vantaggio".

Non è che al Real lo vorrebbero al posto di Mourinho? A me, come premier, al suo posto, andrebbe benissimo anche Leonardo.

mercoledì 26 maggio 2010

Un bel "Lodo Somaro" e via

Questo della destraccia berlusconiana è un governo moderno e proiettato nel futuro, non c'è che dire. La ministra della (D)istruzione, dopo il revival del grembiule, vorrebbe riesumare gli ormai mummificati Remigini, seppelliti tanti anni fa da una riforma scolastica che mirava a far assomigliare il sistema educativo italiano a quello degli altri paesi civili anticipando, tra le altre cose, l'inizio delle lezioni alla metà di settembre.
Spiego un attimo cos'erano i Remigini, per coloro che non hanno il piacere di avere più di quarant'anni. Negli anni sessanta si andava a scuola il primo ottobre, giorno di San Remigio, appunto, con la cartella, il grembiule ed il fioccone e i Remigini erano le reclute, quelli della prima elementare, strappati alle calde piume della chioccia e arruolati in lacrime nel mondo della scuola.

La motivazione addotta dalla ministra per il grande ritorno del 1° Ottobre è surreale, "perchè ne beneficierebbe il turismo", ma bisogna capire che è l'unica che poteva venire in mente a Maria Stella, giovane vecchia nata nel 1973 ma con la convinzione di vivere ai tempi del libro "Cuore".

Ora, notoriamente gli alberghi straboccano di prenotazioni nella seconda quindicina di settembre, come no? Una stagione nella quale, quando non piove, se vuoi andare in spiaggia ci devi andare con il piumone e in montagna girano già i cani da slitta.
Si ma c'è il turismo delle città d'arte e quello nel caldo Sud dove è (quasi) sempre estate. Non può essere questa la motivazione, dato che quello è un turismo che si spalma su tutto l'anno e non si concentra necessariamente d'estate.
Quindi? Gli scolaretti lavorano per caso nelle cucine degli hotel e fanno la stagione estiva come bagnini e camerieri per cui è necessaria la loro presenza nel settore turistico fino all'ultimo giorno?
Forse lo faremmo per i turisti stranieri? No problem, alla metà di settembre rivarcano il Brennero perchè hanno i figli da mandare a scuola. Loro.
Ci sono, Maria Stella pensa che i bambini restino in vacanza con i loro genitori fino al 30 di settembre come una volta.
Capirai, causa ristrettezze, le famiglie non riescono nemmeno a farsi più una settimana intera al mare o in montagna ma solo qualche mordi e fuggi nei weekend e lei pensa di vivere ancora ai tempi della quindicina abbondante alla Pensione Miramare a Rimini. Marito in città e moglie e figli in vacanza. Agosto, moglie mia non ti conosco. Per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare. Il Boom economico.

"Perchè ne beneficierebbe il turismo". Mi sono stufata. Chi scopre quale sarebbe questo fantomatico beneficio per il turismo, vince un prezioso e originale salvadanaio in acciaio zaponato marcato "Cassa di Risparmio" risalente ai tempi dei Remigini, contenente una cinquecento lire d'argento. Roba da far fare i goccioloni di nostalgia alla ministra.

La mia amica Galatea, commentando il viaggio nel tempo della Gelmini con San Remigio come Virgilio, propone, già che ci siamo, di abolire del tutto la scuola. Tanto oramai una nazione di acculturati non serve più a nessuno.
Sono d'accordo. In ossequio anche al "Programma di Rinascita Nazionale" che prevede l'abolizione del titolo di studio, Angelino e Maria Stella potrebbero cucinarci al wok un bel condono educativo con promozione assicurata per tutti già all'atto della nascita e, per svogliati, ripetenti e zucconi, un bel "Lodo Somaro" che elimini quell'odiosa diseguaglianza tra studiosi e non.
Prima di autocertificarci tutti analfabeti di ritorno, alla faccia della Montessori, di Don Milani, del maestro Manzi, della Riforma Berlinguer e di tutti i disperati tentativi di disincrostare la tenace ignoranza italica e prima di eliminare la "Squola" con una bella carica di C-4 ideologico, propongo di nominare Ministro, al posto della fallimentare Gelmini, l'unico veramente competente in materia: Renzo Bossi.

martedì 25 maggio 2010

Cut!

Io ci andrei piano a parlare di tagli, tagli e ancora tagli, sacrifici e lacrime e sangue da richiedere a chi non ha più una vena da bucare per svenarsi.
Ci andrei piano perchè anche questa ragazza qui sopra taglia che è una meraviglia. E quando sente certe notizie le viene una gran voglia di oliare gli ingranaggi fermi da qualche secolo e ricominciare ad esercitarsi.

domenica 23 maggio 2010

Silvio's Inferno

"[...] la situazione della Fininvest con 5 mila miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: "Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale" [...]
I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda."
(Marcello Dell'Utri, intervistato da Antonio Galdo; l'intervista è stata pubblicata nel libro Saranno potenti?. Spergling & Kupfer, 2003. ISBN 8820035014)

Nel 1994 gli toccò scendere a patti con i poteri forti ed entrare in politica per salvare le sue aziende dal fallimento e sé stesso dalla galera.
Nel 2010 dove gli toccherà scendere per salvare l'azienda Italia dal fallimento e sé stesso dai poteri forti?

