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lunedì 28 novembre 2016

Make Italy Great Again


Devo a Martina Carletti una risposta a questo suo commento lasciato in calce al mio ultimo post:


Cara Martina, ho riletto il vostro "manifesto", che contiene molte cose condivisibili anche se, a parer mio, non straordinariamente coraggiose (niente flat tax, ad esempio) e altri documenti sul vostro sito. Sono un po' perplessa circa la questione che i partiti nascano dal basso perché so che non è vero e forse lo sai anche tu. Se lo pensi veramente mi pare grave. E' esistita e sempre esisterà una qualche forma di eterodirezione delle nuove formazioni politiche, ieri come oggi (e per l'oggi ogni riferimento a movimenti pentacolostellati è puramente casuale) anche perché l'iniziativa totalmente spontanea è difficilmente gestibile senza una classe dirigente che sappia a priori come si deve muovere una classe dirigente. 
Se poi pensiamo che le grandi rivoluzioni, perfino le più popolari, sono state non solo finanziate ma orientate abilmente da chi non ti saresti mai aspettata potesse auspicare una rivoluzione popolare, ti ho detto tutto. 
Non vorrei nemmeno che l'idea di partecipazione e dibattito che sostenete assomigliasse al solito modus operandi di tutte le sinistre di questo mondo, notoriamente assai vivaci nella dialettica ma totalmente inconcludenti all'atto pratico e sempre in attesa di un'autorifondazione.
Del vostro programma non condivido nemmeno l'impostazione anticapitalista perché non vedo credibile un'alternativa "socialista" in un momento in cui la forma mentis di sinistra ci sta facendo patire le pene dell'inferno (e sai che non mi bevo la faccenda del "fanno politiche di destra" e il "maquestanonèverasinistra") e sta di fatto distruggendo l'Europa (guarda la socialdemocratica Svezia). 
Tuttavia la mia non è una critica definitiva, sono sempre disposta a ricredermi e a sostenervi qualora riusciste a convincermi del tutto.

Un'ultima cosa però sul nome del partito. Il segreto del successo politico è l'abilità di far arrivare il giusto messaggio al maggior numero di persone. Persone che hanno bisogno di parole/concetto il più semplici possibili, non perché l'elettore sia necessariamente idiota ma perché la persuasione viaggia su canali molto primitivi a bassa elaborazione cognitiva. A volte conta più la scelta di un colore e di un simbolo rispetto alla denominazione, come insegna la psicologia del logo. 
Ora, siamo sicuri che questi elettori conoscano il significato di sovranità e non lo confondano con la parola sovrano, rischiando di percepirvi come una formazione monarchica? Anch'io, giocando con le libere associazioni, vedo prima di tutto troni, mantelli orlati di ermellino, scettri e corone incastonate di gemme, poi il significante di sovranità applicato alla nazione.
Sovranità è un concetto meraviglioso ma parola poco nota, soprattutto in Italia, e ci vogliono parole ad altra frequenza per impattare sull'attenzione ed imprimersi nella memoria. 
Il mio primo incontro con la parola fu un libro di A. e G. Cipriani intitolato "Sovranità limitata", che è fondamentale per capire perché non possiamo dirci una nazione al cento per cento fin dal 1945 e perché ad un telegiornale oggi possa passare l'idea che un giornale straniero possa condizionare l'andamento della Borsa italiana e che la cosa sia perfettamente normale ed accettabile.
Semplicità ed immediatezza. Sai perché ha vinto Trump? Per quel meraviglioso "Make America Great Again", che è subito diventato il #MAGA retwittato milioni di volte. Di fatto il Partito Repubblicano è stato ridenominato MAGA e ciò è avvenuto grazie a quel particolare tipo di partecipazione che oggi si mangia tutte le assemblee, i convegni, gli incontri e le manifestazioni: i social media. Vecchi volponi dei servizi ci informano che il progetto dei vari Twitter e Facebook risalirebbe addirittura al 1963 e che è anch'esso roba militare passata al civile, come la stessa Internet.

Altro esempio di nome/slogan felice per immediatezza e sicuramente studiato assai approfonditamente: "Forza Italia", preceduto da quegli strani cartelloni apparsi nel 1993 con i bimbetti del "Fozza Itaia", dando l'inequivocabile impressione di alludere a qualcosa che stava nascendo e crescendo assieme a loro. Bambini imboccati da adulti, e ritorniamo al concetto di eterodirezione. Anche se c'è ancora oggi qualcuno che giura e spergiura che Berlusconi e Pubblitalia non c'entravano nulla con la misteriosa campagna virale che anticipò di pochissimo il lancio ufficiale del prodotto "Forza Italia".


Ecco, mi piacerebbe poter votare, ad esempio, un "Italia Libera", nel pieno del suo significato, con un leader che volesse "renderla di nuovo grande". Perché, nonostante tutti i nostri difetti, un grande paese lo siamo stati e lo siamo ancora. Lo dimostrano gli sforzi sfinterici quotidiani dei nostri rivali per affossarci in tutti i modi.
Ripeto, le mie vogliono essere solo osservazioni personali ed eventualmente critiche costruttive, non chiusure pregiudiziali nei confronti del vostro movimento. 

Per le questioni più complesse legate alla politica vera e propria di un Fronte di liberazione, di questo mia "Italia libera" ideale, facciamo così: siccome Roberto Buffagni ha lasciato un lungo ed articolato commento sempre nel post precedente, cedo a lui la parola riportando qui per intero il suo intervento, perché lo condivido assai e voglio riproporne i contenuti a coloro i quali fosse sfuggito, per un'ulteriore eventuale spunto di discussione.

