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mercoledì 28 gennaio 2009

Fanno proprio Kaka'

"... Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi." (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell'opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant'Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista
del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l'Italia: "spezzeremo le chiappe al Brasile", urlato del governo di centrodestra a se
guito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all'estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E' un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vice
nda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l'amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

La coerenza, sai, è come il vento.


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L'insostenibile leggerezza dello stupro

Ci vuole leggerezza, ha detto. Leggerezza, come quella delle mongolfiere o semplicemente dei palloni gonfiati, che quando li sgonfi vanno via scorreggiando a destra e a sinistra.
Credeva, come al solito, di sdrammatizzare, ma il fatto è che associare la leggerezza allo stupro, come lui ha fatto, proprio non va, non funziona. Non si sdrammatizza lo stupro, come non si sdrammatizzano i campi di sterminio. Se si prova a farlo si sentono i ferodi stridere, i corni steccare e i gessetti urlare sulle lavagne.
Si accappona la pelle e la mente inizia a vagare cercando una risposta a tanta inconsistenza di pensiero, a tanto orror vacui, a tanta odiosa superficialità, senza riuscire a trovarli. Perchè la stupidità è infinita, il suo valore è prossimo alla enne.

A parte la forma mentis da vecchio satiro del signore in oggetto, a volte hai la sensazione che certi uomini proprio non si rendano conto veramente, fino in fondo, di ciò che quella violenza rappresenta per una donna, soprattutto se si parla di uno stupro di gruppo.
Quattro, cinque o più sconosciuti che compiono su di te l'atto più intimo possibile, anche se è l'ultima cosa che vorresti fare in quel momento o hai le tue cose o stai male o sei troppo piccola e non capisci nemmeno cosa ti sta succedendo. Ti portano via l'anima ridendo, lasciandoti ferite nella mente che non guariranno mai più mentre loro diranno: "che ho fatto, dopo tutto?"

Io credo che lo stupro di gruppo sia un modo per esorcizzare sulle donne per vendetta l'angoscia più grande del maschio, l'impotenza. Far provare ad un altro essere cosa significa non riuscire a muoversi, a difendersi, ad evitare che ti venga fatto del male è un atto simbolico che viene dagli abissi più cupi dell'inconscio e che nasce dalla paura.
Non so spiegarmi altrimenti come gli uomini abbiano un atteggiamento fin troppo tollerante nei confronti del fenomeno, magari chiamandolo gang bang per renderlo più appetibile o facendolo diventare "arte" in opere di ingegno. "Arancia meccanica" è un capolavoro ma solo un uomo poteva pensare di raffigurare in maniera tanto subdolamente attraente lo stupro di gruppo.

Non tutti gli uomini stuprano, ci sono anche i soldatini che si tirano indietro inorriditi, ma purtroppo nel plotone sono una minoranza.
Già, è una cosa, la violenza di gruppo, che i soldati, nelle guerre, fanno abitualmente quando conquistano finalmente il nemico. Come premio viene loro concesso di accanirsi sulle donne, tutte quelle che trovano e non c'è giovane, vecchia, brutta, storpia o bambina che tenga, caro padrone. A Nanchino, nel 1937, le truppe giapponesi d'invasione stuprarono in pochi giorni tra le 20.000 e le 80.000 donne. Senza controllare prima se i requisiti 90-60-90 venissero rispettati e se qualcuna avesse passato gli esami da velina.

Più che la solita ossessione delle belle donne, perchè lui crede di essere galante, a me ha fatto venire i brividi proprio l'associazione stupro-soldati fatta dal vecchio satiro.
Lascia stare Nanchino, che è roba per gli storici ma gli stupri etnici della Bosnia non sono poi così lontani nel ricordo.
Che a difendere le donne debbano esser proprio coloro che potenzialmente sono i più assidui stupratori collettivi, date le favorevoli circostanze, e perfino sotto il casco blu dell'ONU in missione di pace, suona come una ancor peggiore derisione. Oppure una volgarissima fantasia da pornaccio di quart'ordine.

