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sabato 30 gennaio 2016

Il genderone e il rischio dell'effetto Forteto



Odio parlare di me ma la premessa è necessaria per tacitare quelli che mi accuseranno di fascismo, nazismo, stalinismo, omofobia, eccetera, eccetera. 
So benissimo che la famiglia tradizionale (ci tocca pure aggettivarla e specificare che è quella formata da maschio, femmina e piccoli, come in natura) può creare problemi e sono consapevole dei rischi che possono annidarsi al suo interno per l'incolumità dei bambini. Tanto consapevole che l'ho patito sulla mia pelle e ci ho fatto sopra i miei begli anni di depressione e analisi. So di cosa parlo, per tacer del fatto di essere pure psicologa. Quindi, che nessuno si permetta.
Chiusa la parentesi, ritengo che il genderone  - che sabato scorso si è tolto le sveglie dal collo e le ha legittimamente agitate nella piazza dello Sveglia Italia - stia reagendo in modo isterico e coerentemente alla deriva sociopatica e tirannica della nostra società all'odierna altrettanto legittima manifestazione denominata "Family Day", contraria alla legge Cirinnà sulle unioni civili, che lui invece auspica.
Cosa vuol dire che la manifestazione di oggi vorrebbe negare "diritti"? Come far capire a costoro che il progressismo in assenza di democrazia non è affatto progresso? Che la democrazia significa anche lasciare che chi si oppone alle nostre richieste e alle nostre idee possa manifestare in libertà in piazza? Difficile farlo, me ne rendo conto, con chi definisce i tradizionalisti "cattolici crociati". Una roba che non sarebbe venuta in mente nemmeno al Califfato ma che denuncia le affinità elettive antidemocratiche di questi talebani con i loro fratelli musulmani. A proposito, addavenì 'a sharia e rimpiangerete i Legionari di Cristo.

Sui social questo genderone multikulticolor ritiene molto intelligente e spiritoso, nonché militante, postare foto di Olindo e Rosa, della famigliola di Shining, della famiglia del Padrino e di quella Addams, per dimostrare che la famiglia (quella che ci ha cresciuti) è disfunzionale, mentre quella arcobaleno, di fatto, fattona o omogenitoriale, in ogni caso tutto fuorché quella di cui sopra, sarebbe governata esclusivamente dall'AMMORE. Il loro slogan è: voi siete ipocriti perché vi tradite e avete due o tre famiglie. Il sottinteso sarebbe "e noi invece".
Ma mi facciano il piacere. 
Dovrei fingere di credere che tra omosessuali non esistano le relazioni basate esclusivamente sul sesso, i tradimenti a ripetizione, gli scazzi, le litigate, gli abbandoni, le cattiverie, i "perché non muori", la noia, l'indifferenza, la stanchezza e l'abitudine, come in tutte le coppie, con figli o meno? E che tra coppie etero non possa esistere l'ammore? Guardate che quello tra Olindo e Rosa tecnicamente era amore. 

Anche un cieco vedrebbe che l'idealizzazione della famiglia gay in atto (idealizzazione che la rende di fatto più normale di quella normale e quindi non uguale) è la stessa adottata dalle multinazionali nelle campagne pubblicitarie quando devono vendere i loro prodotti al pubblico assai appetibile dell'agguerrita minoranza omosessuale.

Corporation love multikulticolor

Se parlaste con un CEO a caso di queste corporation non vi direbbe che gay è bello, ma che fa vendere. E ci sono coppie gay che saranno disposte a spendere centomila dollari in media per un pupo a progetto, scodellato da una donna del terzo mondo o del primo retrocesso in B, bisognosa di soldi e disposta ad affrontare i rischi di una gravidanza (ci si può ancora ammalare e morire, di gravidanza) al termine della quale dovrà consegnare il pupo ai committenti, bubbolini in mano.

Se vendere è l'imperativo, quindi, dopo avere per anni combattuto lo stereotipo della famiglia borghese Perfettini, la famiglia gay diventa la vera e legittima famiglia del MulinoBianco, dove sono tutti inappuntabili già di prima mattina, nessuno litiga, ci si ama, i bimbi sono belli, buoni e sanissimi, soprattutto di mente, e il mondo circostante non contiene crisi economiche, austerità, progetti genocidari e guerre mondiali a bassa intensità. Uno spottone con i fiocchi e falso come ogni spot.

In questa logica bottegaia è normale che, dopo essersi presi a borsettate con Elton John, padre di due pargoli in surroga, Dolce e (Volta)Gabbana se ne escano con la borsa di cui sopra, giustificata, dopo le critiche, con il "si, ma la famiglia rimane quella tradizionale". Non sia che perdiamo qualche cliente tradizionalista. Un amico ancora più cattivo di me, poco fa commentava su Twitter:


Per carità, voglio credere alla sincera motivazione genitoriale delle coppie duebabbi e duemamme e che non assisteremo mai al fenomeno dell'abbandono del pupo in autostrada o nella ruota dei conventi. Però, non per rigirare il coltello nella piaga, il "dov'è la mamma?" e "dov'è il babbo?" ve lo dovete aspettare.  Per non parlare del fatto che con certe macchine per il pianto in funzione notte e giorno non è sufficiente nemmeno tutta la pulsione materna di una donna. L'istinto materno no, è riservato agli animali, non ce l'hanno le donne, figuriamoci gli uomini.
Guardate, a questo punto, se proprio si deve fare, io sarei più favorevole all'impianto dell'utero nell'uomo che sceglie di partorirsi in proprio il figliolo che tanto desidera. Un bell'utero nel quale farsi impiantare l'ovulo, poi l'embrione, far sviluppare il feto e partorirlo con un cesareo, anche con un po' di sano dolore. Non vi propongo l'esperienza, mediante impianto di vagina, del parto naturale, perché sono sicura che, alla seconda gravidanza, "gli aborti si potrebbero fare dal barbiere" (cit.)

A parte le battute, fatemi tornare seria. E' ovvio che finché si parla del desiderio di due persone omosessuali di essere considerate coppia a tutti gli effetti, magari con i rispettivi figli e figliastri nati da unioni precedenti, siamo, credo, tutti d'accordo.
Allo stesso modo però è legittimo chiedersi, soprattutto da parte del legislatore, se un bambino nato da una maternità surrogata, a pagamento e cresciuto in assenza della madre naturale, non veda lesi alcuni suoi diritti civili fondamentali, altrettanto legittimi di quelli accampati dai genitori adottivi.
Ciò che trovo intollerabile soprattutto è l'accusa sistematica di disfunzionalità portata alla famiglia maschio-femmina-piccoli, come giustificazione acritica della necessità di approvare altre forme di famiglia, affidata al martellamento propagandistico dei media. E' una china pericolosa, dove si rischia di sconfinare nel borderline di teorie astruse, tipo il gender, per intenderci, se non decisamente sociopatiche.

Non tutti sono a conoscenza di questo, perché il caso del Forteto gode da anni di una poderosa cortina di omertà non solo in Toscana ma nell'intero paese e solo di recente una coraggiosa e lodevole iniziativa bipartisan della Regione ha permesso, grazie ad una commissione di inchiesta (qui la relazione finale),  seguita ad un'azione giudiziaria durata anni, di far luce su come una comunità gestita da persone condannate per pedofilia e violenze sui minori abbia potuto per anni godere di credito "scientifico" presso Tribunali dei Minori, assistenti sociali, psichiatri, psicologi e naturalmente, politici locali e nazionali. Per non parlare della quindicina di libri usciti sul "modello educativo Forteto" tra il 1980 e il 2010. 

Dalla relazione della commissione traggo alcuni stralci:
"Il 3 gennaio 1985 la Corte d’appello di Firenze condanna Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi per vari capi d’imputazione tra cui «corruzione di minorenne», «sottrazione consensuale di minorenne», «usurpazione di titolo», quest’ultimo reato poi amnistiato per entrambi. Il tutto perpetrato «nell’incutere ad individui dalla personalità – o per età o per altra causa – immatura il timore della riprovazione del “gruppo” costituito dalla comunità guidata dal Fiesoli e dal Goffredi, e dopo aver scardinato, ricorrendo a forme di convincimento ossessive, aggressive, emarginanti ed umilianti, ogni preesistente valore e le figure parentali, in modo da renderli del tutto dipendenti da loro, costretto ad accertare e a praticare il regime di vita da loro imposto nella cooperativa e caratterizzato da promiscuità assoluta tra persone dello stesso sesso; pratica dell’omosessualità; messa a disposizione della cooperativa di ogni risorsa personale; autocritica per colpe mai commesse e per fatti mai compiuti; attribuzioni a terzi di colpe mai commesse; divieto di rapporti eterosessuali anche fra marito e moglie; divieto di contatti con le famiglie di origine e ostilità nei confronti delle stesse da manifestarsi anche con violenza fisica".
[Successivamente alla condanna del 1985]... soprattutto grazie alla difesa di Fiesoli da parte di Gian Paolo Meucci, Ernesto Balducci e altri, la condanna viene dimenticata e Il Forteto diventerà un importante interlocutore della Regione Toscana. In seguito alla denuncia di numerose persone, Fiesoli viene nuovamente arrestato (20 dicembre 2011). Nell'ottobre 2013 inizia il processo su quello che è divenuto un caso nazionale. Il 17 giugno 2015 è stato condannato a 17 anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti e abusi sessuali". 
Continua la relazione:
"Abusi sessuali, violenze fisiche: tutto terribile. Tuttavia, dalle audizioni effettuate abbiamo riportato la sensazione netta che per i minori all’interno del Forteto il disagio più profondo, il dolore più grande in questa assurda classifica dell’orrore derivasse da un sistema che negava loro di sviluppare, coltivare e vivere liberamente i propri sentimenti: verso la famiglia d’origine, con cui si recide ogni contatto e spesso persino i rarissimi figli naturali che esistono all’interno del Forteto vengono tolti alle loro madri ed affidati ad altri; verso un compagno o una compagna, con il sostanziale divieto ad intrattenere relazioni eterosessuali; verso un amico, laddove tutti facevano la spia su tutto e tutti al leader Rodolfo Fiesoli; persino verso i genitori affidatari, visto che capitava che questi potessero essere sostituiti e dato che comunque i doveri genitoriali erano affidati di fatto alla comunità. In questa maniera, impedendo una normale circolazione ‘orizzontale’ dei sentimenti tra i membri della comunità, l’esito naturale era che il solo sentimento possibile si concentrasse verso il capo."
Ecco, non voglio ripagare gli sveglisti con la stessa moneta e dire che la mentalità malata di una comunità settaria e chiusa, prigioniera dei voleri di leader pervertiti debba essere paragonata a quella di coloro che pensano veramente che la famiglia di Jack Torrance sia l'emblema della famiglia tradizionale da combattere; però ammetterete che siamo molto vicini in alcuni casi al puro delirio. E che anche questo atteggiamento fa parte del desiderio autodistruttivo di uccidere i genitori per eliminare le proprie radici e tradizioni, tanto caro e utile all'ultracapitalismo elitario.



