mercoledì 29 giugno 2022

CI HANNO TOLTO LE PAROLE


Questi due anni ci hanno tolto le parole. Due anni di guerra mondiale antibiologica, di attacco sferrato all'Umanità che respira, come solo forse un'invasione aliena ostile di quelle tanto spesso immaginate il secolo scorso da letteratura e cinema avrebbe potuto scatenare. 

Ricordate come iniziò? "E' una malattia terribile, si muore soffocati!"  La cura, per contrappasso, fu la prima dittatura ad imporre a chiunque fosse vivo la deprivazione dell'ossigeno, la costrizione del respiro, l'orrore del soffocamento che poi si sono estesi metaforicamente alla mente, all'anima, bloccandole nell'incubo notturno ricorrente nel quale le urla sono mute, devocalizzate, imprigionate nell'impotenza della disperazione. L'anima ammutolita nell'orrore della visione dell'abisso nel quale la si voleva precipitare. Una dittatura che, per imprimere ancor meglio il marchio d'orrore e perpetuarlo in eterno, ha imposto la mascherina ai morti designati a rientrare nel computo delle "vittime" designate; eterno memento della follia umana da far decifrare agli archeologi del futuro.

Solo oggi riusciamo forse ad iniziare a capire che per due anni abbiamo faticato a trovare il modo di descrivere quell'orrore. Io finora non ci ero riuscita. Ho tentato mille volte di scrivere queste parole ma ogni volta rimandavo, perché non mi sembrava ancora venuto il momento di farlo. Non riuscivo più a scrivere. I pensieri venivano respinti al nero cancello dell'angoscia da frotte di demoni incaricati di attizzarla come il fuoco dal quale provenivano. 

Tutti noi in questi due anni abbiamo visto l'Inferno scatenato da una schiatta di invidiosi di Dio e dai loro ignobili e sconci servi. Una genìa sotterranea, ctonia, spurgata dagli abissi della Terra e del Cuore che per due anni ci ha torturato allo scopo di separarci, isolarci l'un l'altro e poterci infine lacerare l'anima a morsi. E l'anima ferita ma sopravvissuta ha avuto bisogno di tempo per sentire attenuarsi il bruciore del fuoco.

Le parole ce le ha tolte la gestione meticolosa, implacabile, maniacale, sociopatica, di questo tentativo di aborto a termine dell'Umanità dal grembo del Creato, condotto da un'infima manovalanza che un misterioso fenomeno di negazione di massa continua a definire incapace, più che volonterosa esecutrice criminale del più ambizioso, scellerato e dannato crimine contro l'Umanità.

Tutto questo dovrà essere raccontato affinché, come ogni trauma, possa essere elaborato e superato anche se mai potrà essere dimenticato. Questi due anni ci hanno tolto le parole ma io sto cominciando ad aver voglia di urlare. E lo farò.

venerdì 22 aprile 2022

NEL LABORATORIO DELLA SHOCK ECOLOGY LA SCIMMIA SCENDE DALL’UOMO

 


Avete presente quando, andando a leggere un articolo che vi è apparso sulla lineatempo dell’uccello blu, si verifica un interessante cortocircuito scintillante tra il mondo reale e la dissonanza cognitiva buonaiola che ci avvolge ormai permanentemente come una nube tossica? Mi è successo tempo fa con una notizia che parlava dell’attacco sferrato dagli animalisti ad Elon Musk, colui che per altro, grazie ad alcune uscite contro la narrativa sul noto virus e anche al nome tanto perfetto che pare inventato da Stan Lee, sta impersonando con un certo successo il capitalista buono, ovvero un personaggio caro ai fumetti dei supereroi e probabilmente, temo, altrettanto fantasioso.

Tra un sogno bagnato spaziale alla Jack Parsons. il ritorno di fiamma cosmista alla Bogdanov sulla colonizzazione di Marte e le macchinine belle per mettere semplicemente in moto una delle quali presto occorrerà una centrale nucleare, in barba al loro ispiratore Tesla che sognava un mondo alimentato da energia libera, gratuita e infinita, Elone Muschio sta studiando il modo, attraverso la sua società Neuralink, specializzata in neurotecnologie e intelligenza artificiale, di impiantare microcippi nelle nostre capocce. Naturalmente non si sa esattamente a quale scopo ma sicuramente a fin di bene. Mah, sai com’è, Elone, di capitalisti buoni conosco appunto solo Bruce Wayne e Tony Stark e ultimamente siamo tutti abbastanza paranoici e stressati per credere a favole tipo “non temere, io sono diverso, il vastaso è Bill, io sono cool”. Per cui, “non compro nulla.”

Ebbene, venendo alla controversia raccontata nell’articolo, si dà il caso che, prima di sparare a te, si, proprio a te, il microcippo nella poltiglia cerebrale, la Neuralink stia sperimentando la procedura sulle scimmie e questo ha fatto saltare i salvavita nella mente dell’animalista modello base. Nella fattispecie, di un certo Physician Committee for Responsible Medicine, un gruppo di attivisti che si oppone ai test sugli animali. Avvenuti, nel caso della Neuralink, sostengono costoro, al di là delle leggi federali americane che regolano la sperimentazione animale.

Premetto che non ho nulla contro l’ecosistema e ho tanti amici animali, ma sinceramente penso che gli animalisti fluttuanti nell’Iperuranio abbiano dimostrato ancora una volta di non essere perfettamente sintonizzati con ciò che sta accadendo oggi nel mondo reale.

