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giovedì 29 maggio 2014

Io sono una borghese di merda


"Ma tu non eri di sinistra?" mi chiedeva con preoccupazione un mio follower twittarolo stamattina. Il fatto è, caro, che prima di tutto io sono una borghese di merda, e proprio per questo a vent'anni ero comunista. Non c'è da stupirsene perché sono i borghesi che scelgono la bandiera rossa senza averne la necessità. Marx, Lenin, Trockij, Che Guevara, Fidel Castro, erano tutti borghesi, perché è la borghesia che, quando l'élite esagera, che si tratti di incipriati aristocratici e pretacci o di latifondisti, capitalisti e padroni delle ferriere, fa le rivoluzioni. Sono stata di sinistra per un lungo tempo, prima che saltassero tutte le regole su chi dovesse stare dalla parte del popolo e chi invece doveva vendersi al Capitale. Perché qualcosa è successo, darling. Più o meno attorno al Sessantotto. E' stato un processo lungo e difficile da allora, ma sta giungendo a compimento. La più grande operazione di pulizia sociale della storia. La fine della lotta di classe con la proclamazione del Capitale come vincitore. With a little help from his friends.

Ti spiego il mio percorso. Sono una borghese, dicevo, e la mia è la classe media che, ad un certo punto, nel secolo scorso, è riuscita storicamente ad inglobare emancipandola anche tanta parte della classe operaia. Merito delle lotte dei borghesi dalla coscienza infelice di cui sopra condotte assieme agli operai, certo, ma anche di un capitalismo che pensava che estendere la ricchezza a fasce più ampie della popolazione, facendo diventare i proletari classe media, significava più merci vendute, più profitti e più benessere per tutti. Il famigerato moltiplicatore. Ma già, Henry Ford era un nazifascista anche se pensava che aumentando il salario ai suoi operai questi avrebbero potuto comperare il modello T che fabbricavano.

Quello della mia gioventù sembra un mondo perduto ed estinto; una meraviglia, sai, in confronto a quello di oggi. E sono sicura che te ne ricordi, perché non sei di primo pelo neppure tu.
Uno stipendio in famiglia bastava a condurre una vita più che dignitosa dove non ti mancava nulla di veramente necessario.  Esisteva ancora il concetto di superfluo e per quello c'era il "no, non ce lo possiamo permettere". Quel no ti aiutava a crescere e a capire che, una volta grande, te lo saresti guadagnato con il tuo lavoro, perché il lavoro ci sarebbe stato, secondo quello che avevi studiato e imparato a fare.
Perfino con uno stipendio solo, con i risparmi (allora si riusciva a mettere da parte qualcosa ogni mese), la famiglia riusciva a comperarsi la casa dove viveva e, se lavoravano tutti e due i genitori, ci si comperava magari un'altra casa al mare o in campagna o in montagna. Perché allora esistevano ancora le ferie e le vacanze non duravano meno di venti giorni. Per le malattie c'era il welfare, ad una certa età arrivavano la pensione e la liquidazione con la quale ti potevi togliere qualche sfizio in più o farti la casetta di cui sopra, perché i nonni non erano costretti a mantenere nipoti disoccupati. Erano i tempi in cui l'Italia stava diventando, pur tra corruzione, mafia e caste, e sottoposta a sovranità limitata come paese sconfitto, la quinta potenza industriale del mondo.

Non erano tutte rose e fiori? Certo, c'erano come sempre i poveri e lo sfruttamento, il mondo era diviso in classi.  C'erano la crisi petrolifera, il terrorismo di stato, le bombe, le guerre imperialiste. Poi arrivò la shock economy, prima dal Sudamerica (però così lontano da noi) e poi nel mondo anglosassone, con i primi vagiti del dominio finanziario sulle nostre vite ma la speranza di un futuro migliore non mancava, nessuno pensava che, pur lavorando da rompersi la schiena, da vecchio sarebbe stato povero e abbandonato perché gli avrebbero portato via tutto. Non avevamo nulla da perdere, caso mai ci sarebbe stato ancora qualcosa da ottenere. Il muro nero della depressione, dell'assenza di un futuro o dell'angoscia data dal pensiero di che cosa sarà il nostro futuro in balia della povertà non esisteva e nessuno sarebbe stato in grado di immaginarlo, a meno che non fosse vissuto al di là di qualche Cortina di Ferro.

Soprattutto nessuno si sarebbe mai immaginato che il benessere ottenuto in base alle lotte sindacali, nato dal sangue degli operai e di quei borghesi empatici e simboleggiato in maniera sacra dalla democrazia, dato ormai per acquisito perché certificato nella Costituzione, sarebbe stato possibile toglierlo al popolo per consegnarlo ad un'élite intenzionata a redistribuire la ricchezza esistente verso l'alto, accaparrandosela tutta e creando un mondo dove l'1% ha tutto e il 99% quasi nulla, senza più democrazia. Un mondo nuovo ma tremendamente simile al Medioevo che, per essere realizzato, ormai lo sappiamo, nei trent'anni previsti per il suo compimento non potrà che finire con l'eliminazione fisica della classe media, magari sostituita da carne da macello proveniente dal terzo mondo da impiegare per la pulitura dei cessi dove andranno a sedersi i culi imperiali.
Credo che, se qualcuno allora, negli anni sessanta-settanta, avesse visto un'anteprima del futuro, ovvero dei giorni nostri, lo avrebbe considerato il peggiore incubo mai vissuto e nessuno avrebbe potuto immaginare che coloro che si sarebbero offerti spontaneamente per farlo avverare sarebbero stati i partiti di sinistra, quelli più tradizionalmente (allora) vicini al popolo. 

Eccoci, caro, al perché io non sono più comunista, non sono più di sinistra, anzi non sono niente, sono solo una borghese di merda ma molto, molto incazzata.
Sono incazzata e mi difenderò fino all'ultimo perché vogliono farmi fuori. Vogliono portarmi via ciò che la mia famiglia mi ha lasciato, affinché, assieme a ciò che mi guadagno con il mio lavoro, potessi avere una vecchiaia serena senza dover dipendere da nessuno. Penso a me stessa, certo. Gli altri hanno smesso di pensare a me.

Ti pare impossibile che l'orrendo scenario che ti ho descritto possa realizzarsi? Cosa ti stanno ripetendo giorno e notte, tutti i giorni e a tutte le ore, caro amico? Che quel mondo che ti ho descritto e che abbiamo vissuto, che ci ha permesso di crescere ed arrivare fin qui dobbiamo scordarcelo perché NON POSSIAMO PIU' PERMETTERCELO. E, di grazia, ti stai chiedendo il PERCHE'? Perché le risorse mondiali sono limitate? Per quello basterebbe uno sviluppo più responsabile. Basterebbe quella cosa che si chiama progresso e che nasce dall'ingegno di persone molto creative in ogni epoca e che in poco più di cento anni ci hanno dato l'elettricità, la mobilità di persone e merci e la comunicazione. Progresso che serve da sempre a migliorare la vita delle persone e a renderla più facile. Basterebbe tendere a realizzare uno di quei mondi futuribili ideali che nessun romanzo di fantascienza ha più il coraggio di immaginare.
Il nostro benessere non possiamo più permettercelo perché ciò che abbiamo lo vuole qualcun'altro, e non sono certo coloro che non hanno nulla ma quelli che hanno già tutto. Vedi, in fondo, da borghese di merda, con queste parole sto pensando anche a te, sto cercando di avvertirti del pericolo, anche se non meriteresti affatto di essere salvato.

Non sono direttamente le élite che ti annunciano la fine del tuo diritto al benessere perché un domani conterà solo il loro, perché la scusa delle risorse limitate è un'occasione ghiotta per fare un po' di pulizia sociale e vincere la Lotta di Classe. Te lo fanno dire dai loro servi. Quelli che si sentono superiori perché non sono razzisti ma democratici, a favore delle minoranze, antifascisti, ammiratori dell'Europa e della serietà teutonica, progressisti, internazionalisti, contro tutte le diversità perché devoti all'OMOLOGAZIONE. Che si sentono importanti perché con il 99% possono masturbarsi sulle grandi cifre e non si accorgono che la loro maggioranza è destinata a diventare il Soylent Green.
Sono quelli che ogni mattina ringraziano non si sa chi per non essersi svegliati trasformati in scarafaggi piccoloborghesi.

