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mercoledì 28 settembre 2016

Seguirà dibattito

"Senatore Clinton, un'ultima cosa. Amo il suo vestito."
E' proprio vero che le cose bisogna vederle ed ascoltarle con i propri occhi e orecchi e non ci si può più fidare dei resoconti terzi, soprattutto se provengono dal mainstream. Ciò è tanto più vero quanto più i media stanno discostandosi dalla realtà alla velocità di fuga delle galassie, restando ormai impantanati in una palude di confabulazioni, manipolazioni e bugie sempre più grosse volute dal monopensiero, senza dimostrare più alcun brandello residuo di vergogna nel riportarle al pubblico. 
Così, per evitare qualunque tipo di mediazione, mi sono sorbita in lingua originale, per la prima volta in vita mia, (qui sotto per i masochisti) l'intero primo dibattito tra i candidati alle presidenziali USA, ricavandone le seguenti impressioni.

Innanzitutto come hanno scelto di (come sono stati consigliati di) apparire i due candidati e come sono effettivamente apparsi ai fedeli. 
Donald Trump era forse vestito troppo di scuro, troppo serioso con quell'unico punto di azzurro troppo azzurro della cravatta. Lasciamo perdere la pettinatura allucinante che ormai ha la valenza di un logo e finirà per diventare il suo imprescindibile segno caratteristico, come la voglia in fronte di Gorbacev o la banana stile Happy Days di Ronald Reagan. Ah, io farei qualcosa per quel problemino del naso chiuso che, se per gli amici può essere semplice sinusite, per i maligni può far pensare alla coca.
Donald è inoltre apparso assai emozionato, diverso da come è nei suoi soliti momenti da mattatore nelle grandi adunate dei suoi sostenitori dove dicono sia irresistibile. E' ovvio che possa aver sentito l'importanza del momento e abbia voluto forse trattenersi (lo abbiano consigliato di). Questa leggera incertezza tuttavia lo ha reso più umano, più vicino all'elettorato rispetto all'agghiacciante freddezza da Ted Bundy dell'avversaria. 
Voto finale= 8--. Come diceva la mia maestra, Signora Gemma Savarro: "Hai fatto bene ma puoi fare di più". 


Hillary si è presentata in tailleur pantalone total red anti-fronzolo. Ormai questa è la divisa delle novordinemondialiste, vedi Angela Merkel e i suoi United Colors. Una divisa che a me ricorda tanto quella maoista, e non a caso. Una scelta azzardata il colore, perché il rosso è aggressivo, connotato politicamente (qui negli Stati Uniti paradossalmente sarebbe il colore dei Repubblicani), chiassoso e distraente. Insomma non puoi fare a meno di notarlo. Inoltre è il colore dell'allarme, del pericolo, dello stop. Il tipico colore, per tornare alla nostra prima candidata inquantodonna alla Casa Bianca, della vecchia in botta di vita. Hillary, più che una Ferrari, è parsa una muleta vivente ma il miura non l'ha incornata. Non ora.
Trucco e parrucco. Il trucco era pesante, troppo evidente e vecchio stile (era meglio un bel nude e l'eyeliner nero lasciamolo alle giovani, di grazia),  come la pettinatura con tanto di lacca stile "Marisa parrucchiera sotto casa" che ti mette i bigodinoni e poi ti infila sotto il casco vintage. Insomma pareva una vecchia. Lo è ma non è mai bello per una signora urlarlo ai quattro venti con il megafono del look. 

Se Donald era emozionato, Hillary è apparsa la solita vecchia sociopatica nelle cui vene scorre purissimo curaro. All'inzio era leggermente imbambolata, stile uscita dalla sala operatoria "quante sono queste"; uno sbattere continuo di palpebre tipo pipistrello (blefarospasmo, mioclonie?) con Trump che ad un certo punto le ha chiesto: "Hillary, va tutto bene?" Poi si è ripresa, o le pillole hanno fatto effetto, ed è partita a stecca, alimentata da un pieno di purissima faccia tosta da 100 ottani. Il trucco non è riuscito però a nascondere l'anima da Fata Madrina.

I contenuti del dibattito sono stati piuttosto deludenti. Nessuna domanda veramente cruciale, e qui bisogna segnalare al pubblico ludibrio la vergognosa conduzione del Signor Holt, vero e proprio Fabio Fazio americano, prostrato di fronte a Hillary, prontissimo a riprendere e riportare all'ordine Trump e mai la sua eroina. Invece di chiedere e chiedersi chi ha vinto il dibattito (nessuno dei due, a pare mio, in questa prima tornata) chiedete ai 100 milioni di telespettatori che si sono sintonizzati sul primo dibattito elettorale per la Casa Bianca a quale profondità è scesa la loro fiducia nei media. Credo che tra un po' usciremo tutti dall'altra parte del globo terracqueo sfondando una cantina in Australia. Holt non ha mai, dico mai, menzionato nulla, non un singolo argomento che potesse danneggiare la Clinton ma, anzi, ad esempio ha fatto a Trump la domanda sul famoso certificato di nascita di Obama che non è un argomento di interesse pubblico ma un argomento pretestuoso della propaganda dello staff della Clinton, dalla quale provenivano del resto anche le altre sue domande. Sembrava Ottoemezzo quando la Gruber lavora il grillino al fegato mentre il giornalista piddino lo tiene fermo.
Vergogna, vergogna! Questo ignobile servo prezzolato ha condotto un dibattito dove un atleta dopato aveva dalla sua parte anche l'arbitro.
Forse, a conti fatti, Trump è uscito fin troppo bene da una tale situazione stile trappola vietcong. Altri candidati, penso a un frescone come Cruz, ma anche a un Dubya Bush, ne sarebbero usciti spappolati. Difficile pensare che i prossimi due scontri televisivi penderanno a suo favore. Se alla fine dovesse vincere, lo avrà fatto contro l'intero sistema dei media mainstream.
Bisogna dire inoltre che gli unici momenti in cui il pubblico in sala ha rotto gli argini ed ha applaudito è stato in occasione di un paio di battute del candidato repubblicano. Per il resto se ne è rimasto buono, in silenzio e a cuccia, o forse dormiva. Dibattito noiosissimo, per altro.

