giovedì 28 marzo 2013

La tecnica dell'esplosione del sistema con cinque colpi di stelle


Sottotitolo: La tragedia di due uomini ridicoli

Ieri 27 marzo, giornata mondiale degli idoli infranti e degli Icari volati troppo vicino al sole, Mario Monti e Pierluigi Bersani si sono trovati uniti nel destino di condividere una sconfitta cocente e con l'aggravante della figura demmerda in streaming. Per usare un termine finanziario, ovvero della neolingua euroimperiale, abbiamo assistito all'esplosione di due bolle. Quella della destra presentabile ed autorevole e quella del grande partito serio e responsabile della sinistra.

Partiamo da Bersani e dal suo tentativo in mattinata di convincere gli esponenti del M5S  - movimento notoriamente di aspirazione rivoluzionaria - ad appoggiare un suo governo, a sentir lui, pieno di rinnovamento ma in realtà incistato nel tessuto dell'ancient regime. Per rendere l'idea, è come se Luigi Capeto avesse pensato di cavarsela offrendo a Robespierre un posto da dirigente in una municipalizzata. Grillo non è Robespierre ma il vento di cambiamento sta spirando lo stesso e il piddino non lo capisce, soprattutto se vince le primarie.

Torniamo a loro. Il Segretario e il Letta nipote si aspettavano due timidoni, due bamboccioni con il moccio al naso che se la sarebbero fatta nel pampers alla sola vista dell'Eletto preincaricato e si sarebbero messi lì davanti, in adorazione, con i gomiti sul tavolo e i pugnetti appoggiati alle guance a pensare: "Ma quanto è bravo! Che fenomeno, ma come fa?" 
Invece i due, soprattutto lei, simpatica come la canalizzazione di un molare ma efficace e diretta come una pizza in faccia, ha sbattuto sul tavolo, con una protervia da guardia rossa di fronte al nemico del popolo un bel "Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo quelle parti sociali." Tié. Mancavano solo le fisarmoniche che suonavano "L'Oriente è rosso".


Poi, con la spietatezza che solo le donne riescono ad avere in situazioni come queste, la Lombardi ha pure aggiunto che "sono vent'anni che ascoltiamo questi discorsi". Un giro di kris malese nel pancreas.

Ecco, il piddino repubblichino, quello che ieri ha sofferto come un cane di fronte allo streaming, definito da Ezio Mauro, aspetta, un modo per controllare dispoticamente il dibattito politico (!!), a questo punto evoca terrorizzato le brigate rosse, il processo del tribunale del popolo al povero dirigente politico così serio ed onesto. Dimenticando che, per tener testa a due semigiovani inesperti ma caricati a pallettoni del disgusto dei loro connazionali e delegati da loro a rappresentarne la collera verso una politica marcia come un cadavere, sarebbe occorsa la levatura di uno statista. Di un Aldo Moro o di un Enrico Berlinguer, giusto per fare paragoni blasfemi al limite della bestemmia. Ma già, se ci fosse stato Berlinguer non ci sarebbero stati i grillini.
Ho tentato, riascoltando l'incontro, di trovare un anelito di grandezza politica nell'insalata di parole, nella supercazzola di piattaforma con pregiudiziale a destra di pentolone come fosse Fanfani che è stata l'introduzione di Bersani all'incontro che avrebbe dovuto convincere, figuriamoci, i cinquestelle. Ho sperato di trovarvi un "I have a dream", un "Ich bin ein Berliner", il guizzo di, non voglio esagerare, un Bettino Craxi, ma ho solo avuto la secchiata d'acqua gelida del "Qua è una roba seria, non è mica Ballarò". Rendiamoci conto.


Poche ore dopo, l'orologio della storia segnava il time out anche per l'altro fenomeno della politica italiana, quel Mario Monti che aveva detto agli amici di aver salvato l'Italia e che, con un paio di fendenti ben assestati sul coppino: la sconfitta elettorale e il prelicenziamento da parte dei poteri forti che l'avevano messo a guardia della robba, attendeva solo il colpo di grazia.
Chiamato a riferire in Parlamento del pasticciaccio brutto dei due marò, uno dei punti diplomaticamente più bassi nella storia delle relazioni internazionali dell'Italia, Monti ha dovuto prima subire l'onta delle dimissioni a sorpresa del suo ministro degli Esteri con un nome da pernacchio, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, per essere infine sbertucciato dal centrodestra che praticamente già annunciava il passaggio del Terzi nelle proprie fila. Con Brunetta che per poco non si metteva a saltare sullo scranno gridando "L'accettiamo, uno di noi, uno di noi!" Poi il rappresentante del M5S è intervenuto chiedendo che venisse fatta piena luce sull'episodio che ha portato all'arresto dei nostri fucilieri di marina. Monti si è sentito fare parecchie domande, incluse quelle su eventuali interessi economici che possano pesare sulla chiarificazione dell'incidente con l'India.
E' stata talmente pesante la giornata del presidente del consiglio ancora in carica, che ha infine commentato: "Non vedo l'ora di essere sollevato". Quasi il pensiero di chi vorrebbe appendersi una corda al collo.

Non date la colpa ai cinquestelle dell'impasse e della sconfitta degli idoli di chi si accontenta di farsi rappresentare da leader mediocri. Questi mediocri si stanno suicidando, appunto. I grillini assistono solamente.

domenica 24 marzo 2013

Partouze


Infine Pierluigi Bersani, dopo mesi di passione e di piedini pestati per terra, ebbe il suo incarico per formare un governo. Anzi, non proprio un incarico ma un preincarico. Come il prelavaggio che bisogna fare quando i panni sono lerci. 
Ora voglio proprio vederlo pedalare in salita sul Mortirolo sulla bicicletta che ha voluto a tutti i costi, cascasse il mondo e passando sopra mucchi di cadaveri per ora soltanto metaforici ma chissà, con questi euri di luna
Apro una parente: ma non era meglio, dal suo punto di vista, mandare avanti Renzi per bruciarlo? Eh no, non capite la forma mentis piddina. E' sempre il segretario del partito, questa entità infallibile ed onnipotente che deve spaccarsi la faccia contro il muro, qualunque cosa succeda e poi, questo lo sanno benissimo, Renzi avrebbe rischiato di farcela e, non essendo segretario, l'imprevisto avrebbe causato lo spostamento dell'asse terrestre e l'inversione dei poli magnetici.

Il segretario piddino in preda alle smanie per la legislatura, fin dai primi giorni seguenti alle elezioni risultate nel famoso mexican standoff, ha cercato di far credere alle genti del globo che fosse dovere non politico ma morale del M5S sottomettersi al partito dominante e aiutarlo a governare, in base a chissà quale regola aurea, visto che fino a due giorni prima il M5S era, per la propaganda del PD, una specie di versione javascript del Partito Nazionale Fascista. 
All'indomani della perdita di 3.500.000 voti, fatto che al PD non ha provocato nemmeno un plissée, figuriamoci un'autocritica, il PNF è diventato improvvisamente un pezzo importante di sinistra. 
Seguite il ragionamento: quelli che non ci hanno votato hanno votato Grillo. Beh, dov'è il problema, noi pretendiamo che Grillo governi con noi. Poi uno dice che rivaluta i berluscones.
Quando il M5S ha risposto picche, perché il movimento non è nato per essere il PD2, il muletto o il portiere di riserva, altrimenti non avrebbe avuto ragione di nascere, il PD ha scatenato la sua ira funesta. 
Grillo ha il suo stile sopra le righe ma è innegabile che si siano mosse tutte le armate piddine contro, non la propria imbecillità, ma contro coloro che avevano peccato di lesa maestà, ostacolando il tragitto alla gloriosa macchina da governo del partito democratico. 

