mercoledì 30 maggio 2012

'A trivella



Come tutti coloro che hanno vissuto i due forti  terremoti del 20 e 29 maggio, sia pure solo indirettamente e senza patirne conseguenze gravi se non lo spavento, la nausea da traghetto con il mare grosso per tutto il giorno e un paio di scariche violente di adrenalina durante le scosse, mi sono posta delle domande e anch'io, dopo aver letto molte cose in rete in questi giorni, mi sono fatta, come Debora Billi, l'idea che  regni una gran confusione, sulla quale marciano anche sicuramente in molti. C'è chi spara cavolate su Maya e congiunzioni astrali  e chi vuol far finire nel calderone delle cavolate anche le domande più che legittime dei cittadini che meriterebbero una risposta più approfondita della risatina e della derisione nei confronti del complottismo internettiano.
Ciò che ciascuno di noi più seriamente può fare, è cercare di riordinare le informazioni che si trovano in rete e ristabilire un poco di logica nell'argomento, per quanto è possibile. Perché questa non è la storia di ciò che è accaduto ma di ciò che potrebbe accadere in futuro.

C'è confusione, dicevo. Ad esempio sul fracking che, secondo alcuni, avrebbe provocato i terremoti in Emilia propagatisi poi in tutto il Nord Italia  e, oltre alle scosse, anche il fenomeno della subsidenzacon l'apertura di enormi crepe con fuoriuscita di melma sabbiosa dal terreno. Fenomeni che hanno giustamente creato grande allarme nella popolazione, oltre al progetto di realizzazione di un deposito sotterraneo di gas a Rivara a San Felice sul Panaro, la cui storia è raccontata qui.
Il fracking (idro-frammentazione) è una pratica di estrazione di gas naturale e ultimamente anche di petrolio attraverso iniezioni ad altissima  pressione di acqua e sostanze chimiche in profondità nel terreno, che fratturano le rocce per liberane il gas intrappolatovi. La tecnica risale agli anni '40 del secolo scorso ed è stata sempre più perfezionata nel corso dei decenni dall'industria petrolifera. La prima corporation a sfruttarlo economicamente fu Halliburton. L'attuale tecnica di estrazione di shale-gas, è stata introdotta nei primissimi anni novanta.

Sul fracking sono sorte da anni parecchie controversie negli Stati Uniti, dove si è notato, nelle aree in cui è praticato intensivamente, un aumento dell'attività sismica o addirittura la comparsa di violenti terremoti in zone normalmente "tranquille" e si sono documentati livelli preoccupanti di inquinamento ambientale (dovuto alle sostanze tossiche impiegate per la fratturazione delle rocce e al gas e petrolio che possono contaminare le falde acquifere e i terreni coltivati).
C'è un bel documentario, "Gasland", che racconta le vicissitudini delle popolazioni che vivono nei pressi dei campi di idro-frammentazione. Il Vermont ha proibito infine il fracking, come pure la Francia in Europa.
Un sito con moltissimo materiale sulle questioni ambientali legate al fracking è il blog di Maria Rita D'Orsogna, una fisica italiana che, dagli Stati Uniti, dove vive ed insegna, è molto attiva nel denunciare i pericoli di un'attività estrattiva sempre più a rischio deregolamentazione. Pericolo sul quale torneremo più avanti e che è forse il focus di tutta la discussione.

Che il fracking sia una pratica non perfettamente ecosostenibile lo ammette perfino il CEO di Gazprom, Alexei Miller:
"A parte gli enormi consumi di acqua, questo metodo produttivo può causare l'inquinamento delle acque sotterranee e anche provocare l'attivita' sismica." (fonte: blog di Maria Rita D'Orsogna.)
Come afferma giustamente questo articolo, ci vorrebbero delle ricerche indipendenti che definissero una volta per tutte il grado di pericolosità delle tecniche estrattive di gas e petrolio e ne stabilissero i limiti di applicazione per zone densamente popolate e a naturale rischio sismico. Se chiediamo il parere solo ai petrolieri o a ricercatori che magari sono loro dipendenti, ci diranno sempre che non c'è pericolo, che il fracking è un toccasana e che il petrolio nel miele e nell'acqua potabile fa bene alla pelle. Se già si sono verificati terremoti in concomitanza di intense attività umane che hanno attinenza con le dinamiche del sottosuolo, è giusto domandarsi se la correlazione con l'evento sismico c'è ed è significativa.

Detto tutto questo, da quanto si sa, si può affermare che il fracking non è (ancora) praticato in Italia, almeno fino a quando qualcuno non porterà le prove tangibili che dimostrino il contrario, e sarebbe un atto illegale da parte delle industrie petrolifere, perché non risultano autorizzazioni ufficiali a praticarlo.

Tornando all'attualità, non bisogna confondere il fracking con la semplice trivellazione, anche se entrambe le tecniche scavano buchi molto profondi nel terreno. La trivellazione serve per individuare il giacimento. Se vengono trovati gas o petrolio e il giacimento viene considerato meritevole di essere sfruttato, perché l'operazione ha pur sempre un altissimo costo, si procede, eventualmente mediante idro-frammentazione, all'estrazione.
Il territorio italiano, soprattutto per quanto riguarda, ad esempio, la Basilicata e la Pianura Padana, è sottoposto da moltissimo tempo a trivellazioni per la ricerca di metano e petrolio. Era un pallino di Enrico Mattei, quello di sfruttare le potenzialità energetiche dell'Italia per renderla più libera dallo sfruttamento delle Sette Sorelle. Si è sempre detto però che i giacimenti italiani erano poveri, che il nostro petrolio era di scarsa qualità e troppo costoso da estrarre e che il gas era intrappolato sotto territori densamente popolati, quindi difficilmente gestibile. Nonostante ciò,  non si è mai smesso di cercare nuovi giacimenti.

Qualcosa potrebbe però cambiare. L'Italia è un paese in liquidazione come l'Argentina di Menem. Alcuni asset ancora efficienti e produttivi, come la SNAM (gas), fanno gola ad investitori stranieri che potrebbero accattarseli con quattro schei. L'ex sottosegretario Saglia, l'ex ministro Paolo "Colpo Grosso" Romani, nonché l'attuale ministro Passera si sono espressi a favore dello sfruttamento dei giacimenti nostrani di gas e petrolio, anche ricorrendo ad una tecnica discussa come il fracking, se fosse necessario.
Dimenticando che chi farebbe le trivellazioni e le eventuali estrazioni sarebbero multinazionali estere non certo per beneficenza et amore dei, che le ricadute positive economiche per il nostro paese sarebbero inferiori al danno ambientale prodotto (come altri casi hanno dimostrato in passato) e che infine, permanendo le royalties, che il governo italiano pretende sull'estratto, a livelli ridicoli di nemmeno un 10% (a fronte dell'80-90% preteso dalla Libia), il risultato potrebbe essere una pacchia per gli investitori stranieri e una iattura per noi. Trivella selvaggia, insomma. In un paese dove, se qualcuno solleva giusti interrogativi prima che succedano i disastri o in occasione di essi, viene subito tacitato con la storia della "bufala del fracking". Nel paese del Vajont, della diga costruita dove non doveva esserlo, tra montagne geologicamente  in movimento.

Insomma, se è vero che, almeno per il momento, il fracking non è praticato in Italia e quindi non può aver provocato il terremoto in Emilia, siamo sicuri che anni di trivellazioni non abbiano indebolito il sottosuolo? Che il fracking non possa essere introdotto in futuro, magari da una classe politica impegnata solo a fare cassa ad ogni costo? Se questi terremoti emiliani sono un fenomeno naturale, non indicano inequivocabilmente che il nostro territorio è inadatto ad essere tormentato con pratiche invasive che potrebbero peggiorare una situazione idrogeologica già compromessa? Incaponirsi a cercare petrolio e metano in Val Padana quando potrebbero esserci risorse investite nelle fonti rinnovabili ad impatto più sostenibile, non dovrebbe cominciare ad essere chiamato con il suo nome: follia?
Sono le domande delle persone che vivono e lavorano e adesso muoiono in quelle zone e che necessitano risposte. Altro che cavarsela con la scusa del complottismo e delle bufale.

lunedì 28 maggio 2012

L'Italia con il Grillo e con il Marchese (per tacer del Bersani)


Mentre i banchieri del Diavolo proseguono indisturbati nell'applicazione pratica della loro agenda di spoliazione di tutto lo spoliabile di un paese, come gli alieni dei film che scendono sulla Terra solo per trasformarci in cibo e compost,  la politica italiana che fa? 
Ci sono state elezioni amministrative che hanno visto il prevedibile successo del Movimento Grand Hotel e l'aumento dell'astensionismo, oltre al non trascurabile crollo del partito di B. e della Lega, mazzolati ben bene dai loro elettori delusi e smaronati. 

Prima di parlare del Grillo e del suo partito marketing, togliamoci subito qualsiasi eventuale dubbio riguardo alla nocività dell'astensionismo, ovverosia del fenomeno rappresentato dal gran numero di persone che non va più a votare.
Io starei tranquilla. L'astensionismo, nel paese di chi vota senza averne un'idea, di chi vota alla c.d.c. il tizio impomatato che la sera prima ha estorto loro una carezza intima e rubato il primo vero orgasmo della loro vita sussurrandogli all'orecchio "ti toglierò l'ICI", è una benedizione del cielo. Il suffragio universale non è un dogma, è un'opportunità. Una volta ero convinta che votare fosse un dovere assoluto ma mi sto ricredendo. Se a votare vanno solo quelli che sono convinti di ciò che fanno, nel bene o nel male, e sono un minimo informati su che cos'è la politica, è meglio. Io concederei il diritto di voto solo dopo che l'elettore ha superato un esame scritto e orale, figuriamoci.
La seconda ragione per la quale chi si astiene ne ha ormai tutto il diritto è perché votare questi partiti è obiettivamente null'altro che un atto di massima perversione dove affluiscono la coprofilia, il sadomasochismo e la necrofilia. Non si può pretendere che tutti siano capaci di agire le perversioni più estreme.

