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sabato 28 dicembre 2013

Le affinità elettive tra sinistra e post-capitalismo elitario


Che Diego Rivera mi perdoni.
C'è una frase che gentilmente non vorrei mai più sentir pronunciare ogni volta che si rimprovera alla sinistra di essere passata dalla parte del peggior post-capitalismo totalitario, tradendo tutti coloro che in vari modi, per coscienza di classe o coscienza infelice borghese l'avevano appoggiata e votata per decenni. La sinistra che, con i suoi meravigliosi automi meccanici, è ora gloriosamente al governo e che Diego Fusaro descrive come: "il serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd, ossia la parabola di una sinistra passata dalla triade Marx, Gramsci e difesa degli ultimi al patetico pantheon composto da antiberlusconismo rituale, liberalizzazione selvaggia ed europeismo a tutti i costi."

La frase in questione che mi manda in bestia, salivata pavlovianamente dai compagni dalle cinquanta e mila sfumature di rosso, dal piddino rosé al communistacosì è la seguente: "Eeeh, ma quella non è più sinistra." Intendendo, con un trucchetto preso dalla scatola de "Il piccolo dialettico",  che sia stata la Signora Sinistra, un triste giorno, ad essere impazzita e ad avere abbandonato i compagni e che, da qualche parte, non si sa dove, la vera Signora Sinistra (perché quella che ha tradito era solo un sosia, un Doppelgänger) esista ancora, intonsa e pronta ad essere tolta dal cellofan ed usata contro i padroni cattivi. 

No cari, troppo comodo. Io invece credo e temo che quella lì sugli scranni del potere sia proprio la sinistra originale, così ben rappresentata al vertice dal Migliorista. Quella che ha sempre saputo che se non puoi svalutare la moneta allora dovrai svalutare il lavoro ma siccome l'unica critica ed opposizione al capitalismo può essere oggi solo quella geopolitica e degli stati e nazioni, essendo questi argomenti tipicamente borghesi, anzi piccolo-borghesi, idealisti e fascisti... Insomma, avete capito.
Infatti, come diceva Costanzo Preve, la sinistra soffre di "una patologia, di una deformazione della coscienza infelice borghese: quella che consiste nella vergogna di essere piccolo-borghese e di non essere un proletario con le pezze al culo." La sinistra della politicizzazione sfrenata maniacale e manicomiale, il cui militante ha paura della condanna come idealista, piccolo-borghese e fascista che gli deriverebbe dal giudizio negativo di un proletario inesistente, (inesistente perché il proletario vero parla di calcio.)" (Quando si dice conoscere i propri polli. Gustatevela tutta, la conversazione tra Preve e Fusaro, perché è molto, molto interessante). 

Peccato che questo proletario, oltre che inesistente, non sia nemmeno più un proletario ma un orrendo borghese, impoverito e proletarizzato da questo post-capitalismo elitario neoliberista (che anch'esso non è più nemmeno capitalismo ma una neoplasia di esso) formato da Dei autonominatisi che, dopo aver dichiarato morta la storia ed averne invertito il senso di marcia verso modelli preindustriali e tribali, aspirano solo a tornare sull'Olimpo; ai quali non interessa più la volgare produzione delle merci, che lasciano volentieri agli asiatici, ma lanciare fulmini, richiedere sacrifici umani ed interferire a piacimento nella vita dei mortali. Divinità che ogni tanto mandano i loro deus ex machina "a salvare l'Italia dal baratro" e la cui volontà di potenza si esprime non solo creando ricchezza virtuale attraverso la pietra filosofale della finanza e segregandola in poche ristrette mani divine ma soprattutto attraverso il sommo piacere sadico di toglierla a chi già la possiede: i mortali. Ovvero la massa dei borghesi e degli ex proletari ai quali un capitalismo votato alla costruzione e non alla distruzione - qualcuno dice compassionevole perché timoroso della minaccia sovietica - che aspirava addirittura alla "piena occupazione" aveva concesso benessere ed elevazione sociale per decenni del secolo scorso.
Dite alla Signora Sinistra che ha fatto più John Maynard Keynes per la classe operaia che l'operaismo degli anni '70.  E che è grazie alle rivoluzioni fatte da borghesi molto incazzati, da Robespierre a Marx e Lenin, che può ancora indegnamente usurpare il ruolo di paladina degli oppressi.

Ma ai servi piace servire gli dei per poter carpire la propria immagine nei loro specchi mentre li lucidano, e quando servi e dei hanno un nemico comune,  scattano perfino le affinità elettive.
Anzi, ciò che lega la sinistra al neoliberismo è proprio vero amore, seppure del tipo che caratterizza la figura patologica della folie à deux.
Il nemico comune degli dei e dei servi è la borghesia. Ovviamente, se la sinistra avesse coscienza di essere anch'essa parte della borghesia - e dovrebbe capirlo dal fatto che ciò che resta della classe operaia evoluta non si identifica più nella sinistra da un pezzo, perché essa non la riconosce più come orda dickensiana di proletari bisognosi - non si adopererebbe per la sua distruzione. Ma lo abbiamo visto, temono ancora il giudizio del proletario inesistente anzi, per ripicca degli operai che votano Lega, guardano ancora più in basso, al Lumpenproletariat, al vero straccione, al migrante, a tutto il campionario delle minoranze bisognose di essere difese dalle Madame Tojetequeicartelli, a loro insaputa più aristocratiche della Pompadour.
Incapaci di elargire benessere e diritti sociali, perché si sentono finalmente sul punto di distruggere l'odiata borghesia e non capiscono più niente, si illudono di compensare con la cosmesi dei diritti civili l'opera di devastazione economica che ha loro commissionato il neoliberismo, esercitando altresì mirabilmente contro il popolo la tolleranza repressiva (direbbe Marcuse) avuta in dono dai padroni.

Gli dei li lasciano fare. Sono ben contenti che qualcuno faccia per loro il lavoro sporco, prima di essere spazzato via come feccia.
E poi devono molto ai compagni. Quando il comunismo è morto il fondamentalismo del mercato ne ha cannibalizzato il cadavere e ne ha introiettato alcuni dei caratteri. Acquisendo, in tal modo, ancora più forza. Ecco il carattere primitivo del neoliberismo.
In fondo, questo modo di produzione post-capitalistico eurocratico assomiglia molto, non solo al nazismo - mancandone solo per il momento l'elemento eliminatorio su base razziale - ma anche al totalitarismo comunista. Una casta di burocrati di partito blanditi con privilegi esclusivi che governa con il pugno di ferro masse indistinte di lavoratori, privati via via sempre più dei diritti acquisiti, dell'identità nazionale in nome di un fantasmatico internazionalismo e imperialismo continentale e tenuti sotto il tallone di ferro di un'ideologia totalizzante che non ammette alternative e che tende a limitare il diritto alla proprietà privata ai membri della casta.

La sinistra si è venduta al neoliberismo globalizzato perché continua a rinnegare patologicamente la sua parte borghese e il ruolo rivoluzionario della borghesia.
Chi borghese lo è e non se ne vergogna (più) dovrà solo difendersi da questa sinistra che ambisce all'autocannibalismo, e potrà farlo magari ritrovando e rinnovando il proprio spirito rivoluzionario e riscoprendo la versione sana della coscienza infelice borghese. E' questione di sopravvivenza.
Gli altri si meraviglieranno molto quando i loro resti saranno destinati a diventare cibo per i cani degli dei. Il destino dei servi quando non servono più.

sabato 21 dicembre 2013

Deconstructing Lampedusa



Come si riconosce la propaganda? Come possiamo accorgerci della sua presenza, nel momento in cui vi siamo sottoposti? 
Sicuramente quando percepiamo che certe immagini non corrispondono al senso delle parole che le stanno commentando, che il loro vero significato e quello che viene loro attribuito sono fuori sincrono e ciò provoca in noi dissonanza cognitiva.
Il caso più recente è il cosiddetto video shock trasmesso al TG2 l'altra sera sul centro di accoglienza di Lampedusa. Guardiamo il filmato ma concentrandoci soprattutto sul logos, sul parlato. 

Il giornalista sta intervistando il dicesi siriano che, con il suo smartphone, ha filmato di nascosto la scena che poi è stata passata alla televisione. Vediamo le immagini e l'uomo, in inglese, commenta: "Le persone sono senza vestiti, come animali".
Ed ecco il pezzo di grande giornalismo, che esordisce con la sacra evocazione: "Come animali, in fila nudi, uno dietro l'altro, in pieno inverno, in mezzo alla stradina del Centro di Accoglienza..."
Se l'occhio vede qualcosa, la mente invece, anche se il conto non torna, vola immediatamente, per associazione, a quelle immagini terribili in bianco e nero di settant'anni fa. L'associazione indotta serve a provocare angoscia.
"Ed è accaduto due giorni fa?" osserva il giornalista. "Si, certo, solo due giorni fa" risponde il siriano.
"E' la disinfestazione da scabbia a cui vengono sottoposti i migranti" spiega il servizio, "malattia che per altro nessuno aveva quando è arrivato a Lampedusa." Il siriano aggiunge: "Vedi, questi sono uomini ma c'erano anche donne".

