martedì 29 marzo 2016

Bombe di repertorio. Perseverare è diabolico





Come dice bene Bruno Ballardini: bisogna inchiodare la stampa idiota e connivente alla propria cialtronaggine. 

Guardate bene le immagini, notate niente di strano? Qui il link al primo filmato, relativo ad un servizio sulle indagini degli attentati di Bruxelles andato in onda stasera al TGLa7 delle ore 20.00. Andate al minuto 1:30 e stoppatelo per il confronto. Ora guardate il secondo filmato, trovato su YouTube, e stupite: l'hanno fatto ancora! Continuano a farlo nonostante sia possibile, grazie alla rete, smascherarli in meno di un minuto.

Ricapitolando: mercoledì scorso Marcello Foa pubblicò un articolo dove smascherava il riciclaggio da parte del mainstream di un vecchio filmato relativo all'attentato all'aeroporto di Mosca nel 2011, spacciato ora per l'immagine esclusiva del momento dell'esplosione all'aeroporto di Bruxelles il 22 marzo scorso.
Stasera al TGLa7 mi è parso di vedere riproposte le stesse immagini, ormai chiaramente bollate come falsamente attribuite, ma mi sbagliavo. Non erano quelle già scoperte ma, udite, udite, delle altre, ancora di un altro attentato e non riguardanti Bruxelles. 
Quindi sono riusciti a fare anche di peggio, lo hanno rifatto. Hanno preso un altro filmato, sempre relativo ad un attentato avvenuto in Russia, questa volta alla metro di Minsk e sempre nel 2011, l'11 aprile, e l'hanno spacciato per il momento dell'esplosione nella metro di Bruxelles.

Riformulo la domanda che si sono posti in tanti, dopo aver letto la denuncia di Foa: perché mandare in onda immagini di repertorio al posto di quelle vere? Pigrizia o proprio cialtronaggine?

P.S. Su Libération del 22 marzo già avvertivano: "Attenzione ai video falsi".

Intervallo - Otranto, cattedrale



"Attiguo a casa sua stava un palazzo moresco, denunciato dal salmastro, orientale, come un riflesso sbiadito. Scrostato sotto le volte degli archi e sulle cupole. Abitato l'inverno da Cristiani comodi che nell'estate pagana cedevano le due ali sul mare per non morire di fame. Proclamato la fine lo stato d'assedio, quel palazzo sarebbe diventato il quartier generale dei Turchi che di tra le viole del cielo assolato avevano ammainato le mezzelune." (Carmelo Bene, "Nostra Signora dei turchi".)


Chissà perché le immagini della lavanda dei piedi, di quel Papa di fatto prostrato nel tempio davanti ai voleri dei mercanti, assieme ai lumini, ai gessetti, agli orsacchiotti, ai babbi modello che cuciono i vestitini delle bambole e tutta la reazione pucciosa e femminea alla dichiarazione di guerra saracena, reazione assolutamente inadeguata di fronte all'antipasto offertoci del sangue fresco di Lahore, troppo lontano ma così vicino, mi ha fatto tornare in mente un film che vidi con mio padre, in un cinema-teatro deserto, un pomeriggio di innumerevoli anni fa. Due ore di noia mortale delle quali mi rimase impressa solo la visione dei teschi e delle ossa incastrate alla perfezione per riuscire a far stare ottocento morti - o giù di lì - dentro le teche della cappella dei martiri della Cattedrale di Otranto. 


"La navata destra termina nella cappella dei Martiri, edificata per ordine di Ferdinando I di Napoli e ricostruita a spese pubbliche nel 1711. In essa sono conservati i resti mortali dei santi martiri di Otranto, gli ottocento abitanti di Otranto massacrati e decapitati dai Turchi sul Colle della Minerva il 14 agosto 1480 per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. Le reliquie dei martiri sono deposte in sette grandi armadi e dietro il marmoreo altare è conservato il "sasso del martirio" sul quale, secondo la tradizione, avvenne la decapitazione." (fonte Wikipedia)

Quegli ottocento erano gli uomini, perché le donne e i bambini vennero catturati e deportati come schiavi, come succedeva di solito quando sbarcavano i saraceni. Solo che allora non c'erano gli #opentheborders, #overthefortress #noborders pagati dai mercanti per facilitarne il compito. Si combatteva, altro che babbi con le poppe.
Avete presente quelli che dicono che "ce lo meritiamo perché siamo stati cattivi", "il Belgio ha fatto di peggio", "il colonialismo, signora mia", "i bianchi devono espiare le colpe passate" e via occhioperocchiodenteperdenteggiando? 

