mercoledì 29 marzo 2017

Festeggiare l'euroReich millenario? Parte I - Bandiere azzurre da Roma


Non si sa bene che cosa abbiano festeggiato in quel di Roma, ideale capitale del Califfato secondo i proclami dello stato islamico (vedi sotto), i nostri euroburosauri, guidati dalla Führerona in giacca bianca - prima scelta cromatica dei tedeschi per le grandi occasioni - e da tutto il suo circo equestre; con il premier eurogaio accompagnato dal marito, l'euroembriacone che ormai vede gli scarrafoni populisti camminare sui muri e i soliti eurovalletti nostrani a far da dozzinale eurotappezzeria.
Si vedeva che "La Signora Germania" (it's alive!!) si sentiva in visita dai parenti poveri. Anzi, impoveriti, di scarto, come l'uranio da trasformare in proiettili. Ha skafoneggiato allegramente durante la cerimonia ufficiale, allontanandosi per i kazzi suoi mentre parlava il pur sempre sindaco Raggi (forse per leggere l'SMS con la notifica della cartella di EquiUSA per le spese NATO) e ha mantenuto sempre quell'odioso atteggiamento di uberallismo politico-economico che qualche ingenuo si era illuso che i tedeschi avessero accantonato per sempre e che invece, non avendo ahimè ricevuto il trattamento "alla giapponese", sono stati messi in condizione di poter risfoderare al momento opportuno, ovvero fin dal primissimo dopoguerra. La volontà da parte delle potenze vincitrici di mantenere un certo core nazista in Europa in funzione solo apparentemente antisovietica, in realtà puramente antidemocratica nel senso più pieno del termine, lo stiamo pagando caro.

Ma dove l'avevo già vista la giacca bianca? Ah, ecco.
Giacca bianca e pantalone nero. Come sei cattiva - diranno - che c'entrano i nazisti? Che oltraggio! Leuropa ci ha salvato dai NAZI-onalismi e grazie ad essa abbiamo avuto ben 70 anni di pace!
I nazi c'entrano, c'entrano eccome. E per colpa loro non siamo in pace ma in guerra; lo dimostra il senso di umanità che stiamo perdendo ogni giorno di più e che sarà difficile se non impossibile recuperare, come dice il mio amico Federico. Questa sensazione di stare di nuovo nel grande esperimento "come si diventa nazisti" lo si deve al fatto che il grande progettone europeo pare proprio la continuazione del Reich Millenario solo temporaneamente accantonato sotto le bombe alleate e poi di nuovo affidato alle sapienti mani che lo avevano gestito negli anni 30-40. Forse nel 1957 ci sarebbe stato bene un cartello: "Riprendiamo le trasmissioni scusandoci per l'interruzione." 

I britannici, con tutti i loro difetti e doppiezze, hanno un fiuto particolare per riconoscere le derive nazistoidi e ci offrono sempre ottimi spunti di riflessione sul valore della democrazia. Quella liberaldemocratica, lo so, ma è l'unica e la migliore che abbiamo potuto trovare.
La Brexit, firmata da Elisabetta e Theresa, viene venduta dal ministero dell'europropaganda come un atto di mera insubordinazione, mentre invece si tratta del tentativo di salvare la sovranità nazionale e la democrazia rappresentativa, in un momento in cui il "tireremo diritto" dei tedeschi ci fa sperare di risentire le note di "In the Mood" e, soprattutto, "Kalinka". Solo che, questa volta, potrebbe essere sushi per tutti, invasori compresi.

Rodney Atkinson è il fratello maggiore di Rowan, il celebre Mr. Bean. Non lo conoscete perché è considerato un eretico che parla male de Leuropa e perciò lo si può incontrare solo nelle dark room dei media alternativi. Mi è immediatamente divenuto simpatico dopo averne letto la character assassination sul "Guardian"il solito giornale bigotto desinistra che usa il mezzuccio del razzismo per denigrare chi non la pensa nell'unico modo accettato. Tra parentesi, Mandela firmò veramente il patto con il diavolo, accettando di mantenere e concentrare il potere economico nelle mani dell'1% di ultra-elite bianca in cambio del potere assoluto per l'ANC e la licenza di vendetta razziale sulle classi medie bianche sudafricane. Lo ha scritto anche Naomi Klein, che non è certo populista. In pratica qualcosa di assai simile a ciò che hanno fatto tutte le sinistre post-ottantanoviste del mondo per sopravvivere in regime di shock economy e ultraliberismo hardcore. Ovvero vendere le rispettive classi operaie e classi medie ex operaie evolutesi grazie al capitalismo keynesiano per ottenere la gestione del Potere in subappalto e praticamente in esclusiva. Si è sempre i piddini di qualcuno.
Chiusa la parentesi, Atkinson fu esponente dello UKIP prima di litigare con Nigel Farage, è un ex consigliere politico ministeriale ed è autore di libri assai critici sull'Unione Europea. Citò per omissione di denuncia di tradimento i ministri Francis Maude e Douglas Hurd che firmarono il Trattato di Maastricht. Un bel tipetto agguerrito, insomma.
Nel 2008 pronunciò, nel corso di un incontro pubblico alla Camera dei Lords, il seguente discorso, nel quale si possono trovare spunti interessanti.
"C'è stato un golpe contro il popolo britannico e quelli degli stati-nazione d'Europa che furono liberati dal fascismo nel 1945 e dal comunismo nel 1989, ed è stato un golpe contro la sovranità degli elettori, ovvero contro la pura definizione di democrazia. Coloro che si prefissero di distruggere la sovranità democratica sapevano che non vi sarebbero riusciti se avessero svelato le loro vere intenzioni e sapevano anche che non avrebbero potuto attuarle utilizzando il normale sistema democratico. Agirono quindi nel back office e attraverso organismi sovranazionali, instaurando nell'Unione Europea uno stato corporativo burocratico talmente monolitico e gigantesco da intimidire, silenziare e ridurre all'impotenza le istituzioni periferiche che avrebbero dovuto essere inglobate nel progetto.
I piani per questo processo essenzialmente reazionario furono delineati, tra gli altri, da molte personalità nazi-fasciste sopravvissute alla seconda guerra mondiale, e realizzati nell'odierna Unione Europea. Il fatto che molti costruttori dell'Europa abbiano agito in buona fede e con ottime intenzioni non toglie il fatto che essi abbiano tratto ispirazione dagli odiati regimi del passato fascista ed abbiano creato le loro strutture sulle ceneri della democrazia degli stati nazionali, esattamente in assonanza con i piani fascisti che credevano di avere sconfitto.
Ora che il completamento del loro progetto segreto di trasformare gli stati-nazione europei in un gigantesco impero corporativistico è imminente, i nuovi dittatori si sono fatti più audaci. Ora possono agire come se i votanti non esistessero, visto che sanno che i votanti non hanno più potere. Sebbene la Costituzione Europea sia stata comprensibilmente rigettata dai popoli di Francia e Olanda, essa è stata reintrodotta nella forma del cosiddetto "Trattato di Lisbona" e i governi della UE sono stati intimiditi al fine di non tener conto dei risultati dei referenda votati dai loro popoli. Dopo aver bloccato i referenda, la Commissione Europea si permette la spudoratezza di lanciare una nuova iniziativa chiamata "Dibattere l'Europa: Dare voce ai cittadini".  E ciò dopo che il 95% degli stati membri dell'Unione Europea negò ai suoi cittadini il diritto di votare sulla perdita massiva di diritti democratici insita nel Trattato di Lisbona. Non ci dobbiamo meravigliare del fatto che, secondo i sondaggi dell'Eurobarometro, solo il 50% dei popoli della UE approvi l'istituzione.
Ancora più disgraziatamente, gli irlandesi potrebbero aver cambiato idea sul trattato di Lisbona a causa dei timori circa il collasso della propria economia, a causa dello sfruttamento finanzario delle loro banche da parte della Germania e dell'appartenenza all'euro, che impedisce all'Irlanda di poter controllare, in caso di recessione, il proprio tasso di cambio e di interessi.
Il Trattato di Lisbona ha creato una nuova entità nazionale alla quale gli stati membri sono sottomessi. Ciò rende le modifiche costituzionali possibili perfino senza la loro consultazione.  Esso elimina il principio fondante del libero mercato e della libera concorrenza.  Allo stesso tempo bandisce e reintroduce la pena di morte per rivolte e tumulti, permette la restrizione di diritti e libertà al fine di servire gli interessi dell'Unione Europea e permette alle forze armate UE di occupare qualunque paese membro.
Gli irlandesi, distrutti dall'euro e sottoposti a pressioni intollerabili, hanno votato "si"a tutto ciò. L'unione Europea ora sa che tutto ciò che deve fare per cancellare le costituzioni degli stati membri, è distruggere prima di tutto le loro economie. Gli elettori, allora, spaventati, capitoleranno."
Secondo Atkinson, ma è il parere condiviso da altri studiosi e storici liberali come John Laughland, che ne parla nel suo inspiegabilmente mai tradotto in italiano "The Tainted Source. The Undemocratic Origins of the European Idea", il meccanismo di funzionamento dell'Unione Europea è basato sui piani nazisti di "unione economica europea" del 1941 e pubblicati nel 1942. Il fatto che in quell'anno sia stata anche, dagli stessi soggetti, delineata la Endlosung, ovvero la "soluzione finale", costituisce una coincidenza agghiacciante.