Non è possibile che un argomento che fa star male qualunque donna solo a pensarvi ed io sto male adesso a scriverne, diventi argomento per frizzi e lazzi da parte di un vecchio comico fallito.
I miliardari non vengono stuprati abbastanza, per questo non capiscono. Mio caro padrone, domani ti stupro.

Ricordo quando vidi lo spettacolo di Franca Rame, atroce come solo le cose rivissute per catarsi sanno essere. Stetti male, un male fisico, una presa allo stomaco e un dolore profondo, seguito dalla rabbia per la successiva scoperta della valenza politica che risultò avere avuto quell'aggressione. Addirittura pianificata, secondo i riscontri delle indagini, da settori delle forze dell'ordine colluse con l'estremismo fascista. Un ennesimo stupro di guerra, fatto per fiaccare ed umiliare il "nemico".

Di fronte a drammi che devastano le donne, non parliamo mai più di leggerezza, di battute e di umorismo, non è proprio il caso. La prossima volta, Berlusconi, si contenga. 


lunedì 26 gennaio 2009

Per Aspen ad astra

Il 20 gennaio scorso, tra una notiziola e l'altra, il conduttore del TG1 ha annunciato che, con la presentazione dell'ultimo volume della rivista ASPENIA, dedicato alla presidenza Obama, "si è inaugurata oggi la collaborazione tra il TG1 e l'Aspen Institute Italia".

Ma va? E noi che credevamo che l'Aspen, il CFR (Council on Foreign Relations) e le altre lobbies e think tanks avessero già messo da tempo le mani su ogni media italiano, dalla RAI a Mediaset, da Telecom al Corrierone, fino ai giornaletti parrocchiali e i bollettini per i naviganti. Se non altro perchè i loro membri sono onnipresenti ogni volta che c'è da intervistare l'esperto dei massimi sistemi.
Si vede che, come le gravidanze in stato avanzato, al TG1 il pancione non riuscivano più a nasconderlo.

Cos'è l'Aspen Institute? E' una lobby come ce ne sono tante in America, che di mestiere lobbano, ovvero fanno gli interessi di coloro che ne fanno parte, di solito coloro che contano. In fondo sono dei sindacati per ricchi e potenti, con filiali in tutto il mondo.
Dentro ci sono proprio tutti, come in un super Rotary, un Rotarone extralusso.
Il fondatore di Aspen Italia è Gianni De Michelis e l'attuale presidente è Giulio Tremonti. La direttora responsabile di Aspenia, la rivista di Aspen Italia è Lucia Annunziata, quella che deve orientare gli italiani.

Chiedi loro: che fate? dove andate? quanti siete? E loro rispondono sempre "è per il bene del mondo, è per mangiarvi meglio". Si riuniscono a porte chiuse, sempre per il bene del mondo. Vogliono creare una dirigenza illuminata, lo scrivono sul loro sito.
Oplà, buoni, non dite illuminati che mi si sveglia l'Icke. Poi finisce che vuole andargli a strappare la pelle per vedere se sotto c'è il lucertolone, sapete com'è.

Hai voglia di tenere il complottista al guinzaglio ma tutti questi circoli, queste bocciofile per miliardari non saranno una specie di Massoneria a cielo aperto?
Non credo che gli Illuminati si riuniscano in qualche castello bavarese per fare sacrifici umani e trombare strafacendosi di coca qualche ragazzino, come sostengono i complottisti un po' perversi.
In fondo gli elenchi dei soci non sono mica nascosti a Castiglion Fibocchi, si trovano online, sui vari siti dei clubs.