Per caso non avevate colto la prima allusione perché distratti? Ecco il rinforzo che va in crescendo fino al climax:
"Immagini che ricordano campi di concentramento, invece questo è il Centro di Soccorso e Prima Accoglienza di Lampedusa. Gli operatori della Cooperativa che gestisce il centro governano la fila con la disinvoltura di chi fa da sempre questo tipo di lavoro." (E qui arrivano i kapo.)
"E' come se il limite del trattamento disumano fosse stato superato da tempo e nessuno se ne fosse accorto." 
Addirittura! Qui la dissonanza è al fine completa. Decontestualizzando e separando dalle immagini il testo ci si rende conto della sua enormità. E' l'insieme immagine-logos e la loro dissonanza che crea infallibilmente il messaggio propagandistico.

Parla ancora, ma sempre con il viso rigorosamente nascosto, per sintomatico mistero, il siriano: "Sono qui da 65 giorni e ho visto tutto questo. Forse chi viene qui non lo sa ma penserà: "questa è l'Italia". 
Dopo aver rievocato i 600 morti del recente naufragio ci ricordano infine che "sono passati 74 giorni da allora e, nel Centro di accoglienza, questo è il trattamento che subiscono i migranti."
La sindaca intervistata successivamente, alla domanda chiave "che effetto fanno queste immagini?" cade nel tranello e si autoinfligge la flagellazione rituale con ennesima evocazione dei lager. Dice che "Lampedusa deve vergognarsi, l'Italia deve vergognarsi", nonostante, aggiungo io, i lampedusani abbiano dimostrato una tolleranza e una pazienza che nessun altro in Italia penso avrebbe avuto, in seguito ad una vera e propria invasione del proprio territorio.

Se ho trascritto quasi per intero il servizio del TG2 è per darvi l'opportunità di concentrarvi sulla terminologia usata e sulle trappole emotive e cognitive che contiene. Potete divertirvi ad identificare le fallacie, le inesattezze o vere e proprie mistificazioni.
Se volete infine la controprova che si tratta di una costruzione strumentale propagandistica, e pure di bassa lega, guardate il servizio senza sonoro. Il senso cambierà totalmente.
Ciò che vedrete in realtà è una procedura molto sbrigativa ed anomala perché emergenziale di disinfestazione, forse non il trattamento più elegante da effettuarsi per la prevenzione di una malattia contagiosa come la scabbia (che prolifera proprio in situazioni di sovraffollamento come quelle del CIE di Lampedusa) ma sicuramente niente che abbia a che fare con i lager o certi trattamenti effettuati in carceri irachene in mano ai liberatori occidentali. Perfino Medici Senza Frontiere in un comunicato finisce per ammettere che tutto il problema, in quelle immagini "shock", si riduce alla mancanza di privacy durante il trattamento.

Il vero orrore è muto, è autoevidente. Non c'è bisogno di alcun commento roboante alle foto amatoriali dei soldati bambini cattivi americani intenti a giocare sadicamente con i loro bambolotti umani nel carcere di Abu Ghraib in Iraq.


Così come non ha bisogno di commento l'immagine delle migliaia di scarpe ammassate in una delle sale del museo del lager di Auschwitz-Birkenau.


Riguardiamole, quelle immagini, e vergogniamoci per coloro che, con infame leggerezza e blasfemia, rievocano i lager insultando le loro vittime solo perché ai loro padroni, per i loro infami scopi economici, fa comodo titillare il senso di colpa nei loro connazionali per assoggettarli meglio.

Il filmato di Lampedusa ha provocato, ad arte e di logica conseguenza, una successiva campagna mediatica di generale riprovazione, compreso il solito rimbrotto interessato da parte della Perfida Europa che minaccia di non aiutarci con il fenomeno dell'immigrazione (leggi: ve li terrete voi). Siamo stati invitati ad autodenigrarci e colpevolizzarci dalle solite madonne piangenti protettrici delle primarie. Siamo stati chiamati per l'ennesima volta razzisti (e lo faranno finché non lo diventeremo veramente).
"Questa è l'Italia e deve vergognarsi". Appunto. Il vero messaggio è rivolto a noi. Ed è per noi anche il vero trattamento disumano, gentilmente somministrato dalla propaganda mediatica; lo SHOCK in senso cameroniano che meritano coloro che pensano non sia etologicamente auspicabile il travaso di un continente in un altro. 

giovedì 19 dicembre 2013

Pudebonda


In caso ve lo foste persi. In teoria, prerogativa della terza carica dello Stato sarebbe l'imparzialità e l'equidistanza tra le forze politiche ma in tempi di regime PUDE e nella realtà parallela piddina non si guarda a queste sottigliezze. Ormai, poi, abbiamo mollato tutti gli ormeggi.
A futura memoria.

Ah, presidenta, amo il suo vestito. 

martedì 17 dicembre 2013

Il Regno delle Due Padanie

"Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. Quante volte abbiamo letto che i titoli di stato del primo, alla Borsa di Parigi, quotavano il 30 per cento in meno del valore nominale; quelli del secondo, il 20 per cento in più; e che al Sud, con un terzo della popolazione totale, c'era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d'Italia messo insieme?
L'impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell'Unità d'Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. Vinsero entrambi.
"O la guerra o la bancarotta" scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio nel 1859, nel libretto Fra un mese (ci siamo, neh?). "Il Piemonte è perduto", conclude, dopo averne analizzato i bilanci, un giornale dell'epoca, "l'Armonia", e "le sue finanze non si ristoreranno mai più": lo ricorda Angela Pellicciari in L'Altro Risorgimento. Ma, compiuta l'Unità, si fece cassa comune (una piena, l'altra vuota) e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell'Italia unita, il Regno delle Due Sicilie contribuì con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l'1 e uno sputo per cento, il Piemonte con il 4 (ma oltre della metà del debito complessivo). Negli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud. Gli unitaristi videro realizzato il proprio sogno (i superstiti...ché in diciassette anni di regno di Carlo Alberto, riferisce Lorenzo Del Boca in Indietro Savoia, furono giustiziati più patrioti dal Piemonte che dall'Austria tiranna e sanguinaria); qualche altro ne pagò il prezzo, i furbi riscossero.
"L'ex Regno delle Due Sicile, quindi," scrive Vittorio Glejeses ne La storia di Napoli "sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia (ma quello del Regno di Sardegna superava il miliardo; nda) e, per tutta ricompensa, il Meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia". I meridionali pagavano più degli altri italiani, perché costretti a rifondere pure le spese affrontate per la loro liberazione. Tanto agognata, che ci vollero anni di occupazione militare, stragi, rappresaglie, carcere, campi di concentramento (giustamente, se preferisci non essere liberato...), esecuzioni in massa e alla spicciolata, distruzione di decine di paesi. Erano così ottusi, al Sud, che combatterono dodici anni (quando fu ucciso l'ultimo "brigante", in Calabria), pur di non farsi liberare e di non stare meglio in un paese solo. E quando capirono che la resistenza armata era persa, se ne andarono a milioni al di là dell'oceano, piuttosto che godersi la compagnia dei loro rapaci liberatori." (fonte Terroni di Pino Aprile)


Debiti, spread tra titoli di stato, oppressione fiscale e fondi salva stato, trasferimento forzoso di ricchezza tra stati, austerità, oppressione, il fogno che diventa Anschluss e poi povertà ed emigrazione per intere popolazioni. Si parla dell'Ottocento ma sembra una cronaca dell'attualità. Il brano che ho riprodotto per intero dal libro di Pino Aprile ce lo fa capire molto bene.

E' già successo, anche alla Germania Est, come ci ha raccontato Vladimiro Giacché, in barba alla retorica della riunificazione e del muro che crollava per lasciare spazio alla libertà occidentale e al libero mercato, maschera ipocrita che nascondeva lo stesso spirito mercantilista e di feroce classismo che sta spazzando l'Europa dopo aver percorso come un flagello pestilenziale tutto il pianeta in un tour di devastazione completa di diritti acquisiti da secoli.

La vecchia maledetta guerra di conquista, lo stupro economico con la colpa che ricade sui conquistati che se la sono cercata e che da quel momento sono condannati alla vergogna ed alla morte civile. Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, ora vi facciamo vedere noi, che siamo i virtuosi.
E invece il Regno delle Due Sicilie non era poi così male, anzi, e quando diciamo con disprezzo burocrazia "borbonica" dovremmo dire più correttamente savoiarda. Maledetti libri scolastici falsi e bugiardi. Scritti dalla stessa manina che Goebbels avrebbe accarezzato con affetto del maestro verso l'allievo più diligente.

Sta succedendo e, per la legge infallibile che recita "si è sempre i terroni di qualcuno", il nostro Nord, produttivo ed avanzato, ma abbiamo visto a spese di chi, in passato, viene annesso ora con forza e per un'oscura nemesi, alla Terronia europea, al lager mediterraneo degli scansafatiche, dei mangiatori di pasta al pomodoro e delle cicale improduttive che dovranno cedere tutti i loro beni (cosa sono quelle case di proprietà? Via!)  e gli sghei ai nuovi padroni. Ai nuovi Savoia, assai più agguerriti ed addestrati alla battaglia dei nostri ormai patetici testimonial dei sottaceti.

Lo stanno capendo, al Nord, di stare diventando terroni anche loro. Perché terroni non si nasce, si diventa per colpa di chi vuole conquistarci. Lo sta capendo uno dei due Mattei, il Salvini, che (è una novità, speriamo non si rimangi la parola) intende unire le forze con il Sud che patisce anch'esso il mercantilismo nordeuropeo per cercare di portare il paese fuori dalla trappola. Ovvio che la Lega dovrà rivedere criticamente tutto l'armamentario ideologico antistato e antimeridionale che hanno permesso a chi voleva il male e non il bene del Nord di ridurla ad una congrega di fattucchiere e ladri di argenteria. Solo così potrà ottenere consensi anche al di fuori della sua "riserva". Capire che quello che sta succedendo a loro è già successo agli altri è un buon inizio. Come capire che i briganti erano i terroristi di oggi, per chi considera terrorista chi difende solo il proprio benessere e la propria dignità. 

