martedì 30 novembre 2010

In morte di Mario Monicelli

"Ginoooo!"
"Dimmi, Levante."
"Quant'anni tu c'hai?"
"Settantasette."
"Come tu ti senti?"
"Bene."
"Ho visto la bara."
"Ma vaffanculo, va!"
Monicelli partecipò, solo in voce, a "Il Ciclone" di Pieraccioni, dal quale è tratto questo breve dialogo. 
Addio, Gino.

Si è ucciso come Primo Levi, gettandosi nel vuoto. Si può avere avuto un vita lunghissima e piena di soddisfazioni ed essere lo stesso disperati. Una cosa che chi mitizza la vita per principio non capirà mai.

Monicelli non credeva nella speranza, ce l'aveva detto nell'intervista a Raiperunanotte. La speranza era una cosa inventata dai padroni, diceva. 
Forse è vero. Gli inguaribili ottimisti, quelli per i quali va sempre tutto bene e che si meravigliano se gli altri sono disperati, sono quasi sempre coloro che pensano di poter comperare la speranza con quei soldi che non sanno più dove mettere. 
Senza speranza, inseguito dalla malattia e dal terrore di perdere la libertà che è data da un cervello straordinariamente lucido come il suo, Monicelli ha scelto la morte, che a volte è preferibile alla paura di morire. Disperazione ma anche ribellione e burla estrema al destino. 
Da artista aveva giocato con la morte, l'aveva sbeffeggiata nei suoi film. Come il Perozzi, il giornalista di "Amici Miei", quello che in punto di morte fa la supercazzola al prete che gli dà l'estrema unzione. Come aveva fatto veramente Ettore Petrolini che, sempre in fin di vita, si rivolse al medico che lo assisteva, Professor Ascoli, con un'ultima battuta: "Aah, parente di Piceno?

L'insegnamento di Monicelli era che si deve sempre trovare il lato comico della tragedia, come la guerra o  l'atroce solitudine dei vecchi che viene esorcizzata dalla zingarata, e nel "colpo di genio" dei cinque amici. Non sempre però si riesce a scherzare di tutto.

Recentemente aveva espresso il suo disagio per gli italiani, passivi come l'amante della Signora Necchi che si lascia pisciare nella minestra e che sorbisce tutto di un regime che taglia i contributi alla cultura, al film d'autore, per finanziare le velleità cinematografiche delle nipoti da parte di fava del re. Usando i soldi del popolo, in estremo spregio al medesimo.
Non possiamo credere che un maestro come Monicelli si sia ucciso perché anche alla cultura italiana si sta cercando di togliere definitivamente la speranza di un futuro. Forse è solo la depressione e la stanchezza di vivere che ti fa compiere gesti estremi come questo ma se fosse così, se questo paese stesse diventando intollerabile per i grandi vecchi della cultura, qualcuno dovrà pagare e caro per questo. 

lunedì 29 novembre 2010

Solo un Assange

E noi che pensavamo di poter scoprire finalmente se siamo veramente sbarcati sulla Luna, se esistono gli alieni, quanti erano a sparare a Dallas e per ordine di chi, chi ha messo le bombe in Italia durante la strategia della tensione, se a volere Moro morto erano proprio solo le Brigate Rosse, chi ha abbattuto l'aereo ad Ustica, chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna, chi ha firmato il patto con la Mafia negli anni '90, come ha fatto i soldi Berlusconi, insomma noi che volevamo delle vere rivelazioni con il botto, dobbiamo accontentarci di queste cacatine di mosca?  Di ancor meno di ciò che ha rivelato in articulo mortis la buonanima con la kappa, cioè nulla?
Di sapere insomma che siamo governati da un vecchio porco che si circonda di donnine ridanciane a gettone ma che in realtà è schiavo del fascino slavo di un alpha dog russo e pure comunista dal quale ha ricevuto in dono un letto, presumibilmente pieno di cimici? "Che lettone grande mi dai!" "E' per controllarti meglio".

Che delusione. Con tutta quest'acqua calda ci faremo un bel bagno. Poi magari rimettiamo su i DVD degli "X-Files" che sono molto più sexy ed emozionanti. No, davvero, non sto scherzando. Se davvero è tutta qui la storia almeno fateci una bella porno parodia: "Vicky licks".

domenica 28 novembre 2010

Crepi l'urologo


Da quando uno spietato, anzi, proprio sadico Feltri parlò di prostatectomia e conseguenti dubbi sulla effettiva capacità del presidente dei festini di consumare il rapporto, ci tormentiamo nell'angoscioso dilemma: tromba o non tromba?
Effettivamente, l'estetica di "Colpo Grosso" al potere, ovvero l'ossessione voyeuristica, il delirio scopofilo,  la smania collezionistica e fine a sé stessa di donne, anzi di semplici portatrici di figa, ci danno l'idea di un pover'uomo che deve vivere un vero e proprio supplizio di Tantalo. Se la televisione di Berlusconi, con l'ossessione per i culi e le tette, la marionettizzazione della donna e in fondo il profondo rancore verso di essa che emana la vogliamo definire una proiezione della  personalità del suo padrone, dobbiamo ammettere che  è il triste specchio della fantasia di un vecchio che ha enormi problemi a scopare ed è costretto a sublimare la sessualità dimezzata nel delirio di onnipotenza politica. Di uno che è costretto a compiere riti propiziatori una festa dopo l'altra sperando che l'ultima conquista, il più giovane possibile, compia il miracolo e gli restituisca ciò che gli è stato tolto.  Le famose vergini offerte al drago.

Nell'attesa, il guardone per forza si crogiola nel narcisismo, come sostiene Cancrini, e nella pseudologia fantastica, ovvero nella bugia patologica che utilizza sistematicamente per convincere gli altri della sua grandezza e che ha imparato in passato ad utilizzare per raggiungere gli scopi che si prefiggeva.
La bugia più pietosa  è quella che alimenta le leggende messe in giro dalle escort su notti estenuanti trascorse in sua compagnia e la più tragicomica barzelletta di tutte è quella dell'ultrasettantenne che dice "avanti un'altra!" nella Jacuzzi, con la contemporanea crudele presa per il culo di Rocco Siffredi che, in un video, gli si offre per aiutarlo a superare la dipendenza da gnocca. Proponendogli per altro l'umiliante confronto con uno dei più formidabili chiavatori reali e non presunti che l'Italia abbia avuto.
Questa immagine del vecchio dongiovanni in grado di spulzellare Zerline minorenni, che i suoi elettori di una certa età si bevono avidamente a colpi di identificazione con lo scopatore, è probabilmente la più patetica delle sue bugie, perchè si accompagna all'immagine del ritratto invecchiato male di Dorian Gray. Guardate la copertina di Internazionale con questa espressione inquietante da "mi hanno riattaccato la parte inferiore della faccia ma era quella di un altro, forse del Joker".

