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mercoledì 26 giugno 2013

Lucky Silvio e lo sbarco in Sicilia v2.0



Stanotte ho fatto un sogno. Silvio e Dominique Strauss-Kahn seduti ad un tavolo di osteria di fronte a un paio di bottiglie di Passerina, a maledire di non essere nati finocchi.
Ecce homines di potere abituati a camminare sui cadaveri dei nemici,  stomaci impellicciati che non si fanno alcuno scrupolo pur di raggiungere il successo, distrutti in tre secondi dall'altrettanto pelosetta origine del mondo. Nessun consigliere o supervisore alla sicurezza che sia in grado di avvertire l'illustre cliente di stare in campana quando della passera giovane e fin troppo disponibile appare all'orizzonte. Invece ci cascano tutti - come il 99,9% degli uomini modello base - ed è ovvio che il metodo della figa letale continui ad essere applicato con successo da coloro che vogliono bonificare studi ovali, presidenze del consiglio e board di istituzioni internazionali.
Questo per dire che comincio proprio a credere che Karima Lewinsky non passasse di lì per caso e che chi di dovere (ossia chi ha ancora più potere del malcapitato) abbia trovato il metodo facile ed infallibile per togliere Silvio dal ponte di comando nel momento in cui saliva a bordo il comandante del porto. Messo da parte come Dominique, sostituito dall'assai più docile ("usami come vuoi") Christine.
Se Karima non avesse fatto la Rubbitroia quella notte facendosi arrestare e Silvio non avesse abboccato come un ghiozzo all'amo, facendo lo sborone al telefono, nessuno si sarebbe mai preoccupato dei priapi suoi, né tanto meno si sarebbe sentito in obbligo di aprire un procedimento penale a suo carico per reati come prostituzione minorile e concussione.
Karima è una che, obiettivamente, al processo è sembrata più un Ali Agca freddo ed enigmatico anziché una povera ragazzina violata dal vecchio bavoso. I cinque milioni di euro, in ogni caso, devono aver lenito ogni eventuale bruciore.
Povero Silvio, che partì per fottere e fu fottuto, soprattutto dalla sua propensione alla menzogna compulsiva. L'hanno condannato per la nipote di Mubarak, mica per altro. E scommetterei che, una volta ritiratosi in qualche isola caraibica e non più in grado di politicamente nuocere, in secondo e terzo grado verrebbe assolto perché il fatto non sussiste. Ora ed in questo momento doveva essere condannato perché il berlusconismo come lo conosciamo doveva terminare assieme alla seconda repubblica. Resta da decifrare il dopo, ciò che accadrà.

Una  possibile via d'uscita per l'anziano pornoduce potrebbe essere il pensionamento in quel di Arcore o l'esilio dorato all'estero all'insegna del meritato riposo con successiva ripulitura della fedina penale così da farlo passare un giorno a miglior vita puro siccome un angelo. In cambio, niente più politica o ambizioni da fantascienza come diventare capo dello stato. Ragazzo, lasciaci lavorare. E nemmeno tentazioni di successioni dinastiche evocatrici di lugubri disastri sudamericani come l'ipotesi Marina-Isabelita. Una tosta, sicuramente, ma simpatica come un giradito e ricattabile sul piano personale, si sussurra, altrettanto quanto il padre.
Difficile però pensare che Silvio (ormai è tornato nominabile) si ritiri a far vita da nonno di giorno e da bungabunghista di notte.

Secondo l'ipotesi frattalica, esposta in diversi post da Orizzonte48, ovvero l'idea che esista un parallelismo tra gli avvenimenti che condussero al termine della Seconda Guerra Mondiale e l'attuale crisi globale - nient'altro che una terza guerra mondiale combattuta con armi finanziarie, dopo tutto - saremmo prossimi ad un secondo sbarco in Sicilia, ovvero ad un intervento americano in Europa (e quindi in Italia) per rimediare al disastro della moneta unica ed al conseguente predominio tedesco sui paesi della periferia. Predominio che la Germania non intende assolutamente sottoporre ad alcuna discussione né rinegoziazione ma perpetuare a tutti i costi, soprattutto da far pagare a paesi che non possono più permettersi l'aggancio con il supermarco aka euro. Intervento necessario, del resto, visto che l'ultima volta che si cercò di far ragionare la Germania - come ingenuamente si illude di poter fare bello di zio - si dovette poi sbarcare ad Omaha Beach.
Intendiamoci, gli americani fanno sempre il loro interesse e non si muovono se non c'è da prender su, ma obiettivamente, in questo frangente, non è che l'intransigenza tedesca offra altre vie d'uscita e più vantaggiose per noi. Anzi. Rischiamo di schiattare sul quaderno dei compiti a casa.

Ci sono parecchi  segnali di un possibile prossimo sconvolgimento dei comunque precari equilibri all'interno dell'eurozona nel nome dell'arrivano i nostri, leggi gli ammeregani.
Le sempre più frequenti irruzioni anti-euro ed anti-austerità di Edward Luttwak nei salotti televisivi piddini, le dichiarazioni di Ben Bernanke (che, guarda caso, i media del PUD€ considerano ormai il cattivo del fumetto)  sulla possibilità di acquisto di titoli di stato europei da parte della FED; le accuse velenose piddine e bisignane a Beppe Grillo (anche lui sbarcato in Sicilia!) di "farsela" con gli americani; la freddezza di Obama a Berlino, che non a caso a Brandeburgo ha rifilato il pistolottone sui diritti civili tanto caruccio ma in privato ha sicuramente  cazziato la Merkel, anche per i suoi ammiccamenti alla Cina ed ai BRICS.
L'intervento è probabile perché il nostro piangere per l'austerità fa male all'imperatore, nel senso che ne risentono gli interessi statunitensi a livello globale. E quando gli interessi statunitensi soffrono, sono cazzi.
Per fare solo un esempio non da poco, gli Stati Uniti si sono già esposti oltre ogni dovuto per tamponare le perdite sui derivati delle banche europee e delle loro consociate negli Stati Uniti, vera causa dell'attuale crisi finanziaria. Ricordate il grafichino sui derivati di Deutsche Bank? Ve lo ripropongo.



