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domenica 25 febbraio 2018

Non abbiate paura


Considerate queste mie note come una piccola guida al voto, destinata non soltanto a chi ha bisogno di una piccola spintarella per vedere confermata la propria scelta ma soprattutto a chi non ha ancora scelto, è incerto o non vuole o non gliene frega di votare ma poi inevitabilmente continuerà a lamentarsi di come andranno le cose. Note destinate, infine e forse soprattutto, a chi ha solo paura.

Siamo immersi nella paura, di una paura paralizzante alimentata ogni giorno dal senso di insicurezza scientificamente inoculato nelle nostre esistenze, perché solo se abbiamo paura siamo abbastanza deboli da non poterli contrastare. Di chi parlo?  Di coloro che ci vogliono male, che pensano che abbiamo troppo, che non ce lo siamo guadagnano onestamente con il lavoro nostro e delle generazioni che ci hanno preceduti. Che pensano che dobbiamo vivere nella precarietà che alimenta la loro sicurezza, quella sì abusiva, perché costruita a spese degli altri. Coloro che ci invidiano perché purtroppo non sono capaci e mai lo saranno di essere noi e di creare ciò che abbiamo creato. Noi italiani, questo popolo meraviglioso che ha l'onore di vivere nel paese più bello del mondo. Di una bellezza che toglie il fiato e che noi abbiammo reso ancora più bello con alcune delle creazioni più mirabili dell'umanità e che qualcuno vorrebbe sconciare, distruggere, lordare; un paese sul quale si vorrebbe che non splendesse più il sole. Italiani ai quali è stato insegnato solo a sminuire le proprie capacità, ad odiare sé stessi, ad assorbire l'invidia maligna di chi non sa far altro che tentare di distruggere il mondo; invidia che alla fine si è fatta cancro in grado di ucciderci. Noi invece ce la siamo sempre cavata, in ogni occasione, perché siamo un popolo intelligente, nonostante cerchino da decenni di rincretinirci con la TV spazzatura, con le letture da quattro soldi, con una scuola che deve cancellare le nostre eccellenze e la nostra genialità per livellarci tutti sullo stesso piano di presunti "nuovi italiani" a venire. La scuola "più migliore" della quale la rossa sindacalista cotonata è solo l'ultima dei carnefici.

Avete paura, lo so. Io no, perché so che ho tutto da perdere e voglio che siano sconfitti. Non gliela darò vinta, non lascerò che distruggano tutto. Neanche voi dovete aver paura.

Domenica dovete votare per voi, per la vostra famiglia, per coloro i quali vi stanno a cuore, per il vostro cane e gatto, per i vostri simili e per nessun altro. Non dovete votare pensando di avere degli obblighi verso dei perfetti estranei che non farebbero nulla per voi, se fossero al vostro posto. E' ora di sfoderare un sano egoismo e di non aver paura di usarlo. Non sentitevi in colpa, perché gli atti d'amore per noi stessi sono i più remunerativi. Tantomeno dovrete votare per degli ideali che non sentite vostri. E' poco cristiano tutto ciò? No, è l'unico modo per salvare il cristianesimo nel nostro paese, tra l'altro. Per risolvere un problema accade di doversi momentaneamente allontanare dalla soluzione ad esso più evidente.
Per votare in modo da salvare voi stessi dovete porvi una serie di semplici domande: "Chi sta facendo di tutto per danneggiarmi? Chi obiettivamente mi ha danneggiato di più negli ultimi tempi? Chi mi sta causando ansia, depressione, male di vivere? Chi mi sta mettendo in secondo piano per favorire altri? Chi minaccia il futuro mio e dei miei figli?"
La risposta vi  arriverà da sola.

Per parlar chiaro, la partita elettorale si gioca su un semplice dilemma:

1) I problemi quotidiani del tipo "o mangi o muori" del popolo 


2) L'idealismo magico fatto di accoglienza, ingegneria sociale, sogno europeo, nuovo ordine mondiale, antifascismo mitologico, utopia ecologista, società ideali tipo Gaia.

