giovedì 29 settembre 2011

Legge bavaglio o bavaglino?


La protervia è tanta, l'istinto predatorio antidemocratico fortissimo e sempre famelico. La volontà di zittire, di incaprettare l'informazione, di sciogliere nell'acido il dissenso li porta a concepire e riproporre costantemente i loro ukasetti liberticidi come degli zar fuori tempo storico massimo e la Rete giustamente si mobilita e sta al loro gioco, facendosene terrorizzare. 
Peccato che, come al solito, legiferino ad minchiam. Leggete il parere del legale sul famigerato DDL con il comma anti-blog. Forse li stiamo prendendo troppo sul serio? No, domando.

Buon Compleanno

dal film "Scanners" di David Cronenberg

“Non ce la faccio più, uno di questi giorni vado in tv ed esplodo.” (B. settembre 2011)

Quando vuole, presidente.

martedì 27 settembre 2011

Roma trema: la polizia vuole giustizia



Riprendo dal blog di Beppe Grillo questa intervista a Franco Maccari, segretario generale del Sindacato di Polizia COISP perché è molto interessante come testimonianza del malessere delle forze dell'ordine nei confronti del governo del (dire di) fare.
Maccari non rivendica solo la provocazione di qualche giorno fa dei "lacrimogeni sparati dentro il ristorante del Senato" chiedendosi giustamente se, beccandoselo i politici il gas CS, non potrebbe venir fuori tra l'altro e finalmente la verità sulla sua pericolosità ma denuncia  le promesse mancate del "governo delle dichiarazioni" sull'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.

Con questo governo degli onesti tutto sembra fatto apposta per impedire alle forze dell'ordine di fare il loro mestiere di perseguire e contrastare la criminalità. Tutto serve allo scopo, perfino tagliare del 10% il cibo per i cani poliziotto.
Maccari denuncia come si continui, ad esempio, ad impegnare personale nel rilascio dei passaporti. Con le automobili della polizia a secco per la mancanza di benzina a causa dei tagli, il governo avallava poi la buffonata legaiola delle ronde, con gli agenti obbligati a lasciar perdere i delinquenti per scortare manipoli di esaltati giustizieri della notte ad evitare che la notte facesse loro del male.
C'è anche la frustrazione di chi passa le giornate al computer indagando pazientemente nello schifoso mondo della pedopornografia e poi si sente dire da un ministro di questa Repubblica che è un panzone fannullone o un coglione.
Ma ancora, ai poliziotti girano vorticosamente i Maroni per le scorte di polizia alle escort presidenziali. Il porco utilizzo, come dice Maccari, delle auto blu.
E' insomma una testimonianza importante, di quelle che nessun Minzolini ti farebbe mai ascoltare.
In un mondo dove è diventato normale che suoni a distesa solo la campana dei ladri, almeno per una volta parlano le guardie.

sabato 24 settembre 2011

Il peggio femminino



"Questo patto [dichiarazione di voto, n.d.a.] vogliamo stipularlo con Lei e non col prof. Prodi: la sua campagna fatta di 'serietà' e 'sacrifici' non ci piace, ci intristisce e ci fa un po' spavento. E noi signore lo lasciamo volentieri perdere. 'La bellezza salverà il mondo'." (Dalla Lettera aperta delle donne a Silvio Berlusconi, marzo 2006) 


Quando tutto sarà finito e ci aggireremo tra le macerie fumanti di questo disgraziato paese, bisognerà fare un discorsetto come si deve alle donne che hanno popolato, appoggiato, sfruttato ed acclamato il maledetto regime del Drago Flaccido per tutto questo tempo. Qualche testolina da rapare metaforicamente a zero per intelligenza - anzi incoscienza - con il nemico, insomma, non guasterebbe.

Non è un mistero che proprio le donne siano state lo zoccolo duro dell'elettorato del Nano della Provvidenza. Non solo le patetiche vecchie passerottine comperate last minute con il cestino da viaggio dei poveri - panino al salame e mezza minerale - e mandate di fronte a Palazzo di Giustizia a fare claque. Non solo le signore bene e male tradizionalmente sensibili ai richiami del populismo fascista e del conservatorismo protettore del privilegio ma milionate di donne di tutte le classi sociali, anche le più umili, che gli si sono donate senza indugio come ringraziamento per essere state sedotte e condizionate pavlovianamente dalla sua cura Silvio-Ludovico.
Ore ed ore, giornate intere per trent'anni a farsi rincoglionire ed offendere da trasmissioni oscene per ignoranza e volgarità, senza che nessuna avesse il buon gusto di spegnere l'ordigno infernale e rifiutarsi di comperare i rovagnati, i mulini bianchi e tutte le cianfrusaglie che avrebbero finanziato altra televisione immonda, altra merda da far colare nel loro salotto, in un loop consumistico e culturalmente degradante senza fine.
L'oscenità che ci ha fatto rabbrividire in "Videocracy" e ne "Il corpo delle donne" le italiane l'hanno tollerata senza fiatare per decenni senza accorgersi di come questo condizionamento tette-culi stesse scavando come una talpa nell'inconscio maschile infettandolo con l'idea che le donne debbano essere sempre e solo categorizzate secondo un sistema binario in strafighe vs. cesse, minorenni vs. vecchie, chiavabili vs. inchiavabili, madonne (le loro madri) vs. troie (il resto del mondo).
Quando il responsabile di tale schifezza è sceso in politica, invece di evitarlo come la peste, lo hanno votato, gli hanno affidato le loro vite e quelle dei loro figli. Del resto anche nella vita reale capita ad esempio che siano proprio le donne a volte  - magari per stupidità ed incoscienza - a dare in pasto i figli ai pedofili, specie se di famiglia. Sarà il riflesso nei confronti del maschio dominante.

Ora le donne che lo hanno votato si adontano. Il vecchiaccio in fondotinta non riesce a difenderle dalla crisi perché ha perso troppo tempo a difenderle dai comunisti e si sentono punte nel vivo soprattutto per il fatto delle mignotte.
Lì per lì, quando Veronica già nel 2007  le aveva avvertite non le avevano creduto. L'avevano considerata un'ingrata che osava toccar loro il Silvio. Avevano svuotato la sacca del veleno. Poi, a furia di martellare, scandalo dopo scandalo, identificandosi nella moglie cornuta con il marito che va a puttane e per giunta più giovani, nella dura scorza dell'elettorato femminile papiminkia si è formata una crepa strutturale, sintomo di crollo imminente del mito.
A proposito, è inquietante che si debba essere d'accordo con uno come Edward Luttwak che ha dichiarato Veronica "vera patriota italiana" per essere stata la prima a ribellarsi al Drago.
Che siano pentite o meno, le elettrici di B. non hanno comunque scuse: sono colpevoli di favoreggiamento continuato al regime.
Anche le donne di centrosinistra hanno latitato nel denunciare come la televisione italiana stesse diventando null'altro che lo specchio della personale perversione sessuale di un vecchio libidinoso. Una manifestazione ogni trent'anni, la famosa "Se non ora quando" è francamente un po' pochino, soprattutto per quello che contano ormai le manifestazioni. Uno sciopero delle consumatrici, ad esempio, avrebbe fatto più male.

