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sabato 10 gennaio 2009

Mille giorni a pieni polmoni

Scusate, non è una notizia, se questo fosse il TG rientrerebbe nel chiacchiericcio da "Costume e Società". Però è qualcosa di cui io vado molto fiera. Oggi sono 1000 giorni che ho smesso di fumare. Mille giorni nei quali ho riscoperto cosa vuol dire respirare.

Ce l'ho fatta senza farmaci e psicofarmaci riciclati, grazie solo a questo signore, che Dio lo benedica.
Dieci euro o meno, quanto costa il libro "Smettere di fumare è facile se sai come farlo", una buona motivazione che ha bisogno solo della spinta decisiva, ed è fatta. Via le sigarette per sempre. Via senza rimpianti. I colleghi che fumano non ti fanno soffrire nè causano invidia. Semplicemente, ti chiedi come hai fatto a fumare per tanti anni, a mandarti quella merda nei polmoni e come fa la gente a fumare ancora.

Non si sa esattamente come ma il metodo semplice di considerare il fumo una tossicodipendenza, funziona. Quindi colgo ogni occasione possibile per consigliarlo a chi ancora non lo conoscesse.
Smettere di fumare si può!

(Questi simpatici ragazzi non stanno festeggiando me, ovviamente, ma mille giorni senza incidenti sul lavoro nella loro fabbrica. Sarebbe bello vederne in tutti i posti di lavoro, di questi cartelli.)


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martedì 25 settembre 2007

Fumi? BigPharma ti lava il cervello con la vareniclina.

Ogni anno BigPharma lancia sul mercato sottostante una nuova miracolosa pillola contro il fumo. Dopo il bupropione (Zyban), contestato a causa dei pesanti effetti collaterali, ecco la vareniclina, il Champix.

Il meccanismo di azione della vareniclina è semplice. La sua molecola è un parziale agonista del recettore nicotinico alfa4-beta2, normalmente preposto a legarsi appunto alle molecole di nicotina. Se i recettori sono liberi reclamano nicotina, se sono occupati dalla vareniclina niente sindrome da astinenza. E’ una spiegazione bovina e spero che nessun chimico mi stia leggendo. In quel caso mi “corigerà”.
C’è già chi parla di meccanismo comune per tutte le dipendenze e quindi basterebbe somministrare la pillola apposita che vada ad occupare i recettori della sostanza dopante per azzerarne l’effetto.

Per provare a smettere di fumare grazie alla vareniclina bisogna assumerne 2 mg al giorno per 12 settimane al costo non indifferente di circa 750,00 euro.
Va bene ma funziona? Come riporta questo articolo:

L’efficacia della Vareniclina è stata valutata in 2 studi clinici controllati con placebo in circa 2000 fumatori.
Questi soggetti sono stati assegnati a ricevere Vareniclina 1 mg due volte al giorno, Bupropione 150 mg 2 volte al giorno, o placebo, per 12 settimane.
Il periodo osservazionale è stato di 40 settimane ( senza trattamento).
Il 44% dei pazienti trattati con Vareniclina hanno smesso di fumare alla fine del periodo di trattamento di 12 settimane, contro il 30% dei pazienti che hanno smesso dopo aver assunto Bupropione ed il 18% di quelli trattati con placebo.
Dopo 1 anno, i pazienti che hanno ricevuto Vareniclina presentavano una maggiore probabilità di rimanere liberi dal fumo rispetto ai pazienti che hanno ricevuto Bupropione oppure placebo.

In un terzo studio, i pazienti sono stati trattati con Vareniclina per 12 settimane, e, successivamente, sono stati assegnati in modo casuale a placebo o a Vareniclina per altre 12 settimane.
Questi pazienti sono stati seguiti per 28 settimane dopo il trattamento.
Il 71% dei soggetti che hanno assunto Vareniclina erano liberi dal fumo dopo 6 mesi, rispetto al 50% del placebo. ( Xagena_2006)
Quando leggo queste statistiche penso sempre malignamente che il 56% del campione del primo studio NON HA SMESSO di fumare (sempre meglio comunque del 70% di flop del bupropione).
Accenniamo solo agli effetti collaterali di questo farmaco: ben il 30 per cento dei pazienti trattati ha riportato nausea e incubi spaventosi.
Il gioco vale la candela, che in questo caso è tra l’altro molto costosa? Secondo me no, perché la mia domanda è: se smetto di prendere la pillola e non ho fatto un lavoro psicologico sulla motivazione a smettere di fumare cosa succede? Che ricomincio.
Senza contare che sostituire la dipendenza dalle droghe con la dipendenza dai farmaci è un controsenso. Chi mi garantisce infatti che qualcuno non smetterà più di prendere il farmaco, con conseguenze imprevedibili, per paura di ricominciare a fumare?

