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martedì 29 ottobre 2013

Il nuovo e i vecchini


Faccio alcune considerazioni a margine del convegno di a/simmetrie tenutosi nel fine settimana a Pescara. 
Non mi soffermerò sulle drammatiche testimonianze sulla crisi dai fronti di Spagna e Grecia e sulle analisi degli studiosi intervenuti, i cui contributi video troverete linkati integralmente nel post precedente, e nemmeno sulle ovvie conclusioni che il problema del vincolo monetario è il più grave se non il principale responsabile della crisi continentale.
Dopo aver sottoscritto le osservazioni condivisibili e, per molti versi, definitive che ho letto sui blog di Carmen Gallus e Orizzonte48, vorrei soffermarmi in particolare sui dati emersi dal sondaggio presentato da Scenari Economici (qui il video e qui la pagina con tutti i dati e grafici) sulla percezione dell'euro da parte degli italiani.

Si parte dall'osservazione che negli ultimi tempi la sensazione che l'euro rappresenti un problema rispetto alla nostra salute economica risulta condivisa da un numero maggiore di intervistati (da uno scarso 20% di contrari all'euro - semplificando - rilevato nel 2011, si è passati ad un 40% nel 2012, al 44% dell'aprile scorso, fino al 48% del mese di ottobre 2013.
Il quesito posto al campione di 4000 intervistati nell'ultima rilevazione era per altro più articolato, ad esempio, del "E' favorevole al fatto che l'Italia esca dall'euro?" del 2011. Era cioè:

"Sarebbe favorevole alla reintroduzione di una valuta nazionale al posto dell'euro, affiancando questo processo con il ripristino della Banca d'Italia come prestatore di ultima istanza, al fine di calmierare i tassi di interesse del debito pubblico italiano?"

Osservo che la domanda non è semplice, presume una certa conoscenza di termini e concetti economici e forse ingannevolmente induce l'intervistato a credere che levando l'euro di mezzo si risolverebbe il problema del debito pubblico. Sappiamo che la questione è assai più complessa e che la crisi attuale è più di debito privato che pubblico. Ad ogni modo, il fatto che solo un 8% risponda NON SO, dimostra che in ogni caso l'euro viene visto come un punto fondamentale di conflitto nella crisi in atto e l'intervistato ne percepisce l'importanza nella questione in gioco.

Nella tabella qui sopra ho suddiviso schematicamente per caratteristiche, riassumendo i dati disaggregati, i due opposti schieramenti che risultano dal sondaggio:  a favore del mantenimento dell'euro e favorevoli al ritorno ad una moneta nazionale sovrana (non necessariamente la vecchia lira). Trovo assai interessante il quadro che ne emerge.

Chi percepisce l'euro come un problema ed è disposto a rinunciarvi, con la speranza di  superare le difficoltà attuali è tendenzialmente di centrodestra, simpatizzante del M5S o appartenente all'area del non voto o degli indecisi. Vive nel Nord o nel Centrosud, ha tra 30 e 59 anni, è operaio, è occupato prevalentemente nel privato oppure è lavoratore autonomo, o ancora disoccupato; ha un titolo di studio di licenza media inferiore o un diploma.
I favorevoli all'euro vivono invece nelle aree "rosse" del Centronord, sono dipendenti pubblici e pensionati e si dichiarano di centrosinistra. E' in questo schieramento che si concentra pure la maggioranza dei laureati.
Un altro dato interessante è che questo gruppo, che assomiglia in maniera impressionante alla famosa base elettorale del PD, non modifica nel tempo la sua percezione dell'euro. La sua fedeltà all'euro è monolitica e la si osserva comparando i risultati dei diversi sondaggi. Prodi ce l'ha dato e non lo si mette in discussione, insomma.
Come ha osservato Antonello Angelini nel dibattito di Pescara, questa fedeltà nei secoli si spiega dal fatto che questo schieramento è forse quello che finora ha sentito di meno i morsi della crisi, che si sente ancora tutelato dal partitone e dal sindacato. (Ci sarà da ridere se entrasse in vigore il Fiscal Compact e lo tsunami arrivasse a lambire anche le isolette felici.)

Altro discorso è come questa maggioranza di percezione negativa dell'euro che risulta dal precedente sondaggio si tradurrebbe concretamente nel "che fare", nella formazione di un "Partito Antieuro" da presentare ad elezioni politiche. Anche qui i dati sono sorprendenti per quanto riguarda la percentuale bulgara del 92% di coloro che, nel centrosinistra, non prenderebbe nemmeno in considerazione di votare un partito fortemente antieuro.
C'è ancora da lavorarci, insomma.

fonte
Termino le osservazioni su Pescara notando come, anche sul palco del dibattito che è seguito alla presentazione del sondaggio, vi fossero due schieramenti. Da una parte quelli chiamati ad indossare la maglia dei Proeuro. I ggiovani, ggiornalisti e de sinistra, attentissimi a farla pesare di essere intervenuti e leggerissimamente prevenuti nei confronti del pubblico. Indimenticabile, in questo senso, l'osservazione di Giulia (Beata)Innocenzi sulla platea: "Non siete violenti, al massimo siete dei troll". Concetto ribadito anche da un altro dei partecipanti sulle difensive, mi pare Spetia, se non ricordo male. Il troll dev'essere la versione moderna del nemico del popolo per queste guardie rosse fuori tempo massimo. Perdoniamoli, so' ragazzi.

Dall'altra parte i meno giovani e possibilisti o decisamente Antieuro ma che, nel confronto con i giovani Proeuro, facevano apparire questi ultimi come dei vecchini chiusi in un preoccupante settarismo conservatore, avvolti nella loro rassicurante copertina e con la boule dell'acqua calda sulle ginocchia.
Chi ha detto le cose più interessanti e progressiste, insomma, sono stati gli "anziani" anagrafici.

Se il già citato Angelini ci ha spiegato quali sono le tecniche mediatiche per sminuire e disinnescare chi è portatore di idee che non collimano con il pensiero unico, soprattutto attraverso il dileggio (o la reductio ad trollum), un grande Massimo Rocca ha identificato nella corrente culturale liberista che tutto permea e tutto condiziona fin dal 1980, la ragione dell'impossibilità, da parte dei media, di solo accennare a discutere di abbandonare una cosa assolutamente abbandonabile come una moneta.  E' la fede cieca e settaria nel monetarismo e nel liberismo che non può che sconfinare nella shock economy che totemizza l'euro e lo fa diventare tabu.
E i giovani e la sinistra sono tristemente i custodi dell'ortodossia, i meno propensi ad accettare il fatto che quella ideologia economico-politica, come la Sinistra, del resto, ha fallito e bisogna cambiare pagina. "L'uscita è per ricostruire". (cit. Rocca). Appunto.

sabato 26 ottobre 2013

Pescara 2013 "Euro, mercati, democrazia - Come uscire dall’euro" diretta video

Live streaming video by Ustream


A Pescara oggi e domani convegno internazionale sui problemi dell'eurozona e le strategie di uscita dalla crisi, organizzato dall'associazione a/simmetrie, con il seguente programma:

Prima giornata
Joao Ferreira do Amaral autore di "Perché uscire dall'euro" (video
Alberto Montero SolerGrigoriou PanagiotisDiego Fusaro (video)

Seconda giornata
Antonio Maria Rinaldi autore di "Europa Kaputt" 
Stefan Kawalec (video)
Alberto Bagnai (video, video)
Gennaro Zezza (video)
Claudio Borghi Aquilini  (video)
Cesare Pozzi (video)

Giampaolo Atzori - Sondaggio sulla percezione dell'euro (video)
Tavola rotonda (video) sul tema “L’impatto della crisi economica sul mondo dell’informazione” (con la partecipazione di Antonello Angelini, Stefano Feltri, Giulia Innocenzi, Vito Lops, Simone Spetia).
Presentazione del libro "Euro e (o?) democrazia costituzionale" di Luciano Barra Caracciolo.