Gli indizi sulla matrice nazista della UE si possono ritrovare periodicamente, secondo Atkinson, nel comportamento tenuto da Leuropa durante alcune crisi regionali. Ad esempio durante la guerra nella ex-Yugoslavia, ed io aggiungerei anche nel modo in cui è stata liquidata, con una vera "soluzione finale" politico-economica, la DDR. Come nel 1940, scrive l'autore, abbiamo assistito alla dissoluzione della Yugoslavia e della Cecoslovacchia, sostituite dalla riproposizione dei vecchi stati della Slovacchia, Croazia, Bosnia e Kosovo. Questi stati negli anni '40 erano tutti alleati del nazismo e ciascuno di essi fornì al Terzo Reich la propria divisione di SS. Una coincidenza, I suppose.
"L'Unione europea ha promosso e finanziato nei Balcani la pulizia etnica di un milione di europei, per lo più serbi, ebrei e zingari da Croazia, Kosovo e Bosnia, realizzando le antiche ambizioni di organizzazioni fasciste in quei paesi. Naturalmente è l'Unione europea, sia laburista che liberaldemocratica e conservatrice, che ha resuscitato la Croazia, un paese con le più evidenti tradizioni fasciste in Europa. La Croazia, con la cacciata di circa 300.000 serbi dalla loro patria storica nella Krajina nel 1995 si è resa colpevole della più grande pulizia etnica in Europa da decenni. I legami tra fascisti croati e nazisti tedeschi ai nostri giorni è ben documentata. L'esercito e il governo tedeschi furono i principali sostenitori del presidente Tudjman e i primi a riconoscere lo stato creato illegalmente della Croazia nel 1991."
Come non pensare subito inoltre alle recentissime imprese - silenziate dal ministero dell'europropaganda - del regime filo-UE dell'Ucraina, dove il Battaglione Azov si fregia apertamente di simboli inequivocabilmente nazisti (e NATO).


Atkinson passa in rassegna le biografie di alcune personalità di spicco del parco fondatori UE in forte odore di passato nazista, a cominciare da Walter Hallstein, ministro degli esteri della RFT e padre della omonima "Dottrina" che negava il riconoscimento diplomatico a quegli stati che avessero riconosciuto la Repubblica Democratica Tedesca (DDR), poi eradicata nel 1990 da personaggi come Kohl e Schauble. Firmatario del Trattato di Roma, Hallstein fu il primo presidente della Commissione Europea, eletto nel 1958.
Poi Paul Henri Spaak, il ministro degli esteri belga che aveva rifiutato l'aiuto al governo repubblicano spagnolo durante la guerra civile, che divenne uno dei padri fondatori della UE e segretario generale della NATO.
Hans Josef Globke. Segretario di stato con Adenauer, soprattutto per le questioni legate alla creazione della comunità europea, durante il nazismo aveva formulato la legislazione d'emergenza che aveva permesso a Hitler di conquistare il potere assoluto nel 1933 e aveva stilato le leggi razziali di Norimberga, che revocavano la cittadinanza tedesca agli ebrei. Cazzabubbole, insomma.
Nel dopoguerra, Globke divenne capo, per il decennio 53-63, della cancelleria federale della Germania Occidentale. Nel 1960 la CIA fece pressioni su Life Magazine affinché cancellasse i riferimenti a Globke contenuti nelle memorie appena ritrovate di Adolf Eichman. (Che la UE sia anche, tra le tante cose che è, una creazione della CIA ultraoscura di Allen Dulles, non vi sono dubbi).
Kurt Georg Kiesinger. Nazista della prima ora, ex SA, nel 1940 divenne capo del dipartimento per la propaganda radio del regime, soprattutto quella riservata ai territori occupati dal Reich, come Francia, Belgio e Grecia. Nonostante queste credenziali, nel 1966, come capo del partito cristiano democratico, fu eletto cancelliere.

Il più interessante, però, resta sempre Walter Funk, personaggio noto a chiunque voglia riscontrare le sconcertanti attinenze tra le politiche economiche di austerità "europee" e la politica economica predatoria nazista di pre-guerra seguita agli anni espansivi prociclici di Hjalmar Schacht, promossa proprio da Funk.
Funk - scrive Atkinson - aderì al Partito Nazionalsocialista nel 1931 e divenne presto non solo il consigliere economico di Hitler ma capo ufficio stampa del ministero della propaganda di Joseph Goebbels. Nel 1938 fu nominato ministro dell'economia, divenendo il trait d'union tra il partito e il complesso industriale tedesco dal quale otteneva appoggio economico e politico per Hitler. Il 3 dicembre 1938 Funk firmò un decreto che imponeva agli imprenditori ebrei di vendere o liquidare le proprie imprese e vietava agli stessi di acquisire proprietà immobiliari. Gli ebrei furono costretti a depositare azioni, titoli ed altri beni in banche speciali dove i loro conti erano contrassegnati come "ebrei". Un bail-in, diremmo oggi.
Funk fu imputato al processo di Norimberga ma, al suo rilascio nel 1957, ottenne un impiego al ministero dell'educazione della Bassa Sassonia, dove si adoperò nella promozione della nuova comunità europea presso scuole e università. 

Interessante, no? Ah, secondo voi di chi è questa citazione?
"La Germania dovrebbe, visto che è divenuta pacifica e ragionevole, prendersi tutto ciò che l'Europa e il mondo intero le ha negato in due grandi guerre, una sorta di egemonia soft sull'Europa".
Nessun nazistone D.O.P. stavolta, ma solo Joschka Fischer, ex ministro degli esteri tedesco; verde, spinelliano, sessantottino. Il mistero di come il progettone nazista del 1942 sia diventato il "tessoro" della mejo sinistra antifa, si trova sulla faccia nascosta dell'Euroluna.
P.S. Volendo, nella foto seguente, sempre del maledetto 1942, vi sarebbero anche le origini di Eurabia, nome discusso che però altro non è che il nome di un bollettino pubblicato negli anni '70 dal "Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni per l'Amicizia con il mondo arabo" (nel link il numero 2, in francese). A proposito di patti con il diavolo, eccone un altro degno di nota, che chiameremo "Oil for migration". Gli europei, terrorizzati dal poter rimanere senza benzina durante la crisi petrolifera, al primo chiudersi di rubinetto dell'OPEC accettano di aprire le porte all'immigrazione islamica in Europa. L'Unione Europea è da allora in poi entusiasta all'idea di fornire, come richiesto, tecnologia avanzata ai paesi arabi in cambio dell'afflusso di lavoratori arabi in Europa, ai quali dovranno essere concessi, lo si pretende, gli stessi diritti dei lavoratori autoctoni. 

Non si capisce quali sarebbero stati i vantaggi di questa amicizia, voluta da Francia e Germania, per i popoli europei, a parte la garanzia del rifornimento di petrolio e lo sfruttamento da parte del complesso industriale tedesco e francese di manovalanza immigrata. Infatti non vi sono.  Un'altra delle richieste degli arabi nell'ambito dell'Oil for migration era l'appoggio incondizionato alla causa palestinese in funzione anti-americana ed anti-israeliana, e sappiamo quanto ci sia costato il voler barcamenarsi e tenere il piede in due staffe in termini di terrorismo e strategia della tensione.
Oggi l'obiettivo dell'amicizia euro-araba, alla luce degli ultimi avvenimenti, acquista una sfumatura tendente al nero più cupo. Traggo dal noto opuscolo "Black Flags from Rome" della sedicente ISIS, questo inquietante ritaglio.

E, a pagina 85, questa agghiacciante premonizione. 
"Quando lo Stato Islamico avrà vinto l'Armageddon in Siria, i combattenti libici, marocchini e tunisini raggiungeranno l'Europa via mare o per via aerea. Saranno supportati e guidati dai musulmani che avranno preso il controllo delle coste strategiche e perfino da quei non musulmani  che saranno disposti ad accettare i Musulmani come loro nuovi padroni. Per allora, l'armata crociata sarà sconfitta e lo stato islamico sarà la forza più potente sia in Europa che nel Medio Oriente. I musulmani in Europa saranno collegati grazie all'eliminazione delle frontiere e otterranno tutto l'appoggio da parte del Medio Oriente.
L'Italia sarà per allora stata conquistata da musulmani armati provenienti da più direzioni: bande musulmane del Nord e dell'Ovest, combattenti islamici dai Balcani e missili e navi dal sud.
Senza nessuno che possa eguagliarne potenza e unità, i musulmani avranno catturato Roma, la capitale d'Europa."
Chiunque l'abbia scritta, dei veri musulmani o qualcuno che si spaccia per essi allo scopo di terrorizzarci e spingerci, dopo essere divenuti nazisti (scacco matto) a farne polpette, magari con contorno di funghi nucleari, lo scenario che vi viene prefigurato non sembra così lontano da antichi proponimenti islamici di conquista e, ciò che è peggio, chi sta mettendo a ferro e fuoco le città europee con tattiche da guerriglia urbana, nella conquista di Roma e nel dominio islamico del mondo ci crede veramente. E ne conosciamo tanti di non musulmani ansiosi di farsi governare dall'Islam e disposti a tutto affinché ciò avvenga, senza chiederci se saremmo eventualmente d'accordo.  E qui si ritorna ai britannici ed alla loro preoccupazione per la deriva antidemocratica e "nazista" dell'Europa, che sarà oggetto della prossima puntata.

