martedì 25 gennaio 2011

Perdere un cafone


Nella prospettiva che il maniaco Silvio Berlusconi sia costretto, con le buone o le cattive, a mollare la povera Italia che tiene segregata in uno scantinato da sedici anni, piegandola ai suoi turpi voleri,  gli italiani sembrano in preda all'angoscia, alla paura di perdere il loro torturatore di riferimento. Siamo in piena Sindrome di Stoccolma e la reazione è sintomatica del trauma collettivo che questo individuo ha provocato al suo paese.
Non capita solo ai suoi cortigiani che, comprensibilmente, perduto lui perderebbero tutti i loro privilegi da saprofiti e sono quindi in pieno panico da smobilitazione, oppure ai suoi irriducibili fans, a quelli che lo hanno votato e lo rivoterebbero mille volte perché sono o vorrebbero essere come lui. 
Succede persino a qualcuno che non lo ha votato e mai lo voterebbe ma si lascia scappare un "Si però, dall'altra parte, chi c'è?" Dimenticando che, subito dopo il fascismo, perfino un Badoglio poté andar bene per ricominciare a vivere. 

Questa assurda e fallace credenza che esistano uomini insostituibili dopo dei quali può venire solo il diluvio è tipica dei popoli che regrediscono allo stadio infantile in cui la propria vita dipende esclusivamente dai genitori, da figure dominanti e spesso non autorevoli ma autoritarie. Caratterizza chi, invece di esercitare, votando, quel senso di responsabilità che sarebbe richiesto nel momento in cui si manda al potere un tizio, decide invece di delegare il proprio potere decisionale e quindi il proprio destino al primo uomo della provvidenza che passa, al piazzista che sa gridare più forte e li elegge propri sovrani assoluti. 
Il concetto è racchiuso in quel "ghe pensi mi" che libera tanti cervellini dal disturbo di doversi mettere in moto a freddo per ragionare e controllare  che il potere politico legittimato dal loro voto non travalichi i limiti del lecito. Quel "ghe pensi mi" che il nano nostrano ha sfruttato fino alla nausea per carpire la dabbenaggine degli elettori e piegarla ai propri fini.

Gli italiani, credendo che non vi sia nessuno in grado di sostituire il Piccolo Papi, non vogliono mollarlo e sono disposti a tenerselo purchessia.  Ed io crudelmente mi domando: se per ipotesi dovesse morire, magari durante una seduta di bunga bunga, come accade sovente ai vecchietti che cercano di scopare, che farebbero? Se lo imbalsamerebbero e lo terrebbero seduto sulla sedia a dondolo in bella mostra in salotto, accarezzandogli il cranio e spolverandolo ogni giorno?
Lo so che sembra impossibile a chi teme sopra ogni cosa la perdita di un idolo e di una figura paterna da cui comodamente dipendere ma la verità è che ai funerali, nella maggioranza dei casi, si comincia a ridacchiare e a distrarsi prima del "Confutatis". Al "Lux Aeterna" il morto è già bell'e dimenticato e si pensa a come spartirsi i suoi beni. Calato il feretro nella tomba si va tutti a mangiare e la vita ricomincia. 
Nell'ambito della politica e del potere poi, mai detto fu più veritiero del "morto un Papa se ne fa un altro".

Noi che fin dalla discesa in campo mai abbiamo voluto Berlusconi come capo di governo perché ci bastò leggerne le gesta giovanili nei pochi libri allora a lui dedicati per conoscerlo ed evitarlo come l'AIDS, siamo già preparati alla vita senza di lui. Diciamo che ci stiamo portando avanti con l'elaborazione del lutto. Siamo prontissimi ad un nuovo governo, con facce, se non nuove, almeno che non siano quelle di Bondi, Cicchitto, Brambilla, Gelmini e don't cry for me Angelino. Non temiamo alcun male ad oltrepassare la porta che ci condurrà fuori dal berlusconismo, sia che esso cada per cause naturali o forzose.