La prime domande sono state dedicate all'economia ma, se Trump ha spiegato come sia sua intenzione, da presidente, abbassare le tasse per incoraggiare le industrie a reinvestire sulla forza lavoro interna, disincentivando le delocalizzazioni e creando posti di lavoro, Clinton, spalleggiata dall'ignobile servo, ha trasformato il dibattito in una specie di "Donald Trump nella prigione del popolo interrogato dalla compagna rieducatrice". 
"Lei è stato fortunato perché ha ereditato da suo padre". "Non vuole rivelare i suoi redditi perché si scoprirebbe che non è così ricco come si pensa (??) e non é  così caritatevole". "Non ha mai pagato le tasse, non paga i fornitori". "Come pensa di risolvere il conflitto di interessi?"
Si, carissimi, è sembrato proprio il remake di Hollywood di "Ha stato abberluscone." Con Hillary Clinton nella parte di D'Alema.

Ripigliamoci un attimo e riflettiamo. Una delle persone più avide di denaro al mondo, una che accetterebbe soldi sporchi di sangue da Satana in persona, un'appartenente all'élite più sporca e sfacciata della storia, una sicuramente più ricca di qualunque Donald Trump, che vuole passare per proletaria, amica dei proletari, in lotta contro il capitalista profittatore e maialone è un'assoluta aberrazione mentale. Se vivessimo in un mondo veramente libero e democratico il conduttore della serata avrebbe osato un "beh, lei signora Clinton le paga le tasse? Dove solo le sue denunce dei redditi? Quanti soldi ha preso dall'Arabia Saudita?" 
Coloro che hanno scelto Hillary Clinton come loro inviata tra i pezzenti possono farla passare per sincera perché hanno i media. Senza la complicità immonda dei media questa farsa delle Clinton fintepovere in giro per il mondo non durerebbe tre secondi.

Il momento in cui ho veramente tirato una crepa ascoltando questa bugiarda matricolata è stato quando ha elencato i motivi della crisi economica globale. Oltre ad attribuirne la colpa a coloro i quali hanno abbassato le tasse ai ricchi (solito argomento da comunistelli) ha detto, testuali parole, che bisognava incolpare: "Those who took their eyes off of Wall Street." Chi ha tolto i controlli a Wall Street.
Signora Hillary, quando questa sera tornerà a casa, faccia una carezza a quel giuggiolone di suo marito Bill, che nel 1999 firmò la cancellazione del Glass-Steagall Act.
Ecco una bella secchiata d'acqua gelata che sarebbe stato opportuno gettarle prontamente in faccia, vi fosse stato un vero conduttore e non un cane da lecco.

Donald, dal canto suo, per quel poco tempo che ha potuto, ha parlato dei problemi del popolo americano: di lavoro, di tasse, di sicurezza, di impegno degli Stati Uniti nel mondo, di come ISIS sia sfuggita al controllo e ormai sia difficile da fermare. Di come le azioni della FED siano più ispirate dalla politica che dall'economia. E' andato in affondo quando ha accusato Hillary di "far sapere al nemico tutto ciò che fa ed ha intenzione di fare", riferendosi alle famose email cancellate. In quel momento ha forse sbagliato a non accusarla  di aver in definitiva messo a repentaglio la sicurezza della nazione. Non ha osato e dovrà assolutamente farlo nei prossimi dibattiti. Nessuna pietà per una serpenta del genere.
In alcuni momenti è parso bullarsi un po' troppo dei suoi successi personali. Un po' come il Berlusca vecchio stampo del "ho creato tanti posti di lavoro con le mie aziende". E' stato abile quando, di fronte alle insinuazioni di hacking ai danni degli USA da parte dei russi, domanda posta da Holt su suggerimento dello staff di Hillary (vergogna), ha risposto: "Potrebbero essere altri paesi a farlo. La Cina, ad esempio. Perché solo i russi?"