Quando tutto iniziò, con i primi attacchi ai diritti sociali acquisiti e l'avvento della dittatura del mercato, avrebbero dovuto riconoscere subito il progetto reazionario e revanchista dell'élite. Certo avrebbero dovuto difendere il benessere generale, le conquiste ottenute fino a quel momento e la democrazia, distinguendo tra capitalismo accettabile e capitalismo disumano, alleandosi con quella borghesia di merda che però sa fare le rivoluzioni e che un minimo di riconoscenza se la meriterebbe.
Invece, pur di non rinnegare la lotta antiborghese di principio, hanno ascoltato le sirene della globalizzazione travestita da internazionalismo ed hanno scelto l'omologazione nel concime, il "semo tutti uguali" come materia organica anfibia, per potere essere ancora più merda della borghesia e in fondo distinguersi. Perché in fondo sono dei neoaristocratici pure loro.
Si sono alleati con il Capitale contro il resto del mondo e di fatto contro loro stessi. Perché credono di appartenere ad un corpo speciale e privilegiato per essersi guadagnati con il tradimento l'onore di poter dare il colpo di grazia all'odiata borghesia (rinnegando Marx, Lenin e gli altri che ho nominato) ma sono anche loro feccia destinata a soccombere. Li tengono per ultimi per compostarli meglio. Concimeranno con onore i giardini degli ingiusti di Elysium.

martedì 27 maggio 2014

I Piddino Boys e la Carosellonomics


Ieri sera a "Piazzapulita" abbiamo saputo da Edward Luttwak che, nel 2011, Merkel e Sarkozy andarono da Obama a chiedergli di rovesciare il governo Berlusconi perché alcuni ministri italiani si erano lamentati con i colleghi francesi e tedeschi che il Premier stava con la testa da un'altra parte e non era in grado di governare la crisi e fare le fottutissime riforme. Al che - non ridete ora - Obama avrebbe risposto sdegnato che gli Stati Uniti non intervengono nelle politiche degli stati sovrani e quindi ciccia. Vi lascio fare le vostre congetture sull'interpretazione da dare a questa parabola del falcone neocon e indovinare chi sarebbero le nuore che dovrebbero intendere e se il messaggio debba o no essere ascoltato alla rovescia per capirne il vero significato.

A proposito di falconi e operazioni condor, ricordate quel vecchio carosello anni '70 dove i cittadini del Paese Felice erano costantemente minacciati dal perfido Jo Condor ma quando invocavano "Gigante, pensaci tuuuuu!!!" arrivava uno spilungone ex machina che risolveva tutto con saggezza e comminando infine la giusta pena all'odioso pennuto? Riguardiamocelo (e fate bene attenzione alla forma che assume l'uccellaccio folgorato: Confindustria o Terzo Reich?)


Perché questa botta di nostalgia dell'infanzia? Perché l'infanzia è il periodo del cosiddetto "pensiero magico". Ieri sera, dopo le rivelazioni di Luttwak sul golpe, venendo alla vittoria alla Enver Hoxha di Renzi che, secondo il falcone, "piace molto ai banchieri", si è passati al tema della serata: cosa farà Renzi per rilanciare l'economia.
Uno si sarebbe aspettato un'analisi sulle oggettive difficoltà di applicare strumenti espansivi in regime di vincolo monetario che impone politiche economiche pro-cicliche. Invece abbiamo assistito ad una lunga seduta di autocoscienza piddina durante la quale il pensiero magico è stato applicato in maniera psichedelica alla macroeconomia.

Hanno duettato, scambiandosi allucinazioni e formule alchemiche per la realizzazione della pietra filosofale, mentre perfino la Santanché scuoteva sconsolata la testa, il bocconiano Tito Boeri, quello dell' "hai voglia aggiungere del rum" e la statista Debora Serracchiani, assistiti al famiglio Formigli che porgeva gli zuccherini.
Chi non ha visto farà fatica a immaginare cosa possa essere uscito da quelle menti. Alla fine ho spento il televisore con lo sgomento che dà la consapevolezza di essere nelle mani di gente che non ha assolutamente idea di cosa stia facendo e di quale sia la realtà con la quale dovrà confrontarsi. Una cosa veramente allucinante, tanto per parlare da vecchi hippies.

Innanzitutto è stata letta la notizia che Renzi pensa ad una manovra da 150 miliardi di euro da impiegare in manovre di tipo keynesiano in cinque anni. (Il piano quinquennale!)
Già questa è grossa ma i nostri allucinati non si sono affatto scomposti. 
Noi sappiamo che ci sono il Fiscal Compact, l'ERF, tutte cosucce per pagare le quali proprio il nostro amico amerikano dice che ci vorranno 10 IMU all'anno per cittadino. Sappiamo che i trattati europei impediscono qualunque tipo di manovra keynesiana, ovvero di intervento statale di investimento nell'economia reale, perché lo vieta il pensiero dominante ordoliberista. Il fatto che la Germania non rispetti le regole non c'entra, perché si parla di noi e noi non siamo la Germania.
Soprattutto, il vincolo esterno, ziobonino, impedisce qualsiasi forma di creazione di moneta che non sia quella che il drago Smaug a guardia del tesoro decida di elargire a caro prezzo ai paesi dell'eurozona. E sempre che la Germania accetti di fare un passo indietro.
Non è la tesi dei populisti e degli economisti euroscettici, è ciò che prevedono l'architettura dell'euro e la shock economy nati dal pensiero hayekiano.

Questi invece, siccome non possono certo andare in TV, dopo che undici milioni di bip bip li hanno votati, a dir loro: "Cucù, finora s'è scherzato, ora vi romperemo il culo", sono costretti ad inventare, ad applicare il pensiero magico, tanto i loro elettori credono alla benzina che costerebbe 70 volte 7 uscendo dall'euro e quindi vanno sul sicuro. Contano su un bacino di ignoranza economica di enormi dimensioni.
Ecco quindi che, visto il grande successo di Renzi, e sempre per quella storia dell'autorevolezza, potranno andare in Europa a cambiare le regole. E' semplice, basta ridiscutere ed è ovvio che quegli altri diranno di si. Ci sono i vincoli sulla spesa? Non c'è problema, si ridiscute e vedrai che ci faranno lo sconto. Dopotutto allo sportello c'è Draghi, vedrai che come ci vede, sgancia.
Insomma, l'apparizione in un alone di luce del mostriciattolo di Firenze a Bruxelles farà cadere la Merkel in ginocchio e l'incantesimo della fata cattiva sarà sciolto. La Germania accetterà qualunque cosa. Di cacciare gli eurobond, di rinunciare al primato sull'export, di accollarsi le difficoltà dei PIIGS spremendo i contribuenti tedeschi, di smettere di fare la Germania. 
L'anima benedetta di John Maynard il bianco apparirà a cavallo di un destriero e i forzieri dei paesi del Sud Europa si riempiranno di miliardi e miliardi di euro da spendere per costruire scuole (è una mania quella dei renziani per le scuole), mandare ottanta euro anche ai morti e salvare le amate banche di partito; i derivati sottoscritti dai comuni da quelli che non capivano l'inglese si trasformeranno nell'albero degli zecchini, le casse dei comuni strariperanno di sghei e ci sarà figa e piadina per tutti.
Ditemi se, anche se io ci ho affabulato un po' sopra, riascoltando la puntata, non è proprio quello che affermano. 

Il bello è che Boeri sa, non può non sapere. Sa che la disoccupazione nel Sud dell'eurozona non è uguale a quella del Nord (evita però di dire perché); sa che aderire al vincolo esterno significa cedere sovranità ma dice che si potrebbe sempre rivedere qualcosa. Ah, beh. Renzi è l'argine contro il fronte antieuro ma deve fare le riforme. Addirittura, sarebbe il caso di svalutare l'euro (!!) per far partire la crescita. Qui il casino non è solo convincere la Germania ma gli Stati Uniti che forse, qualche vantaggio da un euro più forte rispetto al dollaro lo ricavano e non so se vi rinuncerebbero. Ma certo Renzi può convincere anche Obama, che cce vo? (Cos'è, un altro "ghepensimi"?) Senza contare che ormai Fassina aveva capito che non si può svalutare l'euro ma soltanto i salari e ora che facciamo, lo rigettiamo in confusione? Sarebbe una crudeltà.

