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martedì 10 aprile 2012

Ultimo tango a Roma


Non so se hanno pienamente ragione i Laocoonti e le Cassandre dalle profezie terrificanti a stringikoolo come Paolo Barnard e Lidia Undiemi. Forse un tantino esagerano, come tutti coloro che possiedono la luccicanza. Però, potrebbero in gran parte avere ragione e noi ci staremmo quindi comportando come i troiani (più troioni, invero) che, trascinando il cavallone di legno in piazza, gentile omaggio del FMI, preferiscono dileggiare i profeti di sventura e fare spallucce piuttosto che svegliarsi e preparare le lame taglienti, le carrette ed allenarsi nel famoso tiro alla Jesus Quintana - con tanto di leccatina - delle teste di Lagarde & Co. e dei loro volonterosi carnefici.

In realtà, ciò che mi preoccupa ancor di più delle Cassandre sono gli amici argentini che, guardando all'Italia, cominciano a notare delle straordinarie rassomiglianze tra la nostra attuale situazione e la loro del 2001, quella che li condusse al default.
Sere fa, dopo aver letto l'articolo di Horacio Verbitsky "Ora si che sembrate l'Argentina" e su consiglio di MC, ho visto il documentario di Fernando Solanas "Memoria del Saqueo" (Diario del saccheggio) che racconta appunto quel dramma nazionale e soprattutto il suo antefatto. Gli anni ottanta dell'iperinflazione, della disoccupazione e del crescente debito con l'estero e gli anni novanta della scientifica spoliazione del patrimonio statale argentino da parte del Neoliberismo criminale globalizzato e della sua ultraviolenza economica perpetrata dai suoi proconsoli a Buenos Aires: il presidente Menem, il ministro dell'economia Cavallo e l'altro presidente De La Rua.  Consiglio vivamente la visione del film non prima di esservi presi un efficace antidepressivo.
Come complemento del film, in questo brillante lavoro accademico, si trova un'ottima ricostruzione della caduta dell'Argentina nel precipizio del default e di come il paese sia, nonostante tutto e solo dopo qualche anno, risorto, fino a raggiungere un insperato livello di crescita dell'8-10% annuo e ad un notevole miglioramento del livello di vita della popolazione.

L'ultraliberismo degli anni novanta poté saccheggiare liberamente le risorse dell'Argentina e smantellare gran parte delle conquiste sociali esistenti grazie alla connivenza di una classe politica locale corrotta fino al midollo che Solanas definisce senza mezzi termini MAFIOCRAZIA; ad un Parlamento ridotto a poter solo alzare la mano per approvare le peggiori leggi antipopolari e antinazionali; ai media in mano a pochissimi monopolisti impegnati in una serrata propaganda a senso unico (non suona familiare tutto questo?) e ad una serie di leggi economiche devastanti, la prima delle quali può essere considerata la famigerata legge di convertibilità del 1991 che sanciva la parità dell'austral (nuova denominazione del peso) con il dollaro. L'Argentina di quegli anni era per giunta affetta da mali che ben conosciamo: la corruzione dilagante, il debito pubblico alle stelle, l'endemica evasione fiscale e la fuga di capitali all'estero.
La cura di Cavallo, fatta di liberalizzazioni e privatizzazione di tutto il privatizzabile, nel senso anche di svendere o regalare i gioielli di famiglia ad investitori (quando andava bene) se non speculatori stranieri - mentre una casta predona ci si ricavava una fortuna -  portò ad un iniziale abbattimento dell'inflazione ma non evitò la recessione del 1999 e livelli sempre crescenti di debito, che nemmeno massicci licenziamenti nel settore pubblico servirono ad abbassare. La disoccupazione passò al 24% e la povertà arrivò a colpire il 52% della popolazione.
La gente cominciò per paura a ritirare i soldi dalle banche e, di conseguenza, Cavallo introdusse il corralito, ovvero il divieto per gli argentini di prelevare più di 250 dollari la settimana dai propri conti bancari.
Fu l'inizio della rivolta popolare, degli scontri di piazza con i morti, dei cacerolazos, dei supermercati saccheggiati da un popolo alla disperazione ed alla fame, degli argentini che riscoprivano il baratto come mezzo per continuare a scambiarsi beni e servizi. Una torta fatta in casa in cambio di un babysitting. Il governo ultraliberista dovette alla fine rassegnare le dimissioni.
Dopo la dichiarazione del default, la prima misura dei governi successivi fu il ritorno al peso (legge di convertibilità) e una conseguente svalutazione della moneta sovrana. Le merci argentine, di nuovo competitive sul mercato, fecero decollare l'export e una serie di misure, come la richiesta ai debitori internazionali di "mettersi in fila ed aspettare il proprio turno", adottate dai governi Kirchner, hanno permesso al paese di ricominciare a crescere e di ridurre la disoccupazione a livelli inferiori al 10%. L'Argentina di oggi, a undici anni dal default, è un paese in grande ripresa e con ottime prospettive future.

