domenica 31 luglio 2011

Tutti pazzi per Lilli


Con questo post vorrei solo far sapere quanto sia bello avere un cane. Sarà inevitabilmente autoreferenziale, visto che si parla della cucciola che da un anno è entrata nella mia vita e in quella del mio compagno; Lilli, una meticcia di rara bellezza, di mamma labrador e padre ignoto ma, si sospetta, pastore tedesco. Quando ci è stata regalata aveva quattro mesi e ne abbiamo seguito la crescita  non facendole mancare le visite regolari dal veterinario, le vaccinazioni, la microchippatura e la sterilizzazione. Ce la siamo cavata nonostante non avessimo avuto, nessuno dei due, esperienza con dei cani.

Si parla dell'intelligenza dei cani e di come a volte, per alcuni, sia solo questione di mancanza di parola. Non è un luogo comune. Credo di essermi fatta un'idea del tipo di comunicazione che si instaura tra il cane e l'adulto o gli adulti sui quali viene imprintato. Non c'è bisogno di parlare, o meglio, ci si può parlare ma la comunicazione è di altro tipo; lei sa cosa voglio ed io so cosa vuole lei. E' difficile da spiegare, lo si può capire solo facendo l'esperienza di avere un cane. Forse è una comunicazione che agisce attraverso gli odori o altri canali diversi da quelli utilizzati normalmente tra umani. Ecco, assomiglia alla relazione tra due persone che non hanno bisogno di parlare per capirsi. Una straordinaria simbiosi, un'amicizia. che ti cambia completamente la vita.

Lilli, come tutte le bestie particolarmente intelligenti, ha una sua personalità e, dopo un anno che la conosco, ne riesco ad individuare alcuni tratti caratteristici. E' straordinariamente docile ed affettuosa, forse fin troppo fiduciosa delle buone intenzioni di coloro che le si avvicinano, e questa è sicuramente la sua componente Labrador. Apprende in maniera straordinariamente rapida e lo fa senza bisogno di sgridate. I sospetti sulla paternità cane lupo si rafforzano.
Con un buon addestramento potrebbe fare qualunque cosa, dal cane da tartufi, all'accompagnatore per i non vedenti, al cane da soccorso, vista la sua passione per scavare. 

Quest'anno l'abbiamo portata in vacanza con noi in Trentino e devo dire che non ci ha creato il minimo problema. In macchina si accuccia sul suo telo e dorme. Durante le soste si sgranchisce le zampe, gradisce una bevutina d'acqua, poi si rimette tranquilla a dormire fino a destinazione, magari con il musetto appoggiato alla mia mano. Per fortuna nella maggior parte dei locali dove siamo andati a mangiare, premesso che sceglievamo  posti all'aperto, l'hanno accettata e lei ha subito imparato a sedersi buona buona ad aspettare che gli umani finiscano di abbuffarsi. Adora la pizza, per cui qualche boccone di pasta del bordo le spetta di diritto.
Altre cose che le piacciono sono la mela, le caldarroste, leccare il vasetto dello yogurt quando finiamo di mangiarlo e soprattutto il pane e le fette biscottate. 

Ovunque andiamo tutti sembrano pazzi per lei. E' una cagnetta da acchiappo fenomenale. Non solo di altri cinofili, accompagnati o meno dalle loro bestie, ma di bambini, adulti, anziani, signore e giovanotti. "Posso accarezzarla?" "Quanto è bella, che musetto!"

Una vacanza con cane appresso è dunque possibile, soprattutto se l'animale dimostra grande capacità di adattamento e lo si tratta come qualunque essere che ha bisogno di spazio, cibo, riposo, movimento e svago. Per non parlare dell'amore.  Non c'è alcun bisogno di abbandonarli, mi raccomando.

martedì 26 luglio 2011

Amyfobia ed altri nazismi

Il 23 luglio è morta Amy Winehouse, ottima cantante molto soul, con uno stile personalissimo ispirato alle grandi voci femminili del passato. Una fine non certo inattesa, nonostante i ventisette anni, perché la sua tossicodipendenza da droghe ed alcool era talmente grave ed ostinato il suo rifiuto ad uscire dal gorgo dell'autodistruzione, come aveva cantato nella canzone "Rehab", che nessun bookmaker inglese avrebbe accettato scommesse sulla sua morte. Pare che il giorno prima avesse acquistato un intero assortimento potenzialmente letale di droghe. Un suicidio, più che una morte accidentale, secondo molte evidenze che però saranno chiarite forse soltanto dagli esami tossicologici.

Nonostante la morte di chiunque, perfino dei peggiori criminali, in genere richiami atteggiamenti bonari nei confronti della salma, della serie "quando si muore si diventa tutti buoni a posteriori", per Amy non è stato così. Ho notato una ferocia e una mancanza di pietà, nei commenti su Facebook e nei giornali, che mi ha lasciata perplessa.
Era una sfigata, tossica e alcolizzata, secondo questi commenti, quindi è stata tutta colpa sua se è morta. Come se l'essere sfuggiti al gorgo della droga non sia a volte un merito ma una pura questione di fortuna e del fatto di aver evitato per caso di incontrare le persone sbagliate nel momento sbagliato.
"Se l'è cercata", come le ragazze che vengono stuprate perché girano vestite troppo provocanti.
E poi le battutine, le spiritosaggini sull'assonanza tra il cognome omen e il vino, provenienti perfino da persone intelligenti che normalmente non perdono l'aplomb di fronte al passaggio del morto.
In fondo Elvis, quando morì, era una farmacia vivente con annesso armadietto delle sostanze stupefacenti; Michael Jackson idem, ma nessuno che abbia avuto il coraggio di definirli dei tossici sfigati del cazzo. Con Amy invece si sono sfondati gli argini della pietas e si è sfiorato francamente il vilipendio.
Infine, come buon peso, Forza Nuova ha dedicato ad Amy uno dei suoi celebri poster moraleggianti, sottolineando come solo i deboli possano soccombere di droga. E allora ho cominciato a capire.


Il caso ha voluto che, lo stesso giorno, uno di quei pazzi lucidi che nessuno lo direbbe - perché i pazzi li immaginiamo sempre con il colapasta in testa e l'andatura ricurva, un figuro alto, biondo ed ariano, dopo aver pianificato a lungo il suo gesto, sia andato su un'isola norvegese con l'artiglieria pesante ed abbia fatto fuori a freddo e con l'aiuto di qualche etto di cocaina, secondo me, quasi un'ottantina di giovani suoi connazionali che stavano frequentando un campo estivo del partito laburista. Il tizio si definisce un patriota cristiano combattente contro gli islamici, tecnicamente sarebbe un allievo della cattiva maestra Oriana Fallaci e delle varie farneticazioni neocon su Eurabia ma stranamente ha scelto di non combattere i jihadisti o i talebani in Afghanistan, faccia a faccia, da uomo. Più vigliaccamente ha messo in atto il remake snuff di "Battle Royale" ed ha cercato il record del tiro al bersaglio su ragazzini di sedici anni. Il tiro al bambino paralizzato dalla paura. Un'impresa da eroe.


Questi eroi ariani però hanno un loro fascino, soprattutto nelle province meridionali neonazi del continente europeo. Ecco quindi che Vittorio Feltri, forse deluso perché l'attentatore (ha anche piazzato una bomba in centro ad Oslo, pare) non si chiama Ahmed e non puzza di kebab e non c'entra un cavolo con Al Qaeda, come si sarebbero giocati le palle i nostri giornalisti crociati, si domanda come mai lo spree-killer Breivik non abbia incontrato resistenza nei ragazzini.
Invece di pensare al dolore atroce di decine e decine di famiglie distrutte dalla morte di un figlio, improvvisandosi etologo sociale, questo scrive: "Incredibile come ciascuno pensi solo a salvare se stesso, anziché adottare la teoria più vecchia (ed efficace) del mondo: l`unione fa la forza".
Un genio. O, più semplicemente, uno che forse non si è mai visto puntare addosso una pistola e nemmeno un fucile automatico come quello imbracciato da Breivik durante la strage ma che si considera certamente uno di quegli esseri superiori che in qualunque occasione saprebbero reagire nel modo più fascisticamente appropriato. Chissà come si sarebbe comportato, ad esempio, in mano a Er Canaro?

Il turpe Borghezio, dal canto suo, dichiara la sua ammirazione per le idee del nazi norvegese, dicendo che "sono condivisibili". Anche qui sfugge all'essere superiore sovrappeso, la mancanza dell'elemento fondamentale, il nemico islamico e il fatto che il suo eroe sia solo un volgare killer alla Columbine uccisore di ragazzini innocenti. La Lega sulle prime fa la sdegnosa e dice di non essere d'accordo con le farneticazioni del turpe, con Maroni che chiede scusa alla Norvegia ma poi Speroni, altro bel tomo padano, si associa all'apologia di reato di governo.

