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martedì 4 dicembre 2018

I Macronfagi e la reazione immunitaria della Francia


La rivolta dei "gilet gialli" in Francia prosegue ormai pressoché ininterrotta dal 17 novembre, dal primo blocco stradale di protesta contro il caro carburante fino agli scontri di piazza degli ultimi giorni sugli Champs Elysées, ma la nostra pudibonda stampa legiondonoraria continua bellamente ad ignorarne non solo le ragioni ma perfino l'esistenza. Immersi in un isolazionismo ideologico che richiama quello dell'Albania di Enver Hoxha e nell'assoluta cecità percettiva alla prima rivoluzione fluo, ciò che resta dei tamburini di latta del giornalismo di regime evita in tutti i modi di anche solo nominare un fenomeno che mette in discussione la bontà assoluta di uno dei suoi fantocci di riferimento: il nostro Lolitò, il Manu che aveva detto agli amici, il Napoleoncino con un piede già sul predellino della carrozza per Varennes.

Se le notizie sui gilets jaunes vengono quasi sempre relegate ad uno spazietto stretto tra le paturnie di Asia Argento e il resto dell'inutile pluriball giornalistico, le solite non notizie da far scoppiare una ad una per noia solo per sentire il rumore vuoto che fanno, ogni tanto si decide di portarle in primo piano ma per destrutturarne il senso e tentare di dirigerlo sul binario morto della vacuità o della delegittimazione.
Il procedimento, dal nome un po' lungo, si chiama: "C'è un nostro amichetto in difficoltà con quei brutti ceffi dei suoi connazionali. Come possiamo parlarne senza parlarne? Come possiamo raccontare la storia in maniera che questi altri brutti ceffi nostrani non capiscano i veri motivi della protesta?"
A volte viene anche chiamato "trasformare la merda in Nutella e far dire al popolaccio che è una bontà".

Un esempio di articolo di questo tipo, da falsa prima pagina, è questo. Io consiglierei di salvarlo, perché se i libri di storia dovessero un giorno diventare seri, nella ricostruzione di questo fottuto inizio di millennio, sezione studi sulla propaganda della dittatura globalista, esso non potrà mancare. 
Per evitare di dire che i gilets jaunes hanno ragione da vendere e potrebbero essere quel famoso popolo che, essendosi destato, rischia di avere Dio alla sua testa, i legionari del disonore la buttano sull'ecologia, che si porta sempre su tutto. Perdindirindina, se il primo blocage è stato contro l'aumento del carburante, facciamo finta che questi ausiliari del traffico esagitati siano degli ecologisti un po' su di giri e cristallizziamo il movimento e le sue ragioni lì, immobili, come Han Solo nella grafite.
Un articolo, quello di Repubblica, psichedelico a dir poco. Roba da paura e delirio sulla Cristoforo Colombo. Psilocibina e via andare.
"Capisco le proteste ma non cedo alla violenza. Abbiamo fatto troppo poco sul clima, dobbiamo andare avanti", ha detto il presidente francese presentando il piano per l'energia. Che prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022 e di 14 reattori nucleari entro il 2035." 
Un cazzocentra cosmico perché, peccato per Essi, questi francesi ai quali Manu & i suoi Isterismi hanno rotto i coglioni, hanno riempito il loro cahier de doléances con ben altre rivendicazioni. 
Gilberto Trombetta, che ringrazio, ha tradotto su Twitter il manifesto messo in rete dai Gilets Jaunes (qui il documento originale) che le contiene. E' difficile non dichiararsi d'accordo con tante se non tutte queste richieste ed è assai arduo considerarle rivendicazioni vacue, mondane o bagattelle da borghesi piccoli piccoli. Se hanno fame che si dedichino all'ecologia non è risposta credibile, ammettetelo, e suona assai più strafottente del presunto consiglio di Marie Antoinette sulle briosche.



traduzione di Gilberto Trombetta
L'aumento del carburante è stato solo il loro tè di Boston. La goccia di benzina che, caduta sul braciere, ha fatto incendiare la protesta. 

