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| "Anche Gesù aveva due papà" |
"Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell'innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all'attività esploratrice dell'iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l'organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l'eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch'essi, prodotto genuino dell'azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.
La vita, tutta la vita, non solo l'attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell'attività, si distacca dall'anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno."
Antonio Gramsci
(6 giugno 1918) tratto da "Merce" in "Sotto la mole 1916 - 1920".
Questo brano di Gramsci, pubblicato da Gennaro Scala su FB (grazie) e che ho rilanciato su Twitter lunedì scorso ha avuto uno straordinario successo. Non solo, penso, per la straordinaria attualità del contenuto nonostante i quasi cent'anni di età ma perché qualcuno avrà pur paragonato queste parole a quelle che ormai vengono pubblicate sul giornale che proprio Antonio fondò. Per esempio queste, pubblicate dopo l'approvazione della legge Cirinnà, dall'on. Concia:
Vedete dove si vuole arrivare. Si parte con i buoni propositi del far cessare la discriminazione nei confronti di una minoranza, poi, approfittando del tempo di guerra, si finisce per strafare e passare oltre, decidendo di cambiare anche ciò che non chiedeva affatto di essere cambiato. Gli dai un dito e ti infilano un braccio, se mi permettete la volgarità.
A proposito, sapevate che, contemporaneamente all'Italia, anche il parlamento portoghese in febbraio è stato impegnato nell'approvazione di una legge sui diritti civili che comprende - a differenza, per ora, della legge italiana - anche le adozioni da parte di coppie omosessuali? Due paesi periferici, oppressi dal tallone di ferro dell'austerità che, invece di impegnarsi per risolvere il problema principale della loro crisi di sovranità e dell'attacco alla libertà ed al benessere dei propri cittadini, vengono obbligati ad infilare il piede di porco nei reciproci ordinamenti per scardinare alcuni principi costituzionali fondamentali, con la promessa-minaccia di non fermarsi lì ma di andare oltre, e pretendendo oltretutto la riconoscenza da parte dei cittadini, come fa, bullandosene, l'onorevole di cui sopra e con la benedizione delle istituzioni EUgenetiche che "ce lo chiedono".
Posso dire che questa tattica di imposizione ed intromissione sempre più pressante nel privato da parte di queste guardie rossogaie non mi piace proprio per niente e che lo trovo anche abbastanza inquietante?
A proposito, sapevate che, contemporaneamente all'Italia, anche il parlamento portoghese in febbraio è stato impegnato nell'approvazione di una legge sui diritti civili che comprende - a differenza, per ora, della legge italiana - anche le adozioni da parte di coppie omosessuali? Due paesi periferici, oppressi dal tallone di ferro dell'austerità che, invece di impegnarsi per risolvere il problema principale della loro crisi di sovranità e dell'attacco alla libertà ed al benessere dei propri cittadini, vengono obbligati ad infilare il piede di porco nei reciproci ordinamenti per scardinare alcuni principi costituzionali fondamentali, con la promessa-minaccia di non fermarsi lì ma di andare oltre, e pretendendo oltretutto la riconoscenza da parte dei cittadini, come fa, bullandosene, l'onorevole di cui sopra e con la benedizione delle istituzioni EUgenetiche che "ce lo chiedono".
Posso dire che questa tattica di imposizione ed intromissione sempre più pressante nel privato da parte di queste guardie rossogaie non mi piace proprio per niente e che lo trovo anche abbastanza inquietante?
Allo stesso modo non mi garba nemmeno un po' il revisionismo busone che, non solo prontamente rilegge la fiaba iniziatica (e massonica) di Pinocchio in chiave di "prima apologia della stepchild adoption" ma utilizza la metafora cristologica per il luogocomunismo iconoclasta sui "due papà" (come nel manifesto della sinistra portoghese qui sopra), riducendo il Sacro alla favoletta gender del "Gesù che nacque con fecondazione eterologa" ed ebbe appunto due papà. A questo punto perché non immaginare che prossimamente i re magi, unitisi in un matrimonio a tre in Thailandia, risulteranno essere andati a Betlemme a ritirare il loro pargoletto a progetto dalla surrogata Maria?
Questa derisione del Sacro, che dovrebbe essere rispettato anche in regime di laicità, di sottomissione del metafisico all'ultrafisico è qualcosa di assai sospetto, perché la sua giustificazione rimanda ad una delle frasi più ambigue della storia, il famoso "fa ciò che vuoi".
Ad una prima impressione pare trattarsi nient'altro che dell'esortazione agostiniana, e difatti chi reclama i suoi "diritti" per sé e per i propri compari - allo stesso tempo in cui li nega agli altri da sé, per esempio nell'abito economico - lo fa con il pretesto dell'amore e della bontà che, in base ad una legge non scritta del loro pensiero magico, dovrebbero sempre trionfare.
Tuttavia è evidente che il motto scelto dal prete operaio può finire per incarnare benissimo l'idea del godimento illimitato, principio fondante del postcapitalismo di cui egli vorrebbe essere l'antitesi, per non parlare del "fa ciò che vuoi", inteso come "divieni ciò che sei" (e non porti alcun limite) di un satanista come Aleister Crowley. Siamo quindi nel regno del pensiero e dell'azione borderline che amplifica e riverbera il caos odierno, confondendo il sacro e il profano in un ambiguo gioco di chiari e scuri.
