lunedì 30 novembre 2015

L'economia dei cataclismi a venire


A cosa servono i convegni sulle modificazioni climatiche e gli annessi Green Pride con i palloncini colorati, i manifestanti fresconi "per l'ambiente e per la pace" a beccarsi le mazzate e quelli coglioni che prendono a calci i lumini dei morti per permettere ai generaletti Pétain di indignarsi; i soliti Black Bloc a chiamata e i lacrimogeni lanciati stile Piedigrotta che offrono l'opportunità dell'ennesima esercitazione preventiva contro il dissenso che verrà?
A cosa serve il frame "c'è un cambiamento climatico in atto che potrebbe distruggere il mondo e dobbiamo fare qualcosa subito", che genera un'epidemia di espertologia tra  film, libri, dibattiti televisivi a schiuma frenata e la contrazione delle sopracciglia di tante damazze della San Vincenzo del Male, ovvero l'ONU? Per non parlare dell'elogio del decrescitismo, un altro modo per obbligare il middle class a fare a meno dell'acqua - "fate la doccia in quattro che si risparmia" - per lasciare al ricco il privilegio della piscina con idromassaggio.

A cosa serve la melassa ambientalista caramellata ad ogni ora sui media canaglia se il primo atto del neo presidente di un paese appena ritornato tra le grinfie dei suoi torturatori economici e incidentalmente avvelenato dal glifosato, è la nomina a ministro dell'Agricoltura (per ora solo della provincia di Buenos Aires) di un ex dirigente della Monsanto?  

A cosa serve lo zucchero filato della propaganda renziana quando nel decreto Sbloccaitalia (meglio chiamarlo Scardina&Scassaitalia) è stato inserito l'ennesimo virus incostituzionale che prevede il rilascio di un titolo concessorio unico alle compagnie petrolifere (indovinate di quali paesi?) che permetterà l'esproprio di terreni non solo quando vi fosse effettivamente trovato petrolio o gas ma anche in fase di ricerca, in base al “carattere di interesse strategico […] di pubblica utilità, urgente e indifferibile”
Avete la vaga idea di che cosa ciò significhi una volta che sarà approvato il TTIP? E capite perché abbiano scelto, per commettere questo crimine, gente che alla parola esproprio ha un orgasmo spontaneo? 
Leggete questo articolo, di cui pubblico un estratto che analizza gli ennesimi problemi costituzionali, che spiega cosa ci attende, e pensate cosa potrebbero diventare i nostri mari e come non potremmo opporci a livello locale a qualunque tipo di trivellazione anche in aree sismicamente attive. 


Per tornare alla domanda iniziale. A cosa serve tutto agitarsi in favore di telecamera sulle questioni ambientali quando sul mondo domina incontrastata l'economia dei disastri? A nulla. Serve solo a creare il solito diversivo e l'illusione che l'opinione degli inferiori conti qualcosa.

Le modificazioni climatiche esistono ma non viene mai spiegato se esse siano dovute al caso o al capriccio del solito dio biblico che si diverte ad ammodernare le sette piaghe d'Egitto, globalizzandole; oppure siano la pura conseguenza del progresso, fino all'ipotesi che possano essere anche vere e proprie manipolazioni volute dall'uomo.
Tutte le sperimentazioni sulle modificazioni climatiche, in atto fin dalla fine del secondo conflitto mondiale, sono state giustificate dalla lotta all'effetto serra ma - non è strano? - nonostante ciò, si continua ad inquinare impunemente perché anche quella è una prerogativa del privilegio imperiale. 
D'altra parte è ovvio che nessuno ormai oserebbe opporsi a manovre atte a contrastare un fenomeno grave come l'effetto serra che, ohibò, rischia di distruggerci. Soprattutto se l'appello proviene dagli ineffabili organismi internazionali che sostengono anche la necessità del ripopolamento per immigrazione.

Ma cosa accadrebbe se il contrasto all'effetto serra (che magari se ne sbatte il belino di qualunque cosa faccia l'umanità tanto alla fine questo pianeta, se dio vuole, si scrollerà di dosso questa marmaglia imbarazzante)  diventasse solo una scusa per vendere un domani la protezione contro i cataclismi? Mi pare di sentirli: "Che bella riviera, sarebbe un peccato che un tornado anomalo la distruggesse."
L'economia dei disastri e la sua evoluzione in economia dei cataclismi a comando è proprio così fantascientifica ed improbabile? Pensiamo al potere di pressione sugli stati canaglia o su quelli semplicemente indisciplinati sui conti pubblici e i compiti a casa. Le scaramucce a base di spread dei thugs of rating diventerebbero un'innocua cazzabubbola del passato. "Ti opponi al trattato? Oh, tutte quelle povere opere d'arte invase dal fango, che perdita irreparabile sarebbe."
Cominciate a ragionare come i mafiosi e ci arrivate anche voi.
In fondo l'invasione programmata di potenziali dropout multicolore e religiosamente aggressivi, mi ripeto ma non importa, è già l'antipasto di ciò che sarà l'economia della protezione armata, offerta a prezzi sempre più concorrenziali da monopolisti in grado di proporre un'ampia scelta tra nerboruti contractors di quartiere, infallibili snipers, fino a veri e propri squadroni della morte per le grandi pulizie etniche. Tutto già sperimentato a livello militare e di black ops e pronto per essere immesso sul Mercato che tutto trangugia e digerisce senza farsi troppi scrupoli morali.

