domenica 5 marzo 2017

Il mio brainwashing lava più nero

 Duccio di Boninsegna - "La tentazione di Cristo sul monte", cm. 43 x 46, Frik Collection, New York. 

Stamattina qualcuno ha postato su Twitter questa meraviglia di Duccio di Boninsegna, considerato il primo maestro della scuola senese del Duecento, dalle forti influenze bizantine. 
Una volta, come in occasione dei miei viaggi a Siena negli anni ottanta con mio padre, durante i quali ebbi modo di ammirare dal vivo altri capolavori di quel periodo e di questo autore, uno dei miei preferiti, avrei solo ammirato la magnificenza delle figure, dei colori e il sapiente utilizzo degli spazi nella composizione, compreso il fantastico effetto tridimensionale che si percepisce nonostante l'assenza dell'utilizzo della prospettiva moderna. 
Oggi invece la prima cosa che ho pensato è stata: "Uh, che quadro politicamente scorretto!" 
I muri, anzi le cinte murarie, le porte; il rifiuto dell'accoglienza, il privilegio bianco, il rifiuto del diverso, Cristo che non si prostra a baciare il piede caprino in nome della "fratellanza" ma caccia un diavolaccio inequivocabilmente nero. 
In un centesimo di secondo il mio cervello è riuscito a fare questo sconcio ragionamento: "Ma quanto è razzista e reazionario quel Cristo!"

Riavutami da quel momento di smarrimento, mi sono resa conto che il pittore ha voluto semplicemente rappresentare Cristo che, stando in posizione più alta rispetto agli altri personaggi, come si addice a chi rappresenta il principio divino, scaccia il diavolo tentatore, ovvero il nemico dell'Uomo. 
La questione della prospettiva mi ha fatto riflettere su come il politicamente corretto, ovvero la dittatura del pensiero unico, proprio grazie ad un satanico inganno, stia appiattendo la realtà (pluridimensionale) dello spazio e del tempo riducendola forzatamente ad una sola bidimensionale, quella nella quale si può solo andare avanti nella direzione indicata senza poter tornare indietro e nella quale nemmeno la maestria di Duccio potrebbe creare l'illusione della profondità. 

Nell'unica dimensione TINA il valore positivo del moto verso il futuro - in cui la positività è da intendersi in senso moralistico - annulla il valore negativo del passato, inteso non come sua specularità e complementarietà ma come "fascismo". Pare però che ciò crei un paradosso per il quale, ad un certo punto, negando la realtà che è multidimensionale, non si possa più andare avanti, e si finisca su un orizzonte degli eventi. Ovvero dove noi e la nostra civiltà stiamo per finire presto. 
Le due dimensioni si appiattiranno nell'unica dell'uomo di Marcuse, ovvero l'uomo ad una dimensione alienato dal capitalismo ma che - questo è l'altro paradosso e il vero mistero moderno - tutti coloro che sono stati marcusiani ora idolatrano come l'ideale del progressismo. L'uomo non solo ad una dimensione ma senza passato, identità e tradizione e senza possibilità di trascendere al divino. Un'aberrazione ma tanto tanto progressista.

Il passato invece ci parla eccome e condiziona il nostro presente, il qui ed ora. Ci parlano la tradizione, l'identità, ci parlano gli antichi misteri, ci parla una cultura che è stata sedimentata nei millenni e che riemerge in modo misterioso se solo lasciamo fluire liberamente il pensiero nei rivoli delle libere associazioni. Ci parlano anche il soprannaturale e il metafisico, il razionale e l'irrazionale, l'essoterico e l'esoterico.

Mi è venuta in mente quindi la croce di Cartesio, ovvero non il banale piano dei grafici (non è un caso che la maggioranza delle persone muoia conoscendo solo la fetta della realtà recintata dalle ordinate e delle ascisse contrassegnate dal +) ma il punto dal quale tutto origina e gli altri tre quadranti che la croce delimita, quelli che riguardano lo spazio senza tempo, il tempo senza spazio e la dimensione nella quale non esistono più nè tempo nè spazio. Una rappresentazione dell'universo e delle possibilità di interazione tra i vari piani che non esclude l'esistenza di una realtà immateriale alla quale l'Uomo potrebbe accedere, se solo si liberasse di quell'Unica Dimensione nella quale lo si vuole artificialmente costringere tramite il totalitarismo.

Il quadro di Duccio mi ha parlato con il linguaggio dei simboli e mi ha rivelato il suo vero significato che ognuno può intuire da par suo. Mi ha rivelato Il Senso.
E' un peccato che, nell'arte secondo Soros, esso verrebbe probabilmente considerato offensivo e un giorno magari bruciato. E' chiara lo posta in gioco?


giovedì 2 marzo 2017

Dove le donne hanno paura di passeggiare. Katie Hopkins racconta la Svezia, il paradiso scandi-liberal dove le donne sono sparite dalle strade e una congiura del silenzio e l'autocensura sull'immigrazione seppellisce la verità.