Tra le assurdità della serata non parliamo poi di Serracchiani e del suo "rafforzando il paese in Europa si può ridiscutere" (aridaje)  e della citazione del Canada, come paese che investe nel pubblico, dimenticando che notoriamente quel paese può fare il cavolo che gli pare non essendo soggetto a vincolo esterno. Proprio non ci arrivano.
Mioddio, questi sono coloro che ci governeranno per i prossimi anni con la Carosellonomics. 
Credono, con il risultato elettorale bulgaro, di potersi accreditare presso la Merkel come alleato più fedele pro-euro contro Francia e Inghilterra (uhm, quel gatto l'ho già visto passare) e rimediare il trattamento di favore per la bella faccia del bamboccio, ma finirà appunto come le altre volte, con l'Italia trascinata nella polvere e ancora più serva di prima. Altro che gigante.

lunedì 26 maggio 2014

Ha voluto la bicicletta


Zanzi Barra ha lasciato questo commento al mio penultimo post. Lo ripubblico perché credo colga perfettamente il meccanismo che ha impedito a tanti "di sinistra", me compresa, di cogliere a suo tempo l'inganno del sogno dell'euro e il tradimento della propria parte politica di riferimento. 
"La questione del perchè non si e’ capito prima credo che meriti di essere oggetto di analisi psicologica, antropologica, politica per i prossimi trent’anni: non e’ la prima volta che succede e purtroppo non sara’ l’ultima; evidentemente questi progetti sfruttano alcune caratteristiche debolezze umane in modo estremamente efficace. Per quel che mi riguarda, in questa circostanza io credo di aver fallito come cittadino e come intellettuale essenzialmente perche’ mi sono sempre rifiutato di apprendere le basi dell’economia. In mancanza di queste non sono stato capace di cogliere ovvi collegamenti.
Agli inizi dei ’90 mi era ben chiaro che la battaglia “no-global” contro lo spostamento delle decisioni in un’area sovranazionale e a-democratica (NAFTA) era la piu’ importante delle battaglie, e che la UE si stava schiacciando sulla medesima strategia e che questa era anti-popolare e anti-democratica. Ma non riuscivo assolutamente a collocare l’Euro in questa strategia e, sul fronte nazionale, ero totalmente assorbito dal concreto “pericolo berlusconi”. Anche qui mi era ben chiaro - a fine anni 90 - che le odiosissime privatizzazioni le faceva il PD (e il PDS-DS prima di lui) e che non c’era alcuna differenza sostanziale nelle politiche delle due “fazioni”, ma c’era da fronteggiare “il peggio del peggio” e mi mancava lo schema interpretativo generale. Mettici un po’ di wishful thinking, mettici un po’ di pigrizia intellettuale e mettici anche la difficolta’ di orientarsi quando maggioranza e opposizione a reti unificate ripetono tutte le medesime menzogne (incluso Bertinotti!). L’obiezione, che sento ancora oggi. “ma e’ possibile che siano tutti venduti e malfattori?” ha una discreta potenza. Hanno costruito una rete con le maglie della dimensione giusta, l’hanno stesa sull’intero universo e noi ci siamo impigliati, chi piu’ e chi meno. Si poteva evitare di impigliarsi? Evidentemente si: onore a chi non s’e’ impigliato e biasimo a chi si e’ impigliato, me per primo. Diciamo che se viene data l’occasione di non pensare e’ difficile che l’umano medio non la colga, e’ un’attrazione irresistibile. Tutti necessitiamo di un paradigma per interpretare la realta’ - ne abbiamo bisogno come dell’aria per respirare: uno semplice che si adatti alle nostre credenze precedenti e’ perfetto; hanno trovato che con due paradigmi appena diversi si copriva la maggior parte della popolazione, destra (e’ colpa dei comunisti, dei sindacati, dei fannulloni) e sinistra (e ‘ colpa di berlusconi, dei bottegai, degli evasori). Solo l’emergere di un paradigma alternativo puo’ permettere un cambiamento. Scusate se sono stato un po’ confuso, ma la materia e’ vasta."
E' un'analisi che dedico alle tsipriote e piddine che ancora oggi mi hanno detto che "uscire oggi dall'euro sarebbe un disastro e comunque non si torna indietro" e che se lo dicono è perché hanno studiato (sui manuali su "Come Uscire dal Palazzo in Fiamme da Sinistra", immagino) a differenza di me "che ho le certezze". 
Vedremo quando arriveranno le riforme che sono le stesse, uguali, paro paro di Monti. Cara vil razza dannata, ma che i mercati esultino quando vince la "sinistra" non vi suona un po' strano? 
Luttwak dice che Renzi, per rispettare gli impegni europei dovrebbe mettere assieme qualcosa come 10 IMU all'anno e, vistane l'impossibilità, dovrà tradire la Merkel e l'Italia uscirà dall'euro (magari richiamando in servizio il mago Prodi che ci fece entrare?) Uhm, quindi l'otto settembre coinciderebbe con l'impossibilità dell'applicazione del Fiscal Compact? Che ne pensate, può aver ragione il vecchio falcone? 

Exitus poll


"Ah, quelli, i piddini!, Mario, Chiara, la gente qualunquemente qualunque che vediamo campeggiare negli stendardi appesi in tutte le stazioni, per chiederci più banda e meno rigore, loro, li desidero sopra al 30% (dal che matematica vuole che desidero che il povero Berlu venga sbriciolato, così impara a fare il “re tentenna”). Belli, vento in poppa, o almeno al gran lasco, con un bel gennaker gonfio con su scritto “ce lo chiede Mario”, contro l’iceberg. È essenziale che il PD rimanga al potere, perché, come ci spiegano Panizza e Borensztein, l’unico costo effettivo e duraturo dei default (e così sarebbe vissuto da loro l’uscita dall’euro) è quello che sopportano i politici al potere: infallantemente vengono cancellati per sempre dalla scena politica. Quindi, quando la SStoria chiamerà il bluff dell’euro, è opportuno che i Fassini e le Fassine, le zdore, i chierichetti di Rignano, e tutta questa variopinta corte dei miracoli fallimentare e fascista stia dove sta adesso, in plancia, inchiodata alla cadreghe. Che è poi la garanzia migliore che abbiamo che anneghino quando il Titanic affonderà. Loro sono colpevoli, ormai di occasioni ne hanno avute: loro devono affondare."

Potrei fermarmi qui a questa citazione di Alberto Bagnai ma, visto che scrivere è un modo per sublimare la rabbia e lo sconforto di vedere ancora una volta la storia ripetersi, con l'Asse riformato al RoBer al quale per fortuna manca il To, perché i giapponesi la storia forse, a colpi di atomiche, l'hanno imparata, aggiungo qualche considerazione personale.

No, non siamo diventati la Bulgaria. Ha votato poco più dei 50% degli aventi diritto. Hanno votato tutti i piddini, gli altri se ne sono sbattuti il belino. Ecco un'altra spiegazione del 40%.
Si è riformata la DC, Achille Lauro e le scarpe, il serpentone. Tutto giusto ma, soprattutto, è tornato il Partito Nazionale Fascista con una S davanti alla F. Per carità, Renzi statista non è nemmeno la diluizione omeopatica di Mussolini ma il meccanismo del suo successo popolare è lo stesso. L'attrazione fatale verso il principio del "lasciamo fare a Lui, che noi ne abbiamo per le palle". La spiegazione del 40% mascherato nel 30% più o meno di previsione, è che gli elettori lo fanno ma poi, da bravi pretonzoli, se ne vergognano, come per la masturbazione e, se glielo chiedono, negano di votare PD.
Che dire, auguri a Matteo Renzi per quando andrà a Berlino a convincere la Merkel. Preparate i megaciotoloni di popcorn perché sarà il cinepanettone del millennio. E auguri anche per quando dovrà applicare l'ERF, il Fiscal Compact, mettere la patrimoniale, la tassa di successione al 40% e finalmente toccare la zoccola dura del suo elettorato. 
Se dopo ci sarà da pisciare su qualche cadavere gli italiani non se lo faranno ripetere due volte. Sappiamo quanto sanno essere crudeli con coloro che la Storia ha sconfitto in vece loro.