L'Italia non è mai stata fatta perché è stata unificata sul sangue di una parte del suo popolo e costruita su un cimitero, quindi maledetta. E' stata mantenuta divisa per 150 anni per interessi nazionali ed internazionali, con ideologi nordisti, tanto per tornare alla Lega, che pensavano che l'isolamento e la Secessione del Nord potesse avvantaggiarlo, mentre di fatto lo gettava in pasto alle malavite che la povertà del Sud e la latitanza dello Stato avevano nutrito amorevolmente. Il Vietnam italiano di Gianfranco Miglio. Divide et impera. Un paese nato disgraziato e cresciuto ancora peggio ma, nonostante ciò, con la potenzialità e la dignità dei grandi paesi. Una qualità che ci permetterà, se lo vogliamo, di salvarci. In barba a chi crede che siamo ormai perduti, tutti terroni e terronizzati.

Unire le forze con chi ci sta, come suggerisce Jacques Sapir, per riconquistare la sovranità, partendo dall'abbandono del simbolo di oppressione rappresentato dal vincolo monetario. Come hanno capito ormai anche i muri ma non i piddini e i loro immondi talk show collaborazionisti, queste Salò pasoliniane dove si tortura la verità, è l'unico modo per salvare il paese e fare finalmente l'Italia.
Uno splendido e provvidenziale effetto collaterale. Un paese dove potremo permetterci anche di coltivare le diversità che ci arricchiscono e pensare ad un federalismo vero e non basato su un becero razzismo e nemmeno fasullo e punitivo come quello attuale, che affida solo agli enti locali, attraverso le tasse sulla proprietà decise dai Savoia europei in nome della spoliazione degli stati del Sud, il ruolo di vessare, ancor più da vicino di "Roma Ladrona", i cittadini.

E Dio benedica il revisionismo, che permette di rompere il sigillo apposto dai vincitori sul libro della Storia.


 

venerdì 13 dicembre 2013

Che il forcone sia con voi


E' vero, qualche solerte Pico della Mirandola me lo ha già rinfacciato, dopo che su Twitter avevo fatto qualche battuta sull' addavenì er forcone. Nel gennaio 2012, in occasione delle proteste del movimento denominato "dei forconi" dissi, in un post perfettamente piddino, che non mi convincevano, che erano più o meno fascisti, che vedevo il parallelo con i blocchi degli autotrasportatori cileni durante il governo Allende, eccetera. Le stesse cose che scrivono oggi i piddini sulle loro bacheche di Facebook. 
E' anche vero, però, che allora, dopo l'allontanamento di Berlusconi che ci parve così liberatorio, pensammo pure che una personcina ammodo come Monti avrebbe messo le cose a posto. Per dire, caro Pico, che la cantonata va molto di moda da un paio d'anni a questa parte e qui, a quanto pare, cominciamo a perderne il conto. Almeno io.

Se tocca continuamente smentirci, rivedere il film all'indietro e vergognarci pure di ciò che avevamo pensato e scritto prima - vedi abbagli vari sui tecnici e sulla sinistrachepensasemprealbenedelproletario - non è questione di incoerenza ma di superamento di pregressa ignoranza. E' anche, lasciatemelo dire, il diritto sacrosanto di cambiare idea, ché la coerenza ad ogni costo e nonostante tutto non è sempre una cosa auspicabile, oltre che riservata agli angoli di tipo ottuso.
L'ignoranza di cui parlo riguardava chi stesse veramente mettendo in pericolo questo paese. Io ed altri, in perfetta buona fede e discreta coglionaggine, nonché assoluta ignoranza della "questione europea", pensavamo fosse lo spread, il baratro, i fascisti con i forconi e invece erano i miti piddini con il ramoscello d'ulivo, 'a sinistra, la mamma Europa, i numerosi padri della Repubblica e i cosiddetti custodi della Costituzione. Guarda un po' te, alle volte!

Ora che i forconi sono ritornati - e può darsi che ci sia una mano nera che li regge e una certa dose di strumentalizzazione della protesta da parte di entità non chiaramente identificabili, come sempre accade - le cose sono molto cambiate, anche se i piddini hanno già rimesso su il disco attentofasciochenuncemettognente. Voglio dire che reagire con il solito schema "non sono dei nostri quindi so' fascisti", non funziona più e nemmeno tutto l'armamentario dell'antisemitismo, della minaccia mafiosa ecc.
Questo del "9 dicembre" è solo l'ultima incarnazione di una protesta generalizzata che ormai viaggia lungo tutta la penisola, non più solamente in Sicilia, e che comprende ovviamente il Movimento 5 Stelle che opera, dentro (con i parlamentari)  e fuori (con Grillo) le istituzioni. Comprende pure tanta gente che non è in alcun modo organizzata.  Non ho sentito ancora alcun piddino chiedersi come mai la gente protesta e come mai si sta lasciando la protesta in mano solo alla destra.
La contestazione non è in carico ai soliti operai e studenti ma comprende categorie che tempo fa non si sarebbero mai sognate di scendere per strada a protestare ma che ora non possono fare altro. I borghesi, piccoli e medi: gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Categorie che, se mai si sono riconosciute in partiti progressisti, sono in ogni caso stati persi dalla parte politica una volta chiamata sinistra da un pezzo.
La stessa sinistra che sta patendo molto il fatto che dei cittadini occupino le piazze e le strade senza il suo permesso. La sinistra che appena vede una bandiera italiana in un corteo, senza che abbia appena giocato la nazionale di calcio, pensa subito al fascista, perché ragiona ancora come a Valle Giulia e ha il cervello impostato su quella immensa stronzata che si è rivelato l'internazionalismo.
Lo giuro, ho visto con questi miei occhi al TG La7 l'intervistatore chiedere ad un manifestante recante il tricolore: "Ma lei si sente rappresentato da questa bandiera!??" come se il tricolore non fosse la bandiera di tutti gli italiani ma un simbolo di partito e per giunta reazionario. Questa cosa mi ha scioccata, come il commento di chi, come Gad Lerner, vede il risorgere del "pericolo del nazionalismo" dietro alla legittima reazione di un popolo che rischia di venire disintegrato e sta giustamente difendendo i suoi beni e la sua dignità.

Mettiamo allora qualche puntino sulle i a scanso di equivoci.
C'è un modello economico, quello neoliberista, che ha palesemente fallito alla prova del nove dell'ennesima crisi finanziaria. Ha fallito perché è un modello asimmetrico, che penalizza la maggioranza a favore di un'infima minoranza.
C'è una classe politica che, pur definendosi progressista, ha sposato acriticamente l'ideologia liberista incarnata nel progetto ultrareazionario e neomercantilista che è l'Unione Europea con il suo cavallo di Troia, l'euro, e lo sta difendendo a tutti i costi, evidentemente perché da esso e dalla sua riuscita dipende la sua sopravvivenza.
Questo progetto prevede la messa in liquidazione dell'Italia con tutti i suoi beni, la sua pastoralizzazione (quasi la nemesi del Piano Morgenthau che gli USA avrebbero voluto per la Germania del dopoguerra) e la nostra classe politica lo sta applicando diligentemente, punto per punto, mediante un governo fantoccio sull'orlo dell'illegittimità. Con un sovrano intento a distruggere ogni residuo di sovranità. Con il partito egemone di questa cricca collaborazionista, il PD, che si è ormai spostato su una realtà parallela e completamente disconnessa da quella dove vivono i cittadini comuni: un Petit Trianon dove si fa bisboccia, si fanno discorsi cretini, si gioca con le caprette e alle primarie mentre là fuori la gente agita i forconi e chiede pane.
E' un quadro rivoluzionario in perfetto stile settecento ma i piddini non lo capiscono perché sono totalmente accecati da un potere che evidentemente non sanno gestire. Reagiscono scompostamente, approvano leggiucchie ridicole, provvedimenti farsa, promettono irreali pugni sul tavolo dei loro padroni, scatenano i loro penosi scribacchini in difesa dell'indifendibile.
In realtà non sanno più che fare, perché il 1° gennaio gli va in vigore il Fiscal Compact e dovranno cominciare a ballare sul serio.

Chi protesta invece, e i forconi sono solo una minima parte di essi, comincia a capire benissimo quale sia il problema. Perdere il lavoro, il benessere acquisito, i diritti, la tranquillità del futuro per piombare nell'incertezza e nella disperazione - e tutto per colpa di un'utopia e di una moneta unica del cazzo - possono gettare nella depressione o provocare una reazione di difesa aggressiva. In ogni caso quando è in gioco la sopravvivenza il problema è molto semplice, lo capiscono tutti, al di là del ceto di appartenenza e della fede politica.
Se al fatto che siamo sotto attacco e dobbiamo difenderci e difendere le nostre cose ci sta arrivando prima la destra, non è un problema nostro ma di chi sta a trastullarsi il pisellino invece di crescere e ammettere la sconfitta. Pazienza, ci prenderemo dei fascisti ma loro dovranno fuggire in elicottero.



martedì 10 dicembre 2013

Lo sfacelo secondo Matteo


Contenti che vi hanno eletto il Barabba tra i due poer Crist? Che ora la rianimazione della Democrazia Cristiana (quella di destra, mica quella di Moro e Fanfani) è stata completata salassando gli ultimi aneliti di vita della sinistra?