E' pensar male, lo so, ma quando il profitto è l'unico valore dominante bisogna cominciare a ragionare come se tutto fosse fonte di profitto, anche la mera sopravvivenza e il punto d'arrivo fosse la tassa sul respiro.


giovedì 26 novembre 2015

La tragedia di una guerra ridicola



Si accettano scommesse sul fatto che Pacman-Erdogan possa diventare a breve il miglior candidato al ruolo di nuovo nemico ex-amico dell'Impero. E' successo a Saddam Hussein, a Osama Bin Laden - che pure si erano battuti come leoni contro l'Iran il primo e contro i russi in Afghanistan il secondo - perché no? Succede sempre quando i proconsoli imperiali esagerano e s'allargano troppo, magari mostrando, chinandosi, i propri doppi e tripli giochi e il marchio delle mutande che portano.
Di segnali che potrebbero far supporre l'arrivo di una forte perturbazione sulla Turchia ce ne sono. Non solo le notiziole sul genero nominato ministro e il figlio compagno di kebab e petrolio dei terroristi, con il generale Wesley Clark, ex comandante in capo della NATO, che alla CNN accusa Ankara di appoggiare ISIS. Il segnalare al pubblico ludibrio qualcuno come affetto da ignobile nepotismo, sopratutto nel momento in cui il terzo Bush si appresta a correre, con alte possibilità di vittoria, per la Casa Bianca, è sempre sintomo di un qualche disagio imperiale verso i sottocoda. Soprattutto dopo il grave incidente con la Russia con l'abbattimento dell'aereo di Mosca sul territorio siriano, seguito dalle infantili scuse turche: "non sapevamo fosse russo", "non siamo stati noi", "abbiamo chiamato ma Putin non ci ha risposto" ecc., e dal rifiuto a porgere le doverose scuse, soprattutto dopo che la stessa Turchia nel 2014 aveva impunemente violato lo spazio aereo greco per ben 2244 volte. Dai Recep, ammettilo, t'hanno fatto tana. Don't do it again.

Da ogni grande crisi economica si esce purtroppo con una guerra, che è l'unico shock forte abbastanza da riuscire a resettare il sistema impallato questa volta dal virus dell'euro, ancora una volta dalla Germania che non riesce ad evitare di essere sé stessa e dal fatto che stiamo mandando in vacca tutta l'economia mondiale. Resterà da vedere se l'allargamento del conflitto, in realtà iniziato ufficialmente l'11/9 del 2001/1941 ma dichiarato nel 1999/1939, sarà sufficiente a permetterci di ripartire senza l'indispensabile cambio di paradigma della governance macroeconomica. Per dirla corta, senza il ritorno alla repressione finanziaria possiamo anche evitare sia di armarci che di partire perché sarebbe inutile.
Visto che sono pessimista, però, ho timore che questa guerra non sia nemmeno una cura per la crisi ma un pretesto per continuarla. Dalle disgrazie infatti possono anche nascere fortune, come il ritorno di un texano alla Casa Bianca, di un neoliberista alla Casa Rosada e perfino la sopravvivenza,  fintanto che farà comodo a lorsignori, di una moneta zombi come l'euraccio.

Le ultime notizie dall'Italia corrono sempre più sul filo del grottesco: dall'ex Zecca di Stato a Roma venduta ai cinesi e in procinto di diventare un hotel extralusso, al processo di fronte alla Santa Inquisizione reloaded dei giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, rei di aver spifferato i segreti di Don Pulcinella. 
L'inchemanisiamo è lieto intanto di offrirvi le ultime penzate del governo piddino: quella di Renzi (oggi a Parigi per il due con con Hollande), ovvero la paghettona da 500 euro ai giovani purché se la spendano in cultura (credono di poter usare la cultura come paracadute dopo averla usata come zerbino) e le fenomenali misure antiterrorismo del ministro Orlando:


fino a questa riedizione piduistico-dadaista dell'uovo oggi, dell'ineffabile Poletti da Imola. 



Ah, les piddins e le scoperte inattese che si potrebbero fare tra le loro circonvoluzioni cerebrali. Toh, il mio vecchio "Manuale delle Giovani Marmotte", guarda dov'era finito. 
Il centralismo asinino della sinistra che sta sempre dalla parte dei più svantaggiati e deboli, compresi quelli di mente. La sinistra che tutto invade, pervade, coopta e ingloba come un moccio alieno e, nonostante ciò, pubblicizza a colpi di grancassa - e i piddini ci squirtano su che è una bellezza - un libro di Tommaso Cerno che suggerisce, con sprezzo dell'autorazzismo eugenetico, che ci meritiamo tutto perché siamo geneticamente fasci. Perfino i Wu Ming, gli uscitori da sinistra o il Vattimo fuggente dei "terroristi per noia, pori cocchi", non sarebbero altro che nipoti da quattro soldi di sansepolcristi.

Ma la farsa di questa che rimarrà come la guerra più ridicola della storia perché combattuta con i gas esilaranti non è finita qui e promette altre matte risate.  Dopo l'allarme lanciato da un Manuel Valls in modalità Colin Powell sui possibili attacchi chimici e batteriologici da parte dei terroristi, in TV un'esperta dell'ospedale Sacco sostiene che l'antrace l'hanno in mano i "paesi canaglia" che ne hanno rimasta qualche fialetta. Intanto in Belgio, dove si è rovistato dappertutto e non si è trovato un cacchio ma in compenso ne è uscita un'esercitazione antisommossa con i robocop vestiti di nero da paura, con tanto di coprifuoco e blocco dei social, continua la caccia al fantomatico Salah, il capo commando del venerdì 13, ancora in fuga dopo aver seminato cinture esplosive firmate dappertutto.
Salah. Come Ṣalāh ad-Dīn, il feroce Saladino delle figurine.




domenica 22 novembre 2015

Il tempo dell'inganno universale



La verità è così preziosa che bisogna proteggerla sempre con una cortina di bugie. 
(Winston Churchill)

Il livello di propaganda che emana dai media in questa grande campagna d'autunno all'insegna della strategia della tensione globale ha ormai superato ogni limite di tolleranza, per non dire di decenza. Credo che oramai questa cosa del "più la bugia è grossa e più la gente la crederà" stia loro sfuggendo di mano. La saggezza popolare, quella che, nella scritta sul muro qui sopra, sfida il nemico fantasmatico a palesarsi nel reale per un virile e decisivo fare a cazzotti, è sempre pronta a vedere la nudità dell'imperatore e ogni volta che appare un nuovo nemico già ex-amico, una nuova compagine terroristica dal nome improbabile, un nuovo babau - anche se non è ancora stato trovato un caratterista all'altezza dell' Osama Bin Laden fatto morire nell'epico finale della serie "Al Qaeda" - è sempre meno disposta a crederci. La grossezza della bugia deve diventare quindi enormità, essa si gonfia fino a che un giorno, inevitabilmente, non potrà che esplodere in faccia a coloro che l'hanno creata ed hanno continuato a gonfiarla a dismisura credendo di poterlo fare all'infinito. 