La plastinazione di un leader
Lon Chaney ne "Il Fantasma dell'Opera"
L'unico problema, ed il motivo per cui ci si occupa degli altrimenti risibili problemi erettili di un vecchio, è che mentre costui  attende la principessa azzurra che lo risvegli,  tutto il resto, tutto ciò che succede in Italia viene pietrificato in un incantesimo di impotenza. Non c'è crescita, non c'è vera risoluzione dei problemi e non vi sarà finché "quel" problema non sarà risolto. C'è solo la compensazione della bugia, del fare finta di aver fatto ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. Non si muove nulla.
E' questa l'essenza maligna della repubblica personalistica di Berluscon e un motivo valido per chiamare qualcuno che sciolga l'incantesimo. Mandando, al contempo, un affettuoso accidente all'urologo.

venerdì 26 novembre 2010

La pretesa di replica

"Par condicio" di Edoardo Baraldi
Questi intolleranti burocrati imburrati sopra e sotto di dogmatismo di stampo servile hanno studiato psicologia. Sono arrivati alla lettera "e": "effetto recenza", quel meccanismo mnemonico grazie al quale la gente, fra una serie di cose ascoltate, ricorda meglio l'ultima. "Allora basta avere sempre l'ultima parola!" Gli è piaciuto talmente tanto che hanno chiuso il libro e lo hanno gettato nel fuoco. Non c'era bisogno d'altro.

Intolleranti e ripieni di certezze, quelle del padrone che gli tira gli ossi di bollito sotto il tavolo, appena qualcuno apre bocca e, secondo loro, non dice quello che il padrone vuole sentire, pretendono il "diritto di replica".
Esso viene conculcato a forza nel campo della politica, dove il berlusconide rettiliano deve sempre avere diritto di replicare ai fatti con una bugia dell'immenso repertorio del nano, e in quello della religione e della morale, dove si segue il precetto cattolico oltranzista dell'abolizione del relativismo, ovvero dei diversi punti di vista.

Pensiamo se il diritto di replica diventasse legge e dovesse essere applicato come prassi in ogni frangente. Se, per esempio, quando si commemora la tragedia della Shoah, si dovesse dare il diritto di replica ai negazionisti. Assurdo, vero?
Oppure se fosse imposto nell'ambito della vita culturale.
Ogni volta che si rappresenta il "Don Giovanni" di Mozart saremmo obbligati, per par condicio, a mettere in scena anche un'opera di Antonio Salieri. In ogni museo, accanto ad un Caravaggio o Tintoretto, bisognerebbe appendere il disegno del figlio treenne del custode, oppure un'opera dei sommi pittori con la bocca e con il piede. Giusto per stemperare la Sindrome di Stendhal.
Nei licei, accanto allo studio del Manzoni e del Leopardi, i temi di Renzo Bossi e le poesie di Sandro Bondi.
Ogni volta che va in onda in tv un film di Kubrick, per par condicio e diritto di replica, un cinepanettone dei Vanzina a random.

E' la mediocrità al potere, il trionfo del popolo dei sei meno-meno che il nano ha fatto assurgere a popolo della libertà (sua, di fare ciò che gli pare). Mediocrità giunta al successo con l'inganno, rosa dall'invidia verso la vera bravura e terrorizzata dal genio. Prigioniera di una gabbia di menzogna, che difende a spada tratta.. Mediocrità che, per sentirsi viva, ha bisogno dell'ultima parola. Mediocrità con la coscienza sporca che vive perennemente in un clima processuale dove, per carità, che l'avvocato possa replicare in difesa dell'imputato.

Mediocri ed intolleranti, hanno talmente paura che qualcuno, nel salotto di casa sua, ascoltando Beppino Englaro in televisione possa pensare "Però, povero padre e povera figlia, quanti anni di sofferenza. E' giusto?", che non ci dormono la notte.
Temono come la morte che il vero e profondo amore di Mina e Piergiorgio Welby, che ha oltrepassato la malattia e la morte, possa far pensare alla coppia davanti allo schermo: "Ma allora l'amore esiste, non è solo bunga bunga. E non c'è bisogno di essere ricchi, belli e stronzi per essere amati".

Vogliono un popolo di nonpensanti, di ignoranti congeniti che possano mandar giù meglio la menzogna quotidiana servita su un piatto d'argento. Ma non passeranno.

mercoledì 24 novembre 2010

Dizionario Italiano-Berlusconi, Berlusconi-Italiano

Non è che Lui venga sempre  frainteso. Bisogna tradurlo correttamente con l'apposito dizionario.

"Lei la deve smettere di interrompere quando si tenta di dare una informazione corretta rispetto a un misfatto".
(trad.) "Lei la deve smettere di interrompere quando si tenta di fare propaganda a mio favore".

"Lei crede che la Rai sia sua mentre è pagata da tutti i contribuenti". 
(trad.) "Lei crede che la Rai sia di tutti i contribuenti, invece è mia". 


"Siete i soliti mistificatori ma è una tecnica che con me non funziona perché, se permette, di tv ne so io più di lei". 
(trad.) "Siete i soliti mistificatori ma è una tecnica che con me non funziona perché, se permette, di tv ne ho io più di lei". 

"In dieci giorni, attraverso il nostro dipartimento siamo intervenuti e abbiamo rimediato alla situazione attraverso la Protezione Civile evitando che i rifiuti producessero ancora cattivi odori. Abbiamo risolto il problema con l'accordo di tutti i sindaci di 18 comuni alla fine del nono giorno: la promessa è stata mantenuta". 
(trad.) "In dieci giorni abbiamo piazzato duemilacinquecento Arbre Magique per evitare che i rifiuti producessero ancora cattivi odori ma non ha funzionato. Così abbiamo fatto credere di aver risolto il problema con l'accordo di tutti i sindaci di 18 comuni alla fine del nono giorno: la bugia è stata mantenuta". 

"Siamo intervenuti con l'esercito e i rifiuti sono stati rimossi". 
(trad.) "Siamo intervenuti con l'esercito e i rifiuti sono stati rimossi. Ma i bastardi sono ritornati". 

martedì 23 novembre 2010

Tendenza Cocciolone


Nel giorno in cui Marcello Dell'Utri  ribadisce che Vittorio Mangano è stato un eroe perché non ha fatto il nome suo e di Berlusconi e ricordando ai miei piccoli lettori che Mangano era un mafioso con le controcoppole, anche se non si vedevano a occhio nudo, esce un video del ministro Maroni. Più imbarazzante di quello di Belen e con l'aggravante che lo hanno visto dieci milioni di telespettatori.

Roberto Saviano aveva appena svelato uno dei misteri d'Italia. Come mai i napoletani producono tanta monnezza fino a riempirne e farne sommergere intere città? Che minchia avranno sempre da buttare via ogni giorno? 
Da noi al Nord non succede, non c'è mai un sacchetto fuori posto per strada. Al massimo, in qualche stradina di campagna, passandoci di sera, vedi un materasso o un vecchio televisore gettati via abusivamente accanto al cassonetto ma la mattina dopo, puf! tutto è già sparito. 
La chiave di questo mistero puzzoso vale venti miliardi di euro all'anno, ossia il fatturato che le organizzazioni criminali ricavano dal trattamento illegale dei rifiuti. Dei rifiuti di Napoli e della Campania a cui si vanno ad aggiungere quelli provenienti dal Nord che i nordisti ovviamente non vogliono tra le loro (eco)balle e rifilano al Sud, venendo a patti, si vocifera tra le malelingue, con la Camorra. La Campania è diventata, racconta Saviano, grazie alla corruzione della politica locale e nazionale e al potere della Camorra, come un'immensa pattumiera dove va a finire tutto il sudicio di una nazione e forse, anzi certamente, anche qualcosina proveniente dall'estero.
Ecco perchè le discariche campane non riescono a smaltire le tonnellate di monnezza e l'emergenza dura da sedici anni. Perchè sono piene dei rifiuti delle altre regioni. Per ironia della sorte, i sindaci del Nord che protestano lo fanno perchè non vogliono, in sostanza, riprendersi parte della LORO spazzatura.