Questa derisione del Sacro, che dovrebbe essere rispettato anche in regime di laicità, di sottomissione del metafisico all'ultrafisico è qualcosa di assai sospetto, perché la sua giustificazione rimanda ad una delle frasi più ambigue della storia, il famoso "fa ciò che vuoi".
Ad una prima impressione pare trattarsi nient'altro che dell'esortazione agostiniana, e difatti chi reclama i suoi "diritti" per sé e per i propri compari - allo stesso tempo in cui li nega agli altri da sé, per esempio nell'abito economico - lo fa con il pretesto dell'amore e della bontà che, in base ad una legge non scritta del loro pensiero magico, dovrebbero sempre trionfare.
Tuttavia è evidente che il motto scelto dal prete operaio può finire per incarnare benissimo l'idea del godimento illimitato, principio fondante del postcapitalismo di cui egli vorrebbe essere l'antitesi, per non parlare del "fa ciò che vuoi", inteso come "divieni ciò che sei" (e non porti alcun limite) di un satanista come Aleister Crowley. Siamo quindi nel regno del pensiero e dell'azione borderline che amplifica e riverbera il caos odierno, confondendo il sacro e il profano in un ambiguo gioco di chiari e scuri.
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| Strane consonanze |
La questione della maternità surrogata è maledettamente seria perché mette in discussione, come ricorda un Gramsci in grado di immaginare solo una piccola parte di ciò che verrà, il concetto di mercificazione dei corpi ed apre la strada a pratiche che, più che ad un orrendo futuro fanno riferimento ad un già vissuto orrendo passato. Stanno infatti comparendo le prime soccorsorossine che, poverette, come s'offrono di concepire e scodellare, per pura generosità, un figlio per gli omogenitori per forza. Esse non trovano niente di male nel mercimonio effetto collaterale dell'uterinesimo, anzi: "Perché l'utero non si potrebbe noleggiare?, scrive la Guzzanti (sottinteso: o vendere come un rene, concetto ribadito anche dalla Bonino, colei che gli uteri più che altro li svuotava). Tutto in nome dell'amore e con quel vago sentore e retrogusto di "quel che mio è tuo" di kolkoziana memoria.
La realtà è ben diversa. Andate sul sito delle maternità a progetto, uno a caso, e, scansati gli inni alla presunta libertà di scelta ed autodeterminazione di queste donne, ancora per la maggior parte purtroppo attratte più che altro dal vile denaro in palio, ascoltate gli omogenitori (guarda caso italiani) che, con le sciarpette a specchio, parlano della "loro surrogata", come una volta i miei vicini ricchi avrebbero parlato della loro "tata" e facendo pesare al mondo intero 'sti marmocchi come se i dolori del parto li avessero provati loro. Tifo accanitamente per il trapianto dell'utero (e per l'aborto dal barbiere) affinché anche loro provino finalmente le varicose e le emorroidi stile grappolo prossimo alla vendemmia. Ah, dimenticavo, io smetterò di chiamarvi busoni quando voi la pianterete di chiamarci surrogate, neanche fossimo fatte per l'80 per cento di cicoria.
Quando cresceranno, questi poveri cuccioli comperati un utero qui e un ovulo ululà (giusto per diluire al massimo la responsabilità materna e scongiurare l'attaccamento), non è che potranno ritenersi tranquilli. Come gli altri bambini delle coppie, diciamole, naturali, se manifesteranno qualche normalissimo ondeggiamento tra i generi, magari ad appena cinque anni quando l'identità sessuale è in una primissima fase formativa, rischieranno di vedersi bollare come bambini transgender e potranno entrare in un programma di riassegnamento di genere, dopo una bella diagnosi di disforia sessuale, una delle tante malattie quasi inesistenti che riempiono i manuali di psichiatria moderna.
Il bimbo trans avrà magari una mamma (nel senso di donna) o una babba o un mammo che, con un atto di puro amore, s'intende, gli siringherà nella coscia mille dollari di ormoni alla volta per bloccargli la pubertà, regalandogli un bel tumore da sviluppare in seguito quando vorrà. "Mamma, grazie!"
Ricordate quando, ai tempi delle ginnaste romene e delle nuotatrici della Germania Est degli anni settanta, l'Occidente distoglieva lo sguardo con orrore da queste disumane pratiche comuniste, condannandole senza appello?
Ora lo stesso Occidente votato al culto della femminilità intesa come passività, coltiva in serra bambini iperfemminilizzati da conservare il più a lungo possibile nella formalina di un'infanzia artificialmente ipersessuata e li celebra su tutti i media come una cosa assolutamente normale e moderna, magari mentre bacchetta le mamme orgogliose che pubblicano le foto dei loro pupi naturali, schietti, nel senso di maschietti e femminucce modello base sui social network, perché ce stanno i pedofffili!!!
Perché, il bambino transgender, questo orripilante piccolo puttanello, non assomiglia terribilmente al compimento del perfetto sogno pedofilo e, voglio esagerare nel pensar male, all'ideale sposa bambina ed allo schiavetto androgino al servizio dei califfi del nostro prossimo futuro assegnatoci di passive? Quel futuro dove la riforma dell'uterinesimo imporrà un utero a tutti, soprattutto agli uomini.