Date retta a me. Continuano a ripetervi che smettere è quasi impossibile e che lo potete fare solo con queste pillole che costano una cifra e che non si sa nemmeno se fanno più male che bene.
Non è vero che non si può smettere. Smettere è una cosa che possono fare tutti, forti fumatori e fumatori modici. La nicotina crea la stessa dipendenza anche in chi fuma tre sigarette al giorno.

Il segreto per liberarsi da questa dipendenza è ricominciare ad amarsi, a corteggiarsi e una volta che avremo capito che la nostra salute è la cosa che più ci preme, per amore di noi stessi faremo il sacrificio di sopportare la scimmia dei primi tre giorni. Tre giorni e basta.
Poi piano piano la nicotina se ne va, ci si disintossica, rimane il condizionamento mentale ma l’amore sconfigge ogni male e se vi amate veramente non proverete più desiderio di fumare.

Prima di smettere scrivete su un cartello i motivi per i quali vi piacerebbe smettere. Vi sorprenderete di quanti riuscirete a trovarne. Quando sarà passato il primo periodo e sarete più sicuri di voi preparate un altro cartello sul quale scriverete: “Non fumerò mai più, nemmeno se subirò dei lutti, se perderò il lavoro e mi ammalerò”. Fatene una questione d'onore con voi stessi. Prendete il pacchetto che avete tenuto da parte, scendete in strada e gettatelo nel cassonetto.
Se non vi fidate di me, che ce l’ho fatta a smettere dopo quasi trent’anni di dipendenza con una facilità che mi ha stupito, lasciate perdere le pillole e investite 10 miseri euro per leggere il libro di Allen Carr “È facile smettere di fumare, se sai come farlo”. E’ un concentrato di banalità, è vero, ma funziona maledettamente perché ti lava il cervello. Non con la vareniclina ma con una buona dose di autostima e amore per noi stessi. Leggetelo sia che abbiate voglia di smettere e cercate un aiuto per farlo sia che pensiate che sono una vecchia rompicoglioni che la mena contro il fumo. Scommettiamo che riuscirà a far smettere anche voi?


Per chi fosse interessato all'altro farmaco antifumo, il bupropione, ripubblico qui di seguito l'articolo che gli dedicai l'anno scorso. Chi lo conosce già può risparmiarsi la fatica di leggerlo. Lo consiglio comunque a coloro che pensano che prendere una pillola sia la panacea di tutti i mali e la strada più conveniente per smettere di fumare. Conveniente lo è per BigPharma, senza dubbio.

C'era una volta, nel grande paese di BigPharma, una pillolina bianca dal nome importante: Bupropione. Questa molecola era stata creata per curare la depressione, ma dato che non era efficace come le sue sorelle Fluoxetina e Paroxetina e anzi sembrava fare più male che bene, era stata dimenticata in un angolo della grande fabbrica di medicinali.

Il bupropione cloridrato era stato approvato negli Stati Uniti nel 1989 come antidepressivo atipico di II generazione con il nome commerciale Wellbutrin ma il suo utilizzo causò molti problemi, dal rischio di convulsioni al possibile aumento di casi di suicidio negli adolescenti, e allora fu accantonato a favore di farmaci meno potenzialmente dannosi.

Dieci anni dopo, qualcuno si ricorda che il bupropione cloridrato sembra ridurre considerevolmente il desiderio di fumare nei fumatori che lo assumono come antidepressivo, anche se non si sa né come né perchè. Al bupropione viene cambiato il nome commerciale: Zyban, Quomen, Corzen, e viene lanciato in pompa magna come la nuova pillola della felicità che ti permette di smettere di fumare senza soffrire l'astinenza, senza sbattere le testa contro il muro e fare a pugni con la scimmia.

Già, ma se un farmaco specifico per la depressione ha provocato importanti reazioni avverse, dalle reazioni cutanee a quelle neurologiche, psichiatriche e cardiache e forse perfino la morte in una piccola popolazione di malati, cosa succederebbe se venisse impiegato su larga scala, cioè su milioni di fumatori nel mondo? E' normale immettere sul mercato un farmaco il cui meccanismo di azione non è spiegato? E poi funziona veramente?