Altro che "l'invidia dell'euro", più potente di quella del pene, ovvero la volontà imperiale yankee di soffocare in culla la giovane e promettente divisa tanto cara alla sinistra collaborazionista, che il piddino tirerebbe fuori a questo punto.
(PD mode on) La moneta che tutti ci invidiano e che i produttori di petrolio preferirebbero volentieri al dollaro per le loro contrattazioni. E' proprio per questo che gli USA, invidiosi come cognate racchie, ci aggrediscono con la speculazzzionefinanziariacattiva. (PD mode off).
Gli americani, che non fognano ma sono pragmatici, si stanno invece rendendo conto che non si può continuare a saltare di bolla in bolla con loro che stampano dollari e pagano anche per coloro che fanno i virtuosi con il culo della periferia. L'euro è una sòla? Non c'è problema, si elimina. E fuck the Germans.

E Silvio che c'entra? C'entra nel senso che, nei prossimi mesi, potrebbe vedersi offrire l'opportunità di riciclarsi come salvatore della patria, collaborando come preparatore e propiziatore di buoni uffici in vista dell'arrivo di John Wayne. Ruolo che, nel precedente corso storico, fu affidato ad un noto condannato, inviato dagli Stati Uniti in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco e  scelto perché conoscitore del territorio e in grado di fare anche il lavoro sporco.
Paragone azzardato? Può darsi, anzi senz'altro, ma il parallelismo è suggestivo.
Silvio è l'unico che possiede una potenza di fuoco tale, in termini di media, da poter contrastare il bombardamento di pensiero unico piddino-PUD€ista che monopolizza le tre reti RAI e la povera La7 purpurea di Cairo e contrapporgli un'altrettanto efficace propaganda anti-euro. Ecco la differenza sostanziale con Grillo, che rimane solo un apripista, in questa visione complessiva.
Se in alto loco si decidesse l'uscita dell'Italia e di altri paesi dall'euro, ovvero lo sbarco in Sicilia v2.0, occorrerebbe la collaborazione di qualcuno in grado di convincere gli italiani della bontà dell'operazione, che li guardasse dritti negli occhi con la stessa convinzione seduttiva con la quale prometteva loro di togliere l'ICI.
Qualcuno che in fondo l'euro l'aveva sempre visto come il fumo agli occhi, bisogna riconoscerlo, e che ne aveva denunciato i mali in tempi non sospetti. Che potrà dire, essendo creduto, e perché paradossalmente è vero, che l'euro l'hanno voluto i comunisti. Qualcuno inoltre in grado di ricucire e rinsaldare i legami sempre utili con gli amici di sempre.
Sinceramente non riesco a pensare a nessuno di più adatto di Berlusconi per questo compito. 

venerdì 21 giugno 2013

Solstrazio d'estate

History repeating.  Allons enfants de la Turquie.

Primo giorno d'estate nella Repubblichina di Salòtto del governo delle larghe pretese guidato da bello de zio.
Un governuccio, un governicchio che finora si è fatto notare per la consistenza da zucchero filato dei suoi provvedimenti e per la rassomiglianza - per libertà di manovra e spessore - con il governo fantoccio del Manchukuò dell'ultimo imperatore della Cina Pu Yi. 
Governo che non intende assolutamente cacciare la ministra rematrice beccata a fare la furba sulla tassa più odiata dagli italiani, per giunta nella città che applica una delle aliquote IMU più alte d'Italia. Sentitene le giustificazioni, durante la confessione piddiminkia a Don Conchita De Gregorio sul Rude Pravo:  non sapevo che mi avevano fatto una palestra in casa, non mi occupo di queste cose (eh già, lei rema, non ha tempo), da quando sto a Roma non vedo i figli (fotte e chiagne), c'è stato il terremoto, le cavallette. La ministra cambiale: pagherò. Si, ma intanto non si schioda dalla poltrona, bello de zio la difende e, se fosse toccato ad un qualunque cristo di noi, l'avrebbe già azzannato Equitalia alla gola. 

Dopo questo bell'esempio di dare il buon esempio, torniamo al "governo del fare", come si proclamano addosso. Io direi piuttosto del facce (ride). Basta leggere le ottanta misure ottanta "per il rilancio dell'economia" strombazzate a reti unificate sui telegiornali divenuti ormai una broda a senso unico brezneviano.  Ottanta misure assolutamente cosmetiche, palliative, molto piddine, agghindate da pensatone de sinistra. Tante belle idee, molte delle quali in realtà partorite dal M5S,  rapite in culla dal B. e poi date in affidamento familiare a bello de zio appunto.
L'impignorabilità della prima casa, ad esempio. Una vera e propria violazione di copyright elettorale senza vergogna, attuata mentre prosegue ovviamente la campagna mediatica governativa - ma direi soprattutto piddina - contro Grillo e il suo movimento

Non abbiate dubbi sulla bontà del M5S, cari colleghi.  Questo è un perfetto esempio di relazione causa-effetto. Se il piddino si agita e soffre, se scioglie i cani da lecco nei talk show e ogni discussione diventa un'interminabile gara di blow-job reciproci tra piddini, vuol dire che Grillo è nel giusto.  Il giorno che al piddino andrà bene ciò che fa e dice Grillo, sarà il momento di mandare Beppe affanculo per sempre. Per ora state sereni che l'improvvisata all'assemblea di Monte Paschi ha lasciato diversi culi in fiamme ed è per questo che si agitano tanto sulle poltrone di velluto.
Lasciamo pure che delle signore unquartodoradicelebrità si sentano delle Rosa Luxembourg e ricordiamo che l'antenato del PD, quello che parla di purghe, espulse un certo Pier Paolo Pasolini per omosessualità.

Tornando alle ottanta misure antirughe di Vichy, queste non rilanceranno una beddissima minchia, visto che non si parla di cancellare MES e Fiscal Compact, ovvero l'obbligo di pareggio di bilancio e il rapporto debito-PIL al 3% checichiedeleuropa per mantenere i suoi vizietti e pagare al posto della Germania; provvedimenti che matematicamente impedirebbero la ripresa economica nei prossimi vent'anni, se sciaguratamente applicati.
E qui uno si domanda: ma questi lo sanno veramente cosa sono questi trattati capestro che vengono imposti dai tedeschi ai PIIGS a causa dell'esposizione sui derivati di Deutsche Bank, ovvero una cazzo di banca privata per la quale anche gli americani si sono già svenati nel tentativo di salvarla?

