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martedì 27 novembre 2012

Il calcio dell'ILVA



Non è giusto. Mentre la sinistra è intenta a frantumare cabbasisi con il pestello fino a ridurli a bosone sulla fondamentale questione primarie, con iRenzi che si lamenta - non ha coraggio di chiamarli brogli perché sa che comunque sarà l'Al Gore della situazione - i dati della Florida non arrivano, la gioiosa macchina dei conteggi si impalla e si pensa di riesumare alcune salme nei cimiteri delle regioni rosse per farli partecipare al grande evento democratico del ballottaggio (pure!); mentre accade tutto questo, dicevo, ecco l'imprevisto, il cigno nero.
Le dolci note di Edith Piaf e di "Je ne regrette rien" - chi ha visto il film "Inception" capirà il riferimento - accompagnano il calcio nei denti che ci riporta tutti fuori dal sogno e nella realtà del capitalismo feroce dei nostri tempi.

L'ILVA, nello stesso giorno in cui viene raggiunta dall'ennesimo provvedimento della magistratura a carico della proprietà e dirigenza, con accuse di associazione a delinquere, concussione e disastro ambientale, per aver tentato di minimizzare  e nascondere l'impatto ambientale delle sue emissioni, inchiesta iniziata dalla G.d.F. nel 2009, annuncia la chiusura dello stabilimento di Taranto e probabilmente di tutti gli altri in giro per l'Italia. Badge ritirati e, come antipasto, ferie forzate per 5000 operai.
Con il Club dei Padroni che berlusconeggia di accanimento giudiziario e il governo che cincischia ma ha la tentazione anch'esso di prendersela con quei rompicoglioni dei magistrati che non si fanno mai gli affari loro ma quelli dei cittadini.

Una bella sveglia, non credete? Roba da far uscire perfino dalla dormia di un paio di Roipnol.
Ebbene, è tutta la mattina che cerco sulla prima pagina della Repubblica una reazione del PD a questo provvedimento ricattatorio, a questa serrata da capitalismo delle origini. Perché credo tocchi a quella cosa informe comunemente detta sinistra e non al governo di Goldman Sachs difendere gli operai e le loro famiglie che dipendono unicamente dal salario, che se manca loro sono morti, cosa difficile da far capire ai banchieri e alle loro puttane, me ne rendo conto. 

Leggiamolo quindi il giornale. Prima notizia: "Renzi attacca sulle regole". Interessante, saranno quelle della su' moglie o quelle delle primarie? E poi: "Caccia ai voti di Vendola" (che forse, in queste ore avrebbe altro da pensare). Editoriali su "Rosy Bindi al tramonto" e "il vaffa di Rosy" e Concita che vuole farci andare in iperglicemia: "L'Italia siamo noi".
E l'ILVA? Aspetta, sotto c'è ancora la fondamentale notizia che si spartiscono le poltrone dei TG RAI. Eravamo in pensiero.
Finalmente, si parla della tragedia degli operai. "Operai occupano l'ILVA". I soliti comunisti. Il governo convoca i sindacati.  Confindustria: "Accanimento", ça va sans dire. 
Si ma, il PD, la sinistra?
Niente, le uniche reazioni politiche sono della FIOM di Landini e della CGIL di Camusso, come da copione. Poi Clini, il ministro dell'ambiente che, scommetto, preferirebbe una canalizzazione di un molare piuttosto che dover affrontare questa rottura di coglioni giovedì con le parti sociali. Gli altri, i Passera, i liquidatori, gli esecutori fallimentari, zitti. Gli operai sono soli, come tutti noi. Faranno la fine degli esodati. Con Monti che articolerà con voce metallica un'altro principio fondamentale della Shock Economy.
Non siamo mica in Sudamerica dove, se alle presidentesse girano i cosiddetti, ti nazionalizzano le aziende prepotenti, che credete.

Aspetta, è cambiata la home page. Adesso l'ILVA è in pole position. "Operai occupano l'ILVA". Arridaje. E la mamma della Cosa "teme per l'ordine pubblico". Coraggio, mamma, manda a Taranto i bastonatori a rimettere in riga quei cialtroni. Ti eccita già l'odore del napalm?
E il PD? Niente, ci sono solo le facce da cazzo di Bersani e Renzi che discutono di paletti e studiano modi per fregare l'avversario e portare a casa questo baby, la vittoria nelle primarie.
Questo è il giornale di riferimento del regime piddino, per la madonna, significherà pure qualcosa questo disinteresse riguardo ad una questione di massima urgenza che coinvolge i LAVORATORI? Non siete andati a chiedergli nulla? Tutti hanno qualcosa da dire meno la dirigenza del Partito Democratico?

Gradirei che qualche piddino, tra una primaria e l'altra, una di queste domeniche trovasse il tempo di darmi un giudizio su questi imbarazzanti silenzi del prossimo governo di Vichy impegnato solo a fare il casting per il ruolo di Pétain.

P.S. Giusto per non fare favoritismi. Ecco Gramsci che può rivoltarsi nella tomba. Appena catturata, fresca fresca.




giovedì 25 ottobre 2012

Dotti, medici e sapienti


E nel nome del progresso 
il dibattito sia aperto, 
parleranno tutti quanti, 
dotti medici e sapienti. 

"L'unico precedente a questa sentenza è Galileo".

Non l'ha detto la Biancofiore ma il ministro per l'ambiente Clini, convinto che i giudici abbiano riesumato l'Inquisizione spagnola per condannare gli scienziati colpevoli di non aver saputo prevedere il terremoto. Se questo è un tecnico. Qui ci vuole l'hashtag #annamobbene.
E poi, stiamo parlando di Einstein, Newton, Darwin o di qualche genio incompreso alla Nikola Tesla, autori di scoperte mirabolanti da cambiare il mondo, ingiustamente carcerati per bestemmia ed eresia dal Santo Uffizio, come dei maggiordomi qualsiasi? No, stiamo parlando di normalissimi esperti della Commissione Grandi Rischi che, per compiacere Bertolaso, si trasformava a gentile richiesta nella Commissione Niente Rischi. La scienza è un'altra cosa, caro Odifreddi. E lasciamo riposare in pace Galileo, per amor di patria.