Per carità, come tanti della mia generazione lessi quel vero e proprio snuff book che era “Imperatrice nuda”, un libro di Hans Ruesch del 1976 che denunciava gli orrori della vivisezione animale, indulgendo nella descrizione minuziosa di sadiche torture che avrebbero impressionato un serial killer, e che forgiò con una vera terapia dello shock culturale quell’atteggiamento animalista nei confronti della scienza tutto “ah, no, il gatto no, tuttavia il piccolo campesino guatemalteco checcefrega”.

Ricordo per altro la frase di una mia prof di neurofisiologia che a lezione si fece scappare: “Eh, ragazzi, purtroppo questi esperimenti non si possono ripetere sugli uomini”. Stava parlando appunto di una di quelle impressionanti procedure di vivisezione che, per altro, i giapponesi dell’Unità 731, senza tanti sentimentalismi, avevano praticato sui cinesi durante la seconda guerra mondiale.

Capisco anche, secondo i dettami dei sacri libri dell’Ascienza, preoccuparsi darwinianamente dei parenti, onorando nei loro discendenti i nostri esotici antenati pelosetti, ma che questi attivissimi si sveglino con le scimmie di Elone e non con la prima sperimentazione globale di massa che da due anni sta andando avanti su Esseri Umani (stavolta maiuscolo) e financo sui cuccioli dei medesimi, testimonia il livello di ipocrisia e soiaggine di questa gente. Allora, siamo animali o caporali? Decidetevi, perché se siamo nient’altro che scimmie petulanti, allora perché per noi non c’è un comitato contro la segregazione in gabbie casalinghe, la museruola, l’uscita limitata alle aree per lo sgambamento, la ciotola fuori dal negozio dove “io non posso entrare”, l’anticoso obbligatorio e presto, grazie ad Elone, il microcippo?

Sapete che da pochi giorni noi italiani possiamo fregiarci di una costituzione Lav, Lav, Lav, che di fatto tutelerà più Lambiente, Lebestie e Lasalute rispetto a noi umani (volutamente minuscolo, per restare nello spirito dei neocostituenti). La shock ecology, la versione aumentata e multiverso di quella economy, ha già previsto la nostra retrocessione di dominio da quello degli animali a quello dei parassiti da debellare? Il nostro cane dovrà munirsi di collare antiumano? Temo di si, e gli animalisti, zitti.

venerdì 11 marzo 2022

LO STURAMENTO COVIDIANO DELLA TERZA NARICE

Su queste pagine ho già parlato del valore simbolico - di una simbologia così cara a certi ambienti -  di quella che pare tanto una tanatoprassi riservata ai viventi, ormai divenuta quotidiana e coatta  e che mima così bene un procedimento di imbalsamazione (del dissenso?), mentre al contempo fornisce paradossalmente al soggetto l'illusione non solo di "essere ancora vivo" e di far ancora parte del gruppo sociale di appartenenza, ma di essere grazie ad essa iniziato simbolicamente ad un rito di passaggio riservato ai privilegiati come gli egizi defunti: 

"Lo scrittore greco Erodoto, che visitò l’Egitto nel V secolo a.C., descrive così la rimozione del cervello: […] "se si tratta del tipo di imbalsamazione più accurata vi attendono come segue. Estraggono anzitutto con un ferro ricurvo il cervello dalle narici, in parte così, in parte introducendovi dei farmaci" […]"
“È noto che la mummificazione era largamente praticata in tutta l’antica civiltà egizia, ma era una pratica lunga e costosa. Così, non tutti potevano permettersi di eseguire la stessa procedura di mummificazione”, scrivono i ricercatori. (fonte

Sapete a quale rito trisettimanale mi riferisca. Tant'è, mi appare sempre più inspiegabile e sconcertante la titanica volontà degli italiani nel continuare a sottoporsi, dopo due anni, a quella che un noto ministro brevilineo ha definito apertamente e con malcelato sadismo una tortura voluta, accettandola essi addirittura come presupposto al diritto al lavoro, senza mostrare stanchezza e per giunta pagando. Con una sola mossa, i miei connazionali offrono narici e oro alla Patria tre volte a settimana.