A sinistra il PIL tedesco, a destra l'esposizione di Deutsche Bank sui derivati.
Ecco una vera misura impressionante, cara Angela (fonte ZeroHedge)
E' che questi politici sono solo degli organismi mononeuronali piddini o proprio dei sociopatici? Non è un enigma facile da risolvere. A volte si ha l'impressione di essere proprio in mano a dei deficienti. Gente che non sa assolutamente un cazzo di economia, non parliamo di quella macro, ma nemmeno di ragioneria, ma che sa maneggiare bene il coltello. 
Gente messa lì proprio per la sua ignoranza e perché priva di ogni curiosità relativa al perché degli avvenimenti. Uomini e donne i cui eventuali dubbi sono già stati preventivamente saldati mediante sostanziose prebende.
E il guaio è che anche gli imprenditori, quelli strangolati dalla crisi, dimostrano di non sapere come stanno le cose realmente. Li senti ripetere a pappagallo le minchiate del pensiero unico eurista e ti verrebbe voglia di prenderli a schiaffi perché è delle loro chiappe che si sta parlando ma loro credono ancora nell'euro, nella virtuosità dell'export e soprattutto nella madre di tutte le fregnacce: la spesapubblicaimproduttiva.
Penso che, senza un'opera di divulgazione a tappeto presso gli imprenditori dei danni provocati dalla trappola dell'euro, dal ruolo della Germania e del sistema bancario, non si innescherà mai una vera rivoluzione in questo paese. La borghesia non si è ancora svegliata.

Il governo del Lettino non ci pensa proprio ad informare il popolo delle vere cause della crisi e, non avendo altro compito che intrattenere e distrarre il pubblico nell'attesa che arrivi la big band,  ovvero il prelievo forzoso che servirà per salvare il culo alle banche private (tedesche maanche italiane), utilizza vari mezzucci noti a noi psicologi come distrattori. Ad esempio il tokenismo, ovvero l'inclusione  decorativa e puramente paracula del ministro donna e per giunta nera, che avrà l'unico scopo di distrarre la Lega pungolandone le terga xenofobe con il teaser del "nero è bello e ce l'ha pure più grosso". Il meccanismo è banale, a livello di riflesso patellare o di cane di Pavlov.
Basta farla minacciare al momento giusto di dare la cittadinanza, il lavoro, la casa e tua sorella a chiunque metta il naso in Italia: i razzisti insorgono e la insultano, così le altre ministre donne devono difenderla e a loro volta insorgeranno le femministe. Una reazione a catena in piena regola che farà scrivere paginate condite di sdegno e riprovazione ai giornali, che così si guadagnano la giornata e giustificano la loro presenza in edicola.
Eppure un perfetto imbecille capirebbe subito che, nel corso della più grave crisi economica dopo il '29, parlare di allargare i diritti agli stranieri mentre quelli degli italiani vengono compressi in una stretta mortale, è una strategia assolutamente demenziale.

In fondo, dall'altra parte, anche le traversie di Silvio sono dei bei distrattori. Lui, con quell'aria da Sansone pronto a far crollare il Tempio sui Filistei ma anche lui in attesa di qualcosa. Già, ma che cosa? No, le sentenze delle sue magagne giudiziarie non c'entrano. Sono già scritte da qualche parte.
Perfino l'oroscopo sostiene che il 2014 sarà l'anno della sua fine politica. Sono solo un  bel gioco di società per tenere impegnato il neurone della Biancofiore e tenere assieme il fan club dei B-liebers.

E' un clima da Fortezza Bastiani, si, di attesa di qualcosa di clamoroso, ce ne siamo accorti da tempo, ma nei prossimi giorni parleremo in dettaglio dell'ipotesi frattalica e delle sue implicazioni in stile history repeating. Chiedendoci ad esempio se le discese a rete di Silvio contro l'euro hanno un senso preciso e rappresentano un segnale per qualcuno. Con interessanti parallelismi storici.
Tutto ciò che ruota attorno al governo di Pu Letta, alla telenovela "Tormento piddino", alla lotta continua contro Grillo è fuffa. Molto rumore per nulla. Rotoli di pluriball.
E' il silenzio sottostante, sono le manovre in garage che sono interessanti.
Cercheremo di scoprirle.

venerdì 14 giugno 2013

Cosa mi racconta l'economia - parte III. La guerra di classe della zia ricca

La parte di ricchezza prevista per noi classi medie

Le prime due parti del post le trovate qui e qui.

Shock economy in tredici righe
Riassumendo i concetti principali di questo piccolo corso di economia per eurotartassati, abbiamo scoperto che il pensiero unico neoclassico è un insieme di regole pratiche per arricchire illimitatamente chi era già ricco ed impoverire (anche qui potenzialmente in modo illimitato) chi era riuscito, con una vita di lavoro, a farsi una certa posizione nella classe media. 
Gli strumenti principali di questa strategia, che altro non è che guerra di classe dichiarata dai ricchi contro i poveri e le classi medie e che è giunta allo scontro finale all'ultimo sangue, sono la deregulation finanziaria e il controllo antidemocratico sulla moneta, ottenuto mediante l'eliminazione della sovranità monetaria e l'aggancio a monete troppo forti (Argentina/dollaro, Eurozona/euro). Classi politiche collaborazioniste, vendute e traditrici, sono incaricate in ciascun paese di attuare la legislazione pro-ciclica che favorisce la caduta, una dopo l'altra, di ogni roccaforte di resistenza in ambito di mercato del lavoro, di welfare e di partecipazione democratica. E' il più grande attacco alla democrazia dall'invasione della Polonia nel 1939 ma la cosa non è ancora chiara alla maggioranza della popolazione europea.

Birra al Malthus
Del resto, che i ricchi, avendone la possibilità (nessuna grande potenza comunista del cazzo più in giro) ci avrebbero provato a papparsi tutto, portando via perfino i panni lerci agli straccioni, era più che prevedibile. Ora che hanno scoperto il vero potere della pietra filosofale, cioè il poter moltiplicare i fantastiliardi con un click del mouse, la sfida a Dio è lanciata. Ora che possono giocare con i destini di interi paesi con tre lettere, CDS, non li ferma più nessuno. Si sentono onnipotenti.
Non importa quanti moriranno, se spariranno culture, tradizioni, intere classi sociali. Per battere ogni record di ricchezza si può pagare qualunque prezzo, soprattutto se a pagare saranno coloro che si frappongono tra noi e il record.
Mettiamoci nei loro panni, nei panni dei ricchi. C'è veramente da perdere la testa, non trovate? La migliore roba nazi mai lanciata sul mercato. Meglio di qualunque metamfetamina.
E poi i ricchi hanno la mentalità, il frame of mind giusto per mettere da parte qualunque sentimentalismo piagnone e passare allegramente con il caterpillar sopra i cadaveri dei poveri.
Li si può battere solo con la forza dei numeri, perché la loro psicologia è elementare, essenziale, perfettamente orientata alla conservazione ed alla sopravvivenza. Sono predatori e praticano la pseudospeciazione, nel senso che:


La psicologia dei ricchi. 

