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sabato 17 maggio 2014

Il perché di un voto

Ricevo da Silvia e volentieri pubblico questo appello scritto in collaborazione con Mauro Poggi e altri amici del gruppo dei Dalmata, già ripreso da Carmen su Voci dall'Estero. Credo sia un'ottimo riassunto delle motivazioni che spingeranno persone molto diverse per provenienza politica a raccogliersi attorno ad un progetto comune che ha al centro il bene di questo paese, quindi di tutti noi, che solo un partito ha avuto il coraggio di sposare pubblicamente senza ambiguità e che va per questo premiato e supportato con l'unico strumento democratico che ci rimane, il voto.




PERCHE' NOI – DI SINISTRA – IL 25 MAGGIO VOTIAMO
CLAUDIO BORGHI al Nord Ovest e Centro
FRANCESCA DONATO al Nord Est e Isole
Candidati indipendenti al Parlamento Europeo per la Lega Nord

Questa crisi, la più lunga e profonda dall'Unità d'Italia, non finirà, se non uscendo dall'euro che ne è la causa, riconosciuta da TUTTI gli economisti, e riprendendo la piena sovranità monetaria e l'intervento dello Stato nell'economia, applicando il dettato Costituzionale.

La crisi è dovuta agli squilibri commerciali tra i paesi dell'eurozona, è di DEBITO PRIVATO ESTERO, come riconosciuto da TUTTI, compresa la BCE. L'Irlanda, prima ad essere colpita, aveva debito pubblico al 25% nel 2007, dopo i salvataggi delle banche PRIVATE è ora al 124%.
Chi parla di crisi causata dal debito pubblico ha ben altri interessi che risolverla, e soprattutto non fa gli interessi dell'Italia e degli italiani. Chi parla della corruzione omettendo che questa non incide sulla crescita economica, come provano Cina o la stessa Germania la cui Siemens è stata condannata alla multa più alta della storia per corruzione internazionale, compie la stessa disinformazione di chi ha pagato le rivolte arabe e ucraine per eliminare governi eletti. Chi parla di “mafie” in un contesto di libera circolazione dei capitali, senza controllo, e toglie allo Stato gli strumenti, e le risorse per le forze dell'ordine, non fa gli interessi della società. Chi parla dei costi della politica intende limitare la democrazia in favore dell'oligarchia finanziaria perché i dati relativi al solo 2012 dicono questo:


Nell'eurozona c'è un unico grande creditore, la Germania, che ha prestato sconsideratamente, attuando, nel 2002, una svalutazione competitiva interna (tagliando stipendi e precarizzando il lavoro – le “riforme” - e ha 10 milioni, il 25%, di lavoratori poveri); ha così impedito l'acquisto di merci estere e tenuto bassi i prezzi, e impedito la redistribuzione del reddito tra i suoi cittadini. Anche quest'anno il suo surplus commerciale è di 200 miliardi, a fronte di una crescita economica ridicola (in media 0,63% all'anno), grazie all'euro il cui valore è tenuto basso (per lei) dalle economie fragili degli altri paesi.

L'Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti: è una catastrofe, numeri da Paese in guerra. Nonostante questo si chiede allo Stato di ridurre la spesa pubblica, una delle più basse dell'UE, invece di agire a sostegno dell'economia e della vita delle persone come richiederebbe la razionalità economica e come è scritto nella nostra Costituzione. Ricordiamo che il debito pubblico italiano è composto per lo più dagli interessi (3.100 miliardi di €) pagati da tutti noi dal 1981 anno della “indipendenza” della Banca d'Italia dal  Ministero del Tesoro, e successiva privatizzazione del sistema bancario, tutto questo uno dei pilastri dell'UE, fino ad allora lo Stato si finanziava a costo 0. Nonostante la grave crisi gli Italiani hanno pagato, nel 2013, 44 miliardi € al MES, fondo salvastati UE, “salvando” le banche tedesche e francesi che avevano prestato troppo e male ai paesi più in crisi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo).
I paesi “bombardati” dall'euro sono: Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro, Slovenia, Francia. La Finlandia è in recessione, l'Olanda non garantisce più lo stato sociale, Malta, Belgio sono anch'essi colpiti dalla crisi, l'Austria sta effettuando pesanti salvataggi del sistema bancario con soldi pubblici (la Germania ha speso 300 miliardi € in salvataggi bancari).
In Grecia la crisi ha devastato il Paese, peggio della II Guerra Mondiale: 1/3 della popolazione non ha accesso alla sanità, l'80% dei cittadini di Atene non ha riscaldamento, 700.000 bambini non hanno cibo a sufficienza e accesso alle vaccinazioni, la mortalità neonatale è aumentata del 43%. La Grecia, dopo le “riforme” della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) è ORA tra i paesi “in via di sviluppo”.

