sabato 20 febbraio 2021

1978-2021: dal sequestro Moro a quello dell'Italia. Corsi e ricorsi storici di un sistema fondato sull'emergenza.

Ragionando sui tempi che stiamo vivendo, sto trovando sempre più similitudini tra il 1978, anno passato alla storia italiana per quello del rapimento e uccisione di Aldo Moro, e l'attualità del 2020-21 della situazione covid, con il sequestro di un'intero popolo senza che ancora si intraveda l'ipotesi di una sua liberazione, e sperando che, come allora, la sorte dell'ostaggio non sia stata già decisa a priori nelle solite segrete stanze dell'Ultrapotere. 

Perché questa strana suggestione tra epoche lontane e appartenenti a Italie molto differenti tra loro, oltre che separate da una buona quarantina d'anni? Perché tanti fatti che si verificarono allora sembrano aver trovato ora il modo di ritornare, come una reinfezione da virus silente, in veste nuova ma con un significato assai simile, volendolo inquadrare in un contesto generale di crisi periodica del capitalismo. Una di quelle dove non si ha a che fare solo con stravolgimenti finanziari tipo crisi dei mutui subprime o crollo del 1929 ma che è caratterizzata da una violenta inversione dei poli magnetici politici e sociali. Come sappiamo, sono queste le crisi più pericolose per gli effetti a lungo termine che provocano sulle vite delle persone. In questo senso il settantotto non ha niente da invidiare al più blasonato sessantotto.

Lo schema di quell'anno: crisi in corso, evento catalizzatore  che porta a stato di emergenza, utilizzo dell'emergenza per imporre una svolta autoritaria, invocazione di un cambiamento ed effettivo inizio di una nuova era, si è già  ripetuto nei quarant'anni successivi in molti luoghi diversi, con diversa intensità ed ampiezza, con i due picchi assoluti che sono stati l'11 settembre e appunto questa emergenza globale del covid-19.

La crisi in corso quell'anno 1978, diciamo il substrato dove far attecchire il "cambiamento inevitabile", era rappresentata da un clima di protesta e rivendicazione sociale che coinvolgeva il mondo del lavoro attraverso manifestazioni, scontri con la polizia e scioperi e parallelamente dall'impressionante sequela di atti di terrorismo compiuti dagli opposti estremismi, con in primo piano le azioni delle Brigate Rosse. Gli anni di piombo ce li siamo forse dimenticati ma erano quelli dove poteva capitare, tornando la sera  in macchina dal cinema, di essere fermati e perquisiti ma proprio con perquisizione corporale appoggiati al cofano dell'auto come nei film, oppure di subire l'irruzione di un gruppo di agenti sull'autobus che portava a scuola, con tanto di perquisizione e mitragliette spianate.  Lo ricordo a coloro che, troppo giovani, non hanno vissuto quelle situazioni e pensano che i controlli polizieschi di oggi siano una assoluta novità. In effetti furono anni difficili, duri. Seppure, ripensandoci, sempre meno angoscianti di quelli attuali. Forse perché allora il combattimento era a viso aperto, era guerra guerreggiata con le armi tra eserciti seppur non convenzionali e il nemico aveva una faccia, un nome e un cognome. Si lottava su cose concrete: il lavoro, lo studio, gli ideali, non contro una spettrale pandemia il cui agente non si sa nemmeno ancora esattamente da dove provenga e per giunta indossando ridicolmente una museruola di stoffa. Soprattutto non si era considerati in blocco, tutti come popolo, un nemico da reprimere indipendentemente dalle azioni commesse. Come la guerra classica è evoluta dalle battaglie tra soldati sul campo ai bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile, fino all'olocausto nucleare, anche la guerra civile sta seguendo  lo stesso percorso. Non più lotta di strada a colpi di spranga e P38 tra fazioni e ideologie ma lotta del Potere contro la popolazione civile. Un potere per giunta non più identificabile ma plasmatico, impalpabile e onnipresente.

Il clima di rivolta settantottina riguardò anche la sfera sociale con le lotte femministe, quell'anno concentrate sull'aborto rivendicato come diritto primario e assoluto delle donne, finalmente ottenuto il 22 maggio con la legge 194. Curiosamente il '78 fu anche l'anno della prima nascita per fecondazione assistita di una bambina, Louise. L'inizio del percorso verso il controllo della riproduzione umana che fa già intravedere un futuro di uteri artificiali.

Il 10 maggio era stata approvata anche la Legge Basaglia, confluita a fine anno nella più generale legge sul servizio sanitario nazionale, che decretava da un lato la fine della carcerazione di fatto per i malati mentali ma dall'altro introduceva il concetto di trattamento sanitario obbligatorio. Due leggi, la 194 e la 180, approvate a cadavere di Moro ancora caldo. Ogni riferimento a vittime sacrificali è puramente casuale. 

