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mercoledì 5 giugno 2013

Cosa mi racconta l'economia - parte I


Con questo post in più parti vorrei fare un sunto di ciò che penso di aver capito di economia in un anno di studio inde e pure fesso da autodidatta.
Ho letto tante cose, ne ho comparato le conclusioni con la realtà circostante e mi sono fatta un'idea.
Se questa idea coinciderà almeno in parte con quella di chi è competente in materia, che vorrà magari confermarne la giustezza, ciò vorrà dire che i miei sforzi non saranno stati vani e qualcosa avrò imparato. La mia conoscenza del mondo si sarà arricchita e, soprattutto, avrò ottenuto degli strumenti per difendermi, visto che, come ho già avuto modo di dire, ho cominciato ad interessarmi di economia perché l'economia si stava interessando un po' troppo a me e le sue intenzioni mi parevano affatto amichevoli. Il nostro II emendamento è il diritto alla conoscenza.

Non avendo assolutamente la competenza accademica necessaria per evitare errori ed imprecisioni, inevitabilmente il mio discorso è sottoposto alla regola del "se sbalio mi corigerete" e mi impegno fin d'ora al riconoscimento dell'eventuale cantonata. Sempre che, con la scusa della correzione, a qualcuno non scappi di venirmi a dire "Ti sbagli, se torniamo all'euro la benzina costerà settanta volte sette", "il cambio dell'euro fu fissato a 1700 lire" oppure  "è la quantità di moneta circolante che crea inflazione". O ancora: "Ma tu non vuoi eliminare il capitalismo ma conservarlo a spese dei proletari!" A scanso di equivoci, qui non si tenta la rianimazione post-mortem di ideologie economiche di cui la storia ha decretato il fallimento. NON-SI-PUO'-FARE.

Quelli che seguono sono appunti, riflessioni mie originali su concetti e teorie non miei e di cui i più esperti riconosceranno gli ispiratori. 
Rivendico solo la maternità della "Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri",  una mia intuizione di qualche tempo fa della quale vado assai orgogliosa e che, peccando volontariamente di modestia ma non solo, proprio di superbia, mi pare più realistica della pretesa che il mercato sia in grado di autoregolarsi.

Binario, triste e solitario
In economia tutto si accoppia in relazioni binarie di complementarietà, causa ed effetto, reversibilità: debito/credito, import/export, costi/ricavi, domanda/offerta, inflazione/deflazione. Relazioni conflittuali ma estremamente tenaci.
La relazione tra gli attori economici tende al conflitto ed alla contrapposizione e tale conflittualità si esprime anche accademicamente nel modo in cui vengono interpretati i fenomeni economici a seconda del punto di vista (ad es. neoclassici vs. keynesiani).
La contrapposizione capitalistica classica padrone vs. operaio, tanto cara alle mie letture giovanili marxiane, è stata ormai superata da quella dell' 1% vs. 99%. Una regressione al modello molto più elementare e sempre di moda, del ricco vs. povero. Con l'1% che tende non più al profitto da produzione industriale ma alla mera accumulazione per se.
Per la sua caratteristica di poter ottenere, dal suo funzionamento, un fenomeno ed il suo opposto e contrario, l'economia mi fa pensare ad un motore Burmeister & Wain BK 98 FF reversibile. Un grande motore navale. Macchina avanti=espansione, macchina indietro= recessione. Troppo semplicistico e sempliciotto? Può darsi, ma provate ad invertire una recessione senza invertire il motore economico.

Moneta, sterco di Paracelso
Quando però parliamo di moneta, ovvero del carburante che fa funzionare questo motore, la logica meccanica così comoda per il neofita profano va improvvisamente a farsi fottere. Da qui entriamo nella pura alchimia di Paracelso.
L'ossessione attuale che nasce dalla spinta all'accumulazione è, da una parte, il controllo della quantità della moneta, per non perdere d'occhio nemmeno un centesimo per paura che finisca in tasca a qualcun'altro - ciò che sta accadendo nell'economia reale - e dall'altra la smania di crearne sempre di più e in maniera infinita, come avviene in Finanza. Controllare la moneta e al tempo stesso renderla incontrollata. Un evidente paradosso.