Hillary ha potuto sciorinare indisturbata tutti i suoi panni sudici spacciandoceli per più bianchi del bianco: la sua complicità in inettitudine con il compare Obama, l'intera questione razziale vista solo come un problema di bianco cattivo che uccide povero nero innocente, l'immancabile momento femminista piagnone contro il Trump sessista,  l'ISIS che verrà sconfitto su Internet (la politica estera come videogame). Si è vantata di aver partecipato alla cattura di Bin Laden (una delle più vergognose montature della storia del reparto operazioni in nero). E poi gli USA che dovranno aiutare i loro alleati arabi ma sia ben chiaro che l'Impero dovrà colpire ancora. Ha parlato di Iran, figurina rara mancante nell'album del "Nuovo Secolo Americano" dei neocon mentre Trump, invece, ha ribadito che l'America non può continuare a fare il poliziotto del mondo, oltretutto pagando per la difesa degli altri (citofonare NATO).
A me italiana e, mio malgrado, EUropea, Hillary ha ricordato tanto i nostri cari carnefici orostellati e i loro volonterosi bloscevichi. Ho sentito la stessa puzza inconfondibile degli Hollande, della Merkel, dei Juncker e compagni con i quali Hillary condivide lo stampo di fabbrica. Da EUropea dico ai miei amici americani: Trump non sarà il massimo ma, di fronte alla prospettiva Hillary, non vi sono dubbi che bisogna assolutamente votarlo.

In definitiva, se Trump ha tentato di parlare di cose concrete, Clinton ha parlato di Trump, delle tasse di Trump, di come Trump vede le donne. In questo senso penso che, seppur di poco, il match sia andato a Donald, ai punti. Sarebbe un 2-0 a tavolino, se tenessimo in conto la sudditanza arbitrale e il doping.
Ripeto e concludo, in presenza di una vera stampa, di un vero giornalismo, la signora Hillary Clinton sarebbe già stata smascherata per la ciarlatana che è. Purtroppo dobbiamo accontentarci di una realtà raccontata attraverso lo specchio magico, che dice a Hillary che è la più bella del reame.


(Questo post viene bene se letto pensando alla voce di Edward Luttwak).

UPDATE- Siccome ero già complottista prima del Big Bang ma sappiamo tutti che, pur di vincere, ""quelli" sono disposti a tutto, vi segnalo questo filmatino (che è già stato oscurato per motivi di violazione di copyright, quindi non meravigliatevi se sparirà di nuovo. In quel caso ricercatelo come Signaled and Triggered #RiggedDebate.)


sabato 24 settembre 2016

Operazione Pifferaio Magico


Di shadowbanning, viral marketing, bugs, net neutrality, hastatoPutin e utili contromisure in caso di censura.

Negli ultimi giorni sono state segnalate anomalie sulla piattaforma di Twitter. Nella fattispecie, diversi seguaci di Orizzonte48 e lo stesso Luciano Barra Caracciolo non potevano più postare i link agli articoli del blog, ricevevano messaggi di errore, avvisi di "pericolosità di navigazione" riguardanti il sito e non potevano più interagire tra di loro, non riuscendo più a ricevere notifiche reciproche. 
Il fenomeno è stato collegato a quello dello shadowbanning, denunciato fin dal febbraio scorso da siti come Breitbart in questo articolo dell'attivista gay ma conservatore Milo Yannopoulos, particolarmente arrabbiato, e quindi a me tanto caro, con le femministe e autore del noto slogan "Feminism is cancer".
Lo shadowbanning, ovvero l'oscuramento a vostra insaputa, perché non vi viene notificato ufficialmente, come nel caso della chiusura vera e propria dell'account, ma semplicemente svanite come lo Stregatto alla vista di Alice, colpirebbe soprattutto influencer, blogger e informatori alternativi conservatori, i sostenitori di Donald Trump e comunque tutti coloro che rifiutano di farsi fagocitare dal blobbone globalista, onuiolo, quartinternazionalista, dem e shitlib. Insomma noi appestati POPulisti, in realtà monatti immunizzati dal morbo del buonismo coatto, convenuti sulla riva del fiume in attesa di spingere le chiatte con i donrodrighi propugnatori dell'accoglienza pelosa e i loro boccaloni sostenitori.
Normalmente si utilizza, come pretesto per il banning, l'arma infallibile del "hate speech". Milo, tra parentesi, non l'hanno "sciadobannato" ma gli hanno proprio chiuso l'account. Il suo crimine? Aver criticato e, a detta dell'Inquisizione Aviaria dell'Uccello Blu, istigato i suoi drughi a offendere o, come direbbero i nostri legislatori, cyberbullizzare un'attrice decolore e incolore, Leslie Jones. 
Leggete le motivazioni del ban di Milo su BuzzFeedNews. La colonna anfame 2.0.

Se anche un solo caso fa giurisprudenza, la censura nei riguardi delle voci fuori dal coro quindi esiste, è documentata, si muove con atti estremi da delirio di onnipotenza come la cacciata dall'Eden del peccatore. Non è una paranoia ma realtà e temo sarà sempre più subdolamente applicata ai nostri atti pubblici sulla rete, ad esempio con una sapiente applicazione ad hoc della legge contro il cyberbullismo (lo teme perfino il mainstream), al cui confronto lo sciadobanno parrà un cartone animato di Masha e Orso. Oppure con la gestione arbitraria della net neutrality  sulla quale la famigerata UE, dal 27 ottobre dell'anno scorso, nonostante le preoccupazioni degli addetti ai lavori, ha messo le zampacce sopra con una legge approvata dai soliti alzamanos, i parlamentari europei modello base.