Le risatacce della gente comune sul cadavere della tossicodipendente Amy Winehouse, le mutandine bagnate dei nazi nostrani per il biondo ammazzabambini altrettanto strafatto di sostanze ma tanto cristiano ed ariano, la spietatezza del vecchio cronista nei confronti dei piccoli vigliacchi che non hanno sbaragliato il terrorista come avrebbero fatto i nipoti di Chuck Norris che lui conosce a decine. Sono tutti episodi legati da un filo inconfondibilmente nero. Non fascista ma proprio nazista. Sono sintomo di un'infezione subdola ma perniciosa, della quale dovremmo avere più paura che dell'influenza suina.

Il nazismo si fonda sul culto della forza, di un popolo composto da esseri superiori incaricato da Dio di dominare il resto dell'umanità, riducendola di numero ed eliminandone tutti i rami secchi ed improduttivi. Uno dei fondamentali del nazismo, che è necessario inculcare nel popolo per ottenerne l'appoggio è l'anestesia della pietas, l'abolizione dell'empatia e l'addestramento all'insensibilità. E' solo così che si accettano le camere a gas e i forni crematori.

Nessuna pietà per i deboli, per i malati, tanto meno per i tossicodipendenti come Amy Winehouse che, "se la cercano la morte".
Senza pensare che la libertà è anche, volendo, decidere di morire facendosi di droga ed alcool fino a scoppiare. Ma vallo a dire nel paese del mito di San Patrignano che guariva i drogati con l'imposizione della carota ed anche del bastone; nel paese dei sondini nasogastrici inseriti a forza per legge nei malati terminali per evitare che in un soprassalto di dignità possano scegliere di morire in pace. E' questo che fa rabbia ai nazi, la libertà. Anche quella di farsela addosso di fronte ad uno spietato assassino, a soli sedici anni.
Il neonazismo che sta infettando il nostro paese non si evince tanto dalle idee di Feltri e di Borghezio, che erano così anche da piccoli, deve preoccupare piuttosto la disinibizione della ggente comune nei commenti sulla morte di una drogata, segno che forse è passata irrimediabilmente l'idea della Fini-Giovanardi che chi si droga non è un malato ma un delinquente. Sempre però che si faccia di eroina, cocaina, ketamina ed ecstasy tutte assieme o solo di marija , perché se si strafa' di cocaina ma ogni tanto si fa ricucire il naso e sta attento a non schiattare, magari nei bagni di Montecitorio, nessuno lo sbatterà mai in galera.

Lasciateli stare. La cantante morta di sballo e i ragazzini dell'isola della paura ammazzati da uno strafatto che però non si deve far notare perché lui lottava contro i perfidi islamici. Lasciateli riposare in pace. E soprattutto non chiamatevi cristiani, che quelli veri non ridacchiano e non sbeffeggiano i morti. E soprattutto non li giudicano.

sabato 23 luglio 2011

Guardatelo, guardatelo tutti


Oggi pomeriggio ho visto in DVD "Ggate - Genova 2001 il massacro del G8" (in vendita in edicola a € 7,90)  e non posso che consigliarne caldamente la visione. So che è stato trasmesso in rete eccezionalmente da diversi siti in contemporanea il 22 luglio scorso ma, non solo per chi se lo è perso, penso sia indispensabile conservare questo documento eccezionale nella propria mediateca. A futura memoria dei nostri tempi e supponendo che difficilmente potremo vederlo sulle reti televisive mainstream.

Avendo visto, credo, tutto il possibile sull'argomento, posso dire che è senz'altro la più accurata indagine sui fatti del G8 genovese, se non quella definitiva. 
Chi erano i Black Bloc e qual era il loro ruolo, perché la polizia non interveniva a fermarli quando compivano le devastazioni e la gente chiamava invano disperata il 113. Il racconto di Mark Covell, il giornalista inglese massacrato alla Diaz e mandato in coma dalle botte e la brutalità che non si è fermata neppure di fronte ad un ragazzo disabile. I ragazzi inseguiti in spiaggia ed attaccati da reparti da sbarco, con i bagnanti che tentavano di difenderli e qualcuno che riusciva a farli salire su una barca per portarli al largo lontano dalle botte. La tecnica scientificamente ripetuta in tutte le giornate del G8 di colpire i manifestanti pacifici piuttosto che i provocatori violenti. Le denunce su infiltrazioni di esponenti di estrema destra e tifoserie violente. Perché non è stato mai celebrato un processo per i fatti di Piazza Alimonda.

E' un'inchiesta fondamentale soprattutto perché offre l'ipotesi di una regia sovranazionale di tanta violenza scatenata, con tecniche militari e da uomini survoltati e caricati d'odio ideologico, sui contestatori della globalizzazione convenuti a Genova nel 2001 ma non solo, con modalità identiche anche su quelli arrivati pochi mesi prima a Napoli e sotto un governo non di centrodestra. Una spiegazione di comportamenti altrimenti inspiegabili che potrebbe essere riassunta nella frase "se osate ancora contestare il nostro potere e la nostra visione del mondo, guardate cosa può succedervi."
Molti di noi avevano intuito già allora qualcosa del genere ma, grazie alla sedimentazione dei fatti in questi dieci anni trascorsi, si sono aggiunti nuovi tasselli all'ipotesi, che si sta facendo sempre più chiara e comprensibile. Ascoltate cosa dicono in proposito, nell'inchiesta di Franco Fracassi, i dirigenti e sindacalisti di polizia. Cosa dice l'ex generale della Nato, Mini.
E quel dialogo tra i due agenti, nel finale, con quell' "Uno a zero per noi" riferito alla morte di Carlo Giuliani, che mette i brividi.

Ad integrazione della commemorazione del decennale delle giornate di Genova, vi propongo anche un video della segreteria del GLF: "La gestione dell'ordine pubblico a Genova."

Barcolla ma non molla


B. sembra uno di quei vecchi che vendono la casa, firmano il contratto e prendono i soldi, poi ci ripensano e si barricano in soggiorno dicendo che non se ne vogliono andare perché quella è casa loro. Chiami i carabinieri ma il vecchio dà di matto e li prende ad ombrellate e alla fine, per disperazione, ti tocca inserire nel contratto una clausola per lasciargli uno scantinato dove abitare fino alla fine dei suoi giorni, sperando che schiatti il prima possibile.

P.S. E' uscito il nuovo volume di rotoballe patinate a cura della presidenza del consiglio. Come romanzo di fantapolitica da leggere sotto l'ombrellone o al cesso è gradevole.

giovedì 21 luglio 2011

Il vilipendio dei musicisti in un paese musicalmente analfabeta


Un paese musicalmente analfabeta lo si riconosce da alcuni tratti inconfondibili.
Prima di tutto dal privare i suoi cittadini bambini di una vera educazione musicale scolastica; educazione soprattutto al gusto musicale, all'armonia e alla creatività, limitandosi a a farli soffiare disperatamente dentro degli stramaledetti pifferi e chiamare questa crudeltà ora di musica.

Il secondo segno di analfabetismo è il dominio della musica sotto forma di rumore molesto nei luoghi pubblici, tanto che non possiamo che trovarci d'accordo con Kant che sosteneva come la musica, se imposta anche a colui che non la vuole ascoltare, diventasse qualcosa di importuno e fastidioso.
All'estero puoi trovare la musica ambient come sottofondo piacevole e mai soverchiante nei ristoranti, caffé e centri commerciali. Da noi, in un centro commerciale dove l'acustica non è mai stata presa in considerazione in fase di progetto, perché per quell'architetto l'acustica architettonica è un'opinione e forse ha rappresentato un esame stiracchiato da diciotto scarso, se ci sono dieci negozi abbiamo dieci musicacce a tutto volume una sopra l'altra, possibilmente le più rumorose e screanzate, alle quali si aggiungono il rimbombo delle voci umane e dei rumori prodotti dalle macchine in funzione.  Una linea della Breda risulta quasi idilliaca come un tranquillo laghetto di montagna, al confronto.

Terzo tratto caratteristico di analfabetismo musicale: la difficoltà a nominare un numero sufficientemente elevato di attuali talenti musicali italiani, perché l'Italia non fa nulla per valorizzare e tentare di rianimare la propria tradizione musicale e i pochi veramente validi si contano sulle dita di una mano.
Nella cloaca massima televisiva, a parte la farlocca competizione tra case discografiche di Sanremo che monopolizza un'intera settimana all'anno, non si fa musica se non in casi assolutamente eccezionali. Un vero divulgatore musicale come Renzo Arbore viene relegato a tarda notte oppure non va neppure in onda. Nonostante ciò, grazie a trasmissioni come le sue, anche chi non masticava proprio il jazz ha potuto imparare ad apprezzare uno Stefano Bollani, tanto per fare un esempio.
Il massimo della musica classica che passa in televisione è il concerto di Capodanno, sia nella versione austroungarica che in quella italiana, dove imperano il plinplin di Giovanni Allevi e il poveropiero di Peppino Verdi. Oltre quello, il vuoto pneumatico. Musica contemporanea, jazz, folklore, etnica, lirica, non pervenute.