Se è vero che noi adesso sembriamo l'Argentina del 2001, soprattutto per la presenza di questi proconsoli, questi ponziopilati bocconiani in missione per conto del Dio Denaro, non vorrei che si pensasse che  anche da noi tra qualche anno si verificherà il lieto fine argentino e quindi convenga solo aspettare seduti il deus ex machina.
Gli argentini hanno sputato ettolitri di sangue per risollevarsi e noi invece siamo decisamente inadatti alle rivoluzioni. La rivoluzione, come la partita di calcio, preferiamo guardarcela comodamente in salotto alla televisione. I lavoratori argentini hanno preso in mano le fabbriche e le hanno risanate. I nostri stanno ancora ad ascoltare i sindacati che vanno a mangiare l'astice e a ridacchiare con i padroni. Gli argentini hanno patito la fame vera. Da noi c'è ancora gente che al bar scommette 500 euro su chi uscirà quella settimana dal "Grande Fratello", ne abbiamo ancora tanta, di pastasciutta, da mangiare.
C'è un problema ancora maggiore, ad allontanare il lieto fine. Se, come ci ripetiamo da mesi, come un mantra spocchioso, noi "non siamo la Grecia", non abbiamo mica solo yogurt, capre, villaggi vacanze, ruderi a cielo aperto e dissenteria ma siamo l'Italia, è altrettanto vero che noi non siamo l'Argentina. Non abbiamo le enormi risorse naturali che ha quel paese. Non abbiamo la soia da vendere a prezzi stracciati alla Cina, non abbiamo il petrolio. Se l'Argentina ha potuto risollevarsi è stato in gran parte merito di questi asset, soprattutto quello agro-alimentare.   Noi, per essere franchi, non abbiamo un cacchio. Abbiamo gli imprenditori fichi alla Marchionne e Montezemolo (Marchionne che difatti sta guardando con concupiscenza all'Argentina per produrre macchine agricole). Abbiamo i creativi con il ciuffo alla Lapo Elkann, i Giorgetti, gli stilisti modevni, la capacità di cavarcela sempre in ogni situation e, come arma segreta, un koolo pazzesco. Però non abbiamo i fondamentali: l'oro nero, le tonnellate di grano, le mandrie di bestiame che risolvono i problemi.
Forse ci potremmo salvare solo se convertissimo tutto il nostro paese in uno sciccosissimo salotto buono, un paese dei balocchi e dei divertimenti tra arte, turismo, spettacolo, gastronomia, sesso e trasgressione. Fankoolo le industrie tradizionali e le macchinette rugginose da quattro soldi ma produrre solo Ferrari, panfili della madonna, oggetti di lusso, moda e tutto ciò che viene spremuto dalla creatività nazionale e che quei cinesi di merda non potrebbero fare nemmeno facendosi venire gli occhi tondi dallo sforzo. Restaurare tutto il restaurabile: palazzi, chiese, musei e fare pagare il biglietto a orde di turisti bramosi di cultura che poi dovranno mangiare, dormire, trombare e portarsi via qualche souvenir. Forse così potremmo salvarci, forse.
Sperando di non dover prima ballare quest'ultimo tango.

20 commenti:

  1. antonello19:47

    troppe tv in giro per sperare di non prendere la facciata

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  2. Cara amica Lameduck,

    hai proprio centrato il problema. Noi a differenza dell'Argentina non abbiamo le sue enormi risorse minerarie ed agricole.

    L'Argentina come la Russia hanno potuto super svalutare perchè avevano immense risorse.