Vedete, noi non saremmo crociati. E' che ci dipingono così.

giovedì 23 marzo 2017

Non ci saremmo mai aspettati una sorta di Inquisizione svedese

Nayana Gulstad e Claes Mård 

Quella che segue è una vicenda assurda, che pochi anni fa avremmo ritenuto impossibile potesse accadere in Europa. Eppure, ancora una volta si parla della Svezia, di questo straordinario laboratorio a cielo aperto di ingegneria sociale sempre più strisciante verso il totalitarismo. Quella forma particolarmente subdola che si esprime nel "politicamente corretto".
Ce la racconta oggi sul suo blog "The Truth Barrier" Celia Farber, giornalista svedese-americana della quale parlo anche nel mio ultimo articolo per "Puntozero" prossimamente in edicola. 

Riassumo brevemente la storia, che avrebbe sicuramente entusiasmato Franz Kafka, e quindi vi propongo la traduzione in italiano dell'articolo, perché offre una visione straordinariamente vivida della catastrofe socialdemocratica attraverso gli occhi e il racconto dei suoi diretti protagonisti.

Una coppia di cantanti, Claes Mård e Nayana Gulstad, il 3 marzo di quest'anno si è trovata per caso a filmare con uno smartphone dei disordini scoppiati tra gang rivali di immigrati e la polizia nelle strade della città svedese di Hallsberg. I facinorosi stavano lanciando pietre, brandendo spranghe e attaccando auto della polizia. Il figlio diciassettenne di Mård era barricato all'interno del suo liceo insieme ad altri studenti, e i due musicisti hanno continuato a girare in macchina attorno alla zona in attesa di poter recuperare il ragazzo. Nel mentre, hanno messo in diretta streaming il filmato su un social per avvertire le persone della zona della situazione di pericolo. Questo gesto, ormai divenuto conquetudine nell'era della tecnologia portatile, da allora ha tuttavia completamente cambiato le loro vite. 
Subito dopo la pubblicazione del video sono stati contattati dai loro capi (lavorano per una specie di ARCI locale) ed è stato detto loro che potevano attendersi per esso il licenziamento. I loro strumenti ed attrezzature sono stati sequestrati ed è stato chiesto loro di scrivere una lettera di autocritica, nella quale avrebbero dovuto scusarsi per il fatto di aver girato il filmato e di avere usato nello stesso parole negative. 
La cosa ancora più scioccante è stata la richiesta delle autorità di attribuire il loro gesto ad una loro presunta "infermità mentale", per il fatto che uno di loro, Mård, ha l'ADHD e una lieve forma di autismo e l'altra, Gulstad, soffre di Sindrome di Asperger. [Nota della psicologa tradizionalista. Si tratta di malattie postmoderne inventate dai cuochi dell'infame DSM-V, molto spesso utilizzate come etichette per persone scomode].

Le autorità svedesi hanno quindi chiesto ai due cantanti di mettere per iscritto che i loro handicap mentali li avevano indotti a farsi manipolare dai media "di estrema destra" e che nel momento in cui avevano commesso il "crimine" non erano in pieno possesso delle loro facoltà mentali. Cosa che hanno rifiutato di fare. 
Celia Farber li ha intervistati per telefono dagli Stati Uniti il 21 marzo. Oggi, 22, era in agenda un secondo colloquio, durante il quale ssarebbe stato loro chiesto nuovamente di mettere per iscritto la loro autocritica e sarebbe stato discusso il loro licenziamento. 
Ecco il video incriminato dove si vede ben poco, per la verità. Quasi nulla. Solo persone che fuggono inseguite dalla polizia. La cosa interessante è cosa è stato costruito, dopo, sul nulla, dal politicamente corretto. UPDATE: Celia mi ha informato che sono stati aggiunti i sottotitoli in inglese.






Ecco la traduzione (editata) dell'intervista di Celia Farber a Claes e Nayana.

(CM sta per Claes Mård, NG sta per Nayana Gulstad, e CF per Celia Farber.)

Celia Farber: Parlatemi di voi.

Nayana Gulstad: Lavoriamo per un'associazione culturale statale chiamata ABF per la quale ci esibiamo ogni settimana come “Sound of Scandinavia”nelle case di riposo per anziani e malati di Örebro, suonando per loro ogni tipo di musica. [Nota: Per pura coincidenza,Örebro è la città dove Celia è cresciuta e dove lavora il poliziotto Peter Springare, che nei giorni scorsi ha denunciato, sempre su Facebook, le censure delle autorità svedesi riguardo ai crimini commessi dall'immigrati.]

CF: Che cosa è esattamente l'ABF?

NG: ABF significa Associazione Educativa dei Lavoratori ... il che comprende anche l'informare le persone di quali sono i loro diritti sindacali.

CF: È un'associazione socialdemocratica?

NG: Secondo alcuni dei suoi capi, si, non si può appartenervi senza essere iscritti al partito socialdemocratico, mentre per il suo massimo dirigente si tratta di un ente politicamente neutrale.

CF: Quando sono iniziati i vostri problemi?

NG: Quindici giorni fa, il 3 marzo, c'è capitato di registrare un evento in cui dei criminali hanno lanciato pietre e causato tumulti presso la scuola superiore locale di Hallsberg. Io filmavo mentre Claes guidava. Stavamo parlando durante le riprese e, sai com'è, ci sarà scappata una parola un po' forte. Ma non volevamo offendere nessuno, nessuno di origine straniera. Non volevamo farlo. [Seconda nota della psicologa tradizionalista. Tant'è, non possono fare a meno comunque di scusarsi, di sentirsi in colpa per ciò che hanno pensato.]

CM: Ho vissuto nella Repubblica Dominicana per quasi 20 anni. Ho un bambino della Repubblica Dominicana e mia moglie è araba. Anch'io sono stato considerato "terrone". Però questa parola non si può usare in Svezia, pubblicamente. Non si può dire “straniero” in Svezia: si può solo dire “immigrato”.

CF: Non mi direte che non si può fare per legge!

NG: Non vi è una legge, ma si suppone di essere abbastanza civili da non dirlo. Per esempio non si dice più "Negro Ball" ma "palla di cioccolato”. [Questo è un riferimento ad un celebre prodotto svedese degli anni '60 dal nome disastroso che fu poi cambiato negli anni '90.]

CF: Possiamo parlare dell'evento che avete ripreso? Siete in grado di discuterne?

NG: Certamente. Abbiamo girato il filmato e lo abbiamo postato su FaceTime in diretta, e così la gente ha reagito con molta forza. In Svezia il problema non sono tanto gli immigrati, ma i problemi di integrazione. E' facile colpevolizzzare gli immigrati, ma non è colpa loro. E' dei politici che non si assumono le proprie responsabilità.
Ciò che abbiamo ripreso era qualcosa che normalmente si vede solo nei film. O che accade in città come Stoccolma, Goteborg, Malmo. Era totalmente surreale che accadesse nella nostra cittadina, ad Hallsberg.
Gettavano sassi contro la polizia e hanno anche colpito un'auto di pattuglia, prima che gli agenti riuscissero ad averne ragione. Mio figlio era bloccato a scuola perché avevano chiuso le porte. Giravamo attorno nel quartiere in attesa di poterlo portare via.

CF: Quante persone hanno visto il vostro filmato?

NG: Circa mezzo milione. E' stato pubblicato anche sulla pagina Facebook di Peter Springare e su altri social media.

CF: Vi era stato chiesto di raggiungere la scuola?

NG: No, vi siamo capitati per caso.

CF: Come lo sapevate che vi erano dei problemi?

NG: Abbiamo semplicemente visto cosa stava accadendo passando di lì.

CF: Quanti anni ha tuo figlio?

CM: 17.

CF: Eri preoccupato per la sua sicurezza?

CM: Sono abituato alle rivolte fin dagli anni in cui abbiamo vissuto a Santo Domingo, dove vi erano spesso disordini. Temevo che potesse accadere qualcosa ... Tipo una sparatoria nella scuola o qualcosa del genere ...

CF: Che cosa è successo dopo la pubblicazione del video?

NG: La gente ha avuto una reazione molto forte. Poi ABF ci ha chiamati e ha detto che il video avrebbe potuto costarci il posto di lavoro.

CF: Ve lo hanno detto per telefono?

NG: Sì, ci hanno informati che dei politici avevano contattato ABF chiedendo loro come fosse possibile che lavorassimo per l'associazione.

CM: Il 99% di coloro che, tra la gente comune, ci hanno contattato però stava dalla nostra parte. Anche questo è stato come uno shock, l'inizio di un cambiamento ... Ora la gente sta finalmente provando a dire la verità su ciò che sta accadendo qui. Gli occhi sono stati tenuti chiusi per troppo tempo. Noi che abbiamo utilizzato i nostri nomi apertamente siamo stati però anche minacciati e la mia auto è stata vandalizzata, completamente distrutta.
NG: Quelli di ABF ci hanno detto che avremmo dovuto scrivere una lettera contenente la nostra autodenuncia. Ci è stato detto che avremmo dovuto chiedere scusa per questo cattivo comportamento, che non era la prima volta che ci capitava, che siamo disabili mentali e per questo non capiamo le cose molto bene, e che eravamo stati ingannati dai media. Ci è stato chiesto anche di dichiarare pubblicamente le nostre idee politiche.

