domenica 26 giugno 2016

Bucare il pallone della democrazia


Non avendola presa bene l'hanno presa malissimo. E, come sempre accade in questi casi, quando il soufflé gli s'ammoscia nel forno e loro avevano l'Elite a cena, hanno sciolto i cagnacci dei media affinché salivassero tutta la loro cialtroneria e schiumassero tutta la rabbia dei loro servi padroni verso un popolo che ha osato andare controcorrente, contro la narrazione, in opposizione al frame, contro le previsioni e i fottuti sondaggi. Ai miei tempi c'era una bellissima serie televisiva inglese, con relativo British humor: "Il brivido dell'imprevisto". Non so se qualcuno se la ricorda.
Di fronte alla vittoria del Brexit, ovvero della volontà degli elettori britannici di far uscire il Regno Unito dalla UE, il "Dio stramaledica gli inglesi", in questo straniante mondo possibile dai poli magnetici invertiti, è diventato un motto antifascista da far subito gridare ai soliti casseurs centrosocialisti a progetto di George Soros.

Non è contato nulla che David Cameron si sia immediatamente e con grande onore dimesso (mica scemo, ora la patata bollente se la becca il successore, magari l'odiato rivale Boris Johnson). Del resto un premier che si dimette perché ha perso un referendum da lui stesso indetto dev'essere per loro un evento incomprensibile, a livello di equazione di quarto grado. Dev'esserci per forza un parametro sbagliato.
I bizzosi e viziati mocciosi eurofili a trazione tedesca ("non ci faremo portar via la NOSTRA Europa", hanno commentato a Berlino) stanno frignando e pestando i piedini chiedendo di rivotare, di indire un nuovo referendum perché così non vale. Il gnè gnè a ipocrisie unificate si può ascoltare perfino dallo spazio.
I media stanno dando un rilievo ridicolo ad una petizione online, ufficialmente riservata ai soli cittadini britannici, che ho potuto oggi votare benissimo anch'io e che avrebbe raccolto al momento 3 milioni di firme, secondo loro indicative della volontà di ripensamento degli elettori britannici. Una petizione delle tante che il sito del governo di Londra raccoglie abitualmente e che, raggiunte un tot di firme, vengono vagliate dal governo. Un Charge-org un po' più istituzionale ma che è aperto, come qualunque sondaggio web, a cani, porci, manipolatori e burloni. Tanto aperto che è già partita un'inchiesta per frode.

All'Asilo Sovranazionale Pinuccia (nel senso di asylum, di istituzione psichiatrica) la democrazia piace solo quando si verificano determinate circostanze, ovvero quando va a finire come vuole l'Elite. A' la Napolitano, per intenderci.
In Grecia si può annullare un referendum tante volte finché non va al potere il giusto bamboccio gatekeeper. In Austria si sguinzagliano i postini per aggiustare un voto troppo sfrontatamente nazionalista e si elegge il solito utile fratello (salvo buon fine).
In Italia la Costituzione si può far modificare anche da un governo che la corte costituzionale ha dichiarato eletto da una legge elettorale incostituzionale e quindi non legittimamente eletto. Alle primarie del partito dei non eletti possono votare cinesi e rom e nessuno li accusa di non essere in grado di prendere decisioni per il resto della popolazione italiana. Il PD viene abitualmente votato da vecchi pensionati ma nessun Onuiolo si sognerebbe di chiedere di rivotare a Bologna escludendo umarells e zdaure. A proposito, quindi se in ottobre i vecchiacci voteranno per il SI e a noi non starà bene, potremo chiedere di rivotare contro l'egoismo dei vecchi che hanno scelto per i giovani, vero?

Perché l'immediato tam tam del 24 giugno nel dopo batosta Brexit è stato proprio: "Hanno votato i vecchi. E siccome hanno votato i vecchi, essi hanno votato contro i giovani e il loro futuro. Perché i giovani della generazione Erasmus sono europei e  volevano restare in Europa".
Riescono sempre a stupirmi per la rapidità con la quale ogni volta si avventano famelici sul frame che getta loro nel recinto la neoaristocrazia e dell'altrettanta rapidità con la quale il piddino medio (inteso come forma mentis) si beve quanto percola dalla televisione, sia la melassa della propaganda che la cacatella della menzogna.
Iggiovani, come dimostrano tutti i dati ufficiali, di andare a votare al referendum del 23 giugno non ne hanno avuto voglia. Quindi, di che stiamo parlando? I loro genitori Remainers riscoprano i cari vecchi metodi coercitivi locali e li bastonino per bene senza prendersela con gli anziani che un giorno forse potrebbero perfino dover ringraziare.



Questa dei vecchiacci sdentati, ignoranti, straccioni, dementi, che hanno rubato il futuro a Iggiovani votando Brexit è l'apice del poraccismo sessantottino. I più giovani di questi cialtroni, i pulciosi centrosocialisti, odiano i genitori perché non li hanno ancora persi e non hanno avuto il tempo né la voglia di ascoltare i racconti dei vecchi che si fecero due guerre prima di conquistare finalmente la democrazia. Altro che un Bella Ciao e passa anche il cancro.
Sono i figli dei rivoluzionari del maggio francese, abilmente manipolati anch'essi dal premiato rivoluzionificio del Novecento che ha sempre identificato ne Iggiovani le menti migliori da plasmare secondo le necessità del momento: carne da cannone, utili idioti applaudidittatori, gatekeepers, finti rivoluzionari, drogati, consumatori compulsivi, rincoglioniti precoci, carne da drone o, chissà, soylent green in scatola per sconfiggere la fame nel mondo. Rivoluzionari che, dopo non aver affatto cambiato il mondo, perché non era previsto, dopo essere transitati dal terrorismo, proprio perché l'Elite li fiutò come utili scherani da lanciare contro il nemico comune: lo stato liberale borghese, passarono in blocco al campo della peggiore reazione neoaristocratica dai tempi della Vandea.   Un amore giovanile che si è poi consolidato in matrimonio di interesse reciproco.
Per i cultori della Storia, alcuni esempi di giovani rivoluzionari che avevano capito tutto.