Il sequestro Moro, il 16 marzo, rappresentò il pretesto per introdurre in Italia un primo esempio di vincolo esterno nella gestione di un'emergenza politica interna.

Dal sempre prezioso Archivio Cipriani, vero e proprio forziere di perle di riflessione sulla storia contemporanea, ordinate secondo un'accuratissima cronologia che data dal 1943 al 2011, traggo questo brano eloquente ed evocativo di corrispondenze con l'attualità :

"A Roma, subito dopo l’agguato di via Fani, s’insedia presso il ministero degli Interni il ‘Comitato tecnico politico operativo’ presieduto dal ministro Francesco Cossiga e, in sua vece, dal sottosegretario Nicola Lettieri. Contestualmente, è creato un ‘Comitato per la gestione della crisi’, formato da un gruppo ristretto di esperti. Fra coloro che saranno chiamati a far parte della struttura di crisi vi sono: Vincenzo Cappelletti, direttore generale dell’Istituto per l’Enciclopedia italiana; Augusto Ermentini, psichiatra; il professor Ignazio Baldelli; il professor Mario D’Addio, preside della Facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma; Franco Ferracuti; Stefano Silvestri; Giulia Conte Micheli; Steve Pieczenick, funzionario della sezione antiterrorismo del Dipartimento di stato americano. Il Comitato si riunirà, fino al 3 aprile 1978, 14 volte sempre verso le ore 19,30, esclusi il sabato e la domenica. Francesco Cossiga partecipa alle riunioni solo per i primi tre giorni. Nella prima, il ministro fa "presente la necessità di avere la fiducia dell’opinione pubblica mediante l’affermazione della presenza dello Stato...Bisogna programmare - dice - un piano di perquisizioni saltuarie ma continue...". Dopo il 3 aprile, non sono più noti i verbali delle riunioni."  (Archivio Cipriani, 16 marzo 1978)

"Comitato tecnico politico" allora, "comitato tecnico scientifico" oggi, ma uguale estromissione della politica a favore della téchne e dell'eterodirezione dei fatti interni e sovrani di una nazione, come espressione degli interessi di poteri che allora identificavamo con i soliti amerikani con la kappa ma che oggi definiremmo più correttamente "sovranazionali". Se oggi ci tocca subire le mostruosità teratologiche del baraccone dei virologi, epidemiologi e stupratori vari di Ippocrate, ricordo che allora ci beammo con gli psichiatri e criminologi, tutti concentrati a raccontarci della certa ma indimostrabile "sindrome di Stoccolma" dell'ostaggio. Il trionfo dell'antiscientifica diagnosi psichiatrica a distanza. Allora come oggi, lezioncine ripetute da esperti dall'alto di un'assoluta autorevolezza acquisita per meriti da non indagare.
E' noto inoltre che il vincolo esterno e atlantico di quel comitato tecnico politico si incarnò in un personaggio preciso, quello Steve Pieczenick, psichiatra ed esperto americano di controterrorismo ed operazioni psicologiche che è riapparso di recente, in occasione dell'elezione di Donald Trump nel 2016, come ospite fisso delle trasmissioni di controinformazione, a raccontarci di golpe e controgolpe, naturalmente collocandosi dalla parte dei "buoni" e riuscendo a presentarsi, lo ammetto essendoci cascata anch'io, così convincente da far dimenticare il suo cupo passato. Chapeau.

La leggenda narra che Moro fu rapito per impedire che i comunisti andassero al governo. Eppure quello fu l'anno in cui democristiani e comunisti si ritrovarono perfettamente concordi nel perseguire la strategia della fermezza riguardo alla sorte del presidente della DC. Gli americani, sempre secondo la mitologia degli anni settanta, avrebbero fatto fuoco e fiamme per impedire che i rossi conquistassero l'Italia ma stranamente, proprio durante quei 55 giorni del sequestro di Moro, un altissimo dirigente comunista, poi divenuto Presidente della Repubblica in anni recenti, Giorgio Napolitano, compì un viaggio negli USA  preceduto da incontri di nostri dirigenti dei servizi con lo staff di Henry Kissinger. L'inizio di una bella amicizia.
Il 16 marzo, lo stesso giorno della strage di via Fani, il governo Andreotti di unità nazionale  paradossalmente auspicato dallo stesso Moro, ottenne la fiducia con una maggioranza quasi "bulgara" (545 si, 30 no, 3 astenuti), curiosamente simile a quella appena ottenuta dal neonato governo Draghi  (535 si, 56 no, 5 astenuti). 
"Enrico Berlinguer, nelle dichiarazioni di voto, esprime la soddisfazione per essere entrato il Pci in una maggioranza "chiara ed esplicita, qualitativamente diversa da quella succedutasi da trent’anni a questa parte". (Archivio Cipriani, 16 marzo 1978)

Il PCI concesse al governo la fiducia incondizionata per quasi un anno, salvo poi farlo cadere in seguito al rifiuto di Andreotti di concedergli dei ministeri. Si colgono qui tanti spunti di deja-vu sull'intraprendenza degli uni e l'ingenuità degli altri all'interno della medesima forza politica. Berlinguer un anno prima aveva deliziato gli intellettuali con un discorso nel quale aveva elogiato l'austerità economica premonitrice di durezze del vivere, lacrime, sangue, sacrifici aztechi da parte di sacerdotesse universitarie degli anni post 2011.