Il gran tamburo maggiore scalfariano che picchia sulla pelle di somaro per sviare l'attenzione da les enfants de la patrie è solo l'espressione del livore della sinistra di fronte alla caduta dell'ennesima tegola dal tetto di quella costruzione abusiva in attesa di ordinanza di demolizione che è la UE. Stamattina ho ascoltato questo video e ne ho colto alcuni spunti per descrivere il fastidio fisico che l'intellighenzia o wannabe tale di sinistra prova nel vedere il popolo sfuggirle e che bene si intona con il discorso sui gilet gialli e il neglect percettivo che, nonostante il giubbetto ad alta visibilità, ha colpito tanto clamorosamente una certa parte di osservatori italiani. La solita parte, per altro.

Nel video, Lorenzo Vitelli de "L'Intellettuale dissidente" proclama un curioso assunto, ossia quello che "il populismo ha consenso ma non è legittimo perché non si è ancora dotato di un intellighenzia culturale, di  intellettuali, giornali, case editrici." Ohibò, sarà mica quell'egemonia culturale dalla quale stiamo appunto cercando disperatamente di liberarci e che è espressione dell'invasività dell'ultima nefasta ideologia novecentesca che si aggira per l'Europa trascinando le catene da rimettere ai lavoratori che le sono sfuggiti?
Certo, dice Vitelli girando la chiavetta dell'accensione, le categorie della Vecchiapolitica, la destra e la sinistra, sono superate (uno dei più triti e nefasti luogocomunismi). Però... vrum, vrum, il populismo è pericolosamente inclinato a destra (te pareva). Infatti esprime un voto di protesta, di vendetta. Gode nel vedere i traditori messi alla berlina (e lui inconsciamente soffre del dover assistere a tale sanguinario snuff movie perché i protagonisti li conosce bene). 
Il populismo (sempre pronunciato con una punta di sgomento) non è altro che l'ennesima élite che vuole arraffare il potere, il popolo non c'entra (il popolo non può preferire quel buzzurro volgare al meraviglioso Lintellettuale). Esso non è legittimo perché non è riuscito a fondare un sistema ideologico, a creare un progetto" (e chi lo ha detto? Cercare di salvare il mondo dalla furia genocida globalista ti pare poco?) 

Traduco per i bambini piccoli: se non ha marchiato in fronte il numero della bestia progressista, il popolo è fascista. L'unico progetto legittimo è il solito velleitario tentativo di distruggere il capitalismo in quanto tale (casualmente lo stesso identico scopo dei banchieri non di Dio ma di Essi stessi, che fa tanto affinità elettiva)  per sostituirlo con Ilprogetto dell'egualitarismo petaloso immaginario. La destra e la sinistra sono concetti superati, si, ma noi vogliamo rimanere di sinistra. La democrazia è democrazia solo se la gestiamo noi. (NdA: quanto avete rotto i coglioni...)

Non manca la nota negazionista sul prato che non è verde. Vitelli non crede, anzi, rifiuta di credere, che il successo del populismo nel caso italiano abbia a che fare con la questione migratoria. "A nessuno importano le percentuali bassissime di immigrati nel paese dell'accoglienza per eccellenza". Permettetemi un accenno di stupore pre-estatico. Il distacco dal reale è un problema sul quale evitano accuratamente di lavorare da sempre. 
Dopodiché Vitelli, ormai sul rettilineo, sgomma.
"Il populismo non è un modello politico, per diventarlo deve dotarsi di una struttura. (Ricordate il discorso iniziale sulla Vecchiapolitica che è morta?) "L'élite populista è illegittima perché "il basso", il popolo ha una sua creatività folkoloristica che però non è culturale."
"Il populismo è la vittoria del trash sulla sofisticazione intellettuale (chissà perché penso subito al metanolo). Il popolo vuole essere volgare. Le vittorie populista sono un rigurgito popolare (meglio quello antifascista, immagino). Bisogna elevare il dibattito". (Qui di solito sguaino sempre la katana).
Poi l'apoteosi: "Non possiamo reputarli legittimi [Salvini e Di Maio] perché non sono un'élite."
Ovvero, dopo il giro di pista ritorniamo ai box. I populisti non ci piacciono perché non sono piddini, non infestano ogni ganglio della società, non okkupano. Non sono l'Egemonia Kulturista che è la nostra spezia, l'elisir che ci rende immortali come certe cellule che richiedono una pronta risposta immunitaria altrimenti ti ammazzano.
Non è un problema del Vitelli, lui è solo un esempio preso a caso calando le reti per la pesca. Se ne prendi un altro ugualmente a caso ti farà gli stessi ragionamenti. L'egemonia culturale è soprattutto monopensiero stereotipato. La zeppa nell'ingranaggio.