Grillo, dunque. Io non mi preoccuperei nemmeno di lui. E' appena stato eletto il sindaco Pizzarotti a Parma che sono comparse le prime crepe nel movimento, e il terremoto non c'entra.
Tutti si preoccupano di Casaleggio, questo capellone fuori tempo massimo, questo guru che ha creato il fenomeno Grillo prima sul web e poi l'ha lanciato nell'agone della politica. (Bello, agone, vero?) "Dietro il Movimento Cinque Stelle c'è Casaleggio!", strillano indignati i fautori della vera politica "de sinistra", come se Forza Italia non fosse stata fondata dai creativi di Pubblitalia e con essa ed il suo frontman B. questi non abbiano perfino pensato di poter riformare la Costituzione, facendo passare B. per un padre della patria.
E' evidente che Grillo è solo un guastatore e che, messo di fronte alla brutalità del governare, non reggerà la botta. Non capisco neppure quelli che si agitano tanto per farcene notare la volgarità, la violenza verbale e  magari, per qualcuno, l'antipatia. 
Di solito sono coloro che considerano invece uno statista il Bersani, il personaggio uscito dal teatro dell'assurdo, quello che dice  "Ci sono dei comuni dove non vinciamo, che è diverso dal dire che perdiamo". Una frase da tatuarsi subito su una chiappa - possibilmente la sinistra - per mostrarla in spiaggia quest'estate. Quello che, prima di decidere le alleanze, deve avere la certezza di vincere le elezioni, poi farà le sue scelte. Sul serio, se stavolta il PD non torna al governo, lui e D'Alema potrebbero fare un gesto sconsiderato.
Grillo non dovrebbe far paura ai piddini se essi sono così fortunati da avere dei geni della lampada come D'Alema, Veltroni e Bersani. O la Finocchario, quella che si fa beccare da "Chi" mentre usa gli uomini della scorta come sospingitori di carrelli dell'IKEA e poi si lamenta se su Facebook la sputtanano.
Tornando a Grillo, ho da sempre il dubbio che non si scriva da solo i post del blog, ma lasciamo perdere. 
Poi sicuramente i ragazzi del Movimento sono tutti appassionati, onesti e credono veramente in ciò che fanno. Beata gioventù. Chiuso l'argomento.

Schiacciato il grillo, come non citare la riapparizione mariana del bagonghi accompagnato dal suo pastorello? Dopo averla menata come al solito con il fatto che nel 2008 ha vinto le elezioni (capite perché pagherei gli elettori perché il giorno del voto se ne stessero buoni a casa?) ci ha fatto sapere che i sondaggi che ha in mano lo piazzano al 23%. 
E insiste. Forse il 23% ce l'ha nelle elezioni per l'amministratore di condominio delle Olgettine. Prigioniero di un sogno, cantava Gigi Finizio. Tutta quella pantomima di conferenza stampa comunque serviva per mandare il messaggio, il pizzino filmato: lui vuol diventare presidente della Repubblica. Vuole terminare la carriera trombandosi una squinzia, una qualsiasi, magari minorenne, proprio sulla poltrona di Napolitano. Se fosse l'ultimo atto della sua esistenza,  varrebbe la pena di accontentarlo. 
Io fossi in lui non mi farei troppe illusioni, però. Il prossimo Proconsole dell'Oligarchia Finanziaria sarà un banchiere,  o al limite  il carrierista fulminante, il Pilato Mario Monti, premiato per meriti sul campo.

L'Italia però è fortunata. Se il cavaliere facesse cilecca, il PD riuscisse per l'ennesima volta a farsi scappare la cadrega più alta non riuscendo nemmeno a portare B. al Quirinale e Grillo si sgonfiasse come una bambola dalla bocca tonda, c'è sempre il nuovo, il Luca Cordero.
All'Italia sta per arrivare il Marchese. Con il sospetto che il Montezemolo il figliol prodigio - uno che riuscirebbe a vantare più conflitti d'interesse dell'innominabile -  sia l'ennesimo che vuole salvarsi le aziende prima di affondare. Grazie, abbiamo già dato, non siamo interessati.

Ieri, domenica, mi sono guardata su Youtube quasi tutto il Meeting di Rimini sull'MMT organizzato da Paolo Barnard. Al di là delle inevitabili esagerazioni, di alcuni punti non chiari e di personaggi un po' sopra le righe, a cominciare dal tenutario, se fosse vera solo la metà di quello che gli economisti eretici hanno raccontato dell'agenda dei Banchieri, come il fatto che pare abbiano il compito di distruggere scientificamente le economie reali dei paesi del Sud d'Europa, c'è da farsi l'anal bleaching gratis. 
Insomma, la politica sta a cincischiare mentre studia come arraffare gli ultimi scampoli di potere per poter continuare a mantenere il suo esercito di parassiti saprofiti e permettersi tutti quanti le vacanze da 140.000 euro alla facciaccia nostra. L'unica novità per il futuro è la riesumazione della Democrazia Cristiana e il riciclaggio di qualche industriale bollito che crede ancora di poter contare sull'aiutino di Stato.

Già, gli industriali. Stanno ad aspettare che Monti gli faccia ripartire la crescita mentre piazza le cariche della demolizione controllata nelle colonne portanti dell'economia reale. E' qui che la classe imprenditoriale italiana dimostra tutta la sua insipienza che, unita alla sciaguratezza della classe politica ci fa presagire per il futuro solo volatili non zuccherati da mandar giù interi.
Non si sono ancora accorti, i confindustriali, che i banchieri, utilizzando abilmente sui loro orifizi il rabbit dell’art. 18, mentre loro godono all’idea di poter licenziare a manetta gli odiosi operai, mentre sono distratti, insomma, si stanno ciulando le loro aziende. Le avranno tutte quante per un tozzo di pane e senza sparare un colpo.
Quando la Emma e lo Squinzio, stremati, allungheranno la mano sul comodino per cercare il fazzolettino, non sarà rimasto neppure quello.

domenica 27 maggio 2012

Il ponte dei corvi neri


Questo mese di maggio sta diventando appassionante come un giallo. Un giallo dozzinale, certo, una storiaccia abborracciata partorita dall'amplesso tra Dan Brown e la Signora in Giallo, ma non priva di un certo interesse, capace persino di appassionare il lettore medio durante un viaggio Bologna-Milano in treno.

Ho nominato Dan Brown perché tutte le storie più intriganti di questi ultimi giorni, in qualche modo, finiscono in Vaticano.
Prima l'estumulazione dei resti di Renatino De Pedis in Sant'Apollinare, dopo che qualcuno aveva suggerito di cercare lì, tra quelle ossa, la povera Emanuela Orlandi. Nella bara pare vi fosse proprio Renatino. Niente bara vuota o con resti di altri o fatti ancor più strani. I giornali hanno parlato del ritrovamento di altre ossa risalenti a trent'anni fa e si attendono i risultati delle analisi. Riguardo ai misteri d'Italia, comunque, più che nelle tombe bisognerebbe cercare negli armadi.
Intanto l'esorcista Padre Amorth, quello che sostiene che Villa San Martino andrebbe bonificata dai demoni, crede che per spiegare la scomparsa di Emanuela Orlandi e dell'altra ragazzina, sia necessario seguire la pista sessuale. Qualcuno si è ricordato che c'era una suora, allora, che aveva sconsigliato alle ragazze di frequentare quella chiesa. Proprio quella dove il boss della Magliana ebbe l'onore di esservi sepolto, addirittura in una cappella privata.

E' un periodo di corsi e ricorsi, per la Santa Sede, di fantasmi che tornano dal passato. In questo remake dei primi anni novanta, con il cambio di gestione del regime, il riaffacciarsi di trattative losche, di bombe e minacce eversive varie, con la novità, rispetto ad allora, di una malavita organizzata che potrebbe essere finita anch'essa a milionate nelle grinfie della speculazione finanziaria dei derivati e sarebbe per questo molto ma molto incazzata per le perdite subite, ancora di più di quanto lo fossero allora i nemici di Calvi con lui, è tornato casualmente  in primo piano anche lo IOR, la Banca Vaticana.
Il suo direttore, l'attuale banchiere di Dio in carica, è stato cacciato questa settimana e, fateci caso, ogni volta che un Papa si trova ad affrontare burrasche con lo IOR poi gli accade qualcosa di brutto. Per carità, niente di paragonabile a ciò che accadde a Papa Luciani, che, da idealista, voleva addirittura far diventare l'istituto di opere religiose, appunto, un istituto di opere religiose; insomma voleva darne tutti i soldi ai poveri. Lo trovarono nel suo letto, con il libro ancora in mano, già freddo.
Questa volta al Papa la si manda a dire in modo diverso. E' comparso alla sua finestra, invece che la mite paloma blanca, un corvaccio nero. L'uccellaccio del malaugurio avrebbe sottratto la corrispondenza privata del Santo Padre per divulgarla all'esterno. Infatti, sempre casualmente, un giornalista, Gianluigi Nuzzi, ha dato di recente alle stampe un libro che pubblica la corrispondenza privata di Ratzinger, giunta al cronista da vari insider vaticani.