Siccome il panorama musicale è un encefalogramma da coma profondo, con pochi sporadici impulsi qua e là, la critica musicale si annoia e allora si dedica alla riesumazione dei cadaveri dei musicisti del passato, alla loro  depredazione e vilipendio.
L'ultima vittima è Fabrizio de André che, in un articolo della rivista "Rolling Stone", viene descritto come un cantautore sopravvalutato ed eccessivamente idolatrato post-mortem, oltreché, ohibò, personaggio dalle molte contraddizioni. Confondendo l'artista con l'uomo, come mai si dovrebbe fare nel giudicarne l'opera, si rimprovera a De André di essere stato nientepopodimeno che un borghesuccio, finto comunista (a parte che era casomai anarchico) e collezionista di dobloni d'oro alla faccia del proletariato.
Riesumando, da bravi becchini, il vecchio dualismo Coppi-Bartali, i criticominkia di "RS" finiscono per giocherellare anche con il cadavere di Lucio Battisti, secondo loro un povero Salieri offuscato (perché di destra) da colui che si credeva il Mozart di Boccadasse, privilegiato dalla critica perché di sinistra. Figuriamoci se un articolo del genere non avrebbe fatto subito salivare copiosamente "Panorama" e  "Il Giornale" che, trovandosi tra le mani la polemichetta estivo-funeraria sul cantante di destra vs. cantante di sinistra, ci hanno scritto sopra altri tre o quattro articoli. Tutti orgogliosamente pro-Lucio e anti-Faber, sostenendo oltretutto che la tacchetta esistesse veramente tra i due cantautori.

Se si fossero fermati a ragionare invece di pagare pegno all'idiozia culturale di regime, avrebbero notato che, ormai, per il pubblico, sia le canzoni di De André che quelle di Battisti sono classici del nostro patrimonio culturale e che nessuno, di fronte ai "fiori rosa fiori di pesco" o al "letame da cui nascono i fiori" si preoccupa se chi ha scritto le due canzoni era di destra o di sinistra, se era tirchio o munifico e se gli puzzavano o meno i piedi. Sono canzoni memorabili e basta e l'unica distinzione che possiamo fare è se ci piace di più lo stile dell'uno o quello dell'altro.
Fabrizio de Andrè era un poeta, anche se preferiva definirsi cantautore perché, diceva: "Fino a 18 anni tutti scrivono poesie. Dopo i 18 anni le scrivono solo 2 categorie di persone: i poeti e cretini. Per questo io preferirei considerarmi solo un cantautore." 
E' stato senza dubbio l'autore che con maggiore raffinatezza ha tradotto la lingua italiana in musica. Prima di lui, solo Montale aveva descritto Genova nella sua vera essenza. Se ascoltare "Creuza de ma" riesce ogni volta a spezzarmi il cuore di nostalgia e "Dolcenera" a riportarmi tutta intera la tragedia dell'alluvione del 1970, è perchè De André non era un canzonettaro pompato dalla sinistra, come ridacchiano i becchini saltellando sulla sua bara, ma un poeta.  La sua musica è "priva di soul? Pazienza.

I poeti hanno il vizio di predire il futuro. Di vedere in anticipo dove stiamo andando a finire. Poeti come Pasolini, Gaber e lo stesso Fabrizio de André hanno descritto minuziosamente con quarant'anni di anticipo cosa siamo diventati oggi, che razza di paese anticulturale e profondamente ignorante siamo. L'omologazione, il ruolo della televisione, "cos'è la destra, cos'è la sinistra", sono stati previsti e ci sono stati annunciati affinché potessimo, attraverso la conoscenza, salvarci in tempo.
Non li abbiamo ascoltati ed ora tentiamo di distruggerne la testimonianza parlando solo delle loro debolezze. Pasolini era un omosessuale, de André un ubriacone. Dei "poveri comunisti", come direbbe lui.
Ci divertiamo a vilipenderli da morti ed a scarabocchiarne il ritratto perché, così facendo, ci illudiamo di essere ancora vivi. Invece i morti siamo noi.

martedì 19 luglio 2011

Lutto continuo


Il 19 luglio 1992 in Via d'Amelio a Palermo un'autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Sono passati diciannove anni. E' una strage di mafia, si, ma non solo. E' a quel solo che non riusciamo a dare un volto ma che sappiamo  nascondersi dietro una famigerata ed infame trattativa tra Stato e mafia, con quest'ultima che cerca di scrivere le regole della Seconda Repubblica a suo vantaggio.
Paolo ci manca enormemente, ogni giorno di più, assieme a Giovanni.

Già, Giovanni Falcone e la strage di Capaci, 23 maggio 1992.
Mi fermo a pensare. Ci sono stati altri anniversari, di recente, ed altri si aggiungeranno nei prossimi giorni, in un rosario di misteri e lutti che decenni di mancanza di giustizia rendono quasi senza speranza di elaborazione.

Domani 20 luglio saranno dieci anni dai giorni del G8 Genova. Un morto, Carlo Giuliani, e nessun processo a stabilire chi veramente lo uccise; la Scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto, le botte in Corso Italia, centinaia di feriti e soprattutto la democrazia sospesa e la volontà di dare una bella lezione a suon di legnate a chi osasse di nuovo in futuro protestare contro il modo in cui va il mondo e dovrà continuare ad andare. Secondo loro e perché lo hanno stabilito loro.

Il 27 giugno abbiamo ricordato i trentun'anni di silenzi, omissioni e misteri della strage di Ustica e il 2 agosto si commemoreranno anche, della schiera degli affamati di giustizia, gli 85 morti della strage di Bologna.

C'è un politico, un certo Garagnani, del partito degli onesti, che invoca per la prossima cerimonia di commemorazione del 2 agosto a Bologna la presenza dell'esercito in piazza. Per fronteggiare le contestazioni al governo, dice. L'esercito in piazza. Nemmeno più i celerini dal tonfa facile, l'esercito. Basterà il fosforo bianco o ci facciamo prestare un po' di quel gas famoso del teatro Dubrovka da Putin?
L'esercito. Di questo dovremmo preoccuparci. Di un governo che non esiterà ad usare qualsiasi mezzo pur di non mollare la presa. Di questo dobbiamo parlare. Altro che  stare a sferruzzare mufole di lana caprina sulla vera identità di Spider-coso. 

lunedì 18 luglio 2011

Trenabbestia


Capita che, una domenica d'estate, per evitare l'imbottigliamento sull'Adriatica e la difficoltà di parcheggio a destinazione, si scelga di andare al mare in treno.  
All'andata tutto bene. Treno in ordine, climatizzato, posto a sedere, parte e arriva puntuale. Troppo bello però, doveva essere un sogno svizzero perché, nel pomeriggio, si ripiomba in Italia, dove i viaggiatori, da esseri umani, possono trasformarsi all'improvviso in trenabbestia, ovvero in esseri scalmanati, maleodoranti ed incazzatissimi atti a riempire ogni spazio disponibile delle carrozze perché Trenitalia 'gna fa. 

Ieri pomeriggio alla stazione di Cesena i treni non arrivavano più, tutto bloccato in direzione Nord. Ritardi su ritardi, fino al record di un'ora e mezza per un Intercity Frecciabianca da Lecce che, in teoria, prima o poi, sarebbe dovuto arrivare fino a Milano. Chissà se ci è mai arrivato?
Dopo circa un'ora di attesa, l'annuncio che il nostro treno, il regionale numero eccetera eccetera, transiterà ma non potrà accogliere passeggeri perché al completo. Giuro che il treno sold-out finora me l'ero perso.
Trenitalia la misericordiosa ci concede, in via del tutto eccezionale, senza pagamento di supplemento rapido e solo se dobbiamo scendere a Forlì, Faenza e Bologna, di salire sul famoso Frecciabianca che, pare, si sia finalmente messo in moto e sarà il primo treno a giungere in stazione. Sulla Freccia, non più bianca ma del Punjab, sono giunta finalmente a casa, anche se tramutata appunto in trenabbestia, stretta a mo' di saraghina con altri sei o sette viaggiatori nel corridoio striminzito di uno scompartimento, con la faccia incollata alla porta della toilette, a benedire Moretti e tutta la dirigenza di Trenitalia.

Cos'era successo? Nella mia quinquennale carriera di viaggiatrice pendolare per motivi universitari, all'epoca delle Ferrovie dello Stato e quindi prima della privatizzazione, una ventina di anni fa, ricordo blocchi spaventosi di ore per cause molto gravi, tipo un suicidio sui binari o lo straripamento di un fiume a Forlimpopoli durante un'alluvione, o lo scassamento di una motrice con conseguente attesa del traino alla più vicina stazione per un trasporto a destinazione su autobus sostitutivo. Erano casi rari, però. Uno all'anno o poco più.

Ieri ho pensato appunto ad un disastro ferroviario, ad un asteroide caduto sui binari, ad un attentato di Al Qaeda.
Invece, la motivazione addotta per il blocco della circolazione dei treni sulla tratta Adriatica, annunciata con tono addirittura serio dalla voce della Signora Trenitalia è stata la seguente: "Ci scusiamo per i ritardi provocati  dall'elevato afflusso di viaggiatori". 
Cioè, fatemi capire. Chi poteva mai prevedere che, il 17 di luglio, domenica, con una splendida giornata di sole, alla gente venisse in mente di andare al mare sulla Riviera Adriatica?

Aridatece le Ferrovie dello Stato.