Vi piacciono le coincidenze? La canonizzazione dei martiri di Otranto fu annunciata da Papa Benedetto XVI l'undici febbraio 2013, il giorno delle sue "dimissioni".



mercoledì 23 marzo 2016

Ci vogliono più gessetti


Ti sparano addosso, ti macellano con esplosivi caricati di chiodi che costringono i chirurghi alle amputazioni, ti ammazzano per puro odio in casa tua promettendo di fare ancora di peggio e con i tuoi governanti criminali che ti avvertono che dovrai abituartici perché sei praticamente già stato venduto e fottuto da loro e tu che fai? Piangi? 
Ti fiondi in piazza a disegnare con il gessetto, come un semidivezzo dell'asilo, homo europeus emasculatus, rinfanciullito e infrocito, ammasso inutile di estrogeni in piena crisi lacrimogena premestruale, passiva senzapalle, le stronzate che ti hanno impresso in quel cervello bacato in decenni di lavaggio a schiuma frenata sul pisandlov?
Chiedi alle donne siriane se hanno tempo di piagnucolare come delle femminucce e se pensano di rispondere con la tolleranza a 90 gradi a coloro che stanno distruggendo il loro paese.

Ti hanno tolto la leva obbligatoria, eliminato il concetto di esercito popolare e messo le professoresse e le donne con il pancione e le emorroidi da ottavo mese a discutere di strategia militare e pensi di salvarti? Nemmeno se tu trovassi per culo i depositi di armi nascosti fin dal dopoguerra da Gladio e dai compagni e, in ogni caso, dovresti pregare che qualcuno, magari un contractor della Blackwater che passa di lì per caso, ti insegni ad usarle. Oppure potresti cominciare a padroneggiare l'uso della clava, che sarà l'arma d'elezione della Quarta guerra mondiale, come disse Einstein, una volta che questa civiltà europea, questa democrazia, così poco cara agli dei, sarà stata consegnata ai selvaggi.


Mi rifiuto di commentare la narrazione fotocopia dell'ennesimo attentato terroristico, con Nostradamus Valls, colui che poco tempo fa ci consegnò la centuria "bisognerà abituarsi al terrorismo perché la guerra durerà generazioni", che ha ribadito il concetto della guerra in atto e nessuno che vada a chiedergli come faccia ad avere informazioni così precise e soprattutto cosa intenda fare per proteggere i suoi cittadini. Con i kamikaze con il carrello immortalati dalla solita provvidenziale telecamera di sicurezza che non assicura un cazzo, i tre Mohammed a caso ma già noti a tutte le questure (perfino a quelle di quelle aquile dei belgi), dei quali troveranno anche il DNA - il passaporto ormai è sfruttato - perché evidentemente l'avevano già da tempo in archivio. Qualche sospetto su queste pagliacciate comincia perfino a venire anche a qualche commentatore del mainstream.
Non mi interessa l'atto ma solo segnalare la reazione ad esso. L'analisi della saliva che ti fa capire quale fu la tonalità del suono del campanellino.

Ad esempio, perché mai il sito SITE della signora Katz, il sito superesperto dei fatti e fattacci dell'ISIS, subito dopo la notizia del duplice attentato condotto il giorno 22 che è il doppio di 11, ma questi sono dettagli da complottisti, pubblica in evidenza questo? 


"A seguito degli attacchi dello Stato Islamico a Bruxelles, i suprematisti bianchi accusano musulmani, ebrei e politici, alcuni incitando alla violenza."

Excusatio non petita accusatio manifesta, direbbe un europeo che ha studiato quel vecchio arnese del latino e non l'inglese come il migrantuccio di Idomeni incaricato dai pedopornografi della propaganda mammona di brandire il cartello "Sorry Brussels" con una faccia convinta che è tutta un programma, per la foto simbolica di rito, subito ovviamente rielaborata in almeno mezza dozzina di vignette lacrimogene progressiste da schiaffare sui giornali indegni ormai perfino di incartare il pesce al mercato, mentre le piazze non si riempiono di musulmani moderati orripilati dall'estremismo dei loro fratelli che sbagliano.

Che c'entrano i Suprematisti Bianchi, Madame Katz? Chi sarebbero? Per caso qualche europeo sfuggito all'emasculazione ed al quale è rimasto un abbozzo di gonadi e che non ha paura di usarle? Mi sa che ce ne sono parecchi, andando verso Est. 

Ricordate un hit di qualche tempo fa, "L'Ungheria e la libertà di espressione"? Dedicate qualche minuto alla visione di questo dibattito sulla televisione ungherese e pensate se queste analisi - con l'affermazione, ad esempio, della complicità tra i governi e i trafficanti internazionali di esseri umani - potrebbero comparire, tanto per fare un nome, nel salotto bono della Gruber.


