domenica 9 ottobre 2016

Dizionario Media - Realtà, Realtà - Media



Oggi giochiamo. Prendiamo la pagina di Repubblica online, ne scorriamo i titoli e li traduciamo dal linguaggio dei media a quello della realtà, cercando alla fine di estrapolare il fatto che descrivono. Sarà divertente. Ho scelto Repubblica ma tanto ormai il Grande Fratello è a reti unificate. Un canale vale l'altro.

Cominciamo con


Ma come, colui che fa compagnia a Donald nell'audio "rubato" si chiama Billy Bush, è cugino di Dubya nonché cumpare nipote dell'ex POTUS ed ex Direttore della CIA e voi figli di puttana della stampa non vi fate una domanda e nemmeno vi viene voglia di indagare sulla curiosa coincidenza? Certo nessuno nel 2005 poteva prevedere la discesa in campo di Trump, perché avrebbero dovuto fare qualche nastrino su di lui? Oppure no e i candidati presidenziali non spuntano come i funghi dopo una giornata di pioggia.
I Bush non lo voteranno. Ma quanto mi dispiace. E' ovvio, perché i Bush sono i neocon e il candidato dei neocon è Hitlery.  Vedi sopra.
Ah, complimenti al Washington Post - ennesimo giornale trasformatosi in rotolone da dieci piani di menzogna e sconcezza - che ora, invece di denunciare i Watergate, vi partecipa attivamente con una solerzia che nemmeno gli agenti ascoltatori in cuffia della Stasi.

Il fatto: Qualcuno ha registrato Trump a suo tempo a scopo preventivo di ricatto, magari subodorandone le velleità politiche. Cos'ha detto Trump? Che con le donne i Vip come lui non devono chiedere mai, come diceva uno slogan di successo per un dopobarba. Andrebbe monumentato subito in puro e bianchissimo Carrara per aver detto solo la verità, e le ipocrite donnette che scrivono di feffifmo lo sanno benissimo che è così che funziona, altrimenti dovrebbero darla ogni sabato allo sfigato che gliela chiede da un anno. 
Ovviamente quelli tra i repubblicani che oggi volgono le spalle a Trump - ma  non contateci troppo sulla loro fedeltà perché manca ancora un mese alle elezioni - sono i neocon, ovvero i seguaci della banda Bush. 

A proposito di corsa alla Casa Bianca. Lancio un appello ad Assange. A cazzarooo, escili 'sti Wikileaks! Le elezioni sono belle e che concluse quando arrivi tu, lo sai? Prenditela pure comoda, tesoro. 
Va bene, va'. Offrirò supporto psicologico gratuito anche agli amanti traditi del paladino della Verità rivelata contro tutte le forze oscure.



Oggi li guardavo in TV. Sono giovani, anch'io alla loro età credevo alle stesse cose, con foga. E' bello avere degli ideali da farsi distruggere al momento opportuno con la violenza dal principio di realtà. Quelli che mi preoccupano sono i vecchi che ancora diabolicamente perseverano. 
Notate come si mescolino, nella titolessa, per preparare il pastone pacifista da far ingollare ai pulcini di nido, il martire sacrificato dagli intrallazzi dell'MI6 e le banalità ufficiali ai confini del @Graziarcazzo con il terremoto che, fino a prova contraria, è calamità naturale, non disastro bellico. O no?

Il fatto:  Tutti questi personaggi pisandlov che amano la pace tifano Hitlery assieme ai Bush e Condoleeza Rice e, se il Signore non ci metterà le sue sante mani, la guerra lei la farà davvero su ordine dei suoi burattinai, in barba alla comunità internazionale (vedi sopra). 


Il quale però ieri si era detto dispiaciuto dello smonacamento con omomatrimonio di due suore. Non sarà feffifmo?
Ah, notate come lo chiamino Francesco, non Papa Francesco. Che sia freudiano?



Non c'è bisogno che vi dica nulla del Nobel per la Pace. E nemmeno del roveto ardente.


Ieri i polacchi erano ganzi perché scendevano in piazza per il diritto all'aborto, oggi sono ritornati populisti. La schizofrenia è trendy.

Qui è tornato ad essere il pontefice. Se non ricordo male il catechismo, Maria dovette fuggire con la famiglia in Egitto per sfuggire alla furia omicida di Erode. Quindi, più esattamente fu profuga, non migrante. Per una volta che c'era da usare il termine profugo a ragion veduta!


Sarà stato Babbo Natale. Tanto l'ultima parola è quella che conta. Riad, ovvero Arabia Saudita, ovvero alleato dell'Impero. I droni di Obama hanno fatto stragi di civili in Yemen più di quanto abbia fatto Assad nell'intera saga mitologica della guerra in Siria (altra tappa della guerra permanente neocon, filiazione della rivoluzione permanente), raccontata dagli Omeri dei media, ma questa è una guerra di cui non dovete impicciarvi. Se Riad dice che non ha attaccato, voi passate oltre.


Per la rubrica #nunserassegnano. Quando usano la parola shock, poi, è un segnale in codice. E' come la password per inserire il modulo del frame. 
Curioso questo complesso della valuta piccola. A loro piace l'eurone, il dollarone, la moneta forte a misura del loro testone, che però non aiuta affatto l'economia se non è allineata con i fondamentali di un paese. 
Si diceva del frame. Non sentite anche voi la puzza della nebbia nera di carbone, non vedete la povera fanciulla stracciona nel vicolo buio a Whitechapel, tendere la mano e ricevere dal ricco signor Euro solo miseri 97 centesimi? Non vi fa diventare tanto tanto dickensiani, questa tristissima immagine?

Poi, però:


Ma come??????????????????????????????????????????????????????? Nell'Inghilterra post Brexit non dovevano rimanere in piedi solo i pub e le botteghe del Fish& Chips? 