E' un giallo dozzinale, dicevo, infatti il colpevole dei Vaticanleaks pare sia il maggiordomo, il fedele e timorato Paolo, prontamente arrestato dai gendarmi vaticani. Troppo banale, però, lo riconoscono un po' tutti. Quindi il maggiordomo non deve aver agito da solo,   i corvi sono più di uno, compresa una donna. Oppure il maggiordomo ha eseguito gli ordini di alti prelati che vogliono cavare il trono di Pietro da sotto l'arsch del Papa tedesco e usano l'arma dei Vaticankleaks, magari facendoli uscire un poco alla volta, per rosolarselo ben bene sulla fiamma.
Vogliono costringere il Papa a dimettersi? Cosa non riescono proprio a perdonargli? Dovremo attenderci nuove rivelazioni ancora più incredibili delle lettere untuose di Bruno Vespa a Padre Georg? I corvi sono scatenati, maggiordomi o meno, in quel che resta del Vaticano.

giovedì 24 maggio 2012

I vaniloqui della vagina


Allora, care fratelle, mollate il grilletto e agguantate gli occhiali che c'è qualcosa da leggere che vi riguarda. Saranno forse le solite stronzate di una che vuole fare l'originale a tutti i costi oppure, visto come scrive, forse non è neppure una donna vera ma un uomo beta en travesti. Pensate ciò che volete ma è ora di sturarsi ben bene le orecchie e di ascoltare perché le atmosfere all'interno dei metaforici coglioni stanno salendo e c'è rischio di deflagrazione imminente.

Ci sono tre parole che ormai mi danno la nausea appena le sento o le leggo: femminicidio (o la sua variante ancora più cacofonica femicidio); sessismo; questione di genere. Sto diventando come il cane di Pavlov che, quando suonava il campanellino, sbavava. Io però, care devotchke, a differenza del sabaca, non salivo, vomito. Ho la nausea perché le avete fatte diventare parole modaiole, degli intercalare, dei concetti ripetuti fino a privarli del loro significato originale. State mandando a puttane decenni di lotte di rivendicazione per i diritti femminili perché vi siete fatte intrappolare dalla propaganda del sistema. Eseguite i suoi ordini, state al suo gioco. 

Il femmi-coso. Nessuno nega che si scannino le ragazze troppo spesso per i più vari motivi: "Mi ha lasciato", "è una troia", "mi ha rotto", "non mi vuole (più)". Gli uomini hanno un baco conosciuto nel programma di gestione del "narcisismo". Magari le programmatrici mamme potrebbero lavorarci un po' su per eliminarlo, invece di modellare i loro virgulti sui peggiori figli di puttana adulti, quelli per i quali le mamme perdono la testa, del resto.
Quando leggo però che "le ammazzano solo in quanto donne",  che nel femminicidio a volte fate ricadere omicidi di bambini e perfino di uomini e che avete deciso che non esiste il delitto passionale perché la passione è solo il miciomicio cippalippa con il vostro ganzo/a e non il sublime contraltare dell'amore, l'odio, come se la mente umana fosse stata creata ad immagine e somiglianza della collana Harmony, non vi seguo più.
Se si butta tutta la casistica più varia nel pentolone del femminicidio, viene il sospetto che allora vogliate truccare le carte, che vogliate dopare i risultati. 54 vittime dall'inizio dell'anno. L'ho già detto qui e mi ripeto volentieri: i morti sul lavoro, quasi tutti maschi, sono già 170. 
Io parlavo di Ciudad Juarez già nel 2009 ma bisognerebbe anche ricordare che in quella realtà messicana, regno dei machete creativi di El Loco, i beccamorti fanno gli straordinari tutte le sere e gli affettati sono soprattutto maschi. Non si può prendere una realtà estrema come quella ed inferenziare che anche in Italia siamo alla mattanza.
E poi, lasciatevelo dire. State diventando come i coloni quando si parla dei palestinesi. Siete accecate dall'odio ideologico per il nemico. "Ci ammazzano solo in quanto donne". Vi ammazzano per principio, quindi. Comodo, così non avete mai colpe, non vi si può chiamare in correità, così potete fare le stronze quanto vi pare. La colpa sarà sempre di colui che vi ammazza per principio, perché siete troppo giuste, troppo fighe e lui non lo sopporta. Tipico del peggiore vittimismo piagnone di minoranza.

L'altro giorno un uomo, in una scena allucinante che è sconvolgente perfino immaginare, ha preso i suoi figli piccoli, li ha lanciati dalla finestra, poi ha tentato di gettare anche la moglie, prima di lanciarsi anche lui nel vuoto. 
Ho letto i vostri commenti: "Non parliamo di depressione, per carità", "l'unica vittima è la mamma che ha visto gettare i suoi figli dalla finestra, ma vi immaginate?!", "lei aveva un lavoro, non parliamo di tragedia della disoccupazione". 
Lasciatevelo dire, sono commenti che confermano interi trattati teoretici sulla stupidità femminile e sul suo egocentrismo. Sono solo io, per deformazione professionale, in quanto indagatrice dell'inconscio, a provare un'immensa pietà per quest'uomo malato il cui inferno interiore non riuscireste ad immaginare nemmeno in diecimila anni ma che potreste almeno sforzarvi di rispettare? E' solo la stupidità che vi fa parlare così, come fanno troppi parenti di depressi che negano disperatamente una delle malattie più mortali che esistano per riuscire solo a continuare a  colpevolizzarne il malato? "Ma su, ma perché fai così, in fondo cosa ti manca?" Vi assicuro che se uno si lancia da una finestra è perché proprio non ce la più ad ascoltare quelle stronzate. Poi, se volete, vi posso confermare che chi si appresta a lasciare volontariamente un mondo ormai invivibile, pensa che portando con sé i suoi li farà stare meglio. E' la non-logica della malattia, l'estrema deformazione dell'atto d'amore, di fronte alle quali si deve solo provare pietà.

Sulle altre due parole che mi danno il vomito: sessismo e questione di genere sarò più breve. 
Il sessismo è diventato ogni tetta, ogni fetta di culo, ogni bocca socchiusa, insomma ogni sano richiamo sessuale che ci allevia queste giornate tormentate dall'angoscia continua del futuro. Una robina leggera tipo il pensiero che non andremo mai in pensione, che i nostri risparmi diventeranno carta straccia e che la banca di merda ci porterà via la casa.
Ve la siete presa con un lievissimo spot argentino della FIAT dove un maschio modello base, di quelli che sono capaci perfino di sopportarvi per un paio di decenni, immagina di tuffarsi al rallentatore tra due enormi tette. Siccome le tette non sono le vostre, deve morire e con lui chi vorrebbe fare la sua stessa fine.
Immagino che anche uno dei capolavori di Federico Fellini, quel meraviglioso "Le tentazioni del Dottor Antonio" con l'Anitona gigantesca che tormenta sessualmente il bigotto Peppino, sia per voi da classificare come esempio di "sessismo". Il corpo delle donne qui e il corpo delle donne là, e che palle!  Come farci scontare un documentario con dieci anni di penitenza di cilicio puntuto sulle suddette.

La questione di genere, infine, è l'insieme di tutte le cose delle quali vi occupate quotidianamente, controllando i giornali e i tabelloni pubblicitari alla ricerca ossessiva del sessismo, per avere poi la scusa di gridare al  femminicidio. 
Sareste da bastonare, perché seguite le paturnie menopausiche di quattro carampane talebane che vi hanno convinte che i maschi sono tutti dei porci, invece di ricordarvi dell'enorme potere che il vostro corpo vi concede sui vostri compagni. "Un paio di tette apre qualunque porta", diceva il personaggio di un film fantasy l'altra sera, una tipetta tosta che dialogava con il fratello reuccio un po' trota che si meravigliava del suo inaspettato arrivo al castello. E' maledettamente vero. Il sesso e il corpo sono la chiave del vostro potere. Un potere immenso che agli uomini fa giustamente paura. Si può desiderare di gettar via il potere? No, se non si è stupide. Il potere va solo saputo gestire con astuzia.

Al sistema fa comodo che vi distraiate con la guerra di genere, con il soft air contro i maschilisti. Fa parte del copione del Battle Royale al quale partecipano, sul campo avverso, anche i vari "padri separati", uomini beta, eccetera. 
Soggiogate dalle ottuse talebane pontiSex, vedete lo spot della FIAT ma non vedete ciò che fa Marchionne all'economia italiana. Volete mettere le mutande da suora a Belen, maledite la tv tette-culi ma non vedete la devastazione di un paese ad opera di chi ha usato tette e culi solo come strumento di propaganda maciullacervelli per arricchirsi personalmente e per arricchire gli amici degli amici. Di chi ha consegnato l'Italia alle mafie. Vedete l'effetto ma non la causa.

Di che cosa vi siete appassionate in questi giorni? Della Grecia, dei criminali finanziari che stanno scavando il buco per arrivare al caveau dove stanno i vostri miseri BOT e BTT, di quella crucca testona della Merkel che ci sta portando alla rovina, per la serie le donne governano meglio degli uomini
No, ho letto paginate intere sulla lotta al linguaggio sessistaroba vecchia, per altro, vecchi arnesi da psy-op.  
Le donne architetto devono essere chiamate ARCHITETTE. ArchiTETTE? Ma gli uomini poi non è che vorranno tuffarcisi dentro? Non temete l'allusione sessista del termine?
Poi ho letto dell'iniziativa per intitolare più strade alle donne. Mi pare una priorità assoluta da affidare alla Protezione civile. Poi che Enrico Fermi era maschilista perché non permetteva alle fisiche di Via Panisperna di fabbricare le bombe atomiche.

Sareste da mazzolare perché distraete energie e risorse alla resistenza contro la dittatura finanziaria. Dovreste andare dagli uomini, anche dai peggiori stronzi e dire loro: ci stanno fottendo, uniamo le forze, studiamo un rimedio, pensiamo solo a come uscirne salvando il salvabile. Magari mostrando le tette agli speculatori finanziari mentre i ragazzi li prendono alle spalle.

mercoledì 23 maggio 2012

Rappresaglia

Il signor tagliaspese Bondi
La finanza globale si sta comportando esattamente come il cancro. Un tessuto neoplastico che invade, soffoca e distrugge quello sano, ovverosia l'economia reale. Tutte le azioni dei governi del mondo, che siano guidati dai politicanti acquisiti un tanto al chilo alla causa, che dai maggiordomi inglesi tanto ammodino promossi statisti sul campo, mirano a sabotare e far cadere le ultime roccaforti di resistenza rimaste all'avanzata del Cancro Finanziario. Sono le sue metastasi. 