Le politiche di austerità prescrivono le “riforme” fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: svendita dei beni dello Stato, cioè nostri, privatizzazioni dei servizi e taglio alla spesa pubblica, quindi alla sanità, alle pensioni, alla scuola, taglio agli stipendi, riforme per lo più imposte da regimi totalitari e/o venduti al capitale e alle multinazionali, come quelli di Pinochet, Videla, Menem e Yeltsin. L'euro ha lo stesso ruolo dei golpes: rimodellare le società in senso oligarchico, togliere la ricchezza del 99% (quella di cittadini e Stati) per convogliarla all'1% più ricco.
L'euro è la criminale shock economy della “scuola di Chicago” applicata al continente più ricco e socialmente avanzato, che non avrebbero mai accettato di buttare via lo stato sociale e le tutele frutto di decenni di lotte, insieme ai diritti costituzionali. L'ideologo dell'UE è von Hayek, fondatore della “scuola di Chicago” da cui è partita la riscossa della scuola liberista che vede nello Stato che regola il capitalismo e nelle Costituzioni Democratiche il nemico da abbattere, in nome dell'internazionalismo del capitale che non vuole confini né regole, diventata l'deologia dominante, reazionaria e totalitaria, a cui aderisce chiunque difenda l'euro.

La scienza economica aveva previsto, fin dal 1957, che una moneta unica per paesi così diversi avrebbe condotto a gravi crisi.
TUTTI SAPEVANO, e lo hanno ripetutamente confessato, che le crisi sarebbero state lo strumento per imporci quanto deciso da “loro”: l'abbandono dei diritti Costituzionali, per primo il lavoro, che nei trattati UE è considerato SOLO merce e quindi soggetto alle leggi della domanda e dell'offerta, MAI un diritto da tutelare.
Nel sistema euro l'aggiustamento della competitività tra i diversi paesi passa dalla svalutazione del lavoro e dal taglio degli stipendi, dalla contrazione della domanda interna, per arginare le importazioni, ma che fa fallire le Piccole e Medie Imprese: si elimina così, di fatto, il diritto al lavoro e alla dignità delle persone su cui si incardina la nostra Costituzione. Le PMI sono svantaggiate dal cambio dell'euro troppo alto - o sono cannibalizzate attraverso il partneriato finanziario. Nel resto del mondo l'aggiustamento della competitività passa dal riallineamento del cambio rispetto alle altre valute secondo la legge della domanda e dell'offerta.

L'UE è nata per favorire la finanza e le multinazionali, ci sono 15.000 lobbisti registrati a Bruxelles (oltre a quelli non registrati): la lotta contro l'euro è quella dei piccoli contro i grandi e l'UE NON è riformabile: per cambiare i trattati ci vuole l'impossibile unanimità di 28 Paesi.

L'art. 11 della nostra Costituzione “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”: NON parla di “cessione” della sovranità, che appartiene PER INTERO al popolo, compresa quella economica e monetaria, ma soltanto delle “limitazioni” (e in parità con gli altri Stati, mentre la Germania ha assunto il ruolo di comando dell'eurozona), e solo per assicurare pace e giustizia TRA le nazioni, cioé un maggiore benessere, cosa che in eurozona non c'è, e non ci sarà mai, perché il pilastro dei trattati UE NON è la cooperazione/solidarietà tra le Nazioni per il maggior benessere, ma la competizione e il mantenimento del valore della moneta attraverso la svalutazione del lavoro.