La Scienza un giorno potrà dirci se questo tremendo shock esterno possa aver provocato in noi una mutazione anatomica funzionale allo scopo di chi ci guida amorevolmente verso il mondo nuovo, ma intanto questo mistero mi riporta ad un mirabile brano di Giovannino Guareschi in grado forse di svelarlo senza scomodare la già abbastanza inguaiata Signorina Sotutto.
Brano che vi propongo integralmente, benedicendolo in eterno per averci lasciato queste visioni del nostro presente. 
No: caro lettore, il Suo risentimento è senza ragione. Il fatto stesso che Ella, pure essendo
comunista militante legga anche i giornali che non sono del Suo partito, il fatto stesso che Ella, pur ritenendosi offesa, mi scriva firmando con nome cognome e indirizzo, non solo, ma non mi chiami fascista, reazionario e traditore del popolo, stanno a dimostrare che Lei non può in nessun modo essere compreso nella categoria degli uomini con tre narici.
   Questa faccenda della terza narice è – riconosciamolo – una trovata grafica notevolissima in quanto permette di definire un tipo e una mentalità col semplice ausilio di un buco, un piccolo buco il quale, praticamente, si risolve in un circoletto di rapidissima messa in. opera.
   Polemicamente è un motivo valido e perciò io ne uso senza parsimonia sì che molti hanno
già accettata la terza narice come un dato di fatto, ma appunto per questo oggi sento il dovere di fare una precisazione.
   Io mi spiego sempre con esempi e Le dico, caro lettore, che nella categoria «intellettuali o similari» considero avente diritto alla terza narice quel « Socialista nenniano» il quale tre numeri fa ha inviato alla sottoscrizione per Brera lire 1 spiegando che «L’arte non ha bisogno di accademie». Tre narici hanno membri della commissione toponomastica che, a Venezia, ha tolto a una via il nome di Gabriele D’Annunzio per darle altro nome. Tre narici la commissione che a Piombino ha sostituito il nome di Piazza Umberto I con quello di Piazza Bresci (uccisore di Umberto I). E così via.
   Nel campo meno intellettuale considero appartenenti alla categoria dei trinariciuti i dimostranti della Garfagnana i quali hanno per protesta aperto le dighe dei bacini idroelettrici.
    Ed ora vediamo di precisare assieme al concetto di « trinariciuti » quello del «terrazziere trinariciuto».
   Il fatto è fresco e ancora fragrante di democrazia progressiva ed è successo in Emilia, nel
fondo Grizzaga di Collegarola. Questo podere fu acquistato per procura da un minatore emigrato all'estero coi suoi risparmi. L’antico proprietario rimase sul fondo come colono 17 anni ancora, poi venne a contrasti col minatore rimpatriato, e il nuovo proprietario ottenne sentenza di sfratto. Una folla di terrazzieri si oppose e il prefetto rimandò a tempi migliori lo sfratto. Intervenne il Ministero degli Interni, ma i terrazzieri si scatenarono ancora e la cosa finì in niente. L’ex minatore (promosso dai progressisti emiliani a «negriero») trovò una nuova sistemazione per il colono e lo sfratto ebbe luogo e arrivò sul fondo un nuovo colono.
   Ma la Camera del Lavoro ordinò ai terrazzieri di rimanere «mobilitati e in vigilante attesa» e il nuovo colono ricaricava armi e bagagli e terrorizzato se la squagliava. Fu trovato un altro mezzadro ed ecco che una settimana fa ignoti «mobilitati in vigilante attesa» si stufano di attendere: entrano nel fondo, abbattono sei alberi d’olmo e tagliano 190 (centonovanta) ceppi di vite facendo trovare affisso il seguente cartello:
   «Questo è il primo esempio, contadino fascista! Così sarà di te!».
   Cioè abbattuto come un olmo. E il contadino diventa «fascista» perché, per i terrazzieri a tre narici, chiunque ostacoli la loro marcia è «fascista». 
   Ecco, caro lettore: quando diciamo l’Italia dei terrazzieri alludiamo all’Italia di questi terrazzieri, E per terrazzieri a tre narici, intendiamo questi terrazzieri che purtroppo sono molti. 
   Nel caso specifico hanno diritto alla terza narice anche i dirigenti di quelle Camere del Lavoro (speriamo che non su questo lavoro si fondi la Repubblica Italiana) i quali sono, a parer mio, i veri responsabili di questi scempi. Quindi dovrebbero ricevere il succhiello-omaggio per praticarsi appunto la terza narice. 
   Ammesso, beninteso, che ancora non l’abbiano. 
   Caro lettore, io potrei continuare a elencarLe degli esempi. Ma ormai il concetto le deve essere chiaro. E quindi Ella non si deve sentir toccata quando mi vede disegnare tipi con tre narici. 
  Perché nel mio concetto base, la terza narice ha una sua funzione completamente indipendente dalle altre due: serve di scarico in modo da tener sgombro il cervello dalla materia grigia e permette nello stesso tempo l’accesso al cervello delle direttive di partito che, appunto, debbono sostituire il cervello. Il quale cervello, lo si vede, appartiene oramai ad un altro secolo. Non dico, come i miei nemici personali desidererebbero, ad un’altra era. Perché la terza narice esisteva anche nell’altra era, ma era proibito mostrarla, e tutti dovevano portarla abilmente mascherata. 
   Non ho niente altro da dirLe. Naturalmente la terza narice non è una strettissima prerogativa delle sinistre: io credo che ce ne siano molte altre, distribuite un po’ in ogni dove. Il guaio è che sono ancora tappate per motivi prudenziali o altro e non si vedono ancora. Ma se va avanti così la faccenda, temo che presto verrà messa in vigore la legge del taglione: «Occhio per occhio, narice per narice», E non è ancora tutto: infatti quanta gente ha la terza narice e non lo sa ancora? Le confesso che anche io alle volte, rileggendo quello che ho scritto e che, purtroppo è già stampato (per esempio la storia del campo minato del n. 12), mi guardo perplesso nello specchio. 
   Attenti dunque alla terza narice! 

Giovannino Guareschi («Candido» 14, 5-04-1947) fonte


domenica 30 gennaio 2022

AVRANNO LA VOSTRA ANIMA SOLO SE GLIELA CONSEGNERETE

 

La più grande operazione di shock therapy della Storia, l’esercitazione non convenzionale C-19 falsamente dichiarata globale ma in realtà mirata sulla popolazione occidentale, si lascerà alle spalle vittime e macerie come una guerra vera ma soprattutto tenterà di mutarsi in trauma permanente, in memoria parassitaria, sì da diventare davvero quel marchio indelebile di perdizione di cui il terribile sigillo evocativo a base di pipistrelli, gatti e feti morti della scienza negromantica, nonché il suo supposto antidoto-feticcio, dovevano essere gli strumenti di penetrazione, le vie d’accesso all’Anima, le tavolette Ouija della possessione deumanizzante. Il macaco di Dio è destinato a non sopravvivere alla sua controsperimentazione sull’Uomo. Lo sa bene chi durante questi due anni ha seguito la piccola luce comparsa, per le vie insondabili della Fede, nel buio e poi, fattasi essa sempre più grande e vivida, gli ha mostrato la strada verso quello scudo contro la disperazione che è la certezza di aver compreso la cosa giusta da fare, aver preso posizione e scelto il campo nel quale lottare per la propria salvezza.