La famiglia non è sacra e si può criticare quando merita di essere criticata. Far passare però l'idea che i bimbi ora debbano essere più felici con due mamme o due babbi piuttosto che con una mamma, un babbo, un cane e un gatto, solo perché ciò porta acqua al nostro mulino bianco di consumatori amati dalle multinazionali e risponde al diktat del "vietato vietare", non è assolutamente accettabile.
Non faccio paragoni, voglio solo dire che è già successo che si siano prese per buone e scientifiche delle follie e dei comportamenti criminali solo perché erano percepiti come appartenenti alla "parte giusta" e perché sembravano conquiste del progresso. Stiamo attenti, quindi, all'effetto Forteto.

mercoledì 27 gennaio 2016

Nel Giorno della Memoria, Lameduck ft. Federico Nero


B. Che dici Federico, riusciamo a celebrare un 27 gennaio diverso dal solito, senza retorica più o meno pelosa e cappottini rossi, al netto del politically correct e dell'autocensura, gettando invece qualche secchiata d'acqua gelida in faccia a chi, ancora una volta, non sta vedendo, o meglio, sta negligendo il rischio di una possibile nuova catastrofe in Europa? Nuova ma terribilmente simile a quella Shoah = catastrofe del passato? Cercando anche di capire, se ci riusciamo, chi la sta organizzando e perché?

F. Come ogni anno, la giornata della memoria finisce con l’essere un’occasione sprecata sia per riflettere sul passato, sia per farne tesoro per evitare orrori del genere in futuro. Senza scendere nei dettagli, finiscono tutti per usare “l’evento” in maniera strumentale, senza quella necessaria analisi di una storia che ancora oggi ci coinvolge tutti. 
Per esempio, si potrebbe parlare del rapporto tra campi di sterminio e industria tedesca, andando a “scoprire” che ad Auschwitz si moriva dopo essere stati sfruttati lavorando in condizioni disumane fino alla morte; che Primo Levi riuscì a sopravvivere perché l’industria chimica IG Farben lo aveva selezionato come chimico e stando in laboratorio riuscì ad evitare i lavori più devastanti e, sopratutto, a contrabbandare materiali in cambio di cibo all’interno del lager-industria. Si potrebbe anche parlare dei responsabili della IG Farben che subirono condanne molto lievi (da 1 anno fino a 8 anni) nel processo di Norimberga, e una volta usciti tornarono a ricoprire ruoli di management nella rinascente industria tedesca della Germania Ovest del dopoguerra. Sarebbe interessante, invece ci si limita a raccontarsi che Hitler era un sociopatico che odiava gli ebrei ma sapeva parlare bene in pubblico, quindi convinse i tedeschi ad appoggiarlo e sterminò 6 milioni di ebrei nei campi di concentramento. 


B. Non so se sarai d'accordo con me ma qui in Europa, nell'ambito della terapia dello shock giunta finalmente a colpire al cuore la civiltà democratica, dopo un trionfale tour mondiale, sembra che si stia svolgendo un colossale esperimento a metà tra l'etologia e la psicologia sociale dal pessimo tanfo di eugenetica nazista, con noialtri nel ruolo delle cavie. Mentre le politiche di shock economy ordoliberista si incaricano di devastare la nostra ricchezza, di mettere in discussione le libertà, la democrazia e le conquiste sociali, sostituendole con diritti cosmetici all'insegna del principio del “vietato vietare”, un antico nemico e conquistatore è stato riportato in vita e reintrodotto nel continente, attraverso l'utilizzo dell'arma di migrazione di massa, allo scopo di contribuire a distruggere anche il tessuto sociale delle nazioni europee. Ma non basta. Come sembrano suggerire ambiguamente alcuni sorprendenti documenti dell'ONU, questa migrazione di massa ha lo scopo di sostituire nell'arco di un trentennio la popolazione europea, bianca e dalle radici giudaico cristiane, con popolazioni che sono di fatto in maggioranza islamiche e africane. Con la conseguenza, dovesse la sharia soppiantare la legislazione laica e democratica, di un ritorno traumatico all'oscurantismo.
Allo stesso tempo, l'antico nemico e conquistatore, questo Feroce Saladino v. 2.0, fornito di un formidabile apparato di propaganda, vezzeggiato e coltivato amorevolmente da chi, secondo logica, e secondo la storia del primo decennio di questo nuovo secolo, avrebbe dovuto combatterlo senza pietà, è stato inoculato anche nelle nazioni islamiche che, a fatica, erano riuscite ad affrancarsi sia dal colonialismo occidentale che dal radicalismo religioso, per darsi uno stile di vita laico, propedeutico alla democrazia.
Ecco quindi una vera e propria “questione islamica” che si traduce non solo nelle imprese dell'ISIS ma nel sogno di contro-Reconquista che, da parte degli imam più radicali, viene legata alla famosa questione dei “ventri delle nostre donne che ci daranno la vittoria”.
Hai idea del motivo per cui è stato creato il mostro del radicalismo islamico, che fa ripiombare nell'oscurantismo le genti dei paesi islamici e del perché esso venga usato come cavallo di Troia per questa follia di distruzione nichilista del mondo occidentale? Ma cos'ha veramente in testa questa gente che tiene in ostaggio il mondo?

F. Penso che in Europa stiamo in qualche modo subendo un esperimento di ingegneria sociale con obiettivi che non vengono neanche nascosti più di tanto. Ci sono illustri personaggi della politica che hanno detto chiaramente che i migranti offrono uno stile di vita “che presto sarà uno stile di vita per moltissimi di noi”, dove quel “moltissimi di noi” è riferito ai proletariati nazionali messi in aperto conflitto con il nuovo proletariato europeo
Fino a poco tempo fa l’autoproclamata classe media si sentiva al riparo da tutto questo. Spero abbia capito che sbagliava, che la classe alta li considera dei poveracci da ricondurre a stretto contatto con la durezza del vivere. È il conflitto di classe che diventa anche conflitto etnico, ed è evidente per chi fa il tifo guardando lo scontro dall’alto dei suoi attici di pregio nel centro storico. 

Parlare in senso letterale di progetto di sostituzione della popolazione europee mi sembra troppo, diciamo che non lo reputo possibile (anche se non mi stupirei troppo se scoprissi di sbagliarmi), ma per creare una situazione di fortissima destabilizzazione basta davvero molto meno. 
Se guardiamo i dati ISTAT ed Eurostat, nel 2002 in Italia c’erano 1,34 milioni di stranieri. Nel 2014 la quota di immigrati (sia i molti residenti che i pochi con cittadinanza) era già arrivata a 5,7 milioni, circa il 9,4% sul totale della popolazione. Considerando che questa tendenza continua a crescere, immaginare l’Italia con il 30% di abitanti di origine straniera non è una fantasia, così come non lo è immaginare questi nuovi cittadini organizzati politicamente e socialmente per linee etniche e religiose. Ovvio che l’Islam in questa Italia del futuro avrà un ruolo politico determinante.

In un certo senso si può dire che il radicalismo islamico esiste da quando esiste l’Islam, non saprei dirti se e perché sia stato creato (saprei invece dirti come e perché si è affermato). Ad essere stati creati a tavolino invece sono gli stati arabi e nordafricani post-coloniali. Per tanto tempo in occidente abbiamo pensato che bastassero i dittatori militaristi e laici a tenere in ordine quei paesi, che questo status quo potesse in qualche modo durare per sempre. Purtroppo non è così semplice, come non è sufficiente per noi occidentali dire “non dovevamo fare le primavere arabe” perché, se è vero che queste primavere sono state false, è anche vero che non potevamo certo pensare che questa polvere sarebbe rimasta ordinatamente nascosta e contenuta sotto i tappeti dei vari Ben Alì, Gheddafi, Mubarack, Assad, ecc.. 

Vorrei evitare di colpevolizzare un’intera religione perché non mi sembra giusto. I musulmani laici esistono e spesso vengono nei paesi occidentali proprio per vivere una vita più serena (anche senza voltare del tutto le spalle alla propria cultura) ed è a questi che dovremmo spalancare le porte; ma bisogna anche essere realisti nell'affrontare i problemi. E' un fatto indiscutibile che ogni paese a maggioranza musulmana, o con una consistente minoranza musulmana, ha un grave problema col terrorismo islamico. Siccome in Europa abbiamo scelto – lo so, è un iperbole, ma è così – di inserire nella nostra società questo elemento in quantità sempre più consistente, quello del terrorismo islamico sarà un problema con cui dovremo convivere ancora per molte generazioni, e questa è la visione più ottimista. 


B. Penso che i tempi che stiamo vivendo rappresentino un'opportunità unica per capire finalmente come nascono le situazioni che portano ai genocidi su base etnica e religiosa. 
Sai che sto cominciando a pensare che a noi goyim stia venendo offerta l'opportunità di capire che cosa significasse, nel nostro passato, essere ebrei? E lo stiamo cominciando a capire a calci nei denti perché rischiamo di trovarci nelle stesse condizioni, appena la matematica della demografia comincerà veramente a giocare contro di noi. Noi tutti europei, intendo e anche, purtroppo, per l'ennesima volta, gli ebrei.
Ho visto un documentario israeliano di recente. Un giornalista che si è finto arabo e si è infiltrato nei luoghi di Eurabia dove l'Islam sta imponendosi grazie all'arma di migrazione di massa. Vi si affronta il problema degli ebrei europei e del crescente antisemitismo di stampo islamico che stanno subendo. Cose assai pesanti tipo tentativi di bruciare le sinagoghe, aggressioni ed intimidazioni, di cui stranamente, gli “amici di Israele” nostrani, per non parlare dei media, non riferiscono.
Ma c'è di più. Tra le più fanatiche fautrici dell'immigrazionismo selvaggio in Svezia c'è una certa Barbara Spectre (nomen omen?), che gestisce un centro culturale ebraico. Ovvero: da un lato fai affluire torme di islamici, rispondendo ai voleri dell'agenda neocon globalista e non ti accorgi che tra i primi a patirne le conseguenze vi sono gli ebrei? Ma che gioco stanno giocando anche questi?