Ciucciàtevelo, irRenzi, il leader di Bischerology, il Blairino solo più stupido, incaricato di togliervi anche quel po' di welfare che vi rimane. Dopo il macellaio della Bocconi, nel senso che ci ha fatto a tocchetti, la shock economy ora sceglie lo Zanni lento, l'arrotino della Fortuna per tentare di darci il colpo finale. 
Oh, l'avete sentito il suo Gulu Taddei, il genio dell'economia? La pensa come i tedeschi, e cioè che la proprietà immobiliare è un lusso  da togliere per legge ai cittadini dei paesi del Sud Europa. 
Questi sono capaci di togliervela veramente la casa, nel senso che sarete costretti a metterla all'asta per le tasse che vi applicheranno ma voi siete contenti perché irRenzi vi ha dato la gnocca anche nel PD, così gli altri non vi prenderanno più in giro con le Bindi.

Gioite pure nel sentire il vostro ebetino esprimersi così intelligentemente e con parole sue sul "disastro che sarebbe uscire dall'euro".  Almeno Cuperlo si era sforzato di impararla a memoria. Questo qui nemmeno a casa la sapeva.



Godetevelo, calippàtevelo a lungo e con mucho gusto illudendovi di avere finalmente un leader scemo come voi. Se non farà la fine di Veltroni il suo compito sarà quello di  fuggire con l'elicottero una volta che una coalizione con a cuore veramente il bene dell'Italia avrà spazzato via il suo partito di fottuti collaborazionisti alle prossime elezioni. Me lo auguro. Fosse anche il Diavolo in persona a guidarla.

Godi, Fiorenza, poi che se' sí grande,
che per mare e per terra batti l'ali,
e per lo 'nferno tuo nome si spande!
Tra li ladron trovai cinque cotali
tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
e tu in grande orranza non ne sali.  (Inferno XXVI, 1-6)



venerdì 6 dicembre 2013

Tre palle due euro


Vulisse 'a Maronna, domenica ci leviamo il pensiero delle primarie. Nel senso che ce le leviamo dai coglioni. Scusate il francese, ma è che ormai ce li hanno montati a neve ben ferma.
Tre palle? Si, lo so che di solito sono due e i nonni-flipper ne hanno cinque, ma qui sono tre, anche se in partenza erano quattro ma uno l'hanno fatto fuori perché non era bello e sécchesi, diciamolo. Il PD ci tiene all'immagine, come il PDL.
Così i tre candidati in lizza sono Matteo Renzi, il guru di Bischerology che raccoglie consensi bulgari tra i ggiovani; Pippo Civati, il meno amato dai bimbiminkia ma forte in area MILF e Gianni Cuperlo, l'idolo delle grannies.


fonte scenaripolitici.com
Per fortuna non ho un candidato favorito, né devo scervellarmi su chi votare, essendomi le sorti del PD e delle sue kermesse finto-democratiche totalmente indifferenti. Oltretutto, sugli argomenti che a me interessano, questi tre bambocci sono perfettamente intercambiabili.

Di Renzi abbiamo già parlato fin troppo in passato. Per quanto riguarda Civati basta leggere quella specie di raffigurazione grafica dell'unico neurone piddino che è la MOZIONE. Scusa Pippo, ma che cazzo è la postumità?




E' su Cuperlo che vorrei spendere due parole in più, avendolo udito ieri sera dalla Gruber infrangere il record mondiale di fesserie PUDE sull'euroexit, sciorinandone ben sette in un minuto. Record che sarà difficile battere e resisterà a lungo, come quello di Mennea a Città del Messico.
Insomma, per il dalemino biondo, il giorno dopo l'uscita dall'euro vi sarebbero:
1) Lunghissime code agli sportelli.
2) Svalutazione immediata della nuova moneta.
3) Le materie prime costerebbero molto di più.
4) Inflazione.
5) Il Nord Europa applicherebbe dazi e accise sulle nostre esportazioni.
6) Vi sarebbe una stangata sui mutui i cui tassi di interesse uscirebbero dall'Euribor.
7) Infine... è stato calcolato che il costo pro capite per ogni cittadino italiano dell'uscita dall'euro sarebbe di 10.000 euro annui per i dieci anni successivi.



C'è anche il video, per chi non ci credesse. Consiglio di tenere a mente queste dichiarazioni, caso mai un giorno al Cuperlo scappasse di dire: "L'avevamo sempre detto che bisognava uscire".
Non temete, però, sulla crisi europea i tre rinnovatorigiovanichefinalmentecambierannoilpiddì la pensano uguale a Romano Prodi e Massimo D'Alema, i firmatari del trattato di Lisbona. Il dogma non si discute.  

Riguardo a chi vincerà, ribadendo che non me ne può fregare di meno, tutti danno Renzi come cavallo vincente - e sappiamo che chi entra Papa in conclave ne esce cardinale - ma io non sottovaluterei il potere di Kaiser Soze, ovvero D'Alema nello spingere il suo candidato. No, non Civati, questo Peter Parker che non è riuscito a farsi mordere dal ragno radioattivo anche se l'avrebbe tanto voluto, ma Cuperlo,  così ammodino e coiffeur unisex pour piddins. Tanto li controllate voi i voti? E Renzi lo hanno già fottuto una volta, per dire.

La vera incognita, piuttosto è l'affluenza. Si parla di una stima di 1.800.000 votanti ma si teme addirittura che non saranno più di 1.500.000. Tanto più che la percentuale dei piddini che NON andrà a votare, come mostrato in un sondaggio a Ballarò sarebbe addirittura del 65%. M'hai detto niente!
Dovessero i votanti rasentare appena il milioncino, cosa si inventeranno? Ne aggiungeranno con la computer graphics? Recluteranno i soliti extracomunitari? Rivedendo il film noteremo troppi piddini con  l'orologio? Non resta che far passare altri due giorni di agonia e lo sapremo. E finalmente 'sta rottura di palle sarà finita.

fonte scenaripolitici.com

giovedì 5 dicembre 2013

Un paese abusivo



Ieri 4 dicembre la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, ovvero la legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005 voluta dal centrodestra e con la quale sono stati eletti 3 parlamenti.
In sostanza la Corte Costituzionale ha sancito l'illegittimità degli ultimi governi: Prodi II, Berlusconi IV, Monti e infine Letta, attualmente in carica. 
Di conseguenza viene da domandarsi: sono da oggi da considerarsi degli abusivi gli eletti, anzi, i nominati, che popolano il Parlamento, i ministri e le alte cariche dello Stato nominate dai nominati, compreso il presidente Napolitano? Sono da considerarsi parimenti illegittimi gli atti di questi governi, a partire dalla riforma delle pensioni, fino all'adesione al Fiscal Compact ed agli altri trattati capestro sovranazionali fino alla decadenza del sen. Berlusconi? Belle domande, vero?
Nel 2011 un colpo di stato illegale ha rovesciato un governo che era stato democraticamente eletto ma, ora ne abbiamo la conferma, grazie ad una legge elettorale nulla, quindi illegittimo anch'esso. Da allora si sono svolte elezioni altrettanto nulle che hanno eletto un governo anch'esso abusivo.
Credo sia la prima volta nella storia della Repubblica che non si sa più chi sia legittimato a governare.

Molti gioiscono di questa decisione della Consulta, da troppo tempo attesa, ma io inviterei alla massima prudenza perché siamo, a mio parere, ad un bivio cruciale nella vita di questo paese e il timing della decisione della Consulta giunge in un momento assai critico e forse pericoloso. 
In estrema sintesi: se la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una legge elettorale implica quella delle figure elettive e degli atti che da essa derivano, ciò non deve assolutamente tradursi nella opportunistica delegittimazione tout-court della Politica, quindi della democrazia. 
Occorre vigilare in tal senso perché vi è il rischio concreto che lo Stato, ovvero noi, veniamo definitivamente espropriati della nostra capacità di decidere e soprattutto controllare democraticamente gli atti di chi ci governa, e non mi riferisco solo alla politica. 
I segnali di una progressiva volontà di sostituire lo Stato con il Privato, percorrendo una strada che non può che essere autoritaria, vi sono e sono molto gravi.
Vi invito ad informarvi, ad esempio, su ciò che si sta progettando di fare per decreto con la trasformazione della Banca d'Italia in public company, la rivalutazione delle sue quote azionarie e la questione connessa dell'Oro d'Italia. Leggete attentamente gli articoli e meditate.