Noi siamo il paziente che, invece di reagire e curarsi, tentando almeno di farsi estirpare il male chirurgicamente, si deprime e attende solo la cachessia finale e l'exitus. Succhiando, nell'attesa, lecca lecca al plutonio per facilitare il compito alla malattia.
E tutto ciò solo perché siamo vittime della trappola mentale nella quale ci ha costretto il Cancro: l'idea cioè che se crepa lui crepiamo anche noi. Invece, solo se lo estirpiamo avremo qualche speranza di sopravvivere. Uscire dalla trappola, riconoscere ed infrangere l'incantesimo è l'unico modo per salvarsi.

I popoli dei paesi europei rigettano con il voto democratico le politiche di esproprio forzoso dettate dalla speculazione finanziaria internazionale di Goldman Sucks & Co. e loro reagiscono bombardando i paesi ribelli con le loro testate caricate a spread e scatenando contro i cittadini i loro governi fantoccio? 
Una cura si potrebbe tentare, come extrema ratio. Una di quelle idee folli che si escogitano per salvare qualcuno che ci è troppo caro per perderlo. Di quel tipo di follia che a volte illumina la disperazione.
Ci vuole una rappresaglia in piena regola.

1) Chiudere immediatamente per minimo una settimana le borse europee. E' stato fatto dopo l'11 settembre 2001 per Wall Street, si può fare a maggior ragione adesso che l'attacco è concentrico su tutto un continente ed  interi paesi stanno andando a rotoli.

2) In quella settimana ristabilire immediatamente la separazione tra banche d'affari e banche d'investimento. Chi si rifiuta verrà nazionalizzato.

3) Abolizione per legge, con effetto immediato, di stock options, derivati, e ogni tipo di titolo "tossico" e divieto assoluto di emetterne in futuro.

4) Dichiarazione di nullità del debito derivante dalla speculazione sullo spread e i derivati. Oppure, a titolo di risarcimento, per i danni materiali e morali prodotti dalla speculazione, la richiesta a Goldman Sucks e compagni di merende di un prestito di una decina di miliardi di euro, giusto per l'argent de poche, a garanzia dei quali noi offriremo proprio il nostro debito nei loro confronti. Vorrei vederli avere il coraggio di dichiarare quei titoli carta straccia e sostenere che non possono accettarli come contropartita.  

Follia, certo. Ma non peggiore della loro. Rendere illegali le banche d'investimento e chiudere le Borse a data da destinarsi fintanto che il mercato non sarà stato ripulito da tutti i titoli tossici e rimarrà solo l'economia reale e magari l'oro come indice di ricchezza delle nazioni. Sarebbe proprio così terribile? E per chi?
Il debito? In fondo parliamo di denaro virtuale, inesistente, puramente teorico, di gas di scoreggia generata dal culo di maghi criminali in pieno delirio d'onnipotenza. Non si deve aver paura di cancellare ciò che non esiste. E' solo un incantesimo. Il loro delirio è di distruzione, ormai hanno premuto il pulsante, non possono più tornare indietro. Stanno sfidando Dio illudendosi di superarlo a destra per furia distruttiva. Possiamo provare a saltare dall'auto in corsa. Non abbiamo nulla da perdere ma tutto da guadagnare. (Questo lo diceva Marx e non Keynes, vabbé.)

domenica 20 maggio 2012

Arrangiatevi

Le caprette ti fanno ciao

E' naturalmente solo un caso che, appena dopo l'entrata in vigore del Decreto Legge n. 59 del 15 Maggio 2012 "Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile" emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - serie generale n. 113 del 16 maggio 2012, sia venuto il terremoto al Nord, praticamente in tutta la Padania, dalle Alpi alla Romagna. Certo, è solo una coincidenza, non c'è alcun Dio Po che si rivolta nel sottosuolo a causa di recenti avvenimenti. 

Decreto, quindi. Da convertire prima in legge, s'intende, da sottoporre al Parlamento - e immagino già le alzate di scudi dei nostri coscienziosi rappresentanti dell'opposizione - ma vediamo di che cosa si tratta in soldoni. Perché di soldoni si tratta.
Se passa la legge di cui sopra, se domani accadrà qualche catastrofe naturale come il terremoto o l'alluvione, ma anche non naturale, come quelle sciagure alle quali una manina umana ha dato un fondamentale apporto, tipo il Vajont o Seveso, che causano danni irreparabili a persone e cose, lo Stato non si farà più carico delle spese di ricostruzione e dei risarcimenti ai proprietari dei beni lesionati
Non date la colpa solo a Monti perché l'ideona era già venuta al governo precedente. Fanno le stesse porcate di prima, solo che i professori, a differenza del nano che aveva rimasto ormai solo dei fuciletti a tappo, sono un po' più alti e armati di tutto punto. Un M16 Viper in mano ad un professore universitario. Come mai nessuno ci aveva pensato prima?

Fine della Protezione Civile, in pratica, e magari di tutto ciò che lo Stato deve fare per la prevenzione dei disastri. Immaginate il trionfo del cemento impoverito, delle regole antisismiche aggirate tanto lo Stato non controlla. Potenzialmente una catastrofe di dimensioni bibliche.
Non consolatevi pensando che finiranno anche le oscene trasferte dei nani con la cappellona rossa da pompiere in testa che vanno, come delle Evite Peron, a distribuire dentiere alle vecchiette terremotate e che non saranno più pubblicati gli albi a colori delle avventure di SuperBertolaso. Questa volta l'idea è di abbandonarvi davvero. E' la demolizione controllata delle Stato sociale anche questa. E' l'anarchia, l'abolizione dello Stato, il liberi tutti e che chi si fotte si fotta. Abbandonano la nave dopo avervi chiusi di sotto in terza classe.
Lo Stato se ne sbatte se perdete la casa o il capannone dove lavorate. O meglio, siccome ci sono sempre e comunque gli amici da favorire, se no non sarebbe Shock Economy, la pensata è quella di cogliere l'occasione per fare regalie alle compagnie assicurative e a chi vorrà farsi avanti in seguito quando ci sarà da ricostruire, al prezzo che decideranno loro. C'è da mangiare per tutti. Ecco perché siamo appetibili. Non capita mica tutti i giorni un terremoto, dicevano quelli che hanno capito come va il mondo.

In pratica, se non volete rischiare e vivete in una zona sismica - in Italia è difficile non trovarne - vi dovrete fare l'assicurazione. Insomma cacciare altro grano sulla casa oltre all'IMU e all'IRPEF. Con un solo leggerissimo problema, ci pensavo questa mattina alle 4.00 mentre il letto mi tremava sotto le chiappe: da quando in qua le assicurazioni stipulano polizze che prevedano risarcimenti per danni provocati da cause naturali come i terremoti?
Ci sono le famose clausole scritte in piccolo piccolo che, quando ancora c'era la minaccia nucleare ricordo che dicevano: "Ovviamente, se scoppia la bomba, vi facciamo vedere il dito medio".
Ci sono le franchigie, che potrebbero suonare così: "Vi risarciamo dei danni del terremoto solo se, nello stesso giorno, Andreotti vuota il sacco sui misteri d'Italia, scendono gli alieni a Piazza San Pietro per rapire  il Papa e George Clooney fa coming out."

Assicurazioni. Solo a sentire la parola mi va il sangue alla testa. Se fossi stata un serial killer mi sarei specializzata in assicuratori. Potrei scrivere un libro sulle truffe alle quali ho assistito e che ho subìto.
Vi faranno pagare altri soldi, vi caveranno altro sangue rigirando l'agone nel braccio per trovarvi la vena ormai a pezzi, e si apriranno contenziosi a non finire tra clienti ingenui che chiederanno un risarcimento che la compagnia non vorrà loro dare, sventolando clausole e franchigie. A meno che, in qualche romanzo fantascientifico, il robot Mario9000 non riesca ad indurre le assicurazioni a farsi carico di risarcimenti milionari che spetterebbero allo Stato.
Bontà loro che l'assicurazione non dovrebbe essere obbligatoria (come voleva quello di prima, sempre un signore) ma volontaria. Comunque di classe, visto che potranno permettersela solo i ricchi.

Inoltre, ecco l'altra pensata, per arraffare altri schei da cornuti e mazziati: le Regioni colpite potranno fare cassa, in caso di calamità da affrontare, aumentando le accise sulla benzina. Che idea! Nemmeno Giulia Sofia. Viene il terremoto, ti crolla la casa, dormi in auto ma ti tocca pure pagare la benzina più degli altri tuoi connazionali che non hanno avuto danni. Tanto poi te la prendi con il sindaco.
E' questa l'idea di federalismo che hanno gli shock economisti: noi li ammazziamo ma diciamo che sono stati i sindaci e le regioni. La delocalizzazione anche della responsabilità.
La prossima sarà scrivere questa parola sul tricolore: ARRANGIATEVI. Napolitano ha già firmato il decreto.


sabato 19 maggio 2012

Vent'anni dopo


"La mafia sta presentando il conto a qualcuno che sta andandosene ma la preoccupazione nasce dal pensiero di chi lo sostituirà, visto che in Italia al peggio non v'è fine." (Gioacchino Genchi)

Tra pochi giorni saranno vent'anni dalla strage di Capaci dove, il 23 maggio 1992, morirono trucidati dallo scoppio di cinquecento chili di tritolo il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta. 
Questa mattina, una bomba rudimentale scoppiata di fronte ad una scuola di Brindisi ha ucciso una studentessa e ferito gravemente altri ragazzi. La scuola è intitolata "Morvillo-Falcone". Se è una coincidenza non è per niente divertente, anzi, dovremmo cominciare a preoccuparci assai. 

