martedì 30 ottobre 2012

Il voto Trinacriciuto


Bersani gioisce come un bambino per la sua vittoria-ma-anche-no, ottenuta con un candidato che, si, ha un nome che, in cabina elettorale, è un messaggio subliminale ma, dispiace dirlo, ha le physique du rôle dell'impresario di pompe funebri. Governatore che si renderà conto presto che la sua è stata più una vittoria ai punti per ko tecnico e ritiro dell'avversario (Iddu) e che la partita della governabilità sarà molto più dura da giocare di quella delle elezioni.
Grillo,  comunque la si metta, non ha stravinto nonostante lo sbattimento degli ultimi giorni, traversata a nuoto compresa (much ado about nothing). Si è solo ben piazzato e più di così forse non avrebbe potuto fare. 
Il PDL dovrà riprendersi dalla tranvata del dimezzamento dei voti e prendere atto che: 1) B. è stato sfiduciato pure da chi tanto aveva investito su di lui in passato e 2) forse c'è da cominciare a preoccuparsi davvero.

Poi, quando avremo digerito i dati - tenendo sotto mano l'ottima analisi del voto di Ilvo Diamanti e l'analisi dei flussi migratori che vedono il PDL cedere di schianto sotto il peso di quel clamoroso ed inedito - a quel livello - 52% di astensionismo, facciamoci la domanda che nessuno osa porsi e che sarebbe la più  interessante di tutte: per chi ha o non ha votato la mafia? 
Perché l'impressione è che la mafia, dopo il cambio di regime, l'eurogolpe bancario con il silenziatore dell'anno scorso, stia ancora facendo il casting, stia ancora solo annusando e tastando, valutando e soppesando. Ed è questa la grossa incognita per il futuro, non solo dell'amata Sicilia.
Dobbiamo chiedercelo, perché è inutile fingere di essere sani.

lunedì 29 ottobre 2012

Due film al prezzo di uno


Rapporto da un weekend cinevisionario.

Recensione al volo di "Cosmopolis" di David Cronenberg. La caduta del saggio medio del ridicolo. 
Ma no, in fondo questo Cronenberg è intrigante e la mancanza di senso è perfettamente in linea con l'argomento del film: l'assoluto non senso della finanza neoplastica e dei suoi personaggi disperatamente vuoti e monomaniacalmente fissati al denaro. Gente che si è flippata il cervello, con tutti quegli zeri. Il denaro che alla fine è solo una maledizione, un diavolo che esige il pagamento del pegno.
Certo, la pippa è impegnativa: l'ex precog di "Minority Report" Samantha Morton si ispira alle previsioni futuristiche di Casaleggio, Pattinson è espressivo come una cassetta Geberit, la verbosità è a livelli preoccupanti, il ridicolo di cui sopra è sempre in agguato e alla fine si prega solo che il film giunga al termine, visto che si sa già come finirà il fantastiliardario dalla prostata asimmetrica (la solita fissa di Cronenberg per le anomalie fisiche).  In definitiva: intrigante, noioso, saccente, moralista anche, ma tuttavia insinuante come la tentazione. 


Recensione al volo #2 di "Shame" di Steve McQueen.  Versione newyorchese di disperato erotico stomp.
Anche qui una pippa e non solo nel senso di quelle che si spara a ripetizione il protagonista, un sex addict, uno che usa il sesso come fosse una droga. Il sesso come sniffata, come pera in vena, per stordirsi, per okkupare il cervello con il flash dell'orgasmo e non pensare più. Brandon è drogato al punto che non riesce a farlo proprio  nel momento in cui incontra una donna che finalmente lo interessa e con la quale il sesso potrebbe ridiventare un mezzo di comunicazione umana. Ogni esperienza, compreso il rapporto disastrato con la sorella altrettanto problematica, lo ricaccia nell'angoscia della disperazione di una vita che è quasi morte. Vedo la gente viva e ci scopo per non pensare che sono già morto. 
Si intuisce che un delizioso ambientino famigliare patogeno abbia forgiato il destino del protagonista e della sorellina. Due disperati costretti a vivere, per giunta, in quello stabulario senza pietà che è la grande metropoli. Per certi versi siamo dalle parti della "25a ora" di Spike Lee.
Per il resto, che dire, un film indubbiamente interessante ma incompiuto, prolisso, a volte anch'esso intriso di moralismo sensocolpevolista e  che si potrebbe rivedere solo per un motivo: Michael Fassbender che stramerita la Coppa Volpi per la sua straziante interpretazione e "full monty" è una gioia per gli occhi, senza contare che Angela Merkel parlerebbe, a ragione, di "misure impressionanti".

sabato 27 ottobre 2012

A Bascapè pioveva


Bascapè non è un nome da provincia lombarda, anche se è quello di un antico casato di feudatari del pavese. E' un nome esotico, africano, coloniale; ricorda, per assonanza, Macallè, le battaglie dell'illusione imperiale italiana, gli imperatori etiopi. 
A Bascapè morì, esattamente cinquant'anni fa, l'imperatore del petrolio italiano, Enrico Mattei, il 27 ottobre del 1962. Pioveva quella sera, ma il Morane Saulnier proveniente dalla Sicilia e diretto a Milano non si avvitò e cadde a causa delle intemperie. Esplose in volo, come raccontò subito un testimone che poi ritrattò per paura e in seguito si portò la verità della palla di fuoco nella tomba, mentre la figlia otteneva già da subito un ottimo posto all'ENI.
L'aereo esplose a causa di un sabotaggio, di un attentato, come ha stabilito l'inchiesta riaperta negli anni novanta dal sostituto procuratore  di Pavia Vincenzo Calia.
Mattei era imperatore e con molti nemici e congiurati, anche a corte. I nemici che si fanno di solito i ribelli, quelli troppo orgogliosi per obbedire sempre e rinunciare alla propria visione per compiacere l'interesse altrui. Era di quei dominanti che, quando sono costretti  ad affrontarne altri, sanno che dovranno combattere fino all'ultimo sangue.

Chi poteva volere la testa di Mattei? Le compagnie petrolifere, le così dette Sette Sorelle, per punirlo della sfacciata pretesa di indipendenza e riottosità verso le regole del commercio energetico, asset fondamentale ed intoccabile del dominio imperiale angloamericano?
Il governo americano, vista la spregiudicatezza con la quale Mattei dichiarava di voler sottoscrivere accordi energetici con i paesi arabi e l'Unione Sovietica, praticamente alla pari? O il governo inglese, come suggerito da recenti rivelazioni contenute in documenti desecretati di intelligence, allarmato dalla concorrenza di Mattei sulle rotte petrolifere britanniche e dal corteggiamento nei confronti dell'URSS?
Mattei fu dunque una vittima del risiko della guerra fredda, eliminato con una operazione in nero, nei giorni dei Missili di Cuba, c'è chi dice proprio approfittando della crisi? Personalmente credo che i due fatti non siano collegati ma solo concomitanti. La crisi era troppo grave per poter pensare ad altro che a risolverla senza far saltare in aria il mondo a colpi di bombe atomiche. Non c'erano tempo ed energie a disposizione, in quei concitati giorni pre-apocalittici, per progettare di eliminare un fastidioso guastafeste in una provincia lontana dell'Impero, a meno che l'operazione non fosse già programmata da tempo.
Anche la pista dell'OAS, sulla base delle minacce del terrorismo francese di destra effettivamente giunte a Mattei non convince, se non come depistaggio. C'è anche da dire che Mattei  aveva infine stabilito un buon rapporto con l'amministrazione Kennedy ed era in procinto di effettuare un viaggio negli Stati Uniti. Un viaggio di distensione dopo gli aspri contrasti del passato. Poco più di un anno dopo, anche il presidente Kennedy cadrà vittima di un attentato, eseguito a regola d'arte, nello stato più petrolifero d'America.