F. Quel documentario l'ho visto. Il tipo è chiaramente un ex mistaravim (corpi speciali israeliani che operano infiltrandosi tra gli arabi, fluenti in arabo, capaci di interpretare le ritualità religiose e sociali, ecc.) Ci sono molte cosa da dire a riguardo. In uno dei paesi più trattati nel documentario, la Francia, le aggressioni violente nei confronti degli ebrei sono una “consuetudine” già da anni ormai – per dire, neanche nell’Ucraina di oggi ci si avvicina a quello che succede in Francia – e proprio alla luce di questo, se parli con gli ebrei europei più “ordinari”, cioè quelli che non sono politici, non scrivono sui giornali e non vanno in televisione, vedrai che sono molto allarmati dall’implacabile aumento dell’immigrazione musulmana e in generale hanno reazioni che vanno dalla discreta ostilità all’aperto razzismo. Allo stesso tempo però, ogni paese europeo ha una sua élite “ebraico-piddina” assolutamente insopportabile nell’ipocrita e incrollabile difesa a spada tratta del multiculturalismo e della dissoluzione dello stato nazionale in favore di non si è capito quale nebulosa “multikulti” inevitabile come la morte. Fai il nome di Barbara Spectre, un personaggio emblematico. Di lei ricordo questa dichiarazione: 
“Ritengo ci sia un ritorno di antisemitismo perché in questo momento storico l’Europa non ha ancora imparato ad essere multiculturale. E ritengo che noi saremo i fautori di questa trasformazione che deve avvenire. L’Europa non dovrà più essere l'insieme di società monolitiche che è stata nell’ultimo secolo. Gli ebrei saranno al centro di questa grande trasformazione che l’Europa deve subire. Adesso gli europei stanno entrando nell’età multiculturale, e ci sarà risentimento verso gli ebrei per il nostro ruolo-guida. Ma senza questo ruolo-guida e questa trasformazione, l’Europa non sopravviverà”. Barbara Lerner Spectre, IBA-News, 2010.

Chi ha voglia di approfondire il personaggio avrà di che rimanere disturbato. Queste persone sono insopportabili nella loro ostentata ebraicità internazionale a chiacchiere e ultra-tribale nei fatti, un concetto spiegato estremamente bene da Gilad Atzmon, che però sostiene Corbyn, che a sua volta sostiene la stessa migrazione di massa promossa della simpaticona di cui sopra.


B. Ecco, appunto. La quarta internazionale della rivoluzione permanente. 
Ciò che abbiamo descritto finora, ovvero il ritorno dell'antisemitismo, secondo i media occidentali non esiste ed è solo il parto di menti razziste che si oppongono per sport o insensibilità al multikulti. Ci viene insegnato che la mobilità delle genti - come quella dei capitali - è cosa buona e giusta e che non possiamo opporci a qualcosa che è “inevitabile”. Ci parlano di integrazione ma, tra le righe, si capisce che, ad esempio, a metterci il velo dovremo essere noi donne occidentali, non le islamiche a toglierselo. Inoltre, per chi non avesse ancora capito, a Capodanno il messaggio di quelle prove tecniche di stupro etnico è giunto – sempre a noi ma non ai media propagandistici - forte e chiaro.
Questo di per sé è già grave. Tu però mi stai dicendo che l'elite ebraico-piddina (tutti hanno una questione di piddinitas in casa), in qualche modo ha scelto di tacere i sempre più frequenti casi di aggressione antisemita di stampo islamico in Europa. Non che mi illudessi che l'Europa fosse ormai guarita dall'antisemitismo ma la dimensione del fenomeno, come descritta dal nostro amico mistaravim, mi ha francamente sorpresa e non pensavo avrebbe potuto passare sotto silenzio tra una Giornata della Memoria e l'altra. E invece... 

F. Mi ha sempre lasciato molto perplesso il modo in cui l’élite ebraico-piddina ha sempre taciuto, completamente, la smisurata quantità di azioni antiebraiche del paese eldorado della piddinitas: la civilissima Francia. Mentre viene puntualmente lanciato un livello di allarme medio/alto ogni volta che vengono disegnate svastiche in qualche cimitero ebraico o su una sinagoga in giro per l’Europa, e mentre scatta la “reductio ad hitlerum” per ogni minima stronzata detta da un leghista o da un grillino qualsiasi, o per le azioni anti-immigrazione dei governi ungherese, polacco (e danese, e poi svedese... la lista ormai è in crescita quotidiana), le azioni di violento antisemitismo che da anni – da molti anni – vanno puntualmente in scena in Francia non è mai stata denunciata, e quando dico mai intendo proprio mai. 
Non ricordo di aver mai sentito alcun approfondimento su nessun episodio, a parte gli attacchi terroristici del 2012 (Tolosa e Montauban), azioni terroristiche da prima pagina internazionale di cui comunque si parlò davvero il minimo indispensabile, proprio per non andare ad approfondire lo scenario più ampio e il contesto in cui si sono verificate. In un certo senso si può dire che è successo lo stesso anche con Charlie Hebdo e con il 13 Novembre. 

Stiamo parlando di cose che vanno ben oltre il vandalismo di luoghi ebraici:  centinaia i casi di ebrei aggrediti in strada da gruppetti di maghrebini, picchiati a sangue o accoltellati, fino ad arrivare ad azioni di odio sofisticato come il rapimento con tortura e omicidio, lo stupro etnico e azioni di terrorismo come quello degli attacchi di Tolosa e Montauban. Quest'ultima fu un’azione dai tratti particolarmente raccapriccianti, con l’esecuzione di una bambina di 8 anni con un colpo di pistola sparato a bruciapelo afferrandogli i capelli, dopo che il mitra si era inceppato: un gesto che implica una feroce determinazione mossa dall’odio consapevole, una scelta nella scelta. 

In Svezia la situazione non è molto diversa (gli ebrei lì sono solo 20.000, per lo più laici). Si fa sempre un gran celebrare quanto sia bello che le donne scandinave facciano carriera nel lavoro, che gli uomini si infrociscano felicemente mentre le donne la danno a mezza Europa, che i profughi vengano accolti con tanto amore e welfare e che il multikulti sia oramai la regola. Poi vai a vedere, e scopri che nella multikulti Svezia gli svedesi etnici tengono gli immigrati bene a distanza dai loro quartieri residenziali e che gli ebrei tendono a nascondere la loro identità ebraica in pubblico (niente kippà o catenine con la stella di David). Tra l’altro, quello è un paese molto attivo nella critica a Israele. Sarebbe quindi il minimo che facesse di tutto per evitare che gli ebrei che scelgono l’assimilazione invece del sionismo se ne debbano pentire (cosa che accade sempre di più). Su Haaretz ho letto alcune di queste storie. Di tanto in tanto c’è l’intervista a qualche nuovo Olim (ebreo della diaspora che emigra in Israele) proveniente dall’Europa che racconta il perché della sua scelta di lasciare questa o quella città. Spesso è l’insieme di tante piccole cose a rendere la vita insopportabile, poi accade qualcosa di più pesante e uno sceglie di andarsene. 
Perfino nell’Ucraina odierna dei neonazisti sguinzagliati non si è manifestata un’attività antisemita anomala come quella euro-islamica di Francia, Svezia, Belgio o Regno Unito. Negli ultimi anni gli ebrei che dalla Francia sono emigrati in Israele sono stati migliaia. 

Tornando alla domanda iniziale: perché l’elite ebraico-piddina tace i sempre più frequenti casi di aggressione anti-semita di stampo islamico? Purtroppo una risposta proprio non riesco a darmela. 
Come dicevo prima, i riflettori sulle azioni contro gli ebrei vengono accesi solo se a perpetrarle sono dei gruppi di destra o di estrema destra – spesso ingigantendo la questione a fini politici – mentre vengono regolarmente minimizzati o taciuti quando sono opera di euro-islamici. I fatti di Colonia sono stati emblematici. Hanno dimostrato chiaramente che c’è la volontà di far accettare a tutti costi questa immigrazione di massa, con il supporto di eminenti intellettuali ebrei, chiusi a ogni critica e in netto contrasto anche con la propaganda israeliana di Bibi Netanyahu che, in linea con la tradizione del Likud, vuole equiparare in maniera per lo più strumentale il jihadismo al nazionalismo palestinese. 
Che senso ha? Non riesco a spiegarmelo. Trovo questo comportamento doppiamente suicida per le comunità ebraiche italiane ed europee, perché si chiamano addosso l’odio degli autoctoni insieme a quello degli allogeni, aprendo così le porte a quelli che saranno i loro carnefici di domani. Come hanno in parte fatto a quelli di ieri, e in Italia ne abbiamo avuto un esempio emblematico
Se gli ebrei sembrano non aver fatto tesoro di questa parte della storia, gli europei dimenticano sistematicamente che chi oggi se la prende con gli ebrei domani se la prenderà con loro. Insomma, ci sarebbero proprio parecchie cosa da ricordare durante La Giornata della Memoria. 


B. E che mi dici del sogno sionista di ricondurre la diaspora europea in Israele, magari a qualunque costo? 

F. Sì potrebbe ipotizzare che l’élite ebraica mondiale voglia spingere tutti gli ebrei normali cittadini a scappare dall’Europa islamizzata e a emigrare in Israele per realizzare il sogno del grande Israele, ma anche se l’Aliyah (ritorno in Israele) è costantemente promossa, onestamente mi sembra una gran cazzata. La maggioranza degli ebrei della diaspora europea non ha nessuna intenzione di andare a vivere in Israele. La metà dei circa 1,4 milioni di ebrei che vive nella UE risiede in 4 città: Parigi, Londra, Budapest e Berlino. Israele è un paese molto diverso da queste città; un paese dove la vita è molto più dura anche se sei un benestante e dove vi sono delle differenze culturali abbastanza marcate. È per questo che molto spesso chi emigra sceglie paesi molto più comodi come Canada e Stati Uniti. 

