domenica 29 aprile 2012

Falsi miti a fettine - Parte Prima


L'utilizzo intensivo della menzogna e dell'inganno, che credevamo esclusivo del bugiardo compulsivo di prima, dello pseudologo fantastico, di quello della fichetta marocchina da 47.000 euro la settimana "nipote del presidente egiziano", per intenderci, non è terminata ma sta ormai dilagando senza più bisogno di nascondersi dietro la cosiddetta bugia pietosa, la scusa magra, la confabulazione attribuibile ai neuroni sofferenti di un vecchio megalomane.

Dopo le plateali bugie pinocchiesche di B. c'è stato un salto di qualità. Non è neppure questione di dire bugie, a pensarci bene. E' utilizzare un linguaggio che deve essere interpretato, è un senso che ne ha un altro nascosto da scoprire, è un discorso esoterico che finge di essere essoterico quando parla al pubblico ma si rivolge sempre e solo ai propri simili in maniera più o meno cifrata ed iniziatica.
Insomma il potere finanziario globale che brandisce la shock economy come un maglio per farsi strada verso gli ultimi fortini di resistenza, credendosi ed autoproclamatosi D**, si esprime attraverso dei profeti e noi non possiamo che diventare esegeti della Sua parola attraverso la loro. In fondo è un bene perché ci costringono a studiare economia, compresa quella macro, finanza, a tornare in questa università per adulti che serve in realtà come scuola di sopravvivenza, ad informarci, insomma. Chissà se si rendono conto di quanto ciò possa essere pericoloso per loro.
Vediamo dunque queste affermazioni, questi falsi miti raccontati dai profeti del Nuovo (Dis)Ordine mondiale e cerchiamo di tradurli nel loro vero significato. Come regola aurea esegetica, ricordate che spesso il significato o il senso dell'affermazione è celato nel suo stesso contrario.

"Abbiamo salvato l'Italia" (Mario9000 Monti in plurale majestatis freudiano). Questo Hannibal Lecter prestato alla politica  ci avrebbe salvato da B., come suggerisce, nella sua pochezza provinciale da Don Peppone, Pierluigi Bersani? 
Ma no, B. è perfettamente contiguo alla filosofia dell'entità economica finanziaria che ha preso il potere in Italia  - grazie, pensate, ad un vecchio comunista. Si è fatto da parte sotto il fuoco di copertura dello spread solo per sua convenienza, ovvero per la salvezza (forse) delle sue aziende flaccide e perché, per lui come per tutti i nostri padroncini delle ferriere, incapaci  di prosperare se non  in regime di statalismo inteso come sovvenzione statale alla loro incapacità, l'idea di qualcuno che riesca finalmente ad annientare l'art.18 e a licenziare con facilità mano d'opera, è l'unica cosa che provoca sempre un certo turgore nelle parti basse, senza bisogno di pensare al culo di Belen.  
Hanno salvato l'Italia, quindi, non si sa bene da che cosa o chi, perché gli speculatori  - che loro chiamano confidenzialmente ed ingannevolmente MERCATO - sono ancora al loro posto. Vivi, vegeti e speculanti. Nessuno li tocca.
Chi ha provocato la crisi del 2008 non ha ancora pagato un centesimo per le sue colpe. 
Come scrive il mio amico trader su Il Grande Bluff
"[...]  l'intero sistema finanziario delle economie avanzate è tecnicamente fallito almeno dal 2007 ed è un sistema strettamente interconnesso. Invece di Nazionalizzarlo, riformarlo, ripulirlo e cercare di ripartire, al prezzo di un lungo e duro periodo di Quaresima, si è deciso di fare di TUTTO per tamponare il sistema finanziario esistente, usando tutti i mezzi a disposizione sia a livello di Banche Centrali che a livello di Stati Nazionali, tamponando una crisi da debito con ancora più debito, attuando uno dei più grandi scaricabarile della storia dal debito privato a quello pubblico..."
Da quando non esiste più differenza tra banche commerciali e banche d'investimento, ed è una tendenza che va ormai globalizzandosi, i soldi che le banche ricevono dai governi e dalle banche centrali perché, poverine, sono in crisi, finiscono più nella speculazione che nel finanziamento ai privati ed alle imprese, ovverosia nell'economia reale.
Le attuali politiche di vivisezione a soggetto non anestetizzato, la tassazione selvaggia (compreso l'attacco senza precedenti al patrimonio immobiliare privato, dei semplici cittadini, che finirà per favorire le banche grazie all'istituto dell'ipoteca), e tutto l'impianto della cosiddetta Riforma del Mercato del Lavoro della dottoressa morte Fornero che lascerà milioni di persone senza pensione perché non avranno versato abbastanza all'INPS e i fondi privati costeranno troppo, non provocheranno alcuna CRESCITA ma solo povertà sempre più diffusa e distrazione di capitali verso destinazione ignota.
(trad. del passo biblico: "Abbiamo salvato le banche". Intanto affondiamo definitivamente l'Italia - thank you mr. B. - così potremo finire di comperarcela per quattro schei".)

"Ce lo chiede l'Europa". Mentre B. negli ultimi tempi si comportava come uno Schettino, ossia lasciava affondare la nave Italic per andare dietro a figa di paranza - e magari il suo ruolo in agenda era proprio quello, chissà - i nostri piazzavano l'altro Mario, il Draghi, alla BCE. Ormai anche i bimbi dell'asilo sanno che l'euro si salva solo se la BCE si comporterà da vera banca centrale e si metterà a stampare moneta e a comperare i debiti dei paesi membri per combattere la speculazione finanziaria, invece di prestare soldi alle banche che se li vanno a giocare il giorno dopo alle macchinette truccate della Borsa e della Roulette finanziaria.
Invece di telefonare a Draghi ed intimargli: "Stampi euro, cazzo!!", i "salvatori dell'Italia", aspettano che la Führerin Angela Merkel si convinca a rinunciare alla supremazia di questo Reich millenario travestito da kellerina dell'Oktoberfest per il bene di qualche pastore greco e delle sue capre e come debito di riconoscenza verso Platone. Intanto anche l'Europa si fotterà. Meglio ancora.
Il bello è che questo è un sistema dove nessuno si salva ma c'è ancora  qualcuno (la Merkel) che pensa di salvarsi.
(trad. "Ce lo chiede un'Europa nata già zoppa e debole, che non vuole fare niente per difendersi dalla speculazione. Non vuole nemmeno provarci. Noi intanto diamo la colpa alle caldane di una vecchia culona.")