Accompagnamento musicale 1* 2*

venerdì 21 maggio 2010

Arrivederci e grazie

"La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati e quindi poveri noi che Edward George Ruddy è morto." ("Quinto Potere" 1976)

Forse il monologo di Santoro ieri sera non sarà stato memorabile come quello di Edward Morrow in "Good Night and Good Luck" o epico come la sbroccata antitelevisiva di Howard Beale in "Quinto Potere" ma qualche messaggio lo ha spedito e chi ha voluto intendere ha inteso.
Santo cielo, se davvero quelli del Piddì hanno detto che "Santoro si è arreso a Berlusconi" hanno veramente la faccia come il culo. Loro che a Berlusconi giurarono di non toccare le televisioni invece di adoperarsi per impedirgli di arrivare a questo attuale delirio di potere.
Non so se sia peggio questo dar di cornuto all'asino da parte del bue a sinistra o la volgarità da parte della destraccia berlusconiana di alludere alla buonuscita milionaria, ai "soldi di Santoro" come ha detto quella losca figura pettoruta iscritta all'albo nel promo del suo spettacolino inutile e dannoso che va in onda dopo "Annozero". Quella che avrebbe le tette di fuori e l'accavallamento smutandato perfino facendo la telecronaca dei funerali di Berlusconi. Una che, apparsa subito dopo la puntata drammatica di ieri sera ti ha quasi fatto preferire i preti pedofili.

Eh si, queste sono le strane logiche di mercato della destraccia. Se sei un rosso demmerda non puoi guadagnare milioni, devi accontentarti di un misero stipendio. Solo i servi e chi fa buon uso della lingua verrà premiato con un sostanzioso guiderdone.
Ecco quindi che, nel mondo dove gli allenatori si licenziano con buonuscite milionarie solo per il capriccio di cambiarli e perchè ci hanno stufato, dove si regalano VISA e Mastercard a credito sfondo alle mogli dei calciatori perchè si allenino nello shopping estremo, ci si permette di fare i conti in tasca agli altri. Chissà per quanto ancora la meneranno con questa storia della buonuscita. Visto che non hanno altri argomenti, penso che ci faranno un bel tormentone estivo.

A me, dell'entità della liquidazione di Santoro non me ne frega nulla. Santoro può piacere o no ma, come ho già scritto tempo fa, non possiamo farne a meno. Lo si può ignorare, si può cambiare canale, guardarsi un porno in alternativa, ma non possiamo eliminare ciò che fa Santoro, ovvero quella cosa che una volta si chiamava giornalismo. Perchè è uno degli ultimi rimasti a farlo e perchè, tolto anche lui, rimarranno solo le tenutarie di trasmissioni televisive sottovuoto spinto.

Fare giornalismo, dunque. Informare. "Annozero" di ieri sera, ad esempio, ha portato nelle case le testimonianze delle vittime dei preti pedofili e la loro voce disperata ha sovrastato i patetici tentativi degli ultras alla Socci di difendere la Chiesa ad ogni costo tirando in ballo i martiri cristiani, gli Armeni, i genocidi e l'aborto. Mancavano soltanto le truci immagini degli embrioni a spezzatino e i feti bolliti in Cina.
Il giornalismo di inchiesta, quindi. Quello che dà tanto fastidio perchè mostra le smagliature del regime e ne mette a nudo le brutture e le disonestà. Quello che deve essere messo a tacere per rimpiazzarlo con le Moniche Tette con le tramissioni marchette, quelle che devono solo limitarsi a celebrare le inesistenti conquiste del regime.
Una volta, perdiana, un paesello africano lo si doveva comunque andare a conquistare, magari con i gas. Ora basta far dire in televisione ai propri servi che "Berlusconi ha salvato l'euro". Non è vero? L'importante è che non ci sia un Santoro sull'altro canale che ce lo faccia notare.

martedì 18 maggio 2010

La menzogna al potere


Voi che dite, senza sprofondare dalla vergogna:
"E' una missione fondamentale, una missione di pace, combattuta per la nostra sicurezza e per il bene del popolo afghano." (Ministro Frattini)
"E' una missione contro il terrorismo." (Ministro "ForzaInter" La Russa).
"Non è una guerra". (Piersbugiardando Casini),
brutti bugiardi complici di una cricca di guerrafondai ai quali vi siete venduti per una tanica di benzina, mandateci i vostri figli, nipoti, cognati, amici, servi, lacché, massaggiatrici e sgrullatrici, a morire in Afghanistan.
In GUERRA.

domenica 16 maggio 2010

Berlusconi ha sempre ragione

Iniziano ad arrivare alcuni flebili lamenti di riprovazione nei confronti del governo dagli elettori di Berlusconi, affidati alle pagine online dei siti azzurri e ripresi ieri in un articolo dell'Unità.
«Presidente, se vuole avere la stima degli italiani tagli gli stipendi dei suoi ministri. Altrimenti sarà come tutti i suoi predecessori».
«Silvio, caccia tutti i mariuoli e guardati dai finti amici. Tieni duro perché altrimenti andiamo tutti a pu.....e».
«Presidente, quando si deciderà a dare spazio a giovani onesti e preparati e dismetterà servi, ballerine, estetiste forse sarà tardi per Lei».