Lo so che mi odiate per il mio cattivismo, ma più mi odierete, più imparerete. (cit.)

martedì 22 marzo 2016

Cartoline dal Sudafrica. L'orrore in fattoria


Il luogo dell'ultimo massacro di una famiglia di quattro persone a Randfontain 

Alla fine del nostro viaggio in Sudafrica, dopo aver visto l'inferno delle bidonville per i bianchi impoveriti dalla shock economy e dalle leggi razziali "black only" del governo dell'ANC e la quotidiana giungla urbana di una società ad altissimo tasso di violenza che non risparmia alcuna etnia, fatta di diseguaglianza, discriminazione e segregazione sotto altro nome, non ci rimane la sensazione di aver visitato la "nazione arcobaleno" secondo la narrazione allucinatoria della propaganda del politicamente corretto, ma un paese che è veramente un paradiso di crudeltà in preda ad un'apocalisse sadica, come l'ha definito lo scrittore Dan Roodt. Un anus mundi dove sta prevalendo una cultura della vendetta e del saccheggio e che trae ispirazione per le sue orge di ultraviolenza da ancestrali riti di stregoneria ed omicidio rituale.

Stiamo ora per giungere al termine della notte, all'incubo più terrificante. L'intrusione in casa propria, nella propria intimità, la violenza nei nostri confronti e dei propri cari, la tortura, lo stupro, il massacro. Ciò che vivono ormai come un quotidiano pogrom gli agricoltori in Sud Africa, in larghissima maggioranza bianchi. E' il fenomeno degli assalti alle fattorie. 
Il sito Farmitracker, curato da Adriana Stuijt è un ricco archivio dei casi documentati e verificati dal 2012 ad oggi. L'immagine che ho scelto è già spaventosa ma nulla in confronto a quelle che ho avuto il coraggio di cercare dei cadaveri delle vittime, tutte massacrate in quello che dovrebbe essere il più sicuro dei rifugi, la propria casa. Uomini impiccati allo scaldabagno, fatti a pezzi, donne stuprate, sventrate ed impalate, bambini bruciati, volti irriconoscibili perché ridotti a maschere di sangue da una furia che di solito si riserva ai dittatori nei piazzali Loreto quando i popoli sono lasciati liberi per una volta di sfogarsi nel carnevale della vendetta. Vecchi inermi sopravvissuti ma segnati per ciò che resta loro da vivere dalla violenza. Un orrore da film horror che è invece spaventosa realtà.

In Sudafrica gli agricoltori bianchi hanno il doppio di probabilità di venire assassinati dei poliziotti e considerando che i poliziotti sudafricani conducono una vita particolarmente pericolosa. 
Il fenomeno degli assalti alle fattorie è in preoccupante aumento dal 2011 e, come si evince dai dati forniti dall'Afriforum Research Institute, nel 2015 si è avuto il picco di 318 casi, con 94 vittime registrate tra fattori, famigliari e lavoratori.

Dal 1° gennaio al 12 marzo di quest'anno vi sono già stati 64 assalti con 17 morti. Le ultime vittime segnalate dalle cronache sono i quattro componenti della famiglia Meyer, compresa Kayla, 9 anni, uccisa a bastonate, massacrati nella loro fattoria a Randfontain qualche giorno fa.


La distribuzione geografica degli attacchi alle fattorie (fonte


Nel corso della petizione presentata al Parlamento Europeo il 5 marzo dell'anno scorso, Henk van de Graaf, dirigente del sindacato agricolo del Transvaal ha fornito le cifre della strage degli agricoltori in Sudafrica. Dal 1990 il numero dei morti ammonta a 1.762 (cifra aggiornata al 1/3/2015 (fonte), uccisi nel corso di 3465 assalti alle proprie fattorie. 

Il 13 dicembre 2015 il criminologo Rudolph Zinn ha stilato un vademecum ad uso degli agricoltori bianchi che negli ultimi tempi vengono attaccati sempre più frequentemente nella regione del Lowveld da bande di neri armati. Il documento si basa su una ricerca condotta attraverso 30 interviste formate da un questionario di 116 domande poste in carcere ad un campione di criminali responsabili di questi delitti.
Una delle scoperte più importanti è stata il fatto che queste milizie armate, prima di attaccare, si procurano le informazioni circa l'esistenza in casa di oggetti di valore da basisti che lavorano nelle fattorie. Essi si spostano dalla città in campagna per interrogare il personale delle fattorie sulle abitudini e sulle ricchezze possedute dagli agricoltori. Una volta ottenute le informazioni sufficienti non esitano ad attaccare e a quel punto sono anche in grado di disabilitare i più sofisticati sistemi elettronici di sicurezza.