Nel caso di Orizzonte48, però, mentre molti lamentavano un blocco completo delle notifiche, io non ho riscontrato problemi nel linkare o retwittare i suoi post e ho continuato ad interagire con i tanti followers che ho in comune con lui, tranne in un caso. Cercando di aprire il link al post twittato da un utente, è effettivamente apparso l'avviso di "pericolosità di navigazione". Un disturbo di accesso, più che di lesione, come si direbbe in neurologia. Ovvero che non si manifesta sempre ma
a volte.
Se il problema del banning è temporaneo oppure non riguarda tutti gli utenti che seguono  un determinato account, come nel caso del giorno di Orizzonte48, a titolo informativo e per ogni futuro possibile caso analogo, può essere consigliabile falsificare l'ipotesi nulla, e cioè escludere che possa essersi trattato di qualcos'altro che magari non c'entra con la censura. Esercizio necessario anche per implementare comportamenti atti a schivare, ad ogni buon conto e in via preventiva, il grande occhio di Sauron.
Spero che i miei consigli risultino utili a chi ha un blog e frequenta quei postacci che sono di solito i social media.

Problema di aggiornamento delle app?
Da un piccolo sondaggio non scientifico che ho condotto risulterebbe che il 68% degli utenti che hanno lamentato lo shadowbanning verso Orizzonte48, navigano su dispositivi mobili, quindi utilizzano app Android o Apple. Si può escludere un problema di aggiornamento, a volte notoriamente in grado di impallare completamente le app?  Ora che ci penso, quando ero al mare in agosto, navigando da tablet e smartphone, avevo notato che effettivamente non mi si aggiornavano più le notifiche sulla timeline di Twitter ma non ci avevo fatto caso più di tanto. Fenomeno sparito appena tornata a navigare da PC.
In questi casi, quando una app sbarella, è utile annullare gli aggiornamenti ritornando alla versione precedente, al limite a quella di fabbrica, e vedere se si risolve il problema.

Problema di aggiornamento della piattaforma Twitter? Sono mesi ormai che ce li martellano con l'annuncio della rimozione del limite dei 140 caratteri. Non è da escludere, in caso di blocco del proprio account, l'ipotesi di un guasto a monte, magari provocato dalla imminente pesante modifica di sistema.

Attenti al blocco involontario. Ieri mi è capitato, per un click che mi è partito mentre pulivo la timeline, di bloccare per sbaglio un mio caro follower. Per fortuna me ne sono accorta subito e ho rimediato.

Rimuovere il filtro qualitativo. In questo articolo, già dal maggio del 2015, si denunciava l'introduzione su Twitter di un filtro (non rimuovibile dall'utente) in grado di oscurare dalla propria timeline determinati contenuti ed utenti selezionati secondo criteri assolutamente arbitrari e, sempre secondo la denuncia di Breitbart, facenti parte di vere e proprie Blacklist. Gli untori di cui sopra. Attualmente, andando in "Notifiche" e cliccando su "Impostazioni" è possibile controllare se la voce "filtro qualitativo" è spuntata o meno. Io consiglio di togliere la spunta. Effettivamente ho notato che, dopo averlo fatto, ho ricominciato a ricevere le notifiche dai sostenitori di Trump che erano da un po' di giorni sparite. Tuttavia mi chiedo se si tratta dello stesso filtro di cui parla l'articolo di Breitbart o se la possibilità ora di scegliere se attivarlo o meno mediante flag sia una sorta di effetto "oliodipalma". Nel senso, l'avete tolto davvero o solo dalla dicitura sulla confezione dei biscotti?

Blocco su denuncia? Può esserci l'utente invidioso o semplicemente piddino che ti segnala alla Gestapo. Tuttavia non credo che basti una sola segnalazione ma occorra un certo numero di utenti (possibile ipotesi troll) che agiscano di concerto. Il blocco utente non è facile nemmeno ottenerlo, comunque. Io l'ho chiesto di recente e ormai da settimane, su Facebook, nei confronti di un nordafricano che, come biglietto di presentazione, mi inviava foto del suo pisello. Il pudibondo Zucky, pur prontissimo a censurare foto di neomamme che allattano al seno, non ha ancora provveduto.

Problemi nel codice del blog. Mi viene in mente a proposito che, tempo fa, alcuni mi segnalarono che il mio blog risultava irraggiungibile e segnalato da alcuni antivirus come "infetto". Alla fine, dopo aver ripassato riga per riga il codice, è risultato trattarsi di uno script di terze parti per avevo aggiunto per gestire i commenti, che agiva come malware. Rimosso quello, è cessato anche il blocco.
Se notate difficoltà di accesso al vostro blog controllate tutto ciò che avete aggiunto ed eventualmente rimuovete i commenti spam possibili veicoli di link infetti, se non disponete di un buttafuori automatico.

Tuttavia, se si escludono i fattori sopraelencati ed altri eventuali, in caso di blocco delle proprie attività social, l'ipotesi censura rimane la più probabile, non escludendo nemmeno un suo uso a fini propagandistici e di psyop.

Attenti al marketing virale.
Una curiosità. Twitter è in vendita e proprio ieri non si è parlato che di Twitter. Il titolo è volato in borsa, come potete vedere.


L'importante non è parlarne male ma che se ne parli, soprattutto che si riesce ad agire sulla viralità del messaggio inoculando nel punto giusto. Twitter lo vuole comprare Google (che controlla anche la piattaforma Blogspot) e che vuol fare un altro di quei bei Anschlussen tipo Bayer-Monsanto. Ma questa è sicuramente una coincidenza e questa ipotesi si che è paranoica, lo ammetto.