Questi lai dovrebbero stringerci il cuore come i gemiti dei piccoli di foca presi a bastonate o i belati degli agnellini condotti al macello e invece, a me personalmente, fanno venire il sorrisetto da Gioconda, oltre alla voglia di prendere la mazza da baseball ed assestare qualche colpo di grazia agli ingenui che non si sono accorti di aver eletto una manica di ladri. E che, oltrettutto, non si rendono conto, talmente sono ingenui, che le puttane, i servi e di conseguenza i famosi ladri li ha messi lì proprio Berlusconi, non la Fata Turchina o Babbo Natale.
Eppure i presupposti perchè andasse a finire nel magnamagna c'erano tutti. Quando si mandano in Parlamento, oltre alle favorite di letto ed ai compagni di merende, frotte di inquisiti e addirittura condannati in via definitiva, qualche sospetto dovrebbe nascere anche nell'elettore più sprovveduto.

Questi commenti sono antropologicamente e sociologicamente interessanti perchè mettono a nudo il problema principale che affligge questo paese e che bisognerà, una volta risolto il nodo Berlusconi, affrontare con serietà. Magari con l'aiuto di una classe dirigente veramente moderna. Mi riferisco alla voglia di dispotismo, di piccolo padre, di conducator che ancora affligge gli italiani e che li spinge a cercarsi, più che un governante capace, un diopadreonnipotente al quale delegare ogni decisione importante che li riguardi.
I commenti sono preziosi perchè denunciano il carattere intrinsecamente dispotico del berlusconismo ed il tipo di relazione immatura che gli elettori hanno con Berlusconi.

Se avete notato, questi elettori delusi non se la prendono con Berlusconi per la corruzione dilagante ma con chi gli sta attorno, con le figure in secondo piano, con i comprimari e le comparse.
In qualunque altro paese europeo avrebbero detto: "Berlusconi, hai fallito, vattene a casa e non farti più vedere" ma purtroppo questa non è l'Inghilterra di Gordon Brown e Berlusconi non abita al 10 di Downing Street.
Lui, il protagonista, il Papi Re, è sempre innocente, ha sempre ragione. Il popolo lo giustifica. Se ha sbagliato è perchè è stato ingannato, perchè i "cattivi" lo hanno indotto in errore, perchè qualcuno ha carpito la sua fiducia. Perchè lui è buono. Non può essere cattivo.

Certi comportamenti ed atteggiamenti dei popoli possono essere tranquillamente descritti con i modelli della psicodinamica individuale. Più il popolo è coeso in un pensiero unico, come avviene delle dittature o pseudo tali, più il parallelo è azzeccato.
Dal punto di vista psicologico, questo atteggiamento fideistico degli elettori di Berlusconi nei confronti del potere politico e della figura del capo è profondamente infantile perchè ricalca la relazione padre-figlio vissuta dal bambino piccolo, per il quale il padre è infallibile e un modello da copiare pari pari. Successivamente arriverà la fase adolescenziale del rifiuto e della ribellione ma, fino a quel punto, ogni cosa che fa papà è buona e giusta, comprese le malefatte.
Non si può negare che questi italiani vogliano tutti diventare come Berlusconi, da grandi, che ne siano orgogliosi al punto di sentirsi un poco partecipi di tanta fortuna e di vantarsene con gli altri bambini: "il mio papà è più ricco del tuo, gne gne."

C'è dell'altro, però. Il bambino nutre una fiducia cieca nei confronti del padre, si affida completamente a lui. Così succede al popolo-bambino che si fida ciecamente del dittatore.
Non rivendica sempre, Silvio, che il popolo gli ha dato fiducia con il voto? Non lo ripete fino alla nausea?
Ora càpita che papà a volte abusi di questa fiducia e faccia delle brutte cose al bambino , il quale però non ha il coraggio di credere che possa averle fatte perchè sarebbe come ammettere di essere stato ingannato da colui che non avrebbe mai dovuto farlo. Ciò equivarrebbe al crollo di un mondo intero, al verificarsi di un evento devastante.
Per cui rimuove, nega o proietta il male su altre figure, su comodi capri espiatori e babau perchè ha disperatamente bisogno di continuare ad avere come riferimento un padre infallibile che non lo deluda mai.

Nei regimi dittatoriali succede spesso che il buon padre di famiglia che ha carpito la fiducia del popolo si tramuti in abusante. Il popolo ha sotto gli occhi gli abominii del regime, li subisce sulla propria pelle ma non ha il coraggio di denunciarli o di ribellarvisi. Il dittatore carismatico tiene il popolo sotto ricatto emotivo. La disillusione è talmente dolorosa che è meglio illudersi che non sia successo nulla.

Il conflitto interiore tra percezione inconscia dell'abuso subìto e necessità di conservare un'immagine buona del padre provoca un devastante disturbo nevrotico e una depressione caricata da un'enorme rabbia repressa. Magari, dopo vent'anni, questa rabbia nascosta riuscirà a tramutarsi in aperto risentimento verso l'abusante ed in ribellione e voglia di giustizia ma intanto il male corrode all'interno chi lo ha subìto.

