Guardare i telegiornali, o le news, per non suonare antichi, comincia a rappresentare la perfetta metafora del ben noto osservatorio dell'abisso nicciano. Un'esperienza nella quale si rischia seriamente di perdere il senso della distinzione tra realtà e reality, tra vero e falso, tra resoconto e sceneggiatura. Come se il dogma mondialista dell'eliminazione dei confini e delle frontiere, nel suo dilagare neoplastico in ogni cellula del tessuto sociale, riguardasse ormai anche quelli, fondamentali, dell'IO. Confini, tra percezione ed allucinazione, tra mondo reale ed immaginario, che normalmente ci impediscono di cadere nel baratro della scissione della follia.
Il risultato di questa
sindrome noborderline indotta è l'acquisizione di un nuovo privilegio. Ovvero, quando ascoltiamo la versione dei "fatti" mediata dalla propaganda, a noi tutti viene concesso di sperimentare la vertigine della follia istituzionalizzata, la libera uscita per un momento nel delirio. "Siate affamati, siate folli", lasciò profeticamente detto e non a caso
il più celebre "profugo siriano", una volta divenuto creatore di costosissimi gingilli high-tech, si dice preconizzati grazie alle visioni offerte da trip lisergici.
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| Di siriano il figlio adottivo Steve Jobs aveva solo il padre naturale ma per la propaganda noborderline egli diventa "profugo siriano", immortalato in questo murale di Bansky. |
La concessione, da parte del potere elitario, del privilegio di essere folli a comando, assomiglia a quella che permette a determinate umanità colorate di poter essere razziste fino all'eliminazionismo nei confronti di altre ("Black Lives Matter" e tutta la propaganda contro il "suprematismo del maschio bianco"). Un'élite che quindi si diverte a spostare su un mixer ideale le leve dei sentimenti, delle passioni, degli atteggiamenti e dei pregiudizi - su il pietismo, giù il nazionalismo, un po' di effetto eco autorazzista, un vibrato buonista, vai con le grancasse dell'irreversibilità made in TINA.
La psyop, l'operazione psicologica, viene ultimamente spinta a livelli parossistici, e chi la dirige è sempre più incurante del senso del ridicolo delle sue argomentazioni, tali che rischiano infine di farla scoprire, e del fatto, purtroppo per lui, che sempre di più chi la subisce si è addestrato, per legittima difesa, al fact checking e all'incredulità acquisita proprio grazie alle sparate sempre più inverosimili che gli tocca di ascoltare.
Ai tempi di Goebbels, quando c'era solo un abbozzo di moderna società della comunicazione, poteva essere vero che "una bugia, tanto più grossa fosse stata, tanto più sarebbe stata creduta" ma oggi questo postulato sta diventando sempre meno valido, grazie all'interconnessione di milioni di nodi di una rete di comunicazione che, più che virtuale, è ormai neuronale, ovvero fisica e nella quale ogni nodo, ovvero ognuno di noi, è in grado di produrre informazione e soprattuto controllare, confermare o confutare quella altrui, inclusa naturalmente quella fornita dalla propaganda.
Credendo di avere a che fare ancora con le folle di Gustave Le Bon alle quali, come diceva Benito, piace essere fottute, la propaganda fa un uso talmente spregiudicato della finzione, della citazione cinematografica, dell'affabulazione controfattuale da fumetto o cartone animato, e dell'utilizzo di stilemi riconoscibilissimi e ricorrenti, che ormai sta svelando ogni suo trucco, perdendo così di "credibilità". Meno la crediamo e più di conseguenza la propaganda perde i suoi superpoteri di persuasione, più essa si fa assurda, violenta, irrazionale, antilogica. Con la speranza che un giorno imploda su sé stessa e anneghi nell'ignominia.
Prendiamo i due ultimi esempi di quella che, per comodità, chiameremo ancora cronaca. Cronaca della Strategia della Tensione 2.0, per l'esattezza.
Nell'episodio dell'assassinio in diretta in una galleria d'arte dell'ambasciatore russo in Turchia vediamo un "man in black" sparare a Karlov gridando "Allahu akbar". Uno che assomiglia sputato al fedelissimo angelo custode di Frank Underwood, l'eroico Meechum di "House of Cards", tra l'altro.


