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sabato 25 aprile 2015

Sovranità l'é morta. Dal salto quantico della sinistra al cavaliere simbolico. Parte I


C'è uno spettro che si aggira per l'Italia, ed è lo spettro di Silvio Berlusconi. Come lo spettro del comunismo di Marx, che se viene definito tale probabilmente identificava un progetto già morto, quello di Berlusconi è l'ectoplasma di un potere che fu, se crediamo negli spiriti. O che non fu mai, se non ci crediamo. In ogni caso sconfitto e messo da parte. Lo dimostrano queste fotografie di un Berlusconi cretaceo, sia nel senso della vetustà che dell'asperità dei tratti da dark side of the moon finalmente svelata.
Se vi dicessi che Berlusconi, nonostante ciò che tutti credono, per vent'anni potrebbe non aver mai detenuto il vero potere in quanto leader simbolico e perfettamente intercambiabile non già di una nazione sovrana ma di una struttura posticcia posta a governo di una succursale indisciplinata? 
La parola chiave di questo post - forse in due parti, vedremo - è appunto sovranità. Sovranità nazionale e di tutto ciò che ne consegue: politica, economica e monetaria.

Permettetemi una breve digressione. Per anni la questione della sovranità nazionale è stata un cavallo di battaglia della pubblicistica di sinistra, soprattutto di quella estrema ed extraparlamentare, per quello speciale fenomeno che faceva confluire gli opposti estremismi sulla necessità di contrastare l'imperialismo allora identificato con gli Stati Uniti (e ci sarebbe da discutere anche sulla trasformazione negli ultimi 15 anni degli USA da nazione sovrana e democratica a sede centrale di un comitato di interessi privati sovranazionale). Insomma, la sovranità nazionale - che molti ritengono perduta già nel momento in cui l'Italia esce sconfitta dalla Seconda Guerra Mondiale e viene posta sotto tutela atlantica in quanto territorio strategico nel Mediterraneo - ai comunisti sembrava importare ancora, anche se, per la verità, rimane aperta la questione della sincerità di quel "nazionalismo" di sinistra nel periodo della guerra fredda e degli opposti finanziamenti tecnicamente illeciti se non addirittura configuranti il reato di alto tradimento: i finanziamenti americani al fronte cattolico e sovietici a quello comunista. Fronti cristallizzati in uno scontro ideologico permanente e funzionale alla contrapposizione tra i due blocchi che fu poi riprodotto nel bipolarismo simbolico che trionferà nel ventennio "berlusconiano".
In seguito comunque, soprattutto con l'avvento nella governance italiana della doppia ingerenza: non più soltanto quella atlantica ma quella sempre più soffocante e limitante dell'Europa e dei suoi trattati capestro, e soprattutto del progressivo vincolismo economico, per la sinistra la sovranità diventa sempre più un disvalore e la nazione qualcosa da combattere e distruggere, in favore dell'Unione Europea e dell'Eurozona scambiate per il sogno di Ventotene e della globalizzazione scambiata per internazionalismo. Veri e propri succedanei e sostituti ideologici del socialismo ormai sepolto per sempre dall'avanzata della controrivoluzione neoaristocratica successiva al crollo del muro di Berlino. Niente da meravigliarsi di questa sepoltura, visto che si trattava di uno spettro errante che a questo punto poteva trovare solo la pace eterna.

Ecco quindi come è possibile che oggi, 25 aprile 2015, registriamo dalle cronache ed affidiamo alla memoria dei posteri un Napolitano che ormai invoca apertamente un nuovo ordine mondiale (speriamo non nella specialissima versione retroversa ed antitetica dell'Ordo ab Chao che è l'ordine che invece di nascere dal caos lo produce, auspicata dal padre del prossimo presidente degli Stati Uniti già nel 1991.)



E' un lungo percorso quello che, dalla lettera di Togliatti ai fratelli in camicia nera, con la Nazione scritta in maiuscolo, giunge fino al sibilo shish in serpentese di Renzi, rottamatore della democrazia e degli ultimi brandelli di sovranità su mandato di chi comanda davvero. Ormai a noi italiani puoi farci di tutto e il consiglio d'amministrazione della filiale italiana non porrà obiezioni alla casa madre. Obama non gli aveva detto che il nostro cooperante Lo Porto era rimasto vittima di un friendly drone? Lui lo giustifica: "Poverino, ce l'ha detto solo quando è stato sicuro sicuro, eh!" E non dite che questa non è sinistra perché, mentre noi oggi avremmo dovuto uscire con la maschera antigas perché il tasso di retorica nell'aria rischiava di ucciderci, loro erano tutti là a cantare il "Bella ciao".

