venerdì 16 ottobre 2020

IL VACCINO CONTRO IL COVID SIAMO NOI

 


In questo dramma intitolato "Covid-19" - si, 19 nonostante abbia debuttato nel '20 e questo è il primo mistero; dramma che ogni sera fa il tutto esaurito fin dal mese di febbraio nei teatri di tutto il mondo, è ormai chiaro che il coronavirus in sé non ne fosse affatto il protagonista ma un comprimario e per giunta anche cane. Diciamo che, poverino, mi ricorda quelle band un po' scalcagnate ma piene dell'entusiasmo dell'inizio carriera che una volta erano incaricate di aprire i concerti dei grandi gruppi rock.

Per il coronavirus possiamo anche scomodare nuovamente Andy Warhol e il suo trito e ritrito quarto d'ora di celebrità. Di questo virus all'inizio presentato come lo sfidante del cugino Ebola per il titolo di Grande Sterminatore dell'Umanità e chiamato anche SARS-cov2 per distinguerlo dalla sua prima versione uscita qualche anno fa, si è già detto molto. Che è fatto strano, che all'analisi genetica presenta frammenti anomali, addirittura di HIV, probabilmente inseriti in laboratorio con una tecnica di bioingegneria assai discussa e diverse volte in passato sottoposta a moratoria, che si chiama gain of function. Dopo aver tirato in ballo improbabili e casuali scambi di effusioni in natura tra pipistrelli e pangolini, mi pare infine assodato che il virus sia nato nel laboratorio di Wuhan, uno strano luogo mezzo cinese, mezzo francese, americano e onuiolo, dove appunto era noto si giocasse un po' troppo allegramente con i virus, si può sospettare su commissione. 

Alla fine, quello annunciato come un virus pandemico letale come quello del film "Contagion", si è rivelato ciò che in fondo era e doveva essere, in quanto pretesto: un virus influenzale forse un po' più cattivo del solito. Tuttavia, combinato con qualche vaccinazione di troppo, la possibile interazione con fattori di inquinamento ambientale,  i protocolli dell'ineffabile OMS che hanno ammazzato i pazienti obbligando i medici a pratiche errate e nel contempo ha "sconsigliato" le autopsie (con la curiosa indicazione di trattare i cadaveri con le stesse modalità riservate agli infetti da prione); autopsie che avrebbero orientato i medici al corretto trattamento delle polmoniti e chissà quali altri fattori che non conosciamo, incluso il divieto di utilizzare farmaci troppo plebei come la idrossiclorochina, il virus SARS-cov2 ha provocato un numero imprecisato di morti. Si, perché il numero esatto dei morti di questa pandemia non si conosce e sembra non interessare più alla narrativa pandemica, essendo stato oltretutto viziato da sovrastima in quei casi affatto infrequenti in cui il paziente è morto con il SARS-cov2 ma non per il SARS-cov2.  

I morti non interessano più e dovranno essere presto dimenticati come tutte le vittime sacrificali dei grandi eventi catalizzatori. Infatti il loro conteggio è stato sostituito da quello dei non morti, abilmente classificati in una moltitudine di termini neolinguistici: casi, positivi, negativi, contagi, guariti, asintomatici, addirittura spersonalizzandoli nel termine "tamponi". Tutto meno che con il loro nome: sani. E' questa la chiave, perché grazie ai morti si doveva arrivare ai vivi. Ed è qui che il dramma acquisisce le tinte più fosche. Quando capiamo che il virus era solo un pretesto, un antipasto e ora dovrà arrivare il piatto forte.

Lo chiamano in tanti modi: Grande Reset, Quarta Rivoluzione Industriale, Nuovo Ordine Mondiale. Il primo riguarderebbe un vero e proprio riavvio, se non formattazione di basso livello, dell'attuale sistema finanziario impallato con due possibili scenari: la vittoria finale dell'usura, celebrata danzando sulle macerie del mondo e su montagne di cadaveri, oppure il ritorno alle banche centrali e al gold standard che tenterebbe un disperato salvataggio in extremis del capitalismo affetto da cachessia neoliberista. La Quarta Rivoluzione Industriale consisterebbe nella trasformazione del mondo in monoblocco totalitario su base tecnologica e transumanistica. Un mondo deindustrializzato da qualche miliardo di posti di lavoro perduti, senza spiegare che fine farebbero le famiglie dei posti di lavoro, probabilmente le comparse per le montagne di cadaveri previste anche in questo caso.  Mondo sostituito da uno degli adorati "mondi nuovi" gaiosi e arcobalenati dell'élite dove Laterra finalmente si è liberata dei pidocchi che la infestavano: cioè, noi. Il terzo, il Nuovo Ordine Mondiale, è il nome che riassume i concetti precedenti e rappresenta il sogno bagnato delle medesime élite fin dai tempi della Prima delle Rivoluzioni Industriali. 