Queste bande armate sono ben organizzate e sanno perfettamente il fatto loro quando invadono una fattoria aggredendo le famiglie bianche (generalmente afrikaaner) che le abitano. Se per i semplici furti si tratta di un gruppo di quattro persone che agisce quando gli abitanti della casa sono fuori, per esempio a messa, quando si decide di colpire anche gli occupanti delle case il gruppo può essere composto anche da otto individui armati pesantemente, preferibilmente con pistole, coltelli e machete. Intervistando alcuni di loro in carcere, Zinn ha appreso che una delle tecniche è quella di sparare subito all'uomo di casa per far capire agli altri abitanti che le intenzioni degli aggressori sono serie. 
Anche se solamente il 4% delle migliaia di aggressori coinvolti finisce in carcere, tra coloro che furono intervistati il 67% risultò aver attaccato con inaudita ferocia le sue vittime: il 30% commettendo omicidio, il 13% stupro, il 3% tentato stupro e il 13% praticando atti di tortura.


Kayla Meyer, 9 anni 

A Zinn uno di loro disse che la tortura serviva per costringere le vittime a rivelare il nascondiglio degli oggetti di valore. Alcuni membri della gang concentrano le torture sulle donne e i bambini allo scopo di far parlare prima gli uomini. Tuttavia egli non spiegò perché questi metodi di tortura erano destinati primariamente a famiglie bianche. 
Il movente razziale dietro a questi assalti è di solito negato dalle autorità sudafricane, nonostante di recente uno di questi aggressori abbia ammesso in tribunale di avere stuprato la sua vittima, una donna di 82 anni, "perché ciò fa parte della lotta. L'ho stuprata perché bianca." Per la cronaca, il trentenne Kagiso Nkedi aveva otto anni quando "la lotta", con la fine del dominio bianco, ebbe termine. 
L'età media degli aggressori infatti è di solito tra i 19 e i 26 anni. Ciò dimostra, secondo Zinn, che la loro motivazione non ha niente a che fare con la lotta politica, che è solo un pretesto. Sono persone nate dopo la fine dell'apartheid e che non l'hanno vissuta direttamente; individui che si aspettano irrealisticamente di poter diventare ricchi con il colpo di una notte e considerano le loro attività di rapinatori come un'occupazione a tempo pieno, come un lavoro vero e proprio. Durante il quale si vendicano dell'uomo e della donna bianca senza alcuna pietà nei loro confronti. 

Il governo sudafricano finora si è rifiutato di considerare una priorità la lotta a questi crimini particolarmente efferati e vi sono continue denunce di trascuratezza nelle indagini condotte dagli organi inquirenti.
Tuttavia il 27 febbraio di quest'anno l'alta corte di Pretoria ha ingiunto alla Polizia di fornire le cifre ufficiali e reali di questo massacro, già da essa analizzato in un report del 2009.
Ancora meno si interessa del fenomeno l'opinione pubblica mondiale, che ne è tenuta adeguatamente all'oscuro. Infatti, se non fossi capitata per caso nel sito di Adriana, non ne avrei mai saputo nulla. Human Rights Watch - che riceverà in dieci anni qualcosa come 100 milioni di dollari dal miliardario filantropo e noto mestatore globalista Soros - è convinta però del contrario ed ha anzi criticato il governo sudafricano per l'eccessiva enfasi - secondo loro - posta nel proteggere i fattori piuttosto che i braccianti delle fattorie dagli abusi dei loro padroni. Questi paladini dei diritti umani pensano che i "cosiddetti attacchi alle fattorie" ricevano troppa attenzione da parte della politica e dei media rispetto alla lotta di classe che si svolgerebbe all'interno delle stesse fattorie. Interessante il pulpito, vero?

Anche l'economista all'ova di lompo Thomas Piketty, di fronte a questi veri e propri squadroni della morte in azione contro gli agricoltori bianchi, sembra preoccuparsi più del problema della ridistribuzione della terra che, dopo il 1994, non è ancora stata implementata per benino ed è per questo, secondo lui, che "permane ancor oggi l'eredità dell'apartheid."
Durante una conferenza dedicata a Nelson Mandela, Piketty ha lamentato che la legge BEE (quella che impone quote di maggioranza di neri negli impieghi) non abbia funzionato abbastanza e quindi sia necessario procedere ad una più ambiziosa riforma terriera per "trasferire la terra nelle mani dei neri". Che stesse pensando al metodo impiegato a suo tempo con i kulaki?