La diretta in streaming dell'evento è a cura di Simone Curini.

Bischerology


La Leopolda. Chiunque abbia qualche goccia di sangue toscano che gli circoli nelle vene non può che aggiungere con cattiveria  "della su' mamma". 
Stamattina si meravigliano che il programma di Matteo Renzi, il vincitore delle prossime primarie (non sono Nostradamus, sta scritto) e futuro leader del Partito unico dell'Euro sia scarno, incompleto, insufficiente. Non dica sostanzialmente nulla e quel nulla lo dica perfino in maniera incompleta.
E che volevano, Churchill? 
O grulli, ma è proprio così deve essere. Renzi è il nulla ripieno di vuoto e in crosta di niente. 
Il nulla con altre nullità come contendenti per un partito del nulla al quale, svaporando non è rimasto neppure il sogghigno dello Stregatto. Un'immensa bolla politica che si gonfia, si gonfia e che esploderà quando cominceranno ad essere toccati gli elettori del PD che ancora non sono stati accarezzati dalla shock economy propugnata proprio dal partito del nulla. 
Nel frattempo godetevi pure il furbo sindachetto descamisado, il Blairino di Lamporecchio. Il figlio dell'amplesso degenere di Berlusconi con un televisore sintonizzato sul telequiz di Mike. Povero Bongiorno, ci ha donato il leader del nuovo millennio e l'hanno pure ricompensato licenziandolo.


P.S. Dopo si parla di cose serie e concrete. Stay tuned.


giovedì 24 ottobre 2013

Cattivissimo me


"L'insopportabile è insopportabilmente supportato. L'intollerabile è intollerabilmente tollerato."

Voi riuscite ad essere buoni, misericordiosi, altruisti, a porgere l'altra guancia, a dividere il pane, a considerare tutti fratelli, a tagliare in due il mantello e spogliarvi delle cose materiali per donarle agli altri, insomma ad essere cristiani, a comando? 
E' da un po' di giorni che ci rifletto su e la risposta, per quanto mi riguarda, è no, io non ci riesco. Anzi, devo confessarlo, quando vogliono farmi diventare buona a tutti i costi, quando vogliono farmi ingollare cucchiaiate di melassa, mi viene il vomito e mi accorgo dopo di essere diventata più cattiva di prima. Peggio ancora, sento muovere in me le truppe dell'autodifesa; roba molto arcaica, eserciti di orchi molto brutti e molto incazzati, pronti a menare fendenti dove capita, digrignando i denti marci.

C'è una cosa ancora più orribile che devo confessare. Di fronte a quei morti di Lampedusa non sono riuscita a provare niente. Empatogramma piatto. Nessun dolore. Nemmeno un sentimento opposto e contrario. Nulla. Ed è spaventoso.
Mentre cercavo di ripetermi che erano più di trecento morti, un numero enorme, e mi immaginavo di sollevarne i corpi uno ad uno, per sentirne almeno il peso e la concretezza fisica, sentivo che la mia empatia, dovendo scegliere, si rivolgeva di più ai lampedusani; a chi, nel mio gusto per i paragoni storici, stava subendo un nuovo sbarco in Sicilia, qualcosa di più violento di quanto si possa credere, e contro la propria volontà. Un atto di guerra esattamente come quello del 1943 ma senza salvatori o presunti tali, questa volta.

Non ero così. Per i parametri dei fondamentali del politically correct, una volta sarei stata considerata una persona molto migliore. Non avrei mai pensato nemmeno di diventare come quegli abitanti di Thalberg nel 1930
Sto cambiando, sto preoccupandomi al 99% di me stessa e di coloro che sento più vicini a me e nel farlo comincio a selezionare, a fare la tassonomia degli interessi e delle priorità in gioco. Questo si; quell'altro, che si fotta. Parla la mia lingua? Passi pure. L'altro, no. Brutto, vero?

E' che ho paura. Ho paura di perdere quello che ho, ovvero il mio passato che mi dava l'illusione di un futuro sereno, senza follie e sperperi ma sicuro.  Ho paura di non potermi più curare come adesso, di crepare in un corridoio di ospedale perché loro non hanno le medicine ed io non ho i soldi per scegliere il "privato". Ho paura di non riuscire più a sostenere anche economicamente chi, vicino a me, ha perso il lavoro e chissà se potrà finalmente andare in pensione tra due anni dopo più di 40 anni di lavoro. Per questo, benedico tutti i giorni il dio nel quale non credo di avere almeno io un lavoro e di non avere avuto figli. Almeno la carne della mia carne non l'avranno.
Ho paura che mi portino via i soldi dalla banca perché quelli che ho non li potrei più riavere vivendo onestamente. Ho paura di cadere in una povertà che non sento di meritare perché ciò che ho i miei genitori ed io ce lo siamo comperato pagandolo fino all'ultimo centesimo.
Ho paura e la paura fa diventare cattivi, sempre. Cattivi con chi ha ancora meno di te perché ti ricorda ciò che potresti diventare e perché quelli, se sono poveri, non è detto siano anche buoni. Questa è una guerra e in guerra se non spari per primo sei morto. Loro lo sanno e lo sa ancora meglio chi li muove, in massa o con invasioni a bassa intensità nei punti strategici e stando bene attenti a farne fuori il numero giusto - perché due o tre non contano, un milione diventa una statistica ma trecento fanno piangere le madonne - spostandoli sulla scacchiera del loro risiko di merda per popolare un'Europa di conigli schiavi da sottomettere.