Dopo i fatti, le favole. Roberto Maroni, nel ruolo del ministro degli interni del governo del padrone di casa di Mangano, va al microfono e ci racconta un film di John Wayne, di quelli dove i cattivi perdono e i buoni vincono. Sempre. Una nuova puntata della "Piovra" dove il commissario Cattani non muore ma sconfigge  Casalesi e Corleonesi con lame rotanti ed alabarda spaziale.
Roberto elenca i superlatitanti arrestati e non gli viene il sospetto che, per ogni boss arrestato, ve ne siano due  ancora più fetenti ed emergenti che lo hanno soppiantato. Bastava ricordarsi di Michael Corleone.
Dà due botte agli uomini delle forze dell'ordine dimenticando, come loro stessi gli fanno notare stamattina sui giornali, i tagli ai fondi per la giustizia e la polizia e i progetti di legge per impedire le intercettazioni, che sono indispensabili per incastrare i superlatitanti che lui colleziona. Tagli e leggi voluti dal locatore di Mangano.

Maroni parla con orgoglio materno di sequestri di beni effettuati ai danni dei boss. Palazzi, ville, terreni. Bazzecole, visto che Saviano ti ha appena detto che il fatturato della Camorra, solo per il ramo aziendale ecoballe, vale 20 miliardi di euro per il 2009.
Si sdegna quando ricorda le insinuazioni sulle relazioni pericolose tra criminalità organizzata e Lega Nord al Nord. "Non è giusto, anche gli altri partiti trattano con le mafie", piagnucola. Sembra Bondi quando giura di non aver mai visto ragazze ad Arcore ma solo statue inanimate e rigorosamente senza tette o peni.
Insomma, questa è l'impressione finale, Maroni racconta le novelle ai bambini piccoli.  "Le mafie si combattono..." è il suo mantra. Certo però, non è cattiveria, ministro, sembra sempre il governo del dire di aver fatto, più che quello del fare. 

Più va avanti con l'elenco più cresce l'imbarazzo. Se all'inizio te l'eri immaginato vestito da Babbo Natale o da Mamma Oca con il libro dei Grimm Bros. in mano, ora ti fa quasi pena, lo vedi un povero gioppino gettato allo sbaraglio, cosparso di pece e piume, sommerso dai fischi e dalle sirene tipo "La Corrida". Un Cocciolone mandato in video a raccontare il punto di vista dei suoi sequestratori.
Non te lo spieghi. Allora ci crede veramente? Non è possibile. Devono averlo minacciato di fargli saltare la casa con il C4, di fargli trovare la testa della nonna novantenne nell'uovo di Pasqua, insomma deve essere stato sottoposto a notevole pressione psicologica perché, di fatto, in una trasmissione dove Saviano gli ha appena raccontato che cosa sono le Mafie veramente - e non abbiamo parlato di quelle balcaniche o russe, tanto per fare un esempio, lui sta ad autoconvincersi, in una sorta di autoipnosi, di avere sconfitto la Mafia.
"E' solo una tua impressione, la Mafia non esiste, stai solo sognando. La Mafia l'ha sconfitta il commissario Cattani nella "Piovra 17". Sono riusciti finalmente a fare parlare Mangano.

domenica 21 novembre 2010

L'altra campana


Povera Mara che credeva di essere diventata, dopo il miracolo del ministero piovutole addosso in premio, qualcosa di più di un grazioso soprammobile, di una sex doll alla quale un dio benevolo diversamente alto aveva concesso la parola, il movimento ed il pensiero.  Proprio il pensiero la sta fregando, altro che Bocchino.
Sta a vedere che, frequentando l'ambiente, magari ci aveva preso gusto, si era messa in testa di combinare qualcosa e addirittura di sparigliare i giochi di potere all'interno del partito. Illudendosi magari di fare le scarpe a Cosentino in Campania.
Il PDL è governato dagli affaristi, me ne vado. Certo, Mara, che ti credevi?

Mara si lamenta che il partito non le dà spazio? Che non la valorizza nella sua regione come meriterebbe? Premesso che forse un tantinello la testa se la deve essere montata, bisogna dire alla ragazza che questo regime è un peronismo che non vuole Evite tra le palle. Se ci sono, che se ne stiano buone sotto la scrivania.  Questi non sono dei e neppure grandi uomini capaci di stare ad ascoltare e farsi perfino consigliare da una donna.  Sono papponi che dalle donne vogliono solo il ricavo quotidiano, con la consegna del mangia (anzi, succhia) e taci. Magari in pubblico ti chiamano "dottoressa" ma in privato sei solo l'ultima delle troie che sono passate da quella porta.

Detto questo, non farò anch'io la scontata battuta del giorno che "le zoccole cominciano ad abbandonare la nave" anzi, devo confessare di provare un disagio sempre più forte a leggere i commenti in giro sulle annunciate dimissioni di Mara Carfagna. Come se fosse lei l'unico motivo per il Parlamento di vergognarsi. 
Sinceramente, è peggio un ministro Carfagna o un senatore Dell'Utri? 
Non so, mi pare che stiamo solo agendo il nostro sconfinato disprezzo per le donne, che il berlusconismo ha elevato a livelli cosmici, attraverso l'insulto libero contro una che, in fondo, ha fatto meno danni come ministro di altri personaggi dello stesso livello.

Certo non ne faremo un'eroina. Non abbiamo dimenticato l'imbarazzo provato quando il nano la nominò  ministro, visto che si sapeva da un pezzo che era chiacchierata come una delle sue storiche amanti, di cui si conoscevano pure le presunte specialità erotiche.
Però, se quello era un sistema ed il criterio di assunzione era quello, dobbiamo dedurre che di miracolate, di altre specialiste con tanto di insegna fuori come nei casini pompeiani ve ne siano altre, magari più nascoste. Ecco, non date della zoccola solo alla Carfagna per difendere le criptozoccole. Almeno, se derattizzazione deve essere, che sia completa. 

Non credo perciò, come sostiene il "Riformista", che la vendetta del metodo Boffo colpirà la Mara traditrice e che verranno finalmente fuori le famose intercettazioni hard del primo sexgate del nanoquelle che tutti i direttori dei giornali pare abbiano letto ma che non hanno voluto pubblicare. Lasciando, ad esempio, che la scuola italiana venisse distrutta.