Attenti ai distrattori. Ieri ci sarebbe stato da parlare per ore e ore di questo obbrobrio sventolato la sera prima dal grullo supremo di fronte ad un percosso ed attonito Marco Travaglio:


Roba per finissimi costituzionalisti, appunto, con la quale smerdare i cialtroni che l'hanno partorito. Invece si è parlato di sciadobanno. L'ipotesi censura singola contro la certezza del rischio di perdere tutti l'intero pacchetto democratico. Si è silenziato e si è spinto ad autosilenziarsi il dissenso con un arrocco perfetto. Sono abili, non commettete mai l'errore di sottovalutarli.

Operazione HastatoPutin.

Se volete conoscere le mosse dell'élite, leggete i pizzini al popolo trasmessi dai loro servi.


Potete scommetterci che ogni problema grande o piccolo che sperimenterete in rete da ora in avanti sarà prima o poi attribuito all'hacker malchik russo brutto. ("L'America indifesa" non è adorabile?)
La censura? Non siamo mica noi, sono i russi. Vi abbiamo tosato gli account? HastatoPutin. Ripeto, non sottovalutateli.

Veniamo ora ai consigli pratici anti-censura per il futuro, per come la vedo io e secondo la mia decennale esperienza di blogger.

Non appoggiare la testa sul ceppo offrendola alla mannaia del censore. Mi spiegate, cari followers di Orizzonte48 perché continuate imperterriti a dare a Twitter la lista completa di quelli da bannare, nel caso non lo fossero ancora, citandoli nei retweet?
Tra l'altro questo è uno dei comportamenti che può attirare l'attenzione del Grande Uccello Inquisitore. Dalle Regole di Twitter, vi cito i più facili sui quali scivolare:
  • pubblicare aggiornamenti contenenti perlopiù solo link, piuttosto che aggiornamenti personali;
  • pubblicare contenuti duplicati su più account o più aggiornamenti duplicati su un account;
  • pubblicare più aggiornamenti non correlati a un argomento utilizzando #, un argomento di tendenza o popolare o un Promoted Trend;
  • inviare un gran numero di risposte o menzioni duplicate;
  • inviare un gran numero di risposte o menzioni indesiderate;
  • aggiungere un gran numero di utenti non correlati a una lista;
  • pubblicare ripetutamente le informazioni dell'account di altri utenti come se fossero le proprie (bio, Tweet, URL, ecc.)
Sicuri di non aver involontariamente abbassato la guardia di fronte all'avversario?
Ora che ci penso, una volta comparve anche a me un avviso secondo il quale stavo spammando i contenuti del mio blog. Insomma, non amano che pubblicizziate troppo i vostri contenuti gratuiti gratuitamente. E' il mercato che ha le sue regole. E che in quei giorni è nervoso.
Se quelle sono le regole, non ci sono santi, se volete usufruire della loro piattaforma agratisse, dovete sottostare alle loro ubbie, eventualmente censorie. Se ciò non vi garba, vi dicono tra le righe, ci sono le inserzioni a pagamento, per le quali scommetto che non hanno tutti questi pudori e che forniscono un bell'ombrello protettivo all'inserzionista. Altrimenti come potrebbero le varie onlus globaliste rispettare il comandamento
  • non creare ripetutamente contenuti falsi o ingannevoli;
ogni volta che pubblicano l'annuncio lacrimogeno pro migrazione con l'infante puccioso appena salvato dalle acque, mentre invece sono appena andati a prendere il solito migliaio di giovanotti nerboruti da paesi non in guerra se non prossimamente contro di noi?

In definitiva, qualsiasi cosa sia successa a Orizzonte48, molto probabilmente uno shadowbanning involontariamente provocato anche dallo zelo di alcuni linkatori compulsivi (vedi regole), ed espressa la piena solidarietà a Luciano, parliamoci pure chiaro, occhi negli occhi. La libertà sui social è condizionata e lo è sempre stata. E' l'illusione di essere liberi che ogni tanto, di fronte alla censura o ad una sua ottima imitazione, si scontra con la consapevolezza che non contiamo un cazzo.
Raggruppare i simili per preferenze isolandoli dagli altri è un principio fondante della rete fin da Arpanet e che, passando per Usenet, i forum, ecc. è finito nel deep web.
Ti selezionano e schedano in base alle preferenze.  E' come quando hai cercato una marca di pantofole in rete e subito dopo, andando sul sito di un giornale per leggere le news ti compare a fianco la colonnina di Amazon con le ultime offerte proprio per quelle pantofole.

Non è solo Twitter. Da sempre Facebook crea dei micro-ghetti dove, secondo la sua filosofia, finiscono per interagire solo i simili tra loro, i consanguinei, coloro che la pensano allo stesso modo. Io ci vedo una nota freudiana in ciò, ma lasciamo perdere. Zuckerberg pensa di farvi un favore, figuriamoci. In fondo non è altro che il classico modello metropolitano americano. Qui i cinesi, di là gli italiani, due isolati più a nord gli ebrei e laggiù gli ispanici e i neri. E ciò è strano perché (pasturo un po' per i sociologi in ascolto) nella vita reale questo modello prevede ora, al contrario, la rottura dell'omogeneità etnica e razziale con il mescolamento obbligatorio stile benzina con fuoco.