CF: Che cosa intendi dire, con "disabili mentali"?

NG: Io ho la Sindrome di Asperger e Claes ha l'ADHD e soffre di una leggera forma di autismo. Non avevamo mai avuto lamentele circa il nostro lavoro. Tutti dicono che siamo i migliori. E' solo la politica che pensa che questo film è così ... a loro non è piaciuto il film.

CF: Quanto tempo è intercorso tra il momento in cui hai girato il video e quella telefonata?

NG: Circa due ore.
CM: La notizia si era diffusa rapidamente in tutta la Svezia.

CF: Ma è scioccante. Sembra una cosa da DDR!

NG: Domani abbiamo il secondo incontro.

CF: Spero che lo registrerete. Insistete sul poter registrare l'incontro. Sul serio.

NG: Ci hanno già ci ha detto cosa scrivere nella lettera e domani la pretenderanno, punto.

CF: Ma siete persone libere in una democrazia!

NG: Non lo siamo, in Svezia, non proprio.
CM: Non in Svezia. Ti posso dire questo: ho vissuto 20 anni nella Repubblica Dominicana, a Miami, in Colombia, ho lavorato professionalmente nel mondo della musica e così ha fatto Nayana. Non siamo degli idioti. Siamo laureati, qualificati, ma ci vogliono far uscire allo scoperto e dire che siamo portatori di handicap mentali e per questo siamo stati cattivi e abbiamo girato quel video...

CF: Questo è molto scioccante per me, come americana. Voglio dire il fatto che abbiano il coraggio di dire che siete disabili mentali ...

NG: Ho l'Asperger ma non me ne vergogno. Ci siamo sentiti molto umiliati. Sai cos'hanno fatto la settimana scorsa? Avevamo tenuto dei concerti extra per raccogliere fondi per la nostra attrezzatura musicale. Ebbene, sono venuti a requisirla in modo che non potessimo lavorare. 

CF: Così hanno rubato i vostri strumenti.

NG: Sì.

CF: Avete un avvocato?

NG: Per essere onesti, non possiamo permettercelo in questo momento.

CF: Avete bisogno di un avvocato. Hanno confiscato la vostra attrezzatura e stanno cercando di impedire il vostro sostentamento. Ne parlo per esperienza. Non lasciate che questo accada. Questa è una versione moderna della tirannia comunista.

CM: Questo è esattamente quello che è. Non vorrei esagerare, ma credo che stiamo arrivando al punto in cui alcuni svedesi dovranno lasciare questo paese. Allo stesso modo in cui gli svedesi emigrarono negli Stati Uniti per sfuggire dalle persecuzioni della Chiesa.
NG: Ora sono i politici a perseguitarci. E noi siamo lavoratori della cultura, non siamo tenuti a essere tranquilli e buoni. Siamo tenuti a criticare la società. Siamo tenuti a essere un ponte tra le persone comuni e coloro che prendono le decisioni. Se i lavoratori della cultura non possono più esprimersi qui ... poi cosa succederà?

CF: Il "Nerikes Allehanda" [giornale regionale] ha scritto sulla vostra vicenda?

NG: L'unica cosa che ha scritto è stata sull'atteggiamento avuto dalla Chiesa contro di noi, al fatto che i fedeli non avrebbero dovuto rivolgerci la parola in chiesa. Mi sono sentito una strega da bruciare e io credo in Dio.Voglio dire, però, che invece la nostra polizia locale, in occasione dei disordini che abbiamo documentato, ha fatto un lavoro fantastico. Hanno chiuso le scuole, hanno protetto i ragazzi.

CF: Questo scoppio di violenza ha a che fare con lo spaccio di droga e le lotte tra bande rivali?

NG: Sì. Narcotici, armi, faide tra diverse fazioni.

CF: Perchè secondo voi è così importante per lo stato e i media svedesi nascondere reprimere questa storia? Che cosa c'è sotto?

CM: Penso che abbia a che fare con la nostra industria principale in Svezia, che è quella delle armi che vendiamo agli altri paesi. Ed inoltre al fatto che quando arrivano profughi ci guadagnamo. Non noi svedesi comuni, s'intende, ma i nostri politici.

CF: Come fanno a guadagnare denaro sui migranti, se questa è la parola giusta? O piuttosto immigrati.Come fa la Svezia a guadagnare tanto su di loro?

CM: La Svezia ottiene i soldi dalla UE e dagli altri paesi per accogliere i rifugiati. Io lo chiamo un commercio di esseri umani. Si guadagnano soldi, ma in un modo molto miope.

CF: La UE vuole che i rifugiati vadano in Svezia. Ma perché proprio in Svezia?

NG: Per la verità, queste persone hanno davvero bisogno di aiuto, come quando scoppiò la guerra in Siria... Ci sono così tante persone in difficoltà che vogliono venire in Svezia. Siamo un buon paese. Ma siamo anche un esperimento sociale, dal 1970. Vogliamo essere in grado di dire che siamo meglio degli altri, che abbiamo un'alta moralità e che aiutiamo le persone. Ma noi non abbiamo proprio la possibilità di farlo, davvero.

CF: Torniamo all'incidente a cui avete assistito. Ditemi di più su quello che è successo.

NG: Questi giovani armati hanno gettato pietre contro la polizia, c'è stato un vero e proprio momento di panico, di caos.

CF: Nayana, quando dici armati che cosa intendi dire?

NG: Avevano delle spranghe. Ma non abbiamo ripreso il volto di nessuno. Siamo stati attenti a non filmare i loro volti. [La loro impressione era che si trattasse di bande rivali di immigrati dall'Etiopia.]

CF: Qual è stata la cosa peggiore che hai detto? Questa parola,“Blatte" [NDR. Meridionale nel senso di terrone. O marocchino nell'eccezione che il termine ha in Emilia Romagna, ovvero individuo proveniente da qualunque luogo al di sotto di Ancona]. Quella parola che non si dovrebbe dire ...

NG: In Svezia si dice “fy fy fy,” (vergogna, vergogna, vergogna) a quelle parole. Se sei un buon svedese non si devono utilizzare parole come queste.
CM: Ma non è una parola così terribile, dai.
NG: E 'una parola che non si dice. Non pubblicamente. Si può dire in casa, nella propria cucina, ma non in pubblico.

CF: Non vi hanno chiesto di rimuovere il video?

NG: E 'stato cliccato così tante volte che era troppo tardi.
Abbiamo dei media orribili qui in Svezia. Esigono che ogni persona la pensi in un certo modo e nello stesso modo ... Sono orribili. Semplicemente orribili.
I media qui ad esempio stanno ora attaccando sistematicamente Trump. Costantemente. Non lo so. I media svedesi sono come la Chiesa del 1600.

CF: Affascinante. E ho notato, quando ho vissuto lì tempo fa, che in pratica non avete media alternativi, eccetto "News Voice" e pochi altri. Vorrei suggerirvi di leggere Torbjorn Sassersson di News Voice, se non lo fate già.
OK. Così, di questo incontro con i dirigenti, hai scritto una lettera, parlamene.

NG: Ho scritto una lettera di autodifesa ma non l'hanno accettata. Dicevo che mi scusavo di aver parlato in modo dispregiativo: che noi non crediamo che i problemi che abbiamo qui in Svezia siano da attribuire agli immigrati ma che si tratti di un problema di integrazione, di un problema politico. Ho spiegato che siamo progressisti. Che crediamo nella democrazia, nell'uguaglianza ... ma che si deve parlarne quando qualcosa non va.

CF: Potrei avere una copia di questa lettera?

NG: Sì, certo, te la manderò.

CF: Grazie. Perché non l'hanno accettata?

NG: Vogliono che siamo più precisi nell' auto-definirci "progressisti"; che cosa significa. Credo nella libertà, credo che ognuno dovrebbe essere libero di essere ciò che è, ma per loro non è abbastanza. E poi, come ho già detto, vogliono farci invocare l'infermitò mentale, ammettere che non abbiamo capito quello che stavamo facendo, e che siamo stati strumentalizzati dai media di estrema destra a scopi politici. Sai, abbiamo le elezioni, presto, in Svezia.
Io sono un liberale. Con questo voglio dire che credo nell'esporre i fatti e la verità delle cose.

CF: Claes, anche tu hai dovuto scrivere l'autodafè oppure la lettera era per tutti e due? 

NG: Si, l'ho scritta per tutti e due.
CM: Il mio punto di vista è che abbiamo girato alcuni video, perché c'è capitato di essere lì nel momento in cui quegli eventi stavano accadendo. Non abbiamo abusato della nostra posizione e in realtà non abbiamo nulla di cui scusarci, in effetti. A parte il mio uso di quella parola riferita agli immigrati.
NG: In Svezia non ti è permesso di chiamarli in altro modo che “immigrati”.

CF: Si può dire “immigrati” ma non “stranieri”. Il mio orecchio svedese-americano, non sente una gran differenza, ma OK ... Hai scritto una seconda lettera quando hanno respinto la prima?