Le intercettazioni non verranno fuori perché pare coinvolgano altre ministre, finora fedeli al loro protettore e  quindi resteremo ancora con la curiosità inappagata. Almeno fintanto che non crolleranno le mura del tempio spappolando nani e ballerine e il berlusconismo sarà solo un rifiuto speciale da termovalorizzare.
Per ora accontentiamoci delle borsettate tra le ex attricette e le ex soubrette, dei reciproci insulti a base di "cagna" e "vajassa", del clima da ultima difesa della fetta di marciapiede. Un bello spettacolo, non c'è che dire. 

venerdì 19 novembre 2010

Le lenticchie di Bossi


Eh, caro Wil, hai ragione da vendere a chiedere al ministro jazz lumi sull'inversione a U della Lega nei confronti del nano, con quelle tue splendide dieci domande. Anch'io mi sono sempre chiesta come mai, dopo avergli dato del mafioso per anni, siano rimasti gli unici, apparentemente, ad essergli rimasti fedeli. Ed hai ragione a domandarti se non sia perché il nano si è comprata la Lega, chiavi in mano.
Una volta ho letto che la fedeltà di Bossi e dei suoi gurkas padani sarebbe costata a suo tempo 70 milioni di euro ma sono notizie non confermate ed io non ci credo assolutamente. (irony mode off)

Facciamo una scommessa? Scommettiamo che, se per il nano si mette veramente male e Bossi ottiene lo stesso  la promessa del federalismo dagli altri, manda affanculo pure lui per la seconda volta senza pensarci un attimo?

giovedì 18 novembre 2010

Osso, Mastrosso e Carcagnosso



Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Sembra una formula magica contro il malocchio come "aglie, fravaglie, fattura ca nun quaglie" ma è il mito fondativo della Mafia. Da vecchi ignoranti nordisti, non conoscevamo la leggenda dei tre cavalieri fino a che non ce l'ha raccontata Roberto Saviano l'altra sera. Non è mai troppo tardi per uscire dall'ignoranza. Però siamo colpevoli fino ad un certo punto. Andreotti non ce l'aveva mai raccontata quella bella storia. Ce l'aveva tenuta nascosta.

Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo cavaliere fonda Cosa Nostra, il secondo la 'Ndrangheta e il terzo la Camorra. 
Un satiro maligno direbbe che manca il quarto che fondò Forza Italia. Ma io a queste dicerie non credo e poi sono notizie non confermate. 

A proposito di cavalieri. Ascoltatevi l'intervista al vecchio banchiere siciliano che nel 1986, assieme ad altre banche dell'isola, rifiutò il prestito di 20 miliardi di lire al cavaliere di Hardcore, nonostante la perorazione in suo favore nientepopodimeno che di Dell'Utri e Ciancimino sr.. Vista la situazione delle sue aziende, già allora indebitate per migliaia di miliardi, i banchieri non credettero alle promesse di pronto rientro dei fondi e risposero picche. 
Questo signore avrebbe dovuto, in seguito, salvare l'Italia. L'unica cosa che gli è riuscita, venticinque anni dopo, è di salvare le sue aziende, con una trentina di leggi ad personam, mentre l'Italia con i suoi problemi aspettava. Chissà, sarebbe curioso sapere se poi trovò i soldi altrove e chi glieli prestò. Quelli che magari ora gli stanno spedendo il conto.

Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Mi piace questa formula magica. Mi piace ripeterla come un mantra scacciaguai. Grazie Saviano, grazie per averci raccontato la realtà di un Nord insospettabilmente Mafia friendly.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Se ci aggiungiamo una bacchetta da agitare e recitiamo, ad esempio, "Cota, Trota e Mastrota" spariscono il nano, le sue televisioni, i Bossi, Sandokan e anche il Pirla di Labuan?

martedì 16 novembre 2010

La nipote di Miglio

Il nostro impareggiabile sassofonista ha perso l'ennesima occasione per evitare una figura di emme al quadrato. Dopo il pur grave avallo all'ignobile storiella della "nipote di Mubarak", ripetuta in Parlamento per parare il deretano al nano, eccolo agitarsi come un'anguilla di Comacchio perchè Saviano in TV ha semplicemente e correttamente citato una frase dell'ideologo di riferimento della Lega. L'unico, per altro. Quel Gianfranco Miglio a cui hanno intitolato la scuola di Adro, poeri bimbi. 
Eccola qui, la frase incriminata.


L'intervista completa al verde Miglio, rilasciata al "Giornale" il 20 marzo del 1999, si trova qui (cliccate "link diretto all'articolo") nella Rassegna stampa della Camera dei Deputati. Nell'era di Internet esistono gli archivi elettronici che non perdonano e  chi, da bastardo, non aspetta altro che di andare a spulciarli per smentire il potente che vuole negare la realtà.

Faccia un po' come crede, ministro, ma io trovo quell'affermazione secondo la quale le mafie andrebbero costituzionalizzate ossia, mi pare di capire, legalizzate al fine di lasciare il Sud del nostro paese in pasto al crimine organizzato, esecranda ed eversiva. 
E' una frase che denota cinismo e disprezzo razzista nei confronti delle popolazioni del Sud; espressione di una volontà che, se messa in pratica fino in fondo, toglierebbe per sempre a quella gente, i nostri connazionali,  i nostri fratelli, la cosa più importante, la speranza, e sputerebbe in faccia ai morti che hanno dato la vita per tutti noi nella lotta al crimine organizzato. E' una frase scellerata di una gravità inaudita e che tale rimane checché ne dica il ministro dell'interno. 

Tra l'altro vi sono inchieste della magistratura ancora in corso che mirano a stabilire se, nella stagione delle stragi del '92-'93, il famigerato presunto "patto" tra Mafia e Stato non intendesse proprio una spartizione di fatto tra Nord e Sud, con il Nord in mano al federalismo leghista e, in cambio, il Sud lasciato in pasto alle Mafie che ne avrebbero fatto una sorta di enorme paradiso fiscale, di enclave per ogni tipo di traffico illecito. Una Vietnamizzazione in piena regola del nostro paese. Forse in quest'ottica, ancora tutta da verificare, s'intende, si potrebbe capire perché Bossi, da un giorno all'altro, smise di dare del mafioso a Berlusconi e cominciò a farci bunga bunga con mucho gusto.

Non so voi ma io, da questa gente che vuole togliere la speranza a chi ha già troppo sofferto e sputare in faccia a chi la pelle l'ha lasciata per strada nel tentativo di ridarla, la speranza, ai suoi concittadini, non voglio più essere governata. 
I have a dream, ministro. Che anche lei, viste le cose che dice e che avalla, torni a suonare il sassofono. Levandosi, come si dice, dai suoi omonimi.

lunedì 15 novembre 2010

Il Lodo Caraceni

Non è una vignetta, questa sartoria esiste veramente.

Abituato a farsi confezionare abiti su misura dalle migliori sartorie - come Caraceni, il nano è convinto di potersi far cucire un'elezione addosso. Se il Senato è quello di due anni fa ma è ancora di moda,  la Camera no, bisogna rifarla. Che gli calzi a pennello. Gli abiti nuovi dell'alligatore.

Ruby è stata contestata dalla sue coetanee in discoteca. Quella che le gridava più forte "puttana" aveva appena vinto una gara di pompini nei bagni.

Il Papa, causa la crisi economica, invoca sobrietà. Quest'anno lo si vedrà solo in saio. Però firmato Dolce & Gabbana.