Non ci fossero le intercettazioni a smerdare questi esperti a 90° potremmo anche credere alla galileata, all'atroce ingiustizia perpetrata dai soliti giudici che non si fanno mai i fatti propri e non lasciano gli italiani delinquere in pace. 
Sentire Clini che parla come B. ci rassicura della continuità, del passaggio morbido tra un regime all'altro. Ma io penso a quei ragazzi che sono morti, invitati a rimanere tranquilli in un edificio che scricchiolava sempre più sinistramente notte dopo notte. 
Una volta per tutte, quindi: i giudici non accusano gli "esperti", gli "scienziati", secondo le prefiche corporative, di non aver previsto la scossa devastante, di non essere insomma degli indovini, ma di aver compiuto un'analisi errata dei dati, di essere stati forse superficiali in condizioni nelle quali non ci si può permettere di esserlo. Di aver tenuto una riunione "cooperativa" per assecondare Bertolaso, alla quale non seguì nemmeno un verbale, come ammette Boschi a Sabina Guzzanti in "Draquila". 
Infatti, nella memoria del pm dell’Aquila Fabio Picuti del 13 luglio 2010 si legge:
“L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città”. Proprio perché, è lo stesso sostituto procuratore a scriverlo, “la scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”. A inguaiare gli esperti capitanati dal presidente dell’Ingv Enzo Boschi non è stato il presunto oscurantismo dei giudici, ma l’esigenza tutta politica di “rassicurare” gli abitanti del capoluogo abruzzese, allarmati da una lunga sequenza di scosse e dai primi danneggiamenti di edifici, a partire da una scuola." (fonte "Il Fatto quotidiano").
La politica, dunque, che nulla dovrebbe avere a che fare con la scienza ed invece ogni giorno di più la svuota di credibilità e la sconcia: con le malattie inventate per compiacere BigPharma e i suoi nuovi farmaci, con i dati addomesticati per accondiscendere alle richieste della multinazionale finanziatrice e con la ricerca che diventa sempre più la dimostrazione di qualcosa che si deve dimostrare per forza.

C'è infine un aspetto ancor più generale che emerge da questa vicenda.  Il viziaccio di prendersela con i giudici quando applicano le sanzioni previste dalla legge nei confronti dei reati è il legato più velenoso del berlusconismo morente. B.si ritira dalla politica, ma non temete, vive e lotta dentro di noi.

Update - Questo documento  della Commissione Grandi Rischi dell'aprile 2009 è stato pubblicato stamattina da Repubblica. 

martedì 23 ottobre 2012

Commissione Niente Rischi



"Sono Guido Bertolaso...".

 La Stati: "Che onore...". 

Bertolaso: "Ti chiamerà De Bernardinis il mio vice, perché gli ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni... Eccetera...". 
Ancora Bertolaso: "La cosa importante è che domani... Adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo... ma vengono Zamberletti (l'unico che poi non parteciperà, ndr), Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male... Hai capito? (...) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà questa riunione. E che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te... facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia". 
La Stati: "Va benissimo...". 


Dedicato a quelli che oggi se la prendono con i giudici e hanno paura che un domani gli esperti non possano più offrirci i loro preziosi consigli.

giovedì 23 agosto 2012

Caramelle dai petrolieri


A volte accadono cose strane. A pochi giorni dal terremoto di maggio dell'Emilia, che fece tremare violentemente e diverse volte anche la Romagna dove vivo, su un giornale locale uscì il seguente titolo in prima pagina: "Gas, pronti tra un anno." 
Leggendo l'articolo, noi abitanti di Faenza, Bagnacavallo, Lugo, Cotignola, Castel Bolognese e Solarolo, scoprivamo di avere nel nostro destino a breve un enorme deposito di gas collocato proprio sotto ai nostri culi. 
Potevamo stare tranquilli, però. L'autore dell'articolo, già nelle prime righe, teneva a rassicurarci che, secondo la società costruttrice dell'impianto (ah beh, allora), non vi sarebbe stato alcun pericolo, nemmeno in occasione di terremoti. Excusatio non petita? 

Per combinazione, proprio in quei giorni, si era riparlato della controversia in Regione attorno al progetto del maxideposito di gas di Rivara della Erg, la cui locazione, per un'altra incredibile coincidenza, si sovrapponeva a quella delle zone colpite dal terremoto.
Ecco che quindi, nonostante la rassicurazione un po' pelosetta invero, vista la fonte non certo disinteressata, l'associazione inevitabile tra l'emergenza terremoto di quei giorni e la prospettiva di ritrovarsi un giorno a vivere sopra un lago di gas, con tutto l'inevitabile immaginario ansioso di fughe, esplosioni ecc., rimaneva inquietante.
Sembrava quasi che il messaggio fosse: "Anche se avete paura perché c'è il terremoto, noi i nostri progetti li  porteremo avanti comunque." A titoli cubitali. Brutta sensazione. 

L'ansia fa diventare sospettosi e si comincia a ricamare al tombolo. Tornavano in mente le parole degli amici emiliani della zona dell'epicentro che avevano raccontato, appena dopo la prima scossa, di quell'acqua fangosa e puzzolente che era uscita dalle crepe apertesi nel terreno, dell'innalzamento del livello dei pozzi e dell'acqua per le strade e fin dentro le case. Avevano raccontato anche  la storia delle trivelle "americane" che, presenti fino al giorno prima, erano poi misteriosamente sparite dopo le prime scosse.
Tutte voci di paese, leggende metropolitane, probabilmente, anche se provenivano da persone che non sapevano affatto cosa fosse il fracking (parola che solo allora cominciava ad incuriosirci).
La storia del megasuperultrafunky bombolone di gas sotto intere città sbattuto in prima pagina, con i nervi dei lettori ancora a fior di pelle per le scosse, non poteva che scatenare la sindrome NIMBY.


In questi casi, per sedare l'ansia, la cosa migliore è informarsi e controllare se c'è veramente da preoccuparsi.
Nei siti delle aziende che fanno ricerche petrolifere e di gas naturale si trovano progetti relativi al territorio italiano, segno che c'è interesse riguardo al nostro paese. Il governo ha manifestato a sua volta l'intenzione di sfruttare nuovi giacimenti sul nostro territorio. Quindi, se non appartiene già al nostro presente, in futuro il fracking, tra le altre tecniche estrattive, potrebbe toccarci.

La Procura di Modena, nel frattempo, ha aperto un'inchiesta sulla possibilità che in Emilia siano state fatte trivellazioni abusive nelle zone interessate dal terremoto.
Dal canto suo, la Regione Emilia Romagna ha chiesto formalmente l'istituzione di una commissione internazionale di inchiesta per indagare sui possibili legami tra perforazioni e tecniche di estrazione di gas naturale e attività sismica indotta. Legame che alcuni studi hanno già trovato, relativamente ad episodi accaduti negli Stati Uniti. Anche i senatori del PD dell'Emilia Romagna hanno presentato un'interrogazione parlamentare sull'argomento rischi legati ad attività di perforazione.