Non ci girerò troppo attorno, vi dirò solo qual'è la mia impressione. La Mafia - denominazione di comodo che ci serve per nominare invano un mostro proteiforme dai mille volti, anch'esso ormai globalizzato - sta cercando nuovi referenti politici e sta riutilizzando i più classici metodi di persuasione della sua tradizione. Quelli che, vent'anni fa, con qualche strage sanguinosa a danni di comuni cittadini, portarono alla famigerata "trattativa" e a una successiva  lunga tregua tra Stato e terrorismo mafioso, durata quasi vent'anni.
Anni durante i quali due grandi sogni, quello atlantico della P2 di Gelli con il Piano di Rinascita Democratica affidato al fratello della Loggia del Dragone e la vietnamizzazione spartitoria dell'Italia, teorizzata dall'ideologo della Lega Gianfranco Miglio - Nord alla Lega e Sud alla Mafia, per sintetizzare brutalmente - hanno rischiato di realizzarsi del tutto.

Qualcosa però è andato storto. La fine del berlusconismo, sancita ufficialmente da poteri sovrannazionali che non ragionano certo in base a vecchi schemi logori come destra e sinistra, Italia o Padania ma sull'unico principio del "troviamo il modo per fotterli meglio per arricchirci",  e la concomitante (altra coincidenza?) sventura piombata sulla Lega, aprono, come si dice, nuovi scenari per il futuro.
Se la politica tornerà ad avere il ruolo che aveva, prima del commissariamento del nostro paese da parte dei mercati finanziari, è evidente che certi equilibri che hanno tenuto in piedi la tregua per diciassette anni dovranno trovare altri punti d'appoggio, che certi affari dovranno trovare altri referenti e garanti.
Che le bombe scoppino, insomma, il giorno prima di un test elettorale che potrebbe scompaginare ulteriormente la scena politica e portare ancor più incertezza sulle elezioni politiche future, sembra solo un brutto deja-vu. Sembra una "guerra per bande", per dirla con Licio Gelli.

Con una ulteriore complicazione, a me pare. Questi avvertimenti potrebbero essere rivolti, oltre che alla fauna politica nostrana per vedere chi si caca sotto per primo, agli avventizi proconsoli nella parte della nuora affinché intenda la suocera, ovvero i loro imperatori finanziari.
La posta potrebbe essere assai alta, in un paese tenuto costantemente sotto tiro dalla speculazione, dove qualcuno, da posizioni già forti, potrebbe avere voglia di mirare ancora più in alto se la situazione lo permette. E' lo spettro del default che fa venire l'acquolina in bocca agli avvoltoi.
Sono già da tempo entrati nei consigli di amministrazione e nella politica, potrebbero decidere di sfidare chi sta ancora più in alto. Potrebbero alzare la posta, pretendere ancora di più e alla fine, andando troppo vicino al Sole, bruciarsi.
Si parla solo di spartizione, di niente di ideale ma solo dello stadio finale della cupidigia: quello che porta all'autodistruzione. Sono due bei soggetti in campo: Finanza e Mafia. Potrebbe essere guerra veramente all'ultimo sangue, macelleria messicana e noi saremmo tra i due fuochi. Se qualcuno tra gli dei ha cara l'Italia, ci protegga.

"Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo." (S. B., 28 novembre 2009)

giovedì 17 maggio 2012

Perché Saviano è Saviano!


(Ti prego, non essere troppo dura con loro).

Siamo sopravvissuti al Festival della Parola Italiana di SanSaviano, una tre giorni che psicofisicamente vale come una mesata di addestramento intensivo in un reparto di sminatori in Iraq. Io mi sono salvata da questa Telethonnellata di buonismo solo grazie al sonno che mi ha pietosamente addormentato il gulliver stremato dal wordboarding, una nuova tortura che consiste nel mandarti giù a forza con l'imbuto litri e litri di concetti assolutamente corretti ed incontestabili che ricordano moltissimo il primo comandamento.

(Ti scongiuro, controlla l'aggressività).

Se dovessi stare al gioco del programma, la mia parola oggi sarebbe PROLISSITA'.
Quanti aggettivi, pronomi, articoli, complementi oggetto, soggetti e predicati in forma sciolta ed impacchettata sotto vuoto spinto, abbiamo ascoltato. E poi anacoluti, metafore, prose, poemi, ditirambi e proclami. Ogni sera fino ad oltre mezzanotte, per giunta.
Avrei una curiosità da soddisfare: perché la televisione italiana, che sia quella tossica a neuroni zero o quella impegnata ed ampollosa dei teledispenser di Verità non riesce a dotarsi di un minimo di capacità di sintesi? Non dico l'haiku, ma insomma.
Tanto per fare un paio di esempi americani, e che non sembrino paragoni blasfemi, i talk show serali di Jay Leno e David Letterman durano un'oretta, interruzioni comprese. In un'ora riescono a farci stare: il monologo satirico del conduttore, due o tre rubriche, l'intervista ad un paio di ospiti, un numero musicale o due e, appunto, la pubblicità. Non si addormenta nessuno. Da noi, senza RedBull direttamente in vena non si va oltre la boa dell'ora e mezza di questi spettacoli fiume, di queste orge di verbosità autoreferenziale. Siamo sicuri che quei 3 milioni di spettatori per SanSaviano fossero tutti svegli e non fossero televisori accesi e basta di fronte a orde di comatosi ormai andati?

(No, non essere troppo sadica, dai!)

I telepredicatori, dicevo. Almeno quelli classici te ce mannano, all'occorrenza. Si incazzano, ammoniscono le anime prave, se la pigliano con il governo, incendiano gli animi e a volte qualche libro sacro.
Si, è vero che ogni volta che Saviano parla un roveto prende fuoco, ma dopo aver sentito descritti i danni provocati dall'amianto, le tragedie varie, i soprusi più odiosi e i mali delle mafie, non riusciamo a trovare mai risposte ai nostri inevitabili: "E allora che facciamo? Che proponi per il cambiamento?" E' l'industria dell'indignazione, certo, ma fine a sé stessa e confinante con il gattopardismo. E' marketing delle sopracciglia aggrottate, dello sdegno a profusione. Un club esclusivissimo dove, è incredibile, sono tutti dalla parte giusta, tutti buoni e tutti che ce lo fanno pesare fino a spappolarceli.
Insomma, alla lunga il gioco stanca e, se tempo fa ci aveva pure incantato, dopo anni di televisione a monoscopio piatto, non so, sarà la crisi e lo stato di incazzatura permanente, ma ci viene voglia di dire bello chiaro e forte che  "Quello che non ho" è come la Corazzata Potemkin.

(No, dai, lascialo stare, mollalo, non fargli male).

Fazio. E diciamolo allora. La cosa che mi dà più fastidio di lui è il modo in cui usa come scudi umani dei poveri morti che non possono più parlare né ribellarsi, dimostrando una predilezione particolare alquanto sadica per  i poeti come Pasolini e De André,  gente che era tutt'altro che buonista da viva. Pasolini, soprattutto, che si racconta fosse incline a perdere le staffe e ad aggredire perfino fisicamente i suoi interlocutori. De André era addirittura anarchico, figuriamoci se avrebbe gradito di passare per santino istituzionale.
I poeti non sono delle mammolette alla Moccia, ma vogliono vedere il sangue di Ignacio nell'arena. Omero ha descritto guerre, stragi, stupri, massacri. Non parliamo di Shakespeare. La cultura, se è solo constatazione del decesso della speranza ed addestramento alla rassegnazione, non serve a nulla e fa solo rabbia a chi è ancora vivo e ha voglia di lottare contro i suoi mulini a vento.
Fazio urta i nervi anche per come finge di scandalizzarsi quando la Littizzetto interpreta, come da copione, il bambino che gioca con la cacca nel salotto buono mentre le signore prendono il té. Vuole sembrare il chierichetto che si scandalizza di fronte alla tonaca alzata ma è uno che la sa lunga.

(Non starai esagerando?)

La televisione di Fazio e del suo Guildenstern Saviano, pur apparendo una versione colta ed intellettuale del Tenerone, è una televisione violenta  perché usa il buonismo come arma ricattatoria. Ti mette contro il muro tappandoti la bocca ed obbligandoti ad essere per forza d'accordo con lei.
Chi potrebbe mai infatti permettersi di non essere CONTRO la violenza alle donne, CONTRO le vittime di mafia o di amianto, CONTRO l'inquinamento e CONTRO tutto ciò che è politicamente corretto? E' come quando su Facebook pubblicano la foto del bimbo malato di cancro e se non condividi sei una merda.
E' una televisione che non ti rende affatto più buono ma che scatena semmai una reazione opposta e contraria. Ti fa venir voglia di trasgredire, di lasciarti scappare un bel "e chemmefrega". Saviano accende i roveti ma potrebbe anche accendere un diavolo in te.
E' una televisione violenta perché falsa, perché, per la legge della probabilità, quelli che ti vengono presentati come i suoi sacerdoti ed oracoli non possono essere tutti dei geni, dei grandi, degli esimi dei in terra scesi dall'Olimpo a miracol mostrare. Soprattutto non è carino che se lo dicano a vicenda. E' leccaculismo a 69 a livelli cosmici. Al Festival di SanSaviano vincono tutti perché sono tutti numeri uno, non c'è nemmeno un Cagnotto.
Fazio non se ne rende conto ma il profeta Pasolini, il suo Pasolini, in "Salò", ha descritto questa violenza e questa televisione. Anche la sua.

