mercoledì 7 marzo 2012

Tu vuò fa' l'americano


Spezzeremo le reni all'India. Dio stramaledica gli indiani. Dichiareremo guerra alla perfida Kali. Come si permettono quattro vacche sacre di insultare le nostre, che sacre non sono, ma vacche si e tanto?

E' un tripudio di spocchia nazionale, di patriottismo da occasione speciale, da quando la scorta militare armata di una nave mercantile italiana ha fatto fuoco su un peschereccio indiano scambiato per la nave di Morgan il Pirata.
E non c'è nessuno che si renda conto della ridicolaggine di un paese che grida: "Ridateci i nostri due maro'!"
Qualche maligno potrebbe fare la battuta che una frase così sta proprio bene in bocca a coloro che hanno dimostrato di non averle le palle. Coloro che non le hanno tirate fuori con chi ha commesso reati sul nostro territorio, magari con quelli che tranciarono i cavi di una funivia con i loro aerei gridando "Yaa-hoo!", finendo impuniti, alla faccia delle vittime, solo perché erano soldati imperiali.
Perché lo so che noi vorremmo essere come gli americani, che godono di licenza di uccidere planetaria autoconcessasi su decreto imperiale, ma purtroppo non lo siamo e all'estero lo sanno. "Italiani?" "Ah, beh, si, andate tranquilli".
Se a sparare sui pescatori indiani fossero stati gli americani, l'India avrebbe rimborsato il costo delle pallottole, chiedendo scusa per l'incomodo e offrendo anche un risarcimento a Obama per danni morali. Siccome invece noi non siamo un cazzo, come dimostrò la vergogna del Cermis, giustamente l'India vuole processare chi ha sparato. Che siano stati due marò contro i pirati o due coglio' contro i pescatori.
Li vuole processare anche se ha una piemontese come Presidente dell'Indian National Congress e magari proprio per quello, per qualche faida interna che ha colto l'occasione propizia per manifestarsi.

Gli italiani non si capacitano del fatto di non essere sempre simpatici a tutti ma è una cosa che bisogna accettare. E poi rassegnamoci: possiamo metterci a sparare agli indiani, ma questo non farà mai di noi dei veri cowboys. 

5 commenti:

  1. Sul fatto che l'India voglia giudicare "giustamente" i due marò non sono sicuro in quanto non conosco le leggi internazionali e andrebbe approfondito come discorso.
    Inoltre, compito del governo è tutelare per quanto possibile i cittadini italiani detenuti all'estero anche se colpevoli. E' successo anche in passato con ragazzotti finiti, per accertati piccoli traffici di droga, nelle carceri di qualche paese dove le condizioni di detenzione sono anche peggio che da noi.

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  2. siam20:11

    ...quelli che tranciarono i cavi di una funivia con i loro aerei gridando "Yaa-hoo!", finendo impuniti, alla faccia delle vittime, solo perché erano soldati imperiali.

    1) Finirono impuniti perchè il compagno d'alema scambiò le vittime con la liberazione della baraldini, se non ricordo male.

    2) I marò che hanno saparato e uccisi vanno puniti. altro che americani. bisogna finire di montare la testa ai rambo che vogliono fare gli americani. condivido.

    3) Va detto, però, che i trattati inetrnazionali vanno rispettati. Se le acque sono internazionali, la nave è territorio della bandiera che batte non si deve pretendere di agire come se si fosse a casa propria.

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  3. Anonimo11:52

    Acque, leggi e trattati internazionali o meno, vallo a spiegare a un qualsiasi DIO che hai ammazzato due persone innocenti.
    Questa si chiama visione giusta delle cose.
    Fa bene l'India a non mollare.

    hendrix

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  4. paolo15:59

    :(
    Puttana, troia, il tuo compagno è un pederasta del cazzo, meretrice ideologica, fai schifo, torna in Iraq, dateci la Urru vi ridiamo la Sgrena, peccato che non sei rimasta secca. Il tutto condito con vergogna, infame, era meglio se non ti liberavano, Sgrena di merda. E a seguire. Quello che raccontiamo oggi è un 8 marzo un po' diverso dagli altri: quello di Giuliana Sgrena, già inviata del Manifesto e oggi firma di Globalist che da un po' di giorni (con il "picco" dell'8 marzo) sta ricevendo insulti e minacce. L'accusa: avere espresso sulla vicenda dei due marò italiani un'opinione difforme da quella della maggioranza dei commentatori e della stampa.

    Aveva scritto la Sgrena: "Nei confronti dell'India ci consideriamo noi i più forti e quindi pronti a far valere l'obsoleta consuetudine dello zaino o della bandiera (un militare risponde solo al paese di provenienza) e considerare danno collaterale la morte di due pescatori indiani disarmati e senza nessuna velleità piratesca, del resto disarmati non lo eravamo anche noi, a bordo della Toyota Corolla quella notte del 4 marzo 2005, nei confronti dei soldati americani? Se ci siamo permessi di lasciare impunita l'uccisione di Nicola Calipari perché non dovremmo farlo nei confronti di due poveri, sconosciuti pescatori indiani?".

    Una opinione che si può condividere e dalla quale si può legittimamente dissentire. Ed in effetti ci sono stati commenti positivi e altri negativi, anche aspramente negativi. Poi, complice un passa parola in ambienti "militareschi" o sedicenti tali, è arrivato lo tsunami di insulti, mezze minacce e quant'altro che ha costretto sia Globalist e l'amministratore della pagina Facebook di Giuliana Sgrena ad intervenire più volte, là dove i commenti avevano una vera e propria rilevanza penale. Estrema ratio, perché la politica della syndication è quella di confrontare opinioni, accettare critiche e confontarsi con critiche anche pesanti. Ma inaccettabili sono gli insulti, le minacce, le offese gratuite.

    Del resto anche qualificati ambienti militari, per quanto in disaccordo con il commento di Giuliana Sgrena, hanno espresso il loro disappunto e la loro netta presa di distanza da insulti e minacce, soprattutto se provenienti da persone che si presentano come militari o ex militari.

    Sicuramente, viste le perverse dinamiche di alcuni aspetti della comunicazione di massa, pur senza creare inutili allarmismi, c'è da capire se dopo una settimana di insulti qualche testa calda si senta autorizzato ad andare oltre. E su questo certamente vigileranno le forze di polizia. Ma questa storia, che parte dalle pagine di Globalist, è bene raccontarla proprio l'8 marzo, nelle ore in cui sta accadendo. Perché non sfuggirà a nessuno, anche dal tono delle offese, il fatto che per molti il fatto che Giuliana Sgrena sia una donna è un'aggravante.

    Questo era l'articolo incriminato
    (Vauro)

    aggiungo che casca a fagiolo con certe tue riflessioni di qualche post fa

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  5. siam20:14

    Secondo la logica di quest'ultimo intervento, qualora la vittima fosse un cittadino americano innocente bene farebbe l'America (come normalmente fa) ad intervenire nei paesi esteri per imporre la sua legge fregandosene del diritto internazionale, Sigonella docet. Complimentos

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