La reazione depressiva dei popoli abusati si concretizza nel ritiro dalla partecipazione politica, nel ripiegamento su se stessi ed in uno sfrenato individualismo, nella sensazione provata che non vi possa essere alcun tipo di cambiamento possibile, nel nihilismo. Un popolo malato dentro perchè è stato ingannato ha anche paura degli altri, soffre di diffidenza paranoica nei confronti dei diversi perchè è su di essi che proietta la propria angoscia.

Solamente il ristabilimento della democrazia, che non a caso corrisponde in questo modello ad una fase evolutiva successiva all'infanzia, può condurre verso un rapporto quasi paritario tra popolo e governanti.
In democrazia il capo che sbaglia viene cacciato senza giustificazioni e ricatti emotivi perchè è solo un amministratore, non un deus ex machina o una figura paterna. Soprattutto al capo si riconosce la responsabilità finale di ciò che fanno i suoi sottoposti. Se la nave va a fondo è colpa del capitano, non di una congiura dei boccaporti.
Generalmente la cacciata avviene senza alcun spargimento di sangue, con la semplice rescissione di un contratto e con nuove elezioni. "Vi ringrazio, è stato bello, vi auguro una buona giornata."
In democrazia la relazione tra governanti e governati è sana, matura, adulta, basata sull'Io cosciente.
Quella tra capo carismatico e popolo bambino invece è malata, immatura, infantile, dominata dall'inconscio. Ecco perchè i popoli che vogliono uscire da una dittatura lo fanno spesso abbandonandosi ad atti di violenza inaudita. La ferocia agita sul corpo di Mussolini a Piazzale Loreto era anche quella di un popolo ingannato, ferito, abusato e trascinato in un abisso di morte e distruzione fino alla follia.

Per tornare al berlusconismo, ai suoi elettori che cominciano forse a togliersi il prosciutto dagli occhietti, come finirà?
Siamo in una situazione anomala come poche. Siamo in una democrazia però guidata da un dittatore seguito da un popolo adorante che però comincia a vedere nel suo regime qualche ombra.
Gli italiani saranno capaci di liberarsi di Berlusconi e della sua cricca di affamati di potere e soldi in maniera pacifica o perderanno la testa? Si limiteranno anche questa volta alle monetine o andranno oltre? Difenderanno il loro caimano fino in fondo o la crisi sarà come un bello schiaffo sonoro in faccia che ci farà svegliare tutti?
Dipenderà anche dalla capacità di chi si oppone al governo, dall'esterno e dall'interno, di proporre alternative concrete. Ne va della nostra democrazia.

A proposito di opposizione. "Non si tratta di mele marce" ha detto Don Bersani, riferendosi ai casi di corruzione che hanno coinvolto i castamen governativi, "ma è tutto il cesto ad essere marcio".
Io aggiungerei che il problema è l'albero. Che sarebbe da tagliare rasoterra.

venerdì 14 maggio 2010

Lui cade sempre dalle nuvole

Stamattina, di fronte all'asilo, un bimbetto di tre anni mi spiegava come probabilmente funziona il meccanismo di Appaltopoli. Giusto per umiliarmi ha anche aggiunto che non bisogna farsi meraviglia dell'esistenza di una Anemone's list. Chi corrompe tiene sempre nota di chi ha corrotto, hai visto mai.

Come vanno le cose nel mondo degli affari d'oro, quindi?
C'è un costruttore voglioso di ricevere appetitose commesse - non nel senso di procaci lavoratrici del commercio al minuto ma di appalti per lavori pubblici o per i carrozzoni dei Grandi Eventi affidati alle sapienti mani del supereroe de noantri, Guido Bertolaso. Quelli, per intenderci, per i quali sono stati sperperati milioni alla Maddalena per poi trasferire tutto all'ultimo momento all'Aquila. Quelli che hanno lasciato da una parte interi alberghi già terminati e poi inutilizzati e svenduti per un tozzo di pane, con milioni spesi per i portacenere, per andare a ricominciare a sperperare in quel d'Abruzzo. Via, verso nuove avventure.

Il costruttore finito sotto torchio, ma forse non solo lui perchè trattasi di pratica comune e radicata in terra corrotta d'Italia, per ingraziarsi una serie di personaggi della politica in grado di introdurlo nel sancta sanctorum della Casta Pappona e fargli ottenere le commesse di cui sopra, offriva di sdebitarsi mediante lavori e lavoretti da eseguire a domicilio del protettore di turno. Intonacature, rifacimento piastrelle, pavimenti, bagni, tapparelle e infissi. I più pretenziosi, come abbiamo visto da alcune indagini, pretendevano addirittura la casa intera, possibilmente in zona extralusso vista gladiatori. Il sospetto è che i costi di ristrutturazione, i regalini ai castamen finissero addebitati sul conto dell'appaltatore statale.