"La crisi è un momento magico da utilizzare fino in fondo". (Corrado Passera) Ogni tanto anche loro hanno un momento di sincerità, non riescono a nascondere l'entusiasmo per l'irresistibile cavalcata delle loro truppe verso la vittoria finale e si lasciano andare ad affermazioni che sono più facilmente interpretabili di altre. Seminano indizi, insomma. Ci danno degli aiutini. Che si tratti di questa specie di Billy Boy del sistema bancario che si sta occupando amorevolmente di noi, con un occhio però sempre rivolto alla sua Intesa, oppure di economisti di scena incaricati di scrivere memorandum e linee guida contro la resistenza, nel caso il popolo decidesse di frapporsi tra i loro padroni e la gloria.
(trad. "La crisi è un momento magico da utilizzare fino in fondo per raggiungere i nostri scopi. Nun ce ferma nessuno, evvai!")

La posta in gioco è il tutto per tutto. Stavolta però in questo NeoTestamento non ci saranno Cristi con messaggi di speranza e redenzione o Isacchi salvati in zona Cesarini da un divino ripensamento. E' tornato il bel D** biblico di una volta, quello che se si incazza sono Sodome e Gomorre per tutti. Non ci saranno cristianacci porgiguancia ma solo, se ci lasciamo trascinare da loro, un bel viaggio verso l'annichilimento ed il nulla, il loop mentale nella matematica pura che conduce anche le menti più brillanti al caos della follia.

Essere mangiati. Questo sarà il nostro destino, a meno che i popoli non rispolverino i forconi, le tagliateste di Guillottin e non rendano di nuovo di moda il lavoro a maglia, giusto per ingannare l'attesa del prossimo castaman da decollare e sterminino senza pietà una classe dirigente ormai solo parassitaria grazie al diritto che un altro D**, forse quello vero, dà ai popoli che non ne possono più, attraverso la Sacra Rivoluzione. Mors tua vita mea.
A loro non basta la fame ma hanno bisogno della depressione, della disperazione che toglie la forza di reagire. Purtroppo però hanno la tendenza a strafare e il delirio d'onnipotenza porta sempre disgrazia a chi ne è preda. Il clima indubbiamente è prerivoluzionario, forse ancora più prerivoluzionario della repubblica di Kerensky e degli anni del Trianon di Antoinette. Più prerivoluzionario delle altre volte perché anche l'oppressione non è più di un solo paese ma è globabilizzata. Loro sono l'1% e noi siamo milioni. Diversi paesi stanno cercando di combattere e non rassegnarsi. Forse ci divertiremo.

mercoledì 25 aprile 2012

Fail Monty


"Confutatis maledictis,
flammis acribus addictis,
voca me cum benedictis."


(E' un po' lungo, fatevelo durare).

"Il rigore porterà lavoro e crescita", ha detto oggi Mario9000. Un'altra frase che dà ragione a chi sostiene che il nostro potrebbe essere entrato definitivamente in modalità "giro giro tondo", insomma essere impazzito. Perché il rigore, inteso evidentemente come aumento spropositato della tassazione sulla produzione e i consumatori, e la conseguente recessione, per non parlare della depressione instillata nella popolazione - si direbbe apposta - con questo continuo parlare di sacrifici, pianti in diretta, proclami di ineluttabilità delle decisioni ed incertezza generalizzata per il futuro,  escludono qualunque possibilità di crescita positiva.
La ricetta neoliberista finora applicata dal governo Monti e dai suoi tecnici, facenti parte di un'elite oligarchica ed aristocratica di ritorno, tesa solo alla protezione del proprio particulare e quindi totalmente inetta se portata a confrontarsi con l'interesse generale, può raggiungere solo  lo scopo di condurre il paese al default; dopo il quale, si potrà parlare di crescita e ripresa solo applicando una politica economica che sia obbligatoriamente l'opposto di quella neoliberista, quindi in contrasto con i principi che sembrano difendere Mario Monti, il presidente minuscolo napolitano e tutto l'arco (in)costituzionale della politica italiana. 

Quando in molti siamo caduti vittime della Sindrome del Salvatore, Monti veniva paragonato ad un chirurgo che non deve essere pietoso ma amputare senza pietà la gamba malata così il corpo guarirà.
In questi pochi mesi ci siamo ormai resi conto che la situazione dell'Italia è paragonabile a quella di un malato di cancro già in cachessia preagonica, quello stato patologico irreversibile dove, uno dopo l'altro, gli organi attaccati dalla malattia  collassano e rinunciano a svolgere la loro funzione e alla fine l'intero organismo muore. Failure, dicono gli inglesi. Fallimento. Ogni settore del nostro sistema produttivo sembra metastatizzato. Altro che gamba in cancrena.

Ora però, e la cosa pare francamente incomprensibile, Mario Monti è il medico che gira per il reparto dei terminali dicendo a tutti che il cancro è curabile e che basterà lasciarli senza cibo e deprimerli un po' con qualche programma televisivo lacrimogeno, per guarirli. A qualcuno dice perfino che è già guarito e che sta benissimo e che il suo malessere è solo un'illusione. O è pazzo o sta prendendoci in giro o è un maledetto sadico, direte.
A questo atteggiamento folle e contraddittorio, come se non bastasse, si aggiungono le sconcertanti millanterie e le colossali bugie che Monti sta  raccontando in sede nazionale ed internazionale sugli effetti dei suoi provvedimenti. Effetti in pratica assolutamente recessivi e contrari, lo ribadisco, a qualsiasi prospettiva di crescita. Quella crescita che sembravano volere tanto i mercati.