    Se super svalutassimo noi, dopo essere stati cacciati dall'euro, la nostra liretta diventerebbe carta igenica e nessuno ci fornirebbe petrolio e materie prime, senza le quali tutte le nostre fabbriche andrebbe subito in malora.

    Per questo la via Argentina per noi sarebbe molto più dolorosa (io ho parenti in Argentina e ti assicuro che è stato terribile quello che è successo) di quello che è stato per gli argentini.

    Ciao Davide

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Mah, non so se consigliarti di aumentare la dose di antidepressivo, ma la differenza che mi pare più evidente è che nel caso dell'Argentina, questo paese fallì da solo, fu un fatto isolato, mentre ciò che dovrebbe essere ormai chiaro a tutti è che è l'intero sistema bancario globale ad essere tecnicamente fallito, e che l'unica cosa che questi governucchi in giro per il mondo sanno fare, è soltanto ritardare il più possibile il momento in cui sarà sancito il fallimento.
    In verità, la spoliazione dell'Italia come degli altri paesi serve soltanto a foraggiare le banche dandogli ancora mesi, forse al più alcuni anni di vita.
    La cosa quindi è perfino più tragica, perchè col fallimento delle banche e senza che i governi abbiano predisposto un sistema di proprietà pubblica di riserva, ogni attività economica sarà bloccata, soprattuto se come sembra il supporto degli stati si spengerà fino al punto di stampare denaro per fornire liquidità alle banche: forse torneremo al meno provvisoriamente al baratto, questa è la prospettiva.
    21:22
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  5. antronello21:39

    ci muoveremo solo quando toccheranno il Nostro
    fino ad allora staremo a guardare

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  6. naturalmente è tutta colpa dell'ultraliberismo, della globalizzazione e delle banke... il fatto che l'Argentina (come l'Italia) aveva un gigantesco disavanzo, un economia stagnante e non faceva che aumentare all'infinito il debito pubblico conta e non conta... vero?

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  7. Marcello, ma la BCE ha regalato i "nostri" euro, per l'ammontare enorme di mille miliardi di euro, sì o no? E perchè l'ha fatto? perchè le banche europee sono in stato di fallimento, senza questo aiuto le banche sarebbero fallite già alla data di oggi. Non è ciò che ha fatto la Federal Reserve o la Bank of England con le rispettive banche?
    Dire di chi è la colpa importa davvero ben poco, siamo sull'orlo del baratro ed ancora ci balocchiamo con idiozie come quanti sono spendaccioni costoro e quanto virtuosi questi altri.
    Nota bene, la BCE non ha trovato poco più di cento miliardi per la Grecia, ma ne ha trovati ben di più per le banche, perchè il problema non è costituito dal debito pubblico ma dal debito privato, dalla follia di un sistema bancario che ha emesso una quantità di titoli assolutamente spropositata rispetto alal ricchezza reale, ed ora non sa come fare per tramutare questa cartaccia in merce reale.
    Prima ci rendiamo conto dei termini delle questioni, e prima sarà possibile uscirne.

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  8. Vincenzo, non è esatto dire che l'Argentina fallì da sola. Ci fu la precedente crisi brasiliana e soprattutto le manovre dei soliti manovratori finanziari che utilizzarono il neoliberismo come piede di porco per scassinare la cassaforte. Fu una depredazione in piena regola, avallata dal FMI.

    Marcello, dì la verità che tu rimpiangi tanto la Thatcher. Almeno tu avessi i miliardi, ti capirei, ma sono sicura che sei il solito pesce piccolo pilota che ammira tanto gli squali e vorrebbe essere come loro, se solo non vivesse in un acquario. ;-)

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  9. paolo10:34

    più che rimpiangere la Tatcher mi pare che qualcuno rimpianga l'europa conservatrice anti keynesiana degli anni trenta...
    Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna.
    Aldous Huxley

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  10. Scusa Lameduck, in effetti l'espressione "da sola" nel contesto dato era equivoca. In realtà, intendevo dire che il suo fallimento è stato isolato, non che abbia fsatto tutto da sola, tutt'altro, sono d'accordo con te.