Calderoli il Semplificatore vuole le dimissioni di Montezemolo perché Domenicali ha ciccato la strategia della Ferrari nell'ultimo gran premio di stagione. Perchè non ha chiesto le dimissioni della Moratti visto che l'Inter ha perso il derby? Quindi, per coerenza, se il Milan non vincerà lo scudetto, chiederà le dimissioni di Berlusconi?

Pisapia, la Moratti si porta via?

Che dite, mi si nota di più se stasera guardo "Vieni via con me" o se non lo guardo?

sabato 13 novembre 2010

Via, via, andate via con lui


Via, via. 

Via la politica ad immagine e rassomiglianza del marketing piramidale dove la Sacra Costituzione è un imbarazzante contrattempo. Non siamo acquirenti di pentole, aspirapolvere pluriaccessoriati e contenitori ermetici in plastica. Siamo un popolo con duemila e più anni di storia, piazzisti della malora. Cristo vi avrebbe già cacciato a calci in culo dal tempio.

Via i politici per caso, gli yesmen e le yesgirls addetti unicamente alla pressione del pulsante; le nullità scartate dai casting dei reality, i bellocci e figone con l'unico obbligo dell'assenso ai voleri del capo. Deputati usa e getta che ora possiamo tranquillamente gettare nel bidone dell'umido.

Via i profittatori che, al confronto, i socialisti di Craxi erano degli scolaretti ladri di merendine. Via le leggi speciali ad personas che permettono agli scarafaggi di credersi preziosi scarabei egizi ma, come gli scarafaggi appunto, sopravvivono a qualunque cataclisma prosperandoci sopra. E' ora di passare la mano al reparto disinfestazione.

Via le ministre C.I., le sciampiste, le corpivendole, le Pompadour, le manicure, le addette alla detartrasi, le sgrullatrici a 5000 euro a disturbo, le soubrette rottamate dalle sue televisioni e riciclate in politica, tutte assunte a spese nostre nel pubblico, nello Stato, pensione completa a vita compresa. Via da quella che il Casino della Libertà ha fatto diventare la Camera (da letto) dei Deputati.

Via i berlusconidi rettiliani dalla nostra TV pubblica. Un bel trattamento antiascaro e uno sgombero che spazzi via i Masi, i Minzolini e i Vespa (che sente già crollargli i plastici addosso) e gli altri okkupanti abusivi della RAI per conto della concorrenza. Con l'obbligo di assumerli, se gli son tanto cari, in Mediaset a spese di Piersilvio.

Via La Russa e le sue guerre mascherate da missioni di pace, Gasparri e le sue leggi mai lette, il duo Cicchitto e Bonaiuti, Capezzone portavoce fuori e leccaculo dentro, la Santanché Very Important Pescivendola, la Brambilla in vacanza,  Schifani il consigliori, Sacconi e i suoi conflitti di interessi con Farmindustria, le sue spese pazze per i vaccini utili solo a deviare fondi statali verso le fauci spalancate di BigPharma. Via la Gelmini e la sua demolizione incontrollata della scuola, i suoi grembiuli neri e la sua faccia da preta porca. Via la Carfagna che, poverina, alle escort non ci crede. Via Angelino e Mavalà, stupratori seriali della Giustizia. Se rinascesse Dante vi getterebbe in un girone dell'Inferno a fare gli avvocati d'ufficio dei rubagalline. Altro che parcelle miliardiarie. Via Bondi che, come si avvicina ad un museo, scattano gli allarmi.

Via i legaioli dall'importanza politica sopravvalutata perchè utile all'interesse del Principe, premiati con i figli ciuchi piazzati nel pubblico a spese dei cittadini a diecimila euro al mese. Via i ministri della semplificazione, estensori delle leggi a loro immagine e rassomiglianza di porcellum, Maroni che crede alla storiella della nipote di Mubarak e non si vergogna di ripeterla in Parlamento; via il peggio del Nord esportato a Roma per farla diventare ancora più Ladrona, mentre il Nord crepa di veleni e di malaffare.

Se crolla il nano d'argilla potete andare tutti a vendere le pentole di cui sopra, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore tornate tutti sul marciapiede.
Si vedrà. Per ora via tutti. Via dalle palle.

venerdì 12 novembre 2010

Venderò cara la pelle

Il più grande statista italiano degli ultimi centocinquant'anni, giusto per capire in quale considerazione è tenuto dai vertici della politica mondiale, è stato fatto accomodare al tavolo della cena del G20 vicino a due presidenti africani - forse in onore del bunga bunga, e ben lontano da Obama e dalle quattro donne premier presenti. Giusto per non mandarlo in cucina al tavolo della servitù.
Un posto a tavola vale più di mille parole.

"Venderò cara la pelle, non mi dimetterò mai, chiamerò la gente in piazza". Anche se lui e i suoi giornali personali fantasticano di un finale come quello del "Caimano", con orde di papiminkia sulla soglia della povertà che assaltano il Palazzo di Giustizia in difesa del nano fantastiliardario e dei suoi numerosi eredi, io fossi in loro starei attenta ad invocare la piazza e la guerra civile. 
L'ultima volta l'organizzatore è finito a testa in giù appeso ad un distributore. E il dopo non è stato un bello spettacolo.
Non che pensi che il popolo italiano potrebbe arrivare ad un piazzale Loreto con Berlusconi. Lui non lo merita mica. In fondo Mussolini una guerra, e pure mondiale, l'aveva fatta; uno straccio bisunto di impero l'aveva messo assieme. Questo, a parte difendere i suoi interessi con una trentina di leggi ad personam, non ha fatto letteralmente un cazzo. Al massimo meriterebbe di essere messo alla gogna in mezzo ad un tendone da circo, cosparso di pece e coperto di piume di gallina, a ricevere torte in faccia. Sommerso dal ridicolo. E magari dopo, un po' di bunga bunga.

mercoledì 10 novembre 2010

Attenzione, tra trenta minuti questo governo si autodistruggerà


E così, alla fine, la sensazione che ho avuto domenica è quella che Gianfranco Fini abbia premuto il pulsante e che ora a Palazzo Chigi echeggi l'allarme che annuncia la prossima autodistruzione del Berlusconi IV (e speriamo ultimo). Altro che cerino.

Vogliamo dire che Fini mi è piaciuto? Si, diciamolo pure. La sensazione, durante quell'ora e mezza di discorso, è stata quella di riabbracciare una persona normale dopo essere stati prigionieri per anni di un pazzo scatenato e dei suoi deliri. Mi rendo conto che è in agguato la Sindrome di Stoccolma verso il salvatore in questi casi ma bisogna anche pensare da cosa stiamo cercando di uscire. 
Era la soddisfazione di sentire qualcuno che parla di lavoro come qualcosa che ti spetta e ti dà dignità ed importanza nella vita. Altro che "sposatevi uno ricco se siete gnocca". Che ritiene che l'Italia debba essere aperta alla laicità, al multiculturalismo, al rispetto della diversità anche sessuale ma debba anche ritrovare la coesione nazionale. C'è una bella differenza tra questo e il vedere per anni un ministro, seppur cerebroleso, pulirsi il culo con il tricolore e una manica di razzisti scorrazzare per il Nord gridando contro negri e culattoni  facendoci dimenticare tutto ciò che di buono ed altro può venire dal Nord.  E poi il richiamo all'appartenenza all'Europa, questo vecchio ma ancora dignitoso continente, con il suo ombrello di garanzie democratiche. Infine l'amarezza di dover rimpiangere i politici del passato (tra i quali ha citato anche Berlinguer) visto quelli che ci sono toccati ultimamente.