Se su Facebook postate solo di euro e tematiche annesse, a breve vi troverete a vedere sparire i compagni di scuola e di bevuta del sabato sera. Ma non perché vi abbiano bannato o tolto l'amicizia, ma perché il Grande Zucky ritiene che tu preferisca parlare solo di euro con altri già convinti sull'argomento. O in alternativa di gattini, cani, figa, sport o quant'altro. Sono d'accordo che ciò che disturba chi controlla i social è il contatto tra idee diverse, diversi punti di vista, tra salite e discese e ideologie contrapposte. Per il quale si utilizzano, al massimo e per salvare la parvenza di dialettica democratica, come dicevamo da giovani comunisti, appositi troll o, altrimenti detti, utili idioti provocatori.

A causa della frustrazione da blocco o da percezione dello stesso, molti dei sommersi e bannati su Twitter stanno meditando l'esodo e la diaspora verso lidi alternativi, tipo questi:



Oddio, ragazzi, ad una prima occhiata olezzano tanto di Open Society, e ho detto tutto. Sapete chi si è comperato tutto il cosiddetto antagonismo militante. Inoltre, disperdendo il dissenso mediante autoesilio si fa solo il loro gioco e si ribadisce che creare i ghetti e rispedire i cristiani nelle catacombe è cosa buona e giusta. Inoltre, se l'espulsione fosse stata per caso concordata, ci troveremmo di fronte ad una Operazione Pifferaio Magico perfettamente riuscita.
Io resto su Twitter, per il momento. Anche perché, obiettivamente, è un campo di battaglia più divertente.

P.S. Ad integrazione della mia analisi, il parere di chi capisce assai più di me di informatica. Due analisi che mi paiono assai utili da tenere presenti. Grazie agli amici che le hanno condivise.

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mercoledì 14 settembre 2016

Cattivissima me


Premetto che ho una considerazione pessima della blogosfera italiana. Di questa congrega piddina e codina, tutta piume e svolazzi, poca spesa e molta resa, con tutte le sue signorine e signorini grandi firme con la perversione dell'autobiografismo in perenne lotta con il cazzochecenefrega. Okkupata da anni dai soliti personaggi innoqui (si, con la q) inevitabilmente schierati a sinistra tranne qualche mosca rara (ci sarà ancora Camelot destra ideale, con il quale ci davamo metaforiche e dialettiche botte da orbi quando ero piddina?)
Premesso questo, è anche vero che sono dieci anni che tengo un blog che non sporca, non abbaia di notte, mangia tranquillo le sue crocchette ed è fedele ad alcuni pochi amici che riconosce come simili e che è disposto a difendere mostrando i denti di dietro ai nemici. Un blog amico dell'uomo (assai meno della donna) ora sempre di più senza padrone, come un ronin smandrappato al quale è rimasta solo la katana affilata. 
Questo blog non ha mai chiesto uno scheo a nessuno, non costa nulla tranne la fatica delle mie meningi offerte in sacrificio per voi. E' qui per essere letto e, a voi piacendo, apprezzato e degnato di una grattatina sotto la bazza e di una rinfrescatina all'acqua della ciotola. 
Non essendo schierato ed essendo soprattutto non più simpatizzante con "quelli là" non andrà mai da nessuna parte ma è questo in fondo il suo bello. Porta già la sua bella croce pesante di noce e di vergogna sulle spalle, quella di essere stato un blog piddino come da copione eppure nemmeno allora accettato (perché ti annusano e se non hai il loro odore non ti permetteranno mai di riannusarli). Se ne vergogna tanto, soprattutto quando si rilegge e si prenderebbe volentieri a cinghiate. Anzi le darebbe a quella grulla che scriveva le sue cosine belle politicamente corrette, con il femminismo piagnone, l'antirazzismo, l'antiberlusconismo militante perché allora non si poteva fare altro, perché ci si sentiva proprio intelligenti a farlo, mica per farsi accettare. Ripeto, non se la ingroppavano nemmeno allora, i compagni, e la cosa avrebbe dovuto insospettirla ben prima del 2012. No, il fatto è che ci credeva proprio, la grulla, nel progressismo. Peccato, non fosse stata attratta dal lato oscuro sarebbe magari diventata una Saviana.