Io temo che qualcuno, in questo vulnus e con la solita complicità dei collaborazionisti del "tutto è perduto, scappiamo ma arraffiamo almeno le posate d'argento", voglia sostituirsi al popolo con il colpo finale della delegittimazione della Costituzione, del suo stravolgimento e sostituzione con una carta ad hoc, approfittando, oltretutto, dal fatto che l'immagine della Politica è, per l'elettorato, ai livelli storicamente più bassi e forse stiamo già scavando sottoterra. 
Pensateci: il Fiscal Compact, per fare un esempio, è incostituzionale ed illegale, come ha dimostrato il prof. Guarino ma, se elimino la Costituzione attuale sostituendola con la mia, potrò applicarlo ed inventarmi qualcosa di ancora peggiore. 
Proprio adesso che c'è il rischio concreto che il giocattolo euro si rompa e certi piani europei vengano sconvolti, anche grazie all'incostituzionalità dei trattati che lo mantengono artificialmente in vita, perché non eliminare l'ultimo baluardo di legalità a difesa dell'interesse nazionale e del popolo?
Gli unici soggetti che potrebbero fare quest'ultimo sfregio alla nazione e uccidere la nostra democrazia definitivamente sono proprio gli attuali abusivi, a cominciare dai massimi livelli. Non parlano continuamente di modificare la Costituzione? Non temono di tornare alla legge elettorale precedente e non sembrano avere alcuna voglia di approvarne un'altra legale? Cosa credete che siano le stramaledette Riforme che bramano di attuare? Un vantaggio che abbiamo su di loro è proprio che conosciamo la loro agenda, sappiamo cosa vogliono fare e quindi possiamo smascherarli.
Potrebbero farlo perché sono ricattabili, sono dei burattini che hanno solo da perdere perché dichiarati abusivi e, purtroppo per il M5S, non ci sono vergini dai bianchi manti in Parlamento, perché anche loro sono state elette con il Porcellum anticostituzionale.

Per questo io non gioisco affatto della sentenza della Corte Costituzionale, i cui membri tra l'altro sono anch'essi stati eletti dagli abusivi, perché una classe politica delegittimata in blocco e a cascata dal vertice fino alle realtà locali è una cosa molto pericolosa.
L'unica via d'uscita, per salvare la democrazia, sarebbe l'immediato scioglimento delle camere, le dimissioni di Napolitano, l'elezione di un nuovo capo di stato, possibilmente una figura altamente rappresentativa in campo costituzionale, per esempio il prof. Guarino, e la formazione di un governo di scopo formato da tutti i partiti che approvasse in tempi rapidissimi una legge elettorale a prova di illegittimità.
Fatto ciò, il nuovo capo dello Stato dovrebbe indire immediatamente nuove elezioni per eleggere un governo pienamente legittimo, fatto di eletti e veri rappresentanti del popolo, dello Stato e dell'interesse nazionale.
Un governo che possa quindi, alla luce della delegittimazione de facto dei governi nominati dal Porcellum e con la legittimazione piena che gli conferisce la nostra Carta Costituzionale, riconsiderare gli ultimi atti legislativi più controversi in materia di governance sia nazionale che internazionale; un governo che rimetta in discussione il Fiscal Compact, l'euro e financo l'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea, tacitando gli Olli Rehn e gli altri emissari dell'interesse antinazionale.
Non c'è altro da fare e bisogna farlo subito. Altro che primarie.

Lettura altamente consigliata:
Giuseppe Guarino "Un saggio di "verità" sull'Europa e sull'euro 1.1.1999 Il colpo di stato 1.1.2014 Rinascita!?"



sabato 30 novembre 2013

Ce lo scrive l'Europa


Non si scriveranno più lettere d'amore ma quelle minatorie vanno ancora forte. Non saranno più quelle con i caratteri ritagliati dai giornali "SiGnoRa, siEte quaSi veDoVa" ma sono ugualmente efficaci. E se a scriverle sono i padroni delle banche, ovvero del mondo, quelli se le firmano pure, senza vergogna ma proprio con orgoglio.
Buttiamola pure in ridere ma intanto ne sono già state rivelate due, di lettere, inviate entrambe il 5 agosto del 2011 da Francoforte a governanti europei, casualmente appartenenti alla periferia dell'eurozona, in quei giorni tormentati dall'inedito spauracchio dello spread.
Oltre a quella già nota inviata a Berlusconi, firmata Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente l'ex e l'attuale presidente della BCE, ne è spuntata in questi giorni un'altra, inviata a José Luis Rodriguez Zapatero e al capo della Banca Centrale spagnola sempre in quella data e della quale dà notizia l'ex premier spagnolo nel suo libro appena uscito "El Dilema" (non D'Alema, mi raccomando).
Secondo Karl Whelan di Forbes, inoltre, ne esisterebbe almeno un'altra ancora, sempre firmata da Trichet, inviata al ministro delle finanze irlandese Brian Lenihan il 12 novembre 2010, il cui contenuto non è ancora stato rivelato dalla BCE nonostante pressanti richieste in tal senso. Non vi sarebbe da meravigliarsi se prima o poi scoprissimo altri destinatari delle attenzioni grafomaniache di Jean-Claude. 

Il contenuto di queste missive scritte ai minatori è sempre lo stesso: accettate i cambiamenti strutturali al welfare ed alle politiche di finanza pubblica che veniamo noi con questa mia addirvi o noi, la BCE, non vi comperiamo i titoli nazionali, vi scateniamo lo spread e non scuciamo gli sghei per le vostre banche. 
Nonostante Mario Draghi abbia affermato durante una conferenza stampa nel 2012 che il compito della BCE non è quello di costringere i governi a fare cose che essi non abbiano scelto liberamente di fare, la sensazione, leggendo il contenuto nemmeno troppo criptico delle lettere, è proprio quella brutta brutta del pizzino ricattatorio in piena regola.

Senza contare che, di fatto, dopo quelle lettere, i governi in carica e democraticamente eletti di Italia e Spagna sono caduti, entrambi a novembre. Quello spagnolo tramite una sconfitta elettorale a seguito di elezioni anticipate indette in estate sotto i colpi dello spread e le scampanellate del postino; quello italiano nel modo bizzarro che ricordiamo, con il Presidente della Repubblica che il nove novembre crea un senatore a vita dal nulla, Mario Monti e, mentre Berlusconi lascia precipitosamente Palazzo Chigi bianco come un cencio il 12 novembre 2011, il 13 lo nomina il neo-senatore capo del governo "tecnico".
Non oso pensare che viavai di pony express vi sarà stato tra il 2009 e il 2010 tra Francoforte ed Atene e in occasione dell'altrettanto burrascoso cambio di governo in Grecia il 10 novembre 2011, tra dimissioni di Papandreu e instaurazione del governo tecnocratico (aridaje) di Lucas Papademos (ex vice-presidente della BCE, ari-aridaje). Per non parlare del Portogallo, sul cui destino post-bailout c'è da leggere questo bellissimo post sul blog Orizzonte48.

Le rivelazioni su quel 2011 assai movimentato rischiano di diventare un fiume in piena. Attorno alla lettera inviata a Berlusconi in agosto e svelata il 29 settembre dal Corriere della Sera di De Bortoli (che bel regalo di compleanno per il premier!), è nata una vera e propria leggenda nera su chi ne avesse suggerito, da Roma, l'invio; qualcuno sussurra il nome, tra gli altri, di Brunetta. Stefano Feltri ha ricostruito la faccenda in questo articolo sul "Fatto Quotidiano". Anche Giulio Tremonti ne ha parlato in una puntata del programma di Santoro.

Non solo, ma vi sono state di recente anche le rivelazioni di Lorenzo Bini Smaghi, dimessosi dal consiglio della BCE - indovinate quando? - il 10 novembre 2011, dopo una prolungata guerra combattuta a seggiolate tra BCE, Francia e governo Berlusconi
Nel libro "Morire di austerità", Bini Smaghi allude al fatto che la caduta di Berlusconi possa essere stata provocata da una presunta sua volontà di portare l'Italia fuori dall'eurozona. Ipotesi confermata anche dal presidente dell’istituto statistico tedesco Ifo, Hans-Werner Sinn, che ha affermato che l’ex premier italiano aveva minacciato, in colloqui privati con altri capi di governo, di far uscire l’Italia dall’euro pochi giorni prima di essere costretto a dimettersi.

Sempre Zapatero nel suo libro ha raccontato delle pressioni subite da Italia e Spagna il 3 novembre, durante il G20 a Cannes, in Costa Azzurra. 
Merkel e Obama cercano di convincere italiani e spagnoli ad accettare l'aiuto del FMI (50 mld alla Spagna e 85 mld all'Italia). I due premier resistono e rifiutano, consapevoli che il prestito avrebbe rappresentato la cessione definitiva della sovranità e l'obbligo di adottare misure di rigore inaccettabili. Tremonti, secondo i ricordi di Zapatero, avrebbe affermato in quell'occasione: "Conosco modi migliori di suicidio".

Ancora, di Monti premier si parlava nei corridoi del G20 ma ora si comincia ad ammettere che il governo tecnico fosse già in preparazione da almeno sei mesi.
In effetti pareva assai strano che una persona, appena nominata senatore a vita, in tre giorni ti scodellasse un governo bell'e pronto, zeppo di pezzi da novanta delle banche ognuno con una carriera da dover accantonare momentaneamente per andare al governo e reclutati senza avere nemmeno il tempo di preparare una valigia con un cambio e lo spazzolino. 
Sempre Feltri racconta:
"In una riunione lunedì 18 luglio, nella sede della banca Intesa Sanpaolo, ci sono Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza, l’editore di Repubblica Carlo De Benedetti, Romano Prodi, il banchiere vaticano Angelo Caloia e il futuro ministro Corrado Passera, allora capo azienda di Intesa. Monti, come suo stile, si mette a disposizione ma soltanto nel caso ci sia un consenso generale dietro il suo nome, non vuole imporsi ma essere imposto."
Che delicatessen! E sono sempre gli stessi, se fate caso, che girano attorno al tavolo, cambiando di posto solo per avere una tazza pulita, come al té del Cappellaio Matto.
E, ovviamente, è solo una coincidenza che Trichet sia il successore di Mario Monti come Chairman europeo della Commissione Trilateral, della quale faceva parte anche Enrico Letta e fa ancora parte Lucas Papademos, il Monti greco.