Penso sarà interessante tenere d'occhio le conclusioni di entrambe le inchieste, sperando che siano pienamente rassicuranti circa la sicurezza delle nuove mirabolanti tecniche estrattive e di stoccaggio.
Prima di tutto perché non ci fidiamo dei petrolieri e di chi accetta caramelle da loro, dicendo e scrivendo che assolutamente non c'è pericolo per principio e non perché sanno esattamente di cosa parlano; secondo, perché è giusto cercare risposte quando si hanno dei dubbi. Terzo, perché ne va nelle nostre vite e delle nostre proprietà. Abbiamo già capito che il futuro sarà all'insegna dello Stato che se ne lava le mani, con il cittadino che dovrà provvedere - se ha i soldi per farlo - ad assicurarsi (risate) contro le calamità naturali e non. 
Meglio sapere. O preferite lasciare il vostro destino in mano alle multinazionali? Ricordate una certa Bhopal? Accettate senza  timore caramelle dai petrolieri?

lunedì 9 luglio 2012

Diaz Irae


Immaginate se, all'indomani della sentenza del processo di Norimberga, uno dei caporioni nazisti avesse espresso dolore per le vittime dei lager e solidarietà ai migliori uomini della Germania passati per la forca.

domenica 11 marzo 2012

Concorso interno

Hanno ragione loro. Il concorso esterno non esiste. Loro sono interni, proprio addentro. Alla Cosa e allo Stato.

sabato 4 febbraio 2012

Italianate


Io non mi meraviglio affatto che la giustizia italiana sia così tenera nei confronti degli stupratori di gruppo. 
Si, lo so che scostando il velo pietoso che copre la decisione della Cassazione c'è un delicatissimo pizzo a tombolo ricamato sul concetto di costituzionalità di una sentenza pregressa ma alla fine il risultato è comunque sgradevole. Si ha la sensazione che la giustizia, in questi casi, si comporti come una mamma e la mamma dello stupratore di solito crede al figlio e non alla puttana che lo ha inguaiato.
MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere... una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
(dal blog di Franca Rame)
Gli uomini, se fanno questo tipo di domande è perché pensano che lo stupro di gruppo sia una cosa sessuale.  Pensano alle gang bang dei film porno, con le maiale che più ne prendono in tutti i buchi e meglio stanno. Anche le mamme degli stupratori pensano che il figlio sia in carcere per qualcosa di sessuale durante il quale si è divertita più la sgualdrinella che il suo bambino.
 ...Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola... non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
"Muoviti puttana fammi godere”.
  Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo... i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
"Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano...

(dal monologo di Franca Rame)
Lo stupro di gruppo non è niente di sessuale, è sempre una punizione, un atto di violenza pura, un atto di GUERRA. Un'alternativa all'omicidio a volte ancora più letale. E' qualcosa che devasta, squarcia, lacera il corpo e la mente. 
Per la vittima è un'esperienza talmente orribile che, non a caso, quando gli uomini la subiscono - e in guerra succede a chi la perde, come nelle carceri e nei luoghi di segregazione, ai danni di disabili fisici e mentali o maschi percepiti dal branco come sottomessi perché, ad esempio, omosessuali - la rimuovono completamente, non ne parlano, lo negano come eventualità e, per difendersene, la fanno diventare un fatto sessuale che riguarda solo le donne e che non è poi così grave. Qualcosa di leggero e divertente o perfino esteticamente artistico se riprodotto a ritmo di "Singin' in the rain" o fotografato - in versione gay - per una campagna pubblicitaria modaiola.

Invece, l'essere stati violati è qualcosa che ti condanna ad una premorte che durerà tutta la vita. Ti rimarrà sempre dentro quel dolore, la fitta dell'umiliazione, la disperazione della rabbia di non esserti difesa ed essere stata difesa. Il ricordo del tuo dolore e di loro che invece ridevano. Di te.
Come potevano ridere? Perché era la gioia di farti del male e di farlo anche al tuo compagno, a tuo padre, al tuo capo di Stato che stava perdendo la guerra, quel coglione. Perché loro pensano che lo stupro di gruppo sia soprattutto una vendetta trasversale della quale a soffrire sarà il maschio ferito nell'onore. La donna è solo un mezzo. Se dopo schiatta o sopravvive ma distrutta, sono solo dettagli.

Lo stupro di gruppo come punizione e atto di guerra nei confronti di avversari politici. L'ideale, se questi sono donne da colpire al cuore.
Volevano dare una lezione a Franca Rame e scelsero il modo più efficace per farlo. Qualcuno brindò in una caserma, alla notizia del rapimento dell'attrice. Dello stupro si parlò solo anni dopo ma, chi sapeva, sapeva esattamente cosa era successo. Terrorismo, marocchinata di Stato. Un tocco di regime sudamericano nei nostri fottuti anni settanta. I soliti che a volte ritornano.
Poi l'altro stupro di gruppo punitivo, nel 1979, ai danni di Lucia Luconi, regista RAI, che solo di recente aveva deciso di pubblicare il libro nel quale raccontava la sua atroce esperienza, scritto appena pochi mesi dopo quei venticinque minuti di quella notte. Libro oltretutto difficile da pubblicare  perché, secondo le case editrici, era troppo violento nei confronti dei maschi.
E poi quarant'anni dove, nella percezione istituzionale dello stupro di gruppo come crimine assoluto, non è cambiato nulla, nonostante il Circeo, nonostante i tanti episodi di cronaca. Non c'è certezza che sia avvenuto lo stupro, non siamo sicuri, ipergarantismo per gli accusati. Non in carcere, per carità, che potrebbe succedere anche a loro. Benevolenza, pignoleria nell'applicare la legge. Pizzo a tombolo.
Non hanno coraggio di condannare senza appello un atto di guerra perché siamo in guerra.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido...
Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò domani.
  (dal monologo di Franca Rame)

giovedì 12 gennaio 2012

Una splendida giornata

E' sempre bello ricordare questa prima pagina della Padania del 1998


Oggi si è fatta carta da culo delle firme di 1.200.000 italiani che chiedevano di macellare il porcellum e i casalesi si sono salvati grazie all'acqua miracolosa del Dio Po addizionata dello sterco del demonio.
Insomma, una bella giornatina della quale andare fieri.

mercoledì 11 maggio 2011

Il capitalismo dal volto che non ha più nulla di umano

Ma avete visto bene la faccia di quest'uomo? Siamo governati da un mostro.

C'è qualcosa che lega i deliri oncologici antigiudici dell'illegale rappresentante agli applausi svergognati dei compagni di merende di Confindustria all'assassino seriale  di operai della Thyssen-Krupp, per giungere all'ex cavaliere Callisto Tanzi, degradato per indegnità, che non si capacita di come uno che ha truffato e rovinato economicamente 23.000 investitori possa trovarsi in galera.
Il filo rosso è l'idea che il ricco debba godere di una speciale impunità, di una sorta di esenzione dal peccato originale che lo renda immune da ogni rivalsa giudiziaria sui propri crimini. Nessuna pena è mai troppo lieve per chi si sente economicamente superiore agli altri, per chi si sente un sacerdote del Dio Denaro, dalla persona sacra ed inviolabile.

Questa idea di pretesa di impunità è insita in ogni ricco e ad ogni latitudine ma, a seconda del paese dove il crimine economico o penale viene commesso, esistono importanti differenze di tipo culturale e giuridico. Ci sono paesi come gli Stati Uniti, dove qualche traccia di etica protestante del capitalismo ancora rimane, che ad un  Madoff che ha truffato per 65 miliardi di dollari, anche se lui piange e si dispera, vengono comminati 150 anni di carcere e praticamente uscirà di galera solo con  i piedi in avanti senza che nessuno tiri in ballo le metastasi e i giudici di sinistra che puzzano. Tantomeno il capo dello Stato.

