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lunedì 13 luglio 2015

L'Europa Germanica, Hitler e oltre l'infinito. La profezia di Hosea Jaffe


Mentre in un mondo parallelo e spensierato gli dei giocano a tennis vestiti di bianco, qui nell'Europa reale abbrutita dal settimo anno di crisi, da questa gravidanza difficile alla fine della quale non potrà che partorire un mostro, molti ancora non si accorgono che lo snervante braccio di ferro tra il criptonazista Schäuble e la colonia chiamata Grecia, dove la massima concessione del diversamente ragionevole ministro tedesco agli indigeni è un "uscite con le mani alzate e gli asset in mano e nessuno si farà del male", assomiglia più ad una trattativa per un cessate il fuoco tra assediati ed assedianti (la nemesi di Troia?), ad un ultimatum più che ad un negoziato economico tra membri di un'unione politica e monetaria.

In fondo cosa vuole ancora la Germania dalla Grecia dopo averla strozzata per anni con un debito creato affinché i greci acquistassero le merci tedesche, inclusi i sommergibili per far la guerra chissà a chi?
Bazzecole, una cinquantina di miliardi di asset greci da trasferire nel Lussemburgo del Gauleiter avvinazzato Druncker nell'"Istituzione per la crescita"controllata dalla Kfw, la "cassa depositi e prestiti" tedesca, quella fondata nel dopoguerra per gestire i fondi del Piano Marshall; la cassaforte di famiglia i cui conti sono rigorosamente "cosa loro" e che non fa cumulo nel computo del famoso e maledettissimo fottuto parametro del 3% destinato invece a vessare i popoli inferiori e nel cui board vi è il solito Schäuble. Siamo in buone mani. Aridatece Er Dandi.
Non solo ma, a parte lo smantellamento dello stato sociale, i licenziamenti collettivi e la mazzata fiscale agli unici settori che tirano come turismo e trasporto marittimo, la riforma del codice civile che Dio solo sa che c'entra, se non per creare leggi ad hoc in favore degli investitori stranieri, nel campo delle privatizzazioni o morte richieste a Tsipras, è molto probabile che la gallina ingorda stia pensando di mangiarsi tutto, distribuendo qualcosa anche a cinesi e arabi giusto per salvare la faccia. Come riportava il Sole24Ore, per la privatizzazione degli aeroporti regionali è in pole position la Fraport di Francoforte e comunque tutto ciò che vale qualcosa in Grecia dovrà passare attraverso una Treuhandanstalt, un'agenzia per le privatizzazioni modellata su quella famigerata che macellò i fratelli della Germania democratica nei primissimi anni novanta, quando in sala comandi c'era già, indovinate chi? Schäuble. Si prevedono vendite di settori strategici ellenici al prezzo promozionale di un euro, come allora.

La dichiarazione di resa intanto è già stata consegnata agli ambasciatori di Deutsche Bank e Krupp e pare che Tsipras abbia voluto fare lo splendido, gettando sul tavolo anche la giacca, tie'!, come il Conte Prospero nell'Oro di Napoli.
Piccolo particolare: non era questo ciò che il 60% dei greci aveva votato con il famoso referendum e ora Varoufakis fa il gagà che si bullava con gli amici: "Vedete, m'ha cacciato e s'è calato le brache. Se c'ero io!!!"
Cosa diavolo sta succedendo, si chiedono sgomenti i piddini che affollano le kermesse veramente democratiche come le primarie, inclusi coloro che, mentre andavano in onda le calende greche e con il favore delle tenebre, hanno appena firmato l'inconditionally surrender al TTIP di quegli altri farabutti d'oltreoceano?
La Germania è forse impazzita?, si domandano rigirandosi nei loro lettucci. (Suggerirei a Herr Schäuble, quando verrà il momento dell'Italia, di chiedere il trasferimento alla Kfw degli asset delle coop, così ci divertiamo un po' prima di morire).
No, la Germania non è impazzita, sta solo facendo ciò che le riesce meglio. Sta succedendo e sta succedendo ancora. Signori, questa non è un'esercitazione, siete nell'ennesima guerra della Germania vs. il resto del mondo.