Ho tradotto per voi questo bell'articolo apparso ieri sul Daily Mail a firma di Katie Hopkins. Uno sguardo sul terrificante "tireremo diritto" dell'ostinazione progressista a voler mescolare senza agitarli l'acqua e l'olio. Una precognizione del nostro futuro se questi criminali del ripopolamento non saranno fermati. Un bel reportage coraggioso e fuori dal solito cliché del giornalismo a pecora.
A proposito di "cosa è accaduto venerdì in Svezia", a proposito di femministe e di otto marzo. 
Un anticipo della festa più ipocrita e sorellicida che esista. Che già sappiamo si trasformerà nel solito sacrificio rituale dell'odiato maschio bianco eterosessuale e padre, anticipato dal rumoreggiare dei tamburi del solito frame a fakenews unificate sul femminicidio. 
Sappiatelo, l'otto marzo io festeggerò solo le donne e i bambini vittime di questo femminismo letale e i padri separati. Buona lettura.

Dove le donne hanno paura di passeggiare. Katie Hopkins racconta la Svezia, il paradiso scandi-liberal dove le donne sono sparite dalle strade e una congiura del silenzio e l'autocensura sull'immigrazione seppellisce la verità.

di Katie Hopkins

Non sono venuta in Svezia a causa dei disordini degli ultimi giorni o per colpa di Trump. In effetti, sarei dovuta venire qui già in dicembre e se sono stata trattenuta è stato solo a causa di alcuni scioperi aerei.
Dovevo venire perchè mi era stato chiesto e ripetutamente. Ad esempio da donne svedesi attraverso le loro email, le loro lettere che, in modo gentile, mi spiegavano cosa era diventato il loro paese; ma anche da padri preoccupati per le loro figlie e che nei loro tweet dicevano che la Svezia non è il posto che la gente si immagina, ma quello dove le ragazzine hanno paura di uscire la sera.
E poi dopo una sfilza di notizie sugli stupri e aggressioni alle giovani donne svedesi, alcuni di questi addirittura filmati e pubblicati in diretta su Facebook dalle gang che li stavano commettevano.
Per non parlare dell'innominabile. Lo stupro di un migrante non accompagnato di dodici anni commesso da un'altro sedicente "minore non accompagnato" che in seguito si è vantato di avere 45 anni.

Quando Trump ha fatto sì che l'attenzione del mondo venisse rivolta alla Svezia, con la sua allusione agli effetti della migrazione di massa su quello che una volta era visto come il luogo più liberale del mondo, il paese era già pronto e in attesa di esplodere. Egli ha acceso la miccia ma l'esplosivo era rappresentato da migliaia di migranti giovani ed annoiati che, provenendo dalla guerra, l'hanno portata con sé.
Alimentati dall'ossigeno della pubblicità mediatica, a Rinkeby, soprannominata "la piccola Mogadiscio", è divanpato il fuoco della loro guerriglia a base di saccheggi, disordini e incendi d'auto.
Mentre i progressisti insistevano a parlare di fake news, la destra sottolineava il fatto che i disordini avvenivano in una zona per il 90% popolata da stranieri.
Le statistiche sugli stupri sono state rese note e interpretate in vari modi. Da una parte Stoccolma era la capitale degli stupri in Europa, dall'altra l'aumento delle aggressioni a sfondo sessuale era una pura anomalia statistica perché, vedi, se giri il grafico i numeri in effetti diminuiscono.
In un mondo di opinioni polarizzate, tuttavia, alcune verità devono essere dette. Anche se esse provengono da una sola donna bianca indifesa. In questo modo ho trovato le risposte che cercavo dove tutti potevano vederle o sentirle, se solo si avesse voglia di ascoltare e se la si smettesse di voler aggiustare le statistiche sugli stupri per assecondare la propria agenda.

Una giovane di 27 anni, la chiameremo Lucy, è terrorizzata di uscire da sola. Vive presso un affollato centro commerciale che attira immigrati dalle no-go zones [le aree a maggioranza straniera dove autoctoni e poliziotti evitano di entrare, ndr] e che deve attraversare per andare al lavoro e tornare a casa. Sotto il ponte vicino alla sua casa, raggiungibile da una scala, sosta abitualmente un gruppo di uomini, di giorno e di notte e lei lo percorre sempre di corsa, portandosi appresso lo spray urticante. Terrorizzata.
Mi racconta gli ultimi casi di stupro, una lunga sequenza di orrori e teme di essere la prossima della lista. Non osa confidarsi con sua madre perchè non vuole farla preoccupare.
Il suo appartamento è stato visitato dai ladri in pieno giorno la scorsa settimana. Hanno portato via il computer portatile e le chiavi della macchina, che sono servite poi per rubarla. I poliziotti hanno risposto a Lucy che erano troppo impegnati per intervenire.
Lucy non vuole farsi fotografare ma non per paura dei malintenzionati ma perché le femministe l'accuserebbero di razzismo per il solo fatto di avere parlato. Se sono i maschi migranti a farle paura sono le donne svedesi a tenerle la bocca chiusa.

Mi sono resa conto di questo aspetto della questione quando sono accorsa sulla scena del ritrovamento di una granata inesplosa trovata in un cestino per i rifiuti situato di fronte al posto di polizia di una no-go area presso una moschea. Ho chiesto alla polizia a chi fosse rivolto l'attentato e loro hanno risposto che non lo sapevano. Ho chiesto all'imam della moschea: mi ha risposto che pensa siano stati i poliziotti.
A questo punto due donne mi hanno affrontata e mi hanno detto di non tirare in ballo la moschea e di non farne una questione politica contro gli islamici. Il gesto era rivolto alla polizia, riguardava la polizia, non c'entravano i migranti.
Mi sono chiesta se avessero capito bene cosa era successo: una bomba in un cestino per i rifiuti!