Afghanistan, una guerra da 2000 miliardi

Dalle Torri Gemelle, 15 anni per pacificare il paese
100mila vittime afgane e 3500 militari occidentali


Il poro Eisenhower dall'aldilà direbbe: "Ecco, ve l'avevo detto che il complesso militare-industriale vi avrebbe fottuto." 
Il fatto: fare la guerra per riconquistare una zona strategica, far rifiorire i campi di oppio e dar da mangiare alle fameliche industrie del CMI si chiama "pacificare". L'Afghanistan, che non c'entrava un cazzo con le Torri Gemelle, fu aggredito sulla base di un progettino che stava sulla carta dal 1999. Era una delle tappe del Nuovo Secolo Americano, il Grande Slam dei neocon.


Vi sta bene, signori. Il sessismo è stato inventato dalle stronze per poter fare ancora di più le stronze e farla pure pesare. 



L'Hitler della fine arruolò vecchi e ragazzini da mandare al macello al fronte. Qui si arruolano le prostitute del cinema. Le stesse che, dovesse vincere Trump, andranno alla Casa Bianca a strusciarsi contro la first lady e dicendo a suo marito: "Io l'ho sempre ammirata, signor Presidente." E poi ricordatevi che sono pur sempre attori. Abituati a recitare.

Questa non la commento nemmeno. Il titolista meriterebbe solo una testata tutta sua. In fronte.

sabato 8 ottobre 2016

Vota Lameduck al #MIA16 39. Peggior Cattivo online



E' successa una cosa incredibile, ai confini della realtà romanzesca. Dopo questo post, dove per gioco annunciavo la discesa in campo come "Peggior cattiva online" ai premi fighetti del web modaiolo, un bel po' di buontemponi tra coloro che graziosamente hanno la bontà di seguirmi mi hanno segnalata e sono stati evidentemente così tanti che sono entrata nella rosa dei nominati per la finale, annunciati al magno gaudio dal camerlengo Gianluca Neri ieri sera. 

Che dire, se me l'avessero raccontato non ci avrei mai creduto. A questo punto ringrazio tutti i followers che mi hanno segnalata, non rifiuto l'offerta e vado avanti. 


mia16nomination-med

Se volete sostenermi fino in fondo non dovete fare altro che cliccare qui per raggiungere la scheda di votazione sul sito Macchianera. 
Ricordo che occorre votare almeno dieci categorie tra quelle proposte, pena l'annullamento del voto. 
Io sono all'ultima categoria, la 39. "Peggio Cattivo online".

Già che ci sono vi dico anche come voterò io (ovviamente non mi voterò da sola come PGO, l'indicazione sottostante al punto 9. è per voi). Serve da informazione e suggerimento. Si può votare fino a sabato 26 novembre 2016.

  1. Miglior sito: Lercio
  2. Miglior articolo: "Brexit, qualche cifra" di Alberto Bagnai
  3. Miglior community online: Feudalesimo e Libertà
  4. Miglior pagina Facebook: "Le + belle frasi di Osho"
  5. Miglior Testata giornalistica online: Dagospia
  6. Miglior sito di Satira: Feudalesimo e Libertà
  7. Miglior sito di Economia: Goofynomics
  8. Miglior sito Politico - d'Opinione: Il Pedante
  9. Peggior Cattivo online: Barbara Tampieri (Lameduck)
  10. Miglior battuta: "Prete appassionato di anagrammi rifiuta il trasferimento a Codroipo". (Lercio)
Motivazioni:

Lercio perché è sempre surreale e divertente e fa un tipo di battute che a me non vengono mai per prima, perdindirindina.
Alberto Bagnai in doppia nomination perché Goofynomics all'Economia è una garanzia (segnalo anche l'ottimo Andrea Mazzalai di "Iceberg Finanza"), nonché campione uscente e l'articolo sulla Brexit è uno dei più preclari esempi di saggezza divulgativa applicata all'argomento che ha invece dato la stura altrove alla più fenomenale ondata di sciocchezze dai tempi di Vercingetorige.
Feudalesimo e Libertà anch'esso in doppia perché mi piace da matti il presunto contrasto in realtà perfetto connubio tra il suo linguaggio medievale e l'attualità. 
Le + belle frasi di Osho perché trovo adorabile un guru che ha una banalità per ogni occasione.
Dagospia perché, nonostante paia un sito del cazzo, è molto più serio di tutti i giornalacci MSM messi assieme ed è in-for-ma-tis-si-mo.
Il Pedante perché è una rivelazione ed è assolutamente da seguire, non solo in questa occasione mondana ma forever. 
Il Peggior Cattivo online la conoscete già. Mi è costata tanta fatica diventare cattiva e ricordate che anche i peggiori cattivi sono stati buoni da giovani e lo sarebbero rimasti volentieri se qualcuno non avesse cercato di fotterli. Io poi sono cattiva, online, a fin di bene, perché amo il mio paese. In fondo sono una specie di ONLUS patriottica.

Di nuovo, grazie davvero a tutti coloro che hanno pensato a me. per la nomination.