Personalmente, credo che bisogna distinguere gli ebrei della diaspora da quelli israeliani. Il mio rapporto col mondo ebraico è stato sopratutto con ebrei russi e israeliani, degli ebrei assai diversi da quelli della diaspora dell’Europa occidentale (che in tutta onestà proprio non reggo, troppo tribali), ed è bene fare queste distinzioni, perché c’è una crescente – anche se cresce in relativo silenzio – frattura tra questi due mondi dell’ebraismo. 
Se vai a ripercorrere la storia, le politiche più scellerate di Israele sono sempre state quelle promosse dalla potente diaspora occidentale euro-americana, che ha completamente distrutto “la sinistra” israeliana di personaggi come Yitzhak Rabin, con la quale entrò in conflitto dalla seconda metà degli anni ’70 finanziando sia la colonizzazione della Cisgiordania che la bellicosità di Israele. 
Il tema dell’islamizzazione in Europa è molto sentito tra gli israeliani. Non ci si spiega come sia possibile che gli europei lascino offendere le loro democrazie liberali (che ammirano, perché Israele da questo punto di vista è “borderline” e ancora in costruzione) da una cultura che non li rispetta, che vuole prendere tutto e non è disposta a concedere niente. Se vai a vedere, i governi israeliani non hanno mai promosso le politiche migratorie di massa dell’Europa, e quando Viktor Orban ha sostanzialmente implementato nel suo paese la legge israeliana anti-infiltrazione – con tanto di barriera – non hai sentito nessuna dichiarazione di condanna da parte del governo israeliano, nessuna ‘reductio ad hitlerum’ come invece avviene in altre situazioni molto meno pesanti. Se è vero che ci sono tanti intellettuali ebrei a sostegno del multiculturalismo, di israeliani (veri, non col passaporto “tanto per” come certi soggetti) a sostegno dell’islamizzazione dell’Europa ne vedo davvero pochi.


B. In effetti l’allineamento di Israele all’Occidente e all’Unione Europea spesso non è sempre netto e preciso, c’è anche il sospetto che ad Israele non dispiaccia cosa sta facendo Putin in Medio Oriente.

F. A Israele la presenza russa in Medio Oriente non dispiace. Quella russo-israeliana è una relazione profonda, con rapporti di forza e rispetto molto differenti da quelli con gli stati europei e con l'America. Giusto per citare qualcosa: Israele non ha aderito alle sanzioni contro la Russia, Netanyahu ha da anni una linea diretta (ultra-criptata) con Putin, all’orizzonte c’è una partnership speciale con l’Unione Euroasiatica promossa da Mosca e vi sono cooperazioni militari di varia natura in corso da anni. Per capire la differenza di rapporto, prova ad immaginare un Netanyahu che si auto-invita al parlamento russo senza l’approvazione di Putin, cosa che invece ha fatto tranquillamente con Obama. 

Allo stesso tempo, anche a Putin fa comodo avere Israele lì, una sorta di minaccia nei confronti di Iran ed Hezbollah che lui tiene a bada e che quando vuole può decidere di lasciar scatenare. Credo che sulla guerra in Siria vi siano parecchie divergenze tra Washington e Gerusalemme. La presenza russa ha riportato un po’ di ordine, ma l’incrocio di alleanze che si è andato a creare è quanto di più instabile si possa immaginare e fare previsioni è davvero difficile. Per ora l’unica cosa chiara è che, al di là della propaganda, neanche le operazioni russe sono riuscite a chiudere rapidamente la questione, che andrà avanti ancora a lungo anche se saranno raggiunti degli accordi tra le superpotenze. 


B. Tra le colpe dell'occidente, citate sempre dagli esponenti del Terzo Mondo a giustificazione di tutte le proprie mancanze di democrazia e di progresso, vi è ovviamente quella di non aver risolto la questione palestinese. 

F. Riguardo allo stato palestinese, per Israele sarebbe stato sicuramente meglio che questo obiettivo fosse stato raggiunto, perché sarebbe motivo di legittimazione indiscutibile dello stato ebraico e un'esempio (fastidioso, immagina una Palestina democratica e laica) per gli altri paesi della regione. Se invece un'ipotetica Palestina sovrana sprofondasse nel fanatismo islamico e tentasse l'invasione di Israele, a quel punto i palestinesi non avrebbero davvero più nessuna scusa e supporto, e Israele potrebbe rioccuparla con una legittimità a quel punto molto difficile da contestare. Secondo me ciò sarebbe stato possibile fino all'operazione Piombo fuso. Dopo quella, credo proprio che ormai non sia possibile a meno di un miracolo. Nonostante questo però, non ti nascondo che ci spero ancora. Secondo me è ancora possibile. 


B. Non sarà che, se tutto si sta radicalizzando, anche la laicità palestinese sta per essere soppiantata definitivamente dal radicalismo islamico? Dopo Hamas dobbiamo attenderci qualcosa di ancora più radicale?

F. Si, se pensi che una delle ‘strategie’ della resistenza palestinese, promossa apertamente anche dal laico Arafat, era ed è  - soprattutto oggi - la vittoria attraverso la demografia, ovvero sommergere gli ebrei con gli arabi musulmani, vedendo nelle donne il mero strumento di produzione di giovani musulmani, senza dare alcuna prospettiva di benessere né alle madri né ai figli. Sarà per questo che il tasso di crescita della popolazione palestinese è uno dei più alti in assoluto, con Gaza che batte la Cisgiordania (tutto questo discorso senza nulla togliere alle colpe atroci – e suicide – di Israele, ma credo non serva neanche dirlo). Questo genere di mentalità si è affermata nonostante i palestinesi siano molto più laici della maggior parte dei musulmani della regione, un po’ per l’influenza del fronte popolare per la liberazione della Palestina, un po’ perché ormai è da generazioni che sono abituati a relazionarsi quotidianamente con occidentali (sia con europei e americani che con gli israeliani stessi). Immagina invece in quale buco di arcaismo bestiale e isolato vivono tutti quei ragazzi delle periferie di quei paesi arabi e africani affossati nell’ignoranza e tenuti ben alla larga dal mondo sviluppato.


B. Esatto. Quindi anche in Palestina sta prevalendo il mantenimento del caos e la rivoluzione permanente?

F. Sì, credo che il conflitto permanente israelo-palestinese sia un grande successo dell'impero del caos, con più beneficiari: 
– le lobby ebraiche e neocon che usano la situazione con la retorica dell’Olocausto 2.0 e dello scontro di civiltà nei modi che sappiamo (tanto che gli frega, la vita coscritta dell’israeliano e quella reclusa del palestinese mica è la loro). 
– le lobby militari americane (a soci), che in Israele hanno uno straordinario laboratorio di ricerca e sviluppo. 
– i regimi mediorientali tutti, davvero nessuno escluso che, chi più chi meno, nella propaganda a uso interno usa Israele come capro espiatorio a cui imputare tutti i mali del mondo e soprattutto quelli della loro popolazione (tenuta come minimo nell’ignoranza e troppo spesso nella miseria e nella violenza). 
Scendendo nei dettagli, si potrebbe continuare ancora. 
Non so, magari sbaglio, ma Israele e Palestina che vivono in un contesto di pace, anche fredda, vedrebbe crollare tantissimi totem su cui si regge lo status quo del Medio Oriente e della politica statunitense nella regione. Come fai notare, l’influenza esterna oltre ad aver paralizzato la politica israeliana ha anche distrutto “la resistenza” palestinese, ormai ridotta malissimo. In sintesi, si può dire che i palestinesi chiamano la loro rassegnata disperazione “resistenza” e non li si può neanche biasimare perché alla fine non è che abbiano molta scelta. Una situazione che potremmo addirittura definire ridicola se non fosse così tragica, ma è un’industria anche quella: a Gaza fare “il resistente” di professione è l’unico lavoro che permette una carriera degna di nota. In Cisgiordania, per vie un po' diverse, più politiche, anche.


B. Prima ho parlato di armi di migrazione di massa dispiegate contro l'Europa. Secondo te i nostri benpensanti, amanti (non ricambiati) dei rifugiati, fautori delle migrazioni senza rete e, soprattutto, senza aver sentito il parere di chi le migrazioni le subisce, da una parte e dall'altra, si rendono conto di cosa succederebbe a queste moltitudini spostate come pedine il giorno che qualcuno, magari chi le ha movimentate in precedenza, decidesse che non sono più utili al suo scopo? Cosa pensi che succederebbe a migliaia di persone che, per il fatto che distruggono i propri documenti per non farsi identificare, nessuno verrebbe mai a cercare? Sai a cosa sto pensando, vero? Che la storia potrebbe ripetersi.

F. In queste settimane abbiamo spesso sentito dire che l’Europa è a rischio perché è a rischio Schengen. Ecco, penso che dover ascoltare una stronzata del genere dopo milioni di disoccupati e sottoccupati che stanno con le pezze al culo per colpa di un’Europa dalle politiche economiche oscene è uno degli sfregi più grandi che siamo costretti a subire. Tuttavia, questo è ciò che sta accadendo. 
In un certo senso bisogna ringraziare l’Ungheria che, tirando su la sua barriera – che non doveva servire a niente e invece a cambiato le carte in tavola in due settimane di lavori – ha tirato giù il velo dell’ipocrisia di Berlino e Bruxelles, costringendo tutti i paesi limitrofi a fare lo stesso fino ad arrivare alla Germania che parla di “isolare la Grecia” da Schengen e di pagare la Turchia perché faccia il lavoro sporco che sarebbe invece giusto che la UE facesse per conto suo in Grecia e in Italia. La Danimarca adesso intende confiscare gli averi degli immigrati, anche questo più con l’obiettivo di disincentivare gli arrivi che con quello di mettere davvero in pratica questa procedura. L’ennesimo palliativo di un continente che non sa più che cazzo fare per non fare quello che dovrebbe fare. 
Non puoi dire al migrante: “Non venire in Germania ma, se riesci comunque ad arrivare, avrai diritto d’asilo con tanto di abbonamento alla piscina comunale. Basta dire che sei siriano e che il passaporto te lo ha rubato l’ISIS”. 
Poi succede che finisco di parlare con te, apro Twitter e mi appare questo:



Siamo alla farsa, Barbara. E' chiaro che sta arrivando la tragedia.



martedì 26 gennaio 2016

Le cagne di Pavlov


Riusciamo finalmente a ricapitolare e a chiudere il discorso sui fatti di Capodanno a Colonia, al netto del negazionismo ancora imperante da parte della quarta internazionale e delle femministe? Pare di si.