L'ipotesi più accreditata sulla morte per assassinio di Enrico Mattei è comunque la pista della congiura di palazzo, del complotto politico, con l'appalto alla mafia della logistica dell'attentato. Un affare in gran parte italiano, insomma, del quale beneficiarono sicuramente anche gli interessi atlantici. Un intreccio di interessi partitici, personali e di potere all'interno dell'ENI. La creatura di Mattei che, alla fine, gli si ritorce contro. E' l'ipotesi criptata da Pier Paolo Pasolini in "Petrolio", dove il protagonista del romanzo allude pesantemente ad Eugenio Cefis, il successore di Mattei alla guida dell'ENI e personaggio assai discusso non solo in relazione a questo mistero italiano.
Politica, strategia ed energia, allora come oggi, sono elementi di un sistema in equilibrio precario e assai delicato, sempre pronto ad incrinarsi. L'assassinio di Mattei è atto sicuramente politico, strategico e legato agli interessi dell'energia, allora quasi totalmente legata al petrolio. In un preciso momento, Enrico Mattei è divenuto scomodo per alcuni e la sua morte è stata vista come vantaggiosa per tutti. Forse non c'è stato bisogno nemmeno di dare l'ordine.

Sono trascorsi cinquant'anni da Bascapè. Se anche oggi abbiamo a che fare con le solite questioni energetiche, seppur con attori diversi (ad esempio, non c'è più l'URSS comunista ma gli oligarchi), e il petrolio la fa ancora da padrone, essendo ancora la fonte più economica di energia, possiamo chiederci allora quanto fosse diversa l'Italia di Mattei da quella di oggi.
Per certi versi non è cambiata di molto, per altri stiamo guardando ad un altro pianeta.
I partiti erano anche allora una casta di potere, come quelli delle Milano da bere e delle Roma da sbranare di fine ventesimo secolo. La differenza forse consisteva in un certo pudore ed autolimitazione della ruberia che poi è andato via via scomparendo, fino alla completa rottura degli argini della corruzione in questo inizio secolo ventunesimo.
Anche allora quindi corruzione e tangenti? Certamente. Quello è un male endemico, inestirpabile del nostro paese, una vera tara genetica antecedente alla repubblica.
Sempre le suddette recenti rivelazioni di intelligence confermano che il delitto Matteotti del 1924 sarebbe stato legato ad un episodio di corruzione, uno scandalo petroli ante litteram, che coinvolgeva il regime fascista e perfino persone vicinissime a Mussolini. Sembra che Matteotti stesse per denunciare la corruzione in parlamento e che sia stato eliminato prima che potesse parlare.
Corruzione, tangenti e politica. Mattei, per sua stessa ammissione, saliva sul taxi, ovvero si serviva dei partiti, pagava la corsa e scendeva. Pagava tutti, senza favoritismi, anche se era politicamente un democristiano ed ex partigiano bianco.

Una cosa però rende l'Italia di Mattei profondamente diversa da quella attuale. L'Italia del cane a sei zampe, di Cortemaggiore, la potente benzina italiana, era un paese dove lo Stato non era ancora una parolaccia impronunciabile nei salotti buoni. Esisteva lo Stato, non il sistema paese, entità proteiforme che ormai nasconde soprattutto l'interesse privato e delle servitù clientelari, a scapito di quello collettivo.
Il laissez faire e l'ultraliberismo erano costretti a convivere con una concezione economica predominante che prevedeva ancora il primato dell'interesse generale, potremmo dire l'etica della spinta al benessere per tutti.

Mattei aveva una visione, come si dice oggi con un termine assai abusato. La visione bruciante del petrolio, dell'energia che muove il mondo e le altre stelle. Una visione industriale ma soprattutto politica.
Prende in gestione l'AGIP subito dopo la seconda guerra mondiale, nel momento in cui si pensa di dismetterla, di svenderla perché improduttiva.
Cocciutamente, servendosi abbondantemente della politica, che conosce dal di dentro, la salva e la trasforma in ENI, la più importante azienda statale italiana. Statale.
La visione di Mattei era l'indipendenza energetica italiana. Indipendenza quindi sovranità nazionale. Due cose che all'Italia erano negate a causa di vecchi debiti di guerra calda e a nuovi vincoli ed alleanze da guerra fredda. L'Italia era considerata un protettorato. Il cane a sei zampe di Mattei a cuccia non ci voleva stare. Troppe zampe per poter restar fermo. Se Mattei intreccia alleanze con i paesi energeticamente emergenti, propone contratti a loro favorevoli, spariglia le carte alle Sette Sorelle, le multinazionali del petrolio, cerca il profitto, sicuramente, lo fa sempre per il progetto dell'indipendenza energetica dell'Italia attraverso la sua grande industria statale ENI. Sempre in nome di una visione che non è di un singolo, dell'imprenditore, del privato, ma di un popolo, collettiva.
Intendiamoci. Mattei non è un santo, anche se è morto martire. A volte bluffa, bara sui dati del petrolio che riesce a trovare trivellando la Pianura Padana (allora non ancora Padania). I suoi pozzi non sono ricchi come quelli del Texas ma lui fa scrivere sul "Giorno", il suo giornale aziendale, che a breve l'Italia galleggerà su un mare di oro nero. Per certi versi è sulla linea dei grandi imprenditori corsari italiani.
Per difendere l'ENI sarebbe disposto a  tutto. L'ENI, non sé stesso. Infatti non si tira indietro neppure quando capisce che la sua visione spregiudicata lo porterà all'inevitabile redde rationem.

Una delle cose che più sorprendono il lettore che legga la biografia di Mattei e che marca la differenza con l'attualità, è scoprire che era ricco, si, ma della ricchezza di un capitano di industria di allora. Un povero, quindi, in confronto ai CEO dei nostri tempi, dalle buonuscite milionarie in dollari sempre più spesso totalmente immeritate perché ricavate da aziende ridotte in macerie dalla politica del profitto per il profitto.
Se Enrico tornasse in mezzo a noi penso che farebbe molta fatica a capire il concetto di stock option e i 17 milioni di euro di stipendio annuale di un Marchionne, per non parlare della scarsa affezione che quel tipo di imprenditori sembra dimostrare alle aziende e soprattutto ai loro dipendenti.

Se l'Italia è diventata solo più spregiudicata e cinica, rimanendo però la serva che è sempre stata, è soprattutto il capitalismo che è cambiato profondamente, dai tempi di Enrico Mattei. E' tornato quello spietato delle origini, con l'aggravante che, avendo scoperto la formula magica per moltiplicare il denaro all'infinito, invece di sognare la piena occupazione e il benessere per tutti, delocalizza e impone rigore e sacrifici umani sull'altare del suo unico dio, perché quello è l'unico modo per rinnovare ogni volta la magia della moltiplicazione.
Questo capitalismo non riesce più a far nascere uomini come Enrico Mattei. E ad Enrico Mattei, certamente, non piacerebbe.

giovedì 25 ottobre 2012

Dotti, medici e sapienti


E nel nome del progresso 
il dibattito sia aperto, 
parleranno tutti quanti, 
dotti medici e sapienti. 

"L'unico precedente a questa sentenza è Galileo".

Non l'ha detto la Biancofiore ma il ministro per l'ambiente Clini, convinto che i giudici abbiano riesumato l'Inquisizione spagnola per condannare gli scienziati colpevoli di non aver saputo prevedere il terremoto. Se questo è un tecnico. Qui ci vuole l'hashtag #annamobbene.
E poi, stiamo parlando di Einstein, Newton, Darwin o di qualche genio incompreso alla Nikola Tesla, autori di scoperte mirabolanti da cambiare il mondo, ingiustamente carcerati per bestemmia ed eresia dal Santo Uffizio, come dei maggiordomi qualsiasi? No, stiamo parlando di normalissimi esperti della Commissione Grandi Rischi che, per compiacere Bertolaso, si trasformava a gentile richiesta nella Commissione Niente Rischi. La scienza è un'altra cosa, caro Odifreddi. E lasciamo riposare in pace Galileo, per amor di patria.