In effetti e *oggettivamente*, secondo la formula prediletta da Stalin, oggi il clivage principale dello scontro politico non è tra sinistra e destra, ma tra forze favorevoli e contrarie alla UE e all’euro, quali che ne siano provenienza e cultura politica. In linea di principio e in un mondo migliore, la strategia del superamento del clivage destra/sinistra e della costruzione di un’alleanza – o addirittura dell’integrazione in nuovo partito - tra forze politiche provenienti da sinistra e da destra, allo scopo di uscire dall'eurozona e di riappropriarsi della sovranità nazionale alienata alla UE, sarebbe la più adeguata alla fase politica. 
Peccato che secondo la mia valutazione - che può, beninteso, essere sbagliata – in Italia l’edificazione di questa alleanza è impossibile in tempi politici prevedibili (5-10 anni); non solo, ma il tentativo di crearla può rivelarsi gravemente controproducente.
Una forza politica che – pur tra limiti e contrasti interni – da anni si sta trasformando per superare il clivage destra/sinistra ed opporsi efficacemente a UE ed euro è il Front National di Marine Le Pen. Sinora, la riconversione strategica ha avuto successo, tant’è vero che il FN è il primo partito di Francia, e Marine Le Pen ha la reale possibilità di vincere le presidenziali del 2017. Il Front National, nato da Vichy e dall'OAS contro il gaullismo e de Gaulle, ha oggi una linea gaulliana, cioè a dire una linea politica patriottica che difende insieme l'interesse nazionale e l'interesse dei ceti popolari (il FN oggi si prende il voto operaio che fino a poco fa andava a sinistra). Questa metamorfosi ha dovuto innestarsi su una solida base di nazionalismo "di destra", per il fatto elementare che il nazionalismo "di sinistra", che pure in Francia c'era, è stato cancellato dall'adesione della sinistra alla UE
In Italia, purtroppo, una riedizione come che sia aggiornata dell’esperimento FN è impossibile – almeno per un’ “ora” nient’affatto breve – perché l’Italia non ha avuto un Charles de Gaulle, cioè un nazionalista antifascista che, rappresentando nella sua persona la continuità dello Stato e l’indipendenza della patria dopo la sconfitta bellica e la collaborazione col nemico occupante, ha saputo risparmiare alla Francia il destino di nazione vinta e occupata dalle forze vincitrici della IIGM. L’Italia ha avuto Benito Mussolini e Pietro Badoglio, il 25 luglio e l’8 settembre: la continuità dello Stato, l’indipendenza della patria, persino l’idea di nazione e di interesse nazionale come valori sovraordinati alle appartenenze politiche, sono stati travolti dal disastro fascista, dalla fine disonorevole della dinastia, da una guerra civile in cui entrambi i campi si sono subordinati a potenze straniere, dalla sconfitta bellica e dall’occupazione militare alleata.
In Italia, quindi, manca la base - ancor prima culturale e ideologica che politica - su cui innestare un progetto di fronte nazionale, che, lanciando una parola d’ordine del tipo "la destra dei valori, la sinistra del lavoro", si proponga di superare contrapposizioni politiche ormai incapacitanti in nome dell’indipendenza della patria, della sovranità dello Stato, dell’interesse della nazione e del popolo italiano.
Mi si obietterà: ma certo che c’è, la carta dei valori intorno alla quale costruire il Fronte Nazionale di Liberazione! C’è la Costituzione! La Costituzione italiana, che presidia la sovranità popolare, difende la democrazia e il lavoro, ed è incompatibile tanto con le usurpazioni di sovranità e legittimità commesse dalla UE con la complicità dei governi italiani, quanto con le politiche economiche imposte da UE ed euro, che intenzionalmente producono disindustrializzazione, disoccupazione di massa e progressivo peggioramento delle condizioni di vita del popolo italiano.
E’ così? Davvero la Costituzione italiana può far da base all’alleanza politica che darà vita al Fronte Nazionale di Liberazione dall’euro e/o dalla UE? Io penso di no. Spiego perché.
La Costituzione antifascista non è un valore o una piattaforma che possa accomunare destra e sinistra italiane antiUE/antieuro e farle ritrovare intorno a un programma minimo comune. L'aggettivo "antifascista" non è un fatto accessorio, è una qualificazione decisiva. Nella destra italiana, il fascismo è un residuo minimo, e dunque non è questo l'ostacolo. L'ostacolo principale è invece un fatto storico molto rilevante: che dopo il 1945, con la (benemerita) decisione di Togliatti e di Stalin di conformarsi a Yalta, e cioè di non perseguire anche qui la linea della guerra civile in vista dell'instaurazione di una "democrazia popolare" (come invece fu tentato proprio in Grecia), il PCI ha sostituito la linea "rivoluzionaria di classe" con la linea "antifascista e interclassista" e il mito (sottolineo due volte mito) della Resistenza. Cioè a dire, la linea del CLN.
Quando si proclamano “i valori della Costituzione" a un elettore di destra, automaticamente egli intende "valori di sinistra". Non conta, qui, se l'elettore di destra sia un liberale, un leghista, un fascista, un cattolico tradizionalista, un nazionalista, etc.: conta che "la Costituzione più bella del mondo" per l'elettore di destra è anzitutto la Costituzione di una parte politica (non la sua). Quando la sente nominare, assocerà mentalmente cose diverse, a seconda dei suoi interessi e della sua ideologia: assistenzialismo e Roma ladrona se è leghista, sindacati e tasse se è un liberale, divorzio e aborto se è un cattolico tradizionalista, stragi partigiane e tradimento dell'alleato se è un fascista, occupazione americana e perdita dell'indipendenza se è un nazionalista, etc.: non assocerà mai "la preziosissima carta fondamentale della nostra patria". La realtà a lui più simpatica a cui la potrà associare è la Prima Repubblica, per la quale alcuni (non tutti) gli elettori di destra provano una certa nostalgia, specie se non sono più giovani.
Qui non affronto il tema se l'elettore di destra abbia torto, ragione, torto e ragione insieme, etc.: segnalo soltanto il fatto che è così, e aggiungo un paio di esempi che possono illustrare meglio questa realtà.
Primo esempio. Al suo insediamento, il presidente Mattarella è andato a omaggiare i caduti delle Fosse Ardeatine. Così facendo, egli non ha reso omaggio alla nazione: altrimenti, avrebbe omaggiato l'Altare della Patria, che sta lì a due passi. Ha reso omaggio a una parte della nazione, quella che appunto si riconosce nella narrazione antifascista e di sinistra e nel mito della Resistenza. Però c'è anche un'altra parte della nazione che non vi si riconosce, e non è composta esclusivamente di nostalgici di Salò: anzi.
Secondo esempio. Quando gli antieuro/antiUE chiamano "fascista" la politica della UE e il meccanismo dell'euro, io capisco benissimo perché lo fanno: per sottolinearne l'antidemocraticità, l'illegittimità e l'incostituzionalità. Però, l’apposizione dell'etichetta "fascista" alla UE e all'euro segnala una contraddizione che rischia d’essere incapacitante, e un equivoco pericoloso. Perché?
In primo luogo, perché non tutti i regimi antidemocratici sono fascisti: anzi, in questo caso è vero l'esatto opposto. Sono proprio gli eredi legittimi dell'antifascismo (USA + classi dirigenti antifasciste europee, socialdemocratiche, liberali e cattoliche) ad avere impiantato e a sostenere UE ed euro. Mentre il fascismo (che si è reso storicamente responsabile di mali ben più gravi dell'euro e della UE) è affatto incompatibile con UE ed euro: il fascismo storico è una forma estrema di nazionalismo, che tutto avrebbe potuto fare tranne regalare sovranità a una entità sovranazionale come la UE; il fascismo storico fu anche antiliberale, statalista e dirigista, e dunque non avrebbe mai sostenuto il "più mercato meno Stato", la libera circolazione di capitali e forza lavoro, la doverosa accoglienza di un numero imprecisato di stranieri sul suolo nazionale, e le altre formule liberali e liberiste care alla UE.
Insomma, la "democrazia", cioè il principio legittimante secondo il quale la sovranità appartiene al popolo, può effettivamente essere un minimo denominatore comune tra destra e sinistra antiUE/antieuro, per la ragione principale che è l'unica arma di cui dispongono contro il comune nemico, che del parere dei popoli e delle elezioni fa volentieri a meno. Non può esserlo la Costituzione. 
L'Italia è, malauguratamente, un paese profondamente diviso. Il giorno in cui, nei momenti solenni della vita nazionale, tutti gli italiani senza distinzione di parte politica trovassero naturale cantare insieme, spontaneamente e senza retropensieri, l’inno nazionale, si potrebbe pensare alla costruzione di un Fronte Nazionale di Liberazione. Oggi, questo può accadere – forse – solo quando la Nazionale italiana di calcio partecipa a una competizione internazionale importante. Purtroppo, non basta.
Segnalo un sincronismo assai significativo. La proposta di un Fronte Nazionale di Liberazione avanzata da più parti coincide con la proposta di un Partito della Nazione lanciata da Matteo Renzi. Lo trovo un sintomo da non trascurare, e anzi chiarificatore ed allarmante. Il più grave errore del fascismo storico, che origina dal suo rifiuto di principio del pluralismo politico, è proprio la pretesa di identificare, ossimoricamente, partito e nazione. La nazione, che è l’insieme di tutto un popolo che si radica nel passato dei suoi morti e si protende, attraverso i viventi, verso i suoi figli futuri, non può venire identificata con un partito, che ne è per definizione una parte, senza che ne conseguano due effetti: 1) chi non appartiene al partito non appartiene alla nazione, e dunque non gode, almeno sul piano etico e culturale, della piena cittadinanza 2) la nazione e l’interesse nazionale non potranno mai più essere valori sovraordinati alle altre appartenenze e lealtà, perché la nazione è stata identificata con una parte politica, e ne condivide la transeunte relatività e parzialità: simul stabunt, simul cadent.
In sintesi: chiunque fondi il “Partito della Nazione” prepara senza saperlo la dissoluzione, senz’altro spirituale ma in circostanze favorenti anche materiale e politica, della sua patria. 
Nella lotta politica italiana dei prossimi tempi, il costituendo Fronte di Liberazione Nazionale potrebbe dunque contrapporsi al costituendo Partito della Nazione; e lo scontro si incentrerebbe, per forza di cose, intorno al quesito: “chi è autenticamente italiano? Chi appartiene davvero alla nazione?” Basta rifletterci un momento per accorgersi che questa è la ricetta della guerra civile, un piatto indigesto che ci siamo ammanniti più d’una volta, nella storia nazionale; e anche un buon compendio della tragedia politica nazionale italiana, inaugurata dal fascismo e solo rovesciata di segno dall’antifascismo.
Dunque, se non è possibile un Fronte Nazionale di Liberazione contro l’euro e/o la UE, è impossibile agire politicamente?
Io non penso. Spiego perché.
Si può sempre agire politicamente, non appena si sia designato il nemico : perché caratteristica fondante del politico è, appunto, la coppia di opposti amico/nemico.
La domanda a cui si deve rispondere è: la UE, con l’euro che della UE è strumento politico consustanziale, è un nemico? Personalmente, rispondo di sì.
Risponde di no, per esempio, la sinistra critica, che rappresenteremo in Stefano Fassina, perché sebbene egli constati che “nella gabbia liberista dell’euro” “la sinistra…è morta”, propone come sola “via d’uscita” “il superamento concordato della moneta unica, esemplificato ad esempio nella proposta di ‘Grexit assistita’ scritta dal Ministro Schäuble e avallata dalla Cancelliera Merkel”, e la giudica “l’unica strada realistica per evitare una rottura caotica dell’eurozona e derive nazionalistiche incontrollabili".
Fassina dunque considera l’attuale UE un avversario, non un nemico; incardina il proprio disegno politico sullo spostamento degli equilibri politici interni alla UE, e lo subordina alla vittoria di una linea politica (minoritaria) interna al paese egemone. In sintesi Fassina ripropone, in forma più radicale, più seria e più coraggiosa – e dunque più dannosa perché più credibile - la tesi delle due UE: la UE realmente esistente (falsa e cattiva) e la UE possibile (vera e buona). 
Le obiezioni alla tesi delle due UE sono note, ma qui ne sottolineo una: e se ti dicono di no? se lo spostamento degli equilibri politici interni alla UE non riesce, se la linea Schäuble perde, che fai? Qual è la tua ragion d’essere politica e la tua strategia? Detto altrimenti, qual è il tuo nemico? La UE e l’euro nel cui quadro “la sinistra…è morta” o le “derive nazionalistiche incontrollabili”?
La tesi delle due UE non conduce a un’azione politica vera e propria, ma a un circolo vizioso nevrotico: avanzare petizioni farcite di appelli ai principi di sinistra della “buona e vera UE possibile”, facendole seguire da violente, isteriche proteste verbali ogni volta che la petizione non viene accolta e i principi vengono disattesi dalla “falsa e cattiva UE realmente esistente”: l’esatta dinamica della sciagurata trattativa tra governo Tsipras e vertici UE.
Certo: è probabile che una recisa dichiarazione di inimicizia verso UE ed euro condannerebbe Fassina a una posizione minoritaria o addirittura testimoniale all’interno dei dissidenti del PD, a cui si rivolge in vista della creazione di una nuova forza politica. Però, la tesi delle due UE da un canto condanna la costituenda nuova forza politica a una posizione minoritaria o addirittura testimoniale all’interno della “UE realmente esistente”, e dall’altro replica lo schema tipico del rapporto di subordinazione e reciproca strumentalità tra sinistra di governo e sinistra massimalista (PD e SEL, per intenderci). La sinistra massimalista intercetta il dissenso antisistemico, e poi, nei momenti decisivi, lo spende per sostenere la sinistra di governo, che in cambio garantisce ai suoi quadri posti e finanziamenti: priva com’è di una strategia politica autonoma da quella della sinistra di governo, se la sinistra massimalista non segue questo schema semplicemente sparisce. 
Uno spazio di azione politica vera e propria si apre solo se si risponde, senza ambiguità, alla domanda: la UE, con l’euro che della UE è strumento politico consustanziale, è un nemico? 
Se si risponde di no – quali che siano le aggettivazioni e le mezze tinte che si accludono alla risposta – si agisce politicamente all’interno del quadro UE così com’è, con i rapporti di forza, le ideologie e gli schieramenti nazionali e internazionali realmente esistenti: e ogni riferimento a “un’altra UE possibile” resta pura e semplice espressione di un desiderio e/o mozione degli affetti a uso interno + slogan propagandistico a uso elettorale.
Se si risponde di sì, ne consegue immediatamente che i propri alleati sono tutti coloro che condividono la stessa valutazione, a prescindere dal resto (cultura e linea politica). Si può fare eccezione solo per chi si ponga su posizioni incompatibili con la nostra civiltà (per esempio, l'ISIS è certamente nemica della UE, ma non è un alleato possibile).
Per le ragioni esposte nella terza parte di questo scritto, non credo praticabile in Italia la via della costruzione di un Fronte Nazionale di Liberazione, e dunque considero sbagliata – non in linea di principio, ma di fatto - ogni proposta di alleanza strategica tra forze politiche organizzate provenienti da destra e da sinistra.
A mio avviso, se si vuole agire politicamente contro la UE le vie da percorrere oggi sono tre.
Una: influire culturalmente, nei canali disponibili e ciascuno secondo le proprie forze individuali o collettive, senza aderire ad alcun partito. Risulterà naturale che chi sceglie questa via si rivolga, principalmente, a chi appartiene alla sua cultura politica di provenienza: anche se probabilmente è proprio lì che incontrerà gli ostacoli e le sordità maggiori, perché nemo propheta in patria. E' un lavoro indispensabile, prezioso e ingrato.
Due: aderire a una delle due sole forze politiche organizzate e rilevanti che in Italia si dichiarino (con gradi diversi di chiarezza e coerenza) nemiche della UE: Lega, e Fratelli d'Italia. Aderirvi in forma individuale o se possibile organizzata, partecipare al dibattito interno, scontare i limiti dell'adesione a una linea politica che non persuade per intero, e tentare di influirvi, cioè fare carriera nel partito per consolidarvi la vittoria (tutt’altro che definitiva) della linea anti UE e antieuro.
Tre: lavorare per dividere, mandare in confusione e battere la sinistra italiana. A mio avviso, infatti, la sinistra italiana è il problema principale, e senza una vera e propria metamorfosi non sarà invece mai (so che è una parola grossa) la soluzione.
In altri termini: la sinistra italiana è il nemico principale, all'interno dei confini nazionali, perché è il principale collaboratore della UE, che senza di essa non sarebbe mai riuscita ad affermarsi, a convincere e a vincere. Lo è perché nella sinistra italiana, sia quella di provenienza comunista, sia quella di provenienza cattolica, l'internazionalismo farà sempre aggio sulla difesa dell'interesse nazionale, e oggi l'internazionalismo si declina solo nel quadro UE; mentre la battaglia per il ripristino della sovranità dello Stato contro un’istituzione sovrannazionale come la UE può appoggiarsi solo su fondamenta nazionaliste: per prendere un topo ci vuole un gatto, non un cane.
Dunque la sinistra italiana va, anzitutto, divisa e mandata in confusione. Sono benemerite tutte le iniziative interne alla sinistra, individuali o organizzate, che la dividono, la indeboliscono, la riempiono di contraddizioni e le mettono in qualsiasi modo i bastoni fra le ruote e lo zucchero nel carburatore, per esempio incrementando l'astensionismo e la disaffezione di elettori e militanti. Particolarmente importanti le iniziative interne alla sinistra che contribuiscano a farle perdere la superiorità morale, il "moral high ground", perché la dimensione morale del conflitto è la più importante, sul piano strategico (poi vengono la mentale e la fisica). Sono invece deprecabili, dannose e da battere le iniziative interne alla sinistra che si ripromettono di dividerla per creare altre formazioni di sinistra "autentica", comunque denominate, perché non fanno altro che perpetuare l'equivoco, dare ossigeno a un nemico in affanno, e resuscitare per qualche anno o mese la cantafavola della superiorità morale della sinistra e la velenosissima tesi delle due UE, che è attualmente l’arma ideologica più potente del nemico.
Soprattutto, la sinistra italiana va battuta. Il primo obiettivo da proporsi è che la sinistra italiana subisca una chiara sconfitta elettorale, chiunque sia a infliggergliela, fosse anche Attila re degli Unni. Ogni volta che la sinistra perde, perde la UE (anche se non è vero che quando vince la destra vincono le forze nemiche della UE).
Non lo dico per pregiudiziale ideologica avversa alla sinistra, anche se la cultura politica della sinistra non è la mia. Lo dico perché se vogliamo che la sinistra italiana sperimenti un “riorientamento gestaltico”, come lo definiva Costanzo Preve, ovvero la metànoia o conversione che la conduca a dichiararsi nemica della UE e dell’euro, dobbiamo sapere se ne verificheranno le condizioni di possibilità solo in seguito a un evento traumatico maggiore: cioè a un’inequivocabile, dura sconfitta.
Ricordo che la stessa identica dinamica si è verificata per la destra italiana: nella quale sono sorte e hanno conquistato la leadership posizioni nemiche della UE e dell’euro solo in seguito al processo dissolutivo da essa subito con l’avvento del governo Monti, la subordinazione e collaborazione del suo principale leader Silvio Berlusconi tramutato in prigioniero di Zenda e capo dell’opposizione di Sua Maestà, etc. 
So che le posizioni che ho formulato qui sulla sinistra sono brutalmente semplificatorie. La cultura politica della sinistra non è la mia. La mia cultura politica è quella di un nazionalista moderato (moderato dal cattolicesimo, perché per me prima della patria viene Dio, e quindi non è lecito fare qualsiasi cosa in nome e nell'interesse della nazione). Non ritengo che la cultura politica della sinistra sia malvagia o irrimediabilmente erronea in sé. Ritengo che abbia bisogno di una profonda revisione, che può avvenire solo dal suo interno: per questo ho ammirato e incoraggiato l'opera di Costanzo Preve, del quale mi onoro d'essere stato amico. Lo stesso vale, d'altronde, per la cultura politica della destra: qui la più importante revisione è stata compiuta da Alain de Benoist; altre sono in corso d'opera e sono benemerite. Ritengo altresì che uomini degni di rispetto e ammirazione - o di avversione e disprezzo - ce ne siano in tutti i campi politici.
La brutale semplificazione che ho proposto è motivata da questo: che siamo in guerra, anche se non si spara. Scopo della guerra è imporre la propria volontà al nemico, i mezzi dipendono dalle circostanze. La guerra oggi in corso, che vede in un campo la UE e i ceti dirigenti proUE (alle spalle dei quali stanno gli USA), e nell'altro le nazioni e i popoli d'Europa, viene condotta con mezzi economici, giuridici, amministrativi, psicologici; il fatto che sia una guerra che non osa dire il proprio nome non la rende meno pericolosa e meno aspra.
Anzi: finché questa guerra rimane segreta e sottaciuta, è impossibile difendersi e combatterla, figuriamoci vincerla; l'esempio catastrofico di Tsipras mi pare esauriente.
Ora, per difendersi da una guerra di aggressione bisogna anzitutto: a) accorgersi che c'è, cioè accorgersi che qualcuno ti ha designato come nemico b) ricambiare il favore, cioè designare nemico lui c) delimitare i campi, che possono essere solo due, e chiarire chi sta nel campo nemico e chi sta nel campo amico d) situarsi di qua o di là e) dividere e battere il nemico usando tutti i mezzi atti allo scopo (dai quali escludo i mezzi violenti, per la ragione elementare che un passaggio al livello militare dello scontro importerebbe l'immediata e totale sconfitta del campo in cui mi situo io).
Designo la sinistra come nemico principale all'interno delle frontiere italiane perché la sinistra italiana si è totalmente identificata con la UE (salvo benemerite eccezioni, purtroppo quasi sempre individuali) e perché la sinistra è la principale portatrice della funesta tesi delle due UE, che, ripeto, è attualmente l’arma ideologica più potente del nemico: sinistra = UE dal volto umano.
In altri termini: finché la sinistra resterà maggioritaria nell'opinione italiana, la maggioranza degli italiani continuerà a credere che la UE sia riformabile, cioè che la UE sia un compagno che sbaglia o alla peggio un avversario, non un nemico. Io invece penso che la UE sia un nemico. La guerra semplifica brutalmente: nemico, amico; di qua, di là; perdere, vincere. E' brutto, è peggio che brutto, ma è così: prima ce ne persuaderemo, meglio sarà.
Insomma: la sinistra può svegliarsi dal sogno europeo? E se la risposta è “sì”, in che modo?
Sì, la sinistra può svegliarsi dal sogno europeo. In che modo? Se dopo una dura, inequivocabile sconfitta, le voci di chi, dall’interno della cultura politica della sinistra, ha saputo operarne una profonda revisione e le ha indicato come nemico la Ue e l’euro che di essa è strumento consustanziale, vi troveranno ascolto e ne conquisteranno la leadership.
Roberto Buffagni