Si comincia a credere sempre meno alla narrazione di ogni ennesimo attentato anche se non si appartiene alla categoria dei complottisti, perché nel mondo dell'informazione mainstream 2.8, stanno esagerando, secondo me, con quella che ormai non è nemmeno più affabulazione ma pura mitopoiesi. E' una cascata di menzogne con l'aggravante della presunzione dell'idiozia totale dell'ascoltatore. Le palle, di tutti i colori, rotolano in salotto dal televisore trasformandocelo in un'area bimbi dell'Ikea. 
La creazione del nemico è fatta di caratteristi ed improbabili macchiette che lo risulterebbero anche in un film di 007, dei quali ormai si lanciano al pubblico solo i pochi brandelli rimasti dopo che si sono fatti immancabilmente esplodere, tra cui sempre gli incredibili passaporti intonsi. A volte sono solo nomi senza volto, Carneadi assurti agli onori della cronaca per ancor meno del quarto d'ora sindacale. Immagini fuggenti che però rimangono bene impresse nella mente, come solo i fantasmi riescono a fare.
Vogliamo parlare dei famigerati filmati dell'ISIS mandati regolarmente alla Signora Katz (alla quale scommetto nessuna intelligence va a chiedere come faccia ad avere sempre il canale aperto con l'ISIS)?
Lì vale il trucco del "non possiamo ovviamente mostrarvene le immagini". E' noto che basta offrire un lieve input al nostro inconscio per farlo scatenate in immaginazioni degne del peggior incubo. 
All'inizio il messaggio è "Jihadi John è un terrorista islamico che ha tagliato la testa ad un prigioniero occidentale." Poi vi fanno vedere uno vestito ed incappucciato di nero (il Babau) con un coltello in mano e il prigioniero inginocchiato. Vi descrivono cosa accade in seguito ma non vi fanno vedere ovviamente le immagini tanto voi ve le figurate lo stesso il più crude possibile e meglio di qualsiasi Eli Roth alla regia.
Una volta stabilito il collegamento islamico=tagliagole attraverso lo shock emotivo della decapitazione fantasticata, senza contare l'evocazione di un archetipo come il sacrificio umano, basterà solo nominare "ISIS" o anche solo "coltello", e tutti risponderanno correttamente con la vampata di terrore che paralizza e sconvolge e l'odio verso il boia fantasma di turno.
Siamo cani infedeli, è vero, ma cani di Pavlov. Questo è nient'altro che condizionamento operante.Un arnese vecchio come il cucco ma che, a quanto pare, ancora funziona.

Non so se ve ne siete accorti ma, con questi ultimi attentati interpretati dai caratteristi islamici, gli sceneggiatori globalisti dello spin-off di "Al Qaeda", ovvero "ISIS", stanno cercando di palestinizzare l'Europa. E visto che il masterplan in Europa è il governo unico, la sbobba unica europea che governi il meticciato ingovernabile del prossimo regno delle corporation post TTIP, dopo Parigi la prossima locationdel tour della paura non può che essere Bruxelles. E' ovvio che, se il terrorismo minaccia Bruxelles, ci vuole più Europa. Con la speranza forse che



Un'altra cosa che non credo riusciranno a reggere in eterno, oltre le spudorate menzogne, è l'imposizione della dissonanza cognitiva tra Islam terrorista cattivo / Islam di pace e moderato. 
Già si fatica a capire perché, mentre si sta facendo di tutto per farci percepire gli islamici come terroristi sanguinari e tagliagole, e quindi farceli odiare, allo stesso tempo ci stiano riempiendo di islamici a strafottere, con l'obbligo di accoglierli, amarli e di non indulgere nell'islamofobia (una delle cinquanta sfumature del piagnonismo minoritario politicamente corretto). Ma come si fa? Pretenderebbero che li odiassimo (come Netanyahu, ad esempio) e allo stesso tempo li amassimo cristianamente come Papa Francesco. La percezione quantistica dell'Islam.
"Ti odio e poi ti amo e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo..." cantava Mina, ma era una canzone. 
Qui siamo in guerra e in guerra non è concepibile non sapere chi è il nemico o ondeggiare nell'indeterminazione, a meno che ciò non serva a qualcuno e noi siamo solo pupazzi ammaestrati o i cani di Pavlov di cui sopra. 

E' ovvio che non tutti i musulmani sono jihadisti e wahabiti e che non tutti gli imam sono come quello a Brest che insegna ai bambini che la musica è haram e che chi l'ama sarà tramutato in porco, altrimenti non esisterebbe la pregevolissima musica mediorientale. 
D'altra parte nelle manifestazioni di condanna degli islamici al terrorismo (dallo slogan chiaramente spin #notinmyname), nonostante il tentativo di farle passare per oceaniche dalla solita informazione che esegue solo gli ordini, si è trattato di appena 400-500 gatti tra il solito piddinume da parata ed esclusi l'omaccia della CGIL, il Landini ingolfato, il centrodestra in tracce (Casini e Cicchitto) e le istituzioni in contumacia. A Milano hanno rischiato di essere stati di più al raduno degli ex-paninari in S. Babila. 
Insomma il "da che parte stanno" che in guerra è di prammatica e durante la Seconda Guerra Mondiale mandò i giapponesi d'America in campi di concentramento, è ancora per noi un mistero. Perciò, quando senti l'Allahu akbar gridato dai saraceni appena sbarcati, è l'antico sangue templare che ti ribolle nelle vene o solo il timore che, una volta in Europa, l'islamico pacifico e moderato getti la maschera e vada a dar di rota alla vecchia scimitarra?