Nelle prime dodici ore dal mio arrivo in Svezia vi sono stati: un incendio che ha distrutto un centro di accoglienza, un altro sospetto incendio doloso, una granata nascosta in un cestino, (che fosse diretta alla polizia o alla moschea) e un'altra granata, questa volta esplosa, con un ferito, a Malmö.
Possiamo aprire un dibattito sul fatto che questi avvenimenti rumorosi siano importanti o no ma io direi che siamo alla follia. Questa non è certo la Svezia del ventunesimo secolo, una nazione culto per i suoi ideali ultra-avanzati.
Un cameraman dell'emittente svedese equivalente alla BBC mi ha chiesto perché avevo bisogno di politicizzare tutto. Non poteva essere semplicemente qualcuno che aveva messo una bomba in un cestino? L'ho guardato e ho pensato a chi di noi due fosse il matto.

Più tardi sono tornata a camminare nei sobborghi no-go fino a ritrovarmi di nuovo in centro. Proprio dove, una settimana dopo, questo posto sarebbe stato saccheggiato e messo a fuoco sotto gli occhi del mondo.
Mi sono chiesta, al di là della strana calma che vedevo attorno, cosa vi fosse di strano e mi sono resa conto che ero l'unica donna in strada. Tutti gli altri erano giovani, maschi e africani che parlavano arabo, in giro senza uno scopo, a ciondolare.
Ho chiesto a qualcuno di loro cosa stessero facendo e quale ne fosse lo scopo, cosa avrebbero ottenuto a stare lì, in piedi, senza far niente. Probabilmente la mamma in me era furiosa.
"Fottiti, puttana bianca, vai a fottere tua madre!" replicarono e mi mostrarono anche a gesti cosa erano soliti fare alle loro piccole amichette bianche.

La mattina successiva ho visitato un centro locale femminile multietnico per chiedere alle donne dove trascorressero le notti, perché rimanevano in casa e perché, in un paese orgoglioso del suo spirito di uguaglianza, sembravano prigioniere in casa propria.
Ero pronta ad accusare la loro religione e un'ideologia retrograda che chiude le donne in cucina. Ma questa era solo parte della storia.
Una signora mi ha spiegato che esisteva uno strano codice morale lì a Rinkeby: sei maggiormente esposto al crimine se non sei musulmano. Quei ragazzi pensano di potersi prendere qualunque cosa da una donna che non indossa il hijab o almeno si copre la testa.
Un'altra, Besse, mi ha detto: "Non usciamo per strada quando è buio. E' troppo pericoloso. Vivo qui da 25 anni e la situazione è sempre andata peggiorando. Oggi è talmente tesa che mi è impossibile uscire per andare, ad esempio, al supermercato a comprare un po' di latte."
Parwin, una cristiana, dava la colpa alla moschea, secondo lei era colpa degli insegnamenti della moschea. Sono salafisti, proprio come quelli dell'ISIS. Dovrebbero chiudere la moschea perché è lì che quei ragazzi imparano quelle brutte cose.
Il punto sul quale erano tutte d'accordo era che non uscivano e non uscivano perché avevano paura: musulmane, cristiane, giovani e anziane. Proprio come Lucy, intrappolata in casa dalla paura.
Donne preoccupate per i loro figli, troppo preccupate per parlarne con le loro madri. A loro agio qui in reciproca compagnia ma terribilmente sole a casa. Solo quattro di loro parlavano svedese, le altre solo in arabo, perfino dopo 25 anni di residenza in Svezia.

Me ne andai rattristata. Rattristata che in un paese così fiero dei diritti delle donne, pioniere dell'uguaglianza, potessero esistere vite vissute così tristemente. 
Dove donne di tutte le religioni e colori sono bloccate in casa dalla paura.
Dove giovani uomini sono fieri di dirmi in faccia che sono una puttana bianca e, a gestacci, di indicarmi quale dovrebbe essere il mio posto.
Dove il modotivo per cui una donna è terrorizzata di mostrare il proprio volto è a causa delle femministe che un minuto dopo la ricoprirebbero di insulti razzisti.
Dove l'emittente televisiva pubblica vorrebbe farmi credere che una bomba in un cestino è una cosa normale.
In attesa del mio autobus, circondata da questa gente, devo ammettere di non essermi mai sentita così sola.


[traduzione di Barbara Tampieri]


mercoledì 22 febbraio 2017

Il loop del serpentaccio metamorfico


"Gli ex-comunisti del serpentone metamorfico-trasformista PCI-PDS-DS-PD sono in questo novembre 2011 i principali sostenitori del commissariamento economico ultra-capitalistico dell’Italia da parte di Monti, uomo della Goldman Sachs." 
(Costanzo Preve, "Dire la verità sul capitalismo e sul comunismo. Dialettica dell’ illimitatezza, dialettica della corruzione.")