Il regime però non ha espresso solamente un elettorato femminile da vergognarsi ma soprattutto una classe dirigente in tacchi a spillo che è  il peggio del peggio femminile. Il berlusconismo si è fatto rappresentare ed ha portato al potere, coprendole di denaro, carriere e ciondoli per farle star buone,  le sciurette cotonate, le zie ricche fasciste, le imprenditrici coscialunga e cervello fino, le figlie-di, le terruncielle rampanti con la specializzazione in arti bolognesi, le zoccole e basta, le minorenni che vanno per i trentacinque, le casalinghe di Voghera, le anelle mancanti razziste con il terrore del negro, le pozze di ignoranza abissale elevate a ministre dell'istruzione e quelle che maitresse si nasce e loro lo nacquero. Un mare di nullità femmine abituate a funzionare in modalità cervello automatico con schede preprogrammate; sacerdotesse della vita facile e della carriera molta spesa e poca resa grazie alla coscia allargata, tutto a spese dei contribuenti. Tutte bonazze perché, come ha recentemente dichiarato la sacerdotessa che parla come Vito Catozzo, "le racchie devono stare a casa". A casa anche le brave e le intelligenti, era sottinteso. Perché il combinato di bella & intelligente rischia di far andare in sovraccarico il sistema. Il berlusconismo, per stabilizzarsi, deve annichilire l'intelligenza, la creatività e la competenza della donna. Deve essere solo il Trionfo della Cretina.
E bastava guardare le sue televisioni per capirlo con anni di anticipo ed evitare i danni catastrofici che stiamo subendo.

Menzione d'onore alla Marcegaglia che, se non altro, dimostra più coraggio e determinazione di Bersani nel parlare di "salvare l'Italia" ma per il resto? Che facciamo per ricostruire culturalmente il paese?
Una seria e profonda autocritica da parte dell'universo femminile per le colpe che ha avuto nell'aver tollerato ed appoggiato questo schifo del berlusconismo non guasterebbe. Magari cominciando da un bel "che cretine siamo/sono state a votarlo", "che farabutte quelle madri che spingono le figlie a vendersi per una comparsata in TV o la borsa di Prada", o "che vergogna non aver denunciato prima il degrado culturale".
Questa autocritica dubito la si troverà mai nei siti femministi.
Confesso che non riesco più a seguirli. Fatico ogni giorno di più a capire il loro linguaggio e mi infastidisce fino all'orticaria quell'atteggiamento di assoluta e dogmatica giustificazione verso tutto ciò che fanno le donne; una sorta di vittimismo da minoranza etnico-religiosa sempre più piagnone e ricattatorio. Noto sempre più di frequente l'assenza pressoché totale di autocritica per i milioni di errori che commettono ogni giorno le donne, come è normale che sia, vista la loro natura umana. 
Per le femministe paiono non esistere donne cattive, stronze, disoneste, addirittura assassine. Se lo sono non è mai colpa della loro natura umana  ma del maschio che le ha disegnate così e che le opprime. Nell'universo femminista c'è questo gigantesco Godzilla cazzuto che si aggira sfracellando ponti e palazzi, minacciando costantemente l'esistenza delle sue povere vittime. Una visione che non è obiettiva perché profondamente fobica e unisessuale.
Se critichi il puttanaio che circonda, volontariamente, il satrapo nano, ti rispondono, le sorelle femministe, come ti permetti di giudicare, visto che "siamo tutte puttane", - dimostrando di non conoscere la differenza tra il ruolo, il mestiere e la forma mentis di puttana, che non sempre si sovrappongono e, per tagliare il discorso, concludono che il problema è che tanto siamo tutti sfruttati in questo mondo, quindi che vuoi? Quindi un par di balle. La ricostruzione dell'immagine della donna italiana, per esempio a cominciare dalla riscoperta e valorizzazione di tutti i talenti femminili, non solo della figaggine, non può che partire dall'autocritica. E da noi stesse.

martedì 20 settembre 2011

Il deserto dei Tarantini


"L’esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli scalinie le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga." 
(Dino Buzzati, "Il deserto dei Tartari")

Viviamo asserragliati nella fortezza Italia, con viveri ormai razionati, completamente paralizzati nell'attesa di qualcosa, una guerra, una catastrofe, un'invasione, un colpo di gong gigantesco che ci svegli e dia un senso alla nostra esistenza e ci redima all'ultimo istante dal peccato dell'incapacità di reagire a questa tetraplegia mentale che ci impedisce perfino di immaginare una realtà diversa da questo orrore. Paralizzati come nei sogni più angosciosi, con le gambe che vorremmo muovere ma non possiamo.
Campiamo per inerzia, ci crogioliamo del non saper che fare, senza più alcuna dignità di popolo da rivendicare nel giorno del giudizio. Il nemico è laggiù, lontano, il default forse arriverà e dovremo combattere per difenderci ma qualcuno comincia a pensare che il default, come i Tartari di Buzzati, sia solo una metafora. Troppa fatica pensare di combattere. Sdraiamoci e che abbiano pietà di noi.
Non c'è alcun fremito, alcuna timida speranza di rovesciare il destino. Non c'è resistenza, ribellione, orgoglio ferito, volontà di riscossa. l'Italia è un immenso lazzaretto popolato di malati di impotenza che attendono solo la fine. 
Guardarli sapendo di stare guardando noi stessi è una sensazione orribile.

domenica 18 settembre 2011

L'orrore. L'orrore!


Io, a questo punto, se fossi il capitano Willard della situazione, chiamerei i bombardieri e farei loro lanciare il napalm.
Napalm sui raduni dei padani, con i resti mortali di Bossi a biascicare di secessione, che invece è tradimento bello e buono. Ci vuole la NATO, una bella  importazione di democrazia che faccia passare tutte le velleità eversive a quei cialtroni. Terra bruciata e del prato di Pontida un enorme parcheggio.

Napalm sui servi che difendono disperatamente i loro bottini di argenteria rubata al padrone e sperano di raccattare ancora qualche forchetta nella fuga da palazzo. Sui lecchini e sui loro prolungati lavori di lingua telefonici per ingraziarsi un vecchio rincoglionito drogato di menzogne che favoleggia di rapporti plurimi ad un età in cui non riescono più spontaneamente neppure le seghe.
Napalm sulle pupe del gangster fasciste che odiano e disprezzano chi è affetto dall'orribile malattia dell'onestà e anche - perché mi sono proprio rotta le palle - su chi le difende solo perché donne e quindi "sorelle" e quindi "la prostituzione è colpa della società, del maschilismo, eccetera". Sorelle un cazzo. Se dovessero spingerci dentro una camera a gas lo farebbero per una borsa di Vuitton. Mandatele a pulire i cessi delle stazioni, a sollazzare qualche decina di extracomunitari al giorno in un centro d'accoglienza, a tirar su cinquecento euro per sera a venti euro di bocca sulla statale Adriatica, da consegnare per intero a due bei papponi albanesi amanti del coltello e del bastone. Napalm sulla loro bellezza temporanea, sulla loro sfacciata impudenza di cicale stercorarie.
Napalm ovviamente sui palazzi d'inverno e d'estate, sulle seconde, terze e quarte residenze, sui mausolei troppo tristi e vuoti, sui falsi vulcani e le ville rubate alle bambine. E che lui cessi di soffrire raggiungendo una pace eterna dei sensi.