Da noi, nel bel paese che ha creduto al piazzista di Arcore per quindici anni e che lo ha eletto proprio perché era uno che aveva fatto i soldi con l'inganno e l'opportunismo, non certo per i suoi successi, visto che nonostante tutto rischiava di finire in galera se non fosse sceso in politica, l'idea di impunità per i ricchi sta cercando di diventare articolo costituzionale, legge dello Stato, quasi verità biblica.
E' il retaggio medioevale di quando i signori e signorotti godevano di una sostanziale licenza di peccare, uccidere e opprimere tutto il resto della popolazione, incluso il diritto allo ius primae noctis, che si è trascinato nei secoli fino a noi e che ci costringe a rimanere un paese profondamente arretrato ed antimoderno.

L'impunità medioevale del ricco che si lega con il rampantismo del moderno capitalismo sociopatico della finanza che tutto arraffa in nome del profitto allo stato puro e con il modo di produzione ultra-asiatico fondato sullo schiavismo crea un mix devastante che, nonostante tutti i buoni propositi di facciata, compreso il fatto di chiamare "riforme" lo sfruttamento, fa bagnare i perizoma alle Confindustriali. 

E' un tipo di capitalismo all'ultimo stadio, metastatico appunto, perché alla fine divorerà sè stesso, che può avere solo la faccia chirurgicamente modificata e dal colorito giallo da salma truccata male dell'ormai mostruoso Dorian Gray del Consiglio.

lunedì 9 maggio 2011

giovedì 7 aprile 2011

Salvasilvio Cencelli

Finalmente in Parlamento il dispositivo più efficace contro le procure. Rapido ed infallibile. Elimina perfino l'assenteismo dei ministri.
Il prezzo varia. Dipende dalle pretese del deputato. Il modello base vale un posto fisso o una carica. Anche una ricarica va bene.

(Manuale Cencelli)

martedì 29 marzo 2011

Ghedini's List - La discarica dei testimoni


Il collegio di difesa del Silvio ha depositato in tribunale a Milano la lista dei testimoni convocati per il processo Ruby. Più che testimoni a discarico sembra la discarica dei testimoni.
A leggerne i nomi viene da (sor)ridere. Ce ne fosse uno, anzi mezzo, che non sia legato a Silvio Berlusconi da un qualche tipo di contratto e che non debba in qualche modo essergli grato per le proprie fortune. Aggiungerei anche: ce ne fosse uno sul quale potremmo giurare con mano sul braciere ardente che non si trovi sotto qualche tipo di ricatto, materiale o morale. 
Anche la stessa Ruby, che sembra sempre più appartenere alla famiglia dei Pinocchi, dopo che ha ricevuto se non cinque milioni di euro comunque una bella sommetta, cosa vuoi che dica? Che la faceva vestire con il grembiulino da asilo e giocavano a "dolce Remì, metti la mano qui"?

Tutti i ministri convocati in lista si possono ascrivere alla categoria dei miracolati dal tocco dell'Unto, a cominciare da Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna. Sicuramente fedele la prima, più derapante la seconda, indecisa se darla a Mezzaroma (o mezza Roma?) o se preferire il Bocchino traditore. Sulle due Marie pende comunque da anni la spada di Damocle delle famose intercettazioni, quindi c'è da credere che avvaloreranno sicuramente la tesi delle cene eleganti con la fidanzatina che fa la calzetta sul divano mentre Silvio guarda "Baarìa" in lingua originale con il pile e lo scaldino sulle ginocchia e con Dell'Utri che gli sussurra la traduzione simultanea in un orecchio. 
Altro giro, altri ministri. Franco Frattini, ovvero "ricordati che da giovane eri comunista ed io ti ho guarito, come Bondi".
Giancarlo Galan, ex dirigente di Pubblitalia, appena sfornato ministro, caldo caldo, come un bombolone alle cinque di mattina, ha preso il posto proprio di Bondi. Un braccio rubato all'agricoltura per spedirlo ai Beni Culturali. 

Scendendo di livello troviamo altri nomi interessanti. Paolo Bonaiuti, che mangia solo se ne ha il permesso da Berlusconi in persona; Valentino Valentini, altro ex Pubblitalia, l'uomo di fiducia del nanocurie per gli affari in Russia con l'amico Putin ( gli americani sospettano trattarsi di affari più personali che istituzionali) e Maria Rosaria Rossi. Una che, frequentando così spesso i bunga bunga, credo proprio sia la fidanzatina in persona, in tette ed ossa.

Mariano Apicella è un po' il Lazzaro della situazione, un caso umano assai triste. Un cantante che canta e suona nelle feste private eleganti del nano e non sa, ahimè, di essere già trapassato. Pare che se riuscirà a vendere 10 CD, potrà finalmente cessare di vagare tra Arcore e Villa Certosa e riposare in pace. 

La convocazione di Belen è un trucco. Sul più bello sono sicura che le salterà fuori Fabrizio Corona dal wonderbra e allora ci divertiremo. 
Aida Yespica, il giornalista Carlo Rossella e Barbara D'Urso sembrano più che altro dei tappabuchi in mancanza di nomi più importanti. Sono tutti comunque legati a doppia mandata a Silvio.

Mi meraviglia piuttosto una clamorosa dimenticanza. E il direttore di "CHI"?? A meno che ad Alfonso non sia stata riservata la parte della fata non invitata, che piomba in piena udienza e pietrifica la Boccassini con un incantesimo.
Il vero coup de théâtre però è la convocazione di Elisabetta Canalis e George Clooney. Voglio proprio vedere se un divo americano avrà il coraggio di andare in tribunale a recitare la parte del difensore di Silvio. Più che Clooney ci sarebbe voluto almeno un De Niro. Se riesce ad essere credibile, questa volta l'Oscar non glielo toglie nessuno.
Certo, ad essere perfidi e pensando alla Macchina del Fango con il motore sempre acceso, si potrebbe pensare che alla coppia più farlocca del mondo puoi far dire ciò che vuoi, perfino in tribunale. Io dico che è meglio essere gay che far finta di guardare le belle ragazze.

Insomma, se questi sono i nomi, se questo è il massimo che sono riusciti a trovare: miracolati, ricattabili su più fronti, dipendenti, uscieri, fantesche e giardinieri, questo è il primo caso al mondo in cui perfino la testimonianza della moglie, di solito non ammessa in tribunale per ovvi motivi di evidente imparzialità, sembrerebbe più attendibile di queste. 
Io, fossi la Boccassini, a questo punto farei saltare tutte le regole (tanto loro se ne fregano abitualmente, delle regole) e citerei proprio Veronica. 

mercoledì 16 febbraio 2011

Faccia flaccida


Chiunque altro, leggendo su tutti i giornali del globo terracqueo*  i verbali di Ruby, con la storia del “dirai a tutti che sei la nipote di Mubarak così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”, dalla vergogna e per carità di patria, sarebbe sprofondato a trivella fino a scoprire finalmente un ricco giacimento di petrolio in Val Padana.
Lui no, perché non teme nulla, nemmeno la reazione di Mubarak. Anzi, se non stiamo attenti, potrebbe pure buttarla in barzelletta: "Dunque, c'era un rais in coma....".