Si potrebbe terminare anche così, con la citazione di Costanzo Preve, altrettanto definitiva sul serpentone metamorfico trasformista, d'ora in avanti serpentaccio, alla toscana. 
Non vorrei però che l'immagine statica dell'autodivoramento della bestia vi traesse in inganno e pensaste che, finalmente, dopo l'ennesima scissione, la sinistra avesse finalmente divorato sé stessa, ponendo fine alle nostre sofferenze.
Certo sarebbe bello che la fine della sinistra che divora sé stessa fosse questa della giffina:


Però, notate bene, se il cartone animato originale suggerisce l'annichilimento finale del serpente, ovvero il punto d'arrivo dei desiderata di molti (soprattutto i miei), la sua trasformazione in gif e l'animazione in loop (ovvero in anello ciclico) ci riporta all'elemento simbolico dell'Ouroboros, ovvero al simbolo di infinito, di potere che divora sé stesso ma che da esso è capace di rigenerarsi, appunto, all'infinito. 
A pensarci non sarebbe stata nemmeno necessaria la trasmutazione in gif del cartone per rendere l'idea di infinito comunque già nascosta nei cartoni animati. Dopo tutto Will il Coyote sopravvive all'esplosione del primo razzo ACME solo per potersi far esplodere, per morire e rinascere, cartone dopo cartone, candelotto dopo candelotto e burrone dopo burrone,  all'infinito. 
Se volete, nell'infinito - e nella sensazione di deja-vu - ci potete vedere anche il concetto - così caro all'élite - di irreversibilità ed ineluttabilità applicato alle cose che più ci disturbano e danneggiano.

Serpentaccio indistruttibile, quindi e destinato a ripetere in eterno le solite giustificazioni? "Guardate cosa abbiamo fatto, se ci dividiamo ora vinceranno le destre!" (Bersani, ieri sera), "Finora ci siamo comportati male, si, ma d'ora in poi ritorneremo a pensare agli interessi della classe lavoratrice. Torneremo ad essere di sinistra".
La scissione, la divisione, viene sempre presentata da loro come qualcosa di positivo ma ciò rappresenta un inganno dei tanti. Perché la scissione di una cellula è fenomeno che può dare inizio alla vita ma anche, come diceva pessimisticamente il mio prof. di biologia, ad un cancro, e la scissione dell'atomo può portare ad Armageddon.

Possiamo credere che l'ennesima divisione della cosa rossa (per caso una volta si chiamavano "cellule" le sedi del partito) non farà che disseminare il problema da esso causato ancora più diffusamente?
Esercizio pratico. Se siete di natura ottimisti e fiduciosi sulla sinistra, trovatemi le differenze tra PD1, PD2, Sinistra italiana e altre neoformazioni, riguardo a questi argomenti:

UE
Euro
Sovranità monetaria
Sovranità dell'Italia tout court
Armi di migrazione di massa

Vi lascio a disposizione tutto il tempo che volete. Osservate attentamente.


Fatto? Non ci siete riusciti? Per forza, ho utilizzato con voi lo stesso inganno che essi utilizzano con voi. I due disegni sono perfettamente identici, come inesistente è la diversità di posizione sui suddetti argomenti che, a differenza dell'integratore alimentare ius soli, prontamente offerto in sostituzione, sarebbero per noi il farmaco salvavita.
E, in ogni caso, se anche vi fossero state differenze nel secondo disegno, essere sarebbero state minime, tali da non modificare il senso dell'immagine completa, della Gestalt.

Caro Tommaso che mi leggi, vuoi un esempio lampante della loro incapacità di cambiamento?


Rimandare ovviamente per non voler ammettere che condividono il progetto nefando fino in fondo perché proviene da quel Potere che essi hanno deciso di rappresentare. Potere immutato ed immutabile. Un movimento che si ripete all'infinito sulla base di istruzioni scritte una volta sola.

Torniamo a Preve: «L'orrendo serpentone metamorfico Pci/Pds/Ds/Pd si è trasformato nel tempo da partito con velleità di rappresentanza delle classi subalterne, lavoratrici e salariate, a partito garante degli interessi del capitalismo globalizzato».
Costanzo, te adoro mi amor, ma siamo sicuri che vi sia stata veramente quella trasformazione e la bestiaccia non fosse per caso fin dagli esordi ciò che crediamo sia solo diventato in seguito? La velleità era la sua o la nostra che vi abbiamo creduto ciecamente, da illusi? Insomma siamo certi che anche all'inizio non si trattasse sempre dello stesso serpente del Potere, l'Uroboro che si mordeva la coda? E' questo il mio dubbio.

I serpenti formavano anche la testa di Medusa e vorrei ricordare, per associazione, la leggenda di Perseo:
"Resosi invisibile grazie all'elmo di Ade, avanzò camminando all'indietro, guardando nello scudo sorretto da Atena; quando fu abbastanza vicino al mostro da sentirne sibilare i serpenti che gli si agitavano sul capo, lo decapitò col falcetto mentre dormiva. Dal collo mutilato della Medusa scaturirono un cavallo alato, Pegaso e un gigante, Crisaore. Perseo sollevò la pesante testa e la depose su un telo, in segno di pietà affinché la nuda terra non la insozzasse, e con quel telo l'avvolse. Poi si alzò in volo con i suoi sandali alati per allontanarsi il più in fretta che poteva da quel luogo sinistro. Perseo raccolse pure il sangue colato di Medusa, che aveva proprietà magiche: quello che era colato dalla vena sinistra era un veleno mortale, mentre quello colato dalla vena destra era un rimedio capace di resuscitare i morti. Inoltre, un solo ricciolo dei suoi capelli, mostrato a un esercito assalitore, aveva il potere di sconfiggerlo."

Quanti spunti interessanti. Non è meraviglioso come il simbolo e la tradizione riescono a comunicarci le risposte che cerchiamo per le ambasce del qui ed ora?