domenica 27 novembre 2016

Perché non c'è un Fronte Nazionale in Italia?



Ieri nero mi ha suggerito la visione di una puntata di Omnibus su La7 alla quale ha partecipato Marion Le Pen. Utile, per chi vorrà guardarsela, più che altro per riconoscere ancora una volta chi, camuffandosi da fraticello in cilicio, sofferente per le pene del globo, in realtà vuole la nostra pelle scuoiata in un unico pezzo su un bastone.
Utile anche per capire che:

1) Marion Le Pen non è simpatica come zia Marine (confrontatela con quest'ultima nell'epico scontro con frau Blucher); risulta un po' compressa nella sua corazza di bionda Crudelia Jean d'Arc, ma è anch'ella perfettamente in grado di ampliare ogni volta la collezione di palle vetrificate che tiene sulla scrivania in una ciotola. Palle strappate agli intervistatori e agli interlocutori televisivi, questa volta un tre con ("con" nel senso del canottaggio e in quello francese) che ha tentato di metterla in buca con argomenti come: [il conduttore] "ma è vero che sua zia ha cacciato suo nonno perché il cane di suo nonno aveva sbranato l'amato gatto di sua zia?" Al che Marion ha risposto, perfida: "Sono qui per parlare di politica, non di aneddoti".

2) Il tre con, in cui si è distinto per dialettica creativa, con un vero carpiato con avvitamento quadruplice internazionale (il "pericolo dell'internazionale nazionalista") il sanvaroufakista #Magliettanera, ha dato l'impressione di esistere nel senso del da sein solo quando Marion se n'è andata lasciando i quattro allo scambio di figurine globaliste e la puntata si è trasformata infine, come accade spesso nelle riunioni tra adolescenti che condividono un interesse comune, in una tristissima ammucchiata di platonici pompini reciproci.