* Nel Parlamento cileno stanno discutendo se sia opportuno che il loro presidente, in visita prossimamente in Italia, si faccia fotografare accanto a C.F. (Silvio Berlusconi).

martedì 15 febbraio 2011

Preparate le monetine


Appuntamento per Silvio. Mercoledì 6 Aprile 2011, Milano, Palazzo di Giustizia. Tu e tre donne, come ti piace tanto. Ah, vestito da caimano e senza niente sotto, mi raccomando.

lunedì 17 gennaio 2011

Un soprassalto di dignità

Che vi piaccia o no, questa è l'immagine dell'Italia di oggi.
I giornali stranieri stanno raccontando con un misto di commiserazione e raccapriccio il puttanaio berlusconiano. "L'Italia si merita di meglio", scrive oggi il Financial Times. 
Meno male, se pensano che il paese della mafia, dei ladri mangiaspaghetti, dei mammoni piagnoni con i capelli unti e il mandolino sia ancora degno di essere salvato, forse non tutto per noi è perduto.
Occorrerebbe, certo, da parte di questo popolo di sciagurati, un soprassalto di dignità, un atto che dimostrasse la volontà di liberarsi di questa montagna di vergogna che rischia di sommergerci tutti, onesti e disonesti, mescolandoci tutti in una melma putrida e indifferenziata.

A volte i popoli, anche quelli più democratici, perdono la testa e discendono in un abisso di abiezione collettiva perché decidono di abbandonarsi alla fascinazione di governanti indegni. 
Anche se non ci siamo macchiati di crimini contro l'umanità, e i deboli e malati non li gasiamo ma ci accontentiamo di esporli sadicamente al pubblico ludibrio in televisione, purtuttavia la nostra situazione è paragonabile a quella della Germania nazista, quando saltarono tutti i freni inibitori e l'illecito, l'inimmaginabile, divennero improvvisamente legge e prassi accettata.
Il razzismo contro il diverso, i libri da bruciare, e il brivido che provoca nei più sfegatati berlusconidi il considerare i magistrati un cancro nazionale, solo per compiacere il satrapo sui tacchi che idolatrano, perchè  permette loro di essere immorali e disonesti e di rivendicarlo pure con orgoglio, in un osceno ribaltamento dei ruoli tra guardie e ladri, tra bene e male, sono segnali inquietanti che dovrebbero farci riflettere.

Forse però a tutto c'è un limite. Leggevo i commenti dei lettori agli editoriali dei direttori de "il Giornale" e "Libero" sul caso Ruby e ho notato una cosa forse incoraggiante. 
Mentre su "il Giornale", come avevo fatto notare l'altro giorno, nel pezzo dove raccoglievo alcune perle di pensiero debole papiminkia, permane uno zoccolo duro di berlusconidi sordociechi alle malefatte del nostro che sarebbe disposto, come nel finale de "Il Caimano", ad assaltare il Palazzo di Giustizia per salvare il proprio idolo, su "Libero" vi sono lettori (più di quanti si potevano immaginare fino a qualche giorno fa) che manifestano disagio, se non proprio indignazione, verso i tentativi dei giornalisti immagine di difendere l'operato di un vecchio vizioso che è indagato per aver avuto rapporti con una minorenne e che, per nostra disgrazia, è il capo del governo.

Perché la questione più grave da dirimere nel caso Ruby, ricordiamolo, non è tanto il pagamento in denaro ma il rapporto o il coinvolgimento in un rapporto con altri, non importa se mimato o agito, di una minore. Scafata, disinibita, e magari abile ricattatrice quando si vuole, ma minore. Per la legge dei paesi civili, avere rapporti sessuali con un minore, anche gratis, è un reato perché si presume che il minore non sia completamente libero di accettare o rifiutare il rapporto. E per un reato che coinvolge un minore vige l'obbligatorietà dell'azione penale. Avuta la notitia criminis, la magistratura non può che indagare.

Orbene, su "Libero" stanno comparendo i primi dissensi, i primi "adesso dovrebbe farsi da parte", "dovrebbe farsi processare", "è una vergogna", ecc. Addirittura pare che un sondaggio nei giorni scorsi che chiedeva ai lettori se Berlusconi, dopo la parziale bocciatura dello scudo, doveva accettare di farsi giudicare in un tribunale, aveva raccolto un sorprendente 70% di "si, deve farsi giudicare in tribunale". L'imbarazzante sondaggio è stato poi  rimosso dall'edizione online della testata.

Un soprassalto di dignità da parte di un popolo che ha figlie e nipoti e comincia forse a mal digerire i virtuosismi difensivi di avvocati come Pecorella? Proprio un lettore del "Giornale" si chiedeva se non fosse il caso, implicitamente per salvare Silvio, di abbassare l'asticella della maggiore età ed io avevo satireggiato:
"La soluzione per chi si scopa le minorenni? Abbassare la maggiore età delle stesse. Rendere la legge malleabile come il pongo, da plasmare a piacere a seconda delle esigenze del sovrano.
Se dichiariamo i neonati maggiorenni appena li si va a registrare all'anagrafe sconfiggeremo pure la piaga della pedofilia."
Non passano tre giorni e l'avvocato Pecorella se ne esce con il concetto che Ruby in fondo era una "quasi maggiorenne" (e Berlusconi, qualunquemente, quasi pedofilo, n.d.a.), concetto tanto simile a quello che considera le vittime di stupro delle adescatrici colpevoli di bassi istinti maschili e, per giustificare il Berlusconi, propone di modificare la legge, abbassando il limite della maggiore età. Non è una bufala, è sul sito del governo.

Si, occorrerebbe un soprassalto di dignità, in questo paese. Da parte delle donne, ad esempio, che non si ribellano ad immagini come quella che ho messo all'inizio. Che si sono vendute l'anima in cambio di 5000 puntate di Beautiful mandando in vacca decenni di conquiste femminili. Che stanno rinunciando al privilegio di essere più considerate e rispettate delle donne dei talebani per ritornare ad essere ridotte ad orifizio, a quarto anatomico.
"Noemi è la pupilla, io sono il culo", dice Ruby al telefono con un amico. Disposte a tutto per denaro. Per bisogno, certo, ma anche perché l'unico valore riconosciuto è il denaro, l'abito firmato, il possesso di oggetti fino a farsene sommergere. Una società malata che ha ricevuto troppi consigli per gli acquisti e una moltitudine di giovani che non si accorge di essere ormai ridotta come gli schiavi torturati dai fascisti pervertiti di "Salò", il fin troppo profetico film di Pier Paolo Pasolini.