Leggevo un amico stamane che diceva che basta parlare con operai o impiegati e si ha l'impressione che, se si andasse al voto domani, il risultato del referendum di dicembre sarebbe nulla in confronto allo tsunami in arrivo. Insomma, i media favoleggiano e fakenewseggiano di 30% per il PD ( o i PD) ma la Caporetto sarebbe in arrivo sul primo binario.
Magari, sarebbe una grandissima prova di dignità per il popolo italiano. L'ostacolo principale che vedo frapporsi a questa giusta nemesi per coloro che tanti lutti ci addussero, sarebbe come sempre il fottuto voto di appartenenza, quello grazie al quale finora il serpentaccio ha avuto la possibilità di legittimarsi, attraverso l'inganno, grazie al salvagente democratico e alla coazione a ripetere dei suoi elettori e simpatizzanti.

La situazione attuale comporta un ulteriore rischio, tuttavia. Per rendersi veramente indistinguibile dal Potere, a sua immagine e somiglianza e quindi eterno in senso materiale, oltre che ideale e simbolico, il serpentaccio deve fare in modo che l'inganno diventi verità ufficiale e non possa più essere identificato e denunciato come tale. Prima che esso riceva dai suoi padroni il via libera per farlo, ed eliminare di necessità gli ultimi residui di democrazia, incluso il ricorso al voto popolare, sempre più messo in discussione a causa dei risultati sgraditi al Potere che ottiene, bisogna capire che è la testa del serpente quella che gli permette di chiudere il cerchio.
Sarebbe fondamentale insomma che, attraverso il processo democratico, a questo serpentaccio venisse finalmente mozzata la testa, grazie all'identificazione di un'alternativa politica che mettesse in pratica tutte le misure atte a condurci fuori dal labirinto - così utilizziamo un altro bel simbolo forte.
Per uscire dal quale, non so se non lo sapete, bisogna sempre procedere tenendo la mano sul muro alla nostra destra.


lunedì 20 febbraio 2017

Il libro nero della socialdemocrazia



"Psicosi di stato indotta che porta il cittadino ad abbandonare la ragione e a perdere l'istinto di autoconservazione".

Ripetete una bugia mille volte e la gente imparerà a riconoscerla subito come tale. Goebbels forse non l'aveva previsto, ma il fact-checking online è la sua nemesi. La sua frase più famosa (o famigerata) non è più vera, è stata falsificata da Internet.
Le bugie talmente grosse da essere percepite come verità si potevano credere ai suoi tempi e fino a vent'anni fa, quando c'erano solo la radio, il cinema, le parate di regime e soprattutto la televisione.
Proprio la televisione, responsabile dell'indottrinamento popolare più massiccio negli anni 80-90 per quanto riguarda l'Italia, è ormai ridotta - con pochissime eccezioni - a ripetitore passivo del pensiero unico del partito unico e la propaganda viene ormai somministrata in maniera così spudoratamente ed evidentemente falsa da provocare sempre più spesso e in un numero crescente di persone una vera e propria reazione di rigetto, seguita dalla ricerca da parte loro di una forma alternativa di informazione che trovano in Rete.
Oggi Internet è quindi veramente diventata l'agorà definitiva della democrazia e della partecipazione e il luogo dove la propaganda televisiva e della carta stampata (quest'ultimo oramai un medium in via di estinzione), vengono sottoposti a validazione continua. E' questo che fa paura, più che la diffusione delle "bufale" in un mezzo che, essendo un mare, contiene per forza di cose anche scogli, abissi, iceberg e gorghi.

In Rete si fa informazione, si smascherano i trucchi della persuasione. Soprattutto chiunque può farlo, "we the people", e per questo vogliono imbrigliarla, penalizzare chi la usa criticamente per cercare e fare informazione, censurarla con i loro ridicoli bot programmati con le parole chiave da cancellare, come se l'uomo non avesse un cervello in grado di cambiare le parole, stravolgerle, riscriverle, addirittura crearne di nuove.  Come se, all'occorrenza, non vi fossero già perfino le catacombe già pronte dove andare a rifugiarsi per bloggare in santa pace senza che la psicopolizia pensi di darci un dolore sospendendoci il Facebook. Sarà un po' complicato ricordare l'url  di profondità ma, che importa? 
Quando il Faccialibro della Faccetta Tosta che gioca al Piccolo Goebbels del nuovo millennio e l'Uccellino Azzurro avranno perso gli ultimi utenti interessanti, quelli che producono idee e le fanno circolare, creando controcultura, non riusciranno a fare la crana solo con i gattini, soprattutto se questa guerra finirà e il mondo parlerà di nuovo la lingua della normalità. 
E poi, Dio benedica il mercato, sono società quotate in borsa, un ditino sul sell può ucciderne più della spada.  Altro che la lingua. 

Con questa nota di speranza parliamo dell'ultima balla ufficiale irrorata tipo Agente Orange dal MSM, quella secondo la quale il Presidente Donald Trump durante un rally in Florida sabato scorso "avrebbe parlato di un attentato avvenuto in Svezia venerdì, attentato mai esistito". Lo avete letto su tutti i giornalacci e ve lo hanno ripetuto alla nausea nei PDnews24 tra una scissione piddina e un cazzochecenefrega.