Post scriptum. Stamattina ho cercato in rete notizia di questo blocco ferroviario. Nulla. Si parla solo dei disagi previsti sulla rete a causa dello sciopero del 22 luglio. Così, se il viaggiatore è insoddisfatto o incazzato, se la prenderà con i lavoratori dei trasporti che, se scioperano, lo faranno anche per protestare contro i disservizi dei quali, se non si parla, è come se non esistessero. Capito?
Ho trovato in compenso decine e decine di segnalazioni su siti, blog e gruppi Facebook riguardo agli ormai cronici disservizi di Trenitalia, soprattutto ai danni dei treni pendolari. Cancellazioni di treni, ritardi, treni scassati, condizione di viaggio stile trenabbestia che sta diventando praticamente la norma e non l'eccezione. Segnalazioni di disservizi perfino sui treni dei signori, le Freccerosse con le hostess bonazze e il quotidiano in omaggio e, in generale, una terrificante suddivisione classista tra il treno di lusso e la carrozza bestiame, con la forbice che si allarga sempre di più. La "Freccia del Punjab" e la foto che ho scelto potrebbero non essere più battute, in futuro.

Ribadisco: aridatecele.

sabato 16 luglio 2011

La casta vien di notte



"Troviamo un accordo per evitare l'Armageddon economico. E' semplice, serve un approccio equilibrato, sacrifici condivisi e l'intenzione di fare scelte impopolari da tutte le parti. Questo significa spendere meno sui programmi interni, spendere meno per la difesa e prendere le leggi fiscali e tagliare alcuni sgravi e deduzioni degli americani più ricchi. Sono pronto a fare quello che è necessario per risolvere questo problema, anche se impopolare, mi aspetto che i leader del Congresso diano prova della stessa volontà per arrivare a un compromesso". (Barack Obama, 16 luglio 2011)

C'è una novità succulenta in Italia. Più che i poveri, che poveri lo sarebbero rimasti comunque con qualunque manovra e qualunque governo, la crisi la pagheranno i redditi medio-bassi, soprattutto la classe media, con una decisione che un governo di sinistra avrebbe fatto fatica a prendere perché della classe media avrebbe avuto paura. Classe media che si innamorò del padrone dello stalliere perché aveva le televisioni che vomitavano oscenità, rotoloni e sofficini ad ogni ora del giorno e per questo faceva tanto libbertà e libberismo; uno che l'ha abbindolata facendole credere che, essendo un grande imprenditore (in realtà sceso in politica per non fallire già vent'anni fa) avrebbe fatto i suoi interessi e l'avrebbe resa ricca come lui. Uno che era Gatto e Volpe allo stesso tempo e che ha fottuto qualche milione di Pinocchi suoi concittadini, come scrivono i giornali stranieri, facendo loro innaffiare l'albero degli zecchini. Un albero che non è mai esistito ma che i papiminkia erano convinti svettasse pieno di dobloni e pezzi da 500 euro nel loro giardino e chi non lo vedeva era una zecca comunista.

Pensate a cosa hanno creduto, questi dementi. Che un miliardario, anzi un fantastiliardario, uno con quaranta case e abituato a pagarsi le zoccole a migliaia di euro a botta, potesse rendersi conto di cosa significa tirare avanti ed avere la forma mentis adatta per governare lo stile di vita della classe media. 
Da un certo punto di vista non era neppure colpa sua. Quando lui continuava a dire che la crisi non c'era, credete che lo dicesse per cattiveria, per sadismo? No, a parte la stupidità e l'impudicizia di dirlo, per lui la crisi effettivamente non c'era. Stranamente era sincero.
Poi, ovviamente, quando sono andati a strappargli con la pinzetta 560 milioni di peli dal culo con la sentenza del Lodo Mondadori, si è finalmente svegliato ed ha cominciato a piangere miseria e a sentirla anche lui, la crisi. Ma ovviamente hanno dovuto andarlo a pungolare nel patrimonio, altrimenti continuava a dormire.

Non pagherà la crisi la classe medio-alta, quella per la quale del resto la crisi non è mai veramente esistita,  a partire dai medici a 150+ euro a visita, dagli avvocati da 600 euro per un colloquio preliminare, dai commercialisti, dai notai, da certi bottegai con il ricarico a volontà; tutta gente che se ti fa la fattura è perché la Finanza gli ha appena fatto visita, altrimenti ciccia e che le tasse non le paga passando dalle forche caudine come chi è lavoratore dipendente ma riesce spesso e volentieri ad evaderle. Evadono per un motivo semplice, perché nessuno gliele trattiene alla fonte ma aspetta che le dichiarino di loro spontanea volontà. La crisi non la pagheranno perchè di loro il governo, evidentemente, ha un po' più di paura, ma presto capirete il perché.

A proposito di Fiamme Gialle ed affini. Pagherei qualsiasi cifra per vedere in questi giorni le facce degli imprenditori che hanno votato B. per solidarietà di corpo, quegli imprenditori che magari si sono visti mettere i sigilli all'attività dalla Finanza, oppure quegli altri che ne ricevono la visitina regolarmente assieme ai funzionari dell'Agenzia delle Entrate, magari per un controllo su uno scontrino non fatto o una fattura di dieci anni fa e che si vedono fare il verbale con conseguente multa da pagare ad Equitalia per migliaia di euro. Chissà come l'hanno presa a leggere le notizie sui sospetti degli inquirenti che per fare i controlli alle aziendacce di B., del loro nano della Provvidenza, la Finanza prima telefonasse per sapere se la visita disturbava. Le facce, le facce, vi prego.

Quanto gli sta bene agli italiani. Come un Caraceni su misura. Come se lo meritano, questo governaccio, il peggiore di tutti i tempi. Se non fosse che ci andiamo di mezzo tutti bisognerebbe tramutare questa situazione in uno stato permanente, in una pena infernale eterna. Punizione che non sarebbe ancora abbastanza per chi se l'è cercata fino in fondo. E non è ancora finita, ci sarà ancora da divertirsi.

Avrete saputo, spero, che nel mezzo della notte, come i ladri d'appartamento, questi infami manigoldi si sono riuniti nelle stanze del potere e si sono fatti le leggine paraculo per blindare la legislatura fino al 2013 e cancellare i tagli ai loro privilegi. Promessi di giorno e cancellati di notte.
Non pensate però che qui sia solo colpa del nano e del suo circo. Peter Gomez, sul  "Fatto quotidiano" ha scritto qualcosa che condivido profondamente:
"Nel nostro Paese, in maniera assolutamente bipartisan, ci sono un milione e 300mila persone che vivono, direttamente o indirettamente, di politica. Amici, parenti, ex camerati ed ex compagni. Gente che grazie all’attività di partito (magari condotta nell’onestà e buona fede più assolute) ha pianificato la propria esistenza presente, passata e futura. Gente che se fosse costretta ad andare a casa non saprebbe proprio cosa fare. Vi dice niente, a questo proposito, l’astensione di parte dell’opposizione sull’abolizione (mancata) delle province?"
Questa casta parassita ci costa, tra parentesi, 24 miliardi. Oltre ai politicanti puri, vi sono poi le varie caste professionali: i medici, gli avvocati, i notai, l'élite tradizionale ed ovviamente l'eterna Chiesa. Poi gli imprenditori, compresi quelli più spregiudicati ed impresentabili che pagano il pizzo alla politica. Infine, ed è la novità introdotta dal berlusconismo, gli inquisiti e i condannati che ormai rischiano di diventare maggioranza all'interno della casta. La casta mira a proteggere sé stessa e ad ampliare a dismisura i propri privilegi. Siccome sono già ricchi ma la permanenza nelle stanze del potere, attraverso i meccanismi della corruzione neoplastica che corrode il tessuto della nazione, li rende straricchi, ecco che diventano tutti come B., incapaci di mettersi nei panni dell'impiegato o dell'operaio.

La Casta, formata dalle elite tradizionali, dalle classi medio-alte, dalle malavite che approfittano dei favori dei politici non pagheranno la crisi. La pagheremo noi che della Casta non facciamo parte, che ne siamo espulsi, i cui membri non possiamo neppure toccare perché siamo solo marmaglia impura da gasare con il CS.
Tutto questo è infinitamente peggio di Tangentopoli perché dalla situazione attuale si uscirebbe solo con una Rivoluzione alla francese, con i tagli orizzontali si, ma a livello del collo.

giovedì 14 luglio 2011

Di draghi, massoni e vecchie iguane


Per quest'anno non cambiare, stessa villa stesso mare. Il fotografo Zappadu, puntuale come una cometa all'ennesimo passaggio, anche quest'estate ci offre le sue foto scoop di Villa Certosa che proverebbero senza alcun dubbio l'appartenenza alla massoneria del B. Dopo esserci rinfrancati con un "nooo, ma va?" ghiacciato ed esserci chiesti a chi possa fregare di meno se nel villone pacchiano dell'ex-ghepensimì ora morto in Libia, ci sono i divani a forma di labbroni, i compassi e i triangoli massonici, il bunker e le tartarughe, c'è comunque una cosa curiosa da notare. 
Le foto di Zappadu che ho visto, se non sono state semplicemente scaricate da GoogleMaps, sembrano comunque foto satellitari. Ora, visto che Villa Certosa è considerata luogo strategico per la difesa e coperto da segreto di Stato e sembra essere ripresa con strumenti particolarmente sofisticati non in dotazione ai paparazzi, mi chiedo: quale grande occhio di Sauron sta osservando il vecchio? Da che parte arriva il messaggio trasmesso dal Mercurio Zappadu? 
No, perché altrimenti non si capisce tanto interessamento e spiegamento di pagine anche da parte di giornali come il "Fatto" online, riguardo all'arredamento bizzarro delle ville delle vecchie dive del consiglio decadute e a notizie che notizie non sono.