Ora, siccome tanti dei nomi di presunti corrotti che stanno saltando fuori ultimamente sono così vicini al premier da soffiargli sul collo, lui l'ha presa male.
Il boss del governo stamattina si lamenta del fatto che "troppi si sono arricchiti alle sue spalle". Sottinteso, senza che lui immaginasse un tale abominio. Poveretto, mica ha gli occhi sulla schiena.
Sembra di tornare alle vecchie inchieste sulla Fininvest, quando i manager ungevano i finanzieri corrotti sopra e sotto e lui non poteva immaginare cosa si stesse tramando alle sue spalle. Come quando l'infido stalliere, alle sue spalle, organizzava il rapimento di uno dei suoi commensali e a lui non risultava proprio che fosse un capomandamento con le controminchie.
Poveretto, lui è sempre l'ultimo a scoprire le magagne di casa sua.
Un po' come Benedetto che non immaginava proprio fossero così tanti i preti che amano sollazzarsi con le tenere carnine dei bimbi ed ora scarica il barile sulle fragili spalle della Madonna e dei suoi "X Fatima Files". O Ratzi, che hai scambiato Maria per Dan Brown?
Tra tutti e due, il Papi e il Papa, sembrano gareggiare alle olimpiadi di arrampicata libera con le mani bisunte sugli specchi.

Ma scusi, nano, che vuol dire che "si sono arricchiti alle sue spalle"?
Non sono anni che va ripetendo agli italiani che, votandola, sarebbero diventati tutti ricchi come lei? Per una volta che l'hanno presa in parola, che l'impegno concreto si è materializzato e che si è avverata la profezia che tutto ciò che lei tocca muta in oro, se ne lamenta anche? Ma allora è come quel personaggio della pubblicità di una volta: "Lei è incontentabile!" "Sempre!"

giovedì 13 maggio 2010

Alì Papi e i 400 ladroni (?)

Berlusconi tranquillizza e dice che non è Tangentopoli 2. Non è esatto, è una Tangentopoli con le mani sulle televisioni e la stampa per cui potrebbe sempre, volendolo, far credere di non esserlo alla massa di italiani che si bevono tutto purchè coli giù dal teleschermo. Scusate se è poco. Ancora una volta, la mala Pasqua a coloro che non hanno fatto fin dagli inizi, quando il berlusconismo era ancora un polipetto benigno, la legge sul conflitto di interessi.

Se questa non è Tangentopoli ne è comunque un'ottima imitazione. Sono già cadute un paio di testoline assai vicine al premier e c'è una Anemone's List da 400 nomi sulla quale indagare. Non è un problema. Se ci sono dei sospetti di corruzione, bisogna solo lasciar lavorare i magistrati che decideranno, in base ai riscontri ed alle prove, se si tratta di 400 ladroni o di 400 onesti che ne usciranno con un bel non luogo a procedere.
L'aria che tira attorno al governo è abbastanza mefitica, però. Lo hanno già detto in molti ma giova ripeterlo. Quelli di allora rubavano per il partito, passando anche per fessacchiotti, questi della Casta o Cricca, dai primi riscontri, sembrano farlo per pura perversione personale, per la casa vista Colosseo, per l'appartamento in zona vip, per sistemare i figli, le cognate, i generi e i parenti tutti. Uno spaventoso magnamagna tra pochi eletti - in tutti i sensi. A botte di centinaia di migliaia di euro, alla faccia della crisi e degli operai in CIG che li votano.

L'unica differenza tra ora ed allora è che con la prima Tangentopoli non c'era nessuno che si permetteva di dire che le inchieste erano "una persecuzione giudiziaria". Tutti erano dalla parte dei giudici perchè questo paese aveva ancora un minimo di senso di pudore e i ladri li sapeva ancora riconoscere.
In un decennio e passa i corrotti e i corruttori sono riusciti ad inculcare nella beoterìa che li vota, grazie alla fottutissima televisione, l'idea che i giudici non cerchino di ripulire dal marcio ma siano dei comunisti, dei politicizzati, dei matti, degli organismi geneticamente modificati, dei baccelloni alieni incaricati dal Lato Oscuro della Forza di eliminare dalla feccia della Terra il più grande imprenditore degli ultimi 150 milioni di anni.

Sarà questione di pelle ma io, a certi livelli, tra l'imprenditore e il giudice, scelgo il giudice. Non nego che vi siano delle mele marce anche nella magistratura come ovunque e difatti si sa che qualche giudice si è fatto ogni tanto corrompere, magari dallo stesso imprenditore. Però quando si pensa a gente come Falcone, Borsellino, a gente ancora oggi in prima fila contro giganti come 'Ndrangheta, Sistema, Mafia e si sente dire che settori dello Stato, in combutta con i suddetti poteri mafiosi, hanno complottato per farli fuori, ti accorgi di quanto appoggio da parte della pubblica opinione, di tutti noi, abbiano bisogno e del rispetto che è loro dovuto. Quelli che ci hanno lasciato la pelle e quelli che continuano con impegno ad indagare sul malaffare di alto bordo, infischiandosene del "lei non sa chi sono io" abbaiato dai cani da rapina della Casta e dai cani da guardia dietro i grammofoni della stampa e delle televisioni.

Per questo i castamen vorrebbero imbavagliare la magistratura, la stampa giudiziaria - quella che racconta le loro malefatte e, già che ci sono, anche il web che informa, con una pura intimidazione in stile "io sono io e voi....", soprattutto l'obbligo di rettifica.
Vogliono apporre una grande pietra tombale su ogni possibilità di smascherare le loro porcherie. Hanno perfino il coraggio di parlare di "diritto alla privacy" del cittadino, quando siamo tutti spiati meno loro. Io che vado a fare la spesa da anni nello stesso supermercato sono obbligata a passare la borsa sulla cassa perchè sono considerata una potenziale ladra di merendine, loro che maneggiano assegni in nero per centinaia di migliaia di euro e telefonano ai boss sussurrando "ma quanto mi ami", vorrebbero l'impunità assoluta e guai a chi si azzarda a metterli in buca.