Non avete idea di quanto queste cose suonino familiari a chi ne ha studiato la storia.
Il guaio è che la storia la si snobba sempre come materia barbosa, dimenticando che essa, ripetendosi, non sempre finisce la seconda volta in farsa ma purtroppo può anche evolvere in tragedia. Tragedia greca, nello specifico attuale.
Uno storico, nel momento in cui il Nobel per la Pace (oramai un premio più ridicolo dell'Oscar) veniva assegnato all'Europa Unita con la motivazione che l'unione "aveva preservato la pace per decenni" (risate registrate) avrebbe notato che anche Hitler si era offerto nel 1933 di "garantire la pace d'Europa per un quarto di secolo". E, allo stesso modo, ascoltando le odierne pretese tedesche sui beni e la robba dei vicini europei, lo storico rievoca inevitabilmente il Piano Funk e più di un secolo di ingordigia ed ossessione compulsiva per l'accumulazione di capitale, soprattutto quello di rapina. Marx, che l'aveva descritto ai suoi tempi, lo fece così bene perché era tedesco, mica per l'anima della fava.

Consiglio chi avesse ancora dei dubbi sulla natura coloniale e razzista della volontà di potenza tedesca, oggi mascherata da UE, di leggere il testo di un marxista con le palle come Hosea Jaffe: "Germania, il caso dell'euroimperialismo", scritto addirittura nel 1979 e contenuto nel volume edito da Jaca Book "Germania, verso il nuovo disordine mondiale?" E' una lettura che mette a durissima prova il nostro sempre latente sentimento antitedesco. Non devo odiarli, non devo odiarli, non devo odiarli. Ma, Cristo, quanto è difficile.
Soprattutto non devo odiare chi, da sinistra, invece di eseguire l'autopsia dell'imperialismo tedesco come fa Jaffe, da marxista come si deve, e denunciarne le atrocità commesse in nome dell'avidità, ha il coraggio ancora di cianciare di "uscite si, ma da sinistra", di sogno europeo, di serietà germanica e di modello tedesco da imitare.

Analizzando la storia del ventesimo secolo, prima e dopo il punto di riferimento hitleriano, Jaffe ritrova il marchio dell'imperialismo tedesco nella Guerra Civile spagnola, dove l'aiuto militare a Franco era subordinato allo "sviluppo sistematico del Marocco Spagnolo per mezzo di compagnie tedesco-spagnole con  preponderanza di capitale germanico", secondo quanto auspicava il rapporto Faupel del 1937.
L'invasione ed annessione di pezzi d'Europa durante la Seconda Guerra Mondiale comportava sempre, secondo il già più volte ricordato piano Funk, l'acquisizione delle ricchezze e delle industrie locali, come accadde durante le prime fasi dell'invasione dell'Unione Sovietica.
L'uomo che aveva realizzato la prima miracolosa resurrezione tedesca, Hjalmar Schacht, era allo stesso tempo anche l'artefice di un'ampia pianificazione coloniale che, oltre allo sfruttamento dell'Africa e all'acquisizione all'impero tedesco delle colonie appartenenti agli altri imperi, soprattutto a quello britannico, poneva come punto di arrivo, secondo quanto aveva scritto anche Hitler nel "Mein Kampf", la conquista dell'India. Il colonialismo tedesco si macchiò di crimini a sfondo razziale che anticipavano quelli che sarebbero stati compiuti ai danni di milioni di individui durante la seconda guerra mondiale.

Hosea Jaffe, "Germania, il caso dell'euroimperialismo", 1979


Jaffe denuncia senza mezzi termini l'esistenza di una vera e propria questione tedesca che non esclude affatto la corresponsabilità del popolo tedesco.

Ibidem

Il motivo di questa acquiescenza risiede, secondo Jaffe, in una sorta di patto diabolico tra capitale e lavoro, che tende a rendere il popolo tedesco beneficiario, sia in tempo di guerra che di "pace", dei beni espropriati ad altri popoli verso i quali si inscena anche un'operazione di moralizzazione coatta  basata sul "noi virtuosi, voi cialtroni".
Scrive ancora Jaffe: "La Germania non è una nazione ma l'apice di una piramide mondiale la cui base è neocoloniale.
Il modello centro-periferia è fuorviante perché inverte le relazioni di dipendenza. Risulta un quadro reale solo se preso come una visione zenitale, quindi bidimensionale della piramide, la quale, vista dall'alto, appare come una figura piana, con il suo centro e la periferia. Ma il modello mondiale reale è solido, con un apice e una base."