3) Chi parla di cose concrete in politica, delle istanze del popolo, dei problemi reali e non della fluidità sessuale degli angeli esiste ma lo spazio dialettico è occupato da fuffaroli che hanno l'unico scopo di non lasciar passare le idee che non si adeguano all'Unica Idea. Il Grande Cancello al quale si affollano fin troppi guardiani. L'idea internazionalista/mondialista.

Alla fine della trasmissione mi sono chiesta: "Perché non abbiamo anche noi come i francesi un Front National da votare in Italia?
Poi però mi è sorto un dubbio sulla possibile effettiva esistenza di una formazione politica con quel nome in Italia, ho controllato ed ho avuto la conferma che, si, in realtà un fronte nazionale c'è ma è come se non esistesse, perché appartiene ad un mondo ufficialmente inesistente. Un ectoplasma politico. La domanda forse potrebbe diventare, a questo punto, ancor più provocatoriamente e fingendo di essere ingenui come il bambino dei vestiti nuovi dell'Imperatore, "Perché non possiamo utilizzare "quel" Fronte Nazionale come i francesi possono fare con il loro Front National?"

E' una domanda importante, più ci penso, perché sulla relativa pagina di Wikipedia del FN italiano si legge questo:

Il Fronte Nazionale è un partito che si dichiara alternativo sia alla destra che alla sinistra, in quanto ritiene che entrambe le fazioni appartengono a vecchie logiche politiche figlie del mondialismo e dell'ultraliberismo; alla dicotomia destra/sinistra si contrappone lo schema sovranisti/mondialisti. Il partito pone come primo obiettivo il recupero della sovranità nazionale in tutte le sue ramificazioni: sovranità culturale, sovranità etica, sovranità territoriale, sovranità economica, sovranità monetaria e sovranità politica, come descritto nel loro manifesto per la sovranità nazionale sul loro sito ufficiale.[57] In politica economica il Fronte Nazionale è un partito antiliberista, favorevole all'uscita dall'Euro per riacquisire sovranità monetaria, e favorevole alla nazionalizzazione della Banca d'Italia per riacquisire la sovranità economica. (fonte Wikipedia)
Stra-ohibò! Sento una formidabile perturbazione nella Forza, "come se milioni di voci gridassero terrorizzate e a un tratto si fossero zittite. Temo sia accaduta una cosa terribile." (cit.)

Ma è quello che diciamo noi! Sono i nostri obiettivi! Siamo forse diventati tutti di estrema destra a nostra insaputa? Oppure dovremo diventarlo? Anche noi che, prima di riconoscere il pericolo mortale rappresentato del mondialismo e dell'ultraviolenza liberista, frutti dell'amplesso contro natura post 1989 tra Capitalismo e Comunismo, eravamo stati orgogliosamente desinistra? E anche coloro che, disperatamente, cercano di far diventare di sinistra le istanze di cui sopra, insistendo ad evocare il fantasma di qualcosa che forse non esiste?
Se la sinistra europea che dovrebbe rappresentare il popolo (ma l'ha mai fatto realmente?) è ormai la quinta colonna del mondialismo e i suoi rappresentanti i drughi dell'ultraviolenza liberista, come tengono tanto a ricordarci ogni volta dai pulpiti mediatici che okkupano con grande solerzia, ciò dovrebbe rappresentare un problema identitario nostro, dopotutto? Io, tra parentesi, credo di aver già superato la fase dell'elaborazione del lutto.

E' evidente che ci vuole anche in Italia un Fronte Nazionale come in Francia, come già scriveva Eugenio Orso due anni fa, ovvero un partito che metta l'interesse nazionale al primo posto contro la minaccia mondialista e che comprenda tutti coloro che vogliono starci, fossero anche coloro che non ci piacciono e che incontreremmo nel punto in cui si incontrano gli opposti estremismi. Se il marchio è già registrato se ne crei un altro, che però indichi chiaramente che lo scopo è la nazione e l'Italia. Non, per intenderci, il Forza Italia (nel senso ormai divenuto di forzare) così diverso dal preteso Forza, Italia, che occupa in maniera nefasta lo spazio della destra, e contro i partiti che l'Italia l'hanno esclusa non a caso fin dal nome, preferendo l'indeterminatezza, la fluidità culturale del "Partito democratico", "Movimento cinque stelle" per non parlare dei "transnazionali radicali".
Ha ragione il fraticello compunto e infilzato, un'internazionale nazionalista, nonostante l'ossimoro, è pericolosa, perché paese dopo paese sta dimostrando che solo il nazionalismo potrà salvarci.

Eppure dovrebbe essere semplice da capire perché. Una volta perfino la sinistra europea difendeva l'interesse nazionale e parlava come Georges Marchais, che oggi invece verrebbe considerato un fascista sciovinista, misogino, omofobo, razzista. Come lo sarebbe il Napolitano di quei tempi e qualunque altro leader comunista dell'epoca. Perché il nazionalismo era ancora una cosa normale, come l'eterosessualità.


Anche Fidel, con un unghia del quale non avresti fatto l'intero Parlamento Europeo degli Schultz e dei Juncker, ha sempre difeso un interesse nazionale, quello il suo popolo; era uno sporco nazionalista, ora che lo piangete, aggiungendo il suo santino a quello del Che. Ipocriti sepolcri arrossati.
In quella sinistra nazionalista ci si poteva anche al limite riconoscere. In questa che, in fondo, passato il funerale ed appassiti i fiori rossi, comincerà a  definire Castro con gli stessi argomenti degli esuli cubani a Miami, ed imputandogli una chiusura al multikulturalismo e al libero mercato, perché parla facendo da megafono all'interesse dei padroni sovranazionali, assolutamente no.

Se la sinistra non tornerà mai più nazionalista, il che rappresenta l'ultima chiamata prima dell'autodistruzione, che allora si fotta assieme ai suoi padroni in guanti gialli. E si conceda ai becchini di seppellirla una volta per tutte, staccandosi dal suo cadavere putrescente restituendolo alla terra, liberandosi per sempre da questa nefasta necrofilia politica.


domenica 20 novembre 2016

Non è Francesca



Marco Zorzi ha lasciato questo commento a margine del post "Io sono una trumpiana di merda".

"Non mi dire che anche tu consideri questa "sinistra" come "comunista"?? E' evidente che questa è una falsa sinistra! Quella vera, da Fusaro, a Preve, a Orso, a Giulietto Chiesa, a La Grassa, etc etc etc SONO CONTRO QUESTA FALSA SINISTRA! E allora sono io che chiedo a te, ma come fai a non capire questo concetto così elementare e a chiamare ancora "comunisti" questa FALSA SINISTRA??? Questa è una falla enorme e incomprensibile nel tuo "sistema", che pur io apprezzo moltissimo."

Vedi Marco, permettimi una premessa metodologica, prima di entrare nel merito e rispondere alla tua osservazione. 
Noi psicologi siamo, specialmente in Italia, categoria pressoché inutile. Altamente professionale ma inutile. Sempre scavalcati, calpesti e derisi dagli psichiatri che, per il fatto di poter prescrivere farmaci avendo una formazione medica, facendo parte del clero ospedaliero (rubo la definizione di clero da Costanzo Preve), ed essendo quindi sacerdoti della Sacra Pillola, si sentono inevitabilmente superiori, nonostante a volte manchi loro proprio la psicologia, la dimestichezza con i meandri reconditi della mente - non solo del cervello materiale fatto di neuroni e materia bianca - indispensabile per interagire in modo completo e soddisfacente con il paziente, promuovendone la guarigione completa di corpo e mente, anche quando si tratta di un male apparentemente solo fisico. 

Nel caso poi del disagio mentale, della depressione o della vera e propria psicosi, piuttosto che consegnare al sofferente, tramite la psicoterapia, la chiave per comprendere la sua psiche attraverso quello che non è altro che un lungo, doloroso ma salvifico percorso alchemico di iniziazione all'autoconoscenza del sè, si preferisce l'atto magico ed immediato di prescrivere la pillola, dove la magia consiste troppo spesso solo nell'aumento del profitto per chi l'ha prodotta. Qualcosa che è ormai assai affine all'atto di ciarlataneria di chi vendeva le pozioni miracolose alla fiera del paese e che presto sarà sostituito dai vecchi e più sbrigativi arnesi della lobotomia e dell'elettroshock.

Noi psichiatri e psicologi dovremmo lavorare in sinergia, unire le forze per il bene di chi soffre, ognuno occupandosi del suo corno del problema, neurotrasmettitori e psiche, ma ciò non avverrà mai, perché l'interesse di questi due mondi facenti parte integrante del macromondo del Profitto, non è più il benessere del paziente, come ci si illude, ma solo la sua fidelizzazione al consumo di psicofarmaci che, senza psicoterapia associata, sono più inutili della categoria degli psicologi.
Non fu sempre così. Io fui assai fortunata di ammalarmi di depressione in un periodo, trent'anni fa, in cui ci si poteva ancora permettere di affiancare alla pillola non ancora sacralizzata la psicoterapia e potei guarire dal male oscuro. La scelta successiva dello studio della psicologia fu probabilmente nient'altro che la volontà di completare la mia conoscenza pratica con quella teorica. Dirò di più. Solo ora, dopo trent'anni, mi rendo conto che l'immane sofferenza di allora, l'andare sull'orlo dell'orrido e trovare il coraggio di guardarne il fondo per evitare di esserne risucchiati, era assolutamente necessaria e sono per questo oggi finalmente grata al Virgilio che mi ci accompagnò.

Ora, ciò premesso, e scusandomi per la nota autobiografica, l'essere psicologi, nonostante significhi l'appartenenza ai paria della comunità scientifica, rappresenta un vantaggio quando si devono interpretare alcuni comportamenti, fatti, azioni e reazioni a livello macropsicologico sociale e collettivo,  perché si possiedono gli strumenti professionali più adatti per farlo. E ciò perché la mente collettiva funziona a grandi linee come la mente individuale, pur con alcune differenze.  Utilizza anch'essa, ad esempio, tutti gli arnesi della negazione, dai più blandi meccanismi di difesa dell'IO alla negazione psicotica della realtà.
Quando si nega? Quando non riusciamo a sopportare la verità di una risposta che già conosciamo (meccanismo di difesa) o la realtà dalla quale proviene (negazione psicotica).