Vi è un'innegabile ambiguità islamica che permette a qualcuno di manipolarla a scopo di creazione del caos. 
Ciò che mi sembra interessante chiedersi, a questo punto, è perché diavolo le istituzioni islamiche, più che scendere inutilmente e vergognosamente in quattro gatti in piazza in favore di telecamera, non denuncino l'evidente strumentalizzazione globalista dei suoi estremisti jihadisti a progetto per scopi che paiono servire più che altro i loro nemici storici ed il loro alleato in bisinissi l'Arabia Saudita, per non parlare dei doppiogiochisti turchi, da sempre con un piede nell'Islam e l'altro in Europa. Perché insomma queste istituzioni moderate, di pace e fratellanza, che dovrebbero rappresentare i buoni ed onesti tra i musulmani, non dicano: "Ci siamo accorti anche noi che è un grande inganno e vogliamo denunciarlo perché ci danneggia come danneggia voi". Invece, zitti.
Cari saraceni, non è che ci state credendo veramente a questa reconquista, per caso? Non crederete anche voi, spero, alla telenovela della Katz con il trailer della Tour Eiffel che crolla nel prossimo episodio?
Pensate che facendo i piddini e campagna elettorale per loro, ciò possa servire alla causa del profeta? 
Ci costringete quindi proprio ad odiarvi, noi che volevamo solo amarvi? Perché sappiate che islamico + piddino raddoppia i punti e si completa prima la raccolta.

sabato 14 novembre 2015

Giochi di guerra senza frontiere


Spegnete la TV. In cinque minuti ne ho sentite di tutti i colori. Da spaccarla lanciandole contro il telecomando. 
"Parte tutto dalla Siria" (senza specificare chi e che cosa, così magari qualcuno potrà dare la colpa ad Assad e magari, per proprietà transitiva, a Putin, gli unici che combattono veramente il terrorismo perché hanno capito il suo gioco.)
"Chiudere le frontiere è una manovra un po' ottocentesca".
"Magari non venivano da fuori ma dalle banlieu, erano francesi".
"Aspettiamo a dire che è stata l'ISIS, non hanno ancora rivendicato".

Questo il livello dell'informazione falsa, buonista, codina, cagasotto, giustificazionista degli esecutori perché timorosa di nominarne i mandanti e i fiancheggiatori, compresi i vigliacchi nostrani convinti che da noi non succederà nulla perché abbiamo non il Papa ma il noto italico stellone. 
Questa è l'informazione che prossimamente pagheremo in bolletta come genere di prima necessità.

Se volete un'analisi pressoché definitiva di ciò che è accaduto, ecco quella di Maurizio Blondet.
Secondo Bruno Ballardini, autore di "ISIS il marketing dell'Apocalisse", sui suoi canali ISIS sta dicendo che si è trattato di un'azione di risposta all'attacco con droni su Raqqa e che potrebbe preludere allo swarm attack in Europa preannunciato prima dell'estate, di dimensioni tali da far dimenticare l'11 settembre e di cui evidentemente Charlie Hebdo era solo il trailer.

Ora, è chiaro che tutto questo ha un senso. Il terrorismo immotivato e fine a sé stesso non esiste e mai è esistito. La posta in gioco è l'introduzione della schiavitù in Europa, sotto forma moderna di neoplasia schiavistica del capitalismo e quindi è chiaro chi sono i mandanti. Il terrore cieco, quello che ti colpisce a casa, per strada, allo stadio, ad un concerto, mentre ti diverti, fatto di esecuzioni sommarie da tempo di guerra (a questo serve fare pratica sui prigionieri nemici), è ovviamente necessario a questo masterplan e i jihadisti al momento offrono il migliore terrorismo in pronta consegna sul mercato. Per questo si aggiudicano tutti gli appalti venendo utilizzati come esecutori materiali.  Cosa c'è di meglio, per affossare l'Europa democratica, di coloro che sognano di riconquistarla, animati da sempre da un certo disprezzo contro i cani infedeli e ispirati non dalla democrazia e dalle sue leggi ma dall'unica legge che riconoscono, la loro? 

Perché affossare l'Europa? Intendo quella vera, non quel simulacro nazistoide che viene spacciato dai ventotenisti ad oltranza ed abilmente utilizzato dall'impero per applicare, agendo sull'economia, il suddetto capitalismo schiavistico nell'unico luogo al mondo dove qualche decennio fa sarebbe stato impensabile imporlo se non in qualche profetico romanzo distopico. 
Perché la civiltà europea della democrazia parlamentare è stata storicamente l'unica a pronunciarsi infine contro lo schiavismo. Quella democrazia, quel liberalismo ed illuminismo che qualche radice spessa e nodosa in Francia ce l'ha.
L'unico luogo di democrazia e liberazione dalla schiavitù che abbia concepito l'idea di uguaglianza fino a farsene infine inghiottire per contrappasso, è l'Europa (quella vera, ripeto, non quella finta). 
Poi è sorto nelle colonie il regno del chao, questo orrendo kali yuga che va avanti da quattordici anni, e domani, quando Hollande applicherà il suo bravo Patriot Act en français, saranno i francesi, come già gli americani dopo l'11 settembre, a vedersi ridurre la libertà, non i tagliagole che scorrazzano liberamente mescolandosi alle truppe di invasione, appoggiati dai media venduti con la lacrima del poppante in primo piano, dalla Sorosjugend dei vari #NoBorders e #RefugeesWelcome, e dagli interessati coccodrilli piagnoni dell'accoglienza.