Napalm però anche sui giornali da culo che osano paragonare Pertini a Lavitola. Sulla televisione italiana, che ne rimanga solo il monoscopio e poi la neve. Sull'opposizione che cincischia e il terzo polo che vorrebbe ma non vuole - come quelle che danno il didietro per sposarsi vergini - e che se dovessero governare andrebbero avanti solo tre mesi prima di scannarsi a vicenda. Fuoco a volontà.

Si accettano ulteriori suggerimenti. Abbiamo scorte sufficienti.

sabato 17 settembre 2011

Maniaco a tempo pieno



B. Iniziamo male l'anno! 
Dell'Utri: Perché male? 
B: Perché dovevano venire due [ragazze] di "Drive In" che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio! 
D: Ah! Ma che te ne frega di "Drive In"? 
B: Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più! 
D: Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto! 
B: Senti, dice Fedele [Confalonieri] che devi sacrificarti (...). Devi venire qui! 
D: No, figurati! 
B: Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (...) Grazie, ciao Marcellino! 
D: Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao! 
B: Anche a te e tua moglie, ciao! 
(...) 
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono di Marcello Dell'Utri a colloquio con Berlusconi nella sua casa ad Arcore, dove il Cavaliere festeggia il Capodanno con Confalonieri e l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).

B: va bene senti io sono qua assediato da quando hanno visto che sono stato dichiarato da Playboy il politico più sexy sul libro che è venuto fuori il trenta...ha riportato questa cosa qui... io non ho scampo con questi qua. Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera... erano in undici... io me ne son fatto solo otto perché non potevo fare di più... non si può arrivare a tutto. Però stamattina mi sento bene sono contento della mia capacità di resistenza agli assedi della vita... che cosa ci tocca fare la notte del primo dell'anno.
(B. al telefono con Giampi Tarantini, 1° gennaio 2009)

Due renne non fanno capodanno ma, se tanto mi dà tanto, questo da vent'anni non pensa ad altro e quindi perché fare il premier a tempo perso? Meglio un full time e non perdere altro tempo.
Resta da capire una cosa. il crocifisso usato come filo inter-igienista-dentale -  sempre che la cosa sia vera, appartiene al campo delle pratiche di magia sessuale delle quali si vocifera da tempo, oppure fa parte  di un rito esorcistico? Magari  Iddu non ha colpa per questi eccessi, è stato posseduto dallo Scrondo mentre visionava una videocassetta infestata di Italia1 e cerca di bonificarsi.
Almeno questa potrebbe essere la storia da raccontare a Formigoni, alla Binetti, a Giovanardi e a tutti i cattolici convinti finora che il centrodestra capitanato dal maniaco fosse il difensore dei valori cristiani e della moralità cattolica.

Qui, in chiusura, ci sta proprio bene Marilyn Manson (featuring Dita Von Teese).

giovedì 15 settembre 2011

E' tempo che i cammelli passino dalla cruna dell'ago


Mentre il governo di occupazione del satiro perseguitato e dei suoi addetti/e alla pompetta vara la manovra rinsecchita che tartassa il popolo, scontenta i padroni e fa pure incazzare i poliziotti, gli altri paesi che stanno combattendo un po' più seriamente la crisi globale provano a farne pagare le conseguenze prima ai furbi che ai soliti fessi, adottando misure di una certa serietà contro la piaga dell'evasione fiscale.
Non sono notizie facili da trovare sui media distratti dal lato B di Pippa; bisogna scavare un poco in rete ma alla fine le notizie si trovano. Come i tartufi.

Nel mese di agosto è stato sottoscritto in via preliminare e sarà definitivamente siglato entro settembre un accordo di pace fiscale tra  la Confederazione Elvetica e la Germania al fine di combattere l'esportazione illegale di capitali tedeschi tra monti e valli d'or e costringere gli evasori a pagarci su le relative tasse. 
E' il cosiddetto "piano Rubik", ideato dagli svizzeri e da loro proposto a numerosi stati europei. L'accordo è prossimo alla firma anche con la Gran Bretagna e vi sono già interessamenti concreti da parte di  Austria e Grecia.
Le banche svizzere che detengono capitali di cittadini stranieri provenienti dai paesi che sigleranno l'accordo del "piano Rubik", chiederanno ai loro clienti la prova che già pagano le tasse nel loro paese. In caso contrario, fermo restando il mantenimento del segreto bancario, le banche si impegnano a farsi sostituti d'imposta per conto di quei paesi e ad applicare una ritenuta del 26% sui capitali, che poi sarà girato al fisco del paese di origine dei clienti.

Qualcuno potrebbe pensare che d'ora in avanti, se il piano Rubik avrà successo e sarà approvato da altri paesi, converrà esportare capitali in altri paradisi fiscali piuttosto che in Svizzera.
Gli gnomi non sono impazziti, sono stati in un certo senso costretti a concepire un accordo del genere per sopravvivere ai sempre più frequenti attacchi, anche di provenienza americana - vedi il caso UBS - al loro preziosissimo principio del segreto bancario. In cambio della salvaguardia dei loro altarini, le banche svizzere offrono una contropartita in denaro - a carico dei loro clienti - agli stati colpiti dal fenomeno dell'esportazione illegale di capitali e ottengono in cambio un'apertura agevolata all'accesso di banche e società svizzere ai mercati europei dei servizi finanziari. Do ut des, Clarice.

Dai bei propositi passiamo alla crudezza dei conti. Quanto prevede di incassare il fisco tedesco dall'accordo con la Confederazione Elvetica?  4 miliardi di euro, 1,5 dei quali verrebbe anticipato dalle banche elvetiche entro trenta giorni dalla stipula del contratto a titolo di garanzia e come segno di buona volontà. 
Mentre la Svizzera gli stana gli evasori preservandone la privacy, dal canto suo la Germania applicherà una  sorta di scudo fiscale per sanare il passato, una liberatoria con aliquote che variano dal 19% al 34%, a tener conto del patrimonio accumulato in base agli anni di detenzione dei capitali in Svizzera. 
Pagata la liberatoria, dal  1° gennaio 2013 i tedeschi con capitali in Svizzera potranno scegliere - ob torto collo - se portare i capitali allo scoperto e pagare le relative tasse in Germania o accettare la tassazione alla fonte applicata dalle banche svizzere.