Nel giardino ci sono i simboli massonici. E allora? Che il B. sia un muratorino devoto è cosa nota fin dai tempi della sua iscrizione alla loggia P2 di Licio Gelli e da quelli successivi dei documentari sul suo leggendario mausoleo, il tombone mai condonato, anch'esso zeppo di allusioni al Grande Oriente. Ci saremmo piuttosto meravigliati se non fosse stato massone, visto che tutti coloro che contano qualcosa per denaro ed influenza, anche a livello di Circolo dei notabili cittadini di Cacasotto, pare ci diano dentro con la cazzuola e il compasso.

Secondo Gioele Magaldi, il leader di Grande Oriente Democratico, una fonte sempre molto interessante per sapere cosa ne pensa una parte della Massoneria del nano del consiglio, di solito molto male, il nostro si sarebbe addirittura creato, fin dai primissimi anni '90, una loggia personale: la "Loggia del Drago" con sede ad Arcore. Ricordate Veronica e le "vergini da offrire al drago"? Diavolo di una donna!
Questa loggia, assieme ad un'altra con a capo Bisignani, sarebbero le famigerate P3 e P4, non proprio emanazioni della P2 ma, secondo Magaldi, "circuiti massonici borderline" alla ricerca di appoggi internazionali "specie di area francofona, est-europea, nord-africana e medio-orientale".
Oltre all'utile degli agganci internazionali tra fratelli, la Loggia del Drago sarebbe dedita a rituali massonici di vario livello, incluso quello che fa riferimento più specificamente a riti di "magia sessuale". Sempre secondo Magaldi, una delle varianti di questi riti  consiste nel fatto "che una persona iniziata e quindi con un certo tipo di conoscenze, possa acquisire energia, vitalità, benessere e salute attraverso l’uso sessuale di altre persone molto più giovani, vampirizzandone l’energia”.  

Spero che tutta questa ritualità di magia sessuale, senza arrivare ai sacrifici umani di vergini intonse, non consista solo nel bacio delle veline al bigolo del Priapo di terracotta ed al bunga bunga con le zoccole mascherate  da infermiere e poliziotte  perché altrimenti il livello, direbbe l'indimenticato Pazzaglia, sarebbe basso. 
Secondo me si tratta anche qui di mitologia e di millanteria bella e buona. Checché ne dica il prof. Scopagnini, che (stra)parla di addirittura sei prestazioni al giorno (si, forse a 18 anni), a me pare che tutti questi riti di magia sessuale non sortiscano nel drago un grande effetto di energia e vitalità, a parte una fastidiosa e persistente narcolessia diurna, osservabile in particolar modo durante le parate militari, le canonizzazioni di papi, le conferenze e le cerimonie ufficiali. Forse il vampiro per sbaglio ha preso troppa luce, perché ultimamente, più che un drago, sembra una vecchia iguana imbolsita e rincoglionita che si trascina su uno scoglio delle Galapagos. Senza ben sapere che cazzo ci stia a fare lì.

mercoledì 13 luglio 2011

Una modesta e laica proposta

vignetta di Marco Careddu
Facciamo un bello stress test per mettere alla prova l'autenticità dell'amore per la vita e fine vita della Chiesa?
In cambio di questa legge idiota, assurda, fondamentalista e odiosa, oltre che per l'ennesima volta incostituzionale, che permetterebbe di staccare il nasogastrico solo ai cadaveri già sul tavolo autoptico (grazie al cazzo) reintrodurrei subito, come contropartita e senza attendere il 2014, l'ICI al 9xmille per tutti gli immobili di proprietà della Chiesa, abolendo inoltre l’esenzione per luoghi di culto, parrocchie, immobili utilizzati per servizi sociali convenzionati (mense, centri di assistenza e volontariato) ed aree extraterritoriali tutelate dai Patti Lateranensi (come il Vicariato, Castel Gandolfo, l’Università Lateranense). Tutto questo il giorno stesso dell'approvazione della legge, con decorrenza immediata e calcolo dell'importo a partire dall' 1/1/2011.

Per difendere a tutti i costi il bene supremo della vita e, di striscio, contribuire ai sacrifici indotti dalla crisi economica, si potrebbe anche pagare un piccolo prezzo, nevvero Sedicesimo?
Altrimenti, facciamo così: do ut des, Benedictus. Tu non paghi l'ICI, ma ci lasci stare nel nostro brodaccio laico. Non pretendi di farci infilare dalle monache sondini, clisteri e flebo a tradimento e ci lasci morire in pace, ist das klar?

martedì 12 luglio 2011

Il figlio matto

Aldo Togliatti, 1925-2011
Un figlio malato, malato fisicamente di qualunque malattia organica, anche la più inesorabile e devastante, raramente viene respinto dai genitori e lasciato al suo destino. Qualche padre o madre possono decidere di fuggire, di rifiutarsi di accettare una vita di sacrifici da costruire attorno alle esigenze del figlio sfortunato ma è più frequente l'accettazione, fino all'eroismo, del proprio destino.
Tra i casi più estremi di eroismo genitoriale tutti ricordiamo la storia commovente e incredibile della famiglia Oddone, di quei genitori che si reinventarono biologi per scoprire la sostanza che avrebbe potuto alleviare le sofferenze del loro figlio Lorenzo affetto da adrenoleucodistrofia

Questi genitori agiscono spinti dall'amore e dalla consapevolezza che un figlio malato ha ancora più bisogno di amore e dedizione.
La modernità e un nuovo senso di civiltà dei rapporti umani, dopo averci permesso di piangerne la morte come qualcosa di profondamente ingiusto ed innaturale, ci hanno insegnato che i figli hanno diritto alle cure e all'amore anche e soprattuto se imperfetti o deboli. La Rupe Tarpea ci fa orrore, l'aborto selettivo e le teorie eugenetiche che pretenderebbero di ripulire le razze eliminando gli infelici con il gas sono stigmatizzate culturalmente come disumane ed illegali. 
Avere un figlio malato o disabile non costituisce più di solito motivo di vergogna e di emarginazione sociale. Ci si aspetta che la famiglia in questione riceva comprensione e aiuto dalla società, e comportamenti diversi dalla solidarietà nei confronti di una madre con un figlio affetto da leucemia o distrofia sarebbero considerati sicuramente bizzarri o devianti.

Cosa succede però se il figlio malato è malato di mente? Cosa succede se quegli stessi genitori devono avere a che fare con un figlio schizofrenico, maniaco-depressivo, bipolare; imprevedibile, a volte violento, ingestibile perché appare assolutamente riottoso ad ogni regola sociale? 
Non rendendosi conto che anche la malattia mentale è una malattia organica come le altre, perché la follia è vista ancora oggi come qualcosa di misterioso e chi ne è toccato, anche trasversalmente in quanto famigliare del matto, è come fosse maledetto; non sapendo che il malato non ha alcuna colpa di esserlo e che le sue bizzarrie non sono volute ma subite da una mente sconvolta, questi genitori si trovano completamente impreparati a gestire un figlio del genere e la reazione è quella di rifiuto, di distacco e di profonda vergogna per essere stati colpiti dalla peggiore delle disgrazie: avere un figlio matto.  
Se per qualunque altra malattia la società ha fatto indubbiamente passi da gigante per riconoscerne il diritto alla cura ed al sostegno alle famiglie che hanno malati al loro interno, per quanto riguarda la malattia mentale siamo fermi ad un misto di superstizione ed ignoranza che non curano ma perpetuano la sofferenza di chi ne è coinvolto.

Il malato di mente, da questo punto di vista, è la persona più sola, disperata e disgraziata della terra. Alla sofferenza patita a causa della malattia, di uno stato mentale in cui la realtà e il sogno si mescolano in un caos ingestibile, oppure dalla malinconia che ti rode dal di dentro ogni speranza per il futuro, si aggiunge il rifiuto palese e percepito di coloro che dovrebbero invece amarti e proteggerti ed anzi, arrivano a dirti che si vergognano di te. I veri dimenticati della terra sono i matti. Leggere "Il cimitero dei pazzi - I quattromila dimenticati di Cadillac" per rendersene conto.