(Ora ti massacreranno, lo sai.)

martedì 15 maggio 2012

Pulizia tecnica



Ma si, dedichiamo l'apertura e la computer art alla vittoria della SPD di Hannelore Kraft nelle elezioni regionali in Germania e alla sconfitta della Führerin Merkel ormai stabilmente asserragliata nel bunker del neonaziliberismo a gridare "Nein, nein, nein!" e a picchiare il pugnetto sul tavolo per perseguire ostinatamente la sua politica di rigidità a tutti i costi che si è ormai trasformata in paralisi irreversibile, oltre che in pulizia tecnica di quasi tutti i popoli d'Europa.
I tedeschi hanno votato un'economista che non ha l'ossessione teorica del debito perché pensa più in concreto a far quadrare i conti della serva che interessano al popolo. Forse, pragmaticamente, si rendono conto che un'Europa così, con milioni di neopoveri incazzati come pantere alle porte di Brandeburgo non sarebbe sostenibile neppure per la loro fiorente economia ed è meglio cercare di salvare il salvabile.

La bastonata morale all'intransigenza idiota del fiscal compact è salutare. Ricordatevi che, oltre alle colpe della speculazione e del cancro finanziario dei derivati, tutto questo casino nasce dal fatto che c'è chi non ammetterà mai di avere sbagliato ed è disposto ad incendiare il mondo, piuttosto. Il bunker di baffetto, appunto. E' una questione di puro puntiglio. La peggiore situazione possibile.
Per uscirne ci vuole solo una classe dirigente europea con le palle e le contropalle full metal jacket, blindatissime, che faccia ciò che deve essere fatto e che solo la politica può fare, non certo degli pseudotecnici pignoratori di tutto il pignorabile e a libro paga di coloro che il casino lo hanno provocato. "Riflettano coloro che hanno provocato tutto questo". Ma a chi stai parlando, Mario? Stai parlando con me?

In Europa ci vogliono capi di stato con una visione e la capacità di rompere l'incantesimo malvagio del TINA, che abbiano il coraggio di rinegoziare il trattato di Maastricht,  creando gli Stati Uniti d'Europa in senso veramente democratico e piantandola con questa parodia di Provincie Europee dell'Impero Finanziario Senza Volto ma con nomi, cognomi e soprannomi*; che trasformino, infine, la BCE in una banca vera di stato che stampa moneta per gli stati e i cittadini e non si limita a foraggiare a fondo perduto le banche private nel tentativo di salvare un sistema bancario già tecnicamente fallito.
Ci vogliono statisti che riescano a dire che JPMorgan e compagni di merende, se devono fallire, che falliscano, che vadano all'inferno, che i loro CEO affamati di stock options si impicchino. Hanno già la corda attorno al collo, del resto, manca loro solo lo sgabello. Glielo offriamo volentieri. Glielo prendiamo all'IKEA e glielo montiamo noi.
Bisogna non avere paura e non avere alcuna pietà dei loro pianti interessati. L'economia, sotto il tumore finanziario che la soffoca, potrebbe essere più sana di quanto si pensi, perché si fonda sul concreto, su merci, forza lavoro e ricchezza vera, sulla materia e non sul puro spirito e possiede gli anticorpi per reagire alle infezioni.

Certo, in un mondo globalizzato, cambiare rotta  sarebbe più facile se un presidente americano illuminato in senso buono e con i poteri di persuasione di un esercito imperiale volesse anche gentilmente vietare i derivati, ripristinare la separazione tra banche commerciali e d'investimento (sciaguratamente cancellata da Bill "BlowJob" Clinton nel 1999, anno in cui cominciano tutte le nostre disgrazie) e non accettare mai più di derubare i propri cittadini per "salvare le banche", come fecero i Repubblicani con la complicità dei Democratici in una delle più vergognose operazioni di criminalità finanziaria durante la crisi dei mutui subprime. La vedo molto dura ma anche gli americani prima o poi capiranno che il sistema finanziario va fermato. E' questa la vera guerra da combattere, altro che Al Qaeda.

Se Berlino accenna un sorriso, Roma non ha proprio niente da ridere. Quella classe dirigente di cui parlavo prima, da noi è semplicemente inesistente.
Il partito azienda sta facendo la fine delle aziende a cui si ispira: sta andando a remengo. La Lega si lecca le ferite provocate dall'ingordigia dei suoi governanti. Veri e propri titoli tossici della politica.
Quella che doveva essere la nuova destra dai tanti belli capelli e propositi laici e moderni si è sgonfiata, è in stand-bye in modalità Fortezza Bastiani. La Sinistra extraparlamentare è divisa in mille distinguo, se no non sarebbe Sinistra italiana, e sta diventando sempre più materia per i documentari naturalistici di National Geographic sulle specie in via di estinzione. L'unica novità della politica italiana sembra essere solo la grande operazione di polizia mortuaria di ricostituzione della Democrazia Cristiana, del Grande Centro, del Buco Nero che tutto inghiotte. L'unico modo conosciuto per governare l'Italia. Poi dice che uno si butta su Grillo.
E il nostro glorioso Partito Bestemmia?
Lo dico da tanto tempo ma nessuno mi vuole ascoltare né credere. Fino a quando l'elettorato democratico, non berlusconiano, non leghista e nemmeno grillino o dipietrista e che magari ancora ama includersi nell'insieme della Sinistra, non si deciderà a dare una bella tranvata elettorale al PD, rifiutandosi di votarlo sotto il viscido ricatto della scelta del male minore e della sua presunzione di sinistra e dimezzandogli, come minimo, i voti, non vi sarà alcun segnale vero di cambiamento nella politica italiana. 

Sapete, sono talmente convinti di vincere le prossime elezioni, questi panchinari della politica che venderebbero la madre per giocare gli ultimi minuti di recupero in una partita truccata, che hanno già lo spumante in frigo. State tranquilli che non hanno alcuna intenzione di rinunciare al porcellum, che gli darebbe un enorme vantaggio e permetterebbe loro di pavoneggiarsi come partito di maggioranza, comportandosi allo stesso modo del PDL, ossia favorendo ancor meglio B. e i suoi interessi. Cercando sempre di inseguire la destra finendo per superarla. Mantenendo un atteggiamento assolutamente reazionario e tartufesco in tema di diritti civili e rivendicando, senza vergogna, il diritto di far parte di una casta privilegiata che non ha intenzione di rinunciare alle poltrone, agli appalti ed alla spartizione dello Stato in protettorati partitici.
Aspettano da così tanto la rivincita e ci sbrodolano sopra sì copiosamente che, se dessimo loro una bella lezione in quell'occasione, non riconoscendoli più come rappresentanti dei progressisti ma dichiarandoli invece indegni, forse non si riprenderebbero più. Un PD al 10% forse ci libererebbe definitivamente dei D'Alema e dei loro plausi alla nomina di De Gennaro (è lo stesso d'Alema che il giorno dopo la Diaz parlò di "notti cilene", disciamo), dei Uolter Veltrony, delle Finocchiaro, di Suor Germana Bindi e soprattutto di questo segretario più capelluto che politicamente interessante.
Questo ometto che continua a dire cose che starebbero da dio nella fogna di qualche piccoloborghese strusciaricchi e leccapreti  ma non in quelle del segretario di un partito progressista. 
Veda, Bersani, io sono da sempre per la rivoluzione alla Robespierre, con le Rolling Heads, ma penso che la respirazione bocca a bocca non si debba negare nemmeno a Lapo Elkann. Il garantire assistenza sanitaria a tutti i cittadini a prescindere dal ceto sociale si chiama civiltà, non è nemmeno questione di destra o sinistra. Diciamo che, se voleva dare due botte a chi le tasse le paga, la metafora scelta è stata parecchio infelice.
Lei, così entusiasta del governo della pulizia tecnica di Mariotto Smonti da plaudirne ogni porcata, è troppo impegnato a dare gli ultimi esami da servo dei servi, a studiare da Billy Boy, per rendersi conto che si sta autofottendo e con lei il PD. I suoi compagni di partito dovrebbero sospenderla per eccesso di ribasso. Gli elettori di sinistra sono si coglioni e tafazzisti ma prima o poi potrebbero svegliarsi, magari sotto il rumore dei carrarmati e ricordarsi dei collaborazionisti.

Intanto, cortesemente, già che ci siamo, mi ridia i voti che le  ho dato in passato.

* E' la definizione di mercato del grande economista Federico Caffè.

sabato 12 maggio 2012

Sono stati gli anarchici

Sacco e Vanzetti, informali
In quest'ultima settimana ne sono accadute di cose interessanti.
I francesi hanno confermato il sospetto che non sia più un'Europa per nani. Hanno cacciato Sarkozy e riportato i socialisti  e le signore con i tacchi alti all'Eliseo con Hollande, uno che, se manterrà le promesse, potrebbe dare filo da torcere alla Führerin Merkel ed opporsi ai suoi piani ammazzaeuro di rigore a tutti i costi. Prima che qualcuno gioisca per l'affermazione della sinistra e si senta incluso, tipo Bersani, specifichiamo che le presidenziali francesi pare siano tradizionalmente l'espressione della lotta tra massoneria democratica e massoneria reazionaria. Questa volta dovrebbe aver vinto la massoneria buona contro il lato oscuro del compasso. Tenendo conto che la massoneria democratica potrebbe essere seriamente più a sinistra del PD, in GOD we trust.

Si è votato anche in Grecia ma a vuoto, perché nessuno, nonostante vari tentativi, è finora riuscito a formare un governo e si dovrà tornare alle urne il mese prossimo. Ad Atene si è affermata la sinistra radicale, quella vera. Quella che è a milioni di chilometri da Bersani e a qualche migliaio da Vendola. Ha avuto un mucchio di voti, per la verità, anche una compagine neonazista con un nome che ricorda pratiche sessuali di umiliazione: "Alba dorata". Pare che la metà dei poliziotti greci l'abbia votata.