Finito di parlare delle persone serie, ci tocca a questo punto parlare dei simpatici italiani. La Svizzera, che conta una clientela italiana di tutto rispetto nel settore esportazione di capitali all'estero, del valore stimato tra i 130 e i 230 miliardi di euro, aveva proposto l'accordo anche a noi cialtroni, ricevendo una mappata di picche come risposta.
Recentemente, in occasione del complicato travaglio per il parto della manovra finanziaria, il capogruppo dei Democratici in commissione Bilancio, Pier Paolo Baretta, aveva proposto un emendamento che avrebbe introdotto il piano Rubik anche in Italia, con un recupero per l'erario calcolato tra i 5 e i 9 miliardi di euro. La proposta era stata apprezzata dal Presidente della Commissione, il leghista maroniano Giancarlo Giorgetti che però non si era preso la responsabilità di presentarlo personalmente in aula, lasciando al PD l'onore e l'onere di farlo. Mossa che è stata interpretata con il timore di dispiacere a qualcuno all'interno della Lega e della coalizione di governo.
Il piano Rubik infatti, indovinate un po', non piace a Tremonti e i motivi del suo rifiuto ad introdurlo in Italia sono considerati inspiegabili dagli esperti. Del resto questo è il governo che ha concepito quel ridicolo ed insultante 5% di liberatoria sui capitali rientrati in Italia. E' il governo di un Presidente del Consiglio che considera legittima l'evasione fiscale e che si forgia leggi ad personam per risparmiare sulle tasse delle proprie aziende. E' il governo infine che preferisce attingere sempre ed ogni volta alle sicure ma sempre più magre buste paghe piuttosto che toccare le vacche sacre dell'evasione come quegli imprenditori che prosperano sul lavoro nero, quei professionisti con l'allergia per la fattura, quei commercianti dallo scontrino recalcitrante, quegli artigiani con gli Hummer intestati alla nonna con la pensione sociale e tutta quella immensa e variegata platea di gente dal tenore di vita altissimo che risulta però nullatenente e che vanno, tutti assieme, a costarci circa 300 miliardi di euro all'anno. Per non parlare degli introiti della criminalità organizzata, calcolati in 135 miliardi di euro nel 2010
Solo volendolo quindi si potrebbero raggranellare molti dei soldi necessari alla manovra economica e soprattutto alla ripresa economica, scegliendo di tartassare i disonesti al posto degli onesti.
Evidentemente però, i partiti di questo centrodestra berlusconiano considerano gli evasori fiscali - nel senso il più generale possibile del termine - la punta di diamante del loro elettorato di riferimento e sono disposti a tutto pur di difenderne il comportamento truffaldino. Chissà cosa ne pensano gli elettori onesti che li hanno comunque votati? E' questo il motivo per cui notizie come quella sul "piano Rubik" sono così difficili da sentire per televisione?

La crisi sta minando ovunque i privilegi delle Caste e i governi seri sanno che non si possono pretendere i sacrifici dalla gente comune che lavora e stenta a campare, mentre queste gozzovigliano alla faccia loro.
Negli Stati Uniti, paese notoriamente restìo al discorso più tasse per i ricchi, il presidente Obama tenta di far capire ai Repubblicani che anche i ricchi devono cominciare a pagare di più, dopo la politica di sconti outlet per gli alti redditi inaugurata con il reaganismo. I paesi europei prendono provvedimenti seri contro l'evasione, scegliendo la serietà di chi .
Solo noi facciamo finta di non capire che, seppure i ricchi continueranno a non entrare nel Regno dei Cieli, qualche cammello, per amore o per forza, dalla cruna dell'ago bisognerà cominciare a farcelo passare.

martedì 13 settembre 2011

Non ci sono più gli amerikani di una volta


Giovanni Galloni e Corrado Guerzoni sostengono che, nel corso di una visita negli Stati Uniti nel 1974, il ministro degli esteri Aldo Moro ebbe uno scambio molto duro con Henry Kissinger, il quale arrivò a minacciarlo di gravi conseguenze personali se avesse perseguito nell'intento di aprire ai comunisti. 
Secondo i collaboratori di Moro la frase fu di questo tenore: "Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara. Veda lei come la vuole intendere”.
Come è finito Moro, di lì a quattro anni, lo sappiamo. Forse Kissinger portava solo sfiga, chissà.

Ora, io comprendo la situazione. A differenza di Moro - e la buonanima mi perdoni per l'accostamento blasfemo - il vecchio godzilla in fondotinta e cipria ci ha salvato dal comunismo e per questo ha accumulato migliaia di punti-fedeltà atlantici. Tanti da ottenere il massimo premio: il culo di una sessantina di milioni di italiani da sverginare a piacimento.
Però, caro Obamino, non dimenticare che questo faceva piedino a Gheddafi sotto il tendone beduino e coglionava Mubarak attribuendogli nipoti mignotte. Non te ne può fregare di meno?
Guarda, pare che in un'intercettazione dica che, nonostante a lui le negre non piacciano, due botte a Michelle le darebbe volentieri. No? Sei superiore a queste cose e non sei come la culona inchiavabile che pare se la sia presa a morte e sogni di schiacciarlo per rappresaglia con le panzerdivisionen?
Forse l'argomento petrolio e geopolitica energetica ti può solleticare di più? A voi non piace essere scavalcati in questi affaroni, vero?
Bene, allora diciamo che il salvatore dal comunismo fa lingua in bocca con Putin, l'intera oligarchia russa e intrallazza con Gazprom; e forse il Tremonti vuole aprire alla Cina. Che mi dici?
Se non sei ancora convinto posso dirti che, anche se non te ne rendi conto, in Borsa si sta come del domino le tessere. Mercato globalizzato, si globalizza anche la crisi economica. Anche se le tue agenzie di rating cercano di sostenere le velleità imperiali dello Zio Sam, capisciamme', siamo su  un piano inclinato e in fondo c'è un mare di merda. Se uno scivola e ti si aggrappa, ci finisci anche tu e lo Zio Sam appresso.
Obamino mio bello, te lo ridico con parole semplici. Se l'Italia fallisce perché chi tu sai non vuol finire in galera, ci trascina tutti nella merda. Ho detto tutti. Fottitenne del comunismo e alza le chiappe.
Briffalo tu o fagli dire una parolina da Hillary, di quelle che di solito mettono così bene a posto Bill. O magari sveglia il vecchio Henry e fagli fa' 'sta telefonata. Magari un po' del magic touch gli è rimasto.

lunedì 12 settembre 2011

Un'offerta che non poté rifiutare


Perfino Gianni Letta e Fidel Confalonieri gli avrebbero suggerito di farsi da parte. Quando si dice gli amorevoli consigli degli amici.
Dovrebbe seguirli, prima che arrivino quelli degli amici degli amici.

Messaggi subliminali


Ieri, nell'insopportabile retorica dello Zebe-Day è successa una cosa strana, ma forse fino ad un certo punto. Nella telecronaca del TG1 da Ground Zero l'inviato Molinari ha detto che chi sostiene tesi "complottiste" sui fatti dell'11 settembre è non solo antiamericano ma antisemita. 
Poi ho cambiato canale e non ho seguito il resto perché dieci minuti di TG1 con le poltrone ripiene di opinionisti embedded, di Monica Maggioni con la sua penna a mezz'aria e le sopracciglia aggrottate d'ordinanza  sono equivalenti ad una respirata a pieni polmoni all'interno del reattore 3 di Fukushima e sono bastati per farmi venire un atroce mal di testa che mi perseguita anche oggi. Mi sono persa quindi il Trota Bush scongelato per l'occasione, l'Obama dell'America più forte - ma con le pezze al culo - e il solito protagonismo di chi è abituato a rubare la scena al morto ai funerali. Povere vittime, poveri parenti, ancora troppo annebbiati dal lutto per non vedere lo schifo di queste pantomime e reagire di conseguenza.

Antiamericani e antisemiti, quindi. Credevo fosse un caso isolato, un'opinione solitaria, ma nel TG serale di Mentana si è ripetuto il fenomeno. L'inviato da New York ha ribadito il concetto: "Chi sostiene tesi complottiste è non solo antiamericano ma antisemita." Ohibò, allora è uno slogan e gli slogan nascondono sempre la propaganda. Non ho visto gli altri telecinegiornali Luce ma scommetterei che anche loro hanno detto la stessa cosa, hanno ripetuto il mantra intimidatorio.

