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lunedì 7 luglio 2014

2014, anno I del ventennio renzista

foto da Dagospia
Il mio affezionato lettore Chinacat ha postato questo commento qualche giorno fa:

"Dato che anche io vivo circondato da piddini, credo sia utile (e sommamente divertente) sapere come mandare in tilt l'unico neurone sopravvissuto alla "piadaina".
Come fare impazzire un piddino. Istruzioni per l'uso:
A) chiedere al piddino cosa ne pensa del Senato NON elettivo;
B) attendere la risposta del piddino, il quale ovviamente giustificherà tale misura (ah, la casta-cricca-corruzione!)
C) fargli notare che tra averlo non elettivo e non averlo affatto non cambia poi molto;
D) il piddino a questo punto inizia a dare segni di disagio ma, granitico, continua a difendere la "riforma";
E) a questo punto è con le spalle al muro e gli si fa notare che già ben prima del PD a qualcuno era venuto in mente di togliere di mezzo il Senato;
F) ora il piddino è nella posizione giusta, detta altresì "mosca-sul-muro" ma ancora non intuisce il pericolo;
G) il colpo di grazia consiste nel fare leggere questo al piddino:

"Il programma fascista del 23 marzo 1919:

Di solito il piddino resta basito. Se poi siete davvero bastardi dentro (e io, modestamente, lo nacqui) potete fare notare al piddino che per avere un Senato elettivo, migliaia di italiani hanno dato la loro vita e che quindi, in sostanza, il PD fa oggi quello che il PNF fece tra il 1922 ed il 1925: togliere la libertà agli italiani."

Dal canto suo, l'altrettanto ottimo Zugzwuang aggiungeva:

"Chinacat, devi anche far leggere ai piddini, che sono intimamente fascisti a loro insaputa, l'appello del P.C.I. ai FRATELLI FASCISTI in camicia nera. Riporto un piccolo stralcio della lettera totalmente leggibile in internet: " I comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori [...]"

Mi sono incuriosita assai perché il protoinciucione con i fascisti in effetti giuro mi era finora sfuggito, per dire quanto può essere sorprendente lo studio della storia se si ha la pazienza di andare oltre i testi scolastici e ringrazio i miei lettori per avermi permesso di colmare questa succulenta lacuna.  Sono andata quindi a leggere il testo di quell'appello.
Sulle prime uno dice: guarda! Guarda, guarda, guarda! Guarda, guarda, guarda, guarda, se non è il caro P.C.I., baluardo dell'antifascismo, e poi dell'antiberlusconismo, dell'antigrillismo e a Dio piacendo, non mettiamo limiti alla futura provvidenza, antichissacosaltroancora. 
Comunisti che vogliono allearsi con i fascisti? Nel 1935? Ma è proprio vero? Lo avete detto ai kompagni dei centri sociali che fanno dell'antifa e del bellaciao una questione di sopravvivenza, e magari anche a quei residuati del sessantotto per i quali lo scontro di piazza con il fascio era imprescindibile?

La storia di quella lettera-appello è qui e, come scrive  anche Michele Pistillo (il grassetto nel testo è mio):
"Questa iniziativa politica nasce ai primi del 1935. E’ del 25 marzo 1935 una lettera di Togliatti a Grieco, nella quale, tra l’altro, si afferma: “bisognerebbe dire qualcosa ai militi fascisti in generale. Ma qualcosa che essi capiscano, perché non dire ad esempio pressappoco così. E’ ora che vi convinciate che colla marcia su Roma non avete fatto nessuna rivoluzione, ma […] se volete fare una rivoluzione per davvero dovete unirvi con noi per farvi rispettare dai padroni, per cacciarli […].
E’ ora che vi convinciate che il bastone bisogna adoperarlo contro i padroni […] non contro gli operai che sono mal pagati. Solo con espressioni simili ci si può rivolgere efficacemente ai fascisti…2
Chi per primo solleva l’esigenza di un richiamo al programma fascista del 1919 è sempre Togliatti, secondo la testimonianza di Boni (Bibolotti)3: “Dobbiamo riuscire a riporre in movimento le grandi masse, lavorando nei sindacati fascisti e in tutte le organizzazioni fasciste e cattoliche, facendo valere fortemente le tradizioni nazionali progressive, liberali e democratiche del nostro popolo […] rivendicando e utilizzando politicamente il programma fascista del 1919”.
Già nel 1935, nell’Appello del C.C. del P.C.I., scritto da Togliatti, contro la guerra all’Abissinia, è delineata la linea della “riconciliazione nazionale” (l’Appello ha per titolo “Salviamo il nostro paese dalla catastrofe”)4. Si tratta di una politica ardita, che solleva dubbi e discussioni (Di Vittorio è contro l’entrata nei sindacati fascisti, ma poi converrà con gli altri sulla politica della “riconciliazione”). L’estensore dell’Appello non è il solo Grieco, anche se gli si assume tutte le responsabilità. L’Appello è scritto da Grieco, da Sereni, da Di Vittorio. Togliatti, che pure si era fatto promotore di questa linea, non partecipa alla sua stesura, e la sua firma apre il lungo elenco dei firmatari, con proprio nome e cognome."
Vi offro anche una gustosa discussione storico-esegetica con citazioni ed analisi delle motivazioni di quell'appello e della svolta "entrista" del partito di Togliatti. Nel testo dell'appello non mancano inquietanti parallelismi con la situazione attuale. A chi piacciono i corsi e ricorsi storici la lettura integrale offrirà orgasmi garantiti. Eccone un breve estratto:
"ITALIANI!
La causa dei nostri mali e delle nostre miserie è nel fatto che l'Italia è dominata da un pugno di grandi capitalisti, parassiti del lavoro della Nazione, i quali non indietreggiano di fronte all'affamamento del popolo, pur di assicurarsi sempre più alti guadagni, e spingono il paese alla guerra, per estendere il campo delle loro speculazioni ed aumentare i loro profitti.
Questo pugno di grandi capitalisti parassiti hanno fatto affari d'oro con la guerra abissina; ma adesso cacciano gli operai dalle fabbriche, vogliono far pagare al popolo italiano le spese della guerra e della colonizzazione, e minacciano di trascinarci in una guerra più grande.
Solo la unione fraterna del popolo italiano, raggiunta attraverso alla riconciliazione tra fascisti e non fascisti, potrà abbattere la potenza dei pescicani nel nostro paese e potrà strappare le promesse che per molti anni sono state fatte alle masse popolari e che non sono state mantenute.
L'Italia può dar da mangiare a tutti i suoi figli."

Però, però, c'è un però. Miei cari commentatori attenti e colti, quell'appello bisogna appunto leggerlo e dice anche altro, oltre ad esaltare da parte comunista le radici sansepolcriste del fascismo del pur socialista Benito Mussolini che per noi figli degli opposti estremismi post-sessantottini suona logicamente come un bestemmione in chiesa. E' per questo retaggio di contrapposizione forzata che ci fa tanta impressione l'inciucio con il centrodestra degli ultimi governi post-golpisti perché siamo condizionati dal "con quelli mai" e dalla logica della spranga nel cervello.

In fondo quello di Togliatti e compagni era un richiamo alle comuni radici anticapitaliste che di fatto ancora oggi caratterizzano le ali estreme di destra e sinistra e che si traducono in una critica similare della globalizzazione ed dell'ultracapitalismo. Che poi l'estrema destra suoni più di sinistra dell'estrema sinistra, è un'altra questione.
Allora il PCI faceva ancora il partito di sinistra, quindi non mi scandalizzo affatto. Togliatti, visto che il capitalismo mondiale e la Germania nazista, espressione del complesso militare-industriale tedesco, stanno spingendo verso la guerra e i presupposti della catastrofe economica per il popolo ci sono tutti, cerca una sponda tra i fascisti "socialisti" per combattere il capitalismo e compiere la rivoluzione. La logica c'è ed è condivisibile perfino oggi.

Chiediamoci piuttosto cosa è successo dopo, perché qualcosa è sicuramente successo ed ha stravolto completamente i presupposti di quell'appello, visto che di anticapitalismo nel PCI, per non parlare delle sue successive metamorfosi sempre più scolorite, ne è rimasto ben poco, a parte forse solo la fissazione sulla patrimoniale che resiste all'usura dei secoli e che viene mantenuta perché funzionale alla vessazione delle classi medie invise anch'esse al potere reazionario.
Se stabiliamo infatti che un'alleanza infine sia idealmente nata da quell'appello, ma non tra le componenti socialiste ma tra quelle reazionarie dei rispettivi schieramenti, che per la componente di sinistra doveva comprendere  il ripudio della rivoluzione e della critica al capitalismo, tutto diventa più chiaro, anche l'attuale fascinazione di "sinistra" per la shock economy neoliberista reazionaria e il neofilogermanesimo di tanti volonterosi carnefici autoarruolatisi con il proprio tamburino nell'esercito del Quarto Reich, per non parlare del "tradimento" del sindacato.
La storia successiva, dal dopoguerra ai nostri giorni, se l'anticapitalismo non era più un principio fondante, come abbiamo visto, doveva essere dominata da un altro principio altrettanto forte, che non poteva essere trovato altro che nell'antifascismo.