Il governo del Nord-Reno Westfalia, per bocca del ministro degli interni Ralf Jäger,  ha appena presentato al suo parlamento il rapporto ufficiale finale, pubblicato sulla Bild con il titolo "La lista della vergogna" (tradotto in inglese dal sito Breitbart).   
Nel rapporto sono elencate le 821 denunce sporte solo nella città di Colonia - ma il numero totale delle vittime ammonterebbe a più di mille - che riguardano reati che vanno dallo scippo fino a ben 359 casi di aggressione a scopo sessuale e di stupro di gruppo.
I primi episodi denunciati risalgono alle ore 20.00 del 31 dicembre 2015, con la prima aggressione sessuale alle 20.30, ma il Rape Party condotto secondo le modalità dell'infame taharrush gamea, convocato tra gli immigrati nordafricani e mediorientali non solo nel Nord Reno Westfalia ma in tutta la Germania e in altri paesi nordeuropei  - segno inequivocabile di premeditazione e coordinazione in stile swarm attack, come ho già fatto notare nei post precedenti - andò avanti per tutta la notte.

I perpetratori dei crimini di capodanno agirono praticamente indisturbati perché è ormai dimostrato che le forze dell'ordine attesero fino ad oltre mezzanotte prima di intervenire nelle strade e piazze dove stava accadendo l'inferno, documentato anche da questa testimonianza di un'italiana a Colonia. Ricordo, tra parentesi, che invece le autorità finlandesi erano state messe in guardia preventivamente da qualche tipo di intelligence, proprio dai tedeschi.
Il 1° gennaio la Polizia di Colonia rilasciò un surreale comunicato del tipo: "Tutto si è svolto in tranquillità questa notte". Non si sa se per coprire la propria impreparazione di fronte ad un fenomeno totalmente nuovo (un nuovo tipo di attacco terroristico, in pratica) che alcuni suoi esponenti hanno ammesso in seguito non sarebbero comunque stati in grado di affrontare, oppure per parare il culone alla cancelliera che aveva appena raccontato ai tedeschi, tutta vestita di rosso, nel suo messaggio di fine anno, quanto sono belli&buoni i migranti e quando dobbiamo accoglierli con generosità.

La censura più grave comunque riguardò i media di tutta Europa. Si dovettero attendere giorni, in alcuni casi fino ad una settimana, prima che le notizie, accuratamente ignorate, giungessero finalmente in testa ai titoli di cronaca.
Ora si sa finalmente che quello di San Silvestro fu un attacco preordinato e condotto da immigrati islamici, alcuni dei quali introdottisi in Germania spacciandosi come profughi e compresi minorenni della terza generazione (per la serie i grandi successi dell'integrazione). La matrice islamica è confermata anche grazie al solito immancabile imam troppo sincero che ha sentito il bisogno - excusatio non petita - di addossare la colpa di ciò che accadde alle tedesche ai loro abiti succinti (in dicembre?) e ai loro profumi. 

Tutto ciò viene rivelato mentre Angela Merkel, secondo un insigne psichiatra tedesco, sarebbe sull'orlo di una crisi di nervi per essersi lasciata andare al delirio di potenza dell'accoglienza no limits senza premunirsi di uno straccetto di piano B. La "statista" non si è nemmeno accorta che qualcuno le ha dichiarato guerra, se è per questo, e che lo scherzetto degli stupratori con il dito le costerà probabilmente la carriera. Ecco cosa accade a non guardarsi le spalle mentre ci si preoccupa solo di fottere i propri vicini. Io il burn-out della Mutti lo chiamerei, se il collega me lo permette, Disturbo da Stress Post Distruzione dell'Europa.

Tirate le conclusioni di ciò che è accaduto, qualcuno si sta chiedendo per caso, oltre a chi potrebbe aver organizzato l'attacco alle donne europee, Merkel compresa, chi ha deciso, dall'alto, di occultare ancora una volta la verità sui crimini sempre più frequenti commessi dai "nuovi europei" ai danni degli indiani d'Europa? Verità che, dopo il tappo saltato a San Silvestro, tra venendo fuori con cifre da capogiro e sempre nuove segnalazioni di coperture e muri di gomma governativi giustificati da esigenze di antirazzismo. Antirazzismo a senso unico, naturalmente. Gli uomini che odiano le donne sono liberi, a quanto pare, di passare all'azione, se vengono da fuori.
Qualcuno si sta chiedendo da noi in Italia, inoltre, come mai finora l'unica iniziativa politica di analisi e condanna dei fatti di Capodanno è stata organizzata dall'opposizione? Perché vi è stato il silenzio delle donne del governo, del PD, del fottisindacato, della società civile e di tutto il cucuzzaro e anche del sempre attento Beppe Grillo che, sul suo blog, ha atteso il 14 gennaio, per giunta riprendendo solo un ottimo articolo di Marcello Foa pubblicato sul Giornale? Quale grande manovratore ha avuto paura di disturbare, se è concessa la malizia? O era troppo impegnato al cancello? Saranno sfumature e sottigliezze ma rischiano di diventare prove.

E le cagne, direte voi? Eccomi. Sono andata a vedere se, dopo la conclusione dell'inchiesta sui fatti di Colonia, le sorelle di quelle ragazze traumatizzate a Colonia avevano avuto un moto di vergogna e avessero sentito il bisogno di scusarsi, magari imputando l'ignoranza alla cappa di silenzio mediatico. Voglio essere generosa, va'.
Macché, il loro migrante immaginario, il buon selvaggio inesistente del cui giudizio hanno una paura fottuta, è ancora lì, nelle loro testoline, a cercare di convincerle che non è successo niente. E difatti, come Jack Torrance di fronte alla Adler all'Overlook Hotel, continuano a ripetere: " Non è successo niente, non è successo niente, non è successo niente..."



Il cortocircuito del femminismo è lo stesso del '68. Uccidere il padre. E, in più, senza aver fatto i conti con la madre, che per altro odiano ancora di più. Quindi, per alleviare la propria sofferenza, è auspicabile la scomparsa della propria specie. Solo un grande desiderio di autodistruzione può spiegare questi tempi all'insegna della dittatura del kali yuga femmina.

Se in questi giorni il giustificazionismo dell'esemplare peggiore di predatore, ovvero lo stupratore di guerra, ha raggiunto vette insuperabili nel mondo femmidiota e in quello parallelo dei femmicicisbei, negandone le colpe e sostituendolo con il buon selvaggio inesistente attraverso una vera e propria character santification, è perché questo Unico Grande Cervello misericordioso, passivo, perennemente mestruato che è il cervello formato da un unico enorme emisfero sinistro, per giunta sottomesso ai voleri del peggiore ultracapitalismo, ha bisogno di sentirsi buono con chiunque sia altro da sé. Avete più possibilità di sopravvivere alla loro furia autogenocida se siete un anellide o una tenia, piuttosto che un(a) loro simile.
Credevo sinceramente di non dover più sentire in vita mia e per giunta da delle donne, dei dotti distinguo tra "vero stupro" (il dito non conta, a quanto pare) e atti di libidine violenta come ai tempi dei processi alle violentate degli anni settanta. Tanto più quando ogni giorno viene chiamato stupro qualsiasi atto compiuto dal maschio indiano d'Europa sul "corpo delle donne".
Rendo onore a Lorella di essersi accorta di qualcosa di patologico nella reazione delle femministe e dei loro eunuchi, in Italia ma non solo, in questo mese, ma temo di non aver visto altre mani alzate in sala.

Gli esempi di collaborazioniste da rapare a zero si sprecano ma vorrei citare un piccolo parterre de reines.
Come la professoressa norvegese Unni Wikan che nei suoi lavori dichiara che "la donna norvegese deve capire che viviamo in una società multiculturale e che deve adattarsi ad essa." Forse anche all'infibulazione e non solo al velo, dobbiamo sottintendere?
Le coloniesi che si scusano con i selvaggi per la xenofobia offrendo loro rose.
Questa che snocciola il rosario dei benaltrismi in un articolo che è il Modello Unico sul quale sono stati scritti tutti i contributi di stampo sinistro-femminista sui fatti di Colonia. Sembra che si mettano d'accordo ma vi spiegherò poi nei prossimi giorni perché ragionano proprio tutti con lo stesso cerebro.

L'apice però lo tocca questa cretina accademica che addirittura "a volte non vorrebbe essere bianca".
Ma no, mica al mare quando tutti sono già abbronzati e tu sei appena arrivata uscendo dall'inverno passato in ufficio. Lei, Ali Michael, soffre tanto per quello che i bianchi hanno fatto al resto del mondo, popolato da colorati carini e coccolosi e senza peccato. Soffre talmente che decise di non riprodursi, per non godere del privilegio biologico di nascere bianchi. Leggete, leggetene tutti.
Chissà se il collega tedesco avrebbe tempo di farci una diagnosi espressa anche per questa. Io penso semplicemente che il suo babbo e la sua mamma non l'abbiano amata abbastanza da piccola. Oppure l'abbiano picchiata, ma non abbastanza.



Addendum



Di fronte ad un'immagine come questa, riesce il Grande Cervello Unico degli auto€genocidi a spiegarsene il senso? La Svezia non ha mai colonizzato nessuno, è il paese più generoso in termini di welfare. Oggi si sta praticamente autodistruggendo in nome dell'accoglienza. Quindi, per quale diavolo di motivo questi esagitati diversamente svedesi ne bruciano la bandiera?
Sarà Sindrome di Stoccolma?



venerdì 22 gennaio 2016

Froci, sì



Froci, sì. Perché, a differenza di qualunque animale e perfino della più bassa forma di vita sulla Terra, vi state facendo portar via il territorio senza reagire. E perché non capite che, se vi stanno già attaccando le donne, vuol dire che sono già arrivati, sono praticamente in Via della Conciliazione.