In questa fakenews c'è una verità: quel "non è mai esistito", che però si riferisce alla frase attribuita a Trump, che non l'ha mai pronunciata, non all'attentato.
Ricordate la legge dell'hamburger di un mio vecchio post? Vi suggerisco di rileggerlo, perché purtroppo i suoi suggerimenti per crackare l'informazione mainstream sono più che mai validi e lo saranno sempre di più in futuro.  Sapete riconoscere quindi la polpetta di verità nascosta in questa fakenews? 
Mi viene da sorridere perché il meccanismo che hanno utilizzato per convincere i cani di Pavlov che li ascoltano e ancora li credono - purtroppo ce ne sono ancora tanti ma, credetemi, nelle loro certezze si stanno aprendo delle belle crepe - si basa sulle regole di base della psicologia della testimonianza, che ho descritto in quest'altro post. Usano meccanismi semplici per cervelli semplici, ovvero quelli che non fanno il minimo sforzo per imparare.

Prima di iniziare il fact checking del discorso del nostro cigno biondo preferito, tenete a mente questo principio, per dopo. Più insistono e pestano sulla menzogna, più stanno cercando di oscurare qualcosa che la verità nascosta in quella menzogna potrebbe farvi scoprire..

The Donald, parlando ad una grande folla in Florida dell'immigrazione selvaggia ha detto solo: "Guardate la Germania, guardate a cosa sta accadendo in Svezia - ieri sera. La Svezia! Chi l'avrebbe mai detto? Ne hanno accolti un numero enorme (migranti, ndr) e stanno avendo problemi inimmaginabili. Guardate cosa accade a Bruxelles, in tutto il mondo. Guardate Nizza, Parigi. Abbiamo fatto entrare migliaia e migliaia di persone nel nostro paese e non c'era modo di controllarle. Così, vogliamo rendere la nostra nazione sicura."


Come avrete letto nella traduzione letterale e ascoltato di persona, Trump non ha mai pronunciato le parole terrorismo ed attentato. Tantomeno ha parlato di un attentato avvenuto la sera prima in Svezia, come ha scritto, mentendo, "la Repubblica".
Nonostante ciò, dopo la disseminazione della menzogna da parte del MSM, sono state immolate decine e decine di tastierini per scrivere migliaia di tweet su "cosa diavolo è accaduto in Svezia venerdì sera, haha!", oltre alla solita infantile sequela di insulti rivolti a qualcuno che finalmente ha sostituito Berlusconi come oggetto del loro transfert negativo.

Ebbene, il presidente Trump paradossalmente si riferiva ad un'intervista del giornalista Tucker Carlson al regista Ami Horowitz, autore di un corto intitolato "Stockholm Syndrome" (la sindrome di Stoccolma) andata in onda venerdì su Fox News - quindi sul mainstream - ma su un'emittente un po' meno progressista e antitrumpiana del solito.


Horowitz nel suo reportage sulla situazione in Svezia racconta come il paese scandinavo sia diventato negli ultimi anni "la capitale dello stupro", nonostante le svedesi da lui intervistate, da brave Figlie della Lupa Femminista si ostinino a negare l'evidenza che gli stupri sono commessi principalmente da immigrati e li attribuiscano ad una generica "natura maschile". Eppure, è solo da quando i migranti giungono a frotte che gli stupri sono aumentati vertiginosamente, come testimoniano le statistiche. Ecco il reportage di Horowitz in versione integrale.


La cosa peggiore che possa capitarti nella socialdemocratica Svezia, è essere tacciato di razzismo, per cui la polizia e il governo, come raccontano i due poliziotti intervistati da Horowitz, nascondono sotto una vergognosa cappa di omertà l'identità dei responsabili degli stupri, delle violenze, delle intimidazioni, dei roghi di auto, dei conflitti a fuoco per strada, condotti perfino con armi da guerra come i kalashnikov.
Il regista è entrato in una no go zone, una di quelle aree sempre più frequenti nelle città europee, dove gli immigrati applicano la loro legge, di solito la sharia, e il territorio non appartiene più allo Stato ma allo straniero. Aree presenti in Belgio, Francia, Gran Bretagna, probabilmente anche Italia, dove gli autoctoni, ovvero i padroni di casa, non sono più liberi di circolare liberamente perché potrebbero subire aggressioni, vogliamo dirlo? di tipo razziale. Horowitz infatti subisce e documenta nel film un'aggressione ai suoi danni  proprio per aver tentato di violare il blocco di una di queste aree.

Perchè, chiede Tucker Carlson, la Svezia, che era un paese poco popolato, ha deciso di fare entrare negli ultimi tempi 160.000 stranieri appartenenti a culture ed etnie completamente diverse e in molti casi arretrate e con tratti incompatibili con l'Occidente? Perchè, dice Horowitz, "la Svezia si considera una superpotenza umanitaria". 
A proposito, di quella massa di immigrati, solo  500 hanno poi trovato lavoro in Svezia. Com'era quella dell'esercito industriale di riserva, grande classico marxista, che attribuisce l'invasione alla volontà dei padroni di importare mano d'opera a basso costo al fine di livellare verso il basso i salari della forza lavoro autoctona? Finora pare che, senza le industrie decimate dalla crisi, non si abbia tanto bisogno di soldatini industriali ma piuttosto di soldati e basta. Anzi di soldataglia da saccheggio e stupro etnico. Del resto, ci avevano  già pensato i sindacati in combutta con i partiti della sinistra, prima che arrivassero i saraceni, ad abbassare gli stipendi agli operai locali, dopo essersi abbassati le mutande di fronte ai padroni. E' questa la verità innominabile che nascondiamo tra i peli del barbone di Carlo Marx?