Due giorni dopo il varo del governo "bulgaro" d'emergenza del 1978, Ugo Stille, sulle pagine del "Corriere della sera", riportava un editoriale del "Washington Post" che si concludeva con queste parole: 

 "A noi sembra che stia per concludersi in modo drammatico la vecchia tradizione italiana dei governi deboli, espressione di un mondo politico chiuso e senza ricambio dominato da una piccola cerchia di figure perenni, preoccupate di sopravvivere a se stesse. Questo delitto potrà ora far precipitare in Italia quel tipo di crisi dalla quale dovrà emergere uno stile di governo molto diverso". (Archivio Cipriani, 18 marzo 1978)

E' sorprendente perché sembrano quei discorsi che abbiamo sentito tante altre volte in seguito e con straordinaria e spietata ricorrenza negli ultimi vent'anni: "Verrà una crisi... dalle crisi nascono possibilità..." fino a "il covid è un grande opportunità per (argomento a piacere)", di cui sono zeppi i siti che illustrano senza pudore i programmi pornografici del Grande Reset di Davos e del World Economic Forum.

Naturalmente, il pretesto della lotta al terrorismo, come sarebbe accaduto all'indomani dell'11 settembre 2001 in USA con il Patriot Act, permise allora l'introduzione di "leggi speciali". L'atteggiamento del PCI di allora è straordinariamente simile a quello di chi oggi non fa una piega di fronte alla limitazione delle libertà fondamentali come quelle di movimento dei cittadini ed arriva non solo a tollerarle ma perfino ad invocarle.

"Il decreto legge governativo ‘contro il terrorismo’ introduce norme eccezionali nel codice penale che sono difese dal Pci, secondo il quale "non intaccano le garanzie costituzionali". Il governo decreta anche che tutti i proprietari di appartamenti devono notificare alla polizia, entro 48 ore, la vendita o l’affitto degli appartamenti." (Archivio Cipriani, 21 marzo 1978)"

Oggi si è arrivati per giunta, con l'introduzione del metodo denominato con il termine carcerario di lockdown, direttamente all'indiscriminato divieto di uscire di casa e di spostarsi da regione a regione e all'obbligo di chiusura delle proprie attività commerciali. 

Riguardo al concetto di eterodirezione della politica, è interessante una relazione del SISMI del 1° maggio 1978 sulla massoneria, in risposta ad un'interrogazione parlamentare presentata l'anno prima da Alessandro Natta, nella quale si legge:

Occorre rilevare, a questo punto, che l’azione mondiale della massoneria è ispirata dalla direttiva economico-politica che viene dagli Stati uniti e dall’Inghilterra, anche se non sempre in modo univoco. In tale azione di Washington giocano un ruolo economico-politico molto importante le cosiddette multinazionali americane, i cui dirigenti sono in parte massoni o legati alla massoneria. Esse sono favorevoli ad un mondo non più diviso da confini nazionali, ma unificato e integrato dal capitale dominato da un’unica legge: quella del profitto. Il loro nuovo ordine internazionale vede il mondo unito attraverso federazioni continentali, per un governo economico mondiale, che è poi da sempre l’obiettivo finale della massoneria anglo- americana che si avvale dei Grandi orienti sparsi nel mondo per portare avanti e realizzare questo disegno. In tale quadro le multinazionali tendono a condizionare anche le economie dei paesi socialisti, attraverso l’interdipendenza e l’integrazione. Nei paesi capitalisti si sviluppa, sul terreno giuridico ed ideologico, la tendenza favorita dalla massoneria a considerare la proprietà come un bene strumentale, legittimo solo quando svolge un’azione sociale, attuabile peraltro se i grandi mezzi finanziari di produzione e di scambio sono controllati da concentrazioni e da gruppi particolari e ristretti, riconducibili al potere economico e quindi, direttamente o indirettamente, a quello politico tradizionale. L’azione nel senso /sopra detto/ sarebbe sostenuta dalla ‘Trilateral Commission’ organismo creato nel 1973 da David Rockfeller allo scopo ufficiale di tendere alla pianificazione multinazionale delle risorse americane, europee e giapponesi. Di essa, che potrebbe essere una emanazione della massoneria internazionale, farebbero parte circa 180 uomini politici e militari americani e una trentina tra europei e giapponesi". (Archivio Cipriani, 1° maggio 1978)"

Ricordo che allora non esisteva ancora il concetto di complottismo e nessuno si sarebbe sognato di debunkare l'idea che chi detiene il potere voglia assicurarsi in ogni modo di non dover più correre il rischio di perderlo.