E' di destra tutto questo? Dobbiamo sentirci in colpa se ci auguriamo che questo embrione di destra presentabile possa diventare un bel bambino paffuto?
Certo, c'è chi dice "dove stava Fini fino ad ora?" Dov'era anche l'opposizione, se è per questo. La colpa dell'infezione berlusconiana può essere suddivisa in maniera rigorosamente bipartizan.
L'importante è che qualcuno abbia detto basta, abbia visto la misura colma ed abbia avuto il coraggio, in un paese di conigli, di metterci la faccia.

Detto questo, non si esce da questo criptofascismo mignottocratico berlusconiano se prima non si creano, si rifondano se preferite, una destra moderna, una sinistra anch'essa moderna e meno ottusa e legata al centralismo della dirigenza e poi, fatto ciò, non si gettano alle ortiche una volta per tutte le ideologie e gli schieramenti, si cancellano i concetti di destra e sinistra e, stabiliti alcuni punti fermi, alcuni fondamentali come la democrazia, la partecipazione, i diritti civili e la laicità dello Stato, ci si mette assieme attorno ad un tavolo per costruire delle soluzioni ai problemi, quelli veri, quelli contingenti. Non più quelli di un tizio qualsiasi che si crede il padreterno e crede di comprarsi, oltre alle battone, anche la dignità di un popolo. 
Pensate all'uso che ha fatto Berlusconi dell'ideologia, nel suo caso dell'anticomunismo. Mentre noi ci scannavamo sugli spalti dandoci reciprocamente della "zecca comunista" e del "fascio di merda", lui si comprava l'arbitro, i giocatori e la partita.
Il comunismo era finito da tempo e l'anticomunismo era un residuato inesploso del passato. Lui l'ha usato spregiudicatamente per tenere impegnati gli italiani in un risiko politico virtuale, in un social game perverso, mentre provava a soddisfare il suo ego ipertrofico diventando il più grande statista degli ultimi centocinquant'anni. Ma no, che dico, provava a salvare le sue aziende dal fallimento e a farle prosperare illecitamente alla faccia nostra.

Ora, quell'uso ideologico della politica deve finire. L'emergenza impone di affidarsi a coloro che potranno salvare la baracca prima di tutto dal punto di vista economico ma cominciano già i distinguo. Draghi no perchè è espressione degli Illuminati. E allora chi, Beppe Grillo, Renzi, Bersani o Paravendola?
Dice che FLI è pieno di riciclati e persone sospette. Ricordo che il primo governo del postfascismo fu affidato a Badoglio, un criminale di guerra.

Quando Berlusconi sarà in volo per i Caraibi con la sua corte, come ci auguriamo per non augurargli di peggio che non sta bene, dovremo ricostruire l'Italia. Dovremo raccogliere i cocci della scuola, dell'università, della ricerca, affidate finora a chi non sarebbe stata in grado nemmeno di pulire un cesso. Dovremo riappropriarci della nostra credibilità all'estero, far capire che in Italia il sogno delle donne non è scopare con un vecchio di settantaquattro anni.
Ci vorranno politici di destra e di sinistra uniti per il bene del paese. Con una visione e un progetto.
A proposito. Fini ha vent'anni di meno di Berlusconi e parla di futuro con l'energia di chi può farcela. Quel futuro che Berlusconi non ha, se non da pensionato di lusso in qualche paradiso fiscale, e nonostante tutti i suoi soldi. 

martedì 9 novembre 2010

Promesse da caimano


Eccoci all'acqua, come dicono a Firenze. E' una vecchia storia. Vecchia come questo stivalaccio irrequieto che ogni tanto si scuote, scalcia, si allaga e se ne frega delle genti, delle case e dei monumenti che va ad ammazzare e distruggere. 
Proprio perché siamo un paese ad alto rischio di catastrofi naturali, non dovremmo andarcene a cercare altre che naturali non sono perché le provochiamo noi con la nostra incuria. E invece no, siamo un paese di ottimisti. Cosa vuoi che succeda? Secche e piene si alternano senza che nessuno pensi di ripulire i letti dei fiumi quando sono in secca, per evitare che le fiumane, con la piena successiva, rompano i ponti. Anche le montagne, che andrebbero curate, per evitare che franino distruggendo ogni cosa sul loro percorso, sono lasciate al loro destino. Il territorio non può essere lasciato alla mercé delle paturnie del dio del maltempo ma tant'è, siamo fatti così. Siamo italiani.

Consorzio di bacino, Magistrato delle acque, Genio civile, Regione, Provincia, Comuni, Gestori degli acquedotti. Sono tutti responsabili degli eventuali disastri da incuria che provoca un'alluvione sul loro territorio di competenza. Come sta accadendo in Veneto. 
C'è poco da maledire Roma Ladrona in questo caso, perché i suddetti sono tutti enti locali, localissimi e, per giunta, in Veneto ogni buco è governato dalla Lega con il Centrodestra da tempo immemorabile e a Roma sono sempre loro, i fedeli del Dio Po e del Dio Caimano a dirigere la baracca. 

Pare che le genti venete siano abbastanza incazzate con i loro governanti, in questi giorni. Hanno ragione ma ciò dimostra non che i leghisti siano cattivi amministratori ma che non siano affatto migliori degli altri, come volevano far credere. E dimostra anche che, quando c'è un'emergenza, fanculo il federalismo, fanculo il faso tuto mi, fanculo soprattutto gli amministratori leghisti che non hanno saputo mettere in sicurezza il territorio, gli italiani (perché loro lo sono fino al midollo) si vogliono attaccare ancora alla grossa tetta calda di Mamma Roma.
Mandateci gli aiuti di Stato, piangono i veneti, pardon, gli italiani, non cogliendo la contraddizione con l'orgoglio federalista sbandierato fino al giorno prima e disposti ad accettare perfino una mano dai terroni, promettendo di non chiedere la patente di padanità D.O.C. a chi vorrà sostenerli. Si sa, pecunia non olet. Un bagno, è proprio il caso di dirlo, di realismo e forse di umiltà che potrebbe far loro capire che essere uniti come nazione ha i suoi vantaggi, soprattutto nelle disgrazie.

Intanto il caimano, accompagnato dall'ultimo alleato rimastogli e, ci dicono, contestato vivamente, visita le zone alluvionate elargendo promesse che non potrà mantenere. Non so che effetto possa fare a chi ha avuto la casa o l'azienda inondata dal fango sentire le solite stronzate da paese dei miracoli. Visto che siamo in Veneto, un bel "va in mona", visto il personaggio, non ci starebbe male.
Poi magari noi terroni, più avanti, dopo averlo aiutato chiederemo i danni al Veneto per quindici anni di voti a Berlusconi.

lunedì 8 novembre 2010

Peccato, non è successo niente


Qualche giorno fa, credendo di essere spiritoso, il Bertolaso - che l'11 novembre andrà in pensione, ha nominato invano il Vesuvio e ha riproposto un'antica fantasia sessuale leghista di stampo piromaniaco: quella  di vedere Napoli sommersa da lava, cenere e lapilli. Sulle prime questo "Forza Vesuvio" da parte del capo della Protezione Civile pareva una bufala tanto era clamoroso, ma poi è uscito l'audio dove si sente bene il supereroe rammaricarsi del fatto che una bella disgrazia in quel dei Campi Flegrei "ce manca". Lui colleziona le sciagure, sapete. Celo, manca.