Coloro che non vogliono che troviate la risposta alle domande che vi ho suggerito di porvi, che vi condurebbe inevitabilmente a preferire chi risolverebbe i problemi quotidiani, cercano di terrorizzarvi con il fascismo. Se rispondete alle domande saprete che non è il fascismo a procurarvi sofferenza in questi tempi.
Ho notato che per coloro i quali la risposta sarà inevitabilmente votare in maniera opposta a come si è sempre votato saltano in ballo due forti tabù: votare superando l'appartenenza e votare contro la desiderabilità sociale. Vi hanno condizionato per decenni a pensare che la cosa buona e giusta fosse votare progressista e che una volta progressisti non si possa cambiare idea.
E' inutile che vi spieghi che se chi ha scelto l'utopia al posto del suo popolo, che governa illegittimamente dal 2011, che vi ha fottuto la pensione, il lavoro, la tranquillità, che vorrebbe stravolgere completamente la vostra vita, che vi ODIA e vorrebbe distruggervi e per giunta ha preso una strada che conduce all'eliminazionismo su base razziale (loro che vi accusano di razzismo!) si autodefinisce progressista, voi avete il diritto ed il dovere di rigettare la sua ideologia. 
Sapete come la penso sul discorso "ma la sinistra non era così, è cambiata". La verità è che la sinistra che doveva essere non è mai esistita e che prima o poi, elaborato il lutto, lo capiranno tutti. 
L'unica differenza è che ormai giocano a carte scoperte e non nascondono più le loro intenzioni. Se vi dicono che dovrete essere sostituiti dai loro bambocci africani vuol dire che lo pensano veramente ed hanno intenzione di farlo. 
A questo punto che abbiate dei dubbi rispetto a votare loro contro lo ritengo imbarazzante per la vostra intelligenza.

Potreste essere tentati dall'astensione, dalla scheda bianca o dalla scheda nulla. L'astensione è vigliaccheria, la scheda bianca coglionaggine, perché vi prestate ai brogli. La scheda nulla è un diritto ma è anch'essa un modo vigliacco di non aver coraggio di andare fino in fondo.

Se intendete andare a votare, potreste essere tentati dall'opzione "partito nuovo, non ha mai governato, quindi è vergine e farebbe di sicuro bene". La banda degli onesti fatta di volonterosi incapaci un po' fresconi è stata messa lì apposta per raccattare i delusi del progressismo classico e per indurvi nell'errore sillogistico. Non cadete dalla padella nella brace. Il M5S condivide il globalismo perché insegue quelle società ideali che sono il sogno di tutti gli ingegneri sociali elitari.  

Potreste essere tentati dall'opzione destra sociale. Sempre meglio che i progressisti con le loro 50 sfumature di rosso e i guardiani del cancello pentacolostellato ma tatticamente i voti a partiti che non supereranno il 5% non servirà ad arginare la grossa coalizione tra globalisti, ovvero il combinato PD-M5S, che è l'unica cosa che occorre scongiurare, perché è l'unica arma rimasta in mano ai burattinai. 

A questo punto chiedetevi solo chi offre un programma di inversione di rotta verso l'impatto con l'iceberg. Chi propone di uscire con il minimo dei danni dalla trappola nella quale ci ha imprigionato una forma neoplastica di Europa. Che ci incatena e ci fa regredire ad un modello preindustriale con quell'euro di merda. Che ci impone regole che non possiamo onorare e che quindi non saremmo tenuti a rispettare ma che gli ultimi governi abusivi considerano imprescindibili. Che è il tallone di ferro sulla giugulare. La scelta, ed è quasi una TINA per una volta a nostro favore, è su chi può, con i numeri, giungere ad un ribaltamento della situazione.

Io le domande me le sono fatte e, con convinzione e consapevole che siamo in un'emergenza nazionale, per giunta con una legge elettorale fatta apposta per rendere precaria la democrazia e avendo tutte le cariche istituzionali contro, darò fiducia a Matteo Salvini, a Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Non mi devo nemmeno sforzare perché c'è il programma e ci sono le persone. Anzi, sarà un piacere.

Se rispondendo alle mie domande giungete alla mia stesse conclusioni, vi invito a fare altrettanto.
Non abbiate paura.

Viva l'Italia!