Il bupropione, anche dopo la sua mutazione da antidepressivo puro a pillola per smettere di fumare ha continuato a produrre importanti effetti collaterali; 921 casi di reazioni avverse riportate in Australia nel 2000, 3457 casi in Gran Bretagna nel 2001 tra cui 18 casi di morte sospetta per suicidio. Nel 2004 il farmaco era sotto controllo da parte delle Autorità Sanitarie francesi a causa dei sui possibili effetti collaterali (ancora convulsioni, istinti suicidi, insonnia ed allergie).

In alcuni paesi, come l'Australia, il farmaco è stato incluso tra i farmaci rimborsabili, ed è stato oggetto di 500.000 prescrizioni fin dal 2001, costando al governo federale 66 milioni di dollari. Uno studio successivo aveva messo in dubbio la reale efficacia del bupropione per la cessazione del fumo e il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee aveva proposto di poter ottenere una prescrizione del farmaco solo dopo il parere di due medici (cioè solo dopo un secondo parere): la Glaxo, detentrice del brevetto sul farmaco, ha intrapreso un'azione legale sostenendo che il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee non ha l'autorità di fare cambiamenti una volta inserito un farmaco tra quelli rimborsabili.

Meno male che in Italia è stato approvato nel 2000 non come antidepressivo ma come farmaco per smettere di fumare in fascia C non rimborsabile. Certo, la pillola è un pò caruccia, 180 euro alla confezione, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscire a smettere di fumare senza fatica, dicono? Molte ASL stanno utilizzando il bupropione nei programmi terapeutici di disintossicazione dal fumo. Il "bugiardino" è stato aggiornato includendo nuove controindicazioni, il che di solito indica che il farmaco è sotto osservazione in farmacovigilanza.

L'efficacia del bupropione è modesta: secondo uno studio, non più del 30% di persone che lo hanno utilizzato per 7 settimane continua a non fumare dopo un anno. Il che vuol dire che sul 70% è inefficace. Non esiste alcuna dimostrazione che i sintomi depressivi che chi smette di fumare può provare siano dovuti ai meccanismi conosciuti che innescano la malattia depressione. E chi smette di fumare può riuscirci perchè utilizza meccanismi mentali che vanno dalla forte motivazione alla forza di volontà.

Quindi, perchè utilizzare alla leggera, magari con solo la prescrizione del medico di base e non di uno psichiatra, un farmaco così controverso, che possiamo perfino acquistare contraffatto online?

Quando un farmaco registra numerosi effetti collaterali gravi, il mantra delle case farmaceutiche è noto: "non è dimostrato". In questo caso specifico aggiungono che: "i fumatori sarebbero morti lo stesso", "sempre meglio qualche morto in più che i milioni di fumatori schiattati per le sigarette".

Rimane il fatto che hanno riciclato un prodotto scadente con una pura operazione di marketing e che, dovesse andare male come pillola contro il fumo, cominciano ad apparire studi nei quali lo si propone come farmaco ideale per dimagrire!
L'ennesima mutazione genetica pronta per l'uso e con un bacino di utenza ancora più smisurato. Tanto si sa che gli obesi sarebbero morti lo stesso.

domenica 7 gennaio 2007

La malasanità siamo noi

A leggere l’encomiabile inchiesta di Fabrizio Gatti sulle condizioni igieniche del Policlinico Umberto I di Roma, dove lui si è confuso tra il personale delle pulizie (si fa per dire) per un mese, registrando orrori ben peggiori di quelli descritti da Lars Von Trier in “The Kingdom”, vengono i brividi, è vero.

Tra le perle dell’inchiesta, corredata da foto eloquenti che valgono più di mille parole, troviamo le sostanze radioattive incustodite - e poi si parla tanto di terrorismo biologico, i frigoriferi aperti con le fialette contenenti bacilli e virus pericolosi alla portata di tutti (questa è vera democrazia! Mica come quelli del CDC di Atlanta che tengono tutto sotto chiave), le cacche di cane così decorative da essere lasciate per giorni nei corridoi dove passano i pazienti, ovvero i malati.