Se non ci facciamo sentire niente li fermerà: oltre alla svendita del patrimonio dello Stato, alla svendita delle grandi aziende strategiche come ENI, ENEL e FINMECCANICA a gruppi stranieri,   alla delocalizzazione, alla deindustrializzazione dell'Italia, sono pronti l'ERF: lo Stato sarà pignorato delle tasse riscosse e dovrà dare i suoi beni in garanzia del debito pubblico, e il TTIP, accordo di libero scambio con gli USA la cui trattativa è tenuta segreta dalla UE, ma se funzionerà come gli accordi con l'America Latina, significa che le multinazionali imporranno la privatizzazione di servizi come l'acqua e la sanità, le pensioni, il peggioramento delle regole del lavoro, portando a giudizio in arbitrati internazionali gli Stati stessi: l'Argentina è stata condannata a pagare un miliardo di dollari alle multinazionali per NON aver privatizzato l'acqua.

E' ora di dire BASTA a questo immenso trasferimento di ricchezza all'1%. Il tributo di vite umane è troppo alto, si susseguono i suicidi, censurati dall'informazione, acquisita in toto dall'oligarchia, e megafono di politici asserviti che ripetono che non si può uscire dall'euro. Possiamo scegliere di non essere schiavi, prima che il processo di distruzione dell'economia divenga irreversibili.

Di questa analisi non c'è traccia nelle formazioni elettorali della cosiddetta sinistra, che si condanna all'irrilevanza e ci condanna all'indigenza.
Non ce n'è traccia neanche tra quelli che poco più di dieci anni fa hanno preso (o fatto prendere) delle manganellate per lottare contro il neoliberismo e la globalizzazione di cui l'euro è la faccia assunta in Europa.
In tempi "normali" saremmo lontani politicamente dalla Lega Nord, e dal professor Borghi a cui siamo grati per questa battaglia, oggi sono gli unici che presentano il problema per quello che è, e soluzioni che nel '900 sarebbero state considerate tranquillamente di sinistra: Banca Centrale pubblica dipendente dal Ministero del Tesoro, indicizzazione dei salari, difesa del patrimonio industriale e produttivo del Paese, difesa del diritto al lavoro e della DEMOCRAZIA.
                                   
                             
                              Un gruppo di cittadini “di sinistra”



Per maggiori informazioni: su Bastaeuro.org il libretto informativo di Claudio Borghi
Blog: Goofynomics, Orizzonte48, Voci dall'Estero, Voci dalla Germania
Libri: Alberto Bagnai: "Il tramonto dell'euro"
          Vladimiro Giacché: "Anschluss"
          Antonio Maria Rinaldi: "Europa Kaputt"
          Luciano Barra Caracciolo: "Euro e (o?) democrazia costituzionale"

          Naomi Klein: "Shock economy"

10 commenti:

  1. Cara amica Lameduck,

    riporto un articolo del Fatto che credo sia utile a quanto hai detto

    ll Pil vota contro l’Eurozona
    di PierGiorgio Gawronski | 17 maggio 2014
    Commenti (124)

    Più informazioni su: Decrescita, DEF, Eurozona, Governo Renzi, OCSE, Pil, Tasso di Crescita.
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    Tutti invocano la crescita, ma il Pil continua a deludere le attese dei nostri governanti. Ma cosa frena la ripresa? L’offerta o la domanda? Il Presidente Francese Hollande, come altri leaders europei, sembra avere le idee chiare: “è sull’offerta che dobbiamo intervenire. Sull’offerta! Con ciò non intendo negare l’importanza della domanda: l’offerta, in realtà, crea la domanda”. Questa teoria, passata alla Storia con il nome di ‘Legge di Say’, in negativo recita: “è la debolezza dell’offerta che distrugge la domanda”. Corollario: né l’Euro né le politiche macroeconomiche restrittive associate sono responsabili del malessere dell’Eurozona (EZ): l’origine è puramente domestica; la cura sono le politiche microeconomiche dell’offerta; se molti paesi sono simultaneamente in crisi, è una mera coincidenza.