Le suggestioni incrociate tra il 1978 e l'attualità ci restituiscono quindi sapori e odori che ormai impregnano la nostra esistenza quotidiana: il fine drammatico che giustifica i mezzi drastici, il profitto da conseguire oltre ogni limite e liceità morale e bioetica, perfino sdoganando la sperimentazione umana; l'uso chirurgico del pretesto, il tradimento in tutte le sue cinquanta e passa sfumature come metodo di governo e autoconservazione della specie politica, la progressiva decadenza della stessa a fronte dell'emergere di poteri alternativi, corporativi, addirittura settari che tendono a colpire, infettare e metastatizzare la democrazia fino a portarla ad uno stato di malattia terminale e quindi all'invocazione dell'eutanasia pietosa. 

Il cambiamento avvenuto nel 1978 grazie alla dottrina dello shock del sacrificio Moro, inaugurò in effetti una nuova stagione ma, rispettando l'andamento  ciclico a fisarmonica delle crisi periodiche, che alternano fasi di chiusura e ristrettezze a fasi espansive e di apertura e in un certo senso rappresentano la cifra del disturbo bipolare proprio del capitalismo, gli anni ottanta furono sorprendentemente all'insegna del disimpegno, dell'illusione dell'arricchimento facile degli yuppies e, in generale, di un'Italia che avrebbe superato ogni sfida del mondo moderno perché paese creativo, modaiolo, vincente nello sport e in ogni altra competizione.

Gli anni settanta del Club di Roma e dei "limiti dello sviluppo", del discorso di Cefis sulla grande bellezza delle multinazionali e delle varie agende allora in menabò avrebbe avuto un decennio e passa per lavorare in sonno al taglio della cresta del paese del "made in Italy". Un paese messo all'ingrasso per poterlo poi spolpare meglio. Dal 1992 in avanti (altro anno cruciale nel quale compare all'orizzonte un certo panfilo) sarebbe partita la grande demolizione controllata dell'Italia che ora sembra giunta in "dittatura" d'arrivo con la fusione finale tra ambientalismo malthusiano e militarizzazione della salute. 

Il covid-19 sta infatti offrendo ai Soliti Insospettabili l'ennesimo pretesto per il cambiamento in loro favore ma il livello di disumanità che stanno applicando è decisamente sconvolgente. Il '78 dell'aborto come diritto ritorna come abbandono della donna al trauma di doversi disfare del proprio figlio da sola nel bagno di casa. 
Il TSO della legge Basaglia ritorna come possibile strumento di repressione del dissenso nella ridefinizione del concetto di malattia mentale del termine "negazionismo" e come possibile obbligo di trattamento sanitario sperimentale ai fini dell'ergastolo vaccinale senza condizioni. La trasformazione della popolazione in gregge di malati cronici eventualmente sacrificabili sull'altare di una Scienza-Moloch insaziabile.
La politica, ormai incapace di qualunque moto di empatia per un popolo torturato da un anno da un atroce esperimento globale di psicologia sociale, non si sente più nemmeno in dovere di seguire la prassi parlamentare per promulgare leggi speciali atte a proseguirne il tormento. Si governa direttamente con ukase arbitrari e incostituzionali fatti percepire, grazie al ruolo ormai fondamentale e scoperto dei media, come leggi di fatto acquisite automaticamente al codice. 
Infine, stavolta non hanno un solo ostaggio da sacrificare, ma milioni. E, come disse qualcuno, i milioni non sono una tragedia come la morte di un solo uomo ma diventano solo una statistica.

Il fatto che la crisi epocale del covid sia, quella si, pandemica e clonata in ogni paese dell'Occidente crea una preoccupazione ulteriore. Che stavolta sia la loro volta buona per l'accelerazione finale e che non ci concederanno un'altra fase espansiva per respirare, nel vero senso della parola. L'incognita maggiore è questa. Se il capitalismo sia veramente giunto al termine e quindi siamo al si salvi chi può in attesa di un mondo post industriale da ricostruire daccapo tra superstiti o se Essi decideranno di innescare un'altra fase espansiva e illusoria di un ritrovato benessere, cosa che molti sono convinti avverrà, appoggiando il nuovo governo Draghi con lo stesso entusiasmo del Berlinguer di allora.
Ed Essi, i Potenti, potrebbero anche farlo, magari solo perché le navette per scappare su Marte non sono ancora pronte.

2 commenti:

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  2. Buonasera Barbara, da Tiziano https://www.youtube.com/watch?v=xFvh2n17dTQ

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