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  11. l'argentina fu l'ultimo dei paesi falliti latinoamericani, che furono più o meno tutti, a partire dagli anni '80, e precisamente tutti quelli finiti nelle grinfie dell'fmi.

    inoltre vorrei aggiungere che l'argentina si poté rialzare anche grazie al robusto intervento solidale dei due giganti regionali, brasile e venezuela (che pagò una fetta del debito argentino).

    oggi i tre paesi sono il motore economico e politico dell'integrazione latinoamericana, l'unica vera alternativa al turbocapitalismo (anglosassone o cinese, poco importa).

    infine solo un appunto sulle cassandre. io rimasi stupito e incazzato fin dalla nomina di monti. non era questione di essere cassandre (che fin troppo spesso vengono trattate come il medico del famoso proverbio, che viene preso a male parole perché diagnostica la malattia, invece di prendersela con la malattia. ma qui, quanto è responsabile la stampa nel veicolare questa immagine omogeneamente ridicola delle voci alternative?).
    uno dei capi di una delle banche più criminali del mondo (eh sì, anche la trilaterale, lameduck :), che ci ha pure un bel sito internet e sforna tanti bei documenti, quindi non c'?e bisogno di scomodare alcunché di complottista), di cui negli ultimi anni si è scritto e parlato diffusamente, messo a capo di un paese da spolpare secondo la più classica delle ricette fondomonetariste.

    per quale bizzarro motivo l'esito, questa volta, sarebbe dovuto essere / è / dovrebbe essere diverso?

    saluti

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  12. no ma comunque sono d'accordo col post, eh?, mi piace, il film documentario lo vidi a suo tempo e fu scioccante, eccetera... :)

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  13. "ne abbiamo ancora tanta, di pastasciutta, da mangiare" speriamo non ti legga la fornero....

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  14. A meno che Maroni non vesta i panni di Giulio Cesare e guadi il Rubicone con le sue legioni, non rimane che aspettare di finire la pastasciutta

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  15. Avete letto lo studio dell' FMI sull' aumento dei costi derivato dall' alzarsi dell' aspettativa di vita?
    Si potrebbero trovare soluzioni adeguate, tipo terminare tutte le persone che raggiungono una determionata età.
    Ha un senso affannarsi tanto a prolungare la vita se poi questa, alla fine di un percorso lavorativo deve diventare un incubo?
    Quei manigoldi che pontificano, sono mai stati in qualche casa di riposo? Hanno mai visto certi cronicari dove un numero imprecisato di creature aspettano e sperano solo di passare a miglior vita?
    E adesso vien fuori anche che la colpa è dei pensionati?

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  16. Simplicius16:13

    Il linche del "Più grande crimine..." te lo avevo già mandato qualche mese fa. Mi avevi risposto con sufficienza basandoti sui tuoi pregiudizi su Barnard (che non è simpatico neanche a me).
    E' il più bel segno d'intelligenza rimettersi in gioco e vincere i pregiudizi (impresa quasi disperata per i più).
    Sinceri complimenti, Simplicius.

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  17. è vero lo siamo sempre stati una colonia ma ora è ufficiale,l'Italia non esiste più e diventa sempre più difficile negare il golpe bianco in atto


    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-12/universita-italiane-sempre-inglesi-131445.shtml?uuid=AbZOFpMF

    dal blog di Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.it/

    Un popolo
    mettetelo in catene
    spogliatelo
    tappategli la bocca
    è ancora libero.

    Levategli il lavoro
    il passaporto
    la tavola dove mangia
    il letto dove dorme,
    è ancora ricco.

    Un popolo
    diventa povero e servo
    quando gli rubano la lingua
    ricevuta dai padri:
    è perso per sempre.

    Diventa povero e servo
    quando le parole non figliano parole
    e si mangiano tra di loro.
    Me ne accorgo ora,
    mentre accordo la chitarra del dialetto
    che perde una corda al giorno.

    Mentre rappezzo
    la tela tarmata
    che tesserono i nostri avi
    con lana di pecore siciliane.

    E sono povero:
    ho i danari
    e non li posso spendere;
    i gioielli
    e non li posso regalare;
    il canto
    nella gabbia
    con le ali tagliate.

    Un povero
    che allatta dalle mammelle aride
    della madre putativa,
    che lo chiama figlio
    per scherno.

    Noialtri l’avevamo, la madre,
    ce la rubarono;
    aveva le mammelle a fontana di latte
    e ci bevvero tutti,
    ora ci sputano.

    Ci restò la voce di lei,
    la cadenza,
    la nota bassa
    del suono e del lamento:
    queste non ce le possono rubare.