Nonostante l'impossibilità causa crisi di essere integrati nel mondo del lavoro, gli immigrati in Svezia (come al solito in maggioranza maschi adulti) ricevono una serie di benefit (ormai limitati o addirittura negati agli autoctoni sempre a causa della "crisi") che vanno dalla casa, all'istruzione, all'assistenza medica, all'auto, ai vestiti, al cibo. Diventano di fatto dei privilegiati economici inoculati in un contesto sociale in cui di fatto l'autoctono è discriminato e, oltretutto, ricevono una sorta di licenza di delinquere, perché nessuno, per paura dell'accusa di razzismo e intrappolato nel ricatto della dittatura del buonismo, si sognerà di stigmatizzarne le imprese. Verrà loro concesso di considerarsi "bambini" anche quando sono adulti conclamati, ottenendo quindi pene ridotte. E solo perché nessuno, per paura del razzismo, oserà mettere in dubbio la loro dichiarata minore età.
Non solo,  la licenza comprende anche quella di poter esercitare il razzismo nei confronti degli autoctoni che, per le donne locali, significa possibilità di stupro etnico. Un tipico fenomeno accessorio delle invasioni militari, non certo dei periodi di pace.
Forti di questa assoluta impunità e con l'appoggio della politica, favoriti dalla forza numerica, questi immigrati creano le "no go zone", dalle quali espellono gli autoctoni e dove la polizia dello Stato ospite non si sogna nemmeno di entrare. I poliziotti intervistati nel documentario ammettono che, se inseguendo l'auto di un fuggitivo si arriva ai margini di una "no go zone", la polizia si ferma e non osa proseguire.

Questa è la realtà della Svezia e di gran parte della UE. La realtà che si cerca disperatamente di nascondere nel momento in cui il vero progettino dell'ONU e del wannabe governo globale rischia di venir smascherato. Come si permette Trump di suggerire che "immigrato non è poi così bello"? Che l'Europa è nella merda per colpa di politici che scriteriatamente continuano ad andare a prendere africani e asiatici a migliaia da inserire a forza nel continente senza poter offrir loro alcuna prospettiva se non la possibilità di islamizzare e sottoporre alla sharia il continente? Che la bionda e materna socialdemocrazia svedese può essere in realtà più spaventosa dello stalinismo? Che l'autogenocidio non è stato un incidente isolato cambogiano ma è IL progetto che persegue l'élite per la distruzione dell'Occidente? Insomma che il progetto di ingegneria sociale è esploso nelle mani del bombarolo? Di quale integrazione stiamo parlando quando lo Stato di un paese (sempre la Svezia) è ridotto a pagare dei ragazzini locali affinché trascorrano del tempo con i "rifugiati" per "integrarli"?

Questa cosa spaventosa, disumana, questo vero e proprio genocidio della propria gente condotto con l'alibi dell'accoglienza e dell'integrazione, con quest'insopportabile aura di buonismo satanico, non è altro che la descrizione perfetta nella neoplasia del tessuto sociale. Come si distrugge una comunità, un paese e, alla lunga, un'intera civiltà, facendone impazzire le cellule e disattivandone le difese immunitarie.
Per esempio costringendo alla coabitazione forzata due culture, una arcaica e una evoluta, pretendendo che sia quella evoluta ad adattarsi e a sottomettersi a quella che ragiona arcaicamente con la violenza.

Sto esagerando? Ascoltiamo un immigrato di lunga data, un cittadino svedese di origini bosniache e con radici culturali islamiche che è noto su YouTube come Angry Foreigner, il quale conferma lo stato di devastazione, l'assoluta follia che ha colpito la società svedese a causa dell'immigrazione selvaggia voluta da una classe politica che, secondo le sue parole, "odia veramente le persone".
Da lui apprendiamo altre cose interessanti.
Ad esempio che gli svedesi (coloro "che sono svedesi da più tempo", come direbbe la Fuhrerin) non riescono più ad usufruire come prima delle cure dentistiche e psicologiche a causa della pressione alla quale è sottoposto il sistema sanitario nazionale a causa dell'afflusso di migranti (ai quali si deve concedere di tutto e di più, ovviamente). "Su, lei non ne ha bisogno", viene risposto al cittadino svedese che chiede aiuto per la sua depressione.

Uno dei fiori all'occhiello dell'evoluzione sociale svedese era il fatto che, a diciotto anni, i figli andassero via di casa e per vivere per conto loro. Ora viene loro raccomandato di restare a casa con i genitori, perché gli alloggi... indovinate a chi servono. Le liste di attesa per un appartamento possono raggiungere i vent'anni e i prezzi delle abitazioni sono cresciuti enormemente. La questione non è essere pregiudizialmente contro l'immigrazione, dice Angry Foreigner, ma contro l'uso folle e criminale che ne viene fatto oggi dai governi.
La Svezia ha protestato con Trump, continua, ma sa benissimo a cosa Trump si riferisse. I politici e i giornalisti che hanno abbaiato contro il presidente americano non vivono a contatto dei problemi perché non vivono nella stessa realtà vissuta dai loro cittadini.
Angry Foreigner si augura che Trump continui a parlare della Svezia, perché la Svezia è un ammonimento per tutti noi. La Svezia attuale è il senso di colpa bianco che prevale sulla logica. E' ciò che accade quando il politicamente corretto diventa la religione di stato.