Riconosco che in me è ancora una volta in atto la pseudospeciazione, che consiste nel non riuscire più a considerare i tuoi simili come uguali a te ma cominciare a vederli come appartenenti ad una specie diversa della quale non ti frega niente e che percepisci come ostile. Non ho detto razza, ho detto proprio specie, è peggio.
Solo che stavolta la vera pseudospecie da sterminare siamo noi, non sono i poveri migranti di oggi o gli ebrei e gli slavi di settant'anni fa. Anche qui c'è il colpo di scena, l'imprevisto che non ti aspettavi.
Le stelle gialle questa volta le hanno appuntate a noi, oltre ad ornarci la bandiera del regime continentale. I veri indiani, i nativi in pericolo di estinzione siamo noi, il vecchio popolo europeo. Nello specifico locale questi italiani bastardi, si, ma che ci hanno messo duemila anni per diventarlo.
In pericolo perché le élites hanno deciso che l'Europa come è, l'ultimo baluardo dei diritti sociali, deve essere distrutta per diventare un carnaio di gente senza cultura e memoria che accetti qualunque lavoro e qualunque paga dietro il ricatto della disoccupazione prolungata.
E' evidente che chi parla di necessità di flussi migratori verso terre già densamente popolate come l'Europa (che non sono certo le Americhe delle terre sconfinate e bisognose di essere colonizzate dove andavamo noi in passato), non può che pensare, più che all'integrazione ed al multiculturalismo, alla sostituzione inevitabilmente violenta di una popolazione con un'altra. Con una delle due che dovrà soccombere.

Io li maledico quelli che ci stanno facendo tutto questo, che ci hanno chiuso nello stabulario per farci diventare nazisti e fantaccini nella trincea della guerra tra poveri. Che ci hanno condizionato per anni a pseudospeciare e a non provare alcuna pietà per il popolo palestinese ed ora per quello greco, che possono crepare a volontà nel silenzio generale, ma vogliono la lacrima a comando, con le buone o con le cattive, per i popoli che scelgono loro di manovrare come incolpevoli agnelli portati al macello.
Ammazzatemi pure, ma in questo momento storico gli italiani, per quello che stanno subendo, da altri popoli falsamente amici, da una classe politica infame e da un'élite che sarebbe pronta a riaccendere le camere a gas per difendere i propri privilegi, mi sono più cari degli altri e mi importa solo di loro. Rivoglio il mio paese, rivoglio la libertà. Si chiama difesa del territorio e forse questi orribili sentimenti che ho descritto, questa mancanza di pietà e l'immunità acquisita nei confronti del buonismo sanvincenzista di governo, saranno ciò che potrà salvarci perché ci daranno la forza di reagire.
Quando il buonismo è ipocrita, peloso, nasconde un secondo fine immondo ad esito mortale come questo, produce solo cattivismo di reazione. E' pura etologia.

domenica 20 ottobre 2013

Benvenuti nel paese del piddinismo reale


O del regno dei lacché dei banchieri, dei collaborazionisti del Quarto Reich, degli odiatori e fustigatori del loro stesso popolo, degli assassini dell'economia reale e liquidatori della proprietà privata, abbarbicati alle poltrone delle loro partecipate e ASL, dei comuni, regioni e provincie, in nome delle quali sono disposti a premere il pulsante dell'autodistruzione di questo paese. 
Donnette, omuncoli e ommemmerda, grigi compagni e variopinti supercazzolari, madonne piangenti e rivoluzionari in cachemire, intellettuali di 'sto cazzo e scribacchini un tanto all'etto, conduttori di programmi di propaganda a senso unico, sempre a ciucciare il chupachupa a due facce, bianco e rosso: il pietismo cristiano con il culo degli altri e il falso amore per il proletario in crosta di moralismo. 
Loro tanto superiori, i jedi buoni, quelli che alla fine sposano la principessa, che devono vincere e se non vincono diventano delle belve, perché il potere deve essere loro. Hanno venduto le madri e le sorelle per arrivare dove sono e non rinunceranno ad un grammo di ciò che hanno ottenuto ma vorranno sempre di più, quindi che crepi pure la democrazia, se è necessario. 
Loro devono governare perché nelle favole non vince mai il cattivo. Peccato che lavorino per il cattivo o, in questo caso, per il Re di Prussia. O la regina.

Vivono un momento di straordinaria euforia, di orgasmo multiplo permanente, i piddini. Un loro inetto Quisling è diventato premier; un altro, quello che lancia i moniti dalla finestra del Palazzo è addirittura più potente di qualunque Papa Re. 
Sono orgasmici perché pensano di aver ucciso finalmente un Maramaldo che, quando faceva loro comodo per la spartizione del bottino: una banca a me, una televisione a te, avevano sempre tenuto artificialmente in vita. Soprattutto per dare uno spauracchio, un capro espiatorio diversivo al loro popolaccio elettore, a quei rincoglioniti che li votano sempre e comunque perché convinti che siano coloro che li difendono dai "fascisti". Poveri giucchi.

Per ricompensare i loro fedeli elettori, loro, che sono ottimi amministratori locali - ve li consiglio -  li ripagano con città squallide, sporche, imbastardite da ogni tipo di umanità mescolata a casaccio e senza senso, dove il modello estetico per l'arredo urbano è la festa di partito con la puzza di gnocco fritto e l'orchestrina dei chitarrosi progressisti. Città con strade con buche grandi come dopo un passaggio di B52 ma dove l'eterna fiera in piazza rimane la soluzione per tutti i problemi. Senti di aziende che chiudono, di conoscenti che perdono il posto di lavoro, di poveracci che si attaccano una corda al collo e loro che pensano a quale stronzata organizzare in piazza la prossima domenica spendendo i tuoi soldi. Sempre che non siano impegnati con le primarie, ovviamente. Le primarie, già. Altro diversivo per gli stolti e per i fessi che pagano pure due euro per l'entrata.

Nel paese del piddinismo reale le beghe di partito diventano l'argomento principe dei telegiornali, dei notiziari e dei dibattiti serali. I prossimi proprietari di questo paese prigioniero, di questa Guantanamo economica, ci infliggono pure lo strazio di assistere ai contorcimenti ed esibizionismi autoerotici dei nostri kapò, ai quali concedono di reggere una dittatura posticcia e patetica, con una parvenza di governo di una repubblichetta di Salò fasulla ed inutile.

Questi traditori infami della classe operaia e becchini di quella parte di popolazione che da proletariato era riuscita a diventare classe borghese grazie a politiche economiche espansive, hanno ucciso la sinistra su commissione ed abbracciato, per idiozia suprema e infinita sete di potere, il peggior totalitarismo della storia, il neoliberismo. E, come ci insegna la Cina, se il comunismo applicato si fonde con il liberismo fanatico, quest'ultimo diventa invincibile. 
E' stato un ottimo investimento, però. Quasi a costo zero. Li hanno comperati con poco, è bastato salvarli da Tangentopoli per farli illudere di avere i superpoteri e poter passare indenni nel cerchio di fuoco della storia.  
Da quel momento ci hanno fregato con i professori cicciosi e balanzoni, gli omini di burro che ci hanno portato nel Paese degli Eurobalocchi per trasformarci in bestie da soma e  vogliono continuare a farlo con i finti buoni, le bambine vecchie con la zeppola, i supergiovani bischeri, le incrostazioni del Walter che non vengono via, le madri superiore in borghese criptolesbico, le sindacaliste en travesti, i baffini sopraffini, i Cuperlo o il suo pio anagramma, le dozzine e dozzine di nullità insomma che manteniamo con il finanziamento pubblico. 
Voi non lo sapete ma avete tutti adottato due o tre piddini a distanza. 