mercoledì 5 ottobre 2016

Bowie IS

L'ultima immagine nota di David Bowie

Uno dei momenti per me più stranianti di questo 2016 rimarrà quando, lo scorso gennaio, lessi la notizia della morte di David Bowie e ne rimasi inaspettatamente sconvolta, vivendola con l'intensità emotiva che si prova per la perdita di una persona cara, di un fratello maggiore o, il paragone parrà azzardato e irrispettoso solo a chi non ne ha mai fatto esperienza, di quella del proprio adorato cane di casa. Càpita tutt'altro che di rado di soffrire di più per la morte di una persona vista una volta sola nella nostra vita o per noi fisicamente lontana ma culturalmente significativa che per quella di un parente di lungo corso, e non bisogna farsene una colpa. Un'amica di famiglia, gran signora romagnola argutissima trapiantata a Firenze, ebbe appunto il coraggio di confessare al suo parroco un grave peccato. Si era più dispiaciuta della morte della sua Tosca che di quella della suocera, per la quale non era stata capace di sciogliersi in lacrime come aveva fatto per la vecchia cagna. Il sacerdote sorrise e comprensivo la assolse.
E' così. Il dispiacere per la morte delle persone è come il coraggio, non ce lo si può dare per chi evidentemente non se lo è guadagnato e, a volte, ce lo si ritrova invece addosso all'improvviso e in maniera imprevedibile per chi, senza nemmeno averlo mai conosciuto, tanto ci ha dato attraverso i percorsi misteriosi della comunicazione creativa. E' questo il destino dei geni e degli artisti, soprattutto di quei pochissimi che rientrano in entrambe le categorie.
Conosco, per fare un esempio, chi non ha ancora elaborato, dopo quasi vent'anni, il lutto per la perdita di Stanley Kubrick ma, in quel caso, la spiegazione è che si tratta di un fan di lunga data. 

Madamina, il catalogo è questo.
Nel mio caso non mi ero mai considerata una fan conclamata del Duca Bianco, pur avendolo seguito durante tutta la sua lunghissima e multiforme carriera artistica. Evidentemente Bowie era diventato una parte silente di me che la sua morte ha slatentizzato. Fino ad oggi però ero rimasta come in sospeso, chiedendomi il perché di quel dispiacere così profondo, di quel senso di vuoto incolmabile.

Oggi, andando quasi in sindrome di Stendhal di fronte all'installazione dedicata a "Space Oddity", nella mostra "Bowie Is" al MamBo di Bologna, ho capito cosa avevo perso.
Non solo un altro pezzo della Musica che se n'era andata per sempre, di un altro modulo di HAL9000 che veniva disattivato, gettandoci nella pazzia dei tanti girogirotondi che ci vengono spacciati come musica e che molestano le nostre orecchie nei centri commerciali, nei ristoranti e nei luoghi pubblici. Musicaccia di merda, voci di immonde baldracche dai culoni pesanti che uggiolano per finta la loro inconsistenza, i loro versi selvaggi "Ooh, baby, ho, ho, ho, uh, uh" che servono solo a metterti fuori uso l'attenzione, altrimenti penseresti: "Un momento, che cavolo ci faccio io qui?"
Non solo la Musica, abbiamo perso con Bowie, ma un pezzo della Storia e della memoria culturale collettiva. Un pezzo di noi.
Tra parentesi, alla mostra oggi c'erano tanti giovani, non solo vecchi babbioni babyboomers come me.

Il senso di perdita, ormai è chiaro, nasceva dalla consapevolezza che colui che, come una spugna, era riuscito ad assorbire tutta la cultura del Novecento e ce l'aveva restituita, distillata in maniera purissima, attraverso la sua presenza, il suo Dasein e il suo inesauribile spirito creativo, avrebbe cessato per sempre di farlo.
Come non ci sarà mai più un film di Kubrick, non avremo più nemmeno un album di David Bowie. In tempi normali forse ci se ne farebbe una ragione ma, di questi tempi, in piena demolizione controllata di una civiltà, della nostra civiltà, è una tragedia. E' un mondo che scompare e che ci rendiamo conto solo ora di quanto fosse terribilmente meraviglioso, ricco, fantastico, colorato, psichedelico. Che se ne fotteva dell'austerità e dei trepercento. Che sperimentava, plasmava carta, stoffa, luci, suoni, colori e sembrava non dover mai esaurire la sua vena creativa se cadeva in mano ad artisti come David Jones, in arte David Bowie.

Bowie non era solo un cantante pop. La mostra ce lo rivela, attraverso testi, schizzi, oggetti, filmati, costumi di scena, un fine disegnatore e pittore (vedere il ritratto di sua madre e quelli su tela di Yukio Mishima e Iggy Pop), uno straordinario costumista, insomma un fottuto genio completo rinascimentale. Una persona coltissima e che regalava cultura a chi lo seguiva e riusciva a cogliere i suoi spunti.
Ho ripensato alla sincera pena che avevo provato per gli organismi monocellulari comunemente chiamati critici musicali che, alla sua morte, si erano divertiti ad imbrattarne la lapide con la loro insofferenza per la celebrazione corale e globale di uno dei maggiori artisti del Novecento. Ad esempio scocciandosi del fatto che il suo ultimo album fosse,  per la prima volta, primo in classifica.
Per tacere delle accuse di destrosità se non addirittura di nazismo all'uomo.
Avevo cercato di capirli, ormai disattivati per il bello com'erano, abituati invece al Jovanotti, alla Pausini, alle lagne stracciacazzi di Adele, alla canzonaccia perpetua di Ligabue, alle sguerguenze di Madonna, ai ragazzetti con il cappelletto all'indietro da far volare con uno schiaffo che imitano tutti Michael Jackson senza averne nemmeno un grammo del talento. Corvacci invidiosi di uno che non era mai stato grasso un minuto in tutta la sua vita.  

Quell'album con la stella nera era splendido e intollerabile come può essere solo l'esorcismo della propria morte attraverso la creazione, l'estremo tentativo di lasciare ancora qualcosa di sé ai posteri, sapendo. Il video di una delle canzoni, "Lazarus", con quel Bowie vecchio come non ce lo saremmo mai immaginato, terreo, rifinito e quasi sfigurato dalla malattia che alla fine sparisce chiudendosi in un armadio. Forse un portale verso un'altra dimensione dove lui c'è, ci sarà e ci sarà stato ancora. Il più esoterico e perturbante dei suoi album. Struggente ma potente come un Requiem.
Il Bowie attore interpretò Pilato nel controverso "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese, dove è presente una delle più impressionanti resurrezioni di Lazzaro del cinema con tanto di effluvi della putrefazione. E' stato anche un vampiro in "Miriam si sveglia a mezzanotte" di Tony Scott, il fratello raffinato e sfortunato del botteghinaio Ridley. E poi l'alieno che cadde sulla Terra, il re dei folletti, Nikola Tesla per Christopher Nolan, l'oggetto biondo del desiderio in "Furyo".