Detto dei vincitori, passiamo agli sconfitti. Il significato delle elezioni europee era molto semplice, si trattava di scegliere da che parte stare in base alla opzione di essere pro euro o contro euro, pro Titanic o pro scialuppe. Detto che il PD era il PUDE che vuole restare sul Titanic, assieme alle altre listarelle pilota, Berlusconi e Grillo pagano il fio delle proprie colpe di non essersi proposti come ALTERNATIVA e di aver lasciato da sola la Lega Nord, che almeno un tentativo l'ha fatto e un salvagente lo ha indossato. Credete sia poco ma è un investimento che un giorno pagherà.
Il Gran Bollito paga per primo per non avere avuto neanche la metà delle palle di Marine Le Pen di proporsi come fronte antieuro e anti PUDE, potendo oltretutto portare in dote le televisioni e dopo ciò che gli avevano fatto nel 2011. Ecco cosa significa essere troppo invischiati nei propri sfaceli. Non merita altro che di finire come il Signor Pascale in Dudù. Sarei curiosa di capire se i suoi ex elettori hanno votato Renzi o appartengono soprattutto al Partito Battobelinista. Escludendo che si siano ritirati, dopo un lavaggio sbagliato, nel partito di Alfano, temo che la risposta sia la n° 2.
Grillo e soprattutto il Richelieu in 3D Casaleggio, pagano per essere caduti nella trappola del "annamo, occupamo, menamo". La loro ambiguità sulla battaglia no euro li ha giustamente puniti. Mi auguro che la famosa rete si faccia sentire, e che quelli che nel movimento ci credono li sbattano tutti e due contro il muro delle loro responsabilità. In ogni caso, il M5S, non so quanto inconsapevolmente, ha contribuito a rafforzare il PUDE. Mission accomplished.

La sinistra dell'intellettualencja degli inutili intelligenti può squittire di gioia per mandare il suo cavalluccio rosso di Troika a Bruxelles. Un tocco di carminio sulla tolda non stona e si intonerà con il sangue dei proletari che macchierà l'iceberg.

Queste però erano soprattutto elezioni europee e il risultato di Francia e Regno Unito (chissà unito ancora per quanto) è comunque esaltante. Il segnale alla Germania arriva forte e chiaro ed è il pom-pom-pom-pom di Radio Londra. Se da una parte si è riformato l'Asse, dall'altra non possono mancare gli Alleati e, dopo l'ennesima Pearl Harbor finanziaria, con l'America stufa di pagare per gli errori degli ingordi Kapitalisten, arriveranno anche i marines. Ma non a salvarci, a corporatizzarci nel senso delle Corporation. 
Registriamo infine il fenomeno quasi incomprensibile dei paesi mediterranei (Grecia, Spagna, Portogallo e ovviamente Italia) che, nonostante ciò che gli sta accadendo, dimostrano di voler aderire spontaneamente al progetto Eutanasia. Non diamo la colpa alla maga Circe, forse porci dentro lo sono veramente. Oggi non è tempo di pietà per nessuno.

venerdì 23 maggio 2014

Un voto contro il "grande spazio" nazista


L'euro è la continuazione del nazismo con altri metodi. Senza avere presente questo concetto fondamentale non si può dire di aver capito cosa implichino queste elezioni europee, dal valore più politico di quanto si possa immaginare, altrimenti gli adepti di Bischerology, la grande setta collaborazionista, non si agiterebbero tanto.

Sento già i barriti: "Nazismo???? Ma cosa dici????"
Eppure è così, cari elefanti smemorati e poco effervescenti. "Grande spazio" vi dice niente? Io che sono un po' architetto inside penso subito ad un loft ma leggendo questo articolo stamane mi sono ricordata del Lebensraum, lo spazio vitale nazista, ovvero il progetto di annettere l'Europa al Grande Reich Millenario - dopo averla ripulita dei popoli indegni di appartenervi. Nell'articolo di Gattei è citato un libro: P. Fonzi, "La moneta nel Grande Spazio. La pianificazione nazionalsocialista della integrazione europea 1939-1945", Milano, 2012. 
Cito dalla sua presentazione
"Con l'espressione "grande spazio" si designava negli anni Trenta e Quaranta la struttura che si pensava andasse assumendo l'economia internazionale dopo la crisi del '29: non più un'economia mondiale unitaria ma un sistema di economie regionali comunicanti tra loro. Nell'Europa occupata con le armi dal Terzo Reich questo concetto sembrò divenire realtà. Il libro analizza i piani che la burocrazia e le élite economiche nazionalsocialiste svilupparono a partire dal 1940 per creare una struttura economica centrata sul marco, su cui nel dopoguerra si sarebbe basata l'egemonia politica del Reich sul continente. Il programma di integrazione su cui le maggiori istituzioni si accordarono nel 1940 andò in crisi nel 1941-1943, a causa del caos monetario in cui lo sfruttamento da parte della stessa Germania gettò le economie europee. Infine, con il profilarsi della sconfitta tedesca (1943-1945), le stesse élite pianificarono un dopoguerra in cui la Germania non avrebbe avuto più un ruolo egemone sul continente."
Basta masticare un po' di storia, essere bravi nell'"Aguzzate la vista" della Settimana Enigmistica e saper fare due inferenze finali ed ariecco il deja-vu. Questa storia noi la conosciamo già senza aver mai letto prima questo libro. Come mai?
Non sarà perché, soprattutto la parte sottolineata, sembra descrivere ciò che sta riaccadendo adesso? E non abbiamo forse ritrovato di recente il concetto di Anschluss, che credevamo confinato all'episodio dell'annessione al Reich3 dell'Austria natìa del Fuhrer Adolf Hitler, in quella dei parenti poveri della DDR a seguito della dissoluzione dell'impero sovietico, così ben descritta, nei termini reali di feroce sfruttamento e non di elegia della riunificazione, da Vladimiro Giacchè in "Anschluss"?
E' solo la legge dei corsi e ricorsi storici o la coazione a ripetere e la piromania annessa alla psicosi latente dei tedeschi che li spinge ad appiccare l'incendio all'Europa almeno tre volte in un secolo? Non per essere razzisti e lombrosiani, ma che sia veramente nella loro natura? 

Confesso che, nonostante uno studio accademico approfondito a suo tempo del periodo nazista, la sua componente economica mercantilistica, espressa nei piani Funk e similari, mi era sempre sfuggita, forse perché, parlando di nazionalsocialismo, si preferisce concentrarsi sulle semplificazioni predigerite tipo follia collettiva, "un pazzo che è riuscito a trascinare non si sa come un popolo", "non succederà mai più perché ora hanno capito cos'è stato Auschwitz e ci piangono su tutto il giorno per cui per favore non ricordateglielo". Insomma la mitologia da graphic novel con i cattivi di qua e i buoni di là tipica della riscrittura americana della storia nella variante Marvel Comics, mentre sotto sotto si mettevano in atto le Operazioni Paperclip e chi aveva lucrato sul lavoro schiavistico nei lager e lucrato sui bottini di guerra rimaneva a capo delle maggiori industrie tedesche. Si, sulle prime nell'aftermath volevano pastoralizzarli, ma poi li salvarono perché sarebbero serviti in funzione antisovietica e perché capitalista non mangia capitalista. Non ci aveva visto però così male, diavolo d'un Morgenthau!

Se poi pensiamo a questo articolo di Bazaar pubblicato su Orizzonte48 che scova e riassume egregiamente le radici paneuropeiste del fogno europeo, ovvero il delirio del conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi - il meticcio austrogiapponese - su un mondo di meticci denazionalizzati  e lumpenproletarizzati necessario ad instaurare la dittatura della neoaristocrazia (così lui non si sentirà più Calimero) e uniamo ancora qualche puntino, abbiamo un quadro completo di ciò che nasconde il progetto europeo che siamo chiamati a vidimare domenica. Un progetto esoterico che troppi indizi e recenti accadimenti stanno facendo diventare svergognatamente essoterico e che se ha nella neoaristocrazia dell'1% il vertice di comando, ha nei partiti di sinistra, compresi quelli più di sinistra, come abbiamo visto, il proprio esercito di volonterosi carnefici, per parafrasare Daniel Goldhagen.
Esercito che, per colmo di ironia, candida come suo rappresentante sindacale colui che fu definito kapo da un noto ex statista italiano, nel megacompound di Bruxelles. Fu vera chiaroveggenza, squisita e misconosciuta intuizione politica o la voce dell'idiozia che inconsapevolmente a volte grida le più grandi verità?

Senza la sinistra collaborazionista, che porta in dote al conte Kalergi tre doni preziosi: l'odio post-sessantottino per la borghesia, il ripudio della sua coscienza infelice e l'internazionalismo come lotta a tutti i nazionalismi, la vita del paneuropeismo sarebbe stata molto difficile. Invece è bastato trovare qualche interesse in comune, come la fregola da melting pot e del "semo tutti froci daa globalizzazione", e si è creata una relazione felicissima, seppure contro natura, che va avanti da decenni.