Mi consolo pensando che questi bastardi che ci stanno consegnando mani e piedi legati ai loro padroni controrivoluzionari rimedieranno infine un calcio sotto il tavolo prima di essere avviati alla vivisezione al posto dei beagle. Allora sarebbe bellissimo esserci. 


Mi si contesta ultimamente di essere divenuta monotematica, noiosa e fanatica. Ebbene si, lo confesso. E' che, stando sul Titanic che affonda, non si riesce  pensare ad altro che all'acqua gelida.
Quindi, se sono monotematica, francamente me ne infischio. (Non è fascismo, è Clark Gable).

lunedì 14 ottobre 2013

Per una sana e robusta democrazia


Avete presente ciò che vi ripetono ogni giorno i morituri per Maastricht, i banchieri centrali, le cancelliere, gli omm e piddì, gli econonomostri bocconiani e shockeconomisti de sinistra e compagnia bella? Che i trattati europei sono immodificabili, che l'euro è irreversibileperlamordiddio e non si può uscire dalla trappola in cui vi state dibattendo come topolini da laboratorio?

Domani esce un libro, "Euro e (o?) democrazia costituzionale" di Luciano Barra Caracciolo che, come primo ed importante contributo giuridico-istituzionale al dibattito sulla crisi europea, offre gli argomenti definitivi per dimostrare una volta per tutte che svincolarsi anche unilateralmente da trattati che non sono più sostenibili sia finanziariamente che democraticamente non solo è un'opzione possibile ma pienamente legittima perché sancita da norme di diritto internazionale. O almeno di ciò che ancora ne resta.
Legittima perché questi trattati sovranazionali, imposti dall'alto di oligarchie reazionarie - ormai il gioco è scoperto - a popoli che dovrebbero, secondo loro, accettare come ineluttabili i cambiamenti che le loro vite dovranno subire e come dogmi i principi che vi sottostanno, sono incompatibili con i dettami costituzionali locali e, in ultima analisi, con la Democrazia.
Questo libro, secondo gli intenti dell'autore, vuole offrirci gli strumenti "per districarci nelle spire mediatiche del PUD€ e per poter, in prima persona, difendere la Costituzione."

E' curioso notare come la propaganda euro-oligarchica rivolta al popolo dai media addomesticati utilizzi argomenti e linguaggi fin troppo essoterici, facilitati, ad usum piddini insomma, in un discorso dove prevale il disprezzo dell'interlocutore, considerato come colui che "tanto non capirebbe" e che deve essere trattato come un bambino, nemmeno tanto sveglio, a suon di "compiti" da fare a casa e di camerette da "mettere in ordine" dietro la minaccia delle cavallette e della spirale inflazionistica che ti porta via. Al massimo, se è stato bravo, questo bambino lo si addormenta con la favola luogocomunista dell'euro che ci farà lavorare un giorno di meno guadagnando di più.

Questa nuova Resistenza invece ci costringe a rimetterci a studiare, ad affrontare per la prima volta materie nuove e complesse, ad imparare a capire il linguaggio tecnico (esoterico nel senso che normalmente sarebbe rivolto agli esperti), che è l'unico che può chiamare le cose con il loro nome. Lo fa attraverso l'opera di divulgazione di persone che con passione e, lasciatemi usare questo concetto poco di moda: di amore verso il proprio paese, si sono messi in testa di trattarci da adulti e, con  la conoscenza che ci mettono a disposizione, di offrirci gli strumenti per respingere il progetto antidemocratico in atto ai nostri danni.
Insomma, niente pappine predigerite, tinte e bugiarde, fallaci, buoniste o terrorizzanti ma robusti argomenti da masticare a lungo e digerire con calma. Il percorso verso la conoscenza non è facile ma in questo modo non viene precluso a nessuno. Basta volerlo intraprendere.

Sono infinitamente grata quindi a Luciano per il suo lavoro quotidiano sul blog "Orizzonte48" e per questo libro (in vendita qui) che leggerò con grandissimo piacere e che consiglio a tutti coloro che vogliono approfondire gli aspetti giuridici della crisi della nostra Democrazia.
Dopo questa lettura dovremmo essere tutti più consapevoli che l'euro e l'Europa non sono affatto dogmi come la verginità di Maria o la Trinità ma passaggi storici che verranno superati, visto che la loro applicazione pratica si è rivelata disastrosa come i totalitarismi del secolo scorso, e che è necessario ripensarli e ridisegnarne i limiti, avendo come principio guida unicamente la democrazia e il bene della collettività.

E' solo la paura che ci impedisce di girare la maniglia e renderci conto che la porta è aperta. Uscire si può e, non solo, si deve.

sabato 12 ottobre 2013

Duemila e tot

"Sono finiti i tempi bui. Papà guadagna in Germania!" poster di propaganda della Repubblica collaborazionista di Vichy

Poi dicono che l'euro è una moneta a cambio fisso. Spiegatemi allora perché gli euristi, che siano economisti, giornalisti o semplici tamburini, non riescono a ricordare con precisione il famigerato cambio lira/euro che fu fissato a suo tempo a 1.936,27 : 1 come ci ricordano ogni giorno le calcolatrici.
E' come se il loro inconscio sapesse che l'idea della fissità del cambio, del vincolo monetario, è cosa tinta e quindi suggerisse loro malignamente il lapsus monetae.
Il lustrissimo economista de Cicago Michele Boldrinad esempio, lo fissa a 2000 o 1997 senonricordomale:1. Per il vicedirettore del Sole24Ore, badate, non di Quattroruote, Plateroti, una vera figura mitologica dei dibattiti televisivi, il cambio fu fissato a 1700:1.
A questo punto, di queste papere celebri, la meno grave diventa il 1927:1 di Silvio Berlusconi.
Non c'è niente da fare. All'eurista la fatal moneta gli si svaluta e rivaluta automaticamente inside e questo fenomeno dovrebbe essere studiato non solo dagli psicoanalisti ma forse anche dagli studiosi di fatti inspiegabili.

L'ultimo svarione che mi preme segnalare è il fantastico 2000 e tot di Michele Salvati, fissato sul nastro della registrazione di un'interessante trasmissione andata in onda su Radio Radicale  sabato scorso, "Servizio sulla moneta unica" a cura di Enrico Tata. Una lunga intervista ad Alberto Bagnai (dall'inizio), Emiliano Brancaccio (dal minuto 18'), Sergio Cesaratto (31'), Claudio Borghi Aquilini (47') e Antonio Maria Rinaldi (60'): un quintetto variopintamente eurocritico, più la trota, Michele Salvati (75').
Considerato addirittura da alcuni il babbino caro del PD, l'emerito professore merita però una citazione più estesa oltre alla scivolata sul valore del cambio lira/euro.
Essendogli stata affidata in trasmissione, come difensore delle ragioni dell'euro e in nome dell'effetto recenza, l'ultima parola (perché Radio Radicale è pur sempre PUDE oriented),  costui ha inanellato una quantità notevole dei soliti luogocomunismi, classici del terrorismo psicologico sulle conseguenze dell'uscita dall'euro, oltre a nemmeno tanto celati proclami della Restaurazione elitaria europea, da bravo piddino:

"Un paese non può essere più ricco di quanto sia produttivo."
"L'Italia è un paese povero". (sic!)
"Il nostro problema sono i salari troppo alti". (ri-sic!)
"Le nostre piccole imprese non reggono la competizione internazionale". (Con le multinazionali, suppongo).