I vecchi... i vecchi. Cosa mi ricordava lo spin sui vecchi? Forse ho riconosciuto il tanfo della Guardie Rosse:

"Gli studenti hanno l'ordine di distruggere i "quattro vecchi": vecchi pensieri, vecchia cultura, vecchie consuetudini, vecchie abitudini. Viene detto loro di "Imparare a fare la rivoluzione facendola", secondo la filosofia maoista che ripone nel rapporto reciproco fra la "pratica" e la "conoscenza" il metodo da cui emergono le "idee giuste".

Se non vincono, gli eurofili pretendono il diritto di poter bucare il pallone della democrazia. E se vi lamentate vi accusano di "sfrontato nazionalismo". Per dimostrarvi quale concetto abbiano costoro - i lacché e i cani da riporto della neoaristocrazia, della libertà di espressione e del sacro diritto del popolo di esprimersi, vi ho preparato questo sontuoso blob su una pagina Tumblr delle migliori uscite di questi giorni.
I devoti seguaci della dittatura dell'internazionalsocialismo, quello che più la gente è rintronata, rimescolata, meticciata, impoverita e privata dei propri confini dell'Io; smandrappata, emasculata e abbrutita, meglio è, stanno proferendo cotali bestemmie all'interno del Tempio da farne crollare per l'ennesima volta le colonne. Anche Stefano Alì de "Il cappello pensatore" ne ha compilato un notevole florilegio.
Indemoniate che berciano sui social di vietare il voto negli ultimi 18 anni di vita. A proposito, fa piacere leggere donne che ce li hanno appena sbriciolati con l'anniversario della conquista del voto femminile, invocare il voto elitario.
E, mio Dio, sentire ebrei bestemmiare la democrazia di un paese che sconfisse il nazismo e sentirli proferire cose che nemmeno l'Okrana avrebbe osato mettere loro in bocca, mi provoca un sincero dolore, un senso di vuoto cosmico, la percezione del Nulla. Nel mondo alla rovescia il dio d'Europa vuole che Isacco sacrifichi Abramo. Vado a stracciarmi le vesti.

venerdì 24 giugno 2016

Beckham e bastonati



A mezzanotte sono andata a dormire serena e ho dormito come un pupo, perché sapevo che sarebbe finita così, con il Brexit. Lo sapevo e basta, forse perché avevo letto questo libro. La patria della Magna Charta non la fotti tanto facilmente, e quelli mica sono solo sudditi di Sua Maestà  - Dio salvi nonna Betty e le sue tre ragioni valide per rimanere; sono isolani.  A proposito, gli inglesi non ci credevano, ma sono andati a votare con il pennarello indelebile. E se ne sono bellamente fottuti degli appelli di gentaglia miliardaria o strusciamiliardari come il cantante fallito Bob Geldof e il tiracalci David Beckham.
Cercano già di far passare la vittoria del Brexit come quella dei vecchi rincoglioniti contro i giovani della generazione Erasmus - dimenticando che i giovani, salvo poche eccezioni, non hanno mai capito un cazzo - ma la verità è che la gloriosa classe operaia inglese ha fatto un bel rutto al triplo malto in direzione di Obi Uan Corbyn e della sua Europa con scappellamento a sinistra, lasciandolo, lui e compagni, a piangere sulla spalla dei Rothschild, e ha riconosciuto il biondo e per nulla compassato conservatore Boris Johnson come il suo prossimo leader. Shit happens, James. Voi Erasmus, noi Orgasmus.

Non li hanno fermati il diluvio, i tuoni, i fulmini, gli allagamenti. I britannici sono andati a votare in massa dando il 52% che mai avevano concesso a nessun partito politico all'idea di poter decidere del proprio destino, di riappropriarsi del proprio paese, come ha fatto notare qualcuno che troppi in questi giorni stanno sottovalutando: Donald Trump. Altro che sogno affidato a donnette investite di un ruolo che già distrusse statisti di ben altro rango e lasciò un continente in macerie e con milioni di morti.

Ero tranquilla nonostante i ripetuti rovesci di bile provocati dalla maratonaaa di Mentana, una vera e propria sfilata di ignobili e lugubri avvoltoi che si sono fatti le pippe fino a tardi su un risultato di 52-48 per il Remain uscito da un sondaggio di quelli che dimenticano di avvertire il pubblico, nella foga del servizietto sopra e sotto, del fatto che, quando risponde alle domande, la gente ama prendere gli intervistatori, giustamente, per il culo. It's called "social desirability bias", pals. Vuol dire che se chiedi "ritiene che il Regno Unito dovrebbe uscire da questa meravigliosa Europa, tutta nettare e ambrosia?" George risponde "NOOO" ma quando va a votare scrive "SIIII" e con un bel fuck off, perché ha appena visto il troiaio del multikulti sotto casa e il collega che ha appena perso il lavoro.

Chi ha seguito La7 avrà udito il softgolpista Mario Monti definire "decisioni da dopolavoro" quelle che prendono i popoli mediante consultazione democratica in libere elezioni. Si, ha detto proprio così, dopo aver definito "logica sfacciata" la decisione di David Cameron  - che oggi onorevolmente ha detto che si dimetterà. Testuali parole di Monti: "Possiamo pensare che decisioni strategiche geopolitiche per un intero continente possano essere prese con questa logica da dopolavoro provinciale?" (grazie a Byoblu per la segnalazione).

Chi era di fronte al teleschermo avrà vomitato assieme a me udendo il conducente belare: "Presidente, personalmente ammiro ciò che lei ha fatto per l'Italia". E ancora l'avrà fatto dopo aver ascoltato Henry "Stayserene" Letta, l'autore del best seller "Euro Si. Morire per Maastricht" (senza nemmeno un punto interrogativo dubitativo) grufolare ancora sul cadavere ormai sepolto di Jo Cox augurandosi che la sua morte potesse risultare propizia al Remain, difendendo l'Europa sulla base della considerazione che "oggi c'è la Cina" (chissà dove mona avrà creduto di essere arrivato Marco Polo) e delirando di "generazione Bataclan". Questa mania dei sacrifici umani dovrà essere studiata prima o poi da qualche aristoantropologo. Dopo l'etnopsichiatra, lo studioso delle turbe mentali dell'aristocrazia è la prossima professione emergente.
A proposito, si hanno reazioni a caldo di Napolitano o si è chiuso anch'egli nel gabinetto di riflessione?