Con tutta evidenza, nel 2011 vi è stato qualcosa di assai simile ad una manovra a tenaglia delle più alte istituzioni finanziarie condotta per mano della BCE per interferire nelle sovranità nazionali dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, con l'aiuto di istituzioni e potentati locali - i famosi suggeritori romani della lettera - il tifo dei giornali mainstream (ricordate il patetico "FATE PRESTO!" dalla gazzetta salmonata?) e qualcosa che assomiglia pericolosamente ad un alto tradimento da parte delle più alte autorità dello Stato, del "comunista preferito" di Kissinger in primis.
E se volete il movente di questa specie di "Golpe senza Frontiere" ricordatevi cosa diceva Jesus circa la necessità di salvare a tutti i costi la moneta unica ed evitare l'unione politica europea che l'avrebbe solo danneggiata. Perché l'euro serve ad incatenarli tutti e a favorire, grazie ad un opportuno evento catalizzatore come una crisi finanziaria globale, le "RIFORME". Ovvero la Restaurazione reazionaria. Non è mica un segreto. Ve lo scrivono e se glielo chiedete ve lo dicono anche  in faccia.

Post Scriptum

Esistono i complotti.
Esistono le teorie del complotto, quasi sempre volutamente ridicole, per le quali tutto nasce da un complotto.
Esistono poi coloro che per principio mettono in ridicolo le teorie del complotto e sostengono, generalizzando, che i complotti non esistono.
Mentre complottisti e debunkers si prendono reciprocamente per i capelli, i complotti hanno luogo indisturbati. (autocit.)

mercoledì 27 novembre 2013

Il fu Mattia Pascale


Non gioite, perché è una decadenza formale, non ha mica perso i quattrini o le televisioni, che così amorevolmente gli furono protette da coloro che avrebbero dovuto togliergliele, come ha ricordato Paola Taverna, provocando un'epidemia di irritazione prudiculo nei piddini. 
Berlusconi è stato il palo ben remunerato che ha permesso a quegli altri delle intese (che sono sempre state larghissime) di svaligiare il caveau. Hanno finto di rubarsi le elezioni a vicenda, di volersi combattere, di volersi smacchiare le giubbe, ma erano attori nella medesima commedia o sarebbe meglio dire farsa.
Quando è arrivato il Pilota Automatico lui, che era come la serva, compresa la cresta personale che ha tentato di fare in politica estera, non è più servito e, raus! l'hanno cacciato. C'è voluto un po' di tricchete tracchete ma alla fine ci sono riusciti. Stop. E' tutta qui la storia.
Non rallegratevi, perché quelli che hanno voluto l'espulsione di Berlusconi dal Parlamento sono peggio di lui e ve ne accorgerete. Non era facile riuscire a diventare più odiosi del bauscia milanese ma la dirigenza piddina, mettendoci pure vent'anni, ci è riuscita. Chapeau.

A chi si baciano le mani? Alle signore e ai padrini. Il gesto di Francesca Pascale simboleggia perfettamente il senso di questa giornata che ha sancito l'espulsione dolorosa e prolungata del feto Silvio dal grembo del Parlamento. Ora, dopo qualche pianto e ruttino, il pupo è pronto per affrontare una nuova vita, non temete. E se per caso vorrà riciclarsi nel paladino e difensore degli oppressi sarà più forte di prima. Basterà che assaggiamo fino in fondo le ricette del morituro per Maastricht o del mostrino di Firenze. 
Quando leggi cosa hanno fatto i piemontesi ai nostri fratelli del Sud, durante il Risorgimento, capisci perché è nata la Mafia e il mafioso ti diventa pure simpatico.
Pensa che affare ha fatto la sinistra!

martedì 26 novembre 2013

Qui si fa l'Italia o si muore per Maastricht


C'è un male che ha flagellato quasi tutto il mondo come una pandemia, una di quelle follie storiche che ogni secolo toccano all'umanità e che ora è tornato alle origini, ai luoghi dove la civiltà è nata e la libertà di pensiero ha permesso ad esso di esprimersi e prosperare, per riscrivere, di questa civiltà, l'intero codice.
E' il ritorno di uno spirito reazionario elitario che si maschera da democrazia dopo averne usurpato il mandato e che pensa di poter praticare l'onnipotenza a suo vantaggio in nome, paradossalmente, della libertà.
Un totalitarismo economico che stravolge il senso originario e rivoluzionario del capitalismo e lo trasforma in strumento di distruzione invece che di costruzione -  analogia economica della prevalenza di Thanatos su Eros - costringendo i paesi che lo subiscono a compiere una spaventosa regressione a modelli economici e sociali preindustriali.
L'Europa, il vecchio continente nel senso di antico, fatto di sedimenti stratificati di storia e cultura è la migliore conquista, il feticcio supremo, il tesoro più prezioso di questa controrivoluzione. Distrutta l'Europa con i suoi odiosi diritti civili e sociali (dal punto di vista dell'élite) non vi saranno più limiti alla bulimia di profitti del moloch sociopatico, almeno finché non vi saranno più uomini da sfruttare e risorse da saccheggiare.

La crisi economica è un'opportunità, dicono i sacerdoti della religione del liberismo estremo, perché concede loro di introdurre provvidenziali norme restrittive della democrazia e lesive della proprietà privata - quale ironia della sorte che proprio il capitalismo stia praticando l'esproprio generalizzato della piccola e media borghesia che ha rappresentato per decenni lo spauracchio rappresentato della presa di potere del comunismo!
La crisi ed i suoi strumenti di persuasione come l'austerità permettono all'élite di conquistare paese dopo paese, senza sparare un colpo e senza muovere armate ma lasciando lo stesso milioni di vittime sul campo. Da lotta di classe a guerra di classe. Guerra mondiale.
Tuttavia, questa apparente marcia trionfale nasconde la nemesi dell'autodistruzione insita nell'applicazione di un capitalismo senza controllo, del capitalismo totalitario che, come un virus che si moltiplica, alla fine distrugge l'organismo ospite, come dimostrano le ormai ricorrenti crisi finanziarie. E ciò accade quando il suo antagonista storico, il comunismo, non è più in grado di contrastarlo.  Il paradosso è che il capitalismo ha vinto ma, per festeggiare, si sta tagliando la gola con il rasoio che le sta porgendo la finanza. 

Tra i terreni di conquista più ambiti di questo imperialismo elitario c'è un paese, il nostro, che si è crogiolato per decenni in una certezza: quella di essersi guadagnato la democrazia per sempre dopo una sanguinosa guerra di liberazione e invece ora si sta accorgendo, assieme ai paesi suoi vicini,  di essere invaso da un male che gliela sta distruggendo giorno dopo giorno.  Anche in questo caso è proprio la crisi acuta, l'ennesima reinfezione, che, opportunamente, fa emergere la debolezza sistemica dell'organismo e la sua condizione di malattia. Da questa consapevolezza sempre più diffusa, come vedremo, forse sta nascendo la reazione immunitaria che potrebbe portare alla guarigione.

La campagna d'Italia era iniziata vent'anni fa, con la fine della Prima Repubblica e la prima ondata di privatizzazioni. Tangentopoli sancisce l'inizio della sostituzione (fino a che punto violenta ed eversiva lo abbiamo capito solo in seguito) di una parte della classe politica di professione e tradizionalmente di governo con gli emissari diretti dell'élite, simboleggiati, pour épater le bourgeois, dall'imprenditore di successo che "scende in campo" e che questo campo avrà libero per i suoi affari.
La parte di politica residua e fino a quel momento relegata a ruoli di opposizione, viene graziata dall'ordalia e traghettata, con compiti specifici da svolgere, come vederemo, nella Seconda Repubblica preparatoria.
Viene così creato un sistema a gestione alternata, nel senso del brand, dell'alternanza dei loghi, ma a democrazia bloccata, non ha caso simboleggiata dalla ripartizione dell'elettorato, assai sospetta statisticamente, del fifty-fifty e dal fenomeno dei "nominati" al posto degli eletti.
Una democrazia apparente che dovrà mantenere e perpetuare la logica di rigida spartizione del potere sul quale era fondata la Prima Repubblica, gestendo, al contempo, la progressiva penetrazione degli interessi esterni, soprattutto continentali e in generale privati, che un giorno, dopo opportune rivoluzioni di palazzo (cit. E. Luttwak) e senza più il paravento dell'obbligo dell'alternanza democratica, perché prevarrà il concetto di stabilità, pretenderanno la dissoluzione dello Stato e del concetto stesso di nazione, per ridurre la gestione dei rapporti sociali al dualismo debitore/creditore.

Tutto ciò sarà possibile solo grazie al tradimento della classe politica di sinistra, che starà al gioco e farà diligentemente la sua parte, illudendosi magari di conservare così un potere nominale di controllo sulla gestione democratica della destra, evitando "il peggio".
Non si spiegano, se non con il tradimento, le continue concessioni al monopolista, le promesse di non toccargli le televisioni, l'opposizione di facciata o addirittura l'approvazione delle decine di leggi ad personam, la sempre promessa e mai mantenuta soluzione del conflitto di interessi - con la scusa del "non avevamo i numeri" e l'accettazione passiva di qualunque manifestazione autoritaria borderline di governo, dalle "notti cilene" ai progressivi attacchi ai diritti dei lavoratori. Nei vent'anni di attesa del famigerato momento opportuno per scatenare l'attacco finale, la sinistra ha giocato a combattere Berlusconi, ne ha fatto lo spauracchio da mostrare al suo elettorato e tenervelo impegnato, mentre i suoi esponenti ponevano le basi per l'instaurazione della forma peggiore di capitalismo predatorio mai visto in Italia dai tempi della conquista del Sud da parte dei piemontesi e rappresentato dal sogno o incubo europeo e dai suoi trattati capestro, il cui cavallo di Troia è ormai identificabile nella moneta unica, nell'euro.