Nemmeno a farlo apposta, sarà anche brutto grattarsi ma, come ha nominato la Lega, in Veneto si è scatenata l'alluvione con milioni di danni e a Pompei  è crollata la casa dei gladiatori.
Siamo sicuri che, visti gli ultimi sviluppi in casa PDL, non abbia nominato Silvio una volta di troppo?


domenica 7 novembre 2010

Andare in piazza

Una giornata qualsiasi a sinistra. Un Bersani descamisado e definito, da chi c'era, finalmente deciso ed aggressivo (mah!) dal palco annuncia che ci sarà una grande manifestazione l'11 dicembre. Per chiedere le dimissioni di Berlusconi, il quale si prenderà paura e se ne andrà immediatamente, suppongo. Visto che Fini non si sacrifica per il piddì e non stacca la spina al nano depassée, ci tocca smuovere i torpedoni. Le grandi manifestazioni non hanno mai spostato un voto negli ultimi quindici anni ma va bene lo stesso. Era aggressivo, il Bersani piazzista, e questo ai piddini basta. Sono persone semplici. Li accontenti con poco. E poi in fondo cosa pretendi, è un segretario economico, l'hanno pagato solo un euro. 
Addirittura Bersani, nella concitazione, si lancia nella profezia, preconizzando un PD prossimo PRIMO PARTITO D'ITALIA. Qualcuno faccia qualcosa.

Quale pensate sia stata la risposta alla mobilitazione invocata dal maggiore partito d'opposizione? A sinistra risponde a Bersani uno squillo, il trombettiere Nichi Vendola che dice "No, io alla manifestazione di un altro partito non ci vengo". Figuriamoci, un partito di sinistra che va ad una manifestazione di sinistra. Ma quando mai.

In riva all'Arno, i rottamatori, gli sfascisti, quelli che mettono in serio pericolo la granitica solidità del PARTITO, al quale, che cazzo, bisogna riservare RISPETTO, dicono: "Ma si, in fondo noi una merenda la si potrebbe venire a fare con voi". Disposti a passeggiare a fianco di quella dirigenza che, con ragione sacrosanta, vorrebbero buttare nel cesso.

Eccoli lì. Patetico il primo nella sua illusione di essere ancora segretario di un partito di sinistra, neanche fosse il Berlinguer del PCI. Sarà anche l'unico partito a radicamento nazionale, economico Bersani, ma è un albero che non dà frutti. 
Ottuso il secondo, il Nichi, che continua a credere di poter vincere qualcosa scavalcando l'apparato, il partito, il segretario da un euro, da sinistra.
Infine i ragazzini bellini, quelli che rappresentano il nuovo, i Giamburrasca che mettono i petardi nella tasca della giacchetta di Bersani, con Paravendola che li redarguisce e bacchetta come la Signora Geltrude: "Seguo Renzi a Firenze e dintorni ma vorrei dirgli che bisogna che tutti insieme costruiamo una alternativa al centrodestra anche nel linguaggio, si rottamano i sistemi non le persone che sono ecosistemi preziosi anche se pezzi da novanta della nomenclatura”. Bersani è un ecosistema, che vi credevate? 
Ai bellini dico, state attenti figlioli, perchè quando si incazza veramente, il segretario, potrebbe anche diventare cattivo. Pensate che ieri, in preda all'aggressività, ha perfino gridato: "A noi Berlusconi e la Lega ci fanno un baffo." Si è confuso, poverino. Voleva dire culo.

Unità a sinistra, alternativa? Solo se si fa come dico io, pensa ognuno dei contendenti. Il finale lo conoscete già. Sono vent'anni che la destra più cialtrona di Al Pappone & Le Sue Mignotte ci governa. Tanto anche se per caso tra un Berlusconi  e l'altro governa, la sinistra non tocca nulla, non sposta, non abbaia e non sporca. La sinistra è il miglior amico di Berlusconi.

venerdì 5 novembre 2010

Il popolo dei clienti

Certo che un Berlusconi che annuncia un giro di vite contro la prostituzione è più surreale di un Ratzinger che si iscrive all'UAAR o partecipa ad un campionato di bestemmie. 
Forse però non avete ancora capito qual'è il piacere più grande dell'essere ricchi e potenti. Per esempio, come in questo caso, andare a puttane è più bello se lui ci  va e si toglie lo sfizio, potendolo, di proibirlo agli altri. Così, perchè gli va. Perchè lui è lui e voi clienti da 50 euro non siete un cacchio.

Comunque sono d'accordo. Le prostitute per strada sono una vergogna. Mandiamo al loro posto le escort, le ragazze immagine, le cubiste, le modelle e le ministre del bunga bunga.  Vediamo in quanto tempo riescono a raccattare 5000 euro a battere, ad esempio, sulla S.S. Adriatica. Le puttane invece, dopo tutta le fatica fatta in strada al freddo, a questo punto si meritano un posto in Parlamento.

giovedì 4 novembre 2010

I dolori del giovane Vendola

Nel sistema silviocentrico Vittorio Feltri è un satellite che, se dovesse esplodere il pianeta Silvio colpito dalla Morte Nera, si perderebbe miseramente nello spazio assieme alle sue perfidie a mezzo stampa. Bisogna capirlo quindi se si butta a corpo morto a difendere l'indifendibile gettando merda a palate su quelli che considera gli avversari da colpire. Silvio vuole i suoi cento scalpi al giorno e Vittorio glieli fornisce ancora belli sanguinanti.

Detto questo, siccome la luna di Silvio e gli altri satelliti senza gloria tirano sempre fuori l'articolo della Repubblica di Stefano Malatesta, "Il Gay della FGCI" del 1985, sono certa che Nichi Vendola non avrebbe difficoltà a spiegare, una volta per tutte, cosa intendeva dire quando si riferiva al diritto dei bambini ad avere una sessualità loro, giusto per zittire le malelingue e fugare i dubbi che potrebbero venire ai suoi tanti ammiratori.
Riporto dal citato articolo la dichiarazione incriminata, attribuita a Nichi: 
"Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l' ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione. Le donne, da questo punto di vista, sono notevolmente più sensibili."
Obiettivamente sono parole ambigue che necessitano un chiarimento. Dire che i bambini hanno una loro sessualità è verissimo. Dire che possono avere rapporti tra loro è  già fuorviante, perchè quelle dei bambini tra di loro (ribadisco, tra di loro) sono esplorazioni, manipolazioni in forma di gioco ma non sicuramente qualcosa di paragonabile ai rapporti sessuali veri e propri dell'adulto.

Il concetto fondamentale da capire e da tenere a mente è che la sessualità infantile è qualcosa di totalmente diverso dalla sessualità adulta e che i due mondi devono rimanere nettamente separati. Se non altro perchè si tratterebbe, comunque la si volesse vedere, della relazione tra un consenziente e  un non consenziente. E' per questo che la pedofilia è una perversione, perchè si abusa di qualcuno che non è in grado di poter scegliere in piena libertà se partecipare o no al rapporto. Allo stesso modo di una scarpa, di un animale o di un cadavere.