Le elezioni amministrative in Italia hanno ridotto il PDL a percentuali preoccupanti (per Bersani) e inferiori a quelle della Lega, bastonata a sua volta dai crudeli nordisti, che non perdonano evidentemente e giustamente le lauree albanesi e i diamanti migliori amici delle badanti.
Che le cose si mettano sempre peggio per B. - e non dimentichiamo il titolo Mediaset che va malissimo in Borsa - lo dimostra anche il grande attivismo di D'Alema, il suo Soccorso Rosso personale. Mai visto così agitato, ormai stabilmente in Defcon 2.
A margine delle disgrazie del nostro ex-ducetto, segnalo il turpe tentativo da parte dei Bocconiani Grigi di addossare la colpa dell'aumento dei suicidi da crisi (aumento che non esiste, per altro) al suo trascorso malgoverno. Per non parlare dell'ingrato Bersani che si è lasciato sfuggire un assolutamente calunnioso "Berlusconi ha provocato l'attuale situazione italiana."
Certo, re Silvio tornato dalla guerra era troppo intento a fare il Gran Capo Piedi Profumati invece di governare; è facile che condurre l'Italia a fare l'inchino troppo vicino agli scogli dell'Europa fosse parte del piano, affinché poi si instaurasse il governo d'emergenza senza fare troppo scarmazzo di blindati e corpi speciali, come si usa oggi, ma non esageriamo, vi prego. Il Papi espiatorio nun se regge. Avrà fatto del nero con le mignotte, sparso oppio ottimistico per nascondere la crisi e sofferto di narcolessia alle riunioni ufficiali ma in confronto a Goldman Sachs & I Suoi Derivati, B. è Santa Maria Goretti. In ogni caso è una Norma Desmond sul Viale del Tramonto, ridotta ad avere per amici solo degli aitanti ex agenti del KGB.

Sempre parlando di elezioni amministrative italiane, come vaticinavano tutti i profeti maggiori e minori, c'è stata un'importante affermazione del Movimento Cinque Stelle, il primo partito italiano ad utilizzare il sistema di classificazione degli alberghi. Un'affermazione smentita in serata, con una nota ufficiale, dal Quirinale.
Nella martoriata Parma, una città in balìa di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, il candidato grillino andrà al ballottaggio con il candidato del PD, quindi rischia seriamente di vincere.
La parola a più alta frequenza della settimana, la più martellata dai tamburini della propaganda è stata ovviamente "antipolitica", evocata dal successo del Grillo espiatorio. C'è stato un grande dispiegamento di truppe e mezzi blindati sui media per dimostrare giammai l'eventuale impreparazione amministrativa di assoluti debuttanti della politica - come ha notato saggiamente quel volpone di Tosi - ma la volgarità personale di Beppe Grillo. Ah, ecco. Dopo la mela che sa di fica dell'ex presidente del consiglio siamo divenuti molto sensibili al bon ton di chi ci governa, sapete? Non perdoneremo loro più neppure un perdindirindina, d'ora in poi.
Ecco, se io sento i media dire, a propaganda unificata, che Grillo è volgare e che il nemico è l'antipolitica, indipendentemente dalla simpatia e fiducia che potrei avere o meno per il Movimento Cinque Stelle, so che Grillo un po' di ragione allora deve averla.

Ma, a parte la vittoria socialista in Francia, l'incertezza politica greca, la minaccia di nuove tasse da parte dei Bocconiani Grigi sugli italiani poveri, una grande manifestazione di Occupy Wall Street il primo maggio che ufficialmente non è mai esistita, come le cose che non vede Napolitano, ciò che preoccupa è il ritorno del terrorismo.
Un dirigente di Ansaldo Nucleare è stato gambizzato a Genova da due sicari in moto. La notizia viene riportata dai giornali secondo il solito schema: ignoto il movente ma  è un atto di terrorismo. Nessuna rivendicazione ma sono stati  gli Anarchici. Il giorno dopo ancora nessuna rivendicazione ma sono stati gli Anarchici Informali. Poi arriva finalmente la rivendicazione anarchica - visto che non si faceva avanti nessuno - ma sono state le BR, che hanno ristampato alcuni volantini di successo, ritrovati (fatti ritrovare) casualmente tanto per ricordarci che gli anni settanta potrebbero tornare di gran moda il prossimo autunno.
Infine, nonostante la polizia indaghi ancora sull'attentato e pare ci vogliano settimane per scoprire chi ha ferito il dirigente Ansaldo, sono stati gli anarchici, punto e basta. Non contano i fatti ma l'interpretazione che se ne vuole dare. Chissà perché ma quando sono stati gli anarchici si sente sempre puzza di bruciato. Di roba molto grossa che brucia.

Non so ma, il fatto che ad essere ferito sia stato un dirigente dell'Ansaldo Nucleare (controllata di Ansaldo Energia, del gruppo Finmeccanica), azienda in ottima salute e senza problemi di licenziamento, mi ha fatto subito ritornare in mente ciò che avevo ascoltato in una trasmissione radiofonica  giorni fa su Radio Radicale, e cioè l'intervento dell'economista Giulio Sapelli in Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei Deputati, registrato il 29 marzo.
Analizzando la situazione italiana, la crisi economica mondiale e le azioni del governo Monti, Sapelli metteva in guardia contro la volontà dello stesso di cedere ciò che rimane del patrimonio pubblico italiano: ENI, Snam e Finmeccanica, appunto.  Quest'ultima sottoposta, secondo Sapelli, ad un vero e proprio attacco concentrico. Proprio l'altra sera guardavo Passera in TV gloriarsi del distacco di Snam da ENI, ovvero della possibile prossima perdita dell'Italia di un pezzo della sua storia.
Sapelli attribuisce ai governi Prodi la paternità di quelle che chiama "privatizzazioni alla Boris Eltsin" che hanno spezzettato e svenduto negli anni recenti le grandi aziende pubbliche fino a privare l'Italia dei suoi asset siderurgici, chimici e strategici. Quelle svendite a gringos e altri stranieri che piacevano tanto all'Argentina di Menem.

Effettivamente ci sono grandi manovre in corso attorno a ciò che resta di Finmeccanica, con i giapponesi di Hitachi interessati ad AnsaldoBreda ed AnsaldoSTS. Viene da chiedersi, per pura curiosità femminile, se i dirigenti di quelle aziende  prospere che, invece di essere valorizzate come patrimonio nazionale vengono  fatte a spezzatino dalla politica che risponde solo ai suoi padroni finanziari, siano sempre d'accordo sulle politiche di cessione.
E, tra un Sacco e un Vanzetti, anche i giornali buttano lì distrattamente tra le righe che dietro a certi attentati potrebbe esserci il business:
"L’altro filone d’indagine è quello che si focalizza sul business. Una strada che porta verso l’Est Europa. Ansaldo Nucleare, infatti, è andata a vendere il know how su manutenzione dei componenti e gestione dei rifiuti radioattivi in Romania, Ucraina, Estonia, Russia. Settore dove esistono dispute non da poco, in particolare per quanto riguarda la gestione di appalti e subappalti locali. Proprio la pistola potrebbe sostenere questa tesi: di Tokarev ne girano a migliaia tra le mafie albanesi e balcaniche. Questa è una delle ipotesi, alle quali stanno lavorando gli inquirenti ed i servizi segreti. Lo si apprende da alcuni commissari, al termine dell’audizione del direttore dell’Aisi (i servizi di intelligence), Giorgio Piccirillo, al Copasir." (fonte: Il Fatto Quotidiano)
Rifiuti radioattivi? Ecomafie, per caso? Uhm, troppo pericoloso andare oltre. Sono d'accordo, sono stati gli anarchici.

Poppy fields forever


Ero in un campo, sedevo su un automezzo che poteva essere benissimo qualunque cosa tra un fuoristrada e un tagliaerbe e mi facevo strada in un mare di papaveri dalle onde rosse ed altissime. Non i mille papaveri di Faber ma milioni e milioni.
E' un sogno che ho fatto stamattina. Uno di quei sogni talmente vividi che ti svegliano. 
Giocatevi 15,  17 e 90.


mercoledì 9 maggio 2012

United Colors of Merkel


Questo collage è meraviglioso perché è più rivelatore di qualsiasi trattato, studio, analisi sulla personalità del leader, in questo caso la cancelliera Merkel. 
Infatti Angela ha un intero guardaroba di tailleur tutti uguali. Lo sospettavate ma ora ne avete la certezza.
Cambia solo il colore ma il taglio è lo stesso, la tasca, il bottone e il revers sono sempre uguali e nel medesimo posto. E' evidentemente e volutamente una divisa, la divisa da cancelliera. L'idea che una sartina di provincia ha di una capa di stato. 

Va bene ma sono tedeschi, noi italiani siamo fissati con il look e la moda, per loro sono cose che non contano. Non è che adesso Angela si convince a mollare la presa sugli stability bond perché le mandiamo Enzo Miccio e Carla Gozzi di "Ma come ti vesti?!" a rifarle il look - anche se potrebbe essere un'idea. Anzi  forse sarebbe proprio La Soluzione. Una pettinatura diversa, un altro colore, via la frangia tagliata con la coppetta in testa e magari un mosso più giovanile e più frou frou e un cambio d'immagine stile "Dieci anni di meno" e questa donna vi stupirebbe. Ne sono convinta.