Qualcuno cerca di ricattarci moralmente con lo spauracchio dell'antisemitismo in un argomento dove, fino a prova contraria, gli ebrei non c'entrano, visto che l'11 settembre non fu l'attacco ad una sinagoga o ad un obiettivo israeliano ma ad un complesso commerciale e residenziale negli Stati Uniti dove morirono protestanti, ebrei, cattolici, musulmani, atei, induisti, americani, stranieri, bianchi, neri, ecc. Un perfetto campione del melting pot newyorchese, insomma.
Che c'entra quindi l'antisemitismo? Perché, mentre non ci stavi neppure pensando, cominci a sentire delle galline strepitare come se avessero fatto un uovo gigante rompiculo? 
Non l'ho fatto apposta ma, per la serie "guarda che ti combina l'effetto boomerang", dopo aver sentito quello slogan, chissà per quale contorsione mentale, mi sono ricordata questa frase attribuita a Netanyahu nel 2008 e riportata da Haaretz e da altri giornali israeliani:
"Stiamo traendo beneficio da una cosa, dall'attacco alle Twin Towers e al Pentagono e dalla guerra americana in Iraq. Questi eventi hanno portato l'opinione pubblica americana dalla parte di Israele."
Una frase molto simile a quella che aveva pronunciato appena ventiquattro ore dopo l'attentato al WTC, come riportato allora dal New York Times. 

Oddìo, allora è vero che siamo antisemiti?

sabato 10 settembre 2011

Il dubbio di Gubbio


Ci sono date che la storia rende per sempre punti di riferimento per la memoria condivisa. L'8 settembre, il 4 luglio, il 14 luglio, il 25 aprile, ecc. Sono date che hanno segnato le liberazioni dalle dittature, lo scoppio delle rivoluzioni, la fine delle guerre. Eventi positivi che li rendono giorni di festa, di celebrazione, di gioia.
Poi ci sono date che fanno paura, perché hanno segnato la nostra vita e la collettività con morte e distruzione: il 2 agosto, il 12 dicembre, il 6 agosto. Date di bombe, ad esempio. 
La data che fa più paura in assoluto è l'11 settembre. Fa paura non solo per ciò che ricorda, un'incredibile concatenazione di eventi che portò alla morte in diretta di 2948 persone nel crollo delle Twin Towers e di molte decine di altre persone a bordo degli aerei coinvolti negli attentati.
L'11 settembre fa paura perché qualcuno ha deciso che diventasse la data più spaventosa, il ricordo più angosciante anche a distanza di questi dieci anni; rappresentante una minaccia che ancora ci perseguita e della quale dobbiamo essere terrorizzati. Un terrore che non deve essere limitato all'America ma a tutto il mondo.
Starete tutti pensando a Bin Laden e ad Al Qaeda, al terrorismo islamico, all'Eurabia ed è normale, questa è la reazione che si voleva ottenere. Peccato che la realtà dell'11 settembre, quella dei burattinai che muovono i pupi saraceni in turbante e scimitarra, sia molto diversa e, se possibile, ancora più spaventosa.

Sulla tragedia di quel giorno ci sarebbero ancora mille cose da domandarsi, da discutere, da indagare. Tanti dubbi da sciogliere non negando il diritto di domandare ma sforzandosi di rispondere ai quesiti.
Invece i giornali, non sapendo e non volendo (o forse non potendo) parlare di cosa è stato veramente l'11 settembre, lavorano di phon e spazzola con il giochino "Dove eravate quel giorno?" La fuffa al posto dei fatti.

Va bene, giochiamo. L'11 settembre ero a Gubbio, per una vacanza in Umbria. Non vidi nulla in televisione, niente in diretta, in quel primo pomeriggio. Seguii gli eventi più tardi per radio. La prima sensazione che ebbi, ascoltando il resoconto degli avvenimenti, fu di falso, di cosa fabbricata ad arte. Sembrava seguissero una traccia, un copione, come nella celeberrima radiocronaca della "Guerra dei Mondi". Una cosa per fare paura, per terrorizzare. Si, pensai ad Orson Welles e mi venne un dubbio.
Il secondo dubbio mi venne ascoltando il cronista che raccontava, poche ore dopo, alle diciannove, che erano addirittura stati rinvenuti i passaporti degli attentatori e che il capo di costoro si chiamava Mohammed Atta. Avevano già il colpevole e le prove. Troppo facile.
Le immagini, quelle degli aerei che si infilano come nel burro nelle torri e che ci sarebbero state riproposte fino alla nausea durante la Cura Ludovico dei mesi successivi, le vidi per la prima volta nel TG di quella sera e poi nel "Porta a Porta" di Vespa, del quale ricordo soprattutto la sparata dei "ventimila morti all'interno delle torri". 
La mia sorprendente conclusione di quel primo impatto con l'11 settembre e la sua mitologia fu la convinzione che  in America quel giorno vi fosse stato un golpe, un colpo di stato. Una conclusione che ovviamente mi faceva guardare come una specie di coso strano da parte di coloro che, sicuramente in buona fede, si erano bevuti fino all'ultima goccia una versione ufficiale assolutamente incredibile fin dal primo istante senza osare discuterla.
Io non ho cambiato idea e per fortuna in questi dieci anni i dubbi sono venuti a tanti, a sempre più persone, e sono state dimostrate molte cose che quei dubbi li rafforzano invece di cancellarli. Vediamone qualcuna.

Quel giorno tutte le difese aeree degli Stati Uniti, normalmente attentissime anche al più piccolo ultraleggero che vada fuori rotta, erano state azzerate, non si è mai saputo perché. C'era anche un'esercitazione militare che avrebbe simulato dei dirottamenti aerei. (!) Di conseguenza, quattro aerei poterono essere dirottati senza che alcun intercettore si alzasse in volo. Il Pentagono poté essere colpito (da un missile, perché la storia dell'aereo è troppo grossa anche per i bambini piccoli) senza che nessuno battesse ciglio. Il cuore del potere militare americano, mica una pizzeria a Broccolino.

Quel giorno il presidente George D. W. Bush si trovava in visita in una scuola elementare in Florida. Le immagini lo mostrano che riceve la notizia del primo attacco ma rimane lì a cazzeggiare con i bambini fino alla fine della visita. Poi fa una breve dichiarazione, si confonde dicendo di aver visto il primo aereo colpire il WTC (immagini che sarebbero state rese note solo in seguito) e se ne va, rimanendo in volo sull'Air Force One tutto il giorno. Finalmente alla Casa Bianca, quella sera, lui e lo staff presidenziale cominciarono ad assumere il "Cipro", un farmaco che, oltre a combattere le infezioni urinarie, è un antidoto contro l'antrace. Tenete a mente questa parola per dopo: antrace.

Quel giorno, dopo che le torri furono colpite, ci sarebbe stato tutto il tempo per evacuarle quasi completamente. Invece, al personale degli uffici fu detto di tornare al lavoro, che non sarebbe successo nulla e di stare tranquilli. Come sappiamo, i sacerdoti della versione ufficiale sostengono che le torri erano talmente delicate di struttura che è bastata la vampa del fuoco del carburante degli aerei per polverizzarle completamente. Perché quindi i civili e i pompieri di New York furono, a questo punto consapevolmente, mandati a morire in strutture prossime al collasso, è una bella domanda da rivolgere ai debunkers ed ai loro simpatizzanti.