Froci, sì. Perché da imprenditori pensate che importare schiavi dal terzo mondo non sindacalizzati, che costano poco e che schiavi lo sono fino al midollo da secoli, vi permetterà di svuotare i magazzini di quella merce che non vendete perché i pesci più grossi di voi stanno distruggendo l'economia periferica, ammazzandovi i compratori, per fottervi meglio le aziende.

Froci, sì. Perché da operai, impiegati, pensionati uniti nell'unico scopo di vita di votare a sinistra alle elezioni non avete ancora capito che è bastato un battito di ciglia e un mossa d'anca di una delle loro madonne del Palio, del capriccio del momento di uno dei loro omini grigi, per distruggere quella Costituzione che i vostri padri sono morti per istituire e difendere.

Froci, sì. Perché da operai, impiegati, pensionati uniti nell'unico scopo di vita di votare sempre e comunque a sinistra; cascasse il mondo, ci colpisse l'asteroide, ci invadessero gli alieni oppure l'Altissimo decidesse che l'Umanità gli è venuta a noia e vale quindi la pena di sterminarla con un supervirus, non avete ancora capito che questo - il votare a sinistra - non vi salverà.

Froci, sì. Anzi, froce. Perché il vostro unico nemico è il maschio decadente vostro pari che avete contribuito a modellarvi accanto pezzo per pezzo giocando con il secchiello e la paletta, illudendovi di aver creato l'uomo nuovo ed esservi emancipate. Un uomo che avete ridotto a un bambolotto da vestire, pettinare e depilare e che ora non è ovviamente più in grado di fare l'uomo.

Froci, sì. Perché da bambolotti lisciati e pettinati, asessuati, metrosexual o sapiosexual, vi toccherà combattere come gli uomini di una volta e temo non vi piacerà.

Froci, sì. Perché, e mi riferisco agli omosessuali, in un mondo che cade a pezzi, con i saraceni alle porte  che non aspettano altro che di lapidarvi o gettarvi dall'alto delle torri abbracciati ai vostri ganzi, e la miseria che incombe, il vostro unico problema sono i confetti e il farvi cuocere nel Dolce Forno, su prenotazione e a caro prezzo da una donna povera qualunque, un pupattolo che un giorno, dopo averlo amato di sincero amore, nutrito e protetto e colmato di ogni attenzione e bene, vi chiederà: "Dov'è la mia mamma?"

Froci, sì. Perché da comunisti, pidiessini, diessini, piddini e ultrasinistri, non siete ancora andati a linciare la vostra classe dirigente collusa con e venduta al capitale. Il fatto che il capitale ormai sia di stretta fede trotzkista e propugni la rivoluzione permanente, e per questo vi sentiate così accomunati in amorosi sensi, non costituisce circostanza attenuante.

Froci, sì. Perché da dirigenza comunista, pidiessina, diessina, piddina e ultrasinistra avete perso anche l'ultimo brandello di dignità e ne andate fieri.

Froci, sì. Perché da cattolici non riempite ogni giorno Piazza San Pietro facendo salire il "buuuuu!" fino alle orecchie dell'Altissimo. Perché sembrate contenti che questa gestione vaticana stia consegnando all'Islam i cristiani già bell'e legati mani e piedi. Perché avete accettato passivamente fino ad ora e fin dai tempi di Wojtyla, che Cristo, il Dio misericordioso ma giusto e all'occorrenza implacabile come suo Padre, venisse sostituito dalla mollezza materna e passiva del culto di Maria.

Froci, sì. Perché, da giornalisti non provate mai il morso allo stomaco della fame di Verità ma rimanete nei vostri salotti settecenteschi, incipriandovi le parrucche da lacchè e offrendoci solo il té avvelenato delle vostre menzogne ben pagate e remunerate con il sudore delle vostre lingue.

Froci, sì. Perché da politici di sinistra, di centro e di destra e di ogni dove, avete accettato di diventare solo degli esecutori, dei spingibottone, degli alzamano, degli scaldasedia e in generale delle pedine spostabili dal bianco al nero della scacchiera senza alcuno scrupolo morale da parte vostra. Perché non vi accorgete che, quando l'ultimo di voi sarà stato sostituito da uno dei loro maggiordomi ancora più fidati, non servirete più a niente, nemmeno a tenere in piedi la pantomima della corruzione.

Froci, sì. Perché da intellettuali avete sposato la dittatura del politicamente corretto, che vi impedisce di chiamare le cose con il loro nome, vi costringe a mettere in pausa il discorso per cercare quel vocabolo giusto, asettico, che non urti la suscettibilità di nessuno. Perché seguite la corrente, la moda, il richiamo della foresta, andate dietro alla calamita del potere come la ferrite, pronti a scandalizzarvi, a denunciare, a piagnucolare sul bimbetto morto per la scelleratezza del padre, mentre altri bimbi muoiono per la scelleratezza dei vostri padroni nel vostro più assoluto silenzio colpevole.

Froci, sì. Perché il buonismo vi ucciderà. Il buonismo che riservate ai Tartari e non ai vostri vicini. Perché implorerete pietà e non ve ne sarà data.

Offesi? Indignados? Vediamo se dandovi dei froci riesco ad attirare la vostra attenzione. O preferite più semplicemente essere chiamati traditori?

mercoledì 20 gennaio 2016

La guerra mondiale permanente


Il più grande successo della globalizzazione (metafora glamour del concetto di modo di produzione globalizzato) è stato quello di celare ai popoli, grazie alla manipolazione dei media e la creazione di una realtà virtuale che di fatto ci fa vivere immersi nella propaganda, il fatto di vivere in perenne stato di guerra. Il senso della Matrix è proprio questo. La più grande menzogna degli ultimi decenni è l'illusione della Pace.
L'inganno e la beffa. Come il consegnare premi Nobel  proprio in nome di quella pace fittizia ad entità che perseguono la guerra e il genocidio in maniera continuativa, da almeno quarant'anni. 

Se non siete ancora convinti di essere in guerra vi chiedo:

- in quale altra circostanza storica se non la guerra i popoli vengono costretti sotto il tallone di ferro di un occupante straniero attraverso un governo collaborazionista?
- la gente comune (d'ora in poi in senso orwelliano) è costretta a vivere nell'incertezza del proprio futuro economico, con lo spettro della perdita dei propri beni e perfino della casa in cui vive?
- è sottoposta ad una tassazione di guerra, dove l'oro alla Patria (pardon, alla Banca) è ormai consuetudine?
- nel linguaggio del potere dominano l'imperativo categorico, l'ineluttabile, l'irreversibile e la mancanza di alternative?
- la comunicazione dall'alto verso il basso è al 99% propaganda?
- viene perpetrata sistematicamente la lotta a qualunque tipo di identità?
- il privato è ormai stabilmente pubblico?
- la pseudospeciazione culturale ci riguarda personalmente?
- la gente comune perde il lavoro ed è costretta ad arrabattarsi, con la prospettiva di un futuro da retrocessi nella povertà?
- si rimanda qualunque decisione riguardante il proprio futuro perché non si sa che vi sarà mai per noi e per i nostri figli un futuro?
- la depressione è ormai anch'essa permanente (e viene sapientemente coltivata e cristallizzata)?
- la gente comune perde la propria tranquillità domestica a causa dell'invasione del proprio territorio da parte di stranieri arruolati sotto la bandiera del diritto di preda?
- le donne cominciano a temere di far parte di questo diritto di preda, tipico dello stato di guerra?
- gli indici di mortalità iniziano ad assomigliare a quelli del tempo di guerra?
- esistono dei profughi e noi stessi cominciamo a temere di doverlo diventare?
- vengono organizzati trasferimenti di massa di popolazioni senza che ne sia chiaro lo scopo e sia stabilita precisamente la loro destinazione?
- si risente, nella comunicazione ufficiale, la parola deportazione?
- si affaccia la possibilità della perpetrazione di un genocidio che, la storia insegna, può essere facilmente implementato quando sussiste uno stato di guerra e vengono soddisfatte le condizioni di cui sopra?
- non è chiaro chi sarà l'oggetto di questo genocidio ma possiamo intuirlo?

E ancora, rispetto alle guerre convenzionali del passato, come circostanze aggravanti:

- si ha la netta percezione che nessun esercito stia combattendo per difenderci. Anzi, gli eserciti sono stati eliminati, tranne quello dell'invasore, e che si tratti di una guerra asimmetrica dove si suggerisce che noi potremmo essere coloro che sono stati designati come gli sconfitti?
- che non esista nemmeno uno straccio di Resistenza che si opponga militarmente all'oppressore?
- che l'entità suprema a capo della propria grande religione di riferimento, sussistendo oltretutto, all'interna della guerra permanente, un parallelo scontro tra religioni, stia dalla parte del nemico?
- che il concetto di stabilità, continuamente ripetuto, rimandi, più che alla stabilità statica, a quella dinamica dello stato di rivoluzione, di conflitto permanente?



lunedì 18 gennaio 2016

Donna e Islam. Ci odiano



Nadia Sotiriou mi ha inviato questo articolo di Samuel Schirmbeck uscito sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung dell'11 gennaio scorso, che volentieri pubblico, ringraziandola di cuore per l'aiuto nella traduzione dal tedesco.
L'autore, giornalista e documentarista, fino al 2001 corrispondente di ARD dall'Algeria, nella sua analisi centra alcuni punti fondamentali al fine della comprensione non solo dei fatti di Colonia ma del problema più generale della questione femminile nel mondo islamico, della sua lotta tra laicità e fondamentalismo e del mito dell'integrazione in Europa delle popolazioni migranti islamiche, presentata dalla propaganda globalista ed eurocratica come processo automatico, benefico e privo di controindicazioni. La realtà, come leggerete, è assai più complessa e problematica. Buona lettura.

La Donna nell’immaginario musulmano. Ci odiano 

di Samuel Schirmbeck

Quanto è accaduto a Capodanno a Colonia accade migliaia di volte di più in Nord Africa e nel mondo arabo proprio ora, in questo momento e in pieno giorno, come fosse una cosa normalissima. Le donne vengono molestate sessualmente, umiliate, apostrofate come "troie" o "puttane"e avessero mai il coraggio di opporsi a questi attacchi. 