A proposito di popolacci e ribellioni. Avendo nominato prima il té di Boston inevitabilmente ritornano in mente le parole della Dichiarazione di Indipendenza americana. Se un governo agisce contro il suo popolo, il popolo ha il diritto di rovesciare questo governo e darsene un altro che sia portatore delle sue istanze e sia degno di rappresentarlo. Non si rovesciano governi tanto per fare, come ultimamente si è fatto in Europa per forzare il regime unico, limitare la democrazia locale, assassinare le sovranità, depredare le ricchezze ed imporre l'agenda novordineglobalista per mano dei volonterosi progressisti elitari tanto pieni di sé da doversi ancorare per non volare via. 
Le motivazioni delle proteste di popolo, di quel popolo che considerano merda puzzolente se non si fa da loro docilmente manipolare, sono sempre drammaticamente concrete e serie. Tra i cartelli visti a Parigi ve ne sono alcuni sul diritto alla libera scelta terapeutica e contro i TSO sponsorizzati dai lupi farmaceutici travestiti da pecore benefattrici che in Italia conosciamo altrettanto bene.
Chi da lacchè sminuisce le lotte di popolo rischia di fungere da lubrificante alle lame delle ghigliottine prima che vi si appoggino i colli dei membri delle élite che ha servito. Le ghigliottine metaforiche degli elettori, che entrano in funzione nelle cabine elettorali e, in alcuni casi estremi, quelle vere nelle piazze.

4 commenti:

  1. Anonimo21:34

    "l' intellettuale " ha sempre bisogno di un "principe" da servire che gli paghi lo stipendio.
    Tutti quelli odierni ( salvo poche lodevoli eccezioni) servono il "grande capitale apolide" e lo continueranno a servire finché lo riterranno "vincente" e quando gli vedrete fare "inversione a U" significherà che non lo stimano più " vincente" e che stanno correndo tutti in aiuto del "vincitore".

    Quindi non li temete adesso , temeteli quando li troverete a marciare alla vostra testa, perché significherà che "la rivoluzone è finita " e c' è un altro " principe" sopra di voi.
    ws

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  2. giusto per ridere un pochino, segnalo questa perla di un altro intellettuale "sovranista" (la parola oramai mi da il voltastomaco) che ovviamente però ha sostenuto il governo:

    https://www.maurizioblondet.it/proviamo-a-vedere-il-lato-buono-secessione-piu-vicina/

    Chi lo sa, forse finiremo di usare parole alla cazzo di cane.
    Comunque, Lorenzo Vitelli, come tutti quelli de L'intellettuale dissidente, è semplicemente un veteromarxista che però, dato che forse gli sta sul cazzo Israele (o altre secondarie questioni di bottega, non è nemmeno importante capirlo), ha avuto qualche entratura nella destraccia becera, adinolfica, europide, sanfedista, italiofoba.

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  3. 1 POST, prima parte.

    "Il populismo non è un modello politico, per diventarlo deve dotarsi di una struttura.", Lorenzo Vitelli per Intellettuale Dissidente

    Diciamo che lo stesso identico principio lo ha espresso in modo più articolato e compiuto il grande sociologo Luciano Gallino.