Questo schifo, questa protervia del malaffare dovrà finire prima o poi. La Legge Bavaglio non deve passare ed è dovere dell'Opposizione (scusate ma sto trattenendo il vomito) fare di tutto, e ho detto di tutto, per impedire che lo scempio venga compiuto nelle sedi istituzionali come il Parlamento. Qualunque cedimento sarà considerato connivenza, lo sappiano.
Poi ci sarebbe Napolitano che non dovrebbe firmarla, nella malaugurata ipotesi che passi, ma lì siamo veramente nelle mani di Dio.

martedì 11 maggio 2010

Una vita da mediana

Non capisco le critiche. Ha ceduto troppo presto, doveva insistere ed ottenere di più, doveva spennarlo, rovinarlo, fare come le mogli americane che per meno della metà secca del patrimonio dell'ex marito miliardario non se ne parla nemmeno.

Veronica la morigerata si accontenta di 300mila euro al mese, 3 milioni 600mila euro all'anno, nemmeno 7 miliardi delle vecchie lire.
Se vi paion pochi, facendo un paragone calcistico, non sarà certo lo stipendio di un Cristiano Ronaldo ma quello di mezza Inter si: Suazo, Cordoba, Zanetti, Chivu, Samuel, Quaresma e altri sono pagati più o meno quella cifra. Diciamo che 3 milioni e mezzo di euro è il prezzo medio di un ottimo calciatore di serie A., Ronaldinhi esclusi.
A me pare giusto, visto che Veronica di calci nei garretti ne ha presi tanti.

lunedì 10 maggio 2010

Nano, pensaci tu!

Per l'ennesima puntata della saga del millantato credito del presdelcons italiano, visto che eravamo in piena tragedia greca, non poteva mancare un'inedita figura: il "nano ex machina".

sabato 8 maggio 2010

Fiori nel fango

E' un bel quesito per impegnare il weekend. Del resto il costruttore Diego Anemone è onnipresente nelle ultime cronache sul lato oscuro della casta, come colui che avrebbe traviato con malefici ed arti negromantiche tanti efficienti e probi cavalieri jedi del PDL come il Divino Bertolaso.
Attorno a questo fiore nel fango gira da settimane un vorticoso puttanaio di assegni, favori, festini, appartamenti ristrutturati, mignotte e mignotti, centri massaggi, Moniche Lewinsky abbronzate, corruzione, mazzette, agganci con il Vaticano e l'eterno aummaumma degli appalti, tutto in puro stile Prima Repubblica. In parole povere: a volte i ladri ritornano.

Ovviamente, secondo i papiminkia, tutto questo è giustificato per impedire che la sinistra torni al potere. Ah, beh!

giovedì 6 maggio 2010

Il nostro piangere fa male al re

Se Atene piange, Roma non ride ma non si deve sapere. Dietro alla stizza del nano nei confronti delle agenzie di rating credo ci sia, più che l'interrogativo se siano veramente credibili i loro conteggi, la paura che qualcuna di esse metta a nudo l'incompetenza economica del suo governo che, per tamponare la crisi, non risulta abbia ancora fatto nulla di importante e quindi, di rincalzo, esponga al pubblico ludibrio la sua ignavia come premier bravo solo a difendere i propri di interessi. Dopo le procure, ecco a voi le agenzie di rating politicizzate.
Intanto quelli rubano e si fanno gli appartamenti, la Lega è ormai un poltronificio e noi italiani confidiamo nello stellone e nel nostro proverbiale culo, come al solito.

Ad ogni modo la domanda del nano sull'attendibilità delle agenzie di rating può essere lo spunto per una serie di riflessioni che partono da chi è assolutamente incompetente in materia di macroeconomia ma ha conservato un po' del vecchio sano intuito del contadino.

Per prima cosa una mera curiosità: chi cazzo sono, fisicamente, materialmente, quelli delle agenzie di rating che sono in grado di decidere delle sorti di interi popoli appena uno dei loro maledetti indici si sposta? Chi è che va a controllare in seguito quelle cifre? Perchè ci fidiamo ciecamente di loro e lasciamo che milioni di persone perdano il lavoro e la libertà (perchè perdere il lavoro è un attentato alla libertà personale) come fosse un qualcosa di ineluttabile?