In occasione di entrambi i cambi di regime: Tangentopoli nei primi anni 90 e il golpe del 2011 che ha esautorato Berlusconi e delegittimato, de facto, la sovranità popolare che ne aveva comunque sancito il primato elettorale, la magistratura ha avuto un ruolo fondamentale ma non nel senso personalistico persecutorio inteso dagli inquisiti ma in quello dell'abile manipolazione esterna del suo ruolo istituzionale. L'autodenuncia di un corruttore o la scoperta casuale del coinvolgimento di una minorenne in atti sessuali, ovverosia la notizia di reato, comporta l'obbligatorietà dell'azione penale. Ad un certo livello di potere, è verosimilmente possibile che venga utilizzato quest'intervento dovuto della magistratura a scopo politico per eliminare avversari scomodi  o la cui opera funzionale al sistema venga considerata esaurita e, in ultima analisi, venga presa a pretesto per effettuare modifiche strutturali al regime.

Quello della sinistra non è però stato l'unico tradimento compiuto dalla politica di rappresentanza. Penso all'abile ruolo della Lega Nord nel promuovere il divide et impera tra Nord e Sud rappresentato dall'idea di Miglio di vietnamizzare l'Italia, progetto caro anche alle massonerie reazionarie: Nord separatista o comunque gestito dal localismo autarchico della Lega e Sud lasciato in balia delle mafie.
Con il senno di poi anche questa follia, pur se  realizzata solo in parte, ha portato vantaggio solo ai conquistadores del Nord Europa ed ha drammaticamente e ulteriormente colpito al cuore la nostra patria. Il Sud delle terre dei fuochi è diventato la pattumiera d'Europa; il Nord è stato infiltrato dalle mafie - non più fenomeno locale ma globalizzato anch'esso - e, con la crisi e le politiche pro-cicliche dei neoliberisti unchained sta osservando morire, da impotente, il meglio delle sue industrie.
Il risultato generale, dal punto di vista economico, è quello di un paese diviso, indebolito, messo in condizione di non nuocere nella competizione del mercato.
Dal punto di vista politico invece, esaurita la carica propulsiva del guelfoghibellinismo di facciata, dell'antiberlusconismo vs. anticomunismo degli ultimi vent'anni, prevale la disaffezione dell'elettorato o la sua predilezione per movimenti nuovi, tampone, protestatari, ottimi per scaricare il malcontento ma alquanto ambigui nella capacità di accettare di concorrere ad un vero cambiamento.

Tuttavia, dopo due anni esatti di atti governativi palesemente contrari all'interesse nazionale e di carattere vessatorio nei confronti di cittadini regrediti al ruolo di sudditi di un re fantoccio,  qualcosa comincia a muoversi veramente, nonostante il PD passi ormai la totalità del suo tempo all'insegna dell'autoreferenzialità autistica, allontanandosi sempre più dalla realtà per correre incontro all'appuntamento della resa dei conti con la Storia - e sarà quello che cederà di schianto - mentre Berlusconi continua ad occupare le istituzioni con i suoi sfaceli personali.
C'è crescente consapevolezza del problema rappresentato dal vincolo europeo e della conseguente necessità di compiere scelte drastiche e unilaterali di discontinuità per uscire dalla trappola nella quale siamo stati cacciati a forza e con l'inganno (ricordate? Avremmo lavorato di meno e guadagnato di più!)
E' un fermento che riguarda soprattutto la società civile ma che sta già contagiando la politica. Sono soprattutto settori della destra e della Lega che cominciano ad aprire gli occhi e a cercare informazione sull'argomento. La sinistra non c'è ancora e non sappiamo se mai ci sarà. Non per colpa nostra o dei suoi avversari. Forse è destino che debba perire così, sepolta dalla vergogna.
In ogni caso non possiamo attendere i suoi comodi.
Per salvare il paese bisogna cominciare dall'unire le forze disponibili cancellando le divisioni politiche senza preoccuparsi del colore del gatto che prenderà il topo. Occorrerà costruire un vero sentimento nazionale, imparando a non dividerci più tra Nord e Sud ma unificandoci questa volta veramente creando un popolo orgoglioso del proprio valore, capace di rialzarsi e ricostruire anche da queste macerie, come abbiamo sempre fatto.
Se ce la faremo non ce ne pentiremo. Ma se non faremo nulla ce ne pentiremo per il resto della nostra vita.
Questa volta c'è da fare l'Italia per davvero.

venerdì 22 novembre 2013

La pubblica esecuzione di Re John



Se oggi qualcuno, solo perché avete ricordato il cinquantenario dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, vi ha dato del complottista, sapete per certo che non fu (solo) Lee Harvey Oswald a sparare, come del resto avevate già intuito da tempo.
Sono i fatti accaduti nei cinquant'anni seguiti a quel 22 novembre del 1963 a svelare il mistero, a rivelare il nome degli assassini, a raccontarci perché e a quale scopo si scelse, ad esempio, un'esecuzione pubblica, così drammaticamente ripresa nelle immagini del filmato di Abraham Zapruder. Pubblica, in pieno giorno e in pieno sole, perché tutti vedessero e soprattutto non potessero dubitare del significato di quella violenza, agita da un potere contro un altro potere. Non solo banale regolamento di conti, ragionando cinicamente, ma, con il senno di poi, anche punto di svolta della Storia, vero atto (contro)rivoluzionario. Ora possiamo proprio dire che non vi è più alcun mistero attorno all'assassinio del presidente.

Non ha alcuna importanza ormai trovare un motivo specifico, un movente unico, per l'uccisione di JFK.  
Tutto ciò che è stato detto a riguardo è probabilmente vero: che volesse limitare il potere parallelo delle agenzie governative e quello dei militari, ritirando le truppe americane dal Vietnam e, così facendo, danneggiare gli interessi di quel complesso militare-industriale sull'espansione del cui potere il suo predecessore generale Eisenhower aveva messo in guardia il popolo americano nel suo ultimo discorso alla nazione. 
Oppure, ma si, che volesse dare direttamente al governo americano il diritto di stampare denaro scavalcando la FED, inimicandosi tutta la fottuta Wall Street o battersi per la piena attuazione dei diritti civili in un paese che ancora praticava l'apartheid in molti stati. 
Possiamo trovare mille motivi, mille conflitti di interesse e ipotizzare un esercito di volonterosi carnefici: reazionari, razzisti, petrolieri texani, esuli cubani, mafiosi, agenti segreti, pronti ad offrirsi per partecipare all'esecuzione ma il vero senso della morte di JFK è altro e più profondo.

Kennedy è stato ucciso perché aveva il potere e l'ostinata determinazione per fare tutto ciò che proclamava, soprattutto dopo che era stato "benedetto" dall'aver salvato il mondo dall'olocausto nucleare durante la crisi dei missili a Cuba. Con una battuta, aveva una pistola in mano e tutta l'intenzione di usarla.
Ecco, i suoi assassini potrebbero dirvi, a loro giustificazione e con un ragionamento perfettamente consono ai dettami della Dichiarazione di Indipendenza, che conferisce al popolo il diritto di rovesciare qualunque governo non lo rappresenti più o che diventi potere assoluto: "Cosa sarebbe successo se, al posto di Kennedy, nell'ottobre del 1962 vi fosse stato un presidente con il suo potere ma la voglia invece di distruggere il mondo? Se vi fosse stato un Hitler?" Non a caso quella crisi fu risolta con comportamenti presidenziali sul filo del rasoio e prendendo iniziative assolutamente non ortodosse e personali. Senza contare la fortuna di trovare dall'altra parte interlocutori altrettanto ragionevoli. E se ci fosse stato Stalin? Ecco quindi la giustificazione "etica" dell'assassinio: abbiamo difeso la democrazia da uno che, comunque, si era allargato troppo e troppo pericolosamente.
Kennedy, nonostante la pretesa di governare in nome del popolo, era diventato allo stesso tempo l'emblema della democrazia e la peggiore minaccia ad essa. 

C'è un'altra angolazione però dalla quale si può osservare l'assassinio, un motivo opposto, che nulla ha a che fare con la difesa della democrazia, anzi. Kennedy viene ucciso perché vuole governare in nome del popolo, o meglio, dell'interesse generale, e i popoli, nei decenni successivi, nel mondo futuro già preconizzato nei papers della nuova economia, non avrebbero più dovuto avere potere di influire sulla libertà del mercato.
Kennedy era un insopportabile elemento di rottura nei rapporti di forza tra poteri dello Stato, visibili ed invisibili, legali ed illegali, legittimi ed illegittimi. Un fattore di caos in grado di turbare equilibri delicatissimi che nessuno, politico o no, doveva permettersi più di alterare.