NG: No, abbiamo questo secondo incontro domani. Stanno formulando una lettera che dovremo firmare senza necessariamente averla approvata.

CF: Il fatto è accaduto il 3 marzo? Quando vi hanno requisito l'attrezzatura?

NG: Lo scorso Giovedi, alle 9 del mattino. Hanno preso tutti i nostri strumenti.

CF: Incredibile. Avete paura di non poter più essere in grado di sostenere voi stessi?

CM: Si. Domani siamo a rischio di venire licenziati.

CF: Per favore, registrate l'incontro.

NG: Ho intenzione di sfruttare il fatto che, come hanno detto, abbiamo un handicap mentale, e quindi abbiamo bisogno di riascoltare ciò che abbiamo detto.

CF: Questo è importante. In caso contrario, potranno fare ciò che vogliono, potranno rovinare la vostra reputazione, togliervi i mezzi di sussistenza. Si potrebbe anche registrarli mentre dicono che non è possibile registrare. In tal caso, si trattrerebbe di una società definitivamente fascista.

CM: Questo è vero. Ho vissuto in Sud America. In paesi sotto un regime fascista. Questo è peggio.

CF: In che modo è peggio? Sono d'accordo.

CM: Quando vivevo nella Repubblica Dominicana, per esempio, non sono mai stato controllato dalle autorità. Le mie opinioni ... nessuno stava controllando questo genere di cose. Qui vogliono sapere tutto!

CF: Ciò che ho notato, quando sono stata in Svezia recentemente, è che la gente è davvero cambiata. Nessuno può parlare, nessuno vuole discutere, è molto strano. I miei amici mi hanno attaccato su FB come una criminale per aver portato alla luce queste cose. Io sono americana. Dopo tutto posso sempre andarmene. Ma per gli svedesi dev'essere terribile sentirsi traditi in questo modo: sapere che i sentimenti degli Svedesi non significano nulla, e quelli degli immigrati significano tutto.

NG: Siamo un esperimento sociale. Dobbiamo essere allevati, plasmati, progettati. E' così per la nostra istruzione e per i media.
CM: Non abbiamo bisogno di carceri e cose del genere, perché qui si possono controllare le persone in ogni caso. Possono licenziarmi domani. Essi possono eliminare gli assegni sociali o altro. L'intera società è costruita su questo sistema che fa sì che quei cittadini che non fanno ciò che i politici vogliono, saranno in qualche modo puniti.

CF: Qual è stata la reazione dei vostri amici?

NG: Molti pensano che abbiamo fatto una buona cosa, ma non avrebbero mai osato farlo loro stessi. Pensano che siamo coraggiosi. Ci chiamano informatori, come Peter Springare, ma siamo davvero solo semplici lavoratori della cultura, che vanno in giro cercando di suonare della buona musica per i nostri anziani. Non stiamo cercando di fare politica.

CF: Preparatevi al fatto che la vostra storia possa diventare conosciuta a livello internazionale. La Svezia non si rende conto di quanto la danneggi questa cattiva pubblicità. Nella comunità internazionale le persone sono sgomente e si chiedono: “Ma che sta succedendo lassù??”
Le autorità sprecano un sacco di tempo e risorse per dare la caccia agli svedesi che pronunciano le parole sbagliate quando avrebbero gravi problemi da affrontare. E' come una psicosi.

NG: Penso sia proprio così. Siamo vicini alle elezioni e i politici svedesi sono preoccupati perché l'SD [il partito di “estrema destra” che spinge per la riforma dell'immigrazione] è attualmente al 20% e si sta alleando con il partito moderato. Il prossimo anno non sappiamo come sarà la Svezia.

CF: Qual è la verità sulle donne, sulle ragazze, sulle molestie sessuali e gli stupri ...? Quanto è grave il fenomeno?

NG: Abbiamo sempre avuto bagni pubblici in Svezia. Ora vogliono separare le donne dagli uomini, per impedire a questi uomini di molestare sessualmente le donne.
CM: Quello che hanno fatto qui in Svezia è che hanno ceduto a questi gruppi estremisti che vogliono cambiare la società.
NG: La cosa peggiore è che per 100 anni le donne hanno lottato per la parità dei diritti. Stesso stipendio, stesse opportunità. Ora è tutto spazzato via, non è più una cosa importante.

CF: Nessuno si preoccupa dei diritti delle donne?

NG: Quando un uomo svedese commette un crimine sessuale contro una donna i giornali scrivono: “uno svedese” ha fatto questo o quello. Quando si tratta di un immigrato dicono semplicemente “un uomo ...”
CM: Le statistiche sui casi di violenza sono saliti alle stelle. Le donne non osano uscire da sole.
NG: Non si può più nemmeno mandare tranquillamente le nostre ragazze ai concerti, perché vengono molestate e rischiano di essere violentate. Gruppi di ragazzi agiscono in massa e molestano e stuprano le ragazze.
NG: Le azioni delle autorità in tema di immigrazione non sono coordinate. Non hanno una politica di integrazione. La Svezia ha bisogno di famiglie con bambini. Non capisco perché dobbiamo ricevere tutti questi uomini. Dovremmo andare alle zone di guerra come abbiamo fatto nella Seconda Guerra Mondiale con i “bus rosa” della Croce Rossa e raccogliere donne e bambini. Perché tutti questi uomini? Durante la guerra il re è andato a raccogliere i bambini ebrei, perché non possono andare in Siria e raccogliere questi poveri bambini, e le loro madri? Perché non possono farlo?

CF: Ci manca un pezzo. Qualcosa che noi non sappiamo. Hanno in mente qualcosa, i globalisti.
Ultima domanda, per ora: Mi chiedevo, come ci si sente dentro, dopo questo attacco? 

CM: Sono devastato. Questo paese è andato indietro. Sono profondamente preoccupato per il futuro qui. Dobbiamo avere la libertà di dire ciò che pensiamo. Non è necessario essere d'accordo con tutti. Ma dobbiamo consentire ad ogni persona il diritto di esprimersi.

CF: La Svezia non è quasi più una democrazia. E' come un sistema totalitario morbido.

CM: Domani potrei restare senza lavoro perché ho girato il video di una rivolta. Non ho espresso una posizione politica, mi è capitato di essere lì quando questa rivolta è accaduta.

CF: E' un classico del totalitarismo. Punire tutti i testimoni.

CM: Il mio pensiero è questo: se perdo il lavoro domani a causa di questo, voglio che il mondo intero lo sappia.
NG: Posso essere coraggiosa, ma sono anche preoccupata. Questo non significa però che mi fermerò. Possono uccidermi, se vogliono. Credo che la voce di ogni persona dovrebbe essere ascoltata.

***

 Poco fa Celia ha twittato questo:





"Sono stati licenziati". "Decapitati", secondo le loro parole. E non potranno riavere la loro attrezzatura.


Due pericolosi sovversivi


Traduzione di Barbara Tampieri


martedì 21 marzo 2017

Una bugia ormai troppo grossa perfino per Goebbels


Ecco l'ultimo itinerario, documentato dal sito Marine Traffic, e ricavato grazie ad una semplice e gratuita ricerca di pochi minuti e un merge tra immagini, della nave Aquarius, giunta trionfalmente con il suo carico di carne umana nel porto di Catania dopo aver fatto scalo a Malta (!) come dimostra la sottostante tabella dei movimenti. 946 persone da Bangladesh, Nigeria, Costa d’avorio e Guinea Conakry ma anche da altri Paesi dell’Africa Sub-sahariana, quindi senza alcun vero titolo per venire in Europa.


Aquarius è di SOS Mediterranee, ONG tedesca con l'impulso irrefrenabile di aiutare a deportare gente da un continente all'altro.
Non mi interessa la solita prosa lacrimogena che viene dedicata a questa ennesima impresa del combinato ONU-ONG-Innominabili S.p.A. dagli ineffabili giornalacci che eseguono solo gli ordini, ripetendo una bugia ("salvati nel Canale di Sicilia") che ormai è diventata troppo grossa perfino per Joseph Goebbels. Mi interessano i fatti, e quello che può essere documentato mediante il monitoraggio del traffico marino su siti come Marine Traffic o Vessel Finder è quello di un gigantesco servizio di traghettamento di deportati che rappresenta la versione moderna delle navi negriere e allo stesso tempo un gigantesco Sbarco in Sicilia di truppe dormienti, secondo il principio delle "armi di migrazione di massa". Traffico condotto perfettamente alla luce del sole ma ricoperto dalla putrida glassa della menzogna mediatica che spudoratamente insiste con i "salvataggi", il "golfo di Sicilia" e "le donne e i bambini" quando si tratta al 90% di maschi non accompagnati.
Grazie al monitoraggio di questa flotta di navi negriere si ha la prova inconfutabile di un atto ostile nei confronti della nazione Italiana, utilizzata come porto di sbarco da navi straniere e battenti bandiere di comodo, dalle origini misteriose e dagli altrettanto fantomatici finanziamenti (ma dietro sappiamo che c'è il nostro Judenrat preferito). Ostilità non solo accettata dalle nostre autorità ma coadiuvata, visto il ruolo delle navi CP (Capitaneria di porto) che si spingono fino ai luoghi di ritrovo per scafisti e che sono anch'esse perfettamente tracciabili, per chi ha voglia di farlo.