La mostra a lui dedicata che, nell'unica tappa italiana prevista a Bologna, è visitabile fino al 13 novembre (accorrete numerosi!) al MamBo di Via Don Minzoni (a meno di dieci minuti a piedi dalla stazione), è assai notevole e, pur non comprendendo l'ultimo periodo artistico di Bowie, forse per scelta, costituisce un'esperienza indimenticabile. Forse un tantino buie le sale, ma è un vizio di quasi tutte le mostre ormai. Spaziale il catalogo, contenente tutti gli oggetti esposti e che si avrà modo di riguardare con calma sfogliandolo a casa. Feticismo puro.

C'è una sala dove è esposta una teca con dentro un manichino che indossa una delle tute spaziali di Ziggy Stardust con una sorta di maschera mortuaria sul viso. Lì davanti a quel sarcofago - anche nel video di "Blackstar" c'è il teschio dell'astronauta - pensi che forse Bowie potrebbe essere stato veramente un alieno, sceso sulla Terra per raccogliere campioni di cultura umana da portare ai suoi simili a miracol mostrare.

Ecco, forse eravamo così abituati a considerarlo un alieno che avevamo cominciato a pensare che fosse anche immortale.




domenica 2 ottobre 2016

Guillaume Faye: L'imperativo del meticciato



Sapete cos'è il multiculturalismo? La possibilità di fruire ed assorbire la cultura degli altri. Lo abbiamo sempre fatto attraverso i libri, gli amici di penna, i film. Siamo diventati americani con il cinema di Hollywood, francesi con Maigret, inglesi con i Monty Python, russi con Checov, giapponesi con Kurosawa e Mishima, afroamericani con il blues e il gospel, brasiliani con Amado e la bossa nova, e poi turchi, arabi, africani, indiani, ebrei e musulmani. Non abbiamo mai avuto bisogno del contatto fisico con gli altri, con gli altri popoli, di nessun fottuto Erasmus con obbligo di trombata del pischello straniero per essere multiculturali. Bastava l'esercizio della cultura. Se lo facevamo, l'amoreggiare con gli stranieri (i miei primi filarini, anche se solo platonici, furono un tedesco e un brasiliano), era solo per piacere, non venivamo introdotti a forza in questa orrenda dark room stile Lebensborn al contrario che rappresenta il multikulti di cui l'ìmmagine qui sopra tratta da Vogue NeueStasi è patognomonica.
Internet, grazie alla quale in meno di un minuto puoi trovare decine di nuovi spunti culturali di ogni possibile genere e origine e in ogni lingua, vero archivio di Babele, ha solo amplificato, semplificato e velocizzato la diffusione del multiculturalismo di cui sopra. La potenza rivoluzionaria del mezzo, e la sua potenzialità eversiva per il potere, consiste anche nel rendere visibili quegli spunti culturali che il mainstream invece occulta, per esempio nascondendo determinati libri ed autori nelle librerie di partito o addirittura evitando di tradurli. Come nel caso di John Laughland e de "La fonte infetta dell'ideologia europea", del quale vi ho già parlato, libro illuminante sul liberalismo, capace di correggere tante miopie e presbiopie attuali sul termine oppure, in generale, in quello della "cultura di destra", particolarmente sulfurea secondo i canoni dell'ortodossia del politicamente corretto che ha di fatto okkupato l'intero settore Cultura, anzi Kultura della nostra società.

Orbene, navigando come al solito, mi sono imbattuta in questo autore e nel suo articolo, segnalatomi su Facebook (ogni tanto serve anche la CIA con i gattini) che ho deciso di tradurre perché rappresenta un ottimo punto di partenza per un discorso che voglio fare sull'attuale scontro tra Globalismo e Nazionalismo, ovvero la battaglia finale di una storia che non è affatto finita, come amerebbero credere i neocon, ma prevede alcuni interessanti sequel a venire. Il testo è tratto dal libro di Guillaume Faye "Sex and deviance", succulento già nei titoli dei capitoli.

Considerate questa lettura che vi propongo una medicina cattiva da buttare giù senza la pallina di zucchero, una seduta di chemioterapia che vi lascerà qualche ciocca di capelli tra le dita, un vaccino sperimentale, insomma una cura da cavallo come estrema ratio per tentare di salvare un paziente inscimunito dalla propaganda, secondo la quale dovresti sentirti felice e grata del troiaio attuale.
Sono graditi commenti e spunti di ulteriore riflessione, e sarà mia cura postarvi prossimamente le mie impressioni su questo articolo, che non condivido in tutto ma che contiene, secondo me, alcune verità che si considera comunque troppo scomodo nominare. Buona lettura.

Ah, un'ultima cosa. Offro supporto psicologico gratuito a coloro che, non avendolo ancora fatto, si scopriranno new born conservative o stanno elaborando il lutto provocato dal tradimento di un progressismo (per gli amici Sinistra) che, dopo averli illusi per una vita, si è scoperto che sta loro avvelenando i pasti quotidiani con l'arsenico del buonismo. 

....

Dal punto di vista biologico, la scomparsa di un popolo, di una etnia o di una razza la si ottiene attraverso il ventre delle sue femmine. L'unione di una donna di razza X con un uomo di razza Y è assai più pericolosa per la razza X che per quella Y. E ciò perché sono le donne a costituire la riserva biologica e sessuale, il patrimonio genetico delle razze, delle etnie e dei popoli, più che gli uomini. 