Non ci fossero le intercettazioni a smerdare questi esperti a 90° potremmo anche credere alla galileata, all'atroce ingiustizia perpetrata dai soliti giudici che non si fanno mai i fatti propri e non lasciano gli italiani delinquere in pace. 
Sentire Clini che parla come B. ci rassicura della continuità, del passaggio morbido tra un regime all'altro. Ma io penso a quei ragazzi che sono morti, invitati a rimanere tranquilli in un edificio che scricchiolava sempre più sinistramente notte dopo notte. 
Una volta per tutte, quindi: i giudici non accusano gli "esperti", gli "scienziati", secondo le prefiche corporative, di non aver previsto la scossa devastante, di non essere insomma degli indovini, ma di aver compiuto un'analisi errata dei dati, di essere stati forse superficiali in condizioni nelle quali non ci si può permettere di esserlo. Di aver tenuto una riunione "cooperativa" per assecondare Bertolaso, alla quale non seguì nemmeno un verbale, come ammette Boschi a Sabina Guzzanti in "Draquila". 
Infatti, nella memoria del pm dell’Aquila Fabio Picuti del 13 luglio 2010 si legge:
“L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città”. Proprio perché, è lo stesso sostituto procuratore a scriverlo, “la scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”. A inguaiare gli esperti capitanati dal presidente dell’Ingv Enzo Boschi non è stato il presunto oscurantismo dei giudici, ma l’esigenza tutta politica di “rassicurare” gli abitanti del capoluogo abruzzese, allarmati da una lunga sequenza di scosse e dai primi danneggiamenti di edifici, a partire da una scuola." (fonte "Il Fatto quotidiano").
La politica, dunque, che nulla dovrebbe avere a che fare con la scienza ed invece ogni giorno di più la svuota di credibilità e la sconcia: con le malattie inventate per compiacere BigPharma e i suoi nuovi farmaci, con i dati addomesticati per accondiscendere alle richieste della multinazionale finanziatrice e con la ricerca che diventa sempre più la dimostrazione di qualcosa che si deve dimostrare per forza.

C'è infine un aspetto ancor più generale che emerge da questa vicenda.  Il viziaccio di prendersela con i giudici quando applicano le sanzioni previste dalla legge nei confronti dei reati è il legato più velenoso del berlusconismo morente. B.si ritira dalla politica, ma non temete, vive e lotta dentro di noi.

Update - Questo documento  della Commissione Grandi Rischi dell'aprile 2009 è stato pubblicato stamattina da Repubblica. 

mercoledì 24 ottobre 2012

Le ultimarie del PD


Per fortuna non ho il problema di votare alle primarie del PD, ma a chi intendesse spendere due euro per il partito e dilaniarsi nel dilemma Matte/oRenzi o PierluigiBersani o ParaVendola o Kittammuort, suggerirei di leggersi prima qualche brano della Carta d'Intenti, dei dieci piani di scelleratezza della coalizione di presunto centrosinistra. Ovvero del contratto capestro che chi oserà votare per le primarie del Partito Bestemmia dovrà sottoscrivere con una goccia di sangue, l'amputazione del mignolo e la promessa futura della cessione del secondo canale ad vitam e ad libitum.

Riprendo da Piovonorane di Alessandro Gilioli, al quale rimando per i condivisibili e fin troppo urbani commenti a questa boiata infame:
«Le forze della coalizione [PD, SeL e PSI, ndr], in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare ad assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; (…) ad appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica».
A me basterebbe questo paragrafo per rovesciargli il tavolino e mandarli tutti affangala. Per chi non avesse capito bene, questi disgraziati, che hanno firmato l'unconditional surrender a bordo della portaerei Europa, ci obbligano ad ingoiare a cucchiaiate il fiscal compact, ovvero la nostra condanna a morte come paese avanzato. Il fiscal compact che vieta per legge qualsiasi politica economica diversa dal liberismo menemiano dei Chicago boys, ed è un atto di sottomissione alla globalizzazione, l'adesione allo shibari dell'euro, al legame a nodi scorsoi alla moneta unica. E per farlo sono disposti ad allearsi con chiunque, anche con il Diavolo, se occorre. Con la destra, non ne parliamo.

Ma c'è dell'altro nella Magnamagna Carta. Ci sono le solite supercazzore prematurate con scappellamento di Sistina come fosse Fanfani sui diritti civili - volute dalla preta Bindi, e alcuni colpi ben assestati alla Costituzione e alla democrazia (rimando sempre a Gilioli per il dettaglio).
Curioso, ma non troppo; la Bindi si appella alla Costituzione (a sproposito) quando vuole impedire la legalizzazione delle unioni gay ma se ne dimentica quando si tratta di questioni ancor più fondamentali come le regole democratiche e di rappresentatività del popolo. Basti vedere come verrà aggirato, pulendosi con la Carta, il vincolo di mandato.

Questa coalizione non ha un programma perché il programma è quello di Monti, il salvataggio dell'Italia dalle grinfie di J. Maynard Keynes. Visto che si tratta solo di eseguire gli ordini, qualunque scherano andrebbe bene, anche l'autista della Finocchiaro o lo stesso Mario Monti. Eppure i piddini grigi, che non sono per niente choosy visto che si litigano a borsettate un posto da boia, sono indecisi da morire se la mannaia la debba impugnare il segretario allo gnocco fritto o il Bischerenzi o qualcun'altro purchessia.
L'avete udito il Matte/oRenzi parlare delle regole delle primarie ed appellarsi al garante della privacy minacciando le carte bollate. Ha paura di perdere i voti dei bimbiminkia. Ha paura che il bottegone faccia vincere il segretario. (Ma quando mai!)
Mica si scandalizza per i contenuti ultraliberisti da tea party della Carta degli intenti. Lui e Bersani condividono lo stesso programma, quindi di quali primarie, di quale competizione, di quali differenze stiamo parlando? 

Termino con Pietro Ichino, grande consigliere di Renzi.
“Considerare la finanza come cattiva, come la responsabile della crisi economica globale equivale a dimenticare che senza finanza lo stato non avrebbe neppure potuto prendere il denaro a prestito nei mercati internazionali, e che quindi non avrebbe potuto praticare quelle politiche keynesiane (??!) che gli stessi Bersani e D’Alema indicano come necessarie e salutari. Perciò mi chiedo se in questa polemica contro la ‘finanza cattiva’ non torni fuori  quell’antica concezione manichea della sinistra che da una parte mette la operosa e buona classe operaia, mentre dall'altra la classe borghese rapace e sempre a caccia di rendite. Una polemica che, se fosse in questi termini, trasformerebbe il Pd in una creatura politica più antica di quello stesso Pci che aveva tentato di mandare in soffitta queste differenze."
(Non ho bisogno di ricordare che i prestiti dai mercati internazionali si traducono in interessi da restituire, non sono a fondo perduto, come i bonifici alle Olgettine).
Insomma, esorta Ichino, che la sinistra la smetta di essere sinistra così sarà perfetta. Non è meraviglioso tutto ciò?

martedì 23 ottobre 2012

Commissione Niente Rischi



"Sono Guido Bertolaso...".

 La Stati: "Che onore...". 

Bertolaso: "Ti chiamerà De Bernardinis il mio vice, perché gli ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni... Eccetera...". 
Ancora Bertolaso: "La cosa importante è che domani... Adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo... ma vengono Zamberletti (l'unico che poi non parteciperà, ndr), Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male... Hai capito? (...) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà questa riunione. E che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te... facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia". 
La Stati: "Va benissimo...". 


Dedicato a quelli che oggi se la prendono con i giudici e hanno paura che un domani gli esperti non possano più offrirci i loro preziosi consigli.

lunedì 22 ottobre 2012

E' il serpente monetario che si morde la coda


E tre. Terzo filmato sul problema euro - sempre grazie al blog Byoblu - nel quale Fabrizio Tringali, uno degli autori, assieme a Marino Badiale, del libro  "La trappola dell'euro" (accattatevillo), dà un'altra bella mazzata alla convinzione comune che la nostra attuale divisa sia la panacea di tutti i mali economici e la salvatrice di un intero continente dall'arretratezza economica. In questi giorni, ahimè, ci stanno crollando parecchi miti e quello dell'euro sta facendo il botto più forte. Vedi cosa succede ad informarsi e a non ascoltare solo le sirene mainstream ma una bella serie di altre campane che, per carità, non saranno forse tutte depositarie della verità assoluta ma almeno qualche sano dubbio ce lo fanno venire?