Quel giorno John O'Neill, un agente dell'F.B.I. estromesso dal suo incarico all'antiterrorismo a causa dell'ostracismo dell'ambasciatrice americana Barbara Bodine mentre era in procinto di sbaragliare la cellula di Al Qaeda in Yemen - proprio quella che si è ritenuta in seguito conivolta nell'11 settembre -  prendeva servizio come capo della sicurezza al WTC, incarico trovatogli dal suo capo all'F.B.I. Morirà nel crollo della Torre Nord. La Bodine, in seguito, sarà nominata governatrice dell'Iraq occupato. 

Pochi giorni dopo l'11 settembre, ai primi di ottobre, una mano misteriosa invia lettere all'antrace ai senatori democratici che in quei giorni stavano temporeggiando per evitare che fosse approvata in tutta fretta e senza l'adeguata discussione parlamentare una legge fortemente restrittiva delle libertà personali di tutti gli americani, il Patriot Act. La crisi dell'antrace, che fece quattro morti tra coloro che avevano maneggiato le lettere contaminate, ufficialmente non è mai stata spiegata, né sono stati individuati i colpevoli. Ricorderete però che il personale della Casa Bianca fu sottoposto fin dalla sera dell'11 settembre alla terapia d'antidoto per l'infezione da antrace. 

Ricapitolando. C'è un gruppo di potere politico, economico e militare di estrema destra che identifichiamo con la sigla Neocon e il cui manifesto è il  "Progetto per un nuovo secolo americano", una specie di piano di rinascita piduista che contiene già nel 1999 tutta l'agenda delle guerre a venire: Iraq e Afghanistan in prima fila. Il piano di espansione imperiale auspicato dai Neocon sarà di difficile esecuzione "se non avverrà un evento catalizzatore, una nuova Pearl Harbor che possa accelerarne i tempi", come si legge nel manifesto.  Ovviamente i neocon sono l'ultima mutazione del vecchio Complesso Militare Industriale, forse la più agguerrita.
I neocon prendono il potere negli Stati Uniti grazie ad elezioni truccate nel 2000, eleggendo una specie  di "Trota" della famiglia Bush, George Dubya, un individuo che è riuscito a fallire come petroliere venendo da una famiglia di petrolieri del Texas ed avendo un padre ex presidente degli Stati Uniti ed ex capo della CIA.
Gli americani sanno che Dubya è un usurpatore che ha vinto lo scudetto a tavolino, all'inauguration gli tirano i pomodori ma nel settembre del 2001, il giorno 11, accade qualcosa che metterà tutte le contestazioni a tacere. 
Un gruppo di terroristi islamici ruba quattro aerei e si lancia contro il WTC e il Pentagono, mettendo in ginocchio l'America. Al Qaeda e Osama Bin Laden sono i nuovi spauracchi del terrorismo globale. Brutti, arabi e cattivi. Questo è ciò che ci raccontano i Neocon con i loro media addomesticati mentre disinseriscono le difese militari aeree, deportano il TrotaBush in Florida ad evitare che faccia danni e piazzano tutte le telecamere possibili puntate sul WTC affinché lo shock in diretta scuota tutto il mondo. 
Quando la democrazia americana si mette di mezzo osteggiando leggi che invece di perseguire i terroristi islamici, chissà perché, limitano fortemente le libertà personali degli americani, spargono un po' di polverina magica, et voilà: i democratici firmano il Patriot Act più veloci di Napolitano.
Di lì a poco i Neocon avranno tutte le loro guerre, anche grazie a qualche attentato di rinforzo a Londra e Madrid della famigerata e fantomatica Al Qaeda. L'Afghanistan e poi l'Iraq. Saddam appeso alla corda e migliaia di morti, soprattutto civili. Comprese quelle migliaia di ragazzi americani morti o devastati nel fisico e nella mente. Uccisi da immondi guerrafondai.

A dieci anni dall'11 settembre, il terrorismo islamico e la relativa "guerra al" sono dispersi in chissà quale romanzo di spionaggio, sostituiti dal terrorismo della Crisi Economica e dalle battaglie a colpi di titoli tossici e derivati. 
Probabilmente sono sempre gli stessi burattinai di allora che hanno cambiato metodo e gioco da tavolo. Hanno cambiato anche presidente, ma si sa che i presidenti passano, e loro restano.
E'  la dittatura della shock economy che occupa i paesi non con le divisioni corazzate ma con le agenzie di rating, crea scompigli e disastri, sventolando il terrore più grande, quello della retrocessione nella miseria.
Osama, visto che non serviva più, è morto due volte, la prima volta di malattia e la seconda in una delle fiction belliche che hanno sostituito le guerre. 
Le guerre ora si combattono  su due livelli: nel primo con i morti e le armi. Nel secondo livello, che è quello che fa notizia e che giunge alle nostre orecchie, con la propaganda. Chi vince lo decide lo sceneggiatore. E così le rivolte, le rivoluzioni, i cambi di regime, come il Risiko che si sta giocando in Medio Oriente.  Gheddafi, lo zio di Ruby, la Tunisia, la Siria. Solo Gaza non cambia. Rimane quell'enorme laboratorio per la vivisezione di un popolo che era e che deve rimanere.
La guerra e l'economia come affabulazioni, come illusioni del mago Copperfield. Sembra una cosa, la TV te la mostra come se fosse, ma invece la realtà è un'altra.  Dopo l'11  settembre e le sue torri che crollano come fossero di pan di spagna perché l'ha detto il governo possiamo credere tutto, anzi dobbiamo, se no saranno botte e leggi speciali. Il dubbio è dei pazzi o di chi ci vede troppo bene.


venerdì 9 settembre 2011

Sacconi neri


La barzelletta, l'aneddoto, chiamiamolo come ci pare, di Sacconi. E vabbé, il delirio di un tizio che sembra survoltato da chissà quale sostanza - visto quanto si agita? - e reduce probabilmente la sera prima dalla visione annebbiata di "Flavia la monaca musulmana". Sono miserie da vecchi dai neuroni morenti. 
Piuttosto io ho notato Bonanni, lì a fianco, che non ha battuto ciglio. Ecco, un pensierino, un leggerissimo sfanculamento anche per lui non guasterebbe. Per par condicio.

Vado a dar di rota alla vecchia Guillottin.

martedì 6 settembre 2011

Quanto ci costa Silvio Pelvico


"L'unica cosa che possono dire di me è che scopo." (B.) 
(Infatti ogni tanto gli rimane qualche topa attaccata alla testa. Altro che toupé. N.d.A.)

La sua manovra, se riuscirà mai a vararla, ci costa, sulla carta, 47 miliardi di euro. Ma lui, a noi, qualcuno ha mai calcolato quanto ci è costato in questi anni fin dalla strafottutissima discesa in campo e quanto continua a costarci, culi nostri a parte, per ogni giorno che rimane al potere?
Potrebbe essere un bel quiz per un test di ammissione alla Facoltà di Economia e Commercio.

domenica 4 settembre 2011

Fatti di gente perbene



«È una vicenda dolorosa, ma è anche l'occasione per fare una riflessione ulteriore non solo sul nostro diverso modo di procedere rispetto alla maggioranza, fatto di fiducia nella magistratura, passi indietro, uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma anche sul fatto che dobbiamo mettere ogni impegno nel migliorare l’esigibilità dei nostri codici etici e del nostro Statuto. E ci stiamo lavorando. Ma la nostra gente ci chiede anche di reagire a teorie che vanno oltre le legittime critiche, e che descrivono il Pd come un corpo malato. Abbiamo fatto partire un po’ di denunce. Né accettiamo che si faccia di tutta l'erba un fascio e che si indebolisca per questa via l'unico strumento che gli italiani hanno per il cambiamento». (P. Bersani, intervista all'Unità, 3 settembre 2011.)