Ora, mi dispiace per Pikettuccio santo ma la terra, una volta ottenuta, bisogna anche saperla coltivare. Mentre si attende l'accoglimento delle domande di restituzione della terra e la sua redistribuzione, e nove su dieci riassegnazioni di terreni sono risultate in un fallimento, la terra diventa improduttiva mentre la popolazione aumenta e vi è sempre maggiore necessità di cibo. 
Il motto: "Hai mangiato oggi? Ringrazia i lavoratori dell'agricoltura. No agricoltura, no cibo, no futuro" è valido in tutto il mondo ma soprattutto in Africa.
Negli anni 80 vi erano circa 80.000 imprenditori agricoli in Sud Africa, oggi ne sono rimasti meno della metà: 30.000. Le aggressioni colpiscono non solo i diretti interessati ma, a cascata, tutta la piccola comunità agricola che ruota attorno alla produzione. Non è raro che, dopo un'aggressione, l'attività dei sopravvissuti non riesca più a riprendere il suo corso normale e l'azienda agricola fallisca.

La popolazione del Sudafrica ammonta a 54 milioni ed è in crescita. L'immigrazione illegale (toh!) attraverso frontiere colabrodo porta fino a 3000 persone al giorno nel paese, soprattutto dai confini con lo Zimbabwe e il Mozambico. Questi migranti hanno anch'essi bisogno di acqua e cibo e di un alloggio.
E' interessante notare come questi clandestini siano solo raramente coinvolti negli assalti alle fattorie e nei massacri, mentre lo sono spesso i braccianti ivi impiegati come manodopera. 
I fattori che si organizzano in squadre di autodifesa non sono più protetti dal governo come prima. Anzi, a volte vengono incarcerati per aver protetto le loro vite, le loro famiglie e le loro proprietà con accuse di eccesso di legittima difesa. 
Sono state introdotte leggi che limitano il possesso di armi, naturalmente quelle possedute legalmente dai cittadini, mentre gli assalitori, quando commettono i loro crimini, utilizzano tranquillamente un vero arsenale di armi rubate come fucili Kalashnikov e pistole Makarov frutto di precedenti rapine.
Il sistema di difesa dei Commandos, in forza nel secolo scorso, una milizia su base volontaria che faceva prevenzione del crimine sotto la tutela dell'esercito sudafricano permetteva alla polizia di concentrarsi su altri livelli di crimini. Appena dopo essere salito al potere, l'ANC ha smantellato il sistema delle milizie, promettendo di sostituirlo con un'altra struttura. Promessa che non è mai stata mantenuta.

Intanto il partito EFF, di estrema sinistra, sventola il ramoscello d'ulivo ai bianchi, accompagnandolo con questi simpatici slogan.

Good night and good luck.


domenica 20 marzo 2016

Cartoline dal Sudafrica. Genocidio bianco in corso?



Prendetevi tempo e mettetevi comodi, perché questo sarà un viaggio molto lungo dall'altro capo del mondo ma non solo, sarà anche un viaggio nel tempo, tra passato, presente e futuro. Sarà un brutto viaggio, scomodo e pericoloso, alla scoperta di una realtà spaventosa che ignoriamo completamente, perché ne siamo volutamente tenuti all'oscuro. Capirete forse alla fine perché. Una realtà che però, appena la sentirete raccontare, vi dirà qualcosa di familiare, di conosciuto e temuto, di estremamente attuale e per questo ancor più terrorizzante.
Cominciamo con ordine, perché le cose da raccontare sono tante.

La collocazione geografica del nostro viaggio è il Sudafrica, il paese che siamo stati condizionati fin da bambini ad associare a tre cose: l'apartheid, i diamanti e l'uranio. 
Sappiamo che negli anni novanta vi fu la fine dell'apartheid, ovvero la fine del regime di segregazione razziale della potente minoranza bianca ai danni della maggioranza nera. I bianchi accettarono di passare le consegne all'ANC, il partito di Nelson Mandela, il leader icona del movimento rivoluzionario, che fu eletto presidente. Fine del razzismo, fine dell'interesse internazionale verso l'estremo sud del continente africano. A parte qualche notizia sporadica sull'incredibile tasso di violenza e criminalità delle grandi città, sugli stupri "rieducativi" all'eterosessualità ai danni delle lesbiche, il processo ad Oscar Pistorius, la morte di Mandela ultranovantenne nel 2013, un paio di film di fantascienza distopica assai fortunati di un giovane regista, Neill Bloomkamp: "District 9" ed "Elysium", e poco altro, del Sudafrica non sappiamo assolutamente niente. 
Nel frattempo però, in questi vent'anni dalla fine del regime dell'apartheid, laggiù è accaduto e soprattutto sta accadendo di tutto. Cercherò di raccontarvelo.