Tringali spiega in maniera eccellente come l'euro si stia rivelando quello strumento di strangolamento lento e progressivo dei paesi che non reggono l'aggancio con una moneta forte a cambio fisso (sentite il bandoneon di Piazzolla che suona, in sottofondo?) che tanti economisti, già una trentina di anni fa, avevano previsto sarebbe diventato.

L'euro non c'entra con l'Europa e nemmeno l'unione europea. Quando massacrandoci dicono: "Ce lo chiede l'Europa" e noi pensiamo alla Pace, al premio Nobel, a Mazzini, ad Adenauer e alla bella bandiera blu con le stelle gialle (oddìo, a pensarci bene, che simbolo tristo), ci stanno solo ricoprendo la pillola amara con il gastroprotettore.
L'euro, gabellatoci dalle sirene di regime come l'espressione più nobile dell'europeismo,  non è altro che uno strumento della globalizzazione che, per principio, necessita di libertà assoluta di circolazione dei capitali e della riduzione al minimo del rischio di cambio.

In fondo è semplice. C'è chi dal vantaggio della moneta a cambio fisso ci guadagna e chi, per far guadagnare quelli che ci guadagnano, deve rinunciare a fette sempre più grandi di benessere ma non solo, anche alla sovranità nazionale, alla democrazia e forse presto alla libertà personale.  Mi riferisco ai lavoratori e in generale alle classi medio basse, il Terzo e quarto stato insomma, chiamati a retrocedere nella serie C dei diritti civili e del lavoro.  Non è teoria, non è marxismoleninismo, è ciò che sta accadendo sotto ai nostri occhi.
Chi ci guadagna non è solo la speculazzzione  - magari fosse solo quella - ma , visti i risultati recessivi sul Sud d'Europa e sui paesi economicamente più deboli, appare sempre più evidente il sospetto che l'euro sia stato creato così, un Frankenstein monetario, per favorire le economie del Nord Europa, che lo stanno usando come mattatoio per i poveri PIIGS, al fine di fare succulente salsicce dei loro asset più pregiati.
E' paradossale e abbastanza comico che il nuovo slogan della Lega maronita, l'unico partito che si oppone all'euro - resta da vedere se in modo costruttivo o per bastiancontrarismo - sia "Prima il Nord", ovvero corrisponda allo slogan occulto dell'euro.

Se c'è un'evidenza empirica che il liberismo selvaggio della dottrina dello shock economico sta mostrando in tutta la sua drammaticità è che la ricchezza come la concepiamo non è un valore tendente all'infinito, una risorsa inesauribile verso la quale, come l'albero degli zecchini di Pinocchio, si deve solo tendere la pargoletta mano per raccoglierne i frutti che sono lì a disposizione di tutti, perfino dei poveri.
No, la ricchezza è una grandezza finita che può solo essere travasata da un vaso comunicante all'altro. E' un dare togliendo a qualcun'altro.
E' la famigerata torta che qualcuno vuole papparsi tutta intera lasciando gli altri a bocca asciutta. E se qualcuno avesse già fatto le parti, quel qualcuno viene e ti porta via il piatto con la tua fetta. Perché non ce lo possiamo permettere. Perché non devi essere schizzinoso e ti devi accontentare. (Ogni volta che la Fornero parla, l'allarme ghigliottina, su una scala da uno a cinque, come il DEFCON, sale a BRIOSCHE 2).




Vi propongo anche un video appendice, estratto da una puntata di "Agorà" dove avviene una cosa sconvolgente quasi quanto l'inversione dei poli magnetici. Il tizio azzimato del PD difende a spada tratta le politiche dell'euro e non lo vuole cambiare, come il suo Dash, e litiga con Alberto Bagnai che gli spiega perché l'euro è una fregatura.
Non solo, il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, risulta quello che dice le cose di sinistra. Roba da matti.



Sconvolgente ma  interessante perché, quando persone provenienti da diversi percorsi culturali e ideologici si trovano d'accordo sul medesimo punto, in questo caso sul fatto che l'euro ci fa più male che bene e quindi perché non trovare un'alternativa ad esso, dovremmo tutti cominciare a farci delle domande.
Ad esempio. Chi difende l'euro, e mi riferisco a partiti dell'ABC del Mario Monty's Fan Club, lo fa per il nostro bene o perché fa parte di chi ci guadagna o spera di diventarlo?

P. S. Autodafé - Mi sto rendendo conto che rispetto a certi post di qualche tempo fa su questioni economiche  come Euro ed Europa appaio ora totalmente incoerente (pure i miei poli si sono invertiti, evidentemente) ma non mi vergogno di ammetterlo. Cambiare idea fa sempre bene, soprattutto quando il cambiamento deriva dalla conoscenza e dalla fuga dall'ignoranza colpevole.

venerdì 19 ottobre 2012

Il dio dell'euromassacro


La scena di Angela Merkel e François Hollande ieri a Bruxelles, con la Cancelliera che andava via a culo ritto e bocca storta e Monsieur le Président che la rincorreva puntandole il ditino contro (gesto altamente aggressivo, come potrà confermare qualunque etologo), mi ha fatto pensare a quel delizioso film di Polansky intitolato "Carnage" e tratto da "Il dio del massacro" di Yasmina Reza.

Due coppie alto-borghesi che, nel salotto buono della loro ipocrita buona creanza, tentano in tutti i modi di riuscire a comportarsi civilmente rivendicando ciascuna le proprie ragioni riguardo alla rissa precedentemente avvenuta tra i rispettivi figli e che ha provocato l'incontro chiarificatore. Bambini cattivi che non fanno i compiti ma si prendono invece a bastonate, i piccoli piigs. 
Fin dalle prime battute si capisce che un accordo tra le parti, troppo simili per potersi incontrare a metà strada, non sarà possibile, perché troppe sono le valvole fino a quel momento tenute sotto pressione e che sono pronte a scoppiare, grazie anche a qualche goccio di troppo.
Ci sono diversi momenti nel film in cui l'incontro sembra volgere ad una conclusione e ad una parvenza di futuro accordo ma, un dettaglio, una bagattella, un criceto abbandonato, una ripicca, reinnescano la discussione e la portano ad un progressivo livello di degenerazione. Si rientra in salotto e si ricomincia il gioco al massacro. Fino allo sconsolato finale che nulla risolve. "Non sono mai stata tanto infelice in vita mia come oggi", osserva infine una delle due donne. Una nota di ottimismo Polansky l'affida ad un animaletto che, creduto vittima, si scopre non esserlo affatto.

Angela Merkel non ha vomitato sui libri d'arte di Hollande ieri, ma è come se lo avesse fatto, osservando la sua stizza nell'apprendere che l'ideona del suo ministro Stranamore Schäuble ("Meine Fuhrerin, io cammino!") di inviare un supercommissario a mettere il naso nei conti altrui è stata spernacchiata dagli altri paesi. Si, perché ve lo immaginate un tedesco che va a Parigi a fare le pulci ai conti francesi ? Perché non penserete mica che quel supercommissario possa essere greco, o italiano o spagnolo e non tedesco? E' qui che cascano tutti gli asini e l'euro manifesta tutta la sua folle negazione degli insegnamenti della storia.
Io umanamente capisco la Germania che dall'euro ci ha guadagnato e si è gonfiata economicamente come un pallone e non vuole perdere il suo primato per, oltretutto, mantenere dei magnamaccaroni al pomodoro, però ora si esagera e i vecchi rancori europei sono pronti a riesplodere a colpi di "siete solo dei nazisti di merda" e "mi ci pulisco il culo con la vostra grandeur". Con la guerra delle due rose, intantopronta a riesplodere. Altro che premio Nobel per la pace.