Una donna, in effetti, nel corso della propria vita può dare alla luce un numero limitato di figli, mentre l'uomo può generarne una moltitudine, avendo a disposizione abbastanza donne in età fertile. Per questo i demografi definiscono quindi la fertilità e il rinnovamento della popolazione solo in termini di numero di figli per donna, sulla base della maternità e non della paternità.

Ecco perché dobbiamo preoccuparci dell'immigrazione incontrollata di popolazioni del terzo mondo (che hanno indici di fertilità più alti) nei paesi europei, ovvero del problema del meticciato che, soprattutto in Francia, sta raggiungendo proporzioni consistenti. Non solo la razza bianca subisce la competizione all'interno del suo stesso territorio, non solo essa non si rinnova a causa della bassa fertilità (che ovunque è di due figli per donna) ma una parte delle donne in età fertile propende per il meticciato. Quindi, oltre al fatto che le popolazioni straniere si riproducono tra di loro, le donne bianche fertili hanno meno figli e alcune di loro si offrono agli stranieri.

I bianchi, tranne poche eccezioni, sono l'unica popolazione che non si preoccupa del proprio futuro collettivo, che non possiede una coscienza razziale a causa del senso di colpa derivato, oltre che dalla mentalità cristianiforme universalista, dalle conseguenze del Nazismo, che hanno provocato una paralisi mentale e la creazione di una cattiva coscienza collettiva.

Alla fine, questa grave situazione risulterà, dovesse continuare, in un silenzioso e graduale genocidio dei bianchi in Europa, ovvero nella loro stessa culla, che sarà presto abitata in massima parte da forestieri, meticci e una sempre crescente minoranza di bianchi. Questo è il destino che attende la Francia e che viene confermato ogni giorno semplicemente mettendosi a guardare la composizione dei bambini che escono da scuola alla fine delle lezioni.

Quando un popolo trasforma il suo patrimonio genetico fino a questo punto, cessa di essere ciò che è.
Se non interverranno inversioni di tendenza, gli abitanti dell'Europa alla fine del ventunesimo secolo non sanno più persone di origine europea e, di conseguenza, la civiltà europea non esisterà più. L'Europa stessa non esisterà più come entità demografica ma solo come espressione geografica. Sarà semplicemente un'appendice dell'Africa, senza una propria coscienza etnica (al contrario della maggior parte dei popoli del mondo). Gli europei occidentali considerano questo cataclisma con una sorprendente indifferenza da morti viventi, nonostante gli indicatori demografici puntino a questo tipo di futuro e siano realmente terrificanti.

Per  condizionare le menti delle donne bianche è stato creato un modello ideologico assai subdolo, che si basa sulla supposta maggior virilità dei maschi Africani e Nord Africani, uno stereotipo assai diffuso e da molto tempo nella nostra società. Vi sono infatti in proporzione pochissimi casi di relazioni tra donne bianche europee e uomini dell'Estremo Oriente. Un altro elemento preoccupante è l'emasculazione dei maschi europei, che appaiono incapaci di difendere le loro donne. Questo fenomeno etologico è assai inquietante. Quando i maschi di un gruppo - la legge vale per tutti i vertebrati maggiori - non sono più in grado di offrire forza, virilità o dominanza, le femmine si rivolgono ai maschi dell'altro gruppo.
Sovente le ragazze bianche dei quartieri operai cercano protezione prendendosi un compagno straniero e ciò perché in questo modo si guadagneranno la protezione dei correligionari di lui, evitando così molestie. Nei quartieri borghesi assistiamo invece ad un altro fenomeno: la provocazione snob. Le ragazze sfidano il perbenismo delle proprie famiglie accompagnandosi a ragazzi neri o islamici o comunque di colore diverso, dimostrando così, attraverso un certo conformismo, che sono antirazziste e che sono al passo con i tempi.

Potrebbe sembrare contraddittorio per l'uomo di colore andare orgoglioso di una donna bianca e dell'avere dei figli da lei. In primo luogo, si tratta del segnale della conquista di una donna bianca al fine di umiliarne l'uomo.  La cattura della femmina è un fenomeno etologico assai antico per il quale la storia offre molti esempi e le cui radici derivano dal mondo animale. Farsi vedere accanto a una donna bianca è sia motivo di orgoglio che di riscossa. Allo stesso tempo, in Africa e in Medio Oriente, gli uomini delle classi più altre ambiscono a "schiarirsi" prendendosi una moglie europea, come nel caso di diversi monarchi africani e arabi e, parimenti, le donne africane e delle Antille desiderano sposare un europeo, non solo per acquisire prestigio ma per avere figli meno colorati.
Ciò che muove questi due casi in apparente contraddizione è un complesso di inferiorità-superiorità schizoide. Umiliare il Bianco dominante prendendone una femmina ma allo stesso tempo "sbiancare" i propri discendenti, accettando implicitamente un sentimento di inferiorità razziale. Distruggere la razza bianca sbiancando sé stessi, una contraddizione insormontabile. 

Un'eccezione a questa tendenza è rappresentata da Tribu Ka, un gruppo suprematista nero in Francia, estremista e violentemente anti-sionista guidato da Kémi Séba, che prende ispirazione dai movimenti afroamericani radicali, rifiuta il meticciato con i bianchi e combatte i matrimoni misti. 

L'imperativo del meticciato (possibilmente con una donna bianca) si fonda naturalmente su un'ideologia egualitaria antirazzista. Allo stesso tempo, l'attrazione nei confronti di neri, arabi o uomini di colore in genere è basata su un'immaginario assai ambiguo. Se da un lato questi uomini "esotici" vengono considerati super virili ed eccezionalmente dotati sessualmente, l'immagine che viene di loro offerta sui media e nell'industria pornografica è più vicina al concetto di forza animale. Non più Tarzan ma King Kong. Muscoloso, atletico, violento, con un pene e muscoli inversamente proporzionali alle capacità mentali. In breve, l'immagine dell'amante di colore è animalesca. I neri e gli arabi sono implicitamente e subdolamente ridotti allo status di bestie umane. Questa osservazione contraddice l'agenda antirazzista che è il fulcro dell'ideologia dominante: un inconscio razzismo come fondamento dell'antirazzismo.

