Pagine

martedì 18 novembre 2014

PD's Anatomy


Questa sera offro alla vostra riflessione alcuni brani di un articolo di Giulio Sapelli che è più impietoso di un referto autoptico e che condivido per l'analisi dell'attuale classe dirigente piddina dello gnocco fritto e della ribollita, quella tosco-emiliana, quella che ha partorito Renzi, Delrio, la De Micheli, Poletti, Gozi, Franceschini e altri bei pezzi da novanta, il cui acume economico riempie paginate di storify che, non fossero tragici, darebbero lo spunto continuo per nuovi volumi di barzellette.

Quella di Sapelli è una bella rievocazione storica degli anni novanta e di quello che chiama “golpe morbido”. Di quando cioè, essendo già avvenuto il divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro, si preparava il terreno alla cavalcata eroica delle valkirie filotedesche verso la moneta unica o l'unica moneta per soggiogarli tutti, l'euro.
"Gli anni in cui la triade capitale internazionale, capitale nazionale teso al rent seeking delle privatizzazioni senza liberalizzazioni (Da Rold insegna) e magistratura, tutte mossero all’attacco di ciò che si opponeva al disegno della conquista economica dell’Italia. Come ciò che accade oggi sotto i nostri occhi per via europea teutonicamente egemonica. La corruzione certo dilagante offrì l’estro, come del resto accadde e accade sempre in tutto il mondo.
Risparmiò, la triade, solo le alte cariche dello Stato perché le cuspidi della Pubblica amministrazione si adeguarono prontamente al nuovo padrone e risparmiarono altresì gli esponenti delle subculture comunista e della sinistra cattolica democristiana.
Nobili tradizioni. Quella cattolica mutò rapidamente di pelle e divenne le più solerte sostenitrice della nuova dislocazione delle forze in campo, stringendo formidabili rapporti con il mondo bancario nominando alla sua testa i suoi rappresentanti più illustri, oltre a dominare il campo delle privatizzazioni in una inusuale alleanza con ciò che rimaneva della massoneria post-nittiana e post-beneduciana.
I comunisti ebbero un travaglio più tormentato. Sconfissero sul campo, grazie alla cultura della fedeltà indiscussa al partito, quei settori della magistratura e degli interessi occulti che volevano trascinare anch’essi nel baratro della galera. Si salvarono i vertici. Pagarono i secondi, anche se avevano il nome di Primo. Fu una prova del fuoco a cui si sottrassero coloro che successero al vecchio gruppo dirigente dopo la morte di Alessandro Natta. I giovani turchi dalemiani e veltroniani vestirono allora gli smoking del capitale finanziario e della liberalizzazione senza criterio tecnico o scientifico. Costruirono un’identità dimidiata del nuovo partito che veniva facendosi nella perdita dell’insediamento storico: ossia operai, artigiani, piccoli imprenditori, intellettuali di altissimo livello. A ciò sostituirono un insediamento nuovo e volatile, tenuto insieme non più dalla politica ma dalla propaganda, ossia dalla politica minorata: l’impiego pubblico, gli intellettuali della moda e dei rotocalchi alla Eco, i bancari e i banchieri, quei magistrati protesi a trasformare l’ordine giudiziario in potere.
Una cosa però accadde: tragica. Nel vecchio PCI mai nessun emiliano e toscano era mai assurto alla segreteria politica, alla cuspide del partito, dove regnavano da sempre torinesi e romani con qualche sarda e nobile inserzione. Itoscani e gli emiliani erano le furerie addette ai carriaggi e alla manutenzione del sistema burocratico e amministrativo locale e nazionale. Esseri di serie B: ammirati ma distanziati dalla politica di largo respiro. Addetti al finanziamento e alla propaganda. Costoro, i rifiutati, erano considerati utili idioti - in senso tecnico, appunto -, quasi i componenti della cosiddetta sinistra indipendente, i quali dovevano solo e sempre loro fornire tecnici e pontieri a un partito operaista e di competenze umanistiche piuttosto che economiche. E dovevano offrire in primo luogo legittimazione borghese a un partito che tutto era meno che borghese. La mutazione del Partito democratico nelle sua varie fasi ha rovesciato quel sistema di formazione della cuspide della classe politica ex comunista: ora a comandare sono gli esclusi di allora. Privi di logica politica in senso pieno ossia strategico, continuano ad amministrare piuttosto che a dirigere, anche quando a dirigere sono chiamati. La recente avventura bersaniana è una sorta di rappresentazione drammatica di tutto questo. L’antiberlusconismo è la loro sola e unica vis politica e polemica. Di qui il pragmatismo dei Bersani e dei gruppi che li circondano con un fare post-democristiano che solo Cossiga seppe bene descrivere." (fonte)
A proposito di Bersani, quello che nell'immaginario propagandistico piddino è LA BRAVA PERSONA (sottintendendo che gli altri sono evidentemente pendagli da forca?) Eccovi un estratto da un'intervista rilasciata al Financial Times nel 2012 e ripresa in questo articolo. Dopo aver dichiarato che "non intende rinegoziare il Fiscal Compact e gli altri trattati - ma non avevamo dubbi - Bersani presenta le sue credenziali europee:
"I have helped Italy join the euro, I am the secretary-general of the most pro-European party of Italy, and I have supported all the policies and reforms that Europe has asked us to do over the years,” he says, smoking his trademark Toscano cigar.
“We want to accelerate the integration process as a remedy to fight the recession that is hurting the whole of Europe. So far we have taken some important steps forwards but more has to be done.”
Mr Bersani rejects the populist, anti-German stance adopted by Mr Berlusconi.
“I am not going to quarrel with Germany. I want Italy to have a serious, frank and friendly relationship with Germany based on rational and realistic arguments,” Mr Bersani said. “In fact I agree with many of the criticisms Germany makes to countries like Italy because I made the same criticism to Mr Berlusconi.”