Cito un pensiero di Diego Fusaro: 
"La retorica dell'immigrazione, l'elogio a priori dell'immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l'oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell'immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori. Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L'immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell'immigrazione senza criticare il capitale." 
Che differenza c'è tra Licio Gelli che elogia la sofferenza del popolo italiano e la buonanima del compagno della compagna candidata Spinelli che auspicava la shock economy reazionaria perché avrebbe fatto riscoprire la durezza del vivere agli italiani e la suddetta che si candida con Tsipras per difendere l'euro che ne è il piede di porco? "Ma la Spinelli è di sinistra", risponderebbe l'elefante.

Se volete invecchiare in un mondo ingiusto, polarizzato all'estremo tra ricchissimi e poverissimi, dominato dal nazismo senza le svastiche ma con le stelle gialle (a proposito, che orrore il David di Bruxelles che ci si ammanta gridando "Grazie Europa!") e il Quarto Reich affidato alla donnetta con il complesso della parente povera (come il piccolo Adolf) cresciuta nella DDR a pane (poco) e sfruttamento (tanto), potete:

1) Votare la sinistra, ovvero il kapo Schultz attraverso il santone di Bischerology, oppure farvi il bidé rituale votando Tsipras, così potrete dire che non avete vinto perché il mondo è cattivo, reazionario e fascista e potete sempre ritentare;

2) Illudervi di votare un partito di destra liberale scegliendo l'idiota sapiente, il suo Cassio o i Chicago Boys de noantri;

3) Credere di poter cambiare le cose votando un partito rivoluzionario che deve ancora chiedere alla rete se Casaleggio ritenga che sia il caso che un referendum possa, interrogando i meetup e stampandosi la domanda sotto forma di cetriolone Schwanstuck in 3D, decidere se sia il caso di aprire un confronto online sull'uscita dall'euro. (Case study #1 "L'uomo byobblu").

Personalmente ritengo si debbano assolutamente votare gli unici partiti che si oppongono alla distruzione dell'Europa attraverso l'arma dell'euro ed alla sua trasformazione in Lebensraum e in Italia la scelta obbligata, oltre a Fratelli d'Italia, è solo la Lega Nord, candidati Claudio Borghi e Francesca Donato.
La creazione di una forte opposizione in Europa che difenda la storia, lo spirito, la tradizione e la cultura di libertà di questo continente, attraverso il rispetto dei suoi popoli con le loro diversità, che conservi il benessere accumulato in decenni di lavoro e ci renda cittadini veramente liberi e sovrani, è la nostra unica speranza di resistenza. Una resistenza ancora una volta antinazista.


E per chi dice che dai trattati non si può uscire perché....

martedì 20 maggio 2014

Violeremo l'Eurozona rossa

I nemici del capitale vanno presi a calci in culo

Credo stia sfuggendo a molti un fatto di portata storica: per la prima volta la Sinistra che si presenta alle elezioni è finalmente unita attorno ad uno scopo comune: difendere l'euro ovvero, ma tu guarda la realtà romanzesca, l'estrema incarnazione dello sterco capitalistico del demonio al servizio della restaurazione reazionaria, come ammettono gli shockeconomisti nei peggiori bar di Chicago quando sono assolutamente sobri.
Ribadisco il semplice concetto chiave:

L'euro è lo strumento al servizio della restaurazione reazionaria.

Ora, se l'euro è strumento della reazione, di conseguenza dovrebbe essere il nemico numero uno della sinistra per come ce la ricordiamo. Invece no. Addirittura ne è divenuto il feticcio. Totem e tabù direbbe un sopravvalutatissimo psicoanalista viennese.
Non si salva nessuno, si è formato un Fronte unito che nemmeno per la Guerra Civile spagnola.
Che lo difendano è una cosa inaudita per chi segue la sinistra fin dai tempi dei brufoli ma gli attuali simpatizzanti ed elettori non paiono accorgersi dell'enormità, forse perché  hanno i cervellini rossi fritti persi in un limbo dal quale non riescono ad uscire e nel quale li ha spinti la fiducia cieca nel partito e nei compagni, oltre forse a qualche incantesimo della fata del dentino. 
L'eurocrazia insomma è riuscita a dare una mano di blu di prussia orostellato alle cinquanta sfumature di rosso del sangue dei lavoratori e a farle virare nel viola della vergogna.
E' vero, ci sono alcune emazie che sono rimaste escluse dalla competizione elettorale e che casualmente sono euroscettiche, come il Partito Comunista di Marco Rizzo e i vari Fronti Popolari di/della Giudea, ma me ne occuperò tra breve.
Tutti uniti quindi per l'Euro, con l'Euro e nell'Euro. Vediamo come.

Partendo dalla vostra destra, non c'è bisogno che ricordi le posizioni sull'euro di quella cosa chiamata PD, il fetusissimo serpentone metamorfico che incarna ormai a tal punto il lato oscuro che, nel prossimo capitolo della saga di "Guerre Stellari", Darth Vader scoprirà che l'anziano migliorista è suo padre. Loro sono l'avanguardia, Bischerino in testa, del PCI, il Partito Collaborazionista Italiano. Citiamo per onore al merito anche la Trimurtacci sindacale e i suoi volantini terroristici sulle conseguenze dell'uscita dall'euro, ad uso dei poveri pensionati. Confutatis maledictis.

Assieme al PD però c'è Sinistra, Ecologia e Libertà, con Madame Tojetequeicartelli che ci indica il nostro futuro stile di vita da migranti e Paravendola, che considera l'uscita dall'euro una sciagura ed esprime il concetto in puro serpentese sul giornale del #poverogramsci: «Sarebbe un tragico errore uscire dall'Euro. La predicazione populista che indica nell'euro il nemico, lo spauracchio, la ragione della nostra condizione di crisi è una predicazione che serve semplicemente a suggestionare e ad impedire di vedere il problema vero: alcuni in Italia, molto pochi, che hanno troppi euro. E troppi hanno pochi euro in tasca». Flammis acribus addictis.

I Verdi, lo sappiamo, votano per la Kellerina che ha paura che la Germania non possa vendere più i suoi prodotti perché senza l'euro diventerebbero carissimi e ai tedeschi crescerebbe la disoccupazione, meschini. Il verde, da colore della speranza è diventato quello della muffa. Lacrimosa dies illa.

Si ma, direte, c'è la Lista Tsipras, che include Partito dei Comunisti Italiani e Partito della Rifondazione Comunista, oltre a tutto l'intellettualume primavera-estate del #misinotasolosevototsipras. Quella che vuole cambiare l'Europa. Si, ma senza toccare l'euro; un po' come togliere la tovaglia a strappo senza far cadere i bicchieri. 
Ho già detto cosa penso del greco che persiste nell'ottusa e sociopatica difesa dell'arma di distruzione di massa del suo popolo nonostante ne abbia sotto gli occhi la tragedia ma ve lo faccio ascoltare, l'Alexis, così vi beate e non pensate che io abbia le traveggole:
"Se qualcuno decidesse di andare via dall'euro sarebbe la distruzione della moneta unica e nessuno lo vuole in Europa, vogliamo solo una moneta comune che sia di tutti i paesi. Dies Irae, dies illa.

Apro una brevissima parentesi. [Se vogliamo considerare il M5S di sinistra, genericamente parlando, nemmeno questo movimento è per l'uscita dall'euro, e Vespa ieri sera è stato molto abile a farlo ammettere a Grillo, oltre a far sembrare l'anziano comico un vecchio. Immagino i pensionati che votano PD perché dà loro sicurezza, rappresentando la conservazione, quanto si saranno incuriositi al discorso sulle stampanti 3D con le quali ti stampi tutto.] Chiusa parentesi. Non fiori ma opere di bene.

Se questo è il quadro delle posizioni sull'euro dei partiti di sinistra che partecipano alle elezioni europee, andiamo a dare un'occhiata agli antagonisti e a coloro che sono fuori dal Parlamento e dalla competizione elettorale europea, per vedere se magari qualcuno ha capito ma è troppo piccolo per contare qualcosa e i suoi belati non si sentono per motivi di amplificazione?
Forse tra i resti mortali dei no-global ci sarà qualche fuoco fatuo, qualche fiammella che illumina le coscienze sull' euro come strumento al servizio della restaurazione reazionaria?

Mi hanno segnalato questo intervento di Vittorio Agnoletto nel programma di Adriana Santacroce, "Linea d'Ombra". Claudio Borghi sta spiegando, con la santa pazienza che lo contraddistingue, di quanto eventualmente aumenterebbe per l'utente finale il costo alla pompa della benzina, uscendo dall'euro. Scoprire che  si tratterebbe solo di pochi centesimi, per giunta eliminabili con una rimodulazione delle accise, per Agnoletto è stato troppo. Guardate voi stessi la scena perché merita.