Se il M5S manterrà la sua posizione di niet al governo Bersani, unico modo che ha per costringere PDL e PD-L a distruggersi a vicenda, quando gli italiani capiranno finalmente che si tratta di due facce della stessa medaglia, il segretario sarà costretto ad andare ad elemosinare voti nei contenitori del tutto a un euro, nei mercatini dell'usato, nelle fiere del bestiame e nei classici per tutte le stagioni. Proverà ad intortare quelli di sinistra con le Gabanelli, i Farinetti (ministro per l'impiattamento?) ed altri insulsi ministri immagine, rassicurando al tempo stesso i poteri forti con l'adesione fino alla morte alla religione eurista. Altrimenti non si spiega la pensata di un ministro dell'economia puro PUD€, FMI e Bocconi come Saccomanni. 

Oppure, non gli riuscisse l'ammucchiata con gli scartini, dovrà andare con il cappello in mano da B. e dalla Lega per il sesso estremo. Il PD è probabilmente l'unico al mondo a credere ancora nell'autorevolezza di B. come  interlocutore politico. Uno che annaspa nelle sabbie mobili delle sue miserie, che ha ricevuto da oltre un anno la scomunica ufficiale di tutti i maggiori poteri forti finanziari mondiali e che nel contesto politico internazionale è meno gradito di un beccamorto all'uscio. Eppure, nel giorno in cui ha cacciato qualche milionata per organizzare pullman di pensionati da deportare a Roma in una piazza dove hanno fatto finta di essere ancora il Popolo della Libertà e che B. fosse ancora quello di una volta, questo clamoroso bluff che avrebbe dovuto passare sotto silenzio o sbrigato in due righe di agenzia per quello che era, è passato sui telegiornali piddini come la dimostrazione del pericolo ancora attuale rappresentato dal caimano.
Per forza, per governare hanno bisogno di lui e quindi continuano a legittimarlo, con lui che non se lo fa dire due volte, perché sa che da quelli lì otterrà sempre ciò che vuole e sarebbe da fesso non approfittarne.
L'immunità? La presidenza della repubblica? Qualche altra legge ad personam? La verginità anale? Basterà chiedere. Siamo arrivati al punto che il piddino si è già fatto l'idea che dovrà partecipare alla partouze e che in quei contesti chi c'è, c'è. Belli, brutte, maschi o femmine, bisogna adattarsi. In gioco, ancora una volta, c'è  il mantenimento dei poteri locali, delle clientele, e sono pronti a tutto. E' la seconda volta che cercano di sopravvivere alla fine di una repubblica e non possono sbagliare nemmeno stavolta.

E i piddini sudditi, che non vedono gli inciuci dei loro capi nemmeno se glieli spiattellano davanti, che non ci credono perché loro sono furbi e non credono ai complotti ma che tutto ciò che fa la dirigenza è cosa buona e giusta, si convinceranno che, se questi bravi dirigenti così seri ed onesti saranno costretti a fare concessioni al caimano, sarà stata tutta colpa di Grillo che non ha voluto essere responsabile. 
Se il piddino restasse ultimo sopravvissuto sulla terra e perdesse le elezioni darebbe sempre la colpa a chi non l'ha votato.

giovedì 21 marzo 2013

A voi piddini

E' uno spettacolo penoso ed imbarazzante. I piddini stano perdendo la dignità, il ritegno e l'amor proprio. I loro argini emotivi stanno cedendo sotto l'onda di piena della paura di non riuscire ad afferrare  il troppo desiderato successo elettorale. Come una finale di Champions che ti sfugge al 94' per un rigore che non c'era.
Chi ha a che fare con loro in questi giorni sa che non ci si ragiona. Stanno tutti nel reparto degli agitati, sottogruppo di quelli che hanno la crisi paranoidea da cortisone e ti guatano con gli occhi torvi: "Tu ce l'hai con me! Si, non vuoi fare l'alleanza con me, tu hai votato Grillo, bastardo!"

Non se la prendono più con il nemico storico B. perché inconsciamente, anche se da svegli lo negano, sanno di essere stati morsi sul collo e di essere diventati come lui fin dal 1994. Se la prendono con il nuovo nemico: i grillini. La zeppa tra le ruote, l'imprevisto, il cigno nero che gli sta rovinando i piani di conquista del Lebensraum oltre l'Emilia rossa e l'infinito, di tutte le istituzioni e di tutti i gangli del potere.

Il piddino - e per piddino io intendo l'insieme di piddini, PDini e PUDini della tassonomia di Bagnai, senza fare distinzioni - già normalmente ti sfianca con quel buonismo iperglicemico  che ti fa solo venir voglia di strangolare lentamente un tenero coniglietto; ma se si sente minacciato nel diritto divino di comandare, come accade in questi giorni, se vede il suo piccolo grande fogno infrangersi sul muro della realtà, tira fuori tutta la meschina cattiveria di cui può essere capace il borghese piccolo piccolo. Piccolo perché ideologicamente debole e per questo ancor più pericoloso perché ti attacca alla gola.
Quando, come in queste prime fasi di elaborazione del lutto postelettorale da semitrombatura, è in fase maniacale, dà veramente il peggio di sé e diventa ancora più insopportabile perché perde il senso dell'umorismo. Il piddino agitato e non mescolato ti inonda di sarcasmo spuntato e di battute che però non fanno più ridere perché odorano della propria tragedia. E tu provi l'imbarazzo dello spettatore del comico che non fa più ridere.
Se ci pensate bene è il fenomeno che si è verificato a Sanremo, con un Crozza che ripeteva tragicamente il numero di Bersani smacchiatore credendo di celebrarne l'imminente gloria ma dando invece l'impressione di parlare di qualcosa di perduto, di sconfitto, di finito, di terribilmente out. 

C'è un motivo profondo ed oscuro che spiega questo clima di tragedia che si attacca come la pece ai dirigenti, ai seguaci ed agli elettori, fino ai più sfegatati piddiminkia.
La consapevolezza che il redde rationem, che i conti con l'elettorato che hanno tradito adottando le peggiori politiche shockeconomiste sottomesse al mercantilismo del Nord Europa, è sempre più vicino. Ricordate quel gioiello in bianco e nero di Vittorio De Sica dove, per tutto il film, una voce stentorea ripete: "Alle diciotto comincia il Giudizio Universale!"?



Il clima da crollo di un'era, da fine regime, da giudizio universale li sta intossicando e reagiscono proiettando  la colpa su nemici esterni, sui traditori, su coloro che hanno voltato loro le spalle, negando al contempo che ci sia qualcosa di fatalmente coattivo nel loro destino che li spinge a ripetere gli errori.
Non avevo mai visto niente di più imbarazzante e tragico del finale di campagna elettorale, chiusi nel teatro d'avanspettacolo  - mentre fuori si teneva una festa che era la festa al regime e che stabiliva l'ineluttabilità del voto al M5S di chi voleva cambiare le cose - con il becchino Moretti a recitare l'orazione funebre. "Con questa dirigenza non andremo mai da nessuna parte", gridava una volta con in corpo ancora un'anelito di vita. Poi è entrato in banca pure lui. 

Il senso di tragedia è dato anche dall'attaccamento e dalla bizzarra fascinazione per il babbo senza palle Bersani. Quello che è tenuto sotto mattarello dall'azdora ma con gli amici del bar racconta di quando smacchiava i giaguari. Un personaggio patetico nel suo imbarazzante provincialismo che però al piddino dà tanta sicurezza, come fosse l'oggetto transizionale, l'orsacchiotto sul cui naso ci siamo tutti fatti i dentini.
Renzi è sembrato troppo autonomo, troppo voglioso di uscire dal cortiletto e di farsi una vita sua e quindi nel segreto dell'urna delle primarie il piddino ha votato per la figura che maggiormente gli ricordava il concetto di delega. Come quando ti scoccia andare alla riunione di condominio e deleghi il vicino più insulso ma che consideri per questo più innocuo, colui che sai che non voterà mai a favore del rifacimento del tetto da ventimila euro.