Stamattina il sole, uscito finalmente dai veli della geoingegneria (per contrastare il globbaluormin, s'intende, non pensate male) che hanno rubato l'ultimo mese alla primavera, ha illuminato una bellissima giornata. Un giorno di spade, un giorno rosso. E' retorica, direte, ma solo chi si è ostinato in questi anni a guardare l'orrore autentico e reale della Grecia al posto delle narrazioni favolistiche sul sogno europeo - un incubo per troppi - può capire cosa intendo. Se qualcuno stamattina ha potuto scrivere questo su un giornale senza timore di prendersi del fascista, e possiamo essere certi che sarà tra coloro che si rimangeranno tutto appena cambierà la linea editoriale, ciò è significativo del rischio che abbiamo corso e ancora corriamo e del valore immenso del gesto compiuto dei nostri fratelli, amici, compagni e sodali inglesi.


Straordinaria la similitudine con il Monti pensiero, vero? Riprendersi il proprio paese, ha detto il cafone newyorchese che terrorizza i Rampini. Ti pare poco? Il Britannia vi si è rivoltato contro.
Il dopolavoro rende liberi.

God save the Queen.
P.S. Scusate se non mi occupo di coloro che hanno ritenuto opportuno saltare all'ultimo minuto sul carro dei perdenti, rimediando per altro una labbrata. Soprattutto lui.  Al tempo.

lunedì 20 giugno 2016

The blue flag of death? Why true Europeans endorse Brexit


Dear British friends,

According to the mainstream media something really evil is going to happen this weekend if the Britons will choose Brexit on June 23rd.
For the United Kingdom they're foreseeing cannibal aliens rinding giant human flesh eating grasshoppers invasions and the reloading of the plagues of Egypt. Plus the entire Godzilla family is bound to be sweeping London and the neighbourhood away in case of Brexit. What a huge pile of bullshit they're trying to overthrow us with and, boy, it's getting worse every day.
These vultures, jackals and hyenas have gathered around poor Jo Cox's corpse while she was still warm, pretending she won't be killed in vain if Remain wins. I heard it with these very ears of mine on TV. 
What a devastating lack of arguments for those who should convince you, my friends, of the alleged inner goodness of the most reactionary elite plan of turning our beloved homelands into a Reich-like, neo-Soviet globalist blob monstruosity in centuries. 

The disgusting parade of servants and puppets is rampaging in a shameless and filthy festival of lies which include the horrendous freak show of those former Goldman Suckers' agents illegally put in office in our countries, all of them menacing the decent peoples of Europe of more austerity and less rights if we keep on defending our freedom, sovereignty and rule of law. They're furious about us knowing that their plan to reduce our democracy to the mere simulacrum they will eventually keep on insulting and destroying at their pleasure is being definitely exposed.
I don't need to point out that being fiercely against the UE by no means indicates an anti-European attitude of us.  It is them, the unaccountable bureaucrats in Brussels who sequestered into a cage the idea of mutual solidarity and cooperation between the nations of Europe and sold us their insane nightmare of repression and totalitarism as if it were the best of the most marvelous dreams.

Whatever you choose, and I sincerely hope you will choose Leave, it will be the people's choice and nothing more. It is our democracy, that is our power to decide what we want for our countries, our children and our lives. The real life threat doesn't come from breaking the ties that are preventing Europe from flying and even breathing but from following the elitists' plan to push us back into the Middle Ages.
No menace of disasters, Armageddon and whatsoever can stop a people who's fighting for freedom. I am sure you agree. Do ignore the Sirens and sail back home safely. We will follow soon if you show us the right course.

So, my British brothers and sisters, keep calm and vote Leave.


A voi, miei piccoli lettori, non lo traduco, perché avete studiato l'inglese quando si poteva andare in Inghilterra a studiare, divertirsi e lavorare anche senza l'Erasmus.



venerdì 17 giugno 2016

Spin first. Lo strano caso di Thomas Mair



La sindrome del Reichstag. Le false bandiere. I pazzi solitari. Gli avvoltoi che schiumano rabbia appena osi far notare il tempismo sconcertante con il quale questi provvidenziali individui dalle biografie sempre più improbabili escono dalle fottute pareti. Non abbiamo ancora smaltito l'incredibile spree killer del gay club di Orlando, musulmano ma forse criptogay, esecutore di un massacro compiuto tutto da solo senza mancare un colpo verso le sue più di cinquanta vittime, uccise mentre controllava su Facebook quanti like si accumulavano sui suoi post sul massacro in corso. Non siamo ancora riusciti a capacitarci di come si possa compiere un macello simile senza essere almeno un Navy Seal e forse in tre o in quattro, nonostante frotte di Poracci Snipers giurassero che si fa tutto con un solo caricatore (gente che non ha mai visto un morto nemmeno al funerale del nonno). Eppure, schiattato un pazzo solitario, se ne fa subito un altro. 

Ieri a Birstall nello Yorkshire, in Inghilterra, la deputata laburista Jo Cox è stata aggredita a colpi di pistola e coltellate, apparentemente da un cinquantino risultato noto come insano di mente, tale Thomas Mair. Secondo alcune ricostruzioni, la Cox, intervenuta in un litigio tra Mair e un'altro individuo più anziano per dividere i contendenti, sarebbe rimasta vittima della reazione di Mair. Secondo altre voci al vaglio degli inquirenti la Cox sarebbe stata oggetto di minacce da almeno due mesi ma da parte di un altro sconosciuto. La deputata stava facendo campagna referendaria nel suo collegio a favore del Remain, ovvero contro l'ipotesi di uscita della Gran Bretagna dalla UE.