C'è tutto Bersani e tutta la weltanschauung piddina in questo ragionamento. La pretesa della diversità per se e quasi come dogma, la riflessione - che si porta su tutto - e lo "stare lavorando" al posto del prendere un'iniziativa, dell'azione, del fare delle scelte; il farsi scudo dei militanti che "ci chiedono di reagire" e la dichiarazione finale, insopportabilmente ricattatoria, di autoinsostituibilità di una classe dirigente, l'ineluttabilità del cambiamento che può solo passare attraverso di essa o sul suo cadavere. Après nous le dèluge. Come B. che pensa di essere eterno.

Per Bersani, che il capo della sua segreteria politica dal 2009 Filippo Penati sia indagato per corruzione e finanziamento illecito al partito per vicende spalmatesi negli ultimi dieci anni è solo una "vicenda dolorosa". Aggettivo che sarebbe congruo solo se si trattasse di uno sciagurato che si è arricchito alle spalle del partito ingannando cani e porci, compreso il suo segretario, ma che è assolutamente inadeguato se per caso la corruzione era parte di un sistema, di un modo per tenersi buoni gli uni gli altri tra imprenditori, politici e partiti al fine di avvantaggiarsene reciprocamente, con Penati a quel punto solo pedina fra le tante sulla scacchiera.

Sono tutti fatti da dimostrare in sede giudiziaria, è ovvio, però il sospetto è brutto e, più che di macchina del fango, ho paura che si tratti di cannoni sparaneve caricati a merda.
Per questo ci vorrebbe meno indecisione nel rendere conto di fatti precisi. Meno supponenza da "noi siamo diversi" e tendenza al risentimento quando qualcuno fa giustamente delle critiche. Invece Bersani continua solo ad incazzarsi, a fare il piangina e a minacciare querele invece di rispondere alle domande. Come il suo gemello settembrino in fondotinta. Sarà colpa del sole in Bilancia.

Basterebbe intanto che Bersani ci rassicurasse sullo scambio di telefonate - testimoniate da intercettazioni pubblicate fin dal 2006 -  tra lui, il gruppo Gavio e Penati.
Tutta la storia dell'affare Milano Serravalle è raccontata da Gianni Barbacetto in un libro del 2007, ma diciamo solo come si è conclusa: nel 2004 la Provincia di Milano guidata da Penati  acquisisce il 15% delle quote di proprietà del Gruppo di Marcellino Gavio della Milano-Serravalle, pagandole quasi quattro volte oltre il loro valore. Una cifra enorme, 238.000.000 di euro di denaro pubblico, contenenti quindi una plusvalenza per il venditore di € 179.000.000. Un amministratore pubblico che fa questi regali ai privati non pare molto auspicabile ma ciò che incuriosisce i magistrati è ciò che accade dopo. Nel 2005 Gavio partecipa a fianco di Consorte (Unipol) alla scalata di BNL, con una quota di € 50.000.000. Non sarà che quella partecipazione è un ringraziamento, un modo per sdebitarsi con il partito per l'affarone fatto con la Serravalle?

Si dirà, sono tutte maldicenze del centrodestra che aveva osteggiato l'affare nelle persone di Ombretta Colli e Gabriele Albertini. Sarà, tuttavia l'intermediario di Gavio è tale Binasco, nientemeno che colui che inguaiò Primo Greganti e il PCI nel corso delle indagini di Tangentopoli, e che videro alla fine dei relativi processi condannati sia il concusso che il concussore.
Un personaggio al quale un dirigente DS, visti i trascorsi tangentopolitani dell'interlocutore, non avrebbe dovuto nemmeno rivolgere la parola per paura di inguaiare di nuovo il partito.
Ecco, il punto è che Gavio ha bisogno di parlare con Penati per sbloccare l'affare Serravalle e telefona invece a Bersani il quale gli risponde che può parlare direttamente con Penati. Qualche giorno dopo Penati telefona a Gavio:
Penati: «Buon giorno, mi ha dato il suo numero l'onorevole Bersani...».
Gavio: «Sì, volevo fare due chiacchiere con lei quando era possibile...».
Penati: «Guardi, non so... Beviamo un caffè».

Gavio non poteva telefonare direttamente a Penati in Provincia? In ogni caso l'effetto "mi manda Bersani", sarà un'illusione ottica ma è abbastanza evidente e meriterebbe una spiegazione da parte dell'interessato. Visto oltretutto che Penati fa carriera fino a diventare, nel 2009, capo della sua segreteria politica.

Ora, il problema di fronte a queste ombre ed insinuazioni sull'illibatezza del PD - e prima dei DS - sulla base di pesanti indizi, sono i militanti piddini, che non vogliono sentir parlare di questi fatti, si mettono le mani sulle orecchie facendo bla-bla-bla e reagiscono dicendo che Di Caterina e Pasini, gli accusatori di Penati, sono vicini al centrodestra, quindi non attendibili. Che tutte le maldicenze sulla vicenda Milano Serravalle sono una vendetta di Ombretta Colli. Che Bersani non deve rendere conto di alcunché a Sallusti che grufola nello scandalo scrivendo paginate e paginate sull'affaire Penati. E soprattutto, che parlare di queste cose è il solito autolesionismo tafazziano della sinistra e che in questi momenti bisogna essere uniti e che questa è antipolitica.

Vedete, amici, se Sallusti grufola è perché gli se ne dà modo.
Non si può nascondere la testa sotto la sabbia e negare a priori che possa esistere e non da oggi un sistema di gestione degli affari da parte della sinistra che assomiglia molto a quello della destra. 
Ho l'impressione che, siccome la vittoria alle prossime elezioni pare probabile, visto il disastro berlusconiano, i piddini intesi come base non abbiano alcuna voglia di rifondarsi, dandosi finalmente una dirigenza nuova in vista della Terza Repubblica ma siano disposti a tenersi questa, anche se chiacchierata e più logora di un calzino bucato. Con i Bersani lanciaquerele, i D'Alema - e dicendo D'Alema si è già detto tutto, i Fassino abbiamo-una-banca e i Letta abbiamo-un-banchiere.*  Più le varie beghine che vorrebbero trasformare il Partito Democratico in Partito Democristiano.
I fans del PD sono talmente attaccati alla vecchia dirigenza che non riescono ad immaginarne un ricambio. In questi casi ti chiedono: "E chi ci mettiamo al posto di Bersani?" come se stessimo parlando di un Berlinguer. Renzi no, per carità, Ciwati nemmeno - i rottamatori, muhahaha!, Zingaretti - uhm si farà ma per ora lasciamolo dov'è, meglio Bersani; la Serracchiani - troppo inesperta povera cocca, meglio Bersani.
E' così importante fare un nome piuttosto che un altro se l'unico che accetteranno mai è il segretario del partito perché pensano ancora che bisogna votare chi dice il partito? Non dite che non è così. Meno male che gli elettori di sinistra invece cominciano ad essere più autonomi nelle scelte e sempre più sovente eleggono nomi che non erano quelli designati dalla segreteria del PD. Vedi Pisapia e Zedda.