Grazie a Guardia di Frontiera per il video.

domenica 11 febbraio 2018

Il corpo e il sangue di Pamela e l'indifferenza del matrignarcato



Come è morta Pamela Mastropietro? Come era stato chiaro fin dall'inizio. Fin da quando a casa del primo sospettato nigeriano era stato ritrovato tutto l'armamentario per uno scannatoio, ancora fresco del suo sangue. Uccisa da un branco che ha deciso probabilmente di capitalizzare anche sui pezzi del suo corpo, come usa dalle loro parti. Alla faccia dei revisionisti de Lantropologia che, affetti da un'idea psicotica dell'Africa come luogo idilliaco abitato da orsetti bruni del cuore, negano la realtà di un vasto e diffuso sistema primitivo di credenze animistiche e superstizioni che contempla il sacrificio umano e lo stupro a scopo curativo, gli omicidi rituali con annesso tariffario dei vari pezzi del corpo sul mercato dei feticci le cui prime vittime sono gli stessi africani, donne e bambini. 

L'immagine da "mal d'Africa" proiettata dal buonismo satanico mal si concilia con la verità che l'Africa è il continente del genocidio in corso dei troppo deboli e malati lasciati al loro destino di morte per fame e malattia per favorire l'afflusso in altri continenti di coloro che scappano solo dalle proprie responsabilità. E non può nemmeno tollerare la mattanza dei bianchi rimasti dopo la fine del colonialismo, la realtà delle fattorie sudafricane trasformate in camere di tortura e morte come nei peggiori film dell'orrore, e di cui Macerata può rappresentare, per i pessimisti, un sinistro presagio. 
I revisori de Lastoria e de Lascenza, impegnati come sono a dimostrare che il primo europeo era negroide al fine di giustificare una sorta di legge del ritorno altrettanto folle e razzista della giustificazione esoterica del mito nazista della razza ariana, non leggono i giornali africani dove si denuncia con preoccupazione l'aumento esponenziale degli omicidi rituali, e ignorano gli appelli dei presidenti africani agli europei a non accogliere indiscriminatamente quelli che possono essere anche feroci criminali (dei quali essi per altro si liberano volentieri).  
Infine, in nome di questa neoplasia della ragione che è diventato l'antirazzismo, pretenderebbero di convincerci che, siccome hanno la pelle dello stesso colore, non vi è alcuna differenza tra i feroci squartatori rituali di Lagos, i cannibali della Liberia e il dottor Martin Luther King. 

Per loro sfortuna, per giunta, sullo schermo sul quale il Grande Fratello proiettava l'Africa favolistica del "Re Leone" (come ha fatto acutamente notare Kawtar Barghouti), per sbaglio è improvvisamente comparso un orrendo snuff movie con protagonista la più sfortunata delle nostre figlie e il sistema è andato in crash. 
Di questa atroce vicenda ricorderemo soprattutto la vergogna inaudita di un sistema mediatico cannibalistico, necrofilo, astuto e si direbbe proprio compiaciuto, come direbbe Gaber,  che per giorni ha tentato di negare, negare e ancora negare le responsabilità degli assassini e di coloro che sono responsabili di favoreggiamento per aver permesso loro di scorrazzare per l'Italia (uno di loro l'hanno acciuffato a Milano mentre stava per salire su un treno per la Svizzera). La sottovalutazione della rabbia che sarebbe scaturita dalla evidente disparità di trattamento riservata a questa vittima di tortura rispetto all'altra invece quasi santificata, in nome dell'appartenenza, di Giulio Regeni - ricordando che questi due poveri figli sono entrambi in egual modo finiti in pasto alle iene della strumentalizzazione, ha scatenato l'orrenda materializzazione di tutto il peggio che si potesse immaginare come conseguenza. 
Il folle solitario (o no) che spara a casaccio ma in maniera assai precisa sugli stranieri (o lancia un avvertimento a chi di dovere) e l'immondo sabba delle streghe stercorarie de Lantifascismo dove non poteva non mancare, vista la ricorrenza concomitante e chissà quanto casuale del 10 febbraio, lo sfregio alle vittime delle foibe, crimine subito accuratamente diluito e derubricato come "crimine conseguenza di tutte le guerre", senza citarne i responsabili, dall'ineffabile Laura Boldrini.
Immaginate, anche se è inimmaginabile, un corteo di nazisti il 27 gennaio che cantasse coretti ineggianti ad Auschwitz e, lo stesso giorno, una squadraccia nazista di vigliacchi che aggredisse un poliziotto. 