Ci sono motivi sociali e psicologici per i quali avviene il rifiuto nei confronti del malato di mente anche se questi è tuo figlio.
Un genitore è capace di accettare che un figlio "dia di matto" perché un medico gli ha detto che la mielina che sostiene i suoi neuroni è distrutta, ma non ne sarà altrettanto capace se un figlio "dà di matto" e basta, magari è un po' troppo ribelle e libero per i suoi gusti e non c'è alcuna dotta spiegazione medica a giustificarne il comportamento. Di un figlio matto allora ci si può vergognare ed averne paura perché la sua follia ci ricorda che potenzialmente possiamo impazzire tutti e la cosa ci terrorizza. Il terrore di perdere il controllo che la società ci impone così rigidamente di osservare. Si può soltanto maledire il destino che ci ha colpiti così ingiustamente. 
Non è necessario neppure che il figlio sia matto veramente, per innescare il meccanismo del rifiuto del suo disagio e viverlo non come una sua disgrazia ma nostra. Anche la devianza comportamentale, la tossicodipendenza e la ribellione innata causano rifiuto e separazione.
Se qualcuno sosterrà che le mie sono esagerazioni generalizzanti e che un figlio, anche matto o drop-out, è sempre un figlio per qualunque genitore, rispondo che, certo, ci sono genitori che sostengono ed amano disperatamente i figli disturbati mentalmente o semplicemente affetti da disagio psicologico, ma sono, almeno per la mia esperienza, molto più rari degli eroi alla Oddone. Più che eroi occorrono, in quel caso, dei veri santi.

La psichiatria repressiva ha aiutato per centinaia d'anni le famiglie a liberarsi dei figli matti o presunti tali  affidandoli agli istituti ed ai manicomi, prigioni disumane per chi non aveva altra colpa che l'essere malato, dove si subivano abusi e violenze di ogni tipo. 
L'abbandono di un figlio matto in un istituto ha sempre evocato la pietà per i poveri parenti, piuttosto che per il disgraziato condannato all'oblio sociale perpetuo. Anche quando il manicomio serviva più che altro ad eliminare uno tra gli eredi di grosse ricchezze. E' proprio negli ambienti ricchi e di potere che la vergogna per un figlio matto e le dinamiche di espulsione del soggetto malato dalla famiglia per motivi di convenienza o mero interesse sono più crudeli e violente. E ancora maggiore è lo stigma sociale di avere una mela bacata all'interno se si pretende di far parte di un'élite di esseri superiori.

La notizia della morte di Aldo Togliatti dopo trent'anni di istituto psichiatrico, mi offre lo spunto per ricordare le vicende altrettanto tragiche di Rosemary Kennedy e Benito Albino Dalser. Tre vite accomunate dalla sofferenza provocata dal disagio mentale e ancora più dal rifiuto delle rispettive famiglie e condizionate pesantemente dalla politica, dal potere e dalla ragion di Stato.
Tre storie dove i padri ebbero forse più il compito di annientare la volontà anticonformista e ribelle dei figli che di assicurarne l'innocuità e la cura all'interno di strutture sociali di contenimento. 

Aldo, figlio del segretario del PCI e di sua moglie Rita Montagnana, ricevette una diagnosi di schizofrenia nel 1950 e, dopo decenni di cure apparentemente inefficaci e di disperata solitudine, "adottato" infine dal Partito Comunista, entrò nel 1980 in un istituto e vi rimase, praticamente dimenticato, fino alla morte.

Benito Albino Dalser, figlio di Benito Mussolini
Benito Albino Dalser era figlio di Ida Dalser e di Benito Mussolini.  Per tutta la sua infelice vita Ida sostenne disperatamente di essere l'unica legittima consorte del Duce. Fu internata in manicomio e lì vi morì e la stessa sorte toccò al figlio, condannato ad essere matto per proprietà transitiva, visto che lo era la madre, e rinchiuso per togliere di mezzo uno scomodo errore di gioventù dell'uomo che doveva essere perfetto per governare un paese di imperfetti. Benito Albino, la cui vicenda è narrata nello splendido "Vincere" di Marco Bellocchio, morì probabilmente a causa delle troppe iniezioni di insulina praticate per la terapia dello shock insulinico.

Ancora più terribile è la vicenda di Rosemary Kennedy, figlia del vecchio patriarca e sorella di presidenti e ministri.
Rosemary, dichiarata instabile di mente o ritardata ma solo probabilmente troppo libera di costumi e mentalità per il suo ruolo e per quell'epoca, fu rinchiusa in un manicomio e sottoposta per volontà del padre a lobotomia.
Un intervento che la rese un obbediente e mite vegetale. La vittima di una pratica disumana ed abietta che serviva negli anni '50 come puro strumento repressivo di una società terrorizzata dall'inarrestabile voglia di libertà e cambiamento dei suoi cittadini e soprattutto delle sue cittadine. Rosemary sottoposta a mutilazione cerebrale femminile come la bella ed infelice Frances Farmer, la diva ribelle. Donne il cui cervello faceva talmente paura da desiderare di distruggerlo da vive, per annientarle meglio.

Rosemary prima e dopo la lobotomia.

venerdì 8 luglio 2011

Ruby Rubascudetti

vignetta di Artefatti
"Io non ho mai detto che l'Inter dovesse essere campione d'Italia. La decisione di assegnare lo scudetto è stata di Guido Rossi. Il commissario ha fatto il massimo per tutelare il calcio italiano. Poi, non so se era veramente convinto che l'Inter meritasse il titolo". (Gerhard Aigner, uno dei tre saggi della FIGC)

Ora ne parla Dagospia (e quindi sta veramente arrivando la bufera) ma, non faccio per vantarmi, è dal 2009 (e da prima ancora nel vecchio blog) che lo dico e che parlo di questo conflitto di interessi:
"Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d'amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell'era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.
Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell'Inter, Rossi ha replicato: 'Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, estkz] nel Cda dell'Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c'entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato...'
P.S. Paniz? Paniz... quello lì?

giovedì 7 luglio 2011

Non si sevizia un ministrino


Secondo il suo fellow-minister Tremonti, Brunetta è un piccolo abitante di Creta.
Intanto fervono i preparativi delle nozze tra il ministrino e la sua Titti Giovannoni coscialunga. E' meglio che non leggiate la lista di nozze con gli ulivi da 4500 euro se no, in tempi di crisi, a qualcuno potrebbe andare il mutuo di traverso.


Good Vibrators



Altro che Beach Boys, queste si che sono Good Vibrations. Sono indecisa tra quello con il telecomando da affidare magari a qualcuno di fiducia (si sa cosa combinano gli uomini quando hanno un telecomando in mano) e l'altro rosa che si collega all'iPod e vibra a ritmo di musica.

mercoledì 6 luglio 2011

Fist Governing


"Non abbiamo messo le mani nelle tasche dei cittadini" (B., "Greatest Hits")

I lavoratori tra i 25 e i 34 anni che andranno in pensione nel 2050, riceveranno assegni di nemmeno 1000 euro al mese, meno di ciò che guadagnano attualmente. E stiamo parlando di assoluti privilegiati, ovvero di lavoratori con contratti a lungo termine. Non viene detto cosa accadrà ai precari ma è pensabile che la pensione costoro la vedranno con il lanternino oppure in sogno.

Sentite questa. Grazie alla finanziaria del fiscalista genio, quello specializzato nel passaggio delle patate bollenti alla prossima legislatura, possibilmente di centrosinistra, chi ha investito in titoli di stato come BOT e CCT una decina di migliaia di euro, vedrà andarsene in tasse ben tre quarti del reddito da essi prodotto. Il genio ha partorito un superbollo ad hoc per i risparmi sudati ed investiti in titoli di stato di operai e pensionati:
"Un effetto legato al progressivo aumento del bollo d'imposta sul dossier titoli, che aumenterà subito da 34,2 a 120 euro per arrivare a 150 nel 2013. Con il paradosso che a rimetterci sarebbero proprio i piccoli risparmiatori, perché con l'aumentare dell'esposizione finanziaria l'impatto dell'imposta si diluisce. E così 25mila euro investiti che oggi valgono 432,3 euro netti, sono pronti a scendere a 346,5 dopo la manovra (-20%) e a 316,5 euro nel 2013 (-27%). ("La Repubblica", 6 luglio 2011)
Stanno pensando anche, sempre applicando le loro pratiche estreme di porno economy, di portare l'aliquota delle rendite fiscali dal 12,50% al 20% ma senza distinguere tra chi specula in Borsa e ha milioni se non miliardi da investire e chi ha messo da parte con fatica il dossierino titoli da dieci o ventimila euro. Ventipercentopertutti, così non si fanno favoritismi. Il principio di proporzionalità proprio non gli entra nella zucca.
E poi tagli indiscriminati ancora ai danni dei Comuni, della Sanità e dei servizi. Questo ovviamente mentre qualcuno cercava di risparmiare con l'inganno 750 milioni di euro di multa da pagare. Pornografia estrema, appunto.

Non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani. L'ombrello ormai è out, superato. Ora si va dentro con il pugno, tutto il braccio. E meno male che la spalla funge da finecorsa.