Tornando finalmente all'argomento che ha dato origine a questa discussione, e rispondendo nel merito al caro Marco. Mi chiedi come faccio a non capire che QUESTA NON E' VERA SINISTRA?
E' perché sono psicologa. 
Permettimi di consigliare a te e agli altri miei lettori la visione di questo video propedeutico, prima di proseguire. 


Cosa salta subito alle orecchie? Una serie di personaggi che sono in clamorosa contraddizione con loro stessi. Che prima, ai tempi di Berlusconi, quando fingevano di contrastarlo secondo il copione, strillavano contro chi voleva cambiare la Costituzione e ora strillano contro chi vuole impedir loro di cambiarla nel modo identico a Berlusconi, ovvero secondo i dettami di quella sovragestione il cui regista allora chiamavamo con il nomignolo di P2.
Questi waltercialtroncelli si spiegano molto facilmente con la formula della sete di potere, nel senso di gestione del controllo sui livelli bassi della società; tratto comune, per la verità, alla genìa dei politicanti in genere. Il comportamento di questi in particolare è però quello di chi, pur di mantenere questo potere da kapo avendolo ottenuto con la vendita dell'anima, i trenta denari e il piatto di lenticchie, se ne frega proprio della contraddizione, non se ne preoccupa affatto. E perché? Perché chi li considera dei leader e dei capi è affetto dal morbo dell'appartenenza e non oserà metterne in discussione l'autorità, nemmeno quando è palese che non solo  questi capi si contraddicono nei fatti, il famoso "contrordine, compagni", ma non fanno più l'interesse del popolo per fare invece quello della sovrastruttura della quale sono nomenklatura e alla quale ci hanno venduti e continueranno a venderci.

Tu Marco dici:
"Non mi dire che anche tu consideri questa "sinistra" come "comunista"?? E' evidente che questa è una falsa sinistra! Quella vera, da Fusaro, a Preve, a Orso, a Giulietto Chiesa, a La Grassa, etc etc etc SONO CONTRO QUESTA FALSA SINISTRA!

Ma cosa intendi esattamente con sinistra comunista? Quella che si è incarnata nella realtà della storia del Novecento con le sue poche luci e le troppe ombre o un'altra totalmente fantasmatica, inesistente, mitologica ed idealizzata che sembra, a noi psicologi, la proiezione olografica di chi vi si identifica e che non è mai esistita se non nelle teorizzazioni dei libri sacri, da Marx a Lenin?

Perché per "vera sinistra" non credo tu ti riferisca a quella che fu distrutta negli anni '90 per far posto a chi era più ontologicamente adatto a gestire la transizione dal liberalismo al totalitarismo mondialista. Mi riferisco a quella sinistra liberale (orrore!) dei Craxi, degli Olof Palme. Gente non a caso eliminata politicamente e fisicamente per far spazio ai comunisti riverniciati da ex tali come Angela Merkel, incaricati di mettere in pratica il progetto europeo di stampo reazionario e neoaristocratico il cui manifesto fu però redatto, guarda caso, dal comunista e antifascista Spinelli.

Se oggi perdiamo tempo prezioso a disquisire su sinistra vera o falsa invece di maledirla e basta è perché abbiamo commesso tre errori fatali.
Il primo è stato l'aver evitato come la peste in quanto "fascisti" i libri che trattavano dei crimini del comunismo perché il farlo ci ha permesso di ignorarne la tendenza autogenocidaria e autorazzista, come insegna la vicenda dei Khmer Rouge cambogiani (anche quelli falsi comunisti?)
Il secondo è stato rallegrarsi della fine del socialismo liberale e del contemporaneo salvataggio fraudolento del comunismo spacciato per post-comunismo, che non presagiva nulla di buono.
Il terzo e più fatale errore è stato l'aver confuso la caduta dello stalinismo residuale (1989) con la caduta del comunismo tout court, perché l'equivoco ci ha impedito di vedere come la Reazione ne avesse conservato accuratamente la parte internazionalista, trotzkista, perfettamente adatta a gestire il mondialismo totalitario a venire. Mondialismo che, in quanto ad armamentario propagandistico ed ideologico, è infatti un tripudio di egualitarismo (verso il basso), elogio della diversità (indifferenziazione), apertura, antinazionalismo, antifascismo, antirazzismo.
Convinti da questi propositi buoni per definizione, così inequivocabilmente progressisti e desinistra, per seguire l'europeismo internazionalista dei comunisti preferiti di Kissinger (non per caso), fidandoci di una loro inesistente redenzione dal comunismo (mentre invece era solo dalla componente nazionalcomunista stalinista) siamo caduti nella trappola delle élite sovranazionali, accettando che, dopo le purghe di Mani Pulite, rimanessero solo questi infami disposti a continuare a torturare popoli interi a rappresentare la "vera" sinistra. Il risultato sono la Grecia di Tsipras e l'Italia di Renzi.
Oppure pensate veramente che l'attaccamento morboso verso l'abolizione della proprietà privata (o sua limitazione caso per caso, come scrive Spinelli), il controllo centralista della misura dei cetrioli e la distruzione del sistema capitalistico siano politiche di destra?

Non che anche a destra non siano stati traditi e abbiamo molto da ridere. Hanno creduto che la loro dirigenza lottasse contro il comunismo ed intendesse addirittura salvarli da esso, mentre invece ci andava a letto assieme e assieme a lui studiava il modo di fotterli. Non so dire sinceramente chi, tra destri e sinistri, dovrebbe essere più incazzato con la propria ideologia di riferimento, di questi tempi.
Forse è proprio giunto il tempo di riprogrammare tutta la politica rifondandola su categorie più concrete e vitali  della diatriba stucchevole e ottocentesca destra-sinistra. Ciò comporterà scelte dolorose ma inevitabili, almeno per chi era di sinistra, come il dover rinunciare all'appartenenza e accettare il salvagente lanciato da colui che era ideologicamente il nemico.

Credo quindi, per concludere, caro Marco, che sia proprio sinistra comunista. Il perché lo capisco dalla reazione dei suoi militanti, che è religiosa e non politica, come si addice a quella sinistra che per combattere la superstizione religiosa si fece essa stessa religione, attribuendosi inoltre, aiutandolo dalla religione, il primato della superiorità morale. Sinistra che si fonda sull'appartenenza, sul dogma dell'ortodossia e sul centralismo democratico, espressione dell'autoritarismo di una nomenclatura auto-designatasi a governare sul popolo e del principio che i capi non sbagliano mai e il "contrordine, compagni" non è mai contraddizione ma tattica politica.
L'errore del militante-credente è quello di pensare che questa dirigenza agirà sempre per il suo bene e non sarà mai capace di tradirlo.
Il militante vede questa sinistra come la mamma. La mamma non può farmi del male perché mi vuole bene.
Ora, se vostra madre vi vende ai pedofili, direste che "si, è vero, ma questa non è la mia vera mamma?" Ricordando che sui padri vi possono essere dubbi ma mater semper certa est, è chiaro che si tratterebbe di negazione psicotica della realtà. 

Neghiamo perché dietro a quasi tutti gli atti che hanno generato una sofferenza esistenziale, a volte alla base di vere e proprie vite rovinate, c'è la percezione di un atto di tradimento, che è francamente insopportabile. Genitori o altre figure di riferimento che hanno tradito le nostre aspettative. A volte il tradimento percepito è semplice insoddisfazione delle pretese irrealizzabili del bambino che vede l'adulto come dio onnipotente al servizio dell'egocentrismo infantile. Mamma è stata cattiva perché non mi ha portato la Luna (non ha realizzato il Socialismo).
Crescere significa rimettere a fuoco e al loro posto queste figure di riferimento e vederle come esse sono: esseri umani fallibili che, se hanno sbagliato, possono non averlo fatto per cattiveria ma per incompetenza e per debolezza e soprattutto perché non sono déi infallibili al nostro servizio.
Altre volte il tradimento è un atto reale, devastante. Mamma è stata cattiva perché mi ha venduto ai pedofili (mi ha venduto alla Reazione). Non per questo non possiamo trovare la forza di ammettere a noi stessi che una mamma può essere anche una criminale, di superare il trauma, incluso quello di non essere più obbligati ad amarla e andare avanti guardando oltre l'orizzonte.
Invece si nega. Ci si rifiuta di guardare in faccia la realtà. 
Chi si sente appartenente ad un'ideologia che lo ha tradito, pur di non ammettere di essere stato tradito tira fuori il "ma questa non è vera sinistra". Non è la mia vera mamma e io sono ancora un bambino che ha bisogno che qualcuno gli porti la Luna.
C'è anche, purtroppo, la cornutaggine di chi dice:" No, no. Tradirmi? Mia moglie non farebbe mai una cosa simile". Quella forma mentis che Battisti e Mogol avevano espresso genialmente nel "Non è Francesca".

Ti stai sbagliando chi hai visto non è
non è Francesca.
Lei è sempre a casa che aspetta me
non è' Francesca.
Se c'era un uomo poi,
no, non può essere lei.

Francesca non ha mai chiesto di più
chi sta sbagliando son certo sei tu.
Francesca non ha mai chiesto di più
perché
lei vive per me.
 Come quell'altra è bionda, però
non è Francesca
Era vestita di rosso, lo so,
ma non è Francesca.
Se era abbracciata poi,
no, non può essere lei.

Francesca non ha mai chiesto di più,
chi sta sbagliando son certo sei tu.
Francesca non ha mai chiesto di più
perché
lei vive per me.

Non sono mai solo canzonette.


martedì 15 novembre 2016

L'Ordine Nuovo Universale e i suoi Pacciani


Sono d'accordo nel non doversi ritenere George Soros "il Male" ma solo un messaggero, un abile agente organizzatore al servizio di un Sistema di cui egli è parte ma per il quale agisce solo da esecutore materiale, da sicario dell'interessecomunismo dell'élite. Perché credete davvero che un uomo solo al comando potrebbe "investire 500 milioni di dollari nelle migrazioni verso l'Europa"?
E' evidente che tutti i soldi che dice di spendere per provocare disastri in giro per il mondo non possono essere tutti provenienti dai suoi risparmi, nonostante dia l'impressione di stamparsi i dollari in quantità illimitata di sotto in tavernetta e sia avvezzo alla speculazione hard, potendo contare sicuramente anche su un ottima rete di insider trading. 
Lui organizza, gestisce i fondi, è l'agente pagatore, è Ernst Stavro Blofeld, il cattivo dei fumetti, in un certo senso, ma è il livello manovalanza, il Pacciani della situazione, assieme ai Lotti, Vanni e altri compagni di spirit cooking della situazione. 