Mediante l’attacco al corpo ed alla sua sovranità e sacralità, l’Anima è stata invero la vera posta in gioco di questa guerra prima di tutto spirituale in un mondo già da lungo tempo desacralizzato a dovere per permetterne una più facile mietitura. Un’Uomo senz’anima, percepito come “cancro del Pianeta”, può essere eliminato con lo stesso distacco con il quale gettiamo via una pianta sfiorita e rinsecchita, con un atto che non lascia sensi di colpa.

Molti di noi sono riusciti a difendere la propria anima, mentre altri se la sono vista strappare via o fare a brandelli. L’Anima, ovvero quell’essenza al tempo stesso umana e divina che si è cercato materialisticamente di ridurre a pura materia, ad impulsi di cellule, chiamandola psiche o mente, da ridurre a distretto del corpo perfettamente rimodellabile a piacere come il volto di vecchie belle ragazze nelle mani dei loro chirurghi estetici. Una psiche che potresti piegare al male anche con l’arma della depressione, del sole oscurato, del muro insormontabile, del terrore senza fine, in un orrendo anticipo di Inferno ma vissuto in Terra.

Il trauma permanente con cui infatti, come ultima maledizione, vorrebbe infettarci il Grande Macaco, prima di riprovarci alla prima occasione, è quello del Disturbo Post Traumatico da Stress cronico diagnosticato urbi et orbi e a reti unificate a tutti i sopravvissuti, soprattutto alle generazioni più giovani: bambini ed adolescenti. Il marchio di riserva, il marchio B.

Colpire nuovamente l’Anima per togliere speranza e salvezza, al fine di impedire alle generazioni coinvolte in questa tragica esperienza di superarla e anzi di poterla volgere a proprio favore come momento di crescita personale e acquisizione di maggiore consapevolezza e coscienza, come accade da sempre alle generazioni che sono chiamate a ricostruire i propri paesi, i propri popoli e sé stesse, dopo una guerra convenzionale fatta di macerie, bombe, carne, ossa esposte e sangue.
La guerra è un evento traumatico ma, soprattutto se si è combattuto per riacquistare la propria libertà, diviene portatrice di un nuovo furore di rinascita, di nuovo inizio e ricostituzione del proprio sé e della propria personalità in quello che è un vero percorso di guarigione, singola e collettiva. Questo processo di guarigione è da sempre condotto dalle giovani generazioni e dal loro naturale entusiasmo.

Stiamo invece leggendo una vera pletora di articoli terroristici sui danni permanenti alla popolazione, soprattutto ai bambini e agli adolescenti, che questa guerra psicologica C-19, con la solita certezza incrollabile della Scienza, è destinata a lasciare in eredità. Cito solo un paio di esempi. Dal “Sole 24 ore”: “Il neuropsichiatra: «Il Covid è stato un detonatore, tra i ragazzi è boom di ricoveri». La pandemia ha acuito fragilità che magari in altri periodi avrebbero “retto” avverte Stefano Vicari, docente e primario di Neuropsichiatria infantile al Bambino Gesù di Roma."
E ancora, sul “Giornale del Ticino”: «Tra i giovani è in corso una crisi mondiale della salute mentale. L’incidenza di depressione e ansia fra adolescenti è raddoppiata rispetto a prima della pandemia: un’analisi pubblicata su JAMA Pediatrics ha dimostrato che un adolescente su quattro ha i sintomi clinici di depressione e uno su cinque segni di un disturbo d’ansia”.

Ecco la diagnosi infausta a mezzo stampa per la quale vale il solito principio fondante del capitalismo terminale: “Non c’è alternativa” (There Is No Alternative, TINA). Espressione, più che di una previsione scientificamente fondata, del desiderio di aver ottenuto una generazione incapace per sempre di uscire dallo shock indotto, da quello shell shock osservato nei reduci della Prima Guerra Mondiale sul quale il Tavistock Institute fondò i suoi studi sulla riprogrammazione mentale e le tecniche di brain washing. Tecniche, giova ricordarlo, che sono riuscite solo in parte ad ottenere i risultati attesi.

A scanso di equivoci, non sto affatto negando l’esistenza di un grave e in alcuni casi gravissimo problema di sofferenza psicologica nei piccoli e nei nostri ragazzi che perdura da ormai due anni e sta aggravandosi progressivamente. Un’amica docente universitaria ha scritto ieri in un tweet: “Ho visto un adolescente solitario bere un sorso da lattina e alzare subito il bavaglio. All'aperto.”
Anch’io vedo ragazzini spaventati ed intrappolati in una ancora più preoccupante e acritica adesione alle regole del regime sanitario sperimentale, nell’illusione di “tornare a vivere”. Vedo bambini piccolissimi oppressi da mascherina all’aperto da mamme immerse nella matrix che guardano terrorizzate la mamma africana a fianco che nello stesso preciso momento sta vivendo in un mondo reale dove i figli non si sottopongono a deprivazione d’ossigeno perché l’hanno detto la televisione e un decreto legge di due anni fa ma perché te lo suggerisce il tuo istinto materno.

Non nego i tentativi di suicidio e autolesionismo di cui si viene a conoscenza ogni giorno.
Abbiamo un enorme problema e ce lo trascineremo per molto tempo ma mi rifiuto di credere che l’unica soluzione alla minaccia di suicidio sia l’istigazione al medesimo, come sembra suggerire il solito schema di irrorare depressione su interi popoli tramite i media. Scopo di queste mie riflessioni sarà anche l’offrire una possibile e concreta soluzione e via di guarigione.