Il comportamento inadeguato e deludente dell'ossimoro del  consiglio che straparla e crede di avere la bacchetta magica per risolvere la crisi e  sembra prigioniero di un delirio di onnipotenza, e  i giudizi sempre meno positivi su di lui ed il suo governo, rappresentati in modo spietato in quell'indicatore dell'attività fisiologica del mercato che è l'andamento di Borsa e nei grafici dello spread che ha ricominciato inesorabilmente a salire, significano per molti che il mercato e la finanza non credono alla nostra possibilità di uscita dalla crisi e che quindi Monti ha fallito.
Quel che è peggio è che la sensazione ormai diffusa è che Monti sia stato scaricato dai suoi protettori, dai committenti, da coloro che lo hanno imposto come deus ex machina. Lo stanno scaricando perché si è rivelato un incapace, perché si è lasciato prendere la mano dal compito e sta sbroccando, quindi non è più affidabile, oppure il prof. Mario Monti ha già compiuto la missione e non ce ne siamo accorti e si sta facendo solo un po' di teatro di contorno?

Sergio Di Cori Modigliani ha riassunto in questo modo la cronistoria degli ultimi mesi:
"L’8 gennaio del 2012, Mario Monti va a Londra. Le cose vanno male, molto male in quel momento. Da fonte certa sappiamo che si incontra con il governatore della Banca d’Inghilterra, con il responsabile di Goldman Sachs in Europa, e con alcuni maestri venerabili di logge massoniche inglesi con i quali strappa un accordo: garantisce la svendita di gioielli nazionali attraverso abili dismissioni, l’incorporazione e l’ingresso attraverso la ricapitalizzazione di banche italiane dentro fondi a rischio sotto l’ombrello di Black Hawk investment garantito dalla Royal Bank of Scotland e da Goldman Sachs che ne è il custode. In cambio, ottiene la promessa che la finanza inglese abbatterà lo spread tra i bpt italiani e quelli tedeschi portandolo da 420 a 195 e provvederà affinchè il pacchetto di controllo di Unicredit finisca nelle mani degli arabi che investono a Londra e BancaIntesa finisca nelle mani di un colosso finanziario anglo-tedesco.  Come garanzia mette a disposizione diverse tonnellate d’oro della riserva strategica nazionale. Torna a casa tutto contento e presenta dei conti stabiliti su quelle decisioni. Previsione di Monti: al 30 marzo 2012 lo spread sarà intorno a 220, Unicredit in borsa varrà all’incirca 5,5 euro e BancaIntesa intorno ai 2 euro. Le banche italiane riceveranno soldi dalla Bce che investiranno una parte in bpt nazionali e l’altra nei fondi derivati suggeriti dagli inglesi. Dopo una ventina di giorni va in Usa dove vede gli omologhi americani. Si presenta come l’ago della bilancia europea e garantisce agli americani che fungerà da ammortizzatore in funzione anti-Merkel smontando l’asse tedesco anti-Obama. Torna a casa tutto contento, con la truppa mediatica asservita che esalta il grande condottiero.
Passano quarantadue giorni. Lì avviene qualcosa che io ignoro. [...]
Mario Monti litiga con tutti. Ma non si sa perché.
Gli inglesi sono imbufaliti. Gli americani lo detestano. E da dieci giorni è entrato in rotta di collisione anche con la Francia e con il Fondo Monetario Internazionale.
L’Italia è di nuovo drammaticamente isolata. Invece che finire a 200, lo spread sale a 400.
Unicredit, invece di volare con il vento di poppa crolla ai minimi storici, idem BancaIntesa.
Tutti i dati macro-economici presentati come previsione a tre mesi dal governo in data 15 giugno 2012 si rivelano sbagliati clamorosamente.
Corrado Passera inizia a fare dichiarazioni opposte e contraddittorie a quelle di Monti.
Mario Monti corre in Cina a metterci una pezza e lì si inventa l’applauso di Obama rischiando un grave incidente diplomatico. Da quel momento in poi tutti gli indici economici italiani virano in assoluto negativo e cambia di 180 gradi la comunicazione ufficiale da parte della BCE, del Fondo Monetario Internazionale, del Wall Street Journal, del Financial Times, di Asia Times, rispetto al nostro paese. Come mai? Che cosa è successo? (fonte)
La faccenda dell'oro sarebbe clamorosa, se confermata, ma forse intaccare le riserve auree non è così fattibile, per fortuna. 

Secondo me la missione di Mario Monti, al di là di cosa possa essersi rotto tra lui ed i suoi interlocutori stranieri, era soprattutto quella di ottenere dai partiti - questi avventizi che occupano abusivamente da anni il concetto di Politica come governo della nazione -  il pareggio di bilancio in Costituzione, ossia di aprire la strada alla privatizzazione selvaggia e favorire lo smantellamento dello Stato Sociale. Per conto della Finanza e delle Multinazionali psicopatiche, naturalmente, che hanno messo gli occhi sulle ultime cose di valore che possediamo. Per magari acquisirle a prezzo di saldo e farle fallire per eliminare concorrenti.
Mario Monti l'ha ottenuto, il pareggio di bilancio in costituzione, nel silenzio assoluto, il 18 aprile scorso (uniche astenute Lega ed IDV), con la complicità di B. che ha tenuto a cuccia i suoi pierfidi mediatici; con la complicità del PD, il soccorso rosso benemerito della reazione più retriva e con quella della Casta della politica dei nominati, troppo intenta a contare gli schei e a fare vacanze in barca, ottusa dalla coca, dagli appartamenti, dai gioielli e dalle puttane per pensare al bene della nazione. La classe politica più corrotta e bulimica di ricchezze e meno competente di tutta la nostra storia. Con personaggi simili a quelli che nell'Argentina menemiana si chiamavano "alzamanos", quelli che alzavano la mano in Parlamento e basta.