P.S. E non dite che non sono evocativa. L'immagine che ho scelto non ricorda la bandiera europea? Se vogliamo ricorda perfino anche la famosa bolla dei tulipani.

Se volete un'altra bella intervista conoscitiva per capire cosa ci succederebbe uscendo eventualmente dall'eurodeliri, eccola. Non si sa mai. A cura di Claudio Messora.

mercoledì 17 ottobre 2012

Monti Mario's Dying Circus

cartoon di Terry Gilliam dal "Monty Python's Flying Circus"
Io sarò di sicuro economicamente  ignorante e sempliciotta come una sottospecie di Bertolda, anche se mi sforzo di studiare, però sentire Monti che dice: "Non abbiamo agito con un bisturi, abbiamo dovuto evitare una catastrofe. Mi dispiace che la nostra azione abbia dovuto comportare brutalità, ma vorrei invitarvi ad avere fiducia per il futuro”, non mi convince e mi olezza tanto di propaganda ad uso e consumo dei bastonati ed analmente incarotati che non devono capire ma solo porgere schiena e deretano ai volonterosi tecnocrati a progetto al pomodoro. Davvero, siamo al "Manuale di Propaganda ad Uso del Popolo Bue", volume primo, capitolo uno. 
Non mi convince perché, se Mario Monti è uomo d'onore, dovrebbe spiegare in dettaglio di quale catastrofe sta parlando. Di un reattore nucleare fuori controllo? Di un attacco alieno? Dell'inversione dei poli magnetici? Della crisi dei missili di Cuba reloaded? Oppure dell'uscita dall'euro e della sconfitta definitiva della loro eurozona del cavolo? 

No, perché dire "abbiamo evitato la catastrofe" è solo uno slogan, la battuta finale di un film catastrofico dove Bruce Willis si catafotte con un razzetto contro un asteroide lanciato a bomba contro la Terra e lo distrugge a mani nude, tornando poi a Houston in tempo per la cena e per trombarsi l'astrofisica gnocca Angelina Jolie che l'aveva previsto ma alla quale il presidente ottusangolo Mitt Romney non aveva creduto. 
Per non parlare del "non abbiamo usato un bisturi" che è una presa per il culo, visto che hanno usato la sega circolare. 
Gli dispiace di aver dovuto usare brutalità. Oh, ma quale squisita delicatezza da statuina Lenci! Abbia il coraggio almeno di dire contro chi ha usato quella brutalità: contro il privilegio, la casta politica, gli evasori fiscali, la criminalità organizzata? Lo Sturm und 'Ndrangheta, come dice Umberto Eco? No, contro lavoratori, pensionati ed aziende oneste. Grazie al ca', pure il fruttivendolo all'angolo di casa mia ci sarebbe riuscito, senza dover provenire dall'esimia elìte dei bocconari.
Dio, quanto mi fa incazzare quest'uomo. Ci invita ad avere fiducia per il futuro. Con la politica che sta mettendo in pratica, che è recessione pura, ci vorrebbe più che altro un atto di fede ma di quelli tosti, tipo verginità della Madonna. Anzi, ci vorrebbe il di lei figlio e magari il BABBO che lanciasse fulmini a 'ndo cojo cojo.

Senza nemmeno provare ad agire sulle cause strutturali della crisi economica - molte delle quali intrinseche alle regole del Trattato di Maastricht ed all'architettura dell'euro, che si è rivelato una trappola mortale per i paesi che non si chiamano Germania - senza porre un freno alla bulimia finanziaria, come pensa il bocconaro di far risalire il PIL? Attuando misure recessive al limite della vessazione fiscale di stampo medioevale, raccontando alle aziende creditrici della pubblica amministrazione che saranno saldate con le dismissioni, continuando a spargere il gas della sfiducia e della depressione in un'economia già terrorizzata, approvando il Fiscal Compact che è la fossa nella quale sarà sepolta l'economia reale italiana, come fa ad illudersi, questo becchino, di far ripartire la fottuta crescita? Perché se non è Shock Economy ne è un'ottima imitazione.

Io sono ignorante e sempliciotta ma qui c'è uno che ha una gamba in cancrena e il medico non vede che va tagliata subito ma anzi, costringe il malato ad alzarsi e correre i 100 metri dietro Usain Bolt.
O è malafede o idiozia. Non ci sono alternative. There Is No Alternative.

lunedì 15 ottobre 2012

Ce lo chiede l'Italia


Ho cominciato a leggere il blog del prof. Alberto Bagnai. E' una lettura che consiglio a tutti coloro che, come me, si sono rimessi a studiare nel mezzo del cammin di lor vita, per cercare di capire che cosa stia succedendo al nostro futuro. Informarsi e studiare per non affogare nel mare magnum di menzogne a mezzo stampa e TV (che tanto ci avevano abbindolati l'anno scorso) e districarsi fra tutte le cazzabubbole più o meno astruse che si spacciano per alternativa al pensiero unico liberista. Quello che miracolosamente è riuscito ad unire in un matrimonio d'interesse l'ABC della politica italiana. Il compromesso storico in salsa friedmaniana tra i due corni del bipolarismo italiano: la destra e la destra estrema.

Gli scritti di Bagnai - ho appena cominciato a leggerli  ma intanto vi consiglio questo articolo come aperitivo - sono una lettura illuminante non solo dal punto di vista economico, per scoprire il punto di vista dell'economia ortodossa sull'attuale follia surreale del Monty Mario's Flying Circus (che in realtà ha una sua logica perversa), ma anche dal punto di vista squisitamente politico.
Sono interessanti perché dimostrano che non c'è bisogno di allontanarsi troppo dall'economia classica  per capire gli sfaceli che sta provocando questo governo di bancari e soprattutto per coloro che per tanti anni hanno votato la sinistra parlamentare e hanno creduto nelle sue politiche e, purtroppo, anche nella sua buona fede,  in maniera - lo scopriamo solo ora, ahimè - ingenua e fideistica. 

Ci raccontano, ad esempio, che non solo l'Europa "che ce lo chiede" non è affatto una buona mamma amorosa ed imparziale che vuole solo il nostro bene ma è una matrigna che considera alcuni figli prediletti ed altri bastardi; che, nei confronti della classe operaia e di quella lavoratrice in genere è stato perpetrato da parte della sinistra parlamentare un tradimento di classe che in altri tempi avrebbe richiesto il lavacro con il sangue e per il quale la mia ira funesta nei confronti del Partito Bestemmia si fa ogni giorno più simile a quella del Pelide Achille. 
Veniamo a sapere che l'euro era sin dal primo momento un meccanismo che ci avrebbe stritolati. Lo avevamo sospettato ma non avevamo avuto il coraggio di farci spiegare dall'economia ortodossa cosa accade di solito ad un paese economicamente debole quando viene agganciato forzosamente ad una moneta forte a cambio fisso. Don't cry for me Argentina.
Scopriamo che, udite udite, il nostro problema attuale non è il debito pubblico, come ripetono a mantra ohm i tecnocrati a progetto ma più probabilmente il debito privato, che rappresenta ben il 60% della passività sull'estero dell'Italia. Capitali affluiti dall'estero nel nostro appetitoso paese "figlio bastardo" e prestati dalle nostre banche a privati che, arrivata la crisi - più che prevista -  non sono più in grado di onorare i debiti e quindi costringono i tecnocrati in lacrime a spolpare i cittadini per rifinanziare le banche esposte con i creditori stranieri. Perché, lo sapete, le banche sono "too big to fail", troppo grosse e stronze per fallire. Almeno fosse richiesta alle banche, da parte di coloro che rappresentano ancora per poco lo Stato, una contropartita del tipo "smettetela di giocarvi i soldi che vi diamo alle macchinette". No, sono generose elargizioni liber(iste) a fondo perduto fatte con il culo dei cittadini. 
Cittadini che dovranno sempre più rinunciare alla democrazia ed alla rappresentatività perché sono solo degli scolaretti indisciplinati che non vogliono fare i compiti. Da domare a bastonate.