    L’ipotesi alternativa, detta ‘isteresi’, afferma invece: “La domanda crea l’offerta”; e in negativo: “La depressione della domanda distrugge l’offerta”. Essa ha tutt’altre implicazioni. La crisi nasce da una gestione errata dell’EZ; le politiche di stabilizzazione della domanda nel breve termine ridurrebbero la disoccupazione, nel lungo termine eviterebbero una distruzione permanente di capacità produttiva (offerta).

    Da quando nel 2008 è scoppiata la crisi queste due visioni vengono dibattute con calore, essendo alla radice delle diverse impostazioni di politica economica. La Legge di Say, in particolare, è alla base delle ricette Europee ‘ufficiali’, austerità e riforme strutturali. Dal DEF risulta che lo stesso Governo Renzi, come i precedenti, punta a stimolare la crescita con una nuova liberalizzazione del mercato del lavoro. Dopo cinque anni, cominciamo però ad avere dei dati chiarificatori. Il grafico presenta l’andamento in Italia del PIL effettivamente prodotto e del ‘Pil Potenziale’ (offerta). Quest’ultimo è una stima dell’OCSE, simile a quelle della Commissione Europea e del FMI, le cui oscillazioni annuali sono state attenuate.

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  2. continua


    Come si vede, per molti anni il PIL Effettivo e il PIL Potenziale sono cresciuti assieme senza gravi perturbazioni. Dal 2008 l’esplosione della crisi ha fatto precipitare il PIL del 6,8% (stima a fine 2014). La distanza fra il PIL e il PIL Potenziale, detta ‘output-gap’ – il 6,6% del PIL corrente, circa 108 miliardi di Euro – è lo spazio disponibile per politiche non inflazioniste di stimolo alla domanda miranti ad abbattere la disoccupazione. (Questa è la priorità democratici americani; soleva essere condivisa dalla socialdemocrazia europea). Gli economisti neoliberali hanno invece sostenuto che l’output-gap tende a chiudersi da solo, perciò la politica economica deve concentrarsi unicamente sul lato dell’offerta, con l’obiettivo di alzare il tasso di crescita del PIL Potenziale: nel lungo termine “l’offerta crea la domanda”. Dopo cinque anni è giusto chiedere quanto lungo è il ‘lungo termine’.

    Focalizziamo ora l’attenzione sul ‘Pil Potenziale’. La priorità dei supply-siders è accelerare la crescita della produttività per accrescere la pendenza della linea blu, che nel 2002-07 in Italia si era alquanto attenuata. Ma ora le stime dell’OCSE e di altre organizzazioni internazionali indicano che la prolungata depressione della domanda sta provocando una riduzione del capitale fisico ed umano: nonostante la crescita della popolazione e il progresso tecnologico, il Pil Potenziale scende. La carenza di domanda distrugge l’offerta; la teoria dell’isteresi si dimostra corretta. Il 21/1/2012 Mario Monti dichiarò che le sue riforme strutturali avrebbero alzato il Pil Potenziale dell’11%: ora sappiamo che aveva un modello sbagliato.

    Come quantificare il danno al Pil Potenziale provocato dalla caduta della domanda? La freccia blu proietta nel futuro il tasso di crescita dell’offerta del 2002-07, e mostra l’andamento del ‘Pil Tendenziale’. La distanza fra la freccia e la linea blu mostra il calo del Pil Potenziale causato dalla depressione della domanda. Questo divario è pari al 7% del Pil, e sta ancora crescendo: i giovani lasciano il paese o l’Università, i disoccupati perdono capacità, le imprese non investono, ecc. In euro, la perdita è di circa 110 Mld. l’anno, 1850 euro pro capite, oltre 5500 euro per famiglia media; ma ad essere colpite sono soprattutto le classi deboli. Il costo per il bilancio pubblico è di circa 45 Mld. l’anno; in dieci anni il debito pubblico si alza di 37 punti di PIL. Quanto dovrebbe investire l’Italia per annullare la perdita di reddito causata dal gap del Pil Potenziale? Se gli investimenti rendessero il 9% l’anno, per ricostruire lo stock di capitale perduto servirebbero circa 1220 miliardi: una cifra enorme. Il gap produttivo totale (Pil tendenziale – Pil effettivo) nel 2014 raggiunge i 220 Mld. con un impatto sul deficit pubblico di circa 85 Mld.