Il profeta Pasolini - "Salò o le 120 giornate di Sodoma"
Ci vorrebbe un soprassalto di dignità anche da parte degli uomini, che non possono accettare di essere rappresentati da coloro che invidiano Silvio e la sua presunta ipersessualità, che lo ammirano per la capacità di sottomettere tante giovincelle sempre più giovani ai propri voleri, anche i più turpi. Che, forgiati a sua immagine e rassomiglianza grazie alla "Cura Colpo Grosso", la scuola di specializzazione televisiva in scopofilia passiva, sono ormai addestrati a salivare solo in presenza della donna che non ha superato i venticinque anni, che porta la quinta di poppe ed ha il culo a mandolino e che, ovviamente, disprezzano e considerano indegne della loro triste concupiscenza tutto il resto del mondo femminile.

In un Italia in cui il silenzio del Vaticano di fronte a questi sordidi avvenimenti spacca i timpani e i preti perbene giustamente si indignano; in un paese impazzito che vuole sparare alle guardie per far fuggire i ladri, in questo paese coperto di fango, non ci vuole altro. Altro che un soprassalto di dignità. Il più presto possibile.

domenica 2 gennaio 2011

Noi siamo i giovani

Ecco, è finito anche il primo giorno del nuovo anno, quello dedicato alla superstizione più hard. Quello che dà la stura, oltre allo spumante, a tutte le teorie più allucinanti sulla numerologia, alla scaramanzia a rutto libero e al rituale dell'augurio che, parliamoci chiaro, non sappiamo più se sia meglio scambiarci o no. Visto che gli auguri li hai e te li hanno fatti e l'ultimo anno è stato color marrone sfatto, che porti più fortuna a tutti tacere e non svegliare i demoni che dormono? 
Ma si, facciamo finta che sia stato un giorno come un altro. Che ne so, come il passaggio dal 31 marzo al 1° aprile, senza quella convinzione assurda che, da un giorno all'altro, debba cambiare tutto solo perché è cambiato il numeretto finale della data. Tipo che vai a dormire il 31 e il 1° ti risvegli nel castello delle fiabe, più giovane, più magra e circondata come una diva da boys strafighi adoranti, con le lenticchie che si sono trasformate in lingotti d'oro e senza più un cruccio nella vita.

Il 1° gennaio 2011 è stato un giorno come un altro. Lo dimostra il fatto che a Napoli c'è ancora la spazzatura. Il presidente scopatore (nel senso di monnezzaro) aveva detto che avrebbe ripulito Napoli per Capodanno. Invece ha pulito solo il salotto buono, per non far incazzare la padrona, tanto con il padrone sa come farsi perdonare, e la monnezza l'ha sparsa per tutto il resto della casa nascondendola qua e là.  Questa servetta nana  non è buona nemmeno come donna delle pulizie e l'hanno messa a capo del governo.

A proposito di presidenti. Mi ero illusa di aver schivato la fiera delle banalità a reti unificate ma non c'è stato verso. Replica a tradimento, questa mattina, su Radio Radicale. E allora ascoltiamolo questo paladino dei giovani. Questo anziano disposto a far spazio a forze fresche e nuove. Basta solo un piccolo sforzo per mantenere il sensorio vigile e forse l'alto messaggio del Capo dello Stato ti farà reagire come hanno reagito i giornali. Un plauso generale neanche avesse parlato Zarathustra in persona. Come se tanti di noi non ricordassero ancora assai bene e con rimpianto i messaggi di fine d'anno di Sandro Pertini.

Napolitano non ha detto nulla e non si può nemmeno dire che l'abbia detto bene. Non è mica un Berlusconi incantatore di papiminkia, ammettiamolo. 
Ha parlato dei giovani! Capirai. Usare la formuletta magica "bisogna fare, bisogna dare" significa solo rilanciare la palla nel campo avversario. Il grande Ciotti avrebbe commentato: "Napolitano abbranca in presa e si accinge al rinvio".
Lui parla ad ipotetici interlocutori, a presunti risolutori dei problemi dei giovani che non si sa dove siano. Cioè, lo sappiamo dove sono e lo sa pure lui.  Se sono quelli al potere si tratta di vecchiacci abbarbicati alla poltrona e preoccupati più dei loro vetusti piselli inanimati che delle esigenze dell'Italia. Questo è il paese dove ai giovani non si dà spazio perché tanto "hanno tutta la vita davanti e avranno tempo". Con gente che non si decide a crepare non è facile. 
E' il paese dove non si dà da reggere il timone ad un giovane perché "non ha ancora fatto esperienza". Come se l'esperienza non cominciasse proprio nel momento in cui un giovane viene responsabilizzato dal coraggio di chi gli affida le sorti della nave.

Per carità, il migliorista è il presidente ideale per il peggiorismo berlusconiano. Lo definirei un megliopeggiorista. Non sporca, non fa rumore e firma tutto quello che gli portano. Del resto lo dice pure lui e ci ha tenuto a farlo sapere anche a Capodanno: "Criticare il governo non è nelle prerogative del Capo dello Stato."  Nemmeno quando il governo gli porta delle vaccate da avallare.
Vedrete se l'11/1/11 (numerologi, buoni a cuccia!) la Corte Costituzionale concederà il legittimo impedimento e l'Angelino che studia da delfino del caimano ci riproverà con un Alfano Reloaded come si agiterà il megliopeggiorista in difesa della Costituzione. Firmerà, firmerà. Firmerà perché bisogna sempre dare fiducia ad un giovane premier di settantatre anni.

A proposito di salvacondotti. Il governo che, per salvare dai processi un tizio, il famoso giovane scapestrato di settantatre anni, è disposto a mettere a soqquadro la Costituzione, a stravolgere le leggi penali, a mandare in vacca migliaia di processi e lasciare di conseguenza migliaia di potenziali colpevoli impuniti, sta minacciando di spezzare le reni al Brasile perché non gli restituisce un condannato. Come dire, fare i giustizialisti con i tribunali degli altri. Qualcuno pensa che abbiamo la giusta credibilità per dare lezioni di diritto in giro per il mondo?

giovedì 2 settembre 2010

Muoia il processo con tutti i Filistei

“La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori.”
(Fedele Confalonieri, 25 giugno 2000)

Come dice Travaglio, non è curioso che dei milanesi purosangue si preoccupino tanto di essere accusati di terronica mafiosità? E il celebrity-leso di Varese che lo appellava "mafioso" quando erano ancora solo fidanzati, prima di sposarlo per interesse?