Lo avevamo sospettato e fa piacere che qualcuno ce lo confermi. La fola del debito pubblico è solo una scusa per ammazzare il lavoro salariato, distruggere il potere sindacale e il welfare per privatizzare tutto in nome del "mercato che si autoregola" e continuare ad arricchire chi si sta arricchendo esponenzialmente grazie alla crisi. La riprova che il debito pubblico non è il vero problema ce la fornisce il fatto che i primi paesi ad essere stati colpiti da quest'ultima crisi europea (2007) sono stati quelli con il debito pubblico in calo! Quelli che in teoria avrebbero dovuto essere i più virtuosi secondo i dettami bocconiani.

Tornando alla sinistra ormai destra più a destra della destra (che dio la fulmini). Come scrive Bagnai:
"1)      rivendicando l’euro la sinistra italiana si è suicidata politicamente, perché l’euro è il coronamento di due progetti non esattamente di sinistra: il progetto imperialistico della Germania, e il progetto di “disciplina” dei sindacati mediante il vincolo esterno, caro alle classi dominanti dei paesi periferici;
2)      l’ideologia del “vincolo esterno”, tra l’altro, era intrinsecamente di destra perché disconosceva in modo paternalistico il diritto dei cittadini di orientare le scelte economiche del proprio paese, delegandolo a istanze tecnocratiche spacciate per indipendenti, e si basava su un ampio progetto di disinformazione, volto a nascondere i costi economici dell’euro ampiamente documentati dalla letteratura economica; la Realpolitik suggeriva però alla sinistra di aderire a questa ideologia di destra, che era l’unica che le desse qualche speranza di accedere ogni tanto alla stanza dei bottoni;
3)      continuando a difendere l’euro, per evitare una spiacevole autocritica, la sinistra si espone al rischio di essere sorpassata a sinistra. Lascerà cioè un argomento vero e inoppugnabile (l’euro ha strangolato l’economia italiana) in mano alle destre più becere e nazionaliste (dalla Lega in giù). E allora la situazione diventerà difficilmente reversibile."

Non è forse vero? Riflettano gli elettori di sinistra, in vista delle prossime elezioni dove le destre compreso il PD saranno tutte insieme appassionatamente attaccate al carretto dell'agente monetarista con licenza di uccidere e presunto vincitore morale della crisi globale Mario Monti.  Riflettano e preghino che B. non decida di cavalcare l'uscita dall'euro come trovata elettorale alla "vi tolgo l'ICI" perché allora Bersani può attaccarcisi, al distributore. Tanto, visto che il primo fascismo finì al distributore, cominciare dal distributore non può che portar sfiga al neo(s)fascismo monetario dello gnocco fritto.



I  montiminkia,  in nome dell'attaccamento al potere di cui Formigoni è solo l'esempio più clamoroso e sgargiante, hanno scelto un sistema che ha fallito in tutto il mondo e prima o poi fallirà anche in Italia. La storia potrebbe punirli severamente ma non se ne rendono ancora conto.
Ci sono paesi che dalla crisi sono passati e usciti adottando politiche economiche alternative al neoliberismo e soprattutto non recessive. Da noi non c'è un partito che voglia nemmeno provarcisi, a trovare un'alternativa. Anche Grillo si guarda bene dal dire qualcosa di definitivo sull'euro. I cittadini però possono informarsi e forse costringere una nuova classe dirigente a formarsi sulle ceneri di quella attuale. Non è che abbiamo molte carte da scegliere, tra la Morte e l'Impiccato che continuano ad uscirci.

Ho riassunto in maniera sicuramente frettolosa - e me ne scuso - alcuni concetti che ho trovato sul blog di Bagnai ma volevo solo stuzzicarvi l'appetito in vista di un loro approfondimento. Se avete due ore e mezza di tempo, guardatevi anche questa intervista a cura di Claudio Messora che contiene riassunti gli argomenti discussi in maniera più analitica sul blog "Goofynomics".

 

venerdì 12 ottobre 2012

Il ladro espiatorio

Minori trascinati via a forza.  (Roma, manifestazione 5 ottobre 2012)
State attenti, non cadete nell'inganno perché questo è il governo della bugia. Se pensate che Iddu fosse Pinocchio, questi lo superano. Sono un manipolo intero di Pinocchi, Mangiafuochi, Gatti e Volpi, capitanati da quella specie di ambiguo Stregatto che è Monti. Il Barnum di un circo ancora peggiore dell'altro, che in fondo era solo la parte del freak show, un baraccone di fenomeni più o meno disturbanti.
Qui invece ci sono giocolieri (con i nostri destini), trapezisti (sui picchi dello spread), domatori (di operai) e animali esotici ma soprattutto feroci.
Attenti all'inganno, al prestigio. Voi guardate le mani di Monti sempre atteggiate a girare immaginarie manopole di meccanismi economici mirabolanti, ma è nella manica della giacca che sparisce la moneta, per ricomparire dietro il vostro orecchio e poi sparire definitivamente nelle tasche della Finanza predona.

I circensi vi stanno raccontando in tutti i modi che i vostri unici nemici sono i politici e che i politici rubano. Che rubano tutti, a man salva, a destra e a sinistra, quindi sono tutti uguali (tanto loro sono tecnici, non c'entrano, capito?) 
Vi ammoniscono che non esiste alternativa alla Tendenza Inarrestabile, che anche coloro che sembrano politici nuovi sono pericolosi. (Tutto ciò che non è funzionale al loro particulare è pericoloso.)
Vi bombardano a tappeto con le immagini e i racconti della corruzione dilagante. Vi rintronano con i loro ladri espiatori, vi caricano di adrenalina e di sdegno per i 30mila euro spesi da Batman per le Batvacanze e i milioni che girano nei sistemi di tangenti bipartisan. 
Però, ragionandoci sopra un attimo, bisogna ammettere che, di fronte al giro mondiale di miliardi di miliardi della finanza casinò dei derivati - quella che ha provocato la crisi attuale, non dimentichiamocelo mai - queste sono cifre miserabili,  adatte giusto per stupire il popolaccio sfigato che campa con mille euro scarsi al mese. 

Insomma, per farla corta, mentre voi vi distraete a maledire i politici corrotti e fate un pensiero sull'iscrivervi ad un corso per tricoteuses in attesa di vedere rotolare le loro teste in piazza, loro preparano il colpo del millennio. Azzerare la politica, che hanno corrotto con il loro denaro fin dalla notte dei tempi; distruggere l'economia, eliminare la fastidiosa democrazia, distogliere ogni risorsa dal welfare per concentrarla in poche mani - come nel caso dell'elargizione di denaro pubblico alle banche che si sono giocate i vostri soldi al casinò - ed ottenere l'arricchimento assoluto, quello che solo la finanza neoplastica può permetter loro. E' follia pura. E' lo stesso delirio del Lebensraum, dello spazio vitale di Hitler ma lo chiamano liberismo, così sembra una bella cosa. Perfino nobile, visto che ricorda la libertà.