Non solo, ma la struttura fondamentale dello stato moderno germanico, scrive Jaffe, è il colonialismo che va da Guglielmo II a oltre Hitler e verso l'infinito. Il motore interno del potere tedesco è il capitale monopolistico ma il monopolio, ovvero la ricchezza della Germania, non è un sistema autosufficiente ma un sistema nutrito dall'esterno, senza il quale il suo primato crollerebbe immediatamente. Il nutrimento principale del monopolio è il "plusvalore nascosto" negativo, ovvero il profitto originato dallo sfruttamento dei paesi posti sotto il suo tallone di ferro coloniale e mercantilista. Sfruttamento che si basa, secondo Jaffe, sul razzismo. Sfruttamento che, fin dai primi mesi del nazismo fino agli ultimi giorni di guerra del 1945, coinvolse l'intero sistema concentrazionario dei lager, nato come fornitore di lavoro schiavistico e gratuito al servizio dei monopoli e, dal 1942 in poi, impiegato anche per l'atroce "Endlösung" grazie alla sua perfetta ed oliata organizzazione.
Jaffe permette, con la sua analisi, di smentire la cosiddetta "inspiegabilità" filosofica dell'olocausto, riducendola a ciò che in effetti fu, l'esempio concreto di fin dove può spingersi il capitalismo se non è messo a freno dalla democrazia. Cio' che, senza camere a gas, in fondo stiamo sperimentando anche oggi. Una verità che non piacerà senz'altro ai capitani dell'industria dell'Olocausto fautori dell'inspiegabilità che chiude tutte le bocche, soprattutto quelle dissenzienti.


Dalla seconda sconfitta bellica la Germania non trasse alcuna reale motivazione a cambiare il suo modo di gestire l'economia. Non nacque la rivoluzione, come nella Russia del primo dopoguerra, ma solo, secondo Jaffe, "la voglia di riprovarci appena possibile."
"La Germania, con tenace pazienza - e con l'aiuto degli americani - si volse nel dopoguerra a ricostruire gli Stati Uniti d'Europa in un altra maniera: come unione volontaria degli stati europei.
La leadership germanica doveva essere qualcosa di naturale, di democratico, qualcosa di non proclamato ma di effettivo. Il prodotto di una serie di accordi."
Era come se i suoi partner europei si fossero resi conto che senza la lungimiranza, la finanza, l'intelligenza germaniche l'Euorpa non poteva funzionare. Ecco il nuovo, moderno, stile "dialettico", un incontro tra genti e paesi liberi e non più un'imposizione realizzata con la punta delle baionette.
Umiltà, dialogo, democrazia, libera associazione erano i pilastri del nuovo corso. Niente brutalità, niente violenze né costrizione. Quasi, neppure la forza della persuasione. Erano gli altri che dovevano capire dove stava il loro bene. Qui sa la differenza tra i due metodi, almeno fino al dicembre 1973, alla recessione mondiale e alla cosiddetta crisi petrolifera."
Già, gli americani. Esiste un rapporto assai ambiguo ed ambivalente tra l'impero americano e quello germanico - quest'ultimo di solito sempre sottovalutato e perfino misconosciuto finché non scoppia una di quelle crisi periodiche che ne rianimano con una scintilla fatale le velleità di conquista dei beni altrui.
Ogni volta che la Germania muove guerra all'Europa - senza aver nel frattempo mai smesso di sfruttare le sue esotiche "colonie" dal quale estrae il il regulus che permette poi la magica alchimia del patto sociale con una classe lavoratrice che accetta qualsiasi cosa (anche le riforme Hartz) purché i lavori sporchi continuino a farli i turchi - gli Stati Uniti, dopo averla sottomessa, l'aiutano poi a riprendersi.
Ogni volta la Germania agonizza economicamente per una decina d'anni poi, grazie all'America, risorge più potente di prima. A parte l'immediato dopoguerra con la vergogna dei campi di sterminio per fame istituiti dagli alleati per la popolazione e i reduci tedeschi e l'applicazione solo parziale del Piano Morgenthau che, in origine, avrebbe dovuto smantellare completamente la struttura industriale tedesca per ridurre il paese ad entità unicamente agricola, gli Stati Uniti hanno sempre permesso alla Germania di fruire di particolari condizioni per poter rimettere in piedi il suo potenziale militare ed economico. Dai prestiti dei piani Dawes e Young negli anni '20 che permisero a Schacht il "miracolo", al Piano Marshall negli anni '50 ma, soprattutto, alla costituzione, negli anni cinquanta, di una comunità europea della quale la Germania avrebbe potuto ritornare ad essere il motore trainante.
Per riscatenare la questione tedesca ed il pericolo ad essa connesso mancava solo la riunificazione, il ricongiungimento dell'imperialismo tedesco con la sua "parte morta", concessa infine appena all'indomani della caduta del muro di Berlino, nonostante le perplessità di alcuni statisti europei come Andreotti ("Amo talmente la Germania da desiderarne due") e la possibilità di legare a sé gli altri membri della UE con una moneta unica ad immagine e somiglianza del marco.
Ebbene, se oggi siamo costretti a difenderci da personaggi come Merkel e Schäuble e a parlare di nuovo di pericolo nazista - perché se il germe patogeno attuale è lo stesso che causò la malattia nazista, il rischio di reinfezione è reale - è solo perché gli americani lo hanno permesso.
Gli americani hanno dichiarato denazificata una Germania che in realtà non lo era affatto, se non nei settori meno rappresentativi della società e questo mentre reclutavano le migliori menti scientifiche naziste con l'Operazione Paperclip, senza porsi questioni di opportunità etica.
La concentrazione della "colpa" collettiva tedesca esclusivamente sulla Shoah e la sua simbolizzazione prima ed astrazione poi, ha permesso infine l'oscuramento della complicità del mondo industriale nella gestione delle atrocità concentrazionarie e nello sfruttamento del lavoro schiavistico implementatovi.