Nei giorni scorsi mi è capitato per caso di leggere un interessante articolo pubblicato nel 2013 sul sito della BBC News, dal titolo "I bianchi hanno un futuro in Sudafrica?" (qui il seguito), di cui vi propongo anche il relativo video in calce al post. Un titolo così non poteva che sollecitare una certa curiosità, visto che siamo programmati a pensare che in quel paese, a parte qualche problema di ordine pubblico, il razzismo sia stato definitivamente sconfitto e debellato, visto che il razzismo è un problema monodirezionale. O no? Si, chi ha amici sudafricani racconta ogni tanto di persone costrette a vivere in case recintate da reti elettrificate, ma si liquida la cosa come problema di pura criminalità, dimenticando che questa sarebbe una roba forte perfino negli Stati Uniti.

In seguito all'interesse scaturito dall'articolo di John Simpson, ho scoperto che tra i bianchi sudafricani si sostiene sia in corso un genocidio ai loro danni, in particolare  della minoranza afrikaaner, i discendenti di quegli olandesi migranti (perché no, anche loro cercavano un futuro migliore e scappavano dalla guerra) che colonizzarono il paese nella seconda metà del Seicento.
Genocidio è una parola forte e qualcuno potrebbe esagerare i toni a causa del pregiudizio nei confronti del nuovo corso politico in Sudafrica ma, tenendo a mente la definizione datane da Lemkin, è bastato continuare la ricerca su decine di siti per far emergere materiale sufficiente a, quanto meno, giustificare le interrogazioni all'ONU e al Parlamento Europeo presentate da organizzazioni sindacali sudafricane per denunciare al mondo il clima di ostilità ed aggressione che subisce sempre più frequentemente la minoranza bianca. Persecuzione che, se non è un genocidio, ne è un'ottima imitazione.

Uno dei fenomeni più allarmanti degli ultimi tempi, che sarà oggetto della seconda parte di questo post, è quello degli attacchi sempre più frequenti alle fattorie ed ai loro abitanti da parte di bande di neri armati che non si limitano a compiere rapine ma veri e propri massacri, preceduti da torture e stupri ai danni degli agricoltori e delle loro famiglie. La sistematicità di queste aggressioni, il fatto che la stragrande maggioranza delle vittime sia bianca, che nelle confessioni dei pochi responsabili arrestati sia emerso il movente razzista e che l'aumento delle aggressioni si accompagni a dichiarazioni governative che auspicano la sempre maggiore "restituzione" di terra ai neri, fanno pensare ad un'azione preordinata. Il bollettino degli assalti alle fattorie, continuamente aggiornato sui siti, sulla stampa locale e sulle pagine facebook, non ha nulla da invidiare ad un bollettino di guerra.

Un altro fenomeno in crescita è il rapido impoverimento della classe media bianca. Migliaia di persone che perdono tutto: casa e lavoro e finiscono in baraccopoli, in veri e propri campi profughi. Questo dell'impoverimento è un fenomeno che colpisce tutte le classi medie del mondo industrializzato, effetto dell'applicazione ormai globale della shock economy che persegue la proletarizzazione di massa a fronte della tutela di un'infima minoranza privilegiata. Quell'élite che, nel film "Elysium" di Bloomkamp, trova rifugio in una dorata stazione orbitante al riparo da un'umanità degradata e iperviolenta lasciata a scannarsi sulla Terra. 


Le storie delle persone che sono finite nei white squatter camps attorno a Pretoria o Johannesburg, sono simili ai racconti che ci provengono ogni giorno dall'Europa schiacciata dal tallone di ferro dell'austerità, imposta come cura letale per ottimizzare a vantaggio delle élite dell'1%  le opportunità offerte dalla crisi globale. Crisi indotte che, oltre alla riduzione in schiavitù del 99% attraverso la proletarizzazione delle classi medie, perseguono il superamento della democrazia e, attraverso l'estremizzazione dei conflitti razziali derivanti dal meticciato imposto e della coabitazione forzata di gruppi etnici esterni che finiscono per prevalere sugli autoctoni, raggiungono  il loro scopo eliminatorio di un'umanità percepita ormai come inutile.
Ciò che distingue però il destino degli operai, degli impiegati, dei commercianti, degli insegnanti ed imprenditori sudafricani rispetto ai loro colleghi europei è che se i primi hanno perso il lavoro, il motivo risiede nel fatto che il governo del loro paese ha introdotto leggi che, tutelando eccessivamente la maggioranza nera, di fatto ha introdotto un discrimine nei confronti delle minoranze, soprattutto quella meno numerosa dei bianchi. 