E' stato scelto perché è sufficientemente sociopatico dal riuscire a non avere alcun tipo di rimorso nel provocare sciagure epocali su larga scala e a danno di intere nazioni, perché possiede lo stesso frame of mind del serial killer che si esalta nell'avere nelle sue mani il pieno controllo della vita degli altri. 
E' qualcuno che, avendo compiuto il sacrificio dei suoi simili, essendosi lavato nel sangue dei suoi fratelli, può ben auspicare e guidare il più sottile e lento genocidio imposto della dittatura sovranazionale di cui è agente e servo. 
L'esperienza con i collaborazionisti nazisti a quattordici anni in Ungheria, quando indicava con il ditino i correligionari da espropriare, ne avrà infatti senz'altro forgiato il carattere e lo avrà dotato di un devastante senso di onnipotenza ed invulnerabilità. 
In questa intervista rilasciata tempo fa a "60 Minutes", Soros rievoca quei tempi e si dichiara sorprendentemente affatto pentito di quel passato. "Se non lo avessi fatto io lo avrebbe fatto qualcun'altro", risponde all'intervistatore con l'emotività di un rettile. (Dal minuto 7:00 in poi).



Soros è un genio del male (ma non è Il Male, siamo d'accordo) e doppiamente pericoloso e infido perché è fatto passare per qualcuno che fa solo del bene, un filantropo, mentre è solo un esecutore.
Se lui è il Pacciani che procura i trofei da portare ai suoi mandanti, il livello superiore è rappresentato da un potere sovranazionale che se ne serve per implementare cosette come la destabilizzazione di paesi attraverso le rivoluzioni colorate, le migrazioni come arma di ricatto, le speculazioni finanziarie affossa-nazioni, la propaganda mediatica, e che ha deciso di usarlo come frontman, sul quale poter catalizzare tutte le frustrazioni di coloro che lottando contro il mondialismo e il suo modo di produzione, la globalizzazione, hanno bisogno di un'incarnazione del Demonio da maledire.

Giovani premier desinistra a lezione dal vecchio marpione (Justin Bieber Trudeau, premier canadese)
Questo livello superiore è oggi più che mai pervasivamente infiltrato nei gangli della società e in tutti i suoi aspetti, dall'economia alla politica, ma la cosa preoccupante è che negli ultimi tempi pare essere uscito dai sotterranei, dalle catacombe, per andare ad occupare istituzioni ben visibili alla luce del sole. Soprattutto pare aver acquisito, nel senso di comprato a suon di pacchetti di maggioranza, il concetto di Bene, che ha utilizzato come cavallo di Troia per soppiantare la democrazia. 
Esso pare aver ormai infatti occupato tutto ciò che è carità, bontà, altruismo, filantropia, bene comune, al fine di poterne stravolgere il senso e soprattutto l'orientamento che ora, dietro l'apparenza "buona", dirige decisamente verso il Male. Dire che si vuole eliminare la povertà quando invece si fa in modo di moltiplicarla, parlare di uguaglianza agendo secondo il suo contrario, elogiare la diversità provocando l'annullamento dell'identità: ecco ciò che definisco, al di là del materialismo che vi scorge solo l'elemento dell'accumulazione del profitto,  come il vero senso del demoniaco, dello stravolgimento degli scopi e del supremo inganno, rappresentato dal globalismo. Non è più solo profitto è qualcosa di controspirituale.

Non c'è bisogno che vi nomini le istituzioni che paiono essere state svuotate e votate a questo stravolgimento. Una l'abbiamo a Roma, un'altra a Bruxelles e l'altra ancora a New York.

Mentre eravamo distratti dalle emozionanti elezioni americane sono uscite questa notizia e quest'altra:


"Alla luce delle resistenze globali e il giorno stesso dell'elezione del Presidente Trump, le Nazioni Unite stanno premendo per rimuovere gli ostacoli all'implementazione della sua Agenda 2030 e dei suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile."
Signori, ecco il nuovo FATE PRESTO.

Che cos'è l'Agenda 2030? Se ne leggete il contenuto, ad esempio "eliminare del tutto la povertà entro il 2030", sulle prime penserete che è un progetto bellissimo, fantastico e che bisogna senz'altro appoggiarlo, e così tutto il resto, dalla difesa del pianeta, al diritto alla felicità, uguaglianza, fraternità ecc. Poi però ci ripensate e vi appare, come un'ologramma mariano, il Berlusca che millanta "sconfiggeremo il cancro in tre anni" e qualche dubbio di essere di fronte ad una colossale bullata cominciate ad averlo. Rileggendo ancora una volta i propositi dell'Agenda, cominciate a pensare che il mondo che essa vi prospetta sia talmente perfetto da essere irreale e soprattutto irrealizzabile in soli quindici anni.  Dopo qualche minuto in più di elaborazione, i più scafati di voi penseranno infine, e a ragione: "Dov'è, in tutto ciò, la fregatura?"
Anche perché sono gli stessi, ovvero l'ONU, che prevedono per il 2050, quindi nei vent'anni successivi all'avvento dell'Era dell'Acquario 2030, lavorandoci già dall'anno 2000, il famigerato "ripopolamento per sostituzione" dell'Europa, a quanto pare grazie all'arrivo di milionate di ex poveri salvati dall'indigenza da questi gatti e volpi filantropi che lavorano unicamente per arricchire gli altri.

Sempre a margine dell'elezione del Donald, l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Zeid Raad al-Hussein (un saudita ai diritti umani è come Lecter che gestisce un ristorante vegano) durante una conferenza stampa a Ginevra ha definito il presidente eletto "un pericolo per il mondo." Nemmeno tre mesi fa, sempre al-Hussein aveva attaccato i leader europei non mondialisti come Wilders, Le Pen, Farage e, nuovamente Donald Trump. 
Se non strilla l'ONU, strilla la UE, con i medesimi argomenti, utilizzando i megafoni dei media (vi sarete resi conto in questi giorni che è stato dato un calcio al nido degli scarafaggi, che si erano comprati proprio tutti). Le entità sovranazionali ufficiali sembrano tutte votate alla dittatura del globalismo; ne condividono il linguaggio, le parole chiave, gli slogan e i sottostanti propositi ed agiscono di concerto e nella stessa direzione di un'Agenda ammantata di tanti buoni propositi ma decisamente oscura. 

E' ormai evidente inoltre che anche l'ex impero americano, gli USA, sono occupati e ridotti a doversi guardare e difendere dalle trame del sicario Soros e dei suoi rivoluzionari no borders co-co-pro a 600 dollari alla settimana, cestino della merenda compreso. 

Se l'ONU è veramente l'ultima ridotta del mondialismo, la sua sede ufficiale di facciata, come ormai troppi indizi portano a pensare, andrebbe completamente rifondata affinché torni ad essere un consesso di nazioni sovrane e non di tanti Manchukuò governati dai CEO delle multinazionali o dai bussanti delle massonerie.  
Una cosa dovrebbe fare il nuovo corso americano di Trump e mi pare che qualcosa in proposito sia stato accennato dai suoi fautori. Con l'immediatezza dello US English: kick the UN out. 
E sapete come potrebbe finire Soros? Con una nuova bella Mivtza Za'am Ha'el ("Operazione Collera di Dio") ma per mandarlo a processo per i suoi crimini passati e attuali, con Gerusalemme come splendida location. La banalità della filantropia.

domenica 13 novembre 2016

Siamo ditteri o giornalisti?

CNN: "ISIS celebra la vittoria di Trump"

Il caso ha voluto che, per motivi professionali, mi imbattessi stamane in questo testo che, letto dopo aver ascoltato or ora il telegiornale, sembra una risonanza magnetica nucleare del mondo dell'informazione in piena Sindrome Post Trumpiana da Stress.
Ho sempre detto che l'entomologia forense è una branca troppo sottovalutata ed ignorata della scienza.



Tratto da "Entomologia forense, i ditteri terrestri da uovo a larva." di Gabriella Costantini, Anno 1,  N° 3,  settembre 2010 - ScienzeForensi.


Post propedeutico. Stay tuned and Make #Goofy5 Great Once Again, voi che potete.

martedì 8 novembre 2016

Il cigno biondo


Una mia riflessione sulle elezioni presidenziali USA che nasce dall'aver seguito finora un'ampia varietà di fonti americane e non di vario orientamento ma rigorosamente non pescate dal mainstream, visto che quest'ultimo è a livelli sovietico-orwelliani e non vale la pena di spenderci nemmeno un secondo del proprio tempo.  La ripetizione ossessiva da settimane ormai del "Hillary è in testa a tutti i sondaggi" suona infatti non come titolazione di notizia ma come mantra scaramantico o formula di incantesimo.

L'impressione più forte che ho avuto seguendo la campagna elettorale presidenziale è che queste non siano elezioni normali, ma non per la stupidaggine mediosovietica secondo la quale vi parteciperebbero "i candidati meno amati di sempre", i quali sono "entrambi orribili". Trucco semantico con il quale si giustifica l'impresentabilità del proprio campione  applicando la proprietà transitiva su quello dell'avversario.
Hillary in effetti, per riempire i suoi utlimi rallies, meno affollati di una presentazione del Folletto, ha avuto bisogno di chiamare a raccolta e dispiegare le sue truppe mammellate, le sue groupies compagne di merende sataniche, i chitarrosi a gettone, i nani e le ballerine con l'obbligo del progressismo ipocrita nell'illusione di poter orientare l'elettorato. Nonostante ciò, pare che a questi raduni manco i non mentalmente sofisticatissimi millennials se la sono incoolated.
Se si fossero degnate di seguire almeno uno dei rallies di Trump, affollatissimi di persone, le presstitutes clintonidee avrebbero notato invece l'assenza di glamour in favore della concretezza, del parlare di cose reali, quotidiane, quelle che interessano alle persone. Francamente non mi sono nemmeno accorta di tutta quella buffonaggine berlusconesca della quale accusano il Donald.
Purtroppo per loro, ho visto una persona autorevole, al contrario della Hillary autoritaria (studiatevi la differenza tra i termini) che urlava rabbiosa e fetiente con il pugnetto alzato e la voce da vecchia megera "aumenteremo le tasse alla classe media!" Non escludo che Hitlery abbia il suo bacino di consenso, the mother of piddins is always pregnant, l'inquantodonnismo fa strage in maniera pandemica, ma si sono indubbiamente visti più cartelloni per Trump nei giardini e appesi alle vetrine dei negozi. Trump è la vera star di queste elezioni, è colui che acchiappa, mentre l'altra la definirei non simpaticissima, una fata madrina che alla fine vi trasformerà tutti in rospi, se non la eleggete.