Noi siamo noi e voi non siete un cazzo.


Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri.
Sto parlando con mia zia ricca del mio stipendio di 1100 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza nell'albergo del mare con la guardia armata all'ingresso, e lei fa questa osservazione: "Eh, ma PER TE è una bella cifra."
No, non pensate che mia zia sia stupida, il suo ragionamento è corretto, è un concetto di alta finanza. E' relativismo economico. Quello che recita: "Se per me cento euro sono una messa in piega da Evandro, per mio nipote sono fin troppi e gli devono comunque bastare per almeno un mese."

Nel mondo dei ricchi, il povero, o il non-ricco, se preferite l'ipocrisia del politically correct, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il principio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, pisciare, cagare, scopare ma con moderazione se no si riproduce. Per cui al povero (ovvero al non ricco) bastano pochi sghei. Per lui 1100 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perché vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e NON SI PUO'. Avete mai sentito parlare del "vivere al di sopra dei propri mezzi"?


Non siete convinti? Pensate che siano i vecchi discorsi sulla lotta di classe? Roba deprimente suggerita a Carlo Marx dall'atmosfera plumbea degli slum della Londra ottocentesca?

Vi farò un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà del lavoro, e qui torniamo ai nostri economisti neoclassici ed ai loro kapo' politici? Li avrete senz'altro sentiti mille volte dire:
"E' meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente".
(E' il principio sul quale si fonda il meccanismo del minijob in Germania. Piuttosto che essere disoccupato, accontentati di 450 euro al mese, che il resto te lo paga lo Stato, ovvero altri poveracci come te.)
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese; gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un'altra parte di popolazione servono unicamente per una cenetta pre-scopata per due.
Ecco, qui cominciamo a capire cos'è il relativismo economico e, concetto ancora più importante, la necessità del mantenimento della separazione tra ricco e povero.

Il povero e il ricco, visti dalla parte del ricco, non sono uguali. Il ricco non si accontenterebbe mai di 1100 euro al mese e tanto meno di 200. Non riuscirebbe nemmeno a sopravviverci. I suoi bisogni sono tanti e costosi, compresi quelli base di cui sopra, tranne forse pisciare e cagare, forse gli atti più egualitari che esistano.  E, cosa fondamentale, nemmeno i suoi figli potrebbero adattarsi alle regole che invece vengono imposte ai poveri.
I ricchi vi dicono: "Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito". Per voi, non per loro e per i loro figli.
Se un povero è capace di dividere il panino con il salame con un altro, il ricco non lo fa, perché se lo facesse finirebbe il suo mondo, sarebbe come premere il pulsante di autodistruzione dell'astronave. Il ricco insomma è consapevole del fatto che la sua sopravvivenza e il suo prosperare sempre di più dipendono esclusivamente dall'impedire a troppi altri di arricchirsi.

Ecco perché, quando la zia ricca va al potere, oltre a subire la sua incapacità di ragionare con 1100 euro in tasca di stipendio, abbiamo l'impressione di diventare tutti suoi nipoti da rieducare.

La corruzione è un ottimo investimento
Pensate a coloro che manovrano migliaia di miliardi e che hanno bisogno di comperarsi gli alzamanos, i parlamentari con il braccino alzato a comando per votare le politiche pro-cicliche, le manovre lacrime e sangue, l'austerità carpiata con triplo avvitamento nella recessione. Tutta gente che fai felice,  in fondo sono dei non ricchi, con 100-200 mila euro. Se proprio sono esosi o nipoti di Mubarak si può arrivare a qualche milione di euro. Bazzecole. Mance per fattorini. Poca spesa ma molta resa.

Ed ora la favola della buona notte.

Il Reich milionario e il condominio di Montecarlo


C'era una volta una ricca signora tedesca, Frau Braun,  che un giorno decise di trasferirsi a Montecarlo nel lussuoso condominio per miliardari "EUROPA" portandosi dietro la sua servitù: la donna delle pulizie greca, il  segretario portoghese, la cuoca spagnola e l'autista italiano. Li convinse a prendere in affitto un bell'appartamentino ciascuno proprio al piano di sotto al suo attico, e di trasferirvi le loro famiglie. "Staremo tutti insieme, felici e contenti", sorrideva la Frau.
Così, nel frattempo, poteva dividere le spese condominiali, che erano altissime, con i suoi dipendenti che, dal canto loro, consideravano una fortuna vivere in un ambiente così signorile. Per un po' le cose andarono avanti discretamente, anche perché Frau Braun, quando qualcuno si lamentava della vita troppo cara e delle spese condominiali eccessive, gli prestava del denaro. "Me li ridarai quando puoi, non preoccuparti."

Frau Braun aveva enormi disponibilità di denaro perché apparteneva ad una famiglia di industriali e banchieri ma il suo passatempo preferito era giocare al Casinò. Spesso vinceva ma da un po' di tempo e sempre più di frequente perdeva ingenti somme in alcune bische clandestine che frequentava di nascosto nei pressi delle curve delle piscine.

Un giorno arrivò la grande crisi finanziaria e si scoprì per giunta che Frau Braun aveva perso una fortuna incalcolabile nelle famigerate bische utilizzando i fondi della banca di famiglia. La signora pensò allora, per rifarsi, di chiedere ai suoi dipendenti la restituzione dei debiti pregressi ma essi risposero che, con la crisi, il loro potere di acquisto si era ulteriormente ridotto e  con degli stipendi così bassi (avevano contratti minijob) non riuscivano più ad andare avanti. "Ma come è possibile? Avrete sicuramente vissuto al di sopra delle vostre possibilità. Non siete stati virtuosi." 
Furibonda, Frau Braun cercò di far loro capire che avrebbero dovuto consumare di meno per non spendere e permettersi di pagare le spese di gestione del palazzo. Oltre a ripagare il loro debito, naturalmente. Niente più consumi a volontà di elettricità, gas e acqua ma razionati. Ad un certo punto disse chiaramente ai domestici che, per poter continuare a vivere nei loro lussuosi appartamenti potevano sempre limitarsi nel mangiare fino magari a smettere del tutto. 