Se il bambino manifesta curiosità sessuale nell'ambito della sua propria sessualità infantile, che può benissimo essere freudianamente perversa e poliforma, ciò non vuol dire che la sessualità infantile possa incontrare quella adulta. La curiosità infantile riguardo alle cose sessuali deve ricevere risposte educative chiare e senza malizia o condizionamenti moralistici da parte dell'adulto, di solito il genitore, ma in forma di una relazione assolutamente non seduttiva, al pari della relazione medico paziente. E' ovvio che questo non significa eliminare l'affettività dal rapporto adulto bambino ma solo la componente di seduzione.

E vengo al punto centrale del problema. Sostenere che i bambini possano avere rapporti con gli adulti non è scabroso, è demenziale e profondamente dannoso come messaggio da divulgare. Io come donna sono appunto sensibile, come dice Vendola, ma come vittima della pedofilia lo sono ancora di più. Purtroppo è risaputo che il mondo della pedofilia, sbandierando un supposto diritto dei bambini alla sessualità,  giustifica il via libera ai rapporti tra bambini ed adulti.
Ecco perchè, al di là di ciò che può scrivere un Vittorio Feltri (che, ricordo, su uno dei suoi giornali passati scrisse che in Baviera si cucinavano i pastori tedeschi nei ristoranti tipici), è indispensabile, prima che l'articolo del 1985 venga usato come arma impropria a reti berlusconiane unificate, che Nichi chiarisca. Magari con una delle sue garbate videolettere. 
Grazie in anticipo.

mercoledì 3 novembre 2010

Piazzale Arcore

"Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura..."
Ma lasciate che parli. E' come quello che andava a gridare "sporchi negri" di notte in strada ad Harlem. Come dice Travaglio, vuole forse solo essere fermato come certi serial killer oppure, più probabilmente, vuole attirare l'attenzione distraendola dal punto focale che si potrebbe riassumere nel concetto "se scoppiano le famose bombe atomiche".
Lo so, il suo machismo da trani è insopportabile come un attacco di emorroidi. Intanto però, come apre bocca, scontenta un pezzo del suo elettorato e questa è una novità importante. Oggi gli hanno voltato le spalle gli elettori gay di centrodestra. Ormai ogni giorno perde più voti che capelli.
Sui forum azzurri, solitamente adoranti il dio Nano Pittato, serpeggia il malcontento. Per la prima volta il papiminkia d.o.c. viene colto dal dubbio atroce di aver dato un potere eccessivo ad un cialtrone e tra un "ditemi che non è vero" e un  "non ci posso credere" inizia ad elaborare il lutto della perdita dell'Unto di riferimento. "Presidente ci hai delusi", mugola il papiminkia sgrassato con il Cillit Bang. E noi che sapevamo da sempre di che pasta era il suo nano adorato, fin dalla discesa in campo, godiamo. Godiamo come ricci ingrifati di brutto.

Si, c'è una sorta di piacere sadico nel vedere piegarsi gli idoli politici di latta sotto le mazzate della storia. E' il piacere  puramente crudele che prova il bambino che ha infilzato un insetto e lo vede dibattersi rovesciato sulla schiena agitando le zampette.
Non capita spesso di assistere alla fine di un despota, seppure modello bagonghi da avanspettacolo ma, come i passaggi delle comete e le eclissi totali, sono eventi straordinari che vale la pena vivere. Questa volta non ci sarà un Piazzale Loreto, non lo credo, ma qualcosa di simile alle monetine dell'Hotel Raphael non lo escluderei affatto. La folla sa diventare cattiva, specialmente quella delusa di coloro i quali avevano dato fiducia a colui che li ha traditi. Non escluderei che, inseguito dalla folla dei moderati, dovesse correre a rifugiarsi tra le braccia dei comunisti. Sempre che ne trovi ancora qualcuno.
Oramai il nanodittatore, anche se delira di chiudere i giornali che raccontano delle sue puttane e delle sue erezioni amministrative,  è un uomo solo al telecomando con accanto una piccola folla di san pietri che uno dopo l'altro giureranno  sui loro figli di non averlo mai conosciuto. Quando perfino i lacchè a mezzo stampa si permettono delle libertà con il padrone è proprio finita. Prima o poi anche le Mariemaddalene cominceranno a raccontare la verità, quella vera, e si sa che le donne sanno essere perfide con i perdenti e con i pippetti mosci. Si, venivamo con te ma poi correvamo in bagno a vomitare.

A proposito di maddalene, pentite e non e di armi di distrazione di massa. Non mi meraviglierei che quelle adolescenti perverse da fumetto Sukia che ogni tanto tira fuori per cercare di farsi sfiduciare da Fini (che è troppo furbo per cadere nel tranello) con uno scandaletto sessuale e non per reati ben più gravi, fossero telecomandate ed agissero sotto suo mandato. Sembrano troppo furbe, troppo scafate, istruite a dovere. Più che amanti sembrano delle figlie che hanno imparato a perfezione la lezione della menzogna da papi, che l'hanno ereditata con il DNA paterno.
Il nano insomma sventola un po' di figa per cercare di farci dimenticare la mafia, i Graviano, Spatuzza, la stagione delle stragi e un bel po' di altre cosette sulle quali c'è sempre il rischio che esca qualcosa di veramente esplosivo.

Non si chiuderebbero normalmente i giornali perchè un premier si riempie la casa di troiette, ma se sono già chiusi quando vengono fuori le vere porcate, quelle in grado di evocare il ricorso a ben altri piazzali ed ai forconi, allora si capisce perchè vuole, oltre ad impedire le intercettazioni e ad esigere l'impunità assoluta, anche il silenzio stampa. Ha una paura fottuta che i suoi elettori, per idioti che siano, aprano gli occhi e si incazzino veramente. Come con Bettino.

Messo alle strette e scaricato un po' da tutti, non certo perchè è passeradipendente ma per ben altri motivi, primo fra tutti perchè non sarebbe in grado di governare nemmeno un condominio, e perchè tutto ciò che tocca rischia il fallimento, sta cercando di sgamare per la strada dello scandaletto a luci rosse. E' un gioco pericoloso perchè, zoccola dopo zoccola, l'elettorato cattolico, quello moralista e quello moderato, alla parola "minorenne", cominciano ad agitarsi sulla sedia ma non può fare altrimenti. Ormai è prigioniero della sua strategia.
I finiani però non ci stanno a farlo cadere sul gossip e lo tengono sulla graticola, obbligandolo ad alzare sempre di più la posta, a spingerlo verso l'angolo. Prego vada avanti lei, ma no, prima lei. Avete notato, tra parentesi, il silenzio assordante di Tremonti in questi giorni?

Finirà questo tormento, sicuramente. Dopo che avrà berciato a dovere, strepitato come il Nano Tremotino, dovrà levarsi di mezzo. Con le buone o con le cattive. Chissà perchè ho questa immagine di lui che, scuro in volto e con il golfino blu sulle spalle sale la scaletta di un aereo destinazione Antigua. Biglietto di sola andata.

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