Nella manifestazione del peggio sinistrume dove i casseur hanno scassato e le solite femministeriche hanno esposto cartelli come "La mia fica dice no al fascismo", ovvero la nuova frontiera dell'incubo, la vagina non solo dentata ma anche parlante, non c'è stata, coerentemente con il postulato che recita "il primo nemico di una donna è un'altra donna", alcuna manifestazione di solidarietà nè con Pamela, né con la sua mamma. Come ben si conviene a quello che non è matriarcato ma matrignarcato

Per non dovere e potere parlare del corpo vero di Pamela depezzato in 20 parti (come vorrei che aveste avuto anche voi l'ingrato compito di assistere a quell'autopsia da togliere il sonno anche al più vaccinato medico legale) dopo essere stato sconciato dalla violenza, hanno tirato fuori l'immateriale e fantasmatico "corpo delle donne" e se ne sono egocentricamente appropriate, suggerendo che parlare di Pamela sui media, ovvero riferire di un fatto di cronaca e dei suoi scomodi responsabili, è fare un torto a loro, alle loro fiche antifasciste. Pamela abusata non da criminali incoscientemente (o no) importati da chi invece dovrebbe proteggere le sue simili dal male, ma da chi osava ricordarne lo scempio nel mentre tutti cercavano di nasconderlo. 
Leggete il pezzo di Antonella Grippo, che descrive meglio di me la solitudine di Pamela e fa capire il perché dell'assenza di suoi veritaperisti, al contrario di Giulio. Vittime entrambe, tra l'altro, dell'essersi fidati di coloro che, per definizione e per la legge del politicamente corretto, credevano non potessero far loro del male.

Al di là di chi, in alto, è perfettamente cosciente di ciò che sta accadendo e sfrutta cinicamente ogni fatto per portare avanti la propria agenda, per quanto riguarda i fiancheggiatori, i simpatizzanti, i figuranti da manifestazione, i progressisti con obbligo di tamburino in prima fila, per dirla con Preve, siamo ancora all'eterna agorafobia dei sinistri, che si esprime oggi nel terrore di essere giudicati piccolo-borghesi (e razzisti) dal migrante, sostituto del vecchio proletario immaginario. Quando egli del giudizio del sinistro e della femministerica penofoba se ne fotte altamente, perché a lui importa solo che gli prenda il wi-fi.


P.S. Una giornalista della quale si ignorano i titoli di studio ma dei quali, nel caso vi fossero, non mi sognerei mai di mettere in dubbio la legittimità,  ha perfino tirato in ballo "lo schifoso uomo bianco" per colpa del quale, ovviamente, Pamela avrebbe in seguito, casualmente, incontrato gli squartatori. Sembra un'idiozia ma non lo è. Se dicono uomo bianco, vogliono dire proprio uomo bianco. 



sabato 3 febbraio 2018

Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale.


La trama  potrebbe essere questa.

Mi accorgo che mi hanno obbligato a far entrare gente che fa impallidire le gesta del mostro di Firenze. So che i media minimizzeranno come sempre e silenzieranno il resoconto dello scempio ma siccome ciò non serve a placare gli animi giustamente infuriati di chi non si dà pace del massacro di una ragazzina, di questo Cannibal Holocaust divenuto realtà e sta pensando, dopo quest'ultima goccia, di farmela pagare nelle urne assieme al resto, penso che ci vorrebbe proprio qualcuno con i colori della squadra nemica che avvertisse chi di dovere di non farlo mai più, che i patti non erano quelli. Che potevate gestire i vostri traffici come d'accordo ma senza causarci problemi. Una volta scaricate tutte le colpe, soprattutto le mie, sul nemico, potrei colpire i fottuti social che pendono dalla sua parte e spargono odio, ovvero risultano refrattari alla cura della menzogna irrorata su un popolo stremato dal sopruso a mezzo dei miei media ufficiali. Quelli che, a differenza di quegli improvvidi spacciatori nigeriani, non mi deludono mai.



A Pamela, povera cucciola che non riesce più ad uscirci dalla mente. E alla sua mamma.