C'era del malcontento tra i dipendenti, ma c'erano pur sempre anche i mariti e le mogli che dicevano: "Ma sei pazzo, vuoi che torniamo nel nostro misero quartiere? Qui è un sogno, facciamo parte dell'élite. E poi non si torna indietro. La situazione è irreversibile." Già. Incredibilmente, e nonostante il malcontento e le privazioni, a nessuno venne in mente che forse la padrona avrebbe dovuto giocare di meno al Casino e non frequentare le bische. E che i domestici, visto che non potevano permettersi di vivere nel lusso, per giunta finanziando i vizi della padrona, avrebbero dovuto lasciarla al suo destino e traslocare in un quartiere più economico del "Condominio Europa". Meglio ancora, tornando ciascuno al proprio paese. 

(Io questa storia l'ho già sentita. Non ricorda qualcosa anche a voi?)

giovedì 13 giugno 2013

Cosa mi racconta l'economia - parte II. La legge della bolla e dello spillo

Chi insegue le bolle e chi produce, un classico del capitalismo


La prima parte la trovate qui.

Prologo. Le quattro cantonate della teoria neoclassica (aka neoliberismo)
Prima di continuare, raccogliamoci in preghiera e recitiamo il Verbo del pensiero unico.

"La migliore garanzia contro lo sfruttamento è il mercato."
"I capitali devono circolare liberamente".
"Più moneta in circolazione, più inflazione".
"Il mercato è in grado di autoregolarsi".

Nessuna bevuta è gratis
Come dicono gli economisti neoclassici ogni volta che, per sostenere le assurdità del pensiero unico, si attaccano alla fiaschetta che portano sempre al collo come i San Bernardo. Perché da sobri qualche dubbio alla fine verrebbe fuori e ci si potrebbe rendere conto che la Svezia non è nell'euro - per questo appare così in forma - e il cambio lira/euro non è 1700.

666 è il numero della Bestia
Gli enunciati della teoria neoclassica sono come le canzoni rock che, suonate al contrario, conterrebbero un messaggio satanico. In questo caso un messaggio favorevole alla classe dominante e a tutto svantaggio del restante 99%.
I neoclassici dicono, parlando normalmente: "La moneta unica funziona solo se l'area che la adotta risponde a precisi requisiti di uniformità fiscale, del mercato del lavoro, governativa, educativa."
Parlando invece come il nano di Twin Peaks, al contrario, essi rivelano un modo molto vantaggioso per le élite di  ripristinare il modello mercantilista di dominio di un paese forte su altri deboli attraverso il vincolo di cambio applicato in un area valutaria non ottimale.  Il trucco dell'Euro, appunto. Prendi una teoria, trattala male, tanto prima o poi l'unione fiscale si farà, hai voglia! Poi arriva l'amerikano pragmatico che ci sgonfia le gomme con la previsione che, per allora, saremo tutti morti.

Allo stesso modo, il principio di reversibilità satanica si applica a tutti i principi che ho enunciato sopra. Basta aggiungere un non all'affermazione e si scoprirà che effettivamente, nel mondo reale, le cose funzionano esattamente al contrario dell'enunciato.
"La migliore garanzia contro lo sfruttamento NON è il mercato" (perché il padrone è buono e caro ma se gli dai un dito...) "I capitali NON devono circolare liberamente" (perché altrimenti succede che la finanza sottrae risorse all'economia reale, vedi sotto). "Più moneta in circolazione, NON porta più inflazione" (infatti la frase in positivo è una pura sciocchezza smentita da tutti i dati ufficiali, fatta per spaventare i crucchi con il babau di Weimar e controllare anti-democraticamente la quantità di moneta circolante, ergo controllare la distribuzione della ricchezza). 
"Il mercato NON è in grado di autoregolarsi". Lo vediamo subito come si autoregola, giusto un attimo di pazienza e uno schemino interessante che introduce l'argomento dark pools.
La contraddizione palese insita nella pretesa che potesse esistere la regola in assenza di regole, del resto, fin dall'inizio non prometteva niente di buono.

'O mercato nun vo' penziere
In questi giorni di vacanza mi sono letta "Finanza per indignati", l'inchiesta di Andrea Baranes sulla finanza casinò e la sua degenerazione in tumore che ha attaccato il tessuto sano dell'economia e da allora mi viene un sorriso da Joker ogni volta che i TG serali aprono il siparietto di economia parlando dell'andamento della giornata in Borsa.
La Borsa, il tempio del Mercato (si, quello con il termostato). Oppure il mercato nel Tempio, quello che fece andar giù di sentimento nostro signore. Un luogo dove, secondo i fratelli Grimm delle ore venti, il Bund fa a braccio di ferro con il BTP ad un tavolo di osteria mentre le altre valute sorseggiano tequila bum bum, ogni giorno c'è l'asta tosta dei titoli di stato con file di risparmiatori ansiosi di aggiudicarsi quel pregevole BTP di scuola vicentina perfettamente conservato e le massaie girano per le bancarelle acquistando titoli che i borsisti incartano commentando: "Il FIAT è un po' di più, lascio, signo' ?"
La Borsa, ovvero il centro del Mercato, nel cervello del popolino deve assomigliare appunto al mercato rionale, ad una colorata Vuccirìa. E, soprattutto e di conseguenza, il popolino che va al mercato deve ragionare con la stessa logica del fruttarolo e del pizzicagnolo. Un mondo di sogno, assolutamente irreale nel contesto finanziario. Una favola per i gonzi, che la manderanno giù assieme alla forchettata di bucatini. "Cazzo, che botta ha dato Tokyo oggi!"
La verità invece è che il Mercato non va più al mercato. Ama le sensazioni forti, la sorpresa, la novità, l'anonimato e la trasgressione delle dark rooms, oops!, dark pools.