Naturalmente questa convinzione nelle super capacità fisiche e sessuali dei neri e degli arabi non è che un mito, alimentato da una gigantesca macchina della propaganda mediatica, di fronte alla quale la donna bianca ci si aspetta debba soccombere.

L'immigrazione di massa e il meticciato con le donne europee porterà gradualmente ad un caos etnico i cui svantaggi sono duplici. Esso risulterà in primo luogo nella creazione di una società frantumata in comunità reciprocamente ostili soggette alla legge secondo la quale il multietnico equivale a multirazzismo e, secondariamente, nella presenza di una popolazione meticciata in perenne conflitto interiore, particolarmente insostenibile,  tra le due identità che la compongono. Tale società è difficile da governare a causa della sua eterogeneità e, come dice Aristotele, inadatta alla democrazia o alla pace sociale, sempre incline alla violenza e costantemente minacciata dal dispotismo.

Ecco perché il credo ideologico della Francia repubblicana (come degli altri paesi dell'Europa) di una "Francia multicolore che può funzionare attraverso l'integrazione" (come se fosse possibile cristallizzare un insieme caotico e biologicamente eterogeneo in una società omogenea) non è solo un esempio di pensiero magico ma una delle più stupide utopie, per celebrare la quale il termine feticcio "diversità" è ripetuto come un mantra.

Se ciò non bastasse, guardiamo alle aree geografiche dove sono concentrate popolazioni etnicamente mescolate: il Nord Africa, il Medio Oriente, l'America Latina, le Antille. Perfino l'Africa nera, dove le frontiere coloniali costrinsero alla coabitazione gruppi etnicamente inconciliabili, ha conosciuto gli stessi problemi. Instabilità e violenza, il frutto del caos etnico, sono in ogni caso cronici. Il potere centrale è ovunque corrotto e iper-autoritario. E' questo ciò che attende la Francia?

E' opportuno, a questo punto, confutare un argomento controfattuale propagandato dell'ideologia dominante, e cioè che la Francia sia sempre stata etnicamente mista a causa delle varie ondate migratorie che la riguardarono nel corso dei secoli. Ovviamente, l'attuale immigrazione e meticciato saranno benefici perché creeranno diversità. Qui però si fa confusione tra diversità e caos, tra eterogeneità con vicinanza e mescolamento di massa casuale tra differenti tipi biologici e culture. 
Ora, occorre notare quattro fattori: 1) Anticamente, sia le ondate migratorie e di invasione germanica nella Gallia e la colonizzazione romana coinvolsero popolazioni assai simili; le incursioni musulmane e l'occupazione in Provenza e Linguadoca nell'ottavo secolo A.C. riguardarono numeri limitati di invasori, gran parte dei quali fu respinto; 2) Il grosso dell'immigrazione in Francia nel diciannovesimo secolo proveniva dall'Europa (Italia, Belgio, la penisola iberica, l'Europa centrale e dell'Est, i Balcani), ovvero era rappresentata da popolazioni che appartenevano culturalmente, etnicamente e biologicamente allo stesso ceppo "Albo-Europeo", come lo definisce Senghor. Senza contare che si trattava di gruppi numericamente piccoli che era possibile assimilare: 3) L'attuale migrazione e il meticciato che ne deriva sono di un'entità mai vista prima nella storia e coinvolge popolazioni extra-europee, il che cambia tutto; 4) Il melting-pot etnico è benefico solo se coinvolge gruppi etnici appartenenti alla stressa grande famiglia antropologica. 
In altre parole, con questo tipo di mescolanza, la popolazione che ne sarà il risultato non sarà più in nessun modo un popolo ma una massa eterogenea ingovernabile inadatta a qualunque forma di sviluppo civile e suscettibile alla violenza endemica e ad ogni sorta di patologie psicologiche. E' una catastrofe che ci attende e che il Giappone, l'India e la Cina sono stati perfettamente in grado di evitare.

Abbiamo l'esempio degli Stati Uniti, che sarebbero in teoria un melting pot, il che è falso, in quanto il melting pot ha riguardato solo gli immigrati di origine europea, la cui sinergia fu l'origine della forza di quella nazione. Il contributo di neri, asiatici e latinoamericani non fu decisivo. Inoltre, l'avanzamento della società multirazziale negli Stati Uniti si sta dimostrando, più di ogni altra cosa, un handicap per il paese guida del mondo, come descritto da Jared Taylor.

Guillaume Faye

(Tratto da "Sex and Deviance" (Sesso e devianza), Arktos, 2014.)






mercoledì 28 settembre 2016

Seguirà dibattito

"Senatore Clinton, un'ultima cosa. Amo il suo vestito."
E' proprio vero che le cose bisogna vederle ed ascoltarle con i propri occhi e orecchi e non ci si può più fidare dei resoconti terzi, soprattutto se provengono dal mainstream. Ciò è tanto più vero quanto più i media stanno discostandosi dalla realtà alla velocità di fuga delle galassie, restando ormai impantanati in una palude di confabulazioni, manipolazioni e bugie sempre più grosse volute dal monopensiero, senza dimostrare più alcun brandello residuo di vergogna nel riportarle al pubblico. 
Così, per evitare qualunque tipo di mediazione, mi sono sorbita in lingua originale, per la prima volta in vita mia, (qui sotto per i masochisti) l'intero primo dibattito tra i candidati alle presidenziali USA, ricavandone le seguenti impressioni.