Chi sono? Sono gli stessi speculatori che provocano disastri finanziari a catena tanto poi c'è chi dice che "non c'è altro modo possibile di gestire il libero mercato che questo, quindi rassegnatevi"?
Sono gli stessi che, mentre i popoli immiseriscono, fanno fare la spaccata alla famosa forbice tra ricchi e poveri, tanto loro stanno dalla parte dei ricchi sempre più ricchi?
Sono quegli economisti che insistono con l'assurda e maledetta "crescita", facendo credere che il benessere possa essere un valore esponenziale, quando non lo è affatto perchè è legato alla disponibilità delle risorse energetiche limitate?
Sono gli economisti secondo i quali il lavoro garantito e fisso è un valore aggiunto solo all'interno della fottutissima casta cialtrona che rappresentano, quindi vale per i loro parenti, figli, baldracche, eunuchi, concubine ed altra fauna imperiale ma non per i lavoratori extracastali?
Sono i banchieri o peggio, i finanzieri, quelli che prendono il frutto del duro lavoro dell'economia del produrre cose concrete e lo bruciano in un lampo per i loro maledetti giochi d'azzardo borsistici basati sul virtuale e che poi dicono:" Oops, oggi abbiamo bruciato 10 miliardi di dollari, peccato. Ritenta e sarai più fortunato."

Sono gli stessi che decidono che "C'è la crisi", così imprenditori di varia paranza possono tranquillamente utilizzare l'alibi per, che ne so, delocalizzare all'estero, licenziare personale, portare i libri in tribunale senza che nessuno vada a controllare se queste azioni siano veramente motivate? Ma come, eppure ne vendevi a carrettate delle tue calze. "Si però c'è la crisi, vado in Serbia, che mi frega?"

A quel punto io avrei un'ideuzza. Come è stato dimostrato da tempo, non è il prodotto che conta ma il logo. Il vero valore di mercato oggi è il brand, il marchio, non la qualità del prodotto, anche perchè ormai tutto è Made in China. La differenza è che alcune fabbriche cinesi si sforzano di utilizzare materiali a norma per il prodotto d'alta fascia e con il logo, mentre con la merda di scarto producono il jeans da tre euro che ti tatua in maniera permanente le gambe di blu e che è riservato alla plebaglia extracastale.
Allora, se è il marchio che conta, se tu fino ad oggi hai utilizzato il marchio "OMSA" o "Golden Lady" producendo le calze in Italia, se vuoi andare a produrre in Serbia per risparmiare ed aumentare i profitti, io ti impongo di commercializzare questo prodotto con un marchio alternativo, "Calze Curva", per esempio. Sai che successo tra le badanti dell'est?
Oppure paghi un dazio sulla merce che produci all'estero e che vuoi commercializzare in Italia e magari vendere alle stesse donne che hai lasciato in mezzo ad una strada assieme alle loro famiglie. Se vuoi utilizzare dei marchi Italiani rinomati e già consolidati sul mercato italiano da anni di marketing, devi produrre le calze in Italia. Lo so che è l'antica ferraglia del dazio ma vuoi vedere che il logo potrebbe diventare un'arma di difesa per gli interessi dei lavoratori, in questo caso?

Siccome questo capitalismo fallimentare v.1 è in cima ad una discesa con i freni rotti, l'alternativa, signori miei, invece di continuare a schierare i vostri sbirri in tenuta antisommossa contro chi diventerà sempre più incazzato, ad Atene come in altri paesi, perchè dovrà pagare un prezzo troppo alto per colpa di chi invece se la ride al sicuro di qualche conto cifrato alle Cayman, è cominciare a farci divertire a bowling con qualche testa di speculatore.
Saranno da qualche parte, dio svizzero, in qualche resort, beauty farm, casino d'alto bordo o ristorante a gozzovigliare, i bastardi. Se proprio il bowling non vi garba o vi sembra eccessivamente gore, mandateli a cogliere pomodori a cinque euro al giorno, a pulire culi di vecchi nelle R.S.A., a battere sull'Adriatica.
Tra un po' non saranno più soltanto i vostri black bloc aviotrasportati per l'occazione in ogni piazza bollente per delegittimare la protesta popolare, a fare casino. Saranno i cari vecchi forconi.

martedì 4 maggio 2010

Casta spudorata e cialtrona

Dalle parti di Imperia si è sempre detto che Claudio Scajola è una specie di vicerè, di signorotto feudale che controlla politicamente tutto il controllabile. Si è sempre detto che ad Imperia non muove foglia che Scajola non voglia.
Certo che quando il signorotto, da gloria locale, è stato promosso a ministro grazie al termovalorizzatore di scorie democristiane tossiche denominato Forza Italia, ne ha combinate di belle.

"Si è dimesso un ministro capace" ha detto il nano imbellettato commentando l'odierno addio forzato di un suo fedelissimo. Capace di tutto, aggiungerei io.
In un ideale "Greatest Hits" commemorativo del due volte ministro e due volte dimissionario per colpa sua (un record non mondiale ma galattico) ce ne sarebbero da citare di queste sue clamorose dimostrazioni di (in)capacità.
Anche se il Tafanus ha riassunto con grande cura e dovizia di particolari l'intera Scajoleide, ovvero l'epopea di un castaman spinto con le spalle al muro da chi ha ancora il viziaccio di andare a perseguire la corruzione e le esagerazioni di una casta talmente vorace da far impallidire un branco di squali, giova ricordarne almeno tre pilastri fondamentali: l'appellativo di "rompicoglioni" rifilato al povero Prof. Biagi, poi assassinato dalle BR, causa delle sue prime dismissioni, la sua demenziale gestione da ministro degli interni dell'ordine pubblico durante il G8-mattanza di Genova ed infine la celebre definizione, captata in un TG1, delle centrali nucleari di "terza generazione e mezza".