Altro giro, altro eroe di quei tristi giorni di Genova. Ieri sera c'era il solito talk show di regime su La7, una di quelle trasmissioni "for piddins only" che, se è la serata giusta, sembrano la cronaca di un trip collettivo dove compare Renzi circonfuso di luci psichedeliche e poi, dopo un po', sbarellano tutti, e chi osserva è tentato di chiamare il SERT perché vanno avanti per ore. Eppure chi le fa è convinto di fare informazione.
Tra la solita inutile e dannosa piddina, altri personaggi in cerca d'autore, il grillino da seviziare in diretta e il solito Cretinetti che auspicava un aumento dell'export italiano per uscire dalla crisi - come se le industrie lo facessero apposta a farsi strangolare da una moneta troppo forte - e si lamentava della lamentosità degli italiani, c'era Casarini, ricordate, quello che "violeremo la zona rossa". Ha fatto il numero di "quello più a sinistra di voi" ma niente. Nessun reminder a Cretinetti sul ruolo fondamentale dell'euro come impedimento all'export.


Toh, chi si rivede, il Servizio d'Ordine!
A proposito di G8 e di quando il serpentone di allora negò la protezione ai manifestanti pacifici (quelli pestati a sangue, non gli Agnoletti e i Capuleti) perché il partitone non volle sporcarsi il grembiulino protestando contro la globalizzazione. Guardate chi si rivede, il Servizio d'Ordine! 

Dicevo prima delle emazie. Dell'unica particella di sinistra che ha il coraggio di dirsi contro l'euro, Marco Rizzo.  Ascoltate bene come pensano tuttavia di opporsi al capitale ed alla globalizzazione. Sono immagini strazianti di come sono ridotti i comunisti in Italia.



Terribile. Ma ecco un'ultima vera chicca, un bijoux. Credevo fosse uno scherzo ma pare sia veramente il video per la campagna elettorale di Franco Arminio, candidato con il greco.




Dona eis requiem. Amen.

sabato 17 maggio 2014

Il silenzio delle Innocenzi


Vi siete accorti che il nuovo trend telegiornalistico è l'agguato-show? Si chiama un ospite, generalmente un politico dell'opposizione e, invece di animare un dibattito sui contenuti, lo si dà in pasto ad un sicario scelto del partito di governo mentre il conduttore, rigorosamente filogovernativo, partecipa attivamente tenendolo fermo e aizzando l'aguzzino con le armi della faziosità e della provocazione. E' il principio del due contro uno, dei ragazzi più grandi che pestano il compagno con gli occhiali, del poliziotto che prende a calci il manifestante ormai a terra sanguinante, della squadraccia, insomma la protervia della maggioranza. E' un giornalismo all'olio di ricino che coniuga i metodi squadristi fascisti con alcuni classici della Rivoluzione culturale cinese, creando un mix micidiale di ottusità e violenza al servizio degli interessi del regime. Quello che terrorizza i vecchietti che vanno al sindacato a farsi calcolare l'IMU con volantini come questo.

Chi realizza questo tipo di televisione è convinto che il telespettatore si diverta un mondo con lo snuff-show di partito e la macellazione in diretta dell'avversario, ma in realtà, essendo uno spettacolo pensato addosso ai propri simpatizzanti e tagliato quindi per le loro specifiche perversioni, chi non le condivide ne ricava solo nausea e rifiuto e riesce a percepire benissimo la strumentalità dell'operazione di propaganda. Con il risultato che finisce per identificarsi con l'aggredito invece che con l'aggressore, soprattutto se questi è abile nello schivare e rintuzzare i colpi.
In fondo non è difficile farlo se si ha padronanza delle proprie ragioni e si evita di cadere nelle provocazioni che, essendo di stampo piddino sono facilmente prevedibili. Un vero e proprio videomanuale di tattica su come annientare questo tipo di giornalismo squadrista è l'ormai celeberrima intervista-boomerang della Gruber a Marine Le Pen.

Se Di Maio ha rischiato di soccombere a #canottoemezzo sotto i colpi delle piddine in latex, un altro esempio di vittima che è riuscita a sfuggire con abilità ai carnefici è stato Matteo Salvini ad "Anno Uno", il programma di Santoro in subappalto alla Innocenzi. Si, quella che andò, sempre dalla Le Pen, a chiederle: "S'immagina cosa sarebbe successo all'Italia senza l'Europa?" e si sentì rispondere: "se l'Italia non avesse l'Europa lei non mi farebbe nemmeno questa domanda".

Non so se avete inquadrato il format del programma. Un'ibridazione tra The Spanish Inquisition, il Pompeo Magno, "Amici" di Maria de Filippi, l'assemblea di istituto e gli interrogatori delle BR nella prigione del popolo.  Un bel campionario scelto di ggiovani bimbiminkiabbestia sta seduto in circolo come nelle terapie di gruppo - "Ciao, sono  Matteo e sono già tre settimane che non mi faccio" - e partecipa all'interrogatorio, generalmente proferendo banalità. La grande trovata cross-mediale è quella di farle commentare dagli spettatori con un hashtag su Twitter: #iosto... e poi il nome del pischello/a. I luogocomunisti più hashtaggati vincono il loro quarto d'ora di celebrità.
Tra i più popolari c'è un certo Prince nella parte del ragazzo di colore che, ogni volta che apre bocca, anche se si sta parlando di musica barocca, si lamenta che l'Italia è un paese razzista. I piddini, per paura di apparire razzisti, gli danno subito ragione e twittano #stoconprince. Lo so che sembra un esperimento di brainwashing tra Pavlov e Cameron, ma è così.

Tornando a Salvini, per il segretario della Lega era stato preparato tutto con cura. Visto che parlare di euro sarebbe stato rischioso per gli ottusangoli anonimi ma non per l'ospite, e soprattutto non avrebbe fatto caciara di pancia, ecco, ti pensa la Innocenzi, dove lo freghiamo. Sul razzismo. Lo immoliamo sull'altare del multiculturalismo senza guanto, facciamo venir fuori il lato oscuro, gli facciamo spuntare le corna in testa. Come agent provocateur chiamiamo nientepopodimeno che Cécile Kyenge. Primo passo falso perché, porella, quando hanno distribuito la simpatia lei stava cercando posto per parcheggiare, e, come ministro, è meglio se si lascia scivolare dolcemente nell'oblio che merita.
Ci hanno provato in tutti i modi a provocare il leghista che è in lui: Clarice con il pietismo, l'evocazione dei morti di Lampedusa a suon di "tu che sei mamma" (ad una ragazza del coro), "le bare bianche"; Prince e Kyenge con l'aggressività del razzismo degli antirazzisti, con qualche altra erinni particolarmente portata per l'invettiva faziosa, ma niente. Salvini ha stupito, o forse aveva studiato, rispondendo calmo e pacato, non replicando alle provocazioni e portando a casa la partita quando, durante lo scambio di doni finale, alla patetica banana della Kyenge ha risposto con un cd di Van Der Sfroos e un libro della Fallaci.
Anche se, io, essendo notoriamente crudele, fossi stata al suo posto, la Fallaci l'avrei regalata piuttosto alla Innocenzi, che le serve.

Alla fine di questa milonga illegal, Salvini è apparso meno pericoloso di quanto lo dipingano e la Kyenge una piccola donna rancorosa fissata sul razzismo che rinfaccia perfino all'interlocutore di non essere laureato, una botta piccoloborghese che lèvati.  Inoltre, chi ha una certa età, avrà spento il televisore con uno strano senso di deja-vu. Infatti quei ragazzi del collettivo così fanatici, se facevano un po' paura è perché ricordano le Guardie Rosse. Stessa cieca ottusità nel credersi dalla parte giusta e convinti di non dover mai più cambiare idea in vita loro. Sicuri di essere in diritto di poter dare del razzista a chi la pensa diversamente sulla fottuta globalizzazione, perché per loro basta essere neri o essere arrivati con il gommone per saltare la fila e passare l'esame senza studiare. E possono farlo solo perché il potere lo trova divertente e glielo permette. Per il momento.

Razzisti siete voi, stronzetti, e ci metto anche Saviano, con la vostra spocchia da cagnetti esotici da salotto, ad abbaiare vomitando la pastasciutta che vi abbiamo pagato con la nostra fatica e che nemmeno vi piace.
Sto con Prince anch'io, certo, ma con quello di Minneapolis, quello vero. Il Prince della Baggina torni dopo aver scritto e suonato qualcosa come "Purple Rain", o "Purple Haze", se preferisce l'opzione #stoconJimi, e ne riparliamo. 