A voi piddini è ispirato alla celebre canzone di Alberto Fortis, quella che fece scandalo perché diceva: "io vi odio, o voi romani, io vi odio tutti quanti... ecc. ecc."
Ecco, tra me e me, soprattutto in bagno, io canto spesso "io vi odio o voi piddini" ma poi penso che non è giusto odiarli. Loro mi odiano perché non li ho più votati ma se vuoi fare veramente un dispetto a chi ti odia devi amarlo. Devi inondarlo d'amore. Così io amo i piddini. Gli elettori e i simpatizzanti, intendo. Per i dirigenti non ho alcuna pietà, per loro vedrei bene una di quelle punizioni che solo i più boia degli dei sono capaci di immaginare. Il tradimento che hanno commesso nei confronti delle classi che avrebbero dovuto difendere li rende dei reietti dell'umanità, dei pezzi di materia anfibia comunemente detta merda.

Odio i dirigenti ma amo i piddini sempliciotti perché penso abbiano ancora un margine di redenzione possibile. La loro idiozia è conseguenza dell'ignoranza, del vizio della delega, dell'antica propensione al centralismo democratico, della pigrizia intellettuale di non andare mai oltre "l'ha detto il partito".
Se però si impegnassero e studiassero, se si informassero, potrebbero scoprire, ad esempio, che il mitico Prodi, quello per il quale hanno votato, lavorava per il re di Prussia. Potrebbero capire che è stata la sinistra in mano ai loro dirigenti a portarli sull'orlo del precipizio, non il nano malefico che, grazie ai compagni di merende è riuscito solo a fare i propri affari per vent'anni. Che se ora non usciamo subito dall'euro l'euro uscirà da noi tipo Alien, sbudellandoci senza pietà.
Se vedrò un piddino redimersi sulla via della luce e della conoscenza lo abbraccerò come un fratello.

Però devo dire anche che sono esausta di discussioni, di scemenze da semidivezzi sessantenni, di blogger che per una paginetta sull'Espresso si arruolano nell'esercito della Piddijugend alla caccia dei cinquestelle da sputtanare sui social network, senza nemmeno preoccuparsi di fare uno straccio di fact-checking sulla notizia che riguarda un collega.
Sono stufa di infantilismo e soprattutto di ignoranza colpevole. Il mio livello di pazienza è già in rosso, non discuterò più con il piddino che viene qui o altrove a  cercare di insegnarmi a stare al mondo. Non ripeterò più per la duemilionesima volta perché l'euro è il problema e perché reggere il moccolo a Monti ed agli altri esattori del recupero crediti tedesco per un anno, da parte della sinistra, è stato criminale. Manderò direttamente e preventivamente affanculo chi insiste nel ripetere: "Si, dici che il problema è l'euro ma poi non dici concretamente come uscirne e cosa succederebbe poi. Non fai delle proposte concrete."
Darò loro cinque minuti al massimo per trovare il link al filmato che spiega il "come uscire", gli incorporo pure per l'ennesima volta il filmato di Claudio Borghi - che non parla di referendum - poi, se non lo guardano o non lo capiscono, punterò la Morte Nera sul loro insulso pianeta piddino e lo distruggerò.


Ogni limite ha una pazienza.

martedì 19 marzo 2013

Che il prelievo forzoso sia con voi


E' stato un bel weekend di paura sul fronte dell'Eurozona - come vedremo dopo - con gli italiani impegnati a fare la scansione total body ad ogni deputato del M5S, con particolare insistenza sui peli superflui, dopo che per decenni avevano tollerato capimandamento e picciotti senza neppure chieder loro i documenti all'entrata del Parlamento. "Ah, è lei. Passi, passi, dotto' e, se potesse mettere una buona parola per mio figlio... sempre servo vostro. "

Cominciando dalle miserie morali, prima di giungere a quelle materiali, quali sono stati i nodi cruciali del dibattito politico nel fine settimana? In primo luogo il pericolo per il PD di non aggiudicarsi i presidenti di Camera e Senato. Ovviamente se non ci fosse riuscito sarebbe stata colpa di Grillo che rema contro la gloriosa marcia dei democratici verso le leve del potere che ancora sfuggono loro.
Le prime scelte del partito bestemmia pare fossero Bindi e Franceschini, ovvero Jurassic Park. Alla fine, spingendo, respirando profondamente e facendosi aiutare dall'ostetrica Civati, il PD ha partorito la coppia più bella del mondo, quella che i grillini non potevano non votare pena la scomunica del tribunale della Piddina Inquisizione: Pietro Grasso, magistrato antimafia e Laura Boldrini, giornalista e portavoce dell'alto commissariato dell'ONU per i rifugiati.
Eletti i due, anche grazie alla presa per sfinimento di alcuni senatori grillini che hanno preferito al Senato la materia Grasso all'antimateria Schifani, è partita la solita sbrodolata dei desperate house organs - l'ormai illeggibile Repubblica in prima fila - sulla meravigliosa scelta di due figure così rappresentative e meravigliose e di quanto fosse stato bravo il PD a farsi venire la pensata. E' stato Civati, lo ricordo, non Bersani, ma chi se ne frega.

Per carità. Pietro Grasso è magistrato competente e blasonato nella lotta alla mafia, anche se mi ha sempre lasciata tanticchia perplessa la sua dichiarazione che B. meritava un premio per come aveva combattuto la mafia. E ancora meno persuasa mi lascia il fatto che B., notoriamente allergico ai magistrati in politica, non sia sceso subito in piazza contro l'elezione di un magistrato di tal calibro a presidente della Camera.  Si fosse trattato di Ingroia, forse un malino di pancia gli sarebbe venuto? Misteri della politica.
Per quanto riguarda la signora Boldrini, posso dire, da bambina cattiva, che ho riscontrato un po' troppo buonismo dolciastro a rischio coma diabetico attorno ad un funzionario di una istituzione mondiale che è completamente asservita agli interessi imperiali e se ne sbatte gloriosamente da decenni di un particolare tipo di rifugiati quali i palestinesi? La metafora della foglia di fico, del santino, a me pare ci stia tutta. Sempre da bad boys and girls, ovviamente.

Veniamo ora alle cose serie, a ciò che i media accennano solamente sperando che non ne capiamo esattamente il senso, coperto da un mare di fuffa diversiva.
Forse in onore del papa argentino, l'Eurozona sta facendo prove tecniche di corralito e la vittima prescelta nel weekend è stata Cipro, l'ennesima vittima sacrificale sull'altare della moneta unica.
Questa volta però l'hanno fatta più grossa del solito.

Riassumendo: le banche cipriote sono piene di cartastraccia greca e altra merda finanziaria ad alto rischio e sono sull'orlo del fallimento. I figli di Troika concederanno magnanimi un aiuto a queste banche (lo sapete che le banche non possono fallire, voi si), basta che siano i ciprioti stessi a pagarlo attraverso un prestito forzoso sui depositi privati. Non è una patrimoniale sui depositi dei ricchi oligarchi russi, come tentano di raccontarci le demi vierges dei media, visto che si tratta di conti in chiaro. A pagare saranno anche e soprattutto i piccoli risparmiatori, quelli con conti fino a 100.000 euro, rapinati del 6,75% - altro che il sei per mille del Dottor Sottile nel '92 . Euro, che bella parola!
Come garanzia per essere stati rapinati i risparmiatori ciprioti dovranno accettare titoli delle stesse banche bollite, stampati per l'occasione dalla Tipografia Lo Turco.
Lo ripeto, se non fosse stato chiaro finora. Il concetto è: "Hai bisogno di un prestito perché sei in difficoltà a causa delle regole del nostro euro? Ok, però i soldi li prendo dal tuo CC, se non ti dispiace."