(Ricordo che costui è de sinistra).

Sull'euro come catastrofe ormai evidente anche ai ciechi ed agli anencefali, ha sciorinato i soliti panni sporchi della sinistra con argomentazioni che abbiamo già sentito altrove.
"Si, è stato un errore ma................(grande tormento interiore piddino)..........................allora era difficile prevedere, non era detto che vi sarebbe stata la doppia velocità tra paesi (ma lo dicevano fior di economisti da decenni) e poi (tenetevi forte) valeva comunque tentare la scommessa". In culo ai greci ma, oops, quanto ci siamo divertiti!
Comunque, termina babbino: "Se non fossimo entrati nell'euro come avremmo fatto a fare le riforme?" Eccoli, gli shockeconomisti che finalmente confessano.
Se uscissimo, "la Germania cesserebbe di essere il grande paese trainante d'Europa". "La nostra lira verrebbe sballottata nel mare della speculazione". E poi vi risparmio il solito mantra che vi sarebbe un enorme Svalutazione Schwanstuck e l'iperinflazione che danneggia il proletariato.
La logica piddina è amante anche del controfattuale indimostrabile: "Si, entrando nell'euro abbiamo sbagliato ma cosa sarebbe accaduto se non vi fossimo entrati?" Ovviamente non possono dimostrarlo ma sanno che sarebbe stato peggio. Alla faccia del metodo scientifico.
Insomma, tutto ciò che nasce quando la mamma dei cretini si ostina a non indossare, come metodo contraccettivo, la spirale inflazionistica.

Avrete notato come chi difende l'euro sia in genere più preoccupato delle conseguenze dell'euroexit sulla Germania che di quelle sul proprio paese, l'Italia? Non li sentite che sembrano più solerti e volonterosi dei Piller e dei Gümpel?
Vi porto un ulteriore esempio corredato da prova visiva.
Quest'altro dibattito svoltosi a Mantova con contrapposti gli eurocritici Loretta Napoleoni e Claudio Borghi da una parte e gli euroentusiasti Pietro Garibaldi e Tito Boeri dall'altra.


Come Salvati si preoccupava della povera Merkel ridotta ad una brechtiana madre coraggio a spingere la carretta con i miliarden marke per comperarsi il wurstel, Boeri e Garibaldi ribadiscono il concetto ancora una volta: non si può fare perché danneggeremmo la Germania.
A me 'sta cosa mi fa impazzire. Questa preoccupazione soprattutto piddina per il vincitore, per chi, lo sappiamo, maramaldeggia per prima con i conti per sembrare la più virtuosa del bigoncio. Per chi non si sta facendo scrupoli di mandare in vacca noi e gli altri paesi euromediterranei per andare a fare lingua in bocca con Putin e i cinesi e rompercisi le corna per l'ennesima volta.

Uno, passi; due, tre, tutti gli euristi filotedeschi e per giunta a spese degli italiani? Fa pensare molto male. Fa pensare a qualche interesse personale in gioco, a qualche forma di lobbying da parte di industrie tedesche sui politici e tecnici dei paesi della periferia. Siemens e il caso dei sottomarini alla Grecia sono precedenti pesanti.
Questo servilismo, questo timore di pestare la coda al potente fa pensare insomma a qualche forma di intelligenza con il nemico. Anche se intelligenza forse è parola forte.
A pensar  male rischiamo insomma, andreottianamente, di azzeccarci.


(Notarella per coloro che vogliono le prove e cercano le fonti: c'è la prova televisiva e radiofonica di tutto, basta cliccare sui link). 

mercoledì 9 ottobre 2013

A cinquant'anni luce dal Vajont


Le quasi 2000 vittime dell’onda di fango che sommerse tre paesi, Erto, Casso e Longarone, in quella che è ricordata come la tragedia del Vajont, accaduta esattamente cinquant'anni fa, il 9 ottobre del 1963, riposano in località Fortogna, vicino alla nuova Longarone.
La prova tangibile e angosciante della violenza subita dalla popolazione di un paese intero, dalla natura ma su suggerimento dell'uomo, in quello che può essere considerato l'episodio zero dell'economia dei disastri in Italia. Una tragedia fin troppo prevista dagli abitanti, da pochi inascoltati esperti e dal forte e generoso impegno civile della giornalista Tina Merlin, che aveva denunciato il pericolo nei suoi articoli sull'Unità.

Un disastro provocato dall’incoscienza di chi aveva voluto una diga ultramoderna “che non sarebbe mai crollata” nel luogo dove non avrebbe mai dovuto esserci. La diga non si ruppe, è vero, ma fu la montagna alla quale era stata abbarbicata a forza che cedette. Milioni di tonnellate di montagna franarono sull’invaso e l’onda risultante piombò sui paesi vicini, distruggendo cose e spezzando vite.
Nessuno aveva ascoltato i montanari - cosa vuoi che capiscano più degli ingegneri.
Quella diga s’ha da fare. A tutti i costi. Nessuno aveva ascoltato, a diga ormai completata, il borbottìo sempre più inquieto del monte Toc che faceva tremare le case di Erto e Casso e le preoccupazioni delle popolazioni che erano stato raccontate solo da Tina. Turbativa delle quiete pubblica, fu la denuncia che si beccò, ma Tina continuava a scrivere e a mettere in guardia contro quel mostro che poteva risvegliarsi in qualunque momento. Subito dopo la tragedia scrisse: "Oggi tuttavia non si può soltanto piangere, è tempo di imparare qualcosa". La storia del Vajont è riassunta nel suo libro “Sulla pelle viva”.

Nel 2003 furono appaltati i lavori per il rimodernamento del sacrario dove riposano coloro tra le vittime che poterono avere una degna sepoltura, mentre quasi 500 non furono mai più ritrovate. Gli arredi originali del vecchio cimitero furono rimossi e le lapidi accatastate o rotte, la collocazione delle salme stravolta.
Il risultato, inaugurato il 9 ottobre del 2004, e costato sei milioni di euro è questo. Un'orrenda distesa di cippi che si guardano (cosa sono, monitor?) che ha oltraggiato i famigliari delle vittime , i quali non sono nemmeno stati consultati prima dei lavori.
Per giunta i cippi non riportano nemmeno più la famigerata data del 9 ottobre 1963.
Se c'era una cosa che stringeva il cuore e dava l'idea della tragedia a chi, come me, ebbe modo di visitare il cimitero di Fortogna prima del suo stravolgimento, era leggere su tutte le lapidi, pur diverse tra loro, la stessa data di morte. Duemila nomi, volti, età, famiglie intere spazzate via nello stesso momento ma ognuno con la sua storia che era lì pronta per essere raccontata se avevi la pazienza di soffermarti ad ascoltarla.