Il quadro quindi è fosco e le vere intenzioni di chi conduce il gioco al massacro vengono svelate, con non poco sadismo, giorno dopo giorno. La "nuova normalità" che vorrebbero imporci comprende il confinamento in cella senza ora d'aria, la militarizzazione di scuole e ospedali e, peggio ancora, ordinati dagli ukase che promanano dagli Esperti, un vario campionario di estratti a caso dall'elenco della servitù e nominati a fil di spada bramini della scienza, tamburini di latta dei media, mestieranti dello spettacolo, politicanti del ventriloquo, ai quali è stata promessa la salvezza dal grande repulisti. Non sanno i tapini di essere già classificati come tutti "casi" e "tamponi" della prossima pandemia di utile idiozia che li spazzerà via in quanto nel frattempo certificati come entità umane vecchio modello totalmente inutili.

La democrazia nel frattempo è diventata un'interminabile ed estenuante campagna elettorale in attesa di elezioni e conseguenti salvataggi che non arrivano mai. Il deserto degli elettori dove ciascuno di essi può sentirsi impotente come  il Giovanni Drogo dell'altro celebre deserto. Un paese attaccato al mito di una costituzione che ci difende ma non si sa per quale preciso motivo dovrebbe farlo, visto che non esclude addirittura leggi speciali e la cui bellezza è servita probabilmente a cornificarci fin dalla prima notte di nozze. 
La faccenda è seria perché se il progetto non verrà fermato sarà la dittatura delle minoranze scatenate dall'ultraminoranza contro la maggioranza e la sua cinghia di trasmissione sarà la vendetta generalizzata. Il trailer della prossima guerra civile è appena andato in onda negli Stati Uniti. 

Se lo scopo è davvero eliminare "i posti di lavoro", l'attacco sarà alla mente e al corpo, e sarà concentrico, con una violenza mai vista prima nella storia. Gli obiettivi saranno la salute mentale e il sistema immunitario. Ci hanno chiusi in casa in primavera, deprivandoci di vitamina D, togliendoci le cure per le altre malattie, suggerendoci di sfondarci di carboidrati, obbligandoci a reinspirare CO2, parcellizzando quindi il concetto di gasazione di massa. Ci hanno inoculato terrore, depressione, ansia, istigato al suicidio. Ci hanno concesso un po' di libertà in estate ma ora ricominciano con campagne vaccinali che saranno sempre più al buio riguardo ai loro veri effetti e scopi, altri confinamenti e deprivazione sempre più sottile del benessere che deriva dagli affetti, dalla sessualità, dalla semplice interazione personale, dalla celebrazione delle feste, dalla pratica della fede. E' un progetto mostruoso pensato da criminali e chi crede di poterlo fermare senza combattere davvero in prima persona, con gli atti di coraggio che competono ai leader, rasenta la complicità. E' una battaglia anche e soprattutto spirituale e chi ha rinunciato da tempo a quella dimensione della sua esistenza non servirà a nulla, nemmeno se si impegnerà con tutta la dialettica di cui dispone.

Questi mesi ci hanno messo alla prova ma non dobbiamo arrenderci alla disperazione. E' la prima volta su scala così vasta ma non è la prima. Si è sopravvissuti ad  altre catastrofi che parevano non dovere finire mai. Se manteniamo salda la mente salveremo anche il corpo. Pratichiamo, alla faccia degli Esperti, gli affetti, l'amore, il sesso, l'allegria, la condivisione. Svegliamoci ogni mattina con un pensiero che ci fa star bene e ci guarisce. Allacciamo nuovi legami, rinsaldiamo quelli precedenti, andiamo alla ricerca dentro di noi del nostro potenziale e troveremo armi che ci renderanno invincibili. 
Il covid è la metafora del neoliberismo, la sua chimera raffazzonata con tutto il peggio dei suoi totalitarismi e vorrebbe essere la soluzione finale contro l'Umanità. Noi siamo il vaccino, anzi, l'immunità naturale contro il covid.


6 commenti:

  1. Allacciamo nuovi legami :questa la direzione della resistenza. Il resto è quai simile all'" andrà tutto bene"- (se ci vogliamo bene) Necessario,ma non sufficiente.
    E' un piacere rileggerti.

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  2. COVID-19: NON è il nome del virus, ma del piano di sterminio mondiale che significa
    Certification Of Vaccination IDentity, - (tramite) 1=A (Artificial) 9=I (Intelligence), ovvero
    Certificazione di identità vaccinale tramite intelligenza artificiale.
    Il suo scopo è dare inizio alla depopolazione mondiale, come scritto sulla pietra nel monumento GATESTONE di Elberton/Georgia-USA, che propone il ritorno a 500 milioni di individui, come è sempre stato fino a circa 200 anni fa.

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    1. A tutti questi attacchi frontali esiste solo un modo per sfuggire: CONOSCERE SE STESSI. Che significa scoprire i propri difetti, eliminarli pentendosi, chiedendo perdono e non ripetendoli più e perdonando chi ci ha offeso. Infatti siamo nella 5a Epoca storica, a cui si riferisce la 5a invocazione del Padre Nostro: "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Solo così la nostra anima si potrà purificare e, noi, venir guidati per passare incolumi attraverso le bufere che ci attendono.