Per sicurezza, per evitare che i cittadini salvassero i propri risparmi dalla rapina da parte della Troika, il governo cipriota ha applicato appunto il "corralito", ovvero ha chiuso le banche fino a giovedì 21 e ha limitato i prelievi di contante ai bancomat. Il Parlamento sarà costretto ad approvare il prelievo forzoso, grazie ad una bella dose di terrorismo su "cosa accadrebbe se non lo facessimo. Se crollasse l'euro, con l'invasione delle cavallette e il sacrificio dei primogeniti".
Vabbé, dicono i piddini, Cipro è un paradiso fiscale dove gli odiosi mafiosi tripponi russi vanno a portare i soldi sporchi, crogiolandosi al sole tutti ingioiellati assieme alle loro puttane. E' solo in parte vero ma non importa. Il piddino ha uno stile di interpretare le cose che va dalle copertine della Domenica del Corriere fino a Cronaca Vera.

Ciò che si vorrebbe perpetrare a Cipro è atto gravissimo, ed è l'ennesimo atto di guerra economica e finanziaria della Germania al resto d'Europa. Perché non pensate mica che il complesso chimico-industriale tedesco si accontenterà di quattro sghei ciprioti e del sangue greco. Sempre nel fine settimana sono circolate altre notiziole - questa volta si, ignorate completamente dai media, nonostante fossimo noi i protagonisti dell'attenzionamento.
Bundesbank ci ha lanciato un monito a proseguire nelle riforme e sapete cosa significa, e addirittura Commerzbank, altro merdaio strafatto di titoli tossici, auspica per l'Italia e sempre per la solita scusa falsa del debito pubblico, un prelievo forzoso del 15% sugli asset finanziari, compreso il patrimonio immobiliare (oltre all'IMU, suppongo) e un incremento delle tasse di successione (20% senza franchigia). 
Questa è guerra, signori. La guerra di un paese che ci considera terra da saccheggio per ripianare i conti delle proprie banche, fallite a causa della finanza casino. E che lo può fare perché una classe politica serva e sottomessa, di cui il governo Monti è stato il punto più basso, gli permette di farlo.

Poi ci meravigliamo che i mercati reagiscono negativamente e lo spread si alza. Perché secondo voi questo modo di gestire l'economia e la finanza è normale, è regolare, è onesto, risponde alle regole stesse dei mercati, che in parte sono ancora espressione di istanze di economia reale e che rispondono alla regola della domanda e dell'offerta? No. O ammazziamo l'euro o l'euro ammazzerà noi. O disarmiamo il neomercantilismo nella Germania nell'unico modo possibile, ossia strappandole la pistola euro che ci ha puntato alla tempia, o sarà la fine e allora lo capiranno perfino i piddini.
A proposito, bando alle tristezze ed alle ombre che provengono da Mordor. Possono stare tranquilli gli elettori di Bersani. Se sono veri i rumors su Prodi al Quirinale e Irene Tinagli come ministro dell'economia del PD, puro Partito Unico dell'Euro, bocconiana, ex pd, poi montezemolina e quindi montiana, siamo nella classica botte di ferro. Quella con i chiodi.

giovedì 14 marzo 2013

Papa Francisco e il fantasma di Oscar Arnulfo


Abbiamo un papa. Francesco I, il primo papa gesuita e delle Americhe, l'argentino Jorge Mario Bergo-g-lio (come lo pronunciano i suoi connazionali), già indicato come grande favorito alla successione di Karol Woytila nel 2005. L'arcivescovo di Buenos Aires è una figura non facile da interpretare, soprattutto per la sua appartenenza ad una Chiesa che negli anni '70 si macchiò  indiscutibilmente di complicità con una delle peggiori dittature del secolo scorso.
Si dice che il passato con il quale non si sono chiusi i conti ritorni sempre, ed è stato inevitabile chiedersi, con il distacco che contraddistingue chi considera i fatti della Chiesa da un punto di vista laico e privo dell'entusiasmo acritico del fedele, quale fosse mai stato il rapporto di Bergoglio con quella dittatura, con quella gerarchia ecclesiastica connivente e criminale per il collaborazionismo e la consapevolezza, che mai era mancata, su cosa stava succedendo nelle scuole militari, sui voli della morte e nei sotterranei degli stadi mentre si celebravano i Mondiali di calcio. Troppi morti e vivi attendono ancora giustizia a quarant'anni di distanza per non trovarci noi oggi lacerati da un più che legittimo dubbio di fronte a questo papa argentino che quegli anni li ha vissuti.

Ieri sera in televisione, dopo l'elezione, è andata in onda, nella versione bignardiana del fu "Tutti da Fulvia il sabato sera", la versione omogeneizzata e semplicistica, la reductio ad piddinum stile rubrica costume e società del reparto luci della personalità del nuovo papa: tutto calcio, chimica e tango, semplicità e modestia. Addirittura, nella foga di galleggiare in superficie, l'eminentissimo e reverendissimo Jorge Mario Bergoglio è stato definito addirittura un papa progressista.
Ecco, capisco l'entusiasmo, ma progressista in America Latina ha un significato molto preciso e un senso ben diverso da quello che in Italia aggrega in una fantasinistra Rosy Bindi, Pietro Ichino e, una volta, Paola Binetti.

Nello stesso momento in cui passava sullo schermo la suggestione agiografica di un papa presentato quasi come un teologo della liberazione e già in odore di santità preventiva, in rete si apriva il dibattito sulla controparte ombrosa dell'arcivescovo di Buenos Aires, su un passato troppo pesante da poter essere liquidato frettolosamente nel salotto buono televisivo, dopo un'ora e mezza di dibattito, con l'accenno alle "inevitabili polemiche che verranno fuori sugli anni della dittatura", senza spiegare nemmeno quali fossero esattamente i termini della questione. Non si tratta di bazzecole, di peccatucci di gioventù.

Come scrive Gennaro Carotenuto, nel finora più obiettivo ed esaustivo articolo che ho letto sul nuovo papa, il card. Bergoglio fu chiamato a testimoniare diverse volte su episodi risalenti agli anni della dittatura.
Secondo il giornalista Horacio Verbitsky, autore del libro "L'isola del silenzio" sui rapporti tra Chiesa e dittatura militare in Argentina, su di lui pende l'accusa di aver favorito, anche indirettamente, la cattura e tortura di due sacerdoti gesuiti molto attivi nelle baraccopoli, che lui aveva espulso dalla Compagnia senza nemmeno avvertirli poco prima dell'inizio della repressione. Un episodio controverso, sostenuto da documenti ufficiali e dalla testimonianza dei due gesuiti sopravvissuti ma caratterizzato dalla grande ambiguità di comportamento di un superiore che potrebbe anche aver compiuto un tentativo maldestro di allontanare i due gesuiti da un pericolo incombente. In ogni caso dimostrando però di conoscere appieno le intenzioni dei militari nei confronti dei "sovversivi" senza per questo denunciarle.

In fondo, l'ambiguità di Bergoglio nei confronti del regime militare non sarebbe stata altro che coerente con i dettami del Vaticano che, di fronte a fatti gravi e delitti - pensiamo ad esempio ai casi di pedofilia - suggerisce sempre la prudenza, la non denuncia e il silenzio. L'atteggiamento di sottomissione di Don Abbondio al potere forte che finisce sempre per diventare connivente con il male, di essere di nessun aiuto per le vittime e di condannarle semmai alla permanente assenza di giustizia.

Se a Bergoglio forse non possono essere ascritte le colpe di un Pio Laghi, che un tribunale recentemente ha ritenuto responsabile, come nunzio apostolico dell'epoca, della persecuzione ed eliminazione dei sacerdoti che si opponevano al regime, tuttavia il neopapa non era certo un progressista all'epoca. Seppure in anni recenti abbia invitato la Chiesa argentina ad un mea culpa collettivo per espiare la connivenza con la dittatura, la sua visione del mondo allora e forse ancora oggi era ed è quella di un gesuita tradizionalista, la cui vicinanza alle sofferenze del popolo è di tipo caritatevole ma non certo rivoluzionaria. Celebri le sue idee circa "la naturale incapacità politica delle donne". Una personalità decisamente conservatrice in ambito di morale sessuale, come dimostrano i suoi recenti scontri con il governo argentino di Cristina Kirchner che ha legiferato sulle unioni civili. Leggi che il vescovo Bergoglio ha definito "un attacco devastante ai piani di Dio", con la presidenta che ha accusato di rimando Bergoglio di avere una visione medioevale e degna dell'Inquisizione.