Orbene, chi ha la fortuna di diventare cattivo con l'età ( è una benedizione, credetemi,  dopo essere stato un coglione da giovane), di quella cattiveria che inizia ad assomigliare ad un divino furiosissimo sdegno e che, se avesse i superpoteri, si incarnerebbe in un Magneto che svelle e rotea stadi olimpici per scagliarli addosso agli oppressori ed ai loro fottuti collabo, dovrebbe essere premiato, anzi deve esserlo. Perché diventare cattivi significa tanto tanto sacrificio e duro lavoro e a volte ci vuole tutta la vita per diventarlo. Sono stata l'Anakin puccioso e coccoloso per fin troppo tempo ma ora il mio maturo Fenerismo esige soddisfazione. 
Non me ne frega un cazzo di entrare a far parte dell'élite blogghettara. Anche se, secondo classifiche ormai estinte, ero anche ben piazzata nei primi cento, il che era quasi un miracolo, essendo un cane sciolto e non avendo casaleggi o partiti alle spalle, so che non ci entrerò mai e me ne vanto pure.
Tuttavia ci terrei, visto che altri ci tengono ed è partito lo scambio delle nomination,  che, agli inevitabili annuali Macchianera Awards o #MIA16 almeno mi faceste la garbatezza di : 1) nominarmi"miglior cattivo del web" e 2) che alcuni amici che vi segnalo, avendo sicuramente più chance di me di affermarvisi, rompessero il clima di busonismo reciproco scambiato con il bilancino di quella manifestazione ed emergessero o risultassero vincenti nelle rispettive categorie d'elezione.
Come si fa a far ciò? Si presentano delle nominations a questa pagina contenente la scheda per votare. Leggete bene le istruzioni per non farvi invalidare le preferenze, sperando che non sia anche questo l'ennesimo voto della Florida. Dovete nominare almeno otto candidati in altrettante categorie e avete tempo per farlo fino a domenica dieciotto. Io ho già votato, come faccio sempre diligentemente ogni anno.

Alcuni miei suggerimenti per le nomination sono:

Miglior articolo: http://goofynomics.blogspot.it/2016/06/brexit-qualche-cifra.html
Miglior community: http://vocidallestero.it/ .
Miglior pagina FB: Le più belle frasi di Osho //www.facebook.com/lepiubellefrasidiosho
Miglior tweeter: Nero @federiconero
Miglior sito satira: Feudalesimo e Libertà.
Miglior sito cinematografico: Sinema Exit https://www.youtube.com/channel/UC0_BqFuoSfcc4K1uhp_vjKA
Miglior sito economia: Goofynomics 
Miglior sito politico / di opinione: http://www.byoblu.com/ 
Miglior disegnatore-vignettista: Edoardo Baraldi https://www.flickr.com/photos/edoardobaraldi/29595506991/

Fate poi come volete purché facciate come dico io. E ricordate che io sono vostra madre.

P.S. La raccolta delle nomination è stata prorogata fino al 30 settembre. 

lunedì 12 settembre 2016

La fiera degli Obey Obey

La triplice missione dei TG: mentire, divertire, addormentare. La vostra dose quotidiana di alienazione

Ricordate la celebre rubrica "Aguzzate la vista" della Settimana Enigmistica? Due scenette identiche tranne che per alcuni dettagli differenti da scoprire, adeguatamente nascosti nei tratti dei disegno. Potrebbe essere questo il giochino da fare mentre ci si sottopone alla tortura giornaliera del "notiziario", cercandone invano uno decente: divertirsi a trovare le impercettibili variazioni all'interno dell'informazione unificata  che ci viene propinata dal mainstream in ogni sua mutazione, dalla TV ai giornali alla pubblicità, fino alle apparentemente innocue riviste che si leggono dal parrucchiere, come un unico pastone tossico di menzogne, manipolazioni, censure e vere e proprie confabulazioni e narrazioni mitologiche.
Un polpettone avvelenato, preparato dagli chef della propaganda seguendo i classici manuali di psyop, che non solo deve veicolare il pensiero unico ma che si propone di alterare la realtà fattuale modellandone la percezione, ripetendo alcuni concetti in maniera ossessiva, il famigerato "Obey".


L'unica concessione, l'unica possibile deroga alla linea è questa piccolissima variazione di facciata, queste cinquanta sfumature di can che fugge tra un mezzo e l'altro di comunicazione, tra una testata e l'altra, che servono a giustificare, al fine di conservare una parvenza di pluralismo, l'esistenza di tanti giornali e tg. Differenze, tra Corriere, Stampa, Repubblica, TG1, 2, 3, La7, Sky, RaiNews ecc., sempre più impercettibili e non più oramai significative.

Sto perdendo la pazienza di ascoltare i notiziari, ergo di farmi torturare. Non lo sopporto più. Ormai la (dis)informazione ha raggiunto livelli impensabili in tempo di pace e in democrazia. Gli uomini e donne che si prestano quotidianamente a vomitare menzogne in diretta dallo schermo televisivo e sulle pagine dei giornali per il giornaliero freak show, per la Fiera degli Obey Obey, stanno spendendosi gli ultimi scampoli della pietà che possiamo racimolare per gente che tiene famiglia ma accetta allo stesso tempo di partecipare allo scempio della nostra civiltà senza il minimo senso di vergogna per ciò che sta contribuendo attivamente a fare. Per quanto mi riguarda mi fanno letteralmente schifo. Cominciano seriamente ad essermi più simpatici gli scarafaggi, di loro.
Sottopagati, sfruttati, obbligati a mentire, minacciati di licenziamento eppure capaci di avere orgasmi multipli magnificando i governi golpisti, masturbandosi con la sconcia UE, l'orrendo euro, i falsi papi, la fottuta globalizzazione, la finanza cancerosa e busona, il buonismo genocidario dei Pacciani dell'ONU e dei loro pupazzi, la violenza del selvaggio parificato al civilizzato, la democrazia fatta girare al contrario con il suo bel messaggio satanico neanche più tanto nascosto.
Così realistici, gli orgasmi di queste porno(press)stars, da sembrare autentici, e con i morti, di austerity, di male di vivere, di paura, veri. La categoria definitiva del porno: la snuff democracy.
Non riesco a ricordare da quando non si organizzi, nel mondo dell'informazione, quella cosa che una volta si chiamava sciopero e che in altri tempi assai meno tragici i giornalisti avrebbero indetto ogni benedetto giorno per motivazioni assai meno gravi della distruzione totale del concetto di informazione libera. Chiudono i giornali? Che crepino. E' la giusta nemesi per i corresponsabili di uno dei crimini più odiosi di questo fottutissimo terzo millennio nato sotto una stellaccia nera. Assaporino quella durezza del vivere che ci esortano ad accettare supinamente perché così vogliono i loro padroni. Incapaci di agguantare un cazzo di microfono e gridare: "E' tutto falso, e io tutto questo non lo accetterò più!" e magari di spararsi alla fine un colpo in bocca. Codardi, infime forme di vita, kapò senza vergogna. Stiamo registrandovi tutto, tutte le porcate che dite. La vedete la lucina rossa del REC dall'altra parte dello schermo?