Ibidem

E' ormai noto che l'Europa Unita dovesse fungere da scudo contro il blocco sovietico. Avevamo sempre avuto il sospetto che la UE fosse una "macchinazione americana", secondo la definizione che ne diede un giornalista cinese negli anni settanta. Un modo per tenere sotto controllo - non solo telefonicamente - gli alleati del vecchio continente fino al momento in cui sarebbe arrivato un grande shock macroeconomico e, con una semplice firmetta, avrebbero dovuto assoggettarsi ad un bel trattato capestro intercontinentale come il TTIP, pensato per il bene unico ed esclusivo delle multinazionali di origine nordamericana. 
Non avremmo però mai sospettato, obnubilati come eravamo dal sogno europeo spacciato dalle sinistre continentali che, oltre che agli interessi imperiali d'oltreoceano, l'Europa e nello specifico l'eurozona potessero essere strumenti dell'egemonismo tedesco. Del resto, come scrive Jaffe: "Il blocco di classe tenuto assieme dalla redistribuzione del plusvalore coloniale realizzò, tramite le SS, i primi Stati Uniti d'Europa, assai graditi al complesso industriale, fatti a sua immagine e tenuti sotto il tallone di ferro della politica tedesca."

Ora, grazie alle ultime vicende greche siamo in grado di riannodare parecchi fili e ciò che emerge è una trama assai inquietante.
Già nel 1979, ben prima dell'euro e dell'Anschluss della DDR, Jaffe osservava che: "Il peso della Germania nella UE è la fonte principale della crescente inuguaglianza all'interno della Comunità tra membri ricchi e poveri.  Il pericolo tedesco viene oggi dagli stessi immensi monopoli, cartelli e multinazionali che sottomisero con le armi l'Europa fino a creare, tramite annessioni e conquiste militari, il primo abbozzo di Stati Uniti d'Europa a guida tedesca".
Non solo ma, analizzando il vantaggio del plusvalore nascosto ed affermando: "Non si verifica  di solito nel commercio tra potenze imperialiste, eccetto il caso in cui l'esportatore stesso può ottenere un superprofitto nella misura in cui gode di un vantaggio produttivo temporaneo sui suoi rivali", si delinea già anzitempo l'indebito vantaggio, per un paese economicamente forte, rappresentato dall'avere una moneta sottovalutata rispetto ai propri fondamentali, che sarebbe diventato negli anni duemila uno dei principali fattori di asimmetria all'interno dell'eurozona.

Perché gli americani lasciano scorrazzare la Germania per l'Europa a praticare il bullismo economico sugli altri paesi membri della UE, per giunta allontanando la soluzione di una crisi economica recessiva che sta mettendo a repentaglio gli equilibri dell'intero mondo?
Non sarà perché il complesso finanziario-industriale tedesco ha acquisito un tale potere che può tranquillamente fare lobbying a Washington? Oppure perché gli americani sono anch'essi in fondo tedeschi, visto che il gruppo etnico bianco più numeroso negli Stati Uniti è proprio quello di origini germaniche?
Se andiamo a guardare bene, le intemperanze e le capatostaggini della Merkel nei confronti della Grecia hanno permesso agli inetti del Parlamento Europeo di far passare nel silenzio più assoluto il TTIP, ovvero la possibilità per le multinazionali di citare per danni miliardari il piccolo comune che si opporrà alle trivelle dello shale gas (prima che questo settore industriale provochi il prossimo Grande Botto della grande bolla, come è assai probabile). Non sanno, gli inetti ed incapaci avventizi idioti di Bruxelles che le multinazionali hanno i migliori avvocati e tutta l'intenzione di usarli.
C'è un altro motivo per il quale questo nuovo nazismo non preoccupa, anzi, non viene proprio visto, nemmeno con gli occhiali a raggi x. Perché è un nazismo senza svastiche e senza antisemitismo. Già l'apposizione sulla bandiera europea di una stella gialla avrebbe dovuto risvegliare vecchi timori (io proprio non riesco a guardarle quelle stelle gialle di merda perché me le sento addosso) eppure devo ancora sentire un diletto fratello maggiore qui in Italia denunciare la deriva nazista di quest'Europa a trazione germanica che sta diventando ogni giorno più allergica alla democrazia. Cos'è, la Germania è veramente amica di Israele e quindi non c'è alcun pericolo e gli altri, tipo greci e portoghesi, che si fottano? Come mai, se è vero che l'antisemitismo è connaturato al nazismo, non vi è il necessario fermento all'interno dell'intelligencija ebraica?