Una weltanschauung comunque in linea con il pensiero di Giovanni Paolo II che lo fece cardinale, il papa che, a distanza di decenni dai fatti e ormai in piena consapevolezza dei crimini commessi dal regime cileno, rivolgeva pensieri affettuosi e lettere di benedizione speciale ad Augusto Pinochet e famiglia. Il Papa che ha propugnato il passaggio dei popoli del mondo dalle dittature comuniste a quelle liberiste della shock economy, di cui le dittature sudamericane fasciste sono state il laboratorio sperimentale.

Jorge Mario coabiterà nelle stanze vaticane con un fantasma scomodo, anche lui proveniente dalla fine del mondo. Quello di Monsignor Oscar Arnulfo Romero, vescovo conservatore al limite del reazionario in gioventù e in seguito strenuo difensore del popolo salvadoregno dalle violenze bestiali della dittatura fascista. Un uomo di fede divenuto talmente scomodo per aver tradito la consegna del silenzio e dell'obbedienza al potere, come gli era stato imposto da uno spietato Woytila che lo congedò in lacrime dopo un'udienza nella quale lo esortava a non mettersi contro il potere del suo paese,  da venire assassinato da uno squadrone della morte sull'altare mentre stava celebrando messa.
Oscar Arnulfo attende da allora, da quel 24 marzo del 1980 macchiato del suo sangue, di ricevere dalla sua Chiesa quel riconoscimento di martirio e di santità che finora gli è stato negato da ben due papi.
Se Francesco I, questo papa con un nome da re Borbone, da sudamericano e da osservatore delle sofferenze di un continente decidesse, tra i suoi primi atti, di proclamare beato Monsignor Romero ciò sarebbe un gesto doveroso nei confronti di quei preti che si sono sacrificati per il loro popolo e un atto di purificazione che potrebbe chiudere degnamente il suo conto con il passato. Lo farà?

Coraggio, se ci è andata bene, le voci su Bergoglio sono solo maldicenze dei suoi nemici e questo è veramente un  uomo semplice, schivo, che si cucina da solo e rifugge gli agi della vita comoda, che viaggia in metro assieme al suo popolo, che parla come Maradona e ama i poveri. Sarà un ottimo papa, forse un santo.
Se ci è andata male, Satana ha ancora una volta prevalso oltretevere e abbiamo un papa collaborazionista con la shock economy. Che ha scelto il nome Francesco perché la povertà dovrà essere di moda. Vedremo.

martedì 12 marzo 2013

La prevalenza del piddino


Dite quello che vi pare, ma l'annuncio che il M5S potrebbe votare l'autorizzazione a procedere nei confronti di B. e addirittura votarne l'ineleggibilità, è stato come infilare le dita della povera ragazza in coma nella 220v. Una bella scossa anche solo l'aver osato dirlo. Soprattutto mentre era in corso di svolgimento la caimanata del Lacché Day con le truppe mammellate di fronte a Palazzo di Giustizia e Angelino a bestemmiare la memoria di Falcone e Borsellino di fronte alle loro sacre immagini. Bella adunata sediziosa di sciurette maschi e femmine, davvero. 

Un partito che non riesce a mandare il popolo, pardon, il pullman di pensionati a manifestare in piazza per il leader morente perché quelli preferiscono la gita a Loreto con la dimostrazione di pentole. Un leader che è costretto a farsi venire le malattie più strane per rimandare all'infinito il confronto con la giustizia ma soprattutto con la pubblica vergogna di essere stato estromesso per manifesta incapacità ed indegnità dai nuovi gestori dell'Italia per conto terzi ed essere stato ridotto al solo status di imputato per fattacci suoi. Ragazzo, levati di torno e lasciaci lavorare. Meglio la Boccassini, a pensarci bene.

Immagino lo scompiglio in casa PD all'annuncio forcaiolo del M5S ai danni del caimanuccio loro. Loro che gliele hanno sempre perdonate tutte e addirittura lo hanno promosso a padre della patria, gli hanno fatto approvare tutte le leggi ad personam mentre lui, ingrato, si comperava i deputati del governo Prodi un tanto al chilo. (Lo so, lo sapete già, mi ripeto come un disco incantato, ma i piddini diventano blu dalla rabbia come i puffi quando glielo si ricorda e a me piacciono di quel colore, specie quando virano infine sul viola.)
Ricordiamo che B. è una parte del monstrum PD-PDL e che se lui sta male, soprattutto politicamente, neanche il PD si sente molto bene. Se schiatterà l'uno se ne andrà finalmente anche l'altro e lo sanno.

Ecco spiegato perché ogni tanto spunta D'Alema.  Significa che c'è un caimano in difficoltà. Poi, terminato il soccorso rosso, egli ritorna nell'ombra come un Balrog di Moria. E questi studentelli vorrebbero addirittura arrestarlo, il caimano, portarlo a San Leo, rinchiuderlo dell'orrido buco di Cagliostro e gettare la chiave. Populisti e giustizialisti che non sono altro.

Il PD, dal canto suo, è un esercito allo sbando, con le pezze al culo e gli anziani e i ragazzini da mandare in prima fila come ultima scelta dopo la Puppato con il sito web. Poveretta, come s'offre.
Nell'ultima battaglia il PD ha perso quasi tre milioni e mezzo di soldati. Tra coloro che hanno voltato le spalle al Primariato di Bettola ci sarà pure chi lo avrà fatto per delusione, per essersi sentito tradito da un partito che ha appoggiato per un anno, approvandone tutte le porcate shockeconomiste, il dottor Morti in missione per conto del Reich
La rabbiosa versione ufficiale dal bunker del Primariato è invece quella che spiega l'emorragia di voti con una manovra di condizionamento occulto di elettori particolarmente dolci di sale (trad. cretini) che avrebbero seguito un nuovo Messia urlante nato, come in un incubo di Cronenberg, dallo stesso grembo fecondo di mostri mediatici che è la televisione. E, secondo il primario in persona, Grillo sarebbe mosso dalla sete di potere, mentre i piddini sarebbero come la volpe di Pinocchio: "noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri".
Questi non sono politici da chiedersi "dove abbiamo sbagliato", "facciamo autocritica", una cosa molto di sinistra una volta - ma questi non sono di sinistra, già, che sbadata. 
Chiusi nel bunker, i generali negano la realtà e ancora sognano un'illusoria vittoria. 
Di fronte alle critiche dei pochi generali realisti, dei giovani turchi (bel nome, se pensiamo che furono quelli che sterminarono gli armeni) reagiscono con rabbia, battono i pugni sul tavolo, negano. E, per i rapporti con l'esterno, la consegna è  far finta di nulla, dare la colpa agli altri, andare avanti con regale sussiego e cosmica spocchia come se niente fosse accaduto. E soprattutto insultare il popolo, accusarlo di tradimento, di scarso patriottismo, di diserzione e di  vigliaccheria. 
Che sia un esercito in rotta lo dimostra anche l'utilizzo di truppe gurkas, di goumiers incaricati di bastonare ed intimidire in rete e sui media chi osa negare il diritto divino del PD di governare.  Compresi i Desperate House Organs che si occupano della parte mainstream dei killeraggi e degli attenzionamenti degli avversari, spargendo poi il terrore per via televisiva nei confronti dei "collettivi studenteschi" che entrano in Parlamento. Infine ci sarebbero gli intellettuali con gli appelli. Si, ancora.