Ora sembra un cimitero di guerra, con i cippi tutti uguali dove vedi solo dei nomi che non ti raccontano la storia di ogni soldato con la sua faccia di ragazzino andato via troppo presto. Come ti sembrerebbe più orrenda la guerra se potessi guardare in volto ogni soldato morto.
Un cippo uguale per tutti meno che per il Vescovo Muccin, al quale è stata assegnata una tomba tradizionale e meno anonima. Il Comitato se ne è chiesto il perché ed ha protestato per questo trattamento di favore per il prelato. 'A livella, evidentemente, non vale a Longarone.

lunedì 7 ottobre 2013

L'asimmetria del tradimento


La parola a più alta frequenza nei prossimi anni sarà tradimento. Se un giorno vi sarà l'auspicato maxiprocesso di Norimberga v. 2.0 gli scranni degli imputati saranno riempiti da una bella razza assortita di politici, economisti, banchieri e i loro emissari, sorprofessori, vecchi tromboni e tamburini della Eurojugend, galoppini, ex-calciatori, sicari prezzolati, esecutori materiali e pali, collaborazionisti e reggitori di moccolo, tutti accomunati dal medesimo capo di imputazione: alto tradimento. Sarà un fenomeno continentale ma la delegazione italiana sarà folta e di altissimo livello. Praticamente il gotha della prima e seconda repubblica. E posso sbilanciarmi dicendo che la maggioranza del gruppone sarà rappresentata da elementi della cosiddetta Sinistra*. Di governo e di finta opposizione, di alleanza per opportunismo e di quella composta da coloro che hanno le visioni e danno i numeri, gli assistiti insomma.

Si parlerà apertamente di tradimento quando gli italiani si accorgeranno di ciò che significherà l'applicazione pratica del Fiscal Compact che impone il pareggio di bilancio in Costituzione, ovvero l'ergastolo dell'austerità e il divieto di applicare politiche espansive in economia. Una follia peggiore del Trattato di Versailles.
La pistola fumante del tradimento da parte di coloro che, invece di difenderlo, hanno venduto il proprio paese ad interessi stranieri molto ben identificabili e a poteri sovranazionali ostili.
Perché sia chiaro agli atti dei futuri rendiconti di giustizia umana e divina, ricordiamo come si sono comportati i maggiori schieramenti politici al momento della ratifica alla Camera del Fiscal Compact.
La Lega ha votato contro. Il PDL ha contato cinque contrari e 43 astenuti ed è il partito che si è maggiormente spaccato sulla decisione. L'Italia dei Valori si è astenuta. Il partito di Fini ha votato a favore tranne un astenuto. A favore senza contrari o astenuti l'Unione di Centro e il PD.

fonte
Non c'è da meravigliarsi. Vedete, qualsiasi cosa l'Europa metta loro davanti, fosse anche la condanna a morte dei loro connazionali, i piddini la firmano perché, da bravi e solerti apprendisti hanno paura di sembrare ancora troppo inesperti e di non venire assunti dopo il periodo di prova, di non passare l'iniziazione.
Se oggi i sondaggi li danno al 32% delle intenzioni di voto, non è perché gli italiani siano diventati improvvisamente di sinistra ma perché il PD si sta spostando sempre più a destra. Una destra antisociale, elitista e smaccatamente reazionaria, pur se paludata da un vomitevole buonismo di facciata agito sul palcoscenico da appositi figuranti pitturati di rosso.
Questa merda non è neppure giusto chiamarla destra, chiamiamola con il suo nome: Reazione.

La galassia di centrodestra, da parte sua, non ha ancora capito il problema rappresentato dalla degenerazione neoplastica del concetto di Europa. Non riesce a mettere a fuoco la necessità di liberarsi dal vincolo dell'euro, se non addirittura da quello della stessa Unione Europea. Forse perché è stata per troppo tempo "rappresentata, stuprata, corrotta da una persona che, da venti anni, pensa solo ai cazzi suoi", come osservava amaramente qualche giorno fa Filippo Rossi.
Purtuttavia, al suo interno, oltre alla Lega, contiene molte più voci critiche, rappresentate da chi ha votato contro (come Guido Crosetto) o si è astenuto (non ci crederete ma tra questi vi è la tanto vituperata Michaela Biancofiore); più dissidenti di quanti ve ne siano obiettivamente nel centrosinistra. Ecco l'asimmetria.
Lo stesso discorso di inadeguatezza si può fare per il M5S (entrato in Parlamento successivamente alla ratifica del trattato) che, a parte proporre un improbabile referendum, non si decide a sposare la battaglia del ripristino della sovranità monetaria, percepita anche dal movimento ancora come troppo "di destra", visto che è nei programmi, ad esempio, di Forza Nuova.

Mi sembra ovvio che, in questo momento, occorrerebbe azzerare tutte le aggettivazioni politico-ideologiche ed unirsi nella soluzione del problema, senza pregiudizi ideologici a fare da zavorra, con tutti coloro che vogliono starci.

Tornando alla ex sinistra ora Reazione a vocazione ultraliberista, che propugna dei fatti la disparità sociale, la fine del welfare e il primato assoluto del profitto attraverso la dottrina dello shock versione europea: la auspica ma senza avere il coraggio di ammetterlo, come fanno invece i reazionari a viso aperto, ed è perfettamente rappresenta dai commensali che si sono radunati attorno ad un tavolo a cena venerdì 20 settembre: Mario Draghi, GRNP, Enrico Letta e Eugenio Scalfari a casa di quest'ultimo, come raccontavano Dagospia e il Fatto qualche giorno fa. A discutere ancora una volta delle intemperanze di Berlusconi e delle ultime strategie per portare avanti l'agenda mortale europea, immaginiamo.
O magari, ancor peggio, a studiare come tergiversare in attesa di un improbabile arrivo della Cavalleria che invalidi il Fiscal Compact ed altri trattati capestro salvando loro la faccia.

Sono convinta infatti che, tolta una certa percentuale di gente in cattiva fede che si è venduta l'anima per il solito vecchio sterco del demonio, la maggioranza di questa sinistra cialtrona = Reazione abbia approvato il Fiscal Compact senza avere la minima idea delle sue conseguenze, senza nemmeno leggerne il testo, ossia per ignoranza, insipienza e idiozia tintura madre. L'hanno approvato per ordine di scuderia, perché l'ha detto il Partito e il Segretario, poi qualcuno tra più scafati avrà detto: "Si, è una cosa forte, impossibile da realizzare e da criminali. Favorirà solo i più forti ma vedrete che tanto non sarà mai applicato perché qualcosa accadrà nel frattempo. Ci pareremo il culo anche stavolta."

E se stavolta non fosse così?