Nonostante il duo Ghedangelino non sappia più che cosa astrologare per renderlo inattaccabile dai giudici e dalle tarme, per renderlo invincibile e immortale, imperatore delle galassie e Signore dei Buchi Neri, magari dichiarando l'intero Codice Penale nullo, sarà difficile che riesca a sfasciare completamente l'Italia, trascinandola con sé all'inferno, annullando migliaia di processi solo per salvare il proprio deretano e fregandosene degli italiani che attendono giustizia (Parmalat, Clinica dei trapianti fasulli e via sentenziando). Napolitano sta passando un periodo di sensorio straordinariamente lucido e i nemici sono sempre più numerosi, interni ed esterni. Se sollevasse un momento la bocca dal fiero pasto di gnocca, se ne renderebbe conto. Gheddafi è venuto a Roma a disegnargli dei pupazzetti sulla maglietta ma lui crede di aver fatto un altro grande colpo da statista.

Poareto. Lui vorrebbe andare alle elezioni per promettere ancora miracoli di 'sta minchia a quei boccaloni che gli credono ma le fischiate a Letta (Aquila e Venezia, già sono due) e a Dell'Utri non promettono niente di buono.
Pare che voglia andare in televisione a spiegare per l'ennesima volta la sua odissea giudiziaria ma sarebbe comunque una replica e la gente la confonderebbe con la rubrichetta di residuati televisivi inesplosi del dopo TG1 "Dadada". Già ora come lo vedono cambiano su National Geographic Channel, figuriamoci a vederselo balbettare pietà con il fondotinta che cola e l'occhio che tenta disperatamente di restare aperto. I perdenti non piacciono agli italiani. Sembra che addirittura stiano cominiciando ad apprezzare le notizie, su un telegiornale gliene dà. "Che è sta roba? Notizia? Che è? Uhm, sai che non è male? Dammene ancora".

Si dice che abbia una paura fottuta di finire in galera. Beh, più che la gattabuia, che alla sua età non gli toccherebbe perchè, nonostante la bitumatura fronto-parietale, è un vecchio, gli roderebbe molto di più l'ammissione del suo fallimento. E' questo che non riesce ad accettare. Per questo si sbatte tanto.
Il ponte evocato da Fidel fa capire che, senza le gabole e gli aiuti dei politici più spregiudicati, per non dire di peggio, le sue aziende sarebbero fallite. E se è così un bravo imprenditore, com'è che stava per far fallire la propria impresa? Se la sua stella politica dovesse tramontare, forse le sue aziende una bottarella in Borsa in negativo la rimedierebbero.
Quindi, cari italiani, se uno non è capace nemmeno di tenere a galla la propria roba nonostante salvagente lanciati da ogni parte, e lui ne ha avuto più di ogni altro imprenditore al mondo, come volete che vi risolva i problemi? Quanto tempo vi occorre ancora - due, tre secoli, per capire che vi siete sbagliati, che vi siete fatti prendere per il bip da uno che non ha mai combinato nulla nella vita? Ah no, scusate, il Milan ha vinto più di ogni altra squadra al mondo. (Non è vero nemmeno questo ma lasciamo perdere).

Se non riuscirà a sgamare i processi e quelle famose bombe atomiche che dovrebbero arrivare, a sentire Gianfranco, non escludo di vedermelo andare in giro per l'Italia a bordo di una Papimobile lanciando briosche. Lo avete capito vero che è ormai un uomo disperato?

La frase di Confalonieri andrebbe stampata sui muri, come i motti di Benito negli anni trenta, quelli della serie "E' l'aratro che traccia il solco, ecc." una volta che il Berlusconismo sarà debellato. Tra tre anni come il cancro. O forse prima.

giovedì 1 luglio 2010

Eroi del silenzio

E' tutto concatenato. La legge bavaglio, ovvero l'imposizione per legge del silenzio sulla conoscenza e l'informazione e l'elogio dell'omertà; il delirio sull'immortalità (con Don Verzé che urla "si... può... fareee!") e la pretesa dell'intoccabilità assoluta. Tutto al più presto possibile, tanto non ci sono altri che degli incapaci da circonvenire con qualche doppia porzione abbondante di lenticchie federaliste e qualche poltrona d'oro per la progenie somara. La peste manzoniana v.2 sarebbe ancora troppo poco per questi venduti.
E se non abbiamo ancora capito chi sono Loro veramente ci seminano le prove e gli indizi sotto al naso, tanto siamo bambini di sette anni, disse iddu. Per provare. Per provare, per provare la loro insospettabilità.

Ormai dalle facce di settentrionali ghepensimì e meridionali intellettuali la buccia sta cadendo a brandelli per mostrare, come i Visitors dei telefilm di quando eravamo ragazzini, la sottostante pelle della piovra. Ci ridono in faccia: "Guarda, guarda cosa siamo veramente, guarda la pelle viscida" ma noi siamo ancora distratti dalla figura di merda rimediata dai miliardari pallonari.
Vogliono vedere se qualcuno avrà il coraggio di toccarli. E' una sfida, una gara estrema di onnipotenza, uno schiaffo andato a dare, con il saltino, direttamente in faccia a Dio, un Dio che si sta pericolosamente invecchiando, visto che non li fulmina all'istante. Un Dio rammollito, una specie di Mickey Rourke rintronato ed imbolsito lontano millenni da quello di Ezechiele che scatenava sui malvagi il suo furiosissimo sdegno. Un Dio che si sbaglia e ci toglie i giovani, lasciando vivere e ciulare i vecchi maiali.

Il bavaglio urge perchè si comincia a percepire una certa insofferenza tra gli italiani che hanno sciaguratamente votato il nano truccato. La si può sentire, per esempio, ascoltando i discorsi dei bottegai al mercato, una delle zoccole dure dell'elettorato berlusconiano. Stamattina si lamentavano ad alta voce che uno pur condannato per mafia non avrebbe fatto un giorno di galera. Mi pare perfino di aver udito un "è una vergogna". Tutta gente che ha l'abbonamento di Sky, immagino, perchè dal TG1 non l'ha di certo saputo.
Chissà se in qualche angolino recondito del portaneuroni di costoro c'è spazio per un ravvedimento oneroso, per un "Cazzo, ma io non avrò mica votato dei mafiosi?"
Prima che il papiminkia si svegli dal coma e il bottegaio giuri di non votarli mai più è necessario imbavagliare la stampa, quella rimasta a fare il suo lavoro e dovere di informare, dopo aver asservito le televisioni ed averle fatte diventare dei luoghi di fantasia dove le condanne diventano assoluzioni. Perchè gli elettori non vengano a sapere troppo e continuino a credere che ci sia un governo capace di governare.

Ci sono ancora molti nodi da sciogliere e tanti processi che potrebbero riaprirsi. Ecco la fretta di dichiarare l'intoccabilità retroattiva del ghepensimì.
Pisanu, che ama giocare ultimamente nel ruolo del fluidificante, nel senso che dice e non dice, ondivaga, mastica e sputa e ogni tanto butta là con nonchalance la stoccatina, dice che "Ci fu una trattativa", intendendo tra Mafia e Istituzioni. Non dice però tanticchia di più. Dice che non fu lo Stato a trattare ma poi si sa chi risultò vincente dopo la trattativa, e allora? Quale nuora , tra le tante, dovrebbe intendere?