Soprattutto, ciò che fa più schifo vedere e sentire descritto è l’atteggiamento di quella categoria della quale facevo parte pure io fino a qualche mese fa, i fumatori.
Signori, diciamolo una volta per tutte, i fumatori sono degli incivili. Se qualcuno di loro riesce ad essere un minimo rispettoso della salute altrui, andando a fumare in disparte e all’esterno, quelli descritti da Gatti sono dei criminali. Fumare nei pressi di un reparto di pediatria, con il fumo che ristagna e impregna i locali dove ci sono dei bambini malati, come me lo definireste?
Dice che loro sono in pausa e devono fumare. Ma per favore, ci si può liberare dalla merda che ci intossica i polmoni in pochi giorni, basta un po’ di buona volontà. Che cazzo, non è mica eroina. Su cento fumatori ce ne sono 60 che possono smettere subito perché in realtà a loro non è mai piaciuto veramente fumare. Per i rimanenti incalliti – che in realtà sono affetti da un delirio di autodistruzione che andrebbe analizzato a parte, e che si attaccano alla nicotina perché è la droga più disponibile sul mercato, offriamo loro degli incentivi, sconti sulle tasse, viaggi premio, mignotte di alta classe, ma che smettano, perdìo. Si, adesso ditemi che devo farmi i cazzi miei e che parlo così perché sono diventata la classica stronza che ha smesso.
Potete immaginare una cosa più folle che essere malati gravi di cuore e continuare a fumare? Nel reparto dove è ricoverata mia madre, Cardiologia, ad un passo dalla Terapia intensiva coronarica, l’altro giorno hanno beccato una paziente che andava a fumare in bagno e le infermiere le hanno fatto giustamente un cazziatone.

A parte il problema del fumo, ho letto diversi post nei quali l’inchiesta di Gatti viene interpretata come una denuncia dei dissesti della Sanità pubblica. Io mi permetto di analizzare il problema da un altro punto di vista.

Nella mia regione, la rossa Emilia Romagna, ho trovato quasi sempre situazioni di grande efficienza e pulizia. Ho detto quasi perché mi ricordo padelle non svuotate per ore nel cesso dell’Ospedale "S. Giorgio" di Cervia, o un coso per reggere le flebo che doveva essere quello descritto da Hemingway in “Addio alle Armi” al "S. Orsola" di Bologna, menefreghismo e arroganza del personale di un paio di cliniche private.
Dell’ospedale della mia città, Faenza, non posso che dire bene. Si fa fatica a girare per i corridoi perché bisogna scansare le moldave che ti cacciano lo spazzettone tra i piedi ad ogni ora del giorno. I bagni sono pulitissimi, che ci potresti mangiare dentro. Il vitto è abbondante e buono. A Natale c’era anche il pandoro, la minestra ripiena e i cioccolatini. Le infermiere sono premurose, soprattutto con gli anziani e se sei gentile e paziente con loro si fanno letteralmente in quattro. Si viene chiamati per nome, in reparto ci sono piante, l’albero di Natale e il presepe, c’è un’atmosfera di famiglia.

Da cosa dipende quest’ottima qualità del servizio? Sicuramente da persone abili che gestiscono la baracca, ma credo anche dal fatto che la Sanità pubblica siamo noi, e se le cose vanno male, gira che ti rigira è perché noi portiamo i nostri difetti all’interno degli ospedali.
Se il tessuto sociale attorno a noi è mafioso, anche la sanità sarà mafiosa; se la cultura locale rispetta l’anziano, anche in ospedale ci sarà lo stesso rispetto. Se il mio stile di vita è il laissez-faire (ovvero il chemmefrega) non meravigliamoci delle cacche per terra e del fumatore che appesta il piccolo paziente. Medici, infermieri, dirigenti, inservienti e pazienti siamo noi, non una razza aliena venuta a colonizzarci.
Ci vuole controllo, e qui fanno bene i vari ministri competenti a inviare ispezioni e all'occorrenza menare di brutto, ma dobbiamo soprattutto cambiare noi. La Sanità è un bene comune e dipende da noi se farla funzionare bene o no.

Ad ogni modo, grazie Fabrizio per averci ricordato quanto noi italiani possiamo essere zozzoni. E adesso fateci il telefilm, “Dr. Monnezza”.