Spegnendo l'immonda TV forse è possibile scoprire, alla faccia dei compagni del "se vengono da noi è perché li abbiamo oppressi per secoli ed è giusto che si prendano il nostro benessere" che quando i porci schiavisti europei nei secoli passati sbarcarono in Africa trovarono una porca organizzazione fiorente e bell'e pronta gestita da nerissimi africani e trafficanti arabi della quale approfittarono, con reciproco e lauto guadagno di tutte le parti in gioco. 
Per questo sia l'Africa che l'Arabia Saudita sono così inserite nel business della migrazione senza frontiere e tanto ci marciano, mentre a voi fanno credere che si tratti solo di quattro scafisti straccioni. E' una lunga secolare tradizione. 
Lo schiavismo è colpa dei bianchi cattivi? Ai revisionisti della storia egiziana, che arrivano addirittura a sostenere che gli "operai" costruttori delle piramidi fossero sindacalizzati in senso moderno con tanto di rappresentanti di fabbrica, raccontate che no, oops, erano proprio schiavi, come schiavi diventavano successivamente tutti coloro che finivano sotto le grinfie dell'Islam nell'Europa sotto il suo dominio. 
Ai creduloni dell'Islam moderato, ai cultori di ogni sfumatura di distinguo, alle passive cristianosocialiste, a tutti questi collaborazionisti fottuti del linguainbocca con l'Islam se no sembriamo razzisti, spiegate che gli unici islamici moderati sono stati i governanti dei paesi islamici che hanno perseguito laicamente gli ideali democratici, purtroppo per voi di origine europea, cominciando a togliere il velo alle loro donne. Chiedete loro, ai cattocreduloni, tra un porgere la guancia e l'altro, se sanno spiegarsi perché l'Occidente dell'Impero del Chao abbia fatto fuori tutti questi leader laici del Medio Oriente, uno dopo l'altro. Perché ha bisogno che l'indole schiavista del terzo mondo terzomondizzi anche gli ultimi residui di modernità in Europa e loro, i wahabiti che casualmente non vogliono straccioni a casa loro "perché hanno già i loro schiavi", sono perfetti per eseguire il compito.

Chiudere le frontiere? A questo punto, dopo l'horror vacui di Parigi, mi sembrerebbe il minimo. Anche qualche migliaio di espulsioni con le buone o le cattive non ci starebbe male. Fare magari come gli americani con i giapponesi dopo Pearl Harbor?  Ci si arriverà, prima o poi, non temete. O loro o noi.
Smetterla con i buoni sentimenti che vanno riservati al tempo di pace e non a quello di guerra? Sarebbe più che opportuno. L'altraguancismo, del resto, con loro non attacca.
Quando toccherà anche a noi sudditi di Alfano e Renzi, anche se non stiamo opponendoci a nulla e stiamo lì buoni buoni, compiacenti e sottomessi a tutto: ai trattati vecchi ed imminenti, all'austerità, all'invasione; quando toccherà a noi, dicevo - e quell'accoltellamento a Milano del cittadino ebreo è anch'esso un teaser - qualcuno capirà finalmente che SIAMO IN GUERRA e che se non dobbiamo nasconderci chi sono i mandanti non dovremmo nemmeno avere alcuna pietà per gli esecutori? 


domenica 8 novembre 2015

Sinfonia d'autunno estivo, distopico e pasoliniano


Una buona notizia e due cattive. La buona è che sono tornate le mezze stagioni, forse per toglierci perfino il gusto delle banalità da dire in ascensore. Qui in Romagna, quando in novembre di solito ci toccavano la nebbia impregnata di fumo acre di legna, un freddo particolarmente molesto perché primo annuncio di un lungo interminabile inverno e magari la pioggia irrefrenabile di stagione - fenomeni così lontani dalla mitezza genovese degli autunni della mia infanzia, stiamo ancora mangiando all'aperto e gli ultimi raccoglitori di olive lo stanno facendo a mezze maniche, sbuffando per il caldo. In viaggio verso la collina i colori autunnali, i verdi-gialli-rossi-marroni illuminati da questo sole estivo, diventano quasi psichedelici. E' talmente bello che la nuova banalità in voga sta diventando: "Chissà quali disastri preannuncia questo bel tempo". Ecco, siamo talmente coscienti del peggio che avanza che cominciamo a vederlo nascosto perfino nella bellezza che ci circonda. Se c'è bel tempo non ce lo meritiamo, di sicuro lo pagheremo con un'inondazione, un terremoto. Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità di godimento della natura.

La prima cattiva notizia è che siamo in un 2015 parallelo, uguale al 1985 alternativo del secondo capitolo di "Ritorno al futuro", quando il tranquillo quartiere residenziale si è trasformato in un inferno di catenacci e sparatorie. "Ehi, ma è la nostra realtà, ci hanno azzeccato in pieno!" pensi quando arrivi a quel punto del film, e molto probabilmente Matteo Renzi è il Biff Tannen al quale un proprio Doppelgänger consegnò in passato l'almanacco dei risultati, alterando il corso naturale della storia e creando una deviazione nel fiume del tempo. 
Il vero 2015 avrebbe dovuto essere un anno di pace, di fratellanza tra i popoli europei ormai federati in un'unico stato, dove non esistono migranti invasori, l'Islam è una religione di pace e i musulmani sono talmente integrati che mangiano salsicce di porco all'Oktoberfest assieme ai crucchi. Questi ultimi ormai coscienti della necessità di un import, a fianco di un export, e liberati dalla tossicodipendenza dal secondo nella San Patrignano degli Stati Uniti d'Europa.
Invece siamo qui, nell'impero personale dell'Uomo Qualunque divenuto Uomo per tutte le stagioni, anche le mezze che ritornano, e per sempre. Del miracolato dal caso o dal chao, emblema di un modello uno vs. novantanove che semina "fame, disperazione e morte", come nella profezia non sua del profeta minore Berlusconi. Siamo nell'Impero galattico all'insegna della stabilità, dove la democrazia muore sotto scroscianti applausi. 
Non sottovalutate mai il potere profetico dei film di cassetta e non solo di quelli che una volta si chiamavano impegnati.

Dalla "Repubblica di Hill Valley" di oggi. Notate la stupefacente pubblicità subliminale in rosso.