Sorvolerei infine sulla compulsiva ricorrenza del gesto, sulla rivendicazione di orgoglio vaginale che nasconde chissà quale messaggio recondito. "Ce l'ho anch'io", oppure "Ho solo bisogno di riempire questo buco con tanta fantasia e creatività, quella che la mia sarta non ha, come potete vedere." "Non sono rigida, è che mi vestono così."

domenica 6 maggio 2012

Sesso e possesso

Frida Kahlo - Unos cuantos piquetitos

Stamattina leggevo questo appello per l'adozione di un codice etico per la stampa che deve riportare i casi di "femminicidio". Al di là della definizione di "femminicidio" che non mi convince affatto:
"Femminicidio è quel tipo di violenza con la quale viene colpita una donna per il solo fatto di essere donna; si tratta di violenza sessuata, fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa, che impedisce alla donna di esercitare appieno i diritti umani di libertà, integrità fisica e morale." 
rimango perplessa anche sui punti di questo codice. Ne riporto qui solo due, invitandovi comunque alla lettura completa dell'articolo.
1. I giornalisti e le giornaliste devono mettere in evidenza la motivazione di genere (svalorizzazione simbolica, discriminazione economica e sociale) come causa profonda della violenza contro le donne. Essi devono fare buon uso delle informazioni di casi studio e statistiche disponibili, sia quando segnalano casi di violenza contro le donne sia quando danno notizia di casi di sfruttamento sessuale e della prostituzione, collocando le notizie in un contesto più ampio che riveli la motivazione di diseguaglianza a cui sono sottoposte le donne che ne soffrono e tutte le vittime che sono femminilizzate (discriminate come se fossero donne – ad esempio omosessuali, transessuali).
4. I giornalisti e le giornaliste devono in ogni modo evitare di usare l’equazione “odio uguale amore” e mai utilizzare frasi che possano giustificare in qualche maniera simbolicamente la violenza come gesto sconsiderato o addirittura “folle” e quindi non del tutto legato alla responsabilità individuale. Da evitare in senso assoluto anche il presentare la violenza sessuale, domestica, e il femminicidio come amore passionale incontrollato con frasi dal vago sapore romanzato e romantico (follia d’amore, pazzia d’amore, amore e sangue) – La violenza e l’omicidio sono i più gravi crimini che si possono compiere contro un altro essere umano donna o uomo.
Ciò che mi spaventa di questo codice presunto etico, oltre alla sua ignoranza della psicologia e psicopatologia umane, è il suo voler ridurre un fenomeno complesso ad un semplice fatto di definizione, il suo voler inquadrare l'omicidio delle donne in uno schema di ortodossia politica dove bisogna usare le chiavi di lettura approvate dal comitato centrale.
Per dare la "libertà alle donne" infatti, se non ho capito male, bisogna limitare la libertà di espressione, imbavagliando la stampa o costringendola a scrivere secondo l'ortodossia del politically correct. Qualcosa di sempre mostruoso. Perché oltretutto, secondo questo pensiero magico, il definire il femminicidio in maniera ortodossa da parte dei giornali contribuirebbe addirittura a limitarlo.
Occorre inoltre, secondo il codice, cancellare per decreto l'intera gamma delle passioni umane che comprendono, mi dispiace per le madri costituzionaliste, anche l'odio; rendere queste passioni irrilevanti e punire un reato per se, senza prendersi la briga di indagarne le motivazioni. Un abominio giuridico.
Si dovrebbe negare, pur parlando di esseri umani, l'esistenza di relazioni affettive problematiche tra individui - e spiego alle leguleie che il termine affettività include anche sentimenti negativi come il possesso, l'invidia, la gelosia; negare la valenza patogena di tali relazioni per ridurre tutto ad un fatto politico, di principio.
La libertà delle donne, infine, passerebbe attraverso la loro definitiva separazione dall'uomo, deresponsabilizzazione e clausura in un recinto di protezionismo a tutti i costi dove, ovviamente, le donne non possono essere mai a loro volta colpevoli perché se no crolla tutta la baracca abusiva già pericolante.

Quando chiesi tempo fa ad alcune femministe se riuscissero ad inquadrare nel concetto di "femminicidio" il delitto di Sarah Scazzi, ovverosia un delitto maturato in un contesto familiare dove le donne sono la parte dominante e  tutta una serie di sentimenti ad alto tasso di estrogeni aveva provocato la morte di una ragazzina, non ho mai avuto risposta. 
Non ho avuto risposta perché un "femminicidio" probabilmente commesso da altre femmine in concorso è, a quanto pare, qualcosa che non rientra nello schema del "femminicidio" come "delitto di genere" dove la donna viene uccisa "solo in quanto donna"  e da un uomo che agisce non in quanto assassino ma in quanto uomo. Questo almeno è il concetto che si vorrebbe incidere nella pietra, chiudendo ogni ulteriore discussione su quella che è una piaga della società e che richiede quindi un approccio sociologico un tantino più approfondito.
Dispiace che un movimento potente ed importante come quello femminista si sia fatto alla fine intrappolare nell'atteggiamento piagnone e nel modus operandi tipico delle minoranze prepotenti, quelle che se sbagli le parole quando parli di loro o fai notare i loro difetti, sei un  bestemmiatore da schiacciare. In questo caso sarei, credo, una donna che odia sé stessa.

Se la morte di una donna viene ridotta sempre ad un fatto binario uomo-donna, ad un atto di guerra tra i sessi, avulso dalle sue motivazioni macrosociali insomma, si otterrà una dichiarazione di belligeranza continua uomo vs. donna che, basandosi su questioni di ortodossia, difficilmente potrà mai arrivare al ristabilimento della pace. Insomma una situazione tipo Coloni vs. Palestinesi dove i coloni, in questo frangente, non sono sempre e prevedibilmente gli uomini.
E' una politica che crea divisione tra i soggetti che, uniti, potrebbero fare molto male al sistema e quindi il potere ha interesse che restino divisi da qualcosa di infinito come la guerra trentennale al terrorismo oppure, in questo caso, la guerra dei generi. Divide et impera. Strano che le ragazze non se ne siano ancora accorte.
Considero quindi i termini "femminicidio" e "delitto di genere"  forzature ideologiche che nascondono il vero cuore del problema della violenza in aumento non solo sulle donne ma sui bambini, sugli omosessuali - che non vengono colpiti in quanto femminilizzati (che sciocchezza) ma in quanto omosessuali - sui diversi per razza e religione, su tutti quelli che portavano un triangolo colorato nei lager, sui poveri e soprattutto sui lavoratori. Le vittime di "lavoratoricidio" dall'inizio dell'anno sono già 170, per inciso. 

In Argentina hanno di recente  inserito nel codice penale un'aggravante per i delitti commessi da persone che erano legate alla vittima da vincoli di parentela o sentimentali. Mi pare giusto e ragionevole. Nello stesso decreto è stata inserita una definizione di "violenza di genere" che è più discutibile perché ideologica e compiacente verso il femminismo politico ma comunque l'impianto complessivo del provvedimento sottolinea correttamente il focus che dovrebbe essere studiato al fine di comprendere il fenomeno dell'aumento delle morti violente a danno delle donne: si uccide perché si considera la vittima una PROPRIETA'. Il senso di possesso tra amanti, tra coniugi, tra famigliari, tra dipendente e datore di lavoro, perfino tra amici. E' quello stesso senso di possesso e di potere di vita e di morte sui deboli che ha fondato per secoli l'istituzione famigliare. In quel caso erano i figli ad essere vittime di "bambinicidio". I figli li si poteva violentare in ogni modo, fisicamente e psicologicamente, da parte delle madri e dei padri, e perfino ucciderli.  Quel "t'ho fatto, ti disfo" che quelli della mia età ancora si sono sentiti dire tante volte da mamme esasperate alle quali si era improvvisamente sturato l'inconscio. 

Nessuno nega che vi sia un allarme violenza. L'aumento statistico delle morti femminili - che sono solo la punta dell'iceberg di violenze e soprusi quotidiani più nascosti - ha però più probabilmente una motivazione sociologica che di genere e potrebbe non essere affatto legata ad una presunta e congenita malvagità maschile ma essere correlata direttamente ad un disagio esistenziale più generale.
Azzardo che, in tempi di incertezza su ciò che è veramente nostro e di nostra proprietà, visto che siamo costantemente depredati del lavoro, della capacità di sostentarci e infine della libertà, seppure in modo molto subdolo, il disporre della vita di qualcuno che riteniamo una cosa di nostra proprietà dando ad esso la morte, potrebbe essere una reazione patologica, un modo per alleviare la frustrazione di chi ha paura un domani di non essere più possessore di nulla. Gli uomini potrebbero essere maggiormente sensibili a questa frustrazione, essendo stati per secoli indiscussi proprietari dei membri delle loro famiglie e non solo, anche di schiavi, lavoratori e altri sottomessi.
L'emancipazione femminile ha contribuito a mettere in discussione questo principio di predominio maschile nella proprietà degli altri esseri umani - diversi per razza o sesso - andando a scardinare le fondamenta dell'istituzione familiare e delle relazioni interpersonali e per qualche anno si è pensato di aver rifondato la società in modo più giusto, suddividendo i compiti e le responsabilità tra maschi e femmine, anche nel mondo del lavoro.
L'ultraviolenza del capitalismo neoliberista che ha reintrodotto lo schiavismo come modo di produzione, l'utilizzo dello shock and awe come arma psicologica di dominio sulle masse e le ricorrenti crisi economiche che minano le ultime certezze dell'individuo, gettandolo nella disperazione, nell'angoscia da retrocessione sociale e nel nichilismo, sono in grado di cancellare decenni di conquiste e di provocare questo aumento di violenza, di cui le donne sono ormai troppo spesso le vittime d'elezione. La macelleria femminile è solo un reparto della macelleria sociale globale, insomma.

Non occorre quindi misurare le parole con il nonio ai giornalisti per paura di offendere le donne. Non dobbiamo farci condizionare dalle trappole ideologiche che oggi sono solo strumenti di distrazione di massa dal cuore del problema: viviamo in tempi prerivoluzionari e occorre svegliarci per agire. Occorre smetterla con la guerra di genere, avere la forza di urlare, uomini e donne assieme, che la società che provoca la violenza che ci fa ammazzare tra di noi e questa crescente insostenibile diseguaglianza che ci fa regredire culturalmente e socialmente al medioevo, noi non la accetteremo più. 

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