La prima contraddizione che emerge da questo senso di pessimismo da danno irreparabile veicolato dai media è infatti la seguente: come può pretendere una scienza autodegradatasi a pura magia operativa di patto di offrire gli strumenti per rimediare ai danni che essa stessa ha provocato, senza rivelare che proprio quello è lo scopo della Shock Therapy, alla realizzazione dei cui dettami si è concessa ormai incondizionatamente? Uno stato fondato sulla Medicina iatrogena quale quello che ha prodotto la C-19 non si accontenta di creare legioni di ipertesi e iperglicemici permanenti, da legare a vita alla consumazione della terapia farmacologica, e nemmeno sarà placata dalla moltiplicazione di “fragili” per decreto da fidelizzare a vita con vaccini che non sono nemmeno vaccini: vuole lo stesso risultato sul piano mentale, ne ha disperato bisogno.

Una popolazione diagnosticata e certificata urbi et orbi con il disordine post traumatico da stress è generalmente più docile di chi, all’interno di essa, dopo due anni di privazioni sempre crescenti della propria libertà, ha solo imparato ad amarla di più ed a combattere per riottenerla. Direi anzi che ha scoperto finalmente cosa fosse la libertà di cui aveva goduto senza rendersene conto fino a quel momento. Colui che dopo questa esperienza è diventato insomma più forte di prima. Perché i traumi - sorpresa! - aiutano a crescere a fortificarsi. I traumi non si dimenticano ma possono e devono essere superati in quanto paradossalmente ci offrono un’occasione unica di evoluzione. Non si dimentica un abuso sessuale subito nell’infanzia, esso ci segna per sempre ma quando, dopo averlo elaborato lo superiamo, liberandocene come di un peso insopportabile, diventiamo persone immensamente più forti e capaci di difendersi dal male.

La seconda significativa contraddizione in questa pelosa preoccupazione da dopoguerra psicologico sui bambini a rischio “Germania anno zero” - celebre film neorealista che culmina con il suicidio del piccolo protagonista in una Berlino devastata dalla sconfitta della Seconda Guerra Mondiale - è che da un lato si ammette la dannosità del lockdown, dell’isolamento, dell’obbligo di indossare quello che non è mai stato un presidio medico chirurgico atto a limitare il contagio ma uno strumento di addestramento per docili animaletti umani: una museruola, una mordacchia, un impedimento al normale uso del linguaggio, che è fatto anche dalla comunicazione non verbale delle espressioni del volto. Per non parlare della sconcertante accettazione dello stupro di sé attraverso tampone, la cui valenza simbolica stranamente è sfuggita alle femministe de “il corpo è mio”, altrimenti cercatrici compulsive di significanze fallocratiche soprattutto dove non sussistono.
Insomma si concede al popolo che l’aver chiuso le scuole, forzato le lezioni alla modalità DAD e costretto i giovanissimi ad acquisire, grazie all’imposizione sadica del distanziamento sociale, il terrore della socializzazione fino a sviluppare la fobia degli altri, una sorta di Sindrome Autistica Acquisita, sia stato un “errore.” Errore però chissà perché, da percepire come irrimediabile.

Dall’altro lato non si considera evidentemente altrettanto dannoso il tentativo in atto di approfittare dello stato di soggiogamento di fatto dei bambini per sottoporli ad una irregimentazione di tipo ideologico di stampo totalitario, come si evince da titoli come questo, del Corriere di Bologna: “Modena, studenti delle medie diventano «tutor» sui bus scolastici. L’iniziativa a Formigine: ricorderanno le regole anti Covid agli altri compagni. L’assessora all’istruzione: «La scuola dà le basi per diventare cittadini con senso critico».

Senso talmente critico che sarà vietato mettere qualsiasi cosa in discussione di queste “regole”. Vi svelo un segreto: il Grande Fratello era una Grande Sorella. Sul ruolo di un cotale vergognoso collaborazionismo di Eva in questi due anni di oppressione occorrerà dedicare nei prossimi anni un’ampia serie di studi.

Dopo averli adeguatamente ammorbiditi con l’addomesticamento istituzionale affidato a maestre paranoiche e maniaco-ossessive, corroborate da mamme altrettanto patologicamente soggiogate dalla narrazione e a padri ed altre figure maschili ma svirilizzate incapaci di scuoterle, anche con qualche sano ceffone, fino a farle uscire dall’ipnosi, non si capisce come questi piccoli depressi e abulici, suppongo da fidelizzare con psicofarmaci inefficaci e psicoterapie altrettanto inconcludenti, e forse da strappare alle proprie famiglie designate come inadatte ad educarli, perché bollate come dissidenti, potrebbero incarnare la figura del baby kapò e delatore con la stessa energia della ragazzina posseduta dall'incubus distopico che conosciamo con il nome di Greta. Colei che fa parte di quel perfetto prototipo di baby Erinni incaricata di scagliare il suo “How Dare You!” su tutti tranne coloro che la stanno ignobilmente manipolando.

Noto come non stia facendo altrettanta paura del contagio da raffreddore l'idea ricorrente dei regimi di usare dei bambini per farne dei piccoli mostri da scagliare contro i nemici dello Stato. I bambini fanno gola alle dittature perché sono capaci di grandi crudeltà se non viene insegnato loro cosa sia il Bene. Evidentemente al Grande Reset le piccole guardie rosse o brune servono per la nuova normalità, ma auspicarne il ritorno significa giocare con fiamme libere accanto ad un distributore di benzina.
Un cappello d'asino da nemico del mondo nonché Grande Inquinatore non ve lo toglierà nessuno. Succederà tutto e di peggio, se ci si rifiuta di ripassare, o meglio studiare perché non ce lo hanno raccontato o lo hanno fatto in forma mitologica ed apologetica come per il Sessantotto, cosa fu la Rivoluzione culturale cinese alla quale attinsero anche certi ideologi italiani dell'educazione dei piccoli e, a margine, dell’abuso della loro sessualità.