Va bene, è un caso. I men in black si assomigliano un po' tutti. Costui, che verrà ucciso - ci raccontano - poco dopo l'assassinio di Karlov dalle forze speciali intervenute sul posto, era un agente turco di 22 anni, Mevlut Mert Altintas. Se si ignorano le motivazioni dell'uccisione dell'ambasciatore, tuttavia non si capisce perché Enrico Mentana nel suo TG abbia negato, scegliendo la formula dubitativa, che Meechum-Mevlut avesse gridato l'invocazione ad Allah.
Eppure nel video dell'assassinio la frase si sente benissimo, più volte. Forse perché il terrorismo islamico non s'ha da nominare? Da negare o suggerire ma mai da confermare, sì da lasciare l'uditorio nel dubbio e nella cara e vecchia incertezza da lupara bianca? Curioso anche che il resoconto di questo assassinio da parte dei nostri TG ricalchi perfettamente la versione ufficiale erdoganiana. Ovvero, "ha stato Gulen", il magnate filantropo (se mi passate l'ossimoro) che già mesi fa tentò di rovesciare il presidente turco con un golpe poi abortito. Se volete la mia impressione, Erdogan è in quella lista nera di personaggi collusi con il regime neocon e, se il vento cambierà veramente direzione a Washington, al prossimo golpe non dovrebbe passarla liscia. My two cents.
La propaganda, per tornare a noi, lascia tracce come il sangue, che voi potete rivelare usando il Luminol della logica. Se una storia non vi quadra, è piena di contraddizioni o palesi assurdità, potete stare certi che si tratta di propaganda.
Sentite appunto lo sparatore gridare distintamente "Allahu abkar" ma vi dicono che non è certo che lo abbia gridato. "Mi dicono che non è vero" era una celebre gag di
Alighiero Noschese quando imitava il giornalista del TG Mario Pastore.
Ovvero, non dovete credere alle vostre orecchie ma solo a quello che vi diciamo NOI. Il che fa il paio con il secondo postulato: "Non dovete credere nemmeno ai vostri occhi ma a quello che vi mostriamo NOI". Come quando vedete due grattacieli con struttura in acciaio polverizzarsi in pochi secondi e vi viene da pensare ad una demolizione controllata compiuta con un nuovo tipo di esplosivo mai utilizzato in precedenza e loro vi rispondono con l'Attivissimo che spiega, con la solita fallacia dell'argumentum ab auctoritate, e guardandovi con il tipico sguardo di commiserazione del debunker, che "tutti gli esperti hanno affermato che tutti i grattacieli in acciaio colpiti da un'incendio come quello si sciolgono per il calore. Lo sanno tutti."
L'altro recentissimo caso di cronaca dove la propaganda proprio in queste ore sta raggiungendo vette di sublime nequizia è l'attentato di Berlino al mercatino di Natale, eseguito con la modalità del TIR lanciato sulla folla, come già accaduto il 14 luglio scorso a Nizza.
Non viene nominato il terrorismo islamico, nonostante tempo fa i soliti canali di gossip jihadista avessero suggerito la possibilità di attentati da compiere contro i crociati durante il periodo natalizio e nonostante Mentana abbia mostrato la rivista jihadista con le istruzioni per compiere una strage di crociati con il TIR e la solita Katz abbia sventolato la rivendicazione dell'ISIS. La matrice potrebbe quindi essere chiara, eppure si tergiversa, si sussurra ma non si grida, e anche questa narrazione post terroristica è all'insegna del negazionismo. Niente è certo, non si sa, boh, chissà, non ci sono certezze. Ripetiamo, non si può dire che, niente è sicuro.
Niente è provato, tranne la storia della vittima italiana. Un nome senza corpo. Dispersa, irreperibile ma sicuramente morta. Sulla quale si fanno titoli come questo:
Avete presente i grandi detective, ovvero quelli dei telefilm polizieschi, che si insospettiscono e costruiscono pazientemente la rete nella quale finirà l'insospettabile colpevole partendo da una piccolissima incongruenza, un capello fuori posto, una nota stonata, un bullone finito nell'ingranaggio che provoca il grippaggio di tutto il meccanismo? Ebbene, in questo caso è quel padre che non si illude.