A proposito di rosso. L'unica cosa di sinistra qui mi pare la dica Casa Pound che cita giustamente la canzone più profetica e distopica dei Nomadi, altro che gli ormai patetici e correi partigiani con i garofani appassiti.
Vedete, quando il loro gioco sporco di collaborazionisti inizia a vedersi troppo, Essi si spostano di una sedia a sinistra, prendono una tazza pulita, come dal Cappellaio Matto, e ricominciano a prendere il tè tra di loro. Questa, più delle altre, rischia di diventare, più che l'ennesimo bar di Guerre Stellari, una Salò per sfigati. Soprattutto se non avrà, come prevedo, le palle di rompere con l'ideologia europeista dominante nonostante lo sbandieramento dei palii con l'effige degli "economistidisinistra" come Stiglitz. Ce lo chiede l'America.
Chiedete loro piuttosto di rinnegare l'euro sputandoci sopra pubblicamente e forse crederò alle loro chiacchiere.
Non ho ragione io a spostarmi sempre più a destra ogni volta che questi continuano ad emettere dalle terga questi liquami maleodoranti che pretenderebbero pure li trangugiassimo quale prelibatezza sopraffina senza provare un sano rigurgito anti-antifascista? 

La seconda cattiva notizia, peggiore della prima, perché questa non è un'esercitazione, né Hollywood, è che siamo in piena Salò di Pasolini, girone della merda, appunto, e ce lo sta ricordando in maniera ossessiva il quarantennale 1975-2015.
Il dibattito se quell'ultimo film di Pier Paolo, come gli altri, fosse cinema o no, come sosteneva più autorevolmente un Carmelo Bene e non un Muccinochi, è più sterile del tentativo di due maschi di figliare senza il trucco dell'utero in affitto, ed è soprattutto inutile e depistante, perché Pasolini, perdio, non era un regista ma un precog, secondo la (pre)visione dickiana, in grado di vedere crimini futuri; un profeta, un San Giovanni che provava la febbre di esprimere le proprie visioni attraverso un cinema affetto dalla parafilia per il brutto, sgradevole fino al disagio ma sincero fino in fondo sull'animo umano come le visioni di un bad trip o di un quadro ergotico di Bosch. Un profeta violento e biblico come occorreva esserlo negli ultraviolenti anni settanta; lui stesso violento e sadico, nonostante la poetica vocina evocata da Carmelo, per riuscire a prevedere la violenza odierna, finalmente avveratasi in pieno.
Altrettanto inutile e depistante, ma perfettamente consono alla smania di autorevisionismo di sinistra, è l'agitarsi delle vecchie comari lottacontinuiste, sinistre prefiche saccenti, attorno al cadavere maciullato di Pasolini e il loro solerte debunkare l'ipotesi dell'omicidio politico, dopo averla ritenuta imprescindibile per anni, in un'orgia di necrofilia giornalistica che non risparmia nessuno e che, guarda caso, si accanisce contro altri profeti e cassandre. Cos'è che vi rode tanto, vecchie bagasce?

Depistaggi e debunking. Mi dispiace di aver fatto l'una e mezza per vedere fino in fondo la porcheriola di Abel Ferrara sul Pasolini ucciso perché frocio, come se un regista oggi facesse l'ennesimo film su Dallas menandola ancora su Oswald solo perché nella parte del patsy ha un attore straordinario.
Era sufficiente guardare le foto del Pasolini morto, pubblicate giustamente da Dagospia, perché la foto di un cadavere vale più di tante parole, che sono la prova inconfutabile di un accanimento sulla testa della vittima. Alla testa, Ramon, alla testa.
"Bisogna che quelle teste smettano di pensare" era l'esortazione fatta da tutti i totalitarismi del secolo scorso ai carnefici che dovevano occuparsi di chi faceva uso troppo intensivo del cervello. Come i profeti e i poeti, appunto.
Abbiamo dimenticato che uno dei più eccelsi narratori della bestiale violenza della guerra fu il poeta Omero?
Oggi forse va più di moda ed è sufficiente il vilipendio su Facebook e sui giornali (ma non vi è differenza) da parte delle mezze cartucce, dei famosi al microonde e dei residuati delle rivoluzioni fallite ma negli ultraviolenti anni 70 le teste andavano ancora fracassate a mano a bastonate. Nessun mistero. Tutto chiaro. 

Tra le tante ipotesi sui motivi della feroce esecuzione sommaria di Pasolini, perché non pensare semplicemente al fatto che potesse aver osservato l'Abisso fino in fondo e molto da vicino, forse inseguendo fantasmi personali, attirandosi infine l'attenzione dell'occhio malvagio e facendosene punire per aver raccontato ciò che non andava raccontato perché così stabilivano le regole del gioco?
Non è curioso che invece le accabadoras de sinistra e quelle acefale, tanto più la profezia politica e sociale di Pasolini si sta avverando, più si concentrino, come i media reazionari e i "fascisti" del 1975, sul delitto tra froci e non sulla pericolosissima alchimia Salò-orge del potere-petrolio uscita dal suo atanor?

Non vedono la violenza odierna che era raffigurata simbolicamente in un tremendo film come atto da oscure e segrete stanze, proiettato in un passato di comodo, e che ora è tracimata senza freni all'esterno e corrompe ogni angolo della società come una neoplasia invasiva? Non ne riconoscono la matrice?
Quella violenza che non condanna più solo gli innocenti fanciulli dei forteti di stato, con le collusioni inspiegabili e innominabili tra politica, giustizia e perversione privata
« Deboli creature incatenate, destinate al nostro piacere, spero non vi siate illuse di trovare qui la ridicola libertà concessa dal mondo esterno. Siete fuori dai confini di ogni legalità. Nessuno sulla Terra sa che voi siete qui. Per tutto quanto riguarda il mondo, voi siete già morti. »  
(Il Duca in "Salò")
ma condanna interi paesi alla punizione senza scampo, alla tortura senza fine dell'essere in balia dei capricci di una setta di potenti, fino all'adozione coatta delle proprie perversioni come sistema educativo?
Non vedono come siamo già passati dal girone delle manie e che il futuro può essere solo il girone del sangue?
Non la vedono, questa violenza assoluta perché, al contrario di Pasolini, non hanno voluto vedere nell'abisso che il più grande terrore sarebbe stato un mondo apparentemente perfetto e immutabile, che però implica un futuro spaventoso e senza speranza; e perché non osano denunciare, a differenza di lui che ne ebbe il coraggio, questo orrore senza fine che ti viene preannunciato e ricordato ogni momento, finché alla fine hai paura di ciò che potrà seguire come punizione per l'aver goduto di una splendida giornata di sole autunnale. 