Innanzitutto come hanno scelto di (come sono stati consigliati di) apparire i due candidati e come sono effettivamente apparsi ai fedeli. 
Donald Trump era forse vestito troppo di scuro, troppo serioso con quell'unico punto di azzurro troppo azzurro della cravatta. Lasciamo perdere la pettinatura allucinante che ormai ha la valenza di un logo e finirà per diventare il suo imprescindibile segno caratteristico, come la voglia in fronte di Gorbacev o la banana stile Happy Days di Ronald Reagan. Ah, io farei qualcosa per quel problemino del naso chiuso che, se per gli amici può essere semplice sinusite, per i maligni può far pensare alla coca.
Donald è inoltre apparso assai emozionato, diverso da come è nei suoi soliti momenti da mattatore nelle grandi adunate dei suoi sostenitori dove dicono sia irresistibile. E' ovvio che possa aver sentito l'importanza del momento e abbia voluto forse trattenersi (lo abbiano consigliato di). Questa leggera incertezza tuttavia lo ha reso più umano, più vicino all'elettorato rispetto all'agghiacciante freddezza da Ted Bundy dell'avversaria. 
Voto finale= 8--. Come diceva la mia maestra, Signora Gemma Savarro: "Hai fatto bene ma puoi fare di più". 


Hillary si è presentata in tailleur pantalone total red anti-fronzolo. Ormai questa è la divisa delle novordinemondialiste, vedi Angela Merkel e i suoi United Colors. Una divisa che a me ricorda tanto quella maoista, e non a caso. Una scelta azzardata il colore, perché il rosso è aggressivo, connotato politicamente (qui negli Stati Uniti paradossalmente sarebbe il colore dei Repubblicani), chiassoso e distraente. Insomma non puoi fare a meno di notarlo. Inoltre è il colore dell'allarme, del pericolo, dello stop. Il tipico colore, per tornare alla nostra prima candidata inquantodonna alla Casa Bianca, della vecchia in botta di vita. Hillary, più che una Ferrari, è parsa una muleta vivente ma il miura non l'ha incornata. Non ora.
Trucco e parrucco. Il trucco era pesante, troppo evidente e vecchio stile (era meglio un bel nude e l'eyeliner nero lasciamolo alle giovani, di grazia),  come la pettinatura con tanto di lacca stile "Marisa parrucchiera sotto casa" che ti mette i bigodinoni e poi ti infila sotto il casco vintage. Insomma pareva una vecchia. Lo è ma non è mai bello per una signora urlarlo ai quattro venti con il megafono del look. 

Se Donald era emozionato, Hillary è apparsa la solita vecchia sociopatica nelle cui vene scorre purissimo curaro. All'inzio era leggermente imbambolata, stile uscita dalla sala operatoria "quante sono queste"; uno sbattere continuo di palpebre tipo pipistrello (blefarospasmo, mioclonie?) con Trump che ad un certo punto le ha chiesto: "Hillary, va tutto bene?" Poi si è ripresa, o le pillole hanno fatto effetto, ed è partita a stecca, alimentata da un pieno di purissima faccia tosta da 100 ottani. Il trucco non è riuscito però a nascondere l'anima da Fata Madrina.

I contenuti del dibattito sono stati piuttosto deludenti. Nessuna domanda veramente cruciale, e qui bisogna segnalare al pubblico ludibrio la vergognosa conduzione del Signor Holt, vero e proprio Fabio Fazio americano, prostrato di fronte a Hillary, prontissimo a riprendere e riportare all'ordine Trump e mai la sua eroina. Invece di chiedere e chiedersi chi ha vinto il dibattito (nessuno dei due, a pare mio, in questa prima tornata) chiedete ai 100 milioni di telespettatori che si sono sintonizzati sul primo dibattito elettorale per la Casa Bianca a quale profondità è scesa la loro fiducia nei media. Credo che tra un po' usciremo tutti dall'altra parte del globo terracqueo sfondando una cantina in Australia. Holt non ha mai, dico mai, menzionato nulla, non un singolo argomento che potesse danneggiare la Clinton ma, anzi, ad esempio ha fatto a Trump la domanda sul famoso certificato di nascita di Obama che non è un argomento di interesse pubblico ma un argomento pretestuoso della propaganda dello staff della Clinton, dalla quale provenivano del resto anche le altre sue domande. Sembrava Ottoemezzo quando la Gruber lavora il grillino al fegato mentre il giornalista piddino lo tiene fermo.
Vergogna, vergogna! Questo ignobile servo prezzolato ha condotto un dibattito dove un atleta dopato aveva dalla sua parte anche l'arbitro.
Forse, a conti fatti, Trump è uscito fin troppo bene da una tale situazione stile trappola vietcong. Altri candidati, penso a un frescone come Cruz, ma anche a un Dubya Bush, ne sarebbero usciti spappolati. Difficile pensare che i prossimi due scontri televisivi penderanno a suo favore. Se alla fine dovesse vincere, lo avrà fatto contro l'intero sistema dei media mainstream.
Bisogna dire inoltre che gli unici momenti in cui il pubblico in sala ha rotto gli argini ed ha applaudito è stato in occasione di un paio di battute del candidato repubblicano. Per il resto se ne è rimasto buono, in silenzio e a cuccia, o forse dormiva. Dibattito noiosissimo, per altro.

La prime domande sono state dedicate all'economia ma, se Trump ha spiegato come sia sua intenzione, da presidente, abbassare le tasse per incoraggiare le industrie a reinvestire sulla forza lavoro interna, disincentivando le delocalizzazioni e creando posti di lavoro, Clinton, spalleggiata dall'ignobile servo, ha trasformato il dibattito in una specie di "Donald Trump nella prigione del popolo interrogato dalla compagna rieducatrice". 
"Lei è stato fortunato perché ha ereditato da suo padre". "Non vuole rivelare i suoi redditi perché si scoprirebbe che non è così ricco come si pensa (??) e non é  così caritatevole". "Non ha mai pagato le tasse, non paga i fornitori". "Come pensa di risolvere il conflitto di interessi?"
Si, carissimi, è sembrato proprio il remake di Hollywood di "Ha stato abberluscone." Con Hillary Clinton nella parte di D'Alema.