Se i proletari di tutto il mondo non riuscirono ad unirsi, lo fecero i reazionari e l'anticomunismo da un lato e l'antifascismo dall'altro, servirono a corruttori (i fautori dell'ultracapitalismo) e corrotti (i loro collaborazionisti arruolati tra i politici più vicini ideologicamente alle classi subalterne) a disegnarsi un mondo a propria immagine e somiglianza, a spese del famoso 99%. Lo fecero mantenendo il popolo impegnato in una guerra ideologica che va dalla stagione degli opposti estremismi, con annessa strategia della tensione al compromesso storico; dall'antiberlusconismo rituale come copertura a vent'anni di complicità, come testimonia la famosa "confessione" in Parlamento di Violante ad infine la fascistizzazione attuale di tutti coloro che non si sottomettono al potere unico della democrazia totalitaria della quale scrive ora Travaglio, lasciando finalmente perdere i vizi privati di Berlusconi, per cominciare ad inquadrare il vero pericolo per l'Italia rappresentato dal renzismo. Ovvero, da quella smania del partito democratico di ottenere il potere più assoluto possibile e la sua conseguente allergia alla dissidenza ed all'opposizione che rappresentano forse la riscossione finale della vendita dell'anima, ceduta al Diavolo non in quel lontano 1935 ed ai fascisti ma allo stesso potere che corruppe anche il fascismo.

Dietro alla facciata di cartapesta della sacra rappresentazione della contrapposizione destra-sinistra non meraviglia che si siano potuti stilare patti-ricatto dei poteri forti ai dirigenti del PCI, i cui giovani virgulti di nomenklatura sarebbero stati cacciati dal comodo posto assicurato negli uffici studi delle banche, ai tempi del divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia nel 1981, se il PCI si fosse opposto, assieme ad alcune frange della DC, alla prevista cessione di sovranità monetaria, come pare testimoniato da una telefonata di allora tra Ciampi e Berlinguer citata in questo video da Nino Galloni. Oppure la successiva salvaguardia del Partito e del suo apparato dallo tsunami di Tangentopoli in cambio della partecipazione alla ventennale tragicommedia berlusconiana nel ruolo dello sparring partner di poteri anche innominabili mentre il paese veniva preparato per la spoliazione finale in nome e per conto di poteri finanziari ultranazionali.

Oggi forse ci vorrebbe un altro appello ai "fascisti", con più o meno le stesse motivazioni, per opporsi tutti assieme alla forma più maligna di capitalismo ed alla morte per cachessia economica del nostro paese. Il problema è che da una parte almeno non c'è nessuno. Sono tutti morti assieme al comunismo o sono in banca.

lunedì 30 giugno 2014

La grande monnezza

Questa è Roma. 
Presidente, in confidenza e davanti ad una fetta di torta di compleanno: ma a lei piace questa Italia? Glielo chiedo perché a me non piace per niente, anzi mi fa orrore e sempre più angoscia come quei sogni dove sei paralizzato e non riesci a muoverti. Mi creda, quando si è depressi per un lutto personale le cose appaiono purtroppo in tutta la loro cruda verità, senza i filtri istagrammatici dell'ottimismo della propaganda o dell'incoscienza di chi non riesce proprio a vedere nemmeno con gli occhi bene aperti la realtà.
Mi capita una cosa paradossale e che in altri tempi sarebbe stata impensabile, quasi folle. Un pensiero di assoluta disperazione. Mi guardo attorno, vedo un paese devastato, post-apocalittico, senza più identità, in preda al degrado ed all'anarchia, popolato da un'umanità orripilante che lo calpesta senza rispetto e non riesco a non pensare, con un pizzico di invidia, che mio padre, morendo, sia andato in un posto assai migliore di questo. Per lo meno in un mondo senza di voi.

Fuori dalle mie finestre in queste sere estive in Piddinia sento la musica provenire dall'immancabile Festa del PD, ex Festa dell'Unità, il tradizionale mazurka party con annesso sabba delle sfogline in onore del Re Serpentone e mi domando cosa avete mai da festeggiare e da rompere i coglioni tutta l'estate con l'autocelebrazione del vostro squallore. Forse il Grande Slam della sinistra al potere, con presidenza della repubblica, seconda e terza carica dello Stato, presidenza del consiglio e prossima cosmetica presidenza del semestre tedesco, oops!, europeo. Ecco, forse a voi basta questo, avere vinto finalmente, contro la Storia e le avversità, dopo esservi venduti al nemico, naturalmente. Il Potere in cambio della lumpenproletarizzazione dell'intero paese, la sua distruzione, la sua cessione chiavi in mano ad orde di cialtroni che hanno fame ma schifano il piatto di pastasciutta che gli doniamo e che, dopo averlo saccheggiato, saranno scacciati a schioppettate dai nuovi padroni che non vorranno noie e straccioni dei loro locali alla moda for rich people only.

Stamattina scorrevo le immagini pubblicate sulle pagine Facebook e Twitter di "Roma fa schifo". Fotografie scattate da romani esasperati dal degrado in cui è precipitata, dopo esserne stata scientificamente spinta, la città più bella del mondo e pensavo con tristezza ed infinita rabbia a quanto sia schifosamente falsa e bugiarda la vostra propaganda dei film di partito come "La grande bellezza".
Che Roma ha visto il vostro giullare premiato dall'Oscar delle multinazionali?  Non certo quella vera ma forse quella che offre l'assunzione dell'L-PD, il nuovo acido lisergico, quello che riesce a nascondere i migranti che si sciacquano le terga nella fontana di Trevi, cacano per strada in centro appoggiandosi alle auto in sosta, bivaccano tra i monumenti, insozzano e sconciano la casa d'altri, che sarebbe la nostra, ed erigono in ogni angolo le loro bancarelle abusive in barba ai regolamenti ed al principio che la legge è uguale per tutti.
La Roma di oggi non è quella del patinato e tronfio "Triumph des Willens" piddino ma è la Salò di Pasolini, di colui che, non a caso, cacciaste dal partito.

Non pensi qualcuno che il degrado sia un problema solo di Roma, o Napoli o Milano o qualunque altra grande metropoli. Nella mia città di una cinquantina di migliaia di abitanti, non a caso governata dalla vostra genia, e popolata da chi ostinatamente insiste a votarvi, ogni giorno passo da una piazza ridotta a uno schifo, a luogo buono per tutte le cialtronate inutili ma costosamente votate ad aumentare il il tipico degrado voluto dal potere globalizzato. E poi stranieri malamente assortiti che bivaccano ad ogni ora del giorno sulle scalinate del duomo, strade piene di buche, palazzi sporchi, negozi chiusi, giardini incolti, gente che non ti rivolge la parola perché non capisce un cazzo della tua lingua, strade di campagna costeggiate da fossi ormai infestati da una vegetazione talmente folta che dentro la quale rischi di trovarci acquattati i vietcong.
La distruzione delle città affidata ai sindaci Mangiamorte e il governo nazionale in mano al supersindaco, al buffone toscano che, nell'intorpidimento generale, finirà di ammazzarci di tasse vaneggiando di Stati Uniti d'Europa per conto di quell'orrenda donnetta, la badante del complesso industriale tedesco ideologicamente fermo al Piano Funk; sempre che non ci pensino i suoi mandanti a dimissionarlo anzitempo per manifesta incapacità e se non calerà dal cielo qualche deus ex machina che abbia voglia chissà perché di venire a salvarci.

Presidente, non gira per Roma, non la vede come è ridotta? Non  fa un po' schifo anche a lei? Non vede come è ridotto questo paese? Forse, per una stravagante perversione, a voi esecutori materiali piace l'Italia orripilante che lei ci lascerà in eredità?
Non creda, un po' la capisco, sa? Alla sua età non si pensa al futuro. Si è egoisticamente proiettati all'indietro e immagino che per lei ciò che conti sia aver finalmente compiuto la grande missione. Occupare ogni piccolo angolo di potere. Sa che la CIA invece è convinta di avere, nel 1948, salvato l'Italia dai comunisti?
Mi scuserà se in questa giornata di genetliaco non intendo farle gli auguri. Per un'italiana che ancora ama disperatamente il proprio paese e la propria gente non c'è proprio niente da festeggiare.

Il PD ringrazia il suo fottuto parco capre per lo splendido risultato. In effetti mi stanno offuscando Attila e i Visigoti.

martedì 17 dicembre 2013

Il Regno delle Due Padanie

"Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. Quante volte abbiamo letto che i titoli di stato del primo, alla Borsa di Parigi, quotavano il 30 per cento in meno del valore nominale; quelli del secondo, il 20 per cento in più; e che al Sud, con un terzo della popolazione totale, c'era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d'Italia messo insieme?
L'impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell'Unità d'Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. Vinsero entrambi.
"O la guerra o la bancarotta" scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio nel 1859, nel libretto Fra un mese (ci siamo, neh?). "Il Piemonte è perduto", conclude, dopo averne analizzato i bilanci, un giornale dell'epoca, "l'Armonia", e "le sue finanze non si ristoreranno mai più": lo ricorda Angela Pellicciari in L'Altro Risorgimento. Ma, compiuta l'Unità, si fece cassa comune (una piena, l'altra vuota) e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell'Italia unita, il Regno delle Due Sicilie contribuì con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l'1 e uno sputo per cento, il Piemonte con il 4 (ma oltre della metà del debito complessivo). Negli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud. Gli unitaristi videro realizzato il proprio sogno (i superstiti...ché in diciassette anni di regno di Carlo Alberto, riferisce Lorenzo Del Boca in Indietro Savoia, furono giustiziati più patrioti dal Piemonte che dall'Austria tiranna e sanguinaria); qualche altro ne pagò il prezzo, i furbi riscossero.
"L'ex Regno delle Due Sicile, quindi," scrive Vittorio Glejeses ne La storia di Napoli "sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia (ma quello del Regno di Sardegna superava il miliardo; nda) e, per tutta ricompensa, il Meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia". I meridionali pagavano più degli altri italiani, perché costretti a rifondere pure le spese affrontate per la loro liberazione. Tanto agognata, che ci vollero anni di occupazione militare, stragi, rappresaglie, carcere, campi di concentramento (giustamente, se preferisci non essere liberato...), esecuzioni in massa e alla spicciolata, distruzione di decine di paesi. Erano così ottusi, al Sud, che combatterono dodici anni (quando fu ucciso l'ultimo "brigante", in Calabria), pur di non farsi liberare e di non stare meglio in un paese solo. E quando capirono che la resistenza armata era persa, se ne andarono a milioni al di là dell'oceano, piuttosto che godersi la compagnia dei loro rapaci liberatori." (fonte Terroni di Pino Aprile)


Debiti, spread tra titoli di stato, oppressione fiscale e fondi salva stato, trasferimento forzoso di ricchezza tra stati, austerità, oppressione, il fogno che diventa Anschluss e poi povertà ed emigrazione per intere popolazioni. Si parla dell'Ottocento ma sembra una cronaca dell'attualità. Il brano che ho riprodotto per intero dal libro di Pino Aprile ce lo fa capire molto bene.