Il testo di Jaffe termina con una oscura profezia, scritta quando la riunificazione con la DDR non era ancora stata compiuta, l'euro era solo un progetto sulla carta ed esisteva ancora il contrappeso del blocco sovietico all'iperliberismo:
"Pochi si rendono conto che dalla riunificazione potrebbe scaturire una terza guerra mondiale con relativa esplosione atomica. E' la più grande minaccia alla democrazia se non alla pace.

Non c'è dubbio che il fascismo in Germania nel 1933 significava una guerra in europa nel 1939 e che questa non poteva che trasformarsi in un conflitto mondiale. Il razzismo tedesco si nutrirà del razzismo contro i lavoratori immigrati e del problema aperto della riunificazione tedesca. Sarà un nazismo costruttore di un impero, non, come ora in Inghilterra o in Francia o in Italia, un movimento senza sbocco. Significherà guerra contro l'Unione Sovietica. Significherà Terza guerra mondiale. Con la bomba atomica, la bomba H e la bomba al neutrone in mani tedesche, le stesse che guidano la CEE come una potenza nucleare indipendente. Questa è, secondo me, l'unica prognosi."
Da un certo punto di vista la situazione sembra attualmente, se possibile, ancora più preoccupante. La riunificazione è stata compiuta e non in maniera indolore. L'Anschluss, dal punto di vista del modello di Jaffe, ha sdoganato un nuovo tipo di razzismo, l'idea cioè che, oltre a popoli di serie B, potessero esserci anche tedeschi di serie B. Un paese sovrano, la sua economia e il suo tessuto sociale sono stati completamente smantellati e fagocitati per lasciare al loro posto terra bruciata dopo che tutto ciò che si poteva prendere era stato preso. Un precedente che potrebbe essere applicato a qualunque altro paese europeo "ribelle" con le medesime modalità, visto il dispregio attuale verso il concetto di sovranità.
Riguardo al pericolo di conflitto, non c'è più l'Unione Sovietica ma la Russia di Putin, che rappresenta un'antagonista ancora più agguerrita dell'impero d'occidente, rispetto al carrozzone burocratico sovietico in via di smantellamento perché, a differenza di questo, è paese economicamente sovrano e membro di un gruppo di paesi, i BRICS, che mirano all'indipendenza dai vincoli imperiali. Inoltre c'è la Cina - non è una battuta - che è l'eterno ago della bilancia.

Cosa potrebbe accadere, quindi?
Gli Stati Uniti useranno la Germania come bastone per tenere a bada le colonie europee fino a che essa non sbroccherà, come sempre le accade quando parte per la guerra, e toccherà loro intervenire per riportare in Europa una versione ancora più hard della pax americana?
Oppure, ottenuta la firma del TTIP, decideranno di sciogliere con un ukase l'euro perché dichiarato all'improvviso dannoso per l'economia mondiale, ottenendo l'impagabile effetto collaterale di farci vedere svanire in un istante milioni di euristi in Italia ed assistere alla loro confluenza nell'avevodettismo, compreso l'ineffabile Scalfari.
Sperando infine, terza ipotesi, che gli USA non scatenino la Germania contro la Russia, nella speranza che i due si annichilino a vicenda, risolvendo due problemi in un colpo solo. Siamo nelle mani di Jeb Bush o, se andrà bene, di Hilary Clinton. Aridatece Nixon.


17 commenti:

  1. Marx lo fece così bene perché era molto più che tedesco

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    1. Anonimo05:05

      mi sa che questa volta gli anglo-americani ma piu l,apparato lobbistico e finanziario hanno consegnato il destino dei popoli nelle mani dei nipotini di hitler, cioe questi ultimi al momento hanno nelle loro mani il destino del 80-90% dei popoli europei tutto senza avere sparato un colpo

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  2. Anonimo18:21

    lo scenario di una WW3 poteva essere fino a pochi anni fa visto come una pessima barzelletta. Ora sono seriamente preoccupato. Gli ingredienti ci sono tutti, e li hai ottimamente esposti nel post. Aggiungo solo che il casus belli potrebbe essere l'Ucraina o altro paese che tenteranno di contendere alla sfera di influenza russa.
    Prepariamoci al peggio.