Milton Friedman e la pietra filosofale
Il denaro ha questo potere di rendere l'uomo folle, anche quando è seduto ad una scrivania per redigere una teoria economica.
Secondo la Teoria Quantitativa della Moneta, uno dei capisaldi dell'economia neoclassica o liberista,   ovvero il Verbo insegnato nelle Università e pasturato in televisione e sui giornali, il deposito genera il prestito. Dopo che la Banca Centrale ha stampato esattamente il quantitativo di moneta necessario al funzionamento del sistema (e si suppone sia in grado di farlo, mah!), la banca X presterà il denaro, prendendolo dai depositi dei suoi clienti, trattenendone una parte come riserva e, in questo modo, quanto il prestito ritornerà alla banca sotto forma di nuovo deposito, la quantità di moneta immessa in questo circuito sarà regolata da un rapporto matematico preciso, un moltiplicatore.
Perché non scappi un centesimo.
Vedete, i neoclassici, da quanto ho capito, hanno l'ossessione del controllo. E uno si chiede: ma perché controllare la quantità di moneta circolante? CHE TE FREGA? Perché la quantità di moneta circolante, dicono, genera inflazione. Più moneta, più inflazione. Ah, capisco. I miliarden mark per un francobollo, i tedeschi con la carriola e Hitler dietro l'angolo.
Ora capite il rischio che corriamo se non si reprimesse l'attività criminale della Tipografia Lo Turco.

 

D'altra parte, però, un altro principio fondamentale della teoria neoclassica, ovvero la deregulation, il principio che i capitali devono circolare liberamente, con l'eliminazione della repressione finanziaria, ovvero del controllo democratico sulla moneta, ha generato la possibilità di moltiplicare alla enne proprio la moneta che si voleva limitare e rendere quantità finita.
Insomma, per paura che vi fosse troppa moneta circolante, abbiamo generato fantastiliardi di titoli derivati speculativi. Carta straccia, in definitiva, direte, ma intanto pensate ai Gordon Gekko che si esaltano per avere avuto in dono la pietra filosofale per creare moneta all'infinito. E che, come la diecimila lire di  Totò, una volta cambiata dal tabaccaio, diventa moneta reale, concreta, vera. In grado di far dire al politico di turno: "non ci sono soldi".
A Topolino-Milton apprendista stregone la situazione è sfuggita di mano.

Non ci sono soldi
E veniamo quindi al punto centrale. "Non ci sono i soldi". Quante volte lo sentite dire, ultimamente? "Sarebbe necessario fare questo e quest'altro ma non ci sono fondi." E quell'altra ancora più grossa, che ha permesso ai tecnici di torturarci: "Non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi della pubblica amministrazione."
Vedete, lo possono dire perché il profano che ascolta è un essere primitivo che mentalmente converte ancora la moneta in oro. Tanto oro, tanta moneta. Moneta = cammello. Si immagina i caveau, il deposito di Paperone. Una quantità data e finita di denaro, da centellinare con parsimonia. Se gli dicono che non ci sono soldi, significherà che il deposito è vuoto: perché abbiamo speso troppo, perché siamo governati dalla Banda Bassotti che lo ha ripulito fino all'ultimo centesimo e perché siamo stati cattivi e non abbiamo fatto i compiti. Un po' di regressione all'infanzia non fa mai male.

Galbani vuol dire fiducia
Non è così. La creazione della moneta è un atto alchemico, magico. Potrei dirvi che, ripensando all'apprendista stregone, i fatti dimostrano che le cose funzionano al contrario, che è il prestito a generare il deposito, che è la domanda proveniente dal mercato che induce la Banca Centrale ad immettere la quantità di denaro sufficiente ad innescare un meccanismo virtuoso dove la moneta, una volta in circolo, viene creata e la ricchezza moltiplicata e distribuita.
La moneta che entra in circolo nel mercato, in qualunque forma: banconote, bit, titoli, è, all'origine, solo una promessa di pagamento, un atto di fiducia nei confronti del debitore. Se, al termine del suo circolo virtuoso all'interno del mercato il pagherò rientrerà in possesso del creditore, il debito verrà estinto, quella moneta verrà nullificata e sarà come se non fosse mai esistita. Nel frattempo però questa moneta allo scoperto ha generato altra moneta, altra ricchezza, perfettamente concreta.