Trasportata all'ospedale in fin di vita per le ferite riportate, la Cox è morta poco dopo ma, nel frattempo, i media mainstream, incluso perfino un giornale online australiano, avevano già scritto che era rimasta vittima di un attentato da parte di un sostenitore del Brexit. Altri deputati twittavano (salvo poi cancellare in seguito i tweet) che "un testimone aveva udito l'assalitore gridare "Britain First" prima di colpirla. Veniva fatto anche il nome del testimone, tale Hicham Ben Abdallah che però, successivamente, come riportato dal sito Breitbart (da seguire perché costantemente aggiornato sugli sviluppi del caso), risultò aver smentito categoricamente di aver udito il grido "Britain first", mentre un altro testimone riferiva di aver udito, forse, "put Britain first".
Tenendo conto che esistono i crisis actors e che la psicologia della testimonianza è materia più controversa delle superstringhe, non avrei dato tanto importanza a voci incontrollate nate nella concitazione degli eventi.
Eppure la percezione di un testimone oculare, vero o imboccato, reale o inventato, è diventata il Verbo.

Ecco come il giornale di Bruxelles "Le Soir" ha rilanciato tra i primi, con la Cox ancora all'ospedale in lotta con la morte, la storia del "Britain First", associandolo inequivocabilmente al Brexit.



Da quel momento l'assassinio "motivato dall'odio antieuropeo e dal fanatismo pro-Brexit" diventa la versione ufficiale, nonostante le riserve di alcuni giornali britannici che preferiscono non sbilanciarsi sui moventi dell'aggressione. Difatti nella conferenza stampa delle 17.15, la polizia locale, annunciando la morte della deputata, non parla di movente politico ma di indagini in corso in ogni direzione.

Questa della "colpa del Brexit" è la versione ufficiale sposata non tanto dagli attoniti compagni di partito e famigliari di Jo ma dalla marmaglia politica europea e soprattutto dai loro cani da lecco della propaganda. Uno sciacallaggio indegno, uno scorreggiare senza ritegno di iene schifose in direzione del movimento referendario in grado potenzialmente di far svaporare i sogni di dominio assoluto di una istituzione sempre più carente di qualsiasi legittimazione popolare ma che rappresenta il potere che ossequiano ed al quale hanno venduto altro che le anime. Avvoltoi necrofagi che si sono lanciati sul corpo ancora caldo di una giovane madre nel tentativo di spostare a proprio vantaggio i consensi di un elettorato che è meno boccalone di quanto si pensi e che, secondo le ultime stime, sarebbe propenso a dar loro una grossa lezione di democrazia.

Anche il giorno successivo alla tragica morte di Jo Cox i media e i politici continuano a tessere la tela di ragno nella quale sperano di imprigionare il legittimo, in democrazia, desiderio di libertà e riconquista di sovranità e stato di diritto dei popoli sottoposti a regole arbitrarie di austerità economica o politiche di immigrazione selvaggia. Peccato che però, nel farlo, questi volonterosi wannabe statunitensi europei rischino di scoprirsi il didietro non proprio pulito.

Su un sito australiano è comparso oggi questo articolo che, come fosse una cosa normalissima, pubblica una serie di ricevute di acquisti effettuati tra il 1999 e il 2003 da Thomas Mair, il presunto assassino di Jo Cox, al sito National Vanguard Book, appartenente alla National Alliance, un'organizzazione di estrema destra americana ufficialmente sciolta nel 2013.
Si tratta di un manuale per la fabbricazione domestica di munizioni, di un libro sulla chimica delle polveri e degli esplosivi, di un manuale "nazista" intitolato "Ich Kampfe" e di sei numeri della rivista "Free Speech", spediti al suo indirizzo di Batley, vicino al luogo dove è avvenuta l'aggressione a Jo Cox.

Come fa un giornale australiano ad avere gli scontrini di acquisti privati di un cittadino inglese noto, fino a quel momento, solo per aver partecipato a programmi di cura e recupero di pazienti psichiatrici e non particolarmente appassionato di politica, secondo le dichiarazioni dei suoi conoscenti?
E' semplice, li ha forniti e pubblicati il Southern Poverty Law Center, fondato nel 1971 in Alabama dagli avvocati Morris S. Dees Jr. e Joseph Levin Jr. come associazione per i diritti civili, e oggi divenuta una vera corazzata del politicamente corretto, sempre pronta a scatenare allarmi su razzismo ed intolleranza e, a quanto pare, a schedare i cittadini americani per le loro attività sospette. Con un ottimo risultato, a quanto pare, visto il fatturato di 256 milioni di dollari dichiarato nel 2011 e proveniente da un'abile campagna di autofinanziamento.

L'associazione è stata criticata da opposti schieramenti politici per la disinvoltura con la quale è solita compilare le sue hate list, ovvero le mappe e gli elenchi di tutte le associazioni, movimenti, persone e partiti in America che non rispondono ai suoi canoni di ciò che è politicamente corretto, additandoli come seminatori di odio. Nel 2012 a Washington il suo ruolo di incendiario, più che di pompiere, è stato associato ad un episodio di terrorismo interno che vide il tentativo di un fanatico gay armato di introdursi nei locali della sede del Family Research Council (un gruppo per la difesa della famiglia) che provocò l'uccisione di un membro della sicurezza. L'attentatore dichiarò di aver scelto il suo obiettivo attingendo alla hate list dell'SPLC.
In una lettera inviata all'FBI da quattordici esponenti cristiani e conservatori, la SPLC veniva definita "un'organizzazione altamente politicizzata, dedita a fornire dati inaccurati e manipolati più su gruppi che su episodi di odio; dati non conformi a quelli ufficiali dell'FBI e sovrastimando l'entità dei presunti crimini commessi da questi gruppi, tra i quali ormai rientravano associazioni cristiane in difesa della famiglia tradizionale e critiche nei confronti delle unioni omosessuali."