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  3. continua

    Nei prossimi anni il vincolo alla crescita sarà ancora l’insufficienza della domanda. Lo si desume dall’ampiezza dell’output-gap corrente, dalla lentezza con cui – nei paesi più avanti nel ciclo – la ripresa si manifesta, dalle tendenze deflattive europee, cui tendono a sommarsi i vincoli dei Trattati dell’EZ e l’ottusa interpretazione che se ne dà. Occorre pertanto un nuovo paradigma della politica economica. L’unica via realmente ‘moderata’ ed ‘europeista’, dibattuta negli ambienti accademici ma ancora ignorata dal dibattito politico nazionale, è la riscrittura dei Trattati Europei per consentire il rilancio della domanda (“La Riforma Necessaria dell’Eurozona”, Rivista di Politica Economica, Marzo 2014). Una strategia però di là da venire, dato che nessun governo europeo ancora osa proporla.

    E intanto? È possibile rilanciare la domanda in Italia in modo unilaterale, o per farlo bisogna uscire dall’euro? Il problema, oggi, non è tanto il deficit pubblico (giacché, spiega il FMI, la crescita finanzierebbe un appropriato deficit spending nel giro di venti mesi), quanto il deficit commerciale che riaprendosi, si teme, produrrebbe nuova instabilità. In realtà, molti paesi convivono per anni senza inconvenienti con deficit commerciali superiori al 2% del PIL, se la banca centrale garantisce la stabilità finanziaria. Nel lungo termine, tuttavia, l’EZ deve scegliere: o impara a chiudere gli squilibri competitivi senza imporre tassi di disoccupazione del 15-30%; o accetta la deindustrializzazione di intere nazioni, di cui si assume i debiti pubblici (Unione Politica); o rinuncia alla democrazia; o smantella l’Euro in maniera consensuale e controllata; o si condanna all’instabilità politica e alla propria eutanasia.

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  4. qualcuno qui si è bevuto il cervello, a prescindere dai numeri dovrei farmi rappresentare i europa da Salvini, Borghezio ( con cui ho avuto una discussione vis a vis fra me, lui e le sue squadracce a borgo dora, torino) e compagnia bella? mi spiace Barbara, va bene la morte delle ideologie ma a tutto c'è un limite. a quando le campagne pro forza nuova contro i complotti del capitalismo demoplutogiudaico?

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    1. Egregio Tomatis, che vuol dire "a prescindere dai numeri", che la matematica é un'opinione? E che c'entra Forza Nuova che, per essere giusti, rivendicava la sovranità nazionale quando Salvini ancora faceva i compiti a scuola?