E' già successo, anche alla Germania Est, come ci ha raccontato Vladimiro Giacché, in barba alla retorica della riunificazione e del muro che crollava per lasciare spazio alla libertà occidentale e al libero mercato, maschera ipocrita che nascondeva lo stesso spirito mercantilista e di feroce classismo che sta spazzando l'Europa dopo aver percorso come un flagello pestilenziale tutto il pianeta in un tour di devastazione completa di diritti acquisiti da secoli.

La vecchia maledetta guerra di conquista, lo stupro economico con la colpa che ricade sui conquistati che se la sono cercata e che da quel momento sono condannati alla vergogna ed alla morte civile. Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, ora vi facciamo vedere noi, che siamo i virtuosi.
E invece il Regno delle Due Sicilie non era poi così male, anzi, e quando diciamo con disprezzo burocrazia "borbonica" dovremmo dire più correttamente savoiarda. Maledetti libri scolastici falsi e bugiardi. Scritti dalla stessa manina che Goebbels avrebbe accarezzato con affetto del maestro verso l'allievo più diligente.

Sta succedendo e, per la legge infallibile che recita "si è sempre i terroni di qualcuno", il nostro Nord, produttivo ed avanzato, ma abbiamo visto a spese di chi, in passato, viene annesso ora con forza e per un'oscura nemesi, alla Terronia europea, al lager mediterraneo degli scansafatiche, dei mangiatori di pasta al pomodoro e delle cicale improduttive che dovranno cedere tutti i loro beni (cosa sono quelle case di proprietà? Via!)  e gli sghei ai nuovi padroni. Ai nuovi Savoia, assai più agguerriti ed addestrati alla battaglia dei nostri ormai patetici testimonial dei sottaceti.

Lo stanno capendo, al Nord, di stare diventando terroni anche loro. Perché terroni non si nasce, si diventa per colpa di chi vuole conquistarci. Lo sta capendo uno dei due Mattei, il Salvini, che (è una novità, speriamo non si rimangi la parola) intende unire le forze con il Sud che patisce anch'esso il mercantilismo nordeuropeo per cercare di portare il paese fuori dalla trappola. Ovvio che la Lega dovrà rivedere criticamente tutto l'armamentario ideologico antistato e antimeridionale che hanno permesso a chi voleva il male e non il bene del Nord di ridurla ad una congrega di fattucchiere e ladri di argenteria. Solo così potrà ottenere consensi anche al di fuori della sua "riserva". Capire che quello che sta succedendo a loro è già successo agli altri è un buon inizio. Come capire che i briganti erano i terroristi di oggi, per chi considera terrorista chi difende solo il proprio benessere e la propria dignità. 

L'Italia non è mai stata fatta perché è stata unificata sul sangue di una parte del suo popolo e costruita su un cimitero, quindi maledetta. E' stata mantenuta divisa per 150 anni per interessi nazionali ed internazionali, con ideologi nordisti, tanto per tornare alla Lega, che pensavano che l'isolamento e la Secessione del Nord potesse avvantaggiarlo, mentre di fatto lo gettava in pasto alle malavite che la povertà del Sud e la latitanza dello Stato avevano nutrito amorevolmente. Il Vietnam italiano di Gianfranco Miglio. Divide et impera. Un paese nato disgraziato e cresciuto ancora peggio ma, nonostante ciò, con la potenzialità e la dignità dei grandi paesi. Una qualità che ci permetterà, se lo vogliamo, di salvarci. In barba a chi crede che siamo ormai perduti, tutti terroni e terronizzati.

Unire le forze con chi ci sta, come suggerisce Jacques Sapir, per riconquistare la sovranità, partendo dall'abbandono del simbolo di oppressione rappresentato dal vincolo monetario. Come hanno capito ormai anche i muri ma non i piddini e i loro immondi talk show collaborazionisti, queste Salò pasoliniane dove si tortura la verità, è l'unico modo per salvare il paese e fare finalmente l'Italia.
Uno splendido e provvidenziale effetto collaterale. Un paese dove potremo permetterci anche di coltivare le diversità che ci arricchiscono e pensare ad un federalismo vero e non basato su un becero razzismo e nemmeno fasullo e punitivo come quello attuale, che affida solo agli enti locali, attraverso le tasse sulla proprietà decise dai Savoia europei in nome della spoliazione degli stati del Sud, il ruolo di vessare, ancor più da vicino di "Roma Ladrona", i cittadini.

E Dio benedica il revisionismo, che permette di rompere il sigillo apposto dai vincitori sul libro della Storia.


 

martedì 26 novembre 2013

Qui si fa l'Italia o si muore per Maastricht


C'è un male che ha flagellato quasi tutto il mondo come una pandemia, una di quelle follie storiche che ogni secolo toccano all'umanità e che ora è tornato alle origini, ai luoghi dove la civiltà è nata e la libertà di pensiero ha permesso ad esso di esprimersi e prosperare, per riscrivere, di questa civiltà, l'intero codice.
E' il ritorno di uno spirito reazionario elitario che si maschera da democrazia dopo averne usurpato il mandato e che pensa di poter praticare l'onnipotenza a suo vantaggio in nome, paradossalmente, della libertà.
Un totalitarismo economico che stravolge il senso originario e rivoluzionario del capitalismo e lo trasforma in strumento di distruzione invece che di costruzione -  analogia economica della prevalenza di Thanatos su Eros - costringendo i paesi che lo subiscono a compiere una spaventosa regressione a modelli economici e sociali preindustriali.
L'Europa, il vecchio continente nel senso di antico, fatto di sedimenti stratificati di storia e cultura è la migliore conquista, il feticcio supremo, il tesoro più prezioso di questa controrivoluzione. Distrutta l'Europa con i suoi odiosi diritti civili e sociali (dal punto di vista dell'élite) non vi saranno più limiti alla bulimia di profitti del moloch sociopatico, almeno finché non vi saranno più uomini da sfruttare e risorse da saccheggiare.

La crisi economica è un'opportunità, dicono i sacerdoti della religione del liberismo estremo, perché concede loro di introdurre provvidenziali norme restrittive della democrazia e lesive della proprietà privata - quale ironia della sorte che proprio il capitalismo stia praticando l'esproprio generalizzato della piccola e media borghesia che ha rappresentato per decenni lo spauracchio rappresentato della presa di potere del comunismo!
La crisi ed i suoi strumenti di persuasione come l'austerità permettono all'élite di conquistare paese dopo paese, senza sparare un colpo e senza muovere armate ma lasciando lo stesso milioni di vittime sul campo. Da lotta di classe a guerra di classe. Guerra mondiale.
Tuttavia, questa apparente marcia trionfale nasconde la nemesi dell'autodistruzione insita nell'applicazione di un capitalismo senza controllo, del capitalismo totalitario che, come un virus che si moltiplica, alla fine distrugge l'organismo ospite, come dimostrano le ormai ricorrenti crisi finanziarie. E ciò accade quando il suo antagonista storico, il comunismo, non è più in grado di contrastarlo.  Il paradosso è che il capitalismo ha vinto ma, per festeggiare, si sta tagliando la gola con il rasoio che le sta porgendo la finanza. 

Tra i terreni di conquista più ambiti di questo imperialismo elitario c'è un paese, il nostro, che si è crogiolato per decenni in una certezza: quella di essersi guadagnato la democrazia per sempre dopo una sanguinosa guerra di liberazione e invece ora si sta accorgendo, assieme ai paesi suoi vicini,  di essere invaso da un male che gliela sta distruggendo giorno dopo giorno.  Anche in questo caso è proprio la crisi acuta, l'ennesima reinfezione, che, opportunamente, fa emergere la debolezza sistemica dell'organismo e la sua condizione di malattia. Da questa consapevolezza sempre più diffusa, come vedremo, forse sta nascendo la reazione immunitaria che potrebbe portare alla guarigione.

La campagna d'Italia era iniziata vent'anni fa, con la fine della Prima Repubblica e la prima ondata di privatizzazioni. Tangentopoli sancisce l'inizio della sostituzione (fino a che punto violenta ed eversiva lo abbiamo capito solo in seguito) di una parte della classe politica di professione e tradizionalmente di governo con gli emissari diretti dell'élite, simboleggiati, pour épater le bourgeois, dall'imprenditore di successo che "scende in campo" e che questo campo avrà libero per i suoi affari.
La parte di politica residua e fino a quel momento relegata a ruoli di opposizione, viene graziata dall'ordalia e traghettata, con compiti specifici da svolgere, come vederemo, nella Seconda Repubblica preparatoria.
Viene così creato un sistema a gestione alternata, nel senso del brand, dell'alternanza dei loghi, ma a democrazia bloccata, non ha caso simboleggiata dalla ripartizione dell'elettorato, assai sospetta statisticamente, del fifty-fifty e dal fenomeno dei "nominati" al posto degli eletti.
Una democrazia apparente che dovrà mantenere e perpetuare la logica di rigida spartizione del potere sul quale era fondata la Prima Repubblica, gestendo, al contempo, la progressiva penetrazione degli interessi esterni, soprattutto continentali e in generale privati, che un giorno, dopo opportune rivoluzioni di palazzo (cit. E. Luttwak) e senza più il paravento dell'obbligo dell'alternanza democratica, perché prevarrà il concetto di stabilità, pretenderanno la dissoluzione dello Stato e del concetto stesso di nazione, per ridurre la gestione dei rapporti sociali al dualismo debitore/creditore.