Ora però pare che il testo dell'articolo 81 riformato sia stato scritto in modo da essere ampiamente interpretabile. All'italiana, insomma. Secondo questo articolo dell'Espresso, fermo restando i pericoli ai quali andrebbe incontro il nostro welfare e il ruolo stesso di controllore del mercato che ha attualmente lo Stato, a causa del divieto di mettere in pratica politiche keynesiane di sviluppo, l'odiato provvedimento potrebbe permettere ancora conti truccati e giochetti vari, inefficaci per le politiche di rigore di Angela Merkel. Insomma potrebbe essere non abbastanza truce ai nostri danni, secondo i committenti.
E' questo il motivo per il quale stanno scaricando Monti? Perché non è riuscito a tenere a bada i cani della politica? Perché ha pensato a pavoneggiarsi nei salotti buoni mentre i soliti marpioni sistemavano le cose a modo loro perché nulla cambiasse a loro svantaggio? Perché il contabile ha fatto i conti senza gli osti della politica?

In ogni caso ora forse Monti non serve più. Che la sua missione sia compiuta, lo dimostrerebbero altri indizi. 
Da qualche giorno, a fare da contrappeso allo sputtanamento sistematico della corruzione di alcuni partiti, è ricominciato il fitto lancio di fumogeni mediatici (a cura della sinistra di Vichy) dello stucchevole caso Ruby, oppure dei soldi dati alla mafia negli anni 70 da B. perché vittima di minaccia di sequestro. Tutte notizie che dicono una cosa per nasconderne altre dieci e molto più importanti e gravi. Tutte cose che dovrebbero far male a B. ma in fondo non gliene fanno nemmeno tanto. Ormai il gioco, cari signori, è scoperto.
Nascondere, per esempio, che se l'imputato paga milioni ad una  minorenne che dice di non avere fatto sesso con lui, può solo voler dire che l'imputato l'ha ammirata farlo con altri, magari altre ragazzine minorenni. Si chiama pornografia infantile ed è un reato peggiore della prostituzione minorile. Ma a noi fanno credere che si possano dare 47.000 euro alla settimana ad una squinzia che fa il mestiere solo per la sua bella faccia e che sia una cosa normale assumere un boss mafioso come guardia del corpo. Come fare le vacanze in barca. 

Insomma si sta preparando il ritorno in pompa magna dei politici di prima, i nefasti A.B.C. e AB normal vari, perché chi aveva solo bisogno del cambio della costituzione per invadere le ultime roccaforti di welfare rimaste ed argentinizzarci, ora non è più interessato a chi governerà l'Italia. Potrebbe perfino ritornare B.,  o risorgere Mussolini dalla tomba, non gliene frega niente. Il mercato non vuole la crescita ma solo il caos.
Il caos tra politica ed antipolitica, ad esempio. Il Grillo espiatorio, il riciclaggio di partiti sporchi, il cambio di nome, come se bastasse quello per rifarsi una verginità ormai perduta. Il caos.
E' la shock economy, è merda pesante, non un té per signore. Se avessero avuto veramente bisogno di un paese in crescita ed in salute non avrebbero messo un Dottor Morte in sala rianimazione e ci avrebbero liberato prima di B.
Il puttaniere non era in grado di scardinare la Costituzione. Troppo invischiato nei suoi casini. Ci voleva uno che compisse il miracolo, uno con la faccia da prestidigitatore dell'Ottocento e l'emotività di un robot del futuro. Mario9000 ha premuto il pulsante dell'autodistruzione, forse non beccherà la gratifica promessa perché s'è allargato troppo e noi rimarremo qui, ad attendere che finisca l'ultima goccia di ossigeno.


domenica 22 aprile 2012

L'intollerabile eresia della sovranità nazionale


Eccola, Cristina Fernandez de Kirchner, la Presidenta eretica, mentre sta per pronunciare le parole che, alle  orecchie dei devoti della deità monetaria globalizzata, sono parse sonore bestemmie: nazionalizzazione, interesse nazionale e sovranità nazionale. 

Attraverso la "legge sul recupero della sovranità nazionale sugli idrocarburi" proposta dal governo all'approvazione del Parlamento, lo stato argentino riacquisirà il 51% della Società YPF (attualmente di proprietà della spagnola Repsol). Di questo 51%, il 51% sarà controllato dallo stato centrale e il 49% dai governi delle provincie petrolifere argentine. Il 49% del patrimonio azionario di YPF rimarrà ai privati, nazionali o stranieri.
I motivi della nazionalizzazione del 51% di YPF decisa ora dal governo argentino - anche se Fernandez ha tenuto a ribadire che non si tratta di una decisione governativa ma statale, cercate di capire la sottile differenza, - sono molto semplici.
Da quando ha acquisito il controllo su YPF, Repsol ha fatto molto per aumentare i propri profitti, dirottarli altrove e diminuire gli investimenti nel paese ospite. Tanto che l'Argentina, paese produttore, l'anno scorso ha dovuto importare petrolio per il consumo interno come mai prima nella sua storia.