Non so se ci siamo liberati di Scajola per sempre. Visto che è già stato ripescato una volta non mi meraviglierei che ce lo ritrovassimo tra un po' in un altro ministero, quello dell'Impunità, magari.
Non dimentichiamo che fino alla scorsa settimana il nano bistrato lo aveva esortato a "non mollare" e a tenere duro", come si conviene a chi è abituato da decenni a farla franca e a considerare le infrazioni al codice penale come medaglie al valore.
Se ora si è dimesso bisogna proprio che la faccenda stesse diventando grossa e collosa come un immenso blob in grado di ingoiare l'intero governo.

In altri paesi ci sono stati ministri dimissionari perchè non avevano pagato i contributi alla colf, o che avevano omesso di pagare il canone della tv di stato.
Qui si parla di un appartamento da 900.000 euro con vista sul Colosseo, quindi non certamente un bilocale dello IACP, pagato (dice Scajola) 600mila e gli altri trecentomila non si sa da chi. Occhio ragazzi, in Italia gira un maniaco che si diverte a pagarvi un terzo dell'appartamento a vostra insaputa.
Secondo gli inquirenti la faccenda sarebbe meno fantasiosa e ben più banale. Si sospetta che i 300mila in nero, in assegni di piccolo taglio, siano stati pagati dagli intrallazzatori del Sistema degli Appalti sotto inchiesta da mesi.
Noi ministri siamo fatti così. C'è chi si accontenta dei SUV discount e chi invece punta all'appartamento in zona extralusso.

Di fronte a tale sfrontatezza, perchè solo di questo di tratta a meno di voler sposare la tesi dell'idiozia, di fronte a chi vuole rivendicare a tutti i costi il privilegio di una casta spudorata e cialtrona, ci si può solo rallegrare della dipartita dell'ex ministro. Si può gioire al punto da brindare con uno spumantino brut. Una bottiglia di champagne no, sarebbe sprecata.

Purtroppo Scajola non è l'unico castaman che ci ammorba e per uno che si leva dai cosiddetti, altri ne verranno. Sappiate che, mentre il governo vi tartassa con l'autovelox e l'etilometro e vi toglie i punti sulla patente per una birretta d'accompagnamento alla pizza serale, tutte cose sacrosante per impedire la piaga delle morti sulle strade, ha appena varato un emendamento di modifica al codice della strada che prevederà l'immunità dei conducenti delle auto blu dalla decurtazione dei punti della patente. In pratica, per gli autisti della casta licenza di correre e di scorrazzare in lungo e in largo i cialtroni in auto blindata. Perchè loro devono arrivare presto, dice.

Questo è il governo della casta nanofila, spudorata e cialtrona. Forte con i deboli e debole con i forti. Sempre attento a mantenere le distanze tra chi secondo lui conta e chi non conta.
Il governo capitanato da chi si lamenta che in Italia c'è fin troppa libertà di stampa. Fin troppa, capite.
Ecco, mi raccomando, non provate a spiegare quest'ultimo concetto berlusconiano ad un americano a casa vostra. Don't try this at home. Non capirebbe mai ed è anche pericolosissimo, potrebbe scoppiargli la testa.

lunedì 3 maggio 2010

La banda degli onesti

E' dura dover dar ragione a Daniele Capezzone ma oggi mi tocca pure questo.
Da simpatizzante romanista anch'io ritengo che la partita di ieri sera tra Inter e Lazio sia stata una cosa vergognosa sulla quale bisognerà indagare a fondo, compreso il comportamento della tifoseria organizzata sugli spalti. Altrimenti non chiamiamolo più calcio ma materia organica anfibia comunemente detta merda.
Ad ogni modo, prima o poi, la banda degli onesti pagherà tutto e pure con gli arretrati. Non ho fretta. Vado a sedermi sulla riva del fiume.

domenica 2 maggio 2010

Non solo Leonardo

Questa volta è toccato ad un allenatore di calcio fare la parte del bambino che vede l'Imperatore nudo. Siamo in attesa che rotoli anche la sua testa.

sabato 1 maggio 2010

Oggi NON si lavora

Buon 1° maggio. La Festa più bella per chi può permettersi il lusso oggi di non lavorare perchè un lavoro ce l'ha. Un lavoro protetto da leggi e diritti. Un lavoro che gli riconosce anche il diritto al riposo periodico, alla cura della malattia e alla pensione.

Un augurio che l'anno prossimo possano festeggiare la festa dei lavoratori chi il lavoro non ce l'ha ancora, chi l'ha perduto, chi lo sta per perdere, chi ce l'ha ma in nero, chi è sfruttato a 5,00 euro all'ora e rischia pure di morire sotto una pressa, chi è sfruttato a 10 euro al giorno a famiglia intera dai nordisti senza cuore e dai malavitosi di 'O Sistema e di tutte le mafie succhiasangue al Sud.

In culo invece ai bottegai che oggi vogliono tenere i negozi aperti perchè loro non si sentono lavoratori ma qualcosa d'altro, di superiore e i lavoratori sono buoni solo come clienti da spennare.
Se Gesucristo fosse tanto masochista da farsi ancora un giro quaggiù penso che per fare ancora un po' di casino con voi mercanti sceglierebbe una domenica e i vostri minchia di centri commerciali aperti anche i giorni di festa.

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