Tornando alla domanda cruciale: che c'entra una seppur potente associazione sui diritti civili AMERICANA con gli acquisti online di un cittadino BRITANNICO? Con quale solerzia è riuscita in poche ore a ritrovarne traccia nei propri archivi, oltretutto risalendo a fatti di più di dieci anni addietro e a fornirli alla stampa, raggiungendo perfino la lontana Australia.
Ecco da dove nasce il Thomas Mair "neonazista". Io, vista la fonte, sarei ancora più guardinga nel prendere per oro colato le ricostruzioni della stampa di queste ore. E, se fossi inglese, mi domanderei dove è andata a finire la tanto sbandierata privacy e quanti orecchi e occhi indiscreti sono in grado di tracciare non solo i nostri acquisti ma le nostre opinioni. "Taci, il nemico ti ascolta", recitava un famoso poster della seconda guerra mondiale.

Vi lascio con un brano sempre attuale tratto dalla antica sapienza dei greci.
Povera Jo, vittima sacrificale, riposa in pace.



P.S. Ne avevo avuto il sospetto...


lunedì 6 giugno 2016

Sic Alptransit gloria mundi

Pollegio o i 57 chilometri di Sodoma

57 chilometri di galleria, seppur percorsi a 200 Km/h (che non sono nemmeno tanti, visto che Italo tocca i 300), sono un incubo claustrofobico ma, come avrete ascoltato dai tamburi di latta dei media, con quest'opera titanica, l'Alptransit, il tunnel del Gottardo, la Confederazione Elvetica può finalmente ambire a diventare europea (l'hanno detto veramente). 
Il tunnellone è stato inaugurato il 1° giugno scorso con una doppia cerimonia per gli ospiti di riguardo, presenti tutti i più notorious leaders europei ed è stata replicata per il popolaccio alpestre sabato e domenica scorsi. Una parte dello spettacolo, quella indoor, si è svolta ad Ersfeld, all'uscita/entrata nord, quella en plain air invece all'entrata/uscita sud del traforo a Pollegio, nel Canton Ticino.



Affidata al regista teatrale tedesco Volker Hesse, figlio di Rudolph Hesse (si è salvato perché ha comprato una vocale) e costata 9 milioni di franchi, la cerimonia di iniziazione ha avuto uno strano sapore, un po' aspro, come se ci avessero pisciato dentro. Appena ne sono state diffuse le immagini infatti i soliti esagerati hanno tirato in ballo il satanismo e i riti occulti. Effettivamente però, se non se ne sono fatti persuasi la BBC (che comunque l'ha buttata sul British humour) e la serissima Televisione Svizzera, qualcosa di inquietante doveva pur esserci.

Vi odio profondamente per avermi costretto a guardare questa doppia angosciata, seppure con il sollievo dell'avanti veloce. Diciamo subito che ci troviamo di fronte al tipico velleitarismo del regista teatrale venuto su al principio goebbelsiano del "più scema sarà la messinscema e più il pubblico l'apprezzerà". Invece di centrifugarsi le meningi per estrarvi qualcosa di originale, Volker ha saccheggiato a piene mani da una mezza dozzina di riferimenti culturali fermamente incastonati nell'immaginario collettivo, estratti dalla memoria con il metodo infallibile e gratuito della libera associazione.

Di conseguenza la messinscema è stata volutamente criptica, pallosa, lenta, giovanilistica, finto-underground, con la nudità ma con i mutandoni Sloggi; il solito minestrone di riferimenti colti, meno colti e colti da malore. Tradizione e avanguardia, denuncia e manierismo operaista visti già due milioni almeno di volte perfino in Papuasia.

Gli operai (ma perché donne? I trafori non sono roba per signorine) in tuta arancione (Gottardo o Guantanamo?) che incedono tra il militaresco e lo zombie (Metropolis e Michael Jackson). La denuncia dell'alienazzzzzione..... che trovata! 



Metropolis, di Fritz Lang, 1927

Il grande occhio (Sauron spacca sempre) con tre figure sospese e velate di bianco, tra i dissennatori di Harry Potter, i Nazgul, sempre dagli Anelli, e le streghe di Macbeth. Più in là le scenografie di "The Wall" di Roger Waters e via rapinando.
L'occhio la cui pupilla si tramuta in una figura simile ad un derviscio rotante (così damo 'na botta al sufismo, che fa tanto Battiato).









Anzi, mi correggo, non un solo occhio ma un gioco di occhi (ancora Metropolis ma anche l'occhio della madre, il surrealismo di Dalì e Buñuel, signori avanti, prego, avanti c'è posto.)




Metropolis, di Fritz Lang
Gli operai si tolgono le tute, si smutandano e cominciano a fare le pazze sul palco. Ma invece che a qualcosa di gioioso e vivace, chissà perché, forse sarà perché siamo depressi in questo periodo, viene in mente Salò di Pasolini.

Grande scalpore ha suscitato a questo punto l'apparizione, tra uomini-covone (o Mocio Vileda?) e donne velate e tarantolate, corni delle alpi e bande musicali costrette a suonare angosciosi ed ossessivi tritoni (diabolus in musica) tra mugolii, ansimi e urlacci sguaiati e i soliti maledetti tamburi tribali, di un uomo stambecco cornutazzo che berciava e sputazzava come un ossesso in preda a qualche Chrüterchraft o ad un bad trip provocato dalla più famosa delle sostanze made in Switzerland, la dietilammide-25 dell'acido lisergico. 
Dioniso e le baccanti o il vecchio LCF e il sabba di Valpurga? I maligni hanno pensato subito al Maligno. 



Quelli che hanno il sistema simbolico bloccato dalla fabbrica e incrackabile, sostengono fosse invece solo un richiamo alla tradizione popolare montanara, allo stambecco e alle leggende locali, come quella che vuole il primo ponte costruito sulle gole della Schöllenen (canton Uri) costruito - tu guarda la realtà romanzesca - dal Diavolo, rappresentato nello spettacolo dallo stambecco. Infatti lo stambecco è un parente di montagna della capra e questo era inequivocabilmente un caprone. 