Il povero Primariato di Bettola non si accorge di essere accerchiato e senza uscita per il solito vecchio problema militare dell'aver aperto troppi fronti. A Nord i Renzi che lo lavorano ai fianchi con la calma di chi può contare su ottimi appoggi e che al momento opportuno potrebbero dare la mazzata finale. 
A Sud il M5S che gli fa proposte oscene come la rinuncia al finanziamento pubblico ai partiti attirandolo nella trappola di dover rifiutare proposte irrifiutabili dal punto di vista degli elettori incazzati che però lascerebbero la Turco e gli altri apparatchiki senza stipendio. Di accettare che il tempo della politica come mestiere fine a sé stesso sia finito non gli passa manco p'a capa.
Non rimarrebbe ad Est che l'abbraccio fraterno con il gemello siamese PDL ma ciò significherebbe ammettere di essere sempre stati una cosa sola, la partitocrazia a due dei superstiti di Tangentopoli con spartizione del bottino rimanente e l'abbraccio finirebbe con l'essere mortale.
Ad Ovest, infine, la possibilità di governare da solo, di mettere in pratica il rimanente delle ricette shockeconomiste del Partito Unico dell'Euro e giocarsi per sempre, con un popolo ridotto sul lastrico dai patti con l'Europa, la possibilità di avere di nuovo un centrosinistra al governo.
Un centrosinistra ridotto allo 0,07% dalle cui ceneri far rinascere finalmente qualcosa di nuovo.

Mi dispiace piddini e papiminkia, ma il M5S e la sua intransigenza ve la meritate tutta perché l'avete creata voi. Qui temo ci sia gente che ha in mano un mandato popolare e che abbia tutta l'intenzione di usarlo, se non altro nell'euforia del successo e con la beata scelleratezza dei giovani. Se lo farà veramente sarà una cosa magnifica. Quanto di più simile ad una rivoluzione possiamo concederci con i nostri miseri mezzi. Sono arrivati i sorci verdi.

giovedì 7 marzo 2013

Ad usum piddini


La dimostrazione che ormai PD e PDL utilizzano gli stessi metodi per la bastonatura squadrista a mezzo stampa degli avversari - il metodo Boffo, o casa di Montecarlo o "calzini azzurri" - è in questo articolo de l'Espresso intitolato, come un pornazzo autoprodotto: "Grillo, l'autista e la cognata".

Ci si sono messi addirittura in tre per tirar fuori un'articolessa fatta giuridicamente di niente ma contenente sufficienti messaggi subliminali da far già gridare sui social network e sui blog  al "vedi, sono come gli altri". Riferendosi a quelli del Movimento 5 Stelle, ovvio.
Non si è ancora insediato il nuovo parlamento, non hanno ancora detto beo, né avuto modo di fare alcunché di giusto o di sbagliato  ma intanto è stata istituita la Precrimine. "Beppe Grillo, ti dichiaro in arresto per la futura corruzione, pardon scouting, del tuo deputato Pinco Pallino e per la futura inadeguatezza dei tuoi eletti".

Detto che L'Espresso non lo riconosco più da quella rivista militante e progressista che era negli anni settanta-ottanta e che certi toni, certe impostazioni e infine quest'ultima propensione all'attenzionamento degli avversari dei suoi politici di riferimento con metodi da Lavitola in missione a Santa Lucia, vale la pena soffermarsi sui dettagli di questo piccolo pezzo di propaganda ad usum piddini.

In soldoni, è proprio il caso di dire, l'articolo vorrebbe ricostruire le attività imprenditoriali in Costa Rica dell'autista di Grillo, tale Walter Vezzoli, definito come molto vicino al leader del M5S, per suggerire ai suoi piccoli lettori che dietro a tanti buoni propositi di bontà ed ecologia ci sarebbe un bel po' di denaro accumulato da far fruttare in altro modo. Come se gli altri partiti, soprattutto quelli dai quali proviene la predica, si dedicassero solo alla cura dei lebbrosi e alla lavanda dei piedi dei derelitti, ça va sans dire. 

Tornando in argomento. Visto il suo interesse ai fini dello studio dei metodi della propaganda, vi citerò alcuni estratti dall'articolo, con commento mio e sottolineando le parole chiave, quelle che servono allo scopo ultimo di accendere i ventilatori davanti al letame.
"Tredici società aperte in Costa Rica, per compiere operazioni immobiliari, investimenti, costruzioni, incluso il progetto per un resort di lusso.
Quattro di queste società risultano immatricolate con la formula della "sociedad anonima", uno schermo giuridico che consente di proteggere l'identità degli azionisti."
Qui già Carlo Gubitosa ha commentato che società anonima non è sinonimo di onorata società, ergo qualcosa di losco ma è la denominazione di una delle tante possibili forme giuridiche delle società. Inoltre, come prosegue l'articolo:
"Dalle carte che "l'Espresso" ha potuto consultare emerge però che tra gli amministratori compare, insieme a Vezzoli, Nadereh Tadjik, ovvero la cognata di Grillo, la sorella di sua moglie Parvin, di origini iraniane
Le carte. Sperando che non siano false. Messe lì da qualche Scaramella o Lavitola della situazione. Proseguiamo. La cognata. Qui i cagnolini salivano perché è suonato il campanellino e davanti agli occhi è comparsa l'immagine olografica di Tulliani, della casa di Montecarlo e di Fini. Il fatal cognato, come si potrebbe dire. La riproposizione di uno schema di successo, visto l'unhappy end di Gianfranco. Chissà mai che non funzioni anche con Grillo?
Le origini iraniane. Beh, qui è un gol a porta vuota. L'Iran è pura black list, lo spauracchio dell'impero e anche il Corriere ha pucciato a lungo il biscotto l'altro giorno sul suocero iraniano, scomparso di recente.
"Nella Armonia Parvin sa - stesso nome della signora Grillo - la presidente Nadereh Tadijk e il secretario Vezzoli sono affiancati da un terzo amministratore, un italiano residente in Costa Rica che si chiama Enrico Cungi. Cungi nel 1996 venne coinvolto in un'indagine per narcotraffico. Arrestato in Costa Rica e poi estradato in Italia ha passato tre mesi nel carcere di Rebibbia, ma non risultano condanne a suo carico."
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di proseguire nella lettura del pezzo. Quel "narcotraffico" è capace di cancellare tutto il resto - compresa l'ammissione dell'assenza di condanne della persona citata - e di imprimersi nelle testoline dei piddini come un marchio di fuoco. E' la lettera scarlatta.
"A che cosa serve questa costellazione di società, dotate per altro di capitali sociali minimi, non più di 10 mila dollari ciascuna?
Difficile dare una risposta precisa, visto che l'oggetto sociale indicato nelle carte appare ampio. Ad aumentare la difficoltà c'è poi il fatto che il livello di trasparenza delle informazioni societarie in Costa Rica è tra i più bassi al mondo. Non per niente il Paese del Centroamerica è inserito nella black list dei paradisi fiscali dal Tesoro italiano**."
Black list. Una parola che è in grado di pietrificare all'istante i commercialisti. Provate a portar loro una fattura, regolarissima, ma proveniente da un vostro fornitore di San Marino. "Ma sei matta?! San Marino è nella black list!" Qui parliamo addirittura di un paradiso fiscale, pensate alle associazioni che nascono nei cervellini omologati:  evasione, esportazione illegale di capitali, riciclaggio, denaro sporco. Se queste parole si uniscono al narcotraffico di prima, i cervellini smettono perfino di pensare alle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia, all'affare Monte Paschi e si concentrano solo sul nuovo target. Mission accomplished.

Finora solo insinuazioni e sospetti, tutto qui, quindi? Qualcosa però l'Espresso ha trovato, nelle famose carte che ha visionato, che vi credevate.
"Almeno una delle società targate Vezzoli-Tadijk ha però in cantiere un progetto ben preciso. Ecofeudo, infatti, è il nome di un resort extra lusso da 30 ettari da costruire sulle colline della baia Papagayo. A giudicare dalle foto pubblicate Ecofeudo non sarà un villaggio popolare.
La zona è considerata una delle più promettenti per chi vuole investire nel turismo. Nel resort le ville saranno di alto livello: «potranno avere una superficie fino a 750 metri quadri coperti su un'area propria di 5000 metri quadri». "
Siete delusi, vero? Eravate convinti che, dopo la lavanda dei piedi ai lebbrosi, queste madriterese scese in politica avrebbero fondato società per la costruzione di alloggi popolari per gli esodati e i terremotati, affidandosi alle cooperative amiche. Invece no, sono degli sporchi capitalisti che vi hanno costretti con l'inganno e gli incantesimi di Casaleggio a scippare il voto al centrosinistra, facendo piangere la Bindi e spezzando il cuoricione a Bersani.