Detto questo, e fattovi capire, annusando l'elettorato e la fenomenologia della campagna elettorale, chi sia il candidato favorito, se queste fossero normali elezioni come le ultime, almeno due delle quali pesantemente viziate da brogli (2000 in Florida e 2004 in Ohio), e al posto di Donald Trump vi fossero due fresconi come Kerry e Gore da accontentare a bocce ferme con due sostanziosi premi di consolazione, temo che Hillary verrebbe proclamata vincente allo stesso modo in cui fu fatto vincere George Dubya Bush.
Eletta con l'aiuto dei soliti brogli delle macchinette nel malcontento popolare di coloro che si rendono conto di che razza di lenza ella sia, ma tutto sommato senza tragedie irrimediabili. Prima inquantodonna alla Casa Bianca e via, game over. Pavimenti delle redazioni scivolosi per gli orgasmi di gioia degli infami mentitori consapevoli e bon. Preparate i bunker e affidatevi alla Madonna, quella vera, non quella che fa rima con palombara.

Se fossero elezioni normali, dicevo, ma non lo sono. I media hanno creduto di poter orientare un'opinione pubblica ed elettorato che ormai non compra i giornali, non guarda i talk show e si informa su Internet, con tutti i rischi del caso, d'accordo, ma rischio relativo, visto che allenare il cervello a distinguere il grano dal loglio è un ottimo workout mentale, senz'altro più salutare della passività di fronte allo schermo televisivo. Hanno creduto di poter addomesticare l'elettorato fino al punto di fargli accettare i desiderata di Wall Street e l'elezione della loro puPazza ad ogni costo.
Ma ecco spuntare il cigno nero, anzi biondo.
Come se non bastasse quella sulla rete, la mobilitazione per Trump è avvenuta attraverso il passaparola, il contatto fisico e verbale tra vicini, parenti, amici e conoscenti. Modalità di comunicazione notoriamente incontrollabile. Avete presente l'esercito convenzionale contro la guerriglia vietcong? Ecco.
Trump definisce il suo un movimento e chi l'ha organizzato (lui stesso si definisce "un messaggero") è stato bravissimo a riuscire a sintonizzarsi con le aspettative dell'elettorato e ad innescare una reazione a catena che poi si è autoalimentata e cresce sempre di più. Una campagna elettorale, quella dei suoi spin doctors, assolutamente perfetta.
Il succo della mobilitazione pro Trump è la riscoperta del patriottismo. Chi vota Trump ha la sensazione di non aver altra scelta che quella, che sia in gioco una posta enorme, definitiva.
I media globalisti si sono illusi di poter infettare l'opinione pubblica con il loro disprezzo elitario per i valori della tradizione ma hanno solo sortito l'effetto opposto. Gli argomenti che mobilitano gli elettori di Trump (solo tangenzialmente definibili a tutti gli effetti repubblicani e provenienti anche dal bacino dei dem delusi) sono gli stessi che preoccupano i popoli europei:  la migrazione come arma, il totalitarismo finanziario, la recessione, la perdita di lavoro e di speranza, la dittatura dell'ineluttabilità, l'impoverimento, l'attacco concentrico al set di valori dell'occidente democratico e l'incertezza per il futuro che si traduce in depressione generalizzata. Quella statunitense è parte di una mobilitazione mondiale contro il globalismo che monta e terrorizza i cani da guardia dei media, incaricati di marchiare i reprobi con l'accusa di populismo e di essere addirittura mossi da uno "spirito selvaggio", scriveva stamattina uno di loro.

Questi elettori non sono disposti a farsi rubare questa elezione. Sono ben consci dei brogli e c'è una mobilitazione inedita per denunciarli.


Inoltre, Trump non è né Kerry né Gore. Non è un gregario qualunque incaricato di tirare la volata in salita al campione e disposto a piegarsi alla linea del partito. Ha già annunciato che non accetterà un risultato in qualsiasi modo viziato da dubbi di irregolarità. Venderà cara la pelle, ha promesso.

Le immagini che provengono dai seggi mostrano intanto una straordinaria mobilitazione in generale, con file lunghissime di elettori che attendono fino a due ore per poter votare. Queste sono immagini che sono state postate su Twitter da New York. 

Questo significa che, prevalendo con evidenza Trump, chi volesse Hillary a tutti i costi dovrebbe essere costretto a brogliare in maniera clamorosa, visto che si può pensare di passarla liscia solo su un risultato di 51-49 ma non su una forbice più ampia, per non parlare della pretesa di negare un eventuale voto a valanga per il candidato repubblicano.
Vista la tensione morale dell'elettorato, non è escluso che un risultato smaccatamente falsato potrebbe innescare gravi disordini o addirittura una rivolta. A quel punto la situazione potrebbe degenerare fino a divenire incontrollabile.

C'è anche il discorso del fantomatico contro-golpe di cui si è parlato giorni fa, da parte di una fronda conservatrice con ramificazioni al Pentagono e nei servizi segreti (ma si dice comprenda anche ambienti britannici ed israeliani) che si sarebbe mossa nell'intento di impedire alla Clinton di entrare alla Casa Bianca.
Che ella sia un pericolo per il mondo lo capisce anche un bambino. Che non si faccia scrupoli di massacrare anche i suoi connazionali, oltre ai suoi nemici, lo dimostra l'atroce fine dell'ambasciatore USA a Benghazi Stevens, lasciato linciare dalla folla dopo torture inenarrabili.
Le inchieste a suo carico, i cui contenuti sono stati divulgati grazie a Julian Assange (che nel frattempo avrebbe preso le distanze dai cospiratori di cui è portavoce Steve Pieczenik),  sono diverse e potrebbero riguardare accuse gravissime di tradimento, corruzione, spionaggio. Senza contare i retroscena su supposti circoli pedofili ai quali sarebbero legati i fratelli Podesta e Anthony Weiner e che, secondo alcuni, potrebbero comprometterla personalmente di persona.
Lo stesso direttore dell'FBI, riferendosi ad un ramo dell'inchiesta federale apparentemente chiusa, quella sul server personale della Clinton, non ha detto che ella è "pura siccome un angelo" ma che l'opinione dell'FBI sull'inchiesta non è cambiata rispetto all'estate scorsa. Frase che non dice assolutamente nulla, forse a ragion veduta.

Che i neocon abbiano fatto il loro tempo, che abbiano combinato abbastanza disastri e vi sia bisogno di un cambio di gestione nelle stanze del potere di Washington per evitare confronti troppo ravvicinati con la Russia, gestire la prossima inevitabile crisi finanziaria legata allo scoppio del bubbone dei derivati, ingabbiare il Golem del terrorismo islamico sfuggito di mano e la conseguente crisi migratoria, lo capiscono anche coloro che hanno appoggiato queste politiche fino ad ora.
E' necessaria una transizione, possibilmente pacifica perché l'ipotesi di una rivoluzione con repressione in America non è nemmeno immaginabile come possibilità. Transizione non verso il sol dell'avvenire certamente ma verso il recupero di una parvenza di normalità, del conservatorismo alla Reagan opposto all'avventurismo nichilista dei Bush. Transizione che dovrà necessariamente, temo, passare attraverso una togliattiana amnistia nei confronti dei criminali responsabili di quindici anni di orrori a partire dall'11 settembre.

Gli scenari possibili a questo punto sono i seguenti:

1) Se vince la Clinton ma con sospetto di brogli a causa dello scarso margine di vantaggio vi sarebbe ingovernabilità, soprattutto se dovesse risultare una maggioranza repubblicana al Congresso. Probabile richiesta di impeachment, esplosione di tutte le inchieste a suo carico e possibile sua forzata rinuncia, per lasciare il campo al vice Kaine (uno che è meglio Ebola di lui) e forse nuove elezioni. Prezzo da pagare: incertezza, instabilità e situazione potenzialmente esplosiva a livello internazionale e sui mercati.

2) Se Trump vince può farlo solo a valanga, in maniera prevista ma inaspettata riguardo ai numeri. Effetto Reagan ed effetto Brexit. E' l'imprevisto, il cigno biondo. Impossibilità di brogliare da parte dei dem senza scatenare la rivoluzione. La transizione deve essere accettata anche da chi non l'avrebbe voluta. Trionfo della volontà popolare (non ci credo nemmeno se lo vedo*). 

3) Ipotesi Bisignani (da prendere con le molle). Fanno vincere Hillary e gli avversari lasciano che accada anche con i brogli per avere il gusto di distruggerla dopo, per dimostrare che Wikileaks e la Rete possono far cadere il Presidente degli Stati Uniti. Ipotesi macchinosa e ad alto tasso di incertezza sul risultato finale perché Obama potrebbe impuntarsi e coprire Hillary con un ombrello ad hoc.

4) Ipotesi Pieczenik (aggiornata e sempre da prendere con le molle). Qualcuno è andato da Hillary in questi ultimi giorni con una proposta che non poteva rifiutare. Per esempio la prova che l'FBI (nonostante le dichiarazioni) e il NYPD hanno materiale in mano più potente del C4 pronto a farla esplodere. Le hanno chiesto di ritirarsi prima del voto o di accettare la vittoria di Trump, ritenuta assai probabile, come atto di sottomissione alla transizione pacifica ed al cambio di regime voluto, a questo punto, da più di quanti si possa immaginare.
Anche qui il prezzo da pagare sarebbe, suppongo, la concessione dell'assoluta immunità ed impunità per Hillary per le inchieste ancora in corso ma se ciò volesse dire evitare la terza guerra mondiale, sarebbe un prezzo assolutamente ragionevole.