Sullo schermo sul quale prima dominava il grande occhio appare il volto del Malign... pardon, dell'uomo stambecco (immagine copiata da un album dei Dream Theater che, a sua volta, accenna anche a Metropolis, a paraculo!), assieme a tre scarabei. Omaggio ai lavoratori morti durante i lavori, dicono i puri di cuore. Lo scarabeo stercorario (che sospinge una palla di cacca) infatti era per gli Egizi simbolo di resurrezione. 
Io che sono agnostica, seppure preconciliare, dovendo pensare alla resurrezione avrei pensato più a Gesù Cristo, che ne dite? 

Non per gettare legna sul fuoco della polemica ma, satanica o meno, in questa cerimonia non vi è alcun riferimento alla religione cristiana. Non è curioso, visto che la tradizione è anche religione e la Svizzera è paese cristiano? E' stato per non turbare i soliti eventuali migranti o i numerosi urloggisti controiniziati presenti, che fecero già eliminare le radici giudaico-cristiane dai trattati europei?








Giusto ancora per scatenare il complottismo di chi, necessariamente, coglie l'importanza del simbolismo, perché i simboli contano, eccome se contano, soprattutto per coloro che credono nel loro potere magico,  tipo le wannabe anime in vendita che ci governano: eccolo qua.





Ad un certo punto è comparso anche, con la scusa di una coreografia alla Busby Berkeley (sai la novità, Volker, e annamo) il sole nero, simbolo adottato dalla Vril Gesellschaft, una delle organizzazioni esoteriche da cui derivò l'ordine esoterico nazista. 
Curiosità, questo simbolo è attualmente adottato dai nazisti del Battaglione Azov ucraino, quelli che combattono i russi cattivi per conto dell'Euroreich. 
Il sole nero va molto di moda quest'anno, essendo apparso come protagonista, sotto forma di Black Star, dell'ultimo album-necrologio del compianto fratello David Bowie. La canzone che dà il titolo all'album - per altro splendido - è stata accompagnata da un video zeppo di riferimenti esoterici.

Avendo esaurito le ispirazioni, alla fine Volker non ha potuto far altro che buttarla in liberatoria caciara da street art. Mentre il bravo coro alpino cantava "la Montanara", ha preso i 600 figuranti e ha detto loro "andate sul palco e fate il cazzo che vi pare perché io non ho più idee da rubare". Guardate che bella cornutessa si è beccato Bobo Maroni.


Spero vivamente per loro che i veri riti satanici siano meno ridicoli di questa roba.



sabato 4 giugno 2016

Necessariamente italiani


Qualcuno si chiede se questa dolce bimba, non fosse così piccina e potendo parlare e discernere, approverebbe la sua necessaria italianizzazione forzata che ha implicato lo sradicamento dalla sua terra, dal suo continente e dalla sua gente? Mi spiegate qual è la differenza tra questo uso strumentale e pedopropagandistico del pupo eletto africano e il famigerato "faccetta nera sarai romana" o, per dirla con Mattarella, "necessariamente italiana"?
Che la pupattola sarebbe stata il testimonial inconsapevole per lo strombazzamento ricorrente sullo ius soli si era capito fin da subito, ma il problema è che la cosa, invece che muovere a compassione, comincia a scatenare solo rabbia e nausea, a causa della profonda dissonanza cognitiva e dell'inganno che il messaggio contiene.
Infatti, se le nazioni e le identità nazionali sono merda e devono scomparire in favore dello zuppone etnico alla porcara, perché obbligare i pupattoli africani ad italianizzarsi, ovvero ad assumere l'identità di un paese del quale, nella più ottimistica delle ipotesi, e giustamente, povere anime, non gliene frega niente? Il paradosso è che si italianizzano degli estranei mentre si disitalianizzano gli italiani. Questa evidentemente è l'ultima mission rimasta alle alte cariche: appuntare medaglie di cartone. 

Chiedetevi anche, per una pupattola salvata dalle acque come Mosè (in attesa delle sette piaghe), quanti bambini africani sono necessariamente costretti a crepare a causa delle politiche di deportazione volute dai vecchi e nuovi padroni dell'Africa che impediscono loro di fuggire, perché solo i più forti sono chiamati a questa folle colonizzazione necessaria dell'Europa. E' provato infatti che ogni soldo speso per le migrazioni è tolto allo sviluppo dell'Africa, con effetti devastanti per il futuro del continente e di milioni di bambini come questa, ma tanto ormai lo sapete che lo scopo è distruggere entrambi i continenti trascinandoli nel caos.

Il ministero della pedopropaganda delle deportazioni ormai produce ogni sera le immonde sceneggiate sulla spiaggia con i gommoni ad un metro dalla riva dai quali scendono persone perfettamente asciutte e ben equipaggiate per le riprese, con donne e bambini in primo piano a stimolare nello spettatore un senso di empatia dal tracciato ormai piatto, mentre la voce narrante parla di "centinaia di cadaveri" che possiamo solo immaginare e che dovrebbero, secondo i piani, farci sentire necessariamente in colpa per la loro sorte. Una narrazione falsa, artefatta e spudorata, di un cinismo ributtante, perché gli annegati veri sono proprio coloro che non rispondono alla categoria del "più forte" e che vengono necessariamente sacrificati dai trafficanti per far posto agli uomini. Quelli che, difatti, sbarcano  in assoluta maggioranza.

La pedopropaganda necessariamente svergognata produce anche obbrobri di altro tipo. Per esempio questi:




Le nazioni si distruggono necessariamente anche banalizzandone la cultura e la storia livellandole verso il basso. Mettere sullo stesso piano un dio come Caravaggio e una mocciosa qualunque che sa disegnare come tutti i bambini sanno fare, serve solo per abbassare quella che è stata una delle massime espressioni culturali mondiali e peculiarmente europee e italiane, il Rinascimento, a livello di banale "disegno infantile" che tutti possono realizzare assurgendo a livello di nuovi caravaggi in ogni parte di questo schifoso pianeta. 
Ma davvero! A questo punto, quando saremo la marmellata (dis)umana che loro vogliono, a cosa serviranno gli Uffizi o la Cappella Sistina? Cosa impedirà la loro necessaria riconversione in bivacco per i migranti e gabinetto per i loro bisogni, o magari la loro necessaria distruzione in quanto contenenti immagini offensive per il loro dio?


mercoledì 1 giugno 2016

L'Intersezionale, futura disumanità



Conoscevate il Femminismo Intersezionale? No? Nemmeno io fino a quando ho letto questo interessante articolo di Chris Beck, "Il culto velenoso del femminismo intersezionale."