Che vi devo dire, questo è il livello del dibattito politico. Basso, come direbbe il compianto Professor Pazzaglia. Cosa vogliono dimostrare queste "inchieste", quella dell'Espresso ripresa per altro anche in pompa magna dal TG La7 di Mentana? Niente, vogliono semplicemente cercare di appiattire il M5S sugli altri partiti politici, suggerendo che sono tutti uguali, che il popolo non è in grado di fare scelte perché si affida a dei trafficoni, ecc. E solo perché gli italiani si sono permessi di votarlo. Alla fine, non è il M5S che è colpito - chi se ne frega, dopo tutto - è il concetto di scelta democratica, di sovranità del popolo.
Mi dispiace ma sono metodi da P5, da mestatori di professione e non importa che prendano di mira Grillo o Fini o chiunque altro. Questi mezzucci dimostrano solo lo scadimento della competizione politica e dovrebbero preoccupare i piddini, visto che sono la prova che l'identificazione con l'aggressore è ormai quasi completata.

"Bisogna andare a fondo, indagare in questi fatti del Costa Rica", gridano già. Ecco, l'esca ha già fatto abboccare il pesce.
Solo dei fenomenali ingenui possono pensare che un qualsiasi movimento politico sia formato solo da cloni della vergine Maria. Si può solo sperare che dei nuovi del mestiere ci mettano un po' di più del solito a farsi corrompere e che in mezzo a loro ci siano parecchie persone oneste, che esistono ancora, per fortuna.

Chiudo ricordando che ieri si è ucciso David Rossi, responsabile della comunicazione di Monte Paschi.  Ancora il caso MPS, che è un enorme fuoco che cova sotto la cenere. La notizia è già scesa a fondo pagina e noi di cosa stiamo parlando? Del resort di lusso nel Costa Rica.
Capito?

Aggiornamento - ** Tecnicamente ora il Costa Rica non è più nella black list dei cattivoni ma dal 2009 è in una grey list , una lista grigia, grazie allo spirito collaborativo dimostrato nei confronti dell'OSCE.

Puffamento Cinque Stelle


"Il nemico dei puffi è Gargamella. Un mago con scarse capacità, di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo." (cit. video)

Beh, molto cattivo no, dai, porello!
Allora, definitivamente identificato Gargamella, avete capito chi è Grande Puffo con la barba bianca e chi rappresenta la nuova minaccia per il glorioso capitalismo dell'1%? Ho solo un dubbio su chi sia Birba ma visto l'anticomunismo viscerale e "l'aspetto ripugnante"... (anche se i Puffi sono sempre stati un must di Italia1, come la mettiamo?)

martedì 5 marzo 2013

Livor mortis


Archiviate le elezioni politiche invernali dal risultato definitivamente simboleggiato  dal mexican standoff a tre* tra PD, PDL e M5S, e in attesa di una soluzione allo stallo, che sarà inevitabilmente all'italiana, magari con l'ausilio del solito governo tecnico d'emergenza, è interessante registrare e commentare le reazioni delle varie forze in campo ai risultati, ovvero la reazione del potere politico alla volontà espressa dagli elettori, dal popolo sovrano.
Per riassumere i fatti in estrema sintesi, il monstrum PD-PDL ha perso circa 10 milioni di voti (6 milioni e mezzo solo il PDL); il debuttante M5S di Grillo-Casaleggio ha rosicchiato voti soprattutto a sinistra fino a raggiungere un sorprendente 25% circa di consensi e infine è aumentato l'astensionismo, rifugio preferito, secondo i dati dei flussi elettorali, dei delusi dal centrodestra.
Un discorso a parte merita il catastrofico 8% di Scelta Civica con Monti, peggior risultato di un presidente del consiglio in carica da tempo immemorabile. Un blue screen of death, un system failure in piena regola.

Ebbene, per quanto attiene alla reazione dei partiti ai risultati, Monti è semplicemente evaporato, sparito, forse momentaneamente disattivato in officina in attesa di essere spolverato e riacceso quando Napolitano inizierà le consultazioni.
Il PDL sta dimostrando un'insolita compostezza, pur avendo perso una marea di voti rispetto alla consultazione precedente, diconsi 6 milioni e mezzo. B. è sparito anch'egli dalla scena dopo averla monopolizzata in campagna elettorale e non si è più pronunciato, non ha gridato ai brogli, non ha insultato gli italiani che gli hanno voltato le spalle. Va bene che è troppo invischiato nei propri sfaceli ma sembra attendere anche lui in stand-by buono e tranquillo, con Angelino che invita perfino il PD, il partito con il maggior numero di voti alla Camera, a prendersi la responsabilità di governare. Molto, forse troppo inglesi.

Chi invece ha completamente sbroccato sono il PD e i media. Ai miei aspiranti colleghi in cerca di materiale per una tesi originale e d'attualità consiglio di attingere a piene mani da giornali, talk show, dichiarazioni di esponenti di partito ed anche di respirare semplicemente l'aria che tira. Ce n'è abbastanza da aggiungere un volume di aggiornamento al DSM-IV, il manuale diagnostico degli psichiatri.
Il postulato è: "Come si sono permessi questi cazzoni di italiani di disturbare la pace dei sensi della diade PD-PDL ed inserire l'elemento di disturbo, il terzo incomodo, il brivido dell'imprevisto tra gli ingranaggi del meccanismo perfetto?"

Stanno saltando tutte le valvole della logica e della decenza. E' una tipica reazione nevrotica isteriforme dovuta ad una profonda ferita narcisistica. In preda al delirio di onnipotenza che si impadronisce spesso degli sciocchi, il PD pensava di avere già vinto prima ancora che fossero indette le elezioni. Probabilmente si è esaltato con quei milioncini di piddini precipitatisi ad onorare il segretario del partito nel rito delle primarie, al modico prezzo di € 2,00 a botta. Ha confuso i piddini con gli italiani e non ha contato quelli che, appena possono, te la fanno pagare con interessi da strozzino. E' finita con 4 milioni di voti in meno rispetto alle elezioni precedenti, molti dei quali passati al Movimento 5 Stelle. Non per infierire, ma a Bologna il 48% dei voti piddini sono diventati grillini, c'è stata un'emorragia copiosa nelle regioni rosse e nemmeno nella Firenze del sindaco fenomeno Renzi è andata bene. Tanto per dire che la mamma dei Pizzarotti è sempre incinta.

Un partito responsabile e un segretario con gli attributi si chiederebbe a questo punto dove cacchio ha sbagliato, dove ha deluso le aspettative dei suoi potenziali elettori. Perderebbe il sonno nel tentativo di riconquistarli non prima di aver chiesto scusa e magari avere fatto seppuku in diretta in prima serata. Loro no, loro. La frase da tatuarsi sulla chiappa per la prossima estate piddina è: "Non siamo noi che abbiamo perso voti. Siete voi che ne avete presi troppi." 
Invece di ricondurre il PD alla ragione evitando di seguirlo nel delirio, i media che facevano il tifo da curva sud per il monstrum finalmente al governo, si sono trasformati negli inglorious bastards, nei vendicatori mascherati contro non già il giaguaro ma il grillo vaffanculante.
Bisogna dire che i mercati e perfino Mr. Spread hanno reagito molto più compostamente dei giornali filopiddini all'affermazione elettorale del movimento di Grillo-Casaleggio.
Scordatevi il metodo Boffo, le copertine squadriste degli house organ della famiglia B. contro le ex mogli e i magistrati, qui siamo già oltre Giove e oltre l'infinito. Uno dei miracoli di Grillo è quello di aver trasformato giornalisti a novanta gradi in inquisitori scatenati che torchiano il potente di turno come David Frost durante l'intervista a Nixon. Gente che ha scoperto finalmente, dopo anni di narcolessia, le domande scomode da fare ai politici.