Capito ora il perché di quella spruzzata di defoliante mediatico sul discorso di The Donald? Le polpette svedesi erano buone, almeno?




venerdì 17 febbraio 2017

Ogni cosa che dirai potrà essere usata contro di te


Riferendomi al titolo del post, quante volte abbiamo ascoltato questa frase nei polizieschi americani, preceduta dall'immancabile "leggigli i suoi diritti" rivolta al collega dal poliziotto che sta trattenendo l'arrestato? E' il "Miranda warning", ovvero la formula con la quale un indiziato viene informato dei suoi diritti, sanciti dal quinto emendamento della costituzione americana, a salvaguardia del rischio di autoincriminazione. Ecco il testo completo:
  • You have the right to remain silent and refuse to answer questions. (Hai diritto a rimanere in silenzio e di rifiutarti di rispondere alle domande)
  • Anything you say may be used against you in a court of law. (Ogni cosa che dirai potrà essere usata contro di te in tribunale)
  • You have the right to consult an attorney before speaking to the police and to have an attorney present during questioning now or in the future. (Hai diritto di consultarti con un avvocato prima di parlare con la polizia e di richiedere la sua presenza durante gli interrogatori, ora o in futuro.)
  • If you cannot afford an attorney, one will be appointed for you before any questioning if you wish. (Se non puoi permetterti un avvocato, se vuoi te ne sarà assegnato uno d'ufficio). 
  • If you decide to answer questions now without an attorney present, you will still have the right to stop answering at any time until you talk to an attorney. (Se decidi di rispondere alle domande ora anche non in presenza del tuo avvocato, avrai sempre il diritto in ogni momento di rifiutarti di rispondere agli interrogatori prima di esserti consultato con l'avvocato).
  • Knowing and understanding your rights as I have explained them to you, are you willing to answer my questions without an attorney present? (Letti e compresi i tuoi diritti, sei disposto a rispondere alle domande senza la presenza di un avvocato?)
Si fa presto a criticare gli amerikani, ma questo Miranda (dal nome di un imputato il cui caso fece giurisprudenza) è un modo per ricordare a tutti, a chi difende la legge e a chi l'ha appena violata, che la Costituzione è la legge delle leggi, e che in suo nome vi sono delle regole da rispettare. 
Per intenderci, in Italia ai tempi di Tangentopoli l'indiziato veniva trattenuto in galera fintanto che non avesse deciso di "parlare", innocente o colpevole che fosse. Altro che "puoi rimanere in silenzio". Difatti una normativa simile ai Miranda warnings è stata introdotta nel nostro paese solo nel 2014 e come recepimento di una normativa UE (più a  tutela degli stranieri che delinquono in Italia, dicono i soliti malpensanti).

Ora immaginate che quel "ogni cosa che dirai potrà essere usata contro di te" si riferisca non ad un avvertimento a tutela dei propri diritti ma, prendendola alla lettera,  ad una promessa contenuta in un progetto di legge; e che l' "ogni cosa" sia null'altro che il diritto alla libertà di espressione sancito dalla costituzione italiana, si, blablabla, lo sappiamo.
"Ogni cosa che dirai" (o scriverai) quindi "potrà essere usata contro di te" (costituirà potenziale reato). 
E' esattamente l'opposto di Miranda e non a caso, visto che viviamo nel totalitarismo della realtà fatta girare al contrario e del gusto per il rovesciamento della polarità del senso delle cose.

Questo progetto esiste ed è il disegno di legge appena presentato in Senato (quindi non ancora discusso né approvato) che pretende di combattere il fenomeno delle fake news. Faccio prima a farvelo presentare da Claudio. Ascoltate attentamente.



Quest'ultimo ddl rappresenta l'ennesimo tentativo dei molti già abortiti di imporre il bavaglio alla rete ma in particolar modo stabilisce una tale sequenza di aberrazioni giuridiche, oltre al solito stupro costituzionale aggravato, che vorrò proprio vedere, dovesse disgraziatamente passare, quale giudice avrà il coraggio di applicarlo e di comminare ai "colpevoli" le sanzioni pecuniarie e il carcere. 
La distinzione tra testata registrata e blog, con la sostanziale licenza di menzogna sancita per legge per i giornali (che dovranno diventare automaticamente di regime se vorranno sopravvivere) è talmente enorme che non vale la pena commentarla e l'impossibilità di stabilire cosa sia in grado di "minare il processo democratico", senza essere passati prima per una definizione di "processo democratico", ne sancisce l'inapplicabilità pratica. Ovvero, questo è un testo improponibile in un regime democratico e applicabile solo in un contesto autoritario dove la legge è fatta a immagine e somiglianza del regime e gli asini, contro ogni evidenza, possono volare. Dove quindi può esistere solo la Menzogna Suprema, quella più grande di tutte e che alla fine la gente dovrà credere.

Non mi meraviglia che questo testo illegittimo sia stato formulato da qualcuno scelto evidentemente per la sua ignoranza legislativa e che sia stato firmato da tutti i gruppi parlamentari di un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Consulta. Un testo che è espressione della disperazione di chi non è più capace di trattenere il consenso e che può mantenerlo artificialmente solo attraverso la deriva autoritaria.

A me viene quasi da sorridere, perché questa fragile impalcatura pseudo-giuridica di cartapesta rischia seriamente di essere preceduta nel crollo, e quindi travolta, da quello di tutta l'architettura di questo folle totalitarismo globalista. 
Adele, stai serena.


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