Non ve lo traduco tanto lo capite lo stesso, avendo fatto sicuramente l'Erasmus. Pensate che questi, non solo ci hanno consegnato mani e piedi legati all'Europa ma ora si apprestano a metterci al collo il cappio del (Bad) TTIP. L'unconditional surrender nelle mani di quelle brave persone dei CEO delle multinazionali tipo Monsanto o Union Carbide. La bhopalizzazione globale. Se volete sapere cos'è il Transatlantic Trade and Investment Partnership, leggete questo esemplare post di Bagnai.
Auguri. Grazie alla peggiore morchia piddina, ottenuta scartavetrando il fondo del comunismo all'italiana, lavoreremo vent'anni di più e guadagneremo come se fossimo bambini del Bangladesh.

5 commenti:

  1. Avevo tradotto l'intervista a Bersani qui: http://gondrano.blogspot.it/2012/12/bersani-alla-corte-dei-tecnocrati.html
    :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo09:54

      Giorgio, andrebbe sbobinato e lasciato agli atti anche l'intervento che Bersani ha fatto al convegno dell'area riformista PD del 15/11. Grottesco, è la prima che mi viene in mente (da 1:50:00)
      http://www.youdem.tv/doc/273560/la-sinistra-di-governo-valori-idee-impegni-per-litalia.htm?utm_source=twitter&utm_medium=social&utm_content=youdem&utm_campaign=politica

      Elimina
  2. Riflessione un corno. Il fetore della pattumiera della storia (cit.) è insopportabile.
    Se tu evitarti, lo preferirei.

    RispondiElimina
  3. Anonimo09:47

    Bersani:
    Quello che sotto le scorse politiche, con PD dato per vincitore, alla domanda di un giornalista sull'eventuale reazione negativa dei mercati rispose: "I mercati ci conoscono bene".
    Quello che: "Io continuerò a sostenere lealmente quella linea di credibilità e rigore che Monti ha portato".
    Quello che "massacrare i soggetti della mediazione non va bene. dovresti inventartene dei nuovi, andare a vedere dove non ci arriva il sindacato se ci arrivano le parrocchie, se ci arriva la sezione del PD o non so chi."
    Quello che " sono convinto io per primo questi dati di oggi ce lo confermano, c'è un problema certamente di domanda. Sì... ma guardate che per l'Italia c'è anche un altro problema. La struttura dell'offerta. Noi non è possibile che un paese come il nostro perda 25 punti di produzione industriale in pochi anni, perda dieci punti di PIL eccetera più di altri paesi se non avesse un problema dal punto di vista dell'apparato produttivo che si sta stringendo strutturalmente".
    Quest'acqua qua, insomma.

    RispondiElimina
  4. Anonimo10:03

    leap2020.eu

    RispondiElimina

SI PREGA DI NON LASCIARE COMMENTI ANONIMI MA DI FIRMARSI (anche con un nome di fantasia).