Abbiamo quindi da una parte il problema di curare il trauma evidente nelle vittime e, dall’altra, il tentativo del regime sanitario di perpetuarlo e cronicizzarlo.
Vi è però stato un imprevisto nello svolgimento di un programma così ben studiato e congegnato: si è verificato quello che gli economisti chiamano cigno nero. Se non è ancora abbastanza chiaro, l’attuale e irrazionale accanimento contro chi non si sottomette, e a questo punto non si sottometterà mai al trattamento sanitario obbligatorio, ha un’unica spiegazione ed è la più semplice: il brain washing non ha funzionato su tutti.

Chi dovrà riflettere sulla mole immane di dati comportamentali raccolti in questi due anni di laboratorio a cielo aperto su milioni di cavie umane, il solito Scienziato con la s maiuscola, si arrovellerà senza fine su questo punto: perché la propaganda della menzogna che prima o poi diviene verità non ha funzionato su tutti? Se l’uomo è massa, ama essere fottuto, è un animale solo un po’ più linguacciuto e cattivo, in ogni caso imperfetto, sicuramente non toccato da alcuna scintilla divina; perché insomma quella scimmietta non ha imparato ad insaporire le patate nell’acqua di mare come tutti quelli della sua specie? Come mai non ha salivato a comando al suono del campanellino, come fa ogni esemplare dell’animale che è pure il suo migliore amico?

La Scienza non avrà risposte alla domanda perché se le avesse dovrebbe rinnegare prima di tutto ciò che è stata negli ultimi secoli, ossia un instrumentum regni, il braccio tecnico del Potere. La Scienza che si fonda sul paradigma darwiniano parareligioso dell’Uomo-Scimmia, il tecnocrate suo sacerdote che chiama sprezzantemente Sapiens il suo simile come se egli appartenesse già ad un’altra specie che si è autodeificata, non potranno capire perché l’Uomo resiste anche alla tortura e per così lungo tempo: perché qualcosa dentro di lui interviene a salvarlo ed è qualcosa che egli non potrà mai spiegare perché attiene al campo dell’inconoscibile.

Come si può far tesoro della lezione di chi non si è lasciato piegare e privare della libertà, che non ha ceduto alla disperazione ed alla voce che lo spingeva a sottomettersi, per aiutare gli altri ad uscire dalla sofferenza di questi giorni e di quella che li accompagnerà ancora a lungo?

Riguardo al sogno bagnato dell’élite di ridurre la popolazione ad insieme di unità acefale e senz’anima, chi ha letto fino qui avrà intuito che la contromisura più efficace è riproclamare la sacralità dell’essere umano come custode e non dominatore del bene supremo della Vita. Ognuno può riconsacrarsi attraverso la Fede, la spiritualità e la consapevolezza di essere qualcosa di unico e prezioso, la cui integrità ha il compito e dovere di difendere. Se impariamo a farci cavalieri di noi stessi saremo sempre in grado di difenderci e di difendere i nostri figli. Dobbiamo insomma ritrovare lo scopo della nostra esistenza, il fine ultimo della nostra vita.

C’è un bel messaggio nel noto film di fantascienza “Guerra di mondi”, nella versione realizzata qualche anno fa da Steven Spielberg. Tom Cruise è un padre separato, operaio, i cui figli sono stati condizionati ad odiarlo. La bambina in special modo è isterica, fobica, una mostruosa adulta in miniatura con tutte le nevrosi del ceto sociale al quale ora appartiene grazie al secondo ricco matrimonio della madre. Ebbene, durante l’invasione aliena che si svolge nel film, è proprio quel padre denigrato e middle class che, ritrovando in sé quelle doti paterne fatte di “no” e di autorevolezza, riuscirà a salvare i figli riportandoli a casa e riacquistandone la stima.

Noi stiamo vivendo in un certo senso un’invasione aliena e, dal punto di vista tradizionale, essa lo è indubbiamente, in quanto battaglia spirituale per il predominio sull’Umanità tramite la sua perdizione oppure la sua salvezza.
Bambini e adolescenti avranno bisogno di figure autorevoli, maestri di vita e di amore, che si sostituiscano sconfiggendole a quelle autoritarie che vogliono prenderseli. Non sarà facile perché come genitori bisognerà smettere di dare cose ai figli al posto di valori, esempio, fiducia, sostegno e AMORE incondizionato, assieme a tanti “no”. La stessa cosa dovremo farla in ogni altro nostro rapporto con gli altri. Reimparare la solidarietà vera, quella che comporta il mettere in discussione noi stessi, e che dovrà partire dall’aprirci a ricevere ed a fornire a nostra volta quell’aiuto reciproco che amplifica ed enfatizza le strategie di risoluzione dei problemi.
Fondamentale sarà imparare a riconoscere per tempo i segni dell’inganno e della manipolazione e, allo scopo, spegnere intanto la televisione sarà la prima cosa necessaria da fare, per difendersi dalla propaganda che cercherà di convincerci di essere tutti malati nel corpo e nella mente.

E se una scuola piegata e malata terminale cercherà di irregimentare i giovani, per farli diventare tanti docili soldatini da avviare all’alternanza tra lavoro e lavoro, senza più alcuna formazione culturale ma soprattutto valoriale, questi giovani, che per fortuna non sono tutti fresconi o criminali in pectore come li si vorrebbe considerare, con la forza delle loro proprie idee potranno ribellarsi e diventare quella nuova generazione che sarà chiamata alla più importante ricostruzione dei nostri tempi. Quella dell’intera Umanità.


lunedì 15 marzo 2021

IL MARCHESEDELGRILLISMO TECNICO E LA FINE DELLA POLITICA


Come scrivono Maria Micaela Bartolucci e Pier Paolo Dal Monte in un articolo pubblicato sul blog di Frontiere, un governo tecnico non può mai essere politico.