Il loro tessoro
Se la moneta all'interno del mercato genera più ricchezza che inflazione, come i dati statistici e quei bastardi dei grafici dimostrano, perché voler limitare a tutti i costi la sua quantità?
Perché far credere erroneamente che ad ogni moneta corrisponda un pezzo di oro o di argento o di platino di valore corrispondente, rappresenti cioè qualcosa di concreto e di valore?
E questo dopo che l'Impero un giorno ha deciso, forte del potere di persuasione di alcune migliaia di testate nucleari, di sganciare la sua moneta dall'oro e stamparla quando e come gli piace e quanta gliene piace?
Dovremo allora supporre che il fatto che la moneta venga considerata falsa nel momento in cui esce dalla tipografia Lo Turco e non dalla BCE, sia un fatto politico.
Che al mondo esista chi ha deciso che la ricchezza debba essere sequestrata e tenuta solo per sé. Perché il mondo come è strutturato oggi appartiene solo a chi possiede il controllo sulla moneta, e la limitazione della quantità di moneta può servire allo scopo di soggiogare e controllare amici e nemici. Soprattutto i poveri.



Continua...



Per le cose serie:
"Inflazione e moneta endogena" a cura di Keynes Blog
"Le ricette veloci di Giampiero Friedman" (Goofynomics featuring Istwine) 
"Endogenous money for dummies, part. 2 (Goofynomics featuring Istwine)
Alberto Bagnai "Il sistema bancario"

10 commenti:

  1. Adetrax21:56

    "Controllare la moneta e al tempo stesso renderla incontrollata."

    Ovvero, controllare la moneta usata dalla gente comune ed al tempo stesso crearne di altra fittizia / "sui generis" al di fuori di quasi ogni controllo statale / pubblico (rif. a "no controlli perchè il mercato si autoregola").

    Diciamo che certi titoli, certi meccanismi finanziari più o meno "tossici" / letali hanno il compito di operare una "demolizione controllata" (a comando, a seconda delle necessità) di parti di economia reale; più è grande la massa dei debiti finanziari (che al 99% non esistono, nel senso che sono debiti fittizi) meno rilevante e più controllabile diventa l'economia reale ... è una questione di proporzioni, come nell'esempio del lottatore di sumo da 250 kg. (l'economia finanziaria) contro uno gnomo da 30 kg. (l'economia reale).

    Se a questo aggiungiamo vari fenomeni connessi, fra cui il turbo-capitalismo, i cui attori in campo finanziario sono altresì soprannominati "masters of the universe" (che per definizione devono, o almeno dovevano, avere guadagni superiori agli 80-100 milioni di dollari al mese), l'automatizzazione delle transazioni finanziarie regolate da supercomputer che seguono algoritmi e parametri conosciuti e controllati solo da poche persone, i guadagni basati sul numero di transazioni (dato che ad ogni transazione corrisponde un percentuale di "pizzo" o anche "tip" nel senso di mancia obbligatoria all'indiana), ecc., si capisce che al di la delle varie regolamentazioni di facciata siamo in zona Far West.

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  2. Adetrax21:57

    "Perché il mondo come è strutturato oggi appartiene solo a chi possiede il controllo sulla moneta ..."

    Ecco, brava, qui hai centrato il concetto chiave di fondo che si basa sul mantra che "il denaro è potere" cui corrisponde per proprietà transitiva che "il potere può essere convertito in denaro".

    In effetti, un aspetto parecchio sottovalutato è proprio quello relativo alla "strutturazione delle società" (nel mondo ce ne sono di vari tipi e a diversi stadi di sviluppo) affinché il denaro diventi assolutamente necessario, ovvero, "conditio sine qua non", per l'acquisizione, lo scambio o il mantenimento di qualsiasi bene o servizio utile o addirittura necessario alla sopravvivenza umana.