Tutto ciò sarà possibile solo grazie al tradimento della classe politica di sinistra, che starà al gioco e farà diligentemente la sua parte, illudendosi magari di conservare così un potere nominale di controllo sulla gestione democratica della destra, evitando "il peggio".
Non si spiegano, se non con il tradimento, le continue concessioni al monopolista, le promesse di non toccargli le televisioni, l'opposizione di facciata o addirittura l'approvazione delle decine di leggi ad personam, la sempre promessa e mai mantenuta soluzione del conflitto di interessi - con la scusa del "non avevamo i numeri" e l'accettazione passiva di qualunque manifestazione autoritaria borderline di governo, dalle "notti cilene" ai progressivi attacchi ai diritti dei lavoratori. Nei vent'anni di attesa del famigerato momento opportuno per scatenare l'attacco finale, la sinistra ha giocato a combattere Berlusconi, ne ha fatto lo spauracchio da mostrare al suo elettorato e tenervelo impegnato, mentre i suoi esponenti ponevano le basi per l'instaurazione della forma peggiore di capitalismo predatorio mai visto in Italia dai tempi della conquista del Sud da parte dei piemontesi e rappresentato dal sogno o incubo europeo e dai suoi trattati capestro, il cui cavallo di Troia è ormai identificabile nella moneta unica, nell'euro.

In occasione di entrambi i cambi di regime: Tangentopoli nei primi anni 90 e il golpe del 2011 che ha esautorato Berlusconi e delegittimato, de facto, la sovranità popolare che ne aveva comunque sancito il primato elettorale, la magistratura ha avuto un ruolo fondamentale ma non nel senso personalistico persecutorio inteso dagli inquisiti ma in quello dell'abile manipolazione esterna del suo ruolo istituzionale. L'autodenuncia di un corruttore o la scoperta casuale del coinvolgimento di una minorenne in atti sessuali, ovverosia la notizia di reato, comporta l'obbligatorietà dell'azione penale. Ad un certo livello di potere, è verosimilmente possibile che venga utilizzato quest'intervento dovuto della magistratura a scopo politico per eliminare avversari scomodi  o la cui opera funzionale al sistema venga considerata esaurita e, in ultima analisi, venga presa a pretesto per effettuare modifiche strutturali al regime.

Quello della sinistra non è però stato l'unico tradimento compiuto dalla politica di rappresentanza. Penso all'abile ruolo della Lega Nord nel promuovere il divide et impera tra Nord e Sud rappresentato dall'idea di Miglio di vietnamizzare l'Italia, progetto caro anche alle massonerie reazionarie: Nord separatista o comunque gestito dal localismo autarchico della Lega e Sud lasciato in balia delle mafie.
Con il senno di poi anche questa follia, pur se  realizzata solo in parte, ha portato vantaggio solo ai conquistadores del Nord Europa ed ha drammaticamente e ulteriormente colpito al cuore la nostra patria. Il Sud delle terre dei fuochi è diventato la pattumiera d'Europa; il Nord è stato infiltrato dalle mafie - non più fenomeno locale ma globalizzato anch'esso - e, con la crisi e le politiche pro-cicliche dei neoliberisti unchained sta osservando morire, da impotente, il meglio delle sue industrie.
Il risultato generale, dal punto di vista economico, è quello di un paese diviso, indebolito, messo in condizione di non nuocere nella competizione del mercato.
Dal punto di vista politico invece, esaurita la carica propulsiva del guelfoghibellinismo di facciata, dell'antiberlusconismo vs. anticomunismo degli ultimi vent'anni, prevale la disaffezione dell'elettorato o la sua predilezione per movimenti nuovi, tampone, protestatari, ottimi per scaricare il malcontento ma alquanto ambigui nella capacità di accettare di concorrere ad un vero cambiamento.

Tuttavia, dopo due anni esatti di atti governativi palesemente contrari all'interesse nazionale e di carattere vessatorio nei confronti di cittadini regrediti al ruolo di sudditi di un re fantoccio,  qualcosa comincia a muoversi veramente, nonostante il PD passi ormai la totalità del suo tempo all'insegna dell'autoreferenzialità autistica, allontanandosi sempre più dalla realtà per correre incontro all'appuntamento della resa dei conti con la Storia - e sarà quello che cederà di schianto - mentre Berlusconi continua ad occupare le istituzioni con i suoi sfaceli personali.
C'è crescente consapevolezza del problema rappresentato dal vincolo europeo e della conseguente necessità di compiere scelte drastiche e unilaterali di discontinuità per uscire dalla trappola nella quale siamo stati cacciati a forza e con l'inganno (ricordate? Avremmo lavorato di meno e guadagnato di più!)
E' un fermento che riguarda soprattutto la società civile ma che sta già contagiando la politica. Sono soprattutto settori della destra e della Lega che cominciano ad aprire gli occhi e a cercare informazione sull'argomento. La sinistra non c'è ancora e non sappiamo se mai ci sarà. Non per colpa nostra o dei suoi avversari. Forse è destino che debba perire così, sepolta dalla vergogna.
In ogni caso non possiamo attendere i suoi comodi.
Per salvare il paese bisogna cominciare dall'unire le forze disponibili cancellando le divisioni politiche senza preoccuparsi del colore del gatto che prenderà il topo. Occorrerà costruire un vero sentimento nazionale, imparando a non dividerci più tra Nord e Sud ma unificandoci questa volta veramente creando un popolo orgoglioso del proprio valore, capace di rialzarsi e ricostruire anche da queste macerie, come abbiamo sempre fatto.
Se ce la faremo non ce ne pentiremo. Ma se non faremo nulla ce ne pentiremo per il resto della nostra vita.
Questa volta c'è da fare l'Italia per davvero.

sabato 26 ottobre 2013

Pescara 2013 "Euro, mercati, democrazia - Come uscire dall’euro" diretta video

Live streaming video by Ustream


A Pescara oggi e domani convegno internazionale sui problemi dell'eurozona e le strategie di uscita dalla crisi, organizzato dall'associazione a/simmetrie, con il seguente programma:

Prima giornata
Joao Ferreira do Amaral autore di "Perché uscire dall'euro" (video
Alberto Montero SolerGrigoriou PanagiotisDiego Fusaro (video)

Seconda giornata
Antonio Maria Rinaldi autore di "Europa Kaputt" 
Stefan Kawalec (video)
Alberto Bagnai (video, video)
Gennaro Zezza (video)
Claudio Borghi Aquilini  (video)
Cesare Pozzi (video)

Giampaolo Atzori - Sondaggio sulla percezione dell'euro (video)
Tavola rotonda (video) sul tema “L’impatto della crisi economica sul mondo dell’informazione” (con la partecipazione di Antonello Angelini, Stefano Feltri, Giulia Innocenzi, Vito Lops, Simone Spetia).
Presentazione del libro "Euro e (o?) democrazia costituzionale" di Luciano Barra Caracciolo.

La diretta in streaming dell'evento è a cura di Simone Curini.

domenica 20 ottobre 2013

Benvenuti nel paese del piddinismo reale


O del regno dei lacché dei banchieri, dei collaborazionisti del Quarto Reich, degli odiatori e fustigatori del loro stesso popolo, degli assassini dell'economia reale e liquidatori della proprietà privata, abbarbicati alle poltrone delle loro partecipate e ASL, dei comuni, regioni e provincie, in nome delle quali sono disposti a premere il pulsante dell'autodistruzione di questo paese. 
Donnette, omuncoli e ommemmerda, grigi compagni e variopinti supercazzolari, madonne piangenti e rivoluzionari in cachemire, intellettuali di 'sto cazzo e scribacchini un tanto all'etto, conduttori di programmi di propaganda a senso unico, sempre a ciucciare il chupachupa a due facce, bianco e rosso: il pietismo cristiano con il culo degli altri e il falso amore per il proletario in crosta di moralismo. 
Loro tanto superiori, i jedi buoni, quelli che alla fine sposano la principessa, che devono vincere e se non vincono diventano delle belve, perché il potere deve essere loro. Hanno venduto le madri e le sorelle per arrivare dove sono e non rinunceranno ad un grammo di ciò che hanno ottenuto ma vorranno sempre di più, quindi che crepi pure la democrazia, se è necessario. 
Loro devono governare perché nelle favole non vince mai il cattivo. Peccato che lavorino per il cattivo o, in questo caso, per il Re di Prussia. O la regina.

Vivono un momento di straordinaria euforia, di orgasmo multiplo permanente, i piddini. Un loro inetto Quisling è diventato premier; un altro, quello che lancia i moniti dalla finestra del Palazzo è addirittura più potente di qualunque Papa Re. 
Sono orgasmici perché pensano di aver ucciso finalmente un Maramaldo che, quando faceva loro comodo per la spartizione del bottino: una banca a me, una televisione a te, avevano sempre tenuto artificialmente in vita. Soprattutto per dare uno spauracchio, un capro espiatorio diversivo al loro popolaccio elettore, a quei rincoglioniti che li votano sempre e comunque perché convinti che siano coloro che li difendono dai "fascisti". Poveri giucchi.