    Fede

    (segnalo un piccolo refuso, si scrive Endlösung)

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  3. Anonimo21:57

    Cara amica Lameduck,

    Andreotti, che vedeva lontano, aveva detto: ci sono due germanie (est e ovet) ed è meglio che stiano separate.

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  4. Anonimo08:39

    Grecia, 8 settembre Isola di Cefalonia
    Per non dimenticare.

    Ho visto un sito sui soldati della divisione Acqui. Parla dei morti italiani sulle isole greche dopo l'8 settembre 1943 per mano dei tedeschi. Non chiamateli eroi, chiamateli poveri diavoli, figli di famiglie disgraziate, che si sono trovati, loro malgrado, in una situazione di inferiorità militare, strategica, umana dovuta ad errori e negligenze di una Italietta allo sbaraglio che, allora come oggi, non ha saputo e non sa darsi una dignità, un assetto, una impalcatura sociale tale da renderla degna del nome di Nazione, di Stato. L’artigliere Giovanni fratello di mio padre si è trovato là ventenne senza arte ne parte, senza addestramento militare, con mille sogni nel cassetto, una energia vitale nel pensiero e nel corpo. Il 21 settembre insieme ad altri commilitoni si è arreso alle forze tedesche, ha consegnato loro il fucile e le armi in dotazione gettandole a terra in un mucchio sempre più grande al centro di uno spiazzo in un piccolo paese dell’Isola di Cefalonia. In cambio un pezzo di pane, una scatoletta di carne e una forchetta. Insieme ad altri 1500 - (?) - 3000 uomini (che differenza fa?) è stato amichevolmente invitato a sedersi sui sassi di una brulla collinetta antistante al piazzale e, mentre si apprestava a nutrirsi di quella insperata generosità tedesca in attesa della comunicata deportazione ai campi di prigionia germanici, è stato falciato dalle raffiche di una mitragliatrice che insieme ad altri pezzi già predisposti sul fronte opposto ma alla giusta distanza di tiro, ha barbaramente trucidato lui e tutti i suoi giovani e ignari compagni di disgrazia facendo loro terminare la vita dentro un grande ammasso di inermi corpi sanguinanti. Il sangue ha impregnato l’arida terra di quella collina defluendo da quelle pendici in rigogliosi rigagnoli. Torrenti di guerra. Forse seppellito in fosse comuni, forse bruciato, forse buttato nel mare in pasto ai pesci o forse (mi piace pensare anche se improbabile) decorosamente sepolto da una mano ispirata dalla pietà umana. I fatti sono stati riferiti alla famiglia (padre, madre e fratello) da testimoni oculari che sono riusciti a rientrare in patria perché sottufficiali che il nove settembre hanno dato la loro adesione ai tedeschi anziché la resa o la resistenza. Al soldato semplice non è stata data nemmeno questa opportunità di scelta. La madre straziata, prima di morire di crepacuore, ha vagato per almeno un lustro di anni priva di memoria con lo sguardo perso in quel vuoto di amore che una mitragliatrice tedesca MG42 in Grecia le ha scavato attorno.

    La storia sta facendo il suo ritorno.

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  5. articolo stupendo.....come sempre....grazie barbara

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  6. Anonimo13:25

    Cara Barbara, visto e considerato che ami la Storia (con la S maiuscola) come la amo io, converrai con me che, se fosse possibile, bisognerebbe far resuscitare il buon Caio Mario, console romano, zio di Giulio Cesare. Ai Cimbri e ai Teutoni, avi degli attuali tedeschi, fischiano ancora le orecchie.

    Cornelia

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    1. L'impero Romano allora fece un grande errore, costruì il Limes invece di disboscare le grandi foreste germanice è prosciugare le palludi. È poi avrebbe dovuto sparpagliare le tribù germanice sul territorio del impero lontani tra loro. :-)). Ma per fare questo non c'ere Interesse troppo caro è troppo poco da guadagnare.

      Il territorio tedesco di allora non era adatto alle tattice di guerra del impero romano.