giovedì 5 novembre 2015

Io non credo


Non credo alle "riforme" del Papa Nero.
Non credo al poro Francesco contro tutti.
Non credo ai presunti corvi dai cognomi esotici spuntati dal nulla.
Non credo a Papa Ratzinger dimessosi "per motivi di salute" e all'operazione di marketing e spin Doppio Papa Star: il giornale "Il mio Papa", le spillette di Papa Francesco, il calendario di Papa Francesco, le figurine di Papa Francesco, il tirapugni di Papa Francesco. 
Non credo che il problema principale ed urgente di questi giorni sia la corruzzzzzione all'interno della Chiesa (che esiste dai tempi di Pietro, anzi dai mercanti nel tempio).
Non credo a questa operazione tonache pulite che puzza come quell'altra, che sappiamo dove ci ha condotti. La "casa di Bertone comperata con i soldi sottratti ai bimbi" fotocopiata su tutti i giornali e social è puro spin.
Non credo alle coincidenze.
Forse comincerò a credere alle profezie.
Ma già, io non sono credente.

lunedì 2 novembre 2015

Essere Giove Pluvio in tempo di guerra


Sapete come si dice, con una banalità: che gli americani sono avanti a noi di decenni. Ciò che accade qui è già accaduto da loro trenta o quarant'anni fa. Un americano che viaggi in Europa deve avere quindi la netta sensazione di scorrazzare indietro nel tempo con la DeLorean.
Quando ero all'Università, trattando di intelligenza artificiale, realtà virtuale ed altre belle cose very high tech che vent'anni fa sembravano dover spaccare il mondo e poi si sono un po' perse nelle more della crisi e della Terza guerra mondiale, ricordo che i professori ci dicevano: "Ricordate che ciò che arriva sul mercato oggi è stato sperimentato ed utilizzato decenni fa in ambito militare negli Stati Uniti". Difatti Internet, tanto per dirne una, che noi abbiamo iniziato ad adoperare come fosse la TV solo negli anni novanta, era nata alla fine degli anni sessanta come rete interna militare ed accademica con il nome di Arpanet.

Perché questo discorso? Perché in questi giorni si parla molto di questo documento, "Weather Modification: Programs, Problems, Policy, and Potential" (pdf), una corposa relazione di quasi ottocento pagine sul tema della ricerca sulla manipolazione climatica, presentata al Senato degli Stati Uniti, in risposta ad una richiesta formulata in commissione Commercio, Scienza e Trasporti dal senatore repubblicano Pearson, addirittura  nel 1978, quando imperversavano Tony Manero e la disco music, non l'altro ieri.
Il documento viene presentato in rete anche in maniera strumentale e semplicistica come prova di cose innominabili che si vedono nei cieli ma a me interessa più che altro il suo valore politico e storico, perché esso dimostra, grazie alla sua ufficialità, come i tentativi di controllare il clima, insomma di dominare il tuono e la saetta, rendere infallibile la danza della pioggia e chissà quant'altro, insomma rendersi simili a un dio e nella persona di Giove Pluvio, facciano parte di un sogno che le potenze imperiali accarezzano da molto tempo e in maniera operativa almeno dall'immediato secondo dopoguerra.

Nell'introduzione del report, e ricordo ancora che siamo alla fine degli anni settanta, si afferma che è già possibile, a quel tempo, aumentare la quantità di neve in montagna e diradare la nebbia fredda  mediante tecniche come il cloud seeding  e vengono citate decine di test effettuati su altri eventi da dominare in futuro, incluso il tentativo di controllare e ridurre la portata degli uragani. Nel corso della trattazione vengono discusse le leggi approvate per regolamentare la sperimentazione e tutelare gli interessi in gioco, rappresentati dagli ingenti investimenti di denaro da parte di sponsor pubblici e privati pronti a lanciarsi in questa tecnologia emergente.
Naturalmente il report avverte anche che è possibile che i tentativi di manipolare gli eventi atmosferici possano condurre ad effetti imprevedibili e dannosi sia per l'ambiente che per la salute, come già accade con l'alterazione dell'ambiente da parte dell'inquinamento prodotto dall'attività umana. E' già ben presente allora, ad esempio, il problema della diminuzione dell'ozono atmosferico. Non solo, la relazione avverte che, siccome anche altri paesi stanno perseguendo gli stessi obiettivi (soprattutto l'Unione Sovietica) "non è escluso che in futuro questo potere sugli elementi possa diventare una vera e propria arma di guerra." Proprio nel 1978 si era reso necessario approvare la Convenzione sul divieto dell'uso di tecniche di modifica dell'ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile, nota anche come Convenzione ENMOD. Segno che qualcuno ci aveva già fatto un pensierino o addirittura ci aveva provato.

Sugli aspetti legali che possono insorgere manipolando il clima e di conseguenza l'ambiente, oltre a interessanti disquisizioni sullo status del cielo sovrastante una proprietà privata, se sia cioè anch'esso da considerare parte della proprietà o meno, segnalo questo passaggio piuttosto inquietante per le sue possibili implicazioni, tratto dal capitolo che parla delle conclusioni della "Commissione Speciale sul controllo del clima" della National Science Foundation del 1966, di dieci anni antecedente a questo rapporto.


Traduco l'ultimo paragrafo:

"Riguardo al sistema legale, la Commissione ha raccomandato che il Governo Federale sia autorizzato mediante apposita legislazione a: (a) posticipare o bloccare tutte le attività - pubbliche o private - in palese o potenziale conflitto con programmi governativi di modificazione del clima e del meteo; (b) fornire immunità da interferenze statali e governative agli agenti federali ed ai soggetti implicati nelle attività di modificazione del clima; e (c) fornire ai detti soggetti protezione ed indennizzo contro ogni responsabilità civile riguardo a danni causati dai programmi federali e governativi di manipolazione climatica."