Per ricompensare i loro fedeli elettori, loro, che sono ottimi amministratori locali - ve li consiglio -  li ripagano con città squallide, sporche, imbastardite da ogni tipo di umanità mescolata a casaccio e senza senso, dove il modello estetico per l'arredo urbano è la festa di partito con la puzza di gnocco fritto e l'orchestrina dei chitarrosi progressisti. Città con strade con buche grandi come dopo un passaggio di B52 ma dove l'eterna fiera in piazza rimane la soluzione per tutti i problemi. Senti di aziende che chiudono, di conoscenti che perdono il posto di lavoro, di poveracci che si attaccano una corda al collo e loro che pensano a quale stronzata organizzare in piazza la prossima domenica spendendo i tuoi soldi. Sempre che non siano impegnati con le primarie, ovviamente. Le primarie, già. Altro diversivo per gli stolti e per i fessi che pagano pure due euro per l'entrata.

Nel paese del piddinismo reale le beghe di partito diventano l'argomento principe dei telegiornali, dei notiziari e dei dibattiti serali. I prossimi proprietari di questo paese prigioniero, di questa Guantanamo economica, ci infliggono pure lo strazio di assistere ai contorcimenti ed esibizionismi autoerotici dei nostri kapò, ai quali concedono di reggere una dittatura posticcia e patetica, con una parvenza di governo di una repubblichetta di Salò fasulla ed inutile.

Questi traditori infami della classe operaia e becchini di quella parte di popolazione che da proletariato era riuscita a diventare classe borghese grazie a politiche economiche espansive, hanno ucciso la sinistra su commissione ed abbracciato, per idiozia suprema e infinita sete di potere, il peggior totalitarismo della storia, il neoliberismo. E, come ci insegna la Cina, se il comunismo applicato si fonde con il liberismo fanatico, quest'ultimo diventa invincibile. 
E' stato un ottimo investimento, però. Quasi a costo zero. Li hanno comperati con poco, è bastato salvarli da Tangentopoli per farli illudere di avere i superpoteri e poter passare indenni nel cerchio di fuoco della storia.  
Da quel momento ci hanno fregato con i professori cicciosi e balanzoni, gli omini di burro che ci hanno portato nel Paese degli Eurobalocchi per trasformarci in bestie da soma e  vogliono continuare a farlo con i finti buoni, le bambine vecchie con la zeppola, i supergiovani bischeri, le incrostazioni del Walter che non vengono via, le madri superiore in borghese criptolesbico, le sindacaliste en travesti, i baffini sopraffini, i Cuperlo o il suo pio anagramma, le dozzine e dozzine di nullità insomma che manteniamo con il finanziamento pubblico. 
Voi non lo sapete ma avete tutti adottato due o tre piddini a distanza. 

Mi consolo pensando che questi bastardi che ci stanno consegnando mani e piedi legati ai loro padroni controrivoluzionari rimedieranno infine un calcio sotto il tavolo prima di essere avviati alla vivisezione al posto dei beagle. Allora sarebbe bellissimo esserci. 


Mi si contesta ultimamente di essere divenuta monotematica, noiosa e fanatica. Ebbene si, lo confesso. E' che, stando sul Titanic che affonda, non si riesce  pensare ad altro che all'acqua gelida.
Quindi, se sono monotematica, francamente me ne infischio. (Non è fascismo, è Clark Gable).

venerdì 2 agosto 2013

Lettera di un'italiana stanca di guerra al dottor Silvio Berlusconi



Egregio Dottor Berlusconi,

all'indomani della sua condanna definitiva in Cassazione per frode fiscale e dopo averla ascoltata nell'accorato videomessaggio a feudi televisivi unificati, nel quale come al solito ha orbitato autisticamente attorno a sé stesso, mi permetto di rivolgerle un appello e, per farlo, parto da una necessaria premessa.

Come saprà e si sarà accorto, essendo uomo di mondo e combattente nel mondo degli affari, siamo in guerra e il famoso paese che ama, l'Italia, si trova in una situazione paragonabile a quella nella quale si trovò alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tra macerie materiali e morali. Un paese sottomesso ed occupato non da eserciti stranieri contrapposti ma da un potere elitario sovranazionale che non usa più i cannoni e i bombardieri per conquistare territori e Lebensraum ma il ricatto economico, o meglio finanziario, e quel vecchio arnese del capitalismo che è il mercantilismo nei confronti dei paesi "periferici" (si faccia spiegare da quel ragazzo sveglio di Brunetta di cosa sto parlando). 
L'Italia è quindi attualmente sottomessa al mercantilismo tedesco (ebbene si, ci stanno riprovando, i nostri eterni alleati/persecutori) ed è in svendita, pronta per essere ceduta per quattro soldi per disperazione; multinazionali e imprese estere che si sono arricchite in surplus grazie ad un sistema monetario cucito su misura per il culone della Germania stanno  osservando i nostri assets migliori, ovvero ciò che è rimasto dalle privatizzazioni selvagge dei primi anni '90 (si, non me lo dica, furono Prodi e gli altri, lo so) con la stessa concupiscenza che lei riserva alle "segnorine" che allietano le sue nottate.
I suoi amati imprenditori cadono uno dopo l'altro impallinati dai cecchini dello straniero e non parliamo dei fantaccini, dei lavoratori, che muoiono come mosche nelle trincee della disoccupazione, del precariato e dell'incertezza, con la prospettiva di un futuro di povertà. Come vede, ho dovuto risalire più indietro, alla Prima Guerra Mondiale, per rendere ancor meglio l'idea della tragedia epocale che stiamo vivendo.

Chieda sempre a Brunetta o, meglio ancora, a quell'esperto contabile che è Giulio Tremonti, di spiegarle il problema dell'euro, del vincolo ad una moneta straniera che ci sta impedendo letteralmente di respirare, stringendoci in una morsa mortale fatta di richieste irricevibili e soprattutto impossibili da soddisfare, nel nome non dell'Europa ma di un folle Quarto Reich. I suoi servitori hanno votato mansueti il Fiscal Compact  (assieme agli altri, non si preoccupi, di loro parleremo) ma mi viene da pensare che nemmeno lei che è un grande imprenditore si sia reso conto di cosa veramente significhi l'obbligo al pareggio di bilancio.
Già il vincolo al 3% del rapporto tra debito e PIL voluto dall'Europa era assurdo ma, lei che è pratico, capirà che il pareggio, quello 0% è, oltre che assurdo, ridicolo e offensivo per le nostre intelligenze. Se lo faccia spiegare il perché, perché Brunetta lo sa, anche se finge di non saperlo. E Tremonti conosce anche come uscire dalla trappola. Il piano B c'è, e sospetto che ci sia sempre stato. Sapendo che ci sarebbe concesso di uscire dall'Unione Europea come prevede il Trattato di Lisbona, ancora più a ragione potremmo uscire dall'euro. Non lo sapeva? Non è colpa sua. Neanch'io lo sapevo fino a poco tempo fa e pochissimi italiani lo sanno, soprattutto coloro che stanno appassionandosi al destino del loro paese e si informano ogni giorno a riguardo dove l'informazione riesce a passare.

Se poi non dovesse fidarsi di Brunetta e Tremonti, sappia che ci sono economisti, giuristi e d esperti in altre materie, tutta gente con i controfiocchi, che non aspettano altro che di raccontare al pubblico cose che si sapevano già da decenni e che erano previste dai libri di economia, oltre che realizzatesi in precedenti storici drammatici. E cioè che l'euro, come qualunque vincolo ad una moneta troppo forte, senza sovranità monetaria, sarebbe stato la rovina di questo paese.
Mi ricordo per altro che lei, periodicamente, in questi quasi vent'anni in cui ha avuto modo di governare - pensando soprattutto ai casi suoi e di questo non potremo mai perdonarla - mi ricordo, dicevo, che ogni tanto la battuta sull'euro ebbe modo di farla. Di dire ciò che le sto dicendo adesso, cioè che era la nostra rovina. Poi però non ha mai fatto nulla di concreto a riguardo. Temo quindi che le sue parole fossero solo vuota propaganda, visto che l'euro è una creatura della sinistra - anche se in realtà strumento del peggior potere reazionario, e quindi il suo dargli addosso era un dare addosso ai "comunisti" senza però alcuna cognizione di causa.

Questa guerra, glielo ricordo ancora, è combattuta contro quella famosa classe media che lei ha sempre detto di voler proteggere e difendere dai nemici della libertà e che negli ultimi tempi le ha voltato le spalle perché, pratica e abituata alle cose concrete, si è resa conto che le sue erano solo chiacchiere e che il suo interesse per questo paese era, nei fatti, inferiore a quello che riservava alle puttane minorenni che andavano per i 35 ed ai suoi avvocati. Detto tra me e lei, quanti soldi sprecati in entrambi i casi!
Eppure, che siamo in guerra lei deve averlo capito definitivamente quando, nel novembre 2011, fu esodato da quel potere al quale si era illuso di iscriversi con quella famosa tessera tanti anni fa - lei troppo blagueur e nouveau riche per poter far parte dell'élite vera, e che in quel momento invece stava decidendo di metterla per sempre fuori gioco senza tanti ringraziamenti per i suoi passati servigi e con l'indispensabile aiuto di coloro che hanno tradito il loro elettorato e questo paese.
I ricchi veri sono così, guardano solo il pedigree, non amano il meticcio, nonostante sia più intelligente e resistente alle malattie.

L'ho ascoltata ieri sera, in quel patetico messaggio dove ha finito per fare l'imitazione della Guzzanti che imita lei. L'ho sentita vantarsi di non aver mai licenziato nessuno nelle sue aziende. Le ricordo due nomi eccellenti: Indro Montanelli ma soprattutto Mike Bongiorno che non aveva mai dubitato delle sue capacità di governo, a differenza del toscanaccio. L'ho sentita millantare di non aver mai fatto una fattura falsa. E qui migliaia e migliaia di commercialisti di basso livello si saranno rotolati dal ridere, visto che la fattura falsa: gonfiata, intestata alla ditta ma riferentesi a lavori in casa propria o inventata di sana pianta a fine anno, è pertinenza di una miriade di partite IVA, dal falegname, all'idraulico, all'imbianchino. Non tutti lo fanno ma così fan tutti. Ancora una volta non ha resistito a spararla più grossa degli altri e a tentare di passare per vergine intonsa.