La YPF s.a., la compagnia petrolifera nazionale, l'ENI argentina, per intenderci, fu privatizzata e (s)venduta alla Repsol spagnola dal presidente Menem negli anni novanta. Quelli del saccheggio, della riedizione moderna e potenziata dei pirati autolegalizzatisi e delle multinazionali psicopatiche che andavano in Sudamerica a far bottino senza ottenere particolare resistenza da parte della classe politica locale. Anzi, il profumo dei soldi, elargiti a man bassa da chi poteva ad una Casta bulimica, rendeva tutti molto accomodanti e ben poco patriottici. 
Furono gli anni della privatizzazione della telefonia argentina "per aprire alla concorrenza" (vero Telecom?) e che finì in un odioso cartello tra compagnie telefoniche straniere che praticavano le tariffe più alte del mondo e costringevano gli argentini a dover fare a meno del telefono. 
Gli anni in cui l'Argentina era tanto simpatica perché i suoi bond ci avrebbero fatto guadagnare tanto in poco tempo, dicevano i cialtroni in giacca e cravatta, i volonterosi carnefici dell'ultraviolenza finanziaria, proponendoli  ai pensionati con qualche milioncino di risparmi, senza informarli dell'altissima rischiosità di un investimento su un paese sull'orlo del default. Rischiosità della quale erano invece perfettamente informati i vampiri dell'alta finanza che scommettevano, allora come oggi, sul prossimo paese che sarebbe andato in default. L'Argentina il default lo visse nel 2001.

Cristina ci ha solo ricordato che le multinazionali e la finanza mondiale si comportano come i virus, che una volta infettato l'ospite lo spolpano fino ad ucciderlo e che la privatizzazione di tutto non è proprio questa gran figata. Visto che esiste una cosa polverosa ed antica chiamata "sovranità nazionale" (lo so, per noi italiani è un concetto quasi incomprensibile, visto che conosciamo solo la versione limitata della sovranità), la Presidenta ha reclamato il diritto del proprio paese di poter disporre dei propri giacimenti e della ricchezza che da loro può provenire. A maggior ragione in tempi di pick oil e di guerre create ad arte per andarsi a prendere in giro per il mondo gli ultimi giacimenti disponibili. 
Solo che, fin che lo fanno gli USA e i loro maggiordomi tipo l'Italia, che spende milioni di dollari nel militare per fare la comparsa raccoglibriciole in Afghanistan, va bene; quando tenta di farlo un paese sovrano che pensa al proprio interesse nazionale ed al proprio popolo (una parola che quasi nessun governante pronuncia più)  e non giustifica le vessazioni sul proprio popolo, appunto, con il "ce lo chiede l'Europa", per esempio, si grida all'insubordinazione.

La sovranità nazionale, l'essere padroni delle proprie ricchezze. Concetti demodé e pericolosi perchè mettono a nudo le magagne del sistema globalizzato, quindi eretici. Gli eretici che pronunciano l'eresia vanno bruciati sul rogo.
Si è fatto molto colore ironico, sui giornali, sul fantasma di Evita che pareva ispirare Cristina da tutti i poster alle pareti ma io penso che il principio enunciato da Fernandez non sarebbe dispiaciuto affatto ad  un altro illustre fantasma: quello del visionario Enrico Mattei
A proposito di italiani. C'è già chi ora trema per i dividendi del CEO di ENEL  e Mr. Jeeves Monti, il maggiordomo inglese a capo dell'Italia, ha perfino scritto a Cristina, tutto preoccupato per le conseguenze della nazionalizzazione petrolifera argentina ai danni di ENI, con la Merkel dietro che suggeriva, pungolandolo: "Dì che glielo chiede l'Europa!"
Prima di ingenerare confusioni, visto che l'impresentabile politica italiana già grida contro l'intollerabile arbitrio della Presidenta, per farsi bella con i banchieri, ricordiamo che l'Argentina, per esempio, dal 2010 ha una legge che equipara le unioni omosessuali a quelle eterosessuali e dal 2009 una legge che limita fortemente la concentrazione privata sui mezzi di comunicazione. Praticamente una legge contro il conflitto di interessi. Sicuramente il peronismo ha ottenuto di più e può considerarsi più efficace politicamente e perfino più di sinistra del Partito Democratico.

L'arma convenzionale del sistema per combattere l'eresia dei paesi emergenti  come i BRICS, l'Argentina e quelli che si ribellano alla dittatura del FMI, è la denigrazione dei loro successi.
Mi piacciono soprattutto coloro che dicono che i dati della resurrezione argentina sono fasulli. Dovrebbero, per correttezza, chiedere anche a Obama, al FMI  e a tutti i geni della lampada mondiali; dai capi di stato ai ministri dell'economia fino all'ultimo banchiere, compresi quelli che sono stati nominati salvatori della patria dall'oggi al domani perché rischiavano di far fallire le proprie banche, gli imprenditori della provvidenza scesi in politica per non fallire, e gli altri incapaci messi a giocare con le vite degli altri mentre ne arraffavano i patrimoni, se anche i loro conti possono essere definiti in ordine. 
La dichiarazione infedele e il falso in bilancio sono il vero motore del nostro tempo e l'unico modo per mascherare il fallimento completo strutturale e profondo del sistema stesso, ostaggio del gioco truccato della Finanza.  Chi è senza peccato, direbbe il Nazareno ritornato sulla Terra, scagli il primo libro contabile.
Del resto, dopo l'11 settembre, possono davvero farci credere qualunque cosa. Che siamo in crisi, che oggi la crisi è finita, che no, occorre ancora un poco di sangue nostro e dei nostri figli, che stiamo uscendo dalla crisi; no aspetta, ancora qualche tassa qua e là e abbiamo finito o finiremo come la Grecia, no noi non siamo la Grecia, dobbiamo tassarvi se no finiamo come la Grecia, la crisi è finita, no è ricominciata, anzi la crisi è finita, andate in pace. 
Que se vayan todos, ma veramente.