mercoledì 20 settembre 2006

Tu fumavi mille sigarette

All’epoca del grande Fred Buscaglione, negli anni 50, fumare era una cosa buona e giusta, era da duri, se eri un maschio e a 15-16 anni non fumavi assieme agli amici potevi dare adito a dubbi sulla tua virilità.
Si fumava dappertutto: al lavoro, nei teatri, nei cinema, negli ospedali, perfino in tv leggendo le news (guardatevi il bellissimo film di George Clooney “Good Night and Good Luck”).
Le donne fumavano anche allora ma in maniera più discreta, è dagli anni 70 in poi che donna vuol dire ciminiera. Ricordo dei pranzi dove le signore fumavano non alla fine del pasto, non tra una portata e l’altra, ma tra un boccone e l’altro.
Sono stata fumatrice anch’io, per quasi trent’anni, ma di quelle a modica quantità: 6-7 sigarette al giorno, con i medici (compresi un cardiologo e un pneumologo) che mi dicevano “Beh, con quello che fumi non ti fa male”.
L'altro giorno il Quit Counter, un simpatico software per ex fumatori che ogni volta che accendi il computer ti informa su quante sigarette NON hai fumato e quanti soldi hai risparmiato, mi ha annunciato che sono cinque mesi che ho smesso e 1000 sigarette che non ho fumato. Tralascio che ho risparmiato circa 200 euro, cosa non da sottovalutare per noi nati sotto la Lanterna.
Come mi sento? Da Dio. In questi cinque mesi ho imparato di nuovo a respirare, a dormire senza svegliarmi per la tosse, a fare le scale di corsa, a godermi al 100% le passeggiate in montagna. In più ho riscoperto gli odori, i profumi e i sapori che prima erano soverchiati da quello monocorde del fumo. La cosa forse più sorprendente è che la mia vita non è più tormentata da quella sveglia mentale che suonava ogni tanto dicendomi:”’A stronza, vatti a fumare ‘na sigaretta, che è ora”. Sono libera. Non devo alzarmi e sgattaiolare in qualche stanzino o all’aperto, perfino con 3 gradi sottozero per fumare.
Lo so che sono cose che ai fumatori non interessano, e che in questo momento penseranno: “Oh no, ti prego, la solita ramanzina dall’ex fumatore rompicoglioni!
“Ma non ti manca?”, chiedono maliziosi. “Ma non avresti voglia di fumarti una sigaretta ogni tanto?” Assolutamente no. Il fumo (degli altri) produce in me ora l’effetto che ha sui non fumatori: mi fa star male, mi fa girare la testa. Non sono per eliminare i fumatori dalla faccia della Terra, però ora capisco finalmente cosa si intende per fumo passivo.
Non mi manca, perché quando si smette è per sempre, non si torna indietro, è un ciclo che si è chiuso definitivamente. Si ritorna a come si era prima di iniziare a fumare. In fondo anche il più incallito fumatore non è nato con la sigaretta tra le labbra (a parte il maestro Camilleri, forse).
Lo so che ci sono stormi di gufi appollaiati sui rami attorno a casa mia che aspettano il giorno che uscirò di nuovo sul terrazzo a fumare, ma mi sa che gli verranno le penne bianche ad aspettare. Non ricomincerò qualsiasi cosa accada, qualsiasi lutto mi colpisca, qualsiasi malattia. Anzi, adesso che ci penso, di che fumo stanno parlando? Io fumavo??
Se volete sapere come ho smesso e se ho trascinato scimmie per casa per giorni e giorni, vi dico no, non ho sofferto tranne che per 72 misere ore, il tempo di smaltire la nicotina, che dà dipendenza peggio dell’ero ma si elimina molto presto dall’organismo. Tutto il resto sono paranoie mentali, sia per i grandi che per i piccoli fumatori.
Ti sembra che ti venga a mancare qualcosa di essenziale, ma in realtà , come dice Allen Carr nel suo libro, è il piccolo mostro della nicotina dentro di te che vuole ancora la sua dose. Basta non ascoltarlo e sostituire mentalmente le cose che ti mancano con quelle positive che riacquisti smettendo. Puzza di fumo vs. odore piacevole, denti bianchi; sigaretta dopo caffè vs. possibilità di fare di nuovo sport, ecc.
Se ci si rende veramente conto di quanto sia bella una vita senza fumo non si avranno rimpianti. Se ci si rende conto che si può fare QUALUNQUE COSA senza prima fumare, il fumo non sarà più parte della nostra vita, per sempre.
Non sto assolutamente invitandovi a smettere, ma se per caso un giorno vi chiederete “perché sto fumando se in fondo non mi piace” sappiate che non è necessario nessun orecchino, nessun farmaco da più di 100 euro alla scatola, nessuno psicologo, nessuna ASL e nessuna sofferenza estrema.
Basta decidersi, portare pazienza durante qualche giorno di scimmia e non ascoltare i fumatori che ti dicono che loro hanno smesso già venti volte ma in realtà una volta fumatore è per sempre (come per gli agenti della C.I.A.).
Troppo facile? Si, provare per credere.

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