Tornando a noi ed alla sua battaglia. Vede, continuo proprio a non capirla.  Parla ancora di sinistra come nemica. Ha la fortuna di avere avuto, come compagni di viaggio in questi diciannove anni, dei mansueti e disponibilissimi alleati proprio tra gli uomini della sinistra, via via decomunistizzatasi in nome delle fondazioni bancarie e dell'attaccamento alla miserrima soddisfazione della poltrona di Pilato di provincia. Gente che le ha sempre lasciato fare tutto ciò che ha voluto, che non l'ha mai dichiarata ineleggibile, che non ha mai cancellato nemmeno uno delle tante leggi ad personam con cui ha occupato il Parlamento per anni. Che l'ha resa padrone assoluto dell'etere giurando di non toccarle le televisioni, come sa anche l'onorevole Zio.
Se lo lasci dire, dottore, lei è un ingrato. Si ricordi che di amici come il D'Alema dei bei tempi non ne troverà più, ora che l'ala reazionaria dei fratelli l'ha condannata al pensionamento forzato.

Io non l'ho mai amata né tanto meno votata. Ho sempre saputo, in qualche modo, che lei sarebbe stato tutto fumo e niente arrosto. Uno di quei milanesi sbruffoni delle commedie all'italiana. I suoi processi a questo punto non mi interessano e, se proprio vuole saperlo, l'inchiesta su Ruby mi è parsa molto simile al pasticciaccio con annesso trappolone ai danni di Monsieur Dominique Strauss-Kahn, altro illustre morto di figa, se posso permettermi. Non mi interessano i suoi guai perché noi ne abbiamo di peggiori, se mi consente.
Penso però che, non avendo a questo punto lei nulla da perdere ma solo da guadagnare, come i proletari e come noi della classe media under attack, visto che al potere c'è gente che sta facendo peggio di quanto lei abbia mai fatto, potrebbe trovare un nuovo riscatto e una definitiva redenzione di fronte ad amici e nemici se volesse battersi per la causa dell'Italia e del suo salvataggio.
Ha un arma potente in mano ma temo che abbia paura di usarla. Un'arma che finora ha usato solo a scopi ludici e ipnotici e che invece potrebbe fare veramente male ai suoi nemici, che purtroppo sono anche attualmente i nemici dell'Italia. Dalle sue televisioni potrebbe raccontare la verità agli Italiani. Per la prima volta dopo tante bugie.
Insomma, se ha le palle, faccia l'unica cosa che le restituirebbe dignità di statista e farebbe ricredere qualcuno sulla sua utilità sociale, le tiri fuori. Sveli l'inganno dell'euro dai megafoni delle sue televisioni, smetta di piagnucolare e si rimbocchi le maniche come stanno facendo milioni di suoi connazionali.

Se non vuole farlo, allora la prego, la scongiuro. Non rompa i coglioni con il piagnisteo sulle sue disgrazie personali, sulla persecuzione giudiziaria, sull'accanimento della magistraturacommunistapoliticizzatademmerda nei suoi confronti.
Si astenga perché temo che la nostra pazienza di vessati e tartassati non durerebbe ancora a lungo a vedere il pianto in diretta del fantastiliardario. Sia gentile.

mercoledì 26 giugno 2013

Lucky Silvio e lo sbarco in Sicilia v2.0



Stanotte ho fatto un sogno. Silvio e Dominique Strauss-Kahn seduti ad un tavolo di osteria di fronte a un paio di bottiglie di Passerina, a maledire di non essere nati finocchi.
Ecce homines di potere abituati a camminare sui cadaveri dei nemici,  stomaci impellicciati che non si fanno alcuno scrupolo pur di raggiungere il successo, distrutti in tre secondi dall'altrettanto pelosetta origine del mondo. Nessun consigliere o supervisore alla sicurezza che sia in grado di avvertire l'illustre cliente di stare in campana quando della passera giovane e fin troppo disponibile appare all'orizzonte. Invece ci cascano tutti - come il 99,9% degli uomini modello base - ed è ovvio che il metodo della figa letale continui ad essere applicato con successo da coloro che vogliono bonificare studi ovali, presidenze del consiglio e board di istituzioni internazionali.
Questo per dire che comincio proprio a credere che Karima Lewinsky non passasse di lì per caso e che chi di dovere (ossia chi ha ancora più potere del malcapitato) abbia trovato il metodo facile ed infallibile per togliere Silvio dal ponte di comando nel momento in cui saliva a bordo il comandante del porto. Messo da parte come Dominique, sostituito dall'assai più docile ("usami come vuoi") Christine.
Se Karima non avesse fatto la Rubbitroia quella notte facendosi arrestare e Silvio non avesse abboccato come un ghiozzo all'amo, facendo lo sborone al telefono, nessuno si sarebbe mai preoccupato dei priapi suoi, né tanto meno si sarebbe sentito in obbligo di aprire un procedimento penale a suo carico per reati come prostituzione minorile e concussione.
Karima è una che, obiettivamente, al processo è sembrata più un Ali Agca freddo ed enigmatico anziché una povera ragazzina violata dal vecchio bavoso. I cinque milioni di euro, in ogni caso, devono aver lenito ogni eventuale bruciore.
Povero Silvio, che partì per fottere e fu fottuto, soprattutto dalla sua propensione alla menzogna compulsiva. L'hanno condannato per la nipote di Mubarak, mica per altro. E scommetterei che, una volta ritiratosi in qualche isola caraibica e non più in grado di politicamente nuocere, in secondo e terzo grado verrebbe assolto perché il fatto non sussiste. Ora ed in questo momento doveva essere condannato perché il berlusconismo come lo conosciamo doveva terminare assieme alla seconda repubblica. Resta da decifrare il dopo, ciò che accadrà.

Una  possibile via d'uscita per l'anziano pornoduce potrebbe essere il pensionamento in quel di Arcore o l'esilio dorato all'estero all'insegna del meritato riposo con successiva ripulitura della fedina penale così da farlo passare un giorno a miglior vita puro siccome un angelo. In cambio, niente più politica o ambizioni da fantascienza come diventare capo dello stato. Ragazzo, lasciaci lavorare. E nemmeno tentazioni di successioni dinastiche evocatrici di lugubri disastri sudamericani come l'ipotesi Marina-Isabelita. Una tosta, sicuramente, ma simpatica come un giradito e ricattabile sul piano personale, si sussurra, altrettanto quanto il padre.
Difficile però pensare che Silvio (ormai è tornato nominabile) si ritiri a far vita da nonno di giorno e da bungabunghista di notte.

Secondo l'ipotesi frattalica, esposta in diversi post da Orizzonte48, ovvero l'idea che esista un parallelismo tra gli avvenimenti che condussero al termine della Seconda Guerra Mondiale e l'attuale crisi globale - nient'altro che una terza guerra mondiale combattuta con armi finanziarie, dopo tutto - saremmo prossimi ad un secondo sbarco in Sicilia, ovvero ad un intervento americano in Europa (e quindi in Italia) per rimediare al disastro della moneta unica ed al conseguente predominio tedesco sui paesi della periferia. Predominio che la Germania non intende assolutamente sottoporre ad alcuna discussione né rinegoziazione ma perpetuare a tutti i costi, soprattutto da far pagare a paesi che non possono più permettersi l'aggancio con il supermarco aka euro. Intervento necessario, del resto, visto che l'ultima volta che si cercò di far ragionare la Germania - come ingenuamente si illude di poter fare bello di zio - si dovette poi sbarcare ad Omaha Beach.
Intendiamoci, gli americani fanno sempre il loro interesse e non si muovono se non c'è da prender su, ma obiettivamente, in questo frangente, non è che l'intransigenza tedesca offra altre vie d'uscita e più vantaggiose per noi. Anzi. Rischiamo di schiattare sul quaderno dei compiti a casa.

Ci sono parecchi  segnali di un possibile prossimo sconvolgimento dei comunque precari equilibri all'interno dell'eurozona nel nome dell'arrivano i nostri, leggi gli ammeregani.
Le sempre più frequenti irruzioni anti-euro ed anti-austerità di Edward Luttwak nei salotti televisivi piddini, le dichiarazioni di Ben Bernanke (che, guarda caso, i media del PUD€ considerano ormai il cattivo del fumetto)  sulla possibilità di acquisto di titoli di stato europei da parte della FED; le accuse velenose piddine e bisignane a Beppe Grillo (anche lui sbarcato in Sicilia!) di "farsela" con gli americani; la freddezza di Obama a Berlino, che non a caso a Brandeburgo ha rifilato il pistolottone sui diritti civili tanto caruccio ma in privato ha sicuramente  cazziato la Merkel, anche per i suoi ammiccamenti alla Cina ed ai BRICS.
L'intervento è probabile perché il nostro piangere per l'austerità fa male all'imperatore, nel senso che ne risentono gli interessi statunitensi a livello globale. E quando gli interessi statunitensi soffrono, sono cazzi.
Per fare solo un esempio non da poco, gli Stati Uniti si sono già esposti oltre ogni dovuto per tamponare le perdite sui derivati delle banche europee e delle loro consociate negli Stati Uniti, vera causa dell'attuale crisi finanziaria. Ricordate il grafichino sui derivati di Deutsche Bank? Ve lo ripropongo.