      Ma già allora venne a galla il problema del integrazione delle tribù germanice, Era molto difficile o quasi impossibile ad integrare le tribù germanice. Stesse ed identico problema lo si vede anche oggi, i tedesci hanno molta difficoltà ad integrarsi. Cerceranno sempre di sciacciare gli altri è se non gli riesce andranno a sbattere creando un mucchio di casino.

      my 2 cent

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    2. Anonimo20:59

      Aggiungiamoci anche la terribile sconfitta nella selva di Teutoburgo, al tempo dell'imperatore Augusto, sconfitta che portò alla totale distruzione di ben tre legioni, e che indusse i Romani ad abbandonare ogni proposito di espandere l'impero oltre il Reno. A volte mi chiedo come sarebbe andata la storia europea nei secoli successivi se le cose a Teutobugo fossero andate diversamente. Siamo però decisamente o.t. :-)

      Cornelia

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  7. Alfonso19:58

    In aggiunta a qauello che dice l'anonimo Fede: ma siamo sicuri che non sia già questa la WW3, e che la gente non muoia più di bombe e pistolettate, ma della impossibilità di soddisfarele più basiche necessità di vita? Una vita decorosa, per esempio?
    Io a volte me lo domando.

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  8. Anonimo18:58

    Beh c' anche da dire che alla Germania l'hanno messo in quel posto dichiarando la prima guerra mondiale, visto che dava fastidio a Francia GB e cugino zar. Poi glielo hanno rimesso, si dice, con la spgnola importata dai mericani. Poi rimesso con il trattato di Versailles. Poi gli hanno creato un "alieno" sosia dimagrito di Ollio con altri "alieni" sponsorizzati da stella e striscia. Poi glielo rianno rimesso alla fine della seconda guerra con olgrammi, stermini di popolazione e soldati mica solo SS nazi (taciuti). In pratica la Germania non esiste più da 100 anni e noi da 75.
    Fabrizio

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  9. interessante, complimenti. Mi cercherò il libro di Jaffe

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  10. Post mitico che andrebbe ri-letto in ogni virgola.
    Al contempo mi chiedo: ma non è stato proprio Schaeuble a dire, fin dal 2012, che la Grecia potrebbe riprendersi solo fuori dall'euro?
    I deliri di onnipotenza teutonici sono tristemente noti al mondo intero, mondo che ha pagato un prezzo di sangue mostruoso per mettervi rimedio.
    Ma in questa occasione: il nazista è Schaeuble, che vorrebbe una Grecia fuori dall'euro, o Tsipras, che pur di mantenere la Grecia nell'euro è disposto a massacrare il turismo nelle isole, i pensionati, i lavoratori, e qualsiasi speranza di ripresa futuro, perché Tsipras vuole l'EURONE e se deve scegliere fra l'EURONE e il popolo greco, non ha nemmeno un dubbio, sulla croce a morire ci manda i greci e non l'EURONE?
    La Germania ha inviato alla Grecia un diktat irricevibile per qualsiasi Governo dotato di intelletto, ma Tsipras l'ha accettato.
    Il mio dubio è : non è che i neo-nazisti non siano tanto i vari Dottor Strange bensì i mortiferi dottor Sinistra-bancaria? E' di ieri la dichiarazione del leader di Podemos che avalla l'accordo greco nonché il rimpasto del governo greco. Non podemos (ma cosa aspettarsi di diverso da un partito che fin nel nome richiama il yes we can di O-bomba? Non potremmo aspettarci nulla di diverso e infatti... A Novembre con Non Podemos ci sarà da ridere)
    CDF