Nella vulgata comune, la chiave di volta della storia italiana del dopoguerra fu Tangentopoli, ovvero la grande onda di tsunami che meritoriamente spazzò via la vecchia politica per sostituirla con quelli della nuova. La transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica, dal regno della corruzione levantina a quello della serietà europea. Già raccontandola così ci rendiamo conto, con il senno del poi, dell'affabulazione totalmente propagandistica. 
Il vero tsunami, in senso catastrofico, ciò che cambiò veramente l'Italia ma non certamente in senso positivo e progressista fu invece la decisione, nata in pieno compromesso storico e nei mesi che seguirono lo shock del Caso Moro, di ripudiare "quel tanto di socialismo che che appare realizzabile nel contesto del capitalismo conflittuale con il quale è tuttora necessario convivere" di cui avrebbe parlato Federico Caffè nel suo celebre articolo sull'Espresso del 11 aprile 1982 "Processo a Berlinguer"
Negli anni in cui, dopo la fase di crudele sperimentazione in Sud America, il dogma monetarista, latore del messaggio revanchista della neoaristocrazia elitaria, si apprestava a trionfare nel mondo occidentale come shock economy, in attesa di conquistare il mondo dopo la caduta del comunismo, fu deciso di sacrificare l'Italia sull'altare dell'economia di mercato, di dichiarare guerra allo Stato come controllore del mercato - contro i suoi eccessi - e di prevederne il progressivo smantellamento, assieme alla tutela del primato dell'interesse collettivo su quello particolare.
Questo processo fu inaugurato, come ricostruito egregiamente da questo articolo, dall'adesione allo SME nel 1978 e dal divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro nel 1981.

Ciò che deve essere chiaro è che di questa cessione di sovranità economica e in seguito monetaria - con l'entrata nella moneta unica - la sinistra è totalmente responsabile in quanto non solo non vi si oppose realmente - diciamo malignamente che vi si oppose tanto quanto si sarebbe opposta in seguito alle leggi vergogna di Berlusconi - ma anzi sposò con entusiasmo fin da subito le politiche di austerità e di contenimento dell'inflazione, destinate a comprimere i salari e a cancellare il principio di piena occupazione, come non potevano non sapere i loro economisti di area.
Alcuni esempi di questa accettazione dell'inevitabile, della conversione di questi compagni che sbagliano sempre al culto della dea TINA?
aprile 1976  - Giorgio Ruffolo, ad un convegno organizzato dal PCI sulle assemblee elettive e sugli organismi pubblici di intervento nell’economia, afferma: "Se i partiti della sinistra, nell’ipotesi non remota di un loro accesso al potere, non vogliono farsi travolgere dallo sfascio attuale, devono prepararsi fin d’ora ad alcune riforme istituzionali di importanza critica". (fonte)
settembre 1976 - Il dirigente comunista Giorgio Napolitano conferma il sostegno al progetto Andreotti di richiedere sacrifici attuali in cambio di investimenti per "garantire la continuità di uno sviluppo su basi nuove dell’economia nazionale…contenere e ridurre il tasso di inflazione e il deficit della bilancia dei pagamenti…bloccare e ridurre il disavanzo del settore pubblico ed elevare la quota degli investimenti sul reddito nazionale". Dichiarazioni analoghe ha reso Claudio Napoleoni al quotidiano "La Repubblica". (fonte)
"Da che cosa è nata, da che cosa nasce l’esigenza di metterci a pensare e a lavorare attorno ad un progetto di trasformazione della società che indichi obiettivi e traguardi tali da poter e dover essere perseguiti e raggiunti nei prossimi tre-quattro anni, ma che si traducano in atti, provvedimenti, misure, che ne segnino subito l’avvio?
Questa esigenza nasce dalla consapevolezza che occorre dare un senso e uno scopo a quella politica di austerità che è una scelta obbligata e duratura, e che, al tempo stesso, è una condizione di salvezza per i popoli dell’occidente, io ritengo, in linea generale, ma, in modo particolare, per il popolo italiano." (Discorso di Enrico Berlinguer al “Convegno degli intellettuali” di Roma del gennaio 1977.)
"Consideravo l' introduzione dello Sme una tappa politica fondamentale e irrinunciabile ma dovevo coinvolgere partiti che non la consideravano tale, dovevo trovare una maggioranza in Parlamento. Cercai una strada per ammorbidire i comunisti. Parlai a lungo con Enrico Berlinguer, all' epoca segretario del Pci. Quale fu la sua risposta? Mi disse che personalmente era favorevole allo Sme, ma nel partito le resistenze erano forti e lui aveva bisogno di un po' di tempo per convincere i suoi." (Giulio Andreotti al Corriere della Sera, 2001)