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  3. Anonimo23:23

    Cara Barbara,
    te lo dico in modo diretto: è finita!
    Siamo rovinati.
    Se pensi che qui in Toscana hanno rivotato il PD che ha fatto più danni della grandine, cosa vuoi sperare dalla gente?
    Le persone o sono corrotte o sono idiote: in entrambi i casi siamo rovinati.
    La maggioranza ha già deciso per noi. Qualcuno spera in Trump o in Putin, ma guardiamo in faccia alla realta: sarà già tanto se riusciranno a salvare i loro paesi, figurati se potranno pensare anche noi.
    Come diceva quello:
    _ Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola, bandiera bianca_.

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  4. Anonimo07:59

    Ottime riflessioni che condivido.
    Il covid e' una fede, continuare a discuterne serve solo ad alimentare la sua teologia ed i suoi dogmi. La fede o cel'hai o non ce l'hai, in entrambi i casi non e' giudicabile. Quel che e' giudicabile e' l'uso che fai della tua fede o della sua assenza, perche' esse possono trasformarsi in malattia mentale.
    Credo che il covid sia la fase terminale della malattia mentale dell'Occidente (il mondo moderno); sta affligendo credenti e non credenti, ed e' legata allo s-naturamento cronico che ha subito l'uomo nel secolo moderno.
    I credenti son riusciti a farne religione di stato che perseguita ciecamente chi non vi aderisce; i non credenti stanno confluendo verso sette ed eresie che ugualmente promettono la salvezza, sempre in diretta su questa rete, il net global (and globalist) friendly. Sta venendo giu' tutto, tutta la scenografia di cartapesta che ingombrava il teatrino imbastito per noi, fatto di leader transgenici telegenici alla guida di povere anime addotte, ed i superstiti a cosa pensano? Ancora a "come realizzare l'abbondanza", o a "corsi di risveglio": sempre la salvezza della propria nuda vita in salse diverse che prevale sul resto… fantastico. Qualcun altro cerca ancora di difendere una democrazia da tempo estinta e tumulata, e non si accorge che ormai non sono piu' i fantomatici diritti ad esserci negati, ma i piu' elementari connotati dell'essere umano: la solidarieta', la creativita', il movimento, esprimersi, socializzare, sognare, respirare…

    La malattia dell'uomo moderno e' conclamata, e' quel potere che ci siamo ostinati a voler imporre all'esterno di noi, al di sopra di altri esseri considerati inferiori o della Natura, inclusa quella umana. Si e' smesso cosi' di dirigere quel potere verso le proprie trasformazioni interne, e lo si e' usato solo per sfruttare e vampirizzare nell'immediato energie esterne. Il supposto pipistrello che ci ha passato il virus richiama in parte il vampirismo moderno. Oggi piu' che mai sarebbe auspicabile divenire veri uomini, senza tanto clamore e senza aspettarsi interviste, applausi e palettate di gloria. Sustine et abstine credo sia l' unica cosa da fare in questo momento.
    Ise

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  5. Anonimo08:02

    L'allontanamento dalla propria natura ha comportato anche l'allontanamento dalla propria capacita' di vedere e di convivere con l'invisibile. Rinunciando all'invisibile nella propria vita, l'uomo si e' aggrappato a numeri, dati, statistiche, proiezioni formulate da macchine ritenute infallibili e si e' cosi' avviato al lieto fine a rischio zero dentro il suo schermo in mondovisione. Tuttavia l'invisibile torna a rivendicare il suo posto nella natura delle cose, ora sottoforma di uno dei tanti virus scelto come catalizzatore, ed al solito si tenta di esorcizzarlo con liturgie e magia, oggi scienza e tecnologia. Paradossalmente pero', nel contempo, si permette al visibile di attuare proprio la minaccia che si temeva da parte dell'invisibile: l'invasione ed infezione di corpo e mente, tranquillamente concessa a tecnologie ed a tecnici che decidono tutto per noi.

    Ho l'impressione che ad uscire piu' illese da questa malattia globale siano le societa' tradizionali: non le democratiche, ne' le tiranniche, ma quelle sacche di comunita' che non hanno abdicato alla propria tradizione, ossia alla trasmissione di padre in figlio di certi capisaldi. Societa' in cui la trasmissione di conoscenza all'interno del nucleo familiare o della comunita' di riferimento ha ancora la prevalenza e la priorita' rispetto a quella imposta dalla sovrastruttura statale.
    Non per niente gli stati tutti sono da tempo impegnati ad interrompere tale catena di trasmissione e di fiducia, cercando di interporsi nei rapporti che da sempre la regolavano, siano essi democratici o tiranni.
    Questo e' anche il senso della "trasformazione digitale" in atto; il precedente formato analogico registrava la continuita' dal passato al momento attuale, il digitale invece si limita a registrare il bit del momento senza metterlo in relazione con quanto lo ha preceduto. Sta a noi ora mettere in discussione il vecchio paradigma e soprattutto proporne uno nuovo piu' "vero", prima che ci venga "benservito".
    Saluti, Ise

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