E' proprio questa la cosa più pericolosa. Il fatto che ci trovi tutti, destra e sinistra, Prodi e Tremonti, la Confindustria, le multinazionali, i politici, le banche, le assicurazioni, i media, le società di comunicazione. Se tutti vogliono far parte della stessa cosa vuol dire che quella cosa serve per uno scopo comune. Niente di strano, niente complotti con gli alieni grigi per l'invasione della Terra nel 2012.
Queste lobbies vogliono una cosa sola e molto terra terra: la continuazione del loro privilegio. Vigilano affinchè il potere venga tramandato di padre in figlio all'interno della casta.
Il privilegio si mantiene meglio se nessuno rompe i coglioni con roba come uguaglianza di diritti, difesa dei diritti acquisiti e libertà di espressione.

Ecco quindi che si rende necessario spalmare ovunque e liscio come la glassa della Sachertorte il pensiero unico, che unifica Napolitano e Berlusconi, Tremonti, Dini e Prodi in un unico credo: difendere sempre e comunque gli interessi della classe dirigente.
Se la gente pensa in maniera uniforme sarà più facile farle ingoiare i rospi. A questo sono preposti i Riotta e le Annunziate con i loro telegiornali illuminati a giorno.
Hanno aspettato che salisse su Obama, così il pubblico penserà che quelli dei think tank sono tutti democratici, belli e abbronzati ma in realtà sono sempre gli stessi di prima, compresi i lucertoloni del PNAC. Ricordo benissimo che la prima intervista che fece Riotta da neodirettore del TG1, nel settembre 2006, da fratello che riceve finalmente la luce, fu con Henry Kissinger. Chissà perchè.
Per questo ed altro ancora, l'annuncio dell'altra sera è suonato, più che l'annuncio di una novità, un coming-out.

Non è complottismo, è quasi una rasoiata di Occam.

lunedì 12 gennaio 2009

Laghi di lacrime

Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un'accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l'umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l'aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.

Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo "Buonasera, signora! Come va?"
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l'atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:
Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.
Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all'epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c'è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo "cristiano" per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: "Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare". Come se l'autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell'associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l'immunità del cardinale, l'arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un"inviato di pace del Papa". L'esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: "dal '76 all' '80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all'accusa di connivenza con i sanguinari generali)".
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio "alla sua passione per le grandi questioni internazionali". E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l'Unità e l'informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull'altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
Ho l'impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.



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sabato 10 gennaio 2009

Mille giorni a pieni polmoni

Scusate, non è una notizia, se questo fosse il TG rientrerebbe nel chiacchiericcio da "Costume e Società". Però è qualcosa di cui io vado molto fiera. Oggi sono 1000 giorni che ho smesso di fumare. Mille giorni nei quali ho riscoperto cosa vuol dire respirare.

Ce l'ho fatta senza farmaci e psicofarmaci riciclati, grazie solo a questo signore, che Dio lo benedica.
Dieci euro o meno, quanto costa il libro "Smettere di fumare è facile se sai come farlo", una buona motivazione che ha bisogno solo della spinta decisiva, ed è fatta. Via le sigarette per sempre. Via senza rimpianti. I colleghi che fumano non ti fanno soffrire nè causano invidia. Semplicemente, ti chiedi come hai fatto a fumare per tanti anni, a mandarti quella merda nei polmoni e come fa la gente a fumare ancora.

Non si sa esattamente come ma il metodo semplice di considerare il fumo una tossicodipendenza, funziona. Quindi colgo ogni occasione possibile per consigliarlo a chi ancora non lo conoscesse.
Smettere di fumare si può!

(Questi simpatici ragazzi non stanno festeggiando me, ovviamente, ma mille giorni senza incidenti sul lavoro nella loro fabbrica. Sarebbe bello vederne in tutti i posti di lavoro, di questi cartelli.)


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mercoledì 7 gennaio 2009

Fini sillogismi

«Bruciare una bandiera, di Israele come di qualsiasi altro Paese, è intollerabile, perché sta a significare la volontà di distruggere quello Stato. La volontà di distruggere lo Stato di Israele è scritta anche nello statuto di Hamas e questo lo dico a coloro che spesso in Italia sembrano dimenticarlo», ha detto il presidente di Montecitorio.
«Bruciare una bandiera non è soltanto un reato, ma un atteggiamento che merita ferma condanna, perché dà vita a politiche di tipo terroristico».
Articolo 292 – (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato).
Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.

Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

Articolo 299 – (Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero). – Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l’ammenda da euro 100 a euro 1.000".
(Le nuove norme sui reati d'opinione, Ddl Senato 25.1.2006)

In Italia bruciare la bandiera è reato, è vero, come recita il codice penale che ho citato, derivato dal Codice Rocco. In America invece si lotta da anni contro l'emendamento alla Costituzione che renderebbe il flag burning un reato.
Come dire che vi è differenza significativa tra paesi come l'Italia e paesi come gli Stati Uniti, in termini di libertà di espressione.

«Ci sono diversi modi per dimostrare di voler distruggere uno Stato: scriverlo nel proprio statuto, come ha fatto Hamas, o dando fuoco a una bandiera. Non credo che ci sia una differenza significativa», ha proseguito il presidente Fini.

Orcaboia, qui siamo in pieno pensiero magico. Io brucio la bandiera e, di lì a poco, le ferrovie e le autostrade del paese che odio si liquefanno, i palazzi crollano, si apre un'immensa voragine e il paese canaglia sparisce in una nuvola piroclastica con i suoi nemici che ballano allegri la lambada sulle sue rovine.
Non c'è differenza significativa, dice Fini, tra l'atto simbolico e l'atto fattuale. Pensiero e azione.
A questo punto, per eliminare un capo di stato odioso, chi glielo fa fare ai terroristi di piazzare bombe e kamikaze ben imbottiti di C4? Basterebbe una bambolina voodoo e una manciata di spilloni ben appuntiti.

Ricapitolando. Chi brucia la bandiera vuole distruggere Israele. Hamas vuole distruggere Israele. Chi brucia la bandiera è come Hamas.
Ma Hamas ha mai provato a bruciare la bandiera di Israele?



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giovedì 1 gennaio 2009

Gioca a Gazageddon

Ormai tutte le guerre sembrano videogames e vengono condotte secondo le regole e i trucchi dei wargames, soprattutto i trucchi, i cheats.

Sempre in attesa di "Fuck the Prince of Persia", continuamente rimandato per problemi tecnici, godiamoci quest'ultima novità di Natale, sempre della premiata ditta "Shock & Awe".
Dopo il successone di "Taliban Annihilator" e "SadDOOM Hussein" siete ancora voi, il BENE, contro i terroristi. Perchè, mettiamocelo in testa, maledetti noi europei de coccio, questa è una guerra al terrorismo per PS3 zeppa di effetti e trucchi speciali, non è il solito conflitto israelo-palestinese per il controllo del territorio della Palestina nel vecchio DOS.

"Gazageddon", sulle prime, sembra un semplice sparatutto vintage alla "Doom", con i mostri che grugniscono e muoiono a centinaia ed il protagonista che spara rigorosamente in modalità NIGHTMARE.
Invece, questa è la novità, basta inserire la modalità "CRY AND FUCK" (chiagni e fotti) e, per i media occidentali, diventerà un gioco di alta strategia militare dove si colpiscono chirurgicamente solo le microscopiche sedi dei terroristi. Praticamente un puzzle game rilassante. Senza vittime civili, ovviamente.

Per avere tutte le munizioni, basta digitare FULLAMMO/CALL/PENTAGON e, per impedire eventuali reazioni imperali è sufficiente il comando FREEZEOBAMA. Quando si colpiscono donne e bambini , il codice MAKEALLTERR li fa diventare tutti terroristi.

Ovviamente si gioca tutto rigorosamente in G'D MODE.

(P.S.) Sulla manipolazione delle notizie da Gaza sui media mainstream, segnalo due interessanti articoli di Megachip:
"Stragi a Gaza, la verità manipolata da modelli comunicativi articolati".
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza? di Mustafa Barghouti




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