E' vero perché esso non ammette dialettica né al suo interno, né nei rapporti con l'esterno, e quindi rappresenta l'antitesi della politica che è mediazione, smussatura, compromesso, concertazione e soprattutto, in democrazia parlamentare, motore del dialogo tra diverse parti sociali su diverse istanze, oltre che il luogo ove potersi scontrare tra opposte visioni del mondo. 

Il governo tecnico non è politico perché le decisioni che deve prendere sono già state decise altrove e, non è prevista alcuna modifica dei testi delle leggi e stravolgimento delle tabelle di marcia. Al pari dei piani quinquennali sovietici, il governo tecnico arriva con il programma già fatto e  a quel punto si tratta solo di metterlo in pratica con la perseveranza dello schiacciasassi.

La tipica squadra di tecnici è un catalogo di esecutori di ordini provenienti da ambienti che possono fare a meno della mediazione della politica perché ne hanno superato la ragion d'essere, gestendo ormai in prima persona, attraverso loro uomini e donne fidati, il proprio interesse.  L'amministrazione, la gestione di una nazione è ormai caduta in balìa di questo sistema parassitario piramidale dove la cuspide è intuibile ma innominabile. Un sistema che è francamente ossessionato dal dover deviare il corso della storia, creando invasi e dighe sempre sul punto di crollare a meno che qualche migliaio di sacrifici umani non giungano a sventare la catastrofe e a placare l'ira del dio denaro. Entità che ordinano ai loro sicari di esprimersi  utilizzando imperativi categorici futuribili ed ineluttabili: "In futuro le cose cambieranno", "è necessario cambiare", "la nostra vita non sarà più quella di prima", "bisogna fare le riforme".  Questi proclami sono idealmente simili a quelli che una ipotetica razza aliena ostile appena sbarcata proporrebbe ai terrestri per scioccarli e domarli in attesa di cibarsene.

Non bisogna farsi suggestionare dall'uso di termini inclusivi come "noi", "nostro", "dobbiamo", perché sono scelti solo per instaurare un fittizio rapporto di solidarietà tra oppressi ed oppressori, con questi ultimi che dicono; "Non temere, anche noi viaggeremo sulla vostra stessa scialuppa del Titanic." E' lo sberleffo, l'irrisione verso chi non merita rispetto da parte di chi attua il più irridente marchesedelgrillismo. In realtà tutto ciò che è contenuto nel manuale di istruzioni che gli esponenti del governo tecnico devono seguire alla lettera, riguarda i popoli intesi come gente comune, sempre più percepiti come colonie batteriche da debellare con il più potente antibiotico. Inoltre l'affermazione secondo la quale un tecnico sarebbe più competente e "bravo" di un politico è falsa, perché per eseguire degli ordini  incontestabili non è assolutamente richiesta abilità tecnica ma solo freddezza nell'esecuzione di ciò che deve essere fatto a tutti i costi, anche con la prospettiva di dover camminare sui cadaveri. Anzi, l'idiozia sapiente del grigio esecutorie materiale si abbina alla franca sociopatia degli esponenti del grado superiore dei mandanti.

Essendo ciò che resta della politica troppo mondano per missioni tanto nobili quali il "salvare il Pianeta" quasi che esso fosse una donzella in periglio, i tecnici diventano i "volonterosi carnefici". Possono agire come abili cecchini appostati sul tetto, in grado di eseguire esecuzioni mirate di aziende indegne di essere imprese o di gruppi sociali da rieducare alla durezza del vivere.  A titolo di esempio, ecco un passaggio spesso citato dal documento del Gruppo dei Trenta, una delle famose tabelle di marcia studiate per rovinare la vita della gente colpevole solo di essere contemporanea di questi psicopatici. 


Non è detto che il governo tecnico esprima però sempre e comunque dei meri pigiatori di pulsanti e delle riserve come Conte. A volte scendono in campo i titolari, come nel caso del neo ministro della (d)Istruzione Bianchi, di cui la rossolabbruta Azzolina è stata solo la la ragazza del ring, incaricata di portare in giro il ballon d'essai dei banchi a rotelle in attesa del clou. Per non parlare del nuovo premier Mario Draghi, addirittura tra i trenta distruttori creativi di cui sopra.

Se quello tecnico è l'unico modello di governo locale ormai utile al sistema globale, qual è allora il ruolo della politica, dei partiti, dei movimenti, delle persone che nelle ormai rarefattesi occasioni di voto ci vengono presentate come i nostri candidati? E perché il sistema si ostina ancora a comprenderli nel governo? Parlare di politica oggi, in piena guerra covid che ha visto saltare tutte le regole democratiche, equivale ad un atto di spiritismo o di goezia, di evocazione di demoni. Anche perché dovremmo finalmente realizzare che in Italia la politica dei partiti, delle ideologie, dei leader, dei programmi e delle differenze tra schieramenti è morta nel 1992 e questi che vediamo oggi sono appunto fantasmi, presenze sottili al servizio anch'essi della dissoluzione. 

In modo silente ma costante e non facendocene accorgere grazie all'introduzione del bipolarismo che distrasse l'elettorato per un buon ventennio durante l'era del Berlusconi-che-ci-avrebbe salvato-dal-comunismo vs. la Sinistra-che-ci-avrebbe-salvato-da-Berlusconi, la politica è stata decommissionata e ora ne rimangono solo le scorie. La lotta alla corruzione nella politica è servita ad eliminare la politica e ad elevare la corruzione dell'anima a Sistema.