Un tuffo dove l'acqua è più blu

Come funzionano le dark pools, omologhi finanziari delle dark rooms
Le dark pools, o piscine, sono luoghi dove le transazioni finanziarie avvengono al di fuori delle Borse ufficiali, su computer ultra veloci e con ritmi di scambio parossistici. Dal 2009, anno successivo al crack di Lehman Brothers, invece di darsi una calmata con la roulette, la finanza ha moltiplicato il trading attraverso le dark pools, con un aumento del 48% e realizzando il 13% del totale del volume complessivo di trading. In Europa le dark pools gestiscono un giro di affari di 80 miliardi di sterline al mese. E per noi non ci sono soldi, vero?

Nel grafico seguente si vede ancor meglio l'aumento di importanza del trading al di fuori della Borsa, soprattutto in Europa dal 2005 in poi.



Il risultato di questo travaso di enormi fiumi di denaro dall'economia alla finanza e dalla finanza in chiaro a quella puramente speculativa e criptata è devastante per l'equilibrio macroeconomico. Dal sistema di scambio D-M-D- (denaro - merce - denaro), siamo passati ad un circuito chiuso D - D (denaro - denaro)  dove la moneta viene moltiplicata senza alcun limite. Alla faccia della massa monetaria che crea inflazione, eh Milton? 
Ecco perché "non si sono i soldi", come ricordavo nella prima puntata di questo post, parlando di coloro che ci costringono a fare sacrifici. Perché i soldi vengono deviati dall'economia reale (dove sono limitati in quantità in modo che non si arricchisca troppa gente, intendendo con gente i poveri e le classi medie) al mondo della finanza speculativa, dove, essendo tutti già ricchi, la ricchezza può essere creata, distrutta e passata di mano in un delirio che rende gli attori sempre più  folli. Finanza creativa perché riesce a creare il denaro dal nulla.

Lo strumento principale di questo tipo di finanza è il derivato, nato come prodotto finanziario assicurativo (ad esempio il plain vanilla) e poi diventato la bacchetta magica per creare speculazione allo stato puro e moltiplicare i soldi e i denari.
I derivati sono misteriosi ("pochissimi sanno come funzionano", "sono complicatissimi da descrivere") ma diventano comprensibili se li si associa al funzionamento della cellula neoplastica.  
Come essa si moltiplicano esponenzialmente e senza controllo e alla fine distruggono il tessuto che hanno intaccato.
I derivati sono ciniche scommesse sulle disgrazie altrui. Posso guadagnare dal fallimento di intere nazioni (CDS, Credit Default Swaps), posso scommettere 1000 volte che ruberanno l'automobile del mio vicino e rivendere la scommessa ad altri 1000 e questi ad altri 1000 ancora.
Posso perfino creare un prodotto derivato che scommette, in un gruppo di persone anziane, su chi schiatterà per primo. Non è veramente diabolico, tutto questo? E, già che ci siamo, scommettiamo che questo gioco non potrà durare in eterno? Anzi, aspettate, vado a rivendere la scommessa ad altri mille.

La legge della bolla e dello spillo
Sapete come è nata la crisi che ancora ci attanaglia? Per spingere gli americani ad aumentare i consumi, le banche decisero di concedere mutui al 100% e più anche ai clienti subprime, cioè a quelli che già si sapeva non sarebbero stati in grado di onorare il debito. Comperare casa diventava così alla portata di tutti, bastava una firmetta in banca. E poi gli americani sono abituati ad indebitarsi. 
Intanto i prezzi delle case aumentavano e aumentavano anche gli importi dei mutui da ripagare con gli interessi. Una gigantesca bolla immobiliare. Poi i subprime cominciarono a non riuscire più ad onorare il debito e i più sfortunati si videro portar via la casa dalla banca. Tuttavia, il guaio peggiore non derivò tanto dalla insolvenza dei debitori nei confronti delle banche ma dal fatto che, questo debito era stato trasformato e moltiplicato a dismisura attraverso gli strumenti derivati e spalmato su tutto il mercato finanziario. Un relativamente piccolo debito privato era lievitato fino a diventare un'altra colossale bolla speculativa,  questa volta finanziaria, che alla fine incontrò il suo spillo gemello nel 2008.

Fare i liberisti con il culo dello Stato (cioè con il nostro)
Siccome, lo sapete, le banche sono troppo grosse per fallire, quando una banca grossa è sull'orlo del fallimento lo Stato deve rimediare. L'odioso Stato della Spesapubblicaimproduttiva, il Grandefratello, il nemico della liberainiziativaprivata. Quello che impedirebbe al mercato di autoregolarsi sabotandogli il termostato.
Funziona così. Le banche, da quando non sono più obbligate a scegliere se dedicarsi al credito oppure alla speculazione, trovano sempre più divertente giocarsi i capitali al casinò di quest'ultima. Magari nelle oscure dark pools. 
Quando perdono, perché con i derivati non si scherza, si ricordano della loro funzione pubblica, si mettono il vestito buono da cassa di risparmio e vanno a batter cassa dallo Stato. E' come avere un parente stretto ludopatico, che si gioca lo stipendio alle macchinette perché, una volta ottenuti i fondi per salvarsi, questi mica mettono la testa a posto ma ritornano a farsi ancora di più di derivati.

Ricordate la contraddizione all'inizio del mercato che si autoregola in regime di deregulation? 
Eccone un'altra bella grossa, di contraddizione, sempre grazie a quei geni dei neoclassici. Lo stato che non deve interferire con i meccanismi del mercato ma che DEVE intervenire per salvare le banche PRIVATE con soldi PUBBLICI.

Bucargli il pallone e portarselo via
Per uscire da questo inferno, dove la finanza prosciuga ogni risorsa all'economia produttiva, ai risparmi dei cittadini ed arriva a minacciare le loro vite, condannando paesi interi alla povertà indotta, bisogna bucare il pallone alla finanza. Bisogna impedirgli di gonfiare bolle su bolle e farla finita con i derivati puramente speculativi. Bisogna costringere le banche a scegliere tra credito e investimento e, se scelgono il secondo, sappiano che se falliscono, in base al principio della libera concorrenza e del mercato che si autoregola, saranno cazzi loro. 