I cinquant'anni successivi hanno dimostrato che la diluizione del potere in tanti elementi interdipendenti legati dallo stesso scopo comune sarebbe stato il modello vincente. Ma soprattutto che, per realizzare il dominio delle élites delle corporation e del denaro, sarebbe stato necessario frantumare la politica, depotenziarla ed allontanarla dal popolo e farla gestire direttamente agli interessati attraverso i "nominati" e non più gli eletti.
Questo per completare quella "capture" che garantisce la gestione diretta del particulare, in una condizione nella quale non è più necessaria  alcuna corruzione perché la politica non ostacola più l'interesse privato deregolamentato in quanto "è" l'interesse privato.
La democrazia a quel punto è solo un feticcio vuoto, un totem demitizzato che non è più in grado di limitare il potere delle élites subentrato, attraverso la capture, a quello originale elettivo del popolo basato sulla costituzione.

E' un potere che può compiere colpi di stato senza che la pubblica opinione se ne accorga e che può nasconderli dietro a costruzioni propagandistiche assolutamente prodigiose - nel senso del prestigio come illusione - che verranno credute da un popolo addestrato a non credere ai complotti perché i complotti non esistono. La religione di un Dio che nega sé stesso.
Colpi di stato economici, creazione dal nulla di supernemici ai quali contrapporre supereroi e fantaguerre, mitologie opportuniste da contrapporre a princìpi e regole condivise e, soprattutto, la condanna del dissenso, l'obbligo all'omologazione al pensiero unico, che diventa versione ufficiale, dogma e verità indiscutibile: che si tratti di atti di terrorismo o pratiche di gestione monetaria di continenti. Un'illusione continua di democrazia atta ad ingannare il popolo, che ogni sera va a letto tranquillo pensando che il suo governo non potrebbe mai fare tutto ciò che i complottisti gli attribuiscono, nonostante abbia mille prove che esso potrebbe fare anche di peggio. Un'opinione pubblica ormai disinteressata al proprio destino ed assuefatta ad un'infomrazione che ricorda oggi JFK nel cinquantenario unicamente berlusconizzandolo nella sua erotomania senza essere capace di inquadrarne correttamente la gigantesca figura politica.

Il potere che JFK voleva esercitare era simile a quello di un monarca assoluto e il suo è stato un regicidio. Il primo atto di una controrivoluzione che prima decapita il re e poi prende la Bastiglia.
Il paradosso è che l'America, per difendere la democrazia dall'assolutismo personale l'ha poi dovuta sacrificare per sempre all'assolutismo dell'oligarchia.
L'America non è stata più la stessa dopo Dallas. Il potere politico si è diviso sempre di più da allora nel bipartitismo di facciata dei due partiti,  uno di destra e l'altro di estrema destra, di cui parlava Gore Vidal, e lo stesso schema è stato poi applicato in tutto il mondo occidentale in nome della globalizzazione.
I presidenti che seguirono, a parte il quasi-re Richard Nixon, anch'egli estromesso seppur con mezzi meno violenti del suo antagonista alle elezioni del 1960, sono state mere figure avventizie agli ordini del potere finanziario che ormai sta prevalendo anche su quello militare e industriale. Figure sempre più patetiche e tragiche: imperatori in mano agli shogun, attori che impersonano improbabili re shakespeariani quasi dementi, edipici, erotomani, da Reagan ai Bush, fino al finto-Kennedy Barack Obama, forse il primo vero presidente immagine del decadente impero americano.


giovedì 21 novembre 2013

La festa dell'unità permanente


Ora capisco il senso di fastidio, di rigetto, la reazione immunitaria da shock anafilattico che mi hanno sempre provocato le Feste dell'Unità, ovvero le celebrazioni estive del Left Pride, nonostante mi considerassi, bene o male, di sinistra. 
Era una premonizione, l'intuizione inconscia della forma che avrebbe assunto l'attuale Regime.
Pensare che abbiamo avuto per decenni paura dei cosacchi a San Pietro e invece avremmo dovuto temere di più l'apparentemente innocua gioiosa macchina da cappelletti delle sfogline che ora ci ritroviamo al potere.  (Nota per i diversamente emiliano-romagnoli: la sfoglina è l'azdora, la sposa addetta alla preparazione giornaliera, a titolo assolutamente gratuito alle feste del partito, di migliaia di manufatti in pasta fresca).

Che c'entrano le sfogline? Guardatevi intorno ed osservate bene, accendete la televisione e aprite i giornali, virtuali e cartacei. Non sentite quell'odore caratteristico che vi rimane addosso dopo un attacco chimico a base di gnocco fritto e salsiccia e cipolla ai ferri?
Non sentite la presenza di un potere che sta diventando sempre più pericolosamente assoluto, pervasivo, fastidioso ed appiccicaticcio e che ha trasformato il nostro paese in una Festa dell'Unità permanente (alla faccia di Trotsky) dove si mangia (per adesso), si balla e si canta con i chitarrosi e comici di regime e soprattutto si distrae il popolo dai problemi reali, in una celebrazione continua non si sa di che cosa ma che sta ogni giorno di più diventando meno allegra di un dia de los muertos messicano? Con ovviamente la tombola dove, per la modica cifra di due euro, in premio ci sono il bambolo a grandezza naturale del nuovo segretario e l'ebbrezza della democrazia partecipativa. Anche tu piddino per un giorno. Lo accettiamo, uno di noi! Che gioia.

Ma piuttosto, a parte l'ipercolesterolemia da acidi grassi saturi e l'insopportabile atmosfera fieristica e festaiola così atrocemente fuori luogo in un paese morente, non sentite le vostre esistenze minacciate da qualcosa di ancora peggiore, ovvero dal dibbattito, anch'esso permanente, che si svolge sui media e tipicamente in televisione, dai telegiornali alle cosiddette "trasmissioni di approfondimento", senza essere più nemmeno pietosamente preceduto dal film?
Preannunciato dall'aeroplanino Pippo che al telegiornale ci sorvola minaccioso con la Bega Odierna all'interno del PD, alle nove di ogni sera inizia il bombardamento propagandistico a tappeto che va avanti fino a tarda notte, sette giorni su sette, alternandosi solo i conduttori e gli ospiti.
E' una cosa mostruosa: Lunedì= Formigli (La7), Martedì=Floris (Raitre), Mercoledì= Paragone (La7), Giovedì=Santoro (La7), Venerdì=Porro (Raidue), e, siccome il piddino non si riposa nemmeno nei giorni santi, Sab-Dom= Fazio (Raitre). Ricordiamo anche il quotidiano appuntamento cuscinetto tra l'aeroplanino e il B52 di Frau Gruber sempre su LA7 ed altri eroi come Bignardi e Telese. 

Il bimbetto dell'asilo alza la manina e chiede: "Maestra, ma le televisioni non erano tutte di Berlusconi e tutte in mano alla destra?"
Eh si, piccino, in effetti in parte è ancora così ma quando c'è stato il colpetto di stato presidenziale su istigazione della Troika e il monopolista è stato disarcivescoviscodemonopolizzato de facto,  il PUDE ha avuto necessità di occupare i media non berlusconiani con la propaganda e quindi, in alternativa al ripiegamento sul privato delle tette&culi, vogliate gradire l'impegno politico del dibbattito, grazie al gentile collaborazionismo del PD che ha messo a disposizione mezzi e uomini.
Se si parla di politica e di economia in TV è ormai solo a senso unico e l'alternativa consiste solo nello spegnere l'ordigno infame.

Quali sono gli argomenti trattati dal dibbattito? Oltre all'adorazione mistica del corpo del dio PD, oltre al culto della personalità dei suoi ominicchi e donnicchie di apparato, c'è la strenua difesa e celebrazione dell'Euroregime, ultimo protettore dei sacerdoti piddini del culto, e dei suoi strumenti di tortura come l'euro.
Ogni tanto, per la solita ebbrezza della democrazia, al dibbattito viene fatto intervenire un esperto esponente eurocritico al quale viene concesso di parlare, di solito sui tre minuti al massimo. Il relativismo al microonde, insomma.
Il piddino in ascolto ha per un attimo la percezione di una nota dissonante, di una stecca di corno nelle gioiose armonie di Ludovico Van ma i sapienti direttori d'orchestra di turno riescono, con colpi di grancassa e cori a voce spiegata a sovrastarla.

Questa festa di partito permanente penso abbia unicamente lo scopo di fidelizzare a mezzo rincoglionimento definitivo i già convinti e i detentori dei due euro, vista anche la concentrazione di fuoco sulle reti tradizionalmente amiche o quelle associate alla causa, perché chi non è piddino perché non lo è mai stato o è riuscito a guarire dopo anni di cure, e prova a sorbirsi una settimana di questa Guantanamo mediatica ne esce più che provato. Credetemi, un talk show per sera è peggio di un mese dei mega-hamburger, patatine e coca-cola che si è pappato Morgan Spurlock in "Supersize Me". E' cosa orribile che non vi consiglio di ripetere  a casa.
Può darsi che alla fine anche i piddini si stufino di questa junk politics spappolafegato, nonostante la loro naturale propensione alla fede nell'assoluta infallibilità del partito e che avvenga anche in loro la reazione di rigetto. Esiste anche un effetto boomerang che mi piacerebbe si applicasse a questo caso specifico.
E non diciamo più che questa attuale non è vera sinistra perché purtroppo lo è, e del tipo peggiore, il socialismo tosco-emiliano fritto. Quello che giustamente non aveva mai prevalso ai tempi d'oro del PCI dei genovesi, piemontesi e sardi. Un modello che, per voler unire a forza Don Camillo e Peppone ha finito per cinesizzarsi, fondendo il peggio del comunismo con il peggiore turbocapitalismo e che, infine, ci ha imposto la festa dell'unità permanente.