    "Se uno potesse chiedere a Gramsci come mai le sinistre europee comunque denominate, a cominciare da quelle italiane, sono state travolte senza opporre resistenza dall’offensiva egemonica del neoliberismo partita nel 1947 dal Mont Pélerin, forse risponderebbe «perché non li avete saputi imitare». Al fiume di pubblicazioni volte ad affermare l’idea dei mercati efficienti non avete saputo opporre niente di simile per dimostrare con solidi argomenti che i modelli con cui si vorrebbe comprovare tale idea si fondano su presupposti del tutto inconsistenti. Inoltre, proseguirebbe Gramsci, dove sono i vostri articoli e libri che rivolgendosi sia agli esperti che ai politici e al largo pubblico si cimentano a provare ogni giorno, con solidi argomenti, la superiorità tecnica, economica, civile, morale della sanità pubblica su quella privata; delle pensioni pubbliche su quelle private, a fronte degli attacchi quotidiani alle prime dei media e dei politici, basati in genere su dati scorretti; dello Stato sulle imprese private per produrre innovazione e sviluppo, oggi come in tutta la seconda metà del Novecento; dell’importanza economica e politica dei beni comuni sull’assurdità della privatizzazioni? Poiché la natura ha orrore del vuoto, il vuoto culturale, politico, morale delle sinistre è stato via via riempito dalle successive leve di lettori, elettori, docenti, funzionari di partito e delle istituzioni europee, istruite dall’intellettuale collettivo sortito dalla "Mont Pélerin Society". Il consenso bisogna costruirlo, e la "Mont Pélerin Society" ha dimostrato di saperlo fare. Le sinistre non ci hanno nemmeno provato.",

    Luciano Gallino, sociologo, scrittore, 1927-2015.

    Riferimento:

    "Mont Pélerin, il vivaio degli oligarchi che ci stanno uccidendo", di Luciano Gallino

    luglio 2015

    http://www.libreidee.org/2015/08/mont-pelerin-il-vivaio-degli-oligarchi-che-ci-stanno-uccidendo/

    Si ok, il grande sociologo Luciano Gallino parlava dell'incapacità della sinistra di fare questo, ma per analogia vale anche per i cosiddetti populisti italiani ovvero M5S e Lega, in particolare per la Lega c'è proprio un esempio emblematico che lo dimostra: al Sud Italia e isole per raccattare quanti più voti possibili nel minor tempo possibile hanno imbarcato per gran parte vecchi volponi del centro destra, tutta gente che prima era con UDC e Forza Italia, addirittura in Sicilia occidentale alle ultime politiche nazionali non hanno candidato l'ottima Francesca Donato per dare spazio invece a politicati da strapazzo legati al vecchio centro destra UDC Forza Italia, addirittura c'era un galoppino legato ad Alfano che si era inventato "la giornato dell'integrazione"...., e tutto questo non lo dico io ma è stato ben documentato con tanto di interviste proprio ieri su Report Rai 3, trasmissione che non vedo mai da secoli ma ieri per caso ho beccato quel pezzo di trasmissione e comunque sono cose risapute per chi ha dei contatti in Sicilia o ci vive e si informa sulla politica regionale.

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  4. 1 POST, seconda parte.

    In ogni caso, che i populisti italiani ( e non solo italiani ) siano disorganizzati per fare un blocco culturale solido non lo dico solo io che sono un pinco pallo qualsiasi ma è un'analisi condivisa da gente che di marketing e comunicazione ne capisce veramente, ecco qui un esempio autorevole in questo senso.

    http://carlomaxbotta.blogspot.com/p/1984-1985-1986-si-forma-in-agenzie.html

    Nella sezione dei post, c'è la mia domanda e la sua risposta logica ed onesta.

    Comunque,in conclusione, molto meglio avere dei populisti disorganizzati che non averli e quindi a maggior ragione se vogliono vincere la battaglia contro il mostro neoliberista Euro-UEE si devono organizzare nel migliore dei modi per costituire un blocco culturale solido da contrappore alle falsissime verità del pensiero unico neoliberista, non averlo fatto e ancora non farlo vuol dire semplicemente nella migliore delle ipotesi sottovalutare molto il nemico.

    Comunque, complimenti per la prima metà dell'articolo, fatta davvero bene.

    Cordiali saluti.

    Fabrice








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