L'immobilismo, la tetraparesi da centralismo democratico di questo partito di mummie che credono di essere ancora vive, contagia anche la base,  che accetta tutto purché si vinca e si torni al governo. Non per mandar via Berlusconi, ma per mettersi al suo posto. Cambiar gestione ad un ristorante purché serva sempre le stesse polpette avvelenate. Polpette che mangiano tutti e che finiscono anche nei nostri piatti.
Non è qualunquismo ma più di un sospetto che possa trattarsi di una triste realtà. Pensare che un partito possa aver vissuto in un paese con la corruzione al posto del DNA senza farsi corrompere con fenomenali incentivi come potere e denaro è un ragionamento molto ingenuo. E' come quando uno viene morsicato dal vampiro, si vampirizza anche lui.
Detto questo, io mi auguro di cuore che Penati abbia solo fatto la cresta come le colf disoneste che vanno a far la spesa all'Esselunga con il borsellino della padrona, e che Bersani e il PD siano puri siccome angeli, perché sentire gli sfottò e le prediche di Sallusti e di tutta la merda stampata e televisiva berlusconiana mi sarebbe ancora una volta, dopo la Commissione Mitrokhin, intollerabile.

Una preghiera, però, amici del PD. Se dovessero emergere responsabilità precise della dirigenza PD negli episodi di corruzione attualmente sotto indagine della magistratura, se venisse dimostrato il finanziamento illecito, non voglio sentire lagne che "noi siamo diversi" e "bisogna distinguere". Se avete le palle dovete andare da Bersani e dirgli di levarsi dai coglioni e con lui tutti gli altri residuati bellici del partito sopravvissuti dalla prima repubblica. Anche se lì per lì non saprete chi mettere al loro posto.
Se vogliamo veramente cambiare e salvare questo paese dal cancro della corruzione, questa volta, a differenza degli anni novanta, non dovremo avere nessuna pietà. Tanto meno per quelli della nostra parte.

Ho paura però che gli elettori e simpatizzanti del PD siano come certi mariti innamorati ai quali portano le fotografie della moglie in atteggiamento inequivocabile con un altro e loro rispondono: "Non è possibile, lei non farebbe mai una cosa simile e poi questa qui nelle foto non è lei."

* grazie Gianguido.

venerdì 2 settembre 2011

Bastardi senza Nobel


Oggi ascoltavo quel Brunetta cresciuto del ministro del Welfare. Ne ascoltavo la protervia di chi è appena sceso dall'auto blu perché lui è lui e lo guardavo gesticolare come un attore di telenovela colombiana contro i "bastardi anni 70". Quelli che hanno permesso, tra l'altro, a quei socialisti d'Italia come lui di imperversare nei successivi anni Ottanta, con la banda dei magliari di Craxi e dei suoi compagni di tangente. Anni non bastardi ma bastardissimi che hanno incubato e nutrito a spezia e pappa reale quell'autentico flagello della democrazia che è il berlusconismo, che poi si è sdebitato arruolando nel governo del fare (schifo) tutti i cascami della vecchia politica sopravvissuta a Tangentopoli.

L'ho sentito infine rivendicare, tra i fischi di una platea cattolica, mica di punkabbestia, che non ne apprezzava il tono inutilmente scalmanato,  un orgoglioso anticomunismo, forse l'ultima cedola rimastagli nel carnet di buoni salvaculo da spendere per tentare di salire sulla scialuppa di salvataggio ora che l'iceberg si sta avvicinando.
Alla fine, dopo tanto sbracciarsi, il Ministro del Welfare ha rimediato solo il nocchino sul capo nientemeno che dal Cardinal Bertone, che gli ha raccomandato di non fare strame delle cooperative. Un avvertimento oneroso in porpora magna.

Perché Sacconi è quello che voleva cancellare il riscatto di università e naja ma in realtà si è sbagliato sui calcoli; pensava che i laureati interessati fossero solo 4000 ma erano invece 600.000, e ha fatto fare la figura d'Italia al nano capo.
Sarebbe infine, giusto per non infierire, pure quello che ha rifilato alle finanze sanitarie regionali un conto di 184.000.000 di euro per quel vaccino contro l'influenza maiala H1N1 che ora sta andando a male sugli scaffali. Ancora un paio di punzonature sulla scheda raccoglipunti e una bella interdizione perpetua dai pubblici uffici gli starebbe a pennello.

Prima ho citato Brunetta, altro rivolo di percolato socialista che inquina da troppi anni il terreno della politica. Ricordate quando, tutto sudato ed in preda ad un accesso di autoerotismo millantatorio, raccontava a Mentana di essere un Nobel mancato per l'economia?
Per combinazione, l'altro giorno, leggevo su "Inchiesta sul Potere", la raccolta di articoli ed inchieste di Giuseppe D'Avanzo appena pubblicata da Repubblica, una vecchia intervista del giornalista scomparso con Francesco De Lorenzo, il mai dimenticato Ministro della Sanità (liberale) dei begli anni di Tangentopoli.
Anche lui a millantare di essere un quasiNobel e a sbatterci in faccia un ego ipertrofico. L'intervista era del 1992 e non ho potuto fare a meno di notare come nulla sia cambiato,  di come abbiamo a che fare sempre con i soliti personaggi tronfi e pieni di sé,  che se li tocchi saltano su come vipere a dare dei cretini a tutti. Nullità assolute, nani di fuori e nani di dentro, incapaci alla resa dei conti di fronte ai problemi concreti ma con una grandiosa coscienza di sé ed un potere immenso in mano e per questo pericolosi come black mamba in libertà.
Arroganti so-tutto-io buoni solo ad arraffare e a cadere vittime - sia benedetta la nemesi - di chi è ancora peggio di loro e riesce ad estorcer loro il jackpot di una vita. Che l'Italia sia un paese dove tutte le valvole etiche sono saltate lo dimostra il fatto che ormai i ladri rubano in casa ai colleghi e sono convinta che chi paga non sa nemmeno più perché lo fa.
"Mi dia 500.000 euro, se no parlo". "Eccoli, qualcosa avrò fatto senz'altro".

Visto che sono bravissimi a fottersi le scialuppe di salvataggio, se la nave affonderà c'è il rischio concreto di ritrovarci questi bastardi senza Nobel tra qualche mese riciclati per l'ennesima volta. Non più socialisti né berlusconiani, democristiani,  forzitalioti o pidiellini ma riformaqualcosa sicuramente. Cerchiamo di ricordarci le loro facce almeno, non dimentichiamole mai, appendiamoci il loro ritratto in bagno e tagliamoci la mano con una roncola piuttosto che votarli di nuovo.

giovedì 1 settembre 2011

ONLUSilvio Berlusconi


L'albero degli zecchini di Pinocchio, la dea bendata con la cornucopia, il pozzo di San Patrizio e la lotteria di Capodanno non gli fanno neppure il solletico.
Lui fa solo del bene a giovani disperate da sottrarre al marciapiede, orfanelle, giovani imprenditori rampantifamiglie alla canna del gas, vecchi tromboni falliti, amici, amici degli amici, parenti e conoscenti.
E noi comunistacci che non avevamo capito nulla.

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