La scrittrice e femminista egiziana Mona Eltahawy ha descritto questo fenomeno e le sue cause in un articolo del 2 maggio 2012 sul quotidiano francese "Le Monde":

"Bisogna finalmente dirlo. Sì, (gli uomini del mondo arabo) ci odiano. Per carità, le donne hanno problemi in tutto il mondo. Gli Stati Uniti non hanno ancora avuto una donna presidente; ed è vero che, in molti paesi occidentali (io vivo in uno di loro), le donne continuano ad essere trattate spesso come oggetti. 
Ma, se si tenta di discutere le ragioni per cui le società arabe odiano le donne, il discorso generalmente tende a finire qui.
Nominatemi un paese arabo qualunque e potrò recitare una litania di esempi di comportamento brutale verso le donne. E' mille volte peggio di quanto si pensi, ed è un fenomeno alimentato da un mix tossico di cultura e religione, con il quale sembra che solo poche persone abbiano il coraggio di confrontarsi, per paura di essere accusati di blasfemia o di comportamento offensivo." 

Il caso dell'esplosione di violenze a Colonia è stato così dirompente che il "mix velenoso di cultura e religione" che Mona Eltahawy rendiconta in dettaglio nel suo libro " Foulards et Hymens. Pourquoi le Moyen Orient doit faire sa révolution sexuelle"(Velo e imene. Perché il Medio Oriente deve fare la sua rivoluzione sessuale"), non può più essere negato o minimizzato, come stanno cercando di fare gli esponenti della sinistra o della comunità  musulmana. 
Come, ad esempio, il quotidiano di sinistra "taz", che descrive l’ondata di indignazione per gli attacchi subiti dalle donne la notte di San Silvestro: "il tentativo di riprodurre lo stereotipo razzista della donna bianca innocente che ha bisogno di essere protetta contro l'uomo musulmano aggressivo". 
Eppure è proprio una giovane donna mediorientale, non "bianca", a descrivere in dettaglio come è stata palpeggiata da dozzine di mani dappertutto: "E non ho mai avuto l'impressione che avessero la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato". 

Le donne non possono sfuggire 

E' probabile che anche lei, pur se musulmana ed egiziana, verrebbe alla fine, per queste parole, classificata come "razzista". 
Del resto il commissario degli affari religiosi turchi (DITIB) per il dialogo interreligioso in Germania, Bekir Alboga, ha già messo in guardia chi volesse cedere alla "culturalizzazione del crimine", e la studiosa islamica Lamya Kaddor ha dichiarato che "all’Oktoberfest di Monaco di Baviera e al Carnevale di Colonia accade di frequente che uomini ubriachi molestino e infastidiscano sessualmente le donne." 
Le molestie vengono prontamente liquidate come danni collaterali di questi eventi.
Davvero? La differenza è che la violenza sessuale in Nord Africa e in Medio Oriente fa parte della vita quotidiana delle donne ed è qualcosa a cui nessuna donna può sfuggire, visto che, in questo senso, lì è sempre Oktoberfest o Carnevale, e la violenza inizia nel momento in cui si esce dalla porta di casa.

Nawel, una collega algerina, mi riferì delle sistematiche molestie subite sugli autobus. Nonostante rifiutasse il velo, per affrontare il viaggio si copriva con un hijab e questo ancora non era sufficiente ad impedire agli uomini di procurarsi soddisfazione attraverso il contatto con il suo corpo.
Rachida è una collaboratrice marocchina che un giorno ho dovuto far venire a prendere in bicicletta e accompagnare a casa dalle mie guardie di sicurezza. Aveva deciso di abbandonare la djellaba (la tunica), ed è stata inseguita da giovani con coltelli. Fu portata via coi capelli al vento e in jeans sulla canna della bici, passando davanti ai suoi aguzzini.

Minacce di morte da parte dei fondamentalisti 

Le aggressioni a sfondo sessuale nei paesi islamici non sono l'eccezione ma la regola. Una donna musulmana in Germania può prendere l'autobus senza temere di venire palpeggiata; una donna europea in Nord Africa, no. Di questo ho potuto convincermi durante il mio soggiorno di dieci anni in Algeria e Marocco. Una donna musulmana può andare al mercato in Germania senza sentire improvvisamente mani di uomini sul sedere, una donna europea in Nord Africa, no. La donna occidentale è considerata da molti giovani nordafricani alla stregua di una prostituta, perché "lo fa anche prima del matrimonio con molti uomini." Perfino se sta facendo una passeggiata in un prato con il figlioletto di sette anni per mano – essendo quindi una madre, una, per così dire, "vacca sacra", non può evitare che spuntino giovani che la importunano e le sussurrano parole volgari all’orecchio. 
La divisione islamica bipolare del mondo in "credenti" e "infedeli" incoraggia le violenze sulle donne "occidentali" in quanto "infedeli". Laggiù ci si salva solo con una rapida inversione a U e la rinuncia a qualsivoglia altra passeggiata. 

Nel mio decennio trascorso in Nord Africa ho incontrato molti musulmani, donne e uomini, che trovavano abominevole questo modo di considerare le donne "occidentali". 
Tenevano a grande distanza i predicatori, che dividevano il mondo  in "credenti" e "infedeli", e si impegnavano per un'interpretazione umana e cosmopolita del Corano, scrivendo con coraggio e senza timore contro l'oscurantismo religioso e attaccando gli uomini più potenti dei loro stati dittatoriali. Erano uomini e donne, intellettuali, artisti, ma anche la cosiddetta gente comune. E' per loro che sono rimasto ad Algeri nonostante le minacce di morte ricevute dai fondamentalisti.
Il problema però è che la maggior parte dei dibattiti significativi sull’Islam in paesi sia musulmani che non, negano la discussione teologica su come si possa superare la fatale dicotomia fedele/infedele e come si debbano considerare ed integrare i musulmani di comportamento non dogmatico all'interno dell’Islam. 
I miei amici ed interlocutori in Nord Africa hanno rischiato molto di più di quanto non abbiano rischiato nel '68 i miei compagni politici: ovvero l'omicidio, la tortura e la reclusione. Come durante l'insurrezione dell'ottobre del 1988, la prima e in questo paese quasi non percepita, chiamata Arabellion. Hanno fatto irruzione negli uffici e ministeri del Partito di Unità Algerino e sono state attaccate le stazioni di polizia, senza che venisse pronunciato un solo slogan religioso. E' da queste persone  che sono stato influenzato per le mie opinioni sui musulmani. 

Il dissenso musulmano viene deriso come "islamofobo" 

Ciò che mi scioccò ancor di più, al mio ritorno dal Nord Africa, fu la concezione i miei vecchi compagni avevano del mondo musulmano, corrispondente a quella del mainstream liberale di sinistra, la SPD e i Verdi. Non sembravano avere la minima idea di quello che stesse succedendo, di quello che subivano le donne sotto il diktat religioso, di come venissero intimiditi i dissidenti dello stato islamico. Sembravano ignorare completamente quanto Islam e dittatura vadano in ultima analisi di pari passo quando si tratta di combattere i loro principali nemici comuni: la democrazia, i diritti umani, la libertà religiosa, l'uguaglianza. 
Il dissenso musulmano di persone come Necla Kelek, Seyran Ates, Taslima, Hirsi Ali, eccetera, non è stato preso sul serio dalla sinistra e dai liberali di sinistra in Germania, se non addirittura ridicolizzato o etichettato come "islamofobia". 

La libertà di espressione e la democrazia non sono necessariamente valori desiderabili nel mondo arabo. L'intero spettro di sinistra e liberale di sinistra tuttavia ha voluto a tutti i costi creare un comitato di protezione multiculturale a favore del velo e dell’immagine della donna ad esso collegata, ovvero di odio verso il mondo occidentale, proteggendo l'Islam da qualsiasi critica. 
Oggi questo atteggiamento si ripresenta nuovamente con la "cultura dell'accoglienza" e la retorica delle affermazioni tipo "l'Islam è di casa in Germania". Basti ricordare l'esultanza del Capogruppo dei Verdi Katrin Göring-Eckardt, su tutti i canali televisivi, alla sentenza della corte suprema che ha ammesso il velo per le insegnanti nelle aule tedesche. Eppure l'imposizione del velo è più frequente nei luoghi dove domina l’integralismo. 

L'atteggiamento nevrotico nei confronti dei musulmani

Si spera che gli eventi di Colonia pongano fine ai discorsi sui "musulmani" che non si possono offendere (termine, quello di "musulmani", usato dai fondamentalisti come termine generico per tutti i credenti Islamici mentre in passato si distingueva tra egiziani, algerini, marocchini, eccetera.)  Si spera che si parli di persone da trattare come verremmo trattati noi stessi: ovvero come adulti responsabili, capaci di apprendere e di sostenere critiche, e non bambini ai quali non si può toccare il gioco prediletto, in questo caso la religione, altrimenti si arrabbiano e spaccano tutto.
Finora ciò non è accaduto. Ci si è rapportati con i musulmani in modo nevrotico. Si dovrebbe invece prendere esempio da quegli intellettuali musulmani nel mondo arabo che hanno da tempo capito che la critica dell'Islam non significa un attacco contro i musulmani ma la presa di distanza dai suoi eccessi disumanizzanti nei confronti delle donne, degli omosessuali, dei pensatori indipendenti e dei cosiddetti " infedeli", e quindi parimenti contro milioni di donne e uomini musulmani. 

Anche in questo caso, si può prendere esempio da scrittori musulmani come Boualem Sansal, Abdellah Taia, Mona Eltahawy, Mohamed Choukri o infine Kateb Yacine, dal cui romanzo di fama mondiale "Nedschma" traggo questa frase, scritta prima dell'avvento del velo fondamentalista: "Mucchi di capelli di fragile ferro incandescente su cui il sole si affolla confuso come una manciata di vespe". Che mondo musulmano bello, intelligente, affascinante e divertente esiste ancora oggi e potrebbe tornare ad esistere sempre più, se si smettesse di giustificarne lo spirito più distruttivo! Perché non prendere coraggio o ascoltare Tareq Oubrou, l'imam della moschea di Bordeaux? 
Egli invita i musulmani a moderare l'ostentazione dei propri segni religiosi, cioè il velo, per rispetto verso un pubblico europeo meno religioso, tanto più che il velo per la fede è solo un accessorio. 