Il Manifesto del Partito Collaborazionista

Volantini delle Brigate Euriste Argento che si trovano nelle sale di attesa dei patronati in tempi di dichiarazione dei redditi. Materiale sovversivo che può cadere nelle mani dei nostri babbi e mamme, nonni e nonne. Notate come non sia neppure necessario nominare il PD.

C'è uno SPI che si aggira per l'Europa....










Com'è che dicono?

"Il ruolo del sindacato europeo è essenziale per contrastare derive di tipo populistico e/o nazionalistico che rischiano di ributtarci indietro: affossare l'euro oggi vorrebbe dire uccidere l'Europa, ma anche determinare una situazione tipo Argentina, con i titoli di stato svalutati di almeno il 30%, i tassi di interesse alle stelle, banche fallite, redditi falcidiati... poveri più poveri, ricchi più ricchi."

Pagherete caro, pagherete tutto. Terroristi di merda.

Il perché di un voto

Ricevo da Silvia e volentieri pubblico questo appello scritto in collaborazione con Mauro Poggi e altri amici del gruppo dei Dalmata, già ripreso da Carmen su Voci dall'Estero. Credo sia un'ottimo riassunto delle motivazioni che spingeranno persone molto diverse per provenienza politica a raccogliersi attorno ad un progetto comune che ha al centro il bene di questo paese, quindi di tutti noi, che solo un partito ha avuto il coraggio di sposare pubblicamente senza ambiguità e che va per questo premiato e supportato con l'unico strumento democratico che ci rimane, il voto.




PERCHE' NOI – DI SINISTRA – IL 25 MAGGIO VOTIAMO
CLAUDIO BORGHI al Nord Ovest e Centro
FRANCESCA DONATO al Nord Est e Isole
Candidati indipendenti al Parlamento Europeo per la Lega Nord

Questa crisi, la più lunga e profonda dall'Unità d'Italia, non finirà, se non uscendo dall'euro che ne è la causa, riconosciuta da TUTTI gli economisti, e riprendendo la piena sovranità monetaria e l'intervento dello Stato nell'economia, applicando il dettato Costituzionale.

La crisi è dovuta agli squilibri commerciali tra i paesi dell'eurozona, è di DEBITO PRIVATO ESTERO, come riconosciuto da TUTTI, compresa la BCE. L'Irlanda, prima ad essere colpita, aveva debito pubblico al 25% nel 2007, dopo i salvataggi delle banche PRIVATE è ora al 124%.
Chi parla di crisi causata dal debito pubblico ha ben altri interessi che risolverla, e soprattutto non fa gli interessi dell'Italia e degli italiani. Chi parla della corruzione omettendo che questa non incide sulla crescita economica, come provano Cina o la stessa Germania la cui Siemens è stata condannata alla multa più alta della storia per corruzione internazionale, compie la stessa disinformazione di chi ha pagato le rivolte arabe e ucraine per eliminare governi eletti. Chi parla di “mafie” in un contesto di libera circolazione dei capitali, senza controllo, e toglie allo Stato gli strumenti, e le risorse per le forze dell'ordine, non fa gli interessi della società. Chi parla dei costi della politica intende limitare la democrazia in favore dell'oligarchia finanziaria perché i dati relativi al solo 2012 dicono questo:


Nell'eurozona c'è un unico grande creditore, la Germania, che ha prestato sconsideratamente, attuando, nel 2002, una svalutazione competitiva interna (tagliando stipendi e precarizzando il lavoro – le “riforme” - e ha 10 milioni, il 25%, di lavoratori poveri); ha così impedito l'acquisto di merci estere e tenuto bassi i prezzi, e impedito la redistribuzione del reddito tra i suoi cittadini. Anche quest'anno il suo surplus commerciale è di 200 miliardi, a fronte di una crescita economica ridicola (in media 0,63% all'anno), grazie all'euro il cui valore è tenuto basso (per lei) dalle economie fragili degli altri paesi.

L'Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti: è una catastrofe, numeri da Paese in guerra. Nonostante questo si chiede allo Stato di ridurre la spesa pubblica, una delle più basse dell'UE, invece di agire a sostegno dell'economia e della vita delle persone come richiederebbe la razionalità economica e come è scritto nella nostra Costituzione. Ricordiamo che il debito pubblico italiano è composto per lo più dagli interessi (3.100 miliardi di €) pagati da tutti noi dal 1981 anno della “indipendenza” della Banca d'Italia dal  Ministero del Tesoro, e successiva privatizzazione del sistema bancario, tutto questo uno dei pilastri dell'UE, fino ad allora lo Stato si finanziava a costo 0. Nonostante la grave crisi gli Italiani hanno pagato, nel 2013, 44 miliardi € al MES, fondo salvastati UE, “salvando” le banche tedesche e francesi che avevano prestato troppo e male ai paesi più in crisi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo).
I paesi “bombardati” dall'euro sono: Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro, Slovenia, Francia. La Finlandia è in recessione, l'Olanda non garantisce più lo stato sociale, Malta, Belgio sono anch'essi colpiti dalla crisi, l'Austria sta effettuando pesanti salvataggi del sistema bancario con soldi pubblici (la Germania ha speso 300 miliardi € in salvataggi bancari).
In Grecia la crisi ha devastato il Paese, peggio della II Guerra Mondiale: 1/3 della popolazione non ha accesso alla sanità, l'80% dei cittadini di Atene non ha riscaldamento, 700.000 bambini non hanno cibo a sufficienza e accesso alle vaccinazioni, la mortalità neonatale è aumentata del 43%. La Grecia, dopo le “riforme” della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) è ORA tra i paesi “in via di sviluppo”.

Le politiche di austerità prescrivono le “riforme” fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: svendita dei beni dello Stato, cioè nostri, privatizzazioni dei servizi e taglio alla spesa pubblica, quindi alla sanità, alle pensioni, alla scuola, taglio agli stipendi, riforme per lo più imposte da regimi totalitari e/o venduti al capitale e alle multinazionali, come quelli di Pinochet, Videla, Menem e Yeltsin. L'euro ha lo stesso ruolo dei golpes: rimodellare le società in senso oligarchico, togliere la ricchezza del 99% (quella di cittadini e Stati) per convogliarla all'1% più ricco.
L'euro è la criminale shock economy della “scuola di Chicago” applicata al continente più ricco e socialmente avanzato, che non avrebbero mai accettato di buttare via lo stato sociale e le tutele frutto di decenni di lotte, insieme ai diritti costituzionali. L'ideologo dell'UE è von Hayek, fondatore della “scuola di Chicago” da cui è partita la riscossa della scuola liberista che vede nello Stato che regola il capitalismo e nelle Costituzioni Democratiche il nemico da abbattere, in nome dell'internazionalismo del capitale che non vuole confini né regole, diventata l'deologia dominante, reazionaria e totalitaria, a cui aderisce chiunque difenda l'euro.

La scienza economica aveva previsto, fin dal 1957, che una moneta unica per paesi così diversi avrebbe condotto a gravi crisi.
TUTTI SAPEVANO, e lo hanno ripetutamente confessato, che le crisi sarebbero state lo strumento per imporci quanto deciso da “loro”: l'abbandono dei diritti Costituzionali, per primo il lavoro, che nei trattati UE è considerato SOLO merce e quindi soggetto alle leggi della domanda e dell'offerta, MAI un diritto da tutelare.
Nel sistema euro l'aggiustamento della competitività tra i diversi paesi passa dalla svalutazione del lavoro e dal taglio degli stipendi, dalla contrazione della domanda interna, per arginare le importazioni, ma che fa fallire le Piccole e Medie Imprese: si elimina così, di fatto, il diritto al lavoro e alla dignità delle persone su cui si incardina la nostra Costituzione. Le PMI sono svantaggiate dal cambio dell'euro troppo alto - o sono cannibalizzate attraverso il partneriato finanziario. Nel resto del mondo l'aggiustamento della competitività passa dal riallineamento del cambio rispetto alle altre valute secondo la legge della domanda e dell'offerta.

L'UE è nata per favorire la finanza e le multinazionali, ci sono 15.000 lobbisti registrati a Bruxelles (oltre a quelli non registrati): la lotta contro l'euro è quella dei piccoli contro i grandi e l'UE NON è riformabile: per cambiare i trattati ci vuole l'impossibile unanimità di 28 Paesi.