Mentire, manipolare, censurare. 
Eccovi un piccolissimo horror show.

"Assaltano i camion. Pensate a quanto sono disperati." Sentita su SkyTG24.
"E' associata allo studio Previti, e voi sapete cosa significhi questo politicamente". La7, rassegna stampa mattutina.
"Il lavoro è calato in Italia, Vuoi per la crisi, vuoi per la Brexit..." TGLa7
"Trump avanti ma la Clinton ha già praticamente in tasca la maggioranza dei grandi elettori". TGLa7, prima dei recenti avvenimenti undicisettembrini con il crollo in caduta libera ed isteriforme della Hitlery.

Il Resto del Carlino cartaceo.
Due pagine affiancate. Una intitolata "L'Esodo", aiuti umanitari. Notizie sui milioni di euro ai rifugiati siriani attraverso carte ricaricabili ma anche su un imam espulso perché ha rifiutato di giurare sulla Costituzione e su tre giovani jihadiste che, secondo quanto ci raccontano, stavano preparando un attentato alla Gare de Lyon a Parigi ("per l'11 settembre", naturalmente).
Sull'altra pagina il titolo: "L'Epidemia, sanità in allerta". 
"Influenza record: è già arrivata. "Bimbo malato sbarcato dalla Libia". Lo specialista: "Vaccinatevi, quest'anno l'infezione sarà pesante." "Auspico che siano vaccinate anche le donne in gravidanza." 



Perché affiancare migranti ed epidemie, ovvero titillare l'inconscio e la memoria storica di antiche pestilenze, con il rischio di rievocare lo spettro di odiosi ed orrendi film nazi dove a folle di ebrei venivano sovraimpresse orde di ratti della specie "rattus norvegicus", il propagatore della peste in Europa nei secoli passati? E' inevitabile, per l'ineffabile lettore del Carlino di Piddinia, chiedersi: "E se invece del virus influenzale  - che notoriamente viene però dall'Asia - sbarcasse un fratellino particolarmente stronzo di Ebola?"
Perché il messaggio finale, l'obey "vaccinatevi" di Big Pharma deve essere associato e passare attraverso la fobia della pestilenza? Come si fa a non diventarlo, fobici, paranoici e razzisti, di fronte a tale strumentale invito a "vaccinare le donne incinte" mentre milioni di potenziali pazienti zero sbarcano sulle nostre coste senza possibilità di serio controllo sulla loro salute?

Tutto ciò ha una valenza profondamente sadica. "Vi portiamo le coperte infette e voi non potete ribellarvi, non potete farci nulla". Pensi alla facciaccia da Joker della Merkel sottotitolata in arabo che, mentre le sue concittadine vengono stuprate, invita ad aprire le porte in nome dell'accoglienza.

Poi i kapò dell'informazione nasconderanno la razza e la religione di molestatori e aggressori ottenendo come logica conseguenza che tutti capiscano benissimo di chi si è trattato. Quando l'hai capito, iniziano a negare.  Ma no, hai capito male e se hai mal pensato sei razzista. Magari non è stata affatto rissa di religione ma lo insinuano lo stesso.
Ciò dimostra anche il profondo razzismo, questa volta vero, di chi movimenta masse umane considerandole formate unicamente da orchi feroci o untori delle peggiori epidemie e fa di tutto perché tu li percepisca come tali, come subumani. Il sadismo consiste poi nel chiamare razzista chi ne prova giustamente orrore.
Mi dispiace ma questo non si spiega solo con l'utilitarismo dell'industria tedesca che ha bisogno dell'esercito di riserva e di abbassare i salari. Con il solito materialismo storico marxista. C'è qualcosa di più oscuro ed orrendo.  

Per quanto possa essere grave il problema dell'euro, il bullone finito prima nell'ingranaggio europeo e poi in quello dell'intera economia mondiale, e per quanto possa essere necessario fare di tutto per rimuoverlo per rimettere in moto le nostre esistenze bloccate da una paralisi altrimenti incurabile, ho paura che quello dell'informazione e dello stato di degenerazione in cui si trova, sia un problema ancora più urgente e preoccupante da risolvere, senza la soluzione del quale non è pensabile risolvere alcunché d'altro. Finché potranno e lasceremo loro manipolare la realtà, l'euro potrà continuare ad essere percepito da chi lo subisce come "solo una moneta".