Anche lui non disdegna.

martedì 5 luglio 2011

TrAGCOMiomachìe

Accingendoci a celebrare, da bravi blogger coscienziosi, la Notte della Rete contro la censura e il tentativo da parte dell'AGCOM (kicazz'è?) di limitare la libertà d'espressione in nome della difesa del copyright, bisogna avere in mente e ben chiara una cosa. 
Chi ci governa avrà sempre la tentazione di limitare con ogni mezzo le nostre libertà fondamentali. Essendo un potere sempre più spesso illegittimo perché autoelettosi con leggi elettorali su misura, con l'inganno, la frode o i trucchi della propaganda, ed essendo espressione dell'avidità senza freni di un capitalismo ormai impazzito, con l'anima venduta al demone dell'illegalità, con il profitto che cammina sui mucchi di cadaveri, è evidente che dobbiamo attenderci ogni giorno leggi e provvedimenti che fino all'altro giorno sarebbero stati impensabili per la loro palese illegittimità. Tutto ciò che fa brodo, nel senso del profitto e della salvaguardia del particulare di un appartenente alla Casta, alla lobby o dell'unico Padrone e Signore, comporta una legge ad aziendam, ad personam e ad culum. Ci proveranno sempre e cercheranno di farla ancora più sporca della volta precedente.

Per fare un solo esempio e tra i più inquietanti del pericolo costante a cui siamo sottoposti, il Patriot Act, una legge emergenziale che, per la prima volta nella storia, limitava fortemente le libertà personali dei cittadini statunitensi, fu approvata in fretta e furia qualche giorno dopo l'11 settembre 2001 da un Congresso terrorizzato dall'antrace che una manina misteriosa aveva spolverato fin dentro le stanze del Potere, ad esempio nell'ufficio del Capo dell'Opposizione democratica Tom Daschle. Cinque morti, cittadini comuni che erano entrati in contatto con l'agente batteriologico e legge approvata senza tante storie. In seguito, una bella pietra tombale sui tanti e troppi misteri di quel colpo di mano che assomigliava tanto, troppo, ad un colpo di stato.

Da noi nell'italico stivaletto, essendo l'interesse attuale dominante non quello della temibile lobby neocon guerrafondaia ma quello di un vecchio cliente fallito che cerca di salvarsi dalla galera, dal dover portare i libri contabili in Tribunale e di evitare di farsi interdire dai figli, siamo ormai alla ventesima legge ad personam, per fortuna già abortita
Un codicillo, pare aggiunto di nascosto alla Finanziaria di Tremonti dal delfino Angelino, all'insaputa (dicono) dei legaioli, avrebbe dovuto salvare il vecchio dal pagamento dell'esosa gabella dovuta a colui al quale sottrasse, con la frode e la corruzione giudiziaria, la Mondadori. La furbata non è riuscita perché ultimamente, per fortuna, sulle leggi ad personam si vigila con più lena e le porcate si riescono ad intercettare prima che arrivino al cuore dello Stato. Forse perché sono talmente grosse che non si riescono a nascondere.
Per ciò che ho affermato sopra, e cioè che il potere più è illegale e più tenta di barare, prima del botto finale, il nostro proverà a far passare il Processo Breve che, salvando lui dalla galera, manderebbe impuniti tanti compagnucci di merende e negherebbe giustizia a migliaia di vittime. Speriamo che, anche in quell'occasione, la vigilanza degli organismi di controllo impedisca lo scempio.

Per tornare alla delibera AGCOM, che tanto ci fa starnazzare ultimamente, vedendo molti all'orizzonte la chiusura forzata dei blog e una specie di versione italiana della censura cinese o iraniana, non mi convince una cosa. Va bene mobilitarsi, esserci e aggrottare tutti assieme le sopracciglia, facendo la nostra brava catena di post.
Però bisognerebbe anche dire chiaramente che un organismo indipendente come l'AGCOM che pretenda di bypassare con un solo salto a piedi uniti il Parlamento, il Governo e l'autorità giudiziaria, agendo in maniera totalmente incostituzionale (e per quel poco di diritto che studiai a suo tempo, nessuna legge o disposizione può andare contro i dettami della Costituzione) non ha l'autorità per farlo. Non lo dico io, lo dicono gli esperti. 
Ecco tre articoli che spiegano molto bene perché la delibera è incostituzionale e quali sarebbero eventualmente gli strumenti per opporsi alla sua attuazione:


"L'AGCOM non ha l'autorità per regolare Internet" (Avv. Carlo Blengino di NEXA, articolo de "La Stampa" del 4 luglio 2011)

Diritto d'autore - Il controllo spetta al giudice (Juan Carlos De Martin, "La Stampa" 27 giugno 2011)

Della delibera in discussione in questi giorni, del resto, si era già parlato in Febbraio, poi evidentemente non se n'era fatto più nulla e credo che non si farà nulla nemmeno questa volta. Sono troppo ottimista? No, è semplice, ce lo dimentichiamo sempre ma se un qualsiasi provvedimento non ha i requisiti di costituzionalità può venire respinto dalla Corte Costituzionale e se un governo sciagurato lo tramuta in legge magari facendola firmare a un presidente della Repubblica o ai giudici costituzionali sotto la minaccia di un Kalashnikov puntato alla testa, ci sarà sempre un organismo sovranazionale al quale appellarsi

Essendo incostituzionale e contraria alle leggi europee, la delibera AGCOM potrebbe essere facilmente respinta. Se il nano dovesse avere la faccia tosta di approvare la legge sul Processo Breve, ammesso che Napolitano la firmi e la Corte Costituzionale la approvi, un qualunque cittadino potrebbe appellarsi alla Corte Europea che, accogliendo le sue richieste, annullerebbe la legge italiana come fosse carta straccia.

Il problema semmai è che un cittadino singolo non avrebbe la forza materiale per scatenare un tale pandemonio e andare da solo contro il Potere. Ecco quindi l'importanza di un sistema politico che abbia voglia di difendere veramente gli interessi della collettività e che si faccia difensore civico dei cittadini le cui libertà sono attentate da norme illegali volute da una Casta delinquenziale.

Per essere molto chiara. Non vorrei che questo continuo "al lupo!al lupo!" sulla libertà di espressione, infondato perché ci si preoccupa di leggi e delibere che alla fine verranno dichiarate incostituzionali, ovvero portatrici del massimo dell'illegittimità, avesse lo scopo di portarci un giorno al punto di non accorgerci che la libertà ci è stata tolta davvero. Una sorta di abituazione omeopatica all'illegalità. Un granulo sotto la lingua al giorno.
I media, dando le notizie creando un allarme generico senza spiegare il nocciolo delle questioni, ci fanno credere che queste sono leggi applicabili ed inappellabili.
I partiti, che temo non abbiano interesse a difendere noi cittadini ma solo i loro affari, manifestano lo sdegno, si uniscono al cordoglio per la perdita della libertà ma non fanno la cosa più semplice, e cioè dire: "Signori, non scherziamo, nessuno può andare contro la Costituzione, tantomeno un'AGCOM dei nostri stivali. Finchè ci siamo noi a vigilare state tranquilli, non preoccupatevi perché, se ci provano, ci saremo noi a fare fronte e ad impedire che le vostre libertà vengano compromesse."

Avete sentito un discorso così dai partiti? Avete udito un impegno concreto, un "andremo a Bruxelles e se necessario anche all'ONU?" Io no, a parte una generica solidarietà molto di facciata e qualche voce isolata dalle file secondarie dei soliti che interpretano i difensori della collettività.

Del resto sono gli stessi che avrebbero potuto opporsi più efficacemente alle diciannove leggi ad personam che hanno tenuto in vita artificialmente il nano in formalina fino ad oggi ma non lo hanno fatto, anzi gliele hanno approvate tutte. Se ora cominciano a rigettargliele è solo perché lui ha alzato il tiro ed ha pretese francamente assurde, roba da puro manicomio e poi perché ormai è un cavallo azzoppato e presto verrà abbattuto. Squadra che perde si cambia.
Intanto, en passant, Bersani boccia il referendum abrogativo del porcellum che vorrebbe ripristinare un Parlamento di eletti e non di mignotte e dice che il PD non dovrebbe promuovere referendum. Perché? Perchè gli hanno detto che con il proporzionale il PD non vincerebbe mai le elezioni.

In ultimo, sempre sulla famigerata delibera AGCOM, vorrei sentire i blogger rivolgersi ai loro politici di riferimento dicendo loro: "Oh, ma che cacchio state a fare lì, perché non fate qualcosa per difendere i nostri diritti di libertà di espressione? Vogliono approvare una delibera incostituzionale e voi che fate, dormite? Guardate che siete nostri dipendenti, razza di cialtroni scaldasedia!"
E' questa la politica e la partecipazione del futuro, se non ce ne siamo ancora accorti. Ma prima bisogna riconquistare una legge elettorale che, se i cialtroni non fanno i nostri interessi, li possa rimandare tutti a casa a calci in culo.

Update - L'AGCOM prende tempo e annuncia che il testo finale del provvedimento sarà discusso con le parti in causa. Ha anche risposto a Di Pietro che aveva scritto all'Autority lamentandosi (meno male) del contenuto della delibera. 

lunedì 4 luglio 2011

Io penso male

Anziana anarcoinsurrezionalista armata di corpo contundente.