Se un governo tecnico comprende oggi ancora per poco una componente politica, dove la politica ha la stessa funzione dell'accensione a benzina in un motore ibrido, questo è nient'altro che un paravento, un contentino per i nostalgici del palio tra le contrade ideologiche morte, combattuto in tempi andati a nerbate e ora nient'altro che una mazzetta di colori tra i quali scegliere una delle cinquanta sfumature di rumore bianco del temporeggiare pallido e assurdo. Una commedia replicata in attesa di poter demolire definitivamente il teatro del gatekeeping con la dinamite del grande reset.

La figura del politico, ovvero dell'individuo che in determinate condizioni e grazie a sue caratteristiche personali  poteva distinguersi come statista seguendo un'ideologia e perfino, pensate un po', degli ideali, è totalmente scomparsa per essere sostituita, per la parte manovalanza attiva, da avventizi intercambiabili a piacere e destinati a non lasciar alcuna traccia storica di sé e, per la parte di facciata, per la farsa della rappresentanza, da frontman più avvezzi alla comparsata in televisione che alle raffinatezze della dialettica politica appresa in lunghi anni di "scuola" di partito. L'evidenza della totale inadeguatezza a governare la complessità attuale di tali personaggi selezionati con il medesimo tipo di casting che presceglie i concorrenti dei reality show, è esplosa con la crisi del covid, che è destinata a spazzarli via definitivamente.

Quando ci lamentiamo che i "politici" non ascoltano il grido di dolore del popolo colpito da provvedimenti di inaudita violenza antidemocratica; quando captiamo le contraddizioni, le menzogne, le confabulazioni che tentano di giustificare l'ingiustificabile, e soprattutto la totale mancanza di empatia, chiediamoci quante volte abbiamo sentito dire da uno qualsiasi di costoro nel corso dell'ultimo anno una frase come: "Poveri italiani, non sapete quanto ci dispiace che dobbiate subire tutto questo." 

Non avendo costoro una vera coscienza politica perché non hanno avuto alcuna formazione politica, essendosi formati in anni in cui la politica era qualcosa di immondo da dimenticare al più presto in favore dell'avvento della gestione moderna del "sistema paese" e non avendo tanto meno una coscienza tout court, sono in grado di affermare qualcosa e di smentirla il giorno dopo senza nemmeno accorgersene. Sono quelli che si bagnano nella folla ma ritengono accettabile chiudere tutti in casa, chiudere le scuole e tollerare la serrata della sanità pubblica che non cura più le malattie normali.

Guai però a lamentarsi con loro. Non sono più tenuti per contratto a difendere gli interessi del popolo (pensiamo anche ai rappresentanti sindacali o delle categorie) e sono come quegli agenti che ti vendono il contratto con il gestore telefonico e poi spariscono se hai qualche reclamo da fare. La fidelizzazione dell'elettore dopo l'accaparramento iniziale ormai è come quella del cliente, non è più necessaria.

Però in compenso richiedono dalla categoria ormai anch'essa in estinzione degli elettori una stupefacente assoluta fedeltà e fiducia in quello che non faranno.  I circoli di partito sono sostituiti dai fan club, dalle sardine e dalle varie "bimbe di", incaricati di alimentare una serie di culti della mancanza di personalità. I rapporti con gli elettori e i simpatizzanti sono all'insegna o della bullaggine, o del donmilanismo, della pratica dello sberleffo nei confronti di chi persevera nel richiedere atti politici a chi non è in grado di produrli; da una gestione narcisistica del rapporto con l'elettore, fino all'aperta dichiarazione di impotenza del "non possiamo farci nulla" di chi si è ormai impropriamente identificato nell'aristocrazia 4.0 che sta rappresentando e frequenta banchieri mentre una volta il suo partito lottava assieme agli operai. Addirittura si suggerisce che il richiedere un'azione di coraggio al politico quando il popolo è in pericolo, sia come chiedergli di immolarsi. Peccato che se passa il principio che il popolo possa essere sacrificato per proteggere i politici, non vi sarà alcun limite ai sacrifici che potranno essere richiesti al popolo.

Questo atteggiamento denota inequivocabilmente la rinuncia di tutta la politica a contare qualcosa, ad avere voce in capitolo e soprattutto a voler sopravvivere. Sembrano tutti in attesa di un rompete le righe, di poter finalmente tornare ad occuparsi dei fatti propri. La sostituzione del politico con il tecnico quindi è un processo assolutamente irreversibile e in un certo senso meno penoso della rappresentazione di una commedia democratica con sempre meno spettatori perché gli attori sono sempre più cani. Dovesse instaurarsi veramente un governo apolitico non sapremmo più davvero quale volto avrebbero i governanti. Forse non ne conosceremmo nemmeno i nomi. Una gestione disumana della società asocializzata non potrebbe che essere gestita da invisibili disumani. 

La politica orgogliosa della sua impotenza è ormai l'ultimo sottile diaframma tra il popolo e i suoi carnefici ma non è più un corpo intermedio e solido ma un ectoplasma di materia attenuata. La politica che non sa di essere morta non ha capito che assieme al popolo sparirà anch'essa e per giunta tra le maledizioni di coloro che non è stata capace di difendere. Non ha capito che i responsabili delle atrocità commesse dai governi tecnici saranno cercati tra i politici e non tra i tecnici, e che è ciò che il sistema voleva: usarli un'ultima volta come capri espiatori e utili idioti. E loro, tra una fine comunque ma almeno dignitosa hanno scelto di non scegliere.

Inutile dire che se ci toccherà l'onere di ricostruire, la lezione di questi ultimi mesi sarà stata la miglior scuola di partito che si potesse immaginare per stabilire cosa deve essere e soprattutto cosa non deve essere un politico.

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