In quegli ultimi anni settanta era più che mai viva la preoccupazione degli Stati Uniti per una possibile partecipazione del PCI al governo italiano. Soprattutto per i legami ancora molto stretti, soprattutto in termini economici, e che tali sarebbero rimasti fino al crollo dell'URSS, con il blocco sovietico. L'entrata dei comunisti all'interno della stanza dei bottoni poneva questioni di opportunità strategica non indifferente. 
Tuttavia, leggere l'operazione in nero del Caso Moro solo come il tentativo estremo atlantico di impedire il governo con i comunisti in Italia appare riduttivo. Non solo perché in quei 55 giorni si registrò una totale adesione del PCI al "fronte della fermezza" evidentemente ispirato da chi voleva Moro morto - fronte che vide la sola eccezione-ribellione del PSI di Craxi - ma quella coesione di intenti portò appunto a fine anno all'adesione dell'Italia allo SME, quindi al primo passo verso la rinuncia a Keynes, allo sposalizio con il neoliberismo ed alla cessione di un'ulteriore parte di sovranità nazionale, e tutto senza troppi veti da parte comunista.
Bisognerebbe ricordare invece che proprio Moro aveva espresso le più forti riserve verso la svolta neoliberista. Moro vuole evitare la shock economy in Italia e difenderne la sovranità monetaria: è questo il senso di "portare i comunisti al governo" che provoca la reazione atlantica? Oltre naturalmente al fatto che chiunque in Italia si opponga ai diktat d'oltreoceano storicamente fa una brutta fine?

Cosa dobbiamo pensare quindi? Che il PCI pagò il prezzo della fine della pregiudiziale nei suoi confronti - ed il mantenimento nonché il consolidamento del suo potere economico fino alle varie "entrate in banca" - con la conversione pragmatica al primato del mercato sullo stato e sulla politica, nonché alla rinuncia ai suoi ideali socialisti fino alla progressiva degradazione nell'attuale partito democratico? Un prezzo che non avrebbe pagato di persona, avendone solo da guadagnare, ma il popolo italiano e soprattutto i lavoratori, ovvero chi avrebbe dovuto in teoria difendere?
Quel viaggio in America del comunista preferito di Henry Kissinger nel 1978 in pieno Caso Moro quante cose potrebbe ancora raccontarci? 
Sta di fatto che le conseguenze di quel possibile "patto" le avremmo patite negli anni a seguire e soprattutto oggi che non solo si invoca appunto il nuovo ordine mondiale ma si sta andando verso la dissoluzione totale della politica ed al passaggio diretto della governance dalla politica alla gestione in prima persona dei potentati economico-finanziari a prescindere da essa. Uno scenario che non può che comprendere la rinuncia alla democrazia.

Dicevamo di Berlusconi e del suo potere solo simbolico ma s'è fatto tardi. Riprenderò il discorso nella seconda parte.

13 commenti:

  1. Giulia06:23

    D'accordo su tutto. Tranne chiamare comunista 'Fratello' Napolitano. Bisogna avere rispetto del suo curriculum di 40 anni da infiltrato. E' uno dei passaggi della schock economy portare il partito di centrosinistra su posizione ultraliberiste per ingannare l'elettorato quel tempo che basta a modificare le regole. Siamo da manuale.
    Riguardo la sovranità' aggiungerei che e' in piena azione l'altro inganno, ossia quello di considerare reazionario difendere la sovranità', i confini, l'identità' culturale ecc. E' talmente una bufala che si fa finta di non ricordare che l'unica rivoluzione riuscita di questo paese e' stata condotta da Garibaldi e da Mazzini. Democratici e patriottici. Mi ha fatto piacere ricordare che una delle principali brigate partigiane era intitolata a Garibaldi e che il patriottismo non era ancora una parolaccia. Ma tant'e' abbiamo il nostro demonio per fare indignare gli idioti 'polically correct' .. ora e' Salvini. Mi piacerebbe Barbara che nella seconda puntata tu chiarissi il VERO motivo per cui l'oligarchia che impone la globalizzazione, crea 'migranti'. Il bisogno di enormi masse di carne umana prive non solo di denaro ma della loro cultura. La differenza tra povertà' e miseria come ci spiegava il povero Pasolini .. prima vittima di questo disegno criminale. Grazie sei sempre lucida e onesta.

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    1. Carissima Giulia, pure Mazzini e Garibaldi erano fratelli, per dire. E magari fosse solo colpa del controfratello Napolitano, che per altro non è l'unico in quel partito. Qui, grazie alla caduta dell'unica forza in grado di contrapporvisi, l'URSS, si è formata una neoaristocrazia che cerca di cancellare tutto ciò che è stato costruito con la Rivoluzione Francese. E' l'ancient regime alla riscossa, con le aggravanti della globalizzazione e della libera circolazione dei capitali. O i popoli avranno la forza di ribellarsi, essendo il 99% ed acquistandone consapevolezza, oppure saranno ridotti in schiavitù.