Strabene ha fatto nei giorni scorsi il blogger Luca Donadel a realizzare un video sull'argomento da più di 300.000 visualizzazioni sull'argomento, utilizzando quindi un mezzo più masticabile dal grande pubblico rispetto al semplice articolo da leggere. Ricordo però, per amor di cronaca, che il ragazzo è arrivato per ultimo, visto che i primi a scrivere sui viaggi sospetti delle ONG erano stati nel novembre 2016 il sito Gefira, (con gli articoli "Caught in the act: NGOs deal in migrant smuggling", The Americans from MOAS ferry migrants to Europe"), Maurizio Blondet che, mannaggia a lui, è sempre sul pezzo, con l'articolo "ONG fanno contrabbando "industriale" di clandestini?", e la vostra umile sottoscritta, sempre in dicembre, con "Il famoso "salvati nel Canale di Sicilia", ovvero un disegnino animato vale più di mille disegnini statici" dove traducevo i due articoli di Gefira e ripubblicavo il loro video già postato da Blondet. Questo per coloro che mi segnalano il video di Luca dicendo: "Guarda qui che scoop!"
A rega'...


Il grande merito di Luca è stato quello di riuscire, utilizzando il messaggio video e il grande successo di pubblico ottenuto, a far uscire dalle fogne i soliti debunkaroli che però hanno miseramente fallito nel tentativo di, appunto, debunkarlo e hanno dovuto ritirarcisi, nelle fogne, in buon ordine.  E che vuoi debunkare quando c'è il tracking che ti fotte? 

Ecco, per esempio, il risultato di una mezz'orata di tracking stamattina su Marine Traffic. Lo vedete il raduno attorno a quel punto vicino al largo della costa libica? La OOC Panther, OOC Tiger, Sea Watch 2 e Siem Pilot sono tutte navi che hanno già traghettato migliaia di clandestini in Italia. Alcune di esse si vantano di "pattugliare" il Mediterraneo in cerca di profughi. 
Il video di Luca certifica che le autorità italiane sanno benissimo che arriverà un carico di esseri umani deportati dall'Africa all'Europa, perché addirittura viene loro telefonato la sera prima, ma non fanno nulla per evitarlo, anzi, mandano le motovedette e lo Sbarco in Sicilia 2.0 continua ininterrotto. 


Verso il raduno degli scafisti stamattina si dirigeva anche la Iuventa (ufficialmente olandese) ovvero "la nave dei ventenni che salverà i migranti", secondo la propaganda.


E Frontex che dovrebbe fronteggiare ed opporsi al traffico di esseri umani? C'è una chicca su Wikileaks che lo riguarda. Questo cablo del 2007 inviato da Dakar, Senegal, alla segreteria di Stato USA, firmato da un certo Smith.

Traduco:

"Il tenente colonnello Alioune Ndiaye è il rappresentante senegalese presso FRONTEX, che è l'autorità UE attraverso la quale Italia, Spagna e Portogallo forniscono assistenza e materiale al Senegal per attuare il pattugliamento delle sue coste. Ndiaye ha detto che nel 2006 vi sono state due o tre partenze al giorno, la maggior parte delle quali da St. Louis. Grazie all'aumento del pattugliamento, le partenze sono diminuite fino ad una ogni quindici giorni e in quel caso dall'estremo sud di Mbour, il che aumenta il tempo di viaggio da 3-4 giorni a 10-12.
A conferma di ciò che ci ha detto Balde, Ndiaye sostiene che le partenze avvengono soprattutto di notte ma che, la mattina successiva, un volo di sorveglianza di FRONTEX può rapidamente identificare il barcone pieno di persone. Una nave di FRONTEX quindi intercetta la piroga e la dirige nuovamente verso il Senegal. Nel 2007, più di 10.000 persone sono state fermate da FRONTEX. Nel mese di settembre è stata intercettata una piroga con 179 persone a bordo, delle quali 125 senegalesi, 32 gambiani, 14 guineani, 6 maliani e i restanti da altri paesi africani."


Cosa dimostra questo cablo? Che le partenze, VOLENDOLO, posso essere fermate. Che di fatto oggi non vengono fermate ma incoraggiate e che FRONTEX è parte del problema. Trovate voi la morale della storia.

Il disegnino di Marine


Santa Marine d'Arc lo sa e lo dice. Il liquidatore d'Italia invece ancora ciancia di Europa mentre dovrebbe stare a San Leo nel pozzo di Cagliostro.

Andamento della produzione industriale di Germania, Francia, Spagna e Italia e l'impatto su di essa della moneta feticcio. Spero riusciate ancora a riconoscere le bandierine proibite. E si, siamo coloro che ci hanno rimesso più di tutti.

P.S. Siccome però non contano i fatti e la realtà ma lo stalinismo schizoide europaranoideo, per questo giornalaccio chi ha convinto ieri sera è stato Macron. 

lunedì 13 marzo 2017

Anatomia dell'autodistruttività donna&mammista


Rubo il titolo da Erich Fromm per questa breve nota di psicologia del maternalismo globalista.
Boel Godner, sindaca di Södertälje, città svedese una volta nota agli appassionati di tennis come la patria di Björn Borg ed oggi detentrice del record di presenza di immigrati siriani e iracheni, è intervistata nel video da Tim Pool, giornalista americano indipendente e collaboratore del magazine liberal "Vice". 
Dopo la nota vicenda "last night in Sweden", della quale ho già raccontato, Paul Joseph Watson di "Infowars" aveva offerto di sostenere i costi di viaggio e soggiorno per i giornalisti che avessero voluto verificare di persona la grave situazione causata dal migration overload in Svezia, e Tim aveva accolto l'invito. Durante il suo soggiorno ha incontrato diversi personaggi e visitato i luoghi più chiacchierati, come le famigerate "no go zones" dove si concentrano le comunità straniere e dove i giornalisti non sono molto amati, come dimostrano vari filmati disponibili su Youtube.


I reporter che si avventurano in queste aree delle città, anche in pieno giorno, non parliamo di notte, vengono immediatamente circondati da giovani sopratutto mediorientali molto aggressivi che impongono loro di non riprenderli, a volte li aggrediscono e danneggiano le attrezzature di ripresa e proclamano con orgoglio che quello è il loro territorio. Come è accaduto a questa troupe australiana di "60 minutes".


Ma non è tutto. Come viene raccontato nel filmato della TV norvegese qui sopra, vengono presi di mira i vigili del fuoco, che sempre più di frequente devono intervenire per spegnere i roghi delle auto date alle fiamme (a Göteborg ve ne sono state fino a 100 in un mese). I loro mezzi vengono colpiti da massi gettati dai cavalcavia e spesso viene loro impedito l'accesso nelle no go zones dove ora scoppiano anche le granate quasi ogni giorno. Ricordo che stiamo parlando della Svezia, non di Gaza.

Torniamo però alla nostra sindaca e a Tim Pool, il quale le chiede, per prima cosa, se l'accoglienza di così tanti migranti (che però vengono sempre chiamati "rifugiati") in una realtà come quella di Södertälje, abbia creato problemi.
"Macché", risponde Boel. "Certo, è stata una bella impresa della quale siamo tanto fieri, ovvero il prendercene il più possibile, ma se mi si chiede se questo afflusso ha creato un aumento nella criminalità rispondo: non penso". 
Non sia mai che uno di questi ammetta di aver creato un casino. Anzi, la sindaca vorrebbe che tutte le città svedesi si accollassero ed accattassero il loro bel popo' di rifugiati, per un senso di grande bellezza dell'accoglienza collettivizzata in culo ai propri cittadini che, magari, desideravano continuare a poter vivere tranquilli nella loro Ikea a cielo aperto.

"Ne abbiamo presi di più di tutti gli altri ma non penso creino problemi". 
Lei non pensa. Del resto nel progetto non era previsto che pensasse. Sentite già il tanfo del maternalismo? De "il mio bambino non farebbe mai certe cose". L'odore di latte, di borotalco e biscotti appena sfornati che cerca di coprire quello del sangue, del fumo e del fuoco che proviene dalla realtà, regolarmente negata da queste brutte soggette falsoidealiste, imbevute di utopia e incistate in un modello sociale già fallito innumerevoli volte ma che ogni volta rinasce dalle sue fottute ceneri?

"Certo", ammette la sindaca", c'è il problema della legge che consente ai "rifugiati" di scegliere la città dove andare a vivere in Svezia, perché purtroppo essi tendono a raggrupparsi non solo nella stessa città ma nello stesso quartiere". "Del resto, anche gli svedesi quando emigrarono in America, tendevano a raggrupparsi".
Fantastico. Come dire che i civili svedesi, che civili lo erano già nell'otto-novecento, sono equiparabili agli abitanti di un paese che considera accettabile sfregiare con l'acido la ragazzina undicenne che si rifiuta di sposare il quarantenne mai visto né conosciuto.
Sono i danni irreparabili dell'egualitarismo, che è la degenerazione neoplastica dell'uguaglianza, da intendersi come uguaglianza delle opportunità, non della qualità degli individui. Non siamo tutti uguali come evoluzione, come sa qualunque antropologo e il clash of civilizations, o meglio tra culture, non è solo un gioco da playstation.
"Quella legge", precisa la sindaca, "dovrebbe essere modificata". Ma non dirmi. E, fammi indovinare, Boel: non sarà che questo fare comunella solo tra di loro impedisce la famigerata "integrazione"? Eh si, proprio così. Càpita quando si scherza con le leggi della matematica.