Attenti quindi all'inganno, al prestigio, ma anche alle manovre di diversione, alle bagattelle che servono a distogliere l'attenzione dei prerivoluzionari dai loro misfatti. 
Oggi, mentre si sanciva che una parte della Casta non poteva essere toccata nei suoi onerosi privilegi, i diritti di milioni di altri cittadini poveri (usiamo pure questo termine non ipocrita come l'odioso "bisognosi" usato dal miliardario pittato) venivano calpestati e sottoposti al solito progetto di vessazione economica. Quello del sistema ad immagine e somiglianza del mondo dei ricchi e della loro malvagia ottusità che ha deciso di applicare il Piano Morgenthau, la pastoralizzazione dell'Europa per eliminare una volta per tutte chi non può far parte del club, visto che le risorse scarseggiano.  La soluzione finale. Endlosung. Un evergreen del capitalismo criminale, mai portato a termine in precedenza sul vecchio continente a causa dell'insopportabile piaga del keynesismo buonista del Piano Marshall.
Nella manovra camuffata da legge di stabilità imposta non dall'Europa - come dice la leggenda per i bambini scemi - ma dai criminali della finanza, si scopre che ad essere penalizzati di più saranno i redditi più bassi, quelli che si fanno una pippa di un punto in meno di IRPEF perché saranno ammazzati da un punto in più di IVA.
Una colossale presa per il culo, un crimine contro l'equità sociale, una bestemmia contro la povertà, tutto passato sotto silenzio grazie ad un provvidenziale teatro offerto come al solito dalla volonterosa televisione, vera arma di distrazione e obnubilazione di massa. Strumento sempre più subdolo della propaganda di regime. Quella che, tra poco meno di un mese, deciderà che il nuovo imperatore sarà un miliardario con la stessa anonima faccia da cazzo che hanno i presidenti americani nei film catastrofici.
La televisione è l'oppio dei popoli, direbbe un signore con il barbone bianco, e funziona maledettamente.

Ieri, per tutta la giornata, un fatto assolutamente privato è diventato l'unico argomento, il Grande Distrattore con il quale tutti i politici, anche i più immondi, hanno recitato la parte dei difensori dei diritti dei deboli e degli oppressi.
Non ha importanza chi, nella banalità del male della contesa di un figlio minore tra due genitori che si odiano, abbia ragione. L'esempio, il case study, il caso clinico, è perfetto per sollecitare reazioni di sottopancia, stringimenti sfinterici e creare provvidenziali contrapposizioni in una platea che deve essere distratta mentre le rubano i portafogli.
Di fronte ad un bimbo trascinato via dalla polizia si scateneranno le femministe contro i padri separati, quelli che difendono l'applicazione delle leggi contro quelli che di mestiere fanno la guerra ai giudici perché hanno i loro pelosi motivi e ciascuno, nessuno escluso, vorrà dire la sua sull'argomento. Con i telegiornali che, ovviamente, prima solleticano la curiosità creando l'aspettativa per la visione del filmato "shock" (tra l'altro calpestando la privacy di un minore in maniera vergognosa) e poi coprono la cacata con la sabbia delle reazioni dei politici, questa volta ammessi al banchetto perché comunque parte dell'ingranaggio del potere. Tutti tesi a condannare, a puntualizzare, a deprecare. Non è ancora arrivato Il Monito ma vedrete che non tarderà.

"I bambini non si toccano".
Ora ditemi: non è insopportabilmente ipocrita tutto ciò, all'indomani di filmati altrettanto disturbanti di repressione, botte e trascinamenti di quasi altrettanto bambini durante le manifestazioni studentesche di pochissimi giorni fa? Dobbiamo pensare che i bambini non si toccano, come hanno ammonito oggi senza pudore i politici, i tecnocrati e perfino i torturatori della Diaz, ma solo se non scendono in piazza a protestare contro il loro sistema?

Non cadete nel tranello. Mentre vi scioccano (la famosa dottrina dello shock) con i bambini trascinati via, stanno solo studiando come farvi morire di fame.

martedì 9 ottobre 2012

Più botte per tutti


Finora le hanno buscate gli studenti, scesi in corteo nei giorni scorsi per protestare contro il progressivo smantellamento della scuola pubblica, iniziato dal precedente governo a cura dell'Impresa di Demolizioni Incontrollate Gelmini e proseguita ora dai tecnici sfondaeconomia in missione per conto di quella gran Troika del FMI. Poi toccherà, vedrete, agli esodati, ai disoccupati e a quanti si organizzeranno per protestare contro il neoliberismo di merda fattosi pensiero unico e unica opzione politica di questo scorcio di nuovo secolo buio.
Più botte per tutti. Sta succedendo, oltre che negli  Stati Uniti di Occupy, nell'Europa dei PIIGS, dei bambini cattivi che non vogliono fare i compiti. Poliziotti bardati come dei Robocop mandati, in Italia come in Spagna e in Grecia, contro il popolo a difendere gli interessi di una casta predona e usurpatrice del potere politico, i così detti tecnocrati, così bravi a salvare i paesi che, appena alzano il ditino professorale, il PIL sprofonda nel baratro.

L'altro giorno, i ragazzini minorenni dei cortei studenteschi sono stati caricati e dispersi a colpi di manganello (anche sulla testa, tanto per cambiare) appena hanno osato avvicinarsi ai templi della finanza assassina e della corruzione del gran governatore Pirellonio. I pennivendoli di regime però non hanno potuto far molto per giustificare la repressione e far vedere grandi devastazioni. Non hanno potuto raccontare l'ennesima puntata della Saga del Black Block, tirare in ballo il terrorismo e piangere su qualche bandiera imperiale bruciata perché non c'è stato nulla di ciò. Solo qualche "Via, via, la polizia", altri slogan tutto sommato meno violenti di certi cori domenicali da stadio e qualche sagoma di ministro tecnico (compreso "we got a bank" Fassino) simbolicamente data alle fiamme. Hai detto la Bastiglia!

Nonostante ciò Michele Serra ha tenuto a farci sapere che certi slogan dei ragazzi erano troppo violenti. Da stronzi. La repressione, la tendenza sempre più violenta del potere a legnare il legittimo dissenso e a militarizzare la piazza gli è, ahimé, sfuggita. Forse perché, come si dice, ne uccide più la penna della spada?
Sarà, ma quella non era Valle Giulia, Serra non è Pasolini e io piuttosto mi sarei preoccupato di vedere ancora una volta ribadito dal potere  il concetto che non si protesta, non si discute, non si scende in piazza, si mangia (ancora per un po') e si tace. Il fascismo sta crescendo e questi discutono se il pesce si può tagliare o no con il coltello. Tipico della sinistra che rimane ferma sul binario perdendo tutti i treni che passano e finendo sotto l'ultimo di mezzanotte.

Non si protesta. Dovevate averlo già capito nel 2001 con Il Gran Randello Show di Genova, e le notti cilene all'insaputa del vicepremier Fini che pure era lì sul posto in sala macchine. Ma prima ancora, quando c'era il governo di centrosinistra e le botte le presero i manifestanti di Napoli. E più di recente quando  Bersani, quello che smania per diventare premier e proconsole del FMI, man mano che la crisi avanzava e il disagio sociale aumentava, diceva: 
"Quello degli 'indignados' mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po' di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni". (Pierluigi Bersani, 14 ottobre 2011).

Questi politici ed intellettuali che si disinteressano del manganello sempre pronto a calare sulle teste, che lo considerano una cosa normale, dovrebbero anche ragionare su dei genitori che si vedono tornare a casa dei figli minorenni insanguinati e non battono ciglio, non fanno casino, non reagiscono, non denunciano. Gli stessi genitori che se, a scuola, un figlio riceve un rimprovero dal professore, per non dire un buffetto sulla guancia, corrono al commissariato e sono disposti ad andare fino in Cassazione. E infine io ragionerei anche su quel preside che vuole sospendere gli studenti che hanno partecipato alla manifestazione. 
Giova ripeterlo. Non è la Banca M. che è tutta intorno a te, ma il fascismo. 

Saranno sempre più botte per tutti. Con intellettuali, scribacchini e giornalai sempre pronti a correre in soccorso del potere e a tenergli bordone, finché non saranno i loro privilegi ad essere toccati. Perché finora il potere ci ha imposto di mandarla giù con i sorrisini da torturatore finto-buono e qualche lacrimuccia da filodrammatica, ma sono sicura che i suoi esecutori materiali non ci hanno ancora mostrato il loro lato peggiore. 

giovedì 4 ottobre 2012

L'opera dei pupari


Ragionando per luoghi comuni, si dice che dietro ad ogni grande uomo vi sia una grande donna. Invece, dietro agli uomini, ma sarebbe meglio chiamarli caporali, che popolano la politica italiana del nuovo millennio non vi sono ahimè che burattinai, pupari, manovratori, eminenze più o meno grigie. Non ce n'è uno, pare, che possieda uno straccio di autonomia di pensiero e di azione. Sembra impossibile ma ciascuno sembra avere sempre qualcun'altro alle spalle che gli fa da suggeritore. Suggeritore affinché nulla cambi e se qualcosa proprio deve cambiare, che sia nel senso della peggiore reazione conservatrice. Un caso clamoroso di commissariamento e messa sotto tutela di una intera classe politica affinché esegua solo gli ordini.