"Ue ragassi, siamo mica qui a candeggiare i Black Block." (Bersani apocrifo)

Intendiamoci. Visto che i dementi abbondano ci saranno sicuramente frange di estremisti che pensano di fare la furbata andando a tirar sassi ad una polizia in tenuta da combattimento in una Val Susa militarizzata per sentirsi fighi e credendo veramente in tal modo di opporsi al sistema. Estremisti di tal fatta esistono sia a destra che a sinistra perchè la globalizzazione sta trasversalmente sulle palle un po' di tutti.

Io però penso male e penso che i Black Bloc, alla fine dei conti, lavorino per il Re di Prussia. Fateci caso, ogni volta che una popolazione si oppone e decide di protestare con le armi che offre la democrazia: cortei, presidi e sit-in contro una decisione della Casta Cialtrona che governa il mondo e che vorrebbe imporle leggi, opere faraoniche di nessuna utilità e soprusi economici di vario tipo, si inizia sempre con un corteo pacifico e poi arrivano loro, gli scarrafoni neri, a rimettere le cose a posto. Come arrivano, ad assaltare ovviamente la polizia, da quel momento non si parla più delle ragioni della manifestazione e della protesta ma diventa tutto terrorismo da stroncare con le botte indiscriminate e le armi chimiche fuorilegge. Facile, no? Sono dieci anni e più che funziona così. Già a Genova nel 2001 era molto chiaro come sarebbe andato il mondo nel nuovo millennio. 

Li chiamano antagonisti, anarchici o anarcoinsurrezionalisti che fa più fino e fa slogare la lingua all'inviata ciellina del TG di regime che racconta con orrore le loro imprese, offuscando ovviamente le ragioni della protesta di popolazioni ed amministratori locali che diventano da quel momento tutti delinquenti. Perché il Black bloc ha la delinquenza contagiosa, infetta in pochi minuti un'intero corteo, anche quello con le anziane che portano il crocifisso.
Come passo successivo, dopo il trattamento mediatico del racconto della giornata all'insegna della criminalizzazione globale della protesta, il presidente della Repubblica deplora, il governo fascistoide invoca la mano pesante (come se in Val Susa fossero volate carezze), i collaborazionisti del Partito Bestemmia condannano e si associano all'invocazione della repressione e chi non lo fa è un figlio di Bin Laden, rivoluzionario, terrorista e comunista demmerda. 
Non c'è nessuno tra i media che abbia l'intelligenza di distinguere tra legittima protesta e violenza e di sospettare che il Black Bloc sia alla fine un'arma fenomenale, funzionale al sistema ed alla conservazione dello status quo della globalizzazione. Giusto per pensar male.

Bisogna fermare ed arrestare i violenti. Certamente, sono d'accordo. E' dal G8 di Genova che aspetto che lo si faccia. Ne arrivano a plotoni ma ne prendono sempre tre o quattro, dei quali però non sappiamo mai nulla e non si sa mai chi li ha mandati, chi gli ha pagato la trasferta, visto che vengono anche dall'estero, e chi eventualmente li manovra.
Secondo me la parte interessante sui Black Bloc dovrebbe cominciare il giorno dopo l'arresto, quando gli si toglie finalmente il passamontagna nero e li si smaschera. Invece, finito l'allarme invasione e le violenze, puf!, spariscono come Kaiser Soze. Ed io penso male.
Penso male anche perché si ha sempre l'impressione che, invece di concentrarsi sugli scarafaggi, andandoli a stanare uno per uno, e di riservare la repressione su di loro, si finisca per menare tutti indiscriminatamente e gasare nel mucchio anche la vecchietta. Segno che, Corso Italia 2001 insegna, con le immagini del sangue e delle legnate servite calde calde al TG1, il Black Bloc offre il pretesto per una bella randellata generale allo scopo di far sbollire i bollenti spiriti ai manifestanti, soprattutto a quelli più pacifici. Così la prossima volta imparano a scendere in piazza contro il sistema.

Se tutte le volte lo schema si ripete e alla fine ciò che rimane è solo una generalizzata repressione, ci sono delle colpe ben precise, a parte quella di chi agisce la violenza ed è una colpa che a me fa schiumare di rabbia e fa più male del sasso del violento e della manganellata del celerino.
I partiti dell'arco costituzionale che dovrebbero rappresentare all'interno delle istituzioni le istanze delle popolazioni in lotta contro leggi e disposizioni governative percepite come ingiuste (nel nostro paese sarebbe in teoria la fottuta sinistra a doversene far carico) avrebbero il dovere di proteggere le manifestazioni assicurandone il carattere democratico e pacifico. Dovrebbero occuparsi del servizio d'ordine (come facevano una volta!) e collaborare con le forze dell'ordine per concordare la strategia per isolare eventuali agenti provocatori e deficienti in vena di bravate. Facendo sì che la violenza che vuole infiltrarsi nella protesta e farla degenerare venga isolata ed annientata. Con i responsabili consegnati alla giustizia e la manifestazione pacifica che non subisce se non minime conseguenze.

Invece ormai abbiamo un maggiore partito dell'opposizione che regolarmente lascia sole le popolazioni e le loro rivendicazioni in balìa del caso. Se ogni volta non ci scappa il morto è solo per pura fortuna. Ma loro, e glielo dico in faccia, in quella faccia da buco del culo che hanno, hanno la responsabilità morale di ogni singola manganellata, di ogni singolo candelotto sparato ad altezza d'uomo e di ogni caso di intossicazione da CS (gas tossico e vietato) su cittadini inermi che non hanno nulla a che fare con la violenza di pochi ma che erano lì solo per esercitare il loro sa-cro-san-to diritto democratico di opporsi alle decisioni di una Casta non eletta dal popolo ma autonominatasi, esecutrice materiale degli ordini dei loro padroni nominabili ed innominabili. Casta della quale il PD è ormai da anni reggitore ufficiale di coda.

Io non ci sto. Voglio sapere perché, per un'opera che non si farà mai la Casta smania tanto per ottenere i soldi europei. Voglio sapere chi ci guadagna, soprattutto tra i politici e chi ha paura, se non va in porto l'affare, di dover restituire la mazzetta. Voglio sapere con che faccia di merda il PD criminalizza la protesta di cittadini ed amministratori locali e fa la faccia feroce uguale a quella dei fascisti di B. lasciando vigliaccamente la gente in balìa dei violenti da una parte e della repressione dall'altra. Voglio sapere se anche loro ci guadagnano e quanto. Voglio sapere come mai anche la Lega non si ricorda più la famosa frase "padroni a casa nostra" e spero che gli elettori di quei luoghi si ricordino della faccia di Maroni, un condannato per via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale.

Rispetto i poliziotti e le forze dell'ordine ma non accetto che una parte di loro consideri ancora il manifestante, chiunque esso sia, un oppositore politico, nella fattispecie una zecca comunista e che la repressione venga condotta indiscriminatamente contro l'intera popolazione manifestante con l'utilizzo di gas lacrimogeni fuorilegge i cui candelotti vengono sparati anche ad altezza d'uomo.
Se sono ordini politici, ci sono sicuramente agenti che non li approvano ma che non possono opporvisi e fa rabbia sapere che anche loro rischiano la vita perché lassù qualcuno ne ha cinicamente interesse al fine di difendere il proprio "particulare".
Non lo accetto e penso male.
E, siccome bisogna schierarsi senza se e senza ma, io sto con il NOTAV, con le popolazioni della Val Susa. In culo a Bersani, per fare un nome a caso.

domenica 3 luglio 2011

Mandateci i transformers e i soldatini


Tra le pieghe delle notizie di ieri è sfuggito sicuramente ai più un retroscena inquietante della nostra politica estera. Secondo il ministro Bossi, suo figlio, il Trota, ha partecipato agli incontri tra B. e Hillary Clinton dove si parlava di missioni internazionali e della nostra partecipazione ad esse.  Qualcuno ha scritto che The Trout era il traduttore ufficiale dell'incontro ma sinceramente questa è talmente grossa che credo se la siano inventata gli articolisti per farci ridere.

Ad ogni modo, il commento dell'Umberto sull'ennesima vittima italiana della guerra in Afghanistan, morta ieri in un'imboscata, è stato che non bisogna più mandare i nostri soldati in missione all'estero perché: 1) costano troppo e, 2) ogni tanto muoiono.
Non vorrei che, suggestionato dalle visioni cinematografiche e da play-station del giovane virgulto, il grande stratega di Varese non stia pensando di sostituire i nostri soldati in ciccia e ossa, non potendo mandarli a morire per 800 euro al mese o precettandoli, visto che la destra ha voluto un esercito professionale, con soldatini supertecnologici e transformers che, a fronte di un investimento iniziale, almeno non hanno la sfiga di morire. Soprattutto speriamo che il motivo della presenza del Trota all'incontro non sia stato per offrire quel tipo di suggerimento a Hillary Clinton. Forse, più semplicemente, volendo sincerarsi di ciò che B. avrebbe detto agli americani, Bossi ha fatto fare al figlio un salto di specie: da trota a cimice vivente. 

venerdì 1 luglio 2011

La banda degli onesti

"Il delfino"

"Noi dobbiamo lavorare per un partito degli onesti". (Angelino Alfano, oggi)

Si sedettero dalla parte degli onesti visto che i posti per i disonesti erano finiti.

(parafrasando B. Brecht)




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