mercoledì 18 aprile 2012

Niente, niente, sono solo i lacrimogeni


Vicepreside. Ha ragione Luca Telese a definirla così ma a me Elsa Fornero ricorda una figura assai più perturbante della mia carriera scolastica alle elementari: l'assistente sanitaria.
Non me la sono mai dimenticata. Era una cinquantina piccola e dalla faccia dura e rugosa come quella della Cosa dei "Fantastici 4". Capelli corti e neri e rossetto sempre sbavato sugli incisivi radi. Sempre in camice bianco che più bianco non si può. Poveretta, magari in privato era una pasta di donna che coccolava i nipotini a forza di pane e nutella, ma mi terrorizzava.
Poteva arrivare in classe in qualunque momento della mattinata e non si faceva annunciare, faceva irruzione. Spalancava la porta con la stessa grazia che avrebbero usato i Delta Force, gracchiando: "Visita medicaaa!" Da quel momento poteva capitarti l'intradermoreazione alla tubecolina oppure una di quelle schermografie, fatte nel cortile della scuola con l'unità mobile, che andavano così di moda negli anni '60, fottendosene bellamente delle conseguenze delle radiazioni sugli impuberi. Mi viene da ridere a pensare che oggi, dal dentista, per una lastrina ad un molare escono tutti dalla stanza e tu rimani lì con dieci chili di piombo a grembiulone addosso che ti ricopre dal collo ai piedi. Allora si andava più per le spicce. Due, tre proiezioni ciascuno, e avanti il prossimo. E' strano che noi degli anni Sessanta non siamo fosforescenti al buio.


Il potere dell'assistente sanitaria sulla tua salute era quasi assoluto, a meno che il pediatra non ti facesse un certificato d'esenzione per l'intradermoreazione alla tubercolina o altre diavolerie del genere. E, ovviamente, tutto ciò che ti faceva: punture, lastre e visite, comprese le sgridate e gli scappellotti (allora usava, mica c'erano i genitori di oggi), perché a volte, in quanto bambino, ti capitava di piangere, era per il tuo bene. Ti faceva male ma era necessario e non si doveva discutere. Come la riforma della Fornero.

domenica 15 aprile 2012

La purga taragna


Ho sentito parlare in un comizio Rosy Mauro una volta sola anni fa per radio, durante la trasmissione in diretta, a cura di Radio Radicale, di un evento legaiolo tipo Sghei Pride sul prato di Pontida. Mi è bastato per il resto della vita.
Una roba oscena. Una vomitata a getto di insulti razzisti, di qualunquismo, di ottusità economica, di anticomunismo in confezione famiglia. Con  la stessa veemenza e violenza verbale nei confronti dei nemici di razza e religione del convertito che, per far dimenticare di non essere purosangue, diventa il più fanatico tra i fanatici razzisti. L'unica figura mitologica che può rendere l'idea per un possibile paragone per approssimazione con quella sindacalista padana sputaveleno è l'Erinni. Mi ricordò anche Linda Blair ne l'Esorcista quando se la prende con il povero Padre Karras. Una strega? Beh, è dura ricacciare l'archetipo nell'ombra dell'inconscio quando una donna si comporta così bene da evocartelo.

Ora, capisco che il femminismo piagnone per il quale non si può dire nulla delle donne se no è maschilismo (lo stesso meccanismo ricattatorio per il quale non si può dire beo di Israele se no si è antisemiti) grida alla caccia alle streghe ed all'ingiusta punizione nei confronti della povera ragazza, come se fosse stata una mammoletta. Il problema è che Rosy Mauro non sarà la peggiore animala politica che abbia mai calpestato le aule parlamentari ma è comunque uno dei punti più bassi toccati dal genere femminile in politica. Non perché ha il toy boy (un po' stagionato, invero, poteva fare meglio) e si diletta di tarocchi e magie varie con l'altra dark lady padana, la Marrone, ma perché era una nullità, una che sullo scranno del Senato combinava solo disastri. Se non ve la ricordate bene in azione, rinfrescatevi la memoria.

sabato 14 aprile 2012

Esplosioni spontanee

Brescia, piazza della Loggia
Quello delle esplosioni spontanee di vario materiale detonante, dal Semtex al C-4, dal tritolo alla gelignite, è un fenomeno naturale curioso, simile alla combustione spontanea, che in Italia si è verificato molte volte, nei luoghi più diversi
Soprattutto nelle banche (Milano 1969), stazioni ferroviarie (Milano 1969, Roma 1974, Bologna 1980), piazze (Brescia 1974 e 1976), treni (Gioia Tauro 1970, San Benedetto Val di Sambro 1974, Vernio e San Benedetto Val di Sambro 1984), ferrovie (Incisa Valdarno 1975, Rigutino, Terontola 1975, Vaiano e Vernio 1978 e 1983, Gioia Tauro 1985, Surbo 1992), aerei (Ustica 1980), autostrade (Capaci 1992), strade (Milano 1980, Firenze 1985, Palermo 1992, Roma, Firenze e Milano 1993), università (Milano 1970), auto (Peteano 1972, Palermo 1983, San Vito lo Capo 1985).

Anche se qualche gruppo eversivo e mafioso ha tentato di attribuirsi, per mera smania di protagonismo, la paternità delle bombe ed altri fantasiosi, giudici e storici, chiamano il fenomeno con il curioso appellativo di "strategia della tensione", attribuendone la responsabilità ad inesistenti forze oscure, possiamo tranquillamente affermare che l'esplosione spontanea non è assolutamente ascrivibile a volontà umana ma è da annoverarsi nei normali, anche se assai spiacevoli, eventi naturali e, in alcuni casi, l'evento percepito potrebbe essere scaturito da semplice suggestione. 

martedì 10 aprile 2012

Ultimo tango a Roma


Non so se hanno pienamente ragione i Laocoonti e le Cassandre dalle profezie terrificanti a stringikoolo come Paolo Barnard e Lidia Undiemi. Forse un tantino esagerano, come tutti coloro che possiedono la luccicanza. Però, potrebbero in gran parte avere ragione e noi ci staremmo quindi comportando come i troiani (più troioni, invero) che, trascinando il cavallone di legno in piazza, gentile omaggio del FMI, preferiscono dileggiare i profeti di sventura e fare spallucce piuttosto che svegliarsi e preparare le lame taglienti, le carrette ed allenarsi nel famoso tiro alla Jesus Quintana - con tanto di leccatina - delle teste di Lagarde & Co. e dei loro volonterosi carnefici.