Ci sarebbe un'altra ipotesi, e cioè che tutti vogliono Hillary, anche i cosiddetti congiurati, che ci stanno prendendo per il cool, ma non voglio nemmeno prenderla in considerazione perché vorrebbe dire che siamo perduti.

La partita è ancora apertissima, siamo ottimisti. Stay tuned.


UPDATE
* Ora ci credo.

giovedì 3 novembre 2016

Golpe e contro-golpe. La seconda rivoluzione americana


Vi ho già parlato di Steve Pieczenik, personaggio legato a momenti assai importanti e tragici del nostro passato storico, anche italiano, come il caso Moro, nel quale ebbe una parte attiva tra i falchi dell'intransigenza.

Dopo averlo ascoltato diverse volte finora in programmi di informazione alternativa sempre celato dietro un silhouetto, ieri per la prima volta dopo quarant'anni abbiamo rivisto la sua faccia. Ce l'ha messa, come si suol dire, per annunciarci su YouTube che negli Stati Uniti sta avvenendo un golpe da parte della coppia diabolica Clinton e che lui ed altri patrioti delle maggiori agenzie governative e di intelligence stanno attuando le contromisure atte ad impedirlo. Vi propongo la traduzione del suo primo videomessaggio, alla fine del quale potrete ascoltarlo in lingua originale.

Trascrizione:
"Il primo novembre 2016 Hillary e Bill Clinton, assieme al loro entourage di assistenti, hanno effettuato un colpo di stato civile, senza coinvolgere i militari e senza occupare la Casa Bianca e i centri di comunicazione, come si vede di solito nei film.
Questo colpo di stato è stato perpetrato in silenzio e attivamente attraverso la corruzione e la cooptazione per farsi assimilare, occupare e riuscire a prevalere in un gruppo più vasto di soggetti di potere.
I Clinton sono coinvolti da diverso tempo nella cooptazione della nostra Casa Bianca, del nostro sistema giuridico, dell'FBI, del procuratore generale Loretta Lynch, del direttore dell'FBI James Comey, allo scopo di riuscire ad essere parte del gruppo di persone che sono interconnesse, grazie al clientelismo politico, ai massimi livelli.
Di conseguenza, allo scopo di fermare questo golpe, noi della comunità di intelligence ed altri ci siamo uniti informalmente ed io, con il loro permesso, sto cominciando ad annunciare l'inizio del nostro contro-golpe, realizzato grazie a Julian Assange e a Wikileaks, e iniziato quando Comey è stato costretto a riaprire il caso riguardante le email di Hillary Clinton finite in mano ad Anthony Weiner [ex marito di Huma Abedin, n.d.t.]
Non era per il caso specifico ma per avvertire l'amministrazione del fatto che sappiamo. "Abbiamo il vostro numero", come si dice. Non solo ma noi del contro-golpe fermeremo il vostro tentativo di far diventare Hillary Clinton presidente degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, metteremo sotto inchiesta e sotto custodia il presidente, Loretta Lynch e chiunque altro sia stato coinvolto nella massiccia corruzione legata alla Fondazione Clinton.
Sia dalla parte del golpe che da quella del contro-colpe si è agito in silenzio e tutto è avvenuto su Internet. E' probabilmente la prima volta  nella storia di qualunque paese che un colpo di stato viene tentato attraverso Internet e sullo stesso campo avviene la contromossa.
Io sono solo una piccola parte di qualcosa di più grande di me. Sono gli uomini e le donne dell'FBI, della CIA, il direttore dell'intelligence, del servizio segreto miliare e gli uomini e le donne di altre quindici organizzazioni di intelligence che sono stanchi di vedere la corruzione nella Casa Bianca, nel dipartimento di giustizia e nel sistema di intelligence che hanno deciso che dovevano fare qualcosa per salvare la repubblica. Così abbiamo iniziato un'operazione di contro-golpe attraverso Julian Assange, che è stato molto coraggioso e veramente formidabile nella sua abilità di farsi avanti e rendere pubbliche tutte le email necessarie da noi fornitegli, per controbattere Hillary e Bill Clinton. [Dice proprio così: "So we initiated a counter coup through Julian Assange who has been very brave and really quite formidable in his ability to come forward and provide all the necessary emails that we gave to him". n.d.t.]
Ancora una volta, America, siamo in un periodo di grande transizione e francamente mi sento di considerarlo una seconda rivoluzione americana. Non abbiamo armi, non vogliamo uccidere nessuno, non vogliamo fare del male a nessuno. Ma noi, il pubblico americano e coloro che hanno servito il paese, come i veterani dell'esercito o dell'intelligence, come il sottoscritto, impediremo ai Clinton di assumere un potere che non meritano. Allo stesso tempo sarà nostra cura assicurare che Obama lasci senza usare atti di clemenza o altri atti di tradimento. Vogliamo una transizione pacifica in questa grande repubblica americana.
Vi porto queste notizie e desidero che capiate ciò che sta accadendo. Stiamo vivendo un momento storico e sono fiero di potervelo raccontare."
Steve Pieczenik
(traduzione: Barbara Tampieri)


Dico subito che mi auguro con tutto il cuore che Pieczenik stia dicendo la verità, ovvero che finalmente stia arrivando la cavalleria contro quei neocon rappresentati da Hillary Clinton, una cavalla azzoppata mandata a correre l'Arc de Triomphe, che tanti lutti addussero agli americani e al resto del mondo negli ultimi quindici anni. Dalle elezioni truccate di George Dubya Bush, all'11 settembre; dal progetto per un nuovo secolo americano, in realtà globalista, alle sanguinose guerre in Afghanistan, Iraq; e poi le rivoluzioni arancioni, Al Qaeda e poi ISIS, le armi di migrazione di massa, la caduta a filotto di tutti gli stati arabi laici, dalla Libia di Gheddafi fino all'attacco alla Siria ancora in corso e ad ogni immaginabile casino stia tormentando il mondo. E, nel mezzo, grazie alla deregulation finanziaria firmata da Bill Clinton nel 1999, una delle più spaventose crisi economiche della storia dalla quale non si riesce ad uscire e che ci sta rendendo tutti più poveri e schiavi di un regime che ha esteso i suoi tentacoli su tutto il mondo occidentale.
Era inevitabile che qualcuno dicesse basta, soprattutto dopo che una cretina, gareggiando per il titolo di comandante in capo, ha rivelato i tempi di reazione nucleari del suo paese in diretta televisiva.
Mi fa piacere comunque sentire la conferma del fatto, da me sostenuto da sempre, che Assange racconta ciò che gli permettono di raccontare. E così probabilmente Snowden.

Pieczenik, tra le agenzie che collaborano al contro-golpe, non nomina il Pentagono e forse è una scelta strategica, per non "militarizzare" l'azione di resistenza, ma sospetto che questa sia la vendetta del Pentagono per il pertuso nella sua parete esterna l'11 settembre; vendetta lasciata raffreddare da quindici anni. Ci sono i generali in questa rivolta, eccome se ci sono. Uno di essi, Michael T. Flynn, uno tosto, è stretto consigliere di Donald Trump da tempo.

Ripeto, spero che, visto che Pieczenik è purtuttavia una vecchia volpe del dipartimento black ops, non si tratti di sceneggiata o di ennesima operazione in nero.
La narrazione del vecchio spione potrà essere anche incompleta e da prendere con le dovute cautele ma che qualcosa di grosso stia accadendo con la scusa delle elezioni presidenziali è innegabile. Anche perché i me(r)dia si guardano bene dal raccontarvela.

Non illudiamoci però che questi del contro-golpe siano né i buoni né l'asinistra, anche se, per la verità, lo scontro epocale ormai in questo mondo dai poli invertiti, non è più tra destra e sinistra ma tra progressismo reazionario e conservatorismo progressista. Sono ciò che passa il convento.
La resistenza contro la catastrofe neocon è sicuramente formata da conservatori, liberali anche se forse non così ultraliberisti. E' élite ma di quella che non ha certo voglia di fare a testate nucleari con la Russia né di farsi scannare dai wahabiti sotto casa. Il vecchio reaganismo che risorge contro il rampantismo del lato oscuro bushista, una guerra iniziata quarant'anni fa a pistolettate reciproche.
Ci saranno sicuramente israeliani non neocon stufi del shitliberalism buonaiolo ma a scopo di lucro di Soros che ha scatenato la transumanza del terzo mondo nel primo, risvegliando i sogni di conquista islamica d'Europa e di conseguenza l'antisemitismo. 
Tra parentesi, alcune zelanti immigrazioniste europee di espressione germanica potranno subire dei poderosi contraccolpi, se questa rivoluzione americana sarà vittoriosa.

Come in ogni spy story dobbiamo attenderci nei prossimi giorni numerosi colpi di scena. 
In campo democratico c'è aria di smobilitazione. Obama ancora sostiene Hillary, non si sa quanto ob torto collo, ma Michelle ha fatto cancellare tutti i suoi tweet fino al 2013. 
Forse, nel prosieguo di questo House of Cards meglio di House of Cards, scopriremo quale è stato il vero ruolo di Huma Abedin e del coniuge "pedofilo". Infiltrati? Agenti doppi, tripli?
In un secondo video Piezcenik annuncia intanto un grosso scandalo pedofilia che coinvolgerebbe i coniugi Clinton. Il tirare in ballo la pedofilia, in questi casi, è una sorta di firma. In Italia ne sappiamo qualcosa. ("Ho messo sotto inchiesta Berlusconi",  ha detto di recete Pieczenik, elencando le sue "imprese" in una conversazione con Alex Jones). Ripeto, o questa minestra o saltare dalla finestra. Zitti e inghiottite, come Madonna.

Questo per ora è quanto, folks, dal fronte occidentale. 

Se la cosa vi crea ansia, i me(r)dia mainstream, i vari La Rephillary, Il Clinton Quotidiano, L'Unihillary, il Corriere di Hillary, SkyHillary24, HillaryNews24, ecc. continueranno nel frattempo a raccontarvi con grande obiettività queste storiche elezioni presidenziali americane.

P.S. Stasera, accendendo la TV, ho visto trasmettere e tradurre il discorso di Melania Trump.
("Attenzione, il proprietario della linea editoriale è pregato di riposizionarla".)

PP.SS. Grazie a Claudio che ha utilizzato la mia traduzione per il seguente video.