Attraverso il meccanismo dell'azione positiva, che impone quote di occupazione numericamente rappresentative dei vari gruppi etnici, leggi come il BEE (Black Economic Empowerment), finiscono per favorire solo i neri, che sono la maggioranza della popolazione, e per espellere di fatto i bianchi dal mondo del lavoro, risultando, ne più né meno, alla stregua di vere e proprie leggi razziali. In Sudafrica qualunque azienda che intenda lavorare con il governo deve rispettare il principio delle quote e ogni anno passare dei test di qualità che controllano che i neri, le donne nere e i disabili neri, abbiano avuto la priorità nell'assegnamento dei posti di lavoro. Idem per l'assegnazione degli alloggi. 
Notare come tutto parta da un fin di bene, da un principio di giustizia, il desiderio di riparare i torti subiti in passato ma poi finisca per creare una forma rovesciata di apartheid. Il male che si nasconde così bene nei panni della bontà, che conosciamo fin troppo bene.


Questo protezionismo su base ideologica e razziale, non esente da clientelismo politico nei confronti dell'ANC, ha creato una classe neoricca nera che si è avvantaggiata non solo rispetto alla stragrande massa degli altri neri che continua a vivere nella povertà, ma anche nei confronti di una minoranza bianca che viene ancora considerata, nonostante sia formata ormai da gente nata dopo la fine dell'apartheid, responsabile dei torti subiti dai neri in passato.

L'idea comune in Sudafrica, di qualunque colore sia il vostro interlocutore, è che i bianchi detengano ancora il potere economico ed abbiano un'influenza tuttora sproporzionata in politica e sui media. Sono ancora considerati coloro che possiedono le case più belle e i lavori più remunerativi.
Ma è ancora così?
Qui è necessario compiere un salto indietro nel tempo e rivedere cosa successe nei primi anni novanta, quando vi fu il cambio epocale di regime e i neri presero il potere.
Sono andata a rileggere il capitolo dedicato al Sudafrica in "Shock Economy" di Naomi Klein. E' una lettura sconcertante perché sembra di leggere non del Sudafrica e dell'African National Congress di vent'anni fa, ma della Grecia e di Syriza l'anno scorso. 
Allora come oggi c'è un paese che democraticamente ha scelto di darsi un governo progressista, di sinistra e un partito di sinistra che compirà il grande tradimento dei propri principi per bieca sete di potere, con i reazionari che reggono il sacco, naturalmente.

Nel Sudafrica dei primi anni novanta i neri reclamavano il potere politico e i bianchi non intendevano ovviamente mollare quello economico. Chi muove i fili della finanza scatenò la speculazione contro la valuta locale e, alla fine, ciascuno dovette cedere qualcosa e ognuna delle due parti dovette tradire la propria base. Il partito del martire Mandela, l'ANC che fino al giorno prima sventolava la Freedom Charter, l'annamo e nazionalizziamo tutto, davanti al naso di quei babbei dei suoi militanti (la mamma dei piddini è sempre incinta),  pur di ottenere il potere politico accettò in cambio di applicare la shock economy per la quale, per altro, aveva già pronto il tecnico adatto, il compagno Thabo Mbeki, arrivato già studiato delle più avanzate teorie neoliberiste. Uno che, presentando il suo programma economico a Londra alla Borsa disse: "Chiamatemi thatcheriano". 
Per questo, invece di nazionalizzare, l'ANC avviò notevoli riforme e privatizzazioni per attirare investimenti stranieri, con il risultato che possiamo immaginare. Dal canto suo, De Klerk si assicurò che i diamanti e l'altra roba preziosa rimanesse nelle mani bianche di pochissimi, nemmeno necessariamente sudafricani, accettando la macellazione economica prima e magari fisica poi, della classe media bianca i cui interessi avrebbe dovuto rappresentare. Un doppio tradimento che ha dato i suoi frutti velenosi.

In questi vent'anni in cui il Sudafrica ha goduto dell'oblio condiscendente dei media occidentali, il numero delle persone che vive con meno di un dollaro al giorno è raddoppiato, da 2 a 4 milioni nel 2006. Delle terre coltivate "restituite" per legge ai neri, solo il 10%, dopo il passaggio ai nuovi proprietari continua a produrre come prima ed il fenomeno delle aggressioni e massacri ai danni degli agricoltori bianchi sta provocando il declino del settore agroalimentare perché nessuno investe nelle proprie aziende, oltretutto minacciate sempre più frequentemente da voci di esproprio. Ciò rischia di provocare una catastrofe alimentare che colpirebbe l'intera popolazione sudafricana. 
Nemmeno la legge sulle quote, la BEE, convince gli economisti, ad esempio una star dell'ordoliberismo da salotto come Piketty che è più preoccupato che in Sudafrica non vi sia stata una sufficiente redistribuzione delle terre (vedi sopra). 