Per riassumere brevemente gli episodi precedenti; il femminismo classico, quello anni settanta della liberazione della Donna in generale  senza distinguo, della Donna e basta, si è ormai da tempo rivelato un movimento elitario, in grado di liberare veramente solo le donne appartenenti alle classi medio-alte, mentre quelle dalla middle class in giù, che avevano sempre dovuto lavorare per vivere, continuano a dover lavorare e, per giunta, a dover servire le liberate dei piani alti. Ad esempio allevando in loro vece quei figli che ormai non possono più permettersi di fare in prima persona, in quella che è forse la più atroce forma di discriminazione intrafemminile.

Insomma, il femminismo sembra essere rimasto impigliato nella rete del più elementare schema sociale capitalistico fondato sulla vecchia ed intramontabile lotta di classe. Senza nemmeno, rispetto agli altri movimenti libertari di sinistra, quella coscienza infelice che permetteva ai borghesi di una volta di immedesimarsi e soffrire per le sorti del proletariato al punto di desiderare di alleviarne le pene accettando di dividere con esso il proprio benessere.
Le liberate invece, le figlie-di, mogli-di, amanti-di, sorelle-di, eccetera-di, lasciate gentilmente assurgere ai vertici delle carriere e del potere - per mantenerlo in famiglia e all'interno del branco, mica per le loro belle facce o vagine - non chiedono affatto di andare a sciorinare i panni nell'acqua gelida del fiume al posto della colf honduregna, ma pretendono un esercito sempre pronto di donne di servizio con svariate mansioni, senza preoccuparsi troppo della loro emancipazione. Al massimo, e proprio proprio, possono indignarsi per innocue e gassose questioni di principio, come l'uso del "corpo femminile" nei media e nella pubblicità, per il linguaggio sessista, per le desinenze in A e per altre questioni di lana caprina come le quote rose, ma una volta tornate a casa la serva deve costare pochissimo e lavorare per quattro. Perché la serva serve e la sorellanza è una fratellanza che è nata disgraziata.

Ora, grazie al femminismo intersezionale, questo esercito di filippine, sguattere del Guatemala, mamie, tate e badanti sembrerebbe debbano avere la loro vendetta  ma, come vedremo, si è soltanto preso il femminismo inquantodonnista, vi hanno aggiunto dosi letali di piagnonismo minoritario, una bella presa di razzismo nella variante suprematismo nero e, alla fine, chi c'è andata di mezzo non è la sciuretta, la zia ricca o la falsissima inquantodonna desinistra, fottute sfruttatrici di merda come i loro uomini, ma la donna bianca in generale. Caratterizzata proprio in base al colore della pelle.

Definito pomposamente "teoria" come tutte le boiate che pretendono non solo di interpretare ma di stravolgere le relazioni intime umane e che sgorgano come liquami dalle sopravvalutatissime università americane, anche il F.I., come la "teoria" del gender, nasce dalla mente di una donna, Kimberlé Williams Crenshaw che, essendo nera in un mondo politicamente corretto, ha avuto la fortuna di non trovare alcuno che osasse contraddirla con una dozzina di schiaffi a tarantella per le sue oscenità.
Io mi permetto di farlo almeno metaforicamente, in quanto, come vedremo, vittima della sua visione del mondo profondamente razzista.

Come scrive Beck:
"ll fulcro del femminismo intersezionale [d'ora in avanti F.I.] è la credenza che gli oppressi conoscano meglio i fatti della vita e siano gli unici titolati ad esprimersi. Le donne nere hanno sofferto di più e sono maggiormente oppresse di quelle bianche. [Apro un'altra parentesi quadra: chi alleva i piccoli uomini neri che, assieme agli uomini bianchi, opprimono le donne nere?]
Per questo le bianche dovrebbero parlare di meno e ascoltare le nere, mentre gli uomini bianchi, che traboccano privilegio (che siano poveri o ricchi) dovrebbero proprio tacere del tutto e stare ad ascoltare tutti gli altri."

In una società dove nessuno conta un cazzo a meno che non faccia parte di una minoranza piagnona che riesca a frignare più forte delle altre, era inevitabile che, seguendo il principio della intersezionalità, andando oltre lo schema femminista della persecuzione dell'uomo sulla donna, si venissero a creare tanti sottoinsiemi di perseguitate, in una gara a chi, specchio delle mie brame, è la più oppressa del reame. Secondo Beck:

"In un movimento dove la percezione della mancanza di potere si traduce in effettivo potere, vi è stata la corsa alla autocertificazione di "persona oppressa". La complessa dialettica intersezionale del "privilegio bianco" impone ad esempio di rispondere alla domanda se una donna trans, mulatta, musulmana che non parla inglese sia più o meno oppressa, ovviamente dal patriarcato bianco, di una donna genderqueer, nera, cristiana non particolarmente attraente."
Tutto ciò, aggiungo, per mettere uno contro l'altro ed evitare di indicare chi siano i veri nemici dell'umanità da combattere.

Essere donna non basta più quindi per definirsi svantaggiata, Per essere veramente oppressa devi essere nera o comunque non-bianca. Magari musulmana o ebrea, possibilmente lesbica, non-magra, non-bella (il nonqualcosismo fa sempre curriculum), a basso reddito, disabile o malata di mente. Comunque non aderente a qualunque modello base occidentale. 
Va bene, ma se sono musulmana o ebrea, lesbica, non-magra, non-bella, a basso reddito, disabile o malata di mente ma bianca? 