    Si noti che per raggiungere lo scopo al 100% il denaro non deve essere rappresentato da materia trasportabile o comunque che possa essere "posseduta in senso fisico", ma deve essere ovunque ed in nessun luogo.

    Il motivo di tutto questo ? Sempre quello, il controllo totale e assoluto di tutto, fino al singolo individuo, fino a livelli impensabili per l'attuale ingenuo pensiero comune.

    Da un certo punto di vista nel medioevo erano molto più corazzati contro certe derive ... ora invece prevale una certa "leggerezza / sottovalutazione" tendenziale di massa e dato che in democrazia la maggioranza vince, il gioco è fatto.

    Su questo è bene ribadire per l'ennesima volta che tale "leggerezza" non è necessariamente legata solo al livello di istruzione di una persona bensì anche ad altri fattori che sarebbe bene non sottovalutare.

    Proprio per questo è probabilmente importante che anche le quasi maggiorenni e soprattutto le neo maggiorenni pongano attenzione, almeno per qualche mese della loro vita (nell'arco di qualche anno), ai sopracitati temi.

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  3. Barbara, complimenti per il solito lodevole impegno. Sui contenuti invece (imho) transeat, che te possino... :D

    Nel frattempo che... goditi un bel Battisti d'annata con la canzone secondo me da sempre preferita dai banchieri. T'ho pure trovato un videoclip con un indimenticabile Buster Keaton che rende un po' più dolce questo anticipo di pillola rossa. Mo' però nun te ne approfitta' eh... ;)
    A poi.

    p.s. che tristezza, il film b/n muto è del 1928, pensa a Keaton cosa gli sarebbe capitato tra capo e collo dal "29 in poi.
    Mentre noi tra poco forse "invece pure". A buon in intenditor...

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  4. Cara amica Lameduck,

    che il mercato possa autoregolarsi è un'affermazione su cui si basa tutto il pensiero dei neoclassici, di cui non hanno mai fornito una prova empirica.

    Molto più complesso è il discorso della moneta. Un po' di inflazione in genere fa bene all'economia perchè spinge la gente a spendere o investire i soldi anzichè tenerli in cassaforte.

    Ma guai ad esagerare, perchè quando l'inflazione comincia a crescere sopra un certo livello può innescare un meccanismo (inflazione galoppante) che se sfugge di mano può trasformare il denaro in carta igenica che nessuno vuole più.

    Ti ricordo che l'amico Salazar ci ha raccontato che qundo viaggiava per la Bolivia doveva pagare con i dollari, perchè se adoperava la moneta locale doveva portarsi dietro un carretto pieno di soldi perchè (la moneta boliviana) valeva poco di più della carta su cui era stampata.

    Ciao Davide

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    1. "Un po' di inflazione in genere fa bene all'economia perchè spinge la gente a spendere o investire i soldi anzichè tenerli in cassaforte."

      Ottima osservazione. Alcune ipotesi di monete "a tempo" (accademiche in verità) sono state infatti formulate proprio per costringere la moneta a circolare nel tessuto sociale invece di rimanere congelata improduttivamente. La mia posizione personale (non talebana) è invece che il denaro, essendo non solo "misura del valore" ma anche "riserva di valore" debba perdere in termini di potere di acquisto il meno possibile e sia un diritto risparmiarlo e stoccarlo ove meglio il possessore creda.

      Comunque sia, l'inflazione, definita tassa occulta, entro certi limiti e se compensata da conseguenti aumenti salariali non è affatto un problema. Quando avevamo la scala mobile (per quanto mai in linea con l'inflazione reale) anche con una perdita di potere di acquisto a due cifre non mi risulta fossimo in presenza della miseria oggi dilagante con una "inflazione perfettamente sotto controllo"(jawohl!).

      Tornando alla tanto temuta (e strumentalizzata) inflazione è risaputo che se lo Stato è veramente sovrano, ed emette moneta (non a debito), ha tutti i mezzi necessari per regolarne la quantità (emettendola o drenandola dal sistema) affinché ve ne sia sempre il giusto ammontare in circolazione. Non a caso la Cina che ha piena sovranità monetaria, dal 2008 ad oggi ha immesso d'imperio nel sistema quantità enormi di denaro al fine di sostenere una domanda estera in affanno per compensarla parzialmente con il mercato interno e a fine 2012 aveva il più basso tasso di inflazione dei due anni precedenti.
      Si-può-fare! E lo fanno.