Un'altra categoria di elettori che sta vivendo un'ancor diversa reazione al crepuscolo del nano è rappresentata da coloro che lo hanno votato ma se ne dichiarano pentiti e, in un paese di coniglioni, coraggiosamente ammettono di essersi sbagliati. A loro, che devono sentirsi come le vittime di un atto di seduzione, perché tale si configura l'azione del tiranno nei confronti del popolo sottomesso, dovrebbe andare tutta la nostra solidarietà e rispetto.

A qualche fortunato capita di riconoscere il male appena esso si manifesta, la tirannia appena si instaura, come accadde a Karl Kraus con "La terza notte di Valpurga", analisi spietata del nazismo condotta già nel 1933 ma nella maggior parte dei casi chi si affida ad un deus ex machina si fida di lui fino all'ultimo, fino a quando non emerge in tutta la sua bassezza la sua vera natura maligna.
Coloro che sono profondamente delusi dal ghepensimì, man mano che vengono fuori, vengono sbeffeggiati al suono di "dove siete stati fino ad oggi", "ben svegliati" eccetera. Irrisi spesso da coloro che votano da anni un'opposizione che non si oppone perché altrettanto collusa con il berlusconismo e che nemmeno si scandalizzano più di ciò.

L'argomento delle vergini dai bianchi manti contro i pentiti di centrodestra  è "come avete potuto credere che Berlusconi potesse compiere una rivoluzione liberale, con il suo connaturato autoritarismo?"
Ebbene, io penso che tra i motivi per i quali tanti elettori di centrodestra non intrinsecamente berlusconiani sono rimasti ingannati da Berlusconi risiede nel fatto che allora quella era la sola destra possibile, che il tizio ha utilizzato armi di seduzione di massa di goebbelsiana memoria e infine il jolly dell'anticomunismo che, in ambienti di destra, ha sempre aperto tutte le coscienze come un grimaldello.
Ecco, mi piacerebbe che un giorno, a bocce ferme e a babbo morto, si ragionasse, oltre che dei danni del comunismo, anche di quelli che ha provocato l'anticomunismo. Quello becero e unicamente propagandistico, al quale non interessava approfondire il perché del fallimento della messa in pratica del principio comunista ma che, essendo profondamente disonesto e totalmente privo di una base culturale, giungeva a mettere sullo stesso piano di criminosità Pol Pot e Walter Veltroni.
Quello che, agitando lo spauracchio del comunismo, teneva buono il popolo affinché accettasse i soprusi dei neoaristocratici portatori di immense ricchezze, spesso guadagnate con mezzi ai confini della legalità. L'anticomunismo che faceva parlare curiosamente allo stesso modo, contro i "comunista", Silvio Berlusconi e Totò Riina.

Credo potremo arrivare a quest'analisi, visto che almeno una parte della società italiana è incamminata a passo svelto verso una nuova idea di politica, dove i concetti di destra e sinistra perdono importanza a vantaggio di valori ben più importanti ed universali come la dignità, il senso di responsabilità, l'onestà e la legalità.
Inoltre, quando l'incubo degli italiani sarà collocato dove non potrà più nuocere, ossia nel ricordo di un periodo sciagurato della nostra storia,  ci sarà posto per tutte queste riflessioni, non ultima quella  sulla fragilità della democrazia quando essa è posta di fronte alla seduzione del denaro e della faciloneria. Sperando che, oltre al ragionamento, possiamo produrre gli anticorpi democratici che ci impediscano di farci ingannare di nuovo.

8 commenti:

  1. Ma se i suoi elettori sono pronti, o proni ?, a bersi oggi la versione di signorini e dopo due giorni quella di ghedini, cosa bisogna aspettarsi ? Sventolare lo spauracchio del comunismo alla dalema o alla veltroni non fa paura agli italiani, mentre, di sicuro, porta danno alla sinistra.