      Riguardo ai veri motivi della migrazione di massa, uno dei tanti potrebbe essere che la Cina vuole colonizzare l'Africa e quindi spingerne la popolazione al di fuori. Il secondo, come ho già raccontato altrove, risiede nella volontà di meticciare l'Europa per cancellarne le tradizioni, soprattutto quelle democratiche e di welfare. La proletarizzazione del continente attraverso la migrazione di proletari.

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    2. A proposito di Pasolini (e Mattei) come prime vittime italiane del "disegno criminale" neoelitario chiamato "globalizzazione", suggerisco la lettura di E. Cefis, La mia patria si chiama multinazionale, supplemento pedagogico de "L'erba voglio", anno II (1972), n. 6:
      http://www.inventati.org/apm/archivio/320/ERB/L_erba_voglio_6/L_erba_voglio0006_web.pdf
      Una lettura veramente "pedagogica"...

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    3. Luca, come farei senza di te?

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    4. Anonimo08:47

      "Riguardo ai veri motivi della migrazione di massa, uno dei tanti potrebbe essere che la Cina vuole colonizzare l'Africa e quindi spingerne la popolazione al di fuori."
      Non credo che si possa accusare la strategia cinese di voler colonizzare l'Africa ed espellere i suoi cittadini (in che modo gli espellerebbe? E perchpè dovrebbe farlo?) La Cina adotta una linea geopolitica assolutamente contrapposta al modello occidentale, molti studiosi di geopolitica l'anno ribattezzata "strategia della consultazione", ovvero nell'instaurare si rapporti commerciali con i paesi dell'Africa ma senza interferire negli affari interni di detti stati, cosa che al contrario fanno americani ed europei. Un modello quasi simile a quello che esisteva negli anni della Guerra Fredda tra URSS e paesi del Terzo Mondo, dove gli ultimi pur non essendo allineati si trovavano spesso in accordo con i primi, in virtù appunto di politiche di scambio equo.

      Carlo

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    5. @Carlo
      Secondo te, volendo colonizzare un territorio già popolato, si può prescindere dall'espulsione (nella migliore delle ipotesi) della popolazione autoctona? Ma sant'iddio, non li avete visti i film sugli indiani da piccoli?
      I cinesi non interferiscono? Aspetta che i tassi di sovrappopolazione ed inquinamento dovuti al loro modello "contrapposto a quello occidentale" li costringa all'esodo verso queste città che stanno costruendo.
      Buona Cina.

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    6. Anonimo14:07

      Buona Cina anche a te, e buona USA e buona UE

      Ah e dimenticavo anche buon Tibet!!!

      Ho fatto male io a venire qua.


      Carlo

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    7. Anonimo14:15

      Ah dimenticavo.
      Io i film sugli indiani non li ho visti da piccolo. Mi piacevano di più i film su Bruce Lee, e ragionare di geopolitica cinese sui film degli indiani è veramente assurdo. Ci sono fior fiori di esperti, che puoi consultare su sto google di pulcinella se non credi a me (Lattanzio l'hai mai sentito nominare? Tiene un bel sito in merito, oppure Fais, Eurasia, hai l'imbarazzo della scelta)

      Vabbè, ora scusa ma stacco definitivamente, sta iniziando "L'urlo di Chen terrorizza l'occidente", e a seguire mirabolante coincidenza trasmetteranno "Buffalo Bill e gli Indiani", mi perdo l'inizio.

      Sempre Carlo

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    8. Carlo, di quale Cina stiamo parlando, del Catai di Marco Polo, della Cina di Mao o di quella che ha mirabilmente fuso il peggio del capitalismo con il peggio del comunismo? L'hai letto l'articolo che ho linkato? Mi sa di no.
      Ah, anch'io adoravo Bruce Lee e ho sempre avuto sui coglioni i cowboys.

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    9. Carlo19:38

      Quella di oggi. Che ti può spiegare meglio di me Vladimiro Giacché il quale scrisse un pamphlet dove smontava alcuni "luogocomunismi" sul governo cinese di oggi:
      http://www.marx21.it/documenti/quattroerrorisullacina_giacche.pdf

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    10. Giulia05:24

      Ho letto.. Fantastico, altro che Hegel si richiamano allo Yin e Yang Taoista. Il comunismo Taoista!! :) Una cosa deve contenere anche il suo opposto. Anch'io nutro fiducia nel Celeste Impero che rimane una delle più grandi culture del pianeta. Che il Tao ci salvi!

      Giulia

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  2. Anonimo09:57

    leggete:

    https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2015/04/25/ci-vuole-un-altro-25-aprile/


    Gik

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