Come ha scritto Andrea Scanzi
"Non ho mai visto un livore simile da parte di stampa e (larga parte della) politica come quello che si sta scagliando contro il M5S. I neo-eletti sono già stati definiti fascisti, rincoglioniti, Ambre Angiolini telecomandati da Grillo-Casaleggio, ignoranti, irresponsabili. Eserciti di cronisti, convinti di essere ad Avetrana o Cogne, mendicano notizie, inseguono il Grillo Mascherato in spiaggia (una delle molte morti del giornalismo) e si piccano se non li fanno entrare (sono gli stessi che, fino a ieri, durante le conferenze stampa di Berlusconi o Monti o Bersani accettavano tutto). Il delirio è ormai al parossismo. I piddini, in particolare, hanno smarrito ogni misura: per quanto adusi a perdere da soli, stavolta la ferita è davvero profonda (da qui gli attacchi feroci, rancorosi, lividi). Se questa rabbia fosse stata rivolta contro il Pdl, Berlusconi sarebbe morto politicamente da anni. Ma Berlusconi faceva comodo anche al Pd (e ai predecessori)."
In queste ultime ore si segnala la riesumazione impudica dell'antifascismo come disperato tentativo di radunare le ultime truppe cammellate attorno al totem e, agitando il tabu, distoglierle dalla discussione sulla sconfitta e dalla necessità dell'autocritica della dirigenza. Insinuando infine nell'elettore traditore il dubbio atroce di aver oltre tutto votato un fascista. Proiettare le proprie colpe sull'avversario e scaricare il senso di colpa della sconfitta sull'elettore. Quanto di più meschino e vigliacco possa fare una forza politica che non ha il coraggio di ammettere una sconfitta.
La parola d'ordine trasmessa a tutti gli house organi genitali di stampa è passare il messaggio che Grillo non solo è un fascista, ma che da giovane avrebbe militato nel Fronte della Gioventù, come afferma questo fuffarticolo che riesce solo a trasmettere la fallacia che, se un mio vicino di casa, quando ero piccola, teneva un busto del duce in casa, allora io avevo frequentazioni fasciste, quindi sono fascista.
Su Facebook circolano falsi parallelismi tra presunti discorsi di Hitler che sarebbero identici a quelli di Grillo. Giornali come il Corriere si concentrano invece sulle parentele iraniane per parte di moglie di Grillo, pubblicando note che assomigliano molto, nello stile, ad informative dei servizi e che suggeriscono subliminalmente che il comico genovese potrebbe essere una quinta colonna del terrorismo islamico.
Infine, sempre per la serie l'antifascismo è il must per la primavera-estate, è stata immediatamente richiesta di scuse e dimissioni per attentato alla democrazia una dei capogruppo del M5S che aveva affermato, in maniera un po' bovina, che il fascismo delle origini non era quello che poi divenne dopo il 1924 e che le sue radici erano socialiste - fatti purtroppo veri, con buona pace delle migliaia di DeFelice storici del fascismo spuntati come funghi dopo l'acquata.  Non mi aspettavo l'Inquisizione Spagnola, come direbbero i Monty Python.

Badate bene che è l'antifascismo di chi ha tollerato per vent'anni il peggior razzismo nazistoide della Lega, non ha fatto un plissé di fronte a sindaci con la croce celtica al collo che riempivano le giunte di camerati ed infine, per giungere all'attualità, ha approvato la legge Fornero e tutti i provvedimenti degli shockeconomisti del partito unico dell'euro, atti a distruggere decenni di conquiste dei lavoratori italiani in favore del neomercantilismo tedesco. L'antifascismo insomma di chi si è fatto complice del peggio fascismo monetario e finanziario contro l'interesse delle classi che avrebbe dovuto rappresentare e ora si permette di giudicare le scelte dell'elettorato italiano sovrano. 
Credete che finirà qui l'isteria piddina? No, assolutamente. Ne vedremo ancora delle belle. La strada verso lo zerovirgola è ancora lunga.


(* Per le cose giuste. Chi per primo ha utilizzato la metafora del mexican standoff è stato Leonardo su Twitter. Io l'ho ripresa per questo post. Crozza è arrivato dopo e diciamo che è stata una pura coincidenza la scelta dell'immagine de "le Iene", va'. Chiusa parentesi, sassolinonellascarpa mode: OFF.)

sabato 2 marzo 2013

Freak show - Un apologo teratologico


Nella loro esasperante banalità, i tedeschi che pensano alla pista di un circo ci vedono solo i clown, soprattutto quelli che lanciano strazianti chicchirichì come il Prof. Unrat de "L'Angelo azzurro". 
Invece i circhi che sono rimasti nell'immaginario di grandi e piccoli, quelli sontuosi di una volta, guidati da geniali impresari sempre alla ricerca di nuove attrazioni, avevano un lato nascosto e riservato a pochi con lo stomaco forte e vogliosi di emozioni indimenticabili. Il freak show, il baraccone dei fenomeni.
I tedeschi si concentrano sui prevedibili clown: il bianco, il matto, il nano - il cui numero sai ormai a memoria - e rifiutano di volare con la fantasia per immaginare cosa possa aver inventato la natura bizzarra giocando con braccia, gambe e teste e cosa possa aver scovato, in un sottoscala buio e puzzolente, il nostro Barnum italiano. 

Cari tedeschi, l'Italia politica non è dominata dai clown. E' qualcosa di molto più imprevedibile, mirabolante e mostruoso, nel senso del monstrum. E' un freak show, il cui pezzo da novanta è l'essere qui raffigurato. Una mostruosità doppia, nata una ventina di anni fa e con una caratteristica sconvolgente. I due esseri, che alla nascita, un 29 settembre, erano congiunti per un sottile lembo di pelle all'altezza del petto, come i mitici Eng e Chang, crescendo si sono fusi sempre di più in un'unica entità, diventando via via sempre meno distinguibili. Un unico paio di gambe dal quale si dipartono i due gemelli PD e PDL. Un caso unico al mondo.
Come in tutte le coppie di gemelli, uno dei due è il dominante e sottrae energie e volontà all'altro. Il dominante PDL è più loquace, litigioso, violento. A volte sconfina addirittura nella paranoia e si autoconvince che PD voglia danneggiarlo, separarvisi e abbandonarlo ad un triste destino.
PD, col tempo, sta diventando sempre più remissivo e condiscendente verso il fratello despota ma anche all'inizio della loro vita in comune si assunse sempre l'onere di difenderlo da ogni male che potesse capitargli.
Erano bimbi e PD si oppose fermamente ai genitori che volevano togliere la troppa televisione a PDL.
A volte però, di fronte alla protervia di PDL, il mite PD si ribella e, soprattutto davanti ai parenti, proclama di voler mettere a posto quell'insolente di PDL. Poi però gli passa e dimentica molto presto la sfuriata. Insomma, se davanti agli estranei litigano furiosamente e perfino si picchiano, i due gemelli in fondo non possono più vivere l'uno senza l'altro.

Questa è la triste vicenda di questi due esseri costretti a condividere ogni momento della loro vita, di questa povera creatura vittima della crudeltà della gente che l'ha soprannominata "Inciucio" che, ahimè, avrebbe la sorte segnata a breve, a causa del rapido deterioramento della salute di PDL, dovuto alla sua vita dissoluta.
La scienza ormai ha perso la speranza di riuscire a separare PD e PDL, unico estremo tentativo di salvare la vita al superstite PD. Poeri nani, non si intervenne quando ancora la separazione sarebbe stata possibile ed ora è troppo tardi. Speriamo solo che, quando sarà il momento, non soffrano.

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