Di B. si è detto avesse dietro di tutto: la P2 di Licio Gelli, la Mafia. Roba grossa, collettività criminali, poteri innominabili, non singoli personaggi. Si, l'onnipresente Gianni Letta era considerato un'eminenza grigia del berlusconismo ma credo che, in fin dei conti, B. fosse troppo egocentrico per non volere e riuscire ad essere contemporaneamente pupo e puparo di sé stesso. In ogni caso, se B. aveva dei pupari, essi gli hanno consigliato gentilmente di farsi da parte perché il teatro doveva cambiare programma visto che ormai andava deserto sera dopo sera. Un'offerta che non ha potuto rifiutare.

Mario Monti, come sostituto imbonitore della Repubblica, è pupo quasi perfetto, non solo per la parlata anaffettiva ma anche per il modo in cui si impapocchia ed impersona a comando il robot pasticcione. Un C3P8 compìto ed ampolloso a cui manca però inesorabilmente la controparte, il robottino R2D2, per essere perfetto.
Ad ogni modo, fin dal primo momento non vi sono stati dubbi che dietro al bocconiano miracolato e senatore per caso vi fosse non un guru ma un intero congresso internazionale dei suddetti. Con la differenza che chi sta dietro Monti ha la stessa consistenza proteiforme ed impalpabile dei fantasmi che popolano il mondo dei poteri forti. Gente da sempre senza volto ma con le mani in pasta dappertutto.

Per dovere di cronaca segnalo che dietro a colui che un tempo  fu Umberto Bossi c'era Gianfranco Miglio, uno che negli anni settanta andava progettando un'Italia molto simile al disastro attuale assieme alla più potente eminenza grigia italiana, Eugenio Cefis. Ultimamente però, l'Umberto, si era ridotto ai Sabba padani con le streghe (e pure terrone) del cerchio magico. Robetta da inesorabile declino.

Beppe Grillo è attore vero e potrebbe tranquillamente autodirigersi nella politica spettacolo ma anch'egli non sfugge purtroppo alla maledizione del puparo che, al giorno d'oggi, non può mancare al politico modevno e vampante. Il guru di Beppe è noto e soggetto ad una miriade di illazioni sul suo reale potere. Con qualche esagerazione, forse. Perfino un giornale ammodino come l'Economist arriva a definire Gianroberto Casaleggio "un incrocio tra il Cardinale Richelieu e Aleister Crowley".  M'hai detto cotica!

Dietro a Di Pietro, secondo la pubblicistica pidiellina e betulliforme, vi sarebbe stata nientepopodimeno che la CIA. Mani Pulite come black op, come operazione in nero per cancellare la prima repubblica ed insediare la seconda. Questa diceria, comunque, nasce solo dopo che Di Pietro rifiutò un posto da ministro in uno dei primi governi B.

In Vaticano le eminenze - e vorrei vedere - si sprecano. Più porpora che grigie ma non meno pericolose. Ne sa qualcosa il maggiordomo. Opus Dei e Comunione e Liberazione sono i maggiori produttori di influenze cattoreazionarie. In ogni caso, capire chi manovra chi, nelle sacre stanze, per non parlare di fare nomi, è estremamente difficile. Il Vaticano è un enigma avvolto in un mistero (in)glorioso.

E dietro al PD chi c'é? Non si intravvedono purtroppo che il PD stesso, l'ombra del PD e D'Alema. 
Renzi, piuttosto. La chicca più gustosa, nel gioco "indovina chi c'è dietro" riguarda proprio lui.
Secondo Lyndon LaRouche, a tirare i fili del pinocchietto sparigliatore del glorioso partito democratico vi sarebbe un'eminenza grigia con i controcazzi e il botto finale.
Non solo Marco Carrai ma, un gradino ancor più su, quel Michael Ledeen che salta sempre fuori ogni volta che c'è odorino di cambio di regime proveniente dalla cucina atlantica. Personaggio che era stato associato a suo tempo, quando i radicali erano più berlusconiani di B., come suggeritore, all'indimenticato Daniele Capezzone. Quel Michael Ledeen che è coinvolto in parecchi misteri italiani e in altri papocchi tragicomici con protagonisti i nostri servizi segreti, come la bufala della vendita di uranio nigeriano a Saddam, fabbricata grazie all'inventiva dei nostri 6-1-007.
Insomma, noi credevamo che il pericolo venisse da Giorgio Gori, dalla Loggia del Drago e dal cerchio (satanico?) di Doris e invece avevamo alle calcagna la CIA, i think tank, i neocon e il fottuto Pentagono.
E' proprio vero che non si può mai stare tranquilli.

martedì 2 ottobre 2012

Ultima fermata Salò


"So di aver fatto un'opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere "Salò'" senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell'uomo si è spento del tutto". (Pier Paolo Pasolini)

La prima pagina di Repubblica online, stamattina, sarebbe stata da catturare. Peccato non averlo fatto. 
Tre notizie che riassumono la cancrena italiana: l'associazione alle patrie galere di Batman Fiorito, l'ennesimo vergognoso tentativo da parte del PDL di salvare B. dalla sua lussuria e infine il rinvio a giudizio per Penati, PD, per le magagne del "sistema Sesto". 
La corruzione come cancro di un paese, dove non si salva nessuno, nemmeno quelli che se la cavarono negli anni novanta. Tutti uguali. Mi piacerebbe fosse solo qualunquismo ma invece è proprio così. 
Soldi pubblici per comperarsi le caldaie della casa al mare, la casa al mare, assumere i parenti e gli amici, fare la cresta sulle compravendite di case e autostrade, campare a spese della collettività, senza alcun ritegno o vergogna. Gente che sarebbe da tenere ai lavori forzati fino a che non schiatta e non ci ha restituito fino all'ultimo centesimo, applicandogli interessi da strozzo. 
Stasera, come buon peso, si aggiungono le schermaglie da casino tra Casini e Bersani. Tu stavi con Silvio (voi gli avete giurato di non toccargli le televisioni, non so cosa sia peggio), no, tu vuoi allearti con Vendola.  Il più pulito ha la rogna. Penosi, vomitevoli.
Hanno già deciso che ci toccherà il bocconiano a vita - se non lo faranno capo dello stato poco ci manca, così potrà imporre altri bocconiani, neoliberisti e Chicago boys - e non hanno neppure il coraggio di confessare che non hanno scelta perché qualcun'altro ha già deciso in separata sede per gli italiani e per la massa di politici corrotti che servono solo come volonterosi demolitori della democrazia. E' una demolizione controllata, se non l'avete ancora capito. Non vedete i fili ma le cariche sono piazzate dappertutto.

E infine, tenete bene a mente che la corruzione e soprattutto la denuncia della corruzione, sono funzionali alla causa di chi dice che bisogna tagliare i fondi pubblici, eliminare lo stato in economia, eliminare il welfare di cui i ricchi non hanno bisogno; che bisognerà fare a meno di tutto, che bisognerà tapparci tutti i buchi con una bella gettata di cemento. Senza più nemmeno poter cacare in pace quella merda che, in omaggio forse alla loro indole escrementizia ed al legame subconscio tra merda e denaro, quelli della Casta celebravano in feste a tema. Imbandendone tavolate ma senza aver il coraggio di usare quella vera e di mangiarsela. Pasolini aveva proprio visto nel futuro. O forse c'è in serbo ancora di peggio.

Vorrei scrivere di più ma, dopo dieci ore di fila di lavoro sono stanca. Ha ragione Squinzi, dovremmo lavorare più ore per superare la crisi, ma temo che se non ci forniscono la cocaina, sarà difficile. La merda non basta.

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