Già, l'immigrazione di massa. Quella islamica presenta il noto problema. Si dice che fino a 100 islamici ci può essere integrazione. A 1000 iniziano a pretendere cibo halal e segregazione nelle piscine, a 10.000 nascono le no go zones governate dalla sharia e a 100.000 è già califfato in casa nostra. E' dimostrato da diversi studi a riguardo che l'immigrazione islamica in Europa è formata negli ultimi tempi soprattutto da giovani già radicalizzati che, una volta giunti nelle comunità islamiche già residenti da tempo, tendono ad infettarle con l'estremismo. 
O non l'ha scritto proprio oggi un giornale vicino a Erdogan, ricordando che i militari olandesi sono solo 48.000 a fronte dei 400.000 turchi che vivono in Olanda, ovvero insinuando che ogni islamico possa essere un potenziale combattente? A volte confessano.



C'è da dire che nella nostra Södertälje l'immigrazione ha riguardato soprattutto siriani e iracheni di religione cristiana ma le difficoltà di integrazione esistono lo stesso a causa dei grandi numeri. Lei stessa ammette che tutti questi giovani, troppo numerosi e scarsamente qualificati, nonostante vengano coccolati e nutriti a pappa reale dal generoso stato svedese alimentato dal sangue dei suoi cittadini autoctoni, non trovano lavoro e sono soggetti alla caduta nella delinquenza.
Il fatto poi che siano tutti in tempesta ormonale e sbattuti in un paese pieno di biondine in shorts assai emancipate che credono di poter dire "no" all'afghano come lo direbbero al fidanzatino autoctono mediamente emasculato, spiega anche il boom degli stupri. E' la solita fottuta paura di passare per razzisti e l'idea che "siamo tutti uguali" che impedisce alle autorità di dire alle ragazze la verità, ovvero: attente, questi non sono fresconi come i maschi svedesi centrifugati da decenni di femminismo castrante e abituati mediamente a poter essere pure mandati in bianco. Sono maschi allupati abituati a prendersi le donne con la forza perché nella loro cultura la donna è considerata a livello di animale.

Quanto Tim chiede alla sindaca se vi sia stato un aumento della criminalità dovuta all'immigrazione, lei risponde con un devastante repertorio maternal-negazionista: "Ma poveri, fuggono dalla guerra", "dobbiamo aiutarci l'un l'altro", "l'unico terrorista in Scandinavia è stato Brevik, tanto tanto cattivo", "bisogna dare a tutti i bambini le stesse opportunità  (li vede veramente bambini)", "respingere i rifugiati non si può, perché significherebbe tornare al passato". Il meglio però arriva alla fine dell'intervista, quando afferma che "nel mondo vi sono forze che premono per far trionfare il Male e riportarci al passato degli anni Trenta (una bella reductio ad hitlerum contro ignoti). "Ma io spero", conclude chiudendo il libro delle favole ed augurandoci una notte di incubi, "che trionfi il Bene".


Che vi devo dire? Che a questo maternalismo maligno, autogenocidario, profondamente ritardato, ottuso, dalla visione a tunnel, propagandato da queste Leonardecianciulli donne&mamme più letali di un black mamba, che se non verranno fermate distruggeranno il nostro mondo, perché non si rendono conto della guerra imminente che la loro sciaguratezza sta scatenando, preferisco gli uomini con le palle. Vai Geert.


Un ottimo Wilders del 2015 ancora di gran moda e come nuovo.

domenica 5 marzo 2017

Il mio brainwashing lava più nero

 Duccio di Boninsegna - "La tentazione di Cristo sul monte", cm. 43 x 46, Frik Collection, New York. 

Stamattina qualcuno ha postato su Twitter questa meraviglia di Duccio di Boninsegna, considerato il primo maestro della scuola senese del Duecento, dalle forti influenze bizantine. 
Una volta, come in occasione dei miei viaggi a Siena negli anni ottanta con mio padre, durante i quali ebbi modo di ammirare dal vivo altri capolavori di quel periodo e di questo autore, uno dei miei preferiti, avrei solo ammirato la magnificenza delle figure, dei colori e il sapiente utilizzo degli spazi nella composizione, compreso il fantastico effetto tridimensionale che si percepisce nonostante l'assenza dell'utilizzo della prospettiva moderna. 
Oggi invece la prima cosa che ho pensato è stata: "Uh, che quadro politicamente scorretto!" 
I muri, anzi le cinte murarie, le porte; il rifiuto dell'accoglienza, il privilegio bianco, il rifiuto del diverso, Cristo che non si prostra a baciare il piede caprino in nome della "fratellanza" ma caccia un diavolaccio inequivocabilmente nero. 
In un centesimo di secondo il mio cervello è riuscito a fare questo sconcio ragionamento: "Ma quanto è razzista e reazionario quel Cristo!"

Riavutami da quel momento di smarrimento, mi sono resa conto che il pittore ha voluto semplicemente rappresentare Cristo che, stando in posizione più alta rispetto agli altri personaggi, come si addice a chi rappresenta il principio divino, scaccia il diavolo tentatore, ovvero il nemico dell'Uomo. 
La questione della prospettiva mi ha fatto riflettere su come il politicamente corretto, ovvero la dittatura del pensiero unico, proprio grazie ad un satanico inganno, stia appiattendo la realtà (pluridimensionale) dello spazio e del tempo riducendola forzatamente ad una sola bidimensionale, quella nella quale si può solo andare avanti nella direzione indicata senza poter tornare indietro e nella quale nemmeno la maestria di Duccio potrebbe creare l'illusione della profondità. 

Nell'unica dimensione TINA il valore positivo del moto verso il futuro - in cui la positività è da intendersi in senso moralistico - annulla il valore negativo del passato, inteso non come sua specularità e complementarietà ma come "fascismo". Pare però che ciò crei un paradosso per il quale, ad un certo punto, negando la realtà che è multidimensionale, non si possa più andare avanti, e si finisca su un orizzonte degli eventi. Ovvero dove noi e la nostra civiltà stiamo per finire presto. 
Le due dimensioni si appiattiranno nell'unica dell'uomo di Marcuse, ovvero l'uomo ad una dimensione alienato dal capitalismo ma che - questo è l'altro paradosso e il vero mistero moderno - tutti coloro che sono stati marcusiani ora idolatrano come l'ideale del progressismo. L'uomo non solo ad una dimensione ma senza passato, identità e tradizione e senza possibilità di trascendere al divino. Un'aberrazione ma tanto tanto progressista.

Il passato invece ci parla eccome e condiziona il nostro presente, il qui ed ora. Ci parlano la tradizione, l'identità, ci parlano gli antichi misteri, ci parla una cultura che è stata sedimentata nei millenni e che riemerge in modo misterioso se solo lasciamo fluire liberamente il pensiero nei rivoli delle libere associazioni. Ci parlano anche il soprannaturale e il metafisico, il razionale e l'irrazionale, l'essoterico e l'esoterico.

Mi è venuta in mente quindi la croce di Cartesio, ovvero non il banale piano dei grafici (non è un caso che la maggioranza delle persone muoia conoscendo solo la fetta della realtà recintata dalle ordinate e delle ascisse contrassegnate dal +) ma il punto dal quale tutto origina e gli altri tre quadranti che la croce delimita, quelli che riguardano lo spazio senza tempo, il tempo senza spazio e la dimensione nella quale non esistono più nè tempo nè spazio. Una rappresentazione dell'universo e delle possibilità di interazione tra i vari piani che non esclude l'esistenza di una realtà immateriale alla quale l'Uomo potrebbe accedere, se solo si liberasse di quell'Unica Dimensione nella quale lo si vuole artificialmente costringere tramite il totalitarismo.

Il quadro di Duccio mi ha parlato con il linguaggio dei simboli e mi ha rivelato il suo vero significato che ognuno può intuire da par suo. Mi ha rivelato Il Senso.
E' un peccato che, nell'arte secondo Soros, esso verrebbe probabilmente considerato offensivo e un giorno magari bruciato. E' chiara lo posta in gioco?


giovedì 2 marzo 2017

Dove le donne hanno paura di passeggiare. Katie Hopkins racconta la Svezia, il paradiso scandi-liberal dove le donne sono sparite dalle strade e una congiura del silenzio e l'autocensura sull'immigrazione seppellisce la verità.


Ho tradotto per voi questo bell'articolo apparso ieri sul Daily Mail a firma di Katie Hopkins. Uno sguardo sul terrificante "tireremo diritto" dell'ostinazione progressista a voler mescolare senza agitarli l'acqua e l'olio. Una precognizione del nostro futuro se questi criminali del ripopolamento non saranno fermati. Un bel reportage coraggioso e fuori dal solito cliché del giornalismo a pecora.
A proposito di "cosa è accaduto venerdì in Svezia", a proposito di femministe e di otto marzo. 
Un anticipo della festa più ipocrita e sorellicida che esista. Che già sappiamo si trasformerà nel solito sacrificio rituale dell'odiato maschio bianco eterosessuale e padre, anticipato dal rumoreggiare dei tamburi del solito frame a fakenews unificate sul femminicidio. 
Sappiatelo, l'otto marzo io festeggerò solo le donne e i bambini vittime di questo femminismo letale e i padri separati. Buona lettura.