Addendum

Avrete capito che ci sono enormi quantitativi di moneta in giro per il mondo, milioni di fantastiliardi ma, forse perché sono impegnati a nuotare nelle piscine  assieme agli squali della finanza, non hanno alcun effetto sull'inflazione. Niente carriole e francobolli da un miliardo. Anche perché l'inflazione viene controllata tenendo bassi i salari e comprimendo la domanda interna. Così il padrone accumula e il povero dimagrisce, che gli fa pure bene alla prova costume.
Sempre grazie ai derivati e ai prodotti tossici finanziari di ogni tipo i capitali circolano liberamente ma ciò non pare portare alcun vantaggio all'economia reale. Anzi, ad ogni bolla scoppiata equivale una bella crisi strutturale lacrime e sangue per tutti. Sempre più ricorrente o periodica, come avrebbe detto il barbone tedesco.
Capite adesso perché i neoclassici non possono fare a meno della loro fiaschetta?


mercoledì 5 giugno 2013

Cosa mi racconta l'economia - parte I


Con questo post in più parti vorrei fare un sunto di ciò che penso di aver capito di economia in un anno di studio inde e pure fesso da autodidatta.
Ho letto tante cose, ne ho comparato le conclusioni con la realtà circostante e mi sono fatta un'idea.
Se questa idea coinciderà almeno in parte con quella di chi è competente in materia, che vorrà magari confermarne la giustezza, ciò vorrà dire che i miei sforzi non saranno stati vani e qualcosa avrò imparato. La mia conoscenza del mondo si sarà arricchita e, soprattutto, avrò ottenuto degli strumenti per difendermi, visto che, come ho già avuto modo di dire, ho cominciato ad interessarmi di economia perché l'economia si stava interessando un po' troppo a me e le sue intenzioni mi parevano affatto amichevoli. Il nostro II emendamento è il diritto alla conoscenza.

Non avendo assolutamente la competenza accademica necessaria per evitare errori ed imprecisioni, inevitabilmente il mio discorso è sottoposto alla regola del "se sbalio mi corigerete" e mi impegno fin d'ora al riconoscimento dell'eventuale cantonata. Sempre che, con la scusa della correzione, a qualcuno non scappi di venirmi a dire "Ti sbagli, se torniamo all'euro la benzina costerà settanta volte sette", "il cambio dell'euro fu fissato a 1700 lire" oppure  "è la quantità di moneta circolante che crea inflazione". O ancora: "Ma tu non vuoi eliminare il capitalismo ma conservarlo a spese dei proletari!" A scanso di equivoci, qui non si tenta la rianimazione post-mortem di ideologie economiche di cui la storia ha decretato il fallimento. NON-SI-PUO'-FARE.

Quelli che seguono sono appunti, riflessioni mie originali su concetti e teorie non miei e di cui i più esperti riconosceranno gli ispiratori. 
Rivendico solo la maternità della "Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri",  una mia intuizione di qualche tempo fa della quale vado assai orgogliosa e che, peccando volontariamente di modestia ma non solo, proprio di superbia, mi pare più realistica della pretesa che il mercato sia in grado di autoregolarsi.

Binario, triste e solitario
In economia tutto si accoppia in relazioni binarie di complementarietà, causa ed effetto, reversibilità: debito/credito, import/export, costi/ricavi, domanda/offerta, inflazione/deflazione. Relazioni conflittuali ma estremamente tenaci.
La relazione tra gli attori economici tende al conflitto ed alla contrapposizione e tale conflittualità si esprime anche accademicamente nel modo in cui vengono interpretati i fenomeni economici a seconda del punto di vista (ad es. neoclassici vs. keynesiani).
La contrapposizione capitalistica classica padrone vs. operaio, tanto cara alle mie letture giovanili marxiane, è stata ormai superata da quella dell' 1% vs. 99%. Una regressione al modello molto più elementare e sempre di moda, del ricco vs. povero. Con l'1% che tende non più al profitto da produzione industriale ma alla mera accumulazione per se.
Per la sua caratteristica di poter ottenere, dal suo funzionamento, un fenomeno ed il suo opposto e contrario, l'economia mi fa pensare ad un motore Burmeister & Wain BK 98 FF reversibile. Un grande motore navale. Macchina avanti=espansione, macchina indietro= recessione. Troppo semplicistico e sempliciotto? Può darsi, ma provate ad invertire una recessione senza invertire il motore economico.

Moneta, sterco di Paracelso
Quando però parliamo di moneta, ovvero del carburante che fa funzionare questo motore, la logica meccanica così comoda per il neofita profano va improvvisamente a farsi fottere. Da qui entriamo nella pura alchimia di Paracelso.
L'ossessione attuale che nasce dalla spinta all'accumulazione è, da una parte, il controllo della quantità della moneta, per non perdere d'occhio nemmeno un centesimo per paura che finisca in tasca a qualcun'altro - ciò che sta accadendo nell'economia reale - e dall'altra la smania di crearne sempre di più e in maniera infinita, come avviene in Finanza. Controllare la moneta e al tempo stesso renderla incontrollata. Un evidente paradosso.

Milton Friedman e la pietra filosofale
Il denaro ha questo potere di rendere l'uomo folle, anche quando è seduto ad una scrivania per redigere una teoria economica.
Secondo la Teoria Quantitativa della Moneta, uno dei capisaldi dell'economia neoclassica o liberista,   ovvero il Verbo insegnato nelle Università e pasturato in televisione e sui giornali, il deposito genera il prestito. Dopo che la Banca Centrale ha stampato esattamente il quantitativo di moneta necessario al funzionamento del sistema (e si suppone sia in grado di farlo, mah!), la banca X presterà il denaro, prendendolo dai depositi dei suoi clienti, trattenendone una parte come riserva e, in questo modo, quanto il prestito ritornerà alla banca sotto forma di nuovo deposito, la quantità di moneta immessa in questo circuito sarà regolata da un rapporto matematico preciso, un moltiplicatore.
Perché non scappi un centesimo.
Vedete, i neoclassici, da quanto ho capito, hanno l'ossessione del controllo. E uno si chiede: ma perché controllare la quantità di moneta circolante? CHE TE FREGA? Perché la quantità di moneta circolante, dicono, genera inflazione. Più moneta, più inflazione. Ah, capisco. I miliarden mark per un francobollo, i tedeschi con la carriola e Hitler dietro l'angolo.
Ora capite il rischio che corriamo se non si reprimesse l'attività criminale della Tipografia Lo Turco.