Altro che "l'invidia dell'euro", più potente di quella del pene, ovvero la volontà imperiale yankee di soffocare in culla la giovane e promettente divisa tanto cara alla sinistra collaborazionista, che il piddino tirerebbe fuori a questo punto.
(PD mode on) La moneta che tutti ci invidiano e che i produttori di petrolio preferirebbero volentieri al dollaro per le loro contrattazioni. E' proprio per questo che gli USA, invidiosi come cognate racchie, ci aggrediscono con la speculazzzionefinanziariacattiva. (PD mode off).
Gli americani, che non fognano ma sono pragmatici, si stanno invece rendendo conto che non si può continuare a saltare di bolla in bolla con loro che stampano dollari e pagano anche per coloro che fanno i virtuosi con il culo della periferia. L'euro è una sòla? Non c'è problema, si elimina. E fuck the Germans.

E Silvio che c'entra? C'entra nel senso che, nei prossimi mesi, potrebbe vedersi offrire l'opportunità di riciclarsi come salvatore della patria, collaborando come preparatore e propiziatore di buoni uffici in vista dell'arrivo di John Wayne. Ruolo che, nel precedente corso storico, fu affidato ad un noto condannato, inviato dagli Stati Uniti in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco e  scelto perché conoscitore del territorio e in grado di fare anche il lavoro sporco.
Paragone azzardato? Può darsi, anzi senz'altro, ma il parallelismo è suggestivo.
Silvio è l'unico che possiede una potenza di fuoco tale, in termini di media, da poter contrastare il bombardamento di pensiero unico piddino-PUD€ista che monopolizza le tre reti RAI e la povera La7 purpurea di Cairo e contrapporgli un'altrettanto efficace propaganda anti-euro. Ecco la differenza sostanziale con Grillo, che rimane solo un apripista, in questa visione complessiva.
Se in alto loco si decidesse l'uscita dell'Italia e di altri paesi dall'euro, ovvero lo sbarco in Sicilia v2.0, occorrerebbe la collaborazione di qualcuno in grado di convincere gli italiani della bontà dell'operazione, che li guardasse dritti negli occhi con la stessa convinzione seduttiva con la quale prometteva loro di togliere l'ICI.
Qualcuno che in fondo l'euro l'aveva sempre visto come il fumo agli occhi, bisogna riconoscerlo, e che ne aveva denunciato i mali in tempi non sospetti. Che potrà dire, essendo creduto, e perché paradossalmente è vero, che l'euro l'hanno voluto i comunisti. Qualcuno inoltre in grado di ricucire e rinsaldare i legami sempre utili con gli amici di sempre.
Sinceramente non riesco a pensare a nessuno di più adatto di Berlusconi per questo compito. 

mercoledì 16 gennaio 2013

Pifferai, uomini e topi



"Ragioniamo però a due condizioni: Primo, ecco, non si parli di cose che non esistono in nessun posto al mondo, “pareggio di bilancio per costituzione”, cioè noi non è che intendiamo nei secoli castrarci di ogni possibile politica economica." Pier Luigi Bersani, agosto 2011.

Oggi non è una gran giornata. Sarà il nono giorno di influenza senza aver recuperato il sonno né la piena facoltà respiratoria, sarà la politica che spurga da ogni trasmissione televisiva e da ogni social coso, facendoti mangiare il fegato e quello che c'è intorno; sarà infine la lettura di "La trappola dell'euro" di Badiale e Tringali che mi ha messo addosso una gran depressione, visto che gli autori sembrano offrire, nel loro pregevolissimo saggio sulla crisi europea, ben poche speranze di vederci liberare la  zampetta dalla morsa scattata con l'approvazione del Fiscal Compact se ciò dipenderà dalla volontà di una classe politica traditrice ed infame che ci ha venduti per i proverbiali trenta denari.

Già, la citazione dell'inizio; la finta opposizione, di fronte al Parlamento, al contratto capestro di stabilità europeo da parte di chi poi non solo l'avrebbe fatto approvare ma facendo in modo che la maggioranza fosse tale da evitare un eventuale referendum confermativo che avrebbe, scusi il disturbo, dato voce agli italiani su una questione che riguardava null'altro che il loro futuro. Questo è Bersani e questo è il PD che vi apprestare a votare perché "vinca e governi la sinistra". Traditori infami di un'intera nazione. Gli avranno promesso la solita banca? O di più?

Non m'importa che il Fiscal Compact, ovvero l'obbligo del pareggio di bilancio che si tradurrebbe in un continuo ed inutile salasso delle tasche dei cittadini fino a condurli alla povertà, in un quadro di economia reale sprofondata nella recessione, sia talmente inapplicabile ed incostituzionale, a sentire i più autorevoli pareri sia economici che giuridici che, secondo molti, sarà abortito spontaneamente. Possono farmi credere che la sua approvazione da parte del PD sia stata una manovra giusto per tenersi buone le Panzerdivisionen della Merkel e gli usurai della BCE. Bella strategia ma, dal punto di visto  politico, il tradimento rimane, perché il sospetto è che questi siano veramente degli spaghetti liberisti, che dell'economia capiscano solo il verbo mainstream e che il presunto Bersani esoterico, pronto a gettare la maschera e a battersi per riportare il keynesismo di nuovo al trionfo sia una delle solite storie (auto)consolatorie dei massoni progressisti.

Il Fiscal Compact, del resto, è stato approvato a grande maggioranza con soli 65 voti contrari, soprattutto di Lega, IDV e pezzi del PDL. Alcuni parlamentari, come Guido Crosetto (chapeau) hanno espresso parere apertamente sfavorevole al provvedimento, mentre i capibastone di partito, compreso il neoMMammetiano antieuro della domenica Pifferaio Magico Silvio, SegretarioBersani e Mister Serietà Pierferdinando, quel giorno si sono vigliaccamente dati malati. Nemmeno metterci la faccia, su una decisione così cruciale. Sono cose che gli elettori dovrebbero sapere. 

Ecco, le elezioni, l'infinita discussione se sia meglio il pane con l'euro o l'euro con il pane. Eh si, perché quello che avrebbe dovuto essere il vero nocciolo della questione, la priorità assoluta, ovvero il riappropriarsi della sovranità e dignità nazionale, rovesciando il tavolo dei sogni di dominio della Germania rifiutando la sua logica neomercantilistica che, a seguirla, ci retrocederebbe in un Terzo Mondo dove non siamo mai stati, non viene affrontato da nessun partito tranne qualche frangia estrema di destra e di sinistra. 
Non appare nell'agenda nemmeno di quelli, come la Lega, che pure si sono dichiarati a suo tempo contrari al Fiscal Compact e gli hanno votato contro. E' vero, un partito che è talmente miope da non vedere al di là di Varese è difficile che abbia una visione nazionale, per non dire globale. Così, sull'argomento euro, il neosposino Maroni (riaccasatosi con il vecchio con i dané) cincischia e se ne lava le mani - come del resto fa Grillo - invocando un vago ed improbabile referendum popolare che Bersani ha già provveduto ad affossare..

Del PD abbiamo detto; il resto, i cosiddetti moderati, è tutto Partito Unico dell'Euro dove, che ci sia o meno Monti con il suo borghesume a rimorchio, ma espressione di quell'elite economica che è l'unica a guadagnarci e che vuole tutto questo per cancellare decenni di lotte e conquiste dei lavoratori e infine la democrazia, poco cambia. 
B. il non morto ultimamente gioca a punzecchiare la Troika che lo ha defenestrato, buttando là qualche battuta antieuro. Capita perfino che gli scappino affermazioni giuste e condivisibili - a prescindere dal fatto che legga veramente Krugman o Roubini o che Brunetta gli passi semplicemente qualche bignamino, ma non avrebbe mai il fegato di porsi alla testa di un progetto di uscita dall'euro e di opposizione ai diktat imperialisti tedeschi. Peccato, avrebbe avuto l'occasione unica di riscattarsi nei confronti di un paese che ha sempre solo sfruttato per il proprio particulare.
Invece fa il pagliaccio come al solito e addirittura propone Mario Draghi per il Quirinale. Se pensate che gli altri nomi che si fanno per il prossimo Presidente Hindenburghizzato della Repubblica sono quelli di Monti e Prodi, dovreste aver capito che non c'è via d'uscita, a meno di colpi di scena.

E' difficile sfuggire al pensiero unico economico omodosso che tutto avvolge ed omologa, avendo ben cura di non svelare ai servi sciocchi che il paradiso prospettato dal meraviglioso mercato che si autoregola è in realtà la cara vecchia shock economy fatta di depressione, fame e sfruttamento per la massa e di bengodi per i sempre più ricchi. 
Lunedì sera ascoltavo, nel solito talkshow, una discussione da Petit Trianon tra cicisbei maschi e femmine appartenenti alla casta dei giornalisti che poi, per arrotondare, si fiondano in politica. Sono andati avanti  mezz'ora a chiedersi se un reddito di 100.000 euro fosse da considerarsi ceto medio. Sicuramente il pensionato a 500 euro/mese è lumpenproletariat, per chi ricorda Marx.
Questo mentre il noto economista con i baffi a manubrio e il sarto psicotico magnificava la riforma Hartz del 2003, la sciagura che da un lato permette a 7 milioni di tedeschi precarizzati di fare la fame con i 400 euro mensili del minijob e dall'altro fa sparire magicamente altrettanti disoccupati. Riforma che ovviamente Giannino vorrebbe introdurre anche da noi. Come se non fossimo precarizzati abbastanza. Tanto lui abita al Trianon ed intrattiene le Marie Antoniette come economista da salotto e forse si strugge di gettare le briosche dalla finestra al popolo affamato.

Ieri mi è toccato anche discutere in rete con dei connazionali residenti in Germania che mi hanno confermato, se ve ne fosse stato bisogno, che ai residenti tedeschi stanno raccontando la balla che la crisi è colpa nostra, dei terroni mangiapastaalpomodorosottoilsole, come era incaricata di ritrasmettere sul territorio nazionale RadioBerlino Fornero. Voi credevate fossero gaffes, invece stava indottrinando.
Mi è toccato sentirmi apostrofare in questi termini: "Se L'Italia vive al di sopra delle sue capacità, e s'indebita non è colpa della Germania, ma sua. Se in Italia volete vivere bene dovete imparare ad alzarvi la mattina e andare a lavorare e pagare le tasse, non potete vivere sempre con l'imbroglio e con i sussidi europei lavorare lavorare e pagare le tasse."
Con il collaborazionista dall'Italia che subito coglieva l'occasione: "Un governo ad impronta tedesca, a parità di condizioni in tutta Europa? Avremmo da guadagnarci tutti." Proprio vero che i convertiti sono i peggio fanatici.

Non provi nemmeno a spiegarglielo, ai tedeschi o wannabe deutschland che la Germania ci ha finanziato affinché comperassimo il suo surplus mentre le sue banche si riempivano di merda subprime nei mercati finanziari deregolati. Quando la crisi è scoppiata, si sono accorti di essere nostri debitori ed hanno sguinzagliato quelli del recupero crediti, i vari tecnici in loden.  Con lo spread - ovvero l'anticipo sulle perdite dell'uscita dall'euro ed il ritorno alle monete nazionali - ci hanno spremuti ben bene. Poi, non contenti, per salvare le loro banche e tenere in piedi la loro economia drogata a suon di svalutazione sui salari e compressione dei diritti dei lavoratori, per non parlare dei trattati europei disattesi con la protervia del più forte, ci impongono l'Arbeit Macht Frei del lager del Fiscal Compact.
Non provi a spiegarglielo, perché non lo capirebbero, perché è molto più rassicurante la favola del terrone sudicio che non vuole lavorare e minaccia i frutti della laboriosità teutonica. Come quando il baffetto gli raccontava che erano i lavoratori cechi a portar loro via il lavoro e loro cominciarono ad apprezzare la favola del popolo ariano. Sapete, si incazzano se, perdendo le staffe, alla fine si ricordano loro quei tempi e i sei milioncini di ebrei. Il problema è che bisogna ricordarglieli perché, ottusi come sono, sarebbero pronti a ricommettere gli stessi errori anche domani. Il fatto che per la terza volta in un secolo l'Europa sia in pericolo per colpa della Germania non può essere una coincidenza.

Chiudo con una nota lieta ed un omaggio ad Ilaria d'Amico che, nel suo show elettorale su Sky, impavida come Eowyn di Rohan di fronte al Re Stregone dei Nazgûl, ha dimostrato che si può tenere testa al Grande Mentitore e quasi distruggerlo dialetticamente. Non solo a colpi di fact-checking. Brava ragazza.

sabato 12 gennaio 2013

La scialuppa dell'Eurotitanic


Il 2012, anno del centenario dell'affondamento dell'inaffondabile transatlantico Titanic, abbiamo usato spesso la metafora dell'iceberg che ci viene incontro inesorabile, dell'orchestrina che suona incurante della tragedia imminente, delle terze classi private dell'uso delle scialuppe per permettere ai ricchi di salvarsi.
Una metafora talmente attinente alla realtà di questo secondo decennio del nuovo millennio da non volerci ancora lasciare per ritornare nell'ombra della memoria. Voglio sfruttarla ancora una volta, quindi, visto oltretutto il concomitante anniversario dell'affondamento della Concordia, per farvi notare come l'attuale corsa alla candidatura più improbabile, al tutti a bordo, cazzo! al salti su, che salto anch'io è  proprio l'emblema di una corsa disperata al salvataggio di una classe politica che non ha più nulla da perdere. Che sa che in fondo al tunnel non c'è affatto la bianca luce new age ma una fottutissima montagna di ghiaccio che non farà sconti a nessuno quando spezzerà la nave in due con mucho gusto. E perché questi sciagurati pensano che non ci sia scampo? Perché qualcuno gli ha spiegato che "there is no alternative". O forse c'è dell'altro, come vedremo alla fine.

Qualcuno potrebbe pensare che è solo l'Italia che affonda perché l'ha portata sugli scogli un comandante incapace e terrone, che invece di lavorare, fare le riforme e i compiti a casa, stava a sollazzarsi con le moldave e non voleva rispondere ai richiami dei seri tecnocrati in capitaneria. Questa è una storia parallela, appassionante ed emozionante, ma non è l'intero film. C'è un transatlantico più grande sulla rotta dell'iceberg ed è quello che ha convinto la piccola nave da crociera a seguirlo sulla sua rotta suicida. Eurotitanic, il transatlantico venduto come inaffondabile ed irreversibile che degli ingegneri molto disonesti avevano progettato sapendo benissimo che un giorno uno di quegli eventi periodici e sempre più ricorrenti che scuotono il capitalismo l'avrebbe fatta colare a picco. 
Lo ammettono perfino loro di aver previsto un numero volutamente esiguo di scialuppe a disposizione e di aver sprangato le porte per evitare vie di fuga.  Intanto, però, le classi dominanti in prima classe avrebbero gozzovigliato e si sarebbero divertite, facendo illudere anche quelli delle seconde e terze classi, di "stare sulla stessa barca" del lusso e del benessere, accanto ai bravi e dei virtuosi. Come servi ma, che importa, questo è il grande "fogno" europeo.

I difetti strutturali dell'Eurotitanic non gli permettono di resistere ad ulteriori impatti devastanti. Anche se l'onda lunga della crisi dei mutui subprime del 2007 dovesse infine esaurire la sua carica distruttiva sull'Eurozona, vi è il permanere di una deregolamentazione folle in ambito finanziario mondiale e l'assenza di strumenti di controllo e prevenzione di ulteriori crisi. Non è un caso che si stia facendo sempre più accesa la discussione, soprattutto nel Regno Unito e negli USA, sulla necessità di ripristinare la separazione tra banche commerciali e banche d'investimento e di limitare la follia dell'indipendenza delle banche centrali dai governi,  di fatto concessione di mano libera alla speculazione, introducendo controlli di stato sull'attività finanziaria, a tutela dei cittadini e degli investitori. Il mercato non si autoregola affatto, lasciato senza regole diventa solo neoplastico, con buona pace di liberisti e spaghetti liberisti.

Oltre a questi sommovimenti in ambito finanziario, nella stiva dell'Eurotitanic c'è chi sta già forzando le catene per liberarsene e tentare di invertire la rotta. Non sono solo i poveracci greci, già con l'acqua alla gola, o i portoghesi e gli spagnoli, gentaglia che la comandante dalle giacchette multicolori vorrebbe costringere a ballare ancora sulla loro rovina. 
Ci sono i primi eurocrati pentiti (sentite cosa ha detto Juncker nel suo discorso di addio). C'è un socio importante, la Francia che, secondo le previsioni, nel 2013 potrebbe essere raggiunto dalla crisi vera ed accorgersi della incompatibilità tra la sua aspirazione all'uguaglianza e il desiderio tedesco di egemonia (cit. Martin Feldstein, 1997) e decidere di non poter più accettare di restare nella trappola dell'euro.
La Gran Bretagna potrebbe poi uscire dall'Unione Europea, visto che già rifiutò - saggiamente, diciamo a posteriori - di aderire all'Eurozona.
Uno solo di questi eventi potrebbe significare il liberi tutti, la fine dell'euro e potrebbe dare un inatteso aiuto alla nostra classe politica divisa tra incapaci e spocchiosi incapaci. Il solito culo degli italiani. Trovarsi in una situazione in cui qualcun'altro toglie le castagne dal fuoco per noi.
Intanto guardiamo questi candidati affrettarsi sul ponte per agguantare qualche bambino per poter salire sulla scialuppa delle donne, strappare il salvagente al vecchio paralitico, fare razzia di tutti i posti disponibili per parenti, amici e famigli ed avere l'oscena pretesa di rappresentarci alle prossime elezioni. 
Tra l'altro sarebbe carino chieder loro perché si comportano così, da si salvi chi può, da saccheggio finale, quando dovrebbero sapere che la nave è inaffondabile ed irreversibile e che Mario il Grigio ci ha salvati con il suo bastone magico. Oppure anche loro sanno la verità?

martedì 14 agosto 2012

Neoliberismo equo e solidale

Giovani muratori
Se ha firmato il decreto sulla spending review, si suppone che l'abbia letto. Se l'ha letto, deve aver trovato nel testo qualcosa che non lo faceva sembrare tanto equo e solidale, se oggi ha sentito il bisogno di riprendere il governo raccomandandogli clemenza nel menare fendenti sui poveri italiani poveri. Insomma, come al solito, prima firma, poi fa finta di non sapere cos'ha firmato. 

E quell'altro figuro del PD, Fioroni? Parla di allearsi con i "moderati" del PDL. Cioè con la destra, visto che anche l'Italia come gli Stati Uniti, come diceva la buonanima di Gore Vidal, è ormai un paese con due soli partiti: uno di destra e l'altro di estrema destra. 

Questi, pur di tornare al governo, ad un qualunque governo purché si comandi come nell'Emilia dei vecchi tempi, si alleerebbero non solo con i repubblichini di B. ma perfino con i narcos messicani, ai quali sicuramente raccomanderebbero di avere la mano ben ferma quando decapitano le loro vittime, quando fanno i tagli, insomma, perché la sinistra è misericordiosa e non vuole causare sofferenze al popolo.

Moderati. La parola moderato mi rende sempre particolarmente nervosa. Perché è la stessa ipocrisia di Don Kitammuort, il giovane muratore. Perché il moderatismo è l'alibi della sinistra per vendersi anche gli ultimi orifizi e potersi finalmente mettere il completino firmato da destra alla moda ed entrare nei salotti buoni delle Santanché. 
E' la sinistra traditrice e infame che da anni tiene fermi gli italiani mentre il nazismo neoliberista li massacra e ogni volta dice che, comunque, le dispiace proprio tanto tanto.

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