    Non ce le possono rubare,
    ma restiamo poveri
    e orfani lo stesso.

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  18. Adetrax20:02

    Articolo condivisibile.

    Di soluzioni ce ne sarebbero tante ma bisognerebbe privilegiare quelle progressive e che non richiedono da subito vagonate di soldi per essere attuate perchè tanto nessuno stornerà mai nulla "spontaneamente" da spese militari, grandi opere e dai costi dei vari fenomeni mafiosi.

    Tralasciando le solite considerazioni sulle gestioni di alto ed altissimo livello e considerando il fatto che "l'origine del problema non è meramente di stretta natura economica / finanziaria bensì ben altro, bisognerebbe anche chiedersi cosa si sarebbe dovuto fare o cosa bisognerebbe fare per limitare / circoscrivere l'espandersi di certe correnti di pensiero che poi portano a tutto questo.

    Prima di parlare di vie di uscita dalla crisi, ci si dovrebbe chiedere nello specifico: "gli italiani, sono DEGNI di una eventuale futura ripresa economica ?"

    Cosa ne fanno di quello che consumano ?

    Perchè deturpano o lasciano deturpare l'ambiente senza fare quasi nulla per contrastare certe striscianti devastazioni ?

    Ci si è poi posti il problema di come si sono prodotti e si continuano a produrre certi beni, con quali materiali, dell'utilizzo e/o della inertizzazione degli scarti di produzione, ecc. ?

    Evidentemente non a sufficienza se a fronte di problematiche che richiederebbero studi e soluzioni altamente tecnologiche (che dovrebbero essere sempre guidate dal massimo rigore etico piuttosto che da tendenze alla Miglio), si è lasciato e al 95% si continua a lasciare il campo libero alle mafie (in cui impera l'analfabetismo e l'assenza di scrupoli) e a correnti di pensiero assolutamente aberranti (per le conseguenze che comportano), ovvero alle parti tumorali (ormai preponderanti) della società.

    La gestione responsabile delle cose e il benessere economico NON possono essere scollegati pena un rapido e spesso irreversibile declino dell'intero sistema.

    Per esempio, attualmente le fila dei disoccupati continuano a ingrossarsi, tutti continuano (chi più, chi meno) a mangiare e vestirsi ma su certe problematiche l'inerzia è quasi totale e questo è male, molto male dato che è un chiaro indicatore di come stanno veramente le cose.

    A fronte di questa situazione (che non è cambiata di una virgola da quando è iniziata la crisi), purtroppo, non si può che concludere che siamo di fronte a una diffusa ed eccessiva INDEGNITA` percentuale NON solo della parte alta / istituzionale ma anche e soprattutto - nel loro piccolo - delle fasce medio-basse della popolazione e quindi se le "legnate economiche" servono a limitare gli aspetti negativi di certi "incontrollabili" fenomeni legati alla produzione e al consumo selvaggio / irresponsabile, bisogna parimenti farsene una ragione anche se ovviamente non è per questo che è stata imbastita la crisi.

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  19. Adetrax20:04

    ...

    Dov'è l'indirizzo, il nerbo EDUCATIVO che dovrebbe essere costituito da pochi e chiari principi guida validi per ogni situazione ed età ?

    P.S.
    In TV è comparsa una specie di pubblicità istituzionale sul fatto che se le tasse le pagano tutti, poi tutto potrà funzionare meglio (a livello di servizi, ecc.).

    Tutto qui ?

    E' veramente scarso l'unico messaggio che discende dai piani istituzionali e infatti: come mai a quel messaggio non ci crede (PIU`) nessuno, neanche gli extracomunitari più analfabeti che infatti se ne fregano (non solo di questo ovviamente) ?

    Semplice, perchè NON è solo l'abbondanza di soldi che fa funzionare le cose e rende vivibile (e sopportabile) una determinata società.

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  20. Adetrax20:28

    Ecco qua, altro che la crisi economica, il "tipetto" ha finalmente disvelato il vero obiettivo:

    "Contro il nero cambiamo abitudini, basta con il contante".

    Basta "stica", il pizzo e la tracciatura totale delle minuzie (visto che parliamo di soglie inferiori ai 1000 Euro) le facciano alle mafie che evadono oltre 100 miliardi all'anno.

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