 

D'altra parte, però, un altro principio fondamentale della teoria neoclassica, ovvero la deregulation, il principio che i capitali devono circolare liberamente, con l'eliminazione della repressione finanziaria, ovvero del controllo democratico sulla moneta, ha generato la possibilità di moltiplicare alla enne proprio la moneta che si voleva limitare e rendere quantità finita.
Insomma, per paura che vi fosse troppa moneta circolante, abbiamo generato fantastiliardi di titoli derivati speculativi. Carta straccia, in definitiva, direte, ma intanto pensate ai Gordon Gekko che si esaltano per avere avuto in dono la pietra filosofale per creare moneta all'infinito. E che, come la diecimila lire di  Totò, una volta cambiata dal tabaccaio, diventa moneta reale, concreta, vera. In grado di far dire al politico di turno: "non ci sono soldi".
A Topolino-Milton apprendista stregone la situazione è sfuggita di mano.

Non ci sono soldi
E veniamo quindi al punto centrale. "Non ci sono i soldi". Quante volte lo sentite dire, ultimamente? "Sarebbe necessario fare questo e quest'altro ma non ci sono fondi." E quell'altra ancora più grossa, che ha permesso ai tecnici di torturarci: "Non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi della pubblica amministrazione."
Vedete, lo possono dire perché il profano che ascolta è un essere primitivo che mentalmente converte ancora la moneta in oro. Tanto oro, tanta moneta. Moneta = cammello. Si immagina i caveau, il deposito di Paperone. Una quantità data e finita di denaro, da centellinare con parsimonia. Se gli dicono che non ci sono soldi, significherà che il deposito è vuoto: perché abbiamo speso troppo, perché siamo governati dalla Banda Bassotti che lo ha ripulito fino all'ultimo centesimo e perché siamo stati cattivi e non abbiamo fatto i compiti. Un po' di regressione all'infanzia non fa mai male.

Galbani vuol dire fiducia
Non è così. La creazione della moneta è un atto alchemico, magico. Potrei dirvi che, ripensando all'apprendista stregone, i fatti dimostrano che le cose funzionano al contrario, che è il prestito a generare il deposito, che è la domanda proveniente dal mercato che induce la Banca Centrale ad immettere la quantità di denaro sufficiente ad innescare un meccanismo virtuoso dove la moneta, una volta in circolo, viene creata e la ricchezza moltiplicata e distribuita.
La moneta che entra in circolo nel mercato, in qualunque forma: banconote, bit, titoli, è, all'origine, solo una promessa di pagamento, un atto di fiducia nei confronti del debitore. Se, al termine del suo circolo virtuoso all'interno del mercato il pagherò rientrerà in possesso del creditore, il debito verrà estinto, quella moneta verrà nullificata e sarà come se non fosse mai esistita. Nel frattempo però questa moneta allo scoperto ha generato altra moneta, altra ricchezza, perfettamente concreta.

Il loro tessoro
Se la moneta all'interno del mercato genera più ricchezza che inflazione, come i dati statistici e quei bastardi dei grafici dimostrano, perché voler limitare a tutti i costi la sua quantità?
Perché far credere erroneamente che ad ogni moneta corrisponda un pezzo di oro o di argento o di platino di valore corrispondente, rappresenti cioè qualcosa di concreto e di valore?
E questo dopo che l'Impero un giorno ha deciso, forte del potere di persuasione di alcune migliaia di testate nucleari, di sganciare la sua moneta dall'oro e stamparla quando e come gli piace e quanta gliene piace?
Dovremo allora supporre che il fatto che la moneta venga considerata falsa nel momento in cui esce dalla tipografia Lo Turco e non dalla BCE, sia un fatto politico.
Che al mondo esista chi ha deciso che la ricchezza debba essere sequestrata e tenuta solo per sé. Perché il mondo come è strutturato oggi appartiene solo a chi possiede il controllo sulla moneta, e la limitazione della quantità di moneta può servire allo scopo di soggiogare e controllare amici e nemici. Soprattutto i poveri.



Continua...



Per le cose serie:
"Inflazione e moneta endogena" a cura di Keynes Blog
"Le ricette veloci di Giampiero Friedman" (Goofynomics featuring Istwine) 
"Endogenous money for dummies, part. 2 (Goofynomics featuring Istwine)
Alberto Bagnai "Il sistema bancario"

martedì 4 giugno 2013

Compagni di merende



Stamattina Repubblica titola drammatica: "B. Il Colle ora deve difendermi". Deve. Mica se lo volesse, cortesemente, magari, se non disturbo. No, deve. La protervia del vecchio boss.
A questo si aggiungono le smanie di Letta per il presidenzialismo. Ma si, facciamo eleggere dal popolo, che notoriamente è incapace di intendere e di votare, un presidente dotato di più poteri di Obama. Magari proprio lui, il noto pregiudicato, così è contento. Ci tiene tanto. E poi anche il Venerabile vedrebbe coronato un sogno.

Piddini, vil razza dannata, questo mostro l'avete creato voi e, quando pareva morto, messo da parte da chi si era reso conto, in vece nostra, che avrebbe ancora condizionato i destini del paese ai suoi guai giudiziari, lo avete rianimato, gli avete ridato vita.
Mentre la creatura fuggita dal laboratorio ricomincia a far danni voi che fate? Organizzate campagne di stampa di vero e indipendente giornalismo televisivo e non contro Grillo. Tutti schierati, dalla Rai a La7, particolarmente zelante, con veri e propri gurkas con il coltello tra i denti. Giornalisti codini con i padroni e americani con i nemici dei padroni. Che si preoccupano della violenza verbale, della mancanza di serietà, quella parola che voi dirigenti falliti avete sempre in bocca come la gomma. Attraverso questi zerbini che si credono tappeti persiani, fate le pulci ai bilanci, agli stipendi degli altri, puntate il ditino contro chi ha osato disobbedirvi e guastarvi i piani, corrugando la fronte e scandalizzandovi del vaffanculo, povere vergini intonse. E siete quelli che gongolavano per aver arraffato una banca. 

Il guaio dell'Italia non è B. che pretende l'immunità assoluta anche dal peccato originale - poraccio, lui ha i soldi, che deve fare? - ma voi che lo usate per i vostri lerci scopi, i vostri miseri tentativi di inseguire i ricchi nell'arricchimento, elevarvi da pidocchi a padroni, con le capesse del sindacato a far le merende con gli euronazisti dopo averlo messo nel culo a Cipputi.   

Non temere, Silvio, che questi ti salvano, come sempre. Vedrai che Lettuccio tuo uno strapuntino al Colle te lo rimedia. Tanto gli italiani dimenticano tutto.


(E' come "Via col Vento", si guarda e riguarda sempre volentieri.)