* Utilizzo i termini sinistra e destra, centrosinistra e centrodestra per comodità ma bisogna tenere presente che lo scontro attuale e ancora più quello del futuro è da considerarsi tra le idee di Progresso e Reazione.

venerdì 4 ottobre 2013

La dottrina dell'euromobbing


Voglio proporvi una prospettiva diversa dalla quale osservare gli attuali rapporti conflittuali tra i paesi del centro e della periferia europea e tra le singole nazioni ed il concetto di Europa intesa come centro di potere.
Lo spunto me l'ha fornito la lettura di un capitolo dell'ultimo libro del giornalista tedesco Günter Wallraff, "Germania anni dieci"una serie di reportage, realizzati come sempre in prima persona da infiltrato, sul mondo del lavoro nella virtuosa Germania.
Lo sfruttamento della manodopera sottopagata nelle catene dei discount e nelle fabbriche dei loro fornitori. La privatizzazione delle ferrovie con l'esito ormai noto di inefficienza, carenza di manutenzione con aumento di rischi per la sicurezza e disservizio crescente. Senza contare la rete di corruzione messa in atto da chi vuole accaparrarsi il ricco piatto della privatizzazione. Corruzione che rimane poi come una scoria tossica nel tessuto delle relazioni tra le diverse autorità, una volta compiuta la scelta liberista. In Germania, come in Italia, Gran Bretagna, Argentina, Spagna, ecc. Alla faccia di chi crede che sia solo razzisticamente colpa dei popoli che le applicano se certe ricette economiche risultano fantastiche per pochi e devastanti per i più.

Il capitolo del libro di Wallraff che mi interessa di più citare però ai fini di questa discussione è quello sull'utilizzo sempre più frequente del mobbing nel mondo aziendale, attraverso l'applicazione di tecniche raffinate di terrorismo psicologico messe a punto da avvocati specializzati che studiano per conto dei datori di lavoro committenti il modo di licenziare i dipendenti scomodi aggirando abilmente le leggi vigenti o quelle poche che ancora resistono ai colpi dei cosiddetti riformatori.
Il mobbing, da lotta tra colleghi, da fenomeno etologico tra bande di prevaricatori e bersagli deboli, insomma, assurge al ruolo di arma di lotta di classe.
Come liberarsi in modo pulito e senza lasciare troppo sangue per terra di soci, sindacalisti e dipendenti - operai e dirigenti - eccessivamente tutelati oppure scomodi perché non abbastanza sottomessi. O ancora, ostinati a voler rifiutare un licenziamento motivato solo dalle leggi della predazione del gruppo dirigente sull'azienda per motivi di puro profitto. L'avvocato ingaggiato allo scopo è un vero agente al servizio di sua maestà il padronato con licenza di uccidere interi consigli di fabbrica e d'amministrazione, se necessario, utilizzando un'ampia gamma di armi: vessazioni continue, spionaggio, intrusione nella vita privata, stalking, derisione, isolamento sociale, induzione alla vergogna, ricatto, minacce, lettere minatorie.

Una tra le più semplici di queste tecniche di mobbing è quella di costringere i colleghi a firmare una lettera di accuse nei confronti del soggetto o gruppo target da licenziare, con la minaccia che, se non firmerai, la FABBRICA CHIUDERA' e tu PERDERAI IL LAVORO.
O bella, ma questo mi ricorda qualcosa. Qualcosa dalle parti di Termini Imerese in provincia di Marchionne.
Pensate ora al risparmio sul costo in avvocati squali da remunerare profumatamente se l'azienda opera in uno stato che, con una RIFORMA ad hoc approvata perfino dai partiti de sinistra, ti abolisce l'art. 18 e poi piano piano smantella sistematicamente tutte le altre tutele del lavoratore con la complicità anche dei sindacati. Fantastico, no?

Veniamo ora ad un discorso più ampio. Ad un tipo di mobbing che io vedo applicato non più nell'ambito della singola realtà aziendale, dalla Proprietà verso i Dipendenti ma da nazioni su altre nazioni.
Attenzione, però. In questo caso la parte proprietaria non è rappresentata da una nazione in particolare, anche se il ruolo attuale della Germania parrebbe condurci in questa direzione di pensiero, ma la Proprietà è da intendersi come unione di interessi sovranazionali tra gruppi di potere che condividono uno scopo: la vittoria finale della propria parte sociale nella lotta di classe. Una Proprietà che ha interesse a dissolvere il concetto di nazione e differenziazione locale per creare un ambiente dove esiste solo la contrapposizione tra il noi e il voi, l'1% e il 99%.
In questo senso la Germania ha il ruolo ufficiale di condurre il bulling sui paesi periferici praticando il neomercantilismo, propagandando l'etica protestante del paternalismo ed illudendosi per l'ennesima volta di costruire un grande Reich ma è anch'essa a rischio di cadere nel medesimo ingranaggio nel quale spinge volonterosamente e con rinnovata carognaggine i suoi partner europei. La devastazione del suo mercato interno prodotta dalla deflazione salariale e le condizioni di sfruttamento delle quali parla Wallraff ne sono indizi evidenti.

Per capire meglio il concetto di dottrina dell'euromobbing con alcuni esempi che ci riguardano direttamente, riavvolgiamo il nastro indietro di un paio di anni e ripensiamo alle famose letterine inviate nell'estate del 2011 dall'Europa all'Italia (lettere minatorie). Con Europa intendo il nome di comodo che questa Proprietà globalizzata utilizza sul territorio continentale.
Ricordate? SE NON FATE LE RIFORME FARETE DEFAULT E USCIRETE DALL'EUROPA. (Minaccia di licenziamento).
Assieme alle letterine stava svolgendosi anche l'Operazione Berlusconi, fatta di scandali, accuse di condotte sessuali illegali, condotta con ogni mezzo soprattutto quelli stampa e con l'aiuto di abili figuranti, diverse Moniche Lewinsky e una magistratura che non poteva fare altro che indagare nel merito. (Spionaggio, intrusione nella vita privata).
Intanto i media iniziavano a recitare mattino e sera, prima e dopo i pasti, il mantra dello SPREAD. Una costruzione assolutamente falsa che però, con poche lettere, riusciva a dare corpo alla minaccia di cui sopra e a diventare leggenda metropolitana. SE NON FAI COME DICIAMO SI ALZERA' LO SPREAD. Il messaggio completo era: SE NON FIRMATE LA LETTERA DI LICENZIAMENTO DI BERLUSCONI LA FABBRICA CHIUDERA' E PERDERETE IL LAVORO.

A novembre Berlusconi cede al mobbing, accetta insomma il licenziamento forzato ma la parvenza di democrazia che deve essere per il momento mantenuta, bontà loro, consente che egli rimanga in politica fino a data da destinarsi e a futura sentenza penale da eseguirsi. Intanto arriverà il governo tecnico, ovvero arrivano i loro.
Da quel momento è il tripudio del mobbing dell'Europa sull'Italia, segno che la cacciata di Berlusconi era solo il primo step. Vecchie maestre con il ditino puntato che ci accusano di essere FANNULLONI, ESIGENTI, CHOOSY (denigrazione e derisione) e presidenti del consiglio avventizi che incarnano perfettamente, occhio vagante compreso, la sociopatia della Corporation.
La Grecia che, mobbizzata a sua volta in maniera ancora più pesante di noi, assieme a Spagna, Portogallo e Cipro, quest'ultimo addirittura rapinato nottetempo, diventa per noi "IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELL'EURO" ma, allo stesso tempo, l'ennesimo spauracchio. NOI NON SIAMO LA GRECIA. NON VORRAI CHE DIVENTIAMO LA GRECIA, VERO? Detto con la voce di Monti è ancora più spaventoso.
Agendo abilmente sulla nota propensione dell'italiano ad odiare sé stesso e a considerare il patriottismo una roba fascista che si può sdoganare solo quando l'Italia vince i Mondiali di calcio, le maestre e i bounty killer bocconiani riescono a convincere un popolo che una volta rappresentava la 5a potenza economica mondiale di meritare la PERDITA DI SOVRANITA' e la retrocessione nel mondo degli schiavi dopo essere stato depredato dei propri beni, compresi quelli della proprietà privata personale che nemmeno il comunismo più bieco aveva osato toccare.