Ripigliamoci un attimo e riflettiamo. Una delle persone più avide di denaro al mondo, una che accetterebbe soldi sporchi di sangue da Satana in persona, un'appartenente all'élite più sporca e sfacciata della storia, una sicuramente più ricca di qualunque Donald Trump, che vuole passare per proletaria, amica dei proletari, in lotta contro il capitalista profittatore e maialone è un'assoluta aberrazione mentale. Se vivessimo in un mondo veramente libero e democratico il conduttore della serata avrebbe osato un "beh, lei signora Clinton le paga le tasse? Dove solo le sue denunce dei redditi? Quanti soldi ha preso dall'Arabia Saudita?" 
Coloro che hanno scelto Hillary Clinton come loro inviata tra i pezzenti possono farla passare per sincera perché hanno i media. Senza la complicità immonda dei media questa farsa delle Clinton fintepovere in giro per il mondo non durerebbe tre secondi.

Il momento in cui ho veramente tirato una crepa ascoltando questa bugiarda matricolata è stato quando ha elencato i motivi della crisi economica globale. Oltre ad attribuirne la colpa a coloro i quali hanno abbassato le tasse ai ricchi (solito argomento da comunistelli) ha detto, testuali parole, che bisognava incolpare: "Those who took their eyes off of Wall Street." Chi ha tolto i controlli a Wall Street.
Signora Hillary, quando questa sera tornerà a casa, faccia una carezza a quel giuggiolone di suo marito Bill, che nel 1999 firmò la cancellazione del Glass-Steagall Act.
Ecco una bella secchiata d'acqua gelata che sarebbe stato opportuno gettarle prontamente in faccia, vi fosse stato un vero conduttore e non un cane da lecco.

Donald, dal canto suo, per quel poco tempo che ha potuto, ha parlato dei problemi del popolo americano: di lavoro, di tasse, di sicurezza, di impegno degli Stati Uniti nel mondo, di come ISIS sia sfuggita al controllo e ormai sia difficile da fermare. Di come le azioni della FED siano più ispirate dalla politica che dall'economia. E' andato in affondo quando ha accusato Hillary di "far sapere al nemico tutto ciò che fa ed ha intenzione di fare", riferendosi alle famose email cancellate. In quel momento ha forse sbagliato a non accusarla  di aver in definitiva messo a repentaglio la sicurezza della nazione. Non ha osato e dovrà assolutamente farlo nei prossimi dibattiti. Nessuna pietà per una serpenta del genere.
In alcuni momenti è parso bullarsi un po' troppo dei suoi successi personali. Un po' come il Berlusca vecchio stampo del "ho creato tanti posti di lavoro con le mie aziende". E' stato abile quando, di fronte alle insinuazioni di hacking ai danni degli USA da parte dei russi, domanda posta da Holt su suggerimento dello staff di Hillary (vergogna), ha risposto: "Potrebbero essere altri paesi a farlo. La Cina, ad esempio. Perché solo i russi?"

Hillary ha potuto sciorinare indisturbata tutti i suoi panni sudici spacciandoceli per più bianchi del bianco: la sua complicità in inettitudine con il compare Obama, l'intera questione razziale vista solo come un problema di bianco cattivo che uccide povero nero innocente, l'immancabile momento femminista piagnone contro il Trump sessista,  l'ISIS che verrà sconfitto su Internet (la politica estera come videogame). Si è vantata di aver partecipato alla cattura di Bin Laden (una delle più vergognose montature della storia del reparto operazioni in nero). E poi gli USA che dovranno aiutare i loro alleati arabi ma sia ben chiaro che l'Impero dovrà colpire ancora. Ha parlato di Iran, figurina rara mancante nell'album del "Nuovo Secolo Americano" dei neocon mentre Trump, invece, ha ribadito che l'America non può continuare a fare il poliziotto del mondo, oltretutto pagando per la difesa degli altri (citofonare NATO).
A me italiana e, mio malgrado, EUropea, Hillary ha ricordato tanto i nostri cari carnefici orostellati e i loro volonterosi bloscevichi. Ho sentito la stessa puzza inconfondibile degli Hollande, della Merkel, dei Juncker e compagni con i quali Hillary condivide lo stampo di fabbrica. Da EUropea dico ai miei amici americani: Trump non sarà il massimo ma, di fronte alla prospettiva Hillary, non vi sono dubbi che bisogna assolutamente votarlo.

In definitiva, se Trump ha tentato di parlare di cose concrete, Clinton ha parlato di Trump, delle tasse di Trump, di come Trump vede le donne. In questo senso penso che, seppur di poco, il match sia andato a Donald, ai punti. Sarebbe un 2-0 a tavolino, se tenessimo in conto la sudditanza arbitrale e il doping.
Ripeto e concludo, in presenza di una vera stampa, di un vero giornalismo, la signora Hillary Clinton sarebbe già stata smascherata per la ciarlatana che è. Purtroppo dobbiamo accontentarci di una realtà raccontata attraverso lo specchio magico, che dice a Hillary che è la più bella del reame.


(Questo post viene bene se letto pensando alla voce di Edward Luttwak).

UPDATE- Siccome ero già complottista prima del Big Bang ma sappiamo tutti che, pur di vincere, ""quelli" sono disposti a tutto, vi segnalo questo filmatino (che è già stato oscurato per motivi di violazione di copyright, quindi non meravigliatevi se sparirà di nuovo. In quel caso ricercatelo come Signaled and Triggered #RiggedDebate.)


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