    RispondiElimina
  2. Finchè Berlusconi non sparisce dalla scena politica e il suo partito che resiste solo perchè c'è lui, non si potrà fare politica in questo paese. Il PDL via lui si autodistruggerà, rimane la lega, vediamo il voto di fiducia e a Bondi e sul federalismo come andrà. Questi due voti di sfiducia sarebbero già un passo avanti. E il processo per concussione e sfruttamento della prostituzione se provati, saranno importanti per cambiare il voto dell'elettorato.
    Per quanto riguarda i movimenti civili, forse la sinistra avrebbe dovuto abbracciarli, perchè è l'unica politica che si stia facendo. Perfino le parole di Bagnasco con quei toni aulici, non sono servite a granchè. Non hanno cambiato nulla al pdl, dicono che non si riferivano al loro capo dei capi. Sono analfabeti, e non c'è da meravigliarsi.

    RispondiElimina
  3. trovo stupido prendersela con chi, seppur tardivamente, ha cambiato idea, specialmente in un momento come questo nel quale la notte non è ancora passata e nessuno garantisce che l'aurora dalle rosee dita apparirà

    credo che siamo molto ancora nel prima, per cui è una forma d'ottimismo balsamico ma anche pericoloso crederci già nel dopo

    quindi, è un lusso rinfacciare ai ritardatari

    RispondiElimina
  4. anche se io propendo in qualcosa di piu' drastico credo mi dovrò accontentare del maquillage che stanno approntando.una riverniciatura all'immagine del pdc prima di spodestarlo per rendergli onore e grazie evitandogli processi o addirittura l'esilio.
    troppi fanfaroni collusi con lui sia in politica che in economia evitando così anche il trapasso ai troppi berluscones delusi.
    si salveranno capre ,cavoli e lupi per non cambiare niente.
    a meno di una presa di coscienza degli ita(g)liani che però mi pare lungi da venire.

    RispondiElimina
  5. Anche Barbara Spinelli oggi su Repubblica fa considerazioni simili alle tue. Lei però non parla di superamento ideologico di destra e sinistra, anzi fa un excursus di alcune esperienze della destra italiana storicamente meno impresentabili e perfino ammirevoli.
    Vediamo se i pochi dalla schiena dritta si condurranno come sempre dietro le masse dei voltagabbana e dei gattopardi. Io credo che proprio in un momento di possibile e auspicabile cambiamento si debba avere gli occhi anche sulle spalle per non restare fregati ancora una volta. Tu ricorderai le speranze di sbloccaggio della situazione italiana che si erano create all'epoca di mani pulite. Dopodichè 17 anni più o meno di B.e dei suoi cosiddetti oppositori,
    arretramento generale del paese e si ruba più di allora. Beh, non vedo le condizioni perchè adesso l'esito sia diverso. Ma è chiaro che attendo la caduta dell'esperto di postriboli con impazienza e disposto a fare ponti d'oro ai papiminkia pentiti. Entusiami no, però...

    RispondiElimina
  6. Cara amica Lameduck,

    sembra che i poteri forti abbiano deciso di pensionare Sivio, per sostituirlo con la figlia Marina.

    Umberto Bossi ha già ottenuto dalla Marina la garanzia che la Trota avrà i ministeri dell'istruzione e della cultura.

    Ciao Davide

    RispondiElimina
  7. @ Davide
    se credi all'ipotesi Marina sei proprio un pirla.

    RispondiElimina
  8. Cara amica Lameduck,

    "@ Davide
    se credi all'ipotesi Marina sei proprio un pirla."

    Comunque ci rimane pur sempre l'ipotesi Trota.

    In fondo i nostri vecchietti dicevano sempre: en Italia ogni asen i lo fa president.


    Ciao Davide

    RispondiElimina

SI PREGA DI NON LASCIARE COMMENTI ANONIMI MA DI FIRMARSI (anche con un nome di fantasia).


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...