Per il resto la violenza nel paese è endemica, una donna su tre è vittima di stupro e nelle carceri lo stupro maschile di gruppo ai danni dei prigionieri più deboli, il che può voler dire appartenere a minoranze etniche non gradite al gruppo dominante, è pratica quotidiana e tollerata dalle guardie come metodo punitivo. La diffusione dell'AIDS ha fatto riemergere usanze tribali disumane come lo stupro di vergini, perfino di bambini e neonati a scopo "curativo" praticato dagli Zulu. Il cui re, per altro, ha dichiarato di rimpiangere i tempi in cui c'era l'apartheid perché "si stava meglio allora" e d ha aggiunto:"I neri stanno rovinando il paese". 

La lotta di classe in Sudafrica è sempre di più conflitto a sfondo razziale e il compito di massacrare economicamente e fisicamente la classe media bianca è affidato al desiderio di vendetta dei neri vessati per decenni dall'apartheid. Un perfetto esempio di guerra tra poveri. Un brutto filmaccio rape and revenge che ogni giorno recita il suo copione e reclama le sue vittime, non solo in Sudafrica, come sappiamo, ma qui in particolare come caso di scuola. Questi tempi oscuri passeranno alla storia come quelli in cui chiunque abbia subito una persecuzione in passato può rifarsi sui discendenti dei propri carnefici, con ancora maggiore crudeltà e senza alcun rischio di punizione. Rape and revenge, appunto. Occhio per occhio.

Come scrive Simpson: "Il Sudafrica dell'apartheid aveva riguardo solo per i bianchi e nessun altro. Ora, alcune comunità bianche sono sottoposte a livelli di deprivazione e violenza che ne mettono in pericolo la sopravvivenza." 
Oltre ai massacri ai danni degli agricoltori, infatti, stanno aumentando in maniera preoccupante gli assalti alle famiglie bianche impoverite (ma la preoccupazione è solo delle comunità coinvolte, non del governo, che minimizza e nega il movente razziale). Le vittime sono quelle poche famiglie che resistono nelle proprie case non ancora pignorate e che non sono ancora finite nei campi.

John Simpson ha visitato Sonskyn Heokie, una baraccopoli bianca alla periferia di Pretoria. Ce ne sono almeno altre 80 solo in quell'area. Tra rottami di automobili e di arredamento ovunque, tra pozzanghere di acqua stagnante infestata di zanzare, la gente vive senz'acqua né elettricità, con due sole toilette per l'intero campo, in baracche di lamiera che d'estate diventano forni crematori. In tutto il Sudafrica si calcola che almeno 400.000 bianchi poveri vivano in queste condizioni. Grazie all'opera dei volontari ricevono due razioni di porridge di mais al giorno ma nessuna assistenza né tutele sociali, esattamente come accadeva ai neri durante l'apartheid. Prima di loro vengono i neri, sia nell'assegnazione del lavoro e dell'alloggio e comunque nel frattempo la cancellazione del welfare ha eliminato il sistema di tutele per chi resta indietro nella società.

Questa donna, assieme ad altri senzatetto, si era accampata nel cimitero che ospita i suoi antenati e dal quale è stata sfrattata.
Questo dramma viene silenziato dai media come in Europa viene regolarmente silenziata la tragedia della popolazione greca e delle altre classi medie nazionali e negli Stati Uniti la proletarizzazione della classe media. Qui in Sudafrica la rimozione è dovuta ad un passato che tutti vogliono dimenticare e, se qualcosa emerge, la leadership politica attuale del paese tende a dipingerla come una giusta punizione per il passato razzismo dei colonizzatori bianchi. 
La solita maledizione dei padri che ricade sui figli, la pretesa che i bianchi debbano comunque sempre qualcosa alle altre razze - che non sanno andare oltre il chiagni e fotti, per altro - che il loro benessere non sia frutto di merito ma sia stato rubato e quindi sia giusto rubarglielo. 
Una visione che è squisitamente razzista ed opportunista ma che dimostra quanto sia stato abile cedere il potere formale ai neri e utilizzare ancora una volta l'inesauribile potenziale di tradimento della propria base e della propria classe delle forze progressiste al fine, opportunisticamente, di perpetuare il privilegio di una sempre più ristretta élite di sfruttatori.



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