Dove le donne hanno paura di passeggiare. Katie Hopkins racconta la Svezia, il paradiso scandi-liberal dove le donne sono sparite dalle strade e una congiura del silenzio e l'autocensura sull'immigrazione seppellisce la verità.

di Katie Hopkins

Non sono venuta in Svezia a causa dei disordini degli ultimi giorni o per colpa di Trump. In effetti, sarei dovuta venire qui già in dicembre e se sono stata trattenuta è stato solo a causa di alcuni scioperi aerei.
Dovevo venire perchè mi era stato chiesto e ripetutamente. Ad esempio da donne svedesi attraverso le loro email, le loro lettere che, in modo gentile, mi spiegavano cosa era diventato il loro paese; ma anche da padri preoccupati per le loro figlie e che nei loro tweet dicevano che la Svezia non è il posto che la gente si immagina, ma quello dove le ragazzine hanno paura di uscire la sera.
E poi dopo una sfilza di notizie sugli stupri e aggressioni alle giovani donne svedesi, alcuni di questi addirittura filmati e pubblicati in diretta su Facebook dalle gang che li stavano commettevano.
Per non parlare dell'innominabile. Lo stupro di un migrante non accompagnato di dodici anni commesso da un'altro sedicente "minore non accompagnato" che in seguito si è vantato di avere 45 anni.

Quando Trump ha fatto sì che l'attenzione del mondo venisse rivolta alla Svezia, con la sua allusione agli effetti della migrazione di massa su quello che una volta era visto come il luogo più liberale del mondo, il paese era già pronto e in attesa di esplodere. Egli ha acceso la miccia ma l'esplosivo era rappresentato da migliaia di migranti giovani ed annoiati che, provenendo dalla guerra, l'hanno portata con sé.
Alimentati dall'ossigeno della pubblicità mediatica, a Rinkeby, soprannominata "la piccola Mogadiscio", è divanpato il fuoco della loro guerriglia a base di saccheggi, disordini e incendi d'auto.
Mentre i progressisti insistevano a parlare di fake news, la destra sottolineava il fatto che i disordini avvenivano in una zona per il 90% popolata da stranieri.
Le statistiche sugli stupri sono state rese note e interpretate in vari modi. Da una parte Stoccolma era la capitale degli stupri in Europa, dall'altra l'aumento delle aggressioni a sfondo sessuale era una pura anomalia statistica perché, vedi, se giri il grafico i numeri in effetti diminuiscono.
In un mondo di opinioni polarizzate, tuttavia, alcune verità devono essere dette. Anche se esse provengono da una sola donna bianca indifesa. In questo modo ho trovato le risposte che cercavo dove tutti potevano vederle o sentirle, se solo si avesse voglia di ascoltare e se la si smettesse di voler aggiustare le statistiche sugli stupri per assecondare la propria agenda.

Una giovane di 27 anni, la chiameremo Lucy, è terrorizzata di uscire da sola. Vive presso un affollato centro commerciale che attira immigrati dalle no-go zones [le aree a maggioranza straniera dove autoctoni e poliziotti evitano di entrare, ndr] e che deve attraversare per andare al lavoro e tornare a casa. Sotto il ponte vicino alla sua casa, raggiungibile da una scala, sosta abitualmente un gruppo di uomini, di giorno e di notte e lei lo percorre sempre di corsa, portandosi appresso lo spray urticante. Terrorizzata.
Mi racconta gli ultimi casi di stupro, una lunga sequenza di orrori e teme di essere la prossima della lista. Non osa confidarsi con sua madre perchè non vuole farla preoccupare.
Il suo appartamento è stato visitato dai ladri in pieno giorno la scorsa settimana. Hanno portato via il computer portatile e le chiavi della macchina, che sono servite poi per rubarla. I poliziotti hanno risposto a Lucy che erano troppo impegnati per intervenire.
Lucy non vuole farsi fotografare ma non per paura dei malintenzionati ma perché le femministe l'accuserebbero di razzismo per il solo fatto di avere parlato. Se sono i maschi migranti a farle paura sono le donne svedesi a tenerle la bocca chiusa.

Mi sono resa conto di questo aspetto della questione quando sono accorsa sulla scena del ritrovamento di una granata inesplosa trovata in un cestino per i rifiuti situato di fronte al posto di polizia di una no-go area presso una moschea. Ho chiesto alla polizia a chi fosse rivolto l'attentato e loro hanno risposto che non lo sapevano. Ho chiesto all'imam della moschea: mi ha risposto che pensa siano stati i poliziotti.
A questo punto due donne mi hanno affrontata e mi hanno detto di non tirare in ballo la moschea e di non farne una questione politica contro gli islamici. Il gesto era rivolto alla polizia, riguardava la polizia, non c'entravano i migranti.
Mi sono chiesta se avessero capito bene cosa era successo: una bomba in un cestino per i rifiuti!


Nelle prime dodici ore dal mio arrivo in Svezia vi sono stati: un incendio che ha distrutto un centro di accoglienza, un altro sospetto incendio doloso, una granata nascosta in un cestino, (che fosse diretta alla polizia o alla moschea) e un'altra granata, questa volta esplosa, con un ferito, a Malmö.
Possiamo aprire un dibattito sul fatto che questi avvenimenti rumorosi siano importanti o no ma io direi che siamo alla follia. Questa non è certo la Svezia del ventunesimo secolo, una nazione culto per i suoi ideali ultra-avanzati.
Un cameraman dell'emittente svedese equivalente alla BBC mi ha chiesto perché avevo bisogno di politicizzare tutto. Non poteva essere semplicemente qualcuno che aveva messo una bomba in un cestino? L'ho guardato e ho pensato a chi di noi due fosse il matto.

Più tardi sono tornata a camminare nei sobborghi no-go fino a ritrovarmi di nuovo in centro. Proprio dove, una settimana dopo, questo posto sarebbe stato saccheggiato e messo a fuoco sotto gli occhi del mondo.
Mi sono chiesta, al di là della strana calma che vedevo attorno, cosa vi fosse di strano e mi sono resa conto che ero l'unica donna in strada. Tutti gli altri erano giovani, maschi e africani che parlavano arabo, in giro senza uno scopo, a ciondolare.
Ho chiesto a qualcuno di loro cosa stessero facendo e quale ne fosse lo scopo, cosa avrebbero ottenuto a stare lì, in piedi, senza far niente. Probabilmente la mamma in me era furiosa.
"Fottiti, puttana bianca, vai a fottere tua madre!" replicarono e mi mostrarono anche a gesti cosa erano soliti fare alle loro piccole amichette bianche.

La mattina successiva ho visitato un centro locale femminile multietnico per chiedere alle donne dove trascorressero le notti, perché rimanevano in casa e perché, in un paese orgoglioso del suo spirito di uguaglianza, sembravano prigioniere in casa propria.
Ero pronta ad accusare la loro religione e un'ideologia retrograda che chiude le donne in cucina. Ma questa era solo parte della storia.
Una signora mi ha spiegato che esisteva uno strano codice morale lì a Rinkeby: sei maggiormente esposto al crimine se non sei musulmano. Quei ragazzi pensano di potersi prendere qualunque cosa da una donna che non indossa il hijab o almeno si copre la testa.
Un'altra, Besse, mi ha detto: "Non usciamo per strada quando è buio. E' troppo pericoloso. Vivo qui da 25 anni e la situazione è sempre andata peggiorando. Oggi è talmente tesa che mi è impossibile uscire per andare, ad esempio, al supermercato a comprare un po' di latte."
Parwin, una cristiana, dava la colpa alla moschea, secondo lei era colpa degli insegnamenti della moschea. Sono salafisti, proprio come quelli dell'ISIS. Dovrebbero chiudere la moschea perché è lì che quei ragazzi imparano quelle brutte cose.
Il punto sul quale erano tutte d'accordo era che non uscivano e non uscivano perché avevano paura: musulmane, cristiane, giovani e anziane. Proprio come Lucy, intrappolata in casa dalla paura.
Donne preoccupate per i loro figli, troppo preccupate per parlarne con le loro madri. A loro agio qui in reciproca compagnia ma terribilmente sole a casa. Solo quattro di loro parlavano svedese, le altre solo in arabo, perfino dopo 25 anni di residenza in Svezia.

Me ne andai rattristata. Rattristata che in un paese così fiero dei diritti delle donne, pioniere dell'uguaglianza, potessero esistere vite vissute così tristemente. 
Dove donne di tutte le religioni e colori sono bloccate in casa dalla paura.
Dove giovani uomini sono fieri di dirmi in faccia che sono una puttana bianca e, a gestacci, di indicarmi quale dovrebbe essere il mio posto.
Dove il modotivo per cui una donna è terrorizzata di mostrare il proprio volto è a causa delle femministe che un minuto dopo la ricoprirebbero di insulti razzisti.
Dove l'emittente televisiva pubblica vorrebbe farmi credere che una bomba in un cestino è una cosa normale.
In attesa del mio autobus, circondata da questa gente, devo ammettere di non essermi mai sentita così sola.


[traduzione di Barbara Tampieri]


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