Un padre che, il giorno stesso della scomparsa di un figlio, afferma "é finita" è un padre che non esiste. Un padre negherà che il figlio è morto perfino di fronte al suo cadavere in obitorio, e qui non c'è alcun cadavere, non c'è alcun morto, c'è solo - ci dicono - una persona ufficialmente dispersa ma allo stesso tempo dichiarata, non si sa perché e a quale fine, sicuramente già vittima, ovvero morta.
Scusate ma questa storia della ragazza di Sulmona non sta in piedi nemmeno con i puntelli e non c'è bisogno del Tenente Colombo per capirlo.
Una ragazza "che aveva scelto il mondo", che era andata a Berlino perché "è la città che offre più possibilità ai giovani", che si era laureata in mediazione culturale, che difendeva i migranti, che aveva postato questo tweet con l'estratto del film dove si afferma "Vada via dall'Italia, prima che sia troppo tardi."
Una ragazza che "sicuramente" ha fatto la stessa fine dell'altra ragazza, quella morta al Bataclan. Sicuramente. Anche se ufficialmente è solo dispersa e non ci sono cadaveri da riconoscere ma "occorrerà l'esame del DNA" per avere la conferma. Di cosa, visto che non ci sono frammenti? Solo un cellulare lasciato sul luogo della strage, come i soliti documenti dell'attentatore lasciati sul TIR "assassino". Come nella Citroen di Charlie Hebdo, come tra le macerie del World Trade Center, come a Nizza. Il solito fottuto copione. Un TIR al quale, anche stavolta, si è attribuita una volontà omicida alla "Duel" e il cui austista, come nel film di Spielberg, non si vede mai. La personalizzazione della macchina e la depersonalizzazione del guidatore. La vertigine dell'assurdo. Un gioco crudele.
E' possibile credere a questa narrazione, così astutamente strumentale e in fondo così oscena?
Con tutta la buona volontà, no. Non posso credere al padre che non pretende nemmeno la prova inconfutabile della morte della figlia ed è già rassegnato al peggio. Non esiste, non è possibile. E' contro ogni logica e ogni regola dei rapporti affettivi. Non parliamo di quelli sacri tra genitori e figli. Ci sono famiglie che ancora apparecchiano il posto a tavola per il figlio che è sparito da quarant'anni, confidando ogni giorno in un suo ritorno.
Non so sinceramente cosa augurarmi, riguardo a questa storia. Che questa ragazza sia viva e attorno a lei si sia creato solo un grosso imbarazzante equivoco, oppure che non esista. Che sia un avatar, un esperimento crudele di manipolazione della credulità umana, o un crisis actor, un personaggio costruito a tavolino al quale è stata assegnata una parte. Perché se la propaganda si spinge davvero fino a questi livelli, facendoci capire che è in grado di materializzare o, al contrario, di far scomparire le persone, oppure, nel caso sia veramente morta per terrorismo, di grufolare senza vergogna sul cadavere di una ragazza, vuol dire che "loro" sono capaci di tutto e pronti a tutto.
P.S. Qualcuno si domanderà: ma allora i merdia producono fake news? Certo, anche alcuni derivati come le fake news al quadrato e le fake news al cubo.
Fake news al quadrato: Repubblica scrive "lo dice la CNN".
Al cubo: Repubblica scrive: "secondo fonti dell'Intelligence, riportate dalla CNN..."
PP.SS. Hanno
confermato la morte della ragazza. Allora potrebbe essere vero ciò che mi avevano riferito poco fa, e cioè che lo si era saputo fin da subito ma si è scelto di fare un po' di ammuìna. E perché? Per permettere ai merdia di grufolare sull'ennesimo Isacco sacrificato sull'altare UE, Erasmus, ecc.?
Ecco, vi prego, risparmiatemi l'atroce eventualità della Sindrome di Abramo. Queste famiglie dovranno pretendere giustizia, non accettare il ruolo delle vittime sacrificali per i loro figli in nome del "sogno".