Gli uomini prendono dal Corano ciò che gli conviene 

Una volta, quando mostrai la Kleinmarkthalle, il mercato al coperto di Francoforte ad un’amica marocchina di Rabat, ella commentò con mia grande sorpresa: "Questo è il miglior soukh che abbia mai visitato". "La nostra Kleinmarkthalle?" chiesi, "senza i colori del Marocco, senza i cremisi e il giallo zafferano delle piramidi di spezie?" "Si", ripose. "Senza il blu dei lividi delle gomitate, che sbattono per caso nel seno da farti piangere per il dolore. Senza il verde di toccate e palpeggiamenti da qualche altra parte. È vero, questi colori del Marocco la vostra Kleinmarkthalle non li ha." 
"Nella Kleinmarkthalle governano le donne e non il Corano" mi scappò. "Pardon, non volevo offendere il Corano. So che il Corano dice anche che gli uomini dovrebbero abbassare gli occhi quando incontrano una donna, e non solo le donne, quando incontrano gli uomini."
"Non c'è bisogno di chiedere scusa", replicò la mia amica,"perché il Corano viene costantemente interpretato dagli uomini, che da esso prendono ciò che fa loro comodo. 
Per esempio la sura 4, versetto 34: "Gli uomini sono superiori alle donne, perché Dio li ha distinti«. O la sura 2, versetto 228: "Gli uomini hanno un grado sopra di loro. Dio è eccelso e saggio." O ancora la sura 2, versetto 223: "Le vostre mogli sono come un campo da semina. Andate al vostro campo, dovunque volete". 
Queste frasi vengono ben memorizzate dagli uomini. Non solo nei confronti della, pardon, "semina" delle mogli. Da tempo il concetto è stato trasferito agli uomini non sposati, che tutti i giorni sentono il bisogno impellente di "seminare", perché sono poveri e non hanno i soldi per sposarsi. "Non è colpa mia", si dicono, e vanno ad palpeggiare il loro pezzo quotidiano di donna." 
"Non sembra una bella cosa", dissi. "Che dovrebbero fare i giovani?" continua la mia visitatrice da Rabat. "Il sesso prima del matrimonio da noi  è proibito dalla legge perché è considerato fornicazione dall'Islam. Sai, c'è questo conflitto tra i comandamenti religiosi e la realtà della vita odierna, che porta gli uomini in stato di permanente emergenza sessuale. Delle donne non parla nessuno." 

Le donne con le gonne corte vengono apostrofate "troie" 

Nei dieci anni della mia permanenza in Nordafrica e anche durante i viaggi successivi non ho incontrato una sola donna che non avesse una storia di molestie sessuali da raccontare.

Con la crescente islamizzazione di Algeria e Marocco il solo indossare una gonna può causare aggressioni. Come quello che è successo a Inezgane vicino ad Agadir. Nel giugno 2015 il giorno prima dell'inizio del Ramadan, due giovani donne marocchine di nome Sanaa e Siham andarono a fare acquisti nel Soukh di Inezgane. Le due donne indossavano gonne che scoprivano le ginocchia. Quando un commerciante le vide, cominciò a dire che tale modo di vestire offendeva il pudore di tutti i marocchini, al che una folla attorniò le due donne, le apostrofò come troie, mentre giovani uomini si avvicinavano alle due ragazze, le toccavano e facevano loro gesti volgari. 
I poliziotti chiamati da un altro commerciante per proteggere le giovani, trovò l’abbigliamento di Sanaa e Sihams ugualmente vergognoso. 
Le due donne furono arrestate e condotte il mattino dopo di fronte al procuratore. Nello stesso Soukh pochi giorni dopo due uomini considerati gay vennero picchiati e anch’essi arrestati. In entrambi i casi nessun Ulema protestò. In compenso, ad Agadir nella segnaletica turistica comparvero cartelli con la scritta "Rispettate il Ramadan. No bikini" per impedire alle marocchine e alle straniere di prendere il sole in spiaggia.

Poco dopo, in agosto, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun commentò questi episodi in quresti termini: "E 'ora che il governo risponda a questa nuova dittatura dell'ignoranza, della frustrazione e della stupidità. La scorsa settimana alcuni bastardi armati di sciabole e pugnali sono andati a caccia di bagnanti sulla spiaggia a Tangeri.  Stiamo attenti perché si inizia con molestie di questo tipo e si finisce con una bomba in una piscina o in un caffè. I servizi di sicurezza devono prendere sul serio questa pericolosa deriva e garantire la sicurezza e la libertà degli individui, uomini o donne ". 
Un mese prima c'era stato l'attacco omicida sulla spiaggia di Sousse in Tunisia, che viene considerata un bordello dai salafiti. 

La sinistra deve cambiare 

Contro questa schizofrenia fuori controllo dell'Islam, che si è palesata questa volta di fronte alla stazione centrale di Colonia, vi è solo un rimedio: l'Islam deve imparare ad accettare la stessa critica che il Cristianesimo ha dovuto subire a suo tempo. 
Ma deve cessare anche il fatto che la critica seria all'Islam debba ridursi ad un pugno di uomini e donne che vengono respinti dalle associazioni islamiche come "islamofobi". 
Allo stesso modo bisogna evitare l'atteggiamento servile della sinistra locale verso ogni forma di oscurantismo purché porti l'etichetta di  "musulmano". Questo servilismo condivide con il mondo fondamentalista musulmano l’aggressività anti-americana, anti-occidentale e anti-israeliana, che costituiscono del resto la linfa vitale della sinistra tedesca. 
Da quindici anni, la sinistra tedesca combatte gli illuministi musulmani accusandoli di portare acqua al mulino ai populisti di destra. L’acqua ai loro mulini la porta invece principalmente il sangue delle vittime del "mostro" che gli amici musulmani combattono disperatamente, senza che le sinistre europee capiscano che la posta in gioco riguarda anche i non musulmani. 
L’importante per loro è andare contro "l'Occidente" che sarebbe il responsabile del declino del mondo islamico – tesi che non regge ad alcuna analisi storica. Proprio come la sinistra trova capri espiatori per il fallimento del socialismo, il mondo islamico sta cercando i propri: i perdenti si accompagnano ai perdenti, gli underdog agli underdog.

L’ Islam « sterile » si radica bene nelle menti. 

Al contrario, l'intellighenzia musulmana nordafricana considera la critica dell'Islam condizione sine qua non affinché le società non soccombano definitivamente ad un oscurantismo che rafforzerebbe tali tendenze anche in Germania attraverso l'immigrazione e la comunicazione.
Gli unici che lottano per l'illuminismo sono i musulmani "cercatori di libertà", come li chiama la psicanalista tunisina Fethi Benslama. I dissidenti nel mondo musulmano gradirebbero avere gli intellettuali e la sinistra europei al proprio fianco ma, come constatò Benslama nel 2004: "Alcuni discendenti dell’Illuminismo sono ciechi riguardo all'illuminazione degli altri". 

Nella coscienza delle giovani generazioni musulmane permane un Islamismo che per Abdelwahab Meddeb, filosofo e Islamologo musulmano di origine tunisina morto nel 2015, è caratterizzato come segue: "Una religione che si proclama definitiva, portatrice del messaggio divino finale, sigillato dall'ispirazione profetica, che riassume e rettifica quanto avvenuto prima di sé. Una tale religione, presa letteralmente, annulla ogni domanda, stabilisce una verità assoluta, senza possibile contestazione. Ridotto a un tale scheletro, l'Islam si mostra come visione del mondo religiosamente e politicamente arida, sterile, che ignora le questioni contemporanee acutamente vive, si eleva a un aggressivo  monologismo  che travolge tutto, sordo a ogni dialogo, tagliato fuori dalle condizioni che dischiudono i rapporti tra le persone e i popoli, tra i cittadini e le nazioni. Contro un tale Islam i centri di integrazione non riusciranno a fare molto, dovendosi reprimere, per non offendere gli immigrati musulmani. 

I musulmani stessi criticano l'Islam 

Nei paesi musulmani è proprio questo tipo di Islam a guadagnare terreno nelle diverse televisioni di stato da anni, soprattutto se queste sono sponsorizzate dall'Arabia Saudita. Il risultato è la moltiplicazione del "Teo-populismo". L’Inventore di questo termine è Kamel dAoud, giornalista e scrittore che vive a Oran. Nel "Quotidien d'Oran" tiene molti anni la rubrica "Raika Raikoum" ("La nostra opinione - la tua opinione").
Il 28 maggio 2015 si chiese: "Dobbiamo andare sotto terra a lottare contro il Teo-populismo?", un’allusione al ruolo della lotta nel sottosuolo durante la guerra di liberazione contro la Francia.
Il fatto che una ragazza sia stata respinta - a causa di una gonna troppo corta - da una facoltà di Algeri da un rettore conservatore sarebbe stato impensabile fino a pochi decenni fa, ma è diventato concepibile perché anche un rettore in Algeria ora pensa in termini binari halal/haram (permesso / non permesso). Non è questo l'unico caso di pensiero unico concesso in nome dell'unico Dio. Il tumore peloso (così Daoud definisce il salafismo) è entrato nei riti algerini, nell'abbigliamento, la carnagione e le cure odontoiatriche. Il tempo è segnato dalla preghiera e non più dalla puntualità. Lo scopo della vita è la morte, non la vita. È sul pensiero binario halal / haram che si basa il Teo-populismo: la crociatizzazione dell’occidente anti-islamico, l'ossessione di un complotto ebraico in tutto il mondo, la promozione dei modelli islamici nella moda, nei riti, nella sessualità, nel celibato, nel matrimonio. 
Il paese è  velato, niqabizzato, schiavo del bullismo e trasformato in una stazione di monitoraggio del sedere femminile, attraverso sermoni umilianti e medievali". 

Questo è il Nord Africa, da cui vengono alcuni dei molestatori di Colonia. Molti di questi fenomeni sono più o meno osservabili nelle nostre comunità musulmane locali. Alcuni esistono già da tempo Non dobbiamo lasciarci intimorire dal poter risvegliare sensi di colpa nelle élite progressiste e dalla loro ovvia denuncia di islamofobia (Daoud), in particolare da parte delle associazioni islamiche, della Sinistra e dei Verdi. Non dobbiamo lasciarci intimorire perché sono gli stessi musulmani, i musulmani "cercatori di libertà" ad essere altrettanto "islamofobi" come noi quando, invece di sottomettersi ad esso, criticano un Islam nemico delle donne, degli stranieri e del dissenso.

(tradotto da: articolo originale)