Nel corso della lunga e complessa operazione di demolizione controllata dello Stato italiano, la cosca governativa siculo-brianzola capitanata dal padrino tascabile con la faccia da varano incazzato impiastricciato di fondotinta, piazza, per bocca del cumpari palermitano, un'altra bella carica, una bomba affettuosa, diciamo, sotto al concetto di eroismo.

Aggiornatevi, voi che siete rimasti al carabinierino Salvo D'Acquisto che porge il petto al fuoco del nemico in vece dei civili rastrellati per rappresaglia, oppure ai giudici martiri Falcone e Borsellino che hanno offerto la vita saltando su seicento chili di esplosivo in difesa dell'onore di una nazione minacciata dall'avanzare del cancro del malaffare criminale e mafioso.
Il nuovo eroe, non importa se mafioso conclamato, assassino e trafficante di droga, è, come nella tradizione dell'epica della mala, chi non parla, chi non ha fatto i nomi. Iu ninti sacciu e ninti taliai.
E quali nomi non fece? Quelli eccellenti, quelli dei politici, degli innominabili. Di coloro che alla fine saranno pure innocenti ma sembrano così tanto colpevoli. Di quelli che hanno stampato in fronte il "prova a prendermi".

Lo stalliere muto diventa un eroe, l'eroe personale, l'eroe ad personam del senatore condannato in tribunale ed assolto dai servi mediatici. Quello che sta cominciando a far incazzare il papiminkia modello base.
E' il suo eroe ma non il nostro, credo di poter parlare per tutti coloro che hanno avuto il conato di vomito a sentire l'elogio dell'omertoso. C'è una differenza incolmabile tra noi e questi governanti e lo rivendichiamo e rivendicheremo sempre con orgoglio.
Non riusciranno mai a farci considerare eroi dei delinquenti.


giovedì 13 maggio 2010

Alì Papi e i 400 ladroni (?)

Berlusconi tranquillizza e dice che non è Tangentopoli 2. Non è esatto, è una Tangentopoli con le mani sulle televisioni e la stampa per cui potrebbe sempre, volendolo, far credere di non esserlo alla massa di italiani che si bevono tutto purchè coli giù dal teleschermo. Scusate se è poco. Ancora una volta, la mala Pasqua a coloro che non hanno fatto fin dagli inizi, quando il berlusconismo era ancora un polipetto benigno, la legge sul conflitto di interessi.

Se questa non è Tangentopoli ne è comunque un'ottima imitazione. Sono già cadute un paio di testoline assai vicine al premier e c'è una Anemone's List da 400 nomi sulla quale indagare. Non è un problema. Se ci sono dei sospetti di corruzione, bisogna solo lasciar lavorare i magistrati che decideranno, in base ai riscontri ed alle prove, se si tratta di 400 ladroni o di 400 onesti che ne usciranno con un bel non luogo a procedere.
L'aria che tira attorno al governo è abbastanza mefitica, però. Lo hanno già detto in molti ma giova ripeterlo. Quelli di allora rubavano per il partito, passando anche per fessacchiotti, questi della Casta o Cricca, dai primi riscontri, sembrano farlo per pura perversione personale, per la casa vista Colosseo, per l'appartamento in zona vip, per sistemare i figli, le cognate, i generi e i parenti tutti. Uno spaventoso magnamagna tra pochi eletti - in tutti i sensi. A botte di centinaia di migliaia di euro, alla faccia della crisi e degli operai in CIG che li votano.

L'unica differenza tra ora ed allora è che con la prima Tangentopoli non c'era nessuno che si permetteva di dire che le inchieste erano "una persecuzione giudiziaria". Tutti erano dalla parte dei giudici perchè questo paese aveva ancora un minimo di senso di pudore e i ladri li sapeva ancora riconoscere.
In un decennio e passa i corrotti e i corruttori sono riusciti ad inculcare nella beoterìa che li vota, grazie alla fottutissima televisione, l'idea che i giudici non cerchino di ripulire dal marcio ma siano dei comunisti, dei politicizzati, dei matti, degli organismi geneticamente modificati, dei baccelloni alieni incaricati dal Lato Oscuro della Forza di eliminare dalla feccia della Terra il più grande imprenditore degli ultimi 150 milioni di anni.

Sarà questione di pelle ma io, a certi livelli, tra l'imprenditore e il giudice, scelgo il giudice. Non nego che vi siano delle mele marce anche nella magistratura come ovunque e difatti si sa che qualche giudice si è fatto ogni tanto corrompere, magari dallo stesso imprenditore. Però quando si pensa a gente come Falcone, Borsellino, a gente ancora oggi in prima fila contro giganti come 'Ndrangheta, Sistema, Mafia e si sente dire che settori dello Stato, in combutta con i suddetti poteri mafiosi, hanno complottato per farli fuori, ti accorgi di quanto appoggio da parte della pubblica opinione, di tutti noi, abbiano bisogno e del rispetto che è loro dovuto. Quelli che ci hanno lasciato la pelle e quelli che continuano con impegno ad indagare sul malaffare di alto bordo, infischiandosene del "lei non sa chi sono io" abbaiato dai cani da rapina della Casta e dai cani da guardia dietro i grammofoni della stampa e delle televisioni.

Per questo i castamen vorrebbero imbavagliare la magistratura, la stampa giudiziaria - quella che racconta le loro malefatte e, già che ci sono, anche il web che informa, con una pura intimidazione in stile "io sono io e voi....", soprattutto l'obbligo di rettifica.
Vogliono apporre una grande pietra tombale su ogni possibilità di smascherare le loro porcherie. Hanno perfino il coraggio di parlare di "diritto alla privacy" del cittadino, quando siamo tutti spiati meno loro. Io che vado a fare la spesa da anni nello stesso supermercato sono obbligata a passare la borsa sulla cassa perchè sono considerata una potenziale ladra di merendine, loro che maneggiano assegni in nero per centinaia di migliaia di euro e telefonano ai boss sussurrando "ma quanto mi ami", vorrebbero l'impunità assoluta e guai a chi si azzarda a metterli in buca.

Questo schifo, questa protervia del malaffare dovrà finire prima o poi. La Legge Bavaglio non deve passare ed è dovere dell'Opposizione (scusate ma sto trattenendo il vomito) fare di tutto, e ho detto di tutto, per impedire che lo scempio venga compiuto nelle sedi istituzionali come il Parlamento. Qualunque cedimento sarà considerato connivenza, lo sappiano.
Poi ci sarebbe Napolitano che non dovrebbe firmarla, nella malaugurata ipotesi che passi, ma lì siamo veramente nelle mani di Dio.

domenica 2 maggio 2010

Non solo Leonardo

Questa volta è toccato ad un allenatore di calcio fare la parte del bambino che vede l'Imperatore nudo. Siamo in attesa che rotoli anche la sua testa.

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