      Mentre noi che dopo l'introduzione dell'Euro ci siamo trovati un sostanziale raddoppio dei prezzi in rapporto alla Lira come la mettiamo?
      Tutto tace mi sembra. Mentre nel frattempo c'è stato il più grande drenaggio di ricchezza (risparmiata) dal basso verso l'alto della storia d'Italia.
      Si-vo-le-va-fare! E lo hanno fatto.

      L'iperinflazione è invece decisamente una realtà drammatica, segno che qualcosa è andato molto più che storto, ma la responsabilità a mio parere è tutta dell'emittente (o regolatore).

      (continua)

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    2. O, come nel caso della Bolivia che citi, è legata a fattori del tutto particolari e specifici di quella Nazione che nulla hanno a che vedere con il resto.
      Infatti pare che:

      "In Bolivia l’esportazione di cocaina fa salire l’inflazione"

      L’uso e la produzione di droga stanno rapidamente diventando di dimensioni così importanti da influenzare in modo decisivo sempre più economie nazionali. La Bolivia ne è un ulteriore esempio, dopo la Colombia, l’ Afghanistan, la Spagna e l’Olanda.

      La denuncia viene proprio dal Governatore della Banca Centrale di Bolivia, Armando Mendez, che nella periodica relazione annuale ha spiegato, alla presenza dei rappresentanti dell’esecutivo di La Paz, che “l’inflazione si deve alla presenza di eccesso di moneta forte nel Paese”. Il circolo vizioso si innesca perché quando l’Ente emissore incamera un dollaro è obbligato per legge a emettere l’equivalente in bolivianos, la moneta locale, in base al cambio vigente.

      “Nel mondo c’è molta liquidità, però meno che in Bolivia”, ha continuato Mendez, “sono le rimesse, il gas e soprattutto il narcotraffico. Sta entrando troppo denaro e l’apparato produttivo non cambia dalla sera alla mattina”.
      (1° giugno 2013)

      La spiegazione data nell'articolo mi pare cristallina.

      Inoltre, è dato sapere dall'amico Salazar in quali anni era lì con questa iperinflazione galoppante?
      Mi pare che l'unico anno difficile sia stato il 2008 (guarda caso) con un raffreddamento potente già l'anno successivo.

      Se i dati non sono taroccati ecco quanto risulta:
      INFLAZIONE BOLIVIA 1999 al 2011:

      Country 1999 2000 2001 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
      Bolivia 2,1 4,4 2 3,3 4,9 5,4 4,3 8,7 14 3,3 7,2 9,9

      Facciamoci dire da Salazar di che dimensione era questo fantomatico carretto perché se era quello della "Fisher & price" allora tutto si spiega... :D

      Ciao.

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    3. Caro amico Cogitans,

      Salazar"Una volta in un bar di Bogotà, in Bolivia, ho pagato più di 16 milioni di pesos la colazione, in tre abbiamo perso dieci minuti a contare una marea di soldi: erano 4 dollari.
      Però si ovviava a tutto questo usando correntemente una valuta forte al posto della moneta locale. Usavano il dollaro."

      Ciao Davide

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  5. Caro amico Cogitan,

    "Facciamoci dire da Salazar di che dimensione era questo fantomatico carretto perché se era quello della "Fisher & price" allora tutto si spiega... :D"

    Credo che fosse negli anni '80, quando l'inflazione boliviana era da 3 a 4 o addirittura 5 cifre.

    Ciao Davide

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  6. astabada16:28

    @davide

    Il mercato si autoregola sempre. Il problema e` che sono sbagliati gli assiomi. Le definizioni alla base dei modelli economici non riproducono il sistema, ma si limitano a certi aspetti.

    E sorgono paradossi. Se ad esempio la domanda di cibo e` piu` alta rispetto all'offerta, qualcuno finira` con il morire di fame. E l'equilibrio sara` ristabilito. Meraviglie dell'autoregolazione!

    Saluti,
    astabada

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