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  11. Anonimo07:00

    Non sono d'accordo per nulla con Jaffe. Il presupposto per cui la riunificazione tedesca e' pericolosa, e' lo stesso per cui e' stata smembrata: l'eccessiva bellicosita'. Basta vedere il prospetto delle guerre europee dall'800 (o ancora prima) per accorgersi che la Germania sta agli ultimi posti, mentre l'Inghilterra ai primi, poi superata dagli USA. Pero' nessuno ha mai teorizzato lo smembramento dell'UK o la sua riduzione a regno agro-pastorale popolato di eunuchi come da piano Kaufman-Morgenthau. La verita' e' che sula proverbiale ottusita teutonica, ci hanno marciato le Potenze dominanti e, soprattutto, la Finanza internazionale che fu la vera causa dello scoppio sia della Ia che della IIa GM. La Germania era economicamente troppo potente per l'Inghilterra, e andava ridimensionata. Questo e' accaduto prima della Ia GM. Poi, con Hitler, e' diventata ancora piu' pericolosa perche' svincolata dal laccio finanziario internazionale. La questione ebraica fa da corollario a tutto questo: e' centrale solo nella determinazione del Nemico internazionale. Hitler diceva che la guerra non era contro la Francia, o l'Inghilterra, o la Russia, ma contro il Giudaismo internazionale. Cosa che noi abbiamo ritenuto una sciocchezza per molti anni tanto da crearvi sopra tutta una weltanschauung orientata alla lotta antifascista per la liberta'. Beh, ora che la liberta' ce l'abbiamo, di che ci lamentiamo ? Altro punto insostenibile della teoria di Jaffe. Una volta riunificata la Germania tutto torna come prima, compresa la sua pericolosita'. Una sciocchezza. La Germania e' stata divisa proprio sulla linea prussiana e sassone: il nucleo dell'elite militare tedesca. Infatti Hitler voleva che tutti i tedeschi diventassero un po' prussiani: era questo il senso del razzismo teutonico, piu' ancora che gli occhi azzurri e i capelli biondi. Ovviamente, dopo cinqant'anni di separazione e dopo l'affido dei bellicosi prussiani ai feroci Quisling locali, di tali istanze bellicose non e' rimasta traccia. La Germania e' stata riunificata perche' il lavoro era finito. La parte Ovest, tutta presa a fare quattrini, si e' comprata quella Est e fine della storia. Ma il punto piu' importante dovebbe essere: chi comanda davvero in Germania ? Pare evidente che comandano le banche. E allora che c'entrano i nazisti, le luger e tutto il resto ? Almeno quelli nutrivano per l'oro il sovrano disprezzo di tutti i socialisti. Francamente, se la Germania e' pericolosa (e lo e' piu' di prima) e' perche' e' interamente governata dalla Finanza. I nazisti, poveri Martinitt, erano acqua fresca al confronto.

    G.Stallman

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    1. Per me sottovaluti il problema della sindrome da accerchiamento e quindi del Lebensraum, spazio vitale da ricercare ad est. La Germania è si, finanza, ma è ancora tanto industria, altrimenti non la menerebbe tanto con l'export, che è fatto di merci.
      Un ultimo appunto: la Germania ovest non si è comperata quella dell'Est. L'ha rubata. Truccando i conti come un Grecia qualunque. Dicendo che era fallita e invece non era vero ma così ha potuto acquisire le sue industrie al prezzo simbolico di un marco. (fonte "Anschluss" di Vladimiro Giacché).

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    2. Anonimo19:25

      E' vero, ma non dimenticare che anche la Germania ha una genesi molto recente, in quanto Stato nazionale. La sindrome da accerchiamento non e' quindi solo una mania psiciatrica colletiiva. Tutta la storia tedesca, fino a Wagner ed oltre, e' densa di aspirazioni unitarie e indipendentiste. nelle corti piu' importanti si parlava il francese e il tedesco era appena tollerato per la popolazione. Von Clausewitz sara' ben venuto fuori da qualche parte. L'esercito francese entrava e usciva dalla Ruhr a piacimento ancora neglianni 20 del secolo scorso. Questa grande unita' tedesca iniziata con Bismarck si e' spenta definitivamente con Hitler.E' stata brevissima: non e' durata nemmeno 10 anni. In effetti, la condizione normale in Germania e' sempre stata la divisione, non l'unita'. Se si tiene conto di questo diventa quindi comprensibile anche la vendetta simbolica di Compiegne. Ma ci sono ragioni ancora piu' profonde pro Germania. Gli e' che i tedeschi non riescono a fare nulla per risultare simpatici e si finisce sempre per domandarsi che li si difende a fare.

      Hai ragione anche sulla questione produttiva. Ma anche qui e' una questione di sfumature. Io mi immagino la UE come una grossa produzione in franchising. Alla Germania si concede una certa autonomia perche' risucchi a se' cio' che sta intorno. Per fare questo non si puo' deindustrializzarla bruscamente. Considera pero' che la transizione verso la Germania bucolica di Kaufman e' gia' iniziata da quando tutto cio' che di ecologico veniva prodotto aveva marca tedesca.

      Io sono stato nella DDR proprio poco prima che i russi sostituissero Bismarx con quel bietolone di cui non ricordo il nome tanto era anonimo. La propaganda occidentale era fortissima e i dirigenti pensavano gia' al dopo. Se i conti sono stati truccati, ne erano consapevoli entrambe le parti, ma c'era un progetto autenticamente tedesco per riconvertire l'industria dell'Est. Fatto e' che i due industriali furono ammazzati dagli americani. Amen.

      P.S.
      La cosa curiosa riguarda i neo-nazisti. erano piu' liberi (anche se controllati) ad Est che ad Ovest.

      G.Stallman

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    3. Anonimo09:25

      Ti avevo mandata una risposta parziale, ma si sara' persa nello spazio. Te ne mandero' un'altra.

      G.Stallman

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