In realtà, ciò che mi preoccupa ancor di più delle Cassandre sono gli amici argentini che, guardando all'Italia, cominciano a notare delle straordinarie rassomiglianze tra la nostra attuale situazione e la loro del 2001, quella che li condusse al default.
Sere fa, dopo aver letto l'articolo di Horacio Verbitsky "Ora si che sembrate l'Argentina" e su consiglio di MC, ho visto il documentario di Fernando Solanas "Memoria del Saqueo" (Diario del saccheggio) che racconta appunto quel dramma nazionale e soprattutto il suo antefatto. Gli anni ottanta dell'iperinflazione, della disoccupazione e del crescente debito con l'estero e gli anni novanta della scientifica spoliazione del patrimonio statale argentino da parte del Neoliberismo criminale globalizzato e della sua ultraviolenza economica perpetrata dai suoi proconsoli a Buenos Aires: il presidente Menem, il ministro dell'economia Cavallo e l'altro presidente De La Rua.  Consiglio vivamente la visione del film non prima di esservi presi un efficace antidepressivo.
Come complemento del film, in questo brillante lavoro accademico, si trova un'ottima ricostruzione della caduta dell'Argentina nel precipizio del default e di come il paese sia, nonostante tutto e solo dopo qualche anno, risorto, fino a raggiungere un insperato livello di crescita dell'8-10% annuo e ad un notevole miglioramento del livello di vita della popolazione.

L'ultraliberismo degli anni novanta poté saccheggiare liberamente le risorse dell'Argentina e smantellare gran parte delle conquiste sociali esistenti grazie alla connivenza di una classe politica locale corrotta fino al midollo che Solanas definisce senza mezzi termini MAFIOCRAZIA; ad un Parlamento ridotto a poter solo alzare la mano per approvare le peggiori leggi antipopolari e antinazionali; ai media in mano a pochissimi monopolisti impegnati in una serrata propaganda a senso unico (non suona familiare tutto questo?) e ad una serie di leggi economiche devastanti, la prima delle quali può essere considerata la famigerata legge di convertibilità del 1991 che sanciva la parità dell'austral (nuova denominazione del peso) con il dollaro. L'Argentina di quegli anni era per giunta affetta da mali che ben conosciamo: la corruzione dilagante, il debito pubblico alle stelle, l'endemica evasione fiscale e la fuga di capitali all'estero.
La cura di Cavallo, fatta di liberalizzazioni e privatizzazione di tutto il privatizzabile, nel senso anche di svendere o regalare i gioielli di famiglia ad investitori (quando andava bene) se non speculatori stranieri - mentre una casta predona ci si ricavava una fortuna -  portò ad un iniziale abbattimento dell'inflazione ma non evitò la recessione del 1999 e livelli sempre crescenti di debito, che nemmeno massicci licenziamenti nel settore pubblico servirono ad abbassare. La disoccupazione passò al 24% e la povertà arrivò a colpire il 52% della popolazione.
La gente cominciò per paura a ritirare i soldi dalle banche e, di conseguenza, Cavallo introdusse il corralito, ovvero il divieto per gli argentini di prelevare più di 250 dollari la settimana dai propri conti bancari.
Fu l'inizio della rivolta popolare, degli scontri di piazza con i morti, dei cacerolazos, dei supermercati saccheggiati da un popolo alla disperazione ed alla fame, degli argentini che riscoprivano il baratto come mezzo per continuare a scambiarsi beni e servizi. Una torta fatta in casa in cambio di un babysitting. Il governo ultraliberista dovette alla fine rassegnare le dimissioni.
Dopo la dichiarazione del default, la prima misura dei governi successivi fu il ritorno al peso (legge di convertibilità) e una conseguente svalutazione della moneta sovrana. Le merci argentine, di nuovo competitive sul mercato, fecero decollare l'export e una serie di misure, come la richiesta ai debitori internazionali di "mettersi in fila ed aspettare il proprio turno", adottate dai governi Kirchner, hanno permesso al paese di ricominciare a crescere e di ridurre la disoccupazione a livelli inferiori al 10%. L'Argentina di oggi, a undici anni dal default, è un paese in grande ripresa e con ottime prospettive future.