A voler pensare male, in questo brano c'è tutta l'essenza del fine che giustifica i mezzi, del pretesto della sicurezza nazionale che permette ogni atto, anche ostile e contrario alla legge ed alla collettività, che difenda un principio stabilito arbitrariamente da un'entità superiore, sia esso un governo legittimo o un complesso militare-industriale affetto da delirio di onnipotenza.
Riusciamo bene ad immaginare cosa può accadere se questo principio da difendere è nient'altro che il profitto.

Se torniamo ai giorni nostri è inevitabile chiedersi fin dove siano poi arrivati questi studi sul clima preannunciati nel rapporto del 1978. Se qualcuno sia invero effettivamente riuscito a dominare il fulmine, a provocare non solo piogge ma uragani, oppure a creare siccità ed altri cambiamenti artificiali del clima. E, soprattutto, se qualcuna di queste attività, nel caso siano state implementate, non stiano compromettendo gravemente l'integrità dell'ambiente e l'equilibrio climatico, andandosi a sommare al grado sempre maggiore di inquinamento prodotto dall'attività umana, dall'effetto serra all'inquinamento da semiconduttori.

E' indubbio che fin dall'alba del nuovo millennio abbiamo assistito, e sempre più di frequente assistiamo, in un crescendo rossiniano, ad eventi meteorologici rari - come gli tsunami -che diventano la norma, all'estremizzazione di eventi come uragani, inondazioni, terremoti. Il meteo, da previsione meno attendibile dell'oroscopo, è diventato ormai pressoché infallibile. La pioggia arriva sulle nostre teste con precisione da treno giapponese. Arrivano purtroppo, dopo essere state ampiamente preannunciate anche le "bombe d'acqua" che gettano interi territori nella devastazione. Per giunta con il solito senso di sconforto e shock ormai ubiquitario ai nostri tempi del "non c'è alternativa".
Un concetto come quello di sismicità indotta è ormai oggetto di decine e decine di studi scientifici dopo che eventi sismici violenti hanno colpito zone in precedenza silenti e solo dopo che vi era stata intensa attività antropica soprattutto legata a particolari tecniche estrattive.

Altri studi scientifici stanno riportando gli effetti sulla salute umana dell'inquinamento atmosferico da particelle metalliche rilasciate nell'atmosfera, che potrebbero derivare non solo da attività di modificazione climatica o di lotta all'effetto serra ma da tecniche militari  sperimentali come quelle di rifrazione/amplificazione dei segnali radio e onde radar e sistemi computerizzati di mappatura 3D del territorio. 

A proposito di contrasto all'effetto serra. Sul sito che raccoglie i brevetti rilasciati dal governo americano ve n'è uno nel 1991 su una tecnica di inseminazione mediante materiali Welsbach denominato "Stratospheric Welsbach seeding for reduction of global warmingche nella presentazione recita:

"I gas serra risiedono nella stratosfera ad un'altitudine dai sette ai tredici chilometri. Per questo l'attività di inseminazione dovrebbe essere effettuata ad un'altitudine di circa dieci km. Le particelle Welsbach possono essere rilasciate da un aereo, per esempio attraverso lo scarico. Una volta disperse, le particelle possono rimanere in sospensione fino ad un anno."

Interessante, no? Fa venire in mente certe cose innominabili che si vedono sempre più spesso nei nostri cieli ma che non esistono assolutamente e chi le vede è solo un imbecille complottista. 

Tornando al paragrafo che ho sottolineato del rapporto del Senato americano ed alle sue implicazioni politiche e legali, mi sorgono alcune domande.
In un'epoca nella quale è ormai ufficializzata come principio fondante l'Economia dei disastri, il profitto cioè che nasce dallo sfruttamento delle grandi catastrofi  naturali, è possibile che il principio di non aggressione con armi climatiche, stabilito nel 1978 dalla Convenzione ENMOD possa venire aggirato o addirittura negato, se ciò non è addirittura già accaduto?
Ovvero, le problematiche legate alla manipolazione degli eventi atmosferici così ben descritte in questa relazione del Senato USA coscienziosa e sensibile all'interesse collettivo, come possono essere gestite democraticamente in un mondo oramai dominato dalle corporations, dove l'interesse collettivo vale e varrà meno di zero?

I nuovi trattati come il TTIP si basano proprio sul principio enunciato nel paragrafo citato, ovvero sulla necessità che chi, per profitto o in nome di un interesse nazionale, persegue un certo obiettivo, non debba mai essere ostacolato da alcun atto governativo o giurisprudenziale contrario. Per la verità essi vanno anche oltre, stabiliscono cioè che nulla può ostacolare il profitto, che è l'unico valore in gioco. Se, ad esempio, una multinazionale o un ente governativo alleato decidessero di effettuare un esperimento climatico su un territorio e il governo locale dovesse opporvisi, essi sarebbero in diritto, grazie al trattato, di citare in giudizio per danni le autorità locali. Con il risultato facilmente prevedibile di doversi arrendere agli agguerriti e costosissimi avvocati della controparte ed alle loro richieste miliardarie di risarcimento.

Infine eccoci all'ultima domanda: se parliamo di tempo di guerra e di esigenze belliche di "difesa" o "attacco" assieme alla presenza in campo di un trattato ad hoc come il TTIP, quale potrebbe essere lo scenario futuro di questa terza guerra mondiale? La ricostruzione della "difesa" americana, con i suoi tempi trentennali, e la contemporanea alleanza con l'economia dei disastri, prevede forse anche lo sdoganamento inevitabile dell'arma meteorologica, l'ultima e forse la più devastante, e alla faccia delle antiche convenzioni? 

Il più grande successo del potere consiste nel riuscire ad alterare i nostri meccanismi di percezione, sia convincendovi di vedere cose che non esistono e sia mettendoci una cosa sotto il naso e convincerci che essa non esiste.
E' lecito preoccuparsi, domandarsi cosa sta succedendo o potrebbe succedere o saremo sempre tacciati di paranoia appena oseremo solo accennare all'aspetto sempre più stravagante dei nostri cieli e delle nostre stagioni? 

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