In questa pagina vengono offerte delle linee guide per chi, da bianca, volesse azzardarsi a definirsi femminista intersezionale:

Non sono nera.  Perché dite che non possono definirmi femminista intersezionale? 
Se sei bianca, non chiamarti femminista intersezionale, perché
  • non stai sperimentando il tipo di oppressione per il quale il termine è stato coniato
  • esso viene usato dalle femministe bianche come scudo per giustificare un comportamento bigotto
  • l'iintersezionalità è spesso utilizzata senza nominare le ideatrici del concetto (donne nere) 
  • reclamarla da parte di una donna bianca cancella le donne nere e mette da parte la questione dell'anti-negritudine
Mi dispiace, dicono le sorelle, il bianco non conta, perché il bianco è il colore dell'oppressione, la lettera scarlatta, la stella gialla, il marchio d'infamia. E' il colore del privilegio. Qualunque bianco, anche il peggior sfigato del mondo, se è bianco è comunque un privilegiato. E, in quanto privilegiato, sempre oppressore e sempre più oppressore dell'arabo che ti lapida o decapita in piazza. 
Indovinate chi è, per le erinni come la Crenshaw, il nostro nemico comune? Lo shortista che specula sul fallimento di interi paesi? Gli ultimi capitalisti maialoni alla Georg Grotz? I mestatori sempre alla ricerca del modo in cui plasmare il mondo per renderlo il peggior mondo possibile? I fanatici della sharia? No, è il maschio, bianco, eterosessuale. E, ovviamente la sua femmina.

Ricordo ai miei lettori ormai increduli che nessuno taccia di razzismo, e della peggior specie, quello basato sul pregiudizio, chi propugna il concetto creato dalla signora Crenshaw. 
E invece si dovrebbe bastonare, e non con un fiore, questa piccola nazista, perché la focalizzazione sul privilegio produce una visione immorale (e razzista) dove la persona con meno privilegi è sempre meritevole per sé di essere difesa, anche quando mente sul proprio grado di oppressione o accusa qualcun'altro ingiustamente di opprimerla, mentre quella "privilegiata" ha sempre torto.
Giustamente Beck osserva: 
"Il F. I. ha prodotto un vittimismo solipsista, chiuso nel proprio ghetto, incapace di tendere la mano ad altre sorelle che sono in stato di bisogno.Guardate cosa è accaduto a Colonia, in Germania, a Capodanno, quando centinaia di mediorientali e nordafricani hanno compiuto un assalto sessuale preordinato ai danni delle donne della città.
La femminista Laurie Penny ha potuto twittare ai suoi 129.000 followers: "Sono così stanca dei razzisti che, con la scusa di difendere i diritti delle donne, trovano lo spunto per attaccare i musulmani."
Le donne di Colonia sono state abbandonate oppure, come suggerì la loro sindachessa, invitate a cambiare il loro atteggiamento. Un perfetto caso di colpevolizzazione della vittima, ciò contro cui fecero grandi battaglie le femministe storiche, e che non sarebbe mai avvenuto se gli aggressori fossero stati bianchi."

Beck ha ragione. Questa mi pare la migliore spiegazione dell'inspiegabile silenzio delle femministe sui fatti di Colonia. Non ha contato nemmeno il fatto che persone omosessuali e transessuali siano rimaste vittime anch'esse del taharrush. Si trattava di bianchi e quindi di non-vittime per definizione.
Spero riusciate a comprendere l'enormità di questa ideologia e la pericolosità di una sua applicazione come prassi a livello legale. 
Se nessun bianco potrà mai proclamarsi vittima di qualsiasi sopruso, per principio, siamo già alla pseudospeciazione, all'espulsione dalla specie umana. Alla giustificazione per un genocidio. Abbiamo già i nuovi ebrei, se il paragone non risulterà offensivo per quella minoranza. 

Del resto alcune leggi sudafricane del meraviglioso mondo del post Mandela, come quella sull'Esproprio (ai danni dei bianchi) e sul lavoro (che avvantaggiando i neri discrimina i bianchi) sono un esempio di leggi razziali già in vigore e da nessuno obiettate. Giustificate naturalmente dai progressisti di tutto il mondo come "risarcimento" per la passata oppressione subita dalle vittime-per-definizione che non possono essere razziste perché i razzisti sono solo da una parte, quell'altra.
A proposito di Sudafrica, progressisti e femminismo intersezionale, segnalo la sonora contestazione, durante un incontro pubblico, alla teorica lesbica del gender Judith Butler da parte di uno studente nero che l'ha zittita "in quanto bianca e quindi non titolata a parlare". Meraviglioso.

Un ex agente del KGB fuggito all'Ovest, una volta spiegò come venissero considerati  in Unione Sovietica i radicali dei paesi occidentali che essa desiderava controllare. Erano definiti idioti utili solo nella fase di destabilizzazione precedente alla rivoluzione. Una volta che la rivoluzione avesse trionfato sarebbero stati i primi ad essere allineati contro il muro e fucilati. E ciò perché, credendo di andare a far parte della nuova struttura di potere, sarebbero divenuti pericolosi una volta che avessero scoperto che ciò non era in programma.

Mi pare evidente che invece il Capitalismo Shockeconomista, sul punto di gettare via il Socialismo Reale alla fine degli anni ottanta, possa aver desistito dal farlo, pensando che, per distruggere la Democrazia occidentale, esso potesse ancora tornare utile, magari in aggiunta a quell'avanzo di nazismo in fondo al frigorifero.

Il F.I. infatti è un movimento antidemocratico che condivide alcuni tratti dei totalitarismi del secolo scorso come l'accettazione di teorie assurde, la violenza estremistica e l'opposizione alla libertà di parola. E' una teoria della cospirazione i cui aderenti vedono cose che altri non vedono e che ha successo solo perché troppe persone sono suscettibili alla narrativa vittimistica delle minoranze. Rappresenta anche un tradimento del femminismo originario che tendeva purtuttavia all'egualitarismo e che, sebbene come abbiamo visto classista, non aveva mai osato porre al centro della questione femminile, oltre alla lotta di genere, discriminanti di tipo razziale. 

Alla fine, se, come recita un celebre slogan di Milo Yannoupoulos divenuto virale, "il femminismo è il cancro", il femminismo intersezionale potrebbe benissimo diventare la sua forma metastatica.


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