Se è vero che noi adesso sembriamo l'Argentina del 2001, soprattutto per la presenza di questi proconsoli, questi ponziopilati bocconiani in missione per conto del Dio Denaro, non vorrei che si pensasse che  anche da noi tra qualche anno si verificherà il lieto fine argentino e quindi convenga solo aspettare seduti il deus ex machina.
Gli argentini hanno sputato ettolitri di sangue per risollevarsi e noi invece siamo decisamente inadatti alle rivoluzioni. La rivoluzione, come la partita di calcio, preferiamo guardarcela comodamente in salotto alla televisione. I lavoratori argentini hanno preso in mano le fabbriche e le hanno risanate. I nostri stanno ancora ad ascoltare i sindacati che vanno a mangiare l'astice e a ridacchiare con i padroni. Gli argentini hanno patito la fame vera. Da noi c'è ancora gente che al bar scommette 500 euro su chi uscirà quella settimana dal "Grande Fratello", ne abbiamo ancora tanta, di pastasciutta, da mangiare.
C'è un problema ancora maggiore, ad allontanare il lieto fine. Se, come ci ripetiamo da mesi, come un mantra spocchioso, noi "non siamo la Grecia", non abbiamo mica solo yogurt, capre, villaggi vacanze, ruderi a cielo aperto e dissenteria ma siamo l'Italia, è altrettanto vero che noi non siamo l'Argentina. Non abbiamo le enormi risorse naturali che ha quel paese. Non abbiamo la soia da vendere a prezzi stracciati alla Cina, non abbiamo il petrolio. Se l'Argentina ha potuto risollevarsi è stato in gran parte merito di questi asset, soprattutto quello agro-alimentare.   Noi, per essere franchi, non abbiamo un cacchio. Abbiamo gli imprenditori fichi alla Marchionne e Montezemolo (Marchionne che difatti sta guardando con concupiscenza all'Argentina per produrre macchine agricole). Abbiamo i creativi con il ciuffo alla Lapo Elkann, i Giorgetti, gli stilisti modevni, la capacità di cavarcela sempre in ogni situation e, come arma segreta, un koolo pazzesco. Però non abbiamo i fondamentali: l'oro nero, le tonnellate di grano, le mandrie di bestiame che risolvono i problemi.
Forse ci potremmo salvare solo se convertissimo tutto il nostro paese in uno sciccosissimo salotto buono, un paese dei balocchi e dei divertimenti tra arte, turismo, spettacolo, gastronomia, sesso e trasgressione. Fankoolo le industrie tradizionali e le macchinette rugginose da quattro soldi ma produrre solo Ferrari, panfili della madonna, oggetti di lusso, moda e tutto ciò che viene spremuto dalla creatività nazionale e che quei cinesi di merda non potrebbero fare nemmeno facendosi venire gli occhi tondi dallo sforzo. Restaurare tutto il restaurabile: palazzi, chiese, musei e fare pagare il biglietto a orde di turisti bramosi di cultura che poi dovranno mangiare, dormire, trombare e portarsi via qualche souvenir. Forse così potremmo salvarci, forse.
Sperando di non dover prima ballare quest'ultimo tango.

domenica 8 aprile 2012

L'uomo delle pulizie


Per carità, stando al Ministero degli Interni qualche giochetto sporco l'avrà pure imparato, soprattutto di quelli che servono a fottere gli (ex) amici, ma vuole proprio farci credere che la Lega è diventata un'associazione per delinquere di stampo familiare a sua insaputa?

giovedì 5 aprile 2012

Denaro, sterco del Gemonio


Nessuna meraviglia. La parola chiave era, ed è sempre stata, spartizione. Lo sosteneva il Miglio verde e si era capito ormai da un pezzo che il masterplan di questi figuri lombrosiani era proprio quello.
Il Nord ai cornutazzi della Lega e alla Famiglia Addams di Gemonio, il Sud alle Famiglie. Il patto. Due terre di nessuno al di fuori della legalità, la vietnamizzazione Nord-Sud dell'Italia, dove entrambi, legaioli e mafiosi, avrebbero fatto i loro affari in santa pace, lasciando il popolo bue nordista a farsi infinocchiare dalle bubbole sull'espressione geografica Padania  - ora, ad honorem, ribattezzata Ladronia - e dalle vomitate razziste contro negri e terroni.
Indipendenza, padroni a casa nostra, secessione, ce l'abbiamo duro, ripetevano in coro i simpatizzanti, gli unici cornuti al mondo a mettersi spontaneamente le corna in testa ostentandole pure, ascoltando i leader sbraitare dal palco di Pontida. Quelli intascavano i soldi e, contrariamente ai piani stabiliti dagli ideologi verdi, le Famiglie, invece di rimanere in Terronia a coltivare fichi d'India, si allargavano sempre di più al Nord, comperando amministrazioni, aggiudicandosi appalti ed infiltrandosi nel territorio. Tanto che i presunti intrallazzi con le 'ndrine possono adesso meravigliare solo l'ultimo degli ingenui.
Mi sembra giusto che finisca così. Gli sta bene come un vestito a festa, agli italiani. Soprattutto agli ultrapirla del Nord che se la sono fatta fare sotto il naso dal Cerchio Magico dove il più furbo, alla fine, è proprio il Trota. Eh si, sta a vedere che il Trota è un genio, un Kaiser Soze che ha fatto credere a tutti di essere un povero imbecille. Lo ha fatto credere soprattutto a suo padre.

Ogni tanto capita di scoprirsi qualche perversione insospettata, di sentirsi accendere qualche diavolo in me. In questi giorni il sadismo, quello buono del Divino Marchese, può venir fuori in tutto il suo splendore ascoltando su Radio Padania - compito che però lascio volentieri all'eroico Daniele Sensi - i commenti dei delusi, confusi ed infelici padani, rimasti improvvisamente a corto di miti. Con il Dio Po che rischia di diventare solo l'inizio di un bestemmia che si strozza in gola. E' vero che molti resistono ancora come giapponesi nella giungla a difendere l'Imperatore di Gemonio, dando la colpa di tutto ai terroni che lo circondano (moglie, badante, tesoriere) ma durerà poco. Con i giornali di B. che paragonano la casa di Bossi a quella di Fini dovrebbero capire che ormai sono già partite le teste di cavallo.
Ciò che, possiamo scommetterci, non faranno i medesimi giornali centrodestri è ricordarsi delle tante voci sui soldi arrivati fin dagli anni novanta dal "mafioso di Arcore" affinché i verdi leghisti la smettessero di chiamarlo "mafioso di Arcore"  sulla "Padania" e fare, di conseguenza, due più due uguale quattro.
Ormai ci arriverebbe anche un bimbetto di tre anni. Leghisti tacitati negli anni a suon di dané, alleati legati a filo doppio ad imprenditori milanesi ma con amicizie siculissime, incaricati entrambi di mettere a segno il piano di spartizione e spoliazione dell'Italia.
Quando qualcuno minaccia di rompere le antiche alleanze - la Lega voleva ballare da sola alle prossime elezioni, vero? - qualcun'altro ricorda che i patti si rispettano.  Il cerchio magico si chiude. Il Nord ormai metastatizzato dalle mafie ringrazia.


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