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    2. come dici tu la matematica non è un opinione ed i numeri sono numeri, ma noi da chi vogliamo farci governare? dalle banche o dalle persone, dai numeri o dalle idee? credi che la sovranità nazionale ci renderebbe la vita migliore?credi che in italia esistano dei governanti, degli amministratori un sistema economico e finanziario in grado di renderci la vita migliore?. al di là dei numeri (ribadisco: a me di numeri e grafici non importa un cazzo, mi fanno venire il mal di testa) pensi che con la lira al posto dell'euro staremmo meglio? secondo me no ma la mia è solo un'opinione. penso che la moneta sia come un coltello, può servire a tagliare il pane come a ferire, sfregiare perfino uccidere. dipende da chi lo usa e da che tipo di uso vuole farne. si parla solo di moneta e di sistemi economici ma non sento nessuno parlare di POLITICA. sembra scomparsa. Barbara io ho sempre avuto una grande stima di te, ti seguo dall'inizio ma sinceramente non me la sento delegare il futuro che mi resta (siamo coetanei) a gente che ha fatto sua la bandiera noeuro per semplice opportunismo così come per opportunismo aveva abbracciato le bandiere dell'indipendentismo e del federalismo svilendo e facendo vergognare chi quella bandiera la sventolava da decenni se non da secoli (sono di origine sarda, so di che parlo). gente che sputa sull'euro ma che fino a ieri ha mostrato di apprezzarlo eccome, gente che era al governo quando l'euro è entrato in vigore e che è sicuramente complice (non so quanto inconsapevole) dei mancati controlli e quindi corresponsabili dei disastri derivati dalla sua applicazione. la lega non è un partito rinnovato, erano tutti li, erano pure al governo. adesso però ci dicono che le colpe sono altre: le banche, la crisi, l'america e la germania. forse non è che in vece le colpe derivano dalla mancanza della politica? dal vuoto creatosi dal mancato governo degli organi finanziari che ha fatto si che questi abbiano avuto il sopravvento. è da quarant'anni e più che è in atto una lotta di classe dall'alto verso il basso e non è chiudendoci dentro casa dietro una porta blindata che possiamo pensare di starne fuori, possiamo riprenderci la lira, perfino diventare autarchici ma stai sicura che prima o poi dovremo fare i conti con quello che succede al di fuori dei nostri confini. e comunque quella di forza nuova era solo una boutade dato che nella confusione generale c'è anche chi cerca di rivalutarli come portatori di valori cosa che a me non piace dato che li considero solo fascisti e della sovranità nazionale non m'importa una sega: io non credo nella patria. a me importa di una sovranità giusta, da qualunque parte arrivi: italia, europa, plutone o, perché no, da noi stessi...

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  5. Giuseppe19:51

    Da persona di sinistra che voterà Borghi, non posso che sottoscrivere in toto (ho qualche dubbio solo sulla parte dedicata all'art. 11, che mi sembra un po' ingenua...ma nel complesso, si tratta di inezie).

    Tra l'altro, trattandosi di Europee, mi sembra giusto votare chi porta avanti le mie idee sul futuro assetto dell'Unione europea in toto, senza pensare solo alla valuta: e in questo caso, mi sembra che le posizioni più ragionevoli e sensate le abbia assunte Marine Le Pen, che farà un gruppo unico con la Lega. A sinistra al momento c'è veramente pochissimo, e nulla in Italia (a parte Rizzo, che non si presenta nemmeno).

    Poi, per le Politiche, si vedrà in futuro. Se la Lega vorrà anche lì il mio voto, dovrà fare un'opera enorme di trasformazione del partito, facendolo diventare davvero nazionale, e alleandosi solo con chi metterà al primo punto del programma l'immediata uscita dall'Euro. Francamente, mi sembra più facile che un cammello riesca a passare attraverso la cruna di un ago...

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  6. Sottoscrivo e diffondo.
    Chi ha capito sta con Borghi o è in malafede (oppure sta nell'1% che è li stesso).

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  7. Oggi al cellulare, mentre ero al mercato a fare la spesa, mi è arrivata una telefonata di un agenzia che si occcupa di sondaggi per l'elezioni sia amministrative che europee. Mi ha chiesto dato che vivo in una città che quest'anno deve rinnovare il sindaco, come avrei votato per le amminitrative, cosa avrei scelto in caso di ballottaggio e poi è passata alle europee, non l'ho fatta nemmeno finire di chiedermi che ho risposto come un fulmine: voto lega e poi ho aggiunto Claudio Borghi, al termine dell'intervista mi ha chiesto a che parte politica mi ritenevo di appartenere ds, sn, cn? Ho chiaramente risposto SINISTRA e sarò puerile ma pensando al PD e alle sue meschinità mi sono sentita libera e forte.

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  8. Anch'io sono stato intervistato e a testa alta ho detto di essere favorevole a immigrazione, contrario alla pena di morte, di sinistra e di votare Borghi.
    Che gioia poi dare i voti ai politici: 1 a Renzo e a tutto l'establishment, 2 a grillo, 3 a Berlusconi e 7 (10 non ce la faccio) a Salvini.

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