L'art. 11 della nostra Costituzione “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”: NON parla di “cessione” della sovranità, che appartiene PER INTERO al popolo, compresa quella economica e monetaria, ma soltanto delle “limitazioni” (e in parità con gli altri Stati, mentre la Germania ha assunto il ruolo di comando dell'eurozona), e solo per assicurare pace e giustizia TRA le nazioni, cioé un maggiore benessere, cosa che in eurozona non c'è, e non ci sarà mai, perché il pilastro dei trattati UE NON è la cooperazione/solidarietà tra le Nazioni per il maggior benessere, ma la competizione e il mantenimento del valore della moneta attraverso la svalutazione del lavoro.

Se non ci facciamo sentire niente li fermerà: oltre alla svendita del patrimonio dello Stato, alla svendita delle grandi aziende strategiche come ENI, ENEL e FINMECCANICA a gruppi stranieri,   alla delocalizzazione, alla deindustrializzazione dell'Italia, sono pronti l'ERF: lo Stato sarà pignorato delle tasse riscosse e dovrà dare i suoi beni in garanzia del debito pubblico, e il TTIP, accordo di libero scambio con gli USA la cui trattativa è tenuta segreta dalla UE, ma se funzionerà come gli accordi con l'America Latina, significa che le multinazionali imporranno la privatizzazione di servizi come l'acqua e la sanità, le pensioni, il peggioramento delle regole del lavoro, portando a giudizio in arbitrati internazionali gli Stati stessi: l'Argentina è stata condannata a pagare un miliardo di dollari alle multinazionali per NON aver privatizzato l'acqua.

E' ora di dire BASTA a questo immenso trasferimento di ricchezza all'1%. Il tributo di vite umane è troppo alto, si susseguono i suicidi, censurati dall'informazione, acquisita in toto dall'oligarchia, e megafono di politici asserviti che ripetono che non si può uscire dall'euro. Possiamo scegliere di non essere schiavi, prima che il processo di distruzione dell'economia divenga irreversibili.

Di questa analisi non c'è traccia nelle formazioni elettorali della cosiddetta sinistra, che si condanna all'irrilevanza e ci condanna all'indigenza.
Non ce n'è traccia neanche tra quelli che poco più di dieci anni fa hanno preso (o fatto prendere) delle manganellate per lottare contro il neoliberismo e la globalizzazione di cui l'euro è la faccia assunta in Europa.
In tempi "normali" saremmo lontani politicamente dalla Lega Nord, e dal professor Borghi a cui siamo grati per questa battaglia, oggi sono gli unici che presentano il problema per quello che è, e soluzioni che nel '900 sarebbero state considerate tranquillamente di sinistra: Banca Centrale pubblica dipendente dal Ministero del Tesoro, indicizzazione dei salari, difesa del patrimonio industriale e produttivo del Paese, difesa del diritto al lavoro e della DEMOCRAZIA.
                                   
                             
                              Un gruppo di cittadini “di sinistra”



Per maggiori informazioni: su Bastaeuro.org il libretto informativo di Claudio Borghi
Blog: Goofynomics, Orizzonte48, Voci dall'Estero, Voci dalla Germania
Libri: Alberto Bagnai: "Il tramonto dell'euro"
          Vladimiro Giacché: "Anschluss"
          Antonio Maria Rinaldi: "Europa Kaputt"
          Luciano Barra Caracciolo: "Euro e (o?) democrazia costituzionale"

          Naomi Klein: "Shock economy"

mercoledì 14 maggio 2014

Gli italiani e la neuro

La Repubblica sta chiedendo a coloro che la leggono la loro opinione sull'euro e lo fa in maniera obiettiva, precisa e rigorosamente scientifica. Infatti l'indagine, che per fortuna ammettono non avere valore statistico, è stata commissionata al CEIS di Tor Vergata. Una nota afferma che i risultati saranno analizzati e commentati dal giornale. Mi sono divertita a rispondere alle domande e potete immaginare come.

Visto che appartengo alla scuola di Tor Bellamonaca e Torpignattara, dove insegnano che le domande di un'indagine devono evitare il bias della desiderabilità sociale, ovvero non bisogna suggerire le risposte al soggetto, vorrei permettermi di commentare queste domande. 

Se osservate la prima domanda con il primo set di risposte, notate subito che gli vantaggi dell'adesione alla moneta unica elencati sono quattro e gli svantaggi solo tre. Anche un bambino dell'asilo capirebbe che si vuole suggerire che l'euro ha portato più vantaggi che svantaggi. 

fonte

Lascio a chi è più esperto di me commentare eventualmente la questione della riduzione dei tassi di interessi, ma non vi pare, sempre a lume di naso, che si siano scandalosamente sottostimati gli svantaggi, che pure sono sotto gli occhi di tutti, per giunta citando una "perdita di sovranità monetaria" che rappresenta per il lettore medio una questione puramente astratta? E l'ossessiva ripetizione della parola "riduzione" nel set di risposte sui vantaggi, non fa venire in mente qualcosa di desiderabile, per esempio la riduzione del giro vita in previsione della prova costume?

Passiamo alla domanda cruciale:

fonte

Leggete bene. "Opportunità di rimanere" e "conseguenze dell'uscita". Conseguenze ha connotazione negativa, opportunità ha segno positivo. Le conseguenze sono relative all'uscita, non alla permanenza nell'euro. Tra le opportunità di rimanere non vi è, ad esempio, un "si, perché..." ma tanti "si, ma solo se". La cosa buffa è che i "solo se" elencati rappresentano precondizioni che è quasi impossibile possano essere soddisfatte nemmeno in parte e non si dice ovviamente per colpa di chi. 
Notate anche che non è prevista la cancellazione del Patto di Stabilità ma solo la sua riforma. La questione dei trasferimenti è un tantino più complessa della sua riduzione all'esempio del sussidio di disoccupazione. Trasferimento, in un'area valutaria ottimale, significa che la Germania, per ovviare agli squilibri tra paesi del nord e della periferia, dovrebbe rinunciare a parte dei suoi vantaggi di surplus  mettendo direttamente mano al portafogli. Figuriamoci!
L'idea della garanzia sul debito esiste già, è l'ERF, ed essendo una sorta di "Oro al Reich" è quasi peggio del Fiscal Compact. La svalutazione dell'euro non si capisce che c'entri, visto che riguarderebbe solo gli scambi tra l'eurozona e il resto del mondo e non gli scambi tra i paesi che adottano l'euro. La solita confusione tra svalutazione ed inflazione, per caso?

Tra le conseguenze- sempre sei contro sette - si dà fuoco alle polveri del "Daje a Ride". La solita collezione di cazzate. Se togliamo "la maggiore crescita dell'economia per effetto della svalutazione che rende più competitive le nostre esportazioni", che ha valenza percettiva positiva, e la maggiore flessibilità di spesa pubblica che però eccita solo i keynesiani,  il resto sono tutte mezze catastrofi: i mutui, la corsa agli sportelli. C'è però una perla assoluta: "Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."

Ripeto:

"Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."

Come definire chi ancora confonde un fenomeno legato agli scambi con l'esterno come la svalutazione con l'inflazione, che è fenomeno interno legato alla legge della domanda e dell'offerta? Come spiegano che adesso, con una bassissima inflazione e una moneta sopravvalutata assistiamo alle peggiore caduta del potere di acquisto a memoria d'uomo? Meno male che lo premettono che quest'indagine "non ha valore statistico".

Altra domanda, le scelte d'investimento. Io per divertirmi ho messo che, dopo l'uscita, avrei investito soprattutto in nuove pesetas e nuove dracme. Chissà se anche i mercati non sarebbero più interessati  a scommettere su paesi finalmente liberati dal vincolo esterno e in grado di ritornare competitivi?
Il marco invece si troverebbe automaticamente rivalutato rispetto alle altre monete. E, come ha ammesso Ska Keller, i prodotti tedeschi diventerebbero carissimi e nessuno li comprerebbe più.. I nostri, invece... Vedi che la svalutazione non è quella cosa orribile, se non abiti a Berlino?

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Vi lascio alla libera interpretazione e commento della domanda finale. Si ignora la sua utilità e soprattutto la sua attinenza con la situazione attuale, ma forse un tocco di surrealismo alla Dalì  non stonava. Oltre che un'altra spintarella verso il pensiero unico.

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Infine, secondo voi, visto anche quel "il totale delle percentuali ezzere 100" sotto alla domanda sugli investimenti, chi l'avrà scritto questo sondaggio? Per caso un tedesco, visto che non si parla di BOT ed altri titoli italiani?