Poco importa che il governo dell'avventizio alla fine cada e Berlusconi, con un colpo di coda, si ritrovi a tornare in sella e a condividere un governo ancora più precario del precedente in duplex con il PD, ovvero con il proxy della shock economy in Italia.
Del ruolo che la Sinistra cattocomunista avrà avuto in questa guerra di classe, come traditrice e collaborazionista, anche attraverso alcuni suoi vecchi tromboni, si occuperanno speriamo in futuro i giudici del Norimberga v.2.0.
Mentre il governo Letta adotta il modello tela di Penelope, ovvero finge di gestire l'ordinaria amministrazione stando ben attento a non toccare nulla, le privatizzazioni e la SVENDITA degli asset nazionali, che negli anni 90 non poté essere compiuta per mancanza di provvidenziali crisi sistemiche che agissero da catalizzatore, ora procede spedita.
Le RIFORME verranno quando si insedierà la nuova Proprietà una volta battuto l'ultimo articolo all'asta. Allora se vi saranno ancora resistenze, ricominceranno le letterine minatorie. SE NON ACCETTATE DI LAVORARE PER € 1,50 ALL'ORA TROVEREMO CHI LO FARA' AL POSTO VOSTRO. Magari importando sempre più disgraziati dai recessi più svantaggiati del mondo. Il pelosissimo pietismo a reti unificate con il gusto della lacrima in primo piano delle madonne pellegrine, la bianca e la nera, sta già agendo allo scopo, con milioni che cadono nel tranello del ricatto emotivo (induzione alla vergogna) e gli ottoni che già reclamano leggi più permissive per l'immigrazione. Se non siamo abbastanza buoni, caritatevolmente masochisti e battilocchi ce lo faranno diventare loro, con  le emissarie del governo occupante per conto della Proprietà in prima fila a menare legnate sui denti.

Sarà la DEMOCRAZIA, a quel punto, ad essere mobbizzata e licenziata, se cederemo al ricatto di farci sbattere fuori dal novero dei paesi avanzati (licenziamento). Tutti i vari ed eventuali sviluppi della vicenda Berlusconi (oggi si vota per la famosa decadenza) a questo punto diventeranno sempre più irrilevanti a meno che il vecchio marpione non si decida a fare ciò che dovrebbe e che non farà perché è troppo ricattabile nella robba.
La situazione sembra quindi disperata ma, come insegnano alcuni dei casi raccontati da Wallraff nel suo libro, in alcune aziende il terrorismo psicologico dei professionisti del mobbing è stato sconfitto grazie alla caparbietà ed al coraggio di coloro che hanno saputo resistervi facendo gruppo contro la prepotenza del potere. In questo modo si potrà sconfiggere anche il mobbing intranazionale.
Soprattutto occorre che la politica ritorni ad essere espressione del controllo popolare sugli abusi del potere rappresentato solo dal profitto. I ben disposti, i competenti e i valorosi ci sono. Occorre solo organizzarli e riunirli in una compagine in grado di rappresentare degnamente le istanze di questa Resistenza. Resistenza che non è di pochi ma dell'Italia intera.

martedì 1 ottobre 2013

Niente è come appare


Nella realtà che stiamo vivendo in questi giorni niente è come appare, l'illusione è sovrana e il paradosso diventa possibile. Quando poi nella nostra Matrice entra in scena anche il gattaccio di Schroedinger le cose si fanno per noi ancora più complicate. Ciò che è diventa allo stesso tempo ciò che non è.  Il bianco sembra bianco ma è nero e il nero è bianco. Da uomini e donne c'è veramente da perderci la testa e meno male che siamo umani perché se fossimo robot il conflitto tra situazioni antitetiche ci avrebbe già fuso i circuiti. L'incertezza provoca però lo stesso vertigine, insicurezza, senso di precarietà, PAURA.
Forse perché stiamo robotizzandoci mentre credevamo che fossero i robot ad umanizzarsi?
Viviamo immersi in un prestigio, in una grande illusione dove il significante è l'esatto contrario del significato.
E' una realtà criptata dove la chiave è aggiungere un NON o toglierlo per modificare la password d'accesso. Un avvenimento, un'affermazione vanno capovolti, destrutturati e riformulati, per essere decifrati.

Facciamo degli esempi. Chi sono i buoni e chi sono i cattivi? Dove stanno la ragione e il torto? E i fatti concreti che osserviamo e sperimentiamo personalmente a quale versione della storia corrispondono?

Lo sapete. Berlusconi è cattivo perché vuole far cadere il governo per salvarsi ed è il peggior problema italiano. Letta, come il suo predecessore Monti, è lì per salvare l'Italia. La Grecia è il più grande successo dell'euro. Se non facciamo le riforme arriva la Troika. L'austerità è necessaria. Dobbiamo acquistare credibilità in Europa. La Germania è veramente nostra amica. La sinistra è di sinistra. La sinistra è il progresso e la destra il regresso. I fascisti in europa sono Alba Dorata e Marine Le Pen. La crisi è di debito pubblico. Non abbiamo fatto le riforme. L'Italia ha bisogno di investimenti stranieri. In Germania non vi è corruzione come in Italia. Uscire dall'euro sarebbe una catastrofe, la benzina aumenterebbe di 70 volte 7. Il problema principale dei nostri conti è lo spread. L'inflazione è il male. Il problema è lo Stato. La colpa dell'instabilità è dei populisti. THERE IS NO ALTERNATIVE.

Sono tutte affermazioni che trovate nei mappazzoni propagandistici televisivi piddini, sui giornali e in bocca ai politici ed agli altri volonterosi carnefici del liberismo ai quali avete sempre dato fiduciosi il vostro voto perché pensavate rappresentassero i vostri interessi di imprenditori o operai.
Chi mi segue sa che tutte queste affermazioni sono false e che la realtà vera assomiglia molto al rovesciamento di ognuna di queste bugie. Provate, basta aggiungere un NON ad ognuna di esse.
Queste bugie sono il prodotto di un colossale imbroglio reso possibile dal tradimento simmetrico, da destra e da sinistra, delle forze sane del nostro paese e di quelle di tutti i paesi dell'eurozona. Il tradimento di